Reading view
L’esordio di Vannacci a Otto e mezzo: “Lega sovranista a giorni alterni, io no”. Gaffe sul dizionario “Zingaretti” e scintille con Gruber sui diritti Lgbt
“Ma quante giravolte avrei fatto? Sono sempre stato coerente con i principi e i valori con i quali mi sono messo in gioco. Se la Lega fa la sovranista a giorni alterni, non fa per me“. Così a Otto e mezzo (La7) Roberto Vannacci, europarlamentare eletto con la Lega e fondatore di Futuro Nazionale, risponde alla conduttrice Lilli Gruber con cui nel corso del confronto ha diversi e accesi botta e risposta.
Sferzanti le critiche di Vannacci alla Lega: “Se vota contro le armi in Ucraina in Europa e invece in Italia vota per il decreto armi, è un problema di coerenza della Lega. Se la Lega si presenta come promotrice della famiglia naturale e poi invita i rappresentanti della comunità Lgbtq alle riunioni di partito non è un problema di Vannacci, rimasto coerentissimo coi propri principi, valori e ideali”.
Insorge la giornalista del Sole 24 Ore, Lina Palmerini: “Ma sulle armi in Ucraina lei lo sapeva, no?”.
Vannacci smentisce: “No, io non lo sapevo, tanto è vero che abbiamo discusso sul decreto armi in Italia fino all’ultimo giorno”.
Gruber rincara: “Quindi, lei mette alla porta i rappresentanti della comunità Lgbtq?”.
“No – risponde il leader di Futuro Nazionale – ma non li invito alle mie riunioni di partito, né mi metto a discutere su determinati paletti, per me estremamente chiari, su quella che è la famiglia naturale, che continuo a promuovere. Da parte della Lega c’è stata una deriva nel legittimare la categoria degli Lgbtq“.
“E questo è un male?”, incalza Gruber.
“Secondo me, sì – ribadisce Vannacci – non fa parte dei miei principi, e io continuo a promuovere la famiglia naturale, senza se e senza ma”.
La conduttrice ricorda che oggi quel concetto di famiglia naturale è obsoleto e superato, ma Vannacci è irremovibile: “Questo lo dice lei, a casa mia quel concetto esiste. E io continuo a promuovere la famiglia naturale”.
Il vis-à-vis si sposta poi sui gay. Gruber osserva: “Lei ha detto che gli omosessuali non sono normali. Poi ha specificato che si riferiva al fatto che fossero una minoranza”.
“No, mi riferivo al significato della parola ‘normalita’, che è quello comunemente accettato”, risponde Vannacci, che incespica in una gaffe citando il dizionario “Zingaretti” anziché il Zingarelli.
“Lei sembra un po’ ossessionato dagli omosessuali e dagli lgbtq”, osserva Gruber.
“Forse lo è lei – ribatte Vannacci – e lo vuole dimostrare pure stasera, visto che ha riportato questo argomento in una discussione di politica”.
“Sì, sono una minoranza – rilancia la conduttrice – ma va tutelata”.
“Va rispettata – obietta il politico – Non capisco perché il frutto di un orientamento sessuale, quindi di un gusto personale, debba poi dare luogo a dei diritti”.
“E se scoprissimo che lei magari è gay?”, chiede Gruber.
“Non accamperei nessun diritto”, risponde Vannacci.
L'articolo L’esordio di Vannacci a Otto e mezzo: “Lega sovranista a giorni alterni, io no”. Gaffe sul dizionario “Zingaretti” e scintille con Gruber sui diritti Lgbt proviene da Il Fatto Quotidiano.
Lula comenta estreia do Brasil na Copa e diz que vitória “de meio a zero já está bom”
Às vésperas da estreia da Seleção Brasileira na Copa do Mundo de 2026, o presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT) demonstrou confiança em um resultado positivo contra o Marrocos. A equipe comandada por Carlo Ancelotti entra em campo no próximo sábado (13), às 19h (horário de Brasília), em Nova Jersey, nos Estados Unidos.
Leia também
Governo Lula avalia decretar ponto facultativo em jogos do Brasil na Copa de 2026
Durante a 7ª Reunião Plenária do Conselho de Desenvolvimento Econômico Social Sustentável (CDESS), o Conselhão, realizada no Palácio Itamaraty, em Brasília, Lula comentou a expectativa para a partida e afirmou acreditar em vitória brasileira. Em tom de brincadeira, o presidente lembrou previsões feitas em Copas anteriores que não se concretizaram, mas reforçou o otimismo com o desempenho da Seleção.
“Olha, sinceramente, o meu palpite é de que o Brasil vai ganhar. Eu já errei em 1982, em 1986, mas eu quero que o Brasil ganhe. Se ganhar de meio a zero, já está bom. Mas acho que o Brasil vai ganhar”, disse Lula.
Brasil inicia caminhada em busca do hexacampeonato
A partida contra o Marrocos marcará o início da campanha brasileira na Copa do Mundo de 2026. O duelo será disputado em Nova Jersey e representa o primeiro compromisso da Seleção no torneio sediado por Estados Unidos, Canadá e México.
Apontado como o adversário mais forte do Grupo C, o Marrocos surge como o principal desafio da fase inicial para a equipe brasileira. O confronto também será o primeiro teste de Carlo Ancelotti em uma Copa do Mundo à frente da Seleção.
O Brasil chega ao Mundial em busca do sexto título da história. A estreia diante dos marroquinos é vista como um passo importante para as pretensões da equipe na competição, que reúne 48 seleções pela primeira vez.
The post Lula comenta estreia do Brasil na Copa e diz que vitória “de meio a zero já está bom” appeared first on Diário da Manhã - O Jornal do leitor Inteligente.
Bagarre alla Camera, scontro sulla commissione Covid. FdI: “Conte abbia il coraggio di venire a riferire”. M5s: “Onestà, onestà”. Seduta sospesa
Bagarre in Aula alla Camera tra Fratelli d’Italia e Movimento 5 stelle. Tema dello scontro è la commissione Covid. La deputata meloniana, Alice Buonguerrieri, è tornata ad attaccare il leader M5s, Giuseppe Conte, invitandolo a dimettersi da componente della commissione per farsi ascoltare. “Non accettiamo lezioni di coraggio da chi parla di gestione pandemia in tv ma non è ancora venuto a farsi sentire”.
Immediata la risposta del deputato M5s Alfonso Colucci che ha attaccato la maggioranza denunciando “gravi illegittimità” nello svolgimento dei lavori di commissione e bollando gli interventi del centrodestra come un “disperato tentativo di perseguire un inconsistente teorema accusatorio”.
Dai banchi della maggioranza si sono alzati brusii e voci di protesta, con la pronta risposta del Movimento 5 stelle che ha replicato con il coro “onestà, onestà”. Anche dai banchi di FdI, al termine dell’intervento di Buonguerrieri, i deputati avevano intonato le stesse parole.
