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Maturità: le possibili tracce per la prima prova da Svevo a Montale. Anniversari, trend e autori già usciti negli anni scorsi

13 June 2026 at 08:10

Meno otto. Mancano pochi giorni al via alla Maturità (non si chiama più esame di Stato) 2026. Gli studenti, in primis ma anche gli insegnanti stanno scommettendo sugli argomenti che usciranno per il primo scritto. Alcuni elementi da tenere in considerazione sono le scelte degli anni passati, gli anniversari ma anche i trend del momento. Abbiamo fatto un’analisi prendendo in considerazione quanto emerge dai social, dalla Rete ma raccogliendo anche informazioni utili.

Prima tipologia (A) Analisi del testo – L’anniversario da tenere d’occhio, in questo caso, sono i cent’ anni dalla nascita di Giangiacomo Feltrinelli (1926-2026) che potrebbero dare spunto per un tema sull’editoria, la diffusione della cultura. Gli autori scelti negli ultimi cinque anni (le proposte sono due) sono: Pascoli (2022), Verga (2022), Quasimodo (2023), Moravia (2023), Ungaretti (2024), Pirandello (2024), Pasolini (2025) e Tomasi di Lampedusa (2025). Quelli “storicamente in ritardo” e quindi molto ripetuti nei pronostici sono: Gabriele D’Annunzio (assente da moltissimo tempo); Eugenio Montale (ultimo anno 2012), Italo Svevo (2009), Umberto Saba (2000) e Giacomo Leopardi (mai uscito nella tipologia A). In molti, sono convinti che il tema mito della macchina e della velocità, potrebbe favorire il Futurismo di Filippo Tommaso Marinetti di cui tra l’altro nel 2026 ricorrono i 150 anni dalla nascita ma anche il contrasto tra natura e progresso in Giacomo Leopardi (la “natura matrigna” della Ginestra) o San Francesco d’Assisi (a 800 anni dalla morte) con il suo Cantico delle creature. In pole position anche Svevo e “Il male di vivere” di Eugenio Montale di cui si è molto parlato ultimamente. Se sui social dedicati alla Maturità fino a poche settimane fa c’era Gabriele D’Annunzio ora il primato passa a Giovanni Verga. Tra i nomi citati (come ogni anno) anche Alessandro Manzoni, Italo Calvino, Giovanni Pascoli, Primo Levi e Elsa Morante. Tra le novità Carlo Collodi, probabilmente trainato anche dalle celebrazioni per i 200 anni dalla nascita dell’autore di “Pinocchio”: una traccia che potrebbe parecchio piacere al nostalgico ministro di Destra. In Rete, “girano” anche le figure di Dario Fo e Alda Merini, forse un po’ troppo “lontane” dalla sensibilità del governo.

La tipologia B è quella del testo argomentativo con tre proposte – Qui gli anniversari da prendere in considerazione sono: gli 80 anni della Repubblica Italiana (1946-2026); i 165 anni dell’Unità d’Italia (1861-2026) e i 40 anni dal Maxiprocesso di Palermo (1986-2026) anche se già lo scorso anno tra i temi c’era Paolo Borsellino. Gli argomenti che si sono ripetuti più spesso negli ultimi anni sono: tecnologia e innovazione; comunicazione e social media; memoria storica e democrazia; rapporto individuo – società; cultura, lettura e informazione. Visti gli argomenti già usciti, potrebbero essere particolarmente plausibili l’intelligenza artificiale e il lavoro; la disinformazione e i social media (altro tema caro a Valditara); la pace e i conflitti internazionali; l’educazione civica e la Costituzione; lo sviluppo sostenibile e l’energia. In Rete si parla meno dell’ipotesi di una traccia collegata ai 25 anni dall’11 settembre mentre resta tra i papabili il ricordo di Chernobyl, a 40 anni dal disastro nucleare. Anche qui potrebbe spuntare San Francesco collegato alla pace. Da tenere in considerazione anche i 100 anni dalla morte di Antoni Gaudí (1926-2026) per parlare di arte, architettura, patrimonio culturale.

Tipologia C, l’attualità con due proposte – Ci sono due spunti che sono dati dagli anniversari. Il primo: gli 80 anni delle Nazioni Unite (1945-2025/26). Il secondo i 100 anni dalla nascita di Marilyn Monroe (1926-2026) per argomentare su mass media, società dell’immagine, ruolo della donna. I temi usciti negli ultimi anni riguardano la legalità e la cittadinanza (Borsellino, Dalla Chiesa); i giovani e la società; la comunicazione digitale; i valori civili l’impatto sul lavoro/studio. La traccia legata alle guerre e alle crisi internazionali, non sembra più essere presa in considerazione mentre in classifica restano la violenza sulle donne e la parità di genere così anche la salute mentale dei giovani. Da non sottovalutare i cambiamenti climatici e la necessità di una transizione ecologica equa che sono costantemente al centro del dibattito pubblico mentre pare arduo che spunti il fenomeno delle Migrazioni.

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Esame di maturità, 10 libri da leggere per superare la prova scritta: dalla Russia a Pasolini, fino al sovrumano

13 June 2026 at 08:10

Mancano meno di venti giorni al primo scritto della Maturità. Il programma scolastico è ormai terminato ma a volte, per poter affrontare il famoso tema non basta aver studiato bene l’Ottocento e il Settecento oppure aver conosciuto molti autori della letteratura italiana. Il primo scritto prevede l’analisi di un testo letterario in prosa o poesia di un autore italiano vissuto tra l’Unità d’Italia e il Novecento, ma anche tre tracce su un tema specifico accompagnato da un testo di riferimento che può essere di arte o storico. Infine due tracce che affrontano tematiche vicine all’esperienza degli studenti o al dibattito pubblico e sociale contemporaneo. Vale quindi la pena di aver letto o di prendere in mano qualche buon libro prima di arrivare all’esame. Ne abbiamo scelti alcuni per voi.

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“Appunti di Russia. Viaggio nella normalità di un Paese in guerra”, di Nicolas Rodigari (Ediciclo editore)

Un libro per comprendere la Russia di oggi trovando spunti anche del passato. L’autore laureato in filosofia e relazioni internazionali (una combinazione – scrive – “forse necessaria per capire” il Paese) compie un viaggio nello Stato capeggiato da Putin proprio ora che la Russia è sempre più isolata e impenetrabile per capire cosa pensano davvero i suoi abitanti tra propaganda di regime e distorsioni mediatiche. Un cammino tra sanzioni, censure e buste di rubli necessarie per affrontare quest’impresa che “non è certo un romanzo russo – dice Rodigari – ma ci somiglia parecchio”.

