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“Mondiale con troppe squadre? Vediamo se l’Italia si qualifica con 64, o forse dovrò metterne 228”: Infantino sfotte la Nazionale

Come i leader mondiali a cui è più affezionato, anche Gianni Infantino ama perseverare nelle sue idee. Il presidente della Fifa ha costruito il suo enorme potere nel calcio anche grazie a questa prima Coppa del Mondo a 48 squadre. E non ha intenzione di fermarsi. È già in corso il dibattito per allargare i Mondiali di calcio fino a 64 squadre: vale la pena infatti ricordare che la prossima edizione del 2030 sarà quella del centenario, un secolo dopo la prima Coppa Rimet che si disputò in Uruguay. Per questo motivo, Infantino ha progettato un’edizione che coinvolgerà tre continenti e sei Paesi. Una specie di Leviatano del pallone.

Mondiali 2026, la classifica dei gironi aggiornata
Mondiali 2026, la classifica marcatori in diretta

Mentre già si dibatte su questi Mondiali divisi fra tre Paesi (Usa, Canada e Messico) e con 48 squadre partecipanti, i prossimi rischiano di essere ancora peggio. Ad oggi il progetto non è definito: si sa solo che le partite inaugurali si giocheranno tra Uruguay, Argentina e Paraguay, per celebrare appunto il centenario. Mentre il resto della competizione si svolgerà tra Spagna, Portogallo e Marocco. Vista questa espansione gigantesca, soprattutto la Federazione del Sud America (CONMEBOL) sta spingendo per allargare il torneo a 64 squadre, ovvero il 30% di tutte le Nazionali affiliate alla Fifa.

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L’albo d’oro dei Mondiali

È musica per le orecchie di Infantino. Già il formato a 48 ha permesso di qualificarsi a tante nazioni che altrimenti il mondiale avrebbero solo potuto sognarlo. Sono gli stessi piccoli Paesi che votano nel congresso Fifa e costituiscono il consenso del presidente. Più squadre, più potere. Più partite, più soldi, ancora più potere. È questo il modello del presidente svizzero-italiano. Che distribuendo tra tre continenti l’edizione 2030, ha garantito agli amici dell’Arabia Saudita di avere i Mondiali 2034. E per difendere le sue mire, Infantino non si fa problemi anche a sfottere la Nazionale azzurra per la sua assenza ai Mondiali.

“Prima di tutto dobbiamo vedere come funzionerà questa prima Coppa del Mondo con 48 squadre”, ha detto Infantino rispondendo all’emittente brasiliana CazéTV in merito a un possibile ulteriore ampliamento dei Mondiali. “È chiaro che tutte le squadre qualificate rappresentano un evento di grande portata. Abbiamo persino discusso di 64 squadre, e in quel caso ci sarebbe lo stesso numero di partite, ma con una maggiore partecipazione di squadre e un maggiore coinvolgimento da parte di tutto il mondo”, ha detto il presidente FIFA, ammettendo che il progetto di prevedere 16 gironi (ma senza ripescaggio delle migliori terze) esiste eccome.

Poi la battuta sull’Italia. Nel corso dell’intervista all’ingresso dello stadio Azteca, Infantino ha sottolineato che un ulteriore aumento del numero di squadre qualificate potrebbe aiutare, ad esempio, l’Italia a tornare ai Mondiali. Il presidente FIFA ha commentato ridacchiando: “Vediamo se l’Italia si qualifica con 64 squadre, o forse dovrò metterne 228 per vedere se si qualificano”, ha concluso con una risata. Se lo può permettere. La stampa sportiva italiana da tempo gli ha steso un tappeto rosso, tra interviste celebrative e interventi scritti di proprio pugno per raccontare la favola del miglior Mondiale di sempre.

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Il primo annuncio Var dei Mondiali è già un meme: l’inglese dell’arbitro è incomprensibile, le facce perplesse dei giocatori | Video

Si candida già a diventare uno dei primi meme dei Mondiali 2026, ma stavolta il protagonista non è un calciatore. A rubare la scena durante la gara inaugurale tra Messico e Sudafrica è stato infatti l’arbitro brasiliano Wilton Sampaio, alle prese con una difficoltà che molti possono comprendere: spiegare una decisione complessa in una lingua che non è la propria, dopo 84 minuti di partita e davanti a 80mila spettatori.

L’episodio è avvenuto all’Estadio Azteca quando il Var ha richiamato il direttore di gara per rivedere un intervento di Zwane. Dopo aver osservato le immagini, Sampaio si è preparato a comunicare pubblicamente la decisione attraverso il sistema audio dello stadio. Peccato che l’annuncio non sia andato esattamente come previsto.

Le immagini, diventate rapidamente virali sui social, mostrano l’arbitro mentre si inceppa, balbetta e prova a formulare la spiegazione in inglese. Il risultato è stato un messaggio a tratti difficile da comprendere, tanto che diversi giocatori sudafricani, compreso Mudau, hanno osservato il direttore di gara con evidente perplessità. Soltanto quando Sampaio ha estratto il cartellino rosso, il significato della comunicazione è apparso chiaro a tutti.

In precedenza era stato espulso Sithole al 4’ della ripresa per fallo da ultimo uomo. Nel finale, dopo Zwane, è toccato anche al messicano Montes per gioco falloso. Tre espulsioni complessive che costituiscono un record per una partita inaugurale di un Mondiale. Sampaio verrà ricordato per questo, ma anche per il suo inglese scolastico, a essere generosi.

Al di là dell’episodio, il Messico ha iniziato il torneo con una vittoria per 2-0 nel Girone A. I padroni di casa sono passati in vantaggio al 9’ del primo tempo con Quiñones e hanno raddoppiato al 22’ della ripresa grazie a Jiménez. Con il Sudafrica rimasto in inferiorità numerica per gran parte del secondo tempo, la squadra guidata dal ct Javier Aguirre ha controllato l’incontro senza particolari difficoltà, conquistando i primi tre punti di questo Mondiale.

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— Portugal4WordCup???????? (@impfelix121) June 11, 2026

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La fascia in testa per proteggere la cicatrice, la promessa al padre prima che morisse: la storia dietro le lacrime di Raúl Jiménez

Occhi e mani sono rivolti verso il cielo. Il volto è coperto dalle lacrime. Raúl Jiménez ha perso il papà tre mesi fa. Ma prima che se ne andasse gli aveva promesso: “Segnerò ai Mondiali”. E così è stato. Nella partita inaugurale allo Stadio Atzeca tra Messico e Sudafrica (terminata 2-0) c’è anche la sua firma che gli vale il secondo posto nella classifica marcatori all-time della nazionale. Nel 2020 ha rischiato la vita su un campo da calcio per una frattura al cranio. Sei anni dopo il destino lo ha messo di fronte a oltre 80mila tifosi per un gol che aspettava da quattro edizioni.

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“Sono un miracolato”

La fascia che indossa Raúl Jiménez non è per estetica. Ma c’è qualcosa di più profondo. La lunga cicatrice sul lato destro della testa racconta l’episodio che gli ha cambiato la carriera e la vita. Nel novembre 2020, durante un Arsenal-Wolverhampton deserto per la pandemia, l’attaccante messicano si frattura il cranio dopo un pericoloso scontro con David Luiz. Emorragia celebrale interna e operazione d’urgenza. “I medici hanno fatto un ottimo lavoro. Mi hanno subito detto dei rischi e mi hanno detto che sono un miracolato”. Nel lungo periodo di riabilitazione crescono i dubbi. Lo ricorda anche uno dei medici che lo ha seguito passo dopo passo: “È riuscito a passare dall’attività atletica di base all’allenamento agonistico completo a marzo, evitando soltanto i colpi di testa e i contrasti aerei”. Dopo oltre 6 mesi Jiménez rientra tra i convocati con tutte le precauzioni del caso. “È un miracolo che io sia persino tornato in campo”. Rimasto in isolato durante il Covid, il messicano resta in Premier League. E dopo la parentesi Fulham è pronto a tornare in maglia Wolves in Championship.

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Le lacrime e la dedica

Le parole del ct Javier Aguirre suonano come un avvertimento: “Raúl ha detto che questo sarà il suo Mondiale”. Alla prima vera occasione contro il Sudafrica l’attaccante non sbaglia. L’esultanza è un’istantanea che resta nella storia. C’è la sofferenza di un segno indelebile rimasto sulla pelle e una promessa mantenuta alla persona più importante della sua vita. “Un gol con dedica speciale”, il primo in assoluto ai Mondiali. Per il Messico, per suo padre. Raúl Jiménez non hai mai smesso di crederci.

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Juventus, è ufficiale l’arrivo di Carnevali: cosa cambia, i tre colpi e il ritorno alla “vecchia” Juve

Nuova Juve, vecchia Juve. L’arrivo di Giovanni Carnevali come nuovo amministratore delegato bianconero – ufficializzato oggi con una nota del club – è stato uno squarcio nel cielo, non proprio così sereno, che aleggiava sopra la Continassa. Che Damien Comolli fosse sotto osservazione, era abbastanza palese: la Juventus fuori dalla Champions e un calciomercato cominciato in salita (Allison, per esempio: un portiere cercato ma per il quale non si è chiuso) avevano gettato più ombre che luci sul dirigente francese. Ma che fossero così dense, no: non se l’aspettava nessuno. Forse l’aveva intuito Comolli stesso un paio di giorni fa, quando era stato convocato da John Elkann per alcuni chiarimenti. Che evidentemente non ci sono stati.

