Omicidio Willy, ergastolo per entrambi i fratelli Bianchi
Gabriele Bianchi condannato all’ergastolo nell’Appello ter del processo sull’omicidio di Willy MonteiroDuarte, il ventunenne ucciso durante un pestaggio a Colleferro la sera del 6 settembre 2020. Il nuovo processo di appello si è celebrato dopo il rinvio disposto dalla Cassazione lo scorso novembre per ridiscutere le attenuanti generiche concesse a Gabriele Bianchi nell’Appello bis.
Oggi la Seconda Corte di Assise di Appello di Roma, accogliendo le richieste del pm Francesco Brando e del pg Carlo Lasperanza, lo ha condannato all’ergastolo. E’ già definitivo invece l’ergastolo per il fratello di Gabriele Bianchi, Marco. In primo grado i fratelli Bianchi erano stati condannati all’ergastolo mentre nel primo processo d’appello i giudici avevano concesso le attenuanti generiche facendo scendere la pena a 24 anni per entrambi.
La Cassazione con la prima pronuncia aveva già riconosciuto la responsabilità penale per tutti gli imputati per omicidio volontario e reso definitive le condanne per gli altri due imputati, 23 anni per Francesco Belleggia e 21 anni per Mario Pincarelli mentre aveva disposto un secondo appello proprio sulle attenuanti per i fratelli Bianchi. Nell’appello bis era arrivata la condanna all’ergastolo per Marco Bianchi e a 28 anni per il fratello Gabriele. Oggi la condanna anche per lui all’ergastolo.
Mps nel pieno del risiko, al via le valutazioni su Bpm e Intesa
Mps si è riunita oggi e ha preso atto della comunicazione ricevuta da Banco Bpm nella giornata di ieri e della comunicazione di offerta diffusa da Intesa Sanpaolo nella giornata di oggi.
Il Monte procederà, nel rispetto delle leggi e dei regolamenti, alla valutazione della proposta, non sollecitata, di potenziale operazione di aggregazione tra la Banca e Banco Bpm e dell’Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio volontaria ai sensi della Comunicazione 102 promossa da Intesa Sanpaolo, non concordata. Mps è assistita dagli advisor finanziari Ubs Europe SE e BofA Securities e da BonelliErede e White & Case in qualità di advisor legali. La Banca conferma che tutte le attività di integrazione con Mediobanca procedono in linea con quanto annunciato.
Una visita inattesa a Palazzo Marino si trasforma in un nuovo terreno di scontro politico su Milano. Ignazio La Russa, presidente del Senato, ha seguito l’inizio dei lavori del Consiglio comunale dalla zona destinata al pubblico, per poi incontrare il gruppo di Fratelli d’Italia. A margine della seduta, La Russa ha attaccato duramente l’amministrazione di centrosinistra, mettendo in discussione la capacità della Giunta di assumere decisioni e portare avanti l’ultima parte del mandato. “La cosa che non capisco è se questa giunta è ancora in grado di decidere qualcosa. Il sindaco è prigioniero ormai di questa giunta, si capisce. Tra tutti, il migliore è il sindaco, e non voglio dire figuriamoci gli altri, ma il punto è l’ingovernabilità di questa giunta”, ha dichiarato.
“Servirebbe un atto di coraggio: la parola ai cittadini”
Secondo La Russa, dopo le vicende politiche e giudiziarie che hanno investito Palazzo Marino, la maggioranza dovrebbe valutare la possibilità di interrompere anticipatamente l’esperienza amministrativa e restituire la parola agli elettori. “Io mi sarei aspettato, dopo tutto quello che è successo, un atto di coraggio verso la città: la voce ai cittadini. Sarebbe un atto di coraggio. Qui tutti i sondaggi danno la sinistra in vantaggio, non rischiano neanche tanto”, ha affermato il presidente del Senato. La Russa ha descritto quella milanese come “una giunta immobile” che “non decide nulla”, sostenendo che una Giunta di centrodestra sarebbe stata sottoposta a una pressione molto maggiore se fosse stata coinvolta nelle stesse vicende. “Se metà delle cose, anche giudiziarie, fossero capitate a una giunta di centrodestra, a quest’ora qui era circondato il palazzo. Qui sembra che non sia successo assolutamente nulla”, ha aggiunto.
La Russa: “Candidato del centrodestra, scelta entro luglio”
La visita a Palazzo Marino è stata anche l’occasione per tornare sulla corsa alle comunali e sulla scelta del candidato che dovrà sfidare il centrosinistra per la successione a Sala. La Russa non ha bocciato l’iniziativa dei gazebo annunciata dalla Lega, ma ha ridimensionato il peso che una consultazione di questo tipo potrà avere nella selezione definitiva. “Di gazebo ne abbiamo fatti tutti a migliaia quindi chi sono io per dire che la Lega non lo può fare? Ma il primo a sapere che non sono decisivi per scegliere il candidato sindaco è sicuramente Matteo Salvini. Ma, capisco, è una buona iniziativa di presenza politica”, ha spiegato. Il presidente del Senato ha auspicato che anche gli altri partiti della coalizione promuovano iniziative sul territorio, ribadendo però che la priorità resta quella di arrivare rapidamente a una decisione condivisa.
“Non siamo in ritardo, ma neppure in anticipo”
La Russa ha riconosciuto che il centrodestra non può ancora essere considerato in ritardo, ma ha invitato la coalizione a non rinviare ulteriormente la scelta. “Il capogruppo a Palazzo Marino Riccardo Truppo ha detto che non siamo in ritardo. È vero non siamo in ritardo, ma non siamo neanche in anticipo, quindi credo che prima delle vacanze una decisione sul candidato nostro, da opporre a un candidato ipotetico della sinistra, che ancora non si conosce, vada trovato”, ha affermato. La scadenza indicata è quella di luglio: “Ritengo, quindi, che entro luglio un’idea chiara bisogna assolutamente averla e non basta più dire o un politico o un civico”.
La Russa: “Lupi? Serve chi ha più possibilità di vincere”
Il presidente del Senato ha anche ridimensionato le ricostruzioni che lo vorrebbero schierato esclusivamente a favore di Maurizio Lupi. La Russa aveva indicato il leader di Noi Moderati durante una manifestazione, ma ha precisato di non avere preclusioni tra un candidato politico e uno proveniente dalla società civile. “Dicono tutte le volte che La Russa vuole Lupi. È vero che a una manifestazione ho detto Lupi, perché era presente Lupi, ma poi ho detto 20 volte che per me è indifferente che sia un civico o un politico, vince quello che ha più chance e che è più bravo. Quindi, deve essere competente e avere chance di vincere”, ha sottolineato.
Majorino (Pd): “Attacco pazzesco e segnale di disperazione”
Alle parole di La Russa ha risposto Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Partito democratico in Consiglio regionale e componente della segreteria nazionale dem. “È davvero pazzesco che il presidente del Senato, cioè la seconda carica dello Stato, occupi il suo tempo attaccando il sindaco Sala e l’amministrazione di centrosinistra. Si tratta di un segno di disprezzo verso le istituzioni e anche, tuttavia, di un clamoroso segnale di disperazione da parte della destra milanese”, ha dichiarato. Majorino ha poi spostato il confronto sulle difficoltà interne al centrodestra e sulla concorrenza rappresentata dalla nuova formazione politica legata a Roberto Vannacci: “La Russa sa che la destra a Milano, tra conflitti interni e concorrenza di Vanacci, è infatti totalmente allo sbando”.
È stata depositata oggi al Tribunale per i minorenni dell’Aquila la perizia finale sul caso della “famiglia del bosco”. Ora i giudici hanno un mese di tempo per decidere.
