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Omer Bartov a La7: “A Gaza è genocidio, chi vede e non agisce ne è complice. Definire antisemitismo il rifiuto del sionismo è una sciocchezza”

10 June 2026 at 12:48

“La mancata pubblicazione del mio libro in Israele? La dice lunga sulla mentalità del paese nel quale sono nato e cresciuto, un paese che non è disposto a sentirsi dire la verità su quello che sta accadendo al suo interno, il che ci porta al tema del genocidio a Gaza“. Sono le parole pronunciate a Otto e mezzo, su La7, da Omer Bartov, uno dei massimi storici contemporanei e accademico israelo-americano di fama mondiale per i suoi studi sull’Olocausto. Il suo ultimo libro, “Nell’abisso. Dal sionismo al genocidio: la sconfitta morale di Israele”, appena uscito per Laterza e già tradotto in decine di lingue, resta invisibile nelle librerie di Tel Aviv e Gerusalemme: nessuna casa editrice israeliana ha voluto pubblicarlo.
Bartov non nasconde il rammarico per questo silenzio editoriale, evidenziando come l’impossibilità di veder uscire il volume in ebraico sia sintomatica di una chiusura mentale preoccupante.

Alla conduttrice Lilli Gruber, che gli chiede perché a Gaza c’è un genocidio, Bartov ricorda che non è un’opinione, ma un crimine definito con precisione dalla Convenzione dell’Onu del 1948, firmata da Israele come dall’Italia, dalla Francia, dal Regno Unito e dagli Stati Uniti. Chi riconosce che sta avvenendo ha l’obbligo giuridico di agire; chi tace o nega diventa complice.
Tutti gli Stati firmatari che vedono un genocidio accadere – spiega lo storico – sono obbligati ad agire; se non lo fanno, diventano complici del suo svolgimento. Quando si identifica il genocidio, non si individua soltanto un particolare crimine, cioè il tentativo di distruggere un gruppo in parte o totalmente in quanto tale. Si sta anche dicendo che c’è un impegno da parte della Comunità internazionale, che si è raggiunto dopo i crimini dei nazisti e dopo l’Olocausto per impedire questi tentativi di distruggere gruppi e nazioni, interamente o parzialmente”.

L’analisi di Bartov si spinge oltre la cronaca militare, toccando la carne viva della struttura sociale israeliana. A differenza dei crimini di guerra, che possono essere circoscritti all’operato di un singolo generale o di un’unità, il genocidio è descritto come un vero e proprio “evento sociale” che chiama in causa l’intera popolazione. In un Paese caratterizzato dalla leva obbligatoria, dove i soldati sono i figli e le figlie di quasi ogni famiglia, l’attività bellica diventa un’esperienza collettiva inscindibile dall’identità nazionale.
Tutti fanno parte di questo evento – osserva lo storico – Quelli che lo compiono, quelli che lo negano e quelli che non fanno nulla a riguardo. Israele si trova oggi in una fase forte di profonda negazione“.
Con estrema lucidità, lo storico respinge infine l’accusa che equipara ogni critica al sionismo e a Israele a una forma di antisemitismo: “Francamente questa è una sciocchezza, non ha nulla a che vedere con l’atteggiamento verso gli ebrei, ma con il rifiuto di una specifica ideologia che non è più sostenibile”.

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Accoltellato un uomo a Belfast, accusato un rifugiato sudanese: proteste anti-migranti con bus e bidoni in fiamme

10 June 2026 at 08:41

Bidoni della spazzatura in fiamme, così come macchine e autobus. Decine di manifestanti, nella serata del 9 giugno, hanno protestato in centro a Belfast contro i migranti, bloccando anche alcune vie, dopo l’accoltellamento brutale di un quarantenne attribuito a un rifugiato sudanese, ripreso in un video choc che ha fatto il giro dei media e dei social. La polizia dell’Irlanda del Nord (Psni) è intervenuta in forze per fermare le proteste violente alimentate dagli appelli diffusi online da gruppi di cosiddetti “patrioti” legati all’ultradestra: un post dell’estremista Tommy Robinson è stato rilanciato su X da Elon Musk, con tanto di messaggio per infiammare la tensione: “Solo protestando ripetutamente e a gran voce ci potrà essere un cambiamento!”.

Il fatto scatenante è stata l’incriminazione per tentato omicidio dell’aggressore trentenne, che aveva ottenuto l’asilo sotto il precedente governo conservatore dopo essere arrivato a Belfast via Dublino nel febbraio 2023. Si sono quindi rivelati inutili gli appelli alla calma lanciati dall’esecutivo laburista di Keir Starmer e dalle autorità locali.

