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Deste ano até 2028, os casos de leucemia vão ultrapassar a marca de 12.220 por ano no Brasil, segundo dados do Instituto Nacional de Câncer (INCA). A estimativa é de que existam 6.540 homens e 5.680 mulheres com a doença para cada ano do triênio. O número é 21% maior que o projetado pelo Instituto em 2016, que apontava 10.070 novos casos, apontando um aumento dos casos nos últimos anos.
A leucemia e a anemia são protagonistas do Junho Laranja, mês da conscientização sobre a prevenção e tratamento precoce das duas doenças hematológicas. Mesmo juntas, as duas doenças do sangue não estão interligadas na prática. A hematologista Maria Amorelli lembra que apesar de existir uma crença popular entre algumas pessoas de que a anemia é uma precursora da leucemia, isso não é verdade.
“A mielodisplasia é uma doença que pode se manifestar com uma anemia, principalmente no paciente idoso.. Muitas vezes, principalmente nos mais idosos, o paciente com mielodisplasia evolui para um quadro de leucemia. Essa doença é uma predisposição, quase uma pré-leucemia, onde a gente pode realmente ter uma transformação”, explica a hematologista.
Leucemia: uma doença sem causa exata
A leucemia é um tipo de câncer agressivo, que começa nas células tronco da médula óssea. Segundo dados da Organização Mundial de Saúde (OMS), em 2020 foram contabilizados 474.519 casos no mundo. A leucemia pode se manifestar de forma aguda ou crônica, podendo ser uma leucemia linfóide, que atinge alguns tipos de célula e deriva dos linfócitos, como também uma leucemias mieloides, que são derivadas dos neutrófilos e das células mieloides.
No Estado de Goiás, segundo o INCA, em 2026 a projeção é que se manifestem 240 casos da doença. A incidência do problema não tem um motivo comprovado. Segundo a hematologista Maria Amorelli, na maioria das vezes a leucemia pode acontecer sem uma causa definida. “A gente não consegue estabelecer uma única causa para a doença”, pontua a médica.

Apesar disso, a hematologista explica que algumas coisas, normalmente, indicam predisposição à leucemia. “Quem já fez algum tratamento de câncer anteriormente, que já foi submetido a quimioterapia ou a radioterapia, são pessoas que já têm maior predisposição. O uso de agrotóxicos e benzeno com alta frequência, também estão associados ao maior risco de surgimento da doença”, conta a médica.
Maria Amorelli também conta que não existe prevenção para a doença. “Não existe prevenção específica para a leucemia. O que sabemos de fato, é que em alguns casos, a hereditariedade aparece entre 7% a 20% dos casos. As pessoas que têm síndrome de Down, possuem um risco maior, uma vez que sua mutação genética tem predisposição à leucemia. Algumas síndromes ou mutações genéticas, no geral, podem estar aumentando o risco de vários cânceres, inclusive da leucemia. Nesses casos, a gente precisa de uma vigilância mais precoce, possibilitando algum tratamento mais precoce, com menor risco para esses pacientes.”
A anemia é uma doença múltipla
Segundo a OMS, a anemia afeta cerca de 30% da população mundial. De acordo com informações do artigo científico sobre a “Incidência de Anemia na População do Centro-Oeste”, publicado na revista científica Hematology, Transfusion and Cell Therapy, entre 2013 e 2023, surgiram 28.415.326 casos de anemia, com o Estado de Goiás agrupando 37,89% destes casos.
A anemia é caracterizada pela deficiência das hemácias encontradas no sangue, substância que leva oxigênio para todos os tecidos do corpo. A anemia tem uma multiplicidade de causas, como hereditariedade, problemas na médula óssea, doenças crônicas, perda de sangue ou, a mais comum, deficiência de uma série de vitaminas no corpo.
