Plane on way to pick up Yadier Molina and his family crashed in Dominican Republic, killing pilot and co-pilot
A pilot and co-pilot from the United States have died in a fiery plane crash as they attempted an emergency landing in the Dominican Republic, authorities said.
Former major league baseball all-star catcher Yadier Molina said on social media that the plane was bound for Texas to pick him up, along with family and friends.
La vittoria di Kimi Antonelli a Monaco ha lasciato anche una foto simbolo. Sul podio con lui è salito Toto Wolff, il capo della Mercedes. In Formula 1 non succede sempre: il trofeo del team può ritirarlo anche un ingegnere, un tecnico o un altro uomo del box. Stavolta è andato Wolff. Una benedizione pubblica per il ragazzo italiano che Mercedes ha scelto come volto del nuovo ciclo.
In F1 sul podio sale un rappresentante del team, non sempre il capo della scuderia
C’è una foto che racconta meglio di tante parole il momento di Kimi Antonelli in Formula 1: lui sul podio di Monaco, con la tuta Mercedes, e accanto Toto Wolff. Non un volto qualunque del box. Il capo della scuderia.
La vittoria nel Principato ha già un valore enorme di per sè. Antonelli ha vinto a 19 anni, ha confermato il suo dominio nel Mondiale e ha riportato un italiano davanti a tutti in una delle gare più iconiche del calendario. Ma la presenza di Wolff sul podio aggiunge un altro pezzo al racconto che Kimi sta scrivendo.
In Formula 1, infatti, sul podio non salgono soltanto i primi tre piloti. C’è anche un quarto trofeo, quello destinato al costruttore vincitore. A riceverlo può essere un rappresentante del team. Non deve essere per forza il Team Principal. Spesso può salire un ingegnere, un tecnico, un meccanico, un responsabile strategico o una figura interna che ha avuto un ruolo nel weekend.
Quando a prendere quel posto è Toto Wolff, però, la scena cambia significato. Wolff non è solo un dirigente. È il volto della Mercedes moderna, l’uomo che ha guidato la squadra nell’era dei titoli mondiali, dei trionfi con Lewis Hamilton, della struttura diventata modello di efficienza nel paddock.
Per questo la sua presenza accanto ad Antonelli può essere letta come l’investitura più grande che la Mercedes potesse fare. Non un comunicato, non una frase di circostanza, non una promessa per il futuro. Un’immagine pubblica, davanti al mondo, nel giorno in cui il pilota italiano si prende Monaco.
Toto Wolff è il Team Principal, CEO e co-proprietario della Mercedes-AMG Petronas Formula One Team. Nato a Vienna nel 1972, ha corso da pilota prima di spostarsi nel mondo degli investimenti e della gestione sportiva. È arrivato in Mercedes nel 2013, dopo l’esperienza da investitore e dirigente in Williams. Da lì ha costruito una delle macchine più vincenti della Formula 1 moderna.
I numeri spiegano meglio del curriculum. Con Wolff al comando, Mercedes ha vinto 8 Mondiali Costruttori consecutivi e 7 Mondiali Piloti. L’era d’oro è stata quella con Lewis Hamilton, ma anche con Nico Rosberg e Valtteri Bottas il team è rimasto per anni il punto di riferimento del paddock. Una squadra capace di vincere, gestire rivalità interne e restare fredda anche nei momenti di massima pressione.
Wolff non è solo un capo da muretto. È anche un uomo d’affari, un dirigente abituato a leggere la Formula 1 come sport, industria e spettacolo globale. Nel 2020 la proprietà del team è stata riorganizzata con quote tra Mercedes-Benz Group, INEOS e lo stesso Wolff. Da quel momento il suo peso non è stato soltanto tecnico o sportivo, ma anche societario.
Fuori dalla pista, Wolff è sposato con Susie Wolff, ex pilota britannica e oggi managing director della F1 Academy, il progetto della Formula 1 dedicato alla crescita delle giovani pilote. La coppia ha un figlio, Jack. Wolff ha anche altri due figli, Benedict e Rosa, nati da un precedente matrimonio.
Con Antonelli, la Mercedes non sta più parlando di futuro. Sta parlando di presente. Lo ha scelto da ragazzino, lo ha lanciato in Formula 1 e lo ha difeso quando il salto sembrava enorme. Ora vince, guida il Mondiale e può diventare il volto della nuova era.
