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Cento giorni di guerra, l'Iran resiste e Trump rilancia l'escalation

A cento giorni dall'inizio della campagna militare condotta da Stati Uniti e Israele contro l'Iran, il quadro che emerge è molto diverso da quello prospettato nelle prime fasi del conflitto. Nonostante i pesanti attacchi subiti, la Repubblica Islamica ha mantenuto intatta la propria struttura politica e militare, dimostrando una capacità di adattamento e resistenza che ha finora impedito il raggiungimento degli obiettivi strategici dichiarati da Washington e Tel Aviv.

Secondo numerose valutazioni, i bombardamenti hanno provocato danni significativi alle infrastrutture e alle capacità difensive iraniane, senza però determinare il collasso del sistema statale né la paralisi delle forze armate. Anche sul fronte interno, le aspettative di una rapida destabilizzazione politica non si sono concretizzate. Al contrario, la pressione esterna ha contribuito a rafforzare la coesione nazionale e a consolidare il sostegno alla difesa del Paese. In questo contesto già estremamente teso, il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato una possibile risposta militare dopo l'abbattimento di un elicottero AH-64 Apache statunitense nelle acque vicine all'Oman.

In un messaggio pubblicato su Truth Social, il capo della Casa Bianca ha attribuito la responsabilità dell'incidente a Teheran e ha affermato che gli Stati Uniti “devono rispondere” all'accaduto. L'episodio si inserisce in una spirale di escalation che continua ad alimentare l'instabilità regionale. Mentre la Quinta Flotta nordamericana mantiene una massiccia presenza navale nel Mar Arabico, l'Iran prosegue le proprie operazioni nello Stretto di Hormuz, uno dei punti strategici più importanti per il commercio energetico mondiale. Le nuove minacce di Washington arrivano in un momento in cui la strategia della pressione militare non sembra aver prodotto i risultati sperati.

Lungi dall'essere piegato, l'Iran continua a conservare la capacità di reagire sul piano militare, di influenzare gli equilibri regionali e di incidere sui mercati energetici globali. Invece di avvicinare una soluzione del conflitto, le continue promesse di ritorsione da parte dell'amministrazione Trump rischiano così di spingere la crisi verso una fase ancora più pericolosa e imprevedibile.


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FCAS: naufraga il progetto simbolo della difesa europea

Si chiude con un fallimento uno dei più ambiziosi programmi industriali e militari dell'Unione Europea. Francia e Germania hanno deciso di abbandonare il progetto FCAS (Future Combat Air System), il sistema aereo da combattimento di nuova generazione che avrebbe dovuto rappresentare il pilastro della futura autonomia strategica europea. L'iniziativa, lanciata nel 2017 dal presidente francese Emmanuel Macron e dall'allora cancelliera tedesca Angela Merkel, prevedeva la realizzazione di un caccia avanzato supportato da droni e collegato a una sofisticata rete digitale di combattimento. Il valore complessivo del programma era stimato in circa 100 miliardi di euro e coinvolgeva anche la Spagna. Fin dall'inizio, tuttavia, il progetto è stato ostacolato da profonde divergenze industriali e strategiche.

Da un lato la francese Dassault Aviation rivendicava il controllo della progettazione del velivolo per proteggere il proprio know-how tecnologico; dall'altro Airbus, che rappresentava gli interessi tedeschi e spagnoli, chiedeva una gestione più equilibrata e una maggiore condivisione delle tecnologie. Alle rivalità industriali si sono aggiunte differenze politiche e operative. Parigi puntava a un velivolo in grado di trasportare armamento nucleare e operare dalle portaerei francesi, mentre Berlino era interessata principalmente a un caccia convenzionale destinato alla difesa aerea europea. Dopo mesi di stallo, i tentativi di rilancio promossi da Macron e dal cancelliere tedesco Friedrich Merz non hanno prodotto risultati.

Nel corso dell'ultimo vertice tra Unione Europea e Balcani occidentali in Montenegro, i due leader hanno preso atto dell'impossibilità di superare le divergenze e hanno deciso di interrompere definitivamente il programma. Il collasso del FCAS rappresenta un duro colpo per le ambizioni europee di integrazione nel settore della difesa.

In un contesto segnato dalla guerra in Ucraina e dall'incertezza sul futuro impegno degli Stati Uniti nella sicurezza del continente, il fallimento del progetto evidenzia quanto sia ancora difficile trasformare le dichiarazioni sull'autonomia strategica europea in una reale cooperazione industriale e militare.



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Mondial-2026 : un arbitre somalien refoulé à Los Angeles

9 June 2026 at 21:37
Il s'appelle Omar Artan, il est somalien et avait été désigné meilleur arbitre africain l'an dernier. Pourtant, il a été refoulé samedi à son arrivée aux États-Unis. La Fifa s'est résignée et a annoncé qu'il n'officierait pas durant la Coupe du monde de football. En Somalie, c'est l'indignation.

La dirección de Canal Sur descarta actuar contra el CEO de su productora imputado por agresión sexual al existir ya una vía judicial

9 June 2026 at 21:12

La dirección de Canal Sur descarta actuar contra el CEO de su productora imputado por agresión sexual al existir ya una vía judicial

La Radio Televisión Pública de Andalucía defiende que la reportera de ADM que acusa a Gustavo Fuentes no eligió "la presentación de una denuncia interna", sino la vía judicial, lo cual impide al ente público "activar" el protocolo antiacoso. La dirección convoca "de urgencia" la Comisión de Igualdad este jueves para dar explicaciones a los trabajadores

Un juez de violencia de género imputa al CEO de la principal productora de Canal Sur por agresión y acoso sexual a una reportera

Después de muchas horas reunidos, la dirección de la Radio Televisión Pública de Andalucía (RTVA) ha emitido un comunicado este martes, a las 21.30 horas, para posicionarse por primera vez sobre la noticia adelantada por elDiario.es, que esta mañana reveló que un juzgado de Violencia de Género de Sevilla lleva dos meses investigando a Gustavo Fuentes Aguilar, CEO de la productora Andalucía Digital Multimedia S.A. (ADM) y presidente del Clúster audiovisual de Andalucía, a raíz de la denuncia interpuesta por una reportera de la empresa por delitos de “agresión sexual”, “acoso sexual continuado” y “acoso laboral”.

La dirección de la RTVA descarta pedir la dimisión de Fuentes y advierte en el comunicado de que tampoco puede activar el protocolo antiacoso del ente público -no porque la denunciante pertenezca a una empresa asociada, la productora ADM-, sino porque ella decidió acudir a la vía judicial, sin denunciar primero internamente el caso. Ni ante la dirección de ADM ni ante Canal Sur, su principal cliente.

La RTVA, como cualquier empresa con más de 50 trabajadores, está obligada por ley a tener un Plan de Igualdad y un protocolo antiacoso para actuar en casos de violencia sexual en la empresa, y “también a supuestos que afecten a personas vinculadas a empresas externas o proveedoras que presten servicio a Canal Sur Radio y Televisión”, como es el caso de ADM.

“En el presente caso”, dice el comunicado del ente público, “no consta en la RTVA la presentación de denuncia interna alguna en relación con los hechos objeto de las informaciones publicadas” y “dado que existen actuaciones judiciales abiertas, cualquier eventual actuación interna deberá ajustarse a lo previsto en el Protocolo, que contempla la suspensión de la tramitación respecto de los mismos hechos cuando exista un procedimiento judicial en curso, sin perjuicio de las medidas preventivas temporales que, en su caso, pudieran corresponder”.