Morale della favola: la riunione fiume di ieri, giovedì 11 giugno, ha sancito l’addio all’uno e il benvenuto all’altro. Con Carnevali che, evidentemente già contattato nelle settimane precedenti, aveva voluto prima di tutto aspettare che il Sassuolo avviasse i lavori per il futuro. Aspettava Aquilani, insomma, e aspettava che qualche primo discorso di mercato venisse intavolato da chi a Sassuolo resterà, come il direttore sportivo Palmieri, sempre più al centro del club neroverde dopo anni e anni di lavoro tra settore giovanile e prima squadra. Non è un caso, infatti, che il ribaltone vero e proprio sarà per la Juventus – al netto della differenza più che sostanziale che esiste tra i due club – e non per il Sassuolo: gli emiliani cercheranno una figura manageriale che possa fare da ponte tra la famiglia Squinzi e l’area sportiva. Ma l’impianto organizzativo non cambierà di molto.

Il calciomercato e la nuova impostazione

E a Torino? Beh, lì è tutto diverso. Con l’addio di Comolli, qualche altra testa potrà saltare. Anche se non sembra probabile l’addio del direttore sportivo Ottolini, tornato alla Juventus lo scorso gennaio e decisamente operativo sul mercato. Così tanto che a Carnevali l’idea di smontare il giocattolo non passa per la testa. Un esempio è il ‘Dibu’ Martinez, il portiere dell’Aston Villa che ha scelto di venire in Italia e che aspetta solo un accordo finale tra i club. Le parti sono avanti, ma c’è ancora da discutere. E il nuovo ad, insieme a Ottolini, lo farà a partire dall’inizio della prossima settimana. Così sarà pure per Sorloth e Kolo Muani, due giocatori che Spalletti ha avallato e che la Juventus proverà a portare avanti in questi giorni.

Ma cosa cambierà, allora? L’impostazione di base. Perlomeno, se si parla di calciomercato: la ricerca intensiva attraverso algoritmo (un vanto delle precedenti esperienze di Comolli) non ha convinto. E poi, Carnevali arriva all’interno di un sistema – quello della Serie A e del calcio italiano – che conosce alla perfezione. È un dato di fatto, questo, non un giudizio. Questi li ha fatti Elkann ed è convinto che un ritorno a una ‘vecchia’ Juve più italiana possa permetterle di uscire dalle secche di continue stagioni negative. Che dopo quattro aumenti di capitale, evidentemente, non si può più tanto permettere.

Il comunicato della Juventus

Il Consiglio di Amministrazione di Juventus FC ha deliberato oggi la nomina di Giovanni Carnevali ad Amministratore Delegato e Direttore Generale del Club, affidandogli la guida manageriale della Società con l’obiettivo di rafforzare il progetto sportivo e industriale bianconero.

Dirigente tra i più apprezzati del panorama sportivo, Giovanni porta in Juventus un patrimonio di rilevante capacità manageriale. Uomo di calcio per vocazione e passione, Giovanni ha dedicato la sua vita professionale a questo settore, maturando esperienze e acquisendo responsabilità sempre più rilevanti, che gli hanno consentito di sviluppare una conoscenza completa delle dinamiche che governano il calcio moderno e delle prospettive di evoluzione. In particolare, nel corso della sua carriera, ha contribuito in modo determinante alla crescita e all’affermazione del Sassuolo Calcio, diventato nel tempo un esempio riconosciuto per sostenibilità, innovazione, valorizzazione dei talenti e capacità di creare valore, dentro e fuori dal campo. In qualità di Consigliere di Lega Serie A ha inoltre contribuito ai principali tavoli di confronto dedicati all’evoluzione e alla crescita del calcio professionistico italiano.

“Sono orgoglioso e onorato di entrare a far parte di questo Club ricco di storia e identità – ha sottolineato Carnevali – Ringrazio la Società, l’azionista di maggioranza e John Elkann, per la fiducia che mi è stata accordata. Affronto questa nuova sfida con grande senso di responsabilità e con la convinzione che, attraverso l’impegno quotidiano, sia possibile costruire un percorso di crescita duraturo e un futuro di successi. Insieme a tutte le componenti della Società lavoreremo per rendere la Juventus sempre più protagonista in ambito nazionale e internazionale nel rispetto della storia del Club e delle ambizioni dei tifosi bianconeri” – ha voluto concludere così il nuovo AD bianconero.

A Giovanni il caloroso benvenuto di tutta la famiglia bianconera e i migliori auguri di buon lavoro.

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Mondiali 2026, la classifica marcatori in diretta: in testa Balogun. Tutti a caccia del record

Tutti a caccia del nuovo record. I Mondiali 2026, la prima edizione a 48 squadre, offrono agli attaccanti la grande occasione per segnare più gol. C’è un match in più, i sedicesimi di finale. Ci sono soprattutto molte più squadre materasso nei gironi. I due grandi favoriti per vincere il titolo di capocannoniere della Coppa del Mondo sono Kylian Mbappé e Harry Kane. Chissà se uno di loro riuscirà a superare Just Fontaine, l’attaccante francese che in Svezia nel 1958 riuscì a segnare 13 reti in sole sei partite: ancora oggi detiene il primato di maggior gol segnati in una singola edizione dei Mondiali.

Mondiali 2026, la classifica dei gironi aggiornata
Mondiali 2026, la classifica marcatori in diretta

Mbappé, che fu capocannoniere in Qatar, potrebbe anche puntare al record all-time: ha 12 gol all’attivo, il primo è Miroslav Klose con 16. Attenzione anche a Leo Messi (7 gol nel 2022 per trascinare l’Argentina al titolo) ad oggi fermo a quota 13. Ci sono anche il 41enne Cristiano Ronaldo e il giovanissimo Lamine Yamal, senza dimenticare Erling Haaland (molto dipenderà dal percorso della Norvegia). La caccia al primato di gol è iniziata.

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La classifica marcatori LIVE dei Mondiali 2026

1) Folarin Balogun – Stati Uniti

2 gol

United States’ Folarin Balogun celebrates scoring his side’s second goal against Paraguay during a World Cup Group D soccer match in Inglewood, Calif., near Los Angeles, Friday, June 12, 2026. (AP Photo/Marcio J. Sanchez)

2) Giovanni Reyna – Stati Uniti

1 gol

2) Mauricio – Paraguay

1 gol

2) Cyle Larin – Canada

1 gol

Canada’s Cyle Larin (9) celebrates after scoring his sides first goal of the game in the second half of the World Cup Group B soccer match between Canada and Bosnia, Friday, June 12, 2026, in Toronto. ( (AP Photo/Sam Balkansky)

2) Jovo Lukic – Bosnia Erzegovina

1 gol

2) Hyun-Gyu Oh – Corea del sud

1 gol

2) In-Beom Hwang – Corea del sud

1 gol

2) Julian Quinones – Messico

1 gol

Mexico’s Julian Quinones (16) celebrates scoring their opening goal against South Africa during the World Cup Group A soccer match between Mexico and South Africa in Mexico City, Thursday, June 11, 2026. (AP Photo/Eduardo Verdugo)

2) Raul Jimenez – Messico

1 gol

2) Ladislav Krejci – Repubblica Ceca

1 gol

Czechia’s Ladislav Krejci reacts after scoring against South Korea in Zapopan, near Guadalajara, Mexico, Thursday, June 11, 2026. (AP Photo/Dolores Ochoa)

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Mondiali, la classifica dei gironi

La strada verso il MetLife Stadium del New Jersey è iniziata: il 19 luglio verrà incoronato il Paese vincitore della Coppa del Mondo 2026. Partono 48 squadre, per la prima volta in un Mondiale, divise in 12 gironi: 72 partite per eliminare appena 16 Nazionali. Tutte le altre passano ai sedicesimi di finale: le prime due di ciascun gruppo, più le otto migliori terze. Ecco le classifiche dei gruppi aggiornate.

Mondiali, la nuova classifica aggiornata oggi

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Il nuovo regolamento dei gironi

In caso di arrivo a pari punti all’interno dello stesso girone, la FIFA applicherà nell’ordine i seguenti criteri per stabilire la classifica finale:

  • Maggiore differenza reti complessiva;
  • Maggior numero di gol segnati;
  • Punti ottenuti negli scontri diretti;
  • Migliore differenza reti negli scontri diretti;
  • Maggior numero di gol segnati negli scontri diretti;
  • Classifica fair play (conteggio delle sanzioni e dei cartellini);
  • Sorteggio finale a opera della FIFA.

