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Fiumicino, il senatore di FdI Menia attacca una coppia gay all’aeroporto: “Basta effusioni, fatele a casa vostra”

4 June 2026 at 21:36

“Niente carezze ed effusioni in pubblico”. Sono passate da poco le 21 e alla lounge Ita dell’aeroporto di Fiumicino, in un attimo, scoppia un battibecco. Protagonista il senatore di Fratelli d’Italia Roberto Menia che nota due ragazzi scambiarsi effusioni al tavolino accanto. Stanno facendo una videochiamata con degli amici scambiandosi qualche carezza, ma questo al senatore meloniano non va bene. Non gli va giù. Non è ammissibile, per lui. Così reagisce: “Ora basta, le effusioni fatele a casa vostra“. Una scena che non passa inosservata.

I due ragazzi protestano, non capiscono cosa hanno fatto di male se non scambiarsi qualche gesto d’amore in pubblico. Ma Menia – storico esponente di Fratelli d’Italia con una lunga militanza nel Msi e in An – non ci sta e i due giovani sono costretti a chiamare gli assistenti della lounge Ita di Fiumicino che però non allontanano il senatore di Fratelli d’Italia. Così a intervenire ci pensa il capogruppo del M5s Luca Pirondini che calma Menia e gli fa capire a brutto muso che non si deve permettere: “Gli ho detto che non doveva azzardarsi a dire cose del genere a una coppia di ragazzi che erano seduti al tavolo e non facevano niente di male, l’omofobia nel nostro Paese non è ammessa”, racconta il senatore pentastellato. Alla fine i due ragazzi restano per un po’, finchè non raggiungono il gate per il loro volo, indignati.

Anche Menia conferma il racconto. Rispondendo al Fatto dall’aereo spiega: “Avevo questi due signori seduti vicino alla lounge ma a me da ragazzino hanno insegnato l’educazione”. Cosa nello specifico? “Che quando sei all’aeroporto o al bar, non ti sbaciucchi non ti tocchi. E invece loro si mostravano a tocchettarsi e a baciarsi a vicenda. Questo non va bene: vale per un uomo e una donna, un uomo e un uomo e donna con un’altra donna. Loro (gli omosessuali, ndr) non sono più uguali degli altri: in un posto pubblico bisogna comportarsi come ci si comporta civilmente in un luogo pubblico“. E loro che le hanno risposto? “Mi hanno insultato: mi hanno detto ‘crepa’, ‘ti venga un tumore’ – continua Menia – ma sono abituati a fare vittime. Lei quando va con il suo ragazzo o la sua ragazza in pubblico cosa fa, si tocca? Erano tocchi continui. Hanno infastidito diversi. In molti mi hanno detto: ‘Bravo hai fatto bene'”.

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Comissário Europeu elogia controlo de fronteiras aeroportuárias em Portugal “Têm feito um excelente trabalho”

4 June 2026 at 21:09

O Ministro da Administração Interna, Luís Neves, e o Comissário Europeu para os Assuntos Internos e Migração, Magnus Brunner, estiveram reunidos, esta quarta-feira, à margem do Conselho de Justiça e Assuntos Internos (JAI), que decorre no Luxemburgo. Numa declaração conjunta à imprensa, o Comissário Europeu começou por dizer que o Entry/Exit System (EES) é uma […]

Inchiesta sugli spazi in Galleria a Milano affittati dal Comune: negli esposti il nome dell’imprenditore Rudy Citterio

4 June 2026 at 20:28

L’inchiesta della Procura sugli spazi affittati dal Comune di Milano ai privati, anche nella Galleria Vittorio Emanuele, ha tra i protagonisti Rudy Citterio, imprenditore da trent’anni attivo nel business dei locali notturni milanesi. È quello di cui è convinto Massimiliano Lisa, che lo cita nei suoi esposti che, presentati un anno fa alla Guardia di finanza, hanno dato origine all’inchiesta oggi condotta dalla pm Grazia Colacicco. Citterio è descritto da Lisa come il mediatore informale che si occupa di facilitare i rapporti tra imprenditori privati e la pubblica amministrazione.

Nei suoi esposti, Lisa denuncia la gestione, a suo dire opaca, degli spazi in Galleria affittati dal Comune, tra i quali quelli dove ha sede il Museo Leonardo3 da lui gestito.

Nei mesi scorsi, Lisa si è candidato sindaco di Milano con la lista civica Milano libera, che ha indicato come candidato vicesindaco e assessore alla trasparenza Tiziana Siciliano, il sostituto procuratore che ha avviato le indagini sull’urbanistica milanese e che, dopo essere andata in pensione nel dicembre scorso, ha dato la sua disponibilità a candidarsi nella lista di Lisa.

Nato a Desio nel 1959, Rodolfo Citterio ha avuto ruoli di vertice dentro Silb, il Sindacato italiano locali da ballo, e Fipe, la Federazione italiana pubblici esercizi, aderente alla Confcommercio. Nel 2010 è stato coinvolto (e perfino posto agli arresti domiciliari) in una inchiesta sui locali notturni milanesi e sui rapporti con funzionari pubblici, da cui è uscito prosciolto.

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Tom Fletcher, UN humanitarian chief: 'Cuts force us to choose which lives to save and which lives not to'

A few months ago, at a center for malnourished children in the remote Darfur region of Sudan, an orphaned baby who had arrived days earlier on the brink of death gripped Tom Fletcher’s finger with surprising strength. The United Nations’ humanitarian chief says those seconds eased his frustration at international inaction and the “anger” he feels over cuts to aid at a time when needs and conflicts are rising around the world.

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Tom Fletcher, head of OCHA, on a Madrid street this Wednesday.

© Álvaro García

Tom Fletcher, U.N. humanitarian chief, in Madrid on Wednesday.

