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“Mi hanno interrogato per tutta la notte e poi messo in cella. I Mondiali erano il mio sogno”: il racconto dell’arbitro somalo Artan, sbattuto fuori dagli Usa

“Avevo i documenti giusti”. Omar Abdulkadir Artan racconta così, al telefono con il New York Times, la notte che ha cancellato il suo sogno mondiale. L’arbitro somalo, scelto per partecipare ai Mondiali di calcio di quest’estate, non potrà prendere parte al torneo dopo che gli è stato negato l’ingresso negli Stati Uniti al suo arrivo a Miami, su un volo proveniente da Istanbul. La sua vicenda è diventata il simbolo dell’intolleranza che sta caratterizzando questi Mondiali, tra visti negati e perquisizioni alle Nazionali.

Artan ha spiegato di essere arrivato negli Usa convinto di avere tutto in ordine: “Avevo i documenti e tutto il resto in regola”. Secondo il suo racconto, una volta sbarcato è stato portato in una piccola stanza dell’aeroporto, dove gli agenti lo hanno interrogato per tutta la notte. Undici ore di domande, durante le quali gli sarebbe stato chiesto il motivo del viaggio negli Stati Uniti e anche della politica somala. L’arbitro ha detto di aver mostrato i documenti della Fifa e alcune foto della sua carriera da direttore di gara.

Il passaggio successivo è stato ancora più duro. Dopo l’interrogatorio, Artan ha riferito di essere stato trasferito in una cella di detenzione, dove è rimasto per altre ore, prima di essere imbarcato su un volo di ritorno verso Istanbul e poi rientrare a Mogadiscio. “Sono molto, molto deluso. Sono semplicemente un arbitro che cerca di vivere il suo sogno, il più grande sogno della mia vita, venire ai Mondiali”, ha detto al New York Times.

Artan sarebbe potuto diventare il primo arbitro somalo a dirigere una partita dei Mondiali. Nel 2025 era stato nominato miglior arbitro maschile dell’Africa ed era stato scelto dalla Confederazione Africana di Calcio per partecipare al torneo. Ma dopo il respingimento negli Stati Uniti, la Fifa se n’è lavata le mani e ha confermato che non prenderà parte alla competizione.

Il direttore di gara ha dichiarato di non essere stato informato del motivo preciso per cui gli è stato negato l’ingresso nel Paese. La spiegazione ufficiale fornita dalle autorità statunitensi resta generica. Un portavoce della dogana e della protezione delle frontiere aveva dichiarato alla CNN che Artan era stato sottoposto a un controllo aggiuntivo, una procedura definita di routine per verificare le informazioni o stabilire l’ammissibilità del viaggiatore. Al termine dell’ispezione, era stato ritenuto inammissibile “a causa di problemi di verifica”.

“Penso che abbiano un problema con il mio paese”, ha aggiunto Artan. La Somalia rientra infatti tra i Paesi colpiti dalle restrizioni di viaggio introdotte nell’ambito della stretta sull’immigrazione dell’amministrazione Trump. Il caso ha provocato la protesta del governo somalo, che ha chiesto spiegazioni agli Stati Uniti e alla Fifa. Che, da parte sua, ha dichiarato di non avere competenza diretta sulle procedure migratorie del Paese ospitante. “La FIFA non è coinvolta nei processi di immigrazione del Paese ospitante, comprese le procedure di rilascio dei visti, ed è stata informata dalle autorità che lo status del signor Artan non subirà modifiche al momento”, ha dichiarato un portavoce.

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Mondiali, l’amichevole segreta diventa un caso diplomatico: perché la Norvegia è furiosa con la Scozia

Nel calcio moderno non esistono più le amichevoli. Esistono test, sgambate, simulazioni, prove generali, sedute ad alta intensità, partite a porte chiuse, partite a porte chiusissime, partite così segrete che poi finiscono sui giornali norvegesi e diventano un incidente internazionale. Il Mondiale non è ancora cominciato e già Scozia e Norvegia sono riuscite a litigare per una cosa che, in teoria, non avrebbe dovuto vedere nessuno: una partitella d’allenamento a Charlotte, North Carolina.

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La partita doveva servire soprattutto ai giocatori meno utilizzati. Una di quelle cose poco glamour ma fondamentali: novanta minuti senza pubblico, senza inni, senza televisioni, senza epica, ma solo lo staff con la cartellina, GPS sulle schiene e riserve con la missione dichiarata di ricordare al ct di esistere. Poi la Scozia ha cancellato tutto, motivando la scelta con qualche problema fisico e con la necessità di non correre rischi. Traduzione calcistica: il Mondiale è vicino, abbiamo già perso Billy Gilmour nelle amichevoli precedenti, non vogliamo rischiare di aggiungere un’altra cartella clinica prima dell’esordio iridato.

Fin qui, quasi normale. Solo che dall’altra parte c’era Ståle Solbakken, che non l’ha presa esattamente come una piccola variazione di programma. Il ct norvegese ha parlato di comportamento “unprofessional”, puntando il dito contro la federazione scozzese, soprattutto per il modo in cui la notizia è arrivata: non una telefonata diretta tra allenatori, ma una comunicazione passata attraverso i team manager, dopo l’allenamento norvegese. Nel galateo delle amichevoli invisibili, a quanto pare, questo è un fallo da arancione tendente al rosso.

La Scozia, dal canto suo, ha risposto con l’argomento più scozzese possibile: pragmatismo e linea compatta. Steve Clarke ha ridotto l’evento a ciò che per lui era davvero: “Abbiamo avuto uno o due piccoli problemi fisici e abbiamo deciso che non valeva il rischio”, ha spiegato. John McGinn è stato ancora più diretto: “Il nostro lavoro è prenderci cura della Scozia, quello della Norvegia è prendersi cura della Norvegia”.

McGinn ha poi aggiunto il colpo migliore: “Se la Norvegia avesse rischiato di perdere Haaland o Ødegaard prima del Mondiale, avrebbe fatto la stessa cosa”, ha tuonato. Difficile dargli torto. Nel 2026 anche un’amichevole nascosta può diventare una minaccia sistemica se dentro ci sono ginocchia, tendini, assicurazioni, bonus FIFA e l’incubo di mandare a casa un titolare per tacke di troppo.

La Norvegia però aveva le sue ragioni. Solbakken aveva programmato la gestione dei minuti, alcuni giocatori dovevano avere ritmo, altri recuperare le vibes della gara. Ødegaard ha parlato di situazione “kjipt”, cioè fastidiosa, ma ha invitato a trovare soluzioni. Sørloth è stato più duro: “Un peccato, perché quella partita era pronta da tempo”. E in effetti, per chi prepara un Mondiale, una seduta saltata non è mai solo una seduta saltata: è una casella che si muove e costringe a ridisegnare il domino.