“La rivoluzione incompiuta. La Chiesa dopo Papa Francesco”, di Marco Politi (Il Millimetro)

Il tema del cristianesimo è di fondo in ogni argomento. Marco Politi, è uno dei maggiori esperti di Vaticano. La morte di Papa Francesco ha lasciato irrisolto un conflitto interno alla Chiesa cattolica che sta attraversando una crisi profonda, segnata dal calo dei fedeli e delle vocazioni e dalle tensioni tra riformisti e tradizionalisti. Questo testo scritto in maniera agevole aiuta a comprendere con chiarezza le dinamiche della Chiesa su alcuni temi rilevanti come la comunione per i separati o la benedizione delle coppe gay.

“Sulla porta del mondo. Storie di migranti italiani”, di Luigi Dal Cin (Terre di mezzo editore)

Un libro straordinario perché in 200 pagine riesce a condensare la storia dell’emigrazione italiana (il Belgio, la tragedia di Marcinelle, Corrado Alvaro e il suo “Quasi una vita”, vincitore del premio Strega nel 1951, Petrosino etc), l’immigrazione di oggi in Italia e l’emigrazione attuale degli italiani nel mondo attraverso un’analisi dettagliata ma anche con le storie che Dal Cin è riuscito a recuperare attraverso la Fondazione “Migrantes”. Un buon “bigino” (senza offesa per l’autore e l’editore) utile agli studenti che vogliono approfondire questa tematica tanto antica ma anche attuale dei “cervelli in fuga”.

“The passenger. Artico”, di Morten A. Strøksnes (Iperborea)

Si è parlato tanto in quest’ultimo anno di Polo Nord, di Groenlandia tanto che questo luogo ai confini del mondo è diventato pane quotidiano anche per noi Europei. Perché è così importante? Ma chi abita questa parte di mondo? Improvvisamente – “grazie” a Trump – l’Artico è diventato d’attualità. Per conoscerlo, questo lavoro edito da Iperborea, è indispensabile per affrontare la tematica sia dal punto di vista geopolitico che sociale. In appendice sono segnalati anche alcuni film e documentari per approfondire.

“Hokusai e il Fujisan” di Eva Bensard e Daniele Catalli (Ippocampo edizioni)

Mai come oggi si parla di Giappone. E quando si cita questo Paese subito vien in mente Hokusai, un pittore e incisore giapponese, conosciuto principalmente per la sua produzione di ukiyo-e. La sua “onda” e i dipinti del monte Fujisan sono i protagonisti principali. Questo libro -illustrato – non è per bambini e può essere adoperato anche dai maturandi per arrivare preparati qualora tra i temi artistici dovesse spuntare proprio questo nome. Il narratore ci guida alla scoperta non solo del più grande maestro della stampa giapponese ma anche su quella cima tanto legata a Hokusai.

“Pasolini e i giovani”, di Roberto Carnero (Interlinea)

Pier Paolo Pasolini è spesso citato nel tototema. Questo libro indaga la tematica dei giovani nell’opera dello scrittore in cui si evidenza tutta l’attualità e la capacità di parlare, oggi, alle nuove generazioni, senza evitare di interrogarsi sullo “scandalo” provocato dalla vita e dalla sua morte. Pasolini è senz’altro l’autore italiano del Novecento attualmente più studiato. I giovani in questo libro del professor Carnero sono una presenza centrale nell’opera pasoliniana come personaggi, come oggetto di analisi sociale, come interlocutori.

“La disperanza. Un sentimento del nostro tempo”, di Franco Marcoaldi (Einaudi)

Il concetto è totalmente una novità ed è entrato a far parte del vocabolario di quest’ultima epoca. Dietro questa parola ci sono le voci di alcuni giganti del pensiero e della poesia: da Caproni a Mutis, da Montaigne a Camus, da Canetti a Huizinga. L’autore offre attraverso queste pagine edite per la prestigiosa collana “Gli struzzi”, l’opportunità di comprendere questa nuova filosofia che ha a che fare con “la rassegnazione attiva”, fattiva e vitale. La disperanza non è nulla di cupo ma è “il restare umani in un’epoca disumana”.

“Amicizia. Un incontro che riempie la vita”, di Josè Tolentino de Mendoca (Piemme)

Il tema dell’amicizia ha spesso sfiorato gli argomenti della Maturità. Questo libro parla di uno dei valori più importanti per ciascuno di noi ma ha uno sguardo anche universale perché l’amicizia può superare i confini per unire nel suo abbraccio i popoli diversi rendendo così il mondo un posto migliore, un luogo di pace. Queste pagine sono un buono spunto per fare una riflessione sul significato di questa parola che non può essere data per scontata.

“Oltre i limiti della nostra intelligenza”, di Nello Cristianini (Il Mulino)

Non poteva mancare un libro sull’AI. Nello Cristianini, professore di Intelligenza artificiale presso l’Università di Bath offre una panoramica chiara e attuale sull’evoluzione dell’AI, dalle origini con Turing agli strumenti moderni come ChatGPT. L’autore esplora il concetto di tecnologie “sovrumane”, capaci di superare l’intelligenza umana in alcuni ambiti, e riflette su cosa significhi davvero convivere con macchine così potenti. Un testo alla portata di tutti.

“Il continente ignoto. Filosofia dell’amore moderno”, di Emanuele Coccia (Einaudi)

Un altro dei valori di cui si parla molto non solo nelle canzoni è quello dell’amore. Da Ovido a Umberto Galimberti, si parla dell’Eros. Questo libro analizza il sentimento che più ci sfugge passando dalla filosofia alla politica alla religione al diritto e alla letteratura. Un viaggio per nulla banale che può aiutare un maturando ad affrontare questo argomento senza scadere nei toni semplicistici o nella solita retorica legata a questa meravigliosa parola adoperata dai filosofi di ogni epoca.

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Maturità 2026, personalizzazione, senso critico e punteggiatura: i dieci consigli dell’esperto per affrontare il tema

13 June 2026 at 08:10

Ogni anno migliaia di studenti si trovano davanti alla stessa sfida: la prima prova dell’Esame di Stato (da quest’anno chiamato solo Maturità). Il cosiddetto tema, che, come abbiamo già spiegato, ha tre tipologie possibili tra cui scegliere: analisi ed interpretazione di un testo letterario; testo argomentativo; tema di attualità. L’obiettivo non è solo valutare le conoscenze acquisite durante il percorso scolastico, ma anche la capacità di ragionare, argomentare e scrivere in modo chiaro ed efficace.