Weekend di cultura e sport a Pietrasanta: il 5-6 giugno c’è “Sportcity cult”. Il presidente: “Un modo per parlare alle coscienze di tutti”

4 June 2026 at 19:46

Nato per trasformare piazze, teatri e territori in luoghi di incontro tra benessere, arte e partecipazione, “Sportcity cult” arriva anche in Versilia. Il 5 e il 6 giugno va in scena la prima edizione del format pensato da Fondazione Sportcity in collaborazione con il Comune di Pietrasanta. L’evento avrà anche ospiti d’eccezione del mondo dell’arte, della cultura e dello sport.

“Il nostro obiettivo è ‘sportivizzare‘ le città, ma ci siamo resi conto che per farlo occorre parlare anche alle coscienze: è qui che arte e sport si incontrano”. Così Fabio Pagliara, presidente della Fondazione Sportcity, presenta l’evento al Fatto Quotidiano. “Sport significa educazione e formazione ma anche cultura – prosegue -. Noi abbiamo pensato di farlo in strada, per renderlo accessibile a tutti e a tutte. Tra spettacoli, incontri, eventi, film: tutto sul palcoscenico perfetto di Pietrasanta, un museo a cielo aperto”. Per Pagliara Sportcity cult significa “contaminazione” perché “lo sport deve avere la forza e il coraggio di uscire dalla propria auto-referenzialità e la cultura è un ottimo modo per farlo”.

Venerdì mattina ci sarà l’anteprima di questo laboratorio sociale, con partecipazione gratuita. Allo stabilimento Nimbus Surfing Club di Marina di Pietrasanta, si terrà l’iniziativa “Sport in spiaggia“, durante la quale si potrà partecipare a vari sport, tra cui beach volley e bocce, ma anche apprendere qualcosa in più sull’educazione al mare. In parallelo, tra le 9.15 e le 13.00, si terrà l’incontro “Lo sport in Costituzione 3.0 – Un patto fra generazioni“: alla Green House della Versiliana ragazzi e personalità del mondo scolastico, sportivo e giuridico si confronteranno su temi come lo sport a scuola, la figura dello studente-atleta, i mestieri nello sport e i luoghi di pratica sportiva.

“Pietrasanta è, per natura, una città-laboratorio – ha detto l’assessore allo sport Andrea Cosci – non solo per l’artigianato ma per le idee che qui nascono, prendono forma e si perfezionano, fino a diventare eventi consolidati di livello nazionale. La Fondazione Sportcity ha colto questa nostra prerogativa e ci ha scelto come sua fucina ideale: è stato così, lo scorso anno, per ’Sportcity Edu’ e così sarà anche quest’anno con ’Sportcity cult’. Due giorni in cui la nostra città dimostrerà ancora una volta come lo sport sia cultura, incontro e crescita sociale”.

L’evento clou della giornata sarà alle 18 con il taglio del nastro che darà l’avvio ufficiale a “Sportcity cult”. Sul palco di piazza Duomo di Pietrasanta ci sarà l’incontro “Tra sport e cultura”, durante il quale dialogheranno il comico Dario Vergassola, il presidente di “Cultura Italiae” Angelo Argento, Fausto Brizzi, sceneggiatore e regista e i giornalisti sportivi Jacopo Volpi e Simona Rolandi. La due giorni però avrà molti incontri e molti nomi noti al mondo dello sport e non solo. Sono attese Alessia Mesiano, campionessa del mondo di pugilato femminile nei 57 chili, e Cinzia Monteverdi, presidente dell’Accademia di Belle Arti di Carrara e amministratrice delegata di Seif. Monteverdi il 5 giugno riceverà il premio Cultura Italiae, a cura del comune di Pietrasanta. Oltre a loro, anche Massimiliano Finazzer Flory, regista e attore di cinema e teatro, e il professor Marco Macchia, docente dell’Università di Pisa e membro della Commissione Federale Antidoping della Figc. Chiuderà l’evento un ospite di eccezione: il noto pilota di Formula Uno, Giancarlo Fisichella, in un’inedita versione dj che sabato sera farà ballare la piazza della città fino a mezzanotte.

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Tre gip per gli arresti, la riforma slitta di sei mesi. Dietrofront anche sui migranti: cancellato l'”emendamento Musk”

4 June 2026 at 19:37

L’applicazione della riforma del gip collegiale slitta a fine febbraio 2027. Lo ha annunciato il ministro della Giustizia Carlo Nordio nella conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri di giovedì, che ha ufficializzato la data del rinvio in un decreto-legge. La norma “garantista”, contenuta nella legge Nordio del 2024, prevede che a decidere sulle richieste di custodia cautelare in carcere non sia più un singolo giudice, ma un collegio di tre: la novità avrebbe dovuto scattare dal 25 agosto, cioè a due anni dall’entrata in vigore della legge. Un intervallo previsto per adeguare nel frattempo gli organici della magistratura. Le assunzioni promesse però non sono state realizzate, e così nei mesi scorsi l’Associazione nazionale magistrati ha chiesto più volte un rinvio della riforma, trovando alla fine il consenso del Guardasigilli. Restava da decidere l’estensione del rinvio: Forza Italia chiedeva di limitarlo al minimo indispensabile, mentre Fratelli d’Italia, con il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni, proponeva addirittura un anno. Alla fine il compromesso trovato è di sei mesi: la norma “è già legge e quindi è ovviamente fuori discussione, però ha trovato delle difficoltà soprattutto nella digitalizzazione, cioè nella dematerializzazione degli atti, che rendono in un certo senso impossibile oggi l’entrata in vigore dell’attuazione concreta”, ha detto Nordio, riducendo quindi la questione a un mero problema informatico (di cui non sono stati specificati i contorni).