La vittima è rimasta gravemente ferita con significative lesioni al volto, al collo e alla schiena nell’aggressione avvenuta ieri sera nella zona di Kinnaird Avenue, nel nord di Belfast. Nel filmato circolato online si vede l’assalitore immobilizzare il quarantenne a terra e colpirlo ripetutamente con un coltello, in quello che il Daily Telegraph ha definito come un presunto tentativo di decapitazione, prima che alcuni passanti intervenissero per fermarlo. Uno di questi si vede brandire un bastone da hurling, il tradizionale sport irlandese. La polizia ha dichiarato che nulla fa pensare a un attacco terroristico, mentre ha preso piede l’ipotesi di un raptus per il trentenne, che domani deve comparire davanti alla Belfast Magistrates’ Court. Sul fatto era intervenuto il premier Starmer, che aveva parlato di aggressione “ripugnante”, invocando la tolleranza zero per episodi di violenza come questi nelle strade del Regno Unito. Mentre il ministro per l’Irlanda del Nord, Hilary Benn, alla Camera dei Comuni aveva chiesto di evitare manifestazioni di protesta violente, per scongiurare ulteriori ripercussioni negative sulle comunità locali.

Fin da subito c’è stato uno scontro politico, con Nigel Farage, leader del trumpiano Reform Uk, che aveva alimentato le tensioni invocando di rivelare l’identità e lo status migratorio dell’aggressore, oltre a sostenere che “il pubblico deve conoscere la verità”, col suo partito arrivato a chiedere un bando all’ingresso per tutti i cittadini sudanesi senza distinzioni. Esattamente un anno fa c’erano stati altri disordini anti-migranti in Irlanda del Nord sfociati in una sorta di caccia ai romeni (oltre che in scontri con la polizia) sulla scia dell’arresto di due adolescenti di origine straniera accusati del tentato stupro di una ragazza. E di recente il Regno è stato scosso dalle tensioni e dagli scontri per il caso di Henry Nowak: il 18enne accoltellato a morte il 3 dicembre scorso in una strada di Southampton da un giovane britannico di radici indiane sikh, Vickrum Digwa, e ammanettato poi agonizzante dai primi due agenti intervenuti sul posto, lasciatisi inizialmente convincere dall’assassino che la vittima fosse un aggressore razzista. Cresce così il senso di insicurezza in tutto il Paese, col caso di Talay Riley, cantautore 35enne vincitore di un Grammy e autore di brani per star del calibro di Dua Lipa e Britney Spears, ucciso a coltellate nei giorni scorsi in un giardino di Londra.

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Sei Paesi annunciano nuove sanzioni contro chi sostiene le colonie israeliane: colpito anche il ministro Smotrich

9 June 2026 at 18:37

Sei Paesi sono pronti a colpire nuovamente individui e organizzazioni che hanno a che fare con gli insediamenti israeliani illegali nei Territori Occupati. Regno Unito, Australia, Canada, Francia, Nuova Zelanda e Norvegia hanno annunciato un’azione sanzionatoria congiunta a causa del “livello record” raggiunto dall’espansione delle colonie e con l’aumento delle violenze contro la popolazione palestinese. E tra i nomi di coloro che subiranno le conseguenze di questa decisione figura anche il ministro estremista delle Finanze Bezalel Smotrich.

La mossa non ha lasciato indifferente il governo israeliano che con una nota del Ministero degli Esteri ha definito le misure “vergognose“, sostenendo che rappresentano un tentativo di imporre una posizione politica sul conflitto israelo-palestinese e sul diritto degli ebrei a vivere nella Terra d’Israele “mascherato da lotta alla violenza”. Il governo britannico, invece, sostiene che le misure
hanno l’obiettivo di interrompere i flussi finanziari che avrebbero consentito a gruppi di coloni estremisti di agire “nell’impunità”. Tra i colpiti figurano le organizzazioni The Farms Association, Ahavat Gilad, Artzenu e Shivat Zion Lerigvey Admata, oltre a diversi individui. “La violenza dei coloni e l’espansione degli insediamenti sono illegali e rappresentano una minaccia fondamentale alla soluzione dei due Stati e alla pace e sicurezza a lungo termine per palestinesi e israeliani”, ha dichiarato la ministra degli Esteri, Yvette Cooper. Londra ha anche esortato il governo israeliano a fermare l’espansione delle colonie, contrastare le violenze e perseguire i responsabili, avvertendo che potrebbero essere adottate ulteriori misure.