Lo scontro è stato interrotto dal vicepresidente di turno, Sergio Costa, che è stato costretto a interrompere la seduta.
L'articolo Bagarre alla Camera, scontro sulla commissione Covid. FdI: “Conte abbia il coraggio di venire a riferire”. M5s: “Onestà, onestà”. Seduta sospesa proviene da Il Fatto Quotidiano.
La “Doctrina Dahiya” y el uso desproporcionado de la fuerza por parte de Israel en Beirut – Por Alfredo Jalife Rahme
La riforma dei medici di base naufraga: stop anche da pezzi della maggioranza. Ira di Bertolaso
Non c’è pace per la riforma dei medici di medicina generale, di fatto ‘congelata’ anche se il provvedimento non era ancora stato presentato formalmente dal ministero della Salute. A far detonare la questione, una riunione tra gli assessori regionali alla Salute e il capo di gabinetto del ministero, Marco Mattei, dopo lo stop arrivato nei giorni scorsi all’ipotesi di procedere con un decreto legge. La netta opposizione dei sindacati medici, cui si è sommata quella di parte della maggioranza, avrebbe fatto saltare il banco. I sindacati avevano parlato di “forzatura istituzionale” anche di fronte all’ipotesi circolata lo scorso mese di introdurre le novità in due step, nella speranza di riuscire a riempire le Case di comunità.
La riforma, fortemente voluta da Orazio Schillaci, si sarebbe così arenata, almeno rispetto alla bozza articolata che era emersa a fine aprile e che incideva anche sulla formazione dei professionisti e prevedeva il passaggio alla dipendenza per una parte dei medici di base. L’obiettivo “resta quello di dare una medicina territoriale più vicina ai cittadini, con la presenza dei medici di medicina generale nelle Case di comunità”, fanno sapere fonti del ministero. Sul tavolo resterebbero due opzioni: procedere con una norma ad hoc, oppure affidare tutto all’Atto di indirizzo per il rinnovo della convenzione, inserendo l’obbligo per i medici di famiglia di garantire 6 ore settimanali di presenza nelle Case della comunità con l’obiettivo di far partire le strutture realizzate con il Pnrr.
Una strada che avrebbe incontrato la forte contrarietà da parte dell’assessore alla Sanità della Lombardia e vice coordinatore della Commissione Salute delle Regioni, Guido Bertolaso, che invece aveva plaudito alla riforma, vista come un’occasione importante per mettere davvero mano alla riforma della medicina generale. A quanto si apprende, Bertolaso, presente oggi all’incontro tra i tecnici del ministero della Salute e gli assessori regionali alla Sanità, se ne sarebbe andato dal tavolo annunciando le dimissioni dal ruolo ricoperto in Commissione Salute delle Regioni.
L'articolo La riforma dei medici di base naufraga: stop anche da pezzi della maggioranza. Ira di Bertolaso proviene da Il Fatto Quotidiano.
Ad Acqui Terme l’assessora che non esiste: è creata con l’Intelligenza Artificiale e avrà la delega all’umanizzazione
Si chiama Eva Statiella, sta per diventare assessora ma, in realtà, non esiste. L’Intelligenza Artificiale entra anche nella politica e lo fa a gamba tesa. Ad Acqui Terme, in provincia di Alessandria, sta arrivando la prima “politica” generata con l’AI.
A volerla è stato il sindaco, il civico Danilo Rapetti, in carica dal 2022. Statiella, paradossalmente, con l’imminente rimpasto della giunta, avrà una delega opposta al suo essere, quella all’Umanizzazione, insieme a quelle più in linea con la sua indole, la delega all’intelligenza artificiale e alla transizione digitale.
L’obiettivo, rassicura il primo cittadino, è quello di “comprendere meglio cosa potrà succedere quando queste entità avranno concretamente una parte attiva e decisionale”.
Il nome non è casuale. Eva ricorda la Bibbia e l’antenata di tutte le donne, mentre Statiella, il cognome, contiene un richiamo alle antiche popolazioni che popolavano queste vallate, i Liguri Statielli, e ad ‘Acquae Statiella’, il centro urbano edificato dai Romani su cui oggi è innestata la città termale.
Dopo la teoria, però, viene la pratica. Ancora da chiarire, infatti, come l’assessora potrà prendere provvedimenti e decisioni, e come potrà partecipare alle discussioni insieme agli altri colleghi.
Espresso nel 2022 da una lista civica dopo una lunghissima militanza nel centrodestra, 55enne, già sindaco di Acqui fra il 2002 e il 2012, un curriculum che vanta tre lauree magistrali (scienze della formazione, psicologia ed economia aziendale), il primo cittadino non si limita all’assessora. Rapetti, infatti, intende replicare una copia virtuale di se stesso da dare in pasto alla cittadinanza: un “sindaco avatar” che “risponderà ai turisti o a chi vorrà fare domande sugli uffici, sulle necessità, sulle proposte per la città”. Il tutto sulle sue pagine social.
Ma non solo. Nelle intenzioni del sindaco c’è anche la trasformazione del Comune in “agentico”, con flotte di computer in grado di occuparsi delle relazioni con il pubblico sbrigando alcuni affari su urbanistica, anagrafe, stato civile. A beneficio anche dei dipendenti pubblici, i quali, sgravati da incombenze “ripetitive, lunghe e senza costrutto”, avranno “più tempo per formarsi, incontrare, studiare le pratiche più complesse”. E tutto questo “senza licenziare nessuno”.
L'articolo Ad Acqui Terme l’assessora che non esiste: è creata con l’Intelligenza Artificiale e avrà la delega all’umanizzazione proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Tutto andrà bene”, “La Lega è una”: leghisti tra fuggi fuggi e ottimismo ostentato dopo il vertice sull’effetto Vannacci
Tre ore di riunione negli uffici dei gruppi parlamentari. Il ‘federale’ della lega termina senza né colpi di scena né novità di nessun tipo. Al termine della riunione il primo a lasciare il palazzo è il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, che si allontana a passo svelto dai giornalisti. Luca Zaia riesce persino a rispondere “io non ho idee” alla domanda quale fosse la sua idea di idea di rilancio della Lega. Sorride e si prende gioco dei cronisti. “Non ci sono state nomine” afferma e per altre domande la risposta è “non ho altro da dichiarare” manco fosse ad un controllo frontaliero.
Roberto Vannacci, con il suo nuovo partito che sta intercettando parlamentari, in particolare, leghisti nei commenti davanti alle telecamere non è visto come un problema. “Preocccupato perché?” Domanda Armando Siri che assicura “arriveranno altri più motivati che trovano nelle idee e nei progetti qualcosa di più importante di un seggio. Vedrete tutto andrà bene”. E nessuno propone o parla di un congresso.
