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Lucumì, più Roma che Juve: Gasperini spinge per il difensore del Bologna. La leva è la clausola estiva

15 June 2026 at 10:56

La Roma segue Jhon Lucumì per rinforzare la difesa. Il Bologna valuta il giocatore attraverso la clausola da 28 milioni, con la Juventus più defilata.

Lucumì-Roma: un profilo adatto alla difesa a tre di Gasperini

Jhon Lucumì è entrato nella lista dei difensori seguiti dalla Roma per il prossimo mercato. Il centrale colombiano del Bologna, attualmente impegnato ai Mondiali 2026 con la sua Nazionale, ha caratteristiche adatte a una squadra che vuole difendere in avanti e costruire dal basso con maggiore continuità come quella di Gasperini.

Il tecnico di Grugliasco apprezza i difensori capaci di reggere il duello individuale, accorciare in avanti e partecipare all’uscita del pallone. Lucumì ha esperienza in Serie A, è mancino e può giocare sia da centrale sia da braccetto in una linea a tre. Questo lo rende un profilo funzionale per l’idea tecnica della Roma.

La Juventus lo ha seguito, ma al momento la Roma appare più presente. Il Bologna non ha necessità di cedere a prezzo ridotto e può fare riferimento alla clausola da 28 milioni prevista nel contratto. La cifra è alta, ma chiara. Chi vuole il giocatore deve avvicinarsi a quella soglia.

Lucumì-Bologna, cessione utile per il bilancio

Per il Bologna una vendita a 28 milioni produrrebbe un effetto positivo sui conti. Lucumì era infatti arrivato dal Genk per una cifra inferiore rispetto all’attuale valutazione. Una cessione a queste condizioni permetterebbe al club rossoblù di registrare una plusvalenza e di reinvestire sul mercato.

Il valore di mercato del difensore è stimato attorno ai 22 milioni. La clausola da 28 milioni rappresenta quindi una richiesta superiore alla valutazione corrente, ma coerente con il ruolo del giocatore nella rosa e con la scarsità di centrali mancini affidabili.

Per la Roma, che sta portando avanti il progetto del nuovo stadio, l’operazione avrebbe un impatto significativo. Oltre al cartellino, andrebbe considerato l’ingaggio. Lucumì chiederebbe un contratto da titolare, superiore rispetto agli standard attuali percepiti a Bologna. La società giallorossa, che valuta l’addio di Soulé, dovrebbe quindi valutare anche eventuali uscite nel reparto difensivo.

La Juventus resta comunque una concorrente possibile, soprattutto se decidesse di intervenire con forza sul reparto arretrato. I bianconeri comunque starebbero lavorando con il Liverpool per il prestito secco di Giovanni Leoni.

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Leoni-Juve, il piano bianconero per ringiovanire la difesa: si valuta il prestito dal Liverpool

15 June 2026 at 08:48

La Juventus valuta Giovanni Leoni come rinforzo giovane per la difesa. La formula studiata è il prestito secco dal Liverpool, ma il club inglese non ha necessità di cedere il centrale italiano.

Leoni-Juve, il giovane italiano torna tra i nomi per la difesa

Giovanni Leoni è tornato nei ragionamenti della Juventus per il reparto arretrato. Il difensore classe 2006, oggi al Liverpool, rientra nel profilo cercato dal club bianconero: giovane, italiano, fisicamente strutturato e già formato nel campionato di Serie A. Nella nuova era bianconera sotto la guida di Carnevali, però, si guarda anche all’esperienza in difesa. L’idea è infatti di convincere Stones, in uscita a parametro zero dal Manchester City, a trasferirsi a Torino. A centrocampo, invece, i bianconeri devono battere la concorrenza dell’Atletico Madrid per Hjumand.

La Juventus sta valutando più soluzioni per ringiovanire la difesa e ridurre l’età media del reparto. Leoni risponde a questa esigenza perché unisce prospettiva e caratteristiche già interessanti per un centrale moderno. Ha fisico, centimetri, buona lettura dell’azione e margini di crescita ancora ampi. Nonostante il grave infortunio che lo ha fermato per buona parte della scorsa stagione, il 20enne romano sembra essersi ripreso pienamente, come aveva sottolineato l’ex tecnico di Reds Arne Slot.

Secondo SpazioJ, che riprende La Gazzetta dello Sport, i bianconeri puntano al prestito del difensore centrale del Liverpool. La formula più gradita sarebbe il prestito secco, senza obblighi economici immediati. Per la Juventus sarebbe un’operazione utile per inserire un giovane di qualità senza appesantire subito il bilancio.

Leoni-Juve: formula del prestito e la posizione del Liverpool

La Juventus vorrebbe impostare l’operazione su una soluzione temporanea. Il prestito secco permetterebbe al club bianconero di valutare Leoni in Serie A, dandogli minuti e responsabilità senza impegnarsi subito su un acquisto definitivo.

Per il Liverpool, però, il ragionamento è diverso. Il club inglese ha investito una cifra rilevante sul difensore e non ha necessità di lasciarlo partire a condizioni favorevoli. Leoni è stato acquistato dal Parma per circa 30 milioni di euro più bonus, con un’operazione che può arrivare a circa 35 milioni complessivi. Il contratto con i Reds è lungo, fino al 2031.

Questo rende difficile immaginare una trattativa semplice. Il Liverpool dovrebbe essere convinto che un anno alla Juventus possa accelerare la crescita del giocatore. Senza garanzie tecniche, minutaggio e un progetto chiaro, il club inglese potrebbe preferire trattenere Leoni o valutare altre soluzioni.

Leoni-Juve: costi, ingaggio e bilancio

Dal punto di vista economico, il prestito sarebbe la formula più sostenibile per la Juventus. Un acquisto definitivo oggi avrebbe costi elevati, perché il Liverpool non potrebbe valutare Leoni molto meno di quanto lo ha pagato al Parma. Il valore di mercato del difensore si muove attorno ai 25 milioni, ma il prezzo reale dipenderebbe dalla volontà dei Reds.

Con un prestito secco, la Juventus dovrebbe sostenere soprattutto l’ingaggio del giocatore e un eventuale contributo economico al Liverpool. Non ci sarebbe ammortamento del cartellino, né un impegno pluriennale immediato. Questo renderebbe l’operazione compatibile con una gestione prudente del mercato.