Sulle stesse posizioni anche la Francia. Il ministro degli Esteri, Jean-Noel Barrot, ha annunciato il divieto d’ingresso nel Paese per Smotrich, dichiarato persona non grata come quattro leader di organizzazioni di coloni e per 21 coloni definiti “violenti”. Tel Aviv ha accusato i governi coinvolti di alimentare l’antisemitismo attraverso politiche anti-israeliane e di ignorare, al contrario, quelle che considera le vere cause della violenza, citando in particolare il controverso sistema di sussidi dell’Autorità nazionale palestinese destinati a detenuti e familiari di persone coinvolte in attacchi contro Israele.

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Trecento migranti curdi sequestrati e torturati in Libia per mesi: “I miliziani minacciavano di asportarci i reni”. L’inchiesta della Bbc

9 June 2026 at 16:20

Rapiti, torturati e minacciati di espianto forzato di organi. È quanto accaduto la scorsa estate a 300 migranti curdi diretti nel Regno Unito. Lo riporta la Bbc. I giovani, tutti provenienti dal Kurdistan iracheno, sono stati catturati in Libia da una milizia locale: gli aguzzini hanno chiesto alle famiglie un riscatto di 5mila dollari, minacciando di espiantare i reni dei prigionieri se il pagamento non fosse stato effettuato immediatamente. Il quotidiano britannico è riuscito a parlare con alcuni ex ostaggi riportando la loro testimonianza. Almeno uno di loro è morto e non è chiaro in quanti siano ancora prigionieri dei libici.

La Bbc riporta di aver visionato prove e fotografie che confermano l’accaduto. Le immagini suggeriscono che siano stati effettuati interventi chirurgici forzati sugli ex prigionieri, sui cui corpi sono ancora evidenti prove di torture. Oltre ai soprusi fisici, le vittime sono state tenute in uno stato di sovraffollamento, con quasi 180 persone che condividevano una sola cella in condizioni fatiscenti. Lo spazio era così angusto che tutti dovevano dormire seduti, avevano un unico bagno e chi ci metteva troppo tempo veniva picchiato. Il cibo consisteva in un solo pezzo di pane al giorno, hanno raccontato le famiglie degli ostaggi, ma solo dietro pagamento di un supplemento ai rapitori. Il quotidiano britannico ha parlato anche con alcuni degli ex ostaggi tornati a casa: un giovane ha spiegato di essere stato torturato con ustioni alla gamba, mentre un altro, di 16 anni, ha raccontato di “non aver visto il sole per sei mesi”.

L’obiettivo della milizia era guidare i migranti attraverso la Libia verso la costa del Mediterraneo: da lì poi sarebbero partiti alla volta dell’Europa. A quel punto però, è scoppiata una discussione sul pagamento dovuto all’organizzatore della tratta, loro connazionale, che Bbc identifica con il nome di Noah Aaron. L’uomo al momento sta scontando una condanna a 10 anni di carcere in Francia per riciclaggio di denaro e traffico di esseri umani. Aaron avrebbe lavorato in passato insieme a un altro trafficante, Kardo Jaf, arrestato il mese scorso. I due provengono dalla città di Ranya, nel Kurdistan iracheno, che il think tank britannico Chatham House definisce come una regione “piena di reti di contrabbando attive”. Bbc ha iniziato indagare sulla storia delle vittime a febbraio 2026, mentre stava facendo ricerche proprio su Jaf. A quel punto, un uomo li ha avvicinati, raccontando di essere il padre di uno dei giovani tenuti prigionieri. Come spiegato al quotidiano, i contrabbandieri di Aaron avevano chiesto migliaia di dollari per organizzare il viaggio verso il Regno Unito, ma, una volta arrivati in Libia nell’estate 2025, i migranti sono stati trattenuti. Il testimone ha detto di aver pagato il riscatto il figlio, che era uno dei 110 ostaggi rimpatriati a gennaio con un aereo organizzato dal governo iracheno. Dopo la testimonianza del padre della vittima, decine di altre persone si sono fatte avanti, mostrando foto scattate con i cellulari. Alcuni dei familiari hanno pagato il riscatto e alcuni sono stati liberati, ma le autorità curde sospettano che altri ostaggi possano aver pagato con i loro organi interni.

