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“Mia figlia di 13 anni è l’unica della sua classe che non ha telefono. Quella m***a lì che divora il tempo dei bambini”: parla Fabregas

8 June 2026 at 16:38

“Mi piacerebbe che i miei figli provassero quella gioia, quella sensazione di libertà creativa“. Quando parla della sua infanzia, Cesc Fabregas quasi si commuove. L’ex calciatore, oggi allenatore e protagonista dell’impresa del Como qualificato alla prossima Champions League, è convinto che smartphone e social network stiano facendo perdere tempo alle nuove generazioni: “Ora il tempo è occupato dall’iPad, dai social, da tutta quella merda lì che divora il tempo dei bambini“, accusa il tecnico spagnolo, nel corso della sua intervista a Walter Veltroni per il Corriere della Sera.

È una versione inedita di Fabregas, poco conosciuta. Che investe il suo ruolo di allenatore ma anche di padre: “Mia figlia di tredici anni è l’unica della sua classe che non ha telefono. Ma anche se lei si innervosisce per questo, io tengo duro. Fino a sedici o diciassette anni, l’età minima che dovrebbe essere prevista, non lo avrà. No Instagram, no Twitter, cerco di proteggere la sua adolescenza. Voglio che faccia di questo un uso consapevole, non che si faccia mangiare il tempo della sua vita da un telefono”, spiega Fabregas.

L’allenatore del Como racconta il suo tempo da bambino: “D’estate i miei mi lasciavano dai nonni. Davanti alla loro casa c’era un campetto da cinque contro cinque e io, dalla mattina alla sera, stavo lì. Mi bastava sentire dalla finestra il rumore del pallone e scendevo di corsa. Era una magnifica ossessione“. Oggi, invece, a suo dire tutto è occupato dalla società digitale, che considera pericolosa per una ragione: “L’illusione di vivere in un mondo che non è reale, non esiste. Tutta la gente che ti esalta o che ti insulta sui social, non esiste. Spesso sono dei robot, persone frustrate, rancorose, gente che abita dall’altra parte del mondo e dopo cinque minuti neanche si ricorda di essersi occupata di te“.

È un problema che Fabregas riscontra anche sul campo da calcio, confrontandosi con i suoi calciatori: “Non hanno pazienza, non riescono più a concentrarsi per più di due minuti, devono cambiare sempre tema, non riescono a fare una cosa per volta. Se un giocatore sbaglia un passaggio sembra sia la fine del mondo, ma sbagliare è naturale, direi necessario. Chi debutta in prima squadra dovrebbe essere emozionato, legato al collettivo. Invece no, alcuni di loro stanno seduti con il telefonino in mano. Dov’è la gioia?”. Per questo il tecnico spagnolo lavora a un antidoto: “Li faccio festeggiare. Tutto. Un esordio, un compleanno, il primo gol. Devono percepire l’importanza di quello che fanno”. Anche questo fa parte della ricetta vincente del suo Como: “Bisogna vivere la gioia, celebrare ogni piccolo passo della vita”.

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Florentino Perez rieletto presidente del Real Madrid: dal ritorno di Mourinho al colpo da 150 milioni (che “non è Olise”). Cosa cambia adesso

8 June 2026 at 15:50

Non è stata una vittoria netta, schiacciante, come le altre volte. Ma è stata una vittoria. Florentino Perez rimane il presidente del Real Madrid dopo aver ottenuto il 65% dei voti alle elezioni, contro l’avversario 37enne Enrique Riquelme, che il 12 maggio scorso era sconosciuto alla quasi totalità dei soci e che in pochi giorni è stato premiato con il 35% dei voti. Riquelme prometteva Rodri, Haaland e Klopp, mentre Florentino Perez aveva promesso – e così sarà – José Mourinho in panchina, due nuovi acquisti di spessore quali sono Ibrahima Konate dal Liverpool e Denzel Dumfries dall’Inter, ma anche un “colpo da 150 milioni”.

Poche ore dopo le sue dichiarazioni sull’offerta da 150 milioni, il nome che si è diffuso è quello di Michael Olise, ma Florentino Perez smentisce. Da capire se per bluffare o se ha in mente un altro top player. Si parla di Kvaratskhelia, ma anche di Vitinha e Joao Neves. Insomma, sono tanti i possibili nomi in ballo. “Abbiamo vinto le elezioni e continueremo a lavorare per continuare a vincere titoli. Abbiamo vinto in tutti i seggi elettorali e abbiamo ottenuto il secondo miglior risultato nella storia delle elezioni del Real Madrid. Il primo lo abbiamo ottenuto sempre noi nel 2004. È un risultato straordinario. E devo dirvi che le cose avrebbero potuto andare meglio, perché quasi mille voti per corrispondenza, voti certificati da un notaio, sono stati annullati a causa di problemi procedurali sui quali faremo ricorso, poiché crediamo di essere nel giusto“, ha dichiarato Florentino Perez.

“Sono ancora qui, e sono qui per difendere il Real Madrid. Continueremo a lavorare affinché il Real Madrid continui a vincere titoli e lotteremo fino alla fine per conquistare la sedicesima Coppa dei Campioni. Avete dimostrato il vostro impegno e la vostra lealtà al club. Il Real Madrid ha vinto. Abbiamo dato al mondo un esempio di democrazia, trasparenza e convivenza. Abbiamo dimostrato di essere una grande famiglia, di amare il Real Madrid e di essere pronti per il futuro”, ha concluso il patron del Real Madrid.

Come ripartirà quindi il Real Madrid? Da una certezza: José Mourinho in panchina. Florentino Perez ha rivoluto l’allenatore che guidò i Blancos dal 2010 al 2013, vincendo La Liga. Con lui due nuovi acquisti: Konate e Dumfries, ma è solo l’inizio. Da capire adesso chi sarà il colpo da 150 milioni promesso dal presidente dei Blancos: da Olise (smentito) a Kvaratskhelia, fino a Vitinha, Joao Neves e Dembele. Sono diversi i nomi che si fanno in queste ore. Manca poco e poi Florentino Perez svelerà anche questo.

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Mondiali, allarme serpenti nei ritiri: la Svizzera si allena accanto alla “Snake Area”, pericoli anche per la Norvegia. “Non provocateli”

8 June 2026 at 15:09

Snake area“. È la scritta che compare nella mappa del ritiro della Svizzera a San Diego, dove la nazionale rossocrociata sta preparando i Mondiali in programma dall’11 giugno. A renderlo noto è stata l’Associazione svizzera di football (ASF), che sui social ha pubblicato una panoramica del centro sportivo indicando campi di allenamento, spogliatoi, palestra e una zona espressamente segnalata come off limits a causa della presenza di serpenti a sonagli. Il messaggio che accompagna il post è breve ma eloquente: “Attenzione ai serpenti“, con due emoji che raffigurano proprio un serpente e degli occhi spalancati.

La contea di San Diego, infatti, è considerata una delle zone statunitensi con la maggiore varietà di rattlesnake, che popolano colline, canyon e aree di vegetazione vicine anche a impianti sportivi e centri abitati. Tra le specie più diffuse figura il Southern Pacific rattlesnake (Crotalus oreganus helleri), un serpente generalmente schivo ma dotato di un morso potenzialmente pericoloso. La sua attività aumenta soprattutto durante i mesi più caldi, dalla primavera all’autunno.

Pur non essendo animali aggressivi, i serpenti a sonagli tendono a segnalare la propria presenza attraverso il caratteristico rumore del sonaglio quando si sentono minacciati. Per questo motivo vengono adottate precise misure di prudenza: restare sui percorsi segnalati, evitare di avvicinarsi a rocce e cespugli e ricorrere immediatamente all’assistenza medica in caso di morso. Per una delegazione europea, poco abituata a questo tipo di fauna, si tratta di un aspetto tutt’altro che secondario.

Secondo quanto riferito da Cronache di Spogliatoio, le autorità locali avrebbero inoltre chiesto alla nazionale svizzera di effettuare gli spostamenti tra il centro sportivo e l’hotel Fairmont Grand Del Mar esclusivamente in autobus, scoraggiando l’utilizzo di mezzi alternativi come le biciclette. Se si avvista un serpente a sonagli, consigliano i siti specializzati, bisogna mantenere una distanza di almeno due metri. Il serpente può colpire a una distanza pari a circa la metà della sua lunghezza corporea.

Anche per la Norvegia c’è il “pericolo serpenti”

La Svizzera, però, non è l’unica squadra ad aver ricevuto raccomandazioni simili. Anche la Norvegia di Erling Haaland, in ritiro a Greensboro, nella Carolina del Nord, è stata avvertita della presenza di serpenti nell’area. Alle persone presenti è stato consigliato di non disturbare né provocare questi animali, particolarmente diffusi nella zona.

Sul sito ufficiale della città si legge infatti che i serpenti Copperhead sono molto comuni nell’est e nel sud-est degli Stati Uniti e particolarmente presenti a Greensboro. L’invito rivolto ai visitatori è chiaro: non tentare di catturarli, non avvicinarli e non interferire in alcun modo con loro, poiché qualsiasi comportamento diverso dal lasciarli indisturbati può risultare estremamente pericoloso. Una situazione che non ha lasciato indifferenti i giocatori norvegesi, tra cui il centrocampista del Sassuolo Kristian Thorstvedt, che avrebbe ammesso di non essere affatto felice di aver scoperto la presenza dei serpenti nei pressi del ritiro.

