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Equilibrio e identità, così la Chiesa con Ruini ha tenuto il filo della politica. La versione di Minzolini

“Difendeva i valori cattolici, ma col dialogo e senza dimenticare la propria identità: da questo punto di vista posso dire che, con tutto il rispetto per i presenti, l’assenza di un Ruini si sente”. Augusto Minzolini, già direttore del Tg1 e del Giornale, sceglie questo concetto, a metà strada tra fede e politica, per ricordare il cardinale Camillo Ruini. E lo fa riportando le lancette dell’orologio ad un passaggio nevralgico della storia politica italiana, quando in un batter di ciglia il partito che per decenni aveva governato l’Italia e incarnato il ruolo di punto di riferimento della Chiesa, ovvero la Dc, venne spazzato via da Tangentopoli.

Direttore Minzolini, la sua esperienza professionale è coincisa tra le altre cose anche con l’epoca di Ruini, a cavallo tra la prima e la seconda repubblica. Qual è il ricordo più intenso che le viene in mente?

Aveva una certa attenzione per le vicende italiane e non aveva paura di schierarsi. Era una persona che da questo punto di vista garantiva una forte presenza della Chiesa nel dibattito pubblico e in tutte le vicende politiche che riguardassero i diritti. È stata inoltre una persona che ha segnato un’epoca, mi riferisco al rapporto tra la Democrazia cristiana e Berlusconi, e al rapporto con la sinistra. Aggiungo che la speciale relazione personale che aveva con papa Giovanni Paolo II era garanzia di un dialogo costante, in un momento in cui la Chiesa era molto forte, sia dal punto di vista internazionale sia anche in Italia.

Era un punto di riferimento per la politica italiana…

Ricordo che tutti i politici andavano da lui perché era una presenza di cui non si poteva non tenere conto.

Quale tratto del carattere di Ruini oggi sarebbe più utile, in una fase di dialogo così difficile e polarizzato?

Qualcuno lo ha definito un conservatore, ma in realtà è stata una personalità che si metteva al centro e voleva essere un riferimento di tutta l’area moderata cattolica. In un momento di questo tipo è chiaro che una presenza del genere riuscirebbe, in un modo o nell’altro, a garantire una grande difesa dei valori. Ma contemporaneamente anche con toni, atteggiamenti e un’attenzione al confronto, che ha sempre contraddistinto una personalità particolarmente attenta alle vicende della politica italiana. Ma non per intervenire, ovvero non era un interventista. Sapeva però che la politica è nella vita del nostro Paese, contava e conta anche per lo sviluppo e per il tipo di società che nel bene o male si andava a disegnare.

Il rapporto tra il cardinale Ruini e Silvio Berlusconi è stato molto stretto. C’è un episodio o un aspetto che le è rimasto particolarmente impresso?

L’ho sentito citare più volte e devo dire che il cardinale ha garantito al presidente Berlusconi anche una certa attenzione e un certo favore da parte di tutte le organizzazioni cattoliche che avevano bisogno di un riferimento, dopo che era di fatto tramontata l’esperienza democristiana. Non dobbiamo dimenticare cosa accadde in quegli anni: all’improvviso sparì il partito che era stato per decenni la bussola dei cattolici in Italia dell’area moderata, non solo la destra: parliamo dell’area moderata democristiana che aveva molteplici componenti al suo interno ma poi riusciva a modularle e a rielaborarle in modo tale da garantire un percorso il meno conflittuale possibile. Vi erano senza dubbio non pochi elementi di novità, ma contemporaneamente anche di difesa di ciò che era stato. Per cui senza quel partito, la Chiesa ha svolto una sorta di raccordo nel passaggio tra la Prima e la Seconda Repubblica e in questo frangente si è incontrata con Berlusconi.

In quel momento l’esperienza di Ruini che peso specifico ha avuto?

La nascente Forza Italia riprendeva molti elementi della Democrazia cristiana e Berlusconi ha sempre detto di essere stato un democristiano e di avere affisso i manifesti nel 1948. Ma al di là degli aneddoti o della narrazione, è chiaro che Ruini ha molto influito sulla politica del Cavaliere.

C’è un tratto dell’azione di Ruini che i conservatori al governo potrebbero oggi recuperare in chiave positiva?

Secondo me una grande attenzione, non dico rigidità, o comunque una piena consapevolezza dei valori cristiani, oltre ad una propensione al dialogo, privilegiando soprattutto l’idea di politica come arte del compromesso e della mediazione. Ma ciò senza dimenticare la propria identità: da questo punto di vista posso dire che, con tutto il rispetto per i presenti, l’assenza di un Ruini si sente.