Il podio di Monaco ha raccontato tutto senza bisogno di molte parole. Antonelli non è più il ragazzo da proteggere. È diventato il centro del progetto. E Wolff, salendo accanto a lui, ha messo la faccia sulla scelta più importante della Mercedes degli ultimi anni.
Per il team è anche una risposta a chi aveva dubbi. Promuovere un pilota così giovane in una scuderia abituata a vincere era una scelta rischiosa. Farlo dopo l’era Hamilton, ancora di più. Le vittorie cambiano tutto. E Monaco, in Formula 1, non è mai una vittoria qualsiasi.
Adesso Antonelli corre con aspettative diverse. Ha talento, stanno arrivando i risultati, attenzione mediatica e il sostegno esplicito del suo capo. La Mercedes gli ha dato macchina, fiducia e immagine. Il resto lo sta facendo lui, gara dopo gara.
Kimi Antonelli non è più solo il futuro della Formula 1. A 19 anni vince, guida il Mondiale e fa crescere anche il suo valore economico. Lo stipendio fisso è ancora lontano da Verstappen e Hamilton, ma bonus, premi e sponsor possono cambiare in fretta le cifre.
Lo stipendio fisso è solo una parte: vittorie, podi e sponsor possono far salire i guadagni
Kimi Antonelli è diventato il nome che tutti guardano in Formula 1. A 19 anni, il pilota bolognese della Mercedes sta vivendo una stagione da protagonista assoluto: vittorie, record, leadership mondiale e una pressione che cresce a ogni gran premio. Il trionfo a Monaco, arrivato 22 anni dopo l’ultimo successo italiano nel Principato firmato da Jarno Trulli nel 2004, ha trasformato il suo 2026 in un caso sportivo ed economico.
Il punto ora non è solo quanto vince, ma quanto vale. Perché in Formula 1 il rendimento in pista cambia rapidamente anche il peso commerciale di un pilota. Antonelli è giovane, italiano, corre per una scuderia globale come Mercedes e sta diventando uno dei volti più riconoscibili del Circus. Tutti elementi che incidono su stipendio, bonus e pubblicità.
Le cifre dei contratti in F1 non sono pubbliche e vanno trattate come stime. Secondo alcune valutazioni specializzate, la parte fissa dello stipendio di Antonelli nel 2026 si aggirerebbe intorno ai 2 milioni di dollari. Altre stime, tra cui quelle circolate su Forbes per la stagione precedente, indicano una base da circa 5 milioni di dollari, con una quota variabile legata ai risultati da 7,5 milioni di dollari.
Lo stipendio fisso è solo il punto di partenza. La vera crescita arriva dai bonus: vittorie, podi, pole position, punti conquistati, classifica piloti e obiettivi del team. Con una stagione come quella che Antonelli sta costruendo, la parte variabile può diventare molto più pesante della base contrattuale.
Il confronto con i big resta comunque enorme. Max Verstappen viaggia su cifre da superstar, con guadagni stimati nell’ordine di decine di milioni di dollari a stagione. Anche Lewis Hamilton resta in un’altra categoria economica, spinto da ingaggio, status, sponsor e peso globale del suo marchio personale. Antonelli non è ancora su quei livelli, ma la distanza può ridursi molto più velocemente del previsto.
La Mercedes lo sa. Un pilota che vince a 19 anni, porta risultati, attira pubblico e crea attenzione mediatica diventa subito un asset. Per questo il prossimo rinnovo sarà uno dei passaggi più delicati. Se Antonelli continuerà a guidare il Mondiale e a vincere gare, il suo stipendio fisso sarà quasi certamente ritoccato verso l’alto.
C’è poi il capitolo pubblicità. Antonelli ha un profilo molto appetibile per i marchi: è giovane, pulito, italiano, competitivo e già inserito in un contesto internazionale. La Formula 1, negli ultimi anni, è diventata sempre più social e sempre più pop. Un pilota così può interessare sponsor legati ad automotive, moda, tecnologia, lifestyle, orologi, energia e brand globali che cercano un volto nuovo.
La forza commerciale di Antonelli non dipende solo dai risultati. Conta anche la narrazione: il ragazzo cresciuto nel vivaio Mercedes, l’italiano che riporta il tricolore davanti in F1, il pilota capace di sfidare Verstappen e Hamilton senza sembrare schiacciato dal confronto. È materiale perfetto per campagne pubblicitarie, partnership personali e accordi di immagine.