Per quanto riguarda le migliori terze, ci sarà una classifica a parte, composta appunto dalle 12 terze classificate. I criteri che si applicheranno per decretare le otto qualificate sono:

  • Maggior numero di punti ottenuti in tutte le partite del girone;
  • Differenza reti risultante da tutte le partite del girone;
  • Maggior numero di gol segnati in tutte le partite del girone;
  • Punteggio di condotta di squadra più alto (giocatori e dirigenti) relativo al numero di cartellini gialli e rossi ricevuti in tutte le partite del girone;
  • Sorteggio finale a opera della FIFA

Mondiali 2026, tutti i gironi

Gruppo A: Messico, Sudafrica, Corea del Sud, Repubblica Ceca
Gruppo B: Canada, Bosnia ed Erzegovina, Qatar, Svizzera
Gruppo C: Brasile, Marocco, Haiti, Scozia
Gruppo D: Stati Uniti, Paraguay, Australia, Turchia
Gruppo E: Germania, Costa d’Avorio, Ecuador, Curaçao
Gruppo F: Olanda, Giappone, Svezia, Tunisia
Gruppo G: Belgio, Egitto, Iran, Nuova Zelanda
Gruppo H: Spagna, Capo Verde, Arabia Saudita, Uruguay
Gruppo I: Francia, Senegal, Iraq, Norvegia
Gruppo J: Argentina, Algeria, Austria, Giordania
Gruppo K: Portogallo, RD Congo, Uzbekistan, Colombia
Gruppo L: Inghilterra, Croazia, Ghana, Panama

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Mondiali, la Fifa ha stravolto il rituale degli inni pre-partita: tutto è nato da un desiderio di Del Piero

A qualcuno l’idea è piaciuta. Altri l’anno definita l’ennesima americanata di questi Mondiali 2026. Dopo aver distorto il format della Coppa del Mondo, portandola da 32 a 48 squadre, il presidente della Fifa Gianni Infantino ha scelto di stravolgere anche il rituale degli inni nazionali che precede l’inizio di ogni partita. Il primo assaggio lo si è avuto nel match inaugurale tra Messico e Sudafrica: se qualcuno pensava che quella fosse un’eccezione legata alla cerimonia d’apertura, si sbaglia. Per tutte le gare di questo Mondiale, infatti, il momento degli inni diventerà un piccolo show. E tutto è nato da un desiderio espresso a Infantino da Alessandro Del Piero.

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La nuova cerimonia pre-partita ai Mondiali

La cerimonia che precede l’inizio delle partite dei Mondiali sarà sempre la seguente: tutti i giocatori convocati fanno l’ingresso in campo, anche quelli che poi si siederanno in panchina. Le due squadre al completo si dispongono attorno al cerchio di centrocampo, una di fronte all’altra, per cantare a turno il proprio inno nazionale. Nel frattempo, enormi bandiere delle due nazionali coprono le due metà del campo. Un cerimoniale stravolto rispetto alla tradizione, che vedeva i 22 giocatori in campo disporsi su una linea retta, divisi dalla terna arbitrale. Un piccolo show voluto dalla Fifa. E non ha torto chi parla di americanata: sicuramente, almeno in parte, l’intento è quello di copiare le presentazioni dei match in stile NBA, per fare un esempio. Non è detto che sia un aspetto negativo: de gustibus.

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Del Piero ha suggerito l’idea a Infantino

Una novità per tutti i tifosi che vedono cambiare un protocollo che ormai da tempo faceva parte della ritualità degli incontri delle nazionali. Infantino, forse per parare eventuali critiche, ha raccontato in conferenza stampa che il rituale stravolto è nato da un’idea di un’ex leggenda del calcio italiano: “Tutti i 26 giocatori di una nazionale saranno in campo per l’inno nazionale. E’ un’idea di Alessandro Del Piero“. Il presidente della Fifa ha aggiunto: “Vogliamo sempre fare qualcosa di nuovo, non si tratta in questo caso di un’idea legata al business. Tutto è nato da una conversazione con Del Piero. Qualche mese fa mi ha detto: ‘Perché non fate entrare tutti i giocatori in campo per l’inno? Facciamo tutti parte della stessa squadra‘”.

Poi Infantino ha proseguito scherzando: “Non so se me l’ha detto perché ha realizzato un gol storico, contro la Germania ai Mondiali 2006, partendo dalla panchina…”. Quindi il presidente Fifa ha concluso: “Mi è sembrata un’idea interessante, l’abbiamo proposta a giocatori e allenatori: tutti si sono detti favorevoli. Nel calcio di oggi abbiamo 11 titolari, ci sono 5 o 6 sostituzioni. Ma tutta la rosa può scendere in campo, è positivo che tutti i calciatori possano vivere il momento dell’inno“.

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Mondiali, i risultati delle partite del 12 giugno: la Corea del Sud ribalta la Repubblica Ceca nella notte

Il Mondiale 2026 si è aperto con la vittoria del Messico contro il Sudafrica nella gara inaugurale grazie ai gol di Quinones prima e Raul Jimenez poi. La formazione di Aguirre ha fatto vedere buone cose nel match inaugurale del torneo, a differenza invece della formazione sudafricana, rimasta anche in 10 uomini a inizio secondo tempo per l’espulsione di Sithole e poi in 9 per quella di Zwane.

Nella notte si è giocata anche l’altra sfida del girone A, quella tra Corea del Sud e Repubblica Ceca, terminata 2-1 per gli asiatici con una rimonta. e reti tutte nel secondo tempo. Al gol di Ladislav Krejcí, al 59esimo, hanno risposto nel giro di 13 minuti prima In-Beom Hwang e poi Hyeon-Gyu Oh.

Mondiali, i risultati delle partite del 12 giugno

Messico-Sudafrica 2-0 (9′ Quinones, 68′ Jimenez)

Corea del Sud-Repubblica Ceca 2-1 (59′ Krejci, 67′ In-Beom Hwang, 80′ Hyeon-Gyu Oh)

Canada-Bosnia Erzegovina

Le classifiche

Girone A

  1. Messico: 3 punti (2-0)
  2. Corea del Sud: 3 punti (2-1)
  3. Repubblica Ceca 0 punti (1-2)
  4. Sudafrica: 0 punti (0-2)

Girone B

  1. Canada
  2. Bosnia Erzegovina
  3. Qatar
  4. Svizzera

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Ti ricordi… Alessandro Simonetta, meteora della Roma famoso grazie a Football Manager: “Io non sapevo nemmeno di essere nel gioco”

Il calcio dà. I soldi certo, e poi la fama, la gratitudine delle persone, la riconoscibilità. Ad imperitura memoria, quest’ultima, se hai regalato trionfi, coppe, vittorie, gol. E se non l’hai fatto nella vita reale pure. Già, perché Alessandro Simonetta non lo troverete tra i pluriscudettati di tutti i tempi, non lo troverete come capocannoniere e vincitore di più Champions, non troverete traccia di storie torbide di carte false e pratiche losche e fraudolente messe in campo per assicurarsene il cartellino: eppure tutto ciò è accaduto. Ha vinto più scudetti Alessandro, con più squadre e nella stessa stagione. Ha vinto più Champions, alla stessa maniera. Spesso a sua insaputa.

E se oggi si palesa su un social viene preso d’assalto da chi ne ha beneficiato, da chi non potrà mai dimenticare quanto a dato: tutti i giocatori di Football Manager 2004. “In realtà io avevo solo chiesto se qualcuno sapesse restaurare una foto” dice Alessandro, che in effetti aveva solo postato una foto di un vecchio ritiro della Roma in cui ci sono lui, un altro ragazzo delle giovanili della Roma, Fabrizio Grillo… e Francesco Totti. La foto gliel’hanno restaurata, ma prima di tutto gli hanno reso grazie per i campionati vinti nel popolare gioco manageriale “Al quale peraltro non ho mai giocato” racconta Alessandro.

Oggi è un assistente capo in Polizia Penitenziaria, ma all’epoca (parliamo del 2004) era un promettente attaccante della Primavera giallorossa: “In foto ero in ritiro in Austria con Capello: c’erano Totti, Cassano che era poco più grande di me, Emerson. Ricordo che in quel ritiro prima di un amichevole, giusto per non farmi sentire la tensione, Capello mi disse ‘Guarda domani giochi titolare, stai tranquillo, fai quello che sei abituato a fare in Primavera’, credo fosse contro il Genk la gara, o il Gent non ricordo bene”.

Un sogno, per un ragazzino: “Sì, chiaro: già solo guardare quello che faceva Totti in allenamento era pazzesco. Poi un giorno prima di RomaReal Madrid io ero a scuola, vengono a chiamarmi in classe ‘Simonetta, devi venire in presidenza‘… ovviamente un ragazzetto delle superiori che pensa in questi caso ‘Eccallà, ho fatto qualcosa e m’hanno beccato‘ e invece no, mi volevano al telefono ed era Bruno Conti che mi informava che sarei andato in panchina contro il Real. Finì 3 a 0 per loro, ma che emozione”. Esordio in giallorosso sognato, ma mai arrivato: “Mi ruppi il perone, andai in prestito: ad Arezzo trovai Conte e Sarri, due allenatori diversissimi ma già allora bravissimi. Antonio era già un martello, sì, ma sempre positivo, mister Maurizio invece maniaco della tattica”.