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Taiwan propõe 5,7 mil milhões para aquisição de drones

Novo pacote vem reforçar investimento para veículos aéreos não tripulados e embarcações suicidas. Autodefesa e integração em cadeias globais "não vermelhas" estão entre os objetivos.

© RITCHIE B. TONGO/EPA

O anúncio surge um mês e meio depois de o parlamento aprovar outro pacote especial de defesa, no valor de 780 mil milhões de dólares taiwaneses, que não incluía compra de drones e de outros equipamentos produzidos localmente
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Taiwan propõe 5,7 mil milhões para aquisição de drones

Novo pacote vem reforçar investimento para veículos aéreos não tripulados e embarcações suicidas. Autodefesa e integração em cadeias globais "não vermelhas" estão entre os objetivos.

© RITCHIE B. TONGO/EPA

O anúncio surge um mês e meio depois de o parlamento aprovar outro pacote especial de defesa, no valor de 780 mil milhões de dólares taiwaneses, que não incluía compra de drones e de outros equipamentos produzidos localmente
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EUA poderão não fornecer todo o apoio prometido à NATO

"Não digo que possam cumprir tudo o que prometeram": Mark Rutte afasta ideia de apoio total dos EUA em caso de ativação do artigo 5.º por terem de se "ocupar de múltiplos teatros de operações".

© Olivier Hoslet/EPA

"Devemos ter em conta que os EUA estão a reduzir a sua contribuição, que continua a ser considerável", disse o secretário-geral da NATO, deixando claro que os aliados europeus já estão "a cobrir essa diferença"
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EUA poderão não fornecer todo o apoio prometido à NATO

"Não digo que possam cumprir tudo o que prometeram": Mark Rutte afasta ideia de apoio total dos EUA em caso de ativação do artigo 5.º por terem de se "ocupar de múltiplos teatros de operações".

© Olivier Hoslet/EPA

"Devemos ter em conta que os EUA estão a reduzir a sua contribuição, que continua a ser considerável", disse o secretário-geral da NATO, deixando claro que os aliados europeus já estão "a cobrir essa diferença"
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El discurso de Tüchel que liberó a Inglaterra ante Croacia: “Nos dijo que nos calmáramos, que le enseñáramos al mundo quiénes podemos ser”

Un día antes de que Inglaterra se estrenara ante Croacia en el Mundial de Estados Unidos, México y Canadá, fue Harry Kane, el capitán y líder futbolístico del equipo, quien compareció en la sala de prensa del Dallas Stadium para atender a los medios de comunicación. Sentado al lado del seleccionador, el alemán Thomas Tüchel, el delantero afirmó que lo que de verdad le gustaría durante el choque ante el combinado balcánico sería que él y sus compañeros “se sintieran libres de expresarse en el campo”. Los Three Lions no lo lograron ayer durante la primera mitad, pero en el segundo tramo se liberaron (4-2) tras las palabras que escucharon en el vestuario. “Siendo honesto, Tüchel dio un gran discurso. Nos dijo que nos calmáramos, que fuéramos a por ello, que si perdíamos el primer partido de la fase de grupos, pues lo perdíamos y seguíamos adelante, pero que teníamos que salir y enseñarle al mundo quiénes podemos ser. Es lo que hicimos en la segunda parte tanto con balón como sin él. Nuestro nivel fue muy alto, pudimos incluso marcar más goles. Fue una victoria convicente”, contó en la zona mixta el futbolsita del Bayern, autor de un doblete con el que empató con Gary Lineker como máximo anotador inglés en la historia de la Copa del Mundo con 10 tantos.

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© Jessica Tobias (AP Photo/Jessica Tobias)

Tüchel habla con sus jugadores durante una de las pausas de hidratación del partido ante Croacia el miércoles en Dallas.
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Ecco l’accordo dimenticato che può rilanciare la sicurezza del continente. Scrive Nones

Il 27 luglio 2000 a Farnborough è stato firmato l’Accordo Quadro “relativo alle misure per facilitare la ristrutturazione e le attività dell’industria europea della difesa” fra Francia, Germania, Italia, Spagna, Svezia e Regno Unito, facendo seguito alla firma due anni prima di una Letter of Intent. Purtroppo la sua ratifica come Trattato internazionale ha richiesto ulteriori tre anni a causa del ritardo italiano (anche allora, come oggi, alle prese con la mancanza di una cultura della difesa e della sicurezza). Nel frattempo veniva avviata a livello intergovernativo la costituzione dell’Agenzia Europea di Difesa e a livello comunitario una lunga e crescente serie di iniziative della Commissione Europea nel campo del mercato della difesa, allargatesi più recentemente all’intero settore della difesa (il tutto portando in dote nuove risorse finanziarie che l’hanno fatta accettare anche dagli Stati membri più sovranisti). Ambedue queste novità hanno così fatto passare in secondo piano e poi nell’oblio l’Accordo Quadro.