La dirección de la RTVA, pilotada por el director general Juan de Dios Mellado, no cita ninguna “medida preventiva temporal” con respecto al CEO de ADM, que de momento seguirá en su puesto al frente de la productora, aunque este martes ha sido apartado de de la presidencia del Clúster Audiovisual de Andalucía, y próximo a la medianoche, el Consejo de Administración de la productora aprobó la “suspensión temporal de sus funciones” (...) “hasta que se aclare su situación procesal y sin prejuzgar su presunción de inocencia”

Lo que sí ha hecho la directiva, a petición de los sindicatos, es convocar con carácter urgente para el próximo jueves una reunión de la Comisión de Igualdad, órgano en el que se encuentran representadas tanto la empresa como la plantilla, “a fin de valorar las actuaciones que pudieran corresponder conforme a la normativa interna aplicable”. Fuentes que participan en dicha comisión advierten, de antemano, que el objeto de esta reunión es analizar la situación del CEO de ADM, su repercusión para Canal Sur, y pedir explicaciones a la dirección, “pero no se espera que puedan adoptar ninguna actuación, más allá de informar”.

ADM, una de las grandes productoras del sector audiovisual andaluz, es una empresa público-privada cuyo accionista mayoritario es la Junta de Andalucía, y que está asociada a la RTVA, su principal comprador institucional de contenidos. La imputación del director general por delitos sexuales a una trabajadora ha zamarreado tanto la dirección del ente público, como del Gobierno de Juanma Moreno, cuyo gran valedor hasta hace pocas horas era el consejero de la Presidencia, Antonio Sanz.

Este periódico ha preguntado al departamento de Sanz, a la Consejería de Igualdad, que dirige Loles López, y al departamento de Industria, de Jorge Paradela, que actualmente tiene las competencias sobre la empresa de telecomunicaciones Sandetel, accionista mayoritario de la productora ADM, pero ninguno de los tres ha querido valorar la imputación del director general por acoso y agresión sexual a una trabajadora.

Varias fuentes dentro de ADM apuntan a que el presidente del Consejo de Administración de la compañía, Sergio Gómez Rojas, había convocado a los miembros a una reunión urgente, en la sede de Sandetel, para abordar la continuidad de Gustavo Fuentes al frente de la productora. Preguntado sobre este asunto, ninguna de las dos consejerías ha querido confirmar o desmentirlo. Este periódico también se ha puesto en contacto con Gómez Rojas, presidente de ADM, que ha eludido responder desde cuándo conocía que el CEO de la compañía estaba imputado por delitos sexuales.

La productora ADM es responsable de algunos de los programas de referencia de Canal Sur, entre ellos su buque insignia, Andalucía Directo, que lleva 25 años en antena. Algunos reporteros de Andalucía Directo y de la propia ADM han publicado este martes mensajes en sus redes sociales cargando contra el CEO de la compañía, y denunciando otras situaciones de acoso laboral.

PSOE, Por Andalucía y Adelante Andalucía han exigido este martes explicaciones a la Junta y a la RTVA por sus vínculos con la empresa de Fuentes, tras su imputación por delitos sexuales. La socialista María Jesús Montero ha exigido la comparecencia urgente de Sanz y de Mellado en el Parlamento para aclarar desde cuándo conocían la situación procesal del CEO de ADM.

El juez Francisco José de Córdoba -nuevo titular del quinto tribunal de Violencia sobre la Mujer de Sevilla, de reciente creación- abrió diligencias en febrero, a raíz de la denuncia de la reportera, la citó a declarar el 25 de marzo y, ese mismo día, dictó un auto citando a declarar en calidad de imputado a Gustavo Fuentes por acoso sexual y contra la libertad sexual de la trabajadora.

El directivo tendrá que acudir a los juzgados el próximo 25 de junio, junto a dos testigos “fundamentales”, según al denuncia, una exdirectiva de la empresa, que ejerció como número dos del CEO de la productora, y una amiga a la que reveló la agresión sexual el mismo día que se produjo. Además, el juez ya ha ordenado un “reconocimiento médico forense” de la denunciante para acreditar “el estado de salud psíquica de la víctima, secuelas y posible nexo causal” con las agresiones y el acoso sexual denunciados.

La denuncia de la periodista va acompañada de las declaraciones juradas de siete extrabajadores de ADM (algunos con cargos directivos) que corroboran las situaciones de acoso sexual y laboral, así como las tres agresiones sexuales descritas (una en 2013, otra en 2022 y la tercera en 2023).

También se adjuntan 175 páginas de mensajes de WhatsApp “de índole sexual” enviados desde el teléfono de Gustavo Fuentes a la víctima entre 2018 y la actualidad. Esos mensajes ya han sido “cotejados” por la secretaria judicial por orden del juez, y validados como material probatorio en la causa.

Los mensajes de WhatsApp del CEO de ADM que aparecen en la denuncia incluyen insistentes propuestas de encuentros privados a la víctima: “A ver si un día de estos podemos pegarnos una escapada, aunque sea un par de horas”; “Tenemos pendiente algo más privado... pero cuando tú puedas”; y lenguaje con connnotación sexual e íntima: “Cariño, tengo ganas de ti”; “Tú me debes una noche loca”; “¿A qué hora se puede hablar de cosas de mayores?”.

Côte d’Ivoire – Cissé Bacongo : le « monstre » froid aux côtés du président Ouattara

Le déguerpissement du quartier « Zimbabwe » dans la zone de Vridi le 02 Juin dernier restera dans la mémoire collective. De par son ampleur, c’est le plus vaste qui ait jamais eu lieu en Côte d’Ivoire. C’était une ville dans la ville, avec des Églises dont une paroisse catholique, des écoles, des centres de santé dont une FSUCOM, […]

Le président Ouattara porte-t-il la responsabilité des dramatiques déguerpissements de ces derniers temps ?

La question a tout son sens. Nous sommes dans une république qui a à sa tête un président. Et pour une actualité aussi grave que les déguerpissements de ces derniers temps, on peut se demander si ceux qui les mettent en œuvre ont sa caution. Après tout c’est le  » père de la nation », c’est […]

La historia detrás de la subasta secreta de Sotheby’s para vender un Pollock que terminó en fracaso

9 June 2026 at 20:37
Sotheby’s organiza una venta privada para “Number 19, 1951” y cancela el proceso por falta de postores. REUTERS/Hamad I Mohammed

En una operación marcada por la confidencialidad en el mercado del arte, la casa de subastas Sotheby’s organizó en la sede del edificio Breuer, en Manhattan, un proceso reservado para vender el cuadro monumental ‘Number 19, 1951’ de Jackson Pollock.

La pintura al óleo y esmalte, propiedad de Arne Glimcher, fundador de Pace Gallery, tenía un precio de salida de USD 50 millones y el evento fue gestionado sin anuncio público.

Sotheby’s intentó recurrir a la subasta privada para captar solo compradores selectos y preservar la discreción sobre el destino de la obra, con el director para Europa, Oliver Barker, al frente. Sin embargo, el proceso no consiguió suficientes interesados y la operación fue cancelada, según confirmó ARTnews.

Una pintura de Jackson Pollock se vende en Christie’s Nueva York por 181,2 millones de dólares y marca un récord para el artista. (Christie's)

Actualmente, no se conocen detalles precisos sobre si la pieza fue devuelta a Glimcher, vendida de forma directa o permanece bajo gestión de la casa de subastas.

Un intento fallido en el mercado del arte internacional

El procedimiento de venta privada implicó medidas estrictas: se restringió el acceso a la segunda planta del edificio Breuer y Barker viajó desde Londres para supervisar personalmente el intento.