E poi una carriera che si sviluppa tra Serie C e Serie D. Nel gioco invece è un’altra cosa: “In realtà – racconta Alessandro molto divertito – io non sapevo nemmeno di esistere in un gioco manageriale, figuriamoci. Poi è capitato nei social, quattro o cinque anni fa, di scrivere qualcosa ed essere preso d’assalto da questi che dicevano ‘Eri fortissimo, ‘Mi hai fatto vincere tutto’ facendo scatenare una miriade di ricordi. E ovviamente da un lato mi sono molto divertito, dall’altro mi ha fatto piacere. Io ci ho anche scherzato: ad un ragazzo che mi elencava gol e vittorie di trofei ho commentato ‘E pensa che non ci ho nemmeno mai giocato‘”. Con lui diventavano fenomeni Alessio Cerci “Che forte lo era davvero” racconta Alessandro, e poi Stefano Okaka, Leandro Greco: “Che poi sono gli amici che mi restano nel mondo del calcio: anche Daniele De Rossi, con cui ogni tanto mi sento ancora”.

Bomber micidiale e iridato dei giochi manageriali, bomber di provincia nella realtà: “Ho smesso l’anno scorso però, ora mi dedico solo al lavoro e alla famiglia e non ho rimpianti: mi prendo la carriera che ho fatto e va bene così”. Alla fine il calcio, seppur virtuale, gli ha dato ciò che promette a pochi: l’immortalità. Non quella degli stadi pieni o delle bacheche stracolme di trofei, ma quella più curiosa e imprevedibile. Per migliaia di appassionati di Football Manager, Alessandro Simonetta resta ancora oggi uno degli attaccanti più forti di sempre. E poco importa se quei gol non sono mai stati segnati davvero. Finisce così, con un sorriso e nessun rimpianto, la storia del bomber bilaterale.

Da un lato la vita vera, fatta di polvere in Serie C, spogliatoi di provincia e la concretezza di un lavoro sicuro nello Stato. Dall’altro la gloria eterna di un algoritmo che aveva visto lungo, regalandogli un posto nell’Olimpo dei “fenomeni che potevano essere”. Bruno Conti lo chiamò in presidenza per portarlo in panchina contro il Real Madrid; il destino lo ha portato un po’ più lontano. Ma se vi capita di passare su un vecchio forum di appassionati, non dite che Simonetta non ha vinto il Pallone d’Oro: vi risponderanno che nel 2004, con lui davanti, la Champions l’ha alzata pure chi partiva dalla C2.

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Mondiali 2026, le partite di oggi: è il momento degli altri due Paesi ospitanti. Il Canada contro la Bosnia | Orari, programma e dove vedere in tv (anche in chiaro)

Ieri è stato il momento della cerimonia inaugurale e dell’esordio del Messico, primo tra i tre Paesi organizzatori. Oggi è invece il giorno di Canada e Usa, le altre due nazioni ospitanti, che affrontano rispettivamente la Bosnia Erzegovina – che ha eliminato l’Italia – e il Paraguay. Sia in Canada che negli Stati Uniti sono previste altre due cerimonie d’apertura. Secondo giorno di Coppa del Mondo, che dopo le polemiche dei giorni scorsi, adesso entra nel vivo anche con il calcio giocato.

Il Canada scende in campo alle 21 a Toronto contro Alajbegovic e compagni, mentre gli Stati Uniti saranno in campo qualche ora dopo, nella notte italiana, per affrontare il Paraguay a Los Angeles. Al primo match di Pulisic e compagni non sarà presente il presidente Donald Trump, ma il segretario di stato Marco Rubio.

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Mondiali 2026, le partite di oggi 12 giugno

Canada-Bosnia Erzegovina (girone B)
Orario:
21:00
Stadio:
BMO Field (Toronto)
Dove vedere in tv e streaming:
DAZN, Rai 1 e RaiPlay

Usa-Paraguay (girone D)
Orario:
3:00 (notte tra il 12 e il 13 giugno)
Stadio:
SoFi Stadium (Los Angeles)
Dove vedere in tv e streaming:
DAZN

Dove vedere in tv e streaming

Tutte le partite del Mondiale di calcio 2026 di calcio sono trasmesse in Italia in diretta streaming su DAZN, con l’abbonamento. Ma alcune partite potranno essere viste anche in chiaro. 35 partite del torneo saranno disponibili in diretta televisiva sui canali Rai e in streaming sulla piattaforma RaiPlay.

Per quanto riguarda le partite di oggi, 12 giugno, la sfida tra Canada e Bosnia Erzegovina si vede sia su Dazn, ma anche in chiaro su Rai e in streaming su RaiPlay. La prima degli Stati Uniti – che sfideranno il Paraguay – invece, prevista nella notte tra il 12 e il 13 giugno, sarà disponibile solo su Dazn, con abbonamento.

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Come il VAR ha trasformato il calcio in una nevrosi collettiva

Illustrazioni di Martín Kazanietz

Questo è un articolo del numero de Linkiesta Etc dedicato al tema della tecnologia delle emozioni, in edicole selezionate a Milano e Roma, e negli aeroporti e nelle stazioni di tutta Italia. E ordinabile qui.

Il mio desiderio di scrivere del Var (Video Assistant Referee, cioè assistente arbitrale video) è nato prima della sua introduzione, il 3 marzo 2018, nelle regole del calcio mondiale. Era un pomeriggio di pioggia all’inizio degli anni Dieci, quando, impegnato nel mio ruolo di spettatore di una partita di Promozione mi capitò di assistere alla rabbia e alle proteste di un terzino verso chi l’arbitrava. Avrei dovuto essere pronto: ero un uomo ormai; pronto, quindi, anzitutto alle solite offese da repertorio, a pregare per le madri, a imparare qualche nuova variazione dialettale. E invece no. Prima stranezza, il terzino si teneva le mani dietro alla schiena, anche se nessuno aveva proceduto ad ammanettarle. Dove aveva imparato quella mossa? Ma soprattutto… che cosa stava urlando? “Bile”, “dire”…

Stava urlando “dire”, abbreviando “direttore di gara”, perché da un giorno imprecisato sui campi di calcio l’arbitro non andava più chiamato con il suo nome, con il suo ruolo designato: insomma, non veniva più chiamato semplicemente “arbitro”; è questo era accaduto forse perché, da qualche mese, nelle coppe europee, erano stati introdotti gli “assistenti addizionali d’area di rigore”, altra meteora del regolamento e del gergo Figc; o forse perché s’iniziava a parlare della costruzione dal basso, dei quinti e dell’ineffabile sottopunta… In conclusione: era l’ora di comportarsi bene.

Nei campetti in cui giocavo da pulcino, invece, il valore del pubblico veniva misurato dalla gravità delle offese urlate al “direttore di gara”. Non era un bel mondo, anzi: era un mondo anche sporco, opaco, cattivo. L’inclusione era debolezza. La bussola morale era di serie, ce l’avevano i più strani, installata da qualche parte vicino alla mente; senza dubbi era lontana dal cuore, dove stava l’anima di chi compete, il cui avversario più temibile è il regolamento.  Quel “dire” veniva dalla televisione, ho pochi dubbi a riguardo. Ogni innovazione introdotta al livello apicale, nel calcio, sgocciola fino ai campi più scoperchiati e persi del mondo, replicando usi e costumi, modi di stare insieme, di pensare e vivere lo sport.

Quel giorno di pioggia iniziai a prenderne contezza, ed è forse da quel giorno che il gioco del calcio m’apparve all’alba di un processo di metamorfosi perpetua, di riforma e rarefazione, lo stesso processo ipercerebrale che avrebbe coinvolto il tifo. In un paio di decenni si sarebbe passati da “W l’Inter” sulle piastrelle dei bagni ai forum di tifosi esperti di “finanza amministrativa”, dal rosso diretto all’esegesi delle Dogso (Denying an Obvious Goal-Scoring Opportunity) durante le Ofr (On Field Review).

Illustrazioni di Martín Kazanietz

Non m’interessa difendere una delle due varianti: mi limito a osservare una trasformazione antropologica che investe tutto, calcio e mondo, e mi chiedo quale sia il mio ruolo, se di salvato o di sommerso. Rapito da questa indagine psicologica, sono tornato allora alle origini dell’ultima incredibile innovazione, ovvero l’introduzione dell’Announcement.

Nella storia del campionato italiano il primo annuncio è datato 25 agosto 2025. Una volta eseguita la On Field Review, il “dire” si dirige a passi molto “maschi” verso il centro del campo dove, schiena diritta e diaframma contratto, annuncia l’esito delle sue analisi. “A seguito di revisione, il numero 11 della Lazio è partito in posizione di fuorigioco. Decisione finale: fuorigioco!”. La voce è tirata, le vene sul collo stanno per cedere. L’annuncio viene concluso da un incongruo braccio teso, tra ufficialità e baldanza. Il braccio è il destro. Il video irradia delle evidenti vibrazioni sansepolcrine. Mi chiedo se sia la mia cattiva fede a dirlo, e trovo invece centinaia di commenti nostalgici al video, del tenore “La parola d’ordine, è una sola categorica e imperativa per tutti”. Vincere e vinceremo. Già.

