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Roma, dramma sulle strisce pedonali: furgone tampona auto e travolge madre e figlia, morta la 58enne

Tragedia sulle strisce a Roma: tamponamento a catena travolge madre e figlia

Due donne sono state travolte mentre stavano attraversando la carreggiata sulle strisce pedonali alla periferia di Roma. Secondo i primi accertamenti, una vettura si era arrestata per consentire il passaggio di madre e figlia, rispettivamente di 92 e 58 anni, ma è stata centrata in pieno da un furgone che l’ha spinta in avanti contro i pedoni. L’anziana è finita sotto il veicolo: dopo essere stata liberata dai vigili del fuoco, è stata trasferita d’urgenza in ospedale in codice rosso. La figlia, invece, soccorsa in condizioni disperate, è deceduta poco dopo il ricovero. Gli agenti della polizia locale si sono recati sul luogo dell’incidente per effettuare i rilievi.

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Futuro Nazionale, Vannacci: “Noi già in trincea, non voglio poltrone”

Si chiude la due giorni dell’Assemblea Costituente di Futuro Nazionale. Il generale non vuole poltrone né alleanze, apre alla Remigrazione e chiarisce la sua collocazione nell’alveo del panorama politico.

Roberto Vannacci affronta diversi temi nella conferenza stampa antecedente al suo intervento sul palco della Costituente Nazionale di Futuro Nazionale. Sul tavolo, diversi argomenti resi ancora più caldi da un weekend romano caratterizzato da quattro cortei, tutti con anime diverse. Il generale mantiene le sue posizioni: non ha ancora aperto a un’alleanza con la coalizione di centrodestra e presenza Futuro Nazionale come partito già pronto a competere in vista delle prossime elezioni. Vannacci, per sua stessa ammissione, non cerca poltrone e apprezza il consenso degli italiani al suo progetto. Apre alla proposta di legge sulla Remigrazione, chiude sulla patrimoniale e non dice no alla possibilità di Matteo Salvini al Viminale.

Vannacci: “Femminicidio non è reato”

Remigrazione, economia e patriarcato e non chiude alla proposta di legge arrivata da Casa Pound: “Non vedo perché una proposta del popolo debba rimanere fuori dal parlamento. Non vedo motivo di chiusura. Il popolo è sovrano. Fra l’altro non mi sembra che ieri, durante il corteo, abbiano assalito la polizia o spaccato vetrine. Non capisco perché non ci sia indignazione verso altri cortei dove non ci si è attenuto al vivere civile”. Sul campo economico, il “no” alla patrimoniale è abbastanza netto: “Il salario deve essere esito di una contrattazione. Tassare ulteriormente il patrimonio è iniquo. Esiste già una patrimoniale”. Sull’uguaglianza di genere e il concetto di patriarcato, il leader di Futuro Nazionale ha idee precise: “La vera parità è quando uomini e donne sono uguali in base al merito. Sono contrario al concetto di femminicidio, non perché non abbia rispetto per le donne, ma perché lo ritengo un omicidio. Non serve una fattispecie. Altrimenti si dovrebbe parlare di anzianicidio”.

Il motto “Me ne Frego” e  le elezioni: “Non voglio poltrone”

Spostando il focus sulla politica interna, Vannacci chiarisce posizioni e finanziamenti legati al partito: “Non mi considero l’uomo della speranza della sinistra, non ho ville in Crimea o sul Mar Nero, ho amici in Russia, ma non sono politici. Tutti i finanziamenti al partito sono trasparenti e riportati così come lo prevede lo legge”. Sulle accuse di fascismo è netto: “Il “Me ne frego” è un motto dannunziano acquisito e assunto dagli Arditi della I Guerra Mondiale. Non è fascismo, proprio per niente. È un verso del poeta della patria. La storia non si cancella, né si censura”. Sulle prossime elezioni: “Non sono un megalomane, non mi interessano poltrone e ministeri. Continuerò a fare l’europarlamentare. Mi riempie di orgoglio essere un punto di riferimento per 100mila italiani. Futuro Nazionale parteciperà alle elezioni, ma non significa che Vannacci richiederà qualcosa. Il presidente scelga la data, Futuro Nazionale è già pronto, anche domani” .

I rapporti con gli altri partiti: “Salvini può fare il Ministro dell’Interno”

Il leader di Futuro Nazionale ha poi chiarito i rapporti con gli altri politici: “Quel che dice Calenda non mi interessa, non lo ritengo un interlocutore. Renzi l’ho visto in visita a una caserma quando ero a capo della Folgore e poi da Fedez. Ho il suo numero come quello di Giorgia Meloni, ma non ci siamo scambiati messaggi”. Inevitabile il passaggio sulla Lega e Matteo Salvini: “Sono entrato da indipendente, ho portato mezzo milione di voti. Ognuno ha avuto il proprio vantaggio da questa esperienza. Non voglio fare implodere il centrodestra perché non ho avanzato alcuna intenzione di aderirci. Matteo Salvini ha già fatto il ministro dell’Interno e ha svolto un buon lavoro, può svolgere il ruolo. Di Zaia penso che sia un leader decennale, altre domande sono da rivolgere a loro”.

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Lotito scrive ai tifosi della Lazio, risposta gelida: “Ormai è tardi”

Il presidente della Lazio tenta la via del disgelo con i tifosi tramite una lettera aperta. Rispedita, con tanto di due di picche, al mittente

Il rapporto fra Claudio Lotito e i tifosi della Lazio è al minimo storico. Non che fosse mai stato di rose e fiori, ma ormai le spine hanno preso il sopravvento. Il numero uno biancoceleste, dopo una stagione deludente e caratterizzata dallo sciopero del tifo organizzato che ha reso l’Olimpico un teatro mestamente vuoto, ha provato la via del disgelo scrivendo una lettera ai tifosi.

Lotito ai tifosi: “La Lazio viene prima di tutto”

Il presidente della Lazio ha scritto una lunga lettera, affrontando tutti i temi legati ai nodi che hanno portato allo strappo. Un appello, racchiuso in poche parole: “La Lazio prima di tutto”. Pres atto del disamore in seno alla piazza, ha provando a ricucire: “Scrivo a chi gioisce, a chi soffre, a chi è amareggiato e deluso. Non lo faccio per alimentare polemiche. Non lo faccio per chiedere indulgenza. Non lo faccio per dire che va tutto bene, perché non sarebbe rispettoso della vostra intelligenza. Lo faccio perché mi sembra doveroso, da Presidente della S.S. Lazio, condividere responsabilità e prospettive. E soprattutto perché credo sia arrivato il momento di provare ad aprire una fase nuova: di dialogo, ascolto, rispetto reciproco”.

I tifosi respingono la lettera al mittente: “Ormai è tardi”

La risposta sperata da Lotito non è evidentemente arrivata. Il tifo organizzato della Lazio scrive un comunicato che non lascia spazio alle interpretazioni: “Ormai è tardi. La lettera non aggiunge nulla alla sua gestione fallimentare della nostra amata Lazio. Non conosce il nostro mondo, non gli interessa. Lotito parla di storia, vuole aprire un rapporto con una tifoseria che ha umiliato, deriso e denunciato. I gruppi del tifo della sua lettera non se ne fanno nulla”. Una chiusura netta, accompagnata infine anche da quelle che saranno le prossime mosse del tifo organizzato. Lo sciopero in casa, la disdetta degli abbonamenti allo stadio e alla Pay – Tv è solo la punta dell’iceberg di un rapporto che affonda le radici nel gelo.

