La sinistra deve rispondere a Vannacci o ignorarlo? La terza via è quella giusta: smettere di rincorrerlo
Nell’agosto del 2023, Roberto Vannacci pubblicò su Amazon il libro Il mondo al contrario, che in pochi giorni divenne il più venduto. Non era il frutto di una raffinata operazione di marketing, ma la conferma di un meccanismo comunicativo vecchio come il detto “Nel bene o nel male, purché se ne parli”, che risale al Ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde (1890).
Da allora, ogni dichiarazione o apparizione pubblica del generale – oggi europarlamentare – segue lo stesso copione:
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una provocazione studiata per scardinare un tabù del discorso pubblico (diritti LGBTQ+, gestione dei migranti, concetto di “normalità”);
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una sollevazione indignata dei media e di opinionisti/e di area progressista, inclusa qualche denuncia formale;
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lo sgonfiamento giudiziario, politico e mediatico, per cui tutto finisce nel nulla, lasciando Vannacci nella posizione del “martire del buonsenso” e della censura delle élite.
La strategia punta alla legittimazione del politicamente scorretto: Vannacci usa la lingua italiana, citando spesso i dizionari (ovviamente solo ciò che gli fa gioco), per tracciare il confine fra un “noi” (la maggioranza silenziosa che pensa cose “scorrette” ma non osa dirle) e un “loro” (le élite custodi del politicamente corretto).
L’intervento da Lilli Gruber
L’ennesima conferma di questa strategia va in scena il 10 giugno 2026, durante una puntata di Otto e mezzo su La7. Incalzato da Lilli Gruber su temi divisivi, Vannacci applica il suo consueto jujutsu retorico: usare la forza di indignazione dell’interlocutrice per rigirarla contro di lei. Quando Gruber lo accusa di essere “ossessionato dagli omosessuali”, ribatte freddamente: “Forse lo è lei, visto che ha portato questo argomento in una discussione politica”. Il risultato? Vannacci appare sempre calmo e “in comando” della situazione, in un contesto tutto impostato sui temi da lui dettati.
Due giorni dopo, il 12 giugno 2026, Pier Luigi Bersani è ospite della stessa trasmissione, anche per essere stato assolto, nell’ottobre 2024, dall’accusa di diffamazione mossa dal generale. Lancia un appello: “Ci vuole una battaglia delle idee, la sinistra deve reagire”. Ma davvero la sinistra italiana dovrebbe rispondere a Vannacci?
La reazione di Giorgia Meloni
Nel frattempo, la Presidente del Consiglio fa la sua mossa. Non affronta Vannacci sul terreno dei valori e del politicamente scorretto, perché rischierebbe solo di legittimarlo o di perdere voti a destra, ma reagisce in modo istituzionale e accorto. Attaccando i deputati vicini alle posizioni del generale che hanno votato contro i provvedimenti del governo, Meloni liquida la questione con durezza pragmatica: “Avete votato sei volte contro la fiducia insieme a Schlein e Conte. La vera destra non è mai funzionale alla sinistra”. Spostando l’attenzione sulla responsabilità di governo, Meloni depotenzia il generale senza offrirgli il martirio culturale.
L’errore del centrosinistra: pensare all’elefante
Al contrario della destra di governo, il centrosinistra italiano soffre da sempre di una sindrome cronica che il linguista cognitivo George Lakoff ha ben spiegato nel celebre saggio Non pensare all’elefante (2004): se chiedi a qualcuno di non pensare a un elefante, la persona inevitabilmente visualizza l’animale. Nel dibattito politico significa che quando evochi il frame del tuo avversario, anche solo per smentirlo o criticarlo, stai già perdendo, perché confermi e rinforzi i suoi termini di discussione, la sua posizione, i suoi concetti, invece di imporre i tuoi.
Morale della favola
Chi insegue ogni provocazione di Vannacci – giornalista, opinionista o leader che sia – accetta di discutere temi scelti dal generale (l’identità, la “normalità”) nei suoi termini, invece di imporre i propri (salario minimo, sanità, precarietà), e regala a Vannacci il centro del palcoscenico, confermando la favola destrorsa secondo cui la sinistra si occuperebbe solo di battaglie sui diritti civili e sul linguaggio, ignorando i problemi materiali delle persone e della vita di tutti i giorni. Se i media e la politica italiana vogliono davvero spezzare la catena di successi mediatici di Vannacci, devono smettere di rincorrerlo. L’unica reazione efficace è imporre un proprio percorso linguistico, concettuale e politico sui bisogni concreti del Paese. Questi bisogni riguardano, ovviamente, anche molti diritti civili mancanti e non rispettati, ma la questione dei diritti civili andrebbe trattata dal centrosinistra, una buona volta, in modo originale e autonomo, stando ben lontani del terreno scivoloso del “politicamente corretto”, perché questo è da molti anni solidamente in mano al centrodestra e dal 2023 è presidiato da Vannacci.
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