Reading view

Luca Parmitano, piloto de Artemis 3: "La diversidad no se limita únicamente al género, y la tripulación de esta misión es muy diversa"

Este ex militar italiano es uno de los cuatro astronautas que en 2027 orbitará la Tierra durante dos semanas y ensayará maniobras clave para el alunizaje previsto para 2028. "Ya he empezado a familiarizarme con la nave Orión; será como una extensión de mi propio cuerpo", asegura desde Houston Leer

Este ex militar italiano es uno de los cuatro astronautas que en 2027 orbitará la Tierra durante dos semanas y ensayará maniobras clave para el alunizaje previsto para 2028. "Ya he empezado a familiarizarme con la nave Orión; será como una extensión de mi propio cuerpo", asegura desde Houston
  •  

Una Schengen militare e stop al protagonismo francese. Le priorità della difesa Ue secondo Donazzan

C’è chi vuole sostituire il made in Europe con il made in France e a noi non sta bene. L’Italia è eccellenza mondiale riconosciuta in un settore dove l’Ue deve accelerare. Risponde da Riga l’europarlamentare di Ecr/FdI Elena Donazzan, dove sta partecipando all’Ecr Bureau Meeting dedicato alla nuova difesa europea. Una due giorni ricca di dialoghi con i maggiori esponenti delle istituzioni comunitarie, come Jānis Karlsbergs, Presidente del Consiglio di amministrazione dell’Organizzazione transatlantica lettone e della StratCom della Nato, o Mario Mauro, Coordinatore europeo per il corridoio di trasporto Ten-T Baltico-Mar Nero-Egeo, o il Vicepresidente del Parlamento Europeo Roberts Zīle. “Non accettiamo che nella ridefinizione dell’industria della difesa ci sia una Francia che assegna i compiti agli altri: non funziona così”, dice Donazzan a Formiche.net.

Come i paesi europei stanno affrontando il tema fondamentale della difesa e dell’industria ad essa connessa?

I conservatori di Ecr lo stanno affrontando con un giusto pragmatismo, senza furore vista la delicatezza del tema: occorre praticità rispetto al contesto in cui viviamo oggi, ovvero una stagione molto particolare nata all’indomani dell’aggressione russa all’Ucraina in cui l’Europa stessa deve ripensare al suo modello di difesa che ha in qualche modo lasciato sempre o delegato totalmente alla Nato.

Da dove iniziare?

Da un lato l’Ue deve riservarsi un posto da compartecipe e dall’altro deve essere consapevole che l’Europa stessa è molto differenziata nelle sue sensibilità. La forza dei ragionamenti portati avanti in Europa da Ecr è quella di leggere le sensibilità dei singoli paesi che compongono l’Europa, senza volere in questo caso una taglia unica per la difesa per tutti. Faccio l’esempio dei Paesi baltici, dove la storia recente è fatta di preoccupazione: lì il rischio è percepito in modo diverso rispetto ad un’aggressione via terra. Per cui ci sono esigenze che devono essere affrontate con l’attenzione dovuta.

I paesi di area med che cosa si aspettano e cosa possono dare?

Le scelte vanno fatte rispettando le diverse peculiarità: ad esempio, per noi Paesi del Mediterraneo va tenuta in debita considerazione anche la cultura del rapporto tra territorio e difesa, che è molto forte e molto radicata, con una bella eredità data dalla nostra particolare e invidiabile posizione nel Mediterraneo. Per cui dobbiamo costruire un programma della difesa che tenga conto di una certa dose di indipendenza, del rispetto dei trattati, delle scelte dei singoli Stati membri, ma non è tutto.

Ovvero?

D’altro canto, però, dobbiamo provare a costruire un’autonomia dell’industria della difesa ed è questo il tema principale che abbiamo trattato in questi due giorni a Riga, partendo da un tema strategico come la cultura della difesa. Si tratta di una forma di educazione. Nei 27 Stati membri c’è chi ha, per esempio, un servizio militare obbligatorio, chi ce l’ha su base volontaria e chi lo sta ripensando. Germania e Francia inoltre hanno già deliberato di voler aumentare il loro contingente di riservisti e ieri il nostro ministro della difesa Guido Crosetto ha presentato una proposta di revisione dell’intera struttura della difesa, pensando ad un ampliamento e a una riserva organizzata. Ci rendiamo tutti conto che questi sono temi di straordinaria attualità, che vanno affrontati anche con velocità.

Come una maggiore mobilità militare all’interno dell’Ue potrà dare un contributo alla sicurezza europea, anche in riferimento alla nuova cooperazione da immaginare con la Nato?

La voce mobilità è fondamentale e direi che è un prerequisito. Mi spiego: possiamo avere procedure di comando e controllo da costruire, possiamo avere divise diverse da vestire, sempre ovviamente con la mimetica, ma con colori leggermente diversi, ma non possiamo non avere la stessa capacità di muovere il tutto all’interno dell’Europa. Quando è stato discusso il dossier sulla mobilità militare è emerso che occorre purtroppo un mese e mezzo di pratiche e di timbri per spostare una brigata dalla Francia all’Ucraina. Un lasso di tempo impossibile: per cui serve affrontare con chiarezza la questione della burocrazia e delle procedure. C’è bisogno con urgenza di una Schengen militare.