Il caso Monaco lo dimostra. Vincere nel Principato significa entrare in una vetrina diversa da tutte le altre. Montecarlo è storia, sponsor, lusso, televisioni, ospiti, brand e reputazione. Una vittoria lì pesa anche fuori dalla pista. Per Antonelli, il successo nel GP più glamour del calendario vale molto più dei punti in classifica.
La parte sportiva resta il motore di tutto. Senza risultati, non ci sono bonus e non cresce il valore commerciale. Ma se il 2026 continuerà su questa linea, Antonelli può passare in tempi rapidi dalla fascia dei giovani talenti ben pagati a quella dei piloti simbolo del Mondiale.
Per ora Verstappen e Hamilton restano lontani nelle classifiche degli ingaggi. Ma Antonelli ha dalla sua una cosa che vale tantissimo: il tempo. A 19 anni ha già vittorie, record, attenzione globale e una macchina competitiva. Lo stipendio di oggi racconta il punto di partenza. I prossimi contratti diranno quanto vale davvero il nuovo fenomeno della F1.
Il Gruppo E dei Mondiali 2026 (qui le convocazioni per tutte le Nazionali) comprende Germania, Curaçao, Costa d’Avorio ed Ecuador. La prima partita sarà Costa d’Avorio-Ecuador, in programma il 14 giugno al Philadelphia Stadium.
Germania favorita, debutto contro Curaçao a Houston
La Germania parte da favorita nel Gruppo E. La nazionale di Julian Nagelsmann arriva al Mondiale 2026 con il decimo posto nel ranking Fifa e con quattro titoli vinti nel 1954, 1974, 1990 e 2014.
La rosa tedesca ha un valore vicino ai 947 milioni di euro. I giocatori più rappresentativi sono Jamal Musiala, Florian Wirtz, Joshua Kimmich, Manuel Neuer, Antonio Rüdiger, Nico Schlotterbeck, Kai Havertz, Leroy Sané e Nick Woltemade. Musiala e Wirtz sono i profili tecnici principali, entrambi valutati 100 milioni da Transfermarkt.
Il calendario mette subito la Germania di fronte a Curaçao, il 14 giugno allo Houston Stadium. La seconda partita sarà contro la Costa d’Avorio a Toronto. La chiusura del girone arriverà contro l’Ecuador al New York New Jersey Stadium.
Le quote per la vittoria del Gruppo E indicano la Germania davanti a tutte: 1/3 secondo Oddspedia. Ecuador, Costa d’Avorio e Curaçao seguono nelle previsioni dei bookmaker. Dopo due eliminazioni consecutive nella fase a gironi, nel 2018 e nel 2022, la Germania entra nel torneo con l’obiettivo minimo di tornare alla fase a eliminazione diretta.
Ecuador, dal grande percorso nelle qualificazioni al sogno mondiale
L’Ecuador arriva al Mondiale 2026 dopo un percorso di qualificazione sudamericano molto solido. La squadra di Sebastián Beccacece ha chiuso al secondo posto nel girone Conmebol e si presenta al 24esimo posto nel ranking Fifa. Il miglior risultato nella storia dei Mondiali resta l’ottavo di finale raggiunto nel 2006.
Il valore della rosa è di circa 366 milioni di euro. Il nome principale è Moisés Caicedo, centrocampista del Chelsea. Accanto a lui ci sono Piero Hincapié, Willian Pacho, Pervis Estupiñán, Kendry Páez, Enner Valencia, Kevin Rodríguez e Joel Ordóñez.
L’Ecuador ha una struttura riconoscibile, con molti giocatori abituati al calcio europeo e una fase difensiva che ha funzionato bene durante le qualificazioni. Le quote lo indicano come seconda forza del girone: 4/1 per il primo posto secondo Oddspedia. L’esordio contro la Costa d’Avorio sarà una gara rilevante per la corsa alle prime due posizioni.
Costa d’Avorio e Curaçao, obiettivo superare i gironi
La Costa d’Avorio torna al Mondiale dopo l’ultima partecipazione del 2014. La nazionale allenata da Emerse Faé ha vinto il proprio girone africano di qualificazione. Attualmente è al numero 34 del ranking Fifa. Nella storia della competizione non ha mai superato la fase a gironi, fermandosi al primo turno nel 2006, 2010 e 2014.
