Un anno di studio all’estero, un sogno per una sessantina di liceali: per realizzarlo si erano affidati a Bec Italia, società che organizza soggiorni studio internazionali per studenti delle superiori di tutta Italia. Era tutto pronto, chi per andare negli StatiUniti, chi in Canada e chi perfino in Asia: poi una mail dell’azienda ha interrotto tutto a causa di un “grave deterioramento della propria situazione finanziaria” e l'”arresto della propria operatività”. Bec Italia ha fatto dunque sapere di non essere al momento in grado di confermare la regolare esecuzione dei serviziprevisti e di essere costretta ad annullare le partenze.
A rendere nota la vicenda è stata una famiglia torinese, la cui figlia ad agosto sarebbe dovuta partire alla volta degli Stati Uniti per frequentare il quarto anno di liceo, ospitata da una famiglia locale. Non solo il dispiacere per un’occasione persa, ma anche un danno economico non di poco conto, considerando che i genitori della giovane avevano già versato 10mila euro per il programma. Oltre a loro, le famiglie coinvolte in tutto il Paese sono circa sessanta.
“Il nostro percorso è iniziato una ventina di mesi fa – spiegano i familiari della ragazza torinese -. Nelle riunioni di preparazione si collegavano da tutta Italia e con destinazioni delle più varie. Dall’Australia alla Cina, dagli Stati Uniti al Canada, dall’Inghilterra alla Germania: ci aveva colpito il fatto che ci fossero ragazzi diretti in Thailandia e a Singapore, non soltanto nei Paesi anglofoni”. Bec Italia infatti non solo offriva diverse destinazioni in tutto il mondo, ma anche diversi “pacchetti”: soggiorni di tre mesi, di sei mesi o anche interianniscolastici, con costi variabili a secondo della meta e dei servizi scelti.
Il crac finanziario della società è stata una notizia inaspettata per tutte le famiglie coinvolte. Fino ai primi giorni di giugno infatti niente lasciava presagire una situazione così drammatica: “Il 3 giugno abbiamo scritto alla persona di riferimento perché non avevamo ancora il nome della famigliaospitante, la città dove sarebbe andata nostra figlia o l’appuntamento in consolato per il visto – spiega a Repubblica il padre della ragazza torinese -. Ci hanno tranquillizzati, dicendoci che non c’era nessun problema e che ci avrebbero fatto sapere il prima possibile. Sette giorni dopo esatti ci hanno comunicato la situazione”.
Nelle mail inviate ai clienti, Bec Italia ha fatto sapere di avere richiesto l’intervento del Fondo Vacanze Felici, organismo di garanzia del turismo organizzato. L’istruttoria è però ancora in corso e non è ancora chiaro se il fondo interverrà, quando e come: il sito della società è stato chiuso. “È una beffa enorme – conclude il padre della giovane -. Per questo speriamo che si facciano avanti anche gli altri genitori, in modo da costruire una massa e farci sentire: l’obiettivo è non dare la sensazione a questi ragazzi che sono stati abbandonati da adulti che rubano i loro sogni“.
“Che tracce assurde. A Pavese non ci arrivi manco per scherzo con il programma?”; “Ma puoi mettere una traccia come Pavese? Chi fa quest’autore?”. E’ la polemica che circola sui social in queste ore post prima prova della Maturità. A puntare il dito contro le decisioni del ministero sono soprattutto genitori, studenti delle classi quarte che il prossimo anno dovranno affrontare l’Esame di Stato e ragazzi che l’hanno già fatto. Per la maggior parte di loro lo scrittore di Santo Stefano Belbo morto nel 1950 a scuola non si studia perché “non è nel programma”. Una critica non del tutto precisa perché gli esperti ci dicono che le “indicazioni nazionali” (che hanno sostituito i programmi) suggeriscono di trattare la letteratura fino ai giorni nostri. Semmai il problema è che gli insegnanti non lo fanno.
Lo sa bene Roberto Carnero, Professore di letteratura italiana contemporanea all’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna: “Autori come Pavese e Brancati rientrano a pieno titolo in queste indicazioni. Il problema – spiega a “IlFattoQuotidano.it” -non è quindi il ministero, ma la prassi consolidata di molti docenti che, per varie ragioni (anche comprensibili, come la vastità dei contenuti), non riescono a completare il programma cronologico e si fermano prima del secondo dopoguerra”. La vera questione sta nel fatto che, per abitudine o altre difficoltà, gli insegnanti non riescono a trattare il programma letterario del Novecento nella sua interezza.
A questo, Carnero, aggiunge una sottolineatura non indifferente: “L’analisi del testo, come quella su Pavese proposta alla maturità, è una prova di competenza. Non è necessario aver studiato l’autore specifico, poiché le domande sono strutturate per essere risolte analizzando il brano fornito con gli strumenti critici acquisiti durante il percorso scolastico. Avere familiarità con l’autore aiuta, ma non è un prerequisito indispensabile per svolgere la traccia. Lo studente non può quindi lamentarsi di non aver “fatto” l’autore, perché la prova testa la capacità di analisi”.
Per Carnero le mosse fatte negli ultimi anni dagli uffici di viale Trastevere sono giuste: “Includere autori come Pasolini, Pavese o Brancati è positivo. Serve a spingere i docenti ad aggiornare i loro programmi e ad andare oltre gli autori più tradizionali del primo Novecento come Ungaretti, Montale, Quasimodo. In questo modo, si incentiva l’insegnamento di autori più vicini alla sensibilità contemporanea degli studenti, che sono nati nel XXI secolo e per i quali il secondo Novecento rappresenta già un passato significativo”. Per il professore c’è persino “l’urgenza culturale di spingersi oltre, considerando che gli studenti attuali sono nati negli anni 2000”.
Mentre le università europee perdono punti, nella classifica del QS World University Rankings 2027, di QS Quacquarelli Symonds, è l’Italia a stupire scalando diverse posizioni. Dei 47 atenei italiani in lista, 26 hanno migliorato la propria posizione e solo 15 sono arretrati: è l’unico grande sistema dell’Unione Europea con più università in crescita che in calo. A trainare è il Politecnico di Milano, primo ateneo italiano per il dodicesimo anno di fila e che quest’anno sale di 11 posizioni rispetto alla passata edizione. Ha così raggiunto l’87esimo posto mondiale, ottenendo il miglior risultato della sua storia e il più alto piazzamento mai ottenuto da un ateneo italiano. Guardando alla classifica generale, l’Italia conta così 15 università nella top 500 mondiale, contro le 12 del 2017.
I valori misurati dalla classifica Qs sono molti e vanno dall’impatto della ricerca (Citation per faculty), in cui l’università Vita Salute San Raffaele è sesta al mondo, al feedback dei datori di lavoro (Employer reputation), in cui la Cattolica di Milano ha guadagnato sull’anno prima 37 posizioni. Ma se sommati tutti insieme, tutti gli indicatori danno risultati sorprendenti sulla classifica mondiale generale. I dieci atenei italiani meglio posizionati infatti avanzano tutti in classifica. Roma Sapienza ha raggiunto il suo record nella storia della graduatoria con il 111esimo posto mondiale: dal 2017 a oggi ha guadagnato 112 posizioni (+50,2%). C’è poi Bologna con il suo 123esimo posto, 85 posizioni in più in dieci anni, ma anche Padova che passa dal 336esimo al 204esimo posto mondiale (+132 posizioni, +39,3%). Segue il Politecnico di Torino che raggiunge il miglior piazzamento mai ottenuto, facendo 99 in un colpo solo (dal 305esimo al 206esimo posto, +32,5%).