Sulla difesa, però, il parlamento italiano vede le opposizioni divise.

L’opposizione vive una sua profonda frustrazione in questo campo, perché ha una ideologia di fondo che è antimilitarista, che si tramuta in una sua incapacità di guardare la politica estera. Negli anni questo si è visto con chiarezza e ha fatto da contraltare alla credibilità con cui il Governo Meloni ha affrontato l’argomento, mettendo sempre al centro l’interesse nazionale in una postura che è quella di relazioni internazionali robuste, serie e non piegate ad altre logiche. Vorrei ricordare, inoltre, che abbiamo ereditato politiche dei governi di sinistra che hanno depotenziato tutta la struttura della difesa italiana dal punto di vista della motivazione e degli investimenti. Lavoriamo per invertire la rotta.

Ci avviciniamo al vertice di Ankara, dove si tratteranno temi complessi come il futuro della Nato e l’industria europea della difesa: guardando anche alle grandi competenze che le aziende italiane hanno, quale potrà essere il nostro ruolo?

Come vicepresidente della Commissione industria e come membro della Commissione difesa, osservo che il tentativo francese è sempre quello sostituire il made in Europe con il made in France. Per cui dovremo essere bravi nel far emergere la qualità della nostra capacità di produrre: l’Italia non è seconda a nessuno. Noi abbiamo campioni come Leonardo e Fincantieri, abbiamo competenze straordinarie, abbiamo una storia di tradizione che passa da Iveco Defence. Parliamo di mezzi che sono venduti in tutto il mondo, senza dimenticare le eccellenze dell’aeronautica e dello spazio. L’Italia è la nazione in Europa che ha una storia di spazio estremamente robusta che ci fa stare in tutte le missioni della Nasa. Quindi noi non accettiamo che nella ridefinizione dell’industria della difesa ci sia una Francia che assegna i compiti agli altri: non funziona così. Noi vogliamo che nei programmi ci sia la collaborazione di almeno due Stati membri. Per cui l’Italia è un partner bello e affidabile. Bello nel senso che ha buone relazioni e affidabile perché ha competenze e capacità oggettive.

  •  

A Prada desenhou a roupa interior que vai manter os astronautas frescos na Lua

A marca de luxo italiana Prada ajudou a desenhar a camada de arrefecimento que os astronautas da NASA vão usar na Lua. A nova peça interior foi concebida para manter os astronautas frescos, ventilados e com liberdade de movimentos. O facto de a peça ter bom aspeto é apenas um bónus. A peça mais importante do próximo fato lunar talvez não se pareça com uma armadura futurista, mas antes com roupa interior de corpo inteiro — desenhada, curiosamente, com a ajuda da Prada. A marca italiana juntou-se à Axiom Space, a empresa escolhida pela NASA para desenvolver o fato espacial

💾

https://www.youtube.com/watch?v=k3fQvVgWwjw A marca de luxo italiana Prada ajudou a desenhar a camada de arrefecimento que os astronautas da NASA vão usar na Lua. A nova peça interior foi concebida para manter os astronautas frescos, ventilados e com liberdade de movimentos. O facto de a peça ter bo
  •  

NASA head defends all-male crew for Artemis, space program named after Greek goddess

NASA Administrator Jared Isaacman on Wednesday defended the decision to use an all-male crew for the approaching Artemis III mission.  “I have seen reactions ranging from disappointment to outrage,” Isaacman wrote in a post on X, in response to complaints about the mission lacking female astronauts. “I have personally been to space twice with 50…

  •  

NASA head defends all-male crew for Artemis, space program named after Greek goddess

NASA Administrator Jared Isaacman on Wednesday defended the decision to use an all-male crew for the approaching Artemis III mission.  “I have seen reactions ranging from disappointment to outrage,” Isaacman wrote in a post on X, in response to complaints about the mission lacking female astronauts. “I have personally been to space twice with 50…

  •  

Is This Secretive Air Force 737 About To Become NASA’s Next ‘Vomit Comet’? (Updated)

NASA is moving to hire a contractor to assess whether or not a Boeing 737-73W can meet its needs for a new reduced-gravity testbed aircraft. The use of planes modified for this role is now new, and they are often called “Vomit Comets” because of the extreme maneuvers they perform to simulate zero-G environments and the physical side effects this often induces. However, there’s an unusual twist here with the specific plane that NASA is now eyeing: it currently belongs to the U.S. Air Force and is part of a “classified military program.” There is a strong possibility that the aircraft in question is a mysterious 737 that the service acquired in 2020, and that has been the subject of much speculation as to its purpose ever since.

