Il tifone è transitato a velocità sorprendente fin da lunedì, scatenandosi dall’isola di Okinawa in direzione est e nord-est, per poi abbattersi su Tokyo all’alba di mercoledì. Jangmi, il sesto taifū tropicale (tifone) del 2026, si è formato all’interno del vortice monsonico sul Mar delle Filippine, provocando piogge molto intense, allerte inondazioni e tutta una serie di danni a cui il Giappone — per quanto abituato alla consuetudine di tali eventi — ha risposto cercando di alleggerire i danni e le molte interruzioni alla quotidianità.
All’aeroporto di Haneda (Tokyo) sia la compagnia ANA che JAL hanno cancellato un totale di 760 voli domestici e 90 internazionali, e il traffico sulle autostrade ha subito alcune restrizioni. Inoltre Jangmi ha causato ovunque nel Paese disagi al traffico ferroviario, con cancellazioni e ritardi dei treni nell’area metropolitana di Tokyo. Uno dei disagi maggiori per le famiglie è stata la mancanza di corrente elettrica per diverse ore. Secondo la Tokyo Electric Power Co. Holdings, sono molte le abitazioni nella regione di Kanto-Koshin che mercoledì sera hanno subito un blackout, e in totale si sono registrate interruzioni della corrente in quasi 60.000 abitazioni. Le autorità hanno ricevuto segnalazioni di allagamenti, alberi caduti, detriti e frane in un’ampia fascia di regioni, ha dichiarato il portavoce del governo Kihara Minoru in conferenza stampa.
I dati dell’Amministrazione Metropolitana della capitale rivelano che 1.800 famiglie nella città di Ome sono rimaste senza acqua, e che per riuscire a risolvere il problema occorreranno diversi giorni. Jangmi ha concluso la sua presenza in Giappone, ma rimangono i segni lasciati, le persone colpite e soprattutto molte domande a cui dare risposte. Se è vero che il Giappone è attraversato ogni anno da diversi tifoni, lo è altrettanto che quelli che devastano maggiormente il Paese con piogge torrenziali e venti violenti si verificano solitamente in estate. È molto raro secondo gli esperti — sebbene non senza precedenti — che un tifone di tale portata si presenti nel mese di giugno alla vigilia di Tsuyu (stagione delle piogge).
Le spiegazioni date sono: “Una combinazione di fattori climatici, tra cui la comparsa del fenomeno climatico El Niño, ampiamente prevista, oltre agli effetti del riscaldamento globale, problema che potrebbe rendere i tifoni in arrivo sul Giappone più violenti”. A queste conclusioni seguono le allerte alla popolazione, a cui si chiede di mantenere alta la vigilanza. Intervistato dal Japan Times, il professore Ito Kosuke dell’Istituto di Ricerca e Prevenzione dei Disastri all’Università di Kyoto afferma: “L’aumento delle temperature superficiali del mare, causato dai cambiamenti climatici, ha alimentato ulteriormente il tifone e il fronte piovoso stagionale che si trovava a est. Le piogge record e la formazione di zone di precipitazioni lineari in alcune aree sono il risultato di entrambi questi fattori”. El Niño dunque non porterà più estati fresche, anzi l’Agenzia Meteorologica Giapponese prevede che la temperatura di quest’estate nipponica sarà ancora più alta delle ultime stagioni.
Manca davvero poco al solstizio d’estate e il clima diventerà così torrido che il governo di Takaichi Sanae — oltre a cercare ulteriori alleanze che lo rendano inattaccabile e sicuro di attuare sempre più leggi che contraddicono la costituzione pacifista del Paese — sta iniziando a scegliere nuovi termini per descriverlo. Tocca però alle persone, e ai produttori di gadget che qui sono OTT (over the top), cercare tutti i rimedi possibili per alleviare gli inconvenienti di sudore e sintomi affini.
Tra le molte novità sul mercato c’è quella del produttore Thanko, che ha messo a punto un dispositivo di raffreddamento per ascelle, il waki-no-kura, ovvero una piccola ventola che si fissa alle maniche (corte) della camicia o della T-shirt in grado di emettere un flusso d’aria costante, così da mantenerle asciutte. Altra proposta è il Fanneru (“fan-ventilatore” e “neru -dormire-”), cioè una coperta dotata di due ventilatori integrati che risolverebbe il problema dell’accumulo di calore durante la notte, mantenendo una temperatura gradevole.
A causa del previsto kokusho (caldo crudele) cambia anche l’etichetta sull’abbigliamento al lavoro. Il famoso “Cool Biz”, lanciato dal Ministero dell’Ambiente nel 2005, che incoraggiava i dipendenti pubblici a rinunciare a cravatte e camicie a maniche lunghe, e le dipendenti ai collant, ha oggi oltrepassato il limite. Ora permetterà a uomini e donne di mostrare le gambe nude davanti ai colleghi grazie a calzoncini corti, naturalmente intonati per colore e stoffa alle irrinunciabili giacche.
Le immagini dei mezzi pesanti parcheggiati all’interno del Circo Massimo, a Roma, hanno fatto il giro del web. Immagini diffuse dai residenti delle aree circostanti e finite su Adnkronos. Ma lo spettacolo goduto anche dai tanti romani di passaggio, come dai molti turisti che visitano la Città.
(Adnkronos) – A pochi giorni dal concerto di Cesare Cremonini al Circo Massimo, esplode la protesta dei residenti dell’Aventino. I comitati di quartiere denunciano che l’area storica è stata trasformata in un maxi parcheggio per tir, des #Cronaca#TopNew… https://t.co/k4ttpXx0FP
E’ in preparazione il concerto del 6 e del 7 giugno di Cremonini. Ma in realtà, accade frequentemente che il Circo Massimo venga trasformato. Anzi, stravolto. Per concerti, appunto. Come quelli che terranno a luglio Riccardo Cocciante, Edoardo Bennato, Patti Smith e poi a settembre Jovanotti e Mobrici. Ma anche lirica e danza, cinema e spettacoli-lezioni. Perfino l’equitazione, grazie al Longines Global Champions Tour, il circuito internazionale di salto a ostacoli soprannominato la “Formula 1 dell’equitazione”. Un villaggio globale per la prevenzione, nell’ambito della Race for the Cure, la più grande maratona al mondo per la lotta ai tumori del seno. Con l’aggiunta di kermesse politiche.
Da un paio di anni si è provveduto a stabilizzare il fondo dell’invaso, così da renderlo pianeggiante e non più soggetto a piccoli allagamenti, in alcune porzioni. Una scelta motivata dagli eventi che vi si svolgono. Esclusivamente dalla possibilità che le strutture mobili che di volta in volta sono necessarie, possano realizzarsi con minori difficoltà. In compenso passeggiarvi è sempre possibile, ma forse un po’ meno suggestivo. Invece è ormai impossibile tirare due calci al pallone. Magari organizzare una partitella tra amici. Con lo stabilizzante è più che evidente che risulti impossibile.
Il Circo Massimo rappresenta un luogo di cultura, evidentemente. Per decenni utilizzato dai romani. Tutti, indistintamente. A differenza di quel che accade da anni. Ed è un peccato. Oltre che una discutibile sottrazione. Alla città, prima di tutto. Senza contare la questione della discutibile scelta di utilizzare un monumento, come si trattasse di una fiera. Di fare di una struttura antica uno spazio per tutte le occasioni. Non è snobismo archeologico. E neppure eliteratismo culturale. Piuttosto l’osservazione di politiche culturali dettate troppo spesso dal profitto. Piuttosto la consapevolezza che a dispetto di sindaci e sovraintendenti, ministri della Cultura e Presidenti del consiglio, sia diventata opinione comune che i Beni culturali siano petrolio. Da consumare. Anzi da s(vendere). A Roma, come in qualsiasi angolo d’Italia.
Rebuildingl’avrebbero potuto girare negli anni Settanta. Là dove il mito della frontiera americana diventava fragile, incerto, da ricostruire. Nel film di Max Walker-Silverman non ci sono però pistoleri e assalti alle diligenze, ma l’epica claudicante e semplice di un cowboy e di un manipolo di losers (due donne, una coppia di anziani, una giovane vedova con figlia, un idraulico di mezza età con cani) che ai nostri giorni hanno perso casa, oggetti quotidiani, speranza dopo che un mostruoso incendio ha divorato un ampio bosco del Colorado.