Campi rovinati, il Giappone cambia due volte sede di allenamento

Serpenti, ma anche fulmini, problemi con i visti e anche campi rovinati. I problemi logistici e organizzativi per le nazionali impegnate ai Mondiali sono diversi e tra quelle coinvolte c’è anche il Giappone che, arrivato in Messico questa settimana per prepararsi al torneo iridato, ha dovuto cambiare campo di allenamento due volte in due giorni a causa delle pessime condizioni del terreno di gioco. Lo riportano i media nipponici, spiegando che inizialmente, i “Samurai Blu” avrebbero dovuto utilizzare il campo del Tigres de Monterrey, ma le sue condizioni sono peggiorate per le piogge dei giorni scorsi, e la squadra si è quindi spostata su una struttura universitaria. Insoddisfatta anche di questa alternativa, la nazionale giapponese ha cambiato ancora, allenandosi infine presso il centro sportivo del CF Monterrey.

“È a causa del maltempo, non possiamo farci nulla. Vogliamo garantire una preparazione ottimale” per i Mondiali, ha dichiarato Masakuni Yamamoto, direttore tecnico della Federcalcio giapponese. Domani la nazionale si trasferirà nel suo ritiro pre-campionato americano a Nashville. “Ci è stato detto che i preparativi stanno procedendo senza intoppi“, ha aggiunto Yamamoto. Il Giappone, inserito nel gruppo F, affronterà l’Olanda nella prima partita il 14 giugno, a seguire Tunisia e Svezia.

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Come sta oggi Christian Eriksen, il messaggio dall’ospedale: “È di buon umore”. Le condizioni dopo il malore e il ruolo del defibrillatore

8 June 2026 at 14:03

Christian Eriksen sta bene ed è in fase di recupero dopo il malore che lo ha colpito domenica sera durante l’amichevole tra Danimarca e Ucraina. A meno di 24 ore dall’episodio che ha riportato alla mente il dramma degli Europei del 2021, arrivano segnali rassicuranti dall’ospedale dove il centrocampista è stato ricoverato per accertamenti. Restano ancora molti interrogativi sulle cause dell’accaduto, ma le notizie diffuse dalla federazione danese e dal medico della Nazionale hanno contribuito ad allentare la preoccupazione che aveva travolto il mondo del calcio.

Le condizioni di Eriksen: “Sta bene ed è di buon umore”

L’aggiornamento più importante è arrivato lunedì mattina da Morten Boesen, medico della Nazionale danese, che ha parlato direttamente con il giocatore. “Ho parlato con Christian questa mattina e sta bene. Si trova con la sua famiglia ed è di buon umore. L’aspettativa è che venga dimesso presto e possa tornare a casa. Ci stiamo prendendo cura dei giocatori e dello staff e rimaniamo in regolare contatto con loro”.

Parole che confermano come la situazione sia sotto controllo dopo i momenti di paura vissuti a Odense. Eriksen, 34 anni, ha perso conoscenza per alcuni istanti durante il secondo tempo della sfida contro l’Ucraina, provocando l’immediata sospensione della partita. Dopo i primi soccorsi, però, il centrocampista si è ripreso rapidamente ed è stato trasportato in ospedale per ulteriori controlli.

Il ruolo del defibrillatore impiantato dopo Euro 2021

Secondo quanto riferito dai medici, il dispositivo ICD impiantato dopo l’arresto cardiaco subito agli Europei del 2021 ha funzionato correttamente. Già nella serata di domenica Boesen aveva spiegato che “Christian è uscito dal campo camminando da solo” e che “a quanto pare, il pacemaker funziona correttamente. Ha perso conoscenza per un breve periodo, ma si è ripreso subito e gli abbiamo parlato immediatamente”.

Quel defibrillatore sottocutaneo aveva consentito a Eriksen di tornare all’attività agonistica nel 2022, prima con il Brentford e poi con il Manchester United. In Serie A non aveva potuto proseguire la sua carriera con l’Inter proprio a causa delle normative italiane relative agli atleti portatori di ICD, che sono molto più stringenti e non consentono l’attività agonistica.

I messaggi di sostegno da tutto il mondo

Nel frattempo il profilo Instagram del giocatore è stato sommerso da messaggi di affetto provenienti da tifosi di ogni parte del mondo. “Dio sia con te”, “Guarisci presto. Ma credo che adesso basta, fratello”, “Non te lo meriti. Spero che tu stia bene”, sono alcuni dei commenti lasciati dai sostenitori. A quasi cinque anni dalle immagini che sconvolsero gli Europei del 2021, il calcio internazionale ha vissuto un nuovo momento di grande apprensione. Anche questa volta, però, le notizie che arrivano dall’ospedale sono incoraggianti: Eriksen è vigile, sereno, circondato dalla sua famiglia e potrebbe tornare a casa già nelle prossime ore. Il dubbio ora diventerà un altro: è il caso che torni a giocare?

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Baldini e il futuro ct: “Non dipende da me, nel calcio danno delle etichette che è difficile togliersi”. Lo scenario

8 June 2026 at 10:56

Silvio Baldini ci spera? Forse. Anche se preferisce lasciar parlare gli altri. È stato Ct ad interim e, per ora, si prepara per i prossimi impegni della ‘sua’ Under 21, quella che in qualche modo ha portato in Nazionale maggiore per le due amichevoli disputate contro Lussemburgo e Grecia (entrambe vinte per 1-0, per quello che possano però contare). “Non dipende da me”, ha detto dopo la partita che, teoricamente, ha concluso il suo breve ciclo da allenatore azzurro. Ma qualche attestato di stima è arrivato. E, in qualche modo, nel calderone dei possibili candidati potrebbe rientrarci.

Outsider

Sarebbe un outsider senza alcun dubbio, Baldini. Che, ribadisce, non vuole passare per uno “scappato di casa. Il mio percorso mi ha portato a questo risultato incredibile. Ma nel calcio danno delle etichette che è difficile togliersi” e questo l’allenatore l’ha subìto sulla propria pelle. Per questo continua a preferire un atteggiamento sotto le righe. Sperandoci, forse, ma non troppo. Consapevole che per il rilancio del calcio italiano serva anche una figura molto carismatica. E il nome l’ha anche presentato.

Palla a Malagò

Vale a dire Antonio Conte. L’ex Napoli è a casa e resta in attesa, senza l’ansia di dover rientrare subito o per forza. “Se fossi nel presidente federale” aveva detto qualche settimana fa, “il nome di Conte lo valuterei eccome”. Ma quella che a tutti era parsa una candidatura palese, invece tanto candidatura non era. Conte, però, è libero e ora può intavolare una trattativa con il futuro presidente (Malagò è in netto vantaggio su Abete in vista delle elezioni del prossimo 22 giugno). Così come Mancini, che spera sempre in una chiamata per riprendere un discorso che ha interrotto per una scelta di cui – l’ha ribadito più volte pubblicamente – si è pentito.

La suggestione? Guardiola. Ma è destinata a rimanere tale. Al momento non risultano trattative, l’ex City vorrebbe fermarsi e non sembrano proprio esserci le condizioni per poter arrivare a un’intesa. Di certo, la scelta per il futuro Commissario Tecnico sarà molto ponderata e diventerà un po’ la cartina tornasole di un calcio che ha necessariamente bisogno di rinnovare. E, sempre di certo, nel domino degli allenatori che si sta scatenando in Serie A (manca ancora la panchina del Milan, ma la situazione è molto complessa), c’è da tenere conto anche della casella della Nazionale. Tra nomi altisonanti e possibili outsider, il futuro si decide adesso.

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Malore in campo per Eriksen, il medico della Nazionale danese: “Il peacemaker ha funzionato”

7 June 2026 at 20:00

“Christian sta bene ed è uscito dal campo camminando da solo. A mio avviso, il pacemaker ha funzionato come avrebbe dovuto”. In un tweet Morten Boesen, medico della nazionale danese, commenta lo stato di salute di Christian Eriksen, l’ex giocatore dell’Inter che ha accusato un nuovo malore in campo durante Danimarca-Ucraina. “Ha perso conoscenza per un breve periodo – ha proseguito il medico -, ma ha ripreso i sensi molto rapidamente e lo abbiamo contattato subito. Ora verrà sottoposto ad ulteriori accertamenti in ospedale per accertare le cause dell’incidente. Siamo in costante contatto con lui e con i medici dell’ospedale. Ma Christian sta bene e mi ha chiesto di salutare tutti i giocatori e di dire che sta bene”.

Le immagini televisive hanno mostrato il 34enne Eriksen che si stringeva il petto con entrambe le mani al 65° minuto dell’amichevole al Nature Energy Park di Odense. Nell’immagine televisiva successiva, Eriksen era a terra, circondato dai giocatori. “Christian Eriksen è cosciente e, date le circostanze, sta bene”, ha dichiarato la federazione danese in un post su X, “la partita è stata sospesa”.

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Christian Eriksen si tocca il petto e crolla in campo durante Danimarca-Ucraina. La Federcalcio: “È cosciente”

7 June 2026 at 19:19

Si è toccato il petto, poi si è accasciato al suolo perdendo conoscenza per un breve periodo. Christian Eriksen ha accusato un nuovo malore in campo dopo quello del 12 giugno 2021, durante un match degli Europei, che mise la sua vita a repentaglio. Questa volta, il centrocampista della Danimarca si è ripreso dopo i soccorsi in campo durante il test amichevole contro l’Ucraina. La Federcalcio danese ha diffuso una nota spiegando che il calciatore “è cosciente” ed è riuscito ad allontanarsi dal campo di gioco sulle proprie gambe. Quindi è stato trasportato all’ospedale universitario di Odense, dove è sottoposto a ulteriori accertamenti per stabilire le cause del malore.

La partita è stata comunque annullata al 65esimo, cioè quando l’ex giocatore dell’Inter si è sentito male. Il centrocampista, classe 1992 e attualmente sotto contratto con il Wolfsburg, fu vittima di un arresto cardiaco, accasciandosi a terra privo di sensi durante gli ultimi minuti del primo tempo del match contro la Finlandia. Dopo aver ripreso coscienza grazie all’assistenza del suo compagno di squadra Simon Kjær e dallo staff sanitario, venne trasferito in ospedale. I medici gli impiantarono un defibrillatore cardioverter (ICD), uno strumento salva-vita che però gli impedì di rimanere nella rosa dell’Inter che dovette risolvere il suo contratto poiché in Italia non è concesso giocare con quel dispositivo.