Ma quello sul gip collegiale non è l’unico dietrofront del governo: alla chetichella, il Cdm ha cancellato anche l’emendamento che a fine 2024 aveva spostato in Corte d’Appello (senza alcun motivo razionale) la competenza a decidere sui trattenimenti dei migranti, per “vendetta” contro i giudici del Tribunale di Roma che avevano bloccato i trasferimenti in Albania. La norma era stata ribattezzata “emendamento Musk” perché approvata dopo un tweet del miliardario statunitense contro le toghe italiane, colpevoli di ostacolare il piano del governo: “These judges need to go”, “Questi giudici devono andarsene”, aveva scritto. L’intervento del governo non ha ottenuto lo scopo di avere decisioni più gradite, ma in compenso ha aumentato il carico di lavoro delle Corti d’Appello già oberate. Così ora Nordio annuncia che la competenza sull’asilo e l’immigrazione “ritorna al Tribunale circondariale”: “Fatte le valutazioni, soprattutto per quanto riguarda gli organici, ci siamo resi conto, anche dopo confronti molto costruttivi con l’Anm e i presidenti delle Corti di Appello, che questa sarebbe stata la soluzione migliore”, dice il ministro. Tramontate le esigenze di propaganda, la razionalità ha potuto tornare a galla.

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Processo Regeni, i legali degli 007 egiziani sollevano nuove eccezioni. Il pm: “Nessun nuovo elemento”. Ma la sentenza rischia di slittare

4 June 2026 at 19:23

Quando mancano ormai le ultime quattro udienze del dibattimento, con la sentenza attesa subito dopo l’estate, la fine del processo sul sequestro, le torture e l’omicidio di Giulio Regeni, rischia di slittare, ancora una volta. Il motivo? Le nuove eccezioni sollevate, di fronte alla prima Corte d’Assise di Roma, dalle difese dei quattro 007 egiziani imputati. Ovvero, Usham Helmi, il generale Sabir Tariq e i colonnelli Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, accusati del reato di sequestro di persona pluriaggravato (mentre al solo Sharif sono contestati anche i reati di concorso in lesioni personali aggravate e di concorso in omicidio aggravato).

Nel corso dell’ultima udienza gli avvocati d’ufficio dei quattro agenti segreti egiziani hanno chiesto ai giudici di rivalutare le condizioni di “assenza” degli imputati, sostenendo a loro dire che non sussistano più i presupposti che avevano consentito di procedere in loro contumacia. Questo perché, a loro dire, potrebbero avere paura a partecipare al processo, per le possibili ripercussioni da parte del regime: “Il paradigma valutativo del ‘timore’ non può non applicarsi anche agli imputati, laddove viene applicato ai testimoni. Se il testimone può non comparire in giudizio perché vive il timore di quelle che sono le conseguenze della propria azione di venire a testimoniare, non può non valutarsi rispetto all’imputato se comparire in giudizio comporterebbe per lui degli effetti pregiudizievoli”, è stato rivendicato. E ancora: “Gli imputati fanno parte di quelli che sono degli apparati dello Stato egiziano e quindi l’eventuale loro comparsa in giudizio potrebbe dar luogo a quello che è un’ipotesi di infedeltà o di alto tradimento. Ragioni di timore ben più cogenti di quelle che questa Corte ha riconosciuto in capo ai testimoni”. Con la richiesta, quindi, rivolta alla Corte, di “riconsiderare le condizioni per procedere in assenza”.

Una tesi stroncata dal pm Sergio Colaiocco, che ha prima denunciato la strategia ostruzionistica delle difese: “Sorprende innanzitutto che la questione, visto che mi sembra sia basata sulla sentenza della Corte Costituzionale, non sia stata posta alla scorsa udienza. Ogni volta c’è una questione nuova che sembra voler portare avanti l’arrivo delle conclusioni di questo processo”.

Per poi sottolineare, nel merito delle eccezioni sollevate: “A due anni e mezzo dall’apertura del processo, la difesa ripropone una questione già affrontata. È tecnicamente inammissibile, perché è già stata decisa, non ci sono elementi o fatti nuovi”. Per Colaiocco “immaginare che rispetto al processo, di cui non abbiamo certezza se gli imputati hanno avuto notizia, abbiano comunque avuto timore, diventa una connessione logica che crea un cortocircuito dal quale non si esce”. Tradotto, “delle due l’una: o diciamo che non ne hanno avuto notizia, o dobbiamo dire che ne hanno avuto notizia e ne hanno avuto timore. Sono due ipotesi alternative. Qui è tutta un’ipotesi, di ipotesi, di ipotesi. Tutto posto sulla base di nessun dato fattuale nuovo, pertanto chiediamo inammissibilità in primis, e in subordine il rigetto”.

Considerazioni alle quali si sono associati anche l’avvocata Alessandra Ballerini e il collega Giacomo Satta, legali di Claudio e Paola Regeni, i genitori di Giulio (oggi assenti in Aula): “Non c’è alcuna evidenza da cui risulti che lo Stato egiziano abbia cambiato approccio, anzi l’Egitto si è rifiutato di notificare citazioni testimoniali e dunque la circostanza che la situazione fattuale e giuridica sia mutata e che gli odierni imputati siano poi effettivamente venuti a conoscenza, mediante la notifica del decreto di citazione, è una circostanza che non solo è indimostrata, ma è smentita dall’atteggiamento che lo Stato egiziano continua a mantenere rispetto a questo processo”.

E ancora: “Manca anche la prova che gli stessi siano intimoriti dalla partecipazione al processo”, ha continuato Satta. Mentre Ballerini ha ricordato come “non sono stati espressi minimamente e né potevano essere espressi i timori da parte degli imputati, questa è l’enorme differenza rispetto ai teste citati, come ‘Zeta’. Tant’è vero che l’imputato Sharif era firmatario del mandato di cattura che era costato 5 mesi di carcere e di tortura a questo testimone, che invece aveva espresso pubblicamente i suoi timori”. Parole contestate, invece, dalla difesa dell’imputato.

La Corte d’Assise – ha sottolineato la presidente Paola Roja – si è riservata di decidere “in tempi rapidi”. Al momento, ha precisato, “il calendario è confermato“, a partire dalla requisitoria del pm Colaiocco, prevista per il 23 giugno nell’Aula bunker di Rebibbia a Roma. Ma è chiaro che sulle tempistiche tutto dipenderà dalla decisione della Corte rispetto alle eccezioni sollevate dalle difese, compresa la data per la sentenza. “Daremo un termine ora se ci fossero ulteriori richieste di produzioni documentali, entro il 15 giugno in cancelleria”, ha però avvertito Roja, invitando le parti a “ricomparire, per ora, senza nuovi avvisi”.

