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Received — 8 June 2026 Il Fatto Quotidiano

Ben-Gvir indagato, la replica del ministro israeliano: “Non mi faccio intimorire. Il Paese dello Stivale è diventato il Paese delle ciabatte”

8 June 2026 at 21:04

Risponde dicendosi tranquillo e offendendo l’Italia, definita “non più il Paese dello stivale ma delle ciabatte”. Il ministro israeliano per la Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir, risponde dopo la pubblicazione dell’indagine a suo carico condotta dalla Procura di Roma dopo la diffusione dei video che lo vedono umiliare i membri della Flotilla fermati in acque internazionali nel tentativo di raggiungere Gaza. “Israele non è un sacco da boxe per una banda di sostenitori del terrorismo che inventano calunnie e menzogne contro i nostri combattenti”, ha affermato il ministro estremista in una nota.

Ben-Gvir ha dichiarato di non essere “intimorito da questo tipo di indagini” e ha assicurato che continuerà a sostenere pubblicamente le forze di sicurezza israeliane: “Continuerò a stare con orgoglio al fianco dei nostri combattenti”, ha precisato. E ha poi rilanciato passando all’attacco dell’Italia sul suo profilo X: “Il Paese dello Stivale è diventato il Paese delle ciabatte“, ha scritto.

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Il caccia europeo franco-tedesco non verrà mai prodotto: progetto fallito a causa dello scontro tra Airbus e Dassault

8 June 2026 at 17:41

Il fallimento era stato in qualche modo anticipato dalle indiscrezioni dei mesi scorsi. Oggi, ad ufficializzarlo ci hanno pensato fonti del governo tedesco: il progetto del caccia europeo costruito in partnership tra Francia e Germania attraverso i loro colossi dell’aviazione Airbus e Dassault è definitivamente fallito. L’aereo da combattimento Fcas (Future Combat Air System), quindi, non vedrà mai la luce. Rivelazioni giornalistiche sostenevano che il “tradimento” fosse opera di Friedrich Merz, più interessato al progetto curato da Italia, Regno Unito e Giappone (Global Combat Air Programme). Ed è proprio da Berlino che arriva l’annuncio della fine del progetto: “Il presidente Macron e il cancelliere federale sono giunti alla valutazione condivisa che le aziende coinvolte non siano riuscite a trovare un’intesa sulla costruzione di un caccia comune – spiegano fonti governative tedesche – Il cancelliere Merz ha quindi suggerito al presidente Macron di non proseguire nella costruzione di un aereo da combattimento comune”.

Il sistema d’armi era stato ideato per sostituire gradualmente i rispettivi caccia nazionali, oltre a quelli spagnoli, e vantava una tecnologia innovativa definita un ‘sistema di sistemi‘, dato che l’aereo pilotato avrebbe dovuto collaborare con sciami di droni e un cloud da combattimento. Un progetto da miliardi di euro che doveva entrare in funzione dagli anni Quaranta del 2000 e avrebbe avuto il merito di unificare i sistemi d’arma di tre fra i principali Paesi dell’Ue, ma che oggi deve essere considerato definitivamente abortito a causa di controversie durate anni su competenze, tecnologie e ripartizione degli appalti. L’unica eredità che questo progetto mai nato potrebbe lasciare è quella di un sistema comune europeo, con la rinuncia allo sviluppo franco-tedesco e la creazione esclusiva di un cloud militare europeo. Le fonti tedesche che hanno dato l’annuncio precisano non a caso che “questo rappresenta in qualche modo il sistema nervoso che mette in rete aerei, droni e altri componenti in un insieme integrato”.

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L’Ue avverte l’Albania sul progetto del maxi-resort di Kushner: “Preoccupante, astenetevi da azioni che impatterebbero sulla vostra adesione”

8 June 2026 at 16:03

Gli affari dei Trump in Albania diventano motivo di scontro a distanza tra l’amministrazione americana e la Commissione europea. Il campo di battaglia è la piccola isola di Sazan, di fronte alle coste di Valona, dove il genero del tycoon, Jared Kushner, vuole costruire un mega-resort, con la popolazione albanese che da giorni scende in piazza a Tirana per protestare contro il progetto e chiedere al governo di fermarlo. Così, anche da Palazzo Berlaymont è stata espressa “preoccupazione“. Con un avvertimento esplicito al governo albanese: “Astenersi da azioni” che potrebbero avere un impatto sul percorso di adesione all’Ue.