NASA’s Armstrong Flight Research Center posted a contracting notice yesterday justifying a planned sole-source contract to Denmar Technical Services, Inc. in relation to “Reduced Gravity Modification” of the 737-73W aircraft. Earlier this year, signs had already emerged that NASA might be in line to get a heavily modified and highly secretive 737 from the Air Force, designated the NT-43A and commonly referred to by the callsign RAT55. However, yesterday’s notice does not appear to refer to the NT-43A, long used as an airborne signature measurement platform and described in the past as the world’s most secretive 737, which is based on a much older 200-series airframe. We will come back to this later on.

A stock picture of the NT-43A Radar Test Bed aircraft, also commonly known by the callsign RAT55. Phodocu

What NASA wants now

“NASA requires Denmar Technical Services, Inc. to conduct a feasibility assessment to determine the Boeing 737-73W’s suitability to perform the NASA reduced gravity mission; modify the aircraft cabin, if required, to support reduced gravity operations; perform overdue maintenance and inspections, perform airworthiness restoration tasks, and paint the aircraft exterior with NASA identifiers,” the contracting notice NASA released yesterday explains.

The notice adds that the aircraft, if modified, would be used, at least most immediately, “for the Reduced Gravity Test Bed Project in support of the agency [sic] need for performing validation testing on Space Suits in support of the Artemis program.”

Artemis is NASA’s current effort to return U.S. astronauts to the lunar surface. The Artemis II mission, conducted in April, involved the first fly-by of the Moon by a crewed spacecraft since the end of the Apollo program in the early 1970s. However, the spacecraft did not touch down on the surface. The goal now is for a crewed lunar landing to come in 2028. RAT55 was notably used to support the launch of the Artemis II mission and the subsequent recovery of the capsule after its return to Earth.

Back in January, NASA had put out a separate contracting notice calling for information about new options to provide “parabolic flight services” to simulate “reduced gravity environments, including microgravity” for testing and scientific research purposes. The Florida-based Zero-G corporation is currently the primary provider of these services to NASA, using a retrofitted Boeing 727-200 dubbed ‘G-Force One.’ You can read more about NASA’s general use of Vomit Comets in the context of that notice here.

The Boeing 737-73W under consideration to be turned into a Vomit Comet “is owned by the United States Air Force (USAF). Denmar Technical Services, Inc. has specialized knowledge of this Boeing 737-73W aircraft as they are currently contracted by the USAF to modify the aircraft under a classified military program,” the contracting notice NASA released yesterday adds. “NASA does not have a ‘need to know’ regarding the details of the current modifications being made under the USAF contract and therefore is unable to provide modification details to another contractor or provide another contractor with access to the aircraft. The USAF will transfer ownership of the aircraft to NASA upon completion of the closeout tasks.”

“Denmar Technical Services, Inc. is uniquely positioned to close out work under their existing obligations while performing the feasibility assessment, maintenance, and any modifications required under this action,” the notice continues. “Additionally, due to the constrained timeline for the NASA Extravehicular Activity and Human Surface Mobility Program’s space suit testing for Artemis, NASA requires the assessment and overdue maintenance to be performed immediately upon contract award and any subsequent aircraft modifications to be complete no later than October 1, 2026. The timeline can only be supported if this requirement is fulfilled concurrently with the USAF closeout tasks.”

Denmar is a small aviation firm headquartered in Reno, Nevada. At the time of writing, its website lists a wide array of specialized design, modification, flight testing, and other work among its portfolios. This includes “advanced customized mission system development” that “encompasses the design of unique airborne operator interfaces, specialized emitters and sensors, system integration, and post-mission analytics and processing.” The company also describes itself as the “Nation’s leading experts on IR [infrared] and RF [radiofrequency] survivability, signature modeling, [and] agile software development for analysis and real-world operational assessments.”

In line with all this, Denmar is understood to have been the prime contractor behind the extensive modifications to RAT55. In April, the Air Force confirmed to TWZ that the NT-43A was “being transitioned to start the next phase of its career,” as reflected by its involvement in the Artemis II mission, “after decades of flights supporting the Air Force in various roles.” The aircraft, which is understood to have long called the secretive and remote Tonopah Test Range Airport (TTR) in Nevada home, has been seen much more publicly since then.

Best views of RAT55 yet. Dorsal sensor pod (EO ball) seen in detail here. Also shot inside. I wonder if this is going to be ported in full to a contractor (it is currently operated by a contractor) https://t.co/XoE1zGFN78

— Tyler Rogoway (@Aviation_Intel) April 4, 2026

However, as NASA’s recent contracting notice makes clear, the 737 it is now looking at as a potential Vomit Comet is a much newer 700-series model. TWZ has reached out to the Air Force and NASA for more information.

The curious case of N712JM

As mentioned, it is very possible, if not highly probable, that the 737 NASA is now considering turning into a Vomit Comet is one that the Air Force acquired in 2020, which TWZ explored in-depth at the time. That aircraft, which is a -73W model, is still officially on the U.S. civil register, with the registration code N712JM. Federal Aviation Administration (FAA) records show that the preceding owner of this aircraft was Denmar, which acquired it in 2019. The plane’s history before that is murky, with Boeing delivering it in 2013 to East West Bank via a trusteeship with Wells Fargo Bank, per the FAA’s records.

