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“Mi sento benedetto per il semplice fatto di essere vivo”: Afrojack, marito di Elettra Lamborghini, racconta l’incidente alla Gumball 3000

Momenti di paura per Afrojack, marito di Elettra Lamborghini, coinvolto in un incidente stradale durante la Gumball 3000, il rally internazionale che ogni anno attraversa diverse città con supercar e personaggi noti. Durante una delle tappe del percorso, un palo di alluminio ha colpito in pieno la sua Bentley Bentayga, sfondando il parabrezza del veicolo. A bordo, oltre al dj, c’era anche l’amico Nick Fuso, che si trovava alla guida al momento dell’impatto. Entrambi sono usciti illesi dall’incidente.

Il dj ha poi condiviso sui social le immagini dell’auto danneggiata, che mostrano chiaramente il vetro completamente distrutto. Una scena che ha fatto il giro del web per la dinamica potenzialmente molto pericolosa. “A volte la vita mi ricorda quanto sia fortunato ad essere qui”, ha scritto Afrojack, raccontando lo spavento e ringraziando anche l’amico che era al volante per aver mantenuto il controllo della vettura nonostante l’impatto improvviso.

L’episodio è avvenuto nel corso della Gumball 3000, evento non competitivo ma noto per la presenza di auto di lusso, influencer e celebrità, che ogni anno percorrono lunghe tratte su strada. Nonostante l’incidente, il gruppo ha deciso di proseguire il viaggio fino alla tappa finale. La manifestazione, pur essendo organizzata con misure di sicurezza, non è nuova a situazioni rischiose legate all’intensità del traffico e alla natura stessa del percorso, che attraversa strade aperte e contesti molto diversi tra loro.

Le parole di Afrojack a Elettra Lamborghini

Dopo lo spavento, Afrojack ha voluto rivolgere un pensiero anche alla moglie: “Grazie a mia moglie per esserci sempre, anche nei momenti più spaventosi”. Una dedica diretta a Elettra Lamborghini, con cui è sposato dal 2020. Infine, il dj ha condiviso un messaggio più personale con i suoi follower, e ha sottolineato ancora una volta la fortuna di essere uscito illeso dall’incidente: “A volte la vita mi manda un promemoria di quanto sono fortunato ad essere qui, benedetto con la mia famiglia, benedetto con i miei amici, e benedetto con il respiro, questa è stata la cosa più spaventosa che abbia mai visto e anche il mio amico @nickfuso, per @fritsvandeclips la seconda cosa più spaventosa grazie per l’avvertimento, grazie per questa vita, andiamo a prendere più vita e più musica!! grazie @nickfuso per non aver schiantato l’auto dopo il tuo momento di arrivo, e grazie al mio team (e @officialhardrock ) per averci portato ancora alla fine!! anche un grande grazie alla mia moglie per essere sempre stata lì per me anche nei momenti più spaventosi”.

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“Mi sono affacciata dalla tenda e ho visto una leonessa che lo aveva afferrato alla testa”: il racconto di Conny Kebbel dopo la morte del marito in Namibia

Bernd Kebbel, imprenditore e filantropo tedesco, è morto in seguito all’attacco di una leonessa durante una spedizione nel deserto della Namibia. Ora a raccontare quei momenti è la moglie Conny, che quella notte era nella tenda montata sul tetto del fuoristrada e ha assistito all’intera scena.

In un’intervista al Daily Mail, la donna ricorda il momento in cui si è svegliata all’improvviso: “È stato come se fosse stato colto di sorpresa e poi ho sentito ringhiare. Mi sono affacciata dalla tenda e ho visto una leonessa che aveva afferrato Bernd alla testa”, racconta.

Bernd Kebbel, 59 anni, era sceso dalla tenda intorno all’una e mezza del mattino per andare in bagno durante un campeggio nella regione del Kunene. Secondo la ricostruzione, la leonessa Charlie lo avrebbe aggredito all’improvviso trascinandolo verso la vegetazione.

Conny non è rimasta a guardare. È scesa dal veicolo e ha cercato di fermare l’animale colpendolo con un’asta recuperata da uno dei mezzi del gruppo. Un altro partecipante alla spedizione sarebbe intervenuto poco dopo utilizzando una torcia per allontanare la leonessa. Per il 59enne, però, non c’è stato nulla da fare.