Il Colosseo ruggisce, il cortisolo pure. La coreografia del Var, nella sua pretesa freddezza, manipola la psicologia di tutti gli attori in campo: giocatori, allenatori (non rari gli esaurimenti nervosi e le espulsioni), tifosi. Altro curioso effetto collaterale: il trionfo della paranoia, della micro-analisi, l’avvento di un nuovo paradigma indiziario. Torna in mente una cronaca di Daniele Manusia su Ultimo Uomo, intorno alle vicende dell’ultimo Milan-Lazio. In breve: ultimi minuti, un rigore sospetto esaspera entrambe le squadre. Ecco che dopo due minuti di analisi iconografica dell’arbitro, anche lo scrittore inizia a dubitare delle sue funzioni cognitive, sabotate dal VAR nonostante dall’infanzia s’impegnino a costruire un senso della realtà: “forse, rallentate sufficientemente, guardate abbastanza da vicino, tutte le azioni umane diventano segno di colpevolezza. Milan-Lazio come Blow Up di Michelangelo Antonioni, guardando il tocco di gomito di Pavlovic e sgranandolo per bene, ecco che in area di rigore compare il cadavere”. 

Più aumenta la risoluzione e più si allarga la lente sul regolamento di questo sport, più si troveranno le mille insenature dove s’annida la logica e il suo antidoto. Il cosiddetto fuorigioco semi-automatico è un caso paradigmatico. Già dal nome: irresistibile, minaccioso, capace di una logica spietata. Il Saot (Semi-Automated Offside) è un dispositivo di controllo irradiato da dodici telecamere capaci di raccogliere 29 punti del corpo di ogni calciatore. Dall’occhio sinistro alla punta del piede destro, passando per tre punti pelvici e tutte le articolazioni principali.

Illustrazioni di Martín Kazanietz

La tecnologia, ma soprattutto i risultati del fuorigioco semiautomatico si avvicinano a quelli dei rilevatori di onde gravitazionali, delle macchine progettate e costruite per dimostrare qualcosa che sembrava impossibile: l’esistenza oggettiva di una misura fino ad allora solamente ipotizzabile. Nel caso calcistico, l’esistenza di un fuorigioco ideale, e giusto: uguale per tutti. Non serve precisare che anche in questo caso la nevrosi del tifoso è riuscita a trovare altri canali di sfogo. Il Saot, con le sue sole forze, ha inventato una nuova forma di sofferenza. Ovvero: qualsiasi squadra in qualsiasi situazione, compreso l’ultimo minuto di un secondo tempo supplementare, è chiamata a trattenere l’emozione del gol sospetto, e così il tifoso. Chi si lascia andare, è un inguaribile romantico. Un poveretto, forse uno sciocco. Tutti sanno che il gol verrà probabilmente controllato, così come tutti sanno che fumare fa male, che si muore anche di notte; tutti sanno che qualcosa è perduto per sempre, eppure l’attaccante esulterà, l’arbitro fischierà, gli avversari cadranno sulle ginocchia.

Quale sarebbe la procedura corretta, allora? La ignoro, ma conosco la più diffusa. All’ingresso del pallone in porta, si guarda il resto del divano e chi lo occupa; si calcolano le micro-esitazioni, misurandole sulle proprie; qualcuno agiterà il pugno, rassicurando tutti per rassicurarsi che “è buona, è buona”. Si attenderà “l’assenza di una schermata”, quella della cosiddetta On Field Review. Alla comparsa di quella, ci si arrenderà. Come di fronte a un plotone, a un’onda fatta come un grattacielo: più del 90% delle volte, il gol verrà revocato. Allora esclamazioni, sacramenti, e qualche redazione penserà: è ora di parlarne, il calcio non è più quello di una volta.

Mi chiedo quale sia il gesto ultimo che custodisce l’identità di questo sport. L’uso di una sfera? E se fosse un tronco di cono, non si vedrebbe meglio in televisione? Forse l’11 contro 11… Ma in mezzo a queste nuove leve bioniche, alle idee di allargare i campi, alle plusvalenze, qualcuno si accorgerebbe della differenza di un 12 contro 12? Forse sono i piedi, sì. L’ultimo tabù a cadere sarà l’uso delle mani, che infatti con i nuovi regolamenti sono finite nel loro ciclo di proteste: la mano, lì appesa in fondo al braccio attaccata al polso, semplicemente non deve esistere. Cosa rende il calcio, il calcio?

In questi anni la fenomenologia calcistica sta correndo parallela alla diffusione “dell’intelligenza artificiale”, parallela al collasso tra realtà e finzione. Prima di tutto si elabora il manufatto, il pallonetto o la gomitata, il fotomontaggio del Papa in Balenciaga. Una volta elaborato, i due risultati: il rifiuto rabbioso o la meraviglia frustrata. Fedele ai suoi tempi, oggi il calcio chiede tanta elasticità mentale, duttilità, propensione al cambiamento. E questa tensione superficiale tra me e Lui, che aumenta all’espandersi della bolla di commi e cavilli, temo che sia proporzionale al mio invecchiamento. O uno dei primi sintomi. Al soggetto, allora, resta da capire se resistere, o perdonare ancora.

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Mondiali, la Rai taglia la cerimonia d’apertura per il Tg1: interrotta Shakira proprio nel momento clou. Polemiche sul web, poi l’ammissione: “Errore di timing”

Non siamo ai livelli delle gaffe di Paolo Petrecca durante la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi di MilanoCortina 2026, ma poco ci manca. Dopo averla pubblicizzata per diverse settimane, la Rai ha deciso di tagliare la cerimonia d’apertura dei Mondiali 2026 su Rai 1 dopo 10 minuti dall’inizio per lasciare spazio a mezz’ora di Tg1, dalle 20 alle 20:30. Una scelta che non è passata inosservata agli utenti, scatenati su X dopo la decisione della televisione di stato.

La diretta è poi ripresa poco dopo le 20:30, per la trasmissione della parte finale della cerimonia d’apertura, finita poco prima delle 21 per lasciare spazio a MessicoSudafrica, match inaugurale dell’edizione 2026 della Coppa del Mondo. Scherzo del destino, la Rai ha dovuto interrompere la diretta proprio mentre Shakira – artista di punta della cerimonia inaugurale – era nel pieno della sua performance. A condire il tutto, un audio disturbato, quasi ambientale. Per chi non possiede l’abbonamento a Dazn, quindi, non è stato possibile seguire la cerimonia integralmente.

Sulla questione è intervenuta successivamente la Rai: “In merito all’interruzione della cerimonia di apertura dei Mondiali di calcio, si precisa che la Rai ha operato nel pieno rispetto delle indicazioni e dei vincoli editoriali e tecnici stabiliti dalla Fifa per la gestione dell’evento. La programmazione della diretta era regolata da una tempistica rigorosa, condivisa con l’organizzazione internazionale, che prevedeva passaggi obbligati tra i diversi momenti della trasmissione”.

La nota poi prosegue: “L’interruzione 1 minuto prima della conclusione della performance musicale di Shakira – prosegue la Rai – è da attribuire a una valutazione operativa legata al rispetto della scaletta e al passaggio di linea al TG1. Si è trattato di un errore nella gestione del timing finale, per il quale Rai esprime rammarico verso il pubblico. Resta confermato che tutte le altre fasi della copertura sono state realizzate in coerenza con le indicazioni ricevute e con gli standard editoriali del servizio pubblico. La Rai ribadisce il proprio impegno a garantire una copertura sempre più attenta e puntuale dei grandi eventi internazionali“.

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Passando all’evento, l’inizio della cerimonia ha visto un pallone dorato al centro del campo poi diventare una Coppa del Mondo gigante mentre ballerini in costume tradizionale danzavano rimandando alla storia del Messico e della sua millenaria civiltà. Poi riflettori tutti puntati su Shakira. La pop star, colombiana ha presentato insieme a Burna Boy il nuovo brano ufficiale per questa edizione della coppa del mondo: ‘Dai Dai‘.

La voce di Andrea Bocelli ha invece intonato l’inno di questi Mondiali, dal titolo ‘Dna’. Una performance, quella del cantante italiano, che ha conferito al brano solennità e intensità emotiva. “Tornare a Città del Messico, una città che mi ha sempre accolto con straordinario calore, mi riempie di gioia e gratitudine“, ha detto Bocelli evidenziando anche quanto sia speciale condividere questo progetto con la cantante sudcoreana EJAE, Megan Thee Stallion e David Guetta. Presenti anche diverse star locali, come Alejandro Fernández che ha cantato l’inno nazionale messicano e Ryan Castro insieme a J Balvin per un’esibizione speciale.