Oggi, di fronte alle evidenti difficoltà dell’Unione Europea di procedere sulla strada dell’integrazione delle capacità di difesa e sicurezza, acuite prima dalla Brexit e poi dal radicale cambiamento dello scenario geostrategico e dalla crisi dei rapporti transatlantici, quell’esperienza potrebbe essere utilizzata come bussola per fare uscire il Vecchio Continente dalle sabbie mobili in cui si è impantanato.

Ovviamente i radicali cambiamenti intervenuti a livello europeo e internazionali impongono significativi adeguamenti dell’impostazione data allora, ma restano molti validi spunti, a partire dal vantaggio di potersi muovere al di fuori dei Trattati, come previsto, a certe condizioni, dall’articolo 346: “ogni Stato membro può adottare le misure che ritenga necessarie alla tutela degli interessi essenziali della propria sicurezza e che si riferiscano alla produzione o al commercio di armi, munizioni e materiale bellico; tali misure non devono alterare le condizioni di concorrenza nel mercato interno per quanto riguarda i prodotti che non siano destinati a fini specificamente militari”. Fino ad ora questa deroga è stata abbondantemente utilizzata per proteggere i mercati della difesa nazionali (con la sostanziale complicità della Commissione), ma niente vieta che queste “misure” possano essere prese coordinandosi con altri paesi per farne un utilizzo virtuoso anziché vizioso. Questo offrirebbe il secondo importante vantaggio di tutelare la partecipazione extra-comunitaria del Regno Unito. Un terzo vantaggio sarebbe quello di lasciare ai partecipanti la definizione dei criteri per l’ammissione di altri paesi (fra cui, in primo luogo, la Polonia, che è diventata uno degli attori europei nel campo della difesa). Un quarto vantaggio è legato al tempo necessario per avviare qualsiasi “strumento” si possa ipotizzare: adeguare quello ancora oggi disponibile sarebbe presumibilmente più veloce che disegnarne uno completamente nuovo, se non altro perché risulterebbe condiviso fin dall’inizio l’obiettivo strategico.

Forse anche un adeguamento del titolo sarebbe utile perché potrebbe chiarire meglio e allargare l’orizzonte dell’iniziativa, riferendola a “misure per rafforzare le capacità europee nel campo della difesa e sicurezza”. In quest’ottica, fra i suoi obiettivi, dovrebbe essere indicato anche quello della comunalità degli equipaggiamenti militari, attraverso programmi di collaborazione, acquisto da parte dei paesi partecipanti all’Accordo non coinvolti nel programma, e, se necessario, acquisto di prodotti “nazionali” da parte di altri paesi partecipanti nel quadro di una strategia che punti a costruire una “interdipendenza” collettiva e reciproca. Quest’ultima è politicamente indispensabile per poter accettare il principio della sovranità condivisa, riducendo l’attuale preoccupante tendenza a ri-nazionalizzare i programmi militari.

Attorno a questo nucleo dovrebbe essere previsto un secondo cerchio di paesi europei interessati e disponibili a condividere una parte dei programmi di collaborazione come fornitori primari o secondari al fine di poter accelerare i ritmi produttivi. È, infatti, evidente che, anche a prescindere dall’attuale urgenza di aumentare le capacità di difesa europee e le relative scorte, l’accelerazione della velocità dell’innovazione tecnologica imporrà ritmi produttivi più rapidi, prevedendo più versioni dello stesso sistema (pur nel rispetto della massima compatibilità). Sarebbe, quindi, nell’interesse dei paesi maggiori coinvolgerne anche altri allargando il mercato di ogni equipaggiamento a condizione che questo non impatti sull’efficienza del programma.