Per il Liverpool, invece, una cessione temporanea avrebbe senso solo se accompagnata dalla valorizzazione tecnica del giocatore. Dopo un investimento da circa 30 milioni più bonus, il club inglese non può permettersi di svalutare un difensore acquistato da pochi mesi e sotto contratto per altre stagioni.

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Milan, Amorim verso la panchina: che cosa manca per la firma e quale sarà il progetto tecnico del portoghese

15 June 2026 at 08:42

Ruben Amorim è tra i profili valutati dal Milan per la panchina. Prima di arrivare a un accordo servono intese su contratto, staff tecnico e programmazione del mercato.

Amorim-Milan: il portoghese scala le preferenze per la panchina

Il Milan lavora alla scelta dell’allenatore per la prossima stagione e Ruben Amorim resta uno dei nomi considerati dalla dirigenza dopo il netto no di Rangnik per il ruolo di ds. Il tecnico portoghese esploso con lo Sporting Lisbona, ma che poi ha sostanzialmente fallito al Manchester United, ha costruito la propria reputazione con un calcio organizzato, una gestione chiara del gruppo e una forte attenzione ai giovani.

La sua candidatura interessa perché porterebbe un’impostazione tattica definita. Amorim utilizza spesso la difesa a tre, chiede intensità nella pressione e vuole giocatori adatti a un calcio dinamico. Per il Milan significherebbe intervenire anche sul mercato, non soltanto cambiare guida tecnica.

La trattativa non riguarda solo l’ingaggio dell’allenatore. Servono accordi sullo staff, sulle competenze sportive e sul tipo di rosa da costruire. Amorim lavora con collaboratori fidati e difficilmente accetterebbe un progetto senza garanzie operative.

Amorim-Milan: contratto, staff e mercato da chiarire

Il Milan deve valutare il costo complessivo dell’operazione. L’ingaggio di Amorim sarebbe da allenatore di fascia alta, pur restando lontano dalle cifre più elevate della Premier League. Lo staff inciderebbe ulteriormente sul monte stipendi dell’area tecnica.

Va considerata anche la situazione contrattuale legata alla sua precedente esperienza. Eventuali indennizzi o accordi di uscita possono incidere sui tempi e sulla struttura dell’intesa. Il Milan vuole evitare operazioni poco lineari e chiudere soltanto dopo aver definito ogni aspetto economico.

La scelta dell’allenatore si intreccia con il mercato. Amorim avrebbe bisogno di difensori adatti alla linea a tre, esterni con corsa e attaccanti capaci di lavorare anche senza palla. Alcuni giocatori dell’attuale rosa potrebbero essere centrali nel nuovo progetto, altri meno compatibili. Con l’arrivo del portoghese perdere Leao, che ha già detto addio ai colori rossoneri (si parla di un’offerta del Chelsea da 60 milioni), potrebbe essere controproducente.

Calciomercato Milan: il bilancio condiziona le scelte rossonere

Il Milan deve muoversi tenendo conto delle risorse disponibili. Senza margini illimitati, ogni scelta tecnica deve avere una traduzione economica sostenibile. Le cessioni potrebbero finanziare parte del mercato, mentre gli ingaggi andranno mantenuti sotto controllo.

Amorim rappresenterebbe un investimento sull’identità tecnica della squadra. Il club dovrebbe però accompagnare l’arrivo dell’allenatore con decisioni coerenti sulla rosa. Senza interventi mirati, il rischio sarebbe quello di inserire un tecnico con richieste precise in un gruppo non del tutto adatto alle sue idee.

La decisione finale dipenderà dalla convergenza tra allenatore, proprietà e area sportiva. Il Milan cerca una guida stabile e riconoscibile, ma vuole evitare una scelta non supportata da struttura e mercato.

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Nissan LEAF vince l’Autotrader Editor’s Choice Award

15 June 2026 at 06:21

Il prestigioso Editor’s Choice Award premia la maturità della terza generazione elettrica di Nissan prodotta nello stabilimento di Sunderland.

La rivoluzione elettrica globale vive una fase di profonda maturazione, dove l’effetto novità lascia il passo al consolidamento industriale e alla competitività di lungo termine. In questo scenario, l’assegnazione dell’Editor’s Choice Award alla nuova Nissan LEAF nell’ambito degli Autotrader Drivers’ Choice Awards non rappresenta un semplice riconoscimento di prodotto, ma un indicatore chiaro delle attuali dinamiche del mercato automobilistico. Il premio conferito dal più grande marketplace del Regno Unito evidenzia come la terza generazione del modello giapponese sia riuscita a compiere una transizione cruciale: evolversi da pioniere tecnologico a punto di riferimento per l’industria automotive di massa, coniugando autonomia estesa, sostenibilità dei processi produttivi e accessibilità economica.

Per comprendere la rilevanza di questo traguardo, occorre analizzare la strategia aziendale di Nissan. Lanciata originariamente nel 2010, la LEAF è stata la prima vettura elettrica commercializzata su larga scala, accumulando oltre 700.000 unità vendute a livello globale. Quella che oggi si presenta sul mercato è però un’auto profondamente riprogettata da zero, concepita per intercettare le esigenze di consumatori sempre più esigenti e attenti all’efficienza energetica. Dal punto di vista della tecnologia, il salto generazionale è evidente soprattutto nell’efficienza della batteria, che garantisce ora un’autonomia massima fino a 622 chilometri secondo lo standard di omologazione WLTP. Questa cifra non rappresenta soltanto un primato tecnico, ma abbatte definitivamente la cosiddetta “ansia da ricarica”, uno dei principali ostacoli psicologici e commerciali alla diffusione dei veicoli a zero emissioni tra i privati e le flotte aziendali.

L’Impatto sulla Filiera Produttiva ed Economica

L’impatto sul comparto manifatturiero e sulla filiera produttiva è altrettanto significativo. La nuova Nissan LEAF continua a essere assemblata nello storico stabilimento di Sunderland, nel Regno Unito, un polo industriale strategico che si conferma centrale per l’economia britannica e per l’indotto europeo. La scelta di mantenere la produzione in Europa risponde a una precisa logica di mitigazione dei rischi legati alla logistica internazionale e alla volatilità dei dazi commerciali, garantendo al contempo un controllo rigoroso sugli standard qualitativi e occupazionali. In un’epoca di forte ristrutturazione industriale, la stabilità di un sito produttivo come Sunderland dimostra la sostenibilità economica dei progetti legati alla mobilità elettrica quando supportati da investimenti strutturali di lungo periodo.