L’Università degli Studi di Milano sale dal 370esimo al 270esimo posto mondiale (+100 posizioni, +27,0%), l’Università di Pisa passa dal 429esimo al 341esimo (+88 posizioni, +20,5%) e Roma Tor Vergata registra uno dei progressi più marcati dell’intera top 10 italiana, avanzando dal 479esimo al 342esimo posto (+137 posizioni, +28,6%). Anche l’Università di Napoli Federico II migliora sensibilmente rispetto al punto di partenza del decennio, passando dal 478esimo al 401esimo posto (+77 posizioni, +16,1%), mentre l’Università degli Studi di Firenze sale dal 451esimo al 409esimo posto (+42 posizioni, +9,3%).
I risultati sono ottimi ma siamo comunque lontani dai vertici della classifica mondiale. Al primo posto si trova il Mit di Boston, Stanford al secondo, parimerito con l’Imperial college di Londra. Seguono Oxford al quarto, Harvard al quinto, poi Cambridge e la California Institute of Technology. Nella top dieci domina quindi il duopolio Regno Unito – Stati Uniti: per trovare la prima università al di fuori di questi due Paesi in classifica bisogna arrivare all’ottavo posto, occupato dall’ETH di Zurigo.
Il confronto del nostro Paese si gioca dunque con le istituzione europee, a cui l’Italia, stando alla classifica Qs, non ha niente da invidiare. Nello stesso arco di tempo in cui le università italiane guadagnavano posizioni, la Germania ha visto peggiorare 38 delle sue istituzioni su 60, la Spagna 24 su 48, la Francia 19 su 38 e i Paesi Bassi 11 su 13. Tra i sistemi universitari europei con oltre dieci università classificate, solo Irlanda (+63%) e Austria (+75%) registrano un saldo tra atenei in miglioramento e in calo superiore a quello dell’Italia (+34%).
Ma chi sono gli autori citati nella Maturità 2026? Che piacciano o meno le proposte, si tratta di scrittori poco conosciuti al grande pubblico tra cui Frank Furedi, un sociologo e intellettuale britannico di origine ungherese, noto per le sue posizioni conservatrici in tema di cultura, educazione e libertà di espressione molto vicine a Viktor Orbán. Tra le tracce del testo argomentativo è spuntato lui con un brano, tratto dal libro da “I confini contano. Perché l’umanità deve scoprire l’arte di tracciare frontiere” (Meltemi). I suoi studi si sono concentrati sulla sociologia della conoscenza e dell’educazione, sul ruolo della paura e dell’incertezza, nonché sulle guerre culturali nelle società occidentali. È autore di venti libri, tra i quali ricordiamo le traduzioni in italiano: “Il nuovo conformismo” (2005), “Che fine hanno fatto gli intellettuali?” (2007) e “Fatica sprecata” (2012). In passato proveniva dalla sinistra radicale, ma negli ultimi decenni è diventato una figura influente negli ambienti conservatori europei. Non è consigliere personale diretto di Orbán ma dal 2021 dirige MCC Brussels, il centro europeo del Mathias Corvinus Collegium (MCC), un’istituzione finanziata attraverso fondi e asset trasferiti dal governo ungherese vicino al partito di Orbán, Fidesz.
L’autore ha spesso difeso il governo Orbán dalle critiche provenienti da istituzioni europee e dai media occidentali, soprattutto sui temi della sovranità nazionale, dell’immigrazione, della famiglia tradizionale e della libertà di espressione. Lo scrittore sostiene che oggi il conflitto politico non riguardi soltanto economia o istituzioni, ma soprattutto valori, identità e cultura; una visione nazional-conservatrice che valorizza sovranità nazionale, tradizioni e famiglia. Va precisato che da quando governa la Destra in Italia, il suo rapporto con il nostro Paese si è intensificato.
Altro nome poco conosciuto è quello di Wenke Husmann con un suo articolo pubblicato su “Internazionale”. Wenke Husmann è una giornalista e autrice tedesca. Lavora da molti anni per “Die Zeit”. Non è conosciuta come romanziera o poetessa ma come giornalista culturale. Gli articoli di Wenke Husmann si muovono spesso dentro territori vicini alla vita delle persone: famiglia, relazioni, emozioni, cultura, comportamenti sociali, modi di guardare il mondo. “Internazionale” ha pubblicato diversi articoli ripresi da lei.
Tra gli sconosciuti ai ragazzi anche Vitaliano Brancati, nome assolutamente nuovo all’Esame di Stato. Difficile trovarlo tra gli scrittori che si studiano a scuola. Brancati (1907-1954) è stato uno dei più importanti scrittori italiani del Novecento. Siciliano, ha trascorso gran parte della giovinezza a Catania. Negli anni giovanili ha aderito al fascismo, ma in seguito se ne è distaccato, sviluppando una visione critica che emerge chiaramente nelle sue opere. Tra i suoi lavori più celebri troviamo: “Don Giovanni in Sicilia” (1941): una satira della mentalità maschile siciliana e del mito del seduttore. “Gli anni perduti” (1944): una critica allegorica del regime fascista. “Il bell’Antonio” (1949): considerato il suo capolavoro che affronta il tema dell’apparenza sociale e della virilità maschile.
“Cesare Pavese e Vitaliano Brancati sono un messaggio chiaro del ministero ai docenti: vanno affrontati autori moderni. Tuttavia, Grazia Deledda, tanto citata nel toto-tema ci poteva stare. Tra le tracce della tipologia A ancora una volta non c’è una donna”. A commentare per “IlFattoQuotidiano.it”, la tipologia letteraria è la scrittrice ed ex dirigente scolastica Maria Pia Veladiano. Una che ne sa di Scuola e di letteratura.
La sua premessa è chiara. “Per il secondo anno consecutivo il ministero seleziona autori della seconda metà del Novecento. E’ un segnale per i docenti: occorre spingersi oltre il canone tradizionale e includere autori più vicini alla contemporaneità. Gli insegnanti dovrebbero “arrivare” a questi autori, considerati comunque fondamentali. Fermarsi a “un secolo fa” non è più adeguato”. Per Veladiano la scelta ministeriale va intesa come indicazione precisa a indagare la “quasi modernità”, includendo testi che parlano al presente degli studenti e aprono nuove piste critiche e didattiche. Altra critica: l’assenza delle scrittrici. Ad eccezione di Wenke Husmann, le altre sei proposte non citano una donna. Per la scrittrice non è questione di quote rosa ma serve “una vigilanza attiva per contrastare la strutturale invisibilità del femminile nei media, nei convegni e nelle istituzioni. Pensi al G7 con Giorgia Meloni unica donna oppure alla visita del Papa in Spagna”. Per Veladiano l’obiettivo è correggere il pregiudizio di partenza, non imporre numeri, rendendo la presenza femminile pensabile e visibile. Entrando nel merito dei temi: “Il testo di Pavese è una poesia d’amore, probabilmente non corrisposto. Anche senza approfondita conoscenza dell’autore, gli studenti hanno potuto lavorare bene seguendo la traccia, con la possibilità di un coinvolgimento personale”, dice Maria Pia Veladiano.