Cada caso deve ser tratado de forma específica, que deve ser indicada pelo hematologista. A prevenção também é específica para cada tipo, mas quase sempre envolve uma mudança de alimentação. A doutora Maria conta que a “anemia por falta de vitamina, como ferro, vitamina B12 ou ácido fólico, pode ser resolvida com uma alimentação variada, mais rica em nutrientes variados”.
A médica hematologista Maria Amorelli conclui que sempre que uma pessoa vê sintomas como fraqueza, cansaço, falta de ar e tonturas, deve procurar um clínico geral ou um hematologista, médico que vai investigar a causa e fazer todas as suplementações necessárias para curar o problema.
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C’è chi vuole sostituire il made in Europe con il made in France e a noi non sta bene. L’Italia è eccellenza mondiale riconosciuta in un settore dove l’Ue deve accelerare. Risponde da Riga l’europarlamentare di Ecr/FdI Elena Donazzan, dove sta partecipando all’Ecr Bureau Meeting dedicato alla nuova difesa europea. Una due giorni ricca di dialoghi con i maggiori esponenti delle istituzioni comunitarie, come Jānis Karlsbergs, Presidente del Consiglio di amministrazione dell’Organizzazione transatlantica lettone e della StratCom della Nato, o Mario Mauro, Coordinatore europeo per il corridoio di trasporto Ten-T Baltico-Mar Nero-Egeo, o il Vicepresidente del Parlamento Europeo Roberts Zīle. “Non accettiamo che nella ridefinizione dell’industria della difesa ci sia una Francia che assegna i compiti agli altri: non funziona così”, dice Donazzan a Formiche.net.
Come i paesi europei stanno affrontando il tema fondamentale della difesa e dell’industria ad essa connessa?
I conservatori di Ecr lo stanno affrontando con un giusto pragmatismo, senza furore vista la delicatezza del tema: occorre praticità rispetto al contesto in cui viviamo oggi, ovvero una stagione molto particolare nata all’indomani dell’aggressione russa all’Ucraina in cui l’Europa stessa deve ripensare al suo modello di difesa che ha in qualche modo lasciato sempre o delegato totalmente alla Nato.
Da dove iniziare?
Da un lato l’Ue deve riservarsi un posto da compartecipe e dall’altro deve essere consapevole che l’Europa stessa è molto differenziata nelle sue sensibilità. La forza dei ragionamenti portati avanti in Europa da Ecr è quella di leggere le sensibilità dei singoli paesi che compongono l’Europa, senza volere in questo caso una taglia unica per la difesa per tutti. Faccio l’esempio dei Paesi baltici, dove la storia recente è fatta di preoccupazione: lì il rischio è percepito in modo diverso rispetto ad un’aggressione via terra. Per cui ci sono esigenze che devono essere affrontate con l’attenzione dovuta.
I paesi di area med che cosa si aspettano e cosa possono dare?
Le scelte vanno fatte rispettando le diverse peculiarità: ad esempio, per noi Paesi del Mediterraneo va tenuta in debita considerazione anche la cultura del rapporto tra territorio e difesa, che è molto forte e molto radicata, con una bella eredità data dalla nostra particolare e invidiabile posizione nel Mediterraneo. Per cui dobbiamo costruire un programma della difesa che tenga conto di una certa dose di indipendenza, del rispetto dei trattati, delle scelte dei singoli Stati membri, ma non è tutto.
Ovvero?
D’altro canto, però, dobbiamo provare a costruire un’autonomia dell’industria della difesa ed è questo il tema principale che abbiamo trattato in questi due giorni a Riga, partendo da un tema strategico come la cultura della difesa. Si tratta di una forma di educazione. Nei 27 Stati membri c’è chi ha, per esempio, un servizio militare obbligatorio, chi ce l’ha su base volontaria e chi lo sta ripensando. Germania e Francia inoltre hanno già deliberato di voler aumentare il loro contingente di riservisti e ieri il nostro ministro della difesa Guido Crosetto ha presentato una proposta di revisione dell’intera struttura della difesa, pensando ad un ampliamento e a una riserva organizzata. Ci rendiamo tutti conto che questi sono temi di straordinaria attualità, che vanno affrontati anche con velocità.