Secondo quanto raccontato dalla vedova, il pericolo non era scampato neppure dopo l’attacco. “Tutti si sono rifugiati nelle auto perché Charlie rappresentava una minaccia“, spiega. La leonessa avrebbe continuato ad avvicinarsi al campo e, la notte successiva, avrebbe attaccato un altro gruppo di campeggiatori.

A quel punto le autorità della Namibia hanno deciso di abbatterla. Una decisione che non è stata accolta con favore dalla famiglia della vittima: “Non siamo arrabbiati. Abbiamo trovato la pace. Non volevamo che Charlie morisse. È successo in un luogo che io e Bernd amavamo”, ha detto Conny Kebbel.

Bernd Kebbel aveva dedicato anni e risorse economiche alla tutela dei leoni del deserto della Namibia, sostenendo progetti di ricerca e conservazione. Charlie, inoltre, era una leonessa conosciuta dagli studiosi e dal pubblico: faceva parte delle tre sorelle protagoniste del documentario Lions of the Skeleton Coast. Secondo gli esperti citati dal Daily Mail, l’animale era in condizioni di grave denutrizione.

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Il gorilla “filosofo” diventa il nuovo caso virale sui social: la storia di Kiyomasa e il “segreto” del suo Dna

Seduto in silenzio, con lo sguardo fisso davanti a sé e una posa che ricorda quella di chi è immerso nei propri pensieri. È così che un gorilla è riuscito a conquistare migliaia di utenti sui social, diventando in poche ore protagonista di meme, commenti e condivisioni. Il protagonista della vicenda si chiama Kiyomasa, un gorilla di pianura occidentale ospitato nello zoo e giardino botanico di Higashiyama, nella città giapponese di Nagoya. In un video diventato virale, l’animale appare seduto da solo mentre tiene un braccio incrociato sul petto e una mano vicino alla bocca, assumendo una postura che molti hanno interpretato come quella di qualcuno intento a riflettere profondamente.

Secondo le ricostruzioni circolate online, il filmato sarebbe stato registrato poco dopo un momento di tensione con la sua compagna. Un dettaglio che ha contribuito a rendere il video ancora più virale. In poche ore Kiyomasa è stato “memato” dagli utenti di tutto il mondo: la sua espressione assorta e lo sguardo fisso nel vuoto sono diventati il punto di partenza per battute, fotomontaggi e commenti ironici. C’è chi lo ha associato a chi ripensa a una discussione appena avuta, chi alle preoccupazioni della vita quotidiana e chi, più semplicemente, ha scherzato dicendo di sentirsi esattamente come lui dopo una lunga giornata. Da qui il soprannome di “gorilla filosofo”, che ha rapidamente accompagnato la diffusione del video sui social.

Il successo è nel DNA

Kiyomasa, 13 anni, non è inoltre un gorilla qualsiasi. È infatti figlio di Shabani, uno dei gorilla più celebri del Giappone, diventato negli anni una vera e propria attrazione per i visitatori dello zoo grazie alla sua notorietà sui social e all’affetto conquistato tra gli appassionati di fauna selvatica. Che stesse davvero riflettendo o semplicemente riposando, poco importa agli utenti della rete. Per molti, quel breve filmato è bastato per trasformare Kiyomasa nel nuovo fenomeno virale del momento.

Famous Gorilla Kiyomasa Goes Full Philosopher Mode

After a spat with his mate, he sat down for some deep contemplation — caught on camera in Japan.

Even gorillas need a moment to process…#Gorilla #Japan #Zoo #PNC pic.twitter.com/Ovdysz3q1Z

— People’s news Channel (@peoplesnews2024) June 9, 2026

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Spunta un cinghiale tra gli ombrelloni, poi entra in mare davanti a decine di bagnanti: la scena fa il giro dei social

Una presenza insolita ha attirato l’attenzione di residenti e turisti sul litorale di Agropoli, nel Cilento. Un cinghiale è stato infatti avvistato sulla spiaggia di San Marco, dove dopo aver raggiunto la battigia ha deciso di entrare in acqua, probabilmente alla ricerca di un po’ di refrigerio nelle ore più calde della giornata.