Dusty (Josh O’Connor, ventre concavo, mano in tasca, camicioni, jeans e stivali) è un taciturno mandriano, separato da tempo dalla moglie, a cui rimangono un’ottantina di capi di bestiame e un cavallo parcheggiato nella stalla di un amico. Relegato in una roulotte precaria con altri sfollati come lui su un terreno affittato a termine dalla contea, Josh le prova sommessamente tutte: rivende a un prezzo basso le bestie, chiede un prestito impossibile alla banca, prova un lavoro offerto dallo Stato come operaio di lavori stradali. Intanto è nel rapporto che ricuce con la figlioletta, che si rifugia spesso nella sua roulotte, a ritrovare un filo conduttore per un futuro possibile.
Alimentato da una vena di nostalgica dimensione della sconfitta sociale, di una inesorabile resa dell’uomo verso la natura, Rebuildingè un cinema di spazi svuotati da edifici, strutture urbane, persone, a favore di un’essenzialità di messa in scena quasi ascetica (la trovata della biblioteca con la rete Wi-Fi), tra macerie, polvere, sabbia e in lunghissima profondità di campo la cartolina graffiata di imponenti montagne dalle cime innevate.
Walker-Silverman (anche allo script) costruisce una sorta di filosofia profonda del valore della memoria, tra chincaglierie da conservare, fotografie ed etichette su cui si stampano radici e ricordi. Così il gruppuscolo che si perde nella desolazione del vento e della terra arida prova a essere nuovamente comunità: itinerante, dimessa, comunque libertaria. Ad impreziosire questo racconto di pochi dialoghi, molti tramonti e cieli notturni, c’è una colonna sonora folk-western di Jake Xerxes Fussell e James Elkington che sembra uscita dai più struggenti spartiti di Clint (e Kyle) Eastwood.
Infine Walker-Silverman non sarà, appunto, Eastwood, ma fa un’inquadratura, anzi un paio, almeno così le abbiamo lette noi, in cui viene giù il teatro: il sottofinale con quel gesto di riverenza che compie Josh verso i propri compagni di sventura, togliendosi il cappello e tenendoselo davanti al petto, che deve aver visto in mille western del passato, e quell’inquadratura di spalle dei due protagonisti davanti a una porta aperta verso l’ignoto e incontaminato spazio della frontiera che deve aver visto in Sentieri selvaggidi John Ford.
Opera seconda di Svevo Moltrasio, questo Smart Working affila tante battute facili che raccontano il nuovo fenomeno lavorativo globale dal punto di vista di una piccola comunità di colleghi esuli dall’ufficio. Siamo a Torino e il personaggio, serio questa volta, di Maccio Capatonda è un impiegato ligio e preciso, amorevole con la moglie incinta Sara Lazzaro e paziente col figlioletto che in estate lo guarda spesso lavorare al pc in casa.
La bolla inizia a ingrandirsi quando proprio il collega Moltrasio più un altro, il delizioso commediante senatore Maurizio Nichetti, s’installeranno a casa del nostro per lavorare insieme alla faccia dello smart working. La commedia si gonfia con il classico meccanismo dello slowburn, dove tutto per i personaggi andrà sempre peggio fino alla fine. Scoppierà?
Capatonda non comico ma spalla funziona bene dal punto di vista cinematografico, ma al suo pubblico basterà? Moltrasio, autore della commedia e collega coattone nel cast, una ne pensa e cento ne fa. Un po’ greve in vari momenti il suo smart worker bullo e incapace con le donne, infarcisce tutto con battute da cinepanettone d’annata sì, ma narrativamente si rende funzionale a questo tutto così grottesco. Non è un grande film ma se la cava. Osservando i personaggi e la piega surreale che si prenderà ad un certo punto, è pure difficile non pensare a certe commedie francesi di follia e non-sense, dove l’umorismo passa per vie ben diverse da quelle nostre.
Però il film non è un remake, ma un’opera originalissima in sala dal 4 giugno. Chissà invece se i francesi se ne accorgeranno un giorno, rifacendolo magari un per il loro mercato. Anche i remake successivi al film, in fondo, sono una vittoria artistica e di botteghino.
Forse ci avrà giocato pure Maccio con i Masters negli anni Ottanta. Diventò comunque famoso in questo millennio con un cappuccio di saio in testa, nel video YouTube su Padre Maronno. Indossa un cappuccio simile, ma viola, Skeletor, iconico villain in Masters of the Universe. Ed è interpretato da un Jared Leto totalmente irriconoscibile, foderato da un fisicaccio blu posticcio e da una faccia a teschio tutta digitale. Il Premio Oscar interpreta a perfezione il potere distruttivo quanto certe improvvise frivolezze dello storico cattivissimo.
Quarant’anni fa il cartone animato era stato creato per vendere gli omonimi giocattoli Mattel, oggi però quanto potrebbero contare quei pupazzetti, seppur nuovi nei giochi dei bambini, infinitamente più digitalizzati di quelli che ne decretarono il successo? Ci sono anche orde di videogame e social a ostacolarne oggi il cammino verso un posto d’onore negli immaginari dei nati nel 2020 o poco prima.
Eh sì, io ad esempio conobbi e frequentai i Masters dalla prima alla quinta elementare, e come me milioni di ragazzini nel mondo. Nel marketing il binomio tv-giocattoli non aveva ostacoli mediatici né concorrenti particolari, a parte i fratelli coltelli Guerre Stellari. In quegli anni non li si chiamava ancora Star Wars. Ed erano entrambe collezioni infinite di giocattoli affiancate a cartoni e film iconici.
Alcuni gridano già al flop da prima dell’uscita di questo film pacioccone e costosissimo, 200 milioni di dollari, cifra che non sarà facile moltiplicare. Ma Travis Knight, che di miracoli già fece il suo Bumblebee (seppur spin-off il migliore della saga Transformers), e soprattutto Kubo e la Spada Magica (capolavoro d’animazione), stavolta si cimenta in un campo nuovo dove demascolinizza i muscolosi eroi originali calcando il trend dell’epoca.
La serie d’animazione Masters era popolata di soggetti rudi e palestratissimi con alcuni innesti queer, dal caschetto in rosa del Principe Adam alla codardia della tigre Cringer, nome che oggi risuona in modo del tutto diverso rispetto a prima. A parte He-Man e Skeletor, tutti gli altri hanno fisici non da culturisti, ma da rudi scaricatori.
Riproponendo la linea comica, Knight osa molto di più di Gunn nei Guardiani della Galassia. Ma a parte il confronto, questa vena di commedia nell’adventure cappa e spada magica, anzi del potere, non sempre convince. C’è pure un simpatico e inossidabile Dolph Lungren, primo fallimentare He-Man al cinema del 1987, in un cameo con il nuovo Adam Nicholas Galitzine.
Quindi sarà un successo? Per ora un grande boh, è uscito il 4 giugno e in Italia è al quarto posto, subito dopo Backrooms, ma val la pena di divertirsi con molta leggerezza ricordando i vecchi tempi con questa nuova giostra coloratissima e un po’ kitsch che farà sorridere tanti quarantenni e cinquantenni pensando alla fantasia che quei giocattoli sprigionavano nel tardo Novecento. #PEACE
Quentin Tarantino furibondo ha espresso una netta critica nei confronti della produzione cinematografica hollywoodiana contemporanea. Sulle pagine della prestigiosa rivista specializzata Sight & Sound, il pluripremiato cineasta ha confessato di trovare “quasi impossibile” la visione di nuove pellicole senza cedere a giudizi severi e impietosi. Una presa di posizione che alimenta il dibattito sulla qualità artistica del cinema mainstream attuale.
E ancora: “Difetti, inverosimiglianze, accondiscendenza verso il pubblico, attori non adatti al ruolo o semplicemente stupidaggini affossano di solito ogni nuovo film che esce da quella fabbrica di salsicce insapore, che un tempo si faceva chiamare Hollywood”.