Si minimizza anche rispetto all’inchiesta intorno al progetto del Ponte sullo Stretto. “Fiducia nella magistratura” afferma Luca Zaia e “l’opera va avanti” è il commento di Siri.
Stando alle dichiarazioni il progetto di ‘due Leghe’ è già archiviato. “La lega è una come ha detto anche Luca Zaia” afferma l’europarlamnetare della Lega Susanna Ceccardi. “Noi facciamo la Lega, siamo da sempre la Lega, siamo il partito dei territori e cercheremo di valorizzare ancora di più questa nostra peculiarità” afferma l’europarlamentare Silvia Sardone.
L'articolo “Tutto andrà bene”, “La Lega è una”: leghisti tra fuggi fuggi e ottimismo ostentato dopo il vertice sull’effetto Vannacci proviene da Il Fatto Quotidiano.
Comissão da Câmara aprova redução da maioridade penal para 16 anos

A PEC recebeu 44 votos favoráveis e 18 contrários. O aval da comissão representa o primeiro passo da tramitação da proposta, que agora seguirá para análise de uma comissão especial antes de ser votada em dois turnos, no Plenário da Casa.
Notícias relacionadas:
- Senado aprova proteção a trabalhadores resgatados de trabalho escravo.
- Ato em SP pede manutenção de norma sobre aborto em casos de estupro.
- Voz do Brasil divulgará rede de apoio a mulheres vítimas de violência.
A conclusão de Assis foi rebatida por deputados contrários à iniciativa, que argumentam que os direitos da infância e da juventude são cláusulas pétreas que não podem ser alteradas salvo com uma nova constituinte.
“Esta é uma cláusula pétrea da Constituição. Ou seja, só pode ser modificada com uma nova Constituição. E não estamos aqui falando de uma nova Constituição, mas sim de alterar a atual, modificando uma cláusula que não pode ser alterada”, alegou o deputado Tadeu Veneri (PT-PR), para quem a PEC, se aprovada no Congresso Nacional, será barrada no STF.
“Não podemos iludir a população de que isto vai prosperar. Não vai. Vai chegar no STF e vai parar. E teremos feito um grande debate apenas com cunho eleitoral”, acrescentou Veneri.
A deputada Sâmia Bonfim (PSOL-SP) endossou a tese de que a redução da maioridade penal é uma resposta populista, eleitoreira e que não resolverá os graves problemas da segurança pública.
“O pressuposto é que, com a entrada destes jovens no sistema penitenciário, e não mais no sistema socioeducativo, teremos uma punição mais severa e à altura das infrações que eles cometeram. Isto é uma mentira. O índice de reentrada no sistema socioeducativo é de 23%. No sistema prisional é de 42%”, afirmou Sâmia.
A parlamentar argumentou que, segundo dados oficiais, apenas 0,5% das infrações cometidas por adolescentes são consideradas crimes gravíssimos.
“Estamos propondo alterar todo o tratamento dado aos adolescentes [em geral] por causa de 0,5% [...] quando este Congresso Nacional deveria estar se dedicando a identificar onde estamos falhando para que haja tantos jovens cometendo crimes em vez de estarem sentados nos bancos escolares”, ponderou Sâmia.
Defensor da proposta, o deputado Mendonça Filho argumentou que o correto seria submeter o tema a um referendo popular.
“Ninguém aguenta mais a violência no Brasil. Temos 44 mil homicídios por ano. Vivemos um padrão de guerra civil e fazemos de conta que esta realidade não existe”, comentou Filho, atribuindo a insegurança a “leis frouxas” e à “impunidade” que, segundo ele, facilita a ação do crime organizado.
Ele admitiu que a redução da maioridade penal para 16 anos não vai resolver o problema da violência. Mas defendeu que, em conjunto com outros mecanismos legais, vai contribuir para o combate ao crime organizado.
“Cerca de 25% da população brasileira vive hoje sob a influência direta de milícias e de organizações criminosas que, inclusive, aliciam menores de 18 anos para praticar crimes porque, para elas, o custo de fazer isto é barato”, disse.
O deputado Rodrigo de Castro (União-MG) também classificou a aprovação da PEC como um “claro sinal” contra a impunidade, mas lamentou que a discussão, que se arrasta há anos no Congresso Nacional, tenha se transformado em um debate sobre aspectos ideológicos que nada têm a ver com a segurança pública. “Me constrange ver este debate se tornar um debate de ideologias”.
Para Otoni de Paula (PSD-RJ), é um erro o Congresso Nacional discutir um projeto tão importante e polêmico como a redução da maioridade penal às vésperas de uma eleição.
“Por que não aprovamos a redução da maioridade penal durante os quatro anos do governo Bolsonaro já que tínhamos base para isso? Da mesma forma como não transformamos as facções criminosas em grupos terroristas. Tivemos quatro anos e não fizemos isto”, argumentou.
Ele afirmou que há risco de que, com a redução da maioridade penal, os criminosos passem a aliciar crianças e adolescentes ainda mais novos.
“Como ficarão os adolescentes de 15 anos e 11 meses que cometeram crimes hediondos? Amanhã, vamos debater a redução para 14 anos? Depois para 12? Porque este problema é estrutural. E a partir da redução da maioridade penal para 16 anos, o tráfico vai recrutar meninos abaixo de 16 anos”, concluiu de Paula.
*texto ampliado às 14h28
TCU aprova com ressalvas contas do governo Lula de 2025

Os ministros seguiram na íntegra o parecer do relator das contas da União, Benjamin Zymler, que em seu voto afirmou que “as contas são fidedignas”. Contudo, Zymler apontou problemas no controle de renúncias fiscais e na trajetória da dívida pública, entre outros.
Notícias relacionadas:
- TCU cobra ajustes em plano de recuperação dos Correios.
- Ministro do TCU libera novos consignados do INSS após recurso da AGU.
“Não houve um exame adequado do plano de recuperação nem dos riscos fiscais associados à concessão de garantia, pela União, ao empréstimo tomado à Empresa de Correios e Telégrafos”, disse Zymler ao apresentar o resultado do exame nas contas feito pelo corpo técnico do TCU.
As contas foram examinadas em sessão extraordinária na sede do TCU, em Brasília, que contou com a presença de três ministros de governo: Bruno Moretti (Planejamento), Vinícius de Carvalho (Controladoria-Geral da União) e Miriam Belchior (Casa Civil).
No relatório, Zymler reconheceu o cumprimento da meta fiscal para 2025, que era de gastos iguais às receitas, com tolerância de 0,25% de déficit. Contudo, ele ressalvou que o déficit do Governo Central (Tesouro Nacional, Previdência Social e Banco Central) ficou em 0,47%, o equivalente a R$ 58,6 bilhões.