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Terremoto a Cuba, scossa di magnitudo 6,5 avvertita anche in Florida

9 June 2026 at 12:18

Non solo blackout e cittadini ridotti alla fame, l’8 giugno Cuba è stata colpita anche da un terremoto di magnitudo 6,5 della scala Richter. L’epicentro è stato a largo della costa, a 100 chilometri da Mantova, nello Stato di Pinar del Río, a una profondità di 33 chilometri. La scossa è stata tale da essere avvertita anche in Florida e a l’Avana, capitale dell’isola. Non sono però stati segnalati feriti né danni materiali significativi.

Il terremoto è stato avvertito nella parte occidentale dell’isola intorno alle 14:00. Il giornale locale 14yMedio, segnala di aver registrato con nitidezza il sisma dal 14° piano di un edificio a Nuevo Vedado, nella capitale L’Avana, e che “il tremore è durato per oltre 30 secondi, con un movimento oscillatorio da est a ovest e da nord a sud”. Negli Stati Uniti, le autorità della contea di Miami-Dade hanno annunciato l’evacuazione di diversi edifici a scopo precauzionale, tra cui il principale edificio governativo della contea, un grattacielo di 28 piani nel centro di Miami. Le autorità hanno inoltre sospeso temporaneamente il servizio di due linee ferroviarie sopraelevate per pendolari che attraversano il centro cittadino.

William Barnhart, geofisico dell’USGS, ha definito il terremoto “estremamente raro”. Secondo l’esperto, si tratta del più forte terremoto mai registrato nel Golfo del Messico dall’epoca delle moderne rilevazioni strumentali, iniziate negli anni Cinquanta. “È uno dei soli cinque o sei terremoti di magnitudo pari o superiore a 5 di cui siamo a conoscenza in tutto il Golfo del Messico”, ha affermato. Secondo gli esperti, Cuba occidentale potrebbe registrare forti scosse di assestamento nei prossimi giorni, ma è improbabile che vengano avvertite in Florida. “Esiste sempre una probabilità molto, molto piccola che questo terremoto sia seguito da uno ancora più forte”, ha precisato Barnhart, “tuttavia, in Florida non ci si deve aspettare scosse significative, o addirittura alcuna scossa, a causa degli eventuali assestamenti“.

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Ben-Gvir indagato, la replica del ministro israeliano: “Non mi faccio intimorire. Il Paese dello Stivale è diventato il Paese delle ciabatte”

8 June 2026 at 21:04

Risponde dicendosi tranquillo e offendendo l’Italia, definita “non più il Paese dello stivale ma delle ciabatte”. Il ministro israeliano per la Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir, risponde dopo la pubblicazione dell’indagine a suo carico condotta dalla Procura di Roma dopo la diffusione dei video che lo vedono umiliare i membri della Flotilla fermati in acque internazionali nel tentativo di raggiungere Gaza. “Israele non è un sacco da boxe per una banda di sostenitori del terrorismo che inventano calunnie e menzogne contro i nostri combattenti”, ha affermato il ministro estremista in una nota.

Ben-Gvir ha dichiarato di non essere “intimorito da questo tipo di indagini” e ha assicurato che continuerà a sostenere pubblicamente le forze di sicurezza israeliane: “Continuerò a stare con orgoglio al fianco dei nostri combattenti”, ha precisato. E ha poi rilanciato passando all’attacco dell’Italia sul suo profilo X: “Il Paese dello Stivale è diventato il Paese delle ciabatte“, ha scritto.

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Il caccia europeo franco-tedesco non verrà mai prodotto: progetto fallito a causa dello scontro tra Airbus e Dassault

8 June 2026 at 17:41

Il fallimento era stato in qualche modo anticipato dalle indiscrezioni dei mesi scorsi. Oggi, ad ufficializzarlo ci hanno pensato fonti del governo tedesco: il progetto del caccia europeo costruito in partnership tra Francia e Germania attraverso i loro colossi dell’aviazione Airbus e Dassault è definitivamente fallito. L’aereo da combattimento Fcas (Future Combat Air System), quindi, non vedrà mai la luce. Rivelazioni giornalistiche sostenevano che il “tradimento” fosse opera di Friedrich Merz, più interessato al progetto curato da Italia, Regno Unito e Giappone (Global Combat Air Programme). Ed è proprio da Berlino che arriva l’annuncio della fine del progetto: “Il presidente Macron e il cancelliere federale sono giunti alla valutazione condivisa che le aziende coinvolte non siano riuscite a trovare un’intesa sulla costruzione di un caccia comune – spiegano fonti governative tedesche – Il cancelliere Merz ha quindi suggerito al presidente Macron di non proseguire nella costruzione di un aereo da combattimento comune”.