Le decisioni dei gruppi organizzati: disertare lo stadio e boicottaggio

Il tifo organizzato, a fine comunicato, ha ricalcato la linea delle ultime settimane. Al netto di lasciare ovviamente la discrezionalità a ogni tifoso di decidere che strada perseguire, la chiusura è netta e la presa di posizione altrettanto forte: i gruppi non entreranno allo stadio nelle partite casalinghe della Lazio, fatta eccezione per il derby con la Roma. Non sottoscriveranno alcun tipo di abbonamento, né all’Olimpico, né attraverso alle piattaforme pay per view. Infine boicotteranno tutte le attività legate alla presidenza, non sostenendo economicamente sponsor e partner legati alla Lazio e a Lotito. Una protesta che si allarga anche alla politica: fra le mosse del tifo organizzato c’è anche il “no” al voto a Forza Italia.

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Meloni: “La fiera Più libri più liberi chiede agli editori il patentino antifascista. È censura”. M5s: “Rincorre Vannacci”. Pd: “Vergognosa, ha giurato sulla Costituzione”

È “censura“, dice Giorgia Meloni, chiedere alle case editrici che partecipano a una fiera di firmare una dichiarazione di antifascismo. Nel mirino c’è Più libri più liberi, l’evento che si svolge a dicembre alla Nuvola dell’Eur di Roma e che l’anno scorso aveva visto un gruppo di editori protestare contro la presenza della casa editrice di destra Passaggio al Bosco il cui catalogo, aveva denunciato un gruppo di ospiti della manifestazione, si basa “in larga parte sull’esaltazione di esperienze e figure fondanti del pantheon nazifascista e antisemita”. Nei giorni scorsi Francesco Giubilei sul Giornale ha scritto che tra le novità della prossima edizione (dal 4 all’8 dicembre) ci sarà appunto la necessità di firmare una “dichiarazione di antifascismo”, mentre fino all’anno scorso era richiesta una più generica adesione a “tutti i valori espressi nella Costituzione Italiana, nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e nella Dichiarazione universale dei diritti umani”. Il presidente dell’Associazione italiana editori Innocenzo Cipolletta ha confermato: “Agli editori che intendono esporre a Più libri più liberi chiediamo di affermare il proprio antifascismo” perché “il richiamo all’antifascismo esplicita semplicemente il fondamento costituzionale della nostra democrazia“.

Meloni: “Sei libero solo se dici quello che loro ti permettono di dire”

“Per partecipare”, commenta dunque la presidente del Consiglio sui social, “le case editrici dovranno ottenere quest’anno il “patentino antifascista”, sottoscrivendo un’apposita dichiarazione. È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono. La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra, ma è una storiella alla quale ormai non crede più nessuno. Si chiama, banalmente, censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica“.

Vannacci: “Ha perfettamente ragione”

L’uomo del momento, il leader di Futuro nazionale Roberto Vannacci, sottoscrive compiaciuto e, dall’assemblea costituente del suo partito all’Auditorium della Conciliazione, fa sapere che Meloni “ha perfettamente ragione” perché “in un Paese dove la libertà di espressione è in Costituzione questa libertà di espressione non deve essere soggetta ad alcun patentino, sia esso di antifascismo o di anti non so che cosa”. Segue un esempio che ritiene calzante: “Se io domani volessi fare l’elogio della monarchia, non vedo perché non potrei farlo visto che è una libertà di espressione, poi sarà il popolo italiano a decidere se la monarchia o se il livello che ho intenzione di pubblicare sia opportuno o non sia opportuna sia da buttare in un cestino. A me non piace vivere in un Paese dove per parlare ti devi dichiarare che sei di una parte piuttosto che dell’altra, a me piace vivere in un Paese dove le espressioni che vengono esternate vengono giudicate sulla base delle argomentazioni e non sulla base dei divieti o della censura”.

Conte: “Nulla da dire su corruzione e flop su giustizia e sanità?”

Sui social ha replicato intanto a Meloni il leader M5S Giuseppe Conte: “Nulla da dire e da fare sull’inchiesta per corruzione sul Ponte dello Stretto, con progetti fallimentari e 13,5 miliardi bloccati ma che sarebbero utili per infrastrutture, scuole, sanità. Fallite, ritirate o bocciate dai cittadini le riforme su giustizia e sanità, mentre esplodono le code sia in tribunale che in ospedale. Vertici internazionali vitali per i nostri interessi con la sedia dell’Italia che rimane vuota perché preferisce presentare un francobollo o la escludono. E allora Meloni va sull’usato sicuro: polemica domenicale surreale sulla fiera del libro e sull’antifascismo”. E continua: “Giustamente oltre all’ossessione nei miei confronti adesso ha l’ossessione per Vannacci, che cresce grazie ai suoi fallimenti e ai suoi tradimenti. Un piccolo quesito: ma quando si occupa dell’Italia, del carovita e delle aziende che chiudono? Quattro anni zero riforme”.

Pd: “Parole vergognose”

“Le parole di Giorgia Meloni sono vergognose. È comprensibile che la competizione con Vannacci renda la Presidente del Consiglio assai nervosa, ma le ricordo che ad aver giurato sulla Costituzione antifascista è anzitutto lei”, commenta il senatore del Pd Marco Meloni in una nota. “Se per inseguire l’elettorato più estremo e nostalgico intende negare le radici costitutive della Repubblica, proprio mentre celebriamo gli 80 anni dell’Assemblea costituente, dimostra di essere rimasta nell’ambiguità dalla quale del resto trae origine il suo movimento politico, simboleggiata dalla fiamma e ribadita nelle scorse settimane con la celebrazione di uno dei capi del regime di Salò come Giorgio Almirante e con l’assenza del gruppo di Fratelli d’Italia all’intitolazione a Giacomo Matteotti del banco che occupava alla Camera dei Deputati prima di essere ucciso dai fascisti. Chi rifiuta di definirsi antifascista – conclude l’esponente dem – non è degno di rappresentare l’Italia“.

“Pensa di rincorrere Vannacci con questi argomenti ridicoli”

“Con tutto quello che accade in Italia e nel mondo, Giorgia Meloni non trova di meglio da fare che parlare di una fantomatica “censura antifascista”. Pensa di rincorrere Vannacci con questi argomenti ridicoli”, sostiene dal canto suo il capogruppo M5S al Senato Luca Pirondini. “Il problema grosso è che lo fa da Presidente del Consiglio che ha giurato sulla Costituzione, che fino a quando non verrà riscritta da Meloni o Vannacci, è e rimane antifascista. Se c’è qualcuno o qualcosa che cancellava le idee degli altri, quello era proprio il fascismo. Meloni vuole passare il tempo che le resta gareggiando con Vannacci a chi sta più a destra? Sono veramente messi malissimo”.