Ci siamo fatti aiutare da un esperto, il professore Gian Carlo Visitilli, scrittore e giornalista per dare dieci consigli preziosi per affrontare la prima prova. Il docente insegna lettere al liceo “Tommaso Fiore”, da anni svolge il ruolo di presidente di commessione all’esame di Stato ed è autore di numerosi libri tra cui l’ultimo “Prof te la imparo io” edito da “Meridiana”.

Ecco dieci suggerimenti per affrontare il “tema” con maggiore sicurezza.

1 – La personalizzazione. “Può essere una traccia di letteratura, di storia, di attualità ma lo studente – dice Visitilli – deve poter inserire quel ‘secondo me’ che permette di rendere il testo più vivo, meno asettico”. Un sinonimo di maturità che viene preso in considerazione dalle commissioni.

2 – Per chi sceglie una traccia che non è quella d’attualità è importante “comunque contestualizzare all’oggi, al nostro tempo, mostrando di non aver paura di esprimere un proprio punto di vista rispetto a quanto accade”.

3 – Avere senso critico. “Lo studente – a detta di Visitilli – deve saper analizzare la traccia con degli elementi che sappiano esprimere ciò che la Scuola gli ha insegnato in questi anni”.

4 – Buona la prima. Non serve tornare e ritornare sul testo scritto o rimuginare ciò che si vuole scrivere. Secondo il professore pugliese ciò che si esprime “di getto” ha una forza vincente ma serve adoperare bene il tempo per leggere alla fine almeno due volte l’elaborato.

5 – Fare molta attenzione ai segni di interpunzione (il punto, la virgola, i due punti, il punto e virgola etc). “Negli ultimi anni nei panni di presidente di commissione – precisa il professore – ho notato che gli studenti hanno un flusso di coscienza nello scrivere senza sosta. La punteggiatura, invece, è essenziale in un testo affinché sia compreso da chi legge”.

6 – Non scrivere come si parla o come si messaggia. “Non c’è più distinzione – puntualizza lo scrittore – tra discorso diretto e indiretto. Spesso si esprimono nel linguaggio scritto come se fossero sui social, scrivono come su WhatsApp”.

7 – Povertà di linguaggio. Da tempo si dice che i giovani hanno un linguaggio meno ricco rispetto al passato. Anche per Visitilli è importante che adoperino più parole, utilizzando bene il dizionario per evitare gaffe ma anche i sinonimi e contrari.

8 – Usare il tempo presente. Il docente interpellato dal Fattoquotidiano.it promuove i ragazzi per l’uso del congiuntivo ma suggerisce di usare bene il presente.

9 – È preferibile utilizzare un linguaggio formale ma chiaro, evitando espressioni colloquiali, frasi troppo lunghe o termini di cui non si conosce il significato preciso.

10 – Il primo errore da evitare è scegliere una traccia troppo in fretta. È importante leggere tutte le proposte con calma, individuando quella che meglio si adatta alle proprie conoscenze e capacità.

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I monaci di Cellole aprono le porte ai giovani e ai prof a San Gimignano: ritiri ed esperienze vissute nel ritmo della comunità

12 June 2026 at 16:08

Il monastero di Cellole, secondo la Regola di Bose, apre le porte ai docenti e ai ragazzi. La comunità monastica situata sulle colline di San Gimignano, dal 27 luglio al primo agosto ospiterà una settimana estiva rivolta ai giovani tra i 18 e i 35 anni dal titolo “L’Arte di Vivere e i suoi linguaggi” mentre dal 24 al 27 agosto organizzerà il sesto ritiro spirituale e formativo rivolta a insegnanti, educatori e dirigenti scolastici con Franco Vaccari, psicologo e fondatore di Rondine Cittadella della Pace, e Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, tra le voci più autorevoli in Italia sui temi dell’educazione e dell’accompagnamento delle giovani generazioni.

La prima iniziativa nasce dal desiderio di offrire ai giovani uno spazio in cui interrogarsi sul senso dell’esistenza, sulle sfide del nostro tempo e sulle forme attraverso cui l’essere umano esprime la propria ricerca di significato. Per sei giorni i partecipanti vivranno accanto alla comunità monastica di Cellole, condividendone ritmi, attività quotidiane e momenti di incontro.

Ogni pomeriggio sarà dedicato a un tema specifico attraverso il dialogo con ospiti che hanno trasformato la propria professione in una ricerca esistenziale e umana. Martedì 28 luglio sarà a Cellole, Omar Pedrini, cantautore rock, ex leader dei Timoria per parlare del del linguaggio della musica; mercoledì 29 luglio il relatore sarà il poeta Marco Piatti, che guiderà una riflessione sul linguaggio della poesia mentre il ì 30 luglio toccherà a Giovanni Covini, regista ad approfondirà il linguaggio della cura.

Venerdì 31 sarà fratel Emiliano Biadene, monaco, ad accompagnare i partecipanti nel linguaggio dell’Interiorità. Accanto agli incontri culturali, il programma prevede attività manuali insieme ai monaci (orto, giardinaggio, cucina e manutenzione del monastero), momenti di confronto, spazi di amicizia e la possibilità di partecipare liberamente alla preghiera monastica.

La partecipazione non prevede una quota fissa. La comunità chiede a ciascuno un contributo libero secondo le proprie possibilità, con una spesa orientativa media di circa 250 euro a persona, nella convinzione che nessuno debba essere escluso per motivi economici. Le iscrizioni sono aperte tramite il modulo online predisposto dal monastero.

Il secondo appuntamento per i docenti avrà come tema “Allenare alla vita attraverso la conoscenza del conflitto”, promosso nell’ambito del progetto “Educare alla vita”. Franco Vaccari guiderà una riflessione dal titolo “Dallo scontro all’incontro: un percorso di rinascita”, mentre Alberto Pellai affronterà il tema della “Generazione fragile: come allenare alla vita”, interrogandosi su ciò che accade oggi nell’età evolutiva e su quali strumenti siano necessari ai più giovani per affrontare le sfide della vita.

“Siamo molto contenti di offrire questa opportunità di confronto e riflessione. Siamo immersi in una cultura aggressiva e competitiva, che crea scarti e marginalità umane. È importante riacquisire la consapevolezza che ciò che apparentemente sembra solo dannoso e di ostacolo, nasconde a volte una possibilità di rinascita e ripartenza nella vita”, afferma fratel Emiliano. Altre informazioni si possono trovare sul sito della comunità oppure scrivendo a ospiti@monasterocellole.it.