La rosa ivoriana vale circa 522 milioni di euro, dato superiore a quello dell’Ecuador. I nomi principali sono Amad Diallo, Franck Kessié, Ibrahim Sangaré, Evan Ndicka, Ousmane Diomande, Wilfried Singo, Simon Adingra, Nicolas Pépé ed Elye Wahi. Il gruppo ha fisicità, esperienza internazionale e diversi giocatori in club europei di primo livello.
Curaçao parte da debuttante assoluta. La nazionale di Dick Advocaat ha vinto il proprio girone Concacaf e giocherà per la prima volta un Mondiale. Non solo, è anche la nazione più piccola di sempre a partecipare alla competizione. Nel ranking Fifa si piazza al numero 82, mentre il valore della rosa è di circa 26 milioni di euro.
I giocatori più noti sono Leandro Bacuna, Juninho Bacuna, Tahith Chong, Armando Obispo, Riechedly Bazoer, Sontje Hansen ed Eloy Room. Curaçao è indicata come outsider del gruppo, con quota 100/1 per il primo posto secondo Oddspedia. Il debutto contro la Germania sarà il test più complesso sulla carta.
Calendario del Gruppo E: date, stadi e partite
Il Gruppo E dei Mondiali 2026 si giocherà tra Stati Uniti e Canada. Il 14 giugno sono in programma Costa d’Avorio-Ecuador al Philadelphia Stadium e Germania-Curaçao allo Houston Stadium.
La seconda giornata prevede Germania-Costa d’Avorio il 20 giugno al Toronto Stadium e nello stesso giorno Ecuador-Curaçao al Kansas City Stadium.
Il girone si chiuderà il 25 giugno con due partite in contemporanea. Ecuador-Germania è prevista al New York New Jersey Stadium. Curaçao-Costa d’Avorio si giocherà al Philadelphia Stadium.
Passano ai sedicesimi le prime due classificate di ogni girone e le otto migliori terze. La Germania parte davanti per valore della rosa e tradizione. Ecuador e Costa d’Avorio hanno organici competitivi e possono giocarsi il secondo posto. Curaçao ha meno esperienza e meno valore complessivo, ma l’allargamento del torneo lascia aperta anche la corsa al terzo posto.
C’è un momento, all’Autodromo Riccardo Paletti di Varano de’ Melegari, in cui il rumore dei motori lascia spazio alle parole. Accade all’inizio della giornata, quando Gordon de Adamich e il suo staff accolgono gli allievi per una breve introduzione teorica. Pochi minuti, giusto il tempo di spiegare la posizione di guida, le mani sul volante e la ripartizione dei pesi in auto durante le manovre. Poi si esce dall’aula e si va in pista. Ed è lì che inizia il vero viaggio dentro il mondo del Biscione.
La Alfa Romeo Driving Academy powered by Scuderia de Adamich non è un semplice corso di guida. È un’esperienza costruita attorno a uno dei valori ancora centrali: il piacere di stare al volante. Un concetto che può sembrare quasi anacronistico in un’epoca dominata da assistenti elettronici, radar e software sempre più sofisticati, ma che a Varano continua a essere insegnato con metodo e rigore.
La formula è collaudata. Dopo il briefing iniziale si passa immediatamente alla pratica. Si affrontano esercizi dedicati alle traiettorie, alla gestione del sottosterzo e del sovrasterzo, alle tecniche di frenata e all’analisi della telemetria. Nulla viene lasciato al caso. Ogni errore viene spiegato, ogni miglioramento misurato, ogni progresso costruito giro dopo giro.
La differenza la fanno soprattutto gli istruttori. Tutti provengono dal mondo delle competizioni. Non si limitano a spiegare una tecnica, ma la trasmettono attraverso l’esperienza maturata in anni di attività. Ed è probabilmente questo il motivo per cui, al termine della giornata, si torna a casa guidando meglio di come si era arrivati. Anche i momenti di pausa diventano parte integrante dell’esperienza. I box sono stati trasformati in veri salotti climatizzati dove confrontarsi con gli istruttori, analizzare i dati raccolti in pista o semplicemente osservare il lavoro degli altri partecipanti. L’atmosfera è rilassata ma professionale. Le vetture sono nuove, perfettamente mantenute e preparate con la stessa attenzione che ci si aspetterebbe da una struttura che della qualità ha fatto uno dei propri punti di forza.