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Autódromo de Goiânia entra em reforma e muda calendário das principais competições

4 June 2026 at 18:22

O Autódromo Internacional de Goiânia passará por uma ampla intervenção na pista e terá o calendário esportivo impactado nos próximos meses. A obra, anunciada pelo Governo de Goiás, prevê a reconstrução completa da camada asfáltica, com interrupção das atividades por até 120 dias.

A modernização da pista ocorrerá a partir de julho e exigirá a paralisação temporária das competições. Com isso, eventos previstos entre julho e setembro deverão ser cancelados ou transferidos para outros circuitos do país.

O projeto contempla a substituição integral do asfalto, medida considerada necessária para garantir maior uniformidade e segurança ao traçado goiano, reconhecido nacional e internacionalmente pela qualidade técnica.

Antes do início das obras, o autódromo ainda recebeu e receberá algumas atividades. Entre elas estão a Move Run, uma etapa do Campeonato Goiano de Motovelocidade no dia 28 de junho e a Corrida Empório Prime, marcada para 4 de julho, último compromisso previsto antes da interdição.

A paralisação afeta provas importantes programadas para o segundo semestre, junto de etapas da Copa Truck, Nascar Brasil, Copa HB20, Endurance Brasil, M2 Cup e a largada do Rally dos Sertões. As organizações estudam alternativas para os eventos.

A expectativa é de que os trabalhos sejam concluídos a tempo de receber competições agendadas para outubro. Entre os destaques estão as etapas da Porsche Cup, do Campeonato Goiano de Motovelocidade e da Stock Car, além da F4 Brazil.

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Funcionária do setor financeiro é presa por suposto esquema de desvios em Goiânia

4 June 2026 at 18:19

Uma funcionária do setor financeiro de uma empresa situada no Setor Marista, em Goiânia, foi presa em flagrante, nesta quinta-feira (05/06), sob suspeita de desviar R$ 137.430,39 da companhia. A ação foi realizada pela Polícia Civil de Goiás após a identificação de movimentações financeiras consideradas irregulares.

Segundo as investigações, a colaboradora teria utilizado o cargo que ocupava para efetuar transferências bancárias sem autorização para contas vinculadas a familiares. Os repasses ocorreram ao longo do período analisado pela polícia e causaram prejuízo expressivo à empresa.

Além das transferências suspeitas, a investigada também teria usado o cartão corporativo da empresa para despesas pessoais. Entre os gastos identificados estão compras diversas e aquisição de passagens aéreas, incompatíveis com as atividades profissionais exercidas.

Durante as diligências, os policiais descobriram que a mulher já havia adquirido uma passagem aérea para o Rio de Janeiro e realizado o check-in para embarque. A informação levantou suspeitas sobre uma possível tentativa de deixar a cidade.

Com a proximidade da viagem, equipes intensificaram as buscas e localizaram a suspeita poucas horas antes do embarque. A prisão ocorreu por meio do 8º Distrito Policial de Goiânia, vinculado à 1ª Delegacia Regional de Polícia.

Após a detenção, a Polícia Civil solicitou à Justiça a conversão do flagrante em prisão preventiva. O pedido teve como base o risco de fuga, a suposta continuidade das práticas investigadas e a necessidade de preservar o andamento das apurações.

As investigações continuam para identificar eventuais participantes do esquema e rastrear o destino dos recursos. A polícia também trabalha para recuperar os valores que teriam sido desviados da empresa.

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Fear In Latvia As Military Drones Bring Ukraine War To NATO’s Eastern Border

4 June 2026 at 18:13
Latvia's eastern region of Latgale is adjusting to a new reality of air raid alerts after several drones crossed into the country's airspace in recent weeks. The warnings have raised concerns about safety in communities near the borders with Russia and Belarus.

Igli Tare indagato per corruzione e riciclaggio: l’ex ds del Milan coinvolto nell’inchiesta sull’ex vice premier albanese

4 June 2026 at 17:53

Possibili guai giudiziari in vista per Igli Tare, ex direttore sportivo del Milan, finito sotto inchiesta nel suo paese d’origine, l’Albania. Secondo fonti presso la Procura speciale albanese contro la criminalità organizzata e la corruzione (Spak), Tare sarebbe sospettato di presuntoriciclaggio“, nell’ambito dell’indagine contro l’ex vice premier albanese Belinda Balluku, accusata inizialmente di “violazioni in gare d’appalto“. Oggi la procura ha fatto sapere di aver iscritto nel registro degli indagati il nome di Tare, in passato anche calciatore e dirigente della Lazio, anche per “corruzione“. Il presunto collegamento tra Tare e Balluku riguarderebbe una villa sulla costa ionica albanese, in un complesso turistico.

L’abitazione sarebbe stata offerta a Balluku, come tangente per un appalto concesso ad un’impresa edile, quando era dirigente della società di controllo del traffico aereo “Albcontrol”. Per far perdere le tracce dell’operazione, la villa è stata registrata a nome di Igli Tare, il quale, secondo gli investigatori, avrebbe stipulato “un fittizio contratto d’affitto con l’ex capogabinetto di Balluku”. La procura sostiene che “de facto” l’abitazione sarebbe di Balluku, la quale ne avrebbe fatto uso insieme alla sua famiglia, in tutti questi anni. Tare è stato sottoposto a un interrogatorio in procura, lasciandola dopo circa sei ore senza rilasciare dichiarazioni ai giornalisti.