Il sistema d’armi era stato ideato per sostituire gradualmente i rispettivi caccia nazionali, oltre a quelli spagnoli, e vantava una tecnologia innovativa definita un ‘sistema di sistemi‘, dato che l’aereo pilotato avrebbe dovuto collaborare con sciami di droni e un cloud da combattimento. Un progetto da miliardi di euro che doveva entrare in funzione dagli anni Quaranta del 2000 e avrebbe avuto il merito di unificare i sistemi d’arma di tre fra i principali Paesi dell’Ue, ma che oggi deve essere considerato definitivamente abortito a causa di controversie durate anni su competenze, tecnologie e ripartizione degli appalti. L’unica eredità che questo progetto mai nato potrebbe lasciare è quella di un sistema comune europeo, con la rinuncia allo sviluppo franco-tedesco e la creazione esclusiva di un cloud militare europeo. Le fonti tedesche che hanno dato l’annuncio precisano non a caso che “questo rappresenta in qualche modo il sistema nervoso che mette in rete aerei, droni e altri componenti in un insieme integrato”.

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L’Ue avverte l’Albania sul progetto del maxi-resort di Kushner: “Preoccupante, astenetevi da azioni che impatterebbero sulla vostra adesione”

8 June 2026 at 16:03

Gli affari dei Trump in Albania diventano motivo di scontro a distanza tra l’amministrazione americana e la Commissione europea. Il campo di battaglia è la piccola isola di Sazan, di fronte alle coste di Valona, dove il genero del tycoon, Jared Kushner, vuole costruire un mega-resort, con la popolazione albanese che da giorni scende in piazza a Tirana per protestare contro il progetto e chiedere al governo di fermarlo. Così, anche da Palazzo Berlaymont è stata espressa “preoccupazione“. Con un avvertimento esplicito al governo albanese: “Astenersi da azioni” che potrebbero avere un impatto sul percorso di adesione all’Ue.

Un tema sensibilissimo per Tirana quello tirato in ballo dalle istituzioni europee. L’Albania, così come il Montenegro e altri Paesi dei Balcani occidentali, sta cercando di completare le ultime fasi del processo di integrazione europeo che le permetterà di diventare uno Stato membro entro il 2028, come nei progetti di Bruxelles. Un passo falso del genere rischia, se non di compromettere, di ritardare gli ultimi step di un processo che dura da diversi anni. “Abbiamo già espresso al ministro dell’Ambiente le nostre preoccupazioni in merito alle potenziali carenze di questo progetto”, ha dichiarato un portavoce della Commissione, sottolineando l’impegno di Tirana a sospendere i lavori e a condurre “una valutazione di impatto ambientale completa per il progetto, in consultazione con la società civile”. Bruxelles ricorda anche che “il progetto è anche oggetto di indagini da parte della Spak (la procura speciale anti-corruzione, ndr) che, secondo quanto riferito, vanno oltre le preoccupazioni ambientali. Le nostre preoccupazioni non sono nuove. Come già affermato nella nostra ultima relazione sull’allargamento, la ripetuta proroga della legge sugli investimenti strategici continua a sollevare preoccupazioni circa i possibili impatti ambientali, in particolare nelle aree protette”.

L’esecutivo di Edi Rama, quindi, si trova di fronte a un bivio: garantire alla potente famiglia Trump di investire 4 miliardi di dollari nell’ennesima “riviera” fuori dai confini statunitensi o rimanere fedele ai dettami imposti dall’Ue. Il portavoce ha ribadito che Tirana è tenuta ad “allinearsi pienamente alla legislazione dell’Ue nel settore ambientale”, ad “abrogare le disposizioni incompatibili (promulgate tramite emendamenti alla legge sulle aree protette)”, a “porre fine alla legislazione del 2015 sugli investimenti strategici” e a “dimostrare la propria capacità di gestire i futuri siti Natura 2000, comprese le misure di conservazione che impediscono il deterioramento degli habitat e delle specie. L’Albania dovrebbe astenersi da azioni che potrebbero compromettere il raggiungimento dei parametri di riferimento per la chiusura del capitolo e ci si aspetta che le autorità albanesi agiscano senza indugio”.