Il dettaglio più comico resta però quello finale: la Federcalcio scozzese si è detta sorpresa che la notizia fosse uscita sui media norvegesi, perché l’amichevole doveva essere a porte chiuse e non annunciata pubblicamente. È il capolavoro: una partita segreta, cancellata in segreto, diventa pubblica perché qualcuno si arrabbia pubblicamente per il modo in cui è stata cancellata. Anche questo è il Mondiale, bellezza.

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Il ritiro in un’area per scambisti, i manubri anti-caldo da 400 euro e un terremoto: il Mondiale dell’Inghilterra è già surreale

C’erano una volta i ritiri pre-Mondiale. Si svolgevano in alberghi di lusso simili a fortini inespugnabili e servivano a tenere alta la concentrazione in vista della Coppa, a cementare il gruppo. Ora invece le cose sono cambiate. E anche parecchio. Perché quei periodi di clausura possono assumere sfumature tragiche e grottesche nell’arco di poche ore. Ne sa qualcosa l’Inghilterra di Thomas Tuchel, che negli ultimi giorni ha dovuto fare i conti con situazioni molto diverse tra loro. In attesa dell’amichevole contro il Costa Rica, infatti, la Nazionale dei Tre Leoni si sta allenando a West Palm Beach, in Florida, una meta turistica famosa per il lusso e per le sue spiagge bianche. Eppure lunedì scorso, alle 14 locali, la loro sessione di preparazione è stata interrotta a causa di un terremoto di magnitudo 6.1, il più forte mai registrato nella zona negli ultimi 150 anni. Il sisma ha avuto il suo epicentro a circa 600 chilometri di distanza, sulla costa occidentale di Cuba, e fortunatamente non ha provocato vittime o danni alle abitazioni.

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Dopo la grande paura, però, potrebbe arrivare l’imbarazzo. Una volta affrontato il Costa Rica all’Inter&Co Stadium di Orlando, i Tre Leoni si sposteranno nel loro campo base per il Mondiale, ossia lo Swope Soccer Village a Kansas City. Un luogo appartato e tranquillo. Forse anche troppo. In questi giorni la stampa di Sua Maestà, sempre a caccia di particolari pruriginosi, ha orgogliosamente lanciato uno scoop (se così si può chiamare). Secondo il Sun, infatti, il centro sportivo si troverebbe all’interno di un’area particolarmente apprezzata dagli scambisti all’aperto. Il tabloid è andato ostinatamente a caccia di dettagli e ha monitorato siti locali, giornali, forum e social media pur di sostenere la propria tesi. E poi ha riferito tutto ai suoi lettori. Un team di debunker ha così fatto luce sulla questione, citando addirittura un post dello scorso anno di un utente anonimo su Facebook: “Qualcuno sa cosa succede a Swope Park di notte? Sembra che ogni volta che ci passo in macchina mentre torno a casa, ci siano sempre molte più auto parcheggiate intorno al parco di quanto mi dovrei aspettare”.

Il Sun sperava di creare imbarazzo alla Federcalcio inglese, che però ha fatto cadere la questione in un compassionevole silenzio. Sì, perché il problema non è tanto ciò che accade di notte, quanto ciò che succede di giorno. Le temperature asfissianti rischiano di diventare un fattore decisivo. Per questo Tuchel aveva chiesto ai suoi di passare qualche giorno di vacanza in Florida prima del ritiro per ambientarsi e acclimatarsi. Dan Burn, difensore del Newcastle con 7 presenze con la maglia dell’Inghilterra, ha deciso di prendere in parola il cittì e ha portato la famiglia a Disneyland. Camminando sotto il sole per ore. Una scelta straziante che sembra essersi trasformata in un vantaggio. Dopo la sfida amichevole contro la Nuova Zelanda di domenica scorsa, Burn è rimasto sorpreso per la sua resistenza all’afa. “Penso che abbiamo gestito abbastanza bene il caldo, ottenendo una vittoria e mantenendo la porta inviolata. Possiamo partire da qui – ha detto – A essere sincero, non ho notato il caldo più di tanto. Non fraintendetemi, non era come un sabato pomeriggio a Newcastle, ma mi sentivo molto meglio di quanto potessi pensare”.

Per chi non ha sviluppato la stessa resistenza al caldo di Burn, Tuchel ha pensato a un piccolo aiuto esterno. In questi giorni la Nazionale sta familiarizzando con dei gadget tecnologici che promettono miracoli. Si tratta di dispositivi simili ai manubri da palestra che raffreddano i palmi delle mani dei calciatori e, di conseguenza, possono aiutare ad abbassare la temperatura corporea. Questi condizionatori portatili si chiamano CryoTherm Palm e sono prodotti da Therabody. Ognuno costa circa 349 sterline, circa 405 euro, e non sono ancora disponibili sul mercato britannico. L’Inghilterra userà CryoTherm durante gli allenamenti e durante il cooling break. E secondo la stampa inglese il Manchester United si sarebbe già interessato ad acquistarne uno stock per la prima squadra.

Non va poi meglio alla Svizzera. Gli elvetici sono in ritiro a San Diego. Non un dettaglio da poco, visto che la squadra si trova in un’area famosa per la presenza di serpenti (si è parlato addirittura di 12 specie diverse, tra cui i serpenti a sonagli). Ma non basta. Lunedì mattina, alle 9.30 locali, le 18.30 in Italia, è scoppiato un incendio nell’area boschiva a pochi minuti di auto dall’hotel Fairmont Grand del Mar, dove alloggia la Nazionale. Il vento e il caldo estremo hanno soffiato sul rogo, fino a farlo estendere per circa 65 ettari, con le autorità che hanno diramato comunicati e avvisi di evacuazione agli abitanti. Un pericolo che ha solo lambito la squadra Svizzera, ma che ha fatto crescere la tensione della spedizione rossocrociata.

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I controlli per le Nazionali negli Usa sono un caso: anche De Bruyne e il Belgio perquisiti con metal detector sotto le scarpe all’arrivo

Non solo il Senegal in aeroporto e l’Uzbekistan allo stadio. Anche il Belgio si è dovuto sottoporre a dei controlli rigidissimi appena atterrato negli Usa. C’è infatti una foto virale in cui Kevin De Bruyne, giocatore del Napoli, ex Manchester City e tra i giocatori più forti al mondo degli ultimi 10 anni, seduto su una sedia appena sceso dall’aereo, con un metal detector passato anche intorno alle sue scarpe.