La scena, com’è ovvio, non è passata inosservata. Numerosi bagnanti hanno assistito all’episodio, e hanno ripreso l’animale con smartphone e videocamere. In pochi minuti immagini e filmati hanno iniziato a circolare sui social, suscitando curiosità e commenti tra gli utenti. Il cinghiale è rimasto in acqua per alcuni minuti, nuotando a breve distanza dalla riva sotto lo sguardo sorpreso dei presenti. Successivamente è tornato sulla spiaggia e si è allontanato senza causare problemi o situazioni di pericolo.

Non è la prima volta che un cinghiale viene avvistato in contesti insoliti nel Cilento. Negli ultimi anni la presenza di questi animali è stata segnalata sempre più spesso nei pressi di abitazioni, strade e località turistiche, soprattutto durante i mesi estivi. La ricerca di acqua e cibo, unita alle alte temperature, può infatti spingere gli esemplari a spostarsi verso aree frequentate dall’uomo.

@giornalista.cilen ???? Ospite inatteso tra i bagnanti: un cinghiale si rinfresca nel mare di Agropoli Tra i tanti turisti che stanno affollando le spiagge del lungomare San Marco ad Agropoli, oggi a catturare l’attenzione è stato un visitatore davvero insolito. Un cinghiale è stato avvistato mentre si rinfrescava nelle acque a pochi metri dalla riva, sotto gli occhi increduli di bagnanti e passanti. La scena ha subito attirato curiosità e smartphone, con numerosi video e fotografie condivisi sui social. Non è la prima volta che gli animali selvatici si spingono fino alle aree urbane e costiere del Cilento, ma vedere un cinghiale fare il bagno in mare resta uno spettacolo decisamente raro e sorprendente. ???? E voi lo avete visto? Condividete foto e video nei commenti. #Agropoli #Cinghiale #SanMarco #Cilento #Estate2026 ♬ sonido original – Juanma Juanma

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“Jennifer Garner pensa che il suo ex marito, Ben Affleck, dovrebbe rimanere single per un po’ di tempo”: le indiscrezioni pubblicate da Page Six

Jennifer Garner pensa che Ben Affleck dovrebbe prendersi una pausa dall’amore dopo il fallimento del matrimonio con Jennifer Lopez. A sostenerlo, nel pieno della stagione delle indiscrezioni sentimentali che animano Hollywood, è una fonte vicina all’attrice che, secondo quanto riportato da Page Six, ritiene che l’ex marito stia vivendo un momento particolarmente sereno e che farebbe bene a concentrarsi su se stesso.

“Jen pensa che potrebbe essere una buona idea per Ben prendersi una pausa dalle relazioni per un po’. Gli vuole molto bene e desidera solo il meglio per lui“, ha raccontato la fonte. “Dal suo punto di vista è più felice di quanto non sia stato da molto tempo e potrebbe essere salutare continuare a investire le sue energie su se stesso, sul lavoro e sulla famiglia invece di buttarsi subito in una nuova storia”.

Secondo l’insider, Garner non starebbe però cercando di influenzare le scelte sentimentali dell’ex marito: “Si fida di lui e delle sue decisioni e lo sosterrà qualunque cosa scelga di fare”.

Un’altra fonte, sempre citata da Page Six, sostiene invece che Affleck non abbia escluso del tutto l’idea di tornare a frequentare qualcuno. “Non chiude la porta agli appuntamenti e sarebbe aperto all’idea di rimettersi in gioco”, avrebbe spiegato. “Ha amici che si sono offerti di presentargli nuove persone, ma in questo momento è molto impegnato e non è sicuro di avere il tempo necessario per una relazione seria”.

Al momento, sempre secondo le indiscrezioni, le priorità dell’attore sarebbero soprattutto la famiglia e i numerosi progetti professionali in cantiere.

Affleck e Garner sono stati sposati dal 2005 al 2015 e hanno tre figli. Negli ultimi mesi i due sono stati avvistati insieme in diverse occasioni, alimentando il racconto di un rapporto rimasto particolarmente solido nonostante la separazione. Secondo fonti vicine agli ex coniugi, dopo il divorzio di Affleck da Jennifer Lopez avrebbero trascorso più tempo insieme che in passato, mantenendo un legame molto stretto legato soprattutto alla gestione della famiglia.