E ancora: “Oggigiorno, l’intero concetto di film mi suscita più disprezzo che apprezzamento. Il che è comprensibile, perché a confronto i film degli ultimi sei anni fanno sembrare gli Anni 80 gli Anni 30. Da allora ho visto film che mi sono piaciuti: ‘West Side Story’ (2021); ‘Horizon: An American Saga’ Capitolo 1 e 2 (entrambi del 2024), e qualche altro, ma niente che mi abbia davvero catturato e trasportato in quel magico mondo di piacere che visitavo regolarmente e che era il motivo per cui amavo il cinema più di ogni altra forma d’arte. Oggi preferisco leggere un libro”.
Un altro film che salva Tarantino è il dramma poliziesco di Netflix, “The Rip – Soldi sporchi”, diretto da Joe Carnahan e interpretato da Ben Affleck e Matt Damon, uscito sulla piattaforma il 16 gennaio scorso: “È un emozionante thriller poliziesco con una premessa originale – ha detto Tarantino – che riesce a essere realizzata in modo davvero intelligente. Tutto ha funzionato alla perfezione: la regia di Carnahan, lo splendido cast, l’estetica del film (grazie al direttore della fotografia Juan Miguel Azpiroz), ma il vero punto di forza di questa splendida pellicola è la sensazionale sceneggiatura di Carnahan e Michael McGrale”.
“Sono il figlio dell’uomo, ho appena ucciso l’uomo del peccato”. È iniziata con questa frase, pronunciata al telefono con il numero di emergenza 911 intorno alle 9:30 del mattino di mercoledì 3 giugno, la vicenda che ha portato all’omicidio dell’attore statunitense James Handy. L’interprete, 81 anni, volto noto in blockbuster globali come “Top Gun: Maverick” e “Jumanji”, è stato ucciso all’esterno della sua abitazione nel quartiere di Tarzana, a Los Angeles.
La scena del crimine e i soccorsi
Giunti sul posto dopo la segnalazione, gli agenti del Dipartimento di Polizia di Los Angeles (LAPD) hanno individuato Handy nel giardino antistante la casa. L’uomo era privo di sensi e presentava una grave ferita da arma da taglio al torace. I paramedici dei vigili del fuoco di Los Angeles lo hanno soccorso e trasportato d’urgenza in ospedale, dove i medici lo hanno dichiarato morto poco dopo l’arrivo a causa della gravità della lesione.
L’arresto del 44enne
Sul luogo del delitto la polizia ha arrestato Michael Gledhill, 44 anni. L’uomo è il figlio della compagna di Handy e risiedeva nella stessa villa insieme alla madre e alla vittima. Secondo quanto verbalizzato dalle autorità, al momento dell’arrivo delle pattuglie, Gledhill è andato fisicamente incontro agli agenti, dichiarando apertamente di essere la persona che stavano cercando. Gledhill è stato preso in custodia e trasferito nel carcere di Van Nuys con l’accusa formale di omicidio. Secondo i registri carcerari pubblici, la cauzione è stata fissata a 2 milioni di dollari. Al momento non risulta l’assegnazione di un avvocato difensore per il 44enne e i messaggi lasciati all’ufficio del difensore d’ufficio della contea non hanno ricevuto risposta. In un comunicato, gli investigatori hanno chiarito che si tratta di un episodio domestico isolato e che non sussistono ulteriori pericoli per la comunità.
Una vita tra grande e piccolo schermo
Nato a New York, James Handy ha costruito una solida carriera decennale come caratterista. Nel 1995 il pubblico lo ha conosciuto per l’interpretazione del disinfestatore in “Jumanji”, mentre nel 2022 era tornato al cinema recitando la parte del barista Jimmy nel successo “Top Gun: Maverick”. La sua filmografia include anche pellicole come “Arachnophobia” (1990) e “The Rocketeer” (1991). Particolarmente attivo sul piccolo schermo, Handy ha lavorato in numerosi drammi polizieschi e serie televisive che hanno fatto la storia del palinsesto. Tra i suoi crediti figurano “NYPD – New York Police Department”, “Beverly Hills 90210”, “Law & Order”, “Profiler – Intuizioni mortali”, la soap opera “Febbre d’amore”, “NCIS: Los Angeles”, “The Closer”, “Cold Case” e, in tempi più recenti, “9-1-1” (2021). L’agenzia che lo rappresentava ha confermato la notizia esprimendo il proprio cordoglio. Pam Ellis-Evenas, della Ellis Talent Group, ha inviato una dichiarazione all’Associated Press: “Non avrei potuto chiedere un cliente e un amico più talentuoso, umile o gentile di James Handy”.
Depois dospagamentos da Segurança Social de pensões e subsídios referentes a Doença Profissional e bem assim a Rendas, realizados neste início do mês (3 a 5), os processamentos prosseguem na segunda-feira, dia 8 de junho.
Assim, na segunda-feira, para além do pagamento referente a Doença Profissional (pensões e subsídios), serão igualmente pagas as Pensões de Reforma; o Complemento Solidário para Idosos; efetuado o Reembolso de Despesas de Funeral; e paga a Prestação Social para a Inclusão.
Para dia 16 de junho, terça-feira, estão previstos os pagamentos de Prestações Familiares e o 1.º Pagamento Desemprego / Doença / Parentalidade / Ação social.
O Fundo de Garantia de Alimentos Devidos a Menores, será contemplado com o respetivo pagamento no dia 19 de junho, quarta-feira, enquanto o Fundo de Garantia Salarial e o Rendimento Social de Inserção, serão pagos no dia 23 de junho, terça-feira.
Com pagamento previsto para o dia 26 de junho, sexta-feira, estão agendados: o 2.º pagamento Desemprego / Doença / Parentalidade / Ação social e o Subsídio de Apoio ao Cuidador Informal.
Conforme tem sido amplamente divulgado, todos os pagamentos realizados pela Segurança Social, são efetuados por meio de transferência bancária ou remetidos por vale de correio, pelo que é extremamente importante manter os dados atalizados no site da instituição.
O Autódromo Internacional de Goiânia passará por uma ampla intervenção na pista e terá o calendário esportivo impactado nos próximos meses. A obra, anunciada pelo Governo de Goiás, prevê a reconstrução completa da camada asfáltica, com interrupção das atividades por até 120 dias.
A modernização da pista ocorrerá a partir de julho e exigirá a paralisação temporária das competições. Com isso, eventos previstos entre julho e setembro deverão ser cancelados ou transferidos para outros circuitos do país.
O projeto contempla a substituição integral do asfalto, medida considerada necessária para garantir maior uniformidade e segurança ao traçado goiano, reconhecido nacional e internacionalmente pela qualidade técnica.
Antes do início das obras, o autódromo ainda recebeu e receberá algumas atividades. Entre elas estão a Move Run, uma etapa do Campeonato Goiano de Motovelocidade no dia 28 de junho e a Corrida Empório Prime, marcada para 4 de julho, último compromisso previsto antes da interdição.
A paralisação afeta provas importantes programadas para o segundo semestre, junto de etapas da Copa Truck, Nascar Brasil, Copa HB20, Endurance Brasil, M2 Cup e a largada do Rally dos Sertões. As organizações estudam alternativas para os eventos.
A expectativa é de que os trabalhos sejam concluídos a tempo de receber competições agendadas para outubro. Entre os destaques estão as etapas da Porsche Cup, do Campeonato Goiano de Motovelocidade e da Stock Car, além da F4 Brazil.
The Famous Italian Biochemist’s Latest Study on the Pfizer mRNA Vaccine
«ALC-0315, the ionizable cationic lipid enabling the Pfizer vaccine Comirnaty’s LNP platform, is presented in regulatory files as if its metabolic fate were straightforward and well controlled. Our analysis instead identifies a basic, consequential discrepancy that should never survive dossier assembly—let alone review: the hydrolysis product dictated by the ALC-0315 chemical structure is 2-hexyldecanoic acid (α-branched), yet key submissions by Pfizer repeatedly invoke the presence of distinct 6-hexyldecanoic isomer (not commercially available, not recognized as an analytical standard in established analytical protocols). This is a material misidentification with direct safety and compliance consequences».
In these few initial lines of his latest disruptive and groundbreaking study, we understand that on this occasion the Italian biochemist Gabriele Segalla has truly outdone himself by revealing a Sherlock Holmes-like instinct in discovering yet another sensational manipulation within the Covid-19 mRNA Comirnaty so-called “vaccine” produced by the New York-based pharmaceutical company Pfizer, perhaps the most used in the world and certainly in the European Union.