Come una maggiore mobilità militare all’interno dell’Ue potrà dare un contributo alla sicurezza europea, anche in riferimento alla nuova cooperazione da immaginare con la Nato?
La voce mobilità è fondamentale e direi che è un prerequisito. Mi spiego: possiamo avere procedure di comando e controllo da costruire, possiamo avere divise diverse da vestire, sempre ovviamente con la mimetica, ma con colori leggermente diversi, ma non possiamo non avere la stessa capacità di muovere il tutto all’interno dell’Europa. Quando è stato discusso il dossier sulla mobilità militare è emerso che occorre purtroppo un mese e mezzo di pratiche e di timbri per spostare una brigata dalla Francia all’Ucraina. Un lasso di tempo impossibile: per cui serve affrontare con chiarezza la questione della burocrazia e delle procedure. C’è bisogno con urgenza di una Schengen militare.
Sulla difesa, però, il parlamento italiano vede le opposizioni divise.
L’opposizione vive una sua profonda frustrazione in questo campo, perché ha una ideologia di fondo che è antimilitarista, che si tramuta in una sua incapacità di guardare la politica estera. Negli anni questo si è visto con chiarezza e ha fatto da contraltare alla credibilità con cui il Governo Meloni ha affrontato l’argomento, mettendo sempre al centro l’interesse nazionale in una postura che è quella di relazioni internazionali robuste, serie e non piegate ad altre logiche. Vorrei ricordare, inoltre, che abbiamo ereditato politiche dei governi di sinistra che hanno depotenziato tutta la struttura della difesa italiana dal punto di vista della motivazione e degli investimenti. Lavoriamo per invertire la rotta.
Ci avviciniamo al vertice di Ankara, dove si tratteranno temi complessi come il futuro della Nato e l’industria europea della difesa: guardando anche alle grandi competenze che le aziende italiane hanno, quale potrà essere il nostro ruolo?
Come vicepresidente della Commissione industria e come membro della Commissione difesa, osservo che il tentativo francese è sempre quello sostituire il made in Europe con il made in France. Per cui dovremo essere bravi nel far emergere la qualità della nostra capacità di produrre: l’Italia non è seconda a nessuno. Noi abbiamo campioni come Leonardo e Fincantieri, abbiamo competenze straordinarie, abbiamo una storia di tradizione che passa da Iveco Defence. Parliamo di mezzi che sono venduti in tutto il mondo, senza dimenticare le eccellenze dell’aeronautica e dello spazio. L’Italia è la nazione in Europa che ha una storia di spazio estremamente robusta che ci fa stare in tutte le missioni della Nasa. Quindi noi non accettiamo che nella ridefinizione dell’industria della difesa ci sia una Francia che assegna i compiti agli altri: non funziona così. Noi vogliamo che nei programmi ci sia la collaborazione di almeno due Stati membri. Per cui l’Italia è un partner bello e affidabile. Bello nel senso che ha buone relazioni e affidabile perché ha competenze e capacità oggettive.
Serve più europeismo sull’Ucraina, traguardo che si può raggiungere con un volto Ue dedito al negoziato e non con piccole riunioni che non decidono nulla. Parte da questa considerazione valoriale Giorgia Meloni nel suo intervento in Aula, in vista del Consiglio europeo.
Lo scatto che deve fare l’Ue
Lungo e articolato il nerbo delle comunicazioni con cui la presidente del Consiglio dice essenzialmente due cose: serve una svolta europea su Kyiv (anche nelle teste di chi convoca vertici ristretti) e l’Italia non è parte del conflitto iraniano e non intende diventarlo.