L’attrice, regista e produttrice messicano-americana candidata all’Oscar Salma Hayek Pinault è scesa in campo come ambasciatrice della Coppa del Mondo dando il “benvenuto in Messico”. La cerimonia, così come le altre due in programma in Usa e Canada, sono state curate da Balich Wonder Studio, di Marco Balich, regista italiano: sedici cerimonie olimpiche e paralimpiche – da Torino 2006 a Milano Cortina 2026 – sei finali di UEFA Champions League e i Mondiali di Qatar 2022 e questa sera il kick off con la prima delle cerimonie. “Il simbolo unificante per eccellenza della Fifa è la Coppa del Mondo – racconta Balich a Dazn – C’è una celebrazione dello sport con un finale che va a celebrare la Coppa“. Tra le crescenti proteste e tensioni sociali nella capitale messicana, oltre 80mila tifosi, tutti coloratissimi, hanno assistito alla cerimonia pronti poi a fare il tifo per le due squadre. Ma decine di migliaia di persone hanno assistito allo show anche all’esterno dello stadio, con Città del Messico di fatto letteralmente paralizzata.

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Ronaldo a Bocelli: “Ti ho visto con Sinner. Sono geloso di entrambi, mi sono innamorato”. Il video dell’incontro

Un incontro tra due leggende amate in tutto il mondo nel backstage del Fifa Countdown Concert, l’evento che ha dato ufficialmente il via al conto alla rovescia verso i Mondiali di calcio 2026. Andrea Bocelli e Ronaldo Luís Nazário de Lima ‘il Fenomeno’ si sono ritrovati dietro le quinte della manifestazione, regalando ai presenti un siparietto spontaneo e divertente. Nel video diffuso sui social, l’ex fuoriclasse brasiliano, all’Auditorio Nacional di Città del Messico, si rivolge a Bocelli in un fluente italiano e scherza sul recente incontro del tenore con Jannik Sinner. “Mi sto allenando a tennis, ho visto che ti sei incontrato con Sinner. Ero geloso di tutti e due, mi sono innamorato di tutti e due“, dice Ronaldo sorridendo. Poi aggiunge parole di stima per il campione altoatesino: “È una persona molto brava“.

Colpito dall’italiano dell’ex attaccante di Inter e Milan, Bocelli gli fa notare: “Però parli ancora bene italiano“. Pronta la replica di Ronaldo: “Eh sì… otto anni di calcio“, ricordando con ironia il lungo periodo trascorso nel campionato italiano. Un momento di grande empatia tra due protagonisti assoluti delle rispettive discipline, che sta rapidamente conquistando il pubblico sui social, unendo nel segno dello sport e della musica due figure entrate da tempo nell’immaginario collettivo internazionale. Bocelli tra qualche ora sarà protagonista anche dell’apertura ufficiale dei Mondiali di Calcio 2026, dove si esibirà con l’inno della manifestazione, “DNA“, firmato dallo stesso tenore con David Guetta, Megan Thee Stallion e Ejae.

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Mondiali, la Fifa vieta ad Haiti di indossare la maglia sull’indipendenza con omaggio alla Polonia: “È politica”

La nazionale di Haiti è stata costretta a cambiare il design della sua maglia per i Mondiali perché per la Fifa è troppo politica, a pochi mesi di distanza dalla modifica delle divise per le Olimpiadi invernali. La maglia, prodotta dall’azienda colombiana di abbigliamento sportivo Saeta, originariamente raffigurava la battaglia finale della Guerra d’Indipendenza haitiana del 1804 sul davanti. L’immagine è stata respinta durante il processo di approvazione della Fifa. Saeta ha dichiarato mercoledì in un comunicato che si atterrà al divieto, pur precisando che il design “non era inteso come una dichiarazione politica“, bensì come un “omaggio agli uomini e alle donne che contribuiscono ogni giorno al futuro di Haiti”. La maglia presentava il blu a richiamare il mare e il rosso a simboleggiare la “forza e la passione” della nazione, ha affermato l’azienda.

Durante la rivoluzione di Haiti contro il dominio francese, Napoleone Bonaparte inviò altre truppe per reprimere la rivolta, tra cui circa 500 soldati provenienti dalla Polonia che – nonostante inizialmente fossero schierati con i francesi – si identificarono successivamente con la causa degli haitiani, condividendo il desiderio di libertà. Per questo decisero di cambiare schieramento, contribuendo all’indipendenza di Haiti nel 1804. In segno di riconoscenza, Haiti concesse loro la cittadinanza onoraria.

I giocatori hanno indossato la maglia ora vietata in un’amichevole contro il Perù la scorsa settimana. Il modello originale risulta attualmente esaurito sul sito di SaetaUSA. Analogamente, il Comitato Olimpico Internazionale aveva richiesto la rimozione dell’immagine del padre fondatore di Haiti, Toussaint Louverture, dalle uniformi indossate da Haiti durante la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina, ritenendo che violasse le regole olimpiche che vietano i simboli politici. Haiti è ampiamente considerata la prima nazione caraibica indipendente, fondata da ex schiavi in seguito a una rivolta di schiavi andata a buon fine. La nazionale haitiana fa l’esordio nella Coppa del Mondo sabato contro la Scozia a Foxborough, nel Massachusetts, per poi affrontare il Brasile, cinque volte campione del mondo, il 19 giugno a Filadelfia e il Marocco il 24 giugno ad Atlanta.

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Comolli via dalla Juventus: è l’ennesima rivoluzione. Le divergenze con Spalletti, le difficoltà sul mercato: i motivi della separazione. Ora Carnevali

Notizia clamorosa ed ennesima rivoluzione in casa Juventus. Fino a ieri, Damien Comolli stava programmando il mercato bianconero. Da oggi, giovedì 11 giugno, non più. Manca solo l’ufficialità, ma da questo momento Comolli non è più l’amministratore delegato del club: una decisione presa nelle ultime ore che fa seguito all’insoddisfazione non solo per i risultati sportivi mancati, ma anche per le difficoltà a muoversi in questo calciomercato. Un calciomercato vincolato dai rigidi parametri del Financial Fair Play e dalle scelte, quelle di Spalletti, che non sempre erano in accordo con l’ormai ex ad.

Così, dopo le riflessioni di queste ore, la decisione è stata presa. E ora la Juventus si affida a Giovanni Carnevali, che lascia il Sassuolo e diventa il nuovo amministratore delegato al posto di Comolli. Una scelta di John Elkann, che vede appunto in Carnevali la soluzione migliore per i bianconeri. Per il rapporto che lega l’esperto dirigente al Sassuolo, ci è voluto il tempo per comunicare alla proprietà neroverde la scelta di lasciare dopo 12 anni. Carnevali lo ha fatto dopo aver chiuso l’operazione per l’arrivo dal Catanzaro del nuovo allenatore del Sassuolo, Alberto Aquilani.

È chiaro che, con un cambio così profondo, in casa Juventus saranno anche altre figure a rischiare di saltare. Più che il direttore sportivo Ottolini, arrivato lo scorso gennaio, a rischio è il direttore tecnico François Modesto, molto legato a Comolli. In attesa di ufficialità e ulteriori dettagli, però, la strada è stata tracciata: la Juventus vuole cambiare di nuovo e profondamente l’assetto societario. A partire dai vertici.

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La rivincita di Omar Artan: respinto dai Mondiali negli Usa, dirigerà la Supercoppa UEFA. Ceferin: “Vogliamo mostrargli rispetto”

Omar Artan, l’arbitro somalo designato ai Mondiali al centro del mondo dopo esser stato respinto dagli Usa, dirigerà la finale della Supercoppa Uefa tra Paris SaintGermain, vincitore della Champions League, e l’Aston Villa, che invece ha trionfato in Europa League. La storia di Artan, eletto come miglior arbitro africano nel 2025, ha fatto il giro del web negli ultimi giorni: designato per dirigere alcune gare dei Mondiali 2026, dopo esser stato trattenuto e interrogato per 11 ore, è stato respinto negli Usa ed è stato rimandato in Somalia perché considerato “vicino ad alcune organizzazioni terroristiche“. In patria è stato accolto da eroe. Ora la decisione a sorpresa della Uefa.

“Dopo alcuni dialoghi con la Confédération Africaine de Football (CAF), la UEFA ha designato oggi l’arbitro somalo Omar Artan per dirigere la Supercoppa UEFA 2026, che si disputerà il 12 agosto a Salisburgo tra i vincitori della UEFA Champions League, il Paris SaintGermain, e i vincitori della UEFA Europa League, l’Aston Villa. Nonostante la giovane età, Artan si è affermato come uno dei migliori arbitri al mondo ed è iscritto alla lista internazionale FIFA dal 2018. Tra le partite più importanti da lui arbitrate spicca la gara di ritorno della finale di CAF Champions League 2025/26. In riconoscimento delle sue prestazioni, ha ricevuto il premio CAF come miglior arbitro maschile dell’anno 2025″.