A danger that Big Pharma Pfizer and Moderna themselves were then forced to include in the package leaflet by the EMA (European Medicines Agency).
THE PANDORA’S VACCINES – VIDEO. Toxic Nanoparticles inside Covid mRNA Jabs unveiled by Biochemist Segalla
Damage and Health Safety Violations from the Ghost Molecule
Given the highly technical nature of the research published after peer-review on the American specialist journal International Journal of Vaccine, Theory, Practice, and Research on May 18 (title ALC-0315 Toxic Metabolites: Pharmacokinetic and Regulatory Criticalities in a COVID‑19 “mRNA Vaccine”), we asked out friend PhD Segalla to provide a brief simplified explanation.
«At the heart of the study is a major chemical discrepancy. To track how the vaccine’s protective fat shell (the ALC-0315 lipid) breaks down in pre-clinical tests, official files relied on a “ghost” molecule called 6-hexyldecanoic acid—a substance that does not even exist in international chemical databases. In reality, the vaccine breaks down into a completely different molecule, 2-hexyldecanoic acid, which is globally classified as highly toxic and persistent. The study defines this switch as a “technical falsification” that hid the fact that these toxic ingredients remain trapped inside human cells instead of being safely eliminated».
Indeed, the Italian biochemist so detailed the same issue in his Absttract
«The authentic metabolite, 2-hexyldecanoic acid, concealed by Pfizer and disguised as 6-hexyldecanoic acid, carries an H410 classification (very toxic to aquatic life with long-lasting effects), while the “phantom”6-hexyl isomer is lacking any hazardous classification and presented as theoretically more degradable. In a CMA (Conditional Marketing Authorization) supporting pivotal preclinical study, substituting 2-hexyl with an unclassified 6-hexyl isomer materially compromises the clearance account, traceability, and any defensible claim of GLP (Good Laboratory Pratice) grade validation for Pfizer’s vaccine».
The cover of Abstract of the research (link in the sources)
Dr. Segalla’s research demonstrates that this hidden molecule triggers a domino effect of severe biological damage:
Energy Blackout: It shuts down the cell’s power plants (mitochondria), draining the energy needed to repair our DNA.
Cell Defense Breach: Another byproduct acts like a harsh chemical detergent, stripping away the protective shield around the cell’s nucleus and risking genomic instability.
Protein Factory Sabotage: It causes the cell’s internal factories (ribosomes) to glitch. This “factory error” forces the body to produce deformed, unnatural proteins, which can cause the immune system to misfire and attack its own tissues, potentially leading to heart inflammation like myocarditis and pericarditis.
The expert researcher, in an exclusive interview with the editor of Gospa News (currently only in Italian), highlighted the multiple public health violations resulting from his discovery making the request to withdraw the authorization for the Comirnaty mRNA vaccine inevitable:
«Chemical violations (because the declared metabolite does not correspond to the one actually produced by the biotransformation of ALC-0315), analytical violations, GLP violations, toxicological violations, pharmacokinetic violations, regulatory violations».
A Discrepancy, Undetected by Drug Regulators, That Would Have Blocked the Authorization of Pfizer’s Gene Serum
This discrepancy is not a technical detail; it directly affects analytical validation, standard traceability, toxicological assessment, metabolic clearance, and the entire regulatory framework.
That is, as Segalla explains in the video interview, if the reporting of the metabolite produced by ALC-0315 in the human body had been correct, the Comirnaty “vaccine” would never have received approval from the competent bodies responsible for overseeing the drug authorization process (FDA, EMA, AIFA, Ministry of Health, etc.).
Not only that. The Italian biochemist is surprised that the EMA failed to detect this enormous discrepancy, but in a previous study, Segalla himself had demonstrated that the EMA could not have been unaware of the toxicity of these nanoparticles, which are highly inflammatory to the muscular system (another recent study has reiterated this) and also potentially carcinogenic.
More Dangers from Trialkanolamine, a Destabilizer of the “Cellular DNA Safe”
«The second breakdown product (a trialkanolamine, pKa ≈ 9.6) is liable to lysosomal sequestration, there by impeding clearance; however, the Pfizer dossier offers only limited substantiation of its disposition. Critically, the pharmacokinetic dataset does not adequately account for dose biodistribution and is predicated on insufficiently documented—or omitted—testing standards. Given the scale of exposure (billions of subjects) and the potential oncological and cardiological consequences placed on these Pharmacokinetic criticalities, these omissions are not merely unfortunate; they are utterly unacceptable».
As we can read in the Segalla’s new study Abstract, the second critical front concerns trialkanolamine, another degradation product of ALC-0315, described as a cationic molecule capable of remaining trapped in lysosomes, altering cellular autophagy, promoting phospholipidosis, oxidative stress, mitochondrial dysfunction and destabilization of cellular and nuclear membranes.
The Italian biochemist Gabriele Segalla
In the interview, Segalla clarifies that this substance acts as “a degreaser capable of damaging the cellular DNA vault,” causing unpredictable genomic damage, which has also been confirmed by a recent, disconcerting American study, and potentially leading to turbo-cancer consequences.
A Call to Action and Immediate Recall for “Serious Safety Failure to Perform ”
The study argues that regulatory agencies, including the EMA, failed to spot these discrepancies, invalidating the vaccine’s conditional approval.
“This is not just a minor technicality,” states Dr. Segalla. “The lack of traceability masked a critical bioaccumulation risk, exposing the public to unmonitored chronic effects.” Invoking the precautionary principle and Article 10 of the Nuremberg Code, the study demands an immediate revocation of the vaccine’s marketing authorization and calls for an urgent international review of mRNA nanotechnology safety.
«Accordingly, we call for an independent, methodologically transparent and fully auditable re-assessment of ALC 0315 metabolism and clearance, and for all regulatory decisions concerning the Comirnaty medicinal product be reconsidered in view of what appears to amount to a grave and consequential omission in verification procedures» sentenced the Abstract of the study too.
The study links these critical issues to potential long-term biological consequences, including interference with genomic stability, the inflammatory response, cardiaological mechanisms, and protein translation processes, such as ribosomal stalling and frameshifting.
Regarding these issues, Gospa News has published countless disturbing studies on the potential harms of mRNA vaccines, from February 2021 until a week ago. This is precisely why our online news outlet has been banned or blocked from all social media (even Telegram, where we have been repeatedly suspended).
Fabio Giuseppe Carlo Carisio – Founder and Director of Gospa News
Ontem, dia 3 de junho, a temperatura mais alta na rede de estações meteorológicas automáticas do Instituto Português do Mar e da Atmosfera (IPMA) foi atingida no Algarve.
A mostra “Cinema em Tom Algarvio”, com curadoria de Ânia Bento, vai exibir, nos dias 9 e 10 de Junho, diferentes obras ligadas ao Algarve – e a Lagos – na Biblioteca Municipal desta cidade.
O programa arranca a 9 de Junho, às 21h30, com a exibição da longa-metragem “A Fada do Lar”, de João Maia. O filme acompanha a história de Vera, uma mãe solteira que enfrenta dificuldades financeiras e pessoais para sustentar os filhos após o desaparecimento do companheiro.
A sessão contará com a presença do argumentista lacobrigense André Guerra dos Santos, também responsável pelo argumento da recente série Adónis (RTP1).
No dia 10, às 17h30, serão exibidas três curtas-metragens realizadas por Pedro Noel da Luz: “A Arte Xávega”, dedicada a esta tradição piscatória ainda presente na Meia Praia; “ABC da Nossa Vida”, documentário sobre um projeto teatral apresentado no Centro Cultural de Lagos; e “M-PEX Fusões”, uma homenagem à guitarra portuguesa e à herança cultural associada ao fado. O realizador estará presente para uma conversa com o público.
A programação encerra às 21h30 desse dia, com a exibição de “Listen”, de Ana Rocha de Sousa, filme premiado internacionalmente que retrata a luta de uma família portuguesa emigrada em Londres após perder a guarda dos filhos.
A sessão contará com a participação do ator lacobrigense Ruben Garcia, um dos protagonistas do filme.
Esta mostra conta a curadoria de Ânia Bento, realizadora algarvia.