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Intelligenza artificiale a scuola, il Garante per la privacy chiede chiarimento sul progetto sperimentale degli Istituti Salesiani

10 June 2026 at 16:22

Il progetto educativo Go Beyond Traditional Education lanciato dai Salesiani, che integra alcune sperimentazioni didattiche potenziate dall’IA, è finito sotto la lente del Garante per la privacy che ha inviato una richiesta di informazioni, da fornire entro venti giorni. Sotto inchiesta il “trattamento dei dati personali nell’ambito dell’erogazione dei servizi educativi e didattici”.

A dare notizia dell’azione messa in campo dagli uffici di piazza Venezia a Roma, è lo stesso sito del Garante: “Secondo quanto riportato da notizie di stampa, alcuni istituti salesiani – cita il comunicato ufficiale – avrebbero avviato una sperimentazione strutturata di sistemi di IA generativa nelle attività didattico-educative, coinvolgendo oltre 1600 docenti e quasi 29mila studenti. L’iniziativa è stata descritta come “un modello organizzato, esteso, misurato, raccontato” e coinvolgerebbe anche Google. La normativa privacy si applica allo stesso modo ai soggetti pubblici e privati. Qualora i trattamenti comportino rischi elevati per le persone coinvolte, come il ricorso a processi decisionali automatizzati, la normativa prevede specifici adempimenti e misure di tutela”. Il Gpdp ha così richiesto ai religiosi le valutazioni effettuate prima dell’avvio del progetto, le modalità di trattamento dei dati personali degli studenti e del personale coinvolto, gli istituti che partecipano all’iniziativa, i fornitori delle tecnologie impiegate e l’eventuale svolgimento di una valutazione dell’impatto sulla protezione dei dati personali. Dell’attenzione dei salesiani per l’IA si è parlato a lungo e in molti hanno elogiato il progetto che, partito inizialmente come sperimentazione (Gemini@Salesiani) con 700 docenti oggi è strutturato su scala nazionale, coinvolgendo oltre cinquanta tra scuole e Centri di formazione professionale.

L’esperienza attraversa l’intera filiera educativa, configurandosi come un ecosistema che integra innovazione tecnologica e coerenza pedagogica in modo sistemico.
Pronta la risposta del Centro nazionale opere salesiane scuola (Cnos ScuolaItalia), ente di riferimento del progetto. “Prendiamo atto della richiesta di informazioni trasmessa dal Garante per la protezione dei dati personali – si legge nella nota ufficiale – che consideriamo pienamente legittima. L’accogliamo come espressione della funzione di vigilanza che la legge affida all’Autorità. La protezione e la tutela dei dati personali di studenti, docenti e di tutto il personale coinvolto nei nostri percorsi educativi rappresenta da sempre una priorità irrinunciabile, parte integrante della responsabilità educativa propria della tradizione salesiana. Il Cnos Scuola nei tempi più rapidi possibili fornirà una risposta puntuale e documentata in piena collaborazione con il Garante. La correttezza e la trasparenza nel trattamento dei dati personali restano per noi un valore non negoziabile, al servizio della crescita e della sicurezza dei giovani affidati alle nostre opere”.

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Esami di maturità 2026, il toto-traccia delle intelligenze artificiali: ecco le previsioni di ChatGPT, Gemini e Claude

10 June 2026 at 07:14

Fino alla mattina del 18 giugno nulla si saprà delle tracce ufficiali della prima prova di Maturità ma il “toto-tema” è già scattato e tra gli “alleati” degli studenti, naturalmente, c’è anche l’intelligenza artificiale. Per ChatGPT gli autori più quotati per l’analisi del testo (tipologia A) sono Giovanni Pascoli, Gabriele D’Annunzio, Elsa Morante, Grazia Deledda e Italo Calvino. Questi nomi ricorrono spesso nelle previsioni perché sono autori importanti del programma e alcuni sono legati a ricorrenze culturali del 2026. Temi possibili per il testo argomentativo e il tema d’attualità: l’AI e l’impatto sulla società; i social network e l’identità digitale; la pace, i conflitti internazionali e la cooperazione tra i popoli e l’ ambiente. Mentre tra le ricorrenze storiche molto citate ci sono gli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi (1226-2026), considerato uno dei candidati più forti per una traccia culturale o storico-letteraria.

Più o meno identiche le previsioni di Gemini. Per l’analisi dei testi letterari spuntano Luigi Pirandello, uno dei nomi più attesi tra gli scrittori del Novecento. Nel 2026 ricorrono sia i 90 anni dalla morte sia i cento anni dalla pubblicazione in volume di “Uno, nessuno e centomila”. Ancora Giovanni Pascoli e Giovanni Verga e la già citata Grazia Deledda visto che nel 2026 cadono i cento anni dal suo Premio Nobel per la Letteratura (l’unica donna italiana ad averlo vinto). Un suo testo rappresenterebbe un debutto assoluto alla Maturità. L’ assistente Ia di Google prevede anche Gabriele D’Annunzio che manca dalle tracce delle sessioni ordinarie dal lontano 1999. Per il tema argomentativo (tipologia B), invece, si parla degli ottant’anni della Repubblica Italiana ma anche di Chernobyl che permette di argomentare sulla transizione energetica, la sicurezza nucleare e l’impatto ambientale. Nel “toto tracce” compare anche l’11 settembre 2001, un anniversario (25 anni) che si presta a riflessioni sulla geopolitica moderna e sul terrorismo internazionale, magari partendo da testi di intellettuali come Oriana Fallaci.

Il modello di Anthropic adotta un taglio differente. In comune con gli altri assistenti virtuali c’è l’intelligenza artificiale collegata stavolta alla responsabilità umana. Il secondo tema ipotizzato è il disagio giovanile e il rapporto con la tecnologia. Claude cita anche l’esplosione dell’uso problematico degli smartphone in classe, con insegnanti che segnalano un forte aumento delle distrazioni. Infine, un testo letterario o saggistico sul confine tra vita digitale e reale. Non sappiamo se e quanto l’Ia tenga conto delle idee del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che ha il suo “peso” nelle decisioni della commissione ministeriale che propone gli argomenti dell’esame di Stato, ma gli anniversari sono sicuramente un elemento da tenere in considerazione alla luce di quanto avvenuto negli ultimi anni.