Per l’ex preside “il testo consente un’analisi efficace e dialoga con esperienze emotive tipiche della giovinezza, pur aprendo a temi novecenteschi come la scienza e l’espansione dal presente all’orizzonte più ampio”. A scuola si lavora più sulla prosa di Pavese (resistenza, dopoguerra, Langhe) e meno sulla poesia ma la poesia scelta, tratta da “Lavorare stanca”, “risulta inusuale ma valida”, puntualizza Veladiano. Diverso il parere su Brancati: “E’ meno noto e la traccia sulla memoria può risultare complessa per studenti giovani, culturalmente “appiattiti” sul presente, con una memoria consumata nell’attimo. E’ facile scivolare nella retorica della “memoria maestra di vita” o nel moralismo ma la prova richiede un lavoro letterario e non autobiografico. Vediamo chi lo sceglie…”.
Il discorso pronunciato il 25 giugno 1946 da Giuseppe Saragat, in occasione del suo insediamento come presidente dell’Assemblea incaricata di elaborare la nuova Costituzione italiana, è approdato sui banchi di scuola come traccia dell’esame di Maturità. Una decisione del Ministero dell’Istruzione che ha suscitato profonda commozione e orgoglio nella famiglia dello storico esponente socialdemocratico ed ex Presidente della Repubblica.
La reazione della figlia Ernestina a 98 anni
A commentare per prima la notizia all’agenzia Adnkronos è stata Ernestina Saragat, 98 anni, figlia dello statista. “È una scelta che mi fa molto piacere, direi una scelta magnifica”, ha dichiarato. L’anziana donna ha sottolineato il valore storico, civico e didattico dell’iniziativa ministeriale: “È senz’altro positivo che un discorso così alto e importante di mio padre, pronunciato agli esordi della Repubblica, sia stato portato all’attenzione degli studenti. Il suo messaggio era importante allora e lo è ancora oggi”.
L’orgoglio dei nipoti e il ricordo al Quirinale
A fare eco alle parole di Ernestina sono intervenuti i nipoti dell’ex Capo dello Stato, Augusto, Giuseppina e Pietro Santacaterina. “Questa scelta è un grande onore per la nostra famiglia, ne siamo molto felici, anche perché è un testo bello e molto attuale. Siamo orgogliosi del discorso di nostro nonno“, hanno spiegato. L’auspicio dei familiari è che la prova d’esame possa trasformarsi in un ponte generazionale: “Questo tema della maturità, speriamo, offra l’opportunità di riscoprire la figura di nostro nonno, che per noi familiari è sempre presente ed è un punto di riferimento”.
La soddisfazione dei nipoti si estende anche al riconoscimento indiretto per la madre Ernestina, figura chiave durante il mandato presidenziale del padre. Fu proprio lei, infatti, ad affiancare Giuseppe Saragat nelle vesti di primadonna durante le visite ufficiali dal 1964 al 1971. Una necessità istituzionale e familiare nata dal fatto che la moglie di Saragat, Giuseppina Bollani, era scomparsa da oltre tre anni al momento dell’elezione al Quirinale. “Siamo molto contenti e felici di questa scelta anche per nostra madre”, hanno concluso i nipoti, ribadendo come la memoria del nonno rimanga un faro costante nei loro pensieri.
Uno spiraglio di luce in un orizzonte di morte, quella che “verrà” metaforicamente con gli occhi di Constance Dowling e poi nella realtà il 27 agosto in una stanza dell’Hotel Roma, a Torino. Nella raccolta “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi“, dominata da toni cupi e dai presentimenti di suicidio che il poeta aveva disseminato nel corso di tutta la sua opera fin dagli anni della gioventù, la poesia “Passerò per piazza di Spagna“, datata 18 marzo 1950, si apre come un ultimo inno alla vita prima del buio definitivo. Dedicata all’attrice statunitense, estremo disperato amore di Cesare Pavese che per lei e la sorella Doris aveva scritto anche soggetti cinematografici, la poesia funziona per contrasto rispetto al resto della raccolta.
Se le altre liriche descrivono una natura immobile, una “terra che dolora e che tace”, a piazza di Spagna esplode la primavera di Roma – che lo scrittore conosceva per averci vissuto e lavorato quando negli anni ’40 si trattò di gestire l’ufficio romano della casa editrice Einaudi – compaiono “fiori spruzzati di colori“, “rondini” e “terrazze“. Il silenzio d’angoscia delle altre liriche lascia il posto al suono: “le scale le terrazze le rondini canteranno nel sole” e “le pietre canteranno”.
In quel momento la figura femminile – “tu” – non è associata alla morte e di lei Pavese parla al futuro: “Sarai tu, ferma e chiara”. Un richiamo alla vita ancora più forte perché l’avvenire di cui il poeta parla nella primavera del 1950 non arriverà mai e quello di Piazza di Spagna resterà una parentesi quasi onirica, un sogno a occhi aperti, un richiamo alla vita tanto potente quanto fatuo. Di lì a poco l’attrice tornerà negli Stati Uniti – “Le poesie sono venute a te e se ne vanno con te”, le scriverà ad aprile -, Pavese si toglierà la vita ad agosto, compiendo il proprio destino.
“Sono piacevolmente sorpreso dal fatto che la maggior parte dei temi proposti prendono spunto da concetti che avevo trattato nel mio libro “Allenare alla vita”. Sono argomenti che hanno a che fare con l’analisi di questi tempi e la fatica di crescere in quest’epoca”. A promuovere le proposte della tipologia C (attualità) e B (argomentativo) della Maturità 2026 è Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta, ricercatore e scrittore italiano.
Il testo tratto da Mario Calabresi, “Alzarsi all’alba”è particolarmente piaciuto a Pellai: “E’ una riflessione importante da fare in età evolutiva. E’ uno dei temi con i quali i ragazzi si devono confrontare con i loro genitori e gli adulti. Siamo in un momento storico in cui dobbiamo decidere se alzare o meno ancor più l’asticella: il rischio enorme dell’Intelligenza artificiale è proprio quello di togliere la fatica nel cercare le risposte”. Lo psicoterapeuta è convinto che “togliere la fatica contrasti con la ricerca della gratificazione istantanea”. Il suo pensiero va allo sport, tema che anche i ragazzi potrebbero aver preso come riferimento per affrontare la traccia: “La competenza dell’atleta è basata sulla capacità di fare fatica e il doping è proprio espressione dell’anti-fatica”.
Promosso da Pellai anche il testo di Wenke Husmann pubblicato sulla rivista “Internazionale” con il titolo “Funziona a meraviglia” a gennaio 2026: “La meraviglia – dice Pellai – è l’antidoto all’ansia, alla paura. Di fronte all’ignoto puoi sentire di essere respinto o attratto ma se ci entri dentro vai a cercare la meraviglia. Quest’ultima è una grande spinta alla crescita”.