Roma si prepara a una serata di grandeatletica. Oggi, giovedì 4 giugno, lo stadio Olimpico ospita il Golden Gala Pietro Mennea, quarta tappa della Diamond League2026 dopo gli appuntamenti disputati in Cina e a Rabat. L’attesa è soprattutto per la sfida regina dei 100 metri tra Marcell Jacobs e NoahLyles, ma il meeting vedrà in gara anche numerosi campioni olimpici e mondiali, con diciotto azzurri pronti a confrontarsi con alcuni dei migliori atleti del panorama internazionale. L’antipasto dello spettacolo è andato in scena davanti al Colosseo, dove Jacobs e Lyles si sono ritrovati per una suggestiva anteprima della gara più attesa della serata. L’americano, campione olimpico a Parigi 2024, arriva nella Capitale forte di un 9”95 stagionale che conferma il suo ottimo stato di forma. Dall’altra parte c’è Jacobs, oro olimpico a Tokyo, chiamato a misurarsi con il rivale davanti al pubblico di casa nell’ultima prova del programma.
Gli azzurri protagonisti all’Olimpico
Riflettori puntati sui tanti protagonisti dell’atletica azzurra. In pista e in pedana ci saranno NadiaBattocletti, Andy Diaz, Leonardo Fabbri e ZaneWeir, oltre a ElisaMolinarolo, Ayomide Folorunso, AliceMuraro, MatteoSioli, FrancescoPernici, GiadaCarmassi, AlessiaSucco, GabrieleChilà, GiovanniFrattini, AnnaPolinari, Elisa Valensin, LudovicaCavalli e GaiaSabbatini. Oltre ovviamente al già citato Jacobs.
Tra gli ospiti internazionali più attesi figurano invece Lyles, MiltiadisTentoglou, Julien Alfred, LetsileTebogo, Ryan Crouser, MelissaJefferson–Wooden, Jordan Anthony e KeelyHodgkinson.
Il programma: si parte con il giavellotto, chiusura con i 100 metri
Il sipario sul Golden Gala si alzerà alle 19.10 con il lancio del giavellottomaschile, che vedrà impegnato GiovanniFrattini. Alle 19.15 spazio al salto con l’asta femminile con Elisa Molinarolo, mentre alle 19.48 sarà la volta del triplo maschile con AndyDiaz.
Dalle 21 entrerà nel vivo il programma: i 400ostacolifemminili con Folorunso e Muraro, l’alto maschile con Sioli, gli 800 metri di Pernici e il peso con Fabbri e Weir. In successione andranno in scena anche i 100 ostacoli femminili, il lungo maschile, i 5000 metri femminili con NadiaBattocletti, i 110 ostacoli maschili, i 400 e i 200 femminili e i 1500 metri con Cavalli e Sabbatini.
La chiusura, come da tradizione, sarà affidata alla gara più attesa: alle ore 22.52 sono in programma i 100 metri maschili, con Jacobs e Lyles pronti a infiammare lo stadio Olimpico in una delle sfide più prestigiose dell’intera stagione.
Dove vedere il Golden Gala 2026 in tv
Il Golden Gala “Pietro Mennea” 2026 viene trasmesso dalle ore 21 in diretta tv in chiaro su Rai 2. Si può inoltre seguire integralmente in diretta streaming su Rai Play.
Wim Wenders ritira “Falso Movimento” dal commercio. In una dichiarazione pubblica rilasciata dalla sua fondazione, il regista tedesco ha affermato che ritirerà dalla circolazione il suo film del 1975 a causa di una scena in topless con protagonista Nastassja Kinski che all’epoca delle riprese aveva 13 anni. L’autore di Paris, Texas, Il cielo sopra Berlino e del recente successo Perfect days ha scritto: “Essendo l’unica persona all’epoca responsabile di Falso Movimento ancora in vita, riconosco che Nastassja Kinski sarebbe dovuta essere protetta meglio sul set. Per questo, Nastassja, ti chiedo scusa senza riserve, senza se e senza ma”. In Falso Movimento, Kinski interpretava un’adolescente muta e recitava al fianco di Rüdiger Vogler e Hans Christian Blech.
In un commento sotto il post dal suo account Instagram, Kinski ha risposto in tedesco: “Wim, dopo tutti questi anni, solo ora (ti decidi ndr) dopo che il pubblico ha commentato su così tanti giornali, anche se gliel’avevo chiesto tanto tempo fa”. L’attrice si era espressa da tempo su quel film, chiedendo a Wenders di realizzarne una nuova versione. Il mese scorso, approfittando di una grande popolarità di ritorno di Wenders, dovuta al successo mondiale di Perfect days nonchè al dibattito su cosa significhi fare un cinema politico, Kinski aveva dichiarato in un’intervista al Suddeutsche Zeitung: “Quello era il mio primo film, lui era il mio primo regista e non mi ha protetta”. Inutile ricordare che quel ruolo lanciò la Kinski nel cinema mondiale tanto che da minorenne girò diversi film tra cui Niente vergini in collegio – di cui fu protagonista- e Così come sei di Alberto Lattuada assieme ad un felice e bravo Marcello Mastroianni.
Ovviamente le scene di nudo in questi film furono ben più lunghe e articolate rispetto al topless in Falso movimento. Kinski divenne poi musa sui 18 anni di Roman Polanski nello splendido e sottovalutato Tess. Seguirono cult come Il bacio della pantera, Un sogno lungo un giorno e il clamoroso Paris,Texas sempre sotto la regia di Wenders. Il regista tedesco ha comunque precisato che Falso movimento “rimarrà indisponibile fino a quando non si raggiungerà una soluzione concordata“, sottolineando la necessità di un “ampio dialogo” con l’Accademia del Cinema Tedesca e Kinski. “È fondamentale che la nostra società trovi il modo di affrontare in modo appropriato le opere cinematografiche controverse del XX secolo e che si apra a nuovi processi di apprendimento e a prospettive inclusive sul cinema”.
“Papà Clint si è ritirato dal cinema”. Kyle Eastwood l’ha buttata lì durante un’intervista su France3, en passant, senza nemmeno pensarci troppo, mentre presentava un suo concerto. Ebbene, visto che a 48 ore di distanza dalla voce del sen fuggita, l’entourage del 96enne regista e attore di capolavori come Million dollar baby e I ponti di Madison County non ha ancora smentito, è altamente probabile che Giurato numero 2 sia l’ultimo film diretto da Clint Eastwood. “Ho tanti bei ricordi del periodo in cui ho lavorato con lui. Ora è in pensione, ha 95 anni”, ha spiegato Kyle nell’intervista, realizzata prima che suo padre compisse 96 anni domenica 31 maggio. “Sono stato molto fortunato ad aver potuto lavorare con lui in molti film. È stata un’esperienza fantastica per me”.
Kyle, infatti, è musicista jazz e compositore, e ha contribuito con le sue colonne sonore a diversi film del padre, tra cui Lettere da Iwo Jima, Gran Torino e Invictus. Della carriera ultra settantennale di Clint non esistono parole per descriverla. Eastwood è il monumento vivente del cinema, è l’abc del recitare e del dirigere film. La prima interpretazione risale al 1959 per la tv in Gli uomini della prateria e dopo piccole particine al cinema nel 1964 come protagonista di Per un pugno di dollari. L’ultima invece è del 2021 dove è protagonista del suo Cry Macho. Alla regia Eastwood esordisce con Brivido nella notte (1971) per poi dirigere altri 43 film fino appunto al 2024 con Giurato numero 2.Due gli Oscar alla regia (Gli spietati e Million dollar baby) e due Oscar ai film (sempre Spietati nel 1993 e Million dollar baby nel 2005).
Impossibile classificarlo senza ridurne la magnificenza classica e mai banale. Nel 2025 si erano pure inventati una sua falsa intervista su un giornale austriaco, poi da Eastwood smentita: “Recentemente sono apparse alcune notizie che mi riguardano. Ho pensato di fare chiarezza. Posso confermare di aver compiuto 95 anni. Posso anche confermare di non aver mai rilasciato un’intervista a una pubblicazione austriaca chiamata Kurier, né a nessun altro giornalista nelle ultime settimane, e che l’intervista è completamente falsa”.
Nel 2021 Eastwood aveva però ammesso di essersi chiesto se dovesse continuare o meno, dichiarando al Los Angeles Times: “Perché diavolo continuo a lavorare a novant’anni? La gente inizierà a lanciarmi pomodori?”. Ma figuriamoci! “Se questo è il suo canto del cigno”, scrisse un critico statunitense all’uscita di Giurato numero 2, “se ne va con la grazia, l’intelligenza e la complessità che hanno contraddistinto la sua impareggiabile opera, fino a una nota finale che non offre una risposta ma, giustamente, pone una domanda”.