Sul primo punto la traccia è chiara: il periodo in cui viviamo è caratterizzato da “trasformazioni profonde e sfide complesse”, come la guerra in Ucraina che proprio oggi supera, per durata, la Prima Guerra Mondiale. L’Italia, spiega Meloni, resta coerente: sia nella solidarietà all’Ucraina che nel sostegno alla sua difesa oltre che a mantenere la pressione su Mosca. Ma Meloni aggiunge un elemento di prospettiva: dal momento che la fermezza da sola non basta più, occorre una visione di lungo periodo. Ovvero gettare le basi per le condizioni della pace, “lavorando, insieme ai nostri alleati, a solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina e a una nuova architettura di sicurezza europea che possa assicurare stabilità nel lungo periodo”.
Il modus operandi: l’unità
E come si raggiunge tale ambizioso risultato? Tramite “l’unità euro-atlantica e il coordinamento tra Europa e Stati Uniti, sfida non sempre facile, ma necessaria”. Dunque, sottolinea con veemenza, è l’Europa a doverle negoziare, senza subire i diktat altrui: cosa che non è immaginabile senza una figura che “possa rappresentare gli interessi europei nel tavolo negoziale, perché procedere a tentoni con formati variabili, non adeguatamente rappresentativi, produce solo frammentazione, confusione, debolezza”.
E aggiunge un passaggio nevralgico: “Il tema vero, dal mio punto di vista, non è chi faccia o meno parte di questo o di quel formato, ma piuttosto il fatto che, allo stato, nessun formato ha la legittimità per parlare a nome dell’intera Europa”. Per questo motivo “sostengo, da tempo, la necessità di individuare una figura autorevole, investita della fiducia e del mandato di tutti gli Stati Membri per portare il punto di vista dell’Europa, ed è in questa direzione che continuo a lavorare”.
Da qui, poi, (e solo da questa premessa) si potrà partire per inseguire l’altro grande obiettivo: l’ingresso dell’Ucraina nell’Ue, ma senza sorpassare paesi come Moldova e Balcani occidentali che sono in attesa ormai da anni e che hanno risposto positivamente ai capitoli di riforme stimolati da Bruxelles.
Iran e no war
Il secondo punto che verrà trattato nel prossimo Consiglio europeo è la crisi in Medio Oriente, “che continua a destare enorme preoccupazione sotto il profilo umanitario, della sicurezza regionale e della stabilità economica globale”. Preoccupazioni che abbracciano secondo il presidente del consiglio gli equilibri internazionali, la libertà di navigazione, i mercati energetici, le catene di approvvigionamento, le economie europee, compresa quella italiana. La linea di Palazzo Chigi, ribadisce, non cambia: l’Italia non è parte del conflitto, e non intende diventarne. “Il nostro obiettivo è che la guerra termini al più presto, che si eviti un ulteriore allargamento della crisi e che si creino le condizioni per riportare il confronto dentro un percorso politico e diplomatico”.
Infine un passaggio sulla difesa. Secondo Meloni si discute di percentuali, ma il tema della sicurezza è senza dubbio più ampio. “Il tema della sicurezza non è solo difesa, non sono solo armi, anche per quello che riguarda la difesa noi dobbiamo fare i conti con il fatto che quello che vediamo accadere attorno a noi ci racconta un modello che sta cambiando”.
Le opposizioni divise
Ma mentre il centrodestra ha presentato una risoluzione unitaria siglata da tutti i partiti (FdI, Lega, Forza Italia e Noi Moderati), il campo largo è diviso. Secondo il Pd “la prospettiva dell’adesione dell’Ucraina all’Unione europea rappresenta una scelta strategica fondamentale per il continente europeo e il concreto avanzamento del percorso di integrazione europea”, si legge nelle premesse. Per cui impegna il governo ad “adoperarsi, insieme ai partner europei, per garantire la prospettiva dell’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea e promuovere l’apertura dei capitoli negoziali”. Fa alcuni distinguo il Movimento 5 Stelle che non accetta l’idea dell’Ucraina in Ue.
PSP recupera viaturas furtadas em Tavira e Olhão, apreende combustível e detém oito pessoas em Portimão.