Il circuito di Varano sembra nato per questo genere di attività. Le curve consentono di affrontare situazioni molto diverse tra loro, mentre il rettilineo permette di lavorare su accelerazione e frenata in totale sicurezza. Ogni tratto del tracciato diventa uno strumento didattico. La scuola porta il nome di Andrea de Adamich, pilota, collaudatore e divulgatore che ha contribuito a formare generazioni di automobilisti. Oggi il timone è nelle mani del figlio Gordon, cresciuto all’interno della struttura e per anni al fianco del padre nell’organizzazione e nell’evoluzione dei corsi. Una continuità che si percepisce in ogni dettaglio.
A disposizione degli allievi c’è una gamma che racconta bene il presente di Alfa Romeo. Giulia Quadrifoglio e Stelvio Quadrifoglio rappresentano il vertice delle prestazioni e del coinvolgimento emotivo, ma una delle sorprese della giornata arriva dalla Junior Veloce. La compatta elettrica dimostra infatti come il piacere di guida possa convivere con la nuova mobilità, offrendo reazioni precise e una dinamica capace di divertire anche tra i cordoli. Accanto a lei trova spazio anche Tonale, interprete di un equilibrio riuscito tra comfort, tecnologia e comportamento stradale.
La Driving Academy si inserisce in una fase di rilancio per Alfa Romeo. Il brand ha chiuso il 2025 con una crescita globale del 20%, registrando risultati significativi in Europa e nei principali mercati internazionali. A trainare questa espansione è soprattutto la Junior, che ha già superato quota 70.000 ordini in quaranta Paesi e rappresenta oggi uno dei pilastri della strategia commerciale del Biscione.
England will face Croatia, Ghana and Panama while Scotland will meet Haiti, Morocco and Brazil in the 48-team tournament held across Mexico, Canada and the USA
More than £3bn is due to be spent on the proposed road tunnel between Kent and Essex, which is estimated to have higher costs per mile than HS2
Ministers have earmarked more than £170m extra to help build the Lower Thames Crossing road tunnel, fuelling concerns over the “spiralling” costs of one of the UK’s largest planned infrastructure projects.
The proposed £11bn route under the Thames between Kent and Essex is already estimated to cost more each mile than the HS2 high-speed rail link from London to Birmingham. It was given the funding boost as part of a plan to spend £3.1bn of public money on the project, before a hoped-for injection of £7.5bn by a private sector firm.
Gli animali dello zoo di Guadalajara, in Messico, hanno previsto i risultati di alcune partite dei Mondiali di calcio che si svolgeranno per la prima volta in tre nazioni, Canada, Messico e Stati Uniti d’America.
Gli elefanti hanno scelto il Messico al posto del Sudafrica, i gorilla hanno preferito l’Uruguay alla Spagna, un puma ha optato per la Corea del Sud al posto della Repubblica Ceca e le giraffe hanno scelto la Repubblica del Congo al posto della Colombia. Un’iniziativa curiosa che trasforma lo zoo in un insolito “osservatorio” calcistico a misura di animale.
“Il Fatto a spicchi” è la rubrica dedicata a chi ama il rumore dei rimbalzi e il fischio delle suole sui parquet dei templi del basket o sul cemento dei campetti di quartiere, a chi non rinuncia a giocare con gli amici neppure se più vecchio e meno tutto di Lebron o a chi vorrebbe farlo senza rompersi le ossa, a chi sogna di diventare campionessa o campione, a chi si commuove quando la figlia o il figlio fanno canestro in palestra e poi nella vita. Perché il basket può essere una scuola di vita. Vediamo come con grandi personaggi che ne hanno fatto e ne fanno la storia in Italia.Sesta puntata
Luca Banchi, 60 anni, spirito da ragazzino, vive in simbiosi con la pallacanestro da sempre, ed è uno dei migliori coach in circolazione. Ha allenato negli StatiUniti, in Russia, in Grecia, in Turchia, in Francia, in Germania e top team italiani tra Milano, Bologna e Siena. Oggi siede sulla panchina azzurra dopo un’esperienza epica su quella della nazionale lettone, dove è riuscito a mettere in fila 24 vittorie su 25 partite nei tornei di qualificazione e il miglior risultato di sempre col quinto posto al campionato del mondo. Parlerebbe di pallacanestro per ore senza fermarsi ed è un piacere ascoltarlo, piacere che qui proviamo a riproporre ai lettori nella necessaria sintesi di un’intervista.