La relazione è firmata dalla psichiatra Simona Ceccoli, che ha seguito i test psicologici sui genitori, Nathan Birmingham e Catherine Trevallion, insieme alla collega Valentina Garrapetta. Il documento è di circa 50 pagine e si aggiunge alla prima stesura di 196 pagine e alle controdeduzioni della famiglia, che ne contano circa 300.
Nel testo la psichiatra difende il lavoro svolto e risponde alle critiche dei periti di parte, lo psichiatra Tonino Cantelmi e la collega Martina Aiello.
Il punto più importante è nelle conclusioni. La relazione non vuole sostenere che i bambini debbano restare in istituto e non esprime una posizione contraria al loro ritorno in famiglia. Anzi, la psichiatra scrive che si auspica si creino al più presto le condizioni per un rientro a casa, compatibile con il benessere dei minori.
Il caso è noto da mesi. La famiglia viveva in una piccola casa nella campagna di Palmoli, in provincia di Chieti, con uno stile di vita basato sull’autosufficienza. I tre figli non andavano a scuola. Lo scorso novembre il Tribunale aveva sospeso la responsabilità genitoriale, giudicando l’abitazione inadeguata, e aveva collocato i bambini in una casa famiglia. La vicenda era poi diventata un caso politico.
Oggi i tre minori si trovano ancora in casa famiglia. I genitori restano nella casa nel bosco, in attesa di trasferirsi nell’abitazione messa a disposizione dal Comune per permettere i lavori sul vecchio edificio, considerato fatiscente dai giudici. Ora la decisione spetta al Tribunale, che dovrà pronunciarsi entro trenta giorni.
Il mito del cinema torna tra la gente, nella sua città
E’ stato svelato il prototipo della statua per Alberto Sordi realizzata da Fonderia Domus del 1963 e sarà visibile ai visitatori di Villa de Sanctis dal 15 Giugno, quando ci sarà l’inaugurazione nel parco del Municipio V, davanti alla casa della cultura Silvio Di Francia proprio nel giorno in cui Albertone avrebbe compiuto 106 anni, per restituire Alberto Sordi al suo ambiente più autentico, cioè tra la gente, nei luoghi più popolari e genuini, di cui Sordi ha sempre incarnato lo spirito più vero.
Sul mercato immobiliare le sue dimore
Nel frattempo è stata messa in vendita la dependance della villa estiva del grande attore, 160 mq e a due passi dal mare, a 600.000 Euro.Si trova a Vindicio, un tempo luogo di ritrovo di attori e registi in cerca di relax e tranquillità. Stesso destino per la villa estiva di Sordi, a Castigliocello, nella Maremma Livornese, in vendita per 6 milioni di euro, 900 mq, con due dependance, piscina di acqua salata, che lui chiamava la villa delle vacanze meravigliose, che, nell’Ottocento apparteneva al pittore Vittorio Corcos e che Sordi acquistò nel 1962. Un vero paradiso terrestre dove Alberto Sordi, che ospitava qui Mastroianni e Trapani, solo per citare alcuni illustri personaggi del mondo del cinema, passava parte delle sue vacanze dal 1962 al 1997 e che apparve anche nel famosissimo film “Il Sorpasso”.
Uno dei suoi rifugi tra arte e silenzio
Sordi non era un grande amante della mondanità e preferiva passare le sue vacanzeimmerso nella quiete e nella privacy di questo luogo magico. Il pittore Corcos, antico proprietario di questa meraviglia, noto per i suoi ritratti realistici, qui lasciò anche diversi suoi quadri. Il proprietario attuale, che acquistò la villa da Sordi nel 1996, ha ristrutturato la proprietà con un occhio di riguardo alla conservazione di ogni affresco, mobile d’epoca e statua. Anche lo studio di Sordi è rimasto intatto.
Foggia, si dimette la sindaca Maria Aida Episcopo: “Sfiduciata nei numeri, mi fermo qui”. Ora ha 20 giorni per ripensarci
Si è dimessa la sindaca di Foggia Maria Aida Episcopo, esponente del Campo Largo. La conferma è arrivata direttamente dalla prima cittadina nel corso di una diretta Facebook, dopo che la notizia era già emersa durante il consiglio comunale odierno, andato deserto anche per l’assenza di esponenti della sua stessa maggioranza. “Lascio perché se sei sfiduciata nei numeri di fatto sei sfiduciata nella funzione”, ha dichiarato Episcopo, spiegando di aver scelto di dimettersi nel momento in cui ha percepito la fragilità del sostegno politico. “Il valore della dignità umana è impagabile rispetto a ogni altro desiderio”, ha aggiunto.
La sindaca ha sottolineato come per lei “lo status non conta, la poltrona non conta e non contano neanche gli emolumenti mensili, conta la dignità del lavoro”. La crisi politica arriva nonostante un rimpasto di giunta effettuato appena ieri, con la revoca delle deleghe a due assessori di Azione e la nomina di un nuovo assessore socialista. Una mossa che però non è bastata a ricompattare la maggioranza.
Episcopo era stata eletta il 24 ottobre con il 52,78% dei consensi, alla guida di quello che era stato definito il primo laboratorio politico del Campo Largo in Italia, con l’alleanza tra Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e liste civiche. Ora si apre la fase dei 20 giorni previsti dalla legge: un periodo in cui la sindaca potrà eventualmente ritirare le dimissioni prima che diventino definitive.
Trump-Netanyahu, cresce la tensione. Morelli: “Israele non vuole fermare la guerra”
Mentre il fragile cessate il fuoco tra Israele e Iran mostra già i primi segnali di cedimento, crescono le tensioni tra Washington e Tel Aviv. Le indiscrezioni sulle dure parole rivolte da Donald Trump a Benjamin Netanyahu dopo i nuovi attacchi israeliani contro obiettivi iraniani alimentano infatti i dubbi sulla tenuta del rapporto tra i due storici alleati e sul futuro dei negoziati che gli Stati Uniti stanno cercando di portare avanti con Teheran.
La posta in gioco, però, va ben oltre il conflitto tra Israele e Iran. Sullo sfondo ci sono il controllo dello Stretto di Hormuz, gli equilibri energetici globali e le priorità strategiche di Washington, sempre più concentrate sul contenimento della Cina nell’Indo-Pacifico. In questo scenario si moltiplicano gli interrogativi: Israele sta sabotando il dialogo tra Stati Uniti e Iran? La tregua ha ancora possibilità di reggere oppure è destinata a trasformarsi in una lunga guerra di logoramento? E quanto è profonda la distanza che si sta creando tra Trump e Netanyahu?
A fare il punto è Elia Morelli, ricercatore di storia presso l’Università di Pisa e analista geopolitico, che ad Affaritaliani spiega: “Gli Stati Uniti vorrebbero disimpegnarsi da questo scenario, mentre Israele ritiene che il conflitto debba proseguire fino a ridisegnare gli equilibri del Medio Oriente”.
Trump ha detto a Netanyahu di non attaccare. Poche ore dopo Israele ha colpito l’Iran. È la prova che la tregua è già saltata o che Netanyahu non segue più Washington? Stiamo assistendo alla più grave frattura tra Stati Uniti e Israele degli ultimi anni? Israele sta sabotando il negoziato americano con l’Iran?
“Le dure parole rivolte dal presidente americano Donald Trump al premier Benjamin Netanyahu evidenziano una profonda divergenza tra Washington e Tel Aviv. Gli Stati Uniti si sono ritrovati coinvolti nel conflitto con l’Iran a seguito dell’offensiva israeliana, ma la guerra ha mostrato i limiti dell’asse israelo-statunitense. L’obiettivo di indebolire in modo decisivo Teheran e il suo programma nucleare si è infatti trasformato in una guerra di logoramento con pesanti ripercussioni energetiche e finanziarie a livello globale.