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Maturità 2026, tutte le novità per gli studenti: commissioni, crediti e condotta. E saltare l’orale per protesta costerà la bocciatura

10 June 2026 at 07:14

Cinquecento mila ragazzi si preparano alla Maturità 2026 che quest’anno cambia in molti aspetti. Abbiamo considerato una ad una le novità partendo da quelle con le quali gli studenti dovranno fare i conti. A differenza dell’anno scorso, rifiutarsi di sostenere la prova orale come segno di protesta costerà la bocciatura.

Colloquio orale impossibile da evitare (neppure per protesta): il calendario e le domande

Il restyling maggiore voluto dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara riguarda il cosiddetto orale che si svolge dopo la prima prova scritta (18 giugno) e la seconda (19 giugno) secondo un calendario deciso dal presidente della Commissione durante la riunione plenaria svolta prima dell’avvio della Maturità.
E’ il sorteggio a stabilire quali classi iniziano prima mentre l’ordine di convocazione avviene come da sempre seguendo l’ordine alfabetico ma sempre con l’estrazione a sorte.

La novità principale dell’orale riguarda proprio la modalità dell’interrogazione. Se fino allo scorso anno lo studente partiva dal materiale scelto dalla commissione la mattina stessa del colloquio (testo, grafico, immagine etc) per poi presentare una “tesina” sull’ “alternanza scuola/lavoro” e parlare, infine, anche di educazione civica, ora le domande verteranno su quattro materie scelte, da viale Trastevere, per ogni indirizzo e reperibili all’albo online della scuola. Nessun collegamento obbligatorio quindi tra discipline ma spazio alla centralità dei ragazzi che all’inizio del colloquio dovranno fare una breve riflessione sul proprio percorso scolastico. Non spariscono le domande sull’educazione civica e i gli ex Ptco (ovvero l’alternanza scuola-lavoro). Il tutto della durata di 40-60 minuti. Nessuno potrà – com’è accaduto l’anno scorso – fare scena muta perché l’esame è valido se svolto in tutte le sue parti.

Commissione, voto in condotta e regole di ammissione alle prove

Valditara ha scelto di “asciugare” la commissione: si passa da sette a cinque membri. Due saranno interni mentre il presidente e gli altri due saranno esterni. Tra i cambiamenti la questione del voto in condotta perché chi si ritroverà con il sei in comportamento dovrà preparare un elaborato sul tema della cittadinanza , assegnato dal consiglio di classe, da trattate all’orale. Con il cinque non si è ammessi alle prove. Per poterle svolgere serve aver frequentato almeno tre quarti del monte ore annuale personalizzato, aver fatto l’Invalsi e le ore di formazione-lavoro. Decisamente irrilevante per gli studenti è il cambio del nome: non più esame di Stato (come aveva voluto l’ex ministro dell’Istruzione Luigi Berlinguer) ma solo Maturità.

Cosa non cambia: la 1ª prova scritta e il Credito scolastico

Le prove scritte sarà sempre la stessa: sei ore per svolgerla, sette le tracce. La tipologia A prevede l’analisi di un testo letterario d’italiano con due proposte. La tipologia B è l’analisi di un testo argomentativo con tre proposte. La tipologia C è una riflessione critica di carattere espositivo-argomentativo su tematiche di attualità con due proposte.

Si attribuisce in sede di scrutinio finale fino ad un massimo di 40 punti: 12 per il terzo anno; 13 per il quarto; 15 per il quinto. Il credito concorre alla definizione del voto finale. I 60 punti restanti sono dati dalla commissione che ha a disposizione venti punti per prova. Una piccola novità riguarda i bonus che scendono a tre anziché cinque e potranno essere dati solo a chi arriva alla fine dell’esame con almeno 90 punti.

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Dilagante, silenziosa e invisibile – I numeri della corruzione in Italia: in 5 mesi 38 inchieste e 386 indagati. La campagna di Libera

8 June 2026 at 07:06

La corruzione in Italia non si arresta. Anzi, è sempre più dilagante, silenziosa e invisibile, con enormi costi sociali, politici, economici e ambientali che ricadono sui cittadini. A denunciarlo è “Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, che ha censito le inchieste sul reato prese in esame dal primo gennaio al primo giugno 2026: 38 indagini su corruzione e concussione, con il coinvolgimento di 23 procure in dieci regioni diverse e 386 persone indagate. Ci sono “mazzette” in cambio di una falsa attestazione di residenza per ottenere la cittadinanza italiana iure sanguinis o di falsi certificati di morte, e altre “mazzette” per facilitare l’aggiudicazione di appalti nella sanità, per la gestione dei rifiuti o per la realizzazione di opere pubbliche, la concessione di licenze edilizie e l’affidamento dei servizi di refezione scolastica.

E poi scambi di favori per concorsi truccati in ambito universitario. E ancora, le inchieste per scambio politico-elettorale e quelle relative alle grandi opere con la presenza di clan mafiosi. La regione con il maggior numero di indagati è la Sicilia, con 107 persone coinvolte in nove inchieste e tre procure attivate, seguita dal Lazio (85 persone indagate e nove inchieste) e dalla Campania. Infine la Puglia, con 48 persone indagate e il record di politici finiti nell’occhio dei magistrati: sette.

Una “pandemia”, quella della corruzione, che ora don Luigi Ciotti e la sua squadra di “Libera” intendono denunciare con una mobilitazione in tutta Italia da lunedì al 13 giugno. Il titolo della campagna è “Occhi aperti sulla corruzione”: per una settimana si terranno flash mob, sit-in e incontri con la cittadinanza per chiedere, da Nord a Sud, di rafforzare trasparenza, controllo e responsabilità. Lo sguardo si allarga ulteriormente se si considerano gli ultimi diciotto mesi: complessivamente in Italia sono 1.507 le persone indagate, di cui ben 71 politici (sindaci, assessori, consiglieri regionali o comunali), con 143 inchieste su corruzione e concussione.

“Mettiamo in campo un’azione collettiva – spiega Francesca Rispoli, copresidente nazionale di Libera – per ribadire che la corruzione in Italia non è affatto un’anomalia, bensì un sistema che si manifesta in mille forme diverse, adattandosi ai contesti e riflettendo l’impiego di tecniche sempre più sofisticate. Da quelle più “classiche” (la mazzetta, l’appalto truccato, il concorso pilotato) fino a quelle ormai pressoché legalizzate, frutto di una vera e propria cattura dello Stato da parte di un’élite impunita: leggi e regole scritte su misura per i potenti di turno, conflitti di interesse tollerati, relazioni opache tra decisori pubblici e portatori di soverchianti interessi privati“.