Pellai si entusiasma anche per i riferimenti alla natura che riporta il testo dell’autrice: “La meraviglia oggi è stata sostituita dall’ipereccitazione. Quando un ragazzo entra in una piattaforma fa ciò che fanno tutti gli altri, non scopre niente di nuovo. La meraviglia ha a che fare con la multisensorialità, una pratica ben nota ai bambini”. Infine, la proposta tratta da Frank Furedi: “I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere “. Nell’analisi proposta ai ragazzi si cita proprio il termine “adultescenti” e si chiede agli studenti di commentarlo: “E’ una bella occasione per raccontare le fragilità a specchio, quelle dell’adulto. Un modo per parlare dell’“adultescenza” che sconfina in un tempo regressivo anziché evolutivo. In questo tema in molti – precisa Pellai – potranno ribadire perché hanno bisogno di veri adulti”.
Intervenuto ai microfoni di Radio24, Calabresi ha svelato i retroscena e l’ispirazione dietro l’opera proposta agli studenti italiani. “Il mio libro è nato da un incontro con un gruppo di ragazzi che dovevano sostenere la maturità. Gli dissi: ‘Vi auguro nella vita di fare tanta fatica’”, ha raccontato il giornalista, riassumendo il cuore del suo lavoro. Il testo, infatti, esplora il valore dell’abnegazione attraverso le esperienze quotidiane delle persone. “È un libro sulla fatica, racconta storie di chi si alza all’alba, di chi non si risparmia anche fisicamente”, ha spiegato Calabresi, che ha accolto la notizia con sincero stupore: “Certo non mi sarei aspettato di finire tra i temi della maturità”.
L’interesse dei giovani e l’ironia in famiglia
Nonostante la sorpresa dell’autore, il messaggio del libro aveva già fatto breccia nelle aule scolastiche in modo spontaneo. Calabresi ha rivelato un aneddoto emblematico accaduto poco prima dell’apertura dei plichi ministeriali: “Nei giorni scorsi degli studenti di un liceo di Fondi mi hanno scritto perché la loro tesina per l’orale della maturità è ispirata proprio al mio libro”.
La soddisfazione professionale ha trovato spazio anche per un divertente siparietto familiare. Le due figlie del giornalista hanno evitato per un soffio di doversi confrontare con il testo del padre sui banchi dell’esame, avendo conseguito il diploma esattamente un anno fa. La loro reazione alla notizia non si è fatta attendere: “Mi hanno detto scherzando: ‘Meno male che non è uscita lo scorso anno questa traccia!'”.
Cesare Pavese, Vitaliano Brancati, Mario Calabresi sono alcuni dei protagonisti delle tracce della prima prova di Maturità, il tema di italiano. Anche quest’anno, il Fatto.it ha pubblicato i diversi argomenti che gli oltre 500mila studenti si trovano ad ad affrontare nel primo giorno d’esame. L’analisi del testo di Cesare Pavese è la poesia ‘Passerò per Piazza di Spagna‘, mentre il brano oggetto dell’analisi del testo di Vitaliano Brancati è tratto dall’opera “I piaceri”.
Uno dei temi di attualità è incentrato su ‘Il concetto di fatica’, utilizzando come spunto un brano del giornalista Mario Calabresi, tratto dal suo libro ‘Alzarsi all’alba’, un altro ruota attorno al concetto di ‘Incanto‘. La fonte è un articolo della giornalista Wenke Husmann, dal titolo ‘Funziona a meraviglia’, apparso sulla rivista ‘Internazionale’ nel gennaio 2026.
E ancora, il tema al centro di una delle tracce di testo argomentativo (B1) è l’Assemblea Costituente, con un brano tratto dal discorso di insediamento del Presidente Giuseppe Saragat. La traccia di testo argomentativo (B2) parte da un brano del giornalista e scrittore Piero Bianucci, tratto da ‘Te lo dico con parole tue. La scienza di scrivere per farsi capire’. Che stimola delle riflessioni su storie di creatività scientifica. Mentre la traccia di testo argomentativo (B3) affronta il tema delle ‘Frontiere’. Lo spunto di partenza è un passaggio di un’opera del sociologo Frank Furedi, ‘I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere’.
Ecco tutte le tracce integrali della prima prova scritta dell’esame di maturità 2026:
Maturità 2026, aperto il plico della prova di italiano
L’esame di maturità 2026 è iniziato alle ore 8,30, quando il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha rilasciato agli istituti la chiave digitale per aprire il testo della prima prova scritta contenuta nel plico telematico. Pochi minuti dopo, sui social e sui siti specializzati sono apparse le prime indiscrezioni sulle tracce scelte per quest’anno.
Va ricordato che la prima prova propone in tutto sette tracce, divise in tre tipologie. tipologia A – Analisi e interpretazione di un testo letterario italiano, tipologia B – Analisi e produzione di un testo argomentativo e tipologia C – Riflessione critica di carattere espositivo-argomentativo su tematiche di attualità.
Maturità 2026, le tracce della prima prova
Analisi del testo (tipologia A): per la prosa un testo tratto da “I piaceri” di Vitaliano Brancati; per la poesia “Passerò per piazza di Spagna” di Cesare Pavese.
Il testo di “Passerò per piazza di Spagna” di Cesare Pavese
Sarà un cielo chiaro. S’apriranno le strade sul colle di pini e di pietra. Il tumulto delle strade non muterà quell’aria ferma.
I fiori spruzzati di colori alle fontane occhieggeranno come donne divertite. Le scale le terrazze le rondini canteranno nel sole.
S’aprirà quella strada, le pietre canteranno, il cuore batterà sussultando come l’acqua nelle fontane – sarà questa la voce che salirà le tue scale.
Le finestre sapranno l’odore della pietra e dell’aria mattutina. S’aprirà una porta. Il tumulto delle strade sarà il tumulto del cuore nella luce smarrita.
Sarai tu – ferma e chiara.
Testo argomentativo (tipologia B): una traccia sul discorso di insediamento del presidente Giuseppe Saragat all’Assemblea costituente del 1946 e un brano dal libro “Alzarsi all’alba” di Mario Calabresi (storie di persone che abbracciano la fatica come cifra essenziale dell’esistenza). Per quanto riguarda la traccia su Saragat, agli studenti viene chiesto di individuare quali siano ‘gli altri doveri‘ che per Saragat ‘sovrastano’ l’Assemblea costituente e di rispondere, tra l’altro a due quesiti: per quale motivo la democrazia ‘è soprattutto un problema di rapporti fra uomo e uomo’ e a quali eventi si riferisce Saragat con l’espressione la ‘pesante eredità di miserie e di dolori’.
Ho saputo che R., 12 anni, è stato bocciato perché quest’anno è andato poco a scuola e perché quando andava non “aveva voglia”.
Ti ho conosciuto caro R., eri un bambino simpatico, dallo sguardo vispo, con una sana curiosità.
Certo non ho mai immaginato che diventassi il primo della classe e un domani un avvocato, un chirurgo ma sognavo solo che diventassi un cittadino onesto, altruista, sensibile. E invece ti hanno bocciato.
Ma son venuti a casa tua a chiederti perché non venivi a scuola? Hanno visto quanti libri hai in casa? Sanno dove vai in vacanza? Ti hanno chiesto qualche volta “come stai?”. Forse credono ancora che ci siano quelli che “hanno voglia” e i “lazzaroni”?
Sai caro R. mi vergogno di essere un maestro di una Scuola (quella italiana) che ancora boccia.