Incluso se grabó y envió un video a potenciales compradores, en el que se mencionaba la reticencia de Glimcher a desprenderse de una obra central de su colección.

Oliver Barker viaja desde Londres para supervisar en persona el intento de colocación ultraselecta. REUTERS/Hamad I Mohammed

Aunque se esperaba atraer a oferentes de alto perfil, la falta de postores suficientes llevó a la cancelación total de la subasta. Tanto Sotheby’s como Pace Gallery evitaron hacer comentarios públicos sobre el desenlace, lo que refuerza la incertidumbre en torno al resultado y el destino actual de la pintura.

En el contexto de la subasta fallida de ‘Number 19, 1951’, el mercado internacional del arte ha mostrado una creciente preferencia por acuerdos discretos y procesos reservados.

Según Artnews y Artnet, el intento de Sotheby’s de vender la obra de Pollock mediante un evento privado refleja una tendencia que se ha consolidado en los últimos años: la búsqueda de discreción por parte de vendedores y compradores de piezas de alto valor, en contraste con la visibilidad pública de las subastas convencionales.

La obra de Jackson Pollock se ofrece con un precio de salida de 50 millones de dólares. Photo by Granger/Shutterstock (8696925a)

La decisión de recurrir a este formato coincide con el reciente récord alcanzado por otra pintura de Pollock en Christie’s, lo que subraya las diferentes estrategias que hoy conviven en el sector del arte de máximo nivel.

La historia de Number 19, 1951

“Number 19, 1951” destaca en la trayectoria de Pollock como una pieza de casi cinco pies de alto por cuatro de ancho. En 1999, la obra integró la retrospectiva dedicada al artista en el Museum of Modern Art (MoMA), donde fue registrada como parte de la colección de Milly y Arne Glimcher.

El destino final de “Number 19, 1951” queda sin aclaración tras la cancelación de la venta

Posteriormente, la pintura se exhibió en “Jackson Pollock: Blind Spots”, que abrió en 2015 en la Tate Liverpool y, después, en el Museo de Arte de Dallas, acreditada siempre como perteneciente a una colección particular, cortesía de Pace Gallery. Esta trayectoria refuerza el interés que la pieza despierta entre coleccionistas que valoran una historia de exhibición pública.

Transformaciones y señales en el mercado del arte

El intento frustrado de Sotheby’s coincidió con un clima de cambios en el sector. Tres semanas antes, una pintura de gran formato de Pollock se había vendido en Christie’s Nueva York por USD 181,2 millones, marcando un récord para el artista.

El episodio coincide con cambios en el mercado, récords recientes y ajustes internos en Pace Gallery. (Imagen Ilustrativa Infobae)

A pesar de ese antecedente, según ARTnews, algunas fuentes calificaron de “optimista” el precio de salida estimado para “Number 19, 1951”. El auge de las subastas privadas se ha intensificado tras la pandemia, con casas replanteándose sus métodos, buscando fórmulas más selectivas y discretas.

Al mismo tiempo, Pace Gallery inició un proceso interno de ajustes: se anunció la reducción en torno al 20% de su plantilla y casi un tercio de su nómina de artistas, según comunicó su director ejecutivo, Marc Glimcher. Este escenario evidencia que incluso los principales actores del mercado atraviesan tensiones y mutaciones profundas.

La venta fallida de la obra de Pollock ejemplifica el viraje hacia transacciones reservadas y refleja la volatilidad de la demanda en piezas de alto prestigio, en un período de transformación para el modelo de galerías internacionales, tal como documenta ARTnews.

MEC libera consulta a vagas no ensino superior pelo Sisu+

Logo Agência Brasil

Os estudantes interessados em participar do Sisu+ (a etapa complementar e inédita do Sistema de Seleção Unificada) já podem consultar as vagas disponíveis no programa, por meio do Portal Único de Acesso ao Ensino Superior, na parte do Sisu.

A plataforma permite consultar antecipadamente as vagas e filtrar cursos, instituições, estados e municípios, além de apresentar detalhes sobre modalidades de concorrência e ações afirmativas próprias das instituições de ensino.

Notícias relacionadas:

 Ao todo, aderiram ao programa 34 instituições públicas de educação superior.

O Sisu, coordenado pelo Ministério da Educação (MEC), tem como objetivo democratizar o acesso ao ensino superior de instituições públicas que aderiram ao processo seletivo. 

A etapa do Sisu+ oferece eventuais vagas disponíveis para ingresso no segundo semestre.

Inscrições

Os candidatos que participaram de pelo menos uma edição do Enem nos últimos três anos precisam ter concorrido a vagas na etapa regular do Sisu 2026 para poderem se inscrever no Sisu+ no período de 15 a 19 de junho.

A inscrição no Sisu+ também ocorre pelo Portal Único de Acesso ao Ensino Superior, na parte do Sisu.

Após concluir essa etapa da inscrição, o candidato poderá escolher até duas opções de curso indicadas como primeira e segunda opção.

Em cada uma delas, o estudante poderá visualizar o curso escolhido, o local de oferta, a instituição de ensino, o turno, o grau, eventuais ações afirmativas próprias da instituição (quando houver) e as modalidades de concorrência nas quais estará inscrito.

Seleção

O MEC explica que será usada a edição do Enem que resulte na melhor média ponderada, de acordo com a opção de curso e com os critérios para inscrição, classificação e seleção dos estudantes.

Para a seleção, o sistema do Sisu considerará diferentes modalidades de concorrência, que levam em conta o perfil socioeconômico dos candidatos, de acordo com a Lei de Cotas (Lei nº 12.711/2012), e também de acordo com as ações afirmativas definidas por cada instituição.

Cronograma do Sisu+

As inscrições ficam abertas de 15 a 19 de junho. No dia 24 de junho, ocorrerá a divulgação da única chamada regular com os nomes dos pré-selecionados, na página eletrônica do Sisu.

Para quem precisar recorrer à lista de espera porque não está entre os pré-selecionados, o prazo para manifestação de interesse será de 24 a 26 de junho.

O processo de matrícula para os selecionados na chamada regular começará a partir de 25 de junho, seguindo o edital de cada instituição pública de ensino.

Por fim, a matrícula dos convocados por meio da lista de espera terá início a partir de 1º de julho.

O que é o Sisu+

O Sisu+ foi desenhado pelo MEC para ser uma ferramenta mais eficiente para aperfeiçoar a seleção de candidatos para vagas no ensino superior.

O MEC projeta que o Sisu+ seja usado em cursos tradicionalmente com alta rotatividade, nos quais o estudante é admitido mas desiste da vaga ou muda de curso, o que gera para as universidades públicas a necessidade da organização de sucessivas chamadas para preenchimento de vagas. 

Com o Sisu+, a instituição pode adotar a estrutura automatizada do Sisu para rodar as listas de espera de forma mais rápida, garantindo que a vaga não fique ociosa.

Outra vantagem apontada pelo MEC é a economia. As instituições de ensino que, paralelamente, realizam processos seletivos próprios, como vestibulares, para vagas com ingresso no segundo semestre, podem reduzir os custos administrativos e usar o sistema do Sisu para seleção dos candidatos.

Nos cursos em que sobram vagas, como licenciatura, engenharias e demais áreas estratégicas que o país precisa desenvolver, o Sisu+ pode ampliar o acesso a essas vagas porque centraliza o que antes ficava disperso em dezenas de sites de universidades diferentes.

Dessa forma, o processo seletivo complementar padroniza a disponibilização de vagas pelas instituições e facilita a consulta das oportunidades pelos estudantes.