Nella settimana di mobilitazione di “Occhi aperti sulla corruzione”, in occasione del decennale della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (8 giugno 2016) della legge che ha introdotto in Italia la possibilità di chiedere dati anche in assenza di un obbligo formale di pubblicazione (il cosiddetto Foia, acronimo di Freedom of Information Act), “Libera” promuoverà alcune iniziative.

In concomitanza con l’invio ufficiale delle istanze, nell’arco della settimana i presìdi dell’associazione daranno vita ad azioni e mobilitazioni di piazza a Milano, ad Ascoli Piceno, con tre istanze mirate a sbloccare i cronoprogrammi e i Sal sull’edilizia scolastica ancora ferma nel cratere del sisma del 2016, e in Campania, con la richiesta di open data al Consorzio di Bonifica del Bacino del Volturno per tracciare la rigenerazione ambientale.

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“Qui con 1.480 euro non riesco più a vivere”. Carovita, salari bassi e nessun aiuto familiare: continua l’esodo dei docenti dalle grandi città | I nuovi dati

8 June 2026 at 07:05

“La Gran Milano non me la posso permettere. Mi dispiace lasciare questa città ma qui con 1.480 euro non riesco più a vivere. Non mi vergogno a dirvi che spesso il cinque del mese, il mio stipendio è già prosciugato. Torno a Battipaglia dove vive la mia famiglia”. Mariangela Bukne, 52 anni, tarantina di nascita ma nomade per lavoro, è una dei 46.826 docenti che hanno ottenuto la mobilità, ovvero che a settembre si trasferiranno in un’altra scuola. Di questi poco più di 11mila hanno chiesto di andare in un’altra provincia, spesso dal Nord al Sud. Il fenomeno si registra ogni anno. È una vera e propria emorragia che colpisce soprattutto le scuole Settentrionali, mettendo in crisi la cosiddetta continuità didattica. In parole povere: chi vive in Campania, Sicilia, Calabria spesso diventa di ruolo a Milano, a Torino, Venezia o Bologna (e zone limitrofe), ma dopo il triennio obbligatorio in quella sede, lascia baracca e burattini perché con uno stipendio netto intorno ai 1.480 euro al mese non ce la fa a sostenere le spese di affitto ma non solo.

I numeri dell’esodo

La vita di queste persone si limita obtorto collo al tragitto casa-scuola-casa. Nulla di più. Diventa proibitivo andare a cena fuori, fare un viaggio, andare al cinema. L’esercito dei maestri e dei professori scappa dalle grandi città del Nord per tornare a casa così da avere il sostegno del welfare famigliare. A parlare sono i dati raccolti dalla Flc Cgil. Sia pur con numeri maggiori per la primaria e la secondaria di secondo grado, ma in percentuale il numero dei docenti che si spostano di provincia si attesta intorno al 20%. Quest’anno nella scuola dell’infanzia ci sono stati 1.444 movimenti verso un’altra provincia su un totale di 6.918 domande. Le province che hanno “ceduto” più docenti sono state Roma (153 movimenti), Milano (140), Firenze (62), Torino (53), Catania (43). Passando alla primaria i trasferimenti territoriali e professionali tra province diverse sono stati 3.358 su 16.363 richieste. Nel dettaglio ci sono in uscita 493 docenti dalla provincia di Roma, 334 da Milano (di cui 101 trasferiti in Sicilia), 110 da Firenze, 108 da Torino, 93 da Modena.

Anche la scuola secondaria di primo grado ha la sua porzione di trasferimenti interprovinciali: sono 2.795 su 13.579 richieste. In questo caso il primato dei docenti in uscita lo conquista Milano (231), Roma è al secondo posto (134), seguono Bergamo (89), Varese (85) e Monza-Brianza (82). Infine, la secondaria di secondo grado che ha il volume più alto di movimenti in assoluto e anche di movimenti interprovinciali. Il primato se lo contendono Roma e Milano che registrano entrambe 238 docenti in uscita, segue Napoli con 116 docenti e ancora un parimerito tra Varese e Torino con 108 docenti in uscita. Entrando nei dettagli sono i grafici forniti al nostro giornale dalla Uil Scuola a far comprendere la questione ancor più in profondità. Nel capoluogo milanese sono quasi 5.500 i docenti che hanno presentato domanda per lasciare Milano e la sua provincia e trasferirsi in altre regioni italiane. Poco meno di mille hanno ottenuto esito positivo: ad andarsene saranno 334 maestri della primaria, 140 dell’infanzia, 231 delle mede e 238 delle superiori. Non cambia la musica nella capitale dove a far le valige sono 1.018 insegnanti: 493 della primaria, 153 dell’infanzia, 134 della secondaria di primo grado e 238 di quella di secondo grado.

Le proposte dei sindacati

Ad analizzare questi dati è il segretario nazionale della Uil Scuola, Giuseppe D’Aprile: “Quando migliaia di insegnanti chiedono di lasciare le grandi città emerge una questione che merita attenzione – ha spiegato a ilfattoquotidiano.it – il rapporto tra retribuzioni e costo della vita. Un docente a inizio carriera percepisce mediamente circa 1.480 euro netti al mese e nelle grandi aree metropolitane una quota rilevante di questo reddito viene assorbita da affitti, trasporti e spese quotidiane. I dati della mobilità evidenziano che, accanto alle esigenze di ricongiungimento familiare, nella scelta di trasferirsi, cresce il peso delle condizioni economiche. È un tema che riguarda non solo Milano ma interessa, con intensità diverse, anche altre grandi città del Paese. Le risorse stanziate negli ultimi contratti producono un beneficio netto in busta paga solo se si interviene sulla tassazione. Oggi gli aumenti contrattuali sono tassati a volte anche al 35%. Un primo segnale, per il settore privato, è arrivato con la legge di bilancio 2026: è necessario estendere la detassazione anche alle retribuzioni del personale della scuola statale. Si tratta di una misura “non più procrastinabile che richiede un intervento politico”. Il numero uno della Uil Scuola conosce bene lo stato dell’arte del fenomeno.