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Legge elettorale, approvato il testo base: tempi compressi sugli emendamenti. Le opposizioni: “Umiliante forzatura”

4 June 2026 at 17:07

La Commissione Affari costituzionali della Camera ha adottato la nuova proposta della maggioranza, il cosiddetto “Bignami bis” (dal nome del capogruppo di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami) come testo base per la discussione sulla legge elettorale. Rispetto alla versione licenziata nei mesi scorsi dal Consiglio dei ministri, il premio di maggioranza resta fissato in settanta seggi alla Camera e 35 al Senato, ma verrà assegnato solo se la stessa lista o coalizione arriverà prima in entrambi i rami del Parlamento e supererà la soglia del 42% (non più del 40%). Il tetto massimo dei seggi raggiungibili con il premio, poi, scende da 230 a 220 alla Camera e da 114 a 113 al Senato, così da impedire il raggiungimento del 60% che permetterebbe alla maggioranza del momento di eleggere da sola vari organi di garanzia. “Abbiamo accolto molti elementi emersi dalle audizioni. Le modifiche apportate rendono il premio ragionevole e proporzionato perché arriva al massimo al 13%. Credo e spero ci sia la disponibilità a fare proposte che possano essere accolte e magari oggetto di valutazione”, ha detto in Commissione il relatore del testo, il deputato di Fratelli d’Italia Angelo Rossi.

L’approdo in Aula del provvedimento per la discussione generale è calendarizzato al 26 giugno: dopo le proteste delle opposizioni in Ufficio di Presidenza, il termine per la presentazione di emendamenti in Commissione è stato fissato tra una settimana, giovedì 11 giugno alle 12, mentre la destra avrebbe voluto anticiparlo addirittura a lunedì 8. In base al calendario concordato, il 15 giugno la Presidenza comunicherà le inammissibilità l’esame degli emendamenti è previsto tra il 26 e il 23, mentre il 24 dovrebbe tenersi il voto sul mandato al relatore. “Le continue compressioni dei tempi da parte della maggioranza rappresentano un’umiliante forzatura su una legge elettorale che dovrebbe essere frutto di un confronto ampio tra tutte le forze politiche. Invece si procede con testi definiti fuori dal Parlamento, nei vertici di maggioranza a palazzo Chigi, e poi semplicemente portati in commissione per essere ratificati in fretta e furia“, attaccano in una nota congiunta i capigruppo di opposizione nell’organo, Simona Bonafè (Pd), Filiberto Zaratti (Avs), Alfonso Colucci (M5s), Maria Elena Boschi (Iv) Riccardo Magi (+Europa) e Matteo Richetti (Azione).

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Rayman Legends Retold, un ritorno che vuole ricostruire tutto da capo

4 June 2026 at 16:48

C’è qualcosa di coraggioso nel tornare su un brand che porta il peso di decenni di aspettative e dichiarare, senza mezzi termini, che si riparte da zero. È esattamente quello che Ubisoft Montpellier e Ubisoft Milano hanno scelto di fare insieme con Rayman Legends Retold: non un seguito, non un omaggio nostalgico, ma una rifondazione vera e propria dell’universo di Rayman, pensata per chi quella saga la conosce a memoria e per chi non l’ha mai sfiorata.

Abbiamo avuto modo di vedere e provare il gioco in anteprima, con accesso a due delle regioni che comporranno la mappa di gioco. Quel che ne è uscito è un quadro ancora incompleto — il titolo è atteso per il 1° ottobre 2026 e lo sviluppo è ancora in corso — ma già capace di lasciare il segno.

Un mondo che respira da solo

La svolta più evidente rispetto al passato è la nuova presentazione con ambienti tridimensionali, che non è un semplice aggiornamento estetico ma una scelta strutturale. Legends Retold abbandona la progressione lineare a livelli separati e la sostituisce con un’unica grande mappa di gioco, divisa in regioni autonome, ognuna con carattere visivo e lore distinti. È un’architettura che promette esplorazione vera, non solo attraversamento.

Delle due regioni che abbiamo visitato, Old Teensie Kingdom introduce il mondo con la sobrietà di un atto primo classico, mentre The Stinkbog — la regione delle paludi, con le sue cavalcate sui draghi che aprono la mappa verticalmente — ha il passo di chi sa di avere qualcosa da dire. Le ambientazioni che abbiamo visto hanno tutte un carattere deciso e riconoscibile: niente sfondi intercambiabili, ogni area porta con sé una storia che si legge prima ancora di interagire con essa. Alcune ci hanno lasciato letteralmente a bocca aperta.

Il comparto artistico è affiancato da una colonna sonora firmata da Christophe Héral e Grant Kirkhope — coppia già collaudata su Origins e Legends — con audio immersivo che entra nel gameplay diretto nei livelli musicali, dove ritmo e movimento si sincronizzano in modo istintivo.

Gameplay: la difficoltà come scelta, non come punizione

Sul piano delle meccaniche, il gioco conferma l’approccio “forgiving” promesso dagli sviluppatori nella modalità storia: dovremo esplorare, usare l’ambiente come alleato — per spostarci, per attaccare, per sopravvivere — e un moveset classico da platform — salto, pugno in caduta, attacchi caricati — che non chiede nulla di nuovo al giocatore ma funziona. L’impressione è quella di un platform costruito per non escludere nessuno al primo contatto.

Chi cercherà sfida la troverà nei livelli dedicati, pensati ad hoc per il pubblico più competitivo. Tornano Kung Foot, il minigame sportivo ormai culto, e Cave of Trials, il livello platform infinito che misura i riflessi senza sconti. È una coesistenza che funziona proprio perché le due anime non si sovrappongono mai: la storia non perde accessibilità, la sfida non perde mordente.

La cooperativa fino a 4 giocatori in locale è integrata nell’esperienza fin dall’inizio — non un’aggiunta, ma una modalità progettata con lo stesso peso della singola.

Un universo che si prende sul serio

Una delle scelte più indicative dell’ambizione del progetto riguarda la produzione audio: Ubisoft ha curato la selezione del cast vocale con la stessa attenzione che si riserva alle produzioni narrative di peso, puntando a dare profondità ai personaggi invece di trattare il doppiaggio come un dettaglio di contorno. È una scelta che, insieme alla localizzazione in 8 lingue, dice molto su come il team consideri questo titolo — non un aggiornamento di servizio, ma un tentativo serio di restituire a Rayman il rilievo che merita. Il nuovo mondo dei morti viventi, con la sua lore inedita e un boss finale che promette di lasciare il segno, va nella stessa direzione: Legends Retold sta costruendo mitologia, non solo livelli.