Tu e gli altri bocciati non lo conoscete ma una volta c’era un maestro che era anche prete che pubblicò un libro con i suoi ragazzi dal titolo “Lettera a una professoressa”: si chiamava don Lorenzo Milani.
Il priore – come lo chiamavano i suoi studenti – aveva scritto: “La scuola ha un problema solo. I ragazzi che perde. Dite di aver bocciato i cretini e gli svogliati. Allora sostenete che Dio fa nascere i cretini e gli svogliati nelle case dei poveri. Se si perdono i ragazzi più difficili, la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati”.
E sai, caro R, che riforme proponeva questo maestro prete considerato un pazzo? “Non bocciare; dare la scuola a tempo pieno a quelli che sembrano cretini e uno scopo agli svogliati”. I tuoi insegnanti e il tuo preside questa lettera probabilmente non l’hanno letta o forse è un libro che hanno messo nel cassetto altrimenti non ti avrebbero bocciato.
Ma sai caro R. che ormai in questa Scuola se anch’io dico qualcosa che non va bene ai “capi”, mi bocciano, mi fanno la nota?
Stasera, però, a te e a tutti gli altri bocciati, voglio chiedere scusa.
Se potete accettate le scuse di un maestro che vuol bene ai ragazzi prima che alla Scuola.
Ultime ore prima dell’avvio della Maturità. La tensione cresce per i 500mila studenti che da giovedì dovranno affrontare l’esame di Stato, ma qualche strategia per governare le emozioni e per arrivare sereni alla prova c’è: sapere come nutrirsi e come allenare il cervello. Abbiamo chiesto “aiuto” a due esperti: la dietista Elena Piovanelli e il neurologo MicheleGennuso, direttore del Dipartimento di riabilitazione neurologica della Fondazione Camplani nella casa di Cura Ancelle di Cremona, oltre che professore di Neurofisiologia del sistema nervoso presso l’Università degli Studi di Cremona.
Piovanelli lavora in questo settore da oltrevent’anni, tenendo diversi progetti di educazione alimentare nelle scuole. La dietista non ha dubbi: “Prima regola, una buonaidratazione. I prossimi giorni dovremo fare i conti con un’ondatadi calore con picchi che arriveranno oltre i trenta gradi. Se si beve poco il cervello va in sofferenza, la concentrazione viene meno. Considerando l’età bisognerebbe bere un paio di litri d’acqua al giorno. Frizzante o meno ma acqua”. Attenzione: no all’acqua fredda che potrebbe creare una congestione proprio a poche ore dall’esame.
Altro consiglio: “Non saltare i pasti. Spesso i ragazzi – sottolinea l’esperta – sballano il loro bioritmo, perdono l’abitudine di far colazione per poi cercare cibi ‘palatabili’. È necessario, invece, fare tre pasti al giorno oltre a due/tre spuntini”. Approvati lo yogurt, la frutta, una fetta di pane e prosciutto o cioccolato. Bocciati gli snacksalati perché per “smaltirli serve ancora più acqua”.
Terzo suggerimento: frutta a colazione. La dottoressa Piovanelli non vieta un cornetto o il caffè ma caldeggia meloni, albicocche,ciliegie, frutti di bosco perché contengono acqua, sali minerali, vitamine, anti ossidanti, zuccheri e fibre che contribuiscono al senso di sazietà. Ad andare a braccetto con quest’ultimo incoraggiamento c’è quello di valorizzare i piattifreddi: riso, pasta, cuscus. Infine, “vanno evitati gli alcolici”. Piovanelli sa che molti giovani bevono drink o birra ma consiglia di evitarli almeno in questo periodo: “L’alcool una volta ingerito nelle ore successive va smaltito. La sera non permette di riposare bene”.
Sulla stessa lunghezza d’onda è il neurologo Gennuso: “Una leggenda metropolitana dice che l’uso della cannabis possa contribuire all’apprendimento, ma in realtà le droghe aumentano la perdita delle funzionimnemoniche. Meglio evitarle, quindi”. Per Gennuso, comunque, la regola principe è “dormire bene. Non bisogna ritardare l’addormentamento stando davanti agli schermi perché i social in modo particolare attivano molto l’attenzione che è la porta d’ingresso della memoria”.
E l’ansia? “C’è, è necessaria perché stimola a trovare percorsi per apprendere ma non deve diventare patologica. Va assecondata ma vanno eliminati i pensieriintrusivi, catastrofici”. Insomma al bando i “ma andrà tutto male” o “non ce la farò”, così anche gli ansiolitici. Ad aiutare i ragazzi, invece, è lo “scandirela giornata – precisa il medico – andando a nuotare, a correre, staccando il cervello con pause e attività che creino gratificazione”. Così anche “studiare in maniera regolare senza la brama dell’imparare tutto all’ultimo minuto”.
“Grazia Deledda, gli ottant’anni della Repubblica e il linguaggio dell’odio”. A lanciare una terna secca nel toto tracce è Enrico Galiano, professore di italiano, storia e geografia alle scuole medie dell’istituto comprensivo di Chions, in provincia di Pordenone, ma anche scrittore, molto amato dagli adolescenti e dai docenti.
Il suo pronostico, pensato per ilFattoQuotidiano.it che lo ha raggiunto tra un viaggio e l’altro in treno, non è una profezia perché Galiano sa bene che il toto–tracce “è un grande sport nazionale in cui è molto difficilevincere”. Ma il suo occhio da insegnante, da appassionato della letteratura, da autore (l’ultimo suo libro è “Il cuore non va a dormire” edito da Einaudi) che guarda con attenzione alla cronaca con la capacità di avere uno sguardodivergente, lo ha portato a ipotizzare queste tre proposte.
Grazia Deledda, per la tipologia A ovvero l’analisi e l’interpretazione di un testo letterario italiano. “Deledda – ci spiega Galiano – perché nel 2026 cade il centenariodel Nobel: sarebbe una scelta giusta, anche simbolica. Una grande autrice italiana, spesso lasciata ai margini, che invece avrebbe moltissimo da dire ancora oggi sul destino, sulla libertà, sulle radici, sulla fatica di essere sé stessi dentro un mondo che ti ha già scritto addosso un ruolo”. La scrittrice sarda non è mai stata proposta come autore della prima prova ordinaria negli ultimi decenni. È comparsa solo in alcune prove supplettive ma si tratterebbe di una novitàassoluta. Sono in tanti ad averla citata nel “toto-tema” e anche l’IA ha puntato su di lei.
Per la tipologia B, ovvero l’analisi e la produzione di un testo argomentativo, Galiano va sul sicuro: “È molto credibile una traccia sugli 80 anni della Repubblica. Mi auguro però che non diventi una celebrazione da trombone e fascia tricolore, ma una riflessioneviva su che cosa significhi oggi essere cittadini: partecipare, scegliere, discutere, avere diritti e anche responsabilità. In un tempo in cui tutti parlano e pochi ascoltano, sarebbe una tracciamolto attuale”. Anche in questo caso si tratta di un tema suggerito anche dall’intelligenza artificiale e da molti docenti che in queste ore postano consigli sui social.