Rispetto all’Accordo Quadro nella nuova iniziativa andrebbe rafforzata, in primo luogo, la governance attraverso la formale costituzione di un comitato intergovernativo a livello di ministri della difesa o viceministri/sottosegretari di stato stabilmente delegati. In questo modo ogni decisione risulterebbe impegnativa a livello politico e si garantirebbe un più efficace collegamento con i rispettivi ambiti nazionali. Sotto di esso dovrebbero operare un comitato intergovernativo militare a livello di DNA o Vice DNA e un comitato esecutivo di loro rappresentanti permanenti. Questa organizzazione potrebbe essere relativamente  leggera, gestendola soprattutto attraverso riunioni ibride su canali protetti per garantire la necessaria regolarità dei lavori e supportandola con una struttura permanente europea nel paese depositario del Trattato.

In secondo luogo, dovrebbero essere previste una serie di norme che consentano alle imprese dei paesi partecipanti di operare come se fossero in un mercato unico (anche se, in realtà, sarebbe la somma dei rispettivi mercati nazionali). Quindi, libera circolazione di prodotti e componenti, personale e capitali. Come conseguenza tutte le relative politiche nazionali dovrebbero essere coordinate fra i partecipanti per garantire un trattamento omogeneo delle imprese in assenza di una normativa comune e sovranazionale. Una particolare attenzione dovrebbe essere dedicata alla gestione delle esportazioni verso paesi terzi (con un’estesa applicazione del principio “de minimis”), al controllo degli investimenti esteri (nell’ottica di mantenere le capacità tecnologiche e strategiche all’interno dei partecipanti), alla sicurezza degli approvvigionamenti (col mantenimento e sviluppo di una supply chain resiliente), alla ricerca e sviluppo sia nei settori tradizionali che in quelli più innovativi (dove crescono maggiormente le tecnologie innovative), ecc.

In terzo luogo, ma separatamente e autonomamente, i paesi partecipanti dovrebbero impegnarsi ad un costante confronto volto ad armonizzare i requisiti militari perché nel nuovo scenario internazionale solo una forte omogeneità consentirebbe di costruire quel terreno condiviso anche sul piano dottrinale oltre che operativo che un domani potrebbe consentire ulteriori passi sulla strada dell’integrazione.

Tutto questo potrebbe cominciare ad essere discusso sulla base di un Non Paper presentato prima a livello bilaterale e poi, se ritenuta un’ipotesi praticabile, collettivo. Senza illusioni e senza proclami, se si potesse delineare una sufficiente posizione condivisa questo approfondimento potrebbe poi essere portato a livello politico. Sempre che fra i principali paesi europei ne emerga uno che sia interessato ad avviare questo confronto, nella convinzione che nessuno risolverà i nostri problemi se non cominceremo a farlo da soli.

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La Chiesa fiorentina nomina il delegato episcopale per l’intelligenza artificiale: coinvolte anche le parrocchie

Qualcuno da fiorentino ha scomodato il Rinascimento, ma forse non è un accostamento esagerato, se lunedì 8 giugno al rapporto sull’economia toscana di Bankitalia gli esperti hanno definito l’IA, l’intelligenza artificiale, una delle più grandi rivoluzioni dell’uomo e la sera stessa all’Isolotto, popoloso quartiere fiorentino, si sono riunite più di duecento persone provenienti da molte parrocchie per riflettere sull’enciclica di papa Leone Magnifica Humanitas, un’enciclica sociale che “con una profondità di riflessione teologica mette in luce il nervo scoperto della contemporaneità: la soppressione dell’umano in quanto tale”, ha sottolineato Patrizia Giunti, presidente della Fondazione Giorgio La Pira.

La Chiesa fiorentina, a due settimane dall’enciclica papale, ha deciso di affrontare di petto il tema complesso dell’intelligenza artificiale. Primo caso in Italia, l’arcivescovo di Firenze Gherardo Gambelli ha nominato don Simone Pestelli delegato episcopale per l’intelligenza artificiale. “L’enciclica mostra chiaramente che con l’IA siamo entrati in una nuova fase della storia umana, che condizionerà nel bene e nel male le nostre vite. Perciò, dobbiamo muoverci in fretta per comprendere le ricadute etiche nei vari settori della società, soprattutto a livello educativo e della salute. Ci saranno sicuramente fughe in avanti che rischiano di minacciare il nostro ‘rimanere umani‘. Le competenze in gioco sono enormi e non sarà certamente un delegato da solo ad affrontare le sfide. Però è importante che ci sia, perché diventa un punto di riferimento per tutti – parlo all’interno di una comunità diocesana – nell’elaborare un quadro complessivo e non andare in ordine sparso su questioni così delicate”, sottolinea don Alfredo Jacopozzi, responsabile cultura della diocesi.