Aggiunge un altro tassello la vicepresidente M5S Vittoria Baldino: “”La censura è incompatibile con qualsiasi società democratica”. Prendo nota Presidente”, scrive su Facebook. “Dunque immagino che lei voglia chiedere scusa ad Antonio Scurati e Serena Bortone perché nel 2024, alla vigilia del 25 aprile, Scurati voleva recitare nel programma di Bortone un monologo antifascista. Gli è stato impedito. Si chiama censura preventiva. Chieda scusa a Sigfrido Ranucci per aver tentato di mettergli il bavaglio, attraverso tagli di puntate, cambi di palinsesto e varie minacce di querele e richieste di non messa in onda dei suoi servizi da parte di esponenti della sua maggioranza. Anche questa si chiama censura preventiva e intimidazione. Chieda scusa a tutti i giornalisti che avete querelato per aver osato fare il loro mestiere: il cane da guardia del potere. So che non siete abituati ad accettare critiche, ma si chiama “censura indiretta” ed è oggetto di una direttiva europea, la direttiva SLAPP che il nostro Paese deve recepire entro l’anno. Ecco, se non concepisce, come dice, la censura, faccia ratificare questa direttiva al più presto per proteggere tante e tanti giornalisti che ogni giorno si vedono recapitare richieste di risarcimento sproporzionate da parte di suoi colleghi di governo”.

Avs: “Evidentemente la premier non è antifascista”

Per Nicola Fratoianni di Avs le dichiarazioni di Meloni sono la prova che “evidentemente non è antifascista”: “Oggi con il suo attacco alla Fiera “Più Libri Più Liberi” lo conferma ancora una volta. Dichiararsi antifascista in modo limpido e sereno non vuol dire censurare qualcun altro, ma rispettare i valori della nostra Costituzione. È ora che gli italiani si accorgano fino in fondo a chi hanno affidato in questi anni il nostro Paese: ai nipotini del Ventennio. È ora di accompagnarli gentilmente da dove sono venuti”.

“L’antifascismo è il valore fondante della nostra Costituzione e quindi della nostra democrazia”, rincara Angelo Bonelli, deputato AVS, co-portavoce di Europa Verde. “Negarlo, come ha fatto la Presidente del Consiglio con il suo post su X, significa non accettare le basi costituzionali del nostro ordinamento democratico. E questo è gravissimo. Non è un caso che quel post arrivi il giorno dopo la manifestazione scandalosa sulla cosiddetta ‘remigrazione‘, organizzata da CasaPound, Fronte Skinheads e Fortezza Europa, e a ridosso del congresso di Vannacci. Con il post di oggi Giorgia Meloni ha deciso di rincorrere il voto dell’estrema destra e fascista, e per farlo non si fa scrupoli di voltare le spalle alla nostra Costituzione e a chi ha dato la vita per consegnarci la democrazia. Ieri per le strade di Roma sono risuonati slogan inascoltabili: ‘immigrato pezzo di merda’, ‘musulmano pezzo di merda’, ‘l’antifascismo è mafia’, ‘viva il Duce’. Di fronte a tutto questo, Giorgia Meloni ha ritenuto di non dover pubblicare alcun post, alcun comunicato, alcuna parola di condanna”. Eppure oggi trova il tempo per difendere chi non vuole sottoscrivere una dichiarazione antifascista per partecipare a una fiera dell’editoria”.

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Roma, Soulé si allontana: è la chiave del mercato giallorosso

Dopo due anni di alti e bassi alla Roma, il calciatore argentino potrebbe essere il sacrificato da Gasperini per realizzare plusvalenze necessarie al club.

Matías Soulé si allontana dalla Roma. La posizione del calciatore argentino è sempre meno solida nelle gerarchie di Gian Piero Gasperini e del club. A Trigoria si devono fare i conti… con i conti e in questa ottica, l’argentino è un asset strategico. Ha mercato, anche importante, e il ricavato dalla sua cessione (si parla di non meno di 40 milioni) permetterebbe al club giallorosso di rientrare nei paletti del settlement agreement entro il prossimo 30 giugno e avere mani libere sul mercato.

Conti e plusvalenze: Soulé al centro delle strategie

La questione Soulé non è soltanto tecnica e rientra nell’alveo della strategia finanziaria tesa a chiudere il bilancio rispettando i parametri concordati con la UEFA. Tradotto in soldoni, perché di questo si stratta, alla Roma servono almeno 40 milioni. Esistono diversi modi per arrivare a questa cifra: vendendo più calciatori di basso profilo o sacrificando un big. Tutto lascia propendere verso la seconda ipotesi, anche perché le cessioni minori non sarebbero comunque sufficienti a racimolare il tesoretto necessario a garantire il risultato atteso a Nyon. Dunque, non resta che realizzare una corposa plusvalenza che permetta di avere la chiave per sbloccare il mercato in entrata in vista della prossima stagione.

Soulé è scontento e l’entourage non chiude alla cessione

Ad agevolare la cessione è anche la condizione del calciatore. Dopo un’annata fra alti e bassi, condizionata da una fastidiosa pubalgia che ne ha limitato il rendimento, Soulé pensa di cambiare aria. Anche perché la conferma di Dybala e la ricerca di un esterno sembrano segnali abbastanza chiari. Non è in cima ai desiderata del tecnico, né punterà i piedi per restare a Roma a tutti i costi. È deluso dall’esperienza in giallorosso che avrebbe dovuto schiudergli definitivamente le porte del grande calcio e invece ha chiuso sinanche la strada verso il primo Mondiale della sua carriera. Il CT dell’Argentina Scaloni infatti non lo ha tenuto in considerazione per le convocazioni, complice anche la discontinuità di impiego in giallorosso. Ecco perché il ragazzo, insieme al suo entourage, non chiude alla cessione ed è pronto a valutare offerte.

La Roma vuole vendere ma non svendere: le possibili destinazioni

Con queste premesse, l’addio sembra scontato. Termine che però non collima con il prezzo fissato per la cessione. Soulé è un patrimonio e la Roma non ha intenzione di svenderlo. Le manifestazioni di interesse non mancano, in primis dalla Premier, destinazione che né Soulé né la Roma disdegnano. In Inghilterra il mercato ha prezzi meno calmierati rispetto agli altri top campionati, dunque il club potrebbe tesaurizzare il massimo possibile dalla cessione e lo stesso calciatore strappare un ingaggio top. Ecco perché la pista inglese, al netto dell’interesse del Borussia Dortmund, sembra la più calda. Le possibili destinazioni? Aston Villa, ormai tornata ai vertici del calcio inglese e il Bournemouth che la ragionevole certezza di un posto da titolare e la vetrina dell’Europa League.

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Corteo Remigrazione e Riconquista Marsella: “Torniamo in Parlamento” – VIDEO ESCLUSIVO

“La nostra proposta di legge ha 150 mila firme, non mi interessa il consenso di Vannacci, voglio solo che sia approvata”. Piazza della Libertà diventa il megafono della manifestazione “Remigrazione e Riconquistare” che, secondo il leader di Casa Pound Luca Marsella, non è una spinta a deportazione e rastrellamenti, piuttosto una proposta di legge fattibile. E, forte del sostegno popolare, il leader di Casa Pound si dichiara pronto a ritornare in Parlamento. Questa volta per entrarci.