N712JM had drawn particular attention in 2020 not just because of its transfer to the Air Force, but also because it emerged at that time wearing a green protective coating and otherwise looking like it had just rolled off the production line. It also had some unusual external features that raised questions about its role, as we explored at the time.

N712JM as it was seen in 2020. Reader submission

In 2020, Jon Ostrower, long-time aviation journalist and editor-in-chief of The Air Current, told TWZ the following:

“This is definitely an airplane that never made it to a formal finish you’d expect from a commercial airplane. The green finish is a protective coating applied to fuselages during manufacturing to protect from scratches and other damage. It is dissolved during painting. You can also still see the manufacturing (line) number as well. That’s from its original trip down the assembly line. There’s also quite a bit of instrumentation visible with sensor wiring leading into the cabin through the passenger windows. This type of arrangement points to a flight test setup of some kind.”

In 2020, N712JM conducted many test flights in U.S. military ranges off the coast of Southern California, flying various flight profiles, some of them quite unusual. The aircraft flew those sorties from Santa Maria Airport in California, and used the callsign STING 38.

The 'mysterious' USAF Boeing 737-700 N712JM is just back to Santa Maria, Ca. after another 3+ hour flight as 'Sting 38'. https://t.co/3sxMyligwM

Seven years old yet still in 'greenie' primer, lots of sensors in odd places… Article: https://t.co/erZf3MMSwi @thewarzonewire pic.twitter.com/ivs2WQFkt4

— Airport Webcams (@AirportWebcams) June 15, 2020

What the Air Force has been using N712JM for to date is unknown. Per FAA, the aircraft has been and continues to be registered to an address at Bolling Air Force Base (technically now part of Joint Base Anacostia-Bolling) in Washington, D.C., which looks to belong to the Air Force’s Rapid Capabilities Office (RCO). The RCO has headed up multiple cutting-edge, high-priority programs over the years, including the development of the B-21 Raider stealth bomber and the X-37B reusable spaceplane. A 737-based platform could be configured to support an array of different research and development and test evaluation activities that would fall under the purview of RCO, as well as other stakeholders that this office might engage with.

A screen capture of the entry for N712JM in the FAA’s online database at the time of writing. FAA capture

There has also been some speculation over the years that N712JM might have transformed into an Air Force 737 with the serial number 21-0024, but this appears to still be unconfirmed. The 21-0024 serial has more recently become associated with other shadowy 737s tied to the U.S. military, which have civilian-style paint schemes and may also be on the U.S. civil register. One of them was notably spotted in 2025 at a U.S. forward operating location in El Salvador, sitting directly alongside an Air Force AC-130J Ghostrider gunship and a U.S. Navy P-8A Poseidon maritime patrol plane. This, in turn, raised questions about its involvement in the ongoing U.S. campaign of strikes on alleged drug smuggling boats in the Caribbean and the Eastern Pacific Ocean, as TWZ previously explored in detail.

21-0024, for reference. When I spotted it, FR24 was indeed calling it N712JM, though ADSBx had the BuNo and a different hex. https://t.co/3WwV3kxBC4

— Volgowrath (@volgowrath) April 27, 2023

Sightings and flight tracking data have also pointed to N712JM being a resident at the Sierra Nevada Corporation’s (SNC) facility at Colorado Springs Airport, in the Colorado city of the same name, over the years. SNC is well known for highly specialized and unique aircraft modification work, especially for the U.S. military, but its exact connection to this 737 is unclear.

Interestingly, there have been several online flight tracking data ‘pings’ suggesting new activity related to N712JM at Colorado Springs Airport since at least February of this year. However, there do not appear to be any confirmed flights by the aircraft from there in that same timeframe. This airport notably sits adjacent to Peterson Space Force Base.

N712JM was on again today, this time thing ping is outside the hangar but that may not be accurate https://t.co/ijkrCDLmUh pic.twitter.com/mCdJbY5OOI

— 𝗦𝗥_𝗣𝗹𝗮𝗻𝗲𝘀𝗽𝗼𝘁𝘁𝗲𝗿 (@SR_Planespotter) April 8, 2026

Are we seeing the revival of N712JM? Last ping about 2 hours ago. What will it look like? https://t.co/vnFH9W6Afw pic.twitter.com/MZSLhkwXv8

— 𝗦𝗥_𝗣𝗹𝗮𝗻𝗲𝘀𝗽𝗼𝘁𝘁𝗲𝗿 (@SR_Planespotter) March 25, 2026

There is still a possibility that NASA could be looking at a different Air Force 737-73W for possible conversion into a Vomit Comet. As the contracting notice makes clear, the aircraft in question is currently in the classified realm. At the same time, this seems far less likely to be the case given everything that is known (and still unknown) about N712JM.

A separate question does exist now as to what effort the Air Force might be in the process of closing out that would allow it to transfer any classified 737 to NASA. TWZ has previously raised tangential questions about how the Air Force might fill the resulting gaps left by the highly-specialized RAT55 moving on to the next stage of its career. It is certainly interesting in its own right that NASA seems to be focused heavily at the moment on leveraging some of the most secretive 737s in existence today to support its much less sensitive needs.