In conclusione

Rayman Legends Retold è ancora in lavorazione, e il quadro che ne emerge è per forza di cose incompleto. Ma quello che abbiamo visto è sufficiente per capire che Ubisoft Montpellier non sta semplicemente aggiornando una vecchia IP: sta costruendo qualcosa con una visione precisa, artistica e strutturale, che rispetta la saga senza esserne prigioniera.

Se l’obiettivo era dimostrare che Rayman ha ancora qualcosa da dire nel panorama dei platform contemporanei, la risposta anticipata è sì — e con una certa convinzione. L’appuntamento è per ottobre!

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Xiaomi annuncia i nuovi prodotti del 2026: lo smartphone 17T Pro, dispositivi wearable, TV ed elettrodomestici per una casa sempre più connessa

4 June 2026 at 16:48

Xiaomi ha scelto Vienna per un evento che va oltre il tradizionale lancio di uno smartphone. La casa cinese la scorsa settimana ha portato sul palco una nuova ondata di prodotti pensati per raccontare la sua idea di ecosistema: telefoni, wearable, auricolari, speaker, TV e grandi elettrodomestici. Il filo conduttore è sempre lo stesso, cioè la strategia “Human × Car × Home”, con cui Xiaomi vuole mettere in comunicazione dispositivi personali, casa intelligente e mobilità. In questo scenario lo smartphone resta il centro dell’esperienza, ma non è più l’unico protagonista. Intorno a lui si muovono prodotti pensati per accompagnare momenti diversi della giornata, dal lavoro allo sport, dall’intrattenimento alla gestione della casa.

Xiaomi 17T Pro e Xiaomi 17T

Il prodotto più atteso dell’evento è stato Xiaomi 17T Pro, affiancato dal più compatto Xiaomi 17T. La serie T ha sempre avuto un ruolo particolare nella gamma del marchio, perché prova a portare funzioni da top di gamma in una fascia di prezzo meno estrema rispetto ai modelli Ultra. Con questa generazione Xiaomi punta soprattutto su fotografia, autonomia e display, tre aree che oggi pesano moltissimo nella scelta di uno smartphone. La collaborazione con Leica resta centrale, ma non va letta come un semplice marchio applicato al retro del telefono. Il lavoro riguarda ottiche, resa cromatica, modalità di scatto e approccio generale all’immagine, con l’obiettivo di rendere il telefono più versatile in ogni situazione. Entrambi i modelli hanno una tripla fotocamera con sensore principale da 50 MP e, soprattutto, un teleobiettivo Leica 5x da 50 MP con stabilizzazione ottica, una novità importante per la serie T.

Il teleobiettivo è probabilmente la caratteristica più interessante per chi usa davvero tanto la fotocamera dello smartphone. Non serve soltanto a fotografare un soggetto lontano, ma permette anche di lavorare meglio su ritratti, dettagli architettonici, concerti, viaggi e scene in cui avvicinarsi fisicamente non è possibile. Xiaomi parla di zoom ottico 5x nativo, zoom ottico 10x e Ultra Zoom AI fino a 120x, numeri che attirano l’attenzione ma che vanno riportati alla vita reale. La differenza più importante, infatti, sta nella possibilità di avere una focale più lunga e stabile per scattare immagini meno “piatte” e più curate. Anche le prime recensioni italiane hanno messo in evidenza proprio il teleobiettivo Leica 5x come una delle ragioni principali per guardare con interesse al 17T Pro.

La parte fotografica introduce anche Leica Live Moment, una funzione che prova a superare il concetto di semplice scatto statico. L’idea è catturare non solo il momento finale, ma anche il movimento e l’emozione che lo precedono, trasformando una foto in un piccolo racconto visivo. È una funzione pensata per scene dinamiche, bambini, animali, sport, viaggi o momenti spontanei in cui un singolo fotogramma rischia di perdere qualcosa. Sul 17T Pro arriva anche la Cinematografia Live, con Ultra-HD Live Moment in 4K e opzioni creative più evolute per gestire zoom e profondità. La versione Pro aggiunge inoltre una parte video più ambiziosa, con registrazione cinematografica 4K a 60 fps e un bokeh naturale dello sfondo, utile per dare ai filmati un aspetto più curato.

Il display segue la stessa direzione. Xiaomi 17T Series utilizza pannelli AMOLED 1.5K con luminosità di picco fino a 3.500 nit, pensati per restare leggibili anche all’aperto e sotto luce intensa. Il Pro arriva fino a 144 Hz, mentre Xiaomi 17T si ferma a 120 Hz, comunque più che sufficienti per una navigazione fluida, gaming all’altezza e contenuti video. Xiaomi introduce anche Vision Care, una tecnologia studiata per ridurre affaticamento visivo, luce blu, sfarfallio e motion blur.

L’altra grande notizia è la batteria. Xiaomi 17T Pro monta un’unità al silicio-carbonio da 7.000 mAh, affiancata da ricarica cablata HyperCharge da 100 W e ricarica wireless da 50 W. Xiaomi 17T, più compatto, integra invece una batteria da 6.500 mAh con ricarica cablata da 67 W. Il Pro utilizza il MediaTek Dimensity 9500 a 3 nm, mentre il modello base adotta il Dimensity 8500-Ultra a 4 nm. Entrambi sono supportati dal sistema Xiaomi 3D IceLoop, pensato per gestire meglio il calore durante gaming, registrazione video e multitasking. In Italia i prezzi partono da 899,90 euro per Xiaomi 17T Pro e da 749,90 euro per Xiaomi 17T, con promozioni di lancio che includono bundle e servizi digitali.