Gli Stati Uniti vorrebbero ora disimpegnarsi da questo scenario, mentre Israele ritiene che il conflitto debba proseguire fino a ridisegnare gli equilibri del Medio Oriente, consolidando la propria supremazia tecnologica e militare nella regione. Nonostante la storica alleanza strategica, l’attuale amministrazione americana considera il Medio Oriente un teatro da cui sganciarsi il prima possibile.
Negli apparati strategici statunitensi è diffusa la percezione che Israele abbia trascinato Washington in una guerra che non rientrava nelle priorità americane. Se i cosiddetti sionisti cristiani presenti nell’orbita trumpiana spingono per proseguire il confronto, il Pentagono è consapevole che un conflitto prolungato rischia di distogliere risorse e attenzione da aree considerate molto più strategiche, come l’Indo-Pacifico e il contenimento dell’ascesa della Cina.
In questo senso resta attuale una celebre frase di Moshe Dayan: ‘I nostri amici americani ci danno sempre molti soldi, armi e consigli. Noi di solito accettiamo i soldi e le armi, ma rifiutiamo i consigli'”.
Se Israele continua a colpire e l’Iran continua a rispondere, il cessate il fuoco è già morto oppure esiste ancora una via d’uscita diplomatica?
“Una via diplomatica continua a esistere soprattutto nel rapporto tra Stati Uniti e Iran. Washington punta a uscire da questa situazione di stallo cercando però di preservare un equilibrio strategico attorno allo Stretto di Hormuz, che rappresenta il vero nodo della contesa.
L’Iran, invece, esce da questa fase con una leadership interna rafforzata. L’offensiva israelo-statunitense ha consolidato le componenti più oltranziste del regime, che oggi si sentono in una posizione di maggiore forza negoziale. Teheran mira a riaffermare la propria influenza sullo Stretto di Hormuz, sfruttando una crisi energetica globale che, paradossalmente, ha finito per aumentare il proprio peso strategico.
Israele, al contrario, sta cercando di ostacolare qualsiasi percorso negoziale tra Washington e Teheran. Per il governo israeliano questa viene percepita come una guerra decisiva, capace di ridefinire gli assetti regionali. Da qui la volontà di mantenere alta la pressione militare e di impedire un’intesa tra Stati Uniti e Iran.
Per questo motivo ritengo molto difficile arrivare a una tregua complessiva. Potrebbe emergere una forma di distensione tra Washington e Teheran, ma appare assai più complicato immaginare una vera pace tra Iran e Israele. L’antagonismo tra i due Paesi resta infatti uno dei principali motori geopolitici delle tensioni che attraversano il Medio Oriente contemporaneo”.
Mps, Rinaldi: “Dietro l’Opas non c’è solo una logica industriale”
Mentre il risiko bancario italiano entra in una nuova fase e le grandi manovre della finanza ridisegnano gli equilibri del settore, l’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo su Mps si candida a diventare una delle operazioni più rilevanti degli ultimi anni. Non si tratta soltanto di una partita tra istituti di credito: sul tavolo ci sono asset strategici, rapporti di forza tra i principali gruppi finanziari del Paese e il futuro assetto del sistema bancario nazionale.
Dopo il lungo percorso di risanamento che ha riportato Monte dei Paschi di Siena al centro dell’interesse del mercato, l’operazione apre interrogativi cruciali. Siamo di fronte a una mossa destinata a rafforzare la competitività del settore o a una partita che va ben oltre la logica industriale? E chi potrebbe trarre i maggiori benefici da un eventuale successo dell’operazione?
A fare il punto è Antonio Maria Rinaldi, economista ed ex europarlamentare della Lega, che ad Affaritaliani analizza le implicazioni economiche, finanziarie e strategiche dell’Opas, tra opportunità, rischi e nuovi equilibri di potere: “Più correttamente, si tratta di una scommessa strategica di grande portata, caratterizzata da potenziali benefici molto elevati ma anche da un grado di complessità non trascurabile”.
L’Opas di Intesa su Mps è una mossa geniale o un’operazione più complessa e rischiosa di quanto appaia?
“Probabilmente entrambe le cose. L’operazione presenta indubbiamente elementi di notevole sofisticazione strategica. Intesa Sanpaolo non sta semplicemente tentando di acquisire una banca commerciale: sta cercando di incorporare un gruppo che, attraverso Mediobanca e la partecipazione in Generali, occupa una posizione centrale negli equilibri della finanza italiana. Sotto questo profilo, l’operazione appare particolarmente ambiziosa.
Tuttavia, proprio l’ampiezza degli obiettivi rende l’operazione estremamente complessa. Non si tratta infatti di una normale acquisizione bancaria, ma di una manovra che coinvolge molteplici centri di potere economico e richiede il via libera di numerose autorità nazionali ed europee. Più correttamente, si tratta di una scommessa strategica di grande portata, caratterizzata da potenziali benefici molto elevati ma anche da un grado di complessità non trascurabile”.
Dopo anni di salvataggi pubblici, Mps è diventata improvvisamente la preda più ambita del sistema bancario italiano. Che cosa è cambiato davvero?
“È cambiata soprattutto la natura dell’asset. Per lungo tempo Monte dei Paschi di Siena è stata percepita come una criticità del sistema bancario. Oggi il quadro è radicalmente diverso. La banca è stata risanata, ricapitalizzata e riportata a livelli di redditività che la rendono nuovamente contendibile.
Ma il vero cambiamento non riguarda soltanto i conti economici. Ciò che rende oggi Mps particolarmente appetibile è la sua collocazione strategica nel sistema finanziario. Con l’integrazione prevista di Mediobanca, Mps non rappresenta più soltanto una rete bancaria tradizionale. Diventa una piattaforma capace di offrire accesso a segmenti ad elevato valore aggiunto quali l’investment banking, il wealth management e, indirettamente, gli equilibri azionari che ruotano attorno a Generali”.
Dietro questa operazione vede soprattutto una logica industriale o una partita di potere tra i grandi gruppi della finanza italiana?
“La risposta più plausibile è che le due dimensioni siano inseparabili. La logica industriale esiste ed è concreta. Le sinergie dichiarate da Intesa riguardano l’integrazione delle reti distributive, le economie di scala, la razionalizzazione tecnologica, il rafforzamento nel risparmio gestito e l’espansione nelle attività di corporate e investment banking.
Tuttavia sarebbe ingenuo ritenere che l’operazione si esaurisca in una semplice valutazione industriale. Quando una transazione coinvolge soggetti come Mediobanca, Generali, Delfin, Caltagirone, Unipol e lo stesso Ministero dell’Economia, il tema della governance e degli equilibri di potere diventa inevitabilmente centrale”.
Se l’operazione andasse in porto, chi sarebbe il vero vincitore: Intesa, Unipol, il governo o gli azionisti di Mps?
“A oggi il candidato più credibile a rivestire il ruolo di principale vincitore strategico è Intesa Sanpaolo. Se l’operazione dovesse essere completata secondo l’impianto attualmente delineato, Intesa rafforzerebbe ulteriormente la propria posizione nel mercato italiano e aumenterebbe il proprio peso competitivo a livello europeo. Anche Unipol potrebbe emergere tra i principali beneficiari dell’operazione. Il governo potrebbe rivendicare un risultato politico di rilievo.
Quanto agli azionisti di Mps, il giudizio richiede maggiore prudenza. L’offerta incorpora un premio rispetto alle quotazioni precedenti all’annuncio, ma il beneficio effettivo dipenderà dall’evoluzione dell’operazione e dalle condizioni definitive con cui verrà eventualmente realizzata. Per questo motivo non è ancora possibile individuare con certezza il vincitore finale della partita. Attendiamo gli sviluppi prima di formulare valutazioni definitive”.