Un tema sensibilissimo per Tirana quello tirato in ballo dalle istituzioni europee. L’Albania, così come il Montenegro e altri Paesi dei Balcani occidentali, sta cercando di completare le ultime fasi del processo di integrazione europeo che le permetterà di diventare uno Stato membro entro il 2028, come nei progetti di Bruxelles. Un passo falso del genere rischia, se non di compromettere, di ritardare gli ultimi step di un processo che dura da diversi anni. “Abbiamo già espresso al ministro dell’Ambiente le nostre preoccupazioni in merito alle potenziali carenze di questo progetto”, ha dichiarato un portavoce della Commissione, sottolineando l’impegno di Tirana a sospendere i lavori e a condurre “una valutazione di impatto ambientale completa per il progetto, in consultazione con la società civile”. Bruxelles ricorda anche che “il progetto è anche oggetto di indagini da parte della Spak (la procura speciale anti-corruzione, ndr) che, secondo quanto riferito, vanno oltre le preoccupazioni ambientali. Le nostre preoccupazioni non sono nuove. Come già affermato nella nostra ultima relazione sull’allargamento, la ripetuta proroga della legge sugli investimenti strategici continua a sollevare preoccupazioni circa i possibili impatti ambientali, in particolare nelle aree protette”.

L’esecutivo di Edi Rama, quindi, si trova di fronte a un bivio: garantire alla potente famiglia Trump di investire 4 miliardi di dollari nell’ennesima “riviera” fuori dai confini statunitensi o rimanere fedele ai dettami imposti dall’Ue. Il portavoce ha ribadito che Tirana è tenuta ad “allinearsi pienamente alla legislazione dell’Ue nel settore ambientale”, ad “abrogare le disposizioni incompatibili (promulgate tramite emendamenti alla legge sulle aree protette)”, a “porre fine alla legislazione del 2015 sugli investimenti strategici” e a “dimostrare la propria capacità di gestire i futuri siti Natura 2000, comprese le misure di conservazione che impediscono il deterioramento degli habitat e delle specie. L’Albania dovrebbe astenersi da azioni che potrebbero compromettere il raggiungimento dei parametri di riferimento per la chiusura del capitolo e ci si aspetta che le autorità albanesi agiscano senza indugio”.

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Nuovi raid israeliani nel Libano meridionale: colonne di fumo e macerie nella zona di Tiro

8 June 2026 at 15:49

L’esercito israeliano hanno condotto nuovi raid aerei vicino alla città di Tiro, nel Libano meridionale. Alcuni video sui social mostrano le colonne di fumo e la distruzione nei centri di Al-Burj al-Shamali e Al-Maashouk, entrambi a est della città costiera di Tiro. I nuovi attacchi arrivano dopo il colloquio telefonico tra il presidente americano Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e dopo che l’Iran si è detto pronto a interrompere i raid contro Israele se le Idf avessero smesso di attaccare il Libano.

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Papa Leone XIV contro il riarmo: “Preoccupante che venga presentato come risposta inevitabile alla fragilità internazionale”

8 June 2026 at 13:00

Duro attacco di Papa Leone XIV contro il riarmo, in particolare quello europeo. Nel primo discorso di un Pontefice al parlamento spagnolo, le Cortes, il Papa ha ricordato la sconfitta che ogni guerra rappresenta e, a proposito di armi, ha aggiunto: “Possono imporre un silenzio temporaneo, ma non potranno mai costruire una pace autentica e duratura. Ecco perché è preoccupante che, in diverse parti del mondo e anche in Europa, il riarmo venga presentato nuovamente come risposta quasi inevitabile di fronte alla fragilità dello scenario internazionale”.

“La vera sicurezza, invece, nasce dalla giustizia, dal dialogo paziente, dal rispetto del diritto internazionale e da una politica capace di mettere la vita dei popoli al di sopra degli interessi della guerra”, ha aggiunto il Pontefice.

La pace, ha specificato, “si presenta come un’aspirazione politica e, ancor più, come una vera e propria esigenza morale”. “Richiede un discorso pubblico che rispetti chi la pensa diversamente, istituzioni al servizio dell’incontro – ha proseguito – una memoria storica che cerchi la verità e la riconciliazione e una vita sociale capace di sostenere l’amicizia civile e il rispetto reciproco pur in mezzo alle divergenze”, ha osservato ancora.

“A livello internazionale, – ha detto con chiarezza Leone – la pace richiede coraggio diplomatico, responsabilità etica e una visione del futuro fondata sul rispetto dell’identità di ogni popolo e sull’obbligo degli Stati di risolvere le loro controversie attraverso le vie pacifiche offerte dal diritto internazionale”.