La vera svolta strategica introdotta da Nissan risiede tuttavia nell’integrazione della sostenibilità ambientale direttamente all’interno della catena del valore e dei processi di fabbricazione. Come rilevato dagli analisti del settore, il veicolo viene prodotto utilizzando il 20% di energia rinnovabile, con una contestuale compensazione delle emissioni residue di gas a effetto serra generatesi durante le fases di montaggio. Questo approccio olistico risponde a una domanda cruciale del mercato contemporaneo: la decarbonizzazione non può limitarsi alla fase di utilizzo del veicolo, ma deve coprire l’intero ciclo di vita del prodotto, dalla fonderia alla strada. Per i fornitori di componentistica, tale impostazione impone una revisione radicale dei propri processi interni, accelerando la transizione verso materiali riciclati e fonti energetiche pulite per non perdere la qualifica di partner strategici dei grandi costruttori mondiali.

Connettività, Software e Dinamiche di Consumo

Dal punto di vista dell’architettura digitale e dell’esperienza a bordo, l’integrazione del sistema operativo Google integrato riflette una tendenza irreversibile dell’industria automotive: la convergenza tra hardware automobilistico e software di largo consumo. L’automobilista moderno non valuta più il veicolo solo in base alle prestazioni meccaniche, ma in funzione dell’ecosistema di connettività e della fluidità dell’interfaccia utente. L’adozione di un ecosistema nativo digitale permette aggiornamenti in tempo reale e una sinergia perfetta con i dispositivi personali, aumentando il valore residuo del veicolo nel tempo. Questa evoluzione sposta l’equilibrio del valore economico dall’ingegneria tradicional ai servizi digitali a valore aggiunto, ridefinendo i margini di profitto per le case automobilistiche (OEM).

Le conseguenze sul mercato per i consumatori si preannunciano profonde. L’introduzione di una vettura di terza generazione, forte di un’esperienza ultra-decennale, offre garanzie di affidabilità che riducono i costi di gestione e i rischi di obsolescenza precoce. Gli interni ergonomici, l’introduzione di soluzioni stilistiche e funzionali come le maniglie delle porte a filo e il tetto panoramico oscurabile dimostrano come il design sia stato ottimizzato anche in funzione dell’efficienza aerodinamica, elemento cardine per massimizzare le prestazioni energetiche. Per il cliente finale, l’acquisto di un veicolo elettrico smette di essere una scelta di compromesso o una dichiarazione ideologica e diventa una decisione d’acquisto razionale, supportata da una rete di assistenza consolidata e da un prodotto maturo.

In conclusione, il riconoscimento ottenuto dalla nuova Nissan LEAF conferma che il successo nella mobilità sostenibile non si misura più soltanto sulla base di prototipi avveniristici, ma sulla capacità di scalare la produzione in modo efficiente e ambientalmente compatibile. La sfida per i concorrenti europei e asiatici si sposta ora sul piano dell’ottimizzazione industriale, dove la combinazione tra autonomia reale, infrastruttura digitale e impronta ecologica di fabbrica costituirà il vero spartiacque tra i leader del mercato di domani e gli operatori destinati alla marginalità commerciale.

Scheda 

  • Generazione Veicolo: Terza Generazione (Riprogettata da zero)
  • Autonomia Massima: Fino a 622 km (Standard di omologazione WLTP)
  • Sito Produttivo: Stabilimento NISSAN di Sunderland (Regno Unito)
  • Impronta Ecologica Fabbrica: Alimentata con il 20% di energia rinnovabile; compensazione programmata delle emissioni residue di gas serra.
  • Piattaforma Digitale: Google integrato nativo con touchscreen curvo avanzato.
  • Volumi di Vendita Storici: Oltre 700.000 unità globali dal lancio della prima generazione (2010).
  • Innovazioni di Design: Maniglie a filo, firma ottica posteriore tridimensionale, tetto panoramico intelligente oscurabile.

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Lotito scrive ai tifosi della Lazio, risposta gelida: “Ormai è tardi”

14 June 2026 at 10:30

Il presidente della Lazio tenta la via del disgelo con i tifosi tramite una lettera aperta. Rispedita, con tanto di due di picche, al mittente

Il rapporto fra Claudio Lotito e i tifosi della Lazio è al minimo storico. Non che fosse mai stato di rose e fiori, ma ormai le spine hanno preso il sopravvento. Il numero uno biancoceleste, dopo una stagione deludente e caratterizzata dallo sciopero del tifo organizzato che ha reso l’Olimpico un teatro mestamente vuoto, ha provato la via del disgelo scrivendo una lettera ai tifosi.

Lotito ai tifosi: “La Lazio viene prima di tutto”

Il presidente della Lazio ha scritto una lunga lettera, affrontando tutti i temi legati ai nodi che hanno portato allo strappo. Un appello, racchiuso in poche parole: “La Lazio prima di tutto”. Pres atto del disamore in seno alla piazza, ha provando a ricucire: “Scrivo a chi gioisce, a chi soffre, a chi è amareggiato e deluso. Non lo faccio per alimentare polemiche. Non lo faccio per chiedere indulgenza. Non lo faccio per dire che va tutto bene, perché non sarebbe rispettoso della vostra intelligenza. Lo faccio perché mi sembra doveroso, da Presidente della S.S. Lazio, condividere responsabilità e prospettive. E soprattutto perché credo sia arrivato il momento di provare ad aprire una fase nuova: di dialogo, ascolto, rispetto reciproco”.

I tifosi respingono la lettera al mittente: “Ormai è tardi”

La risposta sperata da Lotito non è evidentemente arrivata. Il tifo organizzato della Lazio scrive un comunicato che non lascia spazio alle interpretazioni: “Ormai è tardi. La lettera non aggiunge nulla alla sua gestione fallimentare della nostra amata Lazio. Non conosce il nostro mondo, non gli interessa. Lotito parla di storia, vuole aprire un rapporto con una tifoseria che ha umiliato, deriso e denunciato. I gruppi del tifo della sua lettera non se ne fanno nulla”. Una chiusura netta, accompagnata infine anche da quelle che saranno le prossime mosse del tifo organizzato. Lo sciopero in casa, la disdetta degli abbonamenti allo stadio e alla Pay – Tv è solo la punta dell’iceberg di un rapporto che affonda le radici nel gelo.