Party Like a Deejay 2026 chiude con 270.000 presenze a Milano e circa 32.000 persone ai concerti. La festa di Radio Deejay ha animato Parco Sempione, Arco della Pace e Castello Sforzesco dal 5 al 7 giugno, con musica, talk, sport, famiglie e un forte seguito sui social.
Arco della Pace pieno per due sere: da Annalisa, Giorgia, Tommaso Paradiso al rap di Fabri Fibra, Madame, Neffa
Party Like a Deejay 2026 chiude con numeri da grande evento popolare. La festa di Radio Deejay, andata in scena a Milano da venerdì 5 a domenica 7 giugno, ha raccolto 270.000 presenze complessive tra Parco Sempione, Arco della Pace e Castello Sforzesco.
Il dato segna una crescita rispetto allo scorso anno: 30.000 presenze in più sul 2025, pari a un +8%. Circa 32.000 persone hanno partecipato ai principali stage live. I numeri sono stati rilevati dall’agenzia The Valuehub e confermano il legame tra il pubblico e uno degli appuntamenti più riconoscibili della radio italiana.
La festa, realizzata con la collaborazione del Comune di Milano, ha trasformato Parco Sempione in un grande villaggio aperto a pubblici diversi. Adulti, giovani e famiglie con bambini si sono mossi tra musica live, talk, sport, giochi e aree tematiche. Nel parco sono state allestite Area Family&Kids, Area Sport, Area Action Sport e Urban Culture, Area Giochi Senza Wi-Fi, Virtual Zone, Casa Deejay e Deejay Café.
L’anteprima è stata affidata a “50 Linetti”, sold out con 2.000 spettatori al Cortile delle Armi del Castello Sforzesco. Sul palco, Linus ha festeggiato i 50 anni di radio con quasi due ore di racconto tra musica, curiosità, ricordi personali, vita vera e aneddoti.
Il cuore musicale dell’evento è stato all’Arco della Pace, dove 30.000 persone hanno seguito le due serate live. Sabato 6 giugno si sono alternati sul palco Annalisa, Carl Brave, Ditonellapiaga, Frah Quintale, Fulminacci, Gaia, Giorgia, J-Ax, Levante, Noemi, Paola Iezzi, Pinguini Tattici Nucleari, Sayf, The Kolors e Tommaso Paradiso.
Domenica 7 giugno spazio a “One Two One Two Celebration”, la serata dedicata al rap organizzata in collaborazione con Radio m2o e presentata da Albertino. Sul palco sono saliti Ele A, Emis Killa, Ernia, Fabri Fibra, Frankie hi-nrg mc, Madame, Nayt, Neffa, Sottotono e TY1.
Al Cortile delle Armi hanno fatto il pieno anche gli Speakers’ Corner. Sabato sono arrivati 7.000 spettatori per incontrare i protagonisti della radio: Linus e Nicola Savino, Il Trio Medusa, Alessandro Cattelan, Fabio Volo e Pinocchio con La Pina, Diego Passoni e La Vale.
Domenica pomeriggio, nella stessa location, Capital Live ha portato circa 2.000 persone al concerto gratuito realizzato in collaborazione con Radio Capital. Sul palco si sono esibiti Arya, Birthh, Bluvertigo, Angelica Bove, Dimartino, Alberto Fortis e Santamarea.
Grande partecipazione anche a Casa Deejay, sulla collinetta della Biblioteca del Parco. Durante le giornate di sabato e domenica si sono alternati alla consolle gli speaker della radio: Andy & Mike, Umberto & Damiano, Danilo Da Fiumicino, Wad, Federico Russo & Francesco Quarna, Nicola Savino, Federico Pecchia & Davide Damiani, Nicola & Gianluca Vitiello, Dj Angelo & Roberto Ferrari, Dj Aladyn & Friends.
Il Deejay Café è stato invece il punto d’incontro più rilassato, con appuntamenti gratuiti e momenti con i talent della radio. Tra gli incontri, “Cartoline dal weekend” con Florencia, Pecchia&Damiani e Annie Mazzola, “SOS Animal House” con Dunia e Paolo Menegatti, “DEEVINO” con Francesco Quarna e Maurizio Rossato, e “Deejay on The Road” con Frank e DJ Aladyn.
Anche i social hanno spinto forte. I primi dati, ancora in crescita, parlano di 30 milioni di views, con un aumento del 43% rispetto al 2025, e 6 milioni di utenti, in crescita del 62%, sui canali ufficiali di Radio Deejay: Facebook, Instagram e TikTok.
Dopo Milano, la festa si sposta al mare con Beach Like a Deejay, il tour estivo di Radio Deejay con musica, concerti live, sport e intrattenimento insieme agli speaker. La prima tappa sarà a Jesolo dal 3 al 5 luglio, poi Viareggio dal 10 al 12 luglio, Alghero dal 17 al 19 luglio e Barletta dal 24 al 26 luglio.
La produzione esecutiva di Party Like a Deejay è stata affidata per il quinto anno consecutivo a Eric Galiani per Videomobile. L’immagine coordinata è stata creata da Chunk Studio.
BEE è la prima acquisizione della holding guidata da Baiocco, che punta a costruire un polo europeo indipendente
Il settore della comunicazioneindipendente si prepara a una nuova stagione di aggregazioni. EnricoBaiocco, manager e imprenditore con oltre trent’anni di esperienza nel mondo della pubblicità, della creatività e dei media, ha avviato un percorso di crescita attraverso la propria holding, con l’obiettivo di costruire un ecosistemaeuropeo di realtà specializzate e complementari.
Il primo passo di questa strategia è l’acquisizione di BEE, agenzia creativa indipendente con un posizionamento consolidato e un portfolio clienti composto da importantibranditaliani e internazionali. L’operazione segna l’avvio di un progetto industriale più ampio, pensato per valorizzare le competenze delle singole realtà mantenendone identità, cultura e autonomia operativa.
La logica alla base dell’iniziativa non è quella di creare un networkstandardizzato, ma un modello più flessibile e contemporaneo: un gruppo indipendente capace di integrare creatività, digitale, tecnologia e media, generando nuove sinergie a beneficio di clienti, talenti e partner. Nei prossimi mesi il piano di sviluppo prevede ulteriori operazioni mirate. Entro il 2026 sono infatti attese due nuove acquisizioni strategiche: una web agency con una forte specializzazione in trasformazione digitale e sviluppotecnologico, e un centro media indipendente con competenze nella pianificazione pubblicitaria su scala internazionale.
L’obiettivo è dare forma a un polo europeo indipendente in grado di presidiare l’intera filiera della comunicazione: dalla consulenza strategica alla produzione creativa, dall’innovazionetecnologica alla pianificazionemedia. Un ruolo centrale sarà affidato anche all’Intelligenza Artificiale, che il gruppo intende integrare progressivamente nei processi creativi, produttivi e analitici. L’AI viene considerata non solo uno strumento di efficienza, ma una leva strategica per ampliare la capacità di innovazione e rafforzare il valore dell’offerta rivolta ai brand.
(Agenzia Vista) Washington, 08 giugno 2026
La Casa Bianca ha annunciato un evento UFC in programma tra una settimana sul prato della residenza presidenziale. Nel video promozionale diffuso dall’account ufficiale, il presidente Trump appare tra i tifosi, mentre vengono mostrati preparativi per l’allestimento di un ottagono sul South Lawn, fighter nell’Oval Office e migliaia di spettatori previsti, inclusi militari.
Courtesy: Casa Bianca
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev
“Il denaro non dorme mai” recitava il sottotitolo del sequel di Wall Street. Epitome dello yuppismo sfrenato, quel film però ricordava che non ci sono crisi, non ci sono guerre: il mondo della finanza si muove come un moloch. Lentissimo per intere stagioni e poi pronto a dare improvvise accelerate. Rimane difficile capire quale sia la vera scintilla che ha fatto scatenare lo “snowball effect”, l’effetto valanga del mondo bancario.