Proprio il pacemaker potrebbe avergli salvato la vita dopo il malore odierno. A spiegarlo è stato lo stesso medico della Nazionale danese, Morten Boesen, in un’intervista a TV2: “Ha perso conoscenza per un breve periodo, ma si è ripreso subito. Penso che abbia raggiunto lo scopo per cui è stato concepito”, ha detto come riporta il sito Jylland-Posten e come ha poi riportato anche la Federcalcio danese in un tweet. Non è ancora chiaro cosa sia successo esattamente quando Eriksen è collassato in campo. Tuttavia, il medico ritiene che il pacemaker si sia attivato per correggere il ritmo.

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Mondiali di calcio, non solo l’Iran. Problemi per le nazionali musulmane in Usa: l’iracheno Hussein fermato in aeroporto

7 June 2026 at 14:47

I Mondiali 2026 sembrano già essere pieni di problemi per le nazionali musulmane. I controlli strettissimi degli Stati Uniti, uno dei tre paesi che ospiterà la competizione insieme a Messico e Canada, infatti, non stanno colpendo solo l’Iran.

Secondo quanto riferisce su X l’agenzia Tansim News, Ayman Hussein, stella del calcio iracheno, è stato bloccato in aeroporto e sottoposto a lunghissimi controlli: il calciatore è stato fermato e interrogato per sette ore prima di essere autorizzato a entrare nel Paese.

“Perché l’America ospita la Coppa del Mondo se è così ostile nei confronti dei cittadini stranieri?”, si è chiesto Hussein. Anche il fotografo ufficiale della nazionale dell’Iraq è stato respinto al suo arrivo negli Stati Uniti e detenuto in aeroporto. Il visto di Tala Salah, questo il suo nome, è stato rifiutato all’ingresso e l’uomo è rimasto bloccato all’aeroporto internazionale di O’Hare per circa 12 ore.

Intanto l’ambasciatore iraniano in Messico Abolfazl Pasandideh, ha fatto sapere le condizioni di gioco della nazionale iraniana. I calciatori di Teheran potranno entragli negli Usa solo il giorno delle partite e poi ripartire poche ore dopo il fischio finale. Restrizioni americane che non renderanno sicuramente semplice la permanenza degli iraniani ai Mondiali.

“Possiamo entrare la mattina e dobbiamo ripartire lo stesso giorno”, ha affermato il diplomatico parlando con i giornalisti.

Per le tensioni tra Washington e Teheran, la nazionale iraniana ha trasferito il proprio ritiro a Tijuana, in Messico ma vicino al confine con gli Stati Uniti, rinunciando alla sede inizialmente prevista di Tucson, in Arizona. La rosa iraniana attraverserà quindi il confine solo per disputare gli incontri del girone programmati negli Stati Uniti, tornando subito in territorio messicano al termine delle partite.

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Mondiali 2026, c’è il rischio partite più lunghe di sempre per l’allerta fulmini negli Usa: come funziona

7 June 2026 at 12:44

Giocare a calcio d’estate in America non è mai una grande idea. Le temperature estreme, il caldo torrido e soprattutto l’allerta fulmini sono la costante che potrebbe creare più di qualche problema durante i Mondiali. Il Wall Street Journal lo aveva pronosticato meno di un anno fa: “Gli Stati Uniti rischiano di essere un pessimo paese ospitante”. Le preoccupazioni e i disagi del Mondiale per Club dello scorso anno non hanno fatto altro che certificare la previsione. I cieli imprevedibili hanno provocato lunghi ritardi (fino a due ore), problemi di programmazione e ripercussioni economiche che rischiano di replicarsi anche durante l’evento più importante.

Arabia Saudita-Portorico sospesa per quasi 2 ore

E come se non bastasse, a meno di una settimana dall’esordio, ci sono alcune amichevoli che confermano il pronostico. Nella notte italiana tra venerdì e sabato, infatti, la gara tra Arabia Saudita e Portorico – giocata ad Austin, in Texas – è stata sospesa per quasi due ore per allerta fulmini. I giocatori sono rientrati negli spogliatoi al 21’ del primo tempo. I tifosi presenti sugli spalti, invece, sono stati fatti evacuare verso aree più sicure. Un’ora e mezza dopo, con condizioni climatiche diverse, le squadre sono rientrate regolarmente in campo. Con il ritmo totalmente spezzato e un’inerzia completamente ribaltata. Insomma, per un fenomeno conosciuto negli USA come Weather Delay (letteralmente “ritardo meteorologico”), c’è una grande probabilità di assistere ai Mondiali con le partite più lunghe di sempre.

Il precedente

Quello degli ultimi giorni, ovviamente, non è un caso isolato. C’è infatti un precedente che riporta proprio all’ultimo Mondiale per Club. Nella città di Charlotte, Chelsea e Benfica si giocano l’accesso ai quarti di finale. Iniziata alle 22 italiane il fischio finale arriva dopo le 2.30. A quattro minuti dalla fine dei 90’, la partita disputata al Bank of America Stadium viene sospesa per circa due ore – con i Blues in vantaggio per 1-0 – proprio per l’allerta meteo. La gara terminerà poi ai tempi supplementari sul risultato di 4-1 per la squadra allenata, in quel momento, da Enzo Maresca.

Il Seek Cover Protocol

Negli Stati Uniti temporali e fulmini pericolosi non sono una novità, soprattutto in questo periodo dell’anno. La Florida è generalmente considerata la “capitale dei fulmini”, con oltre 2.000 feriti negli ultimi 50 anni. E metropoli come Houston, San Antonio, Austin e New Orleans sono l’epicentro di tempeste, alluvioni e tornado. Il cambiamento climatico, però, ha portato a situazioni ancora più estreme che hanno condizionato anche il mondo dello sport. Per questo motivo in tutti gli stadi di calcio è stato introdotto il Seek Cover Protocol, una procedura standard di emergenza che viene attivata ogni volta che le condizioni meteorologiche diventano potenzialmente pericolose. A differenza dell’Europa, dove l’eventuale sospensione di una partita è a discrezione dell’arbitro e avviene solo a evento in corso, in America il protocollo entra in azione in modo quasi automatico, grazie al supporto di sofisticati radar e sistemi di monitoraggio meteorologico in tempo reale.

Come funziona l’allerta fulmini

L’annuncio viene trasmesso direttamente dallo speaker e dai pannelli luminosi: “Seek Cover Now – Dangerous Weather Approaching” (“Cercate subito riparo – maltempo in avvicinamento”). Il protocollo è chiaro: in caso di tempeste con fulmini, lampi o tuoni rilevate nel raggio di 8 miglia dall’impianto (circa 13 chilometri) dove si sta svolgendo la gara, la partita viene immediatamente sospesa per 30 minuti. Il rinvio viene riproposto di mezz’ora in mezz’ora fino a quando la situazione non migliora (quella che viene definita in gergo “30-30 rule”). Se un nuovo fulmine viene avvistato nel frattempo, il conto alla rovescia riparte da capo. Per gli stadi senza tetto (dal Metlife Stadium nel New Jersey, dove si giocherà la finalissima del 19 luglio, fino all’Arroweahead di Kansas City o gli impianti di Philadelphia, San Francisco, Boston, Seattle) c’è il rischio di partecipare a partite infinite.

Le ripercussioni economiche

La rivista Forbes ha analizzato i rischi di queste pause forzate che potrebbero influire negativamente sulla permanenza degli spettatori negli stadi, sulla trasmissione per un pubblico più ampio e sulla programmazione. I ritardi nella programmazione televisiva, infatti, potrebbero costringere le emittenti a ridistribuire il tempo di trasmissione, negoziare risarcimenti o perdere spazi pubblicitari. Interruzioni ripetute e costanti per l’allerta fulmini non sono di certo di grande aiuto per assicurarsi i diritti televisivi di eventi futuri. Tutto si trasforma in un effetto a cascata: i tempi si allungano, i costi del personale e di gestione all’interno dello stadio aumentano. Alcuni tifosi che rimangono anche dopo l’interruzione potrebbero chiedere il risarcimento per il biglietto, altri invece potrebbero decidere di abbandonare il proprio posto lasciando lo stadio completamente vuoto. Poi entrano in gioco anche le potenziali difficoltà logistiche per le squadre. La permanenza negli hotel sarà maggiore, gli autobus da affittare saranno sempre di più e i costi continueranno ad alzarsi. Senza dimenticare la necessità di dover aumentare il numero di dipendenti per il personale medico. Il quadro è molto chiaro: con l’impatto climatico sempre più decisivo nel mondo dello sport le interruzioni forzate diminuiscono la fiducia degli sponsor, gonfiano i budget operativi e svalutano i futuri diritti mediatici. Vale davvero la pena continuare a insistere sugli Stati Uniti?

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Iran ai Mondiali: arrivano i visti Usa, ma solo per i calciatori. Negato ad almeno 15 membri dello staff

5 June 2026 at 19:30

Il caso diplomatico che rischiava di compromettere la partecipazione dell’Iran ai Mondiali di calcio negli Stati Uniti sembra essersi risolto. I calciatori della nazionale iraniana hanno infatti ottenuto i visti necessari per entrare nel territorio americano e prendere parte alla competizione che inizierà tra pochi giorni. La conferma è arrivata da un funzionario della Casa Bianca, che ha riferito la notizia all’agenzia Reuters. La svolta arriva dopo giorni di incertezza e polemiche. Ma solo ai calciatori: Fonti interne hanno riferito ad Al Jazeera che almeno 15 membri dello staff della nazionale iraniana si sono visti negare il visto negli Stati Uniti. Si tratta di allenatori, personale tecnico e dirigenti. Le stesse fonti dicono che alcuni di coloro a cui è stato negato il visto erano ufficialmente riconosciuti dalla FIFA come parte dello staff tecnico e/o di allenatori.