MEC libera consulta a vagas no ensino superior pelo Sisu+

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A plataforma permite consultar antecipadamente as vagas e filtrar cursos, instituições, estados e municípios, além de apresentar detalhes sobre modalidades de concorrência e ações afirmativas próprias das instituições de ensino.

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 Ao todo, aderiram ao programa 34 instituições públicas de educação superior.

O Sisu, coordenado pelo Ministério da Educação (MEC), tem como objetivo democratizar o acesso ao ensino superior de instituições públicas que aderiram ao processo seletivo. 

A etapa do Sisu+ oferece eventuais vagas disponíveis para ingresso no segundo semestre.

Inscrições

Os candidatos que participaram de pelo menos uma edição do Enem nos últimos três anos precisam ter concorrido a vagas na etapa regular do Sisu 2026 para poderem se inscrever no Sisu+ no período de 15 a 19 de junho.

A inscrição no Sisu+ também ocorre pelo Portal Único de Acesso ao Ensino Superior, na parte do Sisu.

Após concluir essa etapa da inscrição, o candidato poderá escolher até duas opções de curso indicadas como primeira e segunda opção.

Em cada uma delas, o estudante poderá visualizar o curso escolhido, o local de oferta, a instituição de ensino, o turno, o grau, eventuais ações afirmativas próprias da instituição (quando houver) e as modalidades de concorrência nas quais estará inscrito.

Seleção

O MEC explica que será usada a edição do Enem que resulte na melhor média ponderada, de acordo com a opção de curso e com os critérios para inscrição, classificação e seleção dos estudantes.

Para a seleção, o sistema do Sisu considerará diferentes modalidades de concorrência, que levam em conta o perfil socioeconômico dos candidatos, de acordo com a Lei de Cotas (Lei nº 12.711/2012), e também de acordo com as ações afirmativas definidas por cada instituição.

Cronograma do Sisu+

As inscrições ficam abertas de 15 a 19 de junho. No dia 24 de junho, ocorrerá a divulgação da única chamada regular com os nomes dos pré-selecionados, na página eletrônica do Sisu.

Para quem precisar recorrer à lista de espera porque não está entre os pré-selecionados, o prazo para manifestação de interesse será de 24 a 26 de junho.

O processo de matrícula para os selecionados na chamada regular começará a partir de 25 de junho, seguindo o edital de cada instituição pública de ensino.

Por fim, a matrícula dos convocados por meio da lista de espera terá início a partir de 1º de julho.

O que é o Sisu+

O Sisu+ foi desenhado pelo MEC para ser uma ferramenta mais eficiente para aperfeiçoar a seleção de candidatos para vagas no ensino superior.

O MEC projeta que o Sisu+ seja usado em cursos tradicionalmente com alta rotatividade, nos quais o estudante é admitido mas desiste da vaga ou muda de curso, o que gera para as universidades públicas a necessidade da organização de sucessivas chamadas para preenchimento de vagas. 

Com o Sisu+, a instituição pode adotar a estrutura automatizada do Sisu para rodar as listas de espera de forma mais rápida, garantindo que a vaga não fique ociosa.

Outra vantagem apontada pelo MEC é a economia. As instituições de ensino que, paralelamente, realizam processos seletivos próprios, como vestibulares, para vagas com ingresso no segundo semestre, podem reduzir os custos administrativos e usar o sistema do Sisu para seleção dos candidatos.

Nos cursos em que sobram vagas, como licenciatura, engenharias e demais áreas estratégicas que o país precisa desenvolver, o Sisu+ pode ampliar o acesso a essas vagas porque centraliza o que antes ficava disperso em dezenas de sites de universidades diferentes.

Dessa forma, o processo seletivo complementar padroniza a disponibilização de vagas pelas instituições e facilita a consulta das oportunidades pelos estudantes.

The Breathtaking Ancient Greek Ruins Found in Italy

9 June 2026 at 20:01
Temple of Concordia
Temple of Concordia – Agrigento, Italy. Credit: Public Domain

When you think about Italy and ruins, your mind’s eye automatically brings up scenes of the Roman Forum and the Colosseum. However, Italy is home to countless ruins which are actually ancient Greek—many of which remain in stellar condition.

The country’s mainland, as well as the island of Sicily, are dotted with Greek ruins—some of which are integrated into modern-day cities and are still even used to host events! Others can be found in isolated locations well off the beaten path.

Ancient Greek Ruins of Italy

As you travel through Italy, as you really should if you call yourself a well-traveled individual, be sure to say “Opa!” as often as you say “Mamma mia!” The following are just some of the truly jaw-dropping ancient Greek ruins which are scattered throughout the Italian countryside.

Paestum

Located in southern Italy along the coast of the Tyrrhenian Sea in what was then called “Greater Greece” or Magna Graecia, this was a major Greek city in ancient times. The ruins date back to 600 to 450 B.C. and are some of the best-preserved Greek temples in the world!

Paestum
Temple of Hera, Paestum (Poseidonia) Italy. Credit: Norbert Nagel/CC BY-SA 3.0

The three famous ancient Greek temples at this site are of the Doric type, and the ancient city walls and amphitheater are mostly intact. The bottom section of walls from many other structures are completely intact.

It is an amazing experience to be able to walk along the ancient stone-paved roads and view the buildings along the roadsides just as the ancients did. The site is open to the public, and there is a modern national museum on-site for you to check out as well.

Another plus is that this archeological site is well off the beaten path and is seldom crowded with visitors!

Locri Epizefiri

Also on the mainland of Italy, in Reggio di Calabria, you will come across the ancient ruins at Locri. The ancient city has been mostly taken over by the encroachment of the nearby towns.

Locri Epizefiri,
Locri Epizefiri, greek theater. Credit: Sandro Baldi/CC-BY-SA-4.0

However, the area is very much worth a visit because the atmosphere quiets as you pass through shady olive groves and meander along the overgrown pathways. It is here where you will inevitably, and literally, stumble across a treasure of ancient ruins.

Greek temples, amphitheaters, and the well-known Sanctuary of Persephone grace the Locri area. The magical experience is truly something you shouldn’t miss out on.

On the island of Sicily, some truly remarkable ruins are yours to explore, starting with the still-used ancient Greek Theater of Taormina!

The Ancient Greek Theater of Taormina

With the beautiful Mediterranean sea lapping at the shores below and the active volcano of Etna looming over the city, Taormina is an upscale destination, featuring cultural events, museums, and priceless antiquities—right in the middle of a bustling city!

The ancient theatre of Taormina ruins
The ancient theatre of Taormina. Credit: Public Domain

Here you will find an ancient Greek amphitheater with exquisite views of both the volcano and the sea. While there, you might even be lucky enough to see a show at the ancient theater. It was originally built in 300’s B.C. and subsequently rebuilt by the Romans in the second century B.C.

Valle dei Templi in Agrigento

In Argrigento, you will be treated to refreshing views of expansive fields and woodlands—as well as one of the most pristine ancient Greek ruins in existence in the Valle dei Templi (the Valley of Temples).

Agrigento, ruins
Agrigento, valle dei templi. Credit: Jesper2cv/CC BY-NC-ND 2.0

Many of the temples and ruins here are not fenced off, so travelers may walk inside and be transported back to the fifth century B.C., when the Greeks first built the ancient city of Akragas. One of the most well-preserved Greek temples in the world, the Temple of Concord, is in this valley.

Segesta Archaeological Site

Segesta is located only 70 kilometers (43 miles) southwest of Palermo. Fortunate travelers here can visit what is perhaps the second most well-preserved temple in the world after those in the Valle dei Templi. Segesta also boasts a beautiful amphitheater, situated atop Mount Barbaro, which is also in pristine condition.