Quello che è certo è che oggi ci siamo svegliati con una realtà completamente diversa rispetto a quella che avevamo conosciuto fino a venerdì sera. Certo, i segnali di un movimento magmatico sotterraneo, pronto a deflagrare, c’erano tutti: Affaritaliani aveva già dato conto del sogno di Giancarlo Giorgetti di creare un maxi-polo bancario da oltre 50 miliardi di capitalizzazione in cui le chiavi venivano date a Giuseppe Castagna, come ceo, e a Luigi Lovaglio come presidente.
Solo che Giorgetti e Piazza Meda hanno fatto male i loro conti. Non hanno pensato, da una parte, che IntesaSanpaolo non sarebbe rimasta inerte. La prima banca del Paese, quella che, dopo l’operazione Ubi, ha proseguito il suo percorso di crescita e che non poteva però rimanere spettatrice inerte; dall’altro lato, hanno dimenticato che l’operazione di co-gestione del risparmio tra Natixis e Generali è saltata proprio perché il governo non ha voluto che i francesi toccassero i soldi degli italiani. E per quale motivo, quindi, avrebbero dovuto accettare che Crédit Agricole diventasse primo azionista del gruppo Banco Bpm-Mps che ha in pancia il 13% del Leone?
C’è anche il risvolto politico: Piazza Meda è un istituto storicamente vicino alla Lega. Forse troppo vicino per non far temere a Fratelli d’Italia che il Carroccio si sarebbe intestato il Terzo Polo. E quindi meglio tifare per Intesa Sanpaolo e perfino per Bper, banca “rossa” perché emanazione di Unipol eppure capace di garantire un progetto solido ed efficace. Si vedrà, anche perché il valore dato a Mps (intorno ai 30 miliardi) è già stato superato dai rialzi in Borsa di oggi e quindi bisognerà capire se un euro “cash” e 1,6 azioni di nuova emissione rappresentino una cifra sufficiente o se si dovrà guardare a un rilancio.
In tutto ciò, però, resta da capire quale ruolo vorrà giocare Unicredit. Sicuri sicuri che agli azionisti e agli analisti basti l’acquisizione – dando per scontato che vada in porto, forse con un afflato eccessivo di ottimismo – di Commerzbank mentre in Italia succede di tutto? In effetti, no. Non si prende uno come Andrea Orcel per conquistare una banca tedesca. Lo si vuole perché è il “Cristiano Ronaldo” dei banchieri. Perché è il più pagato, il più trendy, il più invidiato. Solo che resta una macchia sul suo curriculum che rischia di diventare una sorta di lettera scarlatta. Quando nel 2021, appena arrivato in Piazza Gae Aulenti, ebbe la possibilità di comprarsi Monte dei Paschi per una cifra simbolica ma si incartò chiedendo garanzie e incentivi agli esodi facendo innervosire il governo.
Non ci fu mai l’incontro che non poteva mancare, quello con Mario Draghi che – da ex presidente Bce – avrebbe saputo forse trovare una soluzione. Il resto è storia: Mps che ritorna redditiva sotto la guida di Luigi Lovaglio, l’operazione su Mediobanca fino al clamoroso (o no?) colpo di scena in assemblea con la conferma dello stesso Lovaglio – che pure era stato licenziato per giusta causa da direttore generale del Monte – e lo sgambetto a Fabrizio Palermo.
Di più: il vero terreno di scontro sarà Generali. Qui si muovono diverse anime, ognuna assai pugnace. C’è la stessa Unicredit, che detiene l’8,8% del capitale. C’è Mps che, tramite Mediobanca che ancora non è stata formalmente integrata, detiene il 13,32%.
C’è la Delfin dei litigiosi familiari Del Vecchio che potrebbe trovare una inattesa pax sotto la guida di Leonardo Maria (per tutti LMDV) il quale però potrebbe anche fregarsene bellamente delle partecipazioni accatastate dal padre e cederle per avere mani libere sulle sue altre idee imprenditoriali. Ma anche qui è un gioco dell’oca (e anche dell’Opa, come disse Enrico Cisnetto negli anni ’80): le banche che forniranno al rampollo gli 11 miliardi necessari sono Unicredit e Crédit Agricole come capofila, oltre a Bpm, Bbva, Deutsche Bank e Société Générale. L’eterno ritorno di certi nomi, dunque.
Ma nel capitale del Leone c’è anche Francesco Gaetano Caltagirone, l’Ingegnere che ha dovuto accettare l’affermazione di Lovaglio in assemblea ma che continua a detenere il 6,32% del Leone e guarda sornione quello che succede.
Tanto che, per vie traverse, si è già affrettato a dire che con Carlo Cimbri (e quindi Unipol e quindi Bper e quindi Intesa) ha un ottimo rapporto. E che dire dei Benetton, che sotto la guida del nuovo patriarca Benetton stanno vivendo una trasformazione epocale e che potrebbero decidere di affidare ad altri la loro partecipazione in Generali di poco inferiore al 5%.
In tutto ciò, Intesa si è portata avanti e ha acquistato poco più del 3% del Leone, dimostrando che se è vero – come dice Carlo Messina – che non c’è la voglia di acquisire o gestire Generali, c’è però l’intenzione di dettare la linea in modo da non farsi trovare impreparata quale che siano le scelte di Orcel. Che rischia un po’ di restare col cerino in mano: potrebbe uscire dall’impasse solo con una mossa a sorpresa. Di nuovo, con direzione Trieste. La farà?
Certa Energia, la consulenza che punta sulla trasparenza nel mercato di luce e gas
Negli ultimi anni il mercato dell’energia in Italia è entrato in una fase di trasformazione profonda, caratterizzata da una crescente liberalizzazione e da una moltiplicazione delle offerte disponibili per luce e gas. Questo processo, pensato per aumentare la concorrenza e favorire i consumatori, ha però generato effetti collaterali non trascurabili. Tra questi, uno dei più evidenti è la difficoltà, sempre più diffusa, nel comprendere le condizioni contrattuali e nel valutare con precisione la convenienza reale delle diverse proposte.
In questo scenario si inserisce il lavoro di FrancescoAscioti, fondatore di CertaEnergia, realtà specializzata nella consulenza e nell’intermediazione nel mercato luce e gas. L’obiettivo del progetto è aiutare famiglie e consumatori a orientarsi in un settore percepito spesso come complesso, poco trasparente e difficile da interpretare. Molte famiglie, infatti, si trovano oggi a pagare bollette elevate senza avere strumenti chiari per capire se esistano alternative realmente più convenienti. Le voci di costo, spesso articolate e poco intuitive, rendono complesso il confronto diretto tra operatori. A ciò si aggiunge una percezione di scarsa trasparenza, alimentata negli anni da pratiche commerciali aggressive e da una comunicazione non sempre lineare.
È proprio da questa criticità che nasce la visione di FrancescoAscioti: creare un modello basato su consulenza personalizzata, chiarezza e indipendenza commerciale. “Nel nostro lavoro conta solo un aspetto: che il cliente ottenga un vantaggio reale e concreto. Non prendiamo scorciatoie e non ci facciamo influenzare da interessi esterni”, spiega Ascioti. Uno degli aspetti che differenzia CertaEnergia da molti competitor riguarda infatti l’approccio etico adottato nella consulenza. L’azienda sottolinea la propria indipendenza rispetto a sponsorizzazioni esterne o logiche commerciali legate ai fornitori energetici, puntando invece sulla tutela concreta del cliente.