Marsella: “Remigrare non significa deportare, foglio di via per irregolari e per chi non si è integrato”

Luca Marsella, prima dell’inizio del corteo, ha incontrato i giornalisti: “Abbiamo chiamato a raccolta gli italiani che hanno a cuore l’Italia. La proposta di legge sulla “remigrazione” punta a incentivare il ritorno degli stranieri nei Paesi d’origine, anche attraverso contributi economici per chi rinuncia definitivamente al diritto di soggiorno e alla cittadinanza italiana. Il testo prevede inoltre un forte giro di vite sull’immigrazione irregolare, espulsioni più rapide e nuove priorità per i cittadini italiani nell’accesso ad alcuni servizi. Noi vogliamo ricacciare gli immigrati irregolari e mandare a casa anche quelli regolari che non si sono integrati nel tessuto sociale. Non con la deportazione, anzi, offrendo addirittura degli incentivi”.

Casa Pound snobba Vannacci: “Ci interessa che sia approvata la legge”

Il leader di Casa Pound ha anche sottolineato come la sua sia una posizione a favore del popolo, senza alcun interesse governativo. La candidatura alle prossime politiche non gli interessa, esattamente come la stima o l’appoggio di Vannacci: “Chi ha rovinato l’Italia non ha un tatuaggio sul collo, ma indossa giacca e cravatta. Noi siamo fuori dal sistema, non andiamo in tv, parliamo alla gente che lavora, all’Italia che fatica. Abbiamo chiamato a raccolta la gente. Nella proposta non c’è scritta la parola deportazione, né rastrellamenti, non siamo l’ICE, né lo vogliamo. Non siamo politicamente corretti, ma non vogliamo deportare la gente. La proposta prevede di incentivare il lavoro nei paesi d’origine e ciò permetterebbe un risparmio enorme alle casse dello Stato. Non mi interessa la fiducia di Vannacci, non me ne faccio niente, a me interessano i fatti. Voglio sapere quando la nostra proposta diventa legge, questo mi interessa, non certo andare alle elezioni. Non comunico che non mi candido”.

Le voci dei cittadini e i cori nostalgici, Marsella: “Torniamo in parlamento”

Il corteo nazionale del comitato remigrazione ha radunato almeno quattromila i cittadini in piazza per chiedere l’approvazione della proposta di legge. Chi ha raggiunto il corteo ha le idee chiare. È stanco di dover convivere con insicurezza, degrado, spaccio e criminalità a pochi passi da casa. Il corteo “Remigrazione e Riconquista” fa il pieno di cori e tricolori. Insieme all’inno di Mameli, però, non sono mancati anche cori legati al ventennio, saluti romani, braccia tese. Marsella, dal palco, ha chiuso così la questione: “C’è gente di destra e che inneggiava al Duce? Non lo so, l’unica certezza è che ho visto migliaia di persone rialzare la testa. Entro la fine mese cercheremo di tornare in Parlamento, con le 150 mila firme raccolte”. Lo scorso gennaio gli fu impedito l’ingresso: “Se non ci faranno entrare neanche questa volta, resteremo lì. È un mio diritto entrare in Parlamento. Sto portando una proposta di legge e, quindi, chiamo la gente a venire sotto al Parlamento. E se ancora ci sarà negato l’ingresso, inviteremo chi sarà con noi a mettere pressione per farci entrare, stando lì e gridando che dobbiamo entrare. Non sarà un assalto, ma un assedio”.

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Pride 2026, meno sponsor dagli Usa e più incertezza: l’effetto Trump arriva anche a Roma

Meno aziende disposte ad esporsi, budget in flessione e sostegni sempre più discreti: la marcia dell’orgoglio prevista nella Capitale fa i conti con le conseguenze della stretta statunitense sulle politiche di inclusione e diversity

Il prossimo 20 giugno le strade della Capitale torneranno a riempirsi dei colori del Roma Pride, manifestazione che ogni anno richiama migliaia di persone per rivendicare diritti, visibilità e uguaglianza per la comunità LGBTQIA+. Tuttavia, l’edizione 2026, la trentaduesima per la precisione, si svolgerà in un contesto piuttosto particolare, influenzato da un clima politico che risente degli effetti della stretta trumpiana in materia di inclusione e diversità.

Il rapporto tra le multinazionali e il Pride sta cambiando

A preoccupare gli organizzatori non è tanto la partecipazione, che si stima continui a rimanere elevata, quanto il progressivo arretramento di alcuni sponsor, soprattutto quelli legati a gruppi multinazionali con sede negli Stati Uniti d’America. Un fenomeno che se al di là dell’Atlantico è diventato evidente già da tempo, ora inizia a riflettersi persino sulle manifestazioni nostrane. Secondo il coordinamento del Roma Pride, infatti, il bilancio delle sponsorizzazioni registra un calo di circa il 10% rispetto allo scorso anno. Una flessione che è stata compensata attraverso altre forme di sostegno, ma che rappresenta comunque un segnale di cambiamento. Se i partner storici hanno in larga parte confermato la loro presenza, si è ridotto l’entusiasmo che negli ultimi tempi aveva spinto molte aziende a legare il proprio marchio all’iniziativa.

Accanto alle defezioni vere e proprie emerge inoltre una nuova ed inedita tendenza, osservata in quei marchi che hanno rinnovato il proprio sostegno economico, a patto, però, che il proprio nome non compaia pubblicamente. Un sostegno più discreto, dunque, lontano dalla visibilità che fino a pochi anni fa caratterizzava il mese di giugno, quando i loghi arcobaleno invadevano campagne pubblicitarie, social network e iniziative commerciali.

Dietro a questa trasformazione c’è soprattutto il mutato scenario politico statunitense. L’amministrazione guidata da Donald Trump ha infatti intensificato l’offensiva contro i programmi di Diversity, Equity and Inclusion (DEI), promuovendo misure che hanno spinto numerose realtà aziendali e compagnie a ridimensionare il proprio impegno pubblico in relazione a determinate tematiche. Negli Stati Uniti il fenomeno ha avuto conseguenze dirette sui Pride più importanti del Paese, con organizzazioni costrette a rivedere i propri budget dopo il ritiro o la riduzione del sostegno economico persino da parte dei sostenitori più fidati.

Ciò nonostante, l’impatto non si limita al mondo aziendale. Negli stessi mesi diversi Stati a guida repubblicana hanno promosso iniziative alternative al Pride Month, dedicando giugno alla “famiglia tradizionale”, alle “famiglie forti” o alla “fedeltà”. Parallelamente, la Casa Bianca ha adottato una serie di provvedimenti che hanno ridefinito il rapporto tra istituzioni federali e comunità LGBTQ+, alimentando un clima politico e culturale più polarizzato.

È proprio questa atmosfera a preoccupare gli organizzatori italiani. Molte delle aziende che operano nel nostro Paese fanno capo a gruppi statunitensi e risentono delle scelte strategiche prese dalle rispettive sedi centrali. Il risultato è una maggiore prudenza nella comunicazione e negli investimenti, con effetti visibili anche sulle manifestazioni europee. Di fronte a questo scenario, la risposta di Roma è rimasta improntata alla continuità. Gli organizzatori hanno sottolineato come il sostegno di numerosi partner sia rimasto saldo e come la partecipazione della cittadinanza continui a rappresentare il vero punto di forza della manifestazione.