Soltanto nelle scorse ore l’ambasciatore iraniano in Messico, Abolfazl Pasandideh, aveva denunciato pubblicamente il mancato rilascio dei visti ai giocatori, sottolineando come la squadra fosse ancora bloccata a dieci giorni dall’esordio previsto a Los Angeles. Una situazione che aveva alimentato timori sulla possibilità che la nazionale iraniana non riuscisse a raggiungere gli Stati Uniti in tempo per l’inizio del torneo.

Le restrizioni

La vicenda aveva assunto rapidamente una dimensione politica. L’Iran figura infatti tra i Paesi colpiti dalle nuove restrizioni all’ingresso negli Stati Uniti introdotte dall’amministrazione Trump. Sebbene gli eventi sportivi internazionali prevedano generalmente deroghe specifiche per atleti, tecnici e delegazioni ufficiali, il ritardo nell’emissione dei documenti aveva sollevato interrogativi sull’effettiva applicazione di tali eccezioni. Nei giorni scorsi la federazione iraniana aveva scelto di trasferire la squadra in Messico, trasformando il Paese nordamericano in una sorta di base operativa temporanea in attesa dello sblocco della situazione. Una soluzione logistica necessaria per non compromettere la preparazione alla competizione e per consentire alla delegazione di essere pronta a partire non appena fosse arrivato il via libera dalle autorità statunitensi.

L’annuncio della Casa Bianca mette ora fine, almeno sul piano pratico, a una vicenda che aveva suscitato preoccupazione sia nel mondo del calcio sia in quello diplomatico. Con i visti finalmente concessi, la nazionale iraniana potrà raggiungere gli Stati Uniti e preparare regolarmente il proprio debutto mondiale.

Il significato

La partecipazione dell’Iran assume inoltre un significato particolare perché la squadra si prepara a giocare il Mondiale mentre il Paese è coinvolto in un conflitto con una delle nazioni ospitanti, una situazione senza precedenti nella storia della competizione.

Durante il ritiro in Turchia, dove la nazionale ha trascorso oltre due settimane prima di trasferirsi in Messico, alcuni giocatori hanno raccontato all’Associated Press le difficoltà di preparare un appuntamento sportivo di tale portata mentre si seguono quotidianamente le notizie provenienti dal proprio Paese. “Non è facile”, ha spiegato il centrocampista Saeid Ezatolahi, alla sua terza Coppa del Mondo. “La situazione politica può influenzare la mentalità dei giocatori e della gente”.

Nonostante il contesto, i calciatori insistono sulla volontà di rappresentare il Paese e offrire un momento di unità a una popolazione provata dalla guerra. “Sappiamo che il nostro popolo ha sofferto molto e andiamo lì per loro, per ottenere i migliori risultati possibili“, ha dichiarato il 24enne Mohammad Ghorbani. Le prime due partite dell’Iran si giocheranno nell’area di Los Angeles, città che ospita una delle più grandi comunità iraniane all’estero, composta in larga parte da oppositori del regime di Teheran. “Ci aspettiamo molti tifosi allo stadio e molta pressione”, ha detto ancora Ezatolahi. “Il nostro dovere è lottare per il nostro popolo, rappresentare il nostro Paese e dimostrare quanto valiamo”. Un messaggio condiviso anche da Ghorbani: “Vogliamo portare gioia agli iraniani e mostrare al mondo la forza del nostro popo

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Calendario Serie A 2026/27: l’Inter fa l’esordio con il Monza. Alla terza il big match con il Napoli e Juventus-Milan

5 June 2026 at 18:00

È stato svelato oggi, a Parma, il calendario della Serie A 2026/27, con la prima giornata prevista per il weekend del 22-23 agosto 2026. Una stagione – quella scorsa – che ha visto il trionfo dell’Inter di circa un mese fa, Milan e Juventus fuori dalla Champions (dove invece ci sarà il Como per la prima volta), le retrocessioni di Pisa, Verona e Cremonese, le promozioni dalla Serie B di Venezia, Frosinone e Monza. Tante le novità per il prossimo anno. Intanto, la più sostanziale riguarda l’accorpamento delle finestre Fifa di settembre e ottobre in un’unica sosta con 4 date per le nazionali. Il campionato infatti si interromperà consecutivamente domenica 27 settembre e domenica 4 ottobre 2026.

Giornata 1

  • Atalanta-Sassuolo
  • Bologna-Lazio
  • Frosinone-Juventus
  • Genoa-Napoli
  • Inter-Monza
  • Parma-Cagliari
  • Roma-Fiorentina
  • Torino-Milan
  • Udinese-Como
  • Venezia-Lecce

Giornata 2

  • Atalanta-Bologna
  • Cagliari-Inter
  • Fiorentina-Frosinone
  • Juventus-Parma
  • Lazio-Genoa
  • Lecce-Roma
  • Milan-Venezia
  • Monza-Udinese
  • Napoli-Como
  • Sassuolo-Torino.

Giornata 3

  • Bologna-Sassuolo
  • Cagliari-Lecce
  • Fiorentina-Torino
  • Frosinone-Venezia
  • Genoa-Como
  • Inter-Napoli
  • Juventus-Milan
  • Parma-Monza
  • Roma-Atalanta
  • Udinese-Lazio

Giornata 4

  • Atalanta-Cagliari
  • Como-Parma
  • Genoa-Frosinone
  • Inter-Udinese
  • Lazio-Milan
  • Lecce-Monza
  • Napoli-Bologna
  • Sassuolo-Juventus
  • Torino-Roma
  • Venezia-Fiorentina

Giornata 5

  • Bologna-Torino
  • Fiorentina-Napoli
  • Frosinone-Como
  • Juventus-Atalanta
  • Milan-Lecce
  • Monza-Sassuolo
  • Parma-Genoa
  • Roma-Inter
  • Udinese-Cagliari
  • Venezia-Lazio

Giornata 6

  • Atalanta-Venezia
  • Cagliari-Juventus
  • Como-Roma
  • Genoa-Fiorentina
  • Inter-Parma
  • Lazio-Monza
  • Lecce-Bologna
  • Napoli-Frosinone
  • Sassuolo-Milan
  • Torino-Udinese

Giornata 7

  • Bologna-Inter
  • Fiorentina-Como
  • Frosinone-Sassuolo
  • Juventus-Lazio
  • Milan-Atalanta
  • Monza-Cagliari
  • Parma-Torino
  • Roma-Genoa
  • Udinese-Lecce
  • Venezia-Napoli

Giornata 8

  • Atalanta-Frosinone
  • Cagliari-Bologna
  • Como-Sassuolo
  • Genoa-Venezia
  • Inter-Fiorentina
  • Lazio-Parma
  • Lecce-Juventus
  • Napoli-Roma
  • Torino-Monza
  • Udinese-Milan

Giornata 9

  • Fiorentina-Atalanta
  • Frosinone-Lecce
  • Genoa-Juventus
  • Milan-Bologna
  • Monza-Napoli
  • Parma-Udinese
  • Roma-Cagliari
  • Sassuolo-Lazio
  • Torino-Como
  • Venezia-Inter

Giornata 10

  • Atalanta-Parma
  • Bologna-Monza
  • Como-Venezia
  • Frosinone-Torino
  • Juventus-Napoli
  • Lazio-Cagliari
  • Lecce-Genoa
  • Milan-Inter
  • Sassuolo-Fiorentina
  • Udinese-Roma

Giornata 11

  • Cagliari-Frosinone
  • Fiorentina-Juventus
  • Genoa-Milan
  • Inter-Como
  • Monza-Atalanta
  • Napoli-Lazio
  • Parma-Bologna
  • Roma-Sassuolo
  • Torino-Lecce
  • Venezia-Udinese

Giornata 12

  • Atalanta-Inter
  • Bologna-Udinese
  • Como-Cagliari
  • Juventus-Venezia
  • Lazio-Lecce
  • Milan-Frosinone
  • Monza-Fiorentina
  • Napoli-Torino
  • Parma-Roma
  • Sassuolo-Genoa

Giornata 13

  • Cagliari-Milan
  • Como-Juventus
  • Frosinone-Parma
  • Inter-Genoa
  • Lecce-Atalanta
  • Roma-Monza
  • Sassuolo-Napoli
  • Torino-Lazio
  • Udinese-Fiorentina
  • Venezia-Bologna

Giornata 14

  • Bologna-Roma
  • Fiorentina-Cagliari
  • Frosinone-Inter
  • Genoa-Torino
  • Juventus-Udinese
  • Lazio-Atalanta
  • Milan-Parma
  • Monza-Como
  • Napoli-Lecce
  • Venezia-Sassuolo

Giornata 15

  • Atalanta-Genoa
  • Cagliari-Venezia
  • Como-Bologna
  • Inter-Torino
  • Juventus-Monza
  • Lazio-Roma
  • Lecce-Sassuolo
  • Napoli-Milan
  • Parma-Fiorentina
  • Udinese-Frosinone

Giornata 16

  • Atalanta-Napoli
  • Fiorentina-Bologna
  • Frosinone-Lazio
  • Genoa-Udinese
  • Lecce-Inter
  • Milan-Como
  • Roma-Juventus
  • Sassuolo-Parma
  • Torino-Cagliari
  • Venezia-Monza