Outro ponto ressalvado pelo relator foi o tamanho das despesas que ficaram, por aprovação do Congresso, de fora da meta fiscal formal, na ordem de R$ 48,7 bilhões. Isso prejudica a confiança nas regras fiscais, destacou Zymler.
O corpo técnico do TCU apontou a discrepância entre o esforço fiscal realizado e aquele necessário para estabilizar a trajetória da dívida pública. Segundo cálculos da corte de contas, seria necessário um superávit primário de 1,94% no Governo Central.
Entre os alertas, o relatório apontou, por exemplo, a rigidez na execução orçamentária, com 91,4% dos gastos realizados pelo governo sendo de natureza obrigatória.
Outro alerta diz respeito ao tamanho das renúncias fiscais, que chegam a R$ 544 bilhões, ou 4,7% do Produto Interno Bruto (PIB). Desse montante, 47% não têm prazo de vigência, enquanto mais de 47% de 21 das principais politicas não passam por avaliação periódica. Tais renúncias comprometem o esforço para que o governo cumpra a meta fiscal.
O TCU também destacou a pressão sobre as contas públicas exercida pelo patamar elevado da taxa básica de juros da economia, a Selic, que se encontra em 14,5% ao ano e majora o custo da dívida pública.
O parecer aprovado pelo plenário do TCU deverá agora ser encaminhado ao Congresso Nacional, a quem cabe a decisão final sobre a aprovação das contas de governo, ou seja, se elas atendem ao novo arcabouço fiscal.
PS quer alterar lei do jogo online. Governo vai rever normas este verão
La proposta di Schlein sulla patrimoniale riguarda pochissimi super ricchi: ridicole le proteste della destra liberista
Recentemente la segretaria del Partito Democratico, in un’intervista, ha affermato piuttosto incautamente che un’imposta patrimoniale per i super ricchi non sarebbe uno scandalo, l’aggettivo super qui è importante.
Subito è stata messa al muro dal plotone d’esecuzione dei giornali della destra che hanno accusato, in maniera molto generica, la sinistra di mettere le mani nelle tasche dei cittadini. L’occasione polemica era molto ghiotta ed è stata subito colta.
Si tratta di un’idea brillante o di un colpo del sole quasi estivo? Potrebbe esser un colpo di sole, non di quello nostrano ma di quello della California, perché in questo Stato si sta dibattendo oggi vivacemente dell’introduzione di un’imposta sui super-ricchi, quelli che provengono in genere dalla Silicon Valley. Si tratta del Billionaire Tax Act che prevede un’imposta una tantum del 5% sui patrimoni superiori al miliardo di dollari, ripartita in cinque anni.
Dai calcoli di due economisti, Saez e Zucman, che da anni studiano il fenomeno dei super-ricchi e sostenitori della proposta, risulta che nel Golden State 250 famiglie, cioè lo 0,001% del totale, possiedano una ricchezza finanziaria pari alla metà del Pil californiano. D’altra parte, il disavanzo dello Stato per sostenere pensioni e cure sanitarie è diventato enorme. Da qui l’idea di una tassa una tantum sul patrimonio dei ricchissimi.
L’ingenuità della segretaria del Pd, come in altri casi, è stata quella di non aver difeso la sua tesi con i numeri, cioè con la verità dei fatti. Per capire il senso della proposta dobbiamo chiederci quanti siano i super ricchi in Italia e a quanto ammonti il loro patrimonio.
Rispondere a questa domanda non è facile perché bisogna incrociare varie fonti statistiche che usano classificazioni differenti. Per i nostri scopi è sufficiente consultare, come milioni di italiani, ChatGpt che disegna un’interessante piramide dei patrimoni italiani, anche se con qualche imprecisione, chiarendo i termini economici, ma anche morali, del problema della cosiddetta tassa patrimoniale per i super ricchi.
Intanto i veri miliardari, quelli con un patrimonio superiore al miliardo di euro, sono in Italia un’ottantina, con in testa imprenditori tradizionali e tecnologici che spesso hanno la residenza fiscale all’estero. Scendendo, i super ricchi con un patrimonio compreso tra i 500 milioni e il miliardo di euro sono 150-250 persone, ancora un numero piuttosto esiguo. Sopra i centro milioni troviamo 2.500 presone. Diciamo che, dato il contesto economico italiano, potremo considerare coloro che hanno un patrimonio superiore a questa cifra come i super ricchi nostrani.
Quando Schlein accenna alla tassazione dei super patrimoni, pensa a questo piccolo nucleo di destinatari. Se vogliamo scendere ancora più sotto, e considerare coloro che non sono super-ricchi ma sicuramente ricchi con un patrimonio che supera la soglia dei 30 milioni, allora troviamo circa 6.000 persone. Quindi, al massimo, la proposta di tassare i ricchi in Italia riguarderebbe una fascia piccolissima della popolazione.
Ritornando ai fortunati, o meritevoli, che possiedono in Italia un patrimonio superiore ai 100 milioni, la loro ricchezza finanziaria totale è stimata dalle varie fonti in circa 1.000 miliardi. Si tratta essenzialmente di ricchezza finanziaria e quindi di titoli, obbligazioni e prodotti finanziari vari. Una tassa californiana porterebbe nelle casse dello Stato 10 miliardi all’anno per cinque anni.
Guardando queste cifre, il solito e sguaiato coro di protesta della cosiddetta destra liberista sembra ridicolo. La tassa patrimoniale stile California, alla quale Schlein sembra pensare, non mette affatto le mani nelle tasche dei contribuenti, che sono milioni, ma chiede un modesto contributo al ridottissimo numero di coloro che, per sorte o per merito, hanno accumulato un patrimonio eccezionale, ad esempio sopra i 100 milioni. Credo che questo sarebbe molto gradito anche a un elettorato molto moderato, in tempi di difficoltà economiche come quello presente.
D’altra parte, tassare una tantum i paperoni d’Italia non risolve i cronici problemi della finanza pubblica italiana, dall’evasione e fino all’erosione fiscale dei bonus e le flat tax varie. Tassare gli ultra ricchi può essere un’idea, ma non certo quella principale per un programma economico-progressista.
E’ interessante però considerare come la rivoluzione dalla riduzione delle tasse, il mantra delle destre, sia cominciata negli anni Settanta proprio in California, e poi si sia diffusa nel mondo. Ora il pendolo, a livello internazionale, sta andando nella direzione opposta, e comincia quella dell’aumento una tantum delle tasse, per il manipolo dei super ricchi, ovviamente.
Che poi i nipotini di Einaudi parlino a questo proposito in termini dispregiativi di moralismo fiscale, credo faccia rigirare nella tomba il loro venerato maestro, che sarebbe sicuramente indignato di fronte alle sfacciate diseguaglianze create dal capitalismo finanziario e saprebbe come ridurle. Anche con una patrimoniale per i super ricchi.