Firenze si pone come modello. Con tre lati. Uno: il prete, don Pestelli, è un esperto di tecnologie e gli è stato affidato anche il compito di attuare il percorso sinodale di ristrutturazione degli uffici della Curia diocesana fiorentina. Un ruolo strategico. La Curia rimodellata nel segno dell’IA. Due. La facoltà teologica è stata incaricata di studiare nei dettagli i molteplici aspetti-religiosi, culturali e etici dell’intelligenza artificiale. Terzo. La riflessione e discussione sul territorio, nelle parrocchie, “a tappeto”. A cominciare lunedì scorso dall’Isolotto, dove nel 1968 si è avuto il primo caso di contestazione ecclesiastica in Italia con don Enzo Mazzi. “L’evento ha confermato quanto sia sentita la necessità di un discernimento etico di fronte alla pervasività dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie emergenti”, sottolinea il parroco don Luca Niccheri. Che aggiunge: “Il rischio è che l’umanità si trovi prigioniera di un paradigma tecnocratico dove l’efficienza e il profitto diventano gli unici criteri di misura”. Nel corso dell’incontro, molto affollato, è stata sottolineata l’inquietudine per un’economia digitale “che, se non governata, produce automaticamente disuguaglianze strutturali, concentrando dati e potere nelle mani di pochi attori transnazionali”.

L'articolo La Chiesa fiorentina nomina il delegato episcopale per l’intelligenza artificiale: coinvolte anche le parrocchie proviene da Il Fatto Quotidiano.

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“Nenhum lugar está seguro”. Novas bombas ucranianas “artesanais” alarmam os russos

A Ucrânia desenvolveu uma nova bomba perfurante para drones, capaz de atravessar redes, gaiolas metálicas e bunkers. Nas redes sociais russas, já é descrita como uma ameaça sem resposta. A eficácia dos drones ucranianos nos últimos meses está a obrigar os soldados russos, e até o próprio Vladimir Putin, segundo algumas fontes, a refugiarem-se debaixo de terra. Os drones FPV, pilotados com visão na primeira pessoa, e os drones bombardeiros levaram a Rússia a construir bunkers e a cobrir estradas e instalações com redes, gaiolas metálicas e malhas de aço. Era a solução mais fiável para se protegerem dos ataques,

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Un Valencia inalterable y un Barcelona en alza se disputan la Liga ACB

Vuelven a encenderse los focos del Roig Arena, el gran teatro del baloncesto español, para acoger el inicio de la final de la Liga ACB. El Valencia Basket y el Barcelona han llegado por senderos bien diferentes. Dos caminos que les han llevado hasta la lucha por el título, al mejor de cinco partidos, y con el hipotético desempate en el colosal palacio valenciano (27 de junio). El duelo empieza este jueves (20.00, Dazn) en Valencia, donde volverán a verse el sábado antes de viajar al Palau, en el que jugarán el lunes y, tal vez, el miércoles. El conjunto de Pedro Martínez, invicto en los playoffs y ya con ocho victorias consecutivas en la ACB, tendrá que aprender a manejar su condición de favorito ante un rival que, eso sí, atesora un historial mucho más apabullante: 17 títulos y 32 finales, frente a la Liga de 2017 del Valencia y sus cuatro finales, todas en este siglo.

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© AFP7 vía Europa Press (AFP7 vía Europa Press)

Los jugadores del Valencia Basket celebran su victoria ante el Joventut.
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Kane y Bellingham lanzan a Inglaterra ante Croacia

Si ayer el Mundial prendió con los dobletes de Haaland y Mbappé y el hat-trick de Messi, este miércoles fue el partidazo en el techado y sofisticado Dallas Stadium entre Inglaterra y Croacia, uno de los choques con más empaque de la primera fase, el que dio mucho vuelo a un torneo salpicado hasta entonces por asuntos extradeportivos y en el que hasta hace solo unos días no habían debutado aún los principales genios. Los Three Lions, con un doblete de su gran figura, Kane, y un tanto del discutido Bellingham, tumbaron al combativo equipo de Luka Modric en un enfrentamiento muy atractivo y abierto entre dos combinados que no especularon ni una pizca y que solo quedó sentenciado con el tanto final de Rashford.