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Nuovi raid israeliani nel Libano meridionale: colonne di fumo e macerie nella zona di Tiro

8 June 2026 at 15:49

L’esercito israeliano hanno condotto nuovi raid aerei vicino alla città di Tiro, nel Libano meridionale. Alcuni video sui social mostrano le colonne di fumo e la distruzione nei centri di Al-Burj al-Shamali e Al-Maashouk, entrambi a est della città costiera di Tiro. I nuovi attacchi arrivano dopo il colloquio telefonico tra il presidente americano Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e dopo che l’Iran si è detto pronto a interrompere i raid contro Israele se le Idf avessero smesso di attaccare il Libano.

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Papa Leone XIV contro il riarmo: “Preoccupante che venga presentato come risposta inevitabile alla fragilità internazionale”

8 June 2026 at 13:00

Duro attacco di Papa Leone XIV contro il riarmo, in particolare quello europeo. Nel primo discorso di un Pontefice al parlamento spagnolo, le Cortes, il Papa ha ricordato la sconfitta che ogni guerra rappresenta e, a proposito di armi, ha aggiunto: “Possono imporre un silenzio temporaneo, ma non potranno mai costruire una pace autentica e duratura. Ecco perché è preoccupante che, in diverse parti del mondo e anche in Europa, il riarmo venga presentato nuovamente come risposta quasi inevitabile di fronte alla fragilità dello scenario internazionale”.

“La vera sicurezza, invece, nasce dalla giustizia, dal dialogo paziente, dal rispetto del diritto internazionale e da una politica capace di mettere la vita dei popoli al di sopra degli interessi della guerra”, ha aggiunto il Pontefice.

La pace, ha specificato, “si presenta come un’aspirazione politica e, ancor più, come una vera e propria esigenza morale”. “Richiede un discorso pubblico che rispetti chi la pensa diversamente, istituzioni al servizio dell’incontro – ha proseguito – una memoria storica che cerchi la verità e la riconciliazione e una vita sociale capace di sostenere l’amicizia civile e il rispetto reciproco pur in mezzo alle divergenze”, ha osservato ancora.

“A livello internazionale, – ha detto con chiarezza Leone – la pace richiede coraggio diplomatico, responsabilità etica e una visione del futuro fondata sul rispetto dell’identità di ogni popolo e sull’obbligo degli Stati di risolvere le loro controversie attraverso le vie pacifiche offerte dal diritto internazionale”.

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“Truffa da 3,5 miliardi sui fondi Ue”: l’Anticorruzione ungherese mette nel mirino l’ex governo Orbán

8 June 2026 at 11:32

Fatture gonfiate per 3,5 miliardi di euro di fondi dell’Unione europea, parte dei quali sarebbero finiti ad alti funzionari del governo dell’ex primo ministro ungherese Viktor Orbán, che ora rischiano di finire sotto indagine. “I politici di alto livello possono e potrebbero essere perseguiti”, ha dichiarato Ferenc Pál Biró, presidente dell’Autorità ungherese per l’integrità, equivalente all’Autorità nazionale anti-corruzione (Anac) in un’intervista rilasciata a Politico. Biró, che era stato nominato a capo dell’Authority dallo stesso Orbán, ha parlato di un presunto sistema di frode che ha operato nei 16 anni dell’esecutivo precedente.

Il capo dell’organismo anti-corruzione, istituito nel 2022 su pressione di Bruxelles che ha posto la sua creazione come condizione necessaria all’erogazione dei fondi, ha spiegato che il suo team ha individuato numerosi casi criminali legati ad appalti pubblici manipolati. “La sovrafatturazione, che riteniamo soggetta a rischio di corruzione ammonterebbe a 3,5 miliardi di euro“, ha spiegato Biró. “Dovremmo essere in grado di recuperare quei fondi e farli rimpatriare – ha aggiunto – perché la maggior parte ha già lasciato il Paese”. Secondo l’Autorità, tre aziende si sono aggiudicate la maggior parte degli appalti governativi per la fornitura di beni e servizi, con importi gonfiati artificialmente. Sotto il precedente governo, lo Stato ungherese, ha sottolineato, “è diventato il più grande attore sul mercato”.

Biró, che ha denunciato di aver subito in passato minacce, tentativi di corruzione indiretta e arresti intimidatori, ha concluso affermando che la lotta alla corruzione è il mandato chiave del nuovo governo: “Bisogna fare giustizia – ha dichiarato – e le persone devono riottenere ciò che è stato loro rubato”.