L'articolo La proposta di Schlein sulla patrimoniale riguarda pochissimi super ricchi: ridicole le proteste della destra liberista proviene da Il Fatto Quotidiano.
CCJ do Senado aprova autonomia financeira do Banco Central

A proposta permite que o BC retenha, no seu orçamento, receita própria criada pela senhoriagem [recursos oriundos da emissão de moeda]. Atualmente, o BC tem seu orçamento definido pela Lei Orçamentária Anual (LOA) e os recursos da senhoriagem são transferidos para o Tesouro Nacional.
Notícias relacionadas:
- PEC no Senado facilita cooptação do Banco Central, dizem economistas.
- Galípolo pede aprovação de PEC que prevê mais autonomia para o BC.
O relator da PEC, senador Plínio Valério (PSDB-MA), rejeitou as últimas emendas apresentadas na CCJ, incluindo a emenda do líder do governo no Senado, Jacques Wagner (PT-BA), que pediu que o orçamento do BC seja previamente aprovado pelo Conselho Monetário Nacional (CMN).
O CNM é composto pelos ministros da Fazenda, do Planejamento e do Banco Central, concedendo aos ministros da área econômica maioria para aprovar o orçamento da autoridade monetária.
O líder Jacques Wagner afirmou que a emenda assegura maior previsibilidade para as despesas do BC e que o governo se preocupa com eventuais custos para o Tesouro que prejuízos no BC possam trazer.
“Na medida em que qualquer prejuízo o Governo, o Tesouro tem que aportar. E, na medida que ele é um ente fora - vou chamar - do circuito Tesouro, aquilo poderia vir a impactar no próprio déficit primário do país”, disse o senador baiano.
Relator rejeita
O relator Plínio Valéria argumentou que a preocupação do senador já estaria contemplada no relatório e que o CMN manda o orçamento para ser aprovada em comissão temática do Senado.
“O Conselho Monetário Nacional aprova e manda para o Senado, para a Comissão temática. Portanto, essa preocupação do Senador já está contemplada”, disse o relator.
No texto aprovado na CCJ, o CMN tem a função de “apreciação prévia” do orçamento do BC que será deliberado por Comissão do Senado, apenas para as despesas relativas a pessoal, encargos sociais, além de custeio ou investimento administrativos.
O líder do Governo Jacques Wagner comentou a preocupação do ministro da Fazenda, Dario Durigan, com possível aumento dos gastos do Tesouro. “Por exemplo, com a queda que houve do dólar, do ponto de vista que você realiza um prejuízo, você teria que aportar [pelo Tesouro]”.
Ficou combinado que o relator Plínio Valério e o ministro Durigan negociariam mudanças no texto antes da votação da PEC 65 no plenário do Senado.
Pix na Constituição
Após críticas de que a PEC poderia levar o BC autônomo a privatizar o Pix, o relator Plínio Valério decidiu incluir um dispositivo para colocar o mecanismo gratuito de pagamentos instantâneos criado pelo BC na Constituição.
O artigo 8º da proposta afirma que, em relação ao Pix, ficam "vedadas suas concessões, permissão, cessão de uso, alienação ou, por qualquer título, transferência a outro ente, público ou privado"
Cooptação do BC
Economistas brasileiros renomados publicaram, na última semana, um manifesto contra a PEC alegando que o texto facilita a cooptação do BC pelo setor financeiro, que é fiscalizado e regulado pela autoridade monetária, além de favorecer a manutenção dos altos juros no Brasil.
“A PEC cria independência seletiva: afasta o BC do controle democrático do Estado (Congresso, Tribunal de Contas da União- TCU, Executivo), mas o mantém estruturalmente poroso às influências do mercado financeiro. Perdem-se os freios dos poderes constituídos e os canais de acesso do setor privado continuam abertos”, diz o manifesto.
O documento sustenta que a PEC fragiliza a fiscalização, o controle social e a responsabilização do Banco Central; aumenta a dívida pública; e poderia criar um modelo único no mundo que reúne autonomia financeira e operacional da autoridade monetária.
Autonomia do BC
A PEC 65 amplia a autonomia concedida ao BC, em 2021, ao permitir que o Banco Central retenha recursos que obtém por meio da senhoriagem. Essa receita foi de R$ 23,3 bilhões, ao ano, entre 2017 e 2025, enquanto o orçamento do BC foi de R$ 4,8 bilhões, ao ano, no mesmo período.
A PEC 65 é defendida pela diretoria do Banco Central, liderada pelo presidente Gabriel Galípolo. Ele argumenta que a instituição está nos limites dos recursos para cumprir com a missão de fiscalizar e regular o sistema financeiro.
A PEC também é defendida pelos bancos privados. Eles entendem que o BC tem a obrigação de regular e fiscalizar. A Associação Brasileira de Bancos (ABBC) e a Federação Brasileira de Bancos (Febraban) têm se manifestado favoravelmente à proposta.
“Mais Santa Cruz” questiona intervenção na piscina da Praia das Palmeiras
La mano della Lega nella mozione della maggioranza: scompare la difesa dell’integrità territoriale ucraina
Nessun riferimento alla difesa dell’integrità territoriale ucraina. Ormai è superata dai fatti. E se l’Ucraina procederà con l’ingresso nell’Unione Europea il Parlamento dovrà essere informato sulle sue conseguenze economiche. È quanto ha richiesto la Lega nella risoluzione di maggioranza che sarà votata domani dopo in aula alla Camera e al Senato dopo le comunicazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in vista del consiglio Europeo della prossima settimana.
Sull’Ucraina il passaggio più delicato della risoluzione. Il testo prevede che si debbano coinvolgere gli Stati Uniti, la NATO e il G7 per arrivare alla pace in Ucraina superando quindi il modello E3 (Germania, Francia, Regno Unito) che vede esclusa l’Italia e chiedendo quindi l’intervento del presidente americano Donald Trump. Nel testo della risoluzione rimarrà il riferimento alla “pace giusta e duratura” ma, su richiesta della Lega, è stato tolto il riferimento alla “integrità territoriale di Kiev”. Il partito di Salvini, infatti, ritiene che ormai questa condizione sia superata dai fatti e se si arrivasse a congelare il fronte o a cedere il Donbass alla Russia comunque non sarebbe rispettato il principio dell’integrità territoriale di Kiev.
Il Carroccio inoltre ha chiesto di modificare anche un’altra parte della risoluzione che riguarda Kiev: quella dell’ingresso dell’Unione Europea. Se già il testo originale manteneva cautela perché il processo si dovrebbe basare “sul merito individuale e sulla parità di trattamento tra tutti i Paesi candidati e che rimane una priorità geopolitica e strategica complessiva per l’Italia”, la Lega ha chiesto che il Parlamento venga informato sugli effetti economici dell’ingresso di Kiev nell’Unione Europea e sugli aiuti finanziari nazionali per Bruxelles. La Lega ha più volte detto di “no” all’entrata dell’Ucraina nell’Unione.