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“Truffa da 3,5 miliardi sui fondi Ue”: l’Anticorruzione ungherese mette nel mirino l’ex governo Orbán

8 June 2026 at 11:32

Fatture gonfiate per 3,5 miliardi di euro di fondi dell’Unione europea, parte dei quali sarebbero finiti ad alti funzionari del governo dell’ex primo ministro ungherese Viktor Orbán, che ora rischiano di finire sotto indagine. “I politici di alto livello possono e potrebbero essere perseguiti”, ha dichiarato Ferenc Pál Biró, presidente dell’Autorità ungherese per l’integrità, equivalente all’Autorità nazionale anti-corruzione (Anac) in un’intervista rilasciata a Politico. Biró, che era stato nominato a capo dell’Authority dallo stesso Orbán, ha parlato di un presunto sistema di frode che ha operato nei 16 anni dell’esecutivo precedente.

Il capo dell’organismo anti-corruzione, istituito nel 2022 su pressione di Bruxelles che ha posto la sua creazione come condizione necessaria all’erogazione dei fondi, ha spiegato che il suo team ha individuato numerosi casi criminali legati ad appalti pubblici manipolati. “La sovrafatturazione, che riteniamo soggetta a rischio di corruzione ammonterebbe a 3,5 miliardi di euro“, ha spiegato Biró. “Dovremmo essere in grado di recuperare quei fondi e farli rimpatriare – ha aggiunto – perché la maggior parte ha già lasciato il Paese”. Secondo l’Autorità, tre aziende si sono aggiudicate la maggior parte degli appalti governativi per la fornitura di beni e servizi, con importi gonfiati artificialmente. Sotto il precedente governo, lo Stato ungherese, ha sottolineato, “è diventato il più grande attore sul mercato”.

Biró, che ha denunciato di aver subito in passato minacce, tentativi di corruzione indiretta e arresti intimidatori, ha concluso affermando che la lotta alla corruzione è il mandato chiave del nuovo governo: “Bisogna fare giustizia – ha dichiarato – e le persone devono riottenere ciò che è stato loro rubato”.

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Forte terremoto nelle Filippine, la scossa di magnitudo 7.8 e i crolli in diretta: le immagini

8 June 2026 at 09:46

Un terremoto devastante ha colpito il sud delle Filippine causando 15 morti e diversi danni. La scossa di magnitudo 7.8 si è verificata a una profondità di 35 chilometri dalla costa dell’isola di Mindanao: ora si teme il rischio tsunami lungo le coste di Filippine, Indonesia, Taiwan. Nelle immagini il momento della scossa con i conseguenti crolli di molte strutture.

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Terremoto nelle Filippine di magnitudo 7.8: edifici crollati, almeno 19 morti e 200 feriti. Rientrata allerta tsunami

8 June 2026 at 09:29

Almeno 19 morti e 200 feriti nelle Filippine: è il bilancio provvisorio del terremoto di magnitudo 7.8 che ha colpito il sud del Paese con epicentro in mare. Ritirata l’allerta tsunami in Malesia e Indonesia, dopo un onda anomala di circa un metro senza danni, mentre le devastazioni maggiori sembrano essere avvenute nella località di General Santos, importante centro economico delle Filippine. Lo riferisce l’Ufficio della protezione civile di Manila, secondo quanto riporta la Bbc. Le vittime sono state dovute perlopiù al crollo di edifici, mentre non sono stati segnalati danni o morti a causa dello tsunami. 12 dei morti sono stati registrati nella regione di Soccsksargen dell’isola di Mindanao, ha dichiarato Rodrigo Sosmeñ, direttore della sezione locale della protezione civile. Altre tre persone sarebbero morte nella provincia di Davao Occidentale, per le autorità locali.

Secondo lo United States Geological Survey, una serie di potenti scosse di assestamento ha dopo colpito la zona della città di General Santos. La autorità locali citano un bilancio di 3 morti e 129 feriti. Video pubblicati sui social media e verificati dall’Afp mostravano un centro commerciale con un fast food Jollibee ridotto in macerie. Sono seguite numerose scosse di assestamento e il terremoto è stato avvertito fino in Malesia. Con 700mila abitanti General Santos è una delle città principali del Paese, centro nevralgico dell’industria di esportazione del tonno e di altre attività commerciali.