E così anche suoi compagni di squadra, ritratti immobili, con braccia larghe e controllati in ogni parte del corpo. Controlli molto rigidi, che negli Usa sembrano però ormai diventati una pratica comune. Prima Sadio Mané, Kalidou Koulibaly e tutto il Senegal, poi Fabio Cannavaro insieme al suo Uzbekistan prima di un’amichevole con l’Olanda, adesso anche il Belgio: le perquisizioni e i controlli degli addetti alla sicurezza nel Paese di Donald Trump sono ormai diventati un caso.

Basta fare banalmente un giro sui social per vedere diverse persone stupirsi di ciò e chiedersi il perché di vere e proprio perquisizioni con metal detector anche sotto le scarpe e in alcuni casi – come in quello dell’Uzbekistan – anche un cane antidroga ad annusare borse e valigie dei calciatori e dello staff. Se questa politica verrà spiegata non è dato saperlo, ma i Mondiali devono ancora cominciare e sono già diversi i temi di discussione fuori dal campo: da controlli come quelli a cui si sono sottoposti Belgio e Senegal tra le tante fino all’espulsione dell’arbitro somalo o del fotografo iracheno senza motivi validi o comunque esplicitati, passando per le strette sull’Iran e sui suoi tifosi, adesso anche impossibilitati a seguire la nazionale.

The treatment Kevin de Bruyne received upon arrival into the US ???????? pic.twitter.com/HXux2jHLPS

— World Cup HQ (@WorldCup26HQ) June 9, 2026

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Platini ha denunciato Infantino per diffamazione e traffico di influenze a 3 giorni dal Mondiale: “Persecuzione dolosa”

L’ex presidente della Uefa Michel Platini ha avviato lunedì procedimenti civili e penali contro la Fifa e l’attuale presidente Gianni Infantino, in relazione alle accuse di corruzione del 2015 che, secondo l’ex calciatore della Nazionale francese e della Juventus, avrebbero compromesso la sua candidatura alla guida della federazione mondiale. La denuncia penale, presentata ai tribunali francesi – secondo quanto riporta la Bbc – accusa Infantino e due ex dirigenti Fifa – di “persecuzione dolosa”. In una separata azione civile, Platini, 70 anni, chiede un risarcimento economico alla Fifa per i presunti tentativi di ostacolare la sua elezione a presidente.

Le nuove denunce sono state annunciate tre giorni prima dell’inizio dei Mondiali di calcio che si stanno disputando in Nord America e che hanno spesso permesso a Infantino di condividere il palcoscenico politico con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Infantino è stato eletto presidente della Fifa nel 2016, a sorpresa, proveniente dalla Uefa, l’organo calcistico europeo di cui era stato a lungo segretario generale del presidente Platini. Negli ambienti calcistici, Platini era ampiamente considerato il favorito per la presidenza della Fifa e successore del suo ex mentore Sepp Blatter, che lasciava l’incarico in seguito alle indagini federali statunitensi sulla corruzione tra i dirigenti del calcio, rese pubbliche nel maggio 2015.

Quattro mesi dopo, sia Platini che Blatter sono stati oggetto di un’indagine svizzera separata per un pagamento di 2 milioni di franchi svizzeri (2,5 milioni di dollari) al francese, che avrebbe comportato la loro rimozione anticipata dall’incarico. Sia Platini che Blatter sono stati assolti due volte dall’accusa di frode ai danni della Fifa, prima nel 2022, quando sono stati processati congiuntamente in Svizzera, e poi di nuovo l’anno scorso in appello dalla procura federale. Tra i cinque uomini citati nella denuncia penale di Platini figurano anche il procuratore generale svizzero nel 2015, Michael Lauber, e l’allora direttore legale della Fifa, Marco Villiger.

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Lo stadio dei sogni prende forma mentre l’AS Roma interroga i tifosi

Parte una maxi consultazione tra sostenitori giallorossi e abbonati: il club vuole raccogliere idee, esigenze e aspettative sul futuro stadio di Pietralata.

Il nuovo stadio della Roma passa anche dalla voce dei tifosi

Il futuro stadio della Roma non sarà soltanto una questione di cemento, tribune e infrastrutture. Prima ancora che sorgano gradinate e sky box, il club giallorosso ha deciso di ascoltare chi quello stadio dovrà viverlo ogni settimana: i tifosi. Nelle prossime ore migliaia di sostenitori riceveranno infatti una mail contenente un questionario dettagliato dedicato al progetto dell’impianto di Pietralata.

L’iniziativa coinvolgerà non solo gli oltre 40 mila abbonati dell’Olimpico, ma anche chi ha acquistato almeno un biglietto negli ultimi anni o ha manifestato interesse verso le comunicazioni ufficiali della società. Un bacino enorme, che conferma la volontà della proprietà di costruire un impianto sempre più vicino alle esigenze della propria comunità.

Accessi, servizi e posti premium: cosa chiede il club

La consultazione affronterà numerosi aspetti legati all’esperienza stadio. Dalle modalità di ingresso alla disposizione dei settori, passando per servizi aggiuntivi, fasce di prezzo, comfort e nuove aree dedicate all’intrattenimento. Tra i temi più interessanti figurano anche le esperienze premium, come le lounge panoramiche e gli spazi esclusivi pensati per chi cerca una fruizione diversa della partita.

Nel questionario compariranno inoltre alcune immagini illustrative del futuro impianto. Si tratta però di rappresentazioni preliminari, senza alcun valore progettuale definitivo, utilizzate esclusivamente per aiutare i tifosi a comprendere meglio le possibili soluzioni allo studio.

Che ne dite di un abbonamento a vita?

Tra le domande destinate a suscitare maggiore curiosità spicca quella relativa a una formula di abbonamento di lunghissima durata, fino a trent’anni. Un’idea che, se sviluppata, potrebbe trasformarsi in una sorta di tessera permanente per i sostenitori più fedeli.

La survey, completamente anonima e priva di finalità commerciali immediate, richiederà un tempo di compilazione compreso tra dieci e venti minuti. I partecipanti potranno inoltre candidarsi per successivi focus group previsti nelle prossime settimane, durante i quali alcuni temi emersi saranno approfonditi direttamente con i rappresentanti della tifoseria.