Giornata 17

  • Bologna-Juventus
  • Cagliari-Genoa
  • Como-Lecce
  • Fiorentina-Lazio
  • Inter-Sassuolo
  • Monza-Milan
  • Parma-Napoli
  • Roma-Frosinone
  • Torino-Venezia
  • Udinese-Atalanta

Giornata 18

  • Atalanta-Como
  • Frosinone-Bologna
  • Genoa-Monza
  • Juventus-Torino
  • Lazio-Inter
  • Lecce-Parma
  • Milan-Fiorentina
  • Napoli-Cagliari
  • Sassuolo-Udinese
  • Venezia-Roma

Giornata 19

  • Bologna-Genoa
  • Cagliari-Sassuolo
  • Como-Lazio
  • Fiorentina-Lecce
  • Inter-Juventus
  • Monza-Frosinone
  • Parma-Venezia
  • Roma-Milan
  • Torino-Atalanta
  • Udinese-Napoli

Giornata 20

  • Atalanta-Roma
  • Cagliari-Como
  • Juventus-Genoa
  • Lazio-Bologna
  • Lecce-Udinese
  • Milan-Torino
  • Napoli-Fiorentina
  • Parma-Inter
  • Sassuolo-Monza
  • Venezia-Frosinone

Giornata 21

  • Bologna-Atalanta
  • Como-Napoli
  • Fiorentina-Sassuolo
  • Frosinone-Milan
  • Genoa-Parma
  • Inter-Venezia
  • Juventus-Cagliari
  • Lecce-Torino
  • Monza-Lazio
  • Roma-Udinese

Giornata 22

  • Atalanta-Fiorentina
  • Cagliari-Parma
  • Genoa-Lecce
  • Lazio-Venezia
  • Milan-Juventus
  • Monza-Roma
  • Napoli-Inter
  • Sassuolo-Como
  • Torino-Frosinone
  • Udinese-Bologna

Giornata 23

  • Atalanta-Lazio
  • Bologna-Milan
  • Como-Monza
  • Fiorentina-Udinese
  • Inter-Cagliari
  • Juventus-Sassuolo
  • Lecce-Napoli
  • Parma-Frosinone
  • Roma-Torino
  • Venezia-Genoa

Giornata 24

  • Bologna-Como
  • Cagliari-Lazio
  • Genoa-Atalanta
  • Frosinone-Fiorentina
  • Inter-Milan
  • Monza-Lecce
  • Napoli-Juventus
  • Roma-Parma
  • Torino-Sassuolo
  • Udinese-Venezia

Giornata 25

  • Atalanta-Monza
  • Como-Torino
  • Fiorentina-Inter
  • Juventus-Bologna
  • Lazio-Napoli
  • Lecce-Frosinone
  • Milan-Genoa
  • Sassuolo-Roma
  • Udinese-Parma
  • Venezia-Cagliari

Giornata 26

  • Bologna-Lecce
  • Cagliari-Udinese
  • Como-Milan
  • Frosinone-Napoli
  • Genoa-Lazio
  • Inter-Atalanta
  • Monza-Juventus
  • Parma-Sassuolo
  • Roma-Venezia
  • Torino-Fiorentina

Giornata 27

  • Atalanta-Torino
  • Fiorentina-Venezia
  • Juventus-Roma
  • Lazio-Frosinone
  • Lecce-Como
  • Milan-Cagliari
  • Monza-Genoa
  • Napoli-Parma
  • Sassuolo-Bologna
  • Udinese-Inter

Giornata 28

  • Bologna-Napoli
  • Cagliari-Fiorentina
  • Como-Udinese
  • Frosinone-Monza
  • Genoa-Roma
  • Lazio-Juventus
  • Milan-Sassuolo
  • Parma-Lecce
  • Torino-Inter
  • Udinese-Atalanta

Giornata 29

  • Atalanta-Milan
  • Fiorentina-Genoa
  • Inter-Frosinone
  • Juventus-Como
  • Monza-Bologna
  • Napoli-Venezia
  • Parma-Lazio
  • Roma-Lecce
  • Sassuolo-Cagliari
  • Udinese-Torino

Giornata 30

  • Cagliari-Napoli
  • Como-Fiorentina
  • Frosinone-Udinese
  • Lecce-Lazio
  • Genoa-Inter
  • Milan-Monza
  • Roma-Bologna
  • Sassuolo-Atalanta
  • Torino-Juventus
  • Venezia-Parma

Giornata 31

  • Bologna-Venezia
  • Cagliari-Atalanta
  • Fiorentina-Milan
  • Frosinone-Genoa
  • Inter-Roma
  • Juventus-Lecce
  • Lazio-Torino
  • Napoli-Sassuolo
  • Parma-Como
  • Udinese-Monza

Giornata 32

  • Bologna-Cagliari
  • Atalanta-Udinese
  • Como-Frosinone
  • Fiorentina-Parma
  • Milan-Napoli
  • Monza-Inter
  • Roma-Lazio
  • Sassuolo-Lecce
  • Torino-Genoa
  • Venezia-Juventus

Giornata 33

  • Cagliari-Monza
  • Frosinone-Roma
  • Genoa-Sassuolo
  • Inter-Bologna
  • Juventus-Fiorentina
  • Lazio-Como
  • Lecce-Milan
  • Napoli-Udinese
  • Parma-Atalanta
  • Venezia-Torino

Giornata 34

  • Atalanta-Juventus
  • Bologna-Fiorentina
  • Como-Inter
  • Lecce-Cagliari
  • Milan-Lazio
  • Monza-Venezia
  • Roma-Napoli
  • Sassuolo-Frosinone
  • Torino-Parma
  • Udinese-Genoa

Giornata 35

  • Fiorentina-Roma
  • Frosinone-Atalanta
  • Genoa-Cagliari
  • Inter-Lecce
  • Lazio-Sassuolo
  • Napoli-Monza
  • Parma-Milan
  • Torino-Bologna
  • Udinese-Juventus
  • Venezia-Como

Giornata 36

  • Bologna-Frosinone
  • Cagliari-Torino
  • Como-Atalanta
  • Lazio-Udinese
  • Lecce-Fiorentina
  • Juventus-Inter
  • Lecce-Fiorentina
  • Milan-Roma
  • Monza-Parma
  • Napoli-Genoa
  • Sassuolo-Venezia

Giornata 37

  • Atalanta-Lecce
  • Fiorentina-Monza
  • Frosinone-Cagliari
  • Genoa-Bologna
  • Inter-Lazio
  • Parma-Juventus
  • Roma-Como
  • Torino-Napoli
  • Udinese-Sassuolo
  • Venezia-Milan

Giornata 38

  • Bologna-Parma
  • Cagliari-Roma
  • Como-Genoa
  • Juventus-Frosinone
  • Lazio-Fiorentina
  • Lecce-Venezia
  • Milan-Udinese
  • Monza-Torino
  • Napoli-Atalanta
  • Sassuolo-Inter

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Non c’è nessuno al comando del Milan, ora che succede? Ibrahimovic al vertice o la rivoluzione di Rangnick

5 June 2026 at 15:11

Manca l’allenatore, ancora, e lo si cerca all’estero. Ma manca soprattutto, ancora, una struttura. Ed è questo che preoccupa soprattutto in ambiente Milan. Che si surriscalda. Vedere le immagini che stanno circolando sui social in queste ultime ore – ritraggono striscioni contro Cardinale sparsi in più punti della città – per credere. In casa rossonera la delusione della mancata qualificazione in Champions è tutt’altro che smaltita e le incognite sul futuro continuano a tormentare i tifosi, perché il vuoto di potere che al momento si è creato non è stato ancora colmato.

Ibra, che succede?

La posizione dello svedese, formalmente advisor della proprietà, è davvero spartiacque del futuro. Da un lato, c’è un Milan con Ibrahimovic al vertice. Dall’altro no. Ed è qui che si gioca la partita dei piani alti di casa rossonera. Perché nel caso in cui fosse Zlatan a prevalere, allora al Milan mancherebbe ‘solo’ un allenatore, che probabilmente arriverebbe dall’estero. Glasner, ex Crystal Palace, è uno dei candidati principali. C’è anche Pochettino. Mentre la posizione di Slot è sempre più defilata. Per non dire definitivamente tramontata. Ma come si muoverebbe Ibrahimovic? La sua idea sarebbe quella di confermare Kirovsky (attuale sport development della società) come direttore sportivo e mantenere una linea di controllo molto stretta sull’andamento del club. Ma se da giocatore era osannato, da dirigente molto meno. Lo dimostrano anche i commenti sotto i suoi recenti post sui social. E prendersi la responsabilità di rilanciare il Milan non è, al momento, la cosa più semplice.

Rivoluzione Rangnick

Un rilancio che invece Rangnick sarebbe anche disposto a portare avanti, ma alle sue condizioni. La richiesta al Milan? Potere decisionale su tutto. Almeno una ventina di persone da mettere nei punti fondamentali della società: tra direttore sportivo (piace molto Spors, ex Genoa), allenatori dei settori giovanili, osservatori… Un modello Red Bull portato in Italia, insomma. Un modello che i rossoneri avevano già valutato in passato, quando poi prevalse la linea di Paolo Maldini. L’attuale Ct dell’Austria aspetterà ancora qualche giorno, dopodiché si chiamerà fuori. Il suo arrivo sarebbe sinonimo non solo di un rilancio, ma di una vera rivoluzione. Che precluderebbe a Ibrahimovic un ruolo in primo piano.

Iscrizione

E intanto, il vuoto dirigenziale sta portando a ritardare l’iscrizione al campionato. Non è un vero e proprio problema, questo. Perché naturalmente al prossimo campionato di Serie A, il Milan ci sarà regolarmente. Ma con tante figure mancanti, la macchina burocratica si è leggermente inceppata. E più che un problema, questo diventa lo specchio di una situazione delicatissima. Che i tifosi hanno percepito.