Novità assoluta, invece, la proposta di Galiano per la terza pista, ovvero la riflessione critica di carattere espositivo-argomentativo su tematiche di attualità: “Secondo me, riguarda il linguaggio dell’odio e la responsabilità delle parole perché oggi quest’ultime sembrano leggerissime: le scrivi, le posti, le lanci, e dopo un secondo sei già altrove. Però, intanto, quelle parole restano addosso a qualcuno. Feriscono, isolano, accendono rabbia, costruiscono muri. E allora sarebbe bello chiedere ai ragazzi proprio questo: che cosa facciamo, ogni giorno, con le parole che abbiamo in mano?”. Galiano conclude: “Poi naturalmente il ministero potrebbe tirare fuori tutt’altro ma se dovessi giocarmi tre fiches, le mettereiqui”.
Di mestiere cerco di spiegare le cose che credo di sapere. Spesso per accorgermi che, mentre lo faccio, non le so pienamente neppure io. Questa tendenza risale a quando mi accorsi, da studente, di capire veramente poco delle lezioni che mi venivano inflitte. Tanto da sentirmi inadeguato allo studio. Poi mi accorsi che anche i miei compagni di scuola capivano poco, ma diligentemente ripetevano quel che avrebbero dovuto apprendere, senza averlo compreso.
Mi trovai allora d’accordo col Manzoni: il latinorum dell’Azzeccagarbugli è una forma di intimidazione dell’ascoltatore ignaro da parte di chi usa un linguaggio forbito e tecnico. L’ignaro si vergogna di non aver capito e quindi accetta la superiorità intellettuale di chi lo intimidisce. L’apice di questa pratica la ritroviamo in Amici Miei, con Ugo Tognazzi che “fa la supercazzola”, una pratica in cui era già stato maestro Ettore Petrolini.
La supercazzola è entrata nei dizionari ed è presente anche in Wikipedia. Cercandola per divertimento ho trovato anche il riferimento ad un mio antico articolo sul Secolo XIX dove introduco una parola derivata: la semisupercazzola. La supercazzola non significa niente. Mentre la semisupercazzola significa eccome, ed è analoga al latinorum, che usa il latino per intimidire, mentre la semisupercazzola usa il linguaggio tecnico. A lezione sfidavo gli studenti ad individuare le semisupercazzole: durante le lezioni introdurrò concetti che, secondo me, non sarete in grado di capire. Voi dovete capire di non star capendo e mi dovete interrompere, chiedendomi di chiarire.
Facevo le mie semisupercazzole e nessuno mi interrompeva: prendevano appunti scrivendo diligentemente quello che l’oracolo enunciava. Dopo un po’ mi fermavo e chiedevo: chi ha capito quello che ho detto cinque minuti fa? Siete in grado di spiegarmelo? Ci volevano settimane per spingerli a far domande. Alla domanda: ma quante volte siete stati esposti alle semisupercazzole? La risposta era invariabilmente: infinite volte. La scuola insegna a dare risposte, non a fare domande.
Basta pensare alla formula più famosa del mondo: E=mc². La troviamo sulle magliette, nei fumetti, tutti la riconoscono come una genialata. L’energia equivale alla massa moltiplicata per la velocità della luce al quadrato. Perché la velocità della luce? perché al quadrato? Un mio amico fisico mi ha detto: ma non è possibile… poi ha fatto l’esperimento e ha scoperto che nessuno la sa spiegare, a parte i fisici. Ha cercato di spiegarmela ma mi sono perso dopo pochi passaggi. Non ho le basi per capirlo. Come probabilmente lui non ha le basi per capire che non è vero che l’ontogenesi ricapitoli la filogenesi. Anche se in un quarto d’ora sono certo di riuscire a farglielo capire. Solo che sono in pochi ad accettare un quarto d’ora di spiegazioni.
Così, chi cerca di spiegare le scienze naturali di solito non usa la semisupercazzola, ma spesso si ferma a nozioni superficiali che generano meraviglia senza portare a consapevolezza, come ho spiegato mille volte nel dire che i copepodi sono gli animali più importanti per il funzionamento degli ecosistemi planetari. Spiegare i copepodi richiede tempo, e poi non sono scenografici come una balena o una barriera corallina. Così nessuno li conosce. Insomma, i naturalisti di solito raccontano storielle carine, arrendendosi alle banalità e dando la sensazione che le cose di cui si occupano siano di importanza marginale.
I rappresentanti di altre discipline usano linguaggi astrusi, enunciati con grande determinazione. Non sono supercazzole, sono semisupercazzole. E di solito promettono mirabilie. Dal progetto genoma che risolve tutti i problemi del mondo vivente, al bosone che finalmente ci dice che c’è una particella che dà la massa alle altre particelle: la particella di Dio. Nessuno capisce veramente gran che, ma sono in pochi a dire: io non ho capito, me lo spieghi meglio? Maurizio Crozza a prendere in giro prima Antonino Zichichi e poi Carlo Rovelli, senza però scalfire l’autorevolezza di questi divulgatori. Non parliamo dei filosofi. Ho comprato Labirinto Filosofico di Massimo Cacciari e mi sono perso dopo le prime pagine, a conferma di quanto sia azzeccato il titolo. Colpa mia, non sono sufficientemente ferrato in quella materia.
Ma se mi chiedono di spiegare a tutti la medusa immortale non mi metto a parlare di transdifferenziamento come se il concetto fosse noto a tutti: in presenza di stress subletali le cellule di Turritopsis si dedifferenziano e poi si ridifferenziano in altri tipi cellulari, invertendo l’ontogenesi per transdifferenziamento.
Quando la notizia della medusa immortale fece irruzione nei media fui persino intervistato in diretta da Emilio Fede che, bontà sua, mi diede un minuto e mezzo per spiegare la cosa nel TG4. Feci una semisemisupercazzola, inevitabilmente, lasciandolo nella convinzione che io sapessi come si fa l’elisir di lunga vita ma che non lo volessi rivelare. Ma né io né i miei colleghi arrivammo a vendere il segreto dell’immortalità, anche se avremmo potuto benissimo farlo. Dicendo che, con opportuni finanziamenti, tra 30 anni avremmo risolto il problema dell’invecchiamento. E, se fossimo rimasti in vita, dopo 30 anni avremmo detto che in 30 anni lo avremmo risolto, e non si morirà più. Dopotutto è quello che fanno quelli che ci promettono la fusione nucleare.
Alla gente piacciono le supercazzole e anche le semisupercazzole. Se cerchi di spiegare le cose in modo comprensibile e non fai promesse mirabolanti sei meno rispettato. Alla fine, anche nelle scienze, il marketing è importantissimo. Nessuno sa che strada faccia l’acqua per diventare plin plin, ma quell’acqua vende bene.
L’esame di Maturità rappresenta uno dei momenti più importanti nel percorso scolastico di ogni studente. Quest’anno, a partire dal 18 giugno, saranno oltre 500.000 i ragazzi italiani chiamati ad affrontare le prove finali delle scuole superiori. Tra loro non mancano volti già molto conosciuti dal pubblico: creator digitali, influencer, attori e cantanti che, nonostante gli impegni professionali, dovranno confrontarsi con temi, verifiche e colloqui come tutti i loro coetanei. La Maturità 2026 sarà particolarmente significativa perché inaugura il nuovo impianto dell’esame introdotto dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. Per molti giovani personaggi del mondo dello spettacolo e dei social network, quindi, l’estate inizierà solo dopo aver superato quest’ultima importante sfida scolastica.