Mentre l’iter amministrativo dello stadio di Pietralata continua il proprio percorso nelle sedi istituzionali, la Roma prova così a costruire un altro tassello fondamentale del progetto: il consenso e la partecipazione di chi, un giorno, riempirà quelle tribune. Perché uno stadio moderno non si misura soltanto in posti a sedere, ma anche nella capacità di trasformare i tifosi da semplici spettatori a protagonisti del cambiamento.

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“Gli Usa hanno revocato la quota dei biglietti dei Mondiali per i nostri tifosi”: l’ultima denuncia dell’Iran

La federazione calcistica iraniana ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno revocato l’assegnazione dei biglietti per le partite della fase a gironi dei Mondiali 2026, accusando il Paese di Trump di ostacolare la presenza dei tifosi iraniani, vista l’aspra disputa diplomatica in corso. Non si fermano le polemiche dopo i vari casi degli ultimi giorni. “A meno di tre giorni dall’inizio dei Mondiali del 2026, gli Stati Uniti hanno agito ancora una volta per ostacolare la presenza dei tifosi iraniani negli stadi che ospiteranno le tre partite della fase a gironi della nazionale”, ha dichiarato la federazione in un comunicato. Dopo i mancati visti a diversi membri dello staff della nazionale, le restrizioni per i giorni della partita (l’Iran sarà costretto a fare andata e ritorno il giorno della partita, tutto entro 24 ore), adesso anche problemi per i tifosi.

La federazione calcistica iraniana ha poi affermato che i regolamenti Fifa prevedono l’assegnazione dell’8% dei biglietti per ogni partita, distribuiti poi alle federazioni partecipanti per i rispettivi tifosi attraverso i canali ufficiali. Secondo la dichiarazione, l’Iran aveva già iniziato la vendita dei biglietti per le partite della fase a gironi contro Nuova Zelanda, Belgio ed Egitto – tutte in programma negli Stati Uniti – dopo aver ricevuto la sua quota e alcuni tifosi avevano già acquistato i ticket. “Ma, con una mossa inaspettata, la quota assegnata alla Federazione calcistica iraniana è stata revocata e, nelle circostanze attuali, la federazione non è in grado di fornire nemmeno un singolo biglietto ai tifosi della nazionale”, si legge nella dichiarazione.

L’Iran ha definito la decisione “contraria allo spirito che regola le competizioni internazionali e al principio di uguaglianza tra i Paesi partecipanti”. Ha inoltre invitato la Fifa e gli organizzatori del torneo “a rispettare i principi di neutralità, equità e regolamenti stabiliti, e a fornire le condizioni necessarie ai tifosi iraniani“. Né la Fifa né gli organizzatori statunitensi hanno ancora commentato pubblicamente l’accusa iraniana.

La denuncia rappresenta l’ultima controversia relativa alla partecipazione dell’Iran ai Mondiali, dopo i problemi con i visti che, secondo Teheran, hanno impedito l’ingresso negli Stati Uniti a circa 15 membri dello staff amministrativo e dirigenziale della delegazione. Le crescenti tensioni hanno inoltre spinto l’Iran ad annunciare lo spostamento del proprio centro di allenamento per i Mondiali nella città messicana di Tijuana, al confine con il Messico, anziché a Tucson, in Arizona, come inizialmente previsto. L’Iran esordirà contro la Nuova Zelanda a Los Angeles il 15 giugno, per poi affrontare il Belgio, sempre a Los Angeles, il 21 giugno e l’Egitto a Seattle il 26 giugno.

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Il Mondiale negli Usa mostra il vero volto di Trump nel silenzio della Fifa: giocatori perquisiti e interrogati, l’arbitro somalo respinto

Il miglior arbitro d’Africa con passaporto diplomatico escluso dai Mondiali perché non può entrare negli Stati Uniti. Ayman Hussein, stella del calcio iracheno, bloccato in aeroporto, interrogato per 7 ore e sottoposto a lunghissimi controlli. Un campione del mondo e Pallone d’Oro come Fabio Cannavaro, attuale ct dell’Uzbekistan, perquisito con metal detector e cani antidroga prima di entrare allo stadio. L’Iran obbligato a entrare e uscire dagli Usa in massimo 24 ore e senza tutto lo staff al seguito, causa visti negati. Stelle come Koulibaly e Sadio Mané costretti a sedersi appena scesi dall’aereo e a togliersi anche le scarpe per essere perquisiti. L’Iraq senza Tala Salah, fotografo ufficiale che ha trascorso più di dieci ore sotto ispezione e alla fine si è visto negare l’ingresso. Il nazionale svizzero Breel Embolo costretto a raggiungere la squadra 24 ore dopo a causa di problemi con l’autorizzazione ESTA. Senza contare i rischi di comprimere il diritto di cronaca dei giornalisti delle nazionalità maggiormente monitorate negli Usa e l’ultima denuncia dell’Iran: “A meno di tre giorni dall’inizio dei Mondiali del 2026, gli Stati Uniti hanno ancora una volta ostacolato la presenza dei tifosi iraniani negli stadi che ospiteranno le tre partite della fase a gironi della nazionale”

I Mondiali di calcio tra Stati Uniti, Messico e Canada devono ancora iniziare, ma rischiano già di amplificare la stretta e la politica di Donald Trump sull’immigrazione, creando diversi disagi anche a campioni del mondo del calcio. Il tutto nel silenzio della Fifa, che se n’è già lavata le mani addossando la competenza al Paese ospitante nonostante le rassicurazioni degli scorsi anni. D’altronde i rapporti piuttosto stretti e amichevoli tra Trump e Infantino sono ormai noti ai più.

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Il caso Omar Artan, arbitro somalo escluso

Tra i casi più discussi degli ultimi giorni c’è quello dell’arbitro Omar Abdulkadir Artan, miglior direttore di gara d’Africa nel 2025 e scelto dalla Confederazione Africana di Calcio per partecipare ai Mondiali di quest’anno. Artan, però, non ci sarà: gli è stato negato l’ingresso negli Stati Uniti senza motivazioni precise e dettagliate. Un fatto confermato dalla Fifa, che però ha deciso – tramite un portavoce – di lavarsene rapidamente le mani: “Non siamo coinvolti nei processi di immigrazione del Paese ospitante, comprese le procedure di rilascio dei visti, ed è stata informata dalle autorità che lo status del signor Artan non subirà modifiche al momento. In linea con quanto avvenuto in precedenti eventi Fifa, è il governo ospitante a determinare in ultima analisi chi riceve il visto e chi viene ammesso nel proprio Paese”. Nel caso di Artan, non è bastato nemmeno un passaporto diplomatico.