Le decisioni dei gruppi organizzati: disertare lo stadio e boicottaggio

Il tifo organizzato, a fine comunicato, ha ricalcato la linea delle ultime settimane. Al netto di lasciare ovviamente la discrezionalità a ogni tifoso di decidere che strada perseguire, la chiusura è netta e la presa di posizione altrettanto forte: i gruppi non entreranno allo stadio nelle partite casalinghe della Lazio, fatta eccezione per il derby con la Roma. Non sottoscriveranno alcun tipo di abbonamento, né all’Olimpico, né attraverso alle piattaforme pay per view. Infine boicotteranno tutte le attività legate alla presidenza, non sostenendo economicamente sponsor e partner legati alla Lazio e a Lotito. Una protesta che si allarga anche alla politica: fra le mosse del tifo organizzato c’è anche il “no” al voto a Forza Italia.

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Roma, Soulé si allontana: è la chiave del mercato giallorosso

14 June 2026 at 09:00

Dopo due anni di alti e bassi alla Roma, il calciatore argentino potrebbe essere il sacrificato da Gasperini per realizzare plusvalenze necessarie al club.

Matías Soulé si allontana dalla Roma. La posizione del calciatore argentino è sempre meno solida nelle gerarchie di Gian Piero Gasperini e del club. A Trigoria si devono fare i conti… con i conti e in questa ottica, l’argentino è un asset strategico. Ha mercato, anche importante, e il ricavato dalla sua cessione (si parla di non meno di 40 milioni) permetterebbe al club giallorosso di rientrare nei paletti del settlement agreement entro il prossimo 30 giugno e avere mani libere sul mercato.

Conti e plusvalenze: Soulé al centro delle strategie

La questione Soulé non è soltanto tecnica e rientra nell’alveo della strategia finanziaria tesa a chiudere il bilancio rispettando i parametri concordati con la UEFA. Tradotto in soldoni, perché di questo si stratta, alla Roma servono almeno 40 milioni. Esistono diversi modi per arrivare a questa cifra: vendendo più calciatori di basso profilo o sacrificando un big. Tutto lascia propendere verso la seconda ipotesi, anche perché le cessioni minori non sarebbero comunque sufficienti a racimolare il tesoretto necessario a garantire il risultato atteso a Nyon. Dunque, non resta che realizzare una corposa plusvalenza che permetta di avere la chiave per sbloccare il mercato in entrata in vista della prossima stagione.

Soulé è scontento e l’entourage non chiude alla cessione

Ad agevolare la cessione è anche la condizione del calciatore. Dopo un’annata fra alti e bassi, condizionata da una fastidiosa pubalgia che ne ha limitato il rendimento, Soulé pensa di cambiare aria. Anche perché la conferma di Dybala e la ricerca di un esterno sembrano segnali abbastanza chiari. Non è in cima ai desiderata del tecnico, né punterà i piedi per restare a Roma a tutti i costi. È deluso dall’esperienza in giallorosso che avrebbe dovuto schiudergli definitivamente le porte del grande calcio e invece ha chiuso sinanche la strada verso il primo Mondiale della sua carriera. Il CT dell’Argentina Scaloni infatti non lo ha tenuto in considerazione per le convocazioni, complice anche la discontinuità di impiego in giallorosso. Ecco perché il ragazzo, insieme al suo entourage, non chiude alla cessione ed è pronto a valutare offerte.

La Roma vuole vendere ma non svendere: le possibili destinazioni

Con queste premesse, l’addio sembra scontato. Termine che però non collima con il prezzo fissato per la cessione. Soulé è un patrimonio e la Roma non ha intenzione di svenderlo. Le manifestazioni di interesse non mancano, in primis dalla Premier, destinazione che né Soulé né la Roma disdegnano. In Inghilterra il mercato ha prezzi meno calmierati rispetto agli altri top campionati, dunque il club potrebbe tesaurizzare il massimo possibile dalla cessione e lo stesso calciatore strappare un ingaggio top. Ecco perché la pista inglese, al netto dell’interesse del Borussia Dortmund, sembra la più calda. Le possibili destinazioni? Aston Villa, ormai tornata ai vertici del calcio inglese e il Bournemouth che la ragionevole certezza di un posto da titolare e la vetrina dell’Europa League.

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Juventus, è ufficiale l’arrivo di Carnevali: cosa cambia, i tre colpi e il ritorno alla “vecchia” Juve

12 June 2026 at 11:02

Nuova Juve, vecchia Juve. L’arrivo di Giovanni Carnevali come nuovo amministratore delegato bianconero – ufficializzato oggi con una nota del club – è stato uno squarcio nel cielo, non proprio così sereno, che aleggiava sopra la Continassa. Che Damien Comolli fosse sotto osservazione, era abbastanza palese: la Juventus fuori dalla Champions e un calciomercato cominciato in salita (Allison, per esempio: un portiere cercato ma per il quale non si è chiuso) avevano gettato più ombre che luci sul dirigente francese. Ma che fossero così dense, no: non se l’aspettava nessuno. Forse l’aveva intuito Comolli stesso un paio di giorni fa, quando era stato convocato da John Elkann per alcuni chiarimenti. Che evidentemente non ci sono stati.

Morale della favola: la riunione fiume di ieri, giovedì 11 giugno, ha sancito l’addio all’uno e il benvenuto all’altro. Con Carnevali che, evidentemente già contattato nelle settimane precedenti, aveva voluto prima di tutto aspettare che il Sassuolo avviasse i lavori per il futuro. Aspettava Aquilani, insomma, e aspettava che qualche primo discorso di mercato venisse intavolato da chi a Sassuolo resterà, come il direttore sportivo Palmieri, sempre più al centro del club neroverde dopo anni e anni di lavoro tra settore giovanile e prima squadra. Non è un caso, infatti, che il ribaltone vero e proprio sarà per la Juventus – al netto della differenza più che sostanziale che esiste tra i due club – e non per il Sassuolo: gli emiliani cercheranno una figura manageriale che possa fare da ponte tra la famiglia Squinzi e l’area sportiva. Ma l’impianto organizzativo non cambierà di molto.