Palpeggiamenti, abbracci non richiesti e mani che toccano le parti intime della figlia minorenne della compagna. Per anni la giovane ha subito le violenze senza raccontare nulla, fino a quando la madre non ha colto sul fatto l’uomo denunciandolo. Il 3 giugno, come riporta il Messaggero, dopo oltre tre anni di abusi i giudici della V sezione collegiale di piazzale Clodio, hanno condannato a 4 anni e mezzo di carcere F.D.G. con l’accusa di violenza sessuale aggravata.
Il 49enne aveva da diversi anni una relazione con la madre di Maria, nome di fantasia, e i due abitavano insieme. Nel corso del tempo l’uomo aveva iniziato ad assumere atteggiamenti sempre più molesti nei confronti della giovane, interrotti solo nel 2022 quando la compagna lo ha sorpreso mentre metteva la mano destra al di sotto del pigiama della figlia. Maria, che fino a quel momento era riuscita a confidarsi solo con un’amica, racconta ogni cosa. L’imputato, come si legge nelle carte del processo, costringeva la minorenne a “subire atti sessuali subdoli e repentini”. In molti casi, quando si trovavano sul divano, lui le metteva un braccio intorno alle spalle per poi arrivare alle parti intime. O ancora, la palpeggiava in cucina “nonostante lei si spostasse per evitarlo, finché non se ne andava nella propria camera”.
La giovane non aveva mai raccontato le molestie perché, come spiegato, si sarebbe sentita in colpa nei confronti della madre se, per colpa sua, la relazione tra i due fosse finita. Come ha ricostruito la sostituta procuratrice Barbara Trotta nella sua requisitoria, a poco a poco la ragazzina aveva capito che le attenzioni che il 49enne aveva nei suoi confronti non erano affatto normali. Come spiega il Messaggero, a causa delle violenze subite, Maria aveva sviluppato alcuni disturbi alimentari. Per tutti questi motivi, la pm aveva inizialmente chiesto sette anni di carcere per l’imputato. L’avvocata di parte civile, la penalista Patrizia Perugini, all’uscita dell’aula dopo il processo si è detta soddisfatta: “Tutti i bambini dovrebbero avere un’infanzia e un’adolescenza felice e protetta. Oggi può essere molto difficile, ma ancora una volta la giustizia ha riconosciuto una giusta tutela alle fasce più deboli”.
È morta di “crepacuore” a 56 anni per la tristezza di aver perso il marito, un anno fa. Marjane Satrapi, la fumettista e regista iraniana, voce libera e nobile anti islamica, diventata celebre per la riduzione cinematografica del suo fumetto autobiografico Persepolis, non ha retto al dolore della perdita di Mattias Ripa. L’economista svedese, conosciuto dalla Satrapi a Parigi oltre 30 anni fa, diventato suo collaboratore artistico e marito, era morto l’8 aprile dell’anno scorso a 52 anni. “Marjane Satrapi è morta di dolore poco più di un anno dopo la scomparsa di Mattias Ripa, suo marito e l’amore della sua vita”, è il tenero addio inviato alle agenzie di stampa dai familiari della regista iraniana. Satrapi era stata una schietta e acerrima critica del governo teocratico iraniano in più occasioni a cavallo del nuovo secolo. La fumettista iraniana era arrivata in Francia nel 1994, ottenendo poi la cittadinanza francese nel 2006. La graphic novel in bianco e nero Persepolis venne pubblicata in due volumi tra il 2000 e il 2001 ottenendo un successo mondiale. L’opera racconta con graffiante umorismo la giovinezza di Marjane a Teheran, segnata dalla caduta del governo dello scià e le successive difficoltà causate dalle restrizioni imposte dalla leadership islamica iraniana dopo la “rivoluzione” del 1979. Come ha scritto Carlotta Eco su l’Enciclopedia delle donne, “Persepolis è il primo fumetto autobiografico sulla storia iraniana. Scritta con l’intento di “ribattere ai pregiudizi sul mio Paese senza essere interrotta”, Persepolis (dal nome greco dell’antica “città dei persi” fondata nel 520 a.C.) è la saga di una famiglia iraniana che vive a Teheran tra il 1960 e il 1990”. Una famiglia benestante di origine nobiliare, orientata su principi morali che definiremmo “all’occidentale”, i Satrapi di fronte all’oscurantismo propugnato dal regime di Khomeini fecero emigrare la figlia 15enne a Vienna.
Nel 1988 il primo ritorno in patria dove apprende l’arte del disegno (“che significa copiare modelli interamente coperti dall chador”) e poi rifugge dalla censura e dall’oppressione culturale dei dittatoriali barbuti sciiti nel 1991 questa volta prima a Strasburgo poi a Parigi. È qui che incontra subito quello che diventerà il suo amato marito, Mattias Ripa. Attorno al 2006 inizia la produzione francese del film animato tratto da Persepolis, di cui Satrapi è regista assieme a Vincent Parranoud. Il film finisce in Concorso a Cannes nel 2007 e vince il Premio della Giuria, per poi essere candidato all’Oscar come miglior film straniero nel 2008. Poco prima del successo internazionale del film, Satrapi aveva pubblicato le graphic novel Ricami (2003) e Pollo con Prugne (2004), nonché diversi libri per bambini. Nel 2011 torna alla regia ma senza l’attenzione ricevuta quattro anni prima per adattare Pollo alle prugne. Dirigerà poi con alterne fortune anche i film: Voices (2014), Radioactive (2019) su Marie Curie e Paradis Paris (2024). Satrapi è stata anche pittrice e i suoi dipinti acrilici di grande formato sono stati esposti per la prima volta nel 2013 alla Galleria Jérôme De Noirmont di Parigi.
Nel 2023 aveva pubblicato un’altra graphic novel, Woman, Life, Freedom, un libro collettivo realizzato da 17 fumettisti iraniani e internazionali, in collaborazione con accademici e ricercatori iraniani. Si sono uniti per raccontare la storia di come la morte in custodia di Masha Amini, una donna curdo-iraniana di 22 anni arrestata nel 2022 per non aver indossato correttamente il velo islamico. Una decina di anni fa, intervistata dall’attrice Emma Watson, Satrapi riassunse con la sua consueta fulminante ironia il suo punto di vista sulla questione femminile iraniana e globale: “Il nemico della democrazia non è una sola persona. Il nemico della democrazia è la cultura patriarcale. Come in famiglia, dove il padre decide e ha l’ultima parola, così un dittatore è il padre della nazione. Se abbiamo più donne istruite, avremo anche società più istruite. Questo, senza alcun “pregiudizio femminista”, è un dato di fatto”. L’anno scorso, ha rifiutato la Legion d’onore francese a causa dell’ “ipocrisia” del Paese nei suoi rapporti con l’Iran, citando le politiche francesi in materia di visti che impedivano ai dissidenti di lasciare l’Iran per recarsi nel Paese europeo.
Em junho, o Cineteatro Louletano apresenta uma programação que cruza dança, música, teatro e cinema, mantendo a aposta na coprodução artística, na diversidade de linguagens e na acessibilidade, com Língua Gestual Portuguesa e Audiodescrição.
O mês arranca com dança a 5 de junho, às 21h00, no Cineteatro Louletano, com C.C. (Crematística e Contraforça), peça da coreógrafa Vera Mantero. Esta coprodução do Cineteatro Louletano propõe uma reflexão coreográfica e performativa em torno das relações entre economia, poder e corpo, numa criação assinada por uma das mais relevantes figuras da dança contemporânea portuguesa.
Nos dias 6 e 7 de junho, o Auditório do Solar da Música Nova acolhe a 19.ª edição da Festa do Cinema Italiano, promovida pela Associação Il Sorpasso. No sábado, 6 de junho, existem três sessões, às 16h00, às 19h00 e às 21h00. E no domingo, duas sessões, intercaladas com cine-jantar pelo chef Sergio Zanotti, inspirado no filme “Louca-Mente”, de Paolo Genovese, que é exibido após a refeição.