D’Aprile ha anche una proposta chiara, necessaria: “Accanto agli interventi sulle retribuzioni, è necessario sviluppare strumenti di welfare contrattuale che aiutino concretamente il personale della scuola ad affrontare i costi legati all’abitare, alla mobilità, alla genitorialità e alla formazione. Soprattutto nelle grandi aree urbane, investire nel welfare può rappresentare un supporto importante per migliorare la qualità della vita e del lavoro del personale della scuola”. Anche Vito Castellana, coordinatore nazionale Gilda Scuola punta il dito contro il Governo: “I docenti tendono a trasferirsi dove c’è la famiglia di origine che fa da ammortizzatore sociale. Nella Scuola a parità di titolo di studio si guadagna 30-40% in meno degli altri dipendenti della pubblica amministrazione”. Secondo il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani tra i settori più colpiti da questa fuga dalle cattedre c’è quello del sostegno: “La mancanza di stabilità didattica penalizza duramente gli alunni e le loro famiglie, che avrebbero diritto a figure competenti e presenti in modo continuativo. Ogni cattedra non coperta stabilmente rappresenta una possibile lesione del diritto all’inclusione e un arretramento rispetto agli obblighi costituzionali e internazionali in materia di tutela delle persone con disabilità”, spiegano.

Le storie e il disagio

“Dal 2020 sono entrata in ruolo a Milano dopo una vita trascorsa in un’azienda lasciata dopo la morte di mio marito – spiega Mariangela Bukne a ilfattoquotidiano.it –. I primi tempi sono arrivata a Novate Milanese dove insegno senza figli andando ad abitare in una camera che affittavano le suore per 420 euro. Avevo il bagno privato ma la cucina in comune con molte colleghe. Poi mi son giocata tutto facendo venire i miei figli qui per frequentare l’università. Abitare a Milano o nell’hinterland con uno stipendio come il nostro non è vita – ha aggiunto – Gli affitti di un monolocale sono attorno ai 600-700 euro. Qui se ho bisogno di una visita medica devo pensarci ben due volte. Da anni non viaggio. Le mie vacanze sono a Battipaglia, dalla mia famiglia perché non posso permettermi altro. A Milano nel momento in cui vai in un supermercato ti accorgi che il tuo stipendio non vale nulla. Non potevo più stare in questo luogo…”.

Lo sa bene Federico Blanco, docente di scuola secondaria di secondo grado prossimo ai 50 anni che ha richiesto e ottenuto la mobilità. Originario di Catania, vive e lavora in provincia di Cuneo da nove anni. “Mi sono trasferito al Nord, a Savigliano, per la quasi impossibilità di trovare – racconta – una posizione stabile in Sicilia. Anche la mia compagna mi ha seguito e entrambi abbiamo ottenuto il ruolo. In quest’ultimi anni l’aumento esponenziale del costo di affitti e case a Savigliano ha reso la situazione economica difficile. L’affitto per un piccolo appartamento (camera da letto e servizio) supera i 600 euro mensili, escluse le bollette, a fronte di uno stipendio da docente di circa 1600 euro. Ad incidere sono anche le spese di riscaldamento. Se poi hai i genitori al Sud devi calcolare che almeno due-tre volte l’anno devi scendere…”. Blanco ha la valigia pronta ma la sua compagna dovrà restare in Piemonte perché non ha ottenuto la mobilità: “Speriamo in un’assegnazione provvisoria per il ricongiungimento in Sicilia ma è un “salto nel buio”.

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Prof e famiglie contro Valditara, class action per abolire la riforma degli istituti tecnici. Cgil: “Sciopero nazionale, il governo ritiri le norme”

6 June 2026 at 07:56

È scontro tra professori e famiglie dei ragazzi che frequentano gli istituti tecnici e il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara colpevole – a detta dei primi – di aver messo in campo una riforma di questo indirizzo calata dall’alto. Molti docenti si sono organizzati in una rete per fare massa critica e ora sono pronti ad unirsi a centinaia di famiglie che sono decise a fare una class action ovvero a presentare un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica per annullare il Decreto-Legge 144 del 23 settembre 2022 che ha introdotto modifiche ordinamentali agli istituti tecnici. Non solo.

Tra le “armi” pacifiche adoperate dai professori c’è anche la decisione, a Bologna e non solo, di non adottare i libri di testo per i ragazzi del primo anno. Intanto la Flc Cgil ha inviato formale proclamazione per uno “sciopero breve nazionale del personale docente delle scuole secondarie di secondo grado – le superiori, ndr – comprendenti gli Istituti di istruzione tecnica, in occasione degli scrutini finali”. Dunque dal 13 al 21 giugno il personale docente impegnato negli scrutini finali potrebbe creare dei problemi alla fase finale dell’anno didattico. Il sindacato capeggiato dalla segretaria generale Gianna Fracassi ha anche indirizzato ai capigruppo parlamentari del Senato e della Camera dei Deputati una urgente richiesta di incontro e, successivamente, ha predisposto emendamenti al Decreto-legge.

“Tante e pesanti – ci spiega Fracassi – sono le criticità segnalate dagli istituti coinvolti, riguardo la penalizzazione di numerosi insegnamenti sia di cultura generale che professionalizzanti, con gravissime ricadute sulla qualità della didattica, sul lavoro della docenza e più in generale sulla riduzione di posti di lavoro per il personale docente e Ata. Con la proclamazione dello sciopero degli scrutini finali chiediamo il ritiro e, in subordine, il rinvio dell’attivazione della riforma degli Istituti tecnici”.
La stessa Cgil sosterrà la class action annunciata dalle famiglie attraverso un link al quale tutti possono aderire.

Mamme e papà non ne vogliono sapere di aver iscritto i figli, a febbraio, a corsi che sono stati cambiati senza essere informati. “L’iscrizione – citano genitori nel comunicato che invita ad aderire alla class action nazionale – è stata fatta sulla base del Piano triennale dell’offerta formativa pubblicato dalla scuola durante l’orientamento (ottobre 2025 – gennaio 2026) ma il 9 marzo a iscrizioni già chiuse, il ministero ha approvato la riforma dei tecnici che cambia radicalmente l’offerta formativa. I nuovi quadri orari, le materie, i programmi e le linee guida non erano noti al momento della scelta. A settembre tuo figlio troverà una scuola diversa da quella che avete scelto. La legge tutela il diritto a scegliere la scuola sulla base di informazioni vere e complete. La giurisprudenza amministrativa è chiara: le modifiche dell’offerta formativa devono intervenire prima delle iscrizioni, per consentire scelte consapevoli. I termini per il ricorso al Tar del Lazio sono scaduti, ma c’è ancora tempo per un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica”.