L'articolo La mano della Lega nella mozione della maggioranza: scompare la difesa dell’integrità territoriale ucraina proviene da Il Fatto Quotidiano.
ADN mostra-se preocupado com a utilização de dados biométricos de reconhecimento facial
Câmara distrital aprova projeto de socorro ao BRB

A quantia bilionária será usada para cobrir parte do prejuízo que o Banco de Brasília (BRB) sofreu devido a negócios feitos com o Banco Master, do banqueiro Daniel Vorcaro, entre 2024 e 2025.
Notícias relacionadas:
- Senadores criticam falta de dados sobre socorro bilionário ao BRB.
- BRB precisa de R$ 8,8 bilhões para fazer frente a perdas com o Master.
- BRB adia divulgação de balanço após acordo de socorro com a União.
Aprovado em regime de urgência, por 11 votos favoráveis, nove contrários, uma abstenção e três ausências, o projeto ratifica os termos do acordo que o GDF e o BRB firmaram com a União e com o Banco Central.
Antes mesmo da Câmara Legislativa aprovar o acordo, o Supremo Tribunal Federal (STF) já o tinha homologado. O que tem gerado críticas de políticos e analistas que apontam a falta de transparência do processo de socorro ao BRB, que até hoje não divulgou seu balanço financeiro de 2025 – que deveria ter sido apresentado até 31 de março, sob pena de multas diárias.
“Até agora, não sabemos qual o real tamanho do rombo do BRB e quanto roubaram do banco”, comentou, ontem de manhã, o presidente da Comissão de Assuntos Econômicos (CAE) do Senado, senador Renan Calheiros (MDB-AL), durante audiência pública para ouvir o presidente do BRB sobre a atual situação da instituição.
“Não entendo como o STF aprova um plano sem que o BRB publique o balanço de 2025. Como se faz um plano assim? Como ele é homologado?”, complementou Calheiros.
Na Câmara Legislativa do Distrito Federal, deputados distritais da oposição e independentes também criticaram o teor do PL, alegando que ele apresenta várias falhas, não é transparente quanto aos detalhes da operação, como taxa de juros, prazos e impacto fiscal. Já os parlamentares governistas defenderam a necessidade e a urgência da medida como forma de preservar o BRB.
Garantias
O texto do PL aprovado estabelece as contragarantias que o GDF oferece para obter o empréstimo de R$ 6,6 bi e as medidas que terá que implementar para garantir as condições necessárias ao pagamento da dívida dentro do prazo contratado.
As garantias estarão vinculadas ao uso de recursos que o GDF recebe dos fundos de Participação dos Estados (FPE) e de Participação dos Municípios (FPM), por meio dos quais o GDF recebe parte dos recursos que usa para pagar suas despesas.
O GDF também se compromete a implementar medidas legais para o controle de despesas públicas, o que, na prática, pode impedi-lo de realizar novos concursos públicos e de conceder reajustes salariais para servidores públicos, entre outras ações de ajuste fiscal.
Além disso, segundo o STF, eventuais recursos que o Distrito Federal receber por via judicial ou por acordos relacionados a prejuízos sofridos pelo BRB deverão ser prioritariamente destinados ao pagamento do empréstimo.
Entidades que representam outras categorias de servidores distritais, como o Sindicato dos Professores (Sinpro), apontam que o pagamento do empréstimo obrigará o GDF a cortar despesas, tirando recursos da educação, saúde e segurança pública, fragilizando a prestação de serviços públicos , precarizando relações de trabalho e sujeitando os trabalhadores a um forte arrocho fiscal pelos próximos anos.
“O Sinpro não é, nunca foi e nunca será contra o BRB. Queremos um banco forte, público e comprometido com o desenvolvimento de nossa região [...] O que combatemos é esse acordo prejudicial que entrega o controle e a essência do banco a interesses privados, fragiliza o serviço público e precariza as relações de trabalho”, declarou a diretora do Sinpro, Márcia Gilda, durante uma reunião da Comissão de Educação e Cultura da Câmara Legislativa do Distrito Federal, na véspera (8) da votação do PL.
Prejuízo Estimado
Segundo o presidente do BRB, Nelson Antônio de Souza, as “possíveis perdas” do banco estatal controlado pelo GDF totalizam R$ 8,8 bilhões. O valor foi calculado após uma auditoria descobrir que, dos R$ 30 bilhões em títulos comprados do Master, ao menos R$ 2,6 bi não têm lastro, ou seja, não há nenhuma garantia real de o BRB ser reembolsado. E que outros R$ 6,2 bi podem também estar perdidos.
Presidente do Banco de Brasília, Nelson Antônio de Souza, disse que as “possíveis perdas” do banco estatal controlado pelo GDF totalizam R$ 8,8 bilhões. Foto Lula Marques/Agência Brasil.
Para cobrir o rombo estimado, além de recorrer ao FGC – uma entidade privada mantida com as contribuições obrigatórias de bancos públicos e privados -, o GDF e o BRB recorrerão à securitização da dívida ativa do Distrito Federal, “vendendo”, com descontos, créditos tributárias a vencer para, assim, antecipar o recebimento de ao menos R$ 2,2 bi em receitas.
De acordo com Souza, só na primeira das três etapas previstas para a operação financeira estruturada com a participação do banco BTG Pactual, realizada no último dia 25, o BRB recebeu R$ 1,17 bi. Quantia já integralizada para capitalizar o banco estatal. As condições financeiras da securitização não foram detalhadas.
Uma Visão Liberal para o Futuro de Albufeira

Albufeira é hoje uma cidade de contrastes. Por um lado, continua a ser uma das principais referências turísticas do país, uma marca reconhecida dentro e fora de Portugal, uma terra que soube transformar a sua beleza natural, a sua localização
privilegiada e a hospitalidade das suas gentes num motor de desenvolvimento económico. Por outro lado, enfrenta um conjunto de desafios que se acumulam e que começam a gerar um sentimento crescente de preocupação entre muitos albufeirenses.
O problema não é a existência desses desafios. Todas as cidades os enfrentam. O verdadeiro problema surge quando a incerteza se instala e quando cidadãos, empresários, funcionários públicos, associações e famílias deixam de saber com o que
podem contar.
Uma cidade desenvolve-se quando existe confiança. E a confiança nasce da previsibilidade, da estabilidade e da capacidade de transformar intenções em resultados concretos. Hoje, olhamos para Albufeira e vemos vários temas fundamentais em aberto.