Tra i nomi più seguiti dai giovani c’è Fabio Ferrucci, content creator molto popolare su TikTok e Instagram, che ha scelto un percorso di studi a indirizzo turistico-sportivo. Accanto a lui c’è Giulia Bizzarri, influencer e autrice originaria di Frascati, che frequenta un istituto professionale alberghiero e che è riuscita negli anni a bilanciare studio, social e la passione per il pattinaggio. Non manca Rebecca Parziale, diventata famosa grazie al programma “Il Collegio” e oggi attiva come creator digitale, che sta per diplomarsi al Liceo delle Scienze Umane. Nello stesso contesto scolastico si muove anche Iris Vallarani, giovane protagonista del mondo TikTok, che segue un percorso di studi nello stesso indirizzo.
Il mondo dello spettacolo e della musica è rappresentato da Mimì Caruso, vincitrice di X Factor 2024, che ha frequentato un istituto professionale con indirizzo servizi culturali e dello spettacolo presso l’Enrico Falck di Sesto San Giovanni. Accanto a lei figura Michele Mazzoni, influencer e sportivo, impegnato in un istituto professionale a indirizzo commercio. Tra le giovani creator e influencer troviamo anche Angelica Dal Corso, che sta completando un percorso di studi nei Servizi per la sanità e l’assistenza sociale, mentre Andrea Arru, attore e modello già noto per diverse produzioni tra cinema e televisione, che come ultima esperienza televisiva ha partecipato a I Cesaroni, sta completando il suo percorso al Liceo scientifico sportivo. Federica Cangiano, altro ex volto de “Il Collegio”, sta invece concludendo il suo percorso al Liceo delle Scienze Umane.
Blanco, il ritorno a scuola tra musica e libri
Chiude il gruppo Blanco, uno dei cantanti più noti della scena musicale italiana, che ha deciso di tornare tra i banchi di scuola e completare il proprio percorso formativo proprio al Liceo delle Scienze Umane. Proprio pochi giorni fa, infatti, aveva pubblicato sui social un video in cui si mostrava mentre ripassava in vista dell’esame.
L’età in cui un bambino inizia ad andare a scuola può avere conseguenze per tutta la vita, dal successo scolastico e lavorativo alle relazioni sociali, alla salute. L’ingresso precoce ha vantaggi e svantaggi. La flessibilità del percorso aiuta a bilanciarli.
Meno otto. Mancano pochi giorni al via alla Maturità (non si chiama più esame di Stato) 2026. Gli studenti, in primis ma anche gli insegnanti stanno scommettendo sugli argomenti che usciranno per il primo scritto. Alcuni elementi da tenere in considerazione sono le scelte degli anni passati, gli anniversari ma anche i trend del momento. Abbiamo fatto un’analisi prendendo in considerazione quanto emerge dai social, dalla Rete ma raccogliendo anche informazioni utili.
Prima tipologia (A) Analisi del testo– L’anniversario da tenere d’occhio, in questo caso, sono i cent’ anni dalla nascita di GiangiacomoFeltrinelli (1926-2026) che potrebbero dare spunto per un tema sull’editoria, la diffusione della cultura. Gli autori scelti negli ultimi cinque anni (le proposte sono due) sono: Pascoli (2022), Verga (2022), Quasimodo (2023), Moravia (2023), Ungaretti (2024), Pirandello (2024), Pasolini (2025) e Tomasi di Lampedusa (2025). Quelli “storicamente in ritardo” e quindi molto ripetuti nei pronostici sono: Gabriele D’Annunzio (assente da moltissimo tempo); Eugenio Montale (ultimo anno 2012), Italo Svevo (2009), Umberto Saba (2000) e Giacomo Leopardi (mai uscito nella tipologia A). In molti, sono convinti che il tema mito della macchina e della velocità, potrebbe favorire il Futurismo di Filippo TommasoMarinetti di cui tra l’altro nel 2026 ricorrono i 150 anni dalla nascita ma anche il contrasto tra natura e progresso in Giacomo Leopardi (la “natura matrigna” della Ginestra) o San Francesco d’Assisi (a 800 anni dalla morte) con il suo Cantico delle creature. In pole position anche Svevo e “Il male di vivere” di Eugenio Montale di cui si è molto parlato ultimamente. Se sui social dedicati alla Maturità fino a poche settimane fa c’era GabrieleD’Annunzio ora il primato passa a Giovanni Verga. Tra i nomi citati (come ogni anno) anche Alessandro Manzoni, Italo Calvino, Giovanni Pascoli, Primo Levi e Elsa Morante. Tra le novità Carlo Collodi, probabilmente trainato anche dalle celebrazioni per i 200 anni dalla nascita dell’autore di “Pinocchio”: una traccia che potrebbe parecchio piacere al nostalgico ministro di Destra. In Rete, “girano” anche le figure di Dario Fo e Alda Merini, forse un po’ troppo “lontane” dalla sensibilità del governo.
La tipologia B è quella del testo argomentativo con tre proposte – Qui gli anniversari da prendere in considerazione sono: gli 80 anni della Repubblica Italiana (1946-2026); i 165 anni dell’Unità d’Italia (1861-2026) e i 40 anni dal Maxiprocesso di Palermo (1986-2026) anche se già lo scorso anno tra i temi c’era Paolo Borsellino. Gli argomenti che si sono ripetuti più spesso negli ultimi anni sono: tecnologia e innovazione; comunicazione e social media; memoria storica e democrazia; rapporto individuo – società; cultura, lettura e informazione. Visti gli argomenti già usciti, potrebbero essere particolarmente plausibili l’intelligenza artificiale e il lavoro; la disinformazione e i social media (altro tema caro a Valditara); la pace e i conflitti internazionali; l’educazione civica e la Costituzione; lo sviluppo sostenibile e l’energia. In Rete si parla meno dell’ipotesi di una traccia collegata ai 25 anni dall’11 settembre mentre resta tra i papabili il ricordo di Chernobyl, a 40 anni dal disastro nucleare. Anche qui potrebbe spuntare SanFrancesco collegato alla pace. Da tenere in considerazione anche i 100 anni dalla morte di AntoniGaudí (1926-2026) per parlare di arte, architettura, patrimonio culturale.
Tipologia C, l’attualità con due proposte – Ci sono due spunti che sono dati dagli anniversari. Il primo: gli 80 anni delle Nazioni Unite (1945-2025/26). Il secondo i 100 anni dalla nascita di Marilyn Monroe (1926-2026) per argomentare su mass media, società dell’immagine, ruolo della donna. I temi usciti negli ultimi anni riguardano la legalità e la cittadinanza (Borsellino, Dalla Chiesa); i giovani e la società; la comunicazione digitale; i valori civili l’impatto sul lavoro/studio. La traccia legata alle guerre e alle crisiinternazionali, non sembra più essere presa in considerazione mentre in classifica restano la violenza sulle donne e la parità di genere così anche la salute mentale dei giovani. Da non sottovalutare i cambiamenti climatici e la necessità di una transizione ecologica equa che sono costantemente al centro del dibattito pubblico mentre pare arduo che spunti il fenomeno delle Migrazioni.