Il calciomercato e la nuova impostazione

E a Torino? Beh, lì è tutto diverso. Con l’addio di Comolli, qualche altra testa potrà saltare. Anche se non sembra probabile l’addio del direttore sportivo Ottolini, tornato alla Juventus lo scorso gennaio e decisamente operativo sul mercato. Così tanto che a Carnevali l’idea di smontare il giocattolo non passa per la testa. Un esempio è il ‘Dibu’ Martinez, il portiere dell’Aston Villa che ha scelto di venire in Italia e che aspetta solo un accordo finale tra i club. Le parti sono avanti, ma c’è ancora da discutere. E il nuovo ad, insieme a Ottolini, lo farà a partire dall’inizio della prossima settimana. Così sarà pure per Sorloth e Kolo Muani, due giocatori che Spalletti ha avallato e che la Juventus proverà a portare avanti in questi giorni.

Ma cosa cambierà, allora? L’impostazione di base. Perlomeno, se si parla di calciomercato: la ricerca intensiva attraverso algoritmo (un vanto delle precedenti esperienze di Comolli) non ha convinto. E poi, Carnevali arriva all’interno di un sistema – quello della Serie A e del calcio italiano – che conosce alla perfezione. È un dato di fatto, questo, non un giudizio. Questi li ha fatti Elkann ed è convinto che un ritorno a una ‘vecchia’ Juve più italiana possa permetterle di uscire dalle secche di continue stagioni negative. Che dopo quattro aumenti di capitale, evidentemente, non si può più tanto permettere.

Il comunicato della Juventus

Il Consiglio di Amministrazione di Juventus FC ha deliberato oggi la nomina di Giovanni Carnevali ad Amministratore Delegato e Direttore Generale del Club, affidandogli la guida manageriale della Società con l’obiettivo di rafforzare il progetto sportivo e industriale bianconero.

Dirigente tra i più apprezzati del panorama sportivo, Giovanni porta in Juventus un patrimonio di rilevante capacità manageriale. Uomo di calcio per vocazione e passione, Giovanni ha dedicato la sua vita professionale a questo settore, maturando esperienze e acquisendo responsabilità sempre più rilevanti, che gli hanno consentito di sviluppare una conoscenza completa delle dinamiche che governano il calcio moderno e delle prospettive di evoluzione. In particolare, nel corso della sua carriera, ha contribuito in modo determinante alla crescita e all’affermazione del Sassuolo Calcio, diventato nel tempo un esempio riconosciuto per sostenibilità, innovazione, valorizzazione dei talenti e capacità di creare valore, dentro e fuori dal campo. In qualità di Consigliere di Lega Serie A ha inoltre contribuito ai principali tavoli di confronto dedicati all’evoluzione e alla crescita del calcio professionistico italiano.

“Sono orgoglioso e onorato di entrare a far parte di questo Club ricco di storia e identità – ha sottolineato Carnevali – Ringrazio la Società, l’azionista di maggioranza e John Elkann, per la fiducia che mi è stata accordata. Affronto questa nuova sfida con grande senso di responsabilità e con la convinzione che, attraverso l’impegno quotidiano, sia possibile costruire un percorso di crescita duraturo e un futuro di successi. Insieme a tutte le componenti della Società lavoreremo per rendere la Juventus sempre più protagonista in ambito nazionale e internazionale nel rispetto della storia del Club e delle ambizioni dei tifosi bianconeri” – ha voluto concludere così il nuovo AD bianconero.

A Giovanni il caloroso benvenuto di tutta la famiglia bianconera e i migliori auguri di buon lavoro.

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Bernardo Silva, arriva l’offerta del Real Madrid: si raffredda la pista italiana per il portoghese, Juve beffata

12 June 2026 at 10:51

Bernardo Silva è vicino a una nuova destinazione dopo l’addio al Manchester City. Il Real Madrid si è inserito con forza, riducendo gli spazi per le ipotesi italiane.

Bernardo Silva, il Real Madrid accelera

Bernardo Silva è uno dei nomi più rilevanti tra i giocatori in uscita dal Manchester City. Dopo nove stagioni in Inghilterra, il centrocampista portoghese è stato accostato a diversi club europei. Nelle ultime ore, però, il Real Madrid sembra essersi mosso con un’offerta concreta, con contatti avanzati e un principio di intesa riportato da fonti inglesi e spagnole.

Il suo profilo era stato seguito anche in Italia, soprattutto dalla Juventus, sempre attenta ai parametri zero di alto livello. Per un club italiano, però, l’operazione resta complessa. Bernardo Silva non comporta un esborso per il cartellino, ma richiede un ingaggio elevato, commissioni e garanzie tecniche. A quasi 32 anni, il portoghese punta ancora a un progetto competitivo in Champions e a un contratto importante.

Il Real Madrid può offrire un contesto diverso. La presenza di José Mourinho, indicato come figura favorevole all’operazione nelle ricostruzioni spagnole, può avere inciso sui contatti. Per il giocatore significherebbe restare ai massimi livelli, in un campionato tecnico e in una squadra costruita per vincere subito.

La Juventus, in caso di interesse concreto, dovrebbe impostare un’offerta più prudente. Un biennale con opzione, bonus e ingaggio calibrato sarebbe l’unico modo per rendere sostenibile l’operazione. Ma se il Real confermerà la proposta, lo spazio di manovra italiano si ridurrà molto.

Bernando Silva: ingaggio alto e parametro zero, il costo reale dell’operazione

Bernardo Silva è un parametro zero solo sul prezzo del cartellino. Il costo reale va misurato su stipendio lordo, premio alla firma e commissioni. Un ingaggio netto da 7-8 milioni, per un club italiano, produce un impegno lordo molto rilevante. Su due anni, il costo complessivo può superare facilmente i 25-30 milioni, senza considerare eventuali bonus.

Per il Real Madrid il ragionamento è diverso. Il club spagnolo può assorbire un’operazione breve, soprattutto se non prevede pagamento al Manchester City. Un contratto di due anni, con eventuale opzione per il terzo, permetterebbe di inserire esperienza senza bloccare troppo a lungo il bilancio.