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Figc, Malagò è ineleggibile? Il ministro Abodi chiede un parere a Coni e Anac, ma con due settimane di ritardo

5 June 2026 at 13:33

Il ministro Andrea Abodi chiede ufficialmente un parere all’Anac e al Collegio di Garanzia del Coni sull’eleggibilità di Giovanni Malagò alla presidenza della FederCalcio. Ma lo fa con due settimane di ritardo, e a questo punto il via libera o la bocciatura, da cui dipende il futuro del pallone italiano, arriverà proprio a ridosso del voto.

La questione ormai è nota. Su Malagò, grande favorito alla successione di Gravina perché appoggiato da Serie A, B, Calciatori e Allenatori, pende la spada di Damocle del cosiddetto “pantouflage”: potrebbe non essere eleggibile in quanto, da presidente del Coni (carica ricoperta fino a giugno 2025), ha esercitato poteri di vigilanza sulle Federazioni sportive, come la Figc. E non è ancora trascorso il periodo diraffreddamento” di tre anni previsto dalla legge. Il diretto interessato ha sempre liquidato il tutto con una scrollata di spalle ma è evidente che il tema esista, quanto meno in linea di principio; quindi, soltanto gli organi potranno sciogliere i dubbi, in un senso o nell’altro.

A ciò era rivolta l’interrogazione parlamentare del senatore leghista Roberto Marti, che sollecitava il ministro a “promuovere un chiarimento preventivo presso le autorità competenti”. Un atto dal chiaro significato politico, perché conferma l’ostilità di questa maggioranza e questo governo alla scalata di Malagò, ma che se non altro doveva servire a sgombrare il campo dagli equivoci.

Dopo l’interrogazione, Abodi ha effettivamente innescato le due autorità competenti, che sono l’Anac (per quanto riguarda il Dlgs 165/2001) e il Collegio di Garanzia del Coni, sul piano sportivo. Questo sarà anche il contenuto della risposta all’interrogazione, per il momento per forza di cose interlocutoria. Ma la notizia è la tempistica. A quanto risulta al Fatto, la Pec del Ministero con cui viene richiesto il parere ai due organi è arrivata soltanto nella serata di giovedì 4 giugno. L’interrogazione era stata depositata il 20 maggio. Da allora sono passate oltre due settimane: ormai si pensava che il pronunciamento decisivo fosse imminente, e invece è stato appena innescato. Si dovrà attendere ancora, esattamente fino al 15 giugno, data fissata dal ministro per consegnare il parere. Peccato che allora mancheranno appena sette giorni al voto.

Inutile dire che questo ritardo inspiegabile con cui è stata inoltrata la richiesta rischia di creare grossi problemi. Dal Ministero filtra che sarebbe dovuto a ragioni tecniche, ma la Pec è stata ricevuta con stupore e grande fastidio, sia all’Anac che al Coni. Considerando che ci sono due weekend di mezzo, di fatto agli esperti vengono concessi appena 6 giorni di tempo per studiare una questione estremamente complessa dal punto di vista tecnico. E prendersi una responsabilità pesantissima: bocciare Malagò a una settimana dal voto significherebbe terremotare il pallone italiano.

X: @lVendemiale

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“L’Olanda vincerà i Mondiali”: lo dice il sistema creato per gioco da un economista tedesco, che finora non ha mai sbagliato

5 June 2026 at 12:41

Secondo i bookmakers, spesso attendibili, il mondiale Usa-Canada-Messico 2026 finirà nelle mani di una nazionale europea, con Francia e Spagna indicate come le super favorite. L’Inghilterra di Thomas Tuchel è la terza incomoda. Argentina e Brasile sono in quarta e quinta posizione nel listino. Nel 1994, il mondiale statunitense registrò il successo del Brasile nella finale conclusa ai rigori contro l’Italia. Le due edizioni messicane, 1970 e 1986, videro il trionfo della Seleçao di Pelé – sempre contro l’Italia – e dell’Argentina di Maradona. Le indicazioni degli scommettitori sono quindi in controtendenza rispetto alla storia calcistica, in base alla quale nelle Americhe hanno sempre conquistato il titolo le squadre di questa area del mondo, con l’eccezione della Germania a Brasile 2014. C’è però un’altra “pista” e sta circolando in Europa da qualche giorno. In Spagna, è stata rilanciata dal quotidiano sportivo Marca. Si tratta della previsione di un economista-matematico tedesco, Joachim Klement, che ha azzeccato le previsioni degli ultimi tre mondiali: Germania campione nel 2014, Francia trionfatrice di Russia 2018 e Argentina iridata in Qatar nel 2022. Stavolta il sistema elaborato da Klement indica l’Olanda e sarebbe non solo una sorpresa, ma anche un successo che consentirebbe di esorcizzare la maledizione del calcio Orange, sconfitto nelle finali del 1974, 1978 e 2010. L’Olanda conquisterebbe il titolo in un ultimo atto inedito, tra due nazionali che non hanno mai sollevato la coppa del mondo: l’avversario dell’ultimo atto sarebbe infatti il Portogallo di Cristiano Ronaldo.

Klement ha creato questo sistema nel 2014, quasi per provocazione. L’idea originaria era quella di dimostrare l’”arroganza” di coloro che credono che l’economia possa spiegare tutto con una semplice formula. Il modello di Klement combina quattro variabili: economiche, demografiche, climatiche e sportive. Prende in considerazione il PIL pro capite, la popolazione, la tradizione calcistica del paese, la temperatura media, lo status di paese ospitante e il ranking FIFA. La ricchezza di un paese, per esempio, è un fattore determinante del successo sportivo, poiché l’abbondanza di risorse consente di finanziare infrastrutture e accademie giovanili, ma c’è un limite: nei paesi benestanti, i giovani tendono ad abbandonare il calcio per altri sport o per i videogiochi. Sul clima, c’è un’indicazione ben precisa: i 14 gradi sono la temperatura ideale per una competizione di lunga durata come la Coppa del Mondo, che in questa prima edizione a 48 squadre avrà la durata di cinque settimane, per un totale di 104 partite.

Nel sistema elaborato dal matematico tedesco, si sottolinea un fattore che incide in modo determinante: la fortuna. Secondo l’analisi di Klement, il 45% dell’esito di una Coppa del Mondo è determinato dal caso, soprattutto nelle partite a eliminazione diretta. Queste conclusioni, “casualità” e “fortuna”, rendono quindi discutibile qualsiasi sistema di previsione, dai bookmakers al modello-Klement, ma l’economista tedesco è il primo a non prendere sul serio il suo sistema, definendolo “tongue-in-cheek”, espressione inglese che significa “fatta in tono ironico e senza serietà”. Avverte anche che chiunque scommetta denaro basandosi sulle sue previsioni non dovrebbe sorprendersi se finisca per perdere. Ma è proprio qui che sta l’ironia: un sistema creato per deridere le previsioni è finito per diventare un oracolo dei mondiali.

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Il sindaco di New York Zohran Mamdani ha citato Mario Balotelli per spiegare la sua strategia sui Mondiali

5 June 2026 at 11:03

A pochi giorni dall’inizio dei Mondiali di calcio 2026, il sindaco di New York Zohran Mamdani ha scelto un riferimento inatteso per spiegare l’approccio della sua amministrazione all’organizzazione dell’evento: Mario Balotelli. Durante una conferenza stampa dedicata alla mobilità e alla gestione dei trasporti in vista della manifestazione che si svolgerà tra Stati Uniti, Canada e Messico, Mamdani ha citato una delle frasi più celebri dell’ex attaccante della Nazionale italiana, trasformandola in una metafora del lavoro che attende la città. I Mondiali iniziano il prossimo 11 giugno e New York sarà la città in assoluta protagonista dell’evento: la finale è in programma il 19 luglio al MetLife Stadium.

La citazione di Balotelli

Nel passaggio conclusivo del suo intervento, il sindaco Mamdani ha ricordato una dichiarazione diventata famosa negli anni in cui Balotelli era considerato uno dei talenti più brillanti del calcio mondiale. Mamdani lo ha definito “uno degli attaccanti più forti dei tempi recenti” e ha raccontato: “Mario Balotelli una volta parlò delle sue esultanze contenute dopo un gol. Disse: ‘Quando segno non esulto perché sto solo facendo il mio lavoro“. Poi Mamdani ha aggiunto: “Quando un postino consegna le lettere, festeggia forse?’”.

Da lì il parallelo con l’organizzazione dei Mondiali. “Quando New York ospiterà un Mondiale organizzato, sicuro, che funzionerà in modo fluido e senza problemi, festeggeremo? No, perché staremo solo facendo il nostro lavoro”, ha affermato Mamdani. Il sindaco ha poi aggiunto di essere convinto che la città abbia “le persone, la preparazione e l’eccellenza” necessarie per realizzare “un grande Mondiale”.

Un sindaco appassionato di calcio

La citazione può sorprendere chi conosce poco Mamdani, ma non chi segue la sua passione per il calcio. Tifoso dell’Arsenal fin dall’adolescenza, il sindaco ha giocato come difensore in una squadra amatoriale di Brooklyn e ha spesso utilizzato il calcio anche nelle sue iniziative politiche. In passato si è inoltre schierato contro il sistema dei prezzi dinamici adottato dalla FIFA per i biglietti dei Mondiali del 2026.

Nel corso della stessa conferenza stampa, Mamdani ha fatto riferimento anche a José Mourinho, altro personaggio simbolo del calcio internazionale. Il richiamo all’ex allenatore di Inter e Roma conferma quanto il sindaco abbia scelto di utilizzare esempi e citazioni provenienti dal mondo del pallone per comunicare il messaggio principale dell’amministrazione: garantire che l’evento si svolga senza disagi per residenti e tifosi.