Mancano meno di venti giorni al primo scritto della Maturità. Il programma scolastico è ormai terminato ma a volte, per poter affrontare il famoso tema non basta aver studiato bene l’Ottocento e il Settecento oppure aver conosciuto molti autori della letteratura italiana. Il primo scritto prevede l’analisi di un testo letterario in prosa o poesia di un autore italiano vissuto tra l’Unità d’Italia e il Novecento, ma anche tre tracce su un tema specifico accompagnato da un testo di riferimento che può essere di arte o storico. Infine due tracce che affrontano tematiche vicine all’esperienza degli studenti o al dibattito pubblico e sociale contemporaneo. Vale quindi la pena di aver letto o di prendere in mano qualche buon libro prima di arrivare all’esame. Ne abbiamo scelti alcuni per voi.
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“Appunti di Russia. Viaggio nella normalità di un Paese in guerra”, di Nicolas Rodigari (Ediciclo editore)
Un libro per comprendere la Russia di oggi trovando spunti anche del passato. L’autore laureato in filosofia e relazioni internazionali (una combinazione – scrive – “forse necessaria per capire” il Paese) compie un viaggio nello Stato capeggiato da Putin proprio ora che la Russia è sempre più isolata e impenetrabile per capire cosa pensano davvero i suoi abitanti tra propaganda di regime e distorsioni mediatiche. Un cammino tra sanzioni, censure e buste di rubli necessarie per affrontare quest’impresa che “non è certo un romanzo russo – dice Rodigari – ma ci somiglia parecchio”.
“La rivoluzione incompiuta. La Chiesa dopo Papa Francesco”, di Marco Politi (Il Millimetro)
Il tema del cristianesimo è di fondo in ogni argomento. Marco Politi, è uno dei maggiori esperti di Vaticano. La morte di Papa Francesco ha lasciato irrisolto un conflitto interno alla Chiesa cattolica che sta attraversando una crisi profonda, segnata dal calo dei fedeli e delle vocazioni e dalle tensioni tra riformisti e tradizionalisti. Questo testo scritto in maniera agevole aiuta a comprendere con chiarezza le dinamiche della Chiesa su alcuni temi rilevanti come la comunione per i separati o la benedizione delle coppe gay.
“Sulla porta del mondo. Storie di migranti italiani”, di Luigi Dal Cin (Terre di mezzo editore)
Un libro straordinario perché in 200 pagine riesce a condensare la storia dell’emigrazioneitaliana (il Belgio, la tragedia di Marcinelle, Corrado Alvaro e il suo “Quasi una vita”, vincitore del premio Strega nel 1951, Petrosino etc), l’immigrazione di oggi in Italia e l’emigrazione attuale degli italiani nel mondo attraverso un’analisi dettagliata ma anche con le storie che Dal Cin è riuscito a recuperare attraverso la Fondazione “Migrantes”. Un buon “bigino” (senza offesa per l’autore e l’editore) utile agli studenti che vogliono approfondire questa tematica tanto antica ma anche attuale dei “cervelli in fuga”.
“The passenger. Artico”, di Morten A. Strøksnes (Iperborea)
Si è parlato tanto in quest’ultimo anno di Polo Nord, di Groenlandia tanto che questo luogo ai confini del mondo è diventato pane quotidiano anche per noi Europei. Perché è così importante? Ma chi abita questa parte di mondo? Improvvisamente – “grazie” a Trump – l’Artico è diventato d’attualità. Per conoscerlo, questo lavoro edito da Iperborea, è indispensabile per affrontare la tematica sia dal punto di vista geopolitico che sociale. In appendice sono segnalati anche alcuni film e documentari per approfondire.
“Hokusai e il Fujisan” di Eva Bensard e Daniele Catalli (Ippocampo edizioni)
Mai come oggi si parla di Giappone. E quando si cita questo Paese subito vien in mente Hokusai, un pittore e incisore giapponese, conosciuto principalmente per la sua produzione di ukiyo-e. La sua “onda” e i dipinti del monte Fujisan sono i protagonisti principali. Questo libro -illustrato – non è per bambini e può essere adoperato anche dai maturandi per arrivare preparati qualora tra i temi artistici dovesse spuntare proprio questo nome. Il narratore ci guida alla scoperta non solo del più grande maestro della stampa giapponese ma anche su quella cima tanto legata a Hokusai.
“Pasolini e i giovani”, di Roberto Carnero (Interlinea)
Pier Paolo Pasolini è spesso citato nel tototema. Questo libro indaga la tematica dei giovani nell’opera dello scrittore in cui si evidenza tutta l’attualità e la capacità di parlare, oggi, alle nuove generazioni, senza evitare di interrogarsi sullo “scandalo” provocato dalla vita e dalla sua morte. Pasolini è senz’altro l’autore italiano del Novecento attualmente più studiato. I giovani in questo libro del professor Carnero sono una presenza centrale nell’opera pasoliniana come personaggi, come oggetto di analisi sociale, come interlocutori.
“La disperanza. Un sentimento del nostro tempo”, di Franco Marcoaldi (Einaudi)
Il concetto è totalmente una novità ed è entrato a far parte del vocabolario di quest’ultima epoca. Dietro questa parola ci sono le voci di alcuni giganti del pensiero e della poesia: da Caproni a Mutis, da Montaigne a Camus, da Canetti a Huizinga. L’autore offre attraverso queste pagine edite per la prestigiosa collana “Gli struzzi”, l’opportunità di comprendere questa nuova filosofia che ha a che fare con “la rassegnazione attiva”, fattiva e vitale. La disperanza non è nulla di cupo ma è “il restare umani in un’epoca disumana”.
“Amicizia. Un incontro che riempie la vita”, di Josè Tolentino de Mendoca (Piemme)
Il tema dell’amicizia ha spesso sfiorato gli argomenti della Maturità. Questo libro parla di uno dei valori più importanti per ciascuno di noi ma ha uno sguardo anche universale perché l’amicizia può superare i confini per unire nel suo abbraccio i popoli diversi rendendo così il mondo un posto migliore, un luogo di pace. Queste pagine sono un buono spunto per fare una riflessione sul significato di questa parola che non può essere data per scontata.
“Oltre i limiti della nostra intelligenza”, di Nello Cristianini (Il Mulino)
Non poteva mancare un libro sull’AI. Nello Cristianini, professore di Intelligenza artificiale presso l’Università di Bath offre una panoramica chiara e attuale sull’evoluzione dell’AI, dalle origini con Turing agli strumenti moderni come ChatGPT. L’autore esplora il concetto di tecnologie “sovrumane”, capaci di superare l’intelligenza umana in alcuni ambiti, e riflette su cosa significhi davvero convivere con macchine così potenti. Un testo alla portata di tutti.
“Il continente ignoto. Filosofia dell’amore moderno”, di Emanuele Coccia (Einaudi)
Un altro dei valori di cui si parla molto non solo nelle canzoni è quello dell’amore. Da Ovido a Umberto Galimberti, si parla dell’Eros. Questo libro analizza il sentimento che più ci sfugge passando dalla filosofia alla politica alla religione al diritto e alla letteratura. Un viaggio per nulla banale che può aiutare un maturando ad affrontare questo argomento senza scadere nei toni semplicistici o nella solita retorica legata a questa meravigliosa parola adoperata dai filosofi di ogni epoca.