Poi il riferimento ai Mondiali del 2026: “Artan era stato incluso dalla FIFA nella lista degli ufficiali di gara per la Coppa del Mondo FIFA 2026, ma non ha potuto partecipare perché non gli è stato permesso di entrare negli Stati Uniti. La decisione di designare Artan come arbitro della Supercoppa UEFA è stata presa nell’ambito del Memorandum d’intesa (MoU) recentemente firmato tra UEFA e CAF per promuovere la cooperazione in molti settori, tra cui quello arbitrale. UEFA e CAF sono unite da un impegno condiviso per lo sviluppo del calcio a tutti i livelli e per la promozione dei valori fondamentali di unità, uguaglianza e non discriminazione”

Sul tema ha parlato anche Aleksander Čeferin, presidente della UEFA: “Omar Artan è un arbitro giovane ma già esperto, che si è distinto ai massimi livelli della Confederazione Africana di Calcio. Il calcio è fatto per unire le persone e la UEFA vuole mostrare il suo rispetto per Omar e per le sue straordinarie capacità arbitrali, che gli sono valse una nomina così prestigiosa. Sono grato al mio amico, il presidente della CAF Patrice Motsepe, per aver sostenuto con entusiasmo la nostra iniziativa”.

A Ceferin ha risposto invece Patrice Motsepe, presidente della CAF: “Omar Artan ha reso estremamente orgogliosi la Somalia e l’intero continente africano. Il premio di Arbitro dell’Anno CAF 2025 e la sua nomina ad arbitro della Coppa del Mondo FIFA 2026 sono un riconoscimento delle sue capacità arbitrali di livello mondiale e del rispetto internazionale di cui gode. Sono molto grato al mio amico Aleksander Čeferin per aver permesso a Omar Artan di arbitrare la partita della Supercoppa UEFA 2026. Questo è un grande onore per Omar Artan e per gli arbitri africani, ed è anche un eccellente esempio di come il calcio possa unire e aggregare persone provenienti dall’Africa, dall’Europa e da tutto il mondo”.

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La strada di Neymar: a Novo Hamburgo spunta il maxi murale dedicato al campione brasiliano

Mancano poche ore all’inizio dei Mondiali e in Brasile sale la “febbre” da Coppa del Mondo. A Novo Hamburgo, un comune nello Stato del Rio Grande do Sul a Porto Alegre, Neymar è diventato un murale di 200 metri dipinto sull’asfalto. Un capolavoro artistico a cielo aperto che si è già trasformato in un punto di pellegrinaggio per tifosi e curiosi.

Si dice che il calcio brasiliano vero si giochi per la strada e quindi quale posto migliore per dedicare un ritratto al numero 10 della Seleção. La strada, in via João Pessoa, è stata cosparsa di vernice verde, oro e blu, i colori della maglia della nazionale, trasformandola in un tributo urbano di 850 metri quadrati di superficie calpestabile. L’opera, come riporta il giornale locale Globo Esporte RS, è stata completata tra il 6 e il 7 giugno da sei artisti urbani: Rafael Jung, Nosg, Bart, Chimia, Joca e Jefferson.

La realizzazione si inserisce in un più ampio progetto di riqualificazione urbana pensata dal polo culturale Galeria 5. Fin dal principio è stato pensato come evento collettivo, durante il quale i residenti del luogo hanno potuto osservare in diretta l’evoluzione del disegno mentre intorno erano stati allestiti mercatini per scambiarsi le figurine dei Mondiali e food trucks.

RUA DO NEYMAR! ????????

Neymar ganhou uma pintura de cerca de 200m na esquina das ruas João Pessoa e Voluntários da Pátria, no Rio Grande do Sul. A homenagem ao craque foi feita por artistas locais. Curtiu, torcedor? ????⚽

???? @tudodecima_

*Contém legenda automática#ViveNaGentepic.twitter.com/mskhusq21I

— sportv (@sportv) June 10, 2026

La scelta di Neymar non è stata casuale. Non solo è il marcatore più prolifico della nazionale, ma è anche l’idolo del suo Paese. Basta guardare ai cori, alle esultanze e anche alle lacrime dei brasiliani dopo aver scoperto che mister Carlo Ancellotti aveva convocato il numero 10 per quello che sarà il suo ultimo Mondiale. Poco dopo però il Brasile aveva passato giorni di apprensione a seguito di un infortunio al polpaccio riportato dal campione ex Barcellona e Psg, che ne aveva messo a rischio la presenza. Che ci sarà sembra ormai fuori dubbio, resta solo da capire quanto giocherà.

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L’ossessione della Norvegia per la propria dieta: ai Mondiali con 300 kg di salmone, 116 di formaggio e tre chef

In assenza dell’Italia, il Mondiale 2026 ha già la vincitrice dello scettro di Nazionale più attenta alle proprie abitudini alimentari. Dimenticate il gourmet della Francia, non c’entra nemmeno l’antica tradizione del Giappone. Il titolo va alla Norvegia. La Federazione non farà mancare nulla a Erling Haaland e compagni in occasione della prima partecipazione alla Coppa del Mondo dopo 28 anni. Tutto è stato pianificato a puntino da novembre 2025.

A decidere quale sarà il menù dei giocatori e dello staff, sessanta persone in totale, sono stati tre chef: Christian Karlsson, che si occupa della cucina della squadra dagli Anni Novanta, Aron Espeland ed Eirik Tufte, solitamente in cucina al Cru di Oslo, ristorante segnalato dalla guida Michelin. L’obiettivo era quello di portare le materie prime direttamente dalla Norvegia per riempire i quattro buffet al giorno previsti nel corso della manifestazione, come ha svelato il quotidiano norvegese VG.

Nel ritiro di Greensboro, nella Carolina del Nord, ci sono tre cibi che certamente non mancheranno. La Norvegia ha infatti deciso di spedire negli Stati Uniti ben 300 chili di salmone, 116 di un formaggio locale, il brunost, fatto con siero, latte di scarto e panna. Il brunost ha un caratteristico colore marrone ottenuto separando la cagliata, utilizzata per produrre i formaggi tradizionali, e tenendo il siero che, una volta bollito con la panna, finisce per caramellizzarsi con il calore. Non è finita: il ct Ståle Solbakken e i suoi giocatori avranno a disposizione anche 6.000 arance.

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Mondiali 2026 al via, dalle stelle a Curaçao tutti i numeri della Coppa che è un inno al gigantismo e al trumpismo

L’ultimo giro di giostra per Leo Messi, Cristiano Ronaldo, Luka Modric, Edin Dzeko, Guillermo Ochoa, Manuel Neuer, quasi sicuramente Neymar e chissà Harry Kane. Il debutto di Lamine Yamal, Erling Haaland, Désiré Doué, Kerim Alajbegovic, Florian Wirtz, Nico O’Reilly. L’esordio assoluto di nazionali come Capo Verde, Curaçao, Giordania e Uzbekistan. Il ritorno di R.D. Congo e Haiti (dopo 52 anni), Iraq (40), Austria, Norvegia e Scozia (28), Turchia (24). Quarantotto squadre al via, un pieno di partite (104), una maratona di 39 giorni, tre nazioni, altrettanti fusi orari, variazioni climatiche anche di 25 gradi, prezzi esorbitanti dei biglietti – il doppio di Qatar 2022 – e un diluvio di denaro tra sponsor, televisioni, annessi e connessi. A voi il Mondiale 2026 Usa-Canada-Messico, tre paesi organizzatori, ma gli Stati Uniti di Trump a dettare legge, e qui sulla parola legge si può discutere dove portino le politiche del presidente Donald, con il silenzio che diventa assenso della Fifa di Gianni Infantino. Un avvocato, pensa te, che attraverso la Gazzetta dello Sport ci racconta la favola del miglior mondiale di sempre. Dimenticavamo: manca l’Italia, alla terza bocciatura di fila e distratta, in parte, dalle elezioni per il successore di Gabriele Gravina, con l’ex presidente del Coni Giovanni Malagò in vantaggio sullo sfidante Giancarlo Abete e il ritorno, all’orizzonte, di Roberto Mancini in panchina.

Un mondiale mai visto, inno al gigantismo, al business sfrenato e senza vergogna, un evento che vuole celebrare il trumpismo e la cultura MAGA per attutire la prevedibile botta delle elezioni midterm che, a novembre, potrebbero ammaccare l’attuale presidenza Usa. Sul piano tecnico, una manifestazione tutta da scoprire. Dice Jurgen Klismann, nell’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport: “Sarà una Coppa del Mondo molto impegnativa, sfiancante, in cui conterà molto la testa. Conterà avere un atteggiamento positivo”. Qui Klismann si lascia poi andare a considerazioni discutibili: “Se ti presenti al torneo in modo negativo, pensando a Trump e alle cose che stanno accadendo nel mondo, non vai lontano”. Comprendiamo che l’ex centravanti tedesco vive in California da 28 anni e non vuole mettersi di traverso nei confronti del Paese che lo ospita, ma l’invito a voltarsi dall’altra parte, a non pensare, non è condivisibile. Bisogna invece guardare e riflettere, anche partecipando. Vale anche per chi, nelle tastiere, invoca il boicottaggio del mondiale.