Per la Juventus, invece, ogni investimento di questo tipo deve essere confrontato con altre priorità. Spalletti ha bisogno di un portiere, un centravanti e rinforzi strutturali. Destinare una parte consistente del monte ingaggi a Bernardo Silva significherebbe rinunciare ad altre operazioni o accelerare sulle cessioni. Per il centrocampo si studia il possibile ritorno in Italia di Kessie, il cui ingaggio in Arabia Saudita, però, è un freno all’operazione. In porta l’obiettivo è il Dibu Martinez dall’Aston Villa, mentre in attacco si sono fatti passi avanti con Sorloth, anche se non c’è ancora l’accordo sul prezzo con l’Atletico Madrid. Dal City potrebbe poi arrivare anche Stones a parametro zero. Il mercato bianconero è comunque condizionato dall’addio di Comolli, che verrà a breve sostituito da Carnevali.

Resta anche il piano tecnico. Bernardo può giocare da mezzala, trequartista, esterno interno e regista offensivo. In Serie A sarebbe un giocatore di qualità superiore, ma l’età richiede una gestione precisa dei minuti. Per un club che vuole costruire un ciclo, non può essere l’unico investimento di peso.

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Inter, fuori in quattro: ecco chi sono i sacrificabili per finanziare il mercato

12 June 2026 at 07:37

L’Inter lavora a un mercato sostenibile, con alcune uscite necessarie prima degli acquisti. Frattesi, Asllani, Pavard e Luis Henrique sono i nomi monitorati per generare liquidità e alleggerire il monte ingaggi.

Calciomercato Inter: la lista delle uscite prende forma

L’Inter ha iniziato a muoversi sul mercato partendo dalle cessioni. La linea economica resta chiara: prima creare margine, poi intervenire sulla rosa. Secondo le ultime ricostruzioni di mercato, tra i giocatori valutati in uscita ci sono Davide Frattesi, Kristjan Asllani, Benjamin Pavard e Luis Henrique. L’obiettivo è costruire un tesoretto utile per finanziare nuove operazioni senza appesantire il bilancio.

Frattesi è il profilo che può portare l’incasso più alto. Il centrocampista ha mercato in Italia e all’estero, con la Roma sempre accostata al suo nome e il Nottingham Forest già interessato in passato. L’Inter, in caso di proposta adeguata, può valutare una cessione attorno ai 30-35 milioni. A bilancio l’operazione avrebbe un impatto rilevante, perché permetterebbe di liberare risorse immediate e ridurre la concorrenza interna in mezzo al campo.

Asllani ha una valutazione più bassa, ma resta un giocatore giovane, con esperienza in Champions e margini tecnici ancora spendibili sul mercato. L’Inter può chiedere una cifra tra i 15 e i 20 milioni. La sua uscita avrebbe un effetto diverso rispetto a Frattesi: meno incasso complessivo, ma più spazio per un centrocampista con caratteristiche diverse, magari più fisico o più pronto per alternarsi con i titolari.

Calciomercato Inter: Pavard e Luis Henrique, tra ingaggi e ammortamenti

Pavard è il nome che pesa soprattutto sul monte ingaggi. Il difensore francese ha esperienza internazionale e uno stipendio importante. Una sua cessione può portare un incasso tra i 18 e i 25 milioni, ma anche un alleggerimento salariale significativo. Per una società che deve tenere sotto controllo costi e ammortamenti, il risparmio sull’ingaggio può valere quasi quanto una parte del prezzo del cartellino.

Per Luis Henrique, invece, i nerazzurri devono ragionare in modo diverso. L’esterno brasiliano è un profilo da rivalutare in base alle richieste e al progetto tecnico. Se dovesse arrivare un’offerta interessante, l’Inter potrebbe considerarla per aumentare il margine di manovra sugli esterni. Non si parla di un sacrificio obbligato, ma di una posizione da seguire nelle prossime settimane.

La somma delle possibili uscite può avvicinarsi a 50 milioni, considerando soprattutto Frattesi, Asllani e Pavard. La cifra reale dipenderà dalle formule. Un prestito con obbligo sposterebbe parte dell’incasso sul prossimo esercizio. Una cessione definitiva darebbe invece più margine immediato. Per il club cambia molto: liquidità, plusvalenze, ingaggi e possibilità di reinvestire. Per la difesa, dopo l’addio di Dumfries, i primi nomi sulla lista per rinforzare la difesa sono quelli di Marco Palestra dell’Atalanta e Solet dell’Udinese. Per la porta piace Provedel della Lazio, mentre a centrocampo l’obiettivo è Koné della Roma.

Chivu attende una rosa più aderente alle sue richieste, ma la costruzione passa dai conti. L’Inter non può permettersi un mercato solo in entrata. Ogni acquisto dovrà essere accompagnato da un’uscita sostenibile. In questo momento la priorità è trasformare alcuni giocatori meno centrali in risorse per completare la squadra. Parlando di possibili uscite, i nerazzurri rischiano di perdere anche Bastoni.

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La Juventus si muove: trovato l’accordo con il ‘Dibu’ Martinez, trattativa con l’Atletico per Sorloth

10 June 2026 at 13:31

Spalletti aspetta, ma la Juventus è pronta a muoversi. Ora più che mai, con una stagione che dovrà servire a ritrovare molto dell’entusiasmo perduto, soprattutto vista la delusione subita per la mancata qualificazione in Champions League. La Juve riparte e lo fa dal mercato, che dovrà essere rivoluzionario nei suoi punti cardine: portiere, centrocampista e attaccante. Il difensore? Forse. Ma dipenderà molto dai sacrifici che verranno fatti.

Aspettando Martinez

Il primo punto riguarda la porta. Perché dopo il passo indietro per Alisson del Liverpool (gli inglesi preferiscono tenerlo, visto il rendimento altalenante di Mamardashvili), i bianconeri si sono concentrati ancora sulla Premier League. Dove giocano Vicario e il ‘Dibu’ Martinez. Due campionati diversissimi per entrambi, con l’argentino che – per quanto più vecchio – è al momento in pole per diventare bianconero. L’accordo con il portiere 33enne è stato trovato (anche se piace molto all’Atletico Madrid), non quello con l’Aston Villa, per cui sarà necessario trattare ancora. Ma che possa essere lui il primo colpo di questa campagna acquisti è una prospettiva concreta. Non definita, ma concreta.