Qual è il valore che il basket le ha dato? Il fortissimo senso di appartenenza a qualcosa che è molto più grande di me. Partecipare a qualcosa che va ben al di là dell’affermazione di sé: il risultato della squadra, i cui progressi come gruppo sono un valore maggiore della gratificazione individuale. Per questo motivo mi sono attaccato a questo sport in un’altra veste una volta che ho smesso di giocare. Il legame era troppo forte e all’epoca, avevo appena diciotto anni, per prendere il patentino di allenatore bisognava per regolamento arbitrare per ventiquattro mesi almeno quaranta partite l’anno. Era positivo perché in un territorio vasto come la provincia di Grosseto in questo modo si riusciva a dare regolare copertura ai campionati giovanili. E, personalmente, mi ha aiutato molto a capire le problematiche dell’arbitraggio e mettermi in quei panni, rendermi conto della gestione del ruolo dell’arbitro rispetto al pubblico, ai genitori soprattutto, ed è stato molto utile per la successiva esperienza da allenatore. In quei momenti, in quegli anni, ho percepito che la pallacanestro era parte della mia vita a prescindere dal ruolo.
E cosa le hanno insegnato gli anni successivi da allenatore? Che la qualità del lavoro di un istruttore di bambini e ragazzi non la misuri dal numero di partite vinte, ma dal numero di atleti che fai ereditare alla categoria di età successiva, a quanto riesci ad allargare la base dei partecipanti e quanti di questi giovani contribuisci a far rimanere nel movimento della pallacanestro: come futuro ct della nazionale, come dirigente sportivo, come genitore che possa indirizzare il figlio al basket pensandolo come il posto migliore in cui stare.
Archivio FIP/Ciamillo-Castoria
Ci sono le finali under19 eccellenza domenica 7 giugno a Roma, negli ultimi anni sempre vetrina di nuovi talenti, e sono in corso le conclusive spettacolari serie per lo scudetto, ma si parla molto di titoli sportivi ceduti, società che spariscono e altre che dovrebbero nascere. Sullo sfondo il sogno o lo spauracchio di Nba Europe. Qual è lo stato di salute della pallacanestro italiana? Nell’ultima stagione ci sono stati episodi capaci di gettare discredito sull’intero movimento, con Serie A e A2 che hanno perso una squadra a stagione in corso. Ma non si può ridurre solo a questo lo stato di salute della nostra pallacanestro. Le categorie giovanili continuano a sfornare ragazzi di grande talento e prospettiva e ci sono dei fiori all’occhiello di cui farci vanto: presenza diffusa sul territorio e organizzazione. Le finali under19 in questi ultimi anni stanno trovando a Roma un palcoscenico capace di esaltare l’evento e impreziosirlo sempre di più: al clinic per allenatori con Zeljko Obradovic c’erano quattrocento giovani coach in apertura di manifestazione… In generale a livello di nazionali giovanili mi pare si ottengano spesso risultati positivi, sia a livello maschile sia femminile e c’è un grande impegno della Fip per dare impulso alle attività per le ragazze e ottenere numeri più elevati di partecipazione. Rispetto ai titoli sportivi trasferiti bisogna dire che il regolamento lo concede e che nessun aspetto di quelle operazioni viola l’etica sportiva. Il basket ha costi sempre più importanti, certo capisco che la delusione sia tanta se realtà con grandi tradizioni vedono scomparire la propria squadra, c’è la passione e c’è il cuore, ma purtroppo non bastano per mantenere in piedi un’impresa sportiva sostenibile. Dove accade, dove appunto squadre di grande tradizione scompaiono, non bisogna affliggersi, nella consapevolezza che le rinascite e il ritorno al vertice sono percorsi possibili: penso a quanto è successo a Bologna, Treviso, Torino… Nella nostra Serie B nazionale, la terza divisione italiana, abbiamo realtà rinate come la Juve Caserta, la Virtus Roma, la Pielle Livorno, Montecatini; queste compagini, se trovano nella presenza dei tifosi e nella gestione sostenibile del club pilastri solidi, sono destinate a ritornare protagoniste ad alti livelli.
Quindi Nba Europe potrà far bene al movimento? Mi pare che ci sia questa volontà di Nba di estendere il marchio nel nostro continente e credo che l’operazione possa riuscire molto bene se si terrà conto delle peculiarità europee, della passione che si vive nei nostri palazzetti. A proposito di palasport, l’arrivo qui di Nba credo possa far fare un salto di qualità alle strutture. E in Italia qualcosa si è già mosso a prescindere, non vedo l’ora di vedere i nuovi impianti avveniristici che dalla prossima stagione avremo a Cantù, Venezia e Bologna. E ipoteticamente anche a Roma, tra ritorno al PalaEur e copertura del Centrale del Foro italico. In ogni caso penso che Nba Europe possa funzionare se sapranno creare una sinergia con Fiba ed Eurolega.