L’Iran costretto a fare tutto in 24 ore

Per alcuni mesi la partecipazione dell’Iran – viste le tensioni con gli Usa – è addirittura stata messa in discussione. Alla fine la Nazionale sarà presente ai Mondiali, ma con restrizioni considerate dalla stessa delegazione “inaccettabili”. Partendo dai visti: sono stati concessi all’ultimo momento, ma solo ai calciatori e a pochissimi membri dello staff. Il resto è stato costretto a rimanere nel proprio Paese. L’ex Inter Taremi e compagni saranno così presenti, ma non al completo e con uno staff dimezzato. In più, i calciatori di Teheran potranno entrare negli Stati Uniti soltanto il giorno stesso della partita e poi ripartire immediatamente. Tutto deve avvenire in massimo 24 ore. “Possiamo entrare la mattina e dobbiamo ripartire lo stesso giorno”, ha affermato l’ambasciatore iraniano in Messico Abolfazl Pasandideh. Le restrizioni americane complicano, senza dubbio, logisticamente la permanenza degli iraniani ai Mondiali. Con possibili ripercussioni anche sotto il profilo dei risultati.

Iraq, Hussein interrogato per 7 ore. Espulso il fotografo

I problemi hanno colpito anche l’Iraq. Secondo quanto riferito su X dall’agenzia Tansim News, Ayman Hussein, stella del calcio iracheno, è rimasto bloccato per circa 7 ore in aeroporto perché sottoposto a lunghissimi controlli e interrogato a lungo. Tala Salah, fotografo ufficiale della squadra, è stato invece espulso e mandato a casa dopo esser rimasto bloccato per circa 12 ore all’aeroporto internazionale di O’Hare.

L’italiano Cannavaro perquisito

I controlli rigidissimi sono proseguiti anche negli stadi, oltre che in aeroporto. Vittima ne è stata anche la Nazionale dell’Uzbekistan, il cui commissario tecnico è Fabio Cannavaro. Proprio lo stesso Cannavaro, campione del mondo nel 2006 con l’Italia, calciatore amatissimo e conosciutissimo in tutto il mondo, oggi allenatore, è stato perquisito dopo esser sceso dall’autobus prima dell’amichevole a New York contro l’Olanda, poi persa 2-1. Prima con i metal detector, poi anche un cane antidroga ad annusare le borse di staff e calciatori. Fonti Usa parlano di “controlli più serrati vista la presenza di Donald Trump a New York”, peraltro fischiatissimo durante il match Nba tra New York Knicks e San Antonio Spurs.

I senegalesi costretti a togliere le scarpe

Tra i casi più recenti è invece quello del Senegal, perquisito appena sceso dall’aereo. La formazione africana – che in rosa ha gente del calibro di Kalidou Koulibaly e Sadio Mané – si è dovuta sottoporre a controlli rigidi immediatamente dopo aver fatto le scale dell’aereo. Ogni calciatore veniva fatto sedere su una sedia e veniva perquisito, addirittura costretto a togliere le scarpe. Il tutto immortalato da un membro dello staff tra lo stupore generale. Il Senegal – insieme ad Haiti, Iran e Costa d’Avorio – è tra i quattro Paesi partecipanti ai Mondiali “vittima” di restrizioni e sui viaggi imposte dall’amministrazione Trump negli Stati Uniti. Misure che hanno già di per sé complicato gli spostamenti non solo per i tifosi che speravano di assistere alle partite negli Stati Uniti, ma anche per i giocatori e i dirigenti delle squadre, nonostante le esenzioni previste per atleti, staff tecnico e personale delle federazioni.

I rapporti tra Trump e Infantino

Con già diversi casi a far discutere, la Fifa tace. O quando interviene, lo fa solo per lavarsene le mani e non prendersi responsabilità. D’altronde sono noti ormai i rapporti d’amicizia tra Gianni Infantino e Donald Trump. Il presidente Fifa e il tycoon sono stati spesso immortalati in diversi eventi insieme, Infantino ha anche creato e consegnato un premio per la pace su misura per il presidente Usa e c’è anche un ufficio di rappresentanza Fifa all’interno della Trump Tower. Solo due degli esempi dei rapporti strettissimi tra i due presidenti, legati anche da interessi in comune.

Il problema dei cronisti

I controlli all’ingresso, tra l’altro, complicano anche gli spostamenti dei giornalisti. La scorsa settimana, il presidente dell’Associazione internazionale della stampa sportiva Gianni Merlo ha espresso al responsabile delle relazioni con i media della Fisa preoccupazione per il diniego dei visti d’ingresso ai cronisti: Merlo ha sottolineato i corrispondenti provenienti dall’Iran e da Paesi africani avranno un problema in più, poiché gli è stato concesso il permesso di entrare negli Usa una sola volta. In pratica, se vanno in Messico o in Canada per seguire una partita non possono rientrare senza ottenere un nuovo visto, la cui procedura potrebbe richiedere settimane o mesi. “Si tratta di casi innumerevoli e inaccettabili – ha scritto Merlo – I politici dicono sempre che lo sport unisce e costruisce ponti tra i giovani nei Paesi in conflitto, ma in questo caso stiamo andando nella direzione opposta”.

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Mondiali, Cannavaro e il suo Uzbekistan perquisiti con cani antidroga: controlli rigidissimi a New York

A pochi giorni dall’inizio dei Mondiali del 2026, la nazionale uzbeka si è trovata ad affrontare una situazione insolita (o meglio, negli Usa sembra esser diventata quasi normalità) al suo arrivo allo stadio di New York, dove ha disputato un’amichevole contro l’Olanda, persa 2-1 all’ultimo secondo. Una volta scesi dall’autobus, i membri della squadra asiatica – tra cui Fabio Cannavaro, il commissario tecnico, tra i primi a essere perquisiti – sono stati sottoposti a un rigoroso controllo di sicurezza da parte del personale responsabile della sede dell’evento. I calciatori, i membri dello staff tecnico e gli altri membri della delegazione hanno dovuto mettersi in fila per essere controllati con i metal detector, mentre i loro effetti personali venivano ispezionati da cani antidroga.