O conteúdo PSP recupera viaturas furtadas em Tavira e Olhão e detém oito pessoas em Portimão aparece primeiro em Barlavento.

“Before we could have four deaths [of children] in a week or 15 days, but now we record maybe one death,” says Blessings Juma, head of the pediatric ward at Mangochi District Hospital in Malawi. The health worker attributes this change to IMPALA, a monitoring system with artificial intelligence designed to detect early deterioration in hospitalized patients and thus reduce child mortality in low-resource clinics.

A necessidade de mão de obra estrangeira nos países da União Europeia (UE) não corresponde ao tratamento dispensado a esses trabalhadores, que enfrentam elevados níveis de discriminação e exploração, segundo um relatório sobre direitos fundamentais publicado hoje.
A Agência dos Direitos Fundamentais (FRA) da UE, no seu relatório anual divulgado hoje, foca com especial atenção a exploração laboral no espaço comunitário, classificando-o como um dos grandes problemas que enfrentam os 27 Estados-membros.
A FRA destaca que os trabalhadores de fora da UE estão a ser cada vez mais utilizados para colmatar a escassez de mão de obra, muitas vezes em contradição com as rigorosas políticas comunitárias de migração e com as posições anti-imigração de alguns dos seus países membros.
Uma vez na Europa, esses trabalhadores estão expostos ao risco de discriminação, racismo e exploração.
A agência da UE assinala, por exemplo, que as autorizações de residência concedidas em ligação a um determinado posto de trabalho expõem esses trabalhadores ao perigo de exploração laboral.
Em 2025, a UE registava uma taxa de vagas de emprego de 2,1%, o que representa milhões de postos de trabalho por preencher, especialmente na construção, saúde, cuidados e na hotelaria.
O relatório refere-se às tentativas de atrair trabalhadores, por exemplo, através de uma plataforma digital de ofertas de emprego acordada em novembro passado, e recorda que a regulamentação proposta oferece garantias e salvaguardas para os imigrantes.
No entanto, as organizações sindicais europeias têm assinalado que existe o risco de práticas de contratação fraudulentas e de problemas no cumprimento dos direitos laborais.
A FRA recorda que, em relatórios anteriores, já tinha salientado que os trabalhadores estrangeiros são mais vulneráveis à exploração, devido à sua dependência em relação aos empregadores para renovar as respetivas autorizações de residência, assim como ao desconhecimento da língua e respetivos direitos.
O relatório sublinha evidências de um aumento do tráfico de pessoas para a UE com o objetivo de exploração laboral, assim como de condições de trabalho precárias dos trabalhadores de países terceiros em comparação com os nascidos nos países da União Europeia.
A FRA presta especial atenção à situação dos trabalhadores deslocados da Ucrânia devido à invasão da Rússia, salientando que, enquanto os cidadãos ucrianianos podem aceder ao mercado de trabalho logo à chegada à UE, os requerentes de asilo de outros países podem ser obrigados a esperar até seis meses.
De acordo com os dados da agência, a taxa de emprego dos imigrantes de países terceiros é 13 pontos inferior à dos nacionais, uma diferença que sobe para 20 quando se trata de mulheres.
Além das taxas de emprego, a FRA alerta que a qualidade do trabalho dos nacionais de países terceiros pode afetar significativamente o seu bem-estar e o risco de viverem na pobreza.
“Os resultados dos inquéritos da FRA apontam para uma elevada insegurança laboral e um emprego precário, particularmente entre os nacionais de países terceiros recém-chegados”, alerta o relatório.
O texto indica que 35% dos estrangeiros de países terceiros têm empregos pouco qualificados, em comparação com 8% da população geral nos 27 países da União Europeia, sendo que quase metade dos trabalhadores de fora da UE desempenha funções para as quais estão sobrequalificados.