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Investe due ragazzi in provincia di Roma: morto un 23enne. Il guidatore si costituisce dopo ore: positivo all’alcol test

Stavano camminando a bordo strada dopo essere usciti da un locale a Guidonia Montecelio, vicino Roma, quando una macchina li ha travolti. Uno dei due ragazzi investiti, il 23enne Matteo D’Ambrosio, è morto sul posto, mentre la seconda vittima, un coetaneo, è rimasta ferita e non è in pericolo di vita. L’auto pirata è fuggita senza prestare soccorso e i carabinieri hanno iniziato subito le ricerche del conducente: qualche ora dopo si è spontaneamente costituito in caserma. Si tratta di un operaio 26enne, risultato positivo all’alcol test: per lui ora l’accusa è di omicidio stradale aggravato e omissione di soccorso. Sarà ora sottoposto anche ad analisi tossicologiche all’ospedale di Tivoli.

I due ragazzi sono stati travolti intorno alle 3 di notte. Per D’Ambrosio, nonostante i tentativi di rianimazione del personale del 118, non c’è stato niente da fare. L’auto che li ha investiti, una Renault Clio, è di proprietà del padre del guidatore ed è stata posto sotto sequestro. Insieme al pirata in caserma si è costituito anche un minorenne che ha dichiarato di trovarsi nel mezzo al momento dell’impatto: anche lui è stato denunciato a piede libero per omissione di soccorso. I carabinieri sono risaliti ai responsabili anche grazie alle testimonianze di alcuni testimoni oculari e all’acquisizione dei video delle telecamere nella zona.

Immagine d’archivio

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Dalla Regione “scudo” da 275 milioni per l’automotive

La crisi di Stellantis ha colpito duramente la filiera dell’automotive laziale, in particolare l’indotto di Cassino, dove centinaia di piccole e medie imprese vivono nell’incertezza. Per questo la Regione ha varato un piano straordinario da 275 milioni di euro, realizzato insieme alla BEI, con l’obiettivo di evitare la deindustrializzazione del territorio. La misura più attesa riguarda i 120 milioni blindati per sostenere le aziende della filiera, con finanziamenti a tassi azzerati e garanzie pubbliche.

Le PMI dell’indotto temono un cambiamento troppo rapido

Il settore vive una fase di transizione complessa, tra elettrificazione, riduzione dei volumi e riorganizzazione globale delle produzioni. Le PMI dell’indotto rischiano di essere travolte da un cambiamento troppo rapido, senza il tempo di riconvertire impianti e competenze. Il piano regionale punta proprio a questo: dare ossigeno immediato e accompagnare la trasformazione tecnologica, sostenendo investimenti in digitalizzazione, robotica, materiali innovativi e formazione.

Il piano da 275 milioni è solo un primo passo

Cassino rappresenta un simbolo industriale per il Lazio. La sua tenuta non riguarda solo l’automotive, ma l’intero equilibrio economico del Frusinate. Il nuovo scudo finanziario vuole evitare un effetto domino che potrebbe colpire migliaia di lavoratori. Le imprese accolgono con favore il piano, ma chiedono tempi rapidi e procedure semplificate. La Regione, dal canto suo, parla di un intervento “di sistema”, pensato per proteggere la manifattura e rilanciare la competitività del territorio.

Il futuro dell’automotive nel Lazio dipenderà dalla capacità di innovare e di inserirsi nelle nuove catene globali del valore.

Il piano da 275 milioni è un primo passo, ma serviranno strategie di lungo periodo e un dialogo costante con il governo e con Stellantis. La sfida è aperta e riguarda non solo un settore, ma l’identità industriale della regione.

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La Zona Logistica Semplificata del Lazio finalmente operativa

La Zona Logistica Semplificata del Lazio diventa finalmente operativa. Con l’insediamento del Comitato d’indirizzo, la Zls entra nella fase attuativa e apre una stagione nuova per la logistica regionale.

L’obiettivo è chiaro: attrarre investitori internazionali grazie a burocrazia zero, crediti d’imposta e procedure accelerate per chi sceglie di insediarsi nei nodi strategici di Civitavecchia, Gaeta, Fiumicino, Ciampino e negli interporti del territorio.

Il nuovo ruolo di porti e aeroporti

La Zls rappresenta una delle leve più importanti per rilanciare la competitività del Lazio.

Il porto di Civitavecchia, in particolare, punta a diventare un hub mediterraneo per merci e crociere, mentre Gaeta mira a rafforzare il ruolo di piattaforma per l’agroalimentare e i traffici del basso Lazio.

Gli aeroporti, dal canto loro, offrono un potenziale enorme per la logistica ad alto valore aggiunto, soprattutto nel settore farmaceutico e nella distribuzione rapida.

La semplificazione amministrativa cuore del progetto

La semplificazione amministrativa è il cuore del progetto. Le imprese potranno ottenere autorizzazioni in tempi ridotti, con un unico sportello e procedure digitalizzate. Un cambio di passo atteso da anni, che potrebbe trasformare il Lazio in un polo attrattivo per multinazionali e operatori logistici. La sfida sarà coordinare gli investimenti e garantire infrastrutture adeguate, a partire dai collegamenti ferroviari e stradali.

La Zls arriva in un momento cruciale, mentre la regione cerca nuovi motori di crescita oltre Roma e il suo terziario.

Se funzionerà, potrà generare occupazione, attrarre capitali e rafforzare la posizione del Lazio nelle rotte commerciali del Mediterraneo. Un banco di prova decisivo per la politica industriale regionale e per la capacità del territorio di competere in un mercato globale sempre più veloce.

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Mogol apre la stagione tra le meraviglie UNESCO di Tivoli a VILLÆstate

L’estate 2026 accende i riflettori su Tivoli e sui suoi tesori più preziosi. Le straordinarie Villa Adriana e Villa d’Este, entrambe riconosciute Patrimonio dell’Umanità UNESCO, si trasformano in un laboratorio culturale a cielo aperto grazie a VILLÆstate 2026, il cartellone che intreccia musica, teatro, letteratura e spettacolo dal vivo in uno dei contesti più suggestivi del Lazio.

A pochi chilometri da Roma, i due complessi monumentali offriranno al pubblico un modo nuovo di vivere il patrimonio storico, non più soltanto come luogo della memoria, ma come spazio vivo e contemporaneo, capace di dialogare con artisti, scrittori e protagonisti della cultura italiana.

Mogol inaugura la rassegna con “Emozioni”

L’appuntamento inaugurale è fissato per il 21 giugno nell’area archeologica di Villa Adriana. Protagonista della serata sarà Mogol, ospite d’onore dello spettacolo “Emozioni – Viaggio tra le canzoni di Battisti Mogol”.

Accanto a lui salirà sul palco Gianmarco Carroccia, accompagnato da un ensemble di musicisti, per ripercorrere alcuni dei brani che hanno segnato la storia della musica italiana. Tra racconti, aneddoti e interpretazioni dal vivo, il pubblico potrà immergersi nell’universo artistico nato dal celebre sodalizio con Lucio Battisti. Nel corso della serata il direttore dell’Istituto, Alberto Samonà, consegnerà inoltre a Mogol il primo Premio Tibur – VILLÆ, riconoscimento destinato a personalità che abbiano contribuito in modo significativo alla crescita culturale del Paese.