Segesta ruins
The Doric temple of Segesta, Italy Credit: Anna & Michal/CC BY-SA 2.0

The temple dates back to the fifth century B.C. and has typical Doric architecture. Each summer the ancient amphitheater hosts a series of classical Greek dramas performed in Italian. If you’re lucky enough to visit during the summertime, be sure to catch a show.

Ancient Greek Colony in Siracusa

A favorite for all are the ancient ruins at Siracusa (Syracuse), where the ancient Greek colony dates back to the 5th century B.C. This area boasts a Greek theater and the Temple of Apollo, which dates back to the 6th century. Siracusa also has the ruins of the famous Altar of Hieron II—the largest altar from ancient Greece!

Ancient ruins at Siracusa
Ancient ruins at Siracusa Il Turista Informato/CC BY-NC 2.0

Located on the southeastern coast of Sicily and founded by ancient Greeks from Corinth, the city of Siracusa was once one of the most powerful city-states of ancient times. It was once described by the Roman orator Cicero as “the greatest Greek city, and the most beautiful of them all.”

Siracusa is so rich in historical treasures that it is listed as a UNESCO World Heritage Site.

Of course, there are many other Greek ruins that you will come across in your travels through Italy and Sicily, and we have merely scratched the surface in highlighting some of the more popular and well-preserved sites.

Be sure to work a little bit of Greek history into your itinerary on your visit to Italia!

Moreno abre negociaciones con Vox a dos días de constituirse el Parlamento andaluz

9 June 2026 at 16:51
El presidente de la Junta de Andalucía, Juanma Moreno

Este jueves se constituye el nuevo Parlamento andaluz, la primera señal indiciaria de si hay o no aproximación entre el PP y Vox para investir a Juanma Moreno. Y con un plazo tan estecho para culminar cualquier negociación, Moreno mantiene esta tarde uan reunión con el líder ultra en la comunidad, Manuel Gavira, y con la secretaria general adjunta de este partido, Montserrat Lluis, según ha adelantado la cadena Ser de fuentes de Vox.

No es previsible que los populares vayan a ceder la presidencia de la Cámara autonómica. De hecho, no la ha cedido ni en Extremadura, ni en Aragón ni en Castilla y León, contrariamente a los primeros pactos postelectorales entre ambos partidos. Sí puede facilitar el PP un puesto mejor situación en la Mesa, pero, de momento, poco más. Asimismo, Moreno mantiene como condición casi inegociable su deseo de formar un gobierno monocolor. A fin de cuentas, se quedó tan sólo a dos diputados de la mayoría absoluta y los ultras, aunque subieron, tuvieron un resultado más que discreto al apsar de 14 diputados a 15.

Una vez constituida la Cámara, quien la presidea deberá convocar la sesión de investidura una vez el aspirante se presente con los apoyos necesarios para sacarla adelante. De hecho, en segunda votación, bastaría con la abstención de Vox, pues toda la izquierda suma menos que el PP.

Pedro Almodóvar da el salto a la novela: todo sobre 'El hombre que solo escribía en los aviones'

9 June 2026 at 15:47
Pedro Almodóvar durante la firma de ejemplares en Sant Jordi el pasado abril

El universo creativo de Pedro Almodóvar no conoce fronteras. A sus 76 años, el icónico cineasta manchego ha decidido expandir su imaginario de una manera inédita y ambiciosa. La editorial Reservoir Books ha revolucionado el panorama cultural al anunciar oficialmente el lanzamiento de El hombre que solo escribía en los aviones, la que será la primera novela larga de toda su carrera.

Con una fecha de publicación fijada para el próximo 29 de octubre, el proyecto promete convertirse en uno de los grandes hitos editoriales del año. Aunque Almodóvar es universalmente reconocido por su labor detrás de las cámaras, la literatura siempre ha sido una parte fundamental de su vida. Con este proyecto, el director consolida una faceta literaria que ya venía reclamando espacio propio más allá de los guiones de cine.

Los inicios con su libro de relatos 'El último sueño'

Este idilio con el mundo editorial no es completamente nuevo. En 2023, Almodóvar publicó El último sueño, un volumen de relatos breves que supuso su primer debut literario. Aquel libro mezclaba recuerdos personales con ficción. Rescataba incluso textos de su juventud, como Vida y muerte de Miguel, un relato que escribió con apenas veinte años. La obra tuvo una gran acogida internacional y se terminó traduciendo a 30 idiomas.

Aquel debut recibió el respaldo de la crítica y de varios escritores de renombre. Juan José Millás (Mi verdadera historia, Ese imbécil va a escribir una novela) dejó una frase que podría definir lo que significó ese libro: "Si la obra cinematográfica de Almodóvar fuera un traje, estos relatos podrían ser su forro". Otros autores, como Ray Loriga (Tokio ya no nos quiere, Lo peor de todo) lo describieron como un libro lleno de hallazgos. A diferencia de aquella recopilación de textos cortos, lo que llegará en octubre es una historia concebida como una novela de formato largo.

¿De qué trata 'El hombre que solo escribía en los aviones'?

La sinopsis oficial desvelada por Reservoir Books confirma que la novela respirará esa atmósfera tan coral, apasionada y psicológica que caracteriza el sello de su autor. La trama gira en torno a Flavio Guijarro, un hombre que ha dedicado gran parte de su existencia a la constante reinvención personal. A lo largo de los años ha encadenado decenas de aficiones y etapas que no han terminado en una trayectoria profesional sólida. La interpretación es la única disciplina en la que logró asentarse, aunque con una fortuna relativa y bastantes altibajos.

El gran cambio en la vida de Flavio ocurre a diez mil metros de altura. Durante un viaje de promoción, descubre de manera tardía una vocación urgente, la escritura. A partir de ese momento, el protagonista se entrega por completo a la creación literaria. Sin embargo, el núcleo de la trama estará en su lucha contra los bloqueos creativos.

Para encontrar la inspiración que le falta, Flavio viaja a los lugares más insospechados. En ese camino, descubrirá una habilidad imprevista que le servirá de refugio, un talento natural como coach de actores, un detalle que conecta de forma muy evidente con la propia experiencia de Almodóvar en los rodajes. Además, esta nueva etapa vital vendrá acompañada por una intensa historia de amor con el actor más exitoso del momento. La editorial define la obra como una narración "sinuosa" que se adentra "con cierto frenesí en una selva de experiencias, lecturas, historias imaginadas e ideas prestadas".

Nuevo trabajo tras un año de protagonismo

El anuncio de este esperado debut novelístico redondea un periodo de frenética actividad y éxito absoluto para el creador. Este mismo año, Almodóvar regresó triunfalmente a la gran pantalla con su largometraje Amarga Navidad, un potente drama tragicómico protagonizado por Bárbara Lennie, Milena Smit, Leonardo Sbaraglia o Victoria Luengo que conmovió en los cines españoles y que formó parte de la Sección Oficial del Festival de Cannes.

Existe una relación entre su cine reciente y su próxima novela. Si en la película Amarga Navidad se entremezclaban la realidad y la ficción a través de las vivencias de un director de cine, examinando los límites del artista a la hora de nutrirse de las vivencias ajenas, en El hombre que solo escribía en los aviones la obsesión vuelve a centrarse en los mecanismos que intervienen en el acto de la creación. Pedro Almodóvar parece encontrarse en un momento vital idóneo para la inspiración. El 29 de octubre, las librerías desvelarán el resultado de cómo se desenvuelve el director en este terreno.