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Forte terremoto nelle Filippine, la scossa di magnitudo 7.8 e i crolli in diretta: le immagini

8 June 2026 at 09:46

Un terremoto devastante ha colpito il sud delle Filippine causando 15 morti e diversi danni. La scossa di magnitudo 7.8 si è verificata a una profondità di 35 chilometri dalla costa dell’isola di Mindanao: ora si teme il rischio tsunami lungo le coste di Filippine, Indonesia, Taiwan. Nelle immagini il momento della scossa con i conseguenti crolli di molte strutture.

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Terremoto nelle Filippine di magnitudo 7.8: edifici crollati, almeno 19 morti e 200 feriti. Rientrata allerta tsunami

8 June 2026 at 09:29

Almeno 19 morti e 200 feriti nelle Filippine: è il bilancio provvisorio del terremoto di magnitudo 7.8 che ha colpito il sud del Paese con epicentro in mare. Ritirata l’allerta tsunami in Malesia e Indonesia, dopo un onda anomala di circa un metro senza danni, mentre le devastazioni maggiori sembrano essere avvenute nella località di General Santos, importante centro economico delle Filippine. Lo riferisce l’Ufficio della protezione civile di Manila, secondo quanto riporta la Bbc. Le vittime sono state dovute perlopiù al crollo di edifici, mentre non sono stati segnalati danni o morti a causa dello tsunami. 12 dei morti sono stati registrati nella regione di Soccsksargen dell’isola di Mindanao, ha dichiarato Rodrigo Sosmeñ, direttore della sezione locale della protezione civile. Altre tre persone sarebbero morte nella provincia di Davao Occidentale, per le autorità locali.

Secondo lo United States Geological Survey, una serie di potenti scosse di assestamento ha dopo colpito la zona della città di General Santos. La autorità locali citano un bilancio di 3 morti e 129 feriti. Video pubblicati sui social media e verificati dall’Afp mostravano un centro commerciale con un fast food Jollibee ridotto in macerie. Sono seguite numerose scosse di assestamento e il terremoto è stato avvertito fino in Malesia. Con 700mila abitanti General Santos è una delle città principali del Paese, centro nevralgico dell’industria di esportazione del tonno e di altre attività commerciali.

Al momento non si hanno notizie di persone intrappolate nelle strutture parzialmente crollate a General Santos. L’aeroporto locale è stato temporaneamente chiuso e 17 voli nazionali sono stati cancellati, hanno riferito i funzionari dell’aviazione civile. Secondo l’Istituto filippino di vulcanologia e sismologia, il terremoto è stato causato da un movimento nella Fossa di Cotabato a una profondità di 10 chilometri. Il Dipartimento Meteorologico della Malesia ha emesso un allarme tsunami per lo stato di Sabah sull’isola del Borneo. Sabah è a breve distanza in barca dal sud delle Filippine; e uno tsunami di 83 centimetri è stato misurato da un misuratore al largo dell’isola indonesiana di Sulawesi. Le Filippine, uno dei Paesi più soggetti a disastri naturali al mondo, sono spesso colpite da terremoti ed eruzioni vulcaniche a causa della loro posizione sul cosiddetto ‘anello di fuoco’ del Pacifico, un arco di faglie sismiche che circonda l’oceano. L’arcipelago è inoltre colpito da circa 20 tifoni e tempeste tropicali ogni anno.

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L’Armenia guarda all’Europa: il filo-Ue Pashinyan vince le elezioni parlamentari

8 June 2026 at 09:17

L’Armenia compie un passo verso l’Europa. Il partito del primo ministro, Nikol Pashinyan, ha vinto con ampio margine le elezioni parlamentari di ieri, un esito che rafforza la politica di avvicinamento del governo all’Ue e agli Stati Uniti. La Commissione elettorale centrale ha annunciato la vittoria del partito di governo Contratto Civico con il 49,81%. Molto distanziati i due partiti dell’opposizione favorevoli a mantenere le tradizionali buone relazioni con Mosca: Armenia Forte, del miliardario russo-armeno Samvel Karapetyan, ha ottenuto il 23,29% e Alleanza Armena dell’ex presidente Robert Kocharyan il 9,94%.

“Caro Nikol Pashinyan, congratulazioni per la tua vittoria elettorale – ha scritto su X la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen -. Lo spirito della Rivoluzione di Velluto che hai guidato nel 2018 è vivo e forte. Apprezziamo profondamente la nostra partnership con l’Armenia democratica, che si sta avvicinando sempre più all’Europa. Siamo al fianco dell’Armenia”.