Il modello sviluppato da FrancescoAscioti si distingue per un’impostazione meno orientata alla vendita diretta e più focalizzata sull’analisi preliminare delle condizioni esistenti. Questo significa partire dalla situazione concreta del cliente, esaminando consumi, tariffe e abitudini, per poi valutare se esistano soluzioni più vantaggiose. Un altro tema centrale riguarda il contrasto alle truffe e alle pratiche poco trasparenti che negli anni hanno contribuito ad aumentare la diffidenza dei consumatori verso il settore energetico. “Sempre più persone ci contattano dopo esperienze negative o offerte poco chiare. Il nostro compito è aiutare i clienti a capire davvero cosa stanno firmando”, afferma Ascioti.
A rafforzare ulteriormente il rapporto di fiducia contribuisce anche una delle caratteristiche più distintive del servizio: una garanzia contrattuale sul risparmio. CertaEnergia prevede infatti una clausola scritta che tutela il cliente, impegnandosi a generare un risparmio rispetto alla situazione di partenza. Qualora tale risultato non venga raggiunto secondo i parametri previsti dal contratto, l’azienda si impegna a rimborsare il costo del servizio. Una formula che punta a trasferire il rischio dall’utente al consulente e che rappresenta un elemento ancora poco diffuso nel mercato della consulenza energetica.
Con oltre 15.000 famiglie seguite e migliaia di recensioni verificate, il percorso di FrancescoAscioti e CertaEnergia si inserisce in una dinamica di mercato in evoluzione, dove sempre più utenti cercano interlocutori percepiti come indipendenti, trasparenti e realmente orientati al vantaggio del consumatore.
Forza Italia, indagato per violenza sessuale il senatore Francesco Silvestro
Risulta indagato il senatore di Forza Italia Francesco Silvestro, nei confronti del quale un’imprenditrice di 52 anni ha mosso accuse per un presunto episodio di violenza sessuale che si sarebbe verificato nel suo studio, all’interno del palazzo di San Luigi de’ Francesi. A riportarlo è il sito di Repubblica, secondo cui il fascicolo “approda in queste ore alla procura di Roma”.
Sempre stando al quotidiano, nell’inchiesta sarebbe coinvolto anche il carabiniere Antonio P., indagato per tentata violenza privata. L’iscrizione nel registro degli indagati del senatore e del militare “sarebbe avvenuto nell’ufficio che ha accolto l’originaria querela della donna”, una decisione presa anche “a loro tutela, per consentire fin dall’immediatezza velocità alle indagini, nell’interesse della denunciante e delle garanzie per gli accusati”.
Nella notte tra sabato 6 giugno e domenica 7 giugno la stazione di FERROVIENORD di Milano Cadorna ha ospitato un concerto con le musiche di Arvo Pärt, maestro della musica sacra contemporanea e tra i principali esponenti del minimalismo sacro, e il Requiem di Pasquale Corrado. L’evento gratuito, promosso da FNM in occasione delle celebrazioni ufficiali per gli 800 anni del Cantico delle Creature, ha visto la partecipazione di 200 persone che hanno riempito l’atrio della stazione.
Il programma, ideato dal Direttore Artistico Francesco D’Orazio, ha messo in scena due visioni diverse ma complementari del sacro e della sua espressione musicale: la ricerca della sottrazione e dell’essenziale nella musica di Arvo Pärt e le dinamiche contrastanti e la stratificazione armonica e la suggestione dei video nel Requiem di Pasquale Corrado. Il Coro Filarmonico “Ruggero Maghini” diretto da Claudio Chiavazza ha interpretato le opere di Arvo Pärt “Solfeggio per coro”, “Da pacem Domine per Coro”, “Magnificat per coro”, “Most Holy Mother of God per coro”, “Bogoroditse Djevo per coro”. Il brano “Fratres per violino e pianoforte” è stato eseguito da Francesco D’Orazio al violino e Anna D’Errico al pianoforte. A seguire il direttore Pasquale Corrado ha diretto Il suo “Requiem per voce. Ensemble, sintetizzatori e video. Introito, Sanctus, Libera me” eseguito da Syntax Ensemble. Lo spettacolo è stato ripetuto in due momenti successivi, alle ore 1.15 e alle ore 2.45, coinvolgendo gli spettatori in un percorso musicale che li ha aiutati a immedesimarsi in un’esperienza spirituale.
Per FNM aderire alle celebrazioni ufficiali per gli 800 anni del Cantico delle Creature significa prendere parte a un anniversario che tocca la storia civile del Paese e una tradizione di bene comune, prossimità e attenzione alle fragilità che l’eredità francescana ha saputo generare nel tempo. La scelta di Milano Cadorna non è casuale: le stazioni non sono soltanto snodi di mobilità, ma possono diventare spazi di incontro, di ricucitura urbana e di nuove relazioni. Luoghi insomma capaci di accogliere storie e fragilità, anche attraverso formule innovative di prossimità e solidarietà.
La vittoria di Kimi Antonelli a Monaco ha lasciato anche una foto simbolo. Sul podio con lui è salito Toto Wolff, il capo della Mercedes. In Formula 1 non succede sempre: il trofeo del team può ritirarlo anche un ingegnere, un tecnico o un altro uomo del box. Stavolta è andato Wolff. Una benedizione pubblica per il ragazzo italiano che Mercedes ha scelto come volto del nuovo ciclo.
In F1 sul podio sale un rappresentante del team, non sempre il capo della scuderia
C’è una foto che racconta meglio di tante parole il momento di Kimi Antonelli in Formula 1: lui sul podio di Monaco, con la tuta Mercedes, e accanto Toto Wolff. Non un volto qualunque del box. Il capo della scuderia.
La vittoria nel Principato ha già un valore enorme di per sè. Antonelli ha vinto a 19 anni, ha confermato il suo dominio nel Mondiale e ha riportato un italiano davanti a tutti in una delle gare più iconiche del calendario. Ma la presenza di Wolff sul podio aggiunge un altro pezzo al racconto che Kimi sta scrivendo.
In Formula 1, infatti, sul podio non salgono soltanto i primi tre piloti. C’è anche un quarto trofeo, quello destinato al costruttore vincitore. A riceverlo può essere un rappresentante del team. Non deve essere per forza il Team Principal. Spesso può salire un ingegnere, un tecnico, un meccanico, un responsabile strategico o una figura interna che ha avuto un ruolo nel weekend.
Quando a prendere quel posto è Toto Wolff, però, la scena cambia significato. Wolff non è solo un dirigente. È il volto della Mercedes moderna, l’uomo che ha guidato la squadra nell’era dei titoli mondiali, dei trionfi con Lewis Hamilton, della struttura diventata modello di efficienza nel paddock.
Per questo la sua presenza accanto ad Antonelli può essere letta come l’investitura più grande che la Mercedes potesse fare. Non un comunicato, non una frase di circostanza, non una promessa per il futuro. Un’immagine pubblica, davanti al mondo, nel giorno in cui il pilota italiano si prende Monaco.
Toto Wolff è il Team Principal, CEO e co-proprietario della Mercedes-AMG Petronas Formula One Team. Nato a Vienna nel 1972, ha corso da pilota prima di spostarsi nel mondo degli investimenti e della gestione sportiva. È arrivato in Mercedes nel 2013, dopo l’esperienza da investitore e dirigente in Williams. Da lì ha costruito una delle macchine più vincenti della Formula 1 moderna.
I numeri spiegano meglio del curriculum. Con Wolff al comando, Mercedes ha vinto 8 Mondiali Costruttori consecutivi e 7 Mondiali Piloti. L’era d’oro è stata quella con Lewis Hamilton, ma anche con Nico Rosberg e Valtteri Bottas il team è rimasto per anni il punto di riferimento del paddock. Una squadra capace di vincere, gestire rivalità interne e restare fredda anche nei momenti di massima pressione.