El resurgir de Aubrey Plaza año y medio después del suicidio de su marido: embarazada de este guapo actor de 'Girls'

9 June 2026 at 15:38
Aubrey Plaza espera su primer hijo con Christopher Abbott un año y medio después del suicidio de su exmarido, Jeff Baena

La vida de Aubrey Plaza ha dado un vuelco absoluto en el último año. Ha ido desde un duelo profundo hasta la ilusión de una nueva etapa. La actriz estadounidense de 41 años, aclamada por su papel en la segunda temporada de The White Lotus, se prepara ahora para dar la bienvenida a su primer hijo este otoño.

Ha sido una "preciosa sorpresa después de un año lleno de emociones". Así lo han confirmado fuentes cercanas a la revista People, encargada de compartir la exclusiva. Sin embargo, la feliz noticia de su embarazo junto a su actual pareja, el actor Christopher Abbott, llega entrelazada con la tragedia que conmocionó a Hollywood. Su exmarido, el cineasta Jeff Baena, se suicidó hace apenas un año y medio.

La historia de amor que acabó en ruptura silenciosa y tragedia

Aubrey Plaza y Jeff Baena formaron durante más de una década una de las parejas más estables y creativas del cine independiente. Se conocieron en 2011 y su pasión por el cine los unió tanto en lo personal como en lo profesional. Colaboraron en cintas como Amor zombie (2014) o En pecado (2017). En mayo de 2021, tras diez años de noviazgo, la actriz sorprendía a sus seguidores anunciando en sus redes sociales que se habían casado en secreto en una ceremonia exprés.

Sin embargo, lo que parecía una unión idílica comenzó a agrietarse. Tras atravesar graves crisis matrimoniales, la pareja decidió separarse en septiembre de 2024, tras trece años juntos. Plaza tomó la decisión de mudarse a Nueva York, mientras Baena permaneció en Los Ángeles, en la que fuera la residencia conyugal. Una ruptura que, a nivel legal, no se había formalizado en los tribunales cuando llegó la impactante noticia del suicidio del cineasta el pasado año.

El fallecimiento de Jeff Baena

El 3 de enero de 2025, el cuerpo sin vida de Jeff Baena fue hallado en su casa de Los Ángeles. Fue su paseador de perros quien alertó a las autoridades tras escuchar música a un volumen inusualmente alto en el interior de la vivienda. El informe forense determinó posteriormente que el cineasta, de 47 años, se había quitado la vida atravesando una profunda depresión derivada de la separación.

Meses después, la autopsia, que descartó la presencia de alcohol o drogas en su organismo, sacó a la luz los difíciles meses previos al desenlace. Según declaró la propia Aubrey Plaza a los investigadores, en octubre de 2024 el director le había hecho "comentarios preocupantes", lo que llevó a la actriz a pedirle a un amigo común que fuera a comprobar cómo estaba.

A raíz de aquello, Baena comenzó a asistir a terapia psicológica para intentar asimilar la ruptura. El informe forense constató además que la expareja estuvo en contacto hasta el último momento. Hablaron por teléfono la noche anterior y sobre las 10:30 de la mañana del día de su muerte, Baena le envió un último mensaje de texto a la actriz, cuyo contenido no ha trascendido.

Plaza emitió un comunicado conjunto con la familia del director calificando el suceso como una "tragedia inimaginable". Cerró sus redes sociales y canceló sus compromisos públicos, incluyendo su asistencia como presentadora a los Globos de Oro. Su reaparición semanas después en el 50º aniversario de Saturday Night Live incluyó un sutil homenaje a su exmarido. Vistió una camiseta tie-dye, un pasatiempo que compartían y que incluso usaron el día de su boda. En agosto de 2025, en el podcast de su amiga Amy Poehler, Plaza rompió su silencio y describió su duelo como "un océano gigante de horror" y "una lucha diaria".

Christopher Abbott, el actor con el que Aubrey Plaza rehace su vida

Fue precisamente en Nueva York donde Plaza empezó el camino hacia la reconstrucción personal. Allí se reencontró, en 2023, con Christopher Abbott, el recordado y guapo actor de la serie Girls y la oscarizada Pobres criaturas. Aunque ya se conocían tras protagonizar juntos el thriller psicológico Black Bear en 2020, la chispa definitiva surgió sobre las tablas. Coprotagonizaron la obra teatral Danny and the Deep Blue Sea (Danny y Roberta). La complicidad que mostraban se convirtió pronto en un romance que mantuvieron en secreto.

La pareja hizo su primera aparición pública en febrero de este año en la Semana de la Moda de Nueva York. Poco después, durante las pasarelas de París, volvieron a aparecer y la actriz logró camuflar los primeros meses de su embarazo.

Aunque las primeras informaciones saltaron en el mes de abril, la confirmación definitiva y el debut oficial de la pareja en una alfombra roja se ha producido este mes de junio en la ceremonia de los Premios Tony. Agarrados de la mano en el icónico Radio City Music Hall de Nueva York, Plaza acudió a apoyar a Abbott, integrante de la nominada (y destacada en la gala) obra Muerte de un viajante. La actriz posó ante los fotógrafos presumiendo de su ya evidente silueta premamá.

Aubrey Plaza y Chris Abbott en los Premios Tony el pasado 7 de junio
Aubrey Plaza y Chris Abbott en los Premios Tony el pasado 7 de junio | EFE

Reacciones al embarazo por parte de la familia de Baena: "Una vez infiel, siempre infiel"

Sin embargo, la confirmación de la próxima paternidad de la pareja no ha sentado bien en el entorno del fallecido cineasta, desatando un inesperado drama familiar. Poco después de conocerse la noticia, el hermano de Jeff, Brad Baena, rompió el silencio en sus historias de Instagram compartiendo el titular del embarazo junto a una dura acusación: "Una vez infiel, siempre infiel". Añadió posteriormente el post de una frase escueta: "La gente sabe exactamente lo que está haciendo. Fin de la historia. Karma". En la misma línea, Michele Baena, otra integrante de la familia, publicaba en sus redes: "La gente puede fingir, pero las acciones siempre revelan la verdad. ¡A cada perro le llega su día!".

A pesar del dolor atravesado el año pasado y las tensiones familiares que este nuevo capítulo ha levantado, Aubrey Plaza y Christopher Abbott afrontan con ilusión la llegada de su bebé para este otoño. Por el momento, la pareja no ha hecho declaraciones públicas respecto a los ataques de la familia Baena ni sobre los detalles del nacimiento de su hijo, manteniendo la privacidad que ha caracterizado su relación desde el primer día.

Dai contratti precari al no al padiglione Israele: perché lo sciopero della cultura del 12 giugno

 

“La cultura è il petrolio d’Italia”: inizia con queste precise parole il documento programmatico che ha indetto lo sciopero della cultura per il prossimo 12 giugno. Una mobilitazione che vede in prima linea, come promotrici, sia le sigle del sindacalismo di base sia la Cgil.

Dietro questa data c'è un percorso difficile e tortuoso durato un anno; dodici mesi di discussioni che, alla fine, hanno prodotto una piattaforma avanzata. È un peccato, però, che alcune realtà associative e sindacali che avevano sottoscritto il progetto iniziale siano poi svanite nel nulla al momento di proclamare lo sciopero.

Scioperare al fianco della Cgil non può e non deve essere un elemento divisivo. Al contrario, rifiutare la convergenza rischia solo di desertificare il mondo del sindacalismo di base, nel tentativo velleitario di rappresentare da soli istanze importanti che, in realtà, sono patrimonio comune di molteplici sigle e movimenti.

Quello del 12 giugno si preannuncia come uno sciopero complesso. È stato lanciato in settori storicamente difficili da mobilitare, dove l'astensione dal lavoro fatica a registrarsi e la sindacalizzazione è sporadica. In questi ambiti, purtroppo, la logica dell'appartenenza alle cooperative prevale ancora sulla pura rivendicazione salariale e contrattuale.