A alteração dos horários de funcionamento dos estabelecimentos de diversão noturna e dos locais de venda de álcool é um exemplo evidente. É perfeitamente legítimo procurar um equilíbrio entre a atividade económica e o direito ao descanso dos residentes. Aliás,
qualquer sociedade equilibrada deve procurar esse ponto de encontro. Contudo, uma política pública só pode ser considerada bem-sucedida quando assenta em dados concretos, quando define objetivos claros e quando cria mecanismos de avaliação dos
resultados obtidos.
A verdadeira questão não está apenas nas regras que são aprovadas. Está sobretudo na forma como essas regras são aplicadas. Uma lei que não é fiscalizada é apenas uma intenção escrita num papel. O mesmo se aplica ao regulamento do ruído. Não basta
aprovar normas, reduzir horários ou criar novas restrições. É necessário garantir que os processos são instruídos, que as infrações são efetivamente sancionadas e que existe uma resposta célere para quem cumpre e para quem não cumpre. Um concelho
moderno não é aquele que produz mais regulamentos. É aquele que consegue aplicar de forma justa, eficaz e transparente os regulamentos que já possui.
Outro fator que merece atenção é a sucessiva alteração de responsabilidades e chefias em áreas importantes da administração local. Muitas vezes, o debate político esquece um elemento essencial: os funcionários municipais. São eles que asseguram
diariamente o funcionamento dos serviços, que garantem a continuidade dos projetos e que representam a ligação entre a administração e os cidadãos. Quando existe instabilidade permanente, quando as orientações mudam frequentemente ou quando se
instala um ambiente de incerteza, os primeiros a sentir as consequências são precisamente os trabalhadores e, por consequência, toda a população. Uma organização eficiente precisa de estabilidade, liderança clara e objetivos bem definidos.
A recente polémica em torno dos concessionários das praias demonstra igualmente a importância da previsibilidade. As praias são um dos maiores ativos de Albufeira. São a base da nossa economia e uma das razões pelas quais milhões de pessoas escolhem
visitar o concelho todos os anos. Os concessionários não são apenas operadores económicos. São também responsáveis por um conjunto de serviços fundamentais que muitas vezes passam despercebidos a quem os utiliza. Garantem a limpeza das praias, asseguram postos de socorro, disponibilizam instalações sanitárias, colaboram na vigilância balnear e prestam apoio aos utilizadores.
Naturalmente, a lei deve ser cumprida e os espaços públicos devem permanecer acessíveis a todos. Mas também é
importante que exista clareza nas regras, estabilidade nos processos e segurança jurídica para quem investe.
Ninguém investe, cria emprego ou melhora um serviço quando não sabe quais serão as condições do futuro próximo. O mesmo princípio aplica-se aos concursos para atribuição das concessões. Quanto maior for a incerteza, maior será o risco de comprometer
investimentos, postos de trabalho e a qualidade dos serviços prestados aos residentes e visitantes. Uma economia forte constrói-se sobre regras claras e previsíveis, não sobre dúvidas permanentes.
No desporto e no movimento associativo, a situação merece igualmente reflexão. Albufeira tem motivos para se orgulhar de ser Capital Europeia do Desporto. Mas um título desta dimensão deve ser acompanhado por uma estratégia consistente de
fortalecimento das associações que diariamente contribuem para a formação dos nossos jovens e para a dinamização da vida comunitária. Os clubes desportivos são muito mais do que entidades competitivas. São escolas de valores, espaços de
integração social e locais onde milhares de crianças e jovens aprendem disciplina, responsabilidade, trabalho em equipa e espírito de superação.
O Imortal Basket Clube é talvez um dos exemplos mais evidentes daquilo que uma associação pode representar para uma cidade. Ao longo de décadas, levou o nome de Albufeira por todo o país, conquistou títulos, formou atletas e ajudou a construir uma identidade desportiva que hoje faz parte da história do concelho. Mas o mesmo raciocínio aplica-se a muitas outras associações culturais, recreativas e desportivas que desenvolvem um trabalho silencioso, mas essencial. Perante os desafios financeiros
que estas instituições enfrentam, a solução não deve passar simplesmente pela redução de apoios ou pela transferência de responsabilidades para os dirigentes associativos.
Uma visão liberal para o associativismo passa por ajudar as associações a tornarem-se mais fortes, mais autónomas e mais sustentáveis. O Município pode e deve assumir um papel importante neste processo, promovendo ações de formação em liderança, gestão associativa, captação de patrocínios, marketing, angariação de sócios e sustentabilidade financeira. Muitas direções são compostas por voluntários que dedicam uma parte significativa da sua vida ao serviço da comunidade. Dar-lhes ferramentas e
conhecimento é investir diretamente no futuro das associações. O objetivo deve ser claro: permitir que estas organizações diversifiquem as suas fontes de rendimento, aumentem a sua capacidade de criar valor e reduzam gradualmente a sua dependência exclusiva do orçamento municipal. Uma associação financeiramente mais autónoma é uma associação mais livre, mais resiliente e mais preparada para enfrentar os desafios do futuro.
A habitação constitui provavelmente o maior desafio estrutural que Albufeira enfrenta. Hoje, muitos jovens nascidos no concelho não conseguem comprar casa na terra onde cresceram. Muitos trabalhadores essenciais para a economia local têm dificuldades em
encontrar habitação compatível com os seus rendimentos. Muitas famílias vivem com um sentimento permanente de insegurança relativamente ao futuro. A resposta para este problema não passa apenas por subsídios ou programas pontuais. Passa sobretudo por aumentar a oferta de habitação e por criar condições para que mais casas possam chegar ao mercado.
É fundamental acelerar a discussão e aprovação do novo Plano Diretor Municipal. Mas é igualmente importante ter a coragem de revisitar normas e condicionantes que, ao longo dos anos, foram tornando cada vez mais difícil construir. Existem muitos
proprietários que possuem terrenos onde, em tempos, era possível construir habitação e onde hoje, devido a um emaranhado de legislação, regulamentos e restrições acumuladas ao longo de décadas, tal deixou de ser permitido. Naturalmente, ninguém
defende um crescimento desordenado ou sem regras. O território deve ser protegido e planeado com responsabilidade. Contudo, também devemos questionar se algumas dessas limitações continuam a fazer sentido perante a realidade atual do concelho.
Uma política liberal para a habitação deve procurar identificar situações em que seja possível permitir, de forma criteriosa e sustentável, a construção de habitação própria e permanente em terrenos atualmente sujeitos a restrições excessivas. Ao fazê-lo, não
estaremos apenas a aumentar a oferta habitacional. Estaremos também a permitir que muitas famílias permaneçam na sua terra, construam o seu projeto de vida e contribuam para a fixação da população residente. Sem habitação acessível não existe fixação de
população. Sem fixação de população não existe comunidade. E sem comunidade não existe cidade.