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Sapevate del recente voto elettorale in Etiopia? Forse perché non vi siete mai chiesti chi governa in Africa

4 June 2026 at 16:37

di Francesco Vietti, antropologo

Il primo giugno si sono tenute le elezioni politiche in Etiopia. Se non lo sapevate e non avete idea di chi fossero i candidati alla presidenza, non vi preoccupate: siete in buona compagnia. Non solo tra i cittadini che seguono normalmente la politica internazionale, ma sospetto anche tra i giornalisti e i politici di professione, e persino tra noi lettori del Fatto, ben pochi saprebbero rispondere a questa semplice domanda: conosci il nome di almeno un attuale leader politico dell’Africa sub-sahariana?

Quanto al Nordafrica, l’orribile omicidio di Giulio Regeni dovrebbe averci almeno reso tutti consapevoli che in Egitto sia al potere da qualche anno il generale Abdel Fattah al-Sisi. Ma appena ci si allontana dalle coste mediterranee del Mare Nostrum, ecco che le nostre scarse conoscenze svaniscono del tutto.

Chi governa la Nigeria, un paese grande quasi un milione di chilometri quadri e con oltre 230 milioni di abitanti (circa la metà dell’intera Unione Europea)? Chi sono i politici che hanno portato il Ruanda, un paese che forse ricordavamo per il genocidio degli anni Novanta, a riaffacciarsi alle televisioni italiane lo scorso settembre come sede dei Mondiali di ciclismo su strada svolti nella capitale Kigali? Com’è che il presidente dell’Uganda è anche il presidente di turno per il triennio 2024-2027 del Movimento dei Paesi non Allineati, un’organizzazione che pensavamo relegata all’era della Guerra Fredda, e che invece esiste tuttora e riunisce un gruppo di 120 paesi (i due terzi del mondo intero)?

Ammettiamolo: nonostante ci piaccia dire la nostra sui fatti che avvengono in ogni parte del globo, ben poco sappiamo di come vadano le cose fuori dall’Italia o, al massimo, fuori dall’Europa. Ma se ancora possiamo dire di sapere almeno il nome di un paio di leader dell’Asia (Xi Jinping in Cina e Modri in India?), o dell’America meridionale (Milei in Argentina e Lula in Brasile? Maduro in Venezuela da qualche mese non vale più e nessuno si dà pena di ricordare il nome della Presidente ad interim che ne ha preso il posto…), quando arriviamo all’Africa navighiamo nelle tenebre.

Eppure, se invece che riempirci la testa di inutili informazioni sulla sala da ballo che Trump sta costruendo alla Casa Bianca, o sui cazzotti che Brigitte Macron ogni tanto rifila al suo bel Emmanuel, dedicassimo un po’ di tempo ed energie ad occuparci di politica africana, forse la realtà che ci circonda ci parrebbe meno incomprensibile. E ciò vale ovviamente anche per chi fa informazione: se il tempo dedicato a raccontaci che in un anno di Presidenza Donald Trump ha messo su sei chili di grasso fosse invece dedicato a spiegarci cosa ci fa Samia Suluhu Hassan, la Presidente della Tanzania, al Forum Economico Internazionale che si tiene in questi giorni a San Pietroburgo in Russia, forse ci sarebbe di maggiore aiuto nella nostra impresa impossibile di capire dove stia andando il mondo.

Ovviamente, non si tratta solo di memorizzare dei nomi difficili da pronunciare. Rendersi conto di non conoscere neppure un leader politico africano significa in realtà ammettere di considerare che l’Africa intera non sia un soggetto politico del nostro mondo contemporaneo.

Ai miei studenti in università lo dico spesso: quando nel 1940 i due antropologi britannici Fortes ed Evans-Pritchard pubblicarono il volume African Political Systems intendevano mostrare che tutte le società del continente erano dotate di istituzioni politiche, anche se i colonizzatori europei preferivano pensarle come primitive e selvagge, in modo da non stabilire relazioni tra pari, ma rapporti di dominio. Da quel tempo è passato quasi un secolo, ma non molto è cambiato: ci conviene continuare a pensare all’Africa come un continente a-politico, o pre-politico, dove le alleanze, i conflitti, le appartenenze si spiegano con vaghi riferimenti alle tribù, ai clan, alle etnie… tutti concetti presi in prestito proprio dall’antropologia e usati a casaccio, più o meno come sinonimi di “razza”.

Questo atteggiamento, diffuso nelle opinioni pubbliche e tra le élite politiche ed economiche europee, ha un’ulteriore grave conseguenza: de-politicizzare gli africani, e nello specifico le persone migranti provenienti dall’Africa che arrivano in Italia e negli altri paesi europei. Vi siete mai chiesti che idee politiche hanno i migranti africani? Quali partiti votassero nei loro paesi d’origine? Chi voterebbero in Italia, se potessero?

Schiacciato sulla sua presunta “identità etnica”, non c’è da stupirsi che chi arriva dall’Africa sub-sahariana venga immediatamente sospettato di essere un “falso rifugiato”, vedendosi negata ogni soggettività politica se non lo scomodo ruolo di vittima chiamata a mostrare gratitudine per lo spirito umanitario con cui viene, nel migliore dei casi, salvata e accolta.

Per concludere, torniamo in Etiopia, da dove avevamo cominciato. Si è votato il 1° giugno, è vero, ma i risultati delle elezioni saranno resi noti l’11 giugno. Abbiamo, dunque, ancora qualche giorno di tempo: prendiamoci qualche ora, o anche solo qualche minuto sottratto alle ultime novità su Garlasco, e andiamo a leggerci chi è Abiy Ahmed Ali, diamogli un volto, scopriamo quale sia la sua storia, la sua visione politica e perché sia tanto controverso il Premio Nobel per la Pace che gli è stato assegnato nel 2019. E già che ci siamo, cerchiamo qualche informazione anche su Bassirou Diomaye Faye, il Presidente del Senegal, o su Félix Tshisekedi, che dal 2019 governa la Repubblica Democratica del Congo e le sue strategiche risorse di cobalto, al centro di complessi accordi con la Cina e gli Stati Uniti.