Tuttavia, lo sciopero resta un'arma formidabile, nonché l'occasione ideale per restituire dignità agli operatori culturali e dare visibilità alle loro storie umane e professionali. E parliamo non a caso di professionalità, dato che da anni assistiamo al ricorso sistematico ai volontari in sostituzione di personale regolarmente formato e contrattualizzato.

Oggi i luoghi della cultura sono diventati ambiti privilegiati per campagne politiche e pubblicitarie o per iniziative militariste. Ci si ricorda della forza lavoro invisibile dei beni culturali solo quando emergono le contraddizioni del sistema. È ormai acclarato che la giungla dei contratti e delle retribuzioni ha creato profonde disparità di trattamento, spingendo i salari verso il basso e generando dinamiche di sfruttamento e ricatto. A questi stipendi da fame, inevitabilmente, seguiranno in futuro assegni previdenziali miseri.

Da decenni si preferisce non investire in cultura, sanità, servizi sociali, istruzione e transizione energetica. L'accesso alla cultura, da fondamentale diritto di cittadinanza, si è trasformato in una sorta di privilegio. Eppure, recuperare i beni culturali dovrebbe avere la stessa priorità della messa in sicurezza idrogeologica dei territori: un obiettivo da perseguire a prescindere dal colore dei governi, condiviso erga omnes (nei confronti di tutti).

Di recente, i lavoratori dei beni culturali hanno preso una ferma posizione contro la decisione di ospitare il Padiglione Israele alla Biennale d'Arte di Venezia. Lo sciopero viene indetto assumendo anche questo punto di vista: un'aperta opposizione all'economia di guerra e alla militarizzazione dei territori, che si affianca alla denuncia della svalorizzazione del lavoro.

Siamo di fronte a un utilizzo strumentale dei beni culturali, a tagli continui e a una precarizzazione che ci allontana dal riconoscimento della dignità del lavoro culturale. Per invertire la rotta, è necessario partire dalla reinternalizzazione dei servizi e della forza lavoro, aumentando le assunzioni nel Ministero della Cultura e nelle pubbliche amministrazioni per colmare una cronica carenza di organico. Superare il sistema degli appalti e delle concessioni, denunciare le "farlocche" Partite IVA e stabilizzare i precari: queste sono proposte ragionevoli per le quali vale davvero la pena incrociare le braccia.

Infine, vi è il tema del diritto di sciopero. I beni culturali rientrano infatti tra i settori che devono assicurare i servizi minimi essenziali; l'estensione della legge 146 a questo comparto rappresenta una ferita ancora aperta che limita fortemente le possibilità di protesta.

Chi volesse leggere la piattaforma integrale può trovarla facilmente sul sito dell'associazione "Mi Riconosci", la realtà che per prima ha creduto in questa mobilitazione. Il 12 giugno, chi non potrà scioperare perché appartenente ad altri comparti non esiti a esprimere solidarietà attiva a questi lavoratori: ne va del loro futuro, anzi, del futuro di tutti noi.

Por qué fracasó el proyecto del avión de combate con el que Europa quería competir contra Estados Unidos y China

9 June 2026 at 19:57

El proyecto que debía convertirse en el avión de combate más avanzado de Europa terminó atrapado por disputas industriales, rivalidades políticas y desacuerdos sobre el reparto del poder. Tras años de tensiones internas, el programa Future Combat Air System (FCAS) quedó virtualmente paralizado, un desenlace que obliga a España a buscar alternativas para no quedar excluida de la próxima generación de cazas.

Así lo explicó el analista internacional Andrei Serbin Pont en Infobae al Mediodía, donde analizó las consecuencias estratégicas de una ruptura que modifica el mapa de la industria aeronáutica occidental.

“Todo apunta a que ha muerto el caza europeo”, afirmó el especialista al referirse al proyecto que durante años buscó unir las capacidades industriales de Francia, Alemania y España para desarrollar un sistema de combate de sexta generación.

El proyecto FCAS quedó virtualmente paralizado por disputas industriales, rivalidades políticas y desacuerdos sobre el reparto de poder en Europa (REUTERS/Charles Platiau/File Photo)

El sueño europeo que terminó en disputa

El FCAS nació con una ambición extraordinaria: construir una plataforma capaz de competir con los desarrollos estadounidenses y chinos que dominarán el combate aéreo de las próximas décadas. Sin embargo, detrás de ese objetivo común convivían modelos industriales difíciles de compatibilizar.

“Francia quería seguir un modelo en el cual cada uno de los países se especializaba en ciertos sistemas”, explicó Serbin Pont. Mientras que Alemania impulsaba un reparto más equitativo de las responsabilidades.

La discusión excedía la distribución de tareas. También involucraba el control de patentes, la propiedad intelectual de las tecnologías críticas y el liderazgo político del programa. Con el paso de los años, las diferencias fueron acumulándose hasta volver inviable la cooperación.

“Ya en ese momento se estaban hablando de fuertes tensiones”, recordó el analista. La ruptura terminó por confirmarse con la salida de actores clave del programa, un escenario que dejó a España frente a un problema estratégico inmediato: cómo garantizar su participación en el desarrollo de la próxima generación de aeronaves militares.

El Future Combat Air System buscaba competir con Estados Unidos y China, pero las diferencias sobre patentes, propiedad intelectual y liderazgo político volvieron inviable el programa (REUTERS/Charles Platiau/File Photo)

España, ante una decisión urgente

Entre los socios originales del FCAS, España era el integrante con menor peso industrial y político. Precisamente por eso, la caída del proyecto la coloca en una situación particularmente delicada. “España tiene que salir a buscar una alternativa ahora. Se ha quedado a mitad de camino”, señaló Serbin Pont.

La necesidad de encontrar un nuevo rumbo no responde únicamente a cuestiones industriales. Las fuerzas aéreas europeas deberán comenzar a reemplazar durante las próximas décadas buena parte de sus actuales flotas de combate, mientras la competencia tecnológica entre Estados Unidos, China y otras potencias acelera el ritmo de innovación.

En ese contexto, incluso existe un debate sobre si Europa está preparada para dar el salto directo hacia una plataforma de sexta generación.

“Hay dudas también sobre si el proyecto tiene que apuntar realmente a un sexta generación o si tendrían que pasar en algún momento por un quinta generación”, explicó el especialista.

Europa debate si debe avanzar hacia un avión de combate de sexta generación o pasar antes por un caza de quinta generación desarrollado por su propia industria (Europa Press)

A diferencia de Estados Unidos o China, Europa no opera actualmente un caza de quinta generación desarrollado por su propia industria. La excepción son los F-35 fabricados en Estados Unidos que incorporaron varios países europeos.

El GCAP, Saab y las nuevas alianzas posibles

La crisis del FCAS aceleró movimientos en toda la industria aeronáutica del continente.

Uno de los proyectos que gana protagonismo es el Global Combat Air Programme (GCAP), impulsado por Reino Unido, Italia y Japón. Para muchos analistas, se trata del candidato natural para absorber parte del capital tecnológico y político que quedó huérfano tras el colapso del programa europeo.

“Ya habría tentativas por parte de Alemania de acercarse a este proyecto”, indicó Serbin Pont, quien además mencionó negociaciones en marcha entre Berlín y Londres.

Otra posibilidad involucra a la industria sueca. Según explicó el analista, existieron conversaciones entre Airbus Alemania y Saab para explorar el desarrollo de una futura plataforma que eventualmente reemplace a los Gripen.