Em geral, os imigrantes denunciam que enfrentam muitos obstáculos para aceder ao mercado de trabalho, discriminação e racismo nos respetivos empregos, e um terço deles revela dificuldades em chegar ao fim do mês com os salários que lhes são pagos, o dobro do que se verifica na população em geral.
L'essentiel de l'actualité, passé au crible par les cinq plumes du Courrier. Dans votre boîte, chaque jour ouvré.
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JE M'INSCRIS lecourrierdesstrateges.frLe petit-déjeuner français vient de gagner quelques lignes supplémentaires sur ses étiquettes. Avec le décret n°2026-312 du 24 avril 2026, la France transpose la directive européenne 2024/1438, adoptée par l’Union européenne pour renforcer la traçabilité et l’information du consommateur. Une réforme présentée comme technique, mais qui illustre une fois encore l’appétit réglementaire de Bruxelles.
Deux grands formats par jour. Les cinq plumes du Courrier. La série Sécession, le dimanche.
Le monde commente. Vous, vous comprenez.
S'ABONNER lecourrierdesstrateges.frLe changement le plus spectaculaire concerne le miel. Désormais, les mélanges devront préciser chaque pays d’origine dans le champ visuel principal de l’emballage, avec indication du pourcentage correspondant à chaque provenance. Les producteurs devront être capables de justifier ces chiffres grâce à une documentation complète de leur chaîne d’approvisionnement.
Journal de l'EconomieAurélie Giraud
Sur le papier, la mesure vise à lutter contre les fraudes et à mieux informer les consommateurs. Dans la pratique, elle implique de nouveaux coûts administratifs : suivi documentaire renforcé, refonte des emballages, adaptation des logiciels de gestion et multiplication des contrôles. Les grands groupes disposent déjà de services conformité dédiés. Les petits apiculteurs et conditionneurs, eux, devront absorber ces charges supplémentaires.
Le Courrier des StratègesÉric Verhaeghe
Les confitures sont également concernées. Le seuil minimal de fruits passe à 450 grammes par kilo pour les confitures classiques et à 500 grammes pour les confitures extra. Les jus de fruits voient apparaître de nouvelles catégories liées à la réduction des sucres naturels, avec des critères précis à respecter.
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REJOINDRE LE FIL t.me/resterlibreCertes l’objectif est sanitaire, pourtant, les bénéfices réels pour le consommateur restent limités. Une confiture contenant davantage de fruits n’est pas nécessairement un produit moins calorique, tandis que les nouvelles dénominations sur les jus relèvent davantage du marketing réglementé que d’une révolution nutritionnelle. En revanche, les industriels devront reformuler certaines recettes et réimprimer des millions d’emballages.
Le Courrier des StratègesÉric Verhaeghe
Le Conseil de l'Union européenne présente cette révision comme un progrès démocratique. David Clarinval, alors vice-premier ministre belge et ministre de l'agriculture, déclarait lors de l'adoption : les nouvelles règles possibles aux consommateurs « de faire des choix plus éclairés et plus sains. » Belle intention. Sauf que les grands industriels absorberont ces contraintes par des économies d’échelle ; les petits producteurs et artisans, souvent familiaux, subiront de plein fouet les frais fixes de recomposition et d’emballage. La norme descend jusque dans le pot de confiture, là où la marge est déjà mince et la concurrence internationale rude.
Le Courrier des StratègesRédaction
Cette réforme illustre une fois de plus la dérive d’une Union européenne qui ne sait plus s’arrêter. Sous couvert de protection du consommateur, elle renforce le pouvoir des bureaucraties et des grands acteurs capables d’influencer ou d’anticiper les normes à Bruxelles, au détriment de la diversité des productions locales et de la liberté entrepreneuriale.
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LAISSER UN POURBOIRE merci !Après les champs, les usines et les commerces, la réglementation descend désormais jusque dans le pot de confiture. Une preuve supplémentaire que la bureaucratie européenne ne se contente plus de fixer les règles du marché : elle entend désormais en définir chaque détail, jusqu’au contenu du petit-déjeuner.

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