More details may emerge if Denmar deems the “classified” Air Force 737 to be a suitable starting place to create a new Vomit Comet to support NASA’s reduced gravity training needs and the Artemis program.

Update: 3:45 PM EST –

In immediate response to our queries, NASA has directed us to an additional notice about the award of the sole-source contract, valued at $8.4 million, to Denmar Technical Services back on June 1.

“The contractor will modify a Boeing 737-700 aircraft to perform lunar-gravity parabolic flights to test NASA space equipment. Once modifications are complete, NASA Armstrong will own the aircraft and oversee aircraft operations out of NASA Johnson,” the notice says. “The aircraft will be used to validate astronaut lunar suits and associated crew systems required to support Artemis mission objectives. This can be done with the modified 737 aircraft in an operationally relevant, reduced-gravity environment prior to lunar mission execution.”

No mention is made here about the sourcing of the aircraft from the Air Force or its classified mission work, as outlined in the sole-source justification that was released yesterday.

Update: 6/11/2026 –

The U.S. Air Force has provided TWZ with a brief statement about the 737-73W aircraft in question.

“The Boeing 737-73W aircraft was originally procured to serve as a flying testbed,” a spokesperson for the service said. “The program ended and [the] USAF is transitioning the aircraft to NASA.”

Contact the author: joe@twz.com

The post Is This Secretive Air Force 737 About To Become NASA’s Next ‘Vomit Comet’? (Updated) appeared first on The War Zone.

  •  

Luca Parmitano sarà il pilota della missione Artemis III per riportare l’uomo sulla Luna: “Onorato, l’Italia la mia rampa di lancio”

Ha parlato commosso per qualche minuto e con un “grazie” in italiano come conclusione. Così l’astronauta Luca Parmitano si è presentato sul palco di Houston, dove il 9 maggio la Nasa ha annunciato l’equipaggio della prossima missione Artemis III. Lui, oltre a essere l’unico italiano, ne sarà il pilota, in un equipaggio di quattro uomini che saluterà la terra per circa due settimane nella metà del 2027. Il loro obiettivo non sarà la superficie lunare, ma dovranno condurre una serie di test per aprire la via del ritorno degli esseri umani sul nostro satellite. Al comando ci sarà Randy Bresnik, insieme ad altri due specialisti, Frank Rubio e Andre Douglas. Con Parmitano sperimenteranno nell’orbita terrestre le tecnologie e l’attracco fra la capsula Orion, sulla quale voleranno, e uno o due veicoli per posarsi sulla Luna costruiti da SpaceX e Blue Origin, le aziende aerospaziali di Elon Musk e Jeff Bezos.

Il sogno di rivedere un piede umano posato di nuovo sulla Luna è rimandato per ora. La Nasa affiderà il progetto ad altri astronauti nel 2028, con le missioni Artemis IV e V che eseguiranno i test di allunaggio. Artemis III però rimane fondamentale per permettere all’umanità di farlo.”La missione – ha detto l’amministratore capo della Nasa, Jared Isaacman, durante la presentazione a Houston dell’equipaggio – dimostrerà la forza dell’innovazione americana e della cooperazione internazionale mentre testeremo complesse operazioni di rendez-vous e attracco e faremo progredire le tecnologie che un giorno ci porteranno ancora più lontano nel Sistema Solare”.

Parmitano, cinquant’anni, è astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea. È pilota sperimentatore dell’Aeronautica Militare e ha due missioni all’attivo oltre ad essere il primo comandante italiano della Stazione Spaziale Internazionale. Quando ha scoperto della nomina era in treno: “Ero talmente incredulo che ho chiesto al mio capo di ripetere esattamente quello che aveva detto, ossia ‘Luca sei stato assegnato come pilota alla missione Artemis III’ – ha raccontato -. Ero circondato da persone. quindi sapevo di non poter dire nulla ad alta voce per cui sono rimasto senza parole”. “La mia base di lancio è stata il mio Paese, l’Italia, che mi ha dato l’istruzione necessaria per arrivare a questa missione. L’Esa è stata la torre di lancio, che mi ha permesso di costruire relazioni e di esprimere tutto il mio potenziale. La Nasa è stata il razzo, e la ringrazio per avermi permesso di far parte di questo incredibile equipaggio”. Poi un ringraziamento alla famiglia e alle figlie: “siete l’energia per la mia anima”.

La missione di Artemis III è molto complessa. Inizialmente doveva essere quella designata per il ritorno sulla Luna, ma nel febbraio 2026 la Nasa ha rivisto il programma e ha deciso che prima di portare gli astronauti sul suolo lunare sarebbe stato opportuno sperimentare nell’orbita terrestre le tecnologie per l’aggancio in orbita della navetta. Dal 10 giugno i quattro astronauti inizieranno l’addestramento “prima al simulatore e poi con un’intensa fase di familiarizzazione con le procedure” ha spiegato Parmitano. “Abbiamo poco tempo – ha aggiunto riferendosi al fatto che la missione è prevista nel 2027 – ma tantissima motivazione. Dovremo eseguire ogni manovra manualmente: è il motivo per cui in questa missione sono stati selezionati piloti sperimentali e con un approccio ingegneristico”.