No dia 9 de junho, às 21h00, o Cineteatro Louletano recebe As Damas da Noite, Uma Farsa de Elmano Sancho. O espetáculo, com interpretação em Língua Gestual Portuguesa, recorre à sátira social imergindo no mundo fascinante e provocador do transformismo. Os artistas transformistas/dragqueens “vestem a pele de um outro, tentam ser um outro”. Elmano mostra-nos o outro que pode existir em nós.No mesmo dia, 9 de junho, às 21h00, o Auditório do Solar da Música Nova acolhe mais uma sessão do ciclo Filme Francês do Mês, promovido pela Alliance Française do Algarve. Desta vez é Fifi, de Paul Saintillan e Jeanne Aslan (2022), uma obra centrada nas relações humanas, juventude e desigualdade social.
Il regista, sceneggiatore e produttore iraniano Mohammad Rasoulof ha scelto la forma più tipica, poetica e metaforica del cortometraggio per girare il suo primo film in esilio, essendo stato costretto a lasciare l’Iran clandestinamente. Condannato al carcere e alla fustigazione per il suo lavoro di regista, due anni fa si è rifugiato in Germania, dove ha scritto, diretto e prodotto il cortometraggio Sense of Water (2026), con il sostegno del Displacement Film Fund lanciato da Cate Blanchett insieme all’Hubert Bals Fund (HBF) dell’International Film Festival Rotterdam. Il cortometraggio semi-biografico di circa quaranta minuti, girato in lingua farsi e tedesco, racconta la storia di uno scrittore in esilio, Ali, che a Berlino si confronta con la perdita della lingua madre e la frattura fra linguaggio e sentimenti. Nonostante riesca a riscoprire l’amore, non riesce a superare il trauma dell’esilio. In lui si risveglia così il desiderio di tornare in Iran, in segno di solidarietà con la lotta degli iraniani e per capire chi è veramente, prima di iniziare a scrivere un nuovo libro.
Frame dal cortometraggio “Sense of water”. Courtesy of the author
Un cortometraggio ibrido tra finzione e documentario è Shadowless: In Transit (2023) di Azin Feizabadi. Un girato che affronta i temi della migrazione e dell’appartenenza. Un viaggiatore iraniano in arrivo in Germania – interpretato dallo stesso Feizabadi, regista e artista– si interroga sul suo futuro, mentre si trova in uno spazio intermedio, quello di un “transito” aeroportuale, che non riesce a lasciare. Video personali e di famiglia si intrecciano ritmicamente a flashback cinematografici, immagini del presente e riprese da una videocamera. Il corto fa parte di un’opera collettiva, Iran – A Sense of Place, una collaborazione con la Wim Wenders Foundation grazie alla quale nel 2023 sei cineasti iraniani sotto la supervisione della producer Afsun Moshiry hanno raccontato storie di luoghi situati in Iran o esperienze di esilio in Francia e Germania.
Un paesaggio dominato da scene estreme, surreali e di una bellezza incantata, diventa invece teatro delle psicosi di un giovane nel cortometraggio Yo Yo (2025), diretto dal regista, sceneggiatore e produttore Mohammadreza Mayghani e presentato al Festival del cinema di Locarno. Il giovane Siavash raggiunge in automobile la splendida regione desertica dell’Iran meridionale, in compagnia dell’amica Shadi. Sente voci oscure e vede immagini che non esistono. Solo la sua amica può salvarlo da questa situazione che lo opprime quasi come fosse una disabilità. Il film è dominato dalla luce, dai colori pastello e dalla quiete del luogo. Le scene sono perfettamente adattate alla musica: il silenzio che avvolge i due protagonisti è intervallato da toni sinistri, colpi di frisbee che preannunciano la svolta finale, assurda e nichilista.
Anche in There Was One, There Was None (2026) di Yasmin Shahbahrami, presentato all’International Film Festival di Rotterdam (IFFR), la cinematografia è stata curata nei dettagli. Il film è strutturato in maniera sperimentale. Racconta l’amicizia fra due ragazze iraniane – messa a dura prova dal trasferimento all’estero di una delle due – attraverso le confidenze che si scambiano durante le videochiamate. Testimonia la difficoltà di mantenere legami solidi quando questi sono mediati dalla tecnologia moderna, ma anche il duplice conflitto vissuto dalle donne iraniane nella diaspora e da quelle che restano in patria.
Frame dal cortometraggio “There was one there was none”. Courtesy of the author
Premiato dall’importante Associazione iraniana Short Film, The Accused Showed No Remorse (2025) di Ramin Soltani è sempre ambientato sullo sfondo delle proteste del movimento Woman, Life, Freedom. Racconta la storia di una donna, Simin, interpretata dall’attrice Elaheh Farazmand, e del sistema e della società che la opprimono. Quando la protagonista riesce a ottenere la scarcerazione temporanea del figlio adolescente arrestato durante una protesta, lui torna a casa silenzioso e introverso: qualcosa lo turba profondamente. Il finale tipico del cinema iraniano è potente e tragico. Di fuga e sopravvivenza, e di come la guerra si imponga sulla vista e sulla memoria collettiva e personale si occupa il cortometraggio Fruits of Despair di Nima Nassaj, anch’esso girato in lingua farsi, e presentato nella sezione Forum della Berlinale 2026.
L’uso delle immagini a scopo politico, le nuove tecnologie e un autoritarismo digitale soffocante sono i temi che interessano un altro gruppo di registi, fra cui Hesam Eslami che con Citizen, Inmate (2025) ha ottenuto la menzione d’onore all’Exground FilmFest. In The Man in White (2026), Haman Fouladvand (noto anche come Aman) riflette sulla figura di un boia della rivoluzione del 1979, vestito di bianco e immortalato in un’iconica fotografia, che scompare dalla storia (o si fa cancellare). In questo cortometraggio di undici minuti, l’autore si serve delle nuove tecnologie e di immagini d’archivio per evocare la sua presenza spettrale in una storia in cui le vittime non sono dimenticate. Per il girato ha ricevuto una menzione speciale al Festival del cortometraggio di Clermont-Ferrand.
Il cortometraggio documentario Memories of a Window (2026) diretto da una giovane coppia cineasti della School of the Art Institute of Chicago, Mehraneh Salimian e Amin Pakparvar, affronta il tema della repressione in Iran dalla prospettiva intima e circoscritta di chi ha osservato da dietro a una finestra le proteste del 2022 del movimento Woman, Life, Freedom. Una produzione a basso costo che utilizza filmati personali e video dal vivo per rispondere alla domanda: «Può una rivoluzione nascere da dietro una finestra?». La risposta risiede nel paesaggio sonoro: la moltiplicazione di voci e musiche di protesta che, nel film, si possono udire in una strada deserta e buia di Teheran, ripresa dall’appartamento dei registi. Il film ha vinto l’Orso di Cristallo per il Miglior Cortometraggio nella sezione Generation 14plus alla Berlinale 2026.
Il festival di Berlino da tempo promuove i cineasti dissidenti iraniani. Premiato al Festival del cinema di Locarno, Blind, Into The Eye (2025) del duo di filmmaker berlinesi Realillusion – Atefeh Kheirabadi e Mehrad Sepahnia – è un cortometraggio di venti minuti che racconta la violenza mirata durante le proteste del 2022-2023 in Iran. Un collage audiovisivo realizzato con filmati di protesta e video provenienti dai social media che esamina il potere delle immagini come costrutti politici.
I venti in quota cambiano direzione e le acque degli oceani sono sempre più calde: sono questi i due fattori principali che stanno contribuendo a formare il Super El Niño. Mentre il fenomeno atmosferico si avvicina, l’Organizzazione meteorologica mondiale ha invitato a prepararsi: un appello a cui ha fatto seguito anche Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite. “I dati scientifici sono inequivocabili – ha dichiarato – C’è il 90% di possibilità che El Niño arrivi alle nostre porte nei prossimi mesi. Il mondo deve trattarlo come l’urgente avvertimento climatico che è”. Lo si annuncia da tempo e molti meteorologi sono preoccupati dal fatto che potrebbe essere il più forte dell’ultimo secolo. “Penso che assisteremo a eventi meteorologici che non abbiamo mai visto in epoca moderna”, ha avvertito, come riporta EuroNews, Jeff Berardelli, capo meteorologo e specialista del clima di WFLA-TV, in Florida.