Il lotto delle favorite è il solito. In pole position partono l’Argentina campione in carica, la Francia piena di talenti e con la voglia di vendicare la sconfitta ai rigori nella finale 2022, la Spagna portatrice forse del miglior calcio a livello di nazionali. In seconda fila, il Brasile di Carlo Ancelotti, l’Inghilterra eterna incompiuta, il Portogallo non solo di CR7, ma anche di Vitinha, Neves, Bernardo Silva e Bruno Fernandes, la Germania di Musiala. Tra le outsider, occhio alla Norvegia che non è solo Haaland, ma anche Odegaard, Sorloth, Nusa, la solita Olanda, il Marocco. Incuriosisce la Scozia di McTominay e McGinn, da seguire la Turchia di Montella e il Belgio di Doku. La Croazia è su con gli anni, ma non molla mai, il Senegal vuole vendicare il titolo africano cancellato a tavolino dopo il caos nella finale contro il Marocco.

Tra i moduli di gioco, dominano il 4-3-3 (17 nazionali) e il 4-2-3-1 (13). Distanziati, 3-4-2-1 (6), 4-4-2 (4), 4-1-4-1 (3), 4-4-1-1 (2), 3-4-3, 5-4-1 e 3-4-1-2 (1). Non pervenuto, il 3-5-2 tanto caro all’Italia: forse non è un caso se siamo ancora fuori. Sarà un torneo ad alta quota in attacco, con i migliori bomber in circolazione che lotteranno per il titolo del capocannoniere. Cristiano Ronaldo svetta dall’altro dei suoi 143 gol in nazionale e 973 in totale in carriera – 991 con le selezioni giovanili -, poi Messi a quota 117 con l’Albiceleste in 199 presenze, Harry Kane (79 con la maglia dell’Inghilterra e 442 nei club, ben 61 nell’ultima stagione con il Bayern Monaco), Mbappé (56 con la Francia e 373 tra Monaco, Psg e Real Madrid), Haaland (55 in 50 partite con la Norvegia). C’è abbondanza di centrocampisti di alta qualità, di grandi portieri (Courtois, Maignan, Neuer, Alisson, Martinez) e di ottimi esterni. C’è penuria, anche tra le big, di grandi difensori centrali: mancano talenti nel ruolo e forse non c’è cura da parte dei vivai. In linea con le direttive politiche, sarà il mondiale dell’intolleranza: nei confronti delle perdite di tempo in primis. Il Var sarà ancora più presente e occhio ai cartellini: in una maratona come questa potranno incidere. Il clima rappresenta l’incognita: prepariamoci a partite dalla durata imprecisata, con il rischio di stop prolungati in caso di fulmini in arrivo. La finale avrà l’intervallo più lungo di sempre, causa show annunciato di trenta minuti. Qualcuno, negli spogliatoi, potrà fare un sonnellino.

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Quali Mondiali? A New York esistono solo i Knicks: l’entusiasmo è tutto per la caccia al titolo NBA

Ventinove punti rimontati in poco più di due tempi. Non era mai successo in una finale Nba. C’è già chi la racconta come la partita più importante della storia dei Knicks da 53 anni, da quel 1973 che regalò alla squadra di New York il suo ultimo anello. Non è ancora finita, e la sfida di giovedì notte conferma che in tutti gli sport davvero vale il vecchio aforisma non è finita finche non è finita, ma il 3-1 della serie, soprattutto per come è arrivato, tranquillizza molto chi temeva – in fondo tutto il mondo è paese – che il “sistema” avrebbe fatto di tutto per non far vincere New York. Sì, certo, oggi incomincia il Mondiale di calcio, l’evento più grande di sempre, Infantino dixit, o forse era Trump?, no era proprio Infantino, che però è ormai diventato un replicante di The Donald, per cui è lo stesso. Dunque, comincia la Fifa World Cup, là dove Fifa non è più soltanto un complemento aggiunto a una denominazione storica, bensì il compendio di tutto quanto sarebbe stato meglio non fare, di cui fortunatamente si è parlato abbastanza in questi giorni, e anche di tutto quanto invece funzionerà.

Si aprono le danze: kick off, stadi che alla fine saranno tutti pieni o quasi e grandi ascolti tv planetari garantiti, i migliori calciatori del mondo pronti a dare spettacolo. Ma New York è in tutt’altre faccende sportive affaccendata. Se passeggiate per Manhattan, difficile capire che qui siamo al centro del mondo del calcio: giusto un po’ di poster degli sponsor principali, in genere piuttosto discreti, nessun 6×3 per intenderci, qualche sudamericano con la maglietta della nazionale del suo Paese, una manciata di maxi-palloni griffati disseminati per i cinque boroughs, giusto per farli fotografare a turisti e tifosi. Niente altro. Tutto il resto è Knicks. Cappellini dei Knicks indossati anche sopra grisaglie e tailleurs, quei pochi rimasti, magliette dei Knicks, pantaloncini dei Knicks, persino sciarpe dei Knicks, approfittando di un’estate ancora abbastanza fresca. Una miriade di locali attrezzati con maxi-schermo per vedere le finali, gremiti dentro e fuori durante le partite e circondati da ristoranti desolatamente vuoti. Con boati di folla impazzita di cui da queste parti non si aveva memoria. È vero che la città che non dorme mai ha cambiato abitudini, adesso va quasi tutta a letto piuttosto presto. Ma a questo nuovo way of life un po’ tristanzuolo si può derogare in via del tutto eccezionale: ovviamente per la Nba o meglio per i Knicks, non certo per il soccer, la Fifa World Cup sarà magari alla fine davvero l’evento più grande di sempre, ma non qui, non nella Mela un po’ avvizzita di questi tempi, e di certo non a Manhattan, al di sotto della Centodecima Strada.

Del resto, lo stadio locale, quello dove stavolta si giocherà anche la finalissima, non è in città, e neppure nello Stato di New York, ma nel New Jersey, anche se solo a una ventina di minuti di treno e una mezz’ora di bus, traffico permettendo, da Midtown Manhattan. Per cui non ci dovrebbero essere neppure problemi di sicurezza e di ordine pubblico, nonostante il MetLife Stadium di East Rutherford, capienza 80.663 posti certificati, casa delle due squadre di football, Nfl, di New York, Giants e Jets, e teatro di grandi concerti musicali, aprirà i suoi cancelli mondiali per ospitare, sabato sera, la partita più importante di tutta la prima fase, quella fra le due squadre con il ranking Fifa più alto, Brasile e Marocco, debutto mondiale in panchina di Carlo Ancelotti, unico allenatore straniero nella storia della nazionale più titolata di sempre. Piuttosto un certo allarme potrebbe scattare per Francia-Senegal, martedì prossimo, ma solo, nell’eventualità, a questo punto non improbabile, che la finale Nba arrivi a gara 6.

In quel caso, i tifosi di ritorno dal New Jersey, la partita è fissata alle 15, potrebbero incrociare il popolo dei Knicks, non tanto i privilegiati che sono riusciti a trovare il biglietto per il Madison Squadre Garden, quanto quelli abituati a raggrupparsi vicino al palazzetto per sostenere la squadra dall’esterno, godersi la sfida sui maxischermi e poi eventualmente festeggiare, tifosi un po’ irrequieti che già lunedì scorso, poiché allontanati dalla zona calda per via della presenza di Trump, hanno dato vita a tafferugli con la polizia. Knicks, sempre Knicks, fortissimamente Knicks. Se non fosse per i Knicks, qui il calcio non darebbe nessun problema, gli ultrà del pallone non abitano in America. Di sicuro, non a New York. Dove finora il Mondiale non ha sollecitato neppure tentativi di sfruttarne l’eco e la popolarità universale per ottenerne vantaggi economici, sociali o persino religiosi, per fare da cassa di risonanza al malcontento. Altrove è diverso.

A Città del Messico le vie della capitale negli ultimi giorni sono state invase da manifestazioni di protesta di varie categorie, dai maestri elementari ai contadini, infuriati per la spesa pubblica a loro avviso dilapidata per i Mondiali. A Los Angeles il sindacato di baristi, camerieri, cuochi e altri addetti allo stadio ha ottenuto un aumento delle paghe dopo avere minacciato uno sciopero in occasione della partita inaugurale del Mondiale negli Usa. Ad Atlanta una rete di monitoraggio formata da varie organizzazioni sindacali, di attivisti per il diritto alla casa e di difensori dei diritti degli immigrati si è mobilitata contro l’Amministrazione locale che ha consentito, a fronte di ricavi stimati per circa 1 miliardo di dollari indotto compreso, di ottenere per il bilancio comunale soltanto 4 milioni di dollari di entrate fiscali dirette. A Seattle i predicatori evangelici di strada si stanno mobilitando con i loro potentissimi altoparlanti mobili per ricordare alle decine di migliaia di tifosi attesi in città, prevalentemente musulmani, che senza pentimento andranno incontro inevitabilmente alla dannazione eterna. Nella notte newyorkese invece risuonano i clacson delle automobili che danno vita a caroselli qui davvero poco abituali. Per festeggiare la maxi-rimonta e il 3-1 dei Kincks, ovvio. Ma senza fare troppo rumore e, soprattutto, senza fare troppo tardi. Altro che città che non dorme mai.

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