L'articolo Luca Parmitano sarà il pilota della missione Artemis III per riportare l’uomo sulla Luna: “Onorato, l’Italia la mia rampa di lancio” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Eis a tripulação da Artemis III. O primeiro europeu é o italiano que quase se afogou no Espaço

O astronauta italiano Luca Parmitano será o piloto da missão Artemis III da NASA, tornando-se o primeiro europeu a integrar uma das missões do programa, anunciou esta terça-feira a agência espacial norte-americana. A NASA apresentou esta terça-feira, em comunicado, a tripulação internacional de quatro elementos da próxima missão Artemis, que deverá realizar-se já no próximo ano. A missão Artemis II é um voo de ensaio fundamental antes de uma missão tripulada à superfície lunar, que a agência descreve como “uma das missões mais complexas alguma vez realizadas pela NASA”. Embora seja essencial para futuras missões à Lua, a Artemis III

  •  

NASA presenta la tripulación de Artemis III: el italiano Luca Parmitano será el primer astronauta europeo en una misión lunar

La NASA ha presentado este martes a los cuatros astronautas que integrarán la misión Artemis III, prevista para 2027, que incluye por primera vez a un miembro de la Agencia Espacial Europea (ESA), el italiano Luca Parmitano, que ejercerá como piloto.

La tripulación estará formada además por los especialistas de misión Andre Douglas, ingeniero, y Frank Rubio, médico de aviación de origen salvadoreño. Junto a Parmitano,Randy Bresnik, excomandante de la Estación Espacial Internacional, liderará la misión que supone, según la NASA, en el próximo gran paso para llevar nuevamente astronautas a la Luna.

El anuncio tuvo lugar durante un evento en el Centro Espacial Johnson, en Houston, en el que estuvieron presentes los directores de la NASA, junto con representantes de las empresas Blue Origin, propiedad del magnate Jeff Bezos y SpaceX, de milmillonario Elon Musk, quienes están desarrollando diferentes sistemas para la misión, recogido por EFE.

Artemis III misión supondrá un vuelo de prueba en la órbita terrestre con el objetivo de probar y validar las tecnologías, herramientas y procedimientos que serán utilizados en futuras misiones tripuladas a la Luna.

"Estamos regresando a la Luna, una gran aventura para construir una base lunar y desarrollar todo su potencial científico y económico, además de dominar las habilidades necesarias para el siguiente destino al que inevitablemente iremos", afirmó el administrador de la NASA, Jared Isaacman, durante el evento de presentación del equipo.

La misión pondrá a prueba por primera vez la capacidad de la nave Orion para acoplarse en el espacio con versiones de prueba de los módulos de aterrizaje que desarrollan Blue Origin y SpaceX. El plan contempla varios lanzamientos en un corto periodo de tiempo, incluyendo el cohete SLS de la NASA y vehículos de ambas compañías privadas.

Artemis III tendrá una duración aproximada de dos semanas, unos cuatro días más que la misión Artemis II, que sobrevoló la Luna este años, y está pensada para ser la última gran misión de prueba del programa Artemis.

Si cumple con sus objetivos, la NASA prevé que Artemis IV -prevista para el 2028- marque el regreso de los astronautas a la superficie lunar, según explicó Jeremy Parsons, responsable adjunto del programa Luna-Marte de la agencia.

"Queremos probar todo lo posible sobre cómo operamos con nuestros socios comerciales, entre sistemas, equipos, software y hardware, en el difícil entorno del espacio. Queremos hacerlo en la órbita terrestre antes de regresar a la Luna y establecer una presencia permanente allí", indicó Parsons.

Durante la misión, Orion se acoplará primero con un módulo de prueba de Blue Origin durante aproximadamente dos días y posteriormente con una versión de prueba de Starship, de SpaceX, durante cerca de un día. Los astronautas realizarán demostraciones tecnológicas y evaluarán sistemas críticos, incluidos los de soporte vital.

El funcionario añadió además que Artemis III servirá para "reducir los riesgos" de las futuras misiones lunares tripuladas, "con el objetivo de que EEUU vuelva a la Luna antes que China".

Por su parte, según informó esta tarde la European Space Agency (ESA), Parmitano es un astronauta italiano de la ESA que ha pasado 366 días en el espacio en dos misiones de larga duración a la Estación Espacial Internacional, Volare y Beyond, entre otras operaciones. Desde su regreso a la Tierra, ha trabajado como enlace de la ESA en el Centro Espacial Johnson de la NASA en Houston.

Problemas con BlueOrigin

El anuncio de hoy llega dos semanas después de que uno de los cohetes de Blue Origin explotara durante un vuelo de prueba de motores en la Estación de la Fuerza Espacial en Florida, causando daños graves a la nave y la plataforma de lanzamiento.

Parson reconoció en su intervención que aún hay "preguntas" sobre cómo estas "anomalías" de la empresa de Bezos "cómo van a impactar a los planes (de la NASA)".