Il video del discorso di Mamdani

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Ti ricordi… Hugo Sanchez, il bomber del Real Madrid che nel frattempo faceva anche il dentista

5 June 2026 at 05:13

E capriola fu. Per la prima volta in un Mondiale. Davanti al pubblico dell’Azteca. Capriola sì, ma stavolta niente rovesciate, niente giocate di classe: un gol di rapina, di testa a due passi dalla linea di porta. Ma per il “Pentapichichi” Hugo Sanchez conta il gol e null’altro, e quel gol quarant’anni fa valeva la vittoria all’esordio nel Mondiale 1986 contro il Belgio. Nato nello storico quartiere di Colonia San Rafael in una famiglia numerosa Hugo cresce tra gli insegnamenti di papà Hector, impiegato e calciatore dilettante e con la rigida alimentazione da atleta imposta da mamma Maria Luisa.

I fratelli maggiori, Hector Junior e Horacio, aprono la strada nel pallone, la sorella Erlinda, ginnasta olimpica gli insegna “la leggerezza”: coordinazione e gesti per sorprendere i difensori avversari. La sua famosa rovesciata parte anche da qui. Fa sul serio Hugo, fin da quando sfida i ragazzi più grandi al “campetto dei matti”: si chiama così il terreno di gioco del Jardin del Arte a Colonia San Rafael, perché da lì escono pittori e scultori, spesso tutti inzaccherati di pittura e colori. Sono artisti, ma per la gente che li vede, negli anni 60 in particolare, sono matti: Hugo attinge anche da loro. Salti e acrobazie gli valgono un provino per i Pumas: l’emozione è grande e gli gioca un brutto tiro, al primo giorno con il club si mette i pantaloncini al contrario, con la tasca sul davanti, l’allenatore glielo fa notare ma Hugo gli offre un saggio di quella malizia che poi dimostrerà in area: “Certo, così i difensori non capiscono se sto andando avanti o indietro”, risponde.

Arriva fino in prima squadra, ma non si sa mai, e per questo accanto al pallone ci mette pure la scuola prima, l’università poi: mica sceglie qualcosa di poco conto? No, Odontoiatria. E tra valanghe di gol in Messico e la chiamata nella nazionale arriva la chiamata dall’Europa: nel 1981 passa all’Atletico Madrid. In realtà era tutto fatto con l’Arsenal, ma il centravanti voleva sì andare in Europa, ma dove capisse anche la lingua, e dunque sceglie i colchoneros. Al netto della comprensione dell’idioma però l’avvio è da incubo: lo status è quello di stella mondiale, i gol però sono pochi e il pubblico prende a fischiarlo, la stampa a dire che è un bluff e qualcuno a metterci sopra pure il carico razzista “Mariachi, vete a tu paìs” gli grida qualcuno.

Finisce spesso in panchina e a un passo dalla rescissione del contratto, finché arriva il gol decisivo all’Hercules e da lì la storia cambia. Cambia soprattutto quando sulla panchina dell’Atletico arriva Luis Aragonès. Don Luis capisce che quel messicano fiero non va imbrigliato: va liberato. Lo ripulisce dai barocchismi sudamericani, lo trasforma in un killer da un solo tocco e lo porta a conquistare il suo primo titolo di Pichichi. Ma Madrid, per un’anima insaziabile come quella di Hugo, è una città troppo grande per essere dominata a metà. Nell’estate del 1985 si consuma il “tradimento del secolo”, o almeno quello che si riteneva tale fino ad allora. Il passaggio diretto dall’Atlético al Real Madrid è un affare di Stato politicamente impossibile; per aggirare il blocco e l’ira dei tifosi colchoneros, si rende necessario un travestimento burocratico. Hugo vola in Messico, si tessera per poche ore con i Pumas e da lì viene ceduto ai Blancos.

Quando si dice la malizia. Al Santiago Bernabéu, Sánchez non trova una squadra, trova una corte reale. È il Real della Quinta del Buitre, la leggendaria generazione di talenti cresciuti in casa – Butragueño, Michel, Sanchís, Martín Vázquez, Pardeza – a cui mancava solo una cosa: un carnefice spietato, un terminale offensivo che tramutasse l’arte in oro colato. Hugo diventa quel terminale. Con la maglia merengue cuce sulla pelle una leggenda fatta di cinque titoli consecutivi della Liga e altri quattro trofei di capocannoniere. Diventa il Pentapichichi.

È qui, all’apice della fama madrilena, che il dottor Sánchez torna a indossare il camice bianco, quasi a voler mantenere un legame saldo con la realtà terrena e con quella tesi sulle patologie della cavità orale discussa alla UNAM. Niente cliniche di lusso o speculazioni: Hugo si diverte a fare il dentista lowcost per gli amici intimi, i membri dello staff e qualche compagno di squadra coraggioso. Nel garage di casa o negli studi di colleghi compiacenti, opera gratis, chiedendo in cambio solo il rimborso dei materiali da otturazione. Un paradosso sublime: l’uomo che la domenica terrorizzava i portieri della Liga divelta-tasselli, in settimana curava i sorrisi con la precisione di un cesellatore.

Eppure, la perfezione di quegli anni spagnoli – culminata nella stagione 1989-90 con 38 gol segnati tutti, rigorosamente, di prima intenzione, un monumento al minimalismo balistico – contrasta drammaticamente con il chiaroscuro del suo rapporto con la patria. Quel Mondiale del 1986, iniziato con la capriola contro il Belgio davanti all’Azteca ribollente, doveva essere la sua apoteosi. Ma il Messico si fermerà ai quarti di finale contro la Germania Ovest, ai calci di rigore. Hugo, sfinito dai crampi e da una pressione disumana, non calcerà nemmeno il suo penalty. Il paese intero, che lo adorava, non glielo perdonerà mai del tutto, accusandolo di essere “più spagnolo che messicano”, una stella da esportazione incapace di compiere il miracolo in patria.

La ferita con la Tricolor si farà ancora più profonda quattro anni dopo, a causa dello scandalo dei Cachirules (la falsificazione delle età di alcuni giocatori delle giovanili) che costerà al Messico la squalifica totale dai Mondiali di Italia90. Nel momento migliore della sua carriera, all’apice del suo regno al Real Madrid, a Hugo viene scippata l’opportunità di giocare il suo Mondiale di maturità. Nel 1994 ormai 36enne c’è: gioca all’esordio con la Norvegia, il Messico perde e contro l’Irlanda Baron lo tiene in panchina: il sostituto Luis Garcia fa due gol e Hugo resterà fuori anche contro l’Italia e contro la Bulgaria agli ottavi. Hugo Sánchez ha smesso di giocare nel ’97, dopo esperienze al Rayo Vallecano, al Linz e a Dallas lasciando in eredità non solo i numeri, ma un’idea estetica di centravanti che non è mai più esistita: un’unione impossibile tra la rigidità scientifica della medicina, la flessibilità della ginnastica artistica e la lucida follia dei pittori del Jardin del Arte.

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Igli Tare indagato per corruzione e riciclaggio: l’ex ds del Milan coinvolto nell’inchiesta sull’ex vice premier albanese

4 June 2026 at 17:53

Possibili guai giudiziari in vista per Igli Tare, ex direttore sportivo del Milan, finito sotto inchiesta nel suo paese d’origine, l’Albania. Secondo fonti presso la Procura speciale albanese contro la criminalità organizzata e la corruzione (Spak), Tare sarebbe sospettato di presuntoriciclaggio“, nell’ambito dell’indagine contro l’ex vice premier albanese Belinda Balluku, accusata inizialmente di “violazioni in gare d’appalto“. Oggi la procura ha fatto sapere di aver iscritto nel registro degli indagati il nome di Tare, in passato anche calciatore e dirigente della Lazio, anche per “corruzione“. Il presunto collegamento tra Tare e Balluku riguarderebbe una villa sulla costa ionica albanese, in un complesso turistico.

L’abitazione sarebbe stata offerta a Balluku, come tangente per un appalto concesso ad un’impresa edile, quando era dirigente della società di controllo del traffico aereo “Albcontrol”. Per far perdere le tracce dell’operazione, la villa è stata registrata a nome di Igli Tare, il quale, secondo gli investigatori, avrebbe stipulato “un fittizio contratto d’affitto con l’ex capogabinetto di Balluku”. La procura sostiene che “de facto” l’abitazione sarebbe di Balluku, la quale ne avrebbe fatto uso insieme alla sua famiglia, in tutti questi anni. Tare è stato sottoposto a un interrogatorio in procura, lasciandola dopo circa sei ore senza rilasciare dichiarazioni ai giornalisti.

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Da Haaland a Mou, la battaglia per il Real Madrid diventa uno show planetario: così Riquelme sfida Florentino Perez

4 June 2026 at 17:18

Tempi eroici – si fa per dire – quelli in cui il comandante Achille Lauro, armatore e dirigente sportivo del Novecento, prima consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, poi sostenitore dell’Uomo Qualunque e del Partito Monarchico, infine sindaco di Napoli, consegnava una scarpa sinistra ai potenziali elettori e quella destra solo dopo il voto. Lauro fu anche presidente del Napoli dal 1936 al 1969 e con l’acquisto dello svedese Hasse Jeppson, pagato 105 milioni, nel 1952 fece saltare il banco del mercato. Oggi c’è ben altro: la campagna elettorale del Real Madrid, in vista del voto del 7 giugno, per confermare Florentino Perez o lanciare l’imprenditore di Alicante Enrique Riquelme – magnate delle rinnovabili -, è diventata uno show planetario che sta provocando persino incidenti diplomatici, vedi la reazione furibonda del Manchester City dopo l’annuncio che lo sfidante vorrebbe strappare al club inglese Haaland e Rodri. A quel punto, replica immediata di Florentino: se vinco, squadra affidata a José Mourinho con un contratto triennale – concordato da tempo – e subito un rinforzo in difesa, lo svincolato Konaté, ex Liverpool.