Le immagini mostrate da Espn mostrano i giocatori lasciare a terra zaini e borse per facilitare i controlli, durati diversi minuti. Tra i primi a essere sottoposti all’operazione c’era appunto anche il commissario tecnico Fabio Cannavaro, capitano nell’ultimo Mondiale vinto dall’Italia nel 2006. La scena ha colto di sorpresa diversi membri della delegazione uzbeka – stupiti come si vede dalle immagini – che non si aspettavano un protocollo di sicurezza così imponente a pochi minuti dall’ingresso nello stadio in cui hanno poi disputato l’ultima partita di preparazione ai Mondiali. Secondo diverse fonti, le misure straordinarie sarebbero state adottate in risposta alla presenza del presidente statunitense Donald Trump in città – peraltro fischiatissimo al Madison Square Garden durante il match tra Knicks e San Antonio – che ha comportato un aumento dei controlli di sicurezza in vari punti di New York. Intanto tra l’arbitro somalo rispedito a casa, il calciatore iracheno costretto a ore di controlli e l’Iran costretto a entrare e uscire dagli Usa in giornata, sono diversi i casi che stanno facendo discutere negli Stati Uniti. E i Mondiali devono ancora cominciare.

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Gli Usa negano l’ingresso all’arbitro somalo Omar Artan: escluso dai Mondiali. La Fifa se ne lava le mani: “È il governo ospitante a decidere”

Prima il ritardo ai visti per i giocatori dell’Iran (negato a dirigenti e staff), poi Ayman Hussein, stella del calcio iracheno, bloccato in aeroporto e sottoposto a lunghissimi controlli. Adesso anche problemi per i direttori di gara. L’arbitro somalo Omar Abdulkadir Artan non prenderà parte ai Mondiali di calcio di quest’estate dopo che gli è stato negato l’ingresso negli Stati Uniti, come confermato lunedì dalla FIFA. Interpellato sul caso di Artan, un portavoce della dogana e della protezione delle frontiere statunitensi ha dichiarato alla CNN che l’uomo è stato sottoposto a un controllo aggiuntivo al suo arrivo a Miami, dopo un volo proveniente da Istanbul.

“Durante le procedure di controllo, il viaggiatore è stato sottoposto a un’ispezione aggiuntiva, una procedura di routine del CBP (Customs and Border Protection) che prevede la verifica delle informazioni o la determinazione dell’ammissibilità”, ha dichiarato il portavoce. “Dopo l’ispezione, il viaggiatore, arbitro della Coppa del Mondo FIFA, è stato ritenuto inammissibile a causa di problemi di verifica e gli è stato negato l’ingresso“.

La Somalia è uno dei 39 Paesi colpiti dal divieto di viaggio imposto dall’amministrazione Trump. Il portavoce del CBP non ha fornito dettagli sul motivo per cui ad Artan è stato negato l’ingresso nonostante un passaporto diplomatico. Artan è stato nominato miglior arbitro maschile dell’Africa nel 2025 ed è stato scelto dalla Confederazione Africana di Calcio per partecipare ai Mondiali di quest’anno. “La FIFA non è coinvolta nei processi di immigrazione del Paese ospitante, comprese le procedure di rilascio dei visti, ed è stata informata dalle autorità che lo status del signor Artan non subirà modifiche al momento“, ha dichiarato un portavoce della FIFA in un comunicato. “In linea con quanto avvenuto in precedenti eventi FIFA, è il governo ospitante a determinare in ultima analisi chi riceve il visto e chi viene ammesso nel proprio Paese”.

La notizia del divieto di ingresso per Artan giunge dopo che anche altri Paesi, in particolare l’Iran, hanno riscontrato problemi di ingresso negli Stati Uniti a causa delle rigide politiche migratorie dell’amministrazione Trump. Il presidente della federazione calcistica iraniana, Mehdi Taj, ha dichiarato domenica che alla nazionale di calcio iraniana era stato concesso il permesso di entrare negli Stati Uniti per il torneo , ma “solo un giorno prima della partita”, secondo quanto riportato dai media semi-ufficiali iraniani, scatenando accuse di trattamento ingiusto. Amir Ghalenoei, allenatore della nazionale iraniana, ha aggiunto che ad alcuni membri dello staff dirigenziale, ai giornalisti e a un direttore esecutivo non è ancora stato concesso il permesso di partecipare al torneo.

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Calendario Mondiali: date e orari delle partite, dove vedere in tv e streaming (Dazn e in chiaro sulla Rai)

Dall’11 giugno al 19 luglio Usa, Canada e Messico ospiteranno l’edizione 2026 dei Mondiali di calcio, il primo a 48 squadre e il primo con 32 qualificate alla fase finale. Non ci sarà l’Italia, che salta la Coppa del Mondo per la terza edizione consecutiva dopo l’eliminazione ai rigori contro la Bosnia-Erzegovina. Aumentando il numero di squadre, cambia anche il regolamento delle nazionali che si qualificheranno ai sedicesimi di finale. Oltre alle prime due di ogni raggruppamento, da quest’anno si qualificano anche le migliori terze, che avranno una classifica “a parte”, con 12 squadre all’interno. Le 8 che faranno più punti avanzeranno ai sedicesimi di finale. Di seguito il calendario completo della competizione (con gli orari italiani), dove vedere in tv e streaming le partite e quali saranno visibili anche sulla Rai in chiaro.

Mondiali 2026, i gironi e il nuovo regolamento
Mondiali 2026, tutti i convocati e le formazioni tipo delle 48 Nazionali

Mondiali 2026, il calendario

Gruppo A

11 giugno, ore 21:00 | Messico – Sudafrica (Città del Messico)
12 giugno, ore 04:00 | Corea del Sud – Repubblica Ceca (Zapopan)
18 giugno, ore 18:00 | Repubblica Ceca – Sudafrica (Atlanta)
19 giugno, ore 03:00 | Messico – Corea del Sud (Zapopan)
25 giugno, ore 03:00 | Repubblica Ceca – Messico (Città del Messico)
25 giugno, ore 03:00 | Sudafrica – Corea del Sud (Guadalupe)

Gruppo B

12 giugno, ore 21:00 | Canada – Bosnia ed Erzegovina (Toronto)
13 giugno, ore 21:00 | Qatar – Svizzera (Santa Clara)
18 giugno, ore 21:00 | Svizzera – Bosnia ed Erzegovina (Los Angeles)
19 giugno, ore 24:00 | Canada – Qatar (Vancouver)
24 giugno, ore 21:00 | Svizzera – Canada (Vancouver)
24 giugno, ore 21:00 | Bosnia ed Erzegovina – Qatar (Seattle)

Gruppo C

14 giugno, ore 24:00 | Brasile – Marocco (New York)
14 giugno, ore 03:00 | Haiti – Scozia (Boston)
20 giugno, ore 00:00 | Scozia – Marocco (Boston)
20 giugno, ore 03:00 | Brasile – Haiti (Philadelphia)
25 giugno, ore 00:00 | Scozia – Brasile (Miami)
25 giugno, ore 00:00 | Marocco – Haiti (Atlanta)