Al momento non si hanno notizie di persone intrappolate nelle strutture parzialmente crollate a General Santos. L’aeroporto locale è stato temporaneamente chiuso e 17 voli nazionali sono stati cancellati, hanno riferito i funzionari dell’aviazione civile. Secondo l’Istituto filippino di vulcanologia e sismologia, il terremoto è stato causato da un movimento nella Fossa di Cotabato a una profondità di 10 chilometri. Il Dipartimento Meteorologico della Malesia ha emesso un allarme tsunami per lo stato di Sabah sull’isola del Borneo. Sabah è a breve distanza in barca dal sud delle Filippine; e uno tsunami di 83 centimetri è stato misurato da un misuratore al largo dell’isola indonesiana di Sulawesi. Le Filippine, uno dei Paesi più soggetti a disastri naturali al mondo, sono spesso colpite da terremoti ed eruzioni vulcaniche a causa della loro posizione sul cosiddetto ‘anello di fuoco’ del Pacifico, un arco di faglie sismiche che circonda l’oceano. L’arcipelago è inoltre colpito da circa 20 tifoni e tempeste tropicali ogni anno.

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L’Armenia guarda all’Europa: il filo-Ue Pashinyan vince le elezioni parlamentari

8 June 2026 at 09:17

L’Armenia compie un passo verso l’Europa. Il partito del primo ministro, Nikol Pashinyan, ha vinto con ampio margine le elezioni parlamentari di ieri, un esito che rafforza la politica di avvicinamento del governo all’Ue e agli Stati Uniti. La Commissione elettorale centrale ha annunciato la vittoria del partito di governo Contratto Civico con il 49,81%. Molto distanziati i due partiti dell’opposizione favorevoli a mantenere le tradizionali buone relazioni con Mosca: Armenia Forte, del miliardario russo-armeno Samvel Karapetyan, ha ottenuto il 23,29% e Alleanza Armena dell’ex presidente Robert Kocharyan il 9,94%.

“Caro Nikol Pashinyan, congratulazioni per la tua vittoria elettorale – ha scritto su X la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen -. Lo spirito della Rivoluzione di Velluto che hai guidato nel 2018 è vivo e forte. Apprezziamo profondamente la nostra partnership con l’Armenia democratica, che si sta avvicinando sempre più all’Europa. Siamo al fianco dell’Armenia”.

Recandosi al seggio a votare, Pashinyan ha fatto capire di volere continuare sulla strada verso l’Unione europea, ma evitando strappi pericolosi con la Russia. A Vladimir Putin, secondo il quale Erevan dovrebbe chiedere attraverso un referendum il parere dei cittadini sull’eventuale ingresso nella Ue, il premier ha risposto che per ora il problema non si pone, perché l’Armenia non è ancora pronta per ottenere lo status di Paese candidato. Ma ciò non significa che Erevan rinuncerà al suo obiettivo: “Continueremo con calma sul cammino delle riforme“, ha dichiarato Pashinyan.

Le autorità di Erevan insistono comunque nel dire che il processo di avvicinamento in corso con l’Occidente non esclude la cooperazione con il blocco di Paesi a trazione russa riuniti nell’Unione economica euroasiatica (Russia, Bielorussia, Kazakhstan, Kirghizistan e Armenia, appunto). Il governo di Erevan cerca dunque di non aggravare le tensioni con Mosca, dopo un recente monito di Putin. Riferendosi al conflitto russo-ucraino, il leader del Cremlino ha sottolineato che “tutto è cominciato” con “l’ingresso, o il tentativo di ingresso, dell’Ucraina nella Ue”.

Pashinyan ha cercato di rassicurare gli armeni. I rapporti con Mosca “sono basati sul rispetto reciproco” e le relazioni con Putin “sono molto strette”, ha assicurato il primo ministro, al quale il presidente russo ha telefonato questa settimana per fargli gli auguri di buon compleanno. Ma Mosca non rinuncia a fare pressioni su Erevan. In un’intervista alla televisione, il vice primo ministro russo Alexei Overchuk ha fatto sapere che il suo governo ha più volte detto all’Armenia, in colloqui “a porte chiuse”, dei pericoli che comporta entrare nella Ue, considerata da Mosca “non più un’organizzazione per l’integrazione economica”, ma una unione “militare-politica” che “annuncia apertamente la sua ostilità” verso la Russia. Gli armeni, dunque, dovrebbero “pensare a quello che stanno facendo”.

La consultazione, che ha visto un affluenza del 59%, dieci punti in più rispetto alle ultime elezioni del 2021, sembrano essersi svolte tutto sommato nella calma. Tranne una denuncia di Karapetyan, secondo il quale un centinaio di sostenitori di Armenia Forte sono stati arrestati tra sabato e domenica. Sabato media statali avevano anche riferito degli arresti di sei candidati del partito dell’opposizione filorussa, senza fornire dettagli sulle accuse.

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