Cos’è El Niño?
El Niño un fenomeno climatico naturale e periodico. Nasce dal riscaldamento delle acque oceaniche nella parte centro-orientale del Pacifico tropicale e si verifica in media ogni due/sette anni, durando dai nove ai dodici mesi. Secondo le stime del Noaa (la National Oceanographic and Atmospheric Administration) in quella zona quest’anno le temperature potrebbero aumentare di 3 gradi battendo ogni record precedente. La soglia ufficiale per stabilire la creazione di un evento El Niño corrisponde a un aumento di 0,5 gradi delle temperature superficiali dei mari per un periodo stagionale. Se la soglia raggiunge un aumento di 2 gradi allora si parla di Super El Niño, ovvero un’anomalia per quella zona del Pacifico. L’evento definito super, a differenza di quello normale, si verifica ogni quindici anni in media: l’ultimo è stato nel 2015-16, ancor prima nel 1997-98 e poi, ancora a ritroso, nel 1982-83. El Niño si alterna con la sua fase opposta, La Niña: è il fenomeno di raffreddamento delle temperature, finito nei primi mesi dell’anno. Il mondo al momento si trova nella fase di Enso neutrale, con le temperature superficiali del mare vicine alla media storica, senza il riscaldamento anomalo verso cui ci si sta invece avviando.
Il fatto che il Super El Niño arriverà è certo secondo i modelli di previsione tra cui Ecmwf, Noaa e Bom. Resta però da capire come si svilupperà e quali aree colpirà. Preoccupa soprattutto la rapidità con cui si sta sviluppando perché in soli due mesi dalla fase neutra in cui siamo si passerà a quella attiva e intensa. Oltre a questo, i meteorologi monitorano l’evento con attenzione perché rispetto al passato il mondo oggi è molto più caldo: avere un Super El Niño in queste condizioni potrebbe avere conseguenze non lineari e difficili da prevedere. A preoccupare la comunità scientifica è in particolare l’impatto che potrebbe avere sulle temperature mondiali a lungo termine. Questi eventi intensi tendono a trasferire grandi quantità di calore dall’oceano all’atmosfera e, come previsto dal climatologo Zeke Hausfather, il 2026 potrebbe già diventare il secondo anno più caldo mai registrato, mentre il 2027 avrebbe il 73% di probabilità di conquistare il record assoluto. Tutti numeri che si legano strettamente al cambiamento climatico, come sottolineato a EuroNews anche da Friederike Otto, professoressa di scienze del clima all’Imperial College di Londra: “El Niño è un fenomeno naturale. Va e viene. Il cambiamento climatico, al contrario, peggiora finché non smettiamo di bruciare combustibili fossili. Quindi è il cambiamento climatico il vero motivo per allarmarsi“.
Dove colpirà?
Difficilmente il Super El Niño colpirà l’Europa prima della fine di luglio. Qui comunque l’impatto sarà limitato. Le conseguenze principali sul continente saranno le precipitazioni di fine estate e anche in autunno. In Italia è possibile immaginare dei picchi di calore nel Centro-sud e temporali al Nord, un po’ come quelli che si sono registrati nel 2023. Le zone duramente colpite del mondo saranno Australia, Indonesia, Canada in inverno e Stati Uniti in estate, anche sea farne le spese maggiori saranno le aree del Perù e dell’Amazzonia. La vita del Sud America si intreccia da secoli con El Niño, soprattutto per un accumulo di acque oceaniche calde al largo di Perù ed Ecuador: è in base al calore di quelle acque e in base a quanto si discosti dalla media stagionale che i meteorologi ne classificano l’intensità.
La lista è lunga: dalle alluvioni che hanno devastato il Brasile nel 1982, alla siccità in Colombia che distrusse tutti i raccolti di caffè nel 1997, fino ai più recenti incendi per le scarse piogge in Amazzonia nel 2015. L’evento atmosferico del 2023 invece non era sicuramente tra i più forti in assoluto ma gli effetti sono stati lo stesso catastrofici per alcune aree del bacino amazzonico i cui fiumi hanno registrato i livelli più bassi degli ultimi 120 anni. In generale sono sempre fenomeni climatici contrastanti perché sa da un lato gli incendi hanno devastato la più grande zona umida tropicale del mondo, il Pantanal, dall’altro le forti piogge hanno costretto milioni di persone ad abbandonare le proprie case nello stato brasiliano di Rio Grande so Sul.
Proprio per questo i danni maggiori saranno dovuti ad uno squilibrio del ciclo dell’acqua con potenziali alluvioni anche nei Paesi asiatici come Cambogia e Thailandia. Al contrario, il monsone indiano, fondamentale ogni stagione per diminuire il calore e favorire i raccolti, sarà più debole, causando gravi danni economici alla popolazione. Anche la Cina avrà le sue conseguenze, pur essendo un Paese che storicamente non subisce direttamente gli effetti di El Niño. Dopo l’evento del 1997, Pechino ha subito una delle peggiori inondazioni dell’ultimo secolo nella sua storia, con il fiume Yangtze che, pieno per due mesi di piogge torrenziali, uccise oltre 3mila persone. C’è anche l’Africa dove eventi come El Niño tendono a prosciugare le stagioni delle piogge tra luglio e settembre nel Sahel e tra novembre e marzo nelle aree meridionali. Aria calda e umida convergono verso l’Africa orientale, provocando inondazioni, frane e anche focolai di malaria. El Niño del 2015 ha fatto collassare il sistema dei raccolti di gran parte del continente meridionale, facendo crollare anche di due terzi la produzione in alcuni Paesi. Alla lunga lista di danni si aggiunge infine anche il Polo Nord, dove l’aumento delle temperature già in rialzo potrebbe accelerare lo scioglimento dei ghiacci.
Un po’ di storia
Il Super El Niño verso cui il mondo si avvia, secondo molti esperti, è il più vicino per caratteristiche a un evento atmosferico del 1877 che devastò i raccolti uccidendo milioni di persone. Era 150 anni fa quando il fenomeno climatico imprevisto provocò una carestia globale che causò la morte di oltre 50 milioni di persone tra India, Cina e Brasile. Per il tempo era circa il 4% della popolazione mondiale stimata: equivale a circa 250 milioni di persone se accadesse oggi. A renderlo così letale fu la convergenza rarissima di tre sistemi oceanici. Contemporaneamente al Super El Niño, si verificò un Dipolo dell’Oceano Indiano in fase positiva, ovvero la parte occidentale dell’Oceano Indiano (vicino all’Africa) molto più calda della parte orientale (vicino all’Indonesia), mai superato da allora. A questo si aggiunse un riscaldamento senza precedenti dell’Atlantico settentrionale, che spostò le correnti atmosferiche portatrici di pioggia lontano dalle regioni agricole vitali. Questa “tripla minaccia” trasformò i monsoni in miraggi e le piogge svanirono improvvisamente su tre continenti.
“Ora la nostra atmosfera e i nostri oceani sono sostanzialmente più caldi rispetto al 1870, il che significa che gli eventi estremi associati potrebbero essere più intensi”, ha detto al Washington PostDeeptiSingh, professoressa associata alla Washington State University. Tra quello del 1877 e quello di oggi però, tranquillizza l’esperta, ci sono anche delle differenze che non porteranno a una crisi globale equivalente. Innanzitutto, all’epoca non c’era modo di prevedere l’arrivo di un El Niño così potente, oltre a mancare la consapevolezza di cosa effettivamente comportasse. Una conoscenza che il mondo moderno ha acquisito soprattutto studiando il Super El Niño che ha colpito il mondo nel 1982-83. Grazie ai notevoli progressi nel monitoraggio e nella previsione del clima, siamo ora molto più preparati ad affrontare le conseguenze. Sono cambiati anche i fattori sociali, politici ed economici che nel 1877 aggravarono gli effetti del fenomeno atmosferico. Tuttavia, essendo così potente, potrebbe comunque avere un impatto significativo sulla sicurezza alimentare soprattutto delle zone già vulnerabili per le condizioni metereologiche attuali. “L’aumento del rischio di siccità associato a questo super El Niño minaccerà la sicurezza alimentare, idrica ed economica in molte regioni, con possibili ripercussioni a cascata a livello globale sui sistemi socioeconomici interconnessi”, ha spiegato Singh.