Wolff non è solo un capo da muretto. È anche un uomo d’affari, un dirigente abituato a leggere la Formula 1 come sport, industria e spettacolo globale. Nel 2020 la proprietà del team è stata riorganizzata con quote tra Mercedes-Benz Group, INEOS e lo stesso Wolff. Da quel momento il suo peso non è stato soltanto tecnico o sportivo, ma anche societario.
Fuori dalla pista, Wolff è sposato con Susie Wolff, ex pilota britannica e oggi managing director della F1 Academy, il progetto della Formula 1 dedicato alla crescita delle giovani pilote. La coppia ha un figlio, Jack. Wolff ha anche altri due figli, Benedict e Rosa, nati da un precedente matrimonio.
Con Antonelli, la Mercedes non sta più parlando di futuro. Sta parlando di presente. Lo ha scelto da ragazzino, lo ha lanciato in Formula 1 e lo ha difeso quando il salto sembrava enorme. Ora vince, guida il Mondiale e può diventare il volto della nuova era.
Il podio di Monaco ha raccontato tutto senza bisogno di molte parole. Antonelli non è più il ragazzo da proteggere. È diventato il centro del progetto. E Wolff, salendo accanto a lui, ha messo la faccia sulla scelta più importante della Mercedes degli ultimi anni.
Per il team è anche una risposta a chi aveva dubbi. Promuovere un pilota così giovane in una scuderia abituata a vincere era una scelta rischiosa. Farlo dopo l’era Hamilton, ancora di più. Le vittorie cambiano tutto. E Monaco, in Formula 1, non è mai una vittoria qualsiasi.
Adesso Antonelli corre con aspettative diverse. Ha talento, stanno arrivando i risultati, attenzione mediatica e il sostegno esplicito del suo capo. La Mercedes gli ha dato macchina, fiducia e immagine. Il resto lo sta facendo lui, gara dopo gara.
Kimi Antonelli non è più solo il futuro della Formula 1. A 19 anni vince, guida il Mondiale e fa crescere anche il suo valore economico. Lo stipendio fisso è ancora lontano da Verstappen e Hamilton, ma bonus, premi e sponsor possono cambiare in fretta le cifre.
Lo stipendio fisso è solo una parte: vittorie, podi e sponsor possono far salire i guadagni
Kimi Antonelli è diventato il nome che tutti guardano in Formula 1. A 19 anni, il pilota bolognese della Mercedes sta vivendo una stagione da protagonista assoluto: vittorie, record, leadership mondiale e una pressione che cresce a ogni gran premio. Il trionfo a Monaco, arrivato 22 anni dopo l’ultimo successo italiano nel Principato firmato da Jarno Trulli nel 2004, ha trasformato il suo 2026 in un caso sportivo ed economico.
Il punto ora non è solo quanto vince, ma quanto vale. Perché in Formula 1 il rendimento in pista cambia rapidamente anche il peso commerciale di un pilota. Antonelli è giovane, italiano, corre per una scuderia globale come Mercedes e sta diventando uno dei volti più riconoscibili del Circus. Tutti elementi che incidono su stipendio, bonus e pubblicità.
Le cifre dei contratti in F1 non sono pubbliche e vanno trattate come stime. Secondo alcune valutazioni specializzate, la parte fissa dello stipendio di Antonelli nel 2026 si aggirerebbe intorno ai 2 milioni di dollari. Altre stime, tra cui quelle circolate su Forbes per la stagione precedente, indicano una base da circa 5 milioni di dollari, con una quota variabile legata ai risultati da 7,5 milioni di dollari.
Lo stipendio fisso è solo il punto di partenza. La vera crescita arriva dai bonus: vittorie, podi, pole position, punti conquistati, classifica piloti e obiettivi del team. Con una stagione come quella che Antonelli sta costruendo, la parte variabile può diventare molto più pesante della base contrattuale.
Il confronto con i big resta comunque enorme. Max Verstappen viaggia su cifre da superstar, con guadagni stimati nell’ordine di decine di milioni di dollari a stagione. Anche Lewis Hamilton resta in un’altra categoria economica, spinto da ingaggio, status, sponsor e peso globale del suo marchio personale. Antonelli non è ancora su quei livelli, ma la distanza può ridursi molto più velocemente del previsto.
La Mercedes lo sa. Un pilota che vince a 19 anni, porta risultati, attira pubblico e crea attenzione mediatica diventa subito un asset. Per questo il prossimo rinnovo sarà uno dei passaggi più delicati. Se Antonelli continuerà a guidare il Mondiale e a vincere gare, il suo stipendio fisso sarà quasi certamente ritoccato verso l’alto.
C’è poi il capitolo pubblicità. Antonelli ha un profilo molto appetibile per i marchi: è giovane, pulito, italiano, competitivo e già inserito in un contesto internazionale. La Formula 1, negli ultimi anni, è diventata sempre più social e sempre più pop. Un pilota così può interessare sponsor legati ad automotive, moda, tecnologia, lifestyle, orologi, energia e brand globali che cercano un volto nuovo.
La forza commerciale di Antonelli non dipende solo dai risultati. Conta anche la narrazione: il ragazzo cresciuto nel vivaio Mercedes, l’italiano che riporta il tricolore davanti in F1, il pilota capace di sfidare Verstappen e Hamilton senza sembrare schiacciato dal confronto. È materiale perfetto per campagne pubblicitarie, partnership personali e accordi di immagine.
Il caso Monaco lo dimostra. Vincere nel Principato significa entrare in una vetrina diversa da tutte le altre. Montecarlo è storia, sponsor, lusso, televisioni, ospiti, brand e reputazione. Una vittoria lì pesa anche fuori dalla pista. Per Antonelli, il successo nel GP più glamour del calendario vale molto più dei punti in classifica.
La parte sportiva resta il motore di tutto. Senza risultati, non ci sono bonus e non cresce il valore commerciale. Ma se il 2026 continuerà su questa linea, Antonelli può passare in tempi rapidi dalla fascia dei giovani talenti ben pagati a quella dei piloti simbolo del Mondiale.
Per ora Verstappen e Hamilton restano lontani nelle classifiche degli ingaggi. Ma Antonelli ha dalla sua una cosa che vale tantissimo: il tempo. A 19 anni ha già vittorie, record, attenzione globale e una macchina competitiva. Lo stipendio di oggi racconta il punto di partenza. I prossimi contratti diranno quanto vale davvero il nuovo fenomeno della F1.
Commissione Covid, scontro sulle audizioni in commissariato: le opposizioni abbandonano i lavori e chiedono le dimissioni di Marco Lisei
Scontro nella Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid, dove le opposizioni hanno deciso di abbandonare i lavori denunciando presunte irregolarità nelle modalità di svolgimento delle audizioni. Secondo quanto riferito in una nota congiunta dei gruppi di opposizione, la decisione sarebbe maturata dopo il ricorso a “una linea rossa superata”, legata alla presunta delega a consulenti esterni della Commissione per effettuare audizioni di cittadini all’interno di un commissariato di polizia. Nello specifico, le opposizioni hanno contestato la legittimità della procedura, sostenendo che l’attività parlamentare d’inchiesta non sia delegabile a soggetti esterni e che, in assenza di una deliberazione formale dell’Ufficio di presidenza, tali atti sarebbero da considerarsi “nulli e illegittimi”. Per questo motivo, i gruppi di minoranza hanno annunciato l’uscita dai lavori e chiesto le dimissioni del presidente della Commissione – Marco Lisei di Fratelli d’Italia – accusato di aver trasformato l’organismo in uno strumento di “processo politico”.