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© MARIA LYSAKER (IMAGN IMAGES via Reuters)

Marcus Rashford, de Inglaterra, marca el cuarto tanto para au selección, ante Croacia.

© MARIA LYSAKER (IMAGN IMAGES via Reuters)

Los ingleses Jude Bellingham y Harry Kane, celebran el tercertanto de su selección.

© JEFFREY MCWHORTER (EFE)

Jude Bellingham, de Inglaterra, poen el 3-2 en el marcador.

© Kai Pfaffenbach (REUTERS)

Petar Musa, de Croacia, celebra el empate ante Inglaterra.

© Issei Kato (REUTERS)

Petar Musa, en el suelo, tras empatar el partido ante Inglaterra.

© Tony Gutierrez (AP Photo/Tony Gutierrez)

Harry Kane celebra el segundo tanto de Inglaterra.

© Sam Hodde (AP Photo/Sam Hodde)

Harry Kane, de Inglaterra, marca de cabeza y pone el 2-1 en el marcador.

© Kai Pfaffenbach (REUTERS)

Los croatas Martín Baturina e Iván Perisic, celebran el tanto del primero.

© Julio Cortez (AP Photo/Julio Cortez)

El portero inglés Jordan Pickford es batido por el disparo de Martin Baturina, de Croacia, anotando así el primer gol de su selección.

© Hannah McKay (REUTERS)

Jude Bellingham, de Inglaterra, y Josip Sutalo, de Croacia, se duelen tras un encontronazo.

© Tony Gutierrez (AP Photo/Tony Gutierrez)

El inglés Harry Kane celebra el gol marcado de penalti a Croacia.

© Kai Pfaffenbach (REUTERS)

Harry Kane, de Inglaterra, marca de penalti ante Cracia.

© Hannah McKay (REUTERS)

El croata Luka Modric, comete penalti sobre el ingñés Noni Madueke.

© NurPhoto (NurPhoto via Getty Images)

Harry Kane marca su segundo gol ante Croacia este miércoles en el Dallas Stadium.
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Intesa tra Fincantieri e Republikorp per la cantieristica militare indonesiana

Fincantieri e Republikorp hanno firmato un Memorandum of Understanding per avviare una partnership strategica nella cantieristica militare in Indonesia. L’intesa, annunciata a Eurosatory, prevede la costituzione di una joint venture per la costruzione in loco di unità navali avanzate e per il rafforzamento delle capacità industriali del Paese.

L’accordo e il perimetro della collaborazione

La collaborazione riguarda piattaforme progettate tenendo conto delle specificità geografiche e operative dell’Indonesia. Il perimetro include unità anfibie, LPD e LHD, fregate e corvette multiruolo, pattugliatori per la sorveglianza della Zona Economica Esclusiva, mezzi veloci d’attacco e sottomarini.

Pierroberto Folgiero, amministratore delegato e direttore generale di Fincantieri, ha spiegato che “nel solco della collaborazione già avviata con la Marina indonesiana, questo MoU rappresenta un ulteriore passo nel consolidamento di una partnership strategica di lungo termine tra Fincantieri e l’Indonesia”.

L’accordo è stato sottoscritto da Eugenio Santagata, direttore generale della Divisione navi militari di Fincantieri, e da Norman Joesoef, presidente e fondatore di Republikorp. La holding indonesiana opera anche attraverso la controllata PT Republik Palindo Internasional, RPAL.

Tecnologie, formazione e capacità locali

Il progetto prevede il trasferimento di tecnologie e competenze attraverso cooperazione ingegneristica, programmi di formazione e attività legate a progettazione, integrazione di sistemi e produzione. L’obiettivo indicato nel comunicato è rafforzare progressivamente la capacità industriale locale nel comparto navale militare.

Folgiero ha sottolineato che, “facendo leva sulle nostre competenze nella costruzione di unità navali ad alta complessità e nell’integrazione di sistemi, intendiamo contribuire allo sviluppo di capacità industriali locali e alla creazione di un ecosistema marittimo più resiliente”.

Per Norman Joesoef, “l’avvio di questa partnership conferma il nostro impegno nel rafforzare l’autonomia dell’industria della difesa indonesiana, sviluppando al contempo una collaborazione internazionale solida ed equilibrata”. Secondo il Presidente e Fondatore di Republikorp, “insieme a Fincantieri, vediamo un’importante opportunità per potenziare le capacità marittime del Paese, sviluppare competenze nazionali e contribuire a un ecosistema di difesa regionale più resiliente”.

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