Mandiamo a memoria i loro nomi. Sarà un esercizio senz’altro più utile che ricordare i dettagli della prossima “arma di distrazione di massa” con cui la cronaca nera cercherà di riempire l’imminente vuoto dell’estate.

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A giugno apre a Bari il Centro Europeo Ricerche Musicali, il fondatore: “Sarà un acceleratore professionale per tutto il territorio”

4 June 2026 at 16:15

Da giugno a Bari suonerà una melodia diversa. Nel capoluogo pugliese aprirà il Cerm, Centro Europeo Ricerche Musicali, un istituto di formazione, un luogo dove i giovani potranno studiare l’universo della musica e il suo funzionamento. Fondato e diretto da Antonio Princigalli, il Centro vuole essere un “acceleratore professionale, creativo e culturale”, come lo definisce lui stesso, un’occasione per apprendere, condividere e sviluppare le conoscenze relative a ogni aspetto dell’ecosistema del settore e dove favorire la crescita occupazionale.

I primi corsi istituiti per l’anno accademico 2026/2027 saranno presentati agli open days previsti il 13, 20, 27 giugno e il 4 luglio. Si tratta di Music Business e Management, con Dino Lupelli e il contributo di oltre trenta docenti; Fundraising e relazioni istituzionali, coordinato da Silvia Tarassi; From Sound to Story, dove Dario Tatoli sarà un maestro per chi vuole imparare a raccontare storie tramite il suono; Tecnico/a Audio Video Luci; Oltre l’Oriente immaginato, nel quale Nabil Bey Salameh offrrirà una panoramica critica e approfondita del mondo arabo attraverso la musica; e infine il Corso Popolare di Chitarra grattugiata in cui Massimo Zamboni suggerirà un “manuale d’istruzioni per sopravvivere suonando”.

“Il sistema musicale va rigenerato di continuo”. spiega Princigalli al Corriere della Sera. Serve immettere nuova linfa vitale in un settore in “netta involuzione a livello nazionale e regionale”, anche perché, come racconta, “ho sempre considerato quello musicale un sistema produttivo che, come gli altri, sopravvive e si sviluppa solo se c’è una ricerca continua, se c’è nuova produzione, nuovi ricercatori, nuove aziende”. Una mancanza di cui invece il manager si è accorto circa dieci anni fa: “In Italia e nella nostra regione (la Puglia ndr) c’è un tappo generazionale gigantesco”, conclude.

Il Cerm darà quindi vita a un vero punto di riferimento per la musica sul territorio, attraverso corsi, seminari, masterclass e workshop. Un’iniziativa che ha già avuto un grande seguito con più di venti partner tra festival, agenzie, centri di produzione ed etichette. Si tratta di alcune delle realtà più vivaci del panorama nazionale e regionale: secondo l’Osservatorio culturale della Puglia, nel 2024 nelle Regione i soli festival ed eventi musicali hanno creato oltre 1.200 posizioni lavorative stagionali. Occorre quindi avere figure professionali sempre più specializzate per un settore chiave nell’economia del territorio. Su questa scia, oltre allo studio, ci sarà in parallelo l’attività di ricerca, motivo per il quale è stato istituito un fondo aperto all’implementazione da parte di enti pubblici e soggetti privati con il quale si promuovono e sostengono la produzione creativa di artisti emergenti. Ci si dedicherà anche allo studio del patrimonio musicale materiale e immateriale e ai progetti sull’evoluzione dell’ecosistema musicale in tutte le sue declinazioni, con un focus specifico sullo sviluppo dell’ecosistema locale. A gennaio 2027 saranno pubblicati i primi avvisi di borse di ricerca.

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Uber demite 23% da equipe de RH em reestruturação global

A empresa de mobilidade Uber anunciou, nesta quinta-feira (4), a demissão de 23% de seus funcionários das áreas de recursos humanos, recrutamento e cultura, que inclui também o relacionamento com os motoristas.

O gigante do transporte por aplicativo disse que os cortes devem afetar cerca de 1% de seus 35 mil empregados, segundo memorando interno visto pela emissora americana CNBC. A companhia ainda mobiliza o trabalho de cerca de 10 milhões de motoristas parceiros.

Procurada, a Uber não esclareceu se os cortes vão afetar a sede da empresa no Brasil.

Reestruturação e cortes

A demissão em massa, focada principalmente em cargos seniores, faz parte de uma reestruturação comandada por Jill Hazelbaker, diretora de assuntos corporativos recém-promovida a presidente da empresa de transporte por aplicativo. O objetivo é simplificar a gestão das equipes.

Diferentemente de grandes dispensas recentes em empresas de tecnologia, a Uber afirmou em entrevista à Bloomberg que os cortes não estão ligados ao uso de inteligência artificial generativa.

Expansão no Brasil

A empresa tem um centro de tecnologia na capital paulista, com cerca de 500 engenheiros. Em entrevista à Folha, o CEO da empresa Dara Khosrowshahi anunciou uma expansão para o Rio, investindo mais de R$ 2 bilhões em tecnologia.

Apenas no Brasil, são mais de 2 milhões de motoristas que trabalham com a Uber. “Estimamos que mais de 85% da população brasileira já usou a Uber de alguma forma”, disse Khosrowshahi. (Pedro S. Teixeira/FOLHAPRESS)

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Russia No Longer Depends on Western Financial Systems – Finance Minister

4 June 2026 at 15:52
Russia has transitioned its financial system into what officials describe as a fully autonomous model, eliminating dependence on foreign creditors and Western payment infrastructure. Finance Minister Anton Siluanov presented the assessment during the St. Petersburg International Economic Forum, arguing that the country has secured a sovereign position in global finance despite ongoing geopolitical challenges. The shift reflects broader changes in the global economic landscape and Russia's efforts to build independent financial institutions capable of operating under external restrictions. From Foreign Borrowing to Domestic Financing According to Siluanov, Russia no longer relies on approval from international financial organizations to secure funding. While many countries continue to depend on institutions such as the International Monetary Fund and the World Bank, Russia has significantly reduced its exposure to external borrowing.

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