Gruppo D

13 giugno, ore 03:00 | Stati Uniti – Paraguay (Los Angeles)
14 giugno, ore 06:00 | Australia – Turchia (Vancouver)
19 giugno, ore 21:00 | Stati Uniti – Australia (Seattle)
20 giugno, ore 06:00 | Turchia – Paraguay (Santa Clara)
26 giugno, ore 04:00 | Turchia – Stati Uniti (Los Angeles)
26 giugno, ore 04:00 | Paraguay – Australia (Santa Clara)

Gruppo E

14 giugno, ore 19:00 | Germania – Curaçao (Houston)
15 giugno, ore 01:00 | Costa d’Avorio – Ecuador (Philadelphia)
20 giugno, ore 22:00 | Germania – Costa d’Avorio (Toronto)
21 giugno, ore 02:00 | Ecuador – Curaçao (Kansas City)
25 giugno, ore 22:00 | Curaçao – Costa d’Avorio (Philadelphia)
25 giugno, ore 22:00 | Ecuador – Germania (New York)

Gruppo F

14 giugno, ore 22:00 | Olanda – Giappone (Dallas)
15 giugno, ore 04:00 | Svezia – Tunisia (Guadalupe)
20 giugno, ore 19:00 | Olanda – Svezia (Houston)
21 giugno, ore 06:00 | Tunisia – Giappone (Guadalupe)
26 giugno, ore 01:00 | Giappone – Svezia (Dallas)
26 giugno, ore 01:00 | Tunisia – Olanda (Kansas City)

Gruppo G

15 giugno, ore 21:00 | Belgio – Egitto (Seattle)
16 giugno, ore 03:00 | Iran – Nuova Zelanda (Los Angeles)
21 giugno, ore 21:00 | Belgio – Iran (Los Angeles)
22 giugno, ore 03:00 | Nuova Zelanda – Egitto (Vancouver)
27 giugno, ore 05:00 | Egitto – Iran (Seattle)
27 giugno, ore 05:00 | Nuova Zelanda – Belgio (Vancouver)

Gruppo H

15 giugno, ore 18:00 | Spagna – Capo Verde (Atlanta)
16 giugno, ore 00:00 | Arabia Saudita – Uruguay (Miami)
21 giugno, ore 18:00 | Spagna – Arabia Saudita (Atlanta)
22 giugno, ore 00:00 | Uruguay – Capo Verde (Miami)
27 giugno, ore 02:00 | Capo Verde – Arabia Saudita (Houston)
27 giugno, ore 02:00 | Uruguay – Spagna (Zapopan)

Gruppo I

16 giugno, ore 21:00 | Francia – Senegal (New York)
17 giugno, ore 00:00 | Iraq – Norvegia (Boston)
22 giugno, ore 23:00 | Francia – Iraq (Philadelphia)
23 giugno, ore 02:00 | Norvegia – Senegal (New York)
26 giugno, ore 21:00 | Norvegia – Francia (Boston)
26 giugno, ore 21:00 | Senegal – Iraq (Toronto)

Gruppo J

17 giugno, ore 03:00 | Argentina – Algeria (Kansas City)
17 giugno, ore 06:00 | Austria – Giordania (Santa Clara)
22 giugno, ore 19:00 | Argentina – Austria (Dallas)
23 giugno, ore 05:00 | Giordania – Algeria (Santa Clara)
28 giugno, ore 04:00 | Algeria – Austria (Kansas City)
28 giugno, ore 04:00 | Giordania – Argentina (Dallas)

Gruppo K

17 giugno, ore 19:00 | Portogallo – RD Congo (Houston)
18 giugno, ore 04:00 | Uzbekistan – Colombia (Città del Messico)
23 giugno, ore 19:00 | Portogallo – Uzbekistan (Houston)
24 giugno, ore 04:00 | Colombia – RD Congo (Zapopan)
28 giugno, ore 01:30 | Colombia – Portogallo (Miami)
28 giugno, ore 01:30 | RD Congo – Uzbekistan (Atlanta)

Gruppo L

17 giugno, ore 22:00 | Inghilterra – Croazia (Dallas)
18 giugno, ore 01:00 | Ghana – Panama (Toronto)
23 giugno, ore 22:00 | Inghilterra – Ghana (Boston)
24 giugno, ore 01:00 | Panama – Croazia (Toronto)
27 giugno, ore 23:00 | Panama – Inghilterra (New York)
27 giugno, ore 23:00 | Croazia – Ghana (Philadelphia)

Fase finale

  • Sedicesimi di finale: dal 28 giugno al 3 luglio
  • Ottavi di finale: dal 4 al 7 luglio
  • Quarti di finale: dal 9 all’11 luglio
  • Semifinali: 14 e 15 luglio
  • Finale 3° posto: 18 luglio
  • Finale: 19 luglio al MetLife Stadium di New York (ore 21:00 italiane)

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Mondiali 2026, i gironi e il nuovo regolamento: passano anche le migliori terze | La guida

Non più 32, ma 48 squadre. Non più uno o due Paesi, ma ben tre quelli ospitanti. Ci siamo: tutto è pronto per l’edizione 2026 dei Mondiali che si svolge tra Stati Uniti, Canada e Messico. Un’edizione che inaugura una nuova era, con un nuovo regolamento. Non più otto gironi, ma dodici. Non più solo due qualificate: anche le 8 migliori terze accedono alla fase a eliminazione diretta, che comincia dai sedicesimi di finale.

Non c’è l’Italia – eliminata come noto ai playoff ai rigori dalla BosniaErzegovina -, ma ci sono ben 16 squadre europee, con anche 6 sudamericane, 6 nordamericane, 10 africane, 9 asiatiche e 1 oceanica. Ci sono quindi 16 squadre in più rispetto all’ultima edizione dei Mondiali. La partita inaugurale si gioca a Città del Messico, nel leggendario Azteca, e la finale invece al MetLife di East Rutherford, molto vicino a New York. Ben 78 le partite in programma negli Usa, 13 invece in Messico e 13 in Canada. Di seguito i gironi sorteggiati a novembre, le novità di regolamento e il calendario della competizione.

Mondiali 2026, tutti i gironi

Gruppo A: Messico, Sudafrica, Corea del Sud, Repubblica Ceca

Il gruppo A è quello del Messico, uno dei tre Paesi ospitanti e anche tra le favorite per la qualificazione al turno successivo. Il Sudafrica sembra essere quella con meno chance di passaggio del turno, con Corea del Sud e Repubblica Ceca che si giocheranno secondo e terzo posto.