Nazionali. Nei tre più popolari sport di squadra stiamo tra il disastro del calcio fuori per tre mondiali consecutivi alla pallavolo con maschile e femminile contemporaneamente campioni del mondo. L’Italbasket sta un po’ nel mezzo, cosa possiamo aspettarci dai suoi azzurri? Si può sognare? Difficile fare dei confronti. Nel caso del calcio tutti i campionati si fermano a livello mondiale per le finestre di qualificazione delle nazionali, tutte le federazioni riconoscono la Fifa. Però anche loro hanno pochissimo tempo come noi per radunare le squadre e organizzare allenamenti. Noi in più conviviamo con realtà come Nba, Wnba ed Eurolega i cui calendari non coincidono con gli impegni delle nazionali. Abbiamo giocato un match con la nazionale, fondamentale per la qualificazione ai mondiali (in Qatar dal 27 agosto al 12 settembre 2027), preparato con i giocatori della Virtus Bologna che sono arrivati a Livorno subito dopo la partita a Barcellona per poi venire con noi a Newcastle. I club spesso percepiscono le gare delle nazionali come una minaccia per l’integrità fisica dei giocatori. Bisognerebbe sedersi a un tavolo con federazioni e leghe e ragionare su calendari meno fitti. Adesso io devo lavorare con finestre per le qualificazioni che consentono al massimo tre allenamenti, impossibile dare una identità di squadra in così poco tempo a giocatori che non hanno alcun vissuto comune. Nel volley è un altro discorso, oltre al grande talento di giocatori e giocatrici e ad allenatori favolosi, bisogna osservare come l’attività delle nazionali sia al centro e come i campionati dei club siano disegnati in funzione di quelle attività: la nazionale maschile è stata assieme tre mesi per il mondiale vinto. Un territorio che per noi nel basket è totalmente sconosciuto. Ma conosco il contesto in cui siamo e ci combatto ogni giorno, in ogni caso dobbiamo sapere che i risultati delle nazionali non indicano lo stato di salute del movimento sportivo.
É virale un video di ragazzi che giocano in un campetto privo del ferro del canestro a Marano di Napoli. Giocano lo stesso, lo immaginano. Si legge degrado o si legge forza dello sport? É talmente forte l’amore per lo sport che non lo ferma il degrado degli impianti all’aperto. Non è solo carenza, ma anche scarsa cura e qui mi appello alle amministrazioni locali: mettetecela la cura perché dal piacere di giocare all’aperto nei nostri sport di squadra sono emersi i più grandi talenti. Per giocare a calcio è sempre bastato un parcheggio, un pallone sgonfio e due sassi grandi per immaginare le porte. Per giocare a pallacanestro basta disegnare un bersaglio sul muro e non serve la palla a spicchi di ultima generazione. Ma curiamoli questi campetti all’aperto, coccoliamo i nostri talenti dove è possibile.
Qual è l’errore che un genitore non deve fare portando al minibasket i figli? Parlerei piuttosto di quello che devono fare: partecipare e sostenere! I genitori sono una risorsa indispensabile per far funzionare le cose. Non demonizzo la loro presenza, non tutti i ragazzi hanno le risorse per vivere lo sport in autonomia dalle famiglie. Anzi, alimentate il loro entusiasmo, certo senza intromissioni tecniche, ma partecipate e restate vigili. Lo sport deve essere inteso per i ragazzi come legato a una collettività che si muove insieme e a un divertimento. Il ruolo dei genitori, ripeto, è fondamentale.
Originally presented as being ready by the end of 2023, Lisbon’s long-awaited expansion of the underground (Metro) network, should now be coming on track during the first quarter of 2027.
Portugal has one of the lowest per capita greenhouse gas (GHG) emissions in Europe and generates a ‘high amount’ of renewable energy – but this performance is undermined by its
Nato per trasformare piazze, teatri e territori in luoghi di incontro tra benessere, arte e partecipazione, “Sportcity cult” arriva anche in Versilia. Il 5 e il 6 giugno va in scena la prima edizione del format pensato da Fondazione Sportcity in collaborazione con il Comune di Pietrasanta. L’evento avrà anche ospiti d’eccezione del mondo dell’arte, della cultura e dello sport.