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Caro ministro Valditara, la Scuola non è una caserma

4 June 2026 at 05:50

Caro ministro dell’Istruzione e del Merito, non ci siamo proprio! Stavolta non si tratta di un lapsus, di un errore, di uno scivolone. Di fronte all’aggressione di un professore (l’ennesima) dell’Istituto di istruzione superiore “Peano – C. Rosa” di Nereto, lei ha inviato un comunicato stampa dove dichiara: “Va ripristinato il rispetto della autorità dei docenti, non vi può essere nessuna indulgenza verso i violenti. La scuola è il luogo della educazione e del rispetto non della prevaricazione e della prepotenza”.
Ha scritto autorità, non autorevolezza. Non so se si rende conto ma il termine autorità evoca la capacità di farsi obbedire o rispettare, basata sul potere legittimo (riconosciuto da leggi e istituzioni) mentre l’autorevolezza è la capacità di farsi ascoltare, rispettare e seguire in modo spontaneo grazie alle proprie competenze, alla coerenza e al carisma. A differenza dell’autorità (imposta da un ruolo o da una gerarchia), l’autorevolezza si guadagna sul campo e si basa sulla fiducia.

Capirà che si tratta di una questione pedagogica.
Chi scrive è tra i giornalisti e maestri che non l’ha “condannata” per aver erroneamente attribuito l’omicidio di Piersanti Mattarella alle Brigate Rosse perché so bene che lei, professore di diritto romano, conosce bene la nostra Storia. A proposito dell’uso di quell’ “umiliandosi”, nel mio libro La pubblica (d)istruzione, ho parlato di un chiaro lapsus.

Stavolta, invece, non riesco proprio a pensare che l’uso di “autorità” anziché di autorevolezza” si tratti di un errore non intenzionale. Anzi, questa sua frase mi ha immediatamente ricordato le parole che lei cita nel suo libro “E’ l’Italia che vogliamo. Il manifesto della Lega per governare il Paese” ove è scritto: “La nostra unità nazionale si è costruita grazie a due fattori decisivi: la Scuola e il servizio militare”. Lei, mette sullo stesso piano una caserma e un luogo dove si educa. Il problema, tuttavia, non è suo. Lo dico con sincerità. E’ della premier, Giorgia Meloni che ha scelto per il dicastero di viale Trastevere un leghista che probabilmente poco conosce o poco ha praticato la pedagogia.

A volte, infatti, mi chiedo: Valditara avrà letto Lettera a una professoressa di don Lorenzo Milani? Sarà stato a Barbiana? Avrà parlato qualche volta con gli allievi di quel prete/maestro molto autorevole? Avrà studiato Albero Manzi prendendo in mano L’avventura di un maestro del professore Roberto Farné? Chissà se il ministro avrà mai incontrato Mario Lodi? E Giorgia Meloni?

La questione è molto più seria di un lapsus perché con quest’idea della Destra di punire, di dichiarare che il professore è un’autorità (e non chiedendo ai docenti e ai presidi, autorevolezza ovvero carisma, fascino, erotismo per dirla con le parole di Recalcati) la Scuola ha perso empatia e com’è sempre accaduto nella Storia, i giovani, gli adolescenti, si stanno ribellando. E a volte lo fanno con gli strumenti (sbagliati) che hanno o meglio che abbiamo lasciato loro, purtroppo.

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Caro ministro Valditara, la Scuola non è una caserma

4 June 2026 at 05:50

Caro ministro dell’Istruzione e del Merito, non ci siamo proprio! Stavolta non si tratta di un lapsus, di un errore, di uno scivolone. Di fronte all’aggressione di un professore (l’ennesima) dell’Istituto di istruzione superiore “Peano – C. Rosa” di Nereto, lei ha inviato un comunicato stampa dove dichiara: “Va ripristinato il rispetto della autorità dei docenti, non vi può essere nessuna indulgenza verso i violenti. La scuola è il luogo della educazione e del rispetto non della prevaricazione e della prepotenza”.
Ha scritto autorità, non autorevolezza. Non so se si rende conto ma il termine autorità evoca la capacità di farsi obbedire o rispettare, basata sul potere legittimo (riconosciuto da leggi e istituzioni) mentre l’autorevolezza è la capacità di farsi ascoltare, rispettare e seguire in modo spontaneo grazie alle proprie competenze, alla coerenza e al carisma. A differenza dell’autorità (imposta da un ruolo o da una gerarchia), l’autorevolezza si guadagna sul campo e si basa sulla fiducia.

Capirà che si tratta di una questione pedagogica.
Chi scrive è tra i giornalisti e maestri che non l’ha “condannata” per aver erroneamente attribuito l’omicidio di Piersanti Mattarella alle Brigate Rosse perché so bene che lei, professore di diritto romano, conosce bene la nostra Storia. A proposito dell’uso di quell’ “umiliandosi”, nel mio libro La pubblica (d)istruzione, ho parlato di un chiaro lapsus.

Stavolta, invece, non riesco proprio a pensare che l’uso di “autorità” anziché di autorevolezza” si tratti di un errore non intenzionale. Anzi, questa sua frase mi ha immediatamente ricordato le parole che lei cita nel suo libro “E’ l’Italia che vogliamo. Il manifesto della Lega per governare il Paese” ove è scritto: “La nostra unità nazionale si è costruita grazie a due fattori decisivi: la Scuola e il servizio militare”. Lei, mette sullo stesso piano una caserma e un luogo dove si educa. Il problema, tuttavia, non è suo. Lo dico con sincerità. E’ della premier, Giorgia Meloni che ha scelto per il dicastero di viale Trastevere un leghista che probabilmente poco conosce o poco ha praticato la pedagogia.

A volte, infatti, mi chiedo: Valditara avrà letto Lettera a una professoressa di don Lorenzo Milani? Sarà stato a Barbiana? Avrà parlato qualche volta con gli allievi di quel prete/maestro molto autorevole? Avrà studiato Albero Manzi prendendo in mano L’avventura di un maestro del professore Roberto Farné? Chissà se il ministro avrà mai incontrato Mario Lodi? E Giorgia Meloni?

La questione è molto più seria di un lapsus perché con quest’idea della Destra di punire, di dichiarare che il professore è un’autorità (e non chiedendo ai docenti e ai presidi, autorevolezza ovvero carisma, fascino, erotismo per dirla con le parole di Recalcati) la Scuola ha perso empatia e com’è sempre accaduto nella Storia, i giovani, gli adolescenti, si stanno ribellando. E a volte lo fanno con gli strumenti (sbagliati) che hanno o meglio che abbiamo lasciato loro, purtroppo.

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