Sin embargo, el funcionario indicó que la agencia tiene "plena confianza" en que el cohete New Glenn estará listo a tiempo. "Los contratiempos son una oportunidad de aprendizaje", añadió.

Una idea que fue reforzada por John Couluris, uno de los directivos de  Blue Origin, quien señaló que las fábricas de la compañía están trabajando "turnos de 24 horas" para cumplir con la misión.

Artemis IV, prevista para 2028, busca el regreso de astronautas a la superficie lunar, por primera vez desde Apolo 17, en 1972, y forma parte de la estrategia estadounidense para establecer una presencia humana sostenida en la Luna y avanzar hacia futuras misiones a Marte.

  •  

Así se ve una aurora austral desde una nave Dragon de SpaceX

La astronauta Jessica Meir capta desde una nave Dragon de SpaceX una espectacular aurora austral sobre la Antártida.

La astronauta de la NASA Jessica Meir ha compartido este martes un vídeo impactante de una aurora austral captada desde el espacio, mientras una nave Dragon de SpaceX orbitaba la Tierra. Las imágenes, publicadas en su cuenta de la red social X, muestran grandes cortinas de luz verde que se extienden y ondulan sobre la atmósfera terrestre en las proximidades de la Antártida. El fenómeno, visible desde cientos de kilómetros de altura, ofrece una vista privilegiada de uno de los espectáculos naturales más llamativos del planeta.

Según explicó la propia astronauta, la aurora está relacionada con una reciente actividad solar. Estos fenómenos se producen cuando partículas cargadas procedentes del Sol interactúan con el campo magnético terrestre y chocan con los gases de la atmósfera, generando destellos de distintos colores en el cielo de las regiones polares.

There is a lot going on right now on the @Space_Station, but fortunately we are all safe and witnessed a spectacular southern aurora show yesterday thanks to a recent solar event. pic.twitter.com/25XaoMw2Rk

— Jessica Meir (@Astro_Jessica) June 6, 2026

Desde la órbita, las luces pueden verse desplazándose y “danzando” sobre el horizonte terrestre, creando una imagen poco habitual incluso para quienes están acostumbrados a trabajar en el espacio. En esta perspectiva, las auroras se perciben como grandes estructuras luminosas que envuelven parte del planeta.

Las auroras australes son el equivalente en el hemisferio sur de las conocidas auroras boreales. Aunque suelen observarse en zonas cercanas al círculo polar antártico, la mayor actividad solar de los últimos meses ha intensificado su frecuencia e intensidad.

El vídeo se suma a otras imágenes similares captadas por astronautas en la Estación Espacial Internacional y otras misiones en órbita, que continúan ofreciendo una visión única de la Tierra y de la influencia del Sol sobre su atmósfera.

  •  

‘Earth’s first starfleet’: Nasa reveals Artemis III crew and project’s next steps

Luca Parmitano to pilot all-male crew of four paving way for planned first human landing of Artemis IV in 2028

Jared Isaacman, the Nasa administrator, hailed the creation of “Earth’s first starfleet” on Tuesday as he revealed the Artemis III crew and details of the next stages of the space agency’s project to return humans to the moon.

An Italian astronaut, Luca Parmitano of the European Space Agency (ESA), will be the pilot of the planned two-week mission to lower Earth orbit next year that will test lunar landers from private companies Blue Origin and SpaceX.

Continue reading...

© Photograph: Bill Stafford/NASA/AP

© Photograph: Bill Stafford/NASA/AP

© Photograph: Bill Stafford/NASA/AP

  •  

Nasa, Luca Parmitano sarà il pilota della missione Artemis III

Luca Parmitano farà parte dell’equipaggio della missione Artemis III

L’astronauta Luca Parmitano è nell’equipaggio della missione Artemis III della Nasa, destinata ad aprire la via al ritorno di esseri umani sul suolo lunare. Lo ha annunciato la Nasa.

L’astronauta italiano dell’Agenzia Spaziale Europea farà parte della missione, prevista nella seconda metà del 2027 e che non sarà diretta alla Luna: è stata progettata dopo la revisione del programma Artemis da parte della Nasa per sperimentare nell’orbita terrestre le tecnologie di rendezvous e di attracco fra la capsula Orion, sulla quale voleranno gli astronauti, e uno o due veicoli costruiti da aziende private per posarsi sul suolo lunare.

Luca Parmitano avrà il ruolo di pilota, unico astronauta non americano a far parte dell’equipaggio. Al comando c’è Randy Bresnik, con un addestramento da pilota come Parmitano. Specialisti di missione sono Frank Rubio, un altro veterano della Nasa e Andre Douglas, che era stato assegnato come riserva nella missione ArtemisII.

LEGGI LE NOTIZIE DEL CANALE ECONOMIA

L'articolo Nasa, Luca Parmitano sarà il pilota della missione Artemis III proviene da Affaritaliani.it.