Da Pinocchio a Marguerite Yourcenar

Il programma proseguirà per tutta l’estate con appuntamenti dedicati ai grandi temi della cultura italiana. Tra gli eventi più attesi, gli spettacoli ispirati alle celebri Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar, il progetto “Eterno Pinocchio” per celebrare il bicentenario di Carlo Collodi e la rassegna teatrale Heroides al Santuario di Ercole Vincitore.

Spazio anche alla musica popolare con Ambrogio Sparagna, all’arte contemporanea e alle letture poetiche di Davide Rondoni dedicate a San Francesco e al Cantico delle Creature.

Per la serata inaugurale gli ultimi posti disponibili potranno essere prenotati online acquistando il biglietto d’ingresso a Villa Adriana. Un’occasione per assistere a uno spettacolo unico, immersi nella bellezza senza tempo di uno dei siti archeologici più affascinanti d’Italia.

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Incendio in un casolare abbandonato a Campagnano di Roma: morto un senzatetto di 68 anni

Si era rifugiato in un casolare per dormire, una struttura abbandonata adibita a riparo di fortuna da altri senzatetto come lui. Un 68enne romeno è morto a Campagnano di Roma, vicino al lago di Bracciano, nella notte del 12 giugno, quando intorno alle 23.30 il complesso ha preso fuoco. Sul posto una squadra dei Vigili del Fuoco, con l’ausilio di un’autobotte, è intervenuta in vicolo del Tifo per cercare di domare le fiamme: una volta spento il rogo i soccorritori hanno ritrovato il corpo carbonizzato della vittima.

La salma dell’uomo è stata portata al Policlinico Gemelli per l’esame autoptico che dovrà accertare le cause della morte e verificare se al momento dell’incendio il 68enne fosse già senza vita. Sul posto sono intervenuti anche i Carabinieri per gli accertamenti di competenza e per cercare di ricostruire la dinamica del rogo e comprendere come possa essere divampato.

Immagine d’archivio

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Kilian e Lukman a “Remigrazione e Riconquista”: dove dovrebbe andare chi è già a casa?

Nel giorno della manifestazione prevista a Roma, il confronto sulla remigrazione si inasprisce e nel dibattito si inserisce la lettera aperta di due giovani, nati e cresciuti in Italia, figli di immigrati: «Siamo due ragazzi italiani. Non siamo un’idea politica!»

Il corteo per la remigrazione a Roma continua a suscitare reazioni contrastanti nell’opinione pubblica, alimentando un acceso confronto anche a livello istituzionale. La manifestazione, promossa dal comitato Remigrazione e Riconquista, ha infatti innescato una mobilitazione di senso opposto organizzata dal Coordinamento permanente Roma Città Antifascista, che scende in piazza nello stesso giorno e alla stessa ora. Tuttavia, in questo clima sempre più polarizzato, la replica che ha maggiormente attirato l’attenzione è stata la lettera aperta di Kilian e Lukman, due giovani italiani di seconda generazione che hanno deciso di raccontare pubblicamente cosa significhi sentirsi chiamati in causa in un dibattito disumanizzante, che finisce per relegare sullo sfondo le persone e mettere al primo posto le idee politiche.

L’Identità e l’appartenenza di Kilian e Lukman si scontrano con l’ideologia del corteo sulla remigrazione

«Ci chiamiamo Kilian e Lukman e siamo due ragazzi italiani. Non avremmo mai pensato di dover scrivere una lettera come questa». Inizia così il testo di quella lettera, nata dalla convinzione che «il silenzio sarebbe stato più doloroso delle parole». Kilian e Lukman si presentano dunque come farebbe un qualunque studente della loro età, in maniera del tutto naturale. Non a caso, uno dei due sta per affrontare l’esame di maturità mentre l’altro studia Psicologia in Sapienza. E lo fanno non rivendicando alcuna appartenenza ideologica, bensì condividendo, con chiunque decida di leggere e comprendere le loro parole, una quotidianità fatta di scuola, studio, lavoro e famiglia.

«Siamo due ragazzi italiani. Non siamo una teoria da discutere in televisione», scrivono, spiegando come il tema della remigrazione rappresenti per loro non un argomento astratto, ma una questione che tocca direttamente le radici della loro esistenza. «Quando sentiamo parlare di remigrazione – proseguono – pensiamo» ai genitori che lavorano e pagano le tasse, ai sacrifici che hanno affrontato per garantire ai figli un futuro e delle opportunità migliori. «Pensiamo a cose semplici, normali. Le stesse cose che fanno milioni di famiglie italiane ogni giorno», rivelano.

Pertanto, «quando qualcuno dice che persone come noi dovrebbero essere “remigrate”, e nel secolo scorso avrebbe detto “deportate”, la domanda che ci viene spontanea è molto semplice: dove? Dove dovrebbe andare una persona che è già a casa?». È questo ciò che si e ci domandano, sottolineando di essere cresciuti in Italia, di aver studiato nelle scuole italiane e di aver vissuto la Capitale, giocando nei campetti di quartiere e trascorrendo del tempo con gli amici di sempre. Una vera e propria appartenenza, quindi, che non è mai stata vissuta come qualcosa da conquistare o dimostrare, ma come parte integrante della propria identità.

Secondo Kilian e Lukman, inoltre, il rischio maggiore è l’assuefazione a parole e concetti che fino a pochi anni fa avrebbero suscitato indignazione: «Fa paura vedere quanto facilmente ci si abitua», svelano, denunciando una crescente tendenza a discutere della vita delle persone come se si trattasse soltanto di numeri o statistiche. «La verità è che abbiamo paura del 13 giugno. – concludono – Non ci sentiremo sicuri a camminare per strada, ad andare a sostenere l’esame, ad uscire con i nostri amici: per le nostre origini e il colore della nostra pelle. […] Che Italia vogliamo lasciare a chi verrà dopo di noi?».

In definitiva, Kilian e Lukman non ci offriranno soluzioni e di certo non porranno fine ad un dibattito che è destinato ad infervorarsi nel corso dei prossimi giorni, ma perlomeno riportano, o tentano di riportare, la discussione sul piano umano, ricordando che dietro ogni slogan, manifesto o proposta ci sono esseri umani in carne ed ossa, con una storia, una famiglia e possibilmente un futuro.

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Roma, sequestrati 11,5 chili di cocaina a Ponte di Nona: arrestato un 41enne

Droga, base dello spaccio in un attico abusivo a Roma. La Polizia sequestra oltre 11 chili di cocaina

Oltre undici chili e mezzo di cocaina pronti a rifornire le piazze di spaccio della Capitale e una base logistica allestita in un attico abusivo ricavato sul terrazzo di uno stabile di edilizia popolare. È quanto scoperto dalla Polizia di Stato nel quartiere Ponte di Nona, a Roma, dove gli agenti del VI Distretto Casilino e delle Volanti hanno arrestato un quarantunenne italiano con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. L’indagine è partita dal continuo e sospetto via vai di persone all’interno del complesso residenziale. Gli investigatori hanno così predisposto un servizio di osservazione con pattuglie posizionate in punti strategici dell’area, riuscendo a monitorare i movimenti di un uomo che si aggirava con fare sospetto tra il terrazzo e il vano scale del palazzo.