Gruppo B: Canada, Bosnia ed Erzegovina, Qatar, Svizzera

Nel girone B è la Svizzera la candidata principale alla vittoria del gruppo, con Canada e Bosnia in lotta per secondo e terzo posto. Sembra inferiore sulla carta invece il Qatar, indiziata numero uno all’ultimo posto in classifica.

Gruppo C: Brasile, Marocco, Haiti, Scozia

Qui la lotta per il primo posto è tra Brasile e Marocco, con i primi ovviamente favoriti. La Scozia però potrebbe avanzare da terza nel caso in cui non dovesse raggiungere le prime due posizioni: la probabile vittoria con Haiti darebbe un ottimo slancio in ottica qualificazione.

Gruppo D: Stati Uniti, Paraguay, Australia, Turchia

Tra i gironi più equilibrati. Gli Stati Uniti (Paese ospitante) sono la squadra candidata al primo posto insieme alla Turchia, che qualitativamente sembra quella più attrezzata. Non c’è nessuna squadra però che parte molto dietro alle altre: anche Paraguay e Australia proveranno a dire la loro.

Gruppo E: Germania, Costa d’Avorio, Ecuador, Curaçao

Il primo posto della Germania sulla carta non dovrebbe essere in discussione, mentre il secondo sarà lotta a due tra Costa d’Avorio ed Ecuador: anche qui però, vista la presenza di Curaçao, c’è un’alta probabilità che la terza possa avanzare.

Gruppo F: Olanda, Giappone, Svezia, Tunisia

L’Olanda è la favorita numero uno per chiudere da prima il girone. Gli altri tre posti sono una vera incognita: il Giappone è squadra rapida, la Svezia molto fisica e strutturata, così come la Tunisia. Partono leggermente più avanti gli svedesi.

Gruppo G: Belgio, Egitto, Iran, Nuova Zelanda

Il Belgio è l’assoluta candidata a chiudere da capolista il girone G. Poi l’Egitto, ma occhio all’Iran che nelle qualificazioni ha fatto molto bene. Pochissime chance per la Nuova Zelanda.

Gruppo H: Spagna, Capo Verde, Arabia Saudita, Uruguay

Gruppo molto interessante. Le indiziate – in quest’ordine – a passare il turno sono Spagna e Uruguay, ma l’Arabia Saudita potrebbe insidiare la formazione sudamericana. Praticamente quasi nulle le chance di Capo Verde.

Gruppo I: Francia, Senegal, Iraq, Norvegia

Tra i gruppi più livellati verso l’alto c’è l’I, dove la Francia parte davanti a tutti ma nulla è scontato. Il Senegal ha grande qualità e lo ha dimostrato anche in Coppa d’Africa, mentre la Norvegia è una nazionale dall’altissimo tasso tecnico. Sarà lotta a due per il secondo posto, ma occhio: entrambe potrebbero sorprendere la Francia. Dietro invece l’Iraq.

Gruppo J: Argentina, Algeria, Austria, Giordania

Salvo sorpresa, l’Argentina chiuderà da prima il girone J. La lotta a due per il secondo posto sarà invece tra Algeria e Austria, con la Giordania invece nettamente dietro.

Gruppo K: Portogallo, Repubblica Democratica del Congo, Uzbekistan, Colombia

Nel gruppo H le favorite per i primi due posti sono senza dubbio Portogallo e Colombia. Nettamente indietro Repubblica Democratica del Congo e Uzbekistan, che proveranno però l’impresa della qualificazione al terzo posto.

Gruppo L: Inghilterra, Croazia, Ghana, Panama

Anche in questo caso i primi due posti sembrano essere un affare di Inghilterra e Croazia. Il Ghana però ha tutte le carte in regola per credere alla qualificazione, anche da terza. A Panama serve un’impresa.

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Mondiali 2026, tutti i convocati e le formazioni tipo delle 48 Nazionali

Il conto alla rovescia verso il Mondiale 2026 è già iniziato. La rassegna iridata, che prende il via l’11 giugno con la sfida inaugurale tra Messico e Sudafrica, è la prima della storia a coinvolgere 48 squadre e a svilupparsi attraverso un format ampliato: dodici gironi da quattro formazioni, 104 partite complessive e una fase a eliminazione diretta che scatterà dai sedicesimi di finale. Un torneo senza precedenti, destinato a coinvolgere Usa, Canada e Messico per oltre un mese e a culminare con la finale in programma al MetLife Stadium di New York.

Tra conferme attese e decisioni sorprendenti, le convocazioni hanno acceso il dibattito in tutto il pianeta. L’Argentina campione del mondo riparte ancora dalla leadership del 39enne Lionel Messi, mentre il Portogallo punta sul talento e ancora sull’esperienza di Cristiano Ronaldo. Il Brasile si affida alla guida di Carlo Ancelotti e attende il ritorno di Neymar, la Francia presenta una rosa ricchissima di qualità e profondità, mentre la Spagna continua a puntare sulla nuova generazione guidata da Lamine Yamal. Non mancano, però, esclusioni eccellenti, giovani emergenti alla prima esperienza iridata e numerosi protagonisti provenienti dai principali campionati europei, compresa una nutrita rappresentanza della Serie A, con 66 convocati.

Di seguito l’elenco completo delle rose ufficiali delle 48 nazionali partecipanti, suddivise girone per girone, con tutti i convocati scelti dai commissari tecnici e le probabili formazioni che dovrebbero rappresentare il punto di partenza delle rispettive squadre nel torneo. Una guida utile per conoscere protagonisti, gerarchie e possibili schieramenti del Mondiale 2026.

Girone A – Rep. Ceca, Corea del Sud, Messico, Sudafrica
Girone B – Bosnia Erzegovina, Canada, Qatar, Svizzera
Girone C – Brasile, Haiti, Marocco, Scozia
Girone D – Australia, Paraguay, Stati Uniti, Turchia
Girone E – Costa D’Avorio, Curaçao, Ecuador, Germania
Girone F – Giappone, Olanda, Svezia, Tunisia
Girone G – Belgio, Egitto, Iran, Nuova Zelanda
Girone H – Arabia Saudita, Capo Verde, Spagna, Uruguay
Girone I – Francia, Iraq, Norvegia, Senegal
Girone J -Algeria, Argentina, Austria, Giordania
Girone K – Colombia, Portogallo, Congo, Uzbekistan
Girone L – Croazia, Ghana, Inghilterra, Panama

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