  •  

Há uma forma de salvar o Hubble da sua inevitável queda na Terra. Mas há um problema

Enquanto se prepara para tentar elevar a órbita de um observatório astronómico numa trajetória em degradação, a NASA admite fazer algo semelhante com o Hubble, desde que seja possível reduzir os seus custos de operação. Mas o mítico telescópio espacial foi construído noutra era… A NASA anunciou a 5 de junho que a nova nave robótica LINK, construída pela Katalyst Space, chegou ao Wallops Flight Facility, na Virgínia. A nave encontrava-se nas instalações da Katalyst, no Colorado, para os preparativos finais, depois de ter concluído testes ambientais no Goddard Space Flight Center no mês passado. A agência espacial norte-americana atribuiu

  •  

Astronautas apanharam um susto. NASA ordena (e cancela) evacuação da Estação Espacial

Uma fuga de ar que se agravou a bordo da Estação Espacial Internacional levou cinco astronautas a refugiarem-se na Crew Dragon e a prepararem-se para uma eventual evacuação durante cerca de duas horas, enquanto a Rússia tentava reparar uma fissura na sua secção do laboratório orbital. A NASA ordenou esta sexta-feira aos astronautas a bordo da Estação Espacial Internacional (ISS) que vestissem os fatos espaciais, se refugiassem e se preparassem para uma evacuação. A instrução foi dada numa altura em que os dois tripulantes russos tentavam reparar uma fuga de ar que se agravara do seu lado da estação. Menos

  •  

Allarme evacuazione per gli astronauti della Stazione spaziale internazionale per una perdita d’aria. Il rifugio sulla Crew Dragon, poi il rientro

Una perdita d’aria in peggioramento nel segmento russo della Stazione Spaziale Internazionale ha fatto scattare nelle ultime ore un protocollo di emergenza che ha portato gli astronauti a bordo a prepararsi a una possibile evacuazione. La Nasa ha infatti disposto che i membri della missione Crew-12 e l’astronauta americano Chris Williams si mettessero in stato di massima sicurezza all’interno della navicella Crew Dragon, pronti a lasciare la Iss in caso di ulteriore deterioramento della situazione. Il problema riguarda il tunnel di trasferimento del modulo di servizio Zvezda, noto come PrK, una sezione già da tempo sotto osservazione per la presenza di crepe e microperdite. Secondo quanto riferito dalla portavoce della Nasa Bethany Stevens, il compartimento presenta da tempo anomalie strutturali che l’agenzia spaziale russa Roscosmos ha cercato di contenere con interventi di sigillatura e riparazioni periodiche. Tuttavia, nuove fuoriuscite hanno spinto a programmare un intervento più esteso, inizialmente previsto per il 5 giugno.

La Nasa, in via precauzionale, ha ordinato all’intero equipaggio americano di indossare le tute spaziali e di trasferirsi nella Crew Dragon, configurando di fatto una condizione di “rifugio sicuro” in caso di evacuazione immediata. Una misura attivata secondo protocollo, mentre i controlli sul tasso di perdita di pressione venivano intensificati dai centri di controllo. L’allarme si inserisce in una vicenda che non è nuova per la Iss. Già nei mesi scorsi, e in particolare all’inizio dell’anno, la pressione nel modulo aveva mostrato segnali di relativa stabilizzazione dopo una serie di interventi tecnici. Tuttavia, un nuovo calo era stato rilevato nelle settimane precedenti, riaprendo una questione che NASA e Roscosmos stanno monitorando congiuntamente da tempo.

La situazione più critica si è registrata quando, a seguito dell’aggravarsi delle perdite, è stato disposto il trasferimento temporaneo dell’equipaggio nella navicella Crew Dragon. Quattro astronauti della missione Crew-12 e l’astronauta Chris Williams hanno quindi seguito le procedure di sicurezza, rimanendo pronti a un’eventuale evacuazione immediata dalla Stazione. Tra i membri dell’equipaggio coinvolti figurano gli astronauti americani Jessica Meir e Jack Hathaway, insieme all’astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea Sophie Adenot e al cosmonauta russo Andrey Fedyaev, tutti attualmente impegnati nella missione orbitale iniziata nei mesi scorsi.

Secondo le comunicazioni diffuse dalla Nasa, la misura è stata adottata esclusivamente in via cautelativa, in coordinamento con Roscosmos, mentre proseguivano le valutazioni tecniche sul comportamento del modulo Zvezda e sul tunnel PrK. Nelle ore successive, dopo nuove analisi dei dati e una sospensione temporanea delle operazioni di riparazione da parte russa, la situazione è stata rivalutata. La Nasa ha quindi comunicato agli astronauti di interrompere le procedure di “safe haven” e di tornare alle normali attività a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, segnalando un miglioramento delle condizioni operative.

L’episodio non si chiude però con una risoluzione definitiva. Le due agenzie spaziali continuano infatti a lavorare sull’origine delle microfessure e sulle modalità più efficaci per stabilizzare in modo permanente la pressione interna del modulo, in un contesto che resta sotto stretta sorveglianza.

L'articolo Allarme evacuazione per gli astronauti della Stazione spaziale internazionale per una perdita d’aria. Il rifugio sulla Crew Dragon, poi il rientro proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  
❌