L’uomo è stato fermato al secondo piano mentre trasportava una vistosa busta gialla. Alla vista dei poliziotti ha tentato di disfarsene, ma gli agenti sono riusciti a recuperarla immediatamente. All’interno sono stati trovati dieci panetti di cocaina per un peso complessivo superiore agli 11,5 chilogrammi. Durante il controllo sono stati sequestrati anche due smartphone, ritenuti dagli investigatori strumenti utilizzati per gestire contatti, ordinazioni e consegne della droga. La successiva perquisizione ha portato alla scoperta di un mazzo di chiavi che ha consentito agli agenti di individuare un locale tecnico situato sul terrazzo dello stabile e trasformato abusivamente in una sorta di attico.

Secondo gli inquirenti, l’ambiente era stato adibito a vera e propria base operativa per il confezionamento e la gestione dello stupefacente. Al suo interno sono stati trovati strumenti per la pesatura e il confezionamento della cocaina, elementi che hanno contribuito a delineare il quadro indiziario a carico del quarantunenne. L’arresto è stato successivamente convalidato dall’autorità giudiziaria.

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Nasce Progetto Civico Italia: le reazioni dei leader del campo largo

Conte: “Rafforza il campo progressista”. Schlein: “Dobbiamo essere all’altezza delle aspettative”. Bonelli e Fratoianni: “Ben venga aiuto al centrosinistra”

Alessandro Onorato lancia Progetto Civico Italia, una realtà che, come dichiara dal palco l’assessore capitolino ai Grandi Eventi, allo Sport, al Turismo e alla Moda di Roma Capitale, si schiera nel campo progressista non come segmento accessorio né come spazio residuale di centro, mirando alla costruzione di un’unica aggregazione diretta al voto. Fra le priorità: sicurezza, formazione scolastica, vita nelle piazze, nei parchi, certezza delle pene e recupero sociale dei detenuti. Ricetta da consegnare al campo largo, che guarda al PCI con interesse, apprezzamento e curiosità.

Giuseppe Conte promuove il PCI: “Rafforza il campo progressista”

Partito Civico nasce come movimento di vocazione progressista. È dunque inevitabile che incassi la simpatia del leader del Movimento 5 Stelle,  Giuseppe Conte: “Progetto Civico Italia è costruito su solidità civiche e amministrative. È un contributo che rafforza il progetto progressista a cui tengo molto. L’obiettivo non è vincere, ma cambiare il paese. Con l’opposizione abbiamo già definito diversi punti in comune anche in politica estera, benché ne dica la destra. Questa nuova forza politica può aiutarci e ha in dote le antenne che gli amministratori hanno sui territori. La democrazia è al bivio, corriamo il rischio di una torsione illiberale. Adesso tocca a noi. Dobbiamo rimettere in mano ai cittadini le sorti della Repubblica e restituire la voglia di partecipazione”.

Elly Schlein: “Condividiamo gli stessi valori”

La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein spinge verso la creazione di un pacchetto di misure riformiste a burocrazia zero e sostenibilità sociale da condividere con la coalizione. “Dobbiamo essere all’altezza delle aspettative ma non contro i nostri avversari. Piuttosto per migliorare il paese. Si parla di alleanze e programmi ma siamo già convergenti su tante battaglie. In primis, lottare contro lo smantellamento della sanità. Difendiamo la scuola pubblica, gli investimenti, lottiamo contro il caro vita. Non possiamo avere le bollette più care d’Europa. C’è tanto lavoro ma siamo pronti ad accogliere, ascoltare, allargare l’offerta politica condividendo gli stessi valori. Non c’è miglior programma che attuare gli articoli della nostra meravigliosa costituzione”.

AVS: “Progetto Civico benvenuto, ora programma condiviso”

Progetto Civico rientra a pieno titolo nel campo largo, alveo dove c’è anche Alleanza Verdi e Sinistra che plaude all’iniziativa ma non perde l’occasione per invocare anche un “programma chiaro, condiviso e coraggioso”. Pensieri e parole del leader di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni: “Al partito tutto ciò che contribuisce a rendere più forte il centrosinistra rispetto a questa destra brutta e pericolosa è il benvenuto ma deve essere poi definito all’interno di un programma credibile che come dico da tempo deve essere ambizioso”. Gli fa eco Angelo Bonelli (Verdi): “Guardiamo con interesse la proposta di Onorato, tutto ciò che si muove fra amministratori e amministrativi  per rafforzare la proposta politica e programmatica del centrosinistra è estremamente positivo”.

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In libreria l’avvincente storia della cuoca che nutrì Sir Winston Churchill

Arriva in libreria il 17 giugno La cuoca di Churchill di Annie Gray (Slow Food Editore), il romanzo ispirato alla vera storia di Georgina Landemare, la donna che per quattordici anni cucinò per il premier britannico accompagnando con i suoi piatti alcuni dei momenti più delicati della storia del secolo scorso.

Dietro i grandi della storia c’è spesso una cucina

Ci sono vite che scorrono lontano dai riflettori ma che, in modo silenzioso, finiscono per lasciare un segno nella grande Storia. È il filo conduttore di La cuoca di Churchill, il nuovo romanzo di Annie Gray in uscita il prossimo 17 giugno, che racconta l’esistenza straordinaria di Georgina Landemare, la donna che durante gli anni più difficili della Seconda guerra mondiale si prese cura della tavola di Winston Churchill.

Il volume si inserisce nel filone delle biografie romanzate che riportano alla luce figure rimaste per decenni nell’ombra, proprio come accaduto con titoli di successo quali La cuoca dei Kennedy e La ragazza delle meraviglie. Libri che trasformano documenti, lettere e testimonianze dimenticate in racconti capaci di restituire voce a protagonisti invisibili.

In libreria l’avvincente storia della cuoca che nutrì Sir Winston Churchill

La donna che conquistò il mondo dei fornelli

Nata in un modesto villaggio rurale dell’Inghilterra vittoriana, Georgina Landemare crebbe in un ambiente fatto di sacrifici, lavoro e tradizioni culinarie tramandate di generazione in generazione. Contro ogni aspettativa riuscì però a imporsi in un settore quasi esclusivamente maschile, diventando una delle poche chef donne dell’epoca.

Quando entrò al servizio di Winston e Clementine Churchill nel 1940, nessuno poteva immaginare che sarebbe rimasta accanto alla famiglia per ben quattordici anni, più a lungo di qualsiasi altro membro dello staff domestico.

Tra diplomazia, guerra e atmosfere da Downton Abbey

Per Churchill il cibo non era un semplice piacere, ma uno strumento di relazione e diplomazia. Le cene organizzate da Georgina contribuirono a creare quell’atmosfera conviviale che il premier britannico considerava essenziale nei rapporti politici e internazionali.

Attraverso la sua vicenda personale, Annie Gray ricostruisce un intero mondo: quello delle grandi dimore inglesi, del servizio domestico, della cucina britannica tra gli ultimi fasti dell’età edoardiana e le privazioni imposte dal conflitto mondiale. Un romanzo che unisce rigore storico e narrazione, destinato a conquistare gli appassionati di storia, le lettrici in cerca di figure femminili forti e chi continua a sentire la nostalgia delle eleganti atmosfere di Downton Abbey.