E Sorloth

Come concreta è la pista che permetterebbe di arrivare a Sorloth dell’Atletico Madrid. Con l’attaccante norvegese, prossimo a giocare il Mondiale, i colloqui sono stati approfonditi. E per circa 30 milioni di euro può essere bianconero, soprattutto se verrà inserito come contropartita il cartellino di Nico Gonzalez, che vuole restare a Madrid. La punta prenderebbe il posto di Vlahovic, mentre Kolo Muani – altro nome su cui si lavora con insistenza – sarebbe il giocatore destinato a riempire lo slot che lascerà libero Openda.

Al belga, grande delusione della stagione, le proposte non mancano. Ma sono tutte di prestito con diritto di riscatto. Una formula che la Juve è disposta ad accettare, consapevole del fatto che sarà molto più difficile lasciare partire uno come David, vincolato da un ingaggio molto pesante e per il quale Spalletti punta davvero a un rilancio forte in questa stagione.

Il sacrificio

Già, l’ingaggio. Una Juve fuori dalla Champions impone una serie di attenzioni maggiori per quanto riguarda il Financial Fair Play. Tradotto: oltre ai giocatori poco funzionali, servirà anche vendere in generale qualche big. Il primo indiziato è Cambiaso, che sta ricevendo molti sondaggi (anche il Como ci ha provato, ma sembra fuori portata). Poi, c’è Bremer. Il brasiliano può salutare, sì, ma solo di fronte a un’offerta giudicata fuori mercato, per un’operazione che porterebbe in dote necessariamente un altro arrivo per la difesa.

E il centrocampo? L’altro tassello fondamentale. Koopmeiners è in vetrina, mentre Douglas Luiz in valutazione. In entrata, attenzione a Kessié, che vorrebbe ritornare in Italia. La Juve è pronta, ma non ha la possibilità di pagarli un ingaggio simile a quello che percepisce all’Al-Ahli (quasi 10 milioni di euro netti). Se ne riparlerà. Spalletti aspetta. Ma è convinto che non ci vorrà ancora molto.

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Juve-Vlahovic, è finita: niente rinnovo e addio a parametro zero. Da Kolo Muani alla suggestione Salah, tutti i nomi per sostituirlo

3 June 2026 at 15:12

Dusan Vlahovic non indosserà più la maglia della Juventus: il 30 giugno – quando finirà la stagione e scadrà il suo contratto – il serbo sarà svincolato e libero di accasarsi dove vuole. Alla Continassa è infatti andato in scena un incontro tra la dirigenza, il padre e Dusan Vlahovic, in cui – durante il faccia a faccia – si è discusso dell’eventuale rinnovo dell’attaccante serbo, il cui attuale contratto andrà in scadenza appunto alla fine di giugno. Le parti però evidentemente non hanno trovato un accordo: la richiesta del giocatore serbo (8 milioni all’anno più ricche commissioni e premi alla firma) era nettamente superiore rispetto alla proposta della Juve (6 milioni più bonus e niente follie per gli oneri accessori). Motivo per cui si è deciso per non prolungare il contratto. Vlahovic lascia il club bianconero dopo quattro anni e mezzo, 168 presenze totali e 68 gol.

Da capire adesso come la società si muoverà sul mercato per quanto riguarda l’attaccante, ruolo in cui al momento la Juventus è scopertissima. O meglio: ci sarebbero David e Openda, ma sono già stati ampiamente bocciati da Luciano Spalletti, che al contrario ha stima per Dusan Vlahovic, mai nascosta. “La mancanza di Vlahovic l’abbiamo sofferta come il pane – aveva detto l’allenatore della Juve dopo la vittoria contro il Lecce nelle ultime giornate di campionato -. Non si può giocare a calcio senza uno con le sue caratteristiche, senza un terminale fisico, forte, che fa gol”, diceva Spalletti, lanciando chiari segnali alla società.

Vlahovic via dalla Juve: i nomi per l’attacco bianconero

La prima scelta per sostituirlo è Randal Kolo Muani. Per l’attaccante francese sarebbe un ritorno: segnò 8 gol da gennaio a giugno 2025, lasciando ottimi ricordi a Torino. Il mancato riscatto della scorsa estate aveva creato uno strappo, ma la Juve lo riaccoglierebbe volentieri e lui tornerebbe altrettanto volentieri. Dopo il prestito al Tottenham, Kolo Muani tornerà adesso al Psg che lo rimetterà in vendita. Il problema è però la trattativa con il Psg: il club francese non ha necessità di cedere e il contratto di Kolo Muani scadrà nel 2028. Motivo per cui la richiesta sarà comunque alta. I bianconeri non vorrebbero andare oltre i 35 milioni di euro.

Non è da escludere il nome di Mohamed Salah. Con il suo addio al Liverpool dopo nove anni in cui ha vinto tutto, Mohamed Salah è diventato uno dei pezzi pregiati del mercato estivo, finendo nei radar delle squadre italiane per un ritorno nel campionato in cui la sua carriera è decollata fra il 2015 e il 2017. L’egiziano a Torino ritroverebbe Luciano Spalletti, l’allenatore che, proprio nel biennio alla Roma, lo ha lanciato definitivamente nel calcio europeo, ponendo le basi per il trasferimento ai “Reds”.

Altri nomi sul taccuino della dirigenza bianconera sono quelli di Gonzalo Garcia (che potrebbe arrivare con eventuale recompra a favore del Real Madrid) e Jean-Philippe Mateta, già cercato nella scorsa sessione invernale di mercato. Al momento però sono indietro rispetto ai due citati.

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Storia di un mercato evolutosi a regola d’arte

2 June 2026 at 03:45

Il volume Trading Beauty: Art Market Histories from the Altar to the Gallery di Valentina Castellani (Allemandi Editore, 2026) mette in discussione l’idea che le opere d’arte possano essere comprese indipendentemente dal mercato che le ha generate e fatte circolare. Ogni oggetto oggi conservato in un museo è stato anche il risultato di accordi economici, interessi politici e aspettative legate all’evoluzione del gusto. La storia dell’arte coincide, in larga parte, con una storia di scambi. Il volume ricostruisce i dispositivi che hanno organizzato il sistema delle immagini nel corso dei secoli: pratiche, attori, rituali e infrastrutture che hanno reso possibile la produzione delle opere, ne hanno determinato il riconoscimento e ne hanno influenzato il valore.