“Il presidente ha delegato consulenti della commissione a effettuare interrogatori di semplici cittadini in un commissariato di polizia. Per questo motivo, abbiamo inviato una lettera ai Presidenti di Camera e Senato chiedendo lo sconvocazione dell’audizione di oggi, senza però ottenere risposta. Alle nostre proteste, FdI ha risposto che la delega sarebbe stata decisa in un Ufficio di Presidenza della stessa commissione. Fatto mai avvenuto, perché in Udp non si è mai tenuto un voto sulla delega a soggetti esterni. L’attività dei parlamentari risulta peraltro non delegabile e di conseguenza sia la delega che le attività svolte risultano nulle e illegittime”, si legge nella nota dei Capigruppo di PD, M5S, AVS e Iv. In sostanza, le opposizioni hanno denunciato di aver richiesto la sconvocazione delle audizioni in programma, senza però ottenere risposta dai presidenti di Camera e Senato.
Così, in seguito alla mancata sospensione dei lavori, è arrivata la decisione di abbandonare la Commissione e la richiesta delle dimissioni del Presidente Lisei, “incapace di svolgere il suo ruolo di garanzia perché ormai deciso a trasformare l’inchiesta in un processo politico a chi ha condotto il Paese attraverso la pandemia”. “Torneremo a occuparci degli interrogatori ottenuti con questi metodi illegittimi solo quando i presidenti di Camera e Senato riporteranno la commissione parlamentare d’inchiesta all’interno dei binari della legalità e della Costituzione”, chiosano le opposizioni.
Duro anche il giudizio politico di alcuni esponenti delle minoranze. Il presidente dei senatori del Partito Democratico, Francesco Boccia, ha parlato di una Commissione ridotta a “un plotone di esecuzione”. “Hanno rubacchiato delle parole smozzicate dal presidente in un ufficio di presidenza su altro e l’hanno trasformata in una inchiesta fatta fare in caserma da tecnici nominati dalla maggioranza su indicazione del gruppo di Fratelli d’Italia e il risultato lo vedete: Parlamento umiliato, limiti superati e soprattutto meccanismi che non sono giustificabili”, le parole del capogruppo al Senato del Pd. “Questa commissione – aggiunge Boccia – è nata male. Anche giustamente una parte di noi sin dall’inizio si è chiesta se avesse senso o meno esserci perché si rischiava di legittimarli, ma la verità è che se non ci siamo loro fanno come ti pare, non è che si fermano di fronte alle regole calpestate, di fronte al diritto, del resto non si fermano davanti alla Costituzione”. Duro anche il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Filiberto Zaratti, che ha chiesto un intervento per “ripristinare la legalità”.
La posizione di Fdi
Di segno opposto la posizione di Fdi, che in una nota ha parlato di una “figuraccia senza precedenti delle opposizioni, un clamoroso epic fail in piena regola”. Secondo la maggioranza, “gli stessi componenti che contestavano la procedura al presidente Lisei hanno scoperto che tutte le attività disposte erano state condivise senza obiezioni in ufficio di presidenza, dove erano presenti anche i capigruppo delle opposizioni. Praticamente, dopo aver dato in pasto alla stampa militante una sconclusionata violazione procedurale, oggi come una doccia gelata hanno dovuto prendere atto che hanno concorso alla decisione unanime assunta in Ufficio di presidenza”. Una vicenda definita dai parlamentari di Fratelli d’Italia “grottesca, al netto della clamorosa figuraccia, che pone una grande domanda: perché le opposizioni sono così spaventate dalla raccolta di sommarie informazioni di testimoni chiave sulla vicenda delle presunte tangenti delle mascherine?”.
Respinge ogni accusa anche il presidente della Commissione, Marco Lisei: “Non è stato violato nulla”, ha dichiarato, sottolineando come le attività contestate rientrino nei poteri previsti dall’articolo 82 della Costituzione, che attribuisce alle Commissioni d’inchiesta gli stessi poteri e limiti dell’autorità giudiziaria. Lisei ha inoltre precisato che il ricorso a deleghe per lo svolgimento di attività istruttorie è una prassi già adottata in passato da altre commissioni parlamentari.
A luglio molti pensionati riceveranno un assegno più alto grazie alla quattordicesima Inps. Da agosto potranno arrivare anche i rimborsi Irpef del modello 730, se la dichiarazione è stata trasmessa in tempo.
Pensioni luglio: arriva la quattordicesima
Il cedolino di luglio, dopo la novità sulla reversibilità per le coppie gay sposate all’estro, può portare un aumento per una parte dei pensionati italiani. La quattordicesima viene pagata dall’Inps a chi rispetta i requisiti di età e reddito. Non riguarda tutti gli assegni, ma una platea precisa: pensionati con almeno 64 anni e redditi personali entro i limiti fissati dalla legge.
Il pagamento viene riconosciuto in automatico sulla base dei dati reddituali già disponibili. Chi rientra nei requisiti non deve presentare una nuova domanda per ricevere l’importo a luglio. La richiesta può servire quando la somma non arriva pur avendo diritto al beneficio, oppure quando i dati dell’Inps non risultano aggiornati.
La cifra non è uguale per tutti. L’importo cambia in base agli anni di contribuzione e alla fascia di reddito. Per molti pensionati significa qualche centinaio di euro in più proprio nel mese in cui aumentano spese per bollette, farmaci, assistenza familiare, viaggi o supporto a figli e nipoti.
Chi compie 64 anni nella seconda parte del 2026 o diventa titolare di pensione nel corso dell’anno può non trovare la quattordicesima nel cedolino di luglio. In questi casi l’accredito può slittare a dicembre, quando l’Inps effettua un secondo pagamento per i nuovi aventi diritto.
Pensioni agosto, rimborsi 730: quando arrivano nel cedolino
Il secondo aumento può arrivare con il cedolino di agosto. Riguarda i pensionati che hanno presentato il modello 730/2026 e risultano a credito con il Fisco. Il rimborso Irpef viene accreditato direttamente sulla pensione quando l’Inps opera come sostituto d’imposta.
Le tempistiche dipendono dalla data di trasmissione della dichiarazione. Chi ha inviato il 730 entro giugno può ricevere il rimborso già ad agosto. Per le dichiarazioni arrivate più avanti, l’accredito può scivolare a settembre, ottobre o novembre. Se invece dal 730 emerge un debito, l’Inps applica le trattenute sul rateo pensionistico secondo il calendario fiscale.
Il rimborso può derivare da spese sanitarie, interessi del mutuo, bonus casa, assicurazioni, familiari a carico o altre detrazioni riconosciute. Per questo il cedolino estivo può essere molto diverso da quello dei mesi precedenti: quattordicesima a luglio, conguaglio fiscale da agosto, eventuali trattenute per chi deve restituire somme al Fisco.
Pensioni: come controllare se l’importo è corretto
Il controllo va fatto sul cedolino Inps, disponibile online nell’area personale con Spid, Cie o Cns. Nel documento mensile sono indicate le voci che spiegano l’aumento dell’assegno, comprese somme aggiuntive, conguagli fiscali, trattenute e rimborsi.
Chi non trova la quattordicesima pur avendo almeno 64 anni e redditi compatibili deve verificare la propria posizione reddituale. Può farlo tramite il servizio Inps dedicato alla ricostituzione reddituale, oppure rivolgersi a un patronato.
Per i rimborsi del 730, invece, conta la data in cui l’Agenzia delle Entrate trasmette il risultato contabile all’Inps. Un invio tardivo della dichiarazione non cancella il rimborso, ma sposta l’accredito più avanti. Il cedolino di agosto sarà quindi il primo vero controllo per chi attende soldi dal Fisco dopo la dichiarazione dei redditi.
Tra luglio e agosto le pensioni possono salire anche in modo visibile. La differenza la fanno requisiti personali, redditi dichiarati, anni di contributi e tempi del 730.