Las fuerzas aéreas europeas deberán reemplazar sus flotas de combate mientras crece la competencia tecnológica entre Estados Unidos, China y otras potencias (REUTERS/Tom Little/File Photo)

“Podría sonar como una opción bastante realista”, sostuvo, destacando la experiencia exportadora de la empresa sueca y su capacidad para integrarse en programas multinacionales.

Al mismo tiempo, Francia evalúa continuar por un camino más autónomo. París conserva una de las industrias aeronáuticas militares más completas de Occidente, lo que le permitiría impulsar un desarrollo propio e incluso incorporar posteriormente a España como socio secundario.

El Rafale, Turquía y la búsqueda de autonomía estratégica

La caída del FCAS también reabrió una discusión más profunda dentro de Europa: cuánto depender de la tecnología estadounidense.

Si uno quiere un caza occidental que no pueda estar sujeto a restricciones de exportación norteamericanas o británicas, la mejor opción es el Rafale”, afirmó Serbin Pont.

Saab aparece como una opción para nuevas alianzas europeas, mientras Francia analiza un camino autónomo con su industria aeronáutica militar y el Rafale (REUTERS/Ajeng Dinar Ulfiana)

Según explicó, el avión francés posee una característica poco común en la industria occidental: prácticamente todos sus componentes críticos son de origen nacional. “La célula es francesa, los motores son franceses, la aviónica es francesa, las armas son francesas”, detalló.

Esa autonomía tecnológica adquiere relevancia en un contexto internacional marcado por tensiones comerciales, restricciones de exportación y cambios políticos que pueden alterar las relaciones entre aliados.

Pero Europa no es el único lugar donde España podría encontrar oportunidades. Turquía emerge como uno de los nuevos actores de peso en la industria aeronáutica militar gracias al desarrollo del KAAN, un caza de quinta generación que ya realizó vuelos de prueba y busca socios para ampliar su base industrial.

“Ya otorgaría avances y la posibilidad de que la industria de España se integre en un proyecto de tecnología aeronáutica avanzada”, explicó el especialista.

Una competencia cada vez más global

Mientras Europa redefine sus alianzas, Estados Unidos y China continúan avanzando en sus propios programas de próxima generación.

Turquía con el KAAN y Estados Unidos con el F-47 ampliaron la competencia global, mientras la caída del FCAS dejó una lección sobre la importancia de las alianzas estratégicas (REUTERS/Carlos Barria/File Photo)

Entre ellos aparece el F-47 desarrollado por Boeing, una iniciativa que todavía permanece rodeada de hermetismo, pero que figura entre los proyectos más observados por especialistas y fuerzas aéreas de todo el mundo.

“Es probablemente una de las opciones de los cazas de sexta generación que más está avanzado, compitiendo con las alternativas chinas”, evaluó Serbin Pont. Para el analista, la caída del FCAS deja una enseñanza que trasciende la industria militar y alcanza a cualquier gran proyecto tecnológico internacional.

“Por mucho que tengas la guita y la industria, si no lográs concertar esas alianzas estratégicas, sobre todo en proyectos de esta magnitud, se hace muy difícil”, concluyó.

La historia del caza europeo demuestra que, en la competencia tecnológica, las capacidades industriales son fundamentales, pero la confianza entre socios puede resultar igual de decisiva.

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En Infobae al Mediodía, Andrei Serbin Pont analizó un quiebre que obliga a Europa a redefinir su estrategia para desarrollar el avión de combate del futuro

Mondiali, l’amichevole segreta diventa un caso diplomatico: perché la Norvegia è furiosa con la Scozia

9 June 2026 at 19:50

Nel calcio moderno non esistono più le amichevoli. Esistono test, sgambate, simulazioni, prove generali, sedute ad alta intensità, partite a porte chiuse, partite a porte chiusissime, partite così segrete che poi finiscono sui giornali norvegesi e diventano un incidente internazionale. Il Mondiale non è ancora cominciato e già Scozia e Norvegia sono riuscite a litigare per una cosa che, in teoria, non avrebbe dovuto vedere nessuno: una partitella d’allenamento a Charlotte, North Carolina.

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La partita doveva servire soprattutto ai giocatori meno utilizzati. Una di quelle cose poco glamour ma fondamentali: novanta minuti senza pubblico, senza inni, senza televisioni, senza epica, ma solo lo staff con la cartellina, GPS sulle schiene e riserve con la missione dichiarata di ricordare al ct di esistere. Poi la Scozia ha cancellato tutto, motivando la scelta con qualche problema fisico e con la necessità di non correre rischi. Traduzione calcistica: il Mondiale è vicino, abbiamo già perso Billy Gilmour nelle amichevoli precedenti, non vogliamo rischiare di aggiungere un’altra cartella clinica prima dell’esordio iridato.

Fin qui, quasi normale. Solo che dall’altra parte c’era Ståle Solbakken, che non l’ha presa esattamente come una piccola variazione di programma. Il ct norvegese ha parlato di comportamento “unprofessional”, puntando il dito contro la federazione scozzese, soprattutto per il modo in cui la notizia è arrivata: non una telefonata diretta tra allenatori, ma una comunicazione passata attraverso i team manager, dopo l’allenamento norvegese. Nel galateo delle amichevoli invisibili, a quanto pare, questo è un fallo da arancione tendente al rosso.

La Scozia, dal canto suo, ha risposto con l’argomento più scozzese possibile: pragmatismo e linea compatta. Steve Clarke ha ridotto l’evento a ciò che per lui era davvero: “Abbiamo avuto uno o due piccoli problemi fisici e abbiamo deciso che non valeva il rischio”, ha spiegato. John McGinn è stato ancora più diretto: “Il nostro lavoro è prenderci cura della Scozia, quello della Norvegia è prendersi cura della Norvegia”.

McGinn ha poi aggiunto il colpo migliore: “Se la Norvegia avesse rischiato di perdere Haaland o Ødegaard prima del Mondiale, avrebbe fatto la stessa cosa”, ha tuonato. Difficile dargli torto. Nel 2026 anche un’amichevole nascosta può diventare una minaccia sistemica se dentro ci sono ginocchia, tendini, assicurazioni, bonus FIFA e l’incubo di mandare a casa un titolare per tacke di troppo.

La Norvegia però aveva le sue ragioni. Solbakken aveva programmato la gestione dei minuti, alcuni giocatori dovevano avere ritmo, altri recuperare le vibes della gara. Ødegaard ha parlato di situazione “kjipt”, cioè fastidiosa, ma ha invitato a trovare soluzioni. Sørloth è stato più duro: “Un peccato, perché quella partita era pronta da tempo”. E in effetti, per chi prepara un Mondiale, una seduta saltata non è mai solo una seduta saltata: è una casella che si muove e costringe a ridisegnare il domino.

Il dettaglio più comico resta però quello finale: la Federcalcio scozzese si è detta sorpresa che la notizia fosse uscita sui media norvegesi, perché l’amichevole doveva essere a porte chiuse e non annunciata pubblicamente. È il capolavoro: una partita segreta, cancellata in segreto, diventa pubblica perché qualcuno si arrabbia pubblicamente per il modo in cui è stata cancellata. Anche questo è il Mondiale, bellezza.

L'articolo Mondiali, l’amichevole segreta diventa un caso diplomatico: perché la Norvegia è furiosa con la Scozia proviene da Il Fatto Quotidiano.

New study recommends 1 alcoholic drink per day. Its researchers want clearer U.S. guidelines on drinking

One of the officials involved in the study commissioned by Biden's Democratic administration accused Trump's Republican administration of "sidelining" the research — an allegation the Trump administration denies.

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