Con la fine dell’Impero romano d’Occidente, la scomparsa dei mecenati pubblici e privati aveva lasciato un vuoto profondo. Questo spazio fu riempito dal mecenatismo ecclesiastico: la scultura – dai capitelli ai portali fino alle forme tridimensionali –, i cicli di affreschi e le vetrate avevano l’obiettivo comune di glorificare la Chiesa, e diffondere la parola di Dio. Trasmettere insegnamenti ecclesiastici alla popolazione analfabeta divenne lo scopo primario dell’arte. 

Il viaggio intrapreso da Castellani comincia nel Medioevo e nel Rinascimento. In quell’epoca ogni opera poteva esistere solo se commissionata, secondo le esigenze e le indicazioni del committente. Il mecenatismo era infatti la forza motrice del mercato artistico, ed era la domanda a dettare i meccanismi della produzione. 

Nel Quattrocento, come spiega lo storico d’arte britannico Michael Baxandall, citato nel libro, un dipinto del XV secolo era la testimonianza di un rapporto sociale, fondato sulla dipendenza economica dell’artista. Lo scopo principale di una cappella privata era infatti quello di celebrare il prestigio finanziario, politico e sociale del suo mecenate, piuttosto che mostrare il talento degli artigiani. Il valore dell’opera risiedeva nella sua materialità: le sue dimensioni, il tempo di lavoro e l’uso di pigmenti costosi, come per esempio il blu oltremare. 

La rinascita della vita cittadina verso la fine del XII secolo e l’ascesa della borghesia urbana permisero agli artisti di emanciparsi, stabilirsi in botteghe stabili e iniziare a firmare le proprie opere. Tuttavia, l’attività era strettamente regolata dal sistema medievale delle corporazioni: per poter lavorare legalmente era necessario iscriversi alla corporazione, che regolava la formazione, stabiliva il numero di apprendisti, definiva orari e standard di qualità, e imponeva rigide barriere protezionistiche nei confronti degli artisti stranieri.

Nel 1550 la pubblicazione delle Vite di Giorgio Vasari introdusse poi il concetto di «genio» come espressione di una personalità originale. Il pittore spostò il valore dell’opera d’arte dai materiali utilizzati all’ingegno dell’artefice, l’artifex, un termine che tradizionalmente era riservato negli scritti teologici a Dio. Pur non usando ancora l’appellativo di “artista”, Vasari contribuì a modificare lo status intellettuale dei produttori di opere d’arte. Un cambio di paradigma che si tradusse in una straordinaria ascesa economica.

Nel contesto italiano, la frammentazione politica in città-stato favorì una competizione culturale: le dinastie al potere elevarono il mecenatismo a uno strumento di legittimazione. Una transizione importante si verificò nel XVII secolo, in quello che fu definito il Secolo d’oro olandese. In seguito alla guerra d’indipendenza contro la Spagna, l’Olanda si costituì come repubblica protestante, ponendo fine al sistema di committenza legato alla Chiesa cattolica e alle corti. Gli artisti dovettero così ripensare la propria posizione, e rivolgendosi a un mercato più aperto e anonimo, dominato dalla borghesia mercantile.

Questo scenario diede vita a una produzione di massa senza precedenti: nel Seicento le opere prodotte superarono i cinque milioni. L’arte entrò nelle case dei ceti medi e persino in quelle dei semplici artigiani: si stima che a Delft, in Olanda, due terzi della popolazione possedeva almeno un quadro. Cambiarono radicalmente anche i soggetti: le composizioni mitologiche e storiche furono sostituite dai paesaggi, dalle nature morte e dalle scene di interno domestico, che celebravano i valori quotidiani della borghesia. Questa massificazione comportò un forte ribasso dei prezzi: un dipinto semplice poteva costare solo due o tre fiorini, e un buon ritratto sessanta fiorini: meno del prezzo di un bue, che ne valeva novanta.

Oggi, le domande fondamentali intorno al mercato dell’arte rimangono le stesse: chi autorizza che cosa è arte? Chi trasforma l’attenzione in valore? In Trading Beauty Valentina Castellani prova a rispondere a questa domanda analizzando la metamorfosi della galleria d’arte moderna, che si evolve da semplice spazio di vendita a laboratorio di posizionamento reputazionale.

Un fenomeno centrale della storia recente è l’ibridazione tra spazio commerciale e istituzione pubblica tramite le mostre “museali” presenti in galleria. Il caso di studio analizzato nel volume è la mostra Picasso: Mosqueteros, organizzata dall’autrice per Gagosian a New York nel 2009, che dimostra come la distinzione tra pubblico e privato non sia più strutturale. Il progetto, focalizzato sulla produzione tarda di Picasso, fu concepito con rigore scientifico, prestiti internazionali istituzionali, la curatela del biografo John Richardson e l’allestimento dell’architetta Annabelle Selldorf. L’operazione culturale ha colmato un vuoto critico, generando al contempo una rivalutazione di mercato del segmento specifico dell’artista. La galleria si trasforma così in un’istituzione capace di produrre senso e valore economico, dimostrando che la costruzione del mercato e la produzione di conoscenza possono coincidere.

Nel capitolo finale, il volume affronta le turbolenze del presente: la vita post-pandemia, la crescita esponenziale del mercato dell’arte cinese, le piattaforme digitali, l’economia dell’attenzione, e l’avvento dell’intelligenza artificiale. Oggi, la legittimazione dell’opera è frammentata: si disperde tra i social media e tra nuove geografie, portando con sé il rischio di volatilità e di omologazione del gusto, dettata dagli algoritmi. 

Emerge anche una tendenza legata alle sensibilità delle generazioni più giovani, che esprimono urgenti di riequilibrio verso artisti storicamente marginalizzati. Il  collezionista contemporaneo si deve fare carico di una responsabilità culturale nei confronti della storia, invitandolo a privilegiare principi guida universali: l’autenticità della passione e lo studio metodico, gli unici strumenti capaci di riconoscere la qualità artistica.

Trading Beauty, Cover. Società Editrice Allemandi / Leo Gilardi

“Trading Beauty. Il mercato dell’arte dall’altare alla galleria”, di Valentina Castellani, Allemandi Editore, 2026, 34€, 312 pagine

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