“Il nostro obiettivo è ‘sportivizzare‘ le città, ma ci siamo resi conto che per farlo occorre parlare anche alle coscienze: è qui che arte e sport si incontrano”. Così Fabio Pagliara, presidente della Fondazione Sportcity, presenta l’evento al Fatto Quotidiano. “Sport significa educazione e formazione ma anche cultura – prosegue -. Noi abbiamo pensato di farlo in strada, per renderlo accessibile a tutti e a tutte. Tra spettacoli, incontri, eventi, film: tutto sul palcoscenico perfetto di Pietrasanta, un museo a cielo aperto”. Per Pagliara Sportcity cult significa “contaminazione” perché “lo sport deve avere la forza e il coraggio di uscire dalla propria auto-referenzialità e la cultura è un ottimo modo per farlo”.
Venerdì mattina ci sarà l’anteprima di questo laboratorio sociale, con partecipazione gratuita. Allo stabilimento Nimbus Surfing Club di Marina di Pietrasanta, si terrà l’iniziativa “Sport in spiaggia“, durante la quale si potrà partecipare a vari sport, tra cui beach volley e bocce, ma anche apprendere qualcosa in più sull’educazione al mare. In parallelo, tra le 9.15 e le 13.00, si terrà l’incontro “Lo sport in Costituzione 3.0 – Un patto fra generazioni“: alla Green House della Versiliana ragazzi e personalità del mondo scolastico, sportivo e giuridico si confronteranno su temi come lo sport a scuola, la figura dello studente-atleta, i mestieri nello sport e i luoghi di pratica sportiva.
“Pietrasanta è, per natura, una città-laboratorio – ha detto l’assessore allo sport Andrea Cosci – non solo per l’artigianato ma per le idee che qui nascono, prendono forma e si perfezionano, fino a diventare eventi consolidati di livello nazionale. La Fondazione Sportcity ha colto questa nostra prerogativa e ci ha scelto come sua fucina ideale: è stato così, lo scorso anno, per ’Sportcity Edu’ e così sarà anche quest’anno con ’Sportcity cult’. Due giorni in cui la nostra città dimostrerà ancora una volta come lo sport sia cultura, incontro e crescita sociale”.
L’evento clou della giornata sarà alle 18 con il taglio del nastro che darà l’avvio ufficiale a “Sportcity cult”. Sul palco di piazza Duomo di Pietrasanta ci sarà l’incontro “Tra sport e cultura”, durante il quale dialogheranno il comico Dario Vergassola, il presidente di “Cultura Italiae” Angelo Argento, Fausto Brizzi, sceneggiatore e regista e i giornalisti sportivi Jacopo Volpi e Simona Rolandi. La due giorni però avrà molti incontri e molti nomi noti al mondo dello sport e non solo. Sono attese Alessia Mesiano, campionessa del mondo di pugilato femminile nei 57 chili, e Cinzia Monteverdi, presidente dell’Accademia di Belle Arti di Carrara e amministratrice delegata di Seif. Monteverdi il 5 giugno riceverà il premio Cultura Italiae, a cura del comune di Pietrasanta. Oltre a loro, anche Massimiliano Finazzer Flory, regista e attore di cinema e teatro, e il professor Marco Macchia, docente dell’Università di Pisa e membro della Commissione Federale Antidoping della Figc. Chiuderà l’evento un ospite di eccezione: il noto pilota di Formula Uno, Giancarlo Fisichella, in un’inedita versione dj che sabato sera farà ballare la piazza della città fino a mezzanotte.
With 35 young drivers on the grid and five races scheduled across two action-packed days, Portimão will once again become a showcase for some of motorsport’s brightest emerging talents. Among
Russian tennis player Diana Shnaider defeated world number one Belarusian Aryna Sabalenka to reach the semifinals of Roland Garros, RIA Novosti reported.
In the quarterfinal match, Shnaider won 3-6, 7-5, 6-0 after 2 hours and 12 minutes on court.
It is the first time Shnaider will play in a Grand Slam semifinal. Her previous best result was reaching the fourth round of the US Open. At Roland Garros, the 22-year-old had never progressed beyond the second round before this year.
In a match packed with tension, pressure and late scares, the Algarve side did just enough to complete their survival mission, while Belenenses suffered the bitter blow of failing promotion