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Ligabue all’Olimpico di Roma: “De Gregori è patrimonio italiano, ma non condivido più di tanto il suo pensiero. Sul palco parlo delle 56 guerre nel mondo. Sanremo è col coltello tra i denti. Se mi invitano come ospite? Mai dire mai”

Luciano Ligabue è tornato allo Stadio Olimpico di Roma stavolta per la celebrazione “La notte di certe notti”. Erano in 54mila, come confermato dagli organizzatori, ad applaudire ieri 12 giugno l’artista che ha proposto una scaletta di 26 brani suddivisi in quattro parti per ogni album: “Ligabue” (1990), “Miss Mondo” (1999), “Fuori come va?” (2002), “Lambrusco, coltelli, rose & pop corn” (1991). Il bis è affidato a “I ragazzi non in giro” e naturalmente “Certe Notti”.

Abbiamo incontrato l’artista che ha raccontato la genesi dello spettacolo pensato per gli stadi, che proseguirà mercoledì 17 giugno all’Allianz Stadium di Torino, sabato 20 giugno (a un anno da Campovolo 2025) allo Stadio San Siro di Milano e a settembre e ottobre con un tour nei palazzetti. Si inizia il 22 settembre dall’Arena di Verona per poi chiudere il 24 ottobre all’Unipol Dome, ultima data live di Ligabue per il 2026. E il 2027? “Mi fermo in Italia, ma all’estero succederà qualcosa”.

Su un prossimo album le idee sono chiare. “Allora diciamolo chiaramente, – ha concluso Ligabue – io di canzoni ne ho un fottio. È l’ultimo dei problemi avere delle canzoni. Poi da qui a pubblicarle è un’altra cosa proprio perché il mondo è cambiato. Qualcosa uscirà prima o poi. Abbiamo un brano che non abbiamo fatto uscire, ma c’è del materiale che è già stato realizzato in buona parte”.

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Tornadoes rip through central US while extreme heat and humidity creep into the north-east

One man died in Iowa after a tree fell on him as nearly 700 severe weather events were recorded over three days

An Illinois man whose home was destroyed by a tornado on Thursday was pulled from the rubble by a police officer and a photojournalist, who captured the terrifying storm and subsequent rescue in dramatic video footage.

Scott Lasker, who describes himself as a storm chaser, recorded the tornado ripping through the town of Streator and was filming the damage it inflicted when he came across the man trapped in the debris of his house.

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© Photograph: Brandon Eliott/Reuters

© Photograph: Brandon Eliott/Reuters

© Photograph: Brandon Eliott/Reuters

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I tesori nascosti di Roma aprono al pubblico per una cultura accessibile a tutti

Le Giornate Europee dell’Archeologia 2026

Sino al 14 giugno 2026 tornano le “GEA,” Giornate Europee dell’Archeologia e, per l’occasione, la Soprintendenza Speciale di Roma – sotto l’egida del Ministero della Cultura – propone un ricco programma di aperture straordinarie, visite guidate e attività inclusive per tutte le età.Queste Giornate offrono l’opportunità di conoscere da vicino alcuni siti e cantieri della città, per la valorizzazione del patrimonio culturale attraverso esperienze, laboratori e percorsi.

I tesori nascosti di Roma aprono al pubblico per una cultura accessibile a tutti

Le grandi riaperture e le novità

Domus aristocratica appena restaurata, riapre la Villa romana monumentale al Cimitero Flaminio, dopo oltre 15 anni di chiusura. Il sito archeologico include il mausoleo di famiglia che rappresenta la prima testimonianza funeraria nell’area del cimitero più grande d’Italia. Situato nel complesso ospedaliero San Giovanni-Addolorata, Horti di Domitia Lucilla, invece, svela la zona produttiva della residenza della madre dell’imperatore Marco Aurelio, tra cortili, vasche, magazzini e botteghe affacciate su una strada basolata. Apertura straordinaria, infine, dell’area archeologica Santa Croce in Gerusalemme con la presentazione del nuovo progetto di allestimento e valorizzazione.

Iniziative per bambini e famiglie

Alle Terme di Caracalla, il 14 giugno, verrà organizzato il laboratorio didattico “Un giorno alle terme di Caracalla”, pensato per bambini dai 3 ai 6 anni per scoprire la vita quotidiana degli antichi romani. All’Arco di Malborghetto-sino al 14 giugno-ci sono visite guidate all’Arco di Costantino, laboratori sulle tecniche costruttive e sulla Via Flaminia, percorsi interattivi e la mostra Memorie Archeologiche di Pellegrini e Giubilei. Infine, il Drugstore Museum, in collaborazione con l’Ente Nazionale Sordi e la Cooperativa Il Treno 33, ospiterà visite guidate accessibili e laboratori sui miti romani per bambini dai 6 anni in su.

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Fiorin fiorello, l’amore è bello… ma senza i fiori di Piccirillo ai Parioli come si fa?!?

Da 76 anni la storica rivendita era un simbolo del quartiere. La sua chiusura improvvisa scatena la protesta dei residenti. Decisamente un risveglio amaro per Angelo Piccirillo. Quando ieri mattina è arrivato davanti al suo storico chiosco di via dei Monti Parioli, ha trovato i sigilli e i nastri di sequestro. Così si è interrotta, almeno per ora, una storia iniziata nel 1950 e diventata parte integrante dell’identità del quartiere Parioli. Lo storico chiosco Piccirillo non è infatti una semplice attività commerciale. Da oltre sette decenni accompagna la vita del quartiere, tanto da essere stato riconosciuto dal Comune di Roma come esercizio storico, inserito tra le attività da tutelare nel piano del II Municipio. Una presenza familiare per generazioni di residenti, abituati a vedere quel piccolo presidio floreale all’angolo della strada, servendosene per ogni ricorrenza.

Una chiusura arrivata dopo anni di incertezza

Alla base del provvedimento ci sarebbe una vicenda amministrativa che affonda le radici nel tempo. Secondo quanto emerso, la concessione relativa all’area occupata dal chiosco non sarebbe mai stata rinnovata dopo il 2004. Una situazione rimasta sospesa per anni e che avrebbe portato ora all’intervento delle autorità con il conseguente sequestro della struttura.

La notizia si è diffusa rapidamente tra i residenti dell’iconico quartiere, provocando sorpresa e indignazione generale. Molti parlano di una decisione arrivata senza preavviso apparente, tanto da spingere il quartiere a mobilitarsi immediatamente.

Oltre mille firme per salvare il fioraio

Nel giro di poche ore, infatti, è stata avviata una raccolta firme per chiedere la riapertura del chiosco e trovare una soluzione che consenta alla famiglia Piccirillo di proseguire l’attività. L’iniziativa ha già superato quota mille adesioni, segno di quanto il negozio sia considerato un patrimonio sociale oltre che commerciale.

La vicenda riapre così il dibattito sul destino delle attività storiche romane. In una città che spesso fatica a tutelare e preservare le sue botteghe più rappresentative, il caso del chiosco Piccirillo si trasforma nel simbolo di un equilibrio sempre più fragile tra norme amministrative e tutela della memoria dei quartieri. Ai Parioli, intanto, la speranza è che quei sigilli non rappresentino la fine di una storia lunga 76 anni.

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