Uma visão liberal para Albufeira assenta precisamente nesta ideia: criar condições para que as pessoas possam prosperar pelos seus próprios meios. Uma Câmara Municipal não cria riqueza, mas pode criar as condições para que ela seja criada. Não cria
empregos diretamente, mas pode facilitar o investimento que gera empregos. Não resolve todos os problemas dos cidadãos, mas pode remover obstáculos que impedem os cidadãos de resolver os seus próprios problemas. O papel do poder local deve ser o
de facilitador e não o de substituto da iniciativa individual. Deve criar estabilidade, previsibilidade e confiança. Deve garantir regras claras, fiscalização eficaz e processos céleres. Deve apoiar quem investe, quem trabalha, quem empreende, quem cria associações e quem contribui para o desenvolvimento do concelho.
Albufeira ouviu muitas promessas de mudança. E é natural que exista expectativa. Aliás, os resultados eleitorais demonstraram precisamente isso. Muitos albufeirenses manifestaram de forma clara a vontade de ver uma nova forma de governar, novas
prioridades e uma nova dinâmica na resolução dos problemas do concelho. Essa expectativa é legítima porque nasce da esperança de quem acredita que é possível fazer melhor. Contudo, a verdadeira mudança não se mede pelos discursos, pelas
intenções ou pelos anúncios. Mede-se pelos resultados concretos que chegam à vida das pessoas, pela capacidade de resolver problemas antigos e pela criação de confiança no futuro.
É ainda cedo para fazer balanços definitivos. Porém, aquilo que os albufeirenses procuram não são apenas promessas renovadas ou objetivos bem formulados.
Procuram sinais concretos de progresso. Procuram ver decisões transformadas em resultados. Procuram sentir que os problemas que os preocupam estão efetivamente a ser resolvidos. Porque a mudança que os cidadãos procuraram nas urnas não era
apenas uma mudança de protagonistas. Era, acima de tudo, uma mudança de resultados. E é por esses resultados que qualquer projeto político será, legitimamente, avaliado.
Porque, no final, a política tem um objetivo simples: melhorar a vida das pessoas. E essa continua a ser a medida pela qual qualquer governação será inevitavelmente julgada.
* Nelson Cachita – Deputado Assembleia Municipal de Albufeira (Iniciativa Liberal)
Nuova stretta sulla movida, a Milano anche il Pd impallina Sala: “Pressappochista e senza visione”
Dopo i rapporti con Israele, la sicurezza in città. Ormai non passa settimana senza che il sindaco di Milano Beppe Sala non perda pezzi in maggioranza, che sia sotto forma di voti sui provvedimenti in aula o di sconfessioni pubbliche. L’ultima grana arriva dalla ricette presentate dal sindaco sulla movida milanese, rispedite indietro da parte del Pd con parole degne dell’opposizione: “Quello del sindaco è pressappochismo, manca una visione e peggiora il problema della sicurezza”.
Non il modo migliore per chiudere la consiliatura, visto che Sala ambisce a una candidatura nazionale e più volte si è detto disponibile a fare la sua parte in una eventuale gamba centrista della coalizione di centrosinistra. La sua immagine però non esce certo bene da questo logoramento. La scorsa settimana parte della maggioranza lo aveva criticato per la mancata sospensione del gemellaggio tra Milano e Tel Aviv, chiesta a gran voce dalla sinistra dopo le violazioni del diritto internazionale da parte di Israele. Ieri, in Consiglio comunale, l’ultimo inciampo. La giunta ha presentato una delibera con forti limitazioni alla movida, in parte riprendendo le misure dello scorso anno ma integrandole con alcune ulteriori strette. Per esempio, fino a novembre il Comune ha individuato 12 quartieri in cui negozi e distributori automatici non potranno vendere alcolici dalle 22 alle 6 del mattino. I bar dovranno fermare l’asporto a mezzanotte, mentre i dehors si potranno tenere aperti solo fino all’1 (le 2 nel week end), per evitare il troppo chiasso. Visti anche alcune beghe giudiziarie avviate dalle proteste dei cittadini, la zona Lazzaretto-Melzo vedrà invece restrizioni ancora più severe: una su tutte, divieto di asporto dalle 22 in poi di cibi e bevande, siano alcoliche o no, per tutte le attività.
Di fronte a questo provvedimento, le critiche più dure arrivano da Michele Albani, consigliere comunale dem e presidente della commissione Sicurezza, Coesione sociale e Vita notturna. I problemi sono di metodo e di merito. Intanto perché, denuncia Albani, “l’ordinanza entra in vigore in questo fine settimana con zone che non comparivano nell’avvio del procedimento e che quindi non hanno potuto essere oggetto di osservazioni da parte delle categorie interessate”. Un’aggiunta successiva, insomma.
Poi c’è il merito, con diversi punti che, sostiene Albani, non tornano: “Le restrizioni nell’area Lazzaretto-Melzo vanno ben oltre quanto necessario per rispondere alla sentenza del Tribunale. Il divieto di asporto di qualsiasi alimento e bevanda dalle 22, insieme alla chiusura obbligatoria dei plateatici a mezzanotte, colpisce in modo indiscriminato attività che non hanno nulla a che fare coi fenomeni che si intende contrastare”. Critiche anche sui dehors: “Non sono il problema, al contrario, sono strumenti di presidio dello spazio pubblico, capace di mantenere ordinati e abitati contesti frequentati”. Tutto ciò alimenta “una preoccupazione concreta sulla sicurezza”, invece di risolverla: “Se i locali chiudono prima del solito, le strade si svuotano prima. Meno occhi, meno presidio informale del territorio”.
Al di là di questo provvedimento, il giudizio del consigliere dem è complessivo: “Questo non è governo del territorio, è pressappochismo. Si conferma purtroppo l’incapacità di sindaco e giunta di affrontare con serietà la gestione della vita notturna della città: anni di rincorse emergenziali, nessuna visione organica e il conto pagato ogni volta dalle stesse persone, chi lavora di notte e chi ci investe”.
Il Pd sa bene che il tema riguarda anche il consenso. Milano andrà al voto l’anno prossimo e, nonostante in città il centrosinistra parta da una posizione di vantaggio, chiunque sarà il candidato dem (si parla di una sfida tra Pierfrancesco Majorino e Luigi Calabresi) dovrà fare i conti con un’ultima parte di mandato molto contestata, soprattutto su temi sensibili per i giovani: l’ambientalismo, il tema casa, con le inchieste che hanno coinvolto manager del Comune e messo in crisi il “modello Milano”, poi appunto il posizionamento nei confronti di Israele e, adesso, il caso movida e sicurezza.
L'articolo Nuova stretta sulla movida, a Milano anche il Pd impallina Sala: “Pressappochista e senza visione” proviene da Il Fatto Quotidiano.