In una Spagna dove traballa la posizione del premier Sànchez, la battaglia per il nuovo boss del Real sta raggiungendo picchi di audience elevati. Tutto è cominciato con l’annuncio a sorpresa del voto anticipato da parte di Florentino Perez, 79 anni, presidente dei Blancos dal 2009, dopo esserlo già stato tra 2000 e 2006 – l’era dei Galàcticos -, patrimonio che lo colloca tra gli uomini più ricchi della patria di Cervantes e 37 trofei conquistati nelle sue gestioni madridiste. La mossa di Perez, dopo una stagione deludente, è stata quella di anticipare il potenziale rivale, Enrique Riquelme, da tempo al lavoro sottotraccia per mettere le mani sul club. Perez dal 2009 a oggi non ha avuto rivali. E’ stato rieletto per cinque volte.

Ora, in un momento di difficoltà e di inevitabili cambiamenti, chiusa la pratica dolorosa e dispendiosa della ristrutturazione dello stadio Santiago Bernabeu – ben 1,76 miliardi di euro il costo del nuovo ingresso principale, dell’intera facciata, dell’aggiunta del tetto retrattile e del nuovo campo in erba -, Perez ha fatto l’ennesimo numero a effetto, ma l’avversario ha risposto annunciando Haaland e Rodri. Il Manchester City, che ha salutato Pep Guardiola e sta incoronando Enzo Maresca, sta valutando gli estremi per un’azione legale. Lo stesso Haaland e chi cura i suoi interessi, l’agente Rafaela Pimenta e il padre Alfie, hanno negato la cosa: “È tutto molto divertente, ma non c’è nulla di vero. Auguriamo a entrambi i candidati il meglio per le elezioni del Real Madrid”.

La partita del voto è aperta. Due settimane fa, Florentino sembrava avviato verso la sesta incoronazione di fila, ma lo sfidante sta recuperando alla grande. I sondaggi lanciati dal giornale sportivo Marca lasciano intendere che il 7 giugno potrebbe addirittura scapparci un clamoroso ribaltone. Il 36% è infatti convinto che Riquelme possa sorprendere il rivale. Il 33% afferma che Florentino vincerà di misura. Il 65% sostiene che l’annuncio di voler strappare Haaland al City potrebbe condizionare le intenzioni di voto. Secondo l’82%, il ritorno di Mourinho non sarà sufficiente a Florentino per imporsi sul rivale. Riquelme sulla scelta del tecnico non si è sbilanciato, ma ha detto di voler “portare l’allenatore che tutti i tifosi sognano alla guida del Real”. Il nome in questione è quello di Jurgen Klopp, il più amato dai madridisti. Se però Riquelme non ha fatto apertamente il nome del tecnico tedesco, dal 2024 coordinatore delle attività calcistiche del gruppo Red Bull, la ragione è molto semplice: non sarà facile convincerlo a tornare in panchina. In Germania sono sicuri che Klopp sia il candidato numero uno per la nazionale, in caso di flop al mondiale.

Haaland, Rodri, Klopp, Mourinho (senza offesa per Konaté): l’universo Real è questo, non c’è da stupirsi. L’unica vera sorpresa, semmai, sarà il trionfo di Riquelme, CEO delle rinnovabili Cox Energy, soprannominato il “Re del Sole”, patrimonio stimato di 460 milioni di euro e ben 187 messi a disposizione nella battaglia per il club. Florentino è un abile imprenditore, ma potrebbe pentirsi di aver sottovalutato il suo avversario.

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Mondiali, caos in Messico a 7 giorni dal match inaugurale: manifestanti abbattono statue dei calciatori e assaltano i palazzi della politica

4 June 2026 at 15:51

Ancora caos a Città del Messico a una settimana dall’inizio dei Mondiali di calcio che si svolgeranno tra Usa, Canada e Messico appunto: diverse proteste di insegnanti e giudici in pensione, chiusure stradali e lavori edili dell’ultimo minuto, anche ieri hanno provocato forti disagi a milioni di residenti, costretti a subire lunghi ritardi e complesse deviazioni dei percorsi quotidiani. Con il Paese centroamericano sotto i riflettori internazionali, dato che l’11 giugno si giocherà la partita inaugurale dei Mondiali tra Messico e Sudafrica nel rinnovato stadio Azteca della capitale, sindacati dei docenti e di altri settori hanno organizzato marce e bloccato le principali vie di circolazione.

Nello specifico, un gruppo di manifestanti ha fatto irruzione al Ministero dell’Istruzione di Città del Messico, usando lampioni come ariete, durante una nuova giornata di proteste. Membri di un gruppo dissidente del sindacato degli insegnanti, il Coordinamento nazionale dei lavoratori dell’istruzione (CNTE), hanno vandalizzato una postazione di guardia, sono entrati nel cortile e hanno rotto i vetri dell’ingresso, secondo fonti del ministero. “Vogliono portarci a una repressione in vista della Coppa del Mondo”, ha dichiarato la presidente Claudia Sheinbaum durante la sua conferenza stampa quotidiana. Prima di far irruzione al Ministero, i manifestanti hanno fatto cadere alcune statue alte 5 metri che rappresentano i giocatori di calcio dei paesi partecipanti al torneo. Da alcuni giorni la polizia ha bloccato l’accesso alla piazza dello Zòcalo, dove si trovano il palazzo presidenziale e un’area per seguire in diretta le partite dei Mondiali.

I manifestanti hanno reso noto che le loro azioni, non legate al torneo, potrebbero intensificarsi se il governo della presidente Claudia Sheinbaum non prenderà in considerazione le loro richieste nel brevissimo termine. In particolare, il sindacato di insegnanti CNTE chiede all’esecutivo di mantenere la promessa elettorale di abrogare una legge del 2007 che ha riformato il sistema pensionistico per i dipendenti del settore pubblico, nonché di concedere aumenti salariali. In caso contrario, non sono escluse nuove manifestazioni in occasione della partita inaugurale dei Mondiali, che causerebbe altri e non pochi disagi sotto ogni aspetto.

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“In un anno al Milan ho speso 350 milioni, non mi è rimasto nulla. I miei figli non mi vogliono vedere, né parlare. Mi piacerebbe spiegargli cosa è successo”: parla Angelo Pagotto

4 June 2026 at 13:03

“Entro da Versace e acquisto praticamente tutta la nuova collezione. Vado alla cassa e quasi mi viene un infarto. Il conto era 10 milioni delle vecchie lire. Oggi non mi è rimasto più nulla”. Da promessa del calcio italiano a uomo costretto a ripartire da zero, passando per il Milan, le squalifiche per doping, la depressione e i lavori più disparati per sopravvivere. La storia di Angelo Pagotto è una parabola fatta di cadute e tentativi di risalita. Oggi l’ex numero 1 di Napoli, Sampdoria e Milan vive una seconda vita da allenatore dei portieri, ma i rimpianti continuano ad accompagnarlo. Alcuni riguardano le scelte compiute durante la carriera, altri sono molto più dolorosi e hanno a che fare con la sua famiglia, come confessa in un’intervista a Fanpage.it.

Il Milan, i soldi e le occasioni perdute

Tra i momenti che Pagotto guarda con maggiore rammarico c’è l’approdo al Milan a metà degli anni Novanta. Un’occasione che allora sembrava impossibile da rifiutare, ma che finì per segnare l’inizio di una fase complicata della sua carriera. L’ex portiere ammette di aver vissuto male quel periodo, anche a causa del carattere impulsivo che gli impediva di accettare certe dinamiche all’interno dello spogliatoio. A complicare tutto contribuì anche la vita fuori dal campo. “In quell’anno credo di aver speso 350 milioni delle vecchie lire e ancora non mi spiego come possa avere fatto”, racconta. Tra gli episodi che ricorda con maggiore incredulità c’è una giornata di shopping sfrenato: “Entro da Versace e acquisto praticamente tutta la nuova collezione. Vado alla cassa e quasi mi viene un infarto. Il conto era 10 milioni delle vecchie lire”. Guardando indietro, Pagotto è convinto che con maggiore pazienza la sua carriera avrebbe potuto prendere una strada diversa. “Se avessi avuto la pazienza di Ambrosini, probabilmente avrei vinto il suo stesso numero di Champions League“.

Le squalifiche e la ripartenza

Dopo l’esperienza rossonera arrivarono i problemi più gravi. Prima la vicenda legata a un presunto scambio di provette, poi la seconda squalifica per uso di sostanze proibite, che portò alla radiazione poi ridotta a otto anni. Un colpo durissimo che lo costrinse a reinventarsi lontano dal calcio. Pagotto racconta di aver lavorato come cameriere, cuoco e magazziniere, soprattutto in Germania. Anni complicati, segnati anche dalla depressione e dalla necessità di intraprendere un percorso psicologico. A salvarlo, spiega, è stata anche la moglie, che lo ha aiutato a ricostruire la propria vita.

Il dolore più grande: il rapporto con i figli

Se il calcio gli ha concesso una seconda possibilità, c’è una ferita che continua a restare aperta. Riguarda i figli Alex e Gaja, con i quali oggi non ha rapporti. “Dopo tutto quello che è successo, non ho più alcun rapporto con i miei figli, non mi vogliono vedere, né parlare“, confessa. Il rimpianto più grande è non aver mai avuto l’occasione di spiegare loro cosa sia accaduto negli anni più difficili della sua vita: “Mi piacerebbe potergli spiegare cosa è successo“. Pagotto racconta di continuare a inviare messaggi per compleanni e festività senza ricevere risposta. E immagina un finale semplice per la sua storia: “Ricevere la risposta dei miei figli, in questo momento, mi renderebbe l’uomo più felice del mondo“.

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