Recandosi al seggio a votare, Pashinyan ha fatto capire di volere continuare sulla strada verso l’Unione europea, ma evitando strappi pericolosi con la Russia. A Vladimir Putin, secondo il quale Erevan dovrebbe chiedere attraverso un referendum il parere dei cittadini sull’eventuale ingresso nella Ue, il premier ha risposto che per ora il problema non si pone, perché l’Armenia non è ancora pronta per ottenere lo status di Paese candidato. Ma ciò non significa che Erevan rinuncerà al suo obiettivo: “Continueremo con calma sul cammino delle riforme“, ha dichiarato Pashinyan.

Le autorità di Erevan insistono comunque nel dire che il processo di avvicinamento in corso con l’Occidente non esclude la cooperazione con il blocco di Paesi a trazione russa riuniti nell’Unione economica euroasiatica (Russia, Bielorussia, Kazakhstan, Kirghizistan e Armenia, appunto). Il governo di Erevan cerca dunque di non aggravare le tensioni con Mosca, dopo un recente monito di Putin. Riferendosi al conflitto russo-ucraino, il leader del Cremlino ha sottolineato che “tutto è cominciato” con “l’ingresso, o il tentativo di ingresso, dell’Ucraina nella Ue”.

Pashinyan ha cercato di rassicurare gli armeni. I rapporti con Mosca “sono basati sul rispetto reciproco” e le relazioni con Putin “sono molto strette”, ha assicurato il primo ministro, al quale il presidente russo ha telefonato questa settimana per fargli gli auguri di buon compleanno. Ma Mosca non rinuncia a fare pressioni su Erevan. In un’intervista alla televisione, il vice primo ministro russo Alexei Overchuk ha fatto sapere che il suo governo ha più volte detto all’Armenia, in colloqui “a porte chiuse”, dei pericoli che comporta entrare nella Ue, considerata da Mosca “non più un’organizzazione per l’integrazione economica”, ma una unione “militare-politica” che “annuncia apertamente la sua ostilità” verso la Russia. Gli armeni, dunque, dovrebbero “pensare a quello che stanno facendo”.

La consultazione, che ha visto un affluenza del 59%, dieci punti in più rispetto alle ultime elezioni del 2021, sembrano essersi svolte tutto sommato nella calma. Tranne una denuncia di Karapetyan, secondo il quale un centinaio di sostenitori di Armenia Forte sono stati arrestati tra sabato e domenica. Sabato media statali avevano anche riferito degli arresti di sei candidati del partito dell’opposizione filorussa, senza fornire dettagli sulle accuse.

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Trump interrompe l’intervista con Nbc: “Siete faziosi e disonesti”. La giornalista: “Sono venuta fin qui dal Wisconsin”

7 June 2026 at 18:26

L’intervista è durata un’ora. Ha dichiarato di considerare Mojtaba Khamenei “più razionale” di suo padre, di auspicare attacchi “più mirati” di Israele su Hezbollah e ha negato di aver mai assicurato di non coinvolgere gli Stati Uniti in nuove guerre, una promessa che però ha costituito un punto centrale della sua campagna per la rielezione nel 2024. Ma dopo sessanta minuti in cui si mostrava visibilmente agitato, Donald Trump ha bruscamente interrotto il colloquio con la giornalista di Kristen Welker, di Nbc news, registrato venerdì in Wisconsin e andato in onda oggi. Dopo che la giornalista ha insistito sul fatto che egli non avesse fornito la minima prova a sostegno delle sue contestate accuse secondo cui le elezioni del 2020 gli sarebbero state “rubate”. “Siete un network fazioso e disonesto”, ha tuonato il presidente. “Chiudiamola qui, perché ne ho abbastanza. Grazie, cara. Buona continuazione”, ha tagliato il tycoon.

WOW — Trump crashes out and cuts his interview with Welker short as she presses him on his lack of evidence for claiming elections are rigged

“You’re either crooked or you’re stupid. Let’s call it quits. Because I’ve had enough. Thank you darling,” he tells her.”

“I traveled… pic.twitter.com/qQaNIDnX4y

— Aaron Rupar (@atrupar) June 7, 2026

Welker ha insistito affinché Trump continuasse, ricordandogli di essersi recata appositamente in Wisconsin per l’intervista, ma il presidente ha rifiutato sostenendo di “essere rimasto seduto sotto la pioggia con te per un’ora”. “Ti ho concesso abbastanza tempo. Dovresti metterti in riga. Un Paese non potrà mai essere grande con una stampa disonesta”, ha attaccato. La giornalista ha poi ha rivelato di aver riparlato con il presidente che ha accettato di concederle una seconda intervista.

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