La storia tra Affleck e Lopez, invece, si è conclusa nell’agosto 2024 quando la cantante ha presentato la richiesta di divorzio nel giorno del secondo anniversario della loro cerimonia di nozze celebrata in Georgia.

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“Ho dormito insieme ad Achille Lauro ma non è successo niente. Raf è profumatissimo, ha un profumo buonissimo, barricato”: così Ema Stokholma

Ema Stokholma non nasconde nulla: dalla notte passata nello stesso letto con Achille Lauro ai traumi di un’infanzia segnata dagli abusi materni, fino alla scelta consapevole di non volere figli. In una lunga intervista rilasciata al settimanale “Chi“, la conduttrice radiofonica e televisiva ha affrontato il suo percorso di rinascita personale, svelando retroscena legati al mondo dello spettacolo e abitudini legate alla sua vita privata, come il rapporto rigenerante con gli animali da fattoria.

I retroscena musicali: Achille Lauro e l’attenzione per i profumi

Ripercorrendo le sue esperienze dietro le quinte del Festival di Sanremo, Stokholma ha chiarito la natura del suo rapporto con Achille Lauro. “Io e Lauro abbiamo dormito insieme ma non è successo niente”, ha dichiarato in modo diretto. Una precisazione simile ha riguardato il rapper Samuray Jay, definito una persona adorabile ma con il quale ha smentito qualsiasi coinvolgimento romantico. La speaker ha inoltre rivelato una forte attenzione per le fragranze maschili dei cantanti italiani, stilando una personale valutazione olfattiva: “Con Francesco Renga andrei a cena. È simpatico, è autoironico, ed è molto profumato. Lo è anche Sal Da Vinci. Io sono fissata con i profumi. Raf è profumatissimo, ha un profumo buonissimo, barricato”.

Il rifugio in campagna e la pet-therapy con le capre

Dietro l’immagine pubblica e televisiva, Stokholma coltiva una profonda connessione con la vita rurale e la natura, in particolare durante i suoi ritorni in Francia. Il contatto con gli animali rappresenta per lei una vera e propria valvola di sfogo per gestire le tensioni quotidiane. Parlando della sua routine in campagna, ha esaltato i benefici degli animali da fattoria: “Le capre sono degli animali indipendenti, basta che gli costruisci un riparo e poi passano la giornata a brucare erba. Sono animali pacifisti, convivono con le galline che passeggiano su di loro, è fantastico! La famosa pet-therapy”.

I traumi infantili e il supporto di Andrea Delogu

Il percorso per raggiungere l’attuale stabilità ha richiesto un intenso lavoro psicologico. Stokholma ha spiegato di aver dovuto imparare a gestire la rabbia e l’insicurezza. Un ruolo decisivo in questo processo è stato svolto dalla collega Andrea Delogu: “È stata la prima a chiedermi veramente della mia vita. E, raccontandogliela, ho superato la vergogna. E ho trovato il coraggio di scrivere la mia storia in un libro”. Nel suo libro autobiografico “Per il mio bene”, la conduttrice analizza l’infanzia trascorsa in Francia con un padre assente e una madre violenta. Le sue dichiarazioni rifiutano la logica del vittimismo per concentrarsi sulla reazione personale: “Lo so che dà fastidio parlare di una madre in un determinato modo, so che è difficile parlare di solitudine, di disagio mentale, ma a qualcuno può essere utile. Dobbiamo anche essere forti, reagire, perché ci sono persone che non si possono permettere di essere fragili. E non è neanche giusto dire: io sono così perché ho avuto un’infanzia difficile. Ci lavori, per non fare male a te stesso e agli altri”.

La scelta di non avere figli, il nuovo amore e la natura

Sul fronte sentimentale, la conduttrice ha confermato di aver ritrovato l’amore dopo un lungo periodo:”Ho incontrato una persona e sono molto innamorata ed è bello, era da tanto che non mi succedeva. Con il mio ragazzo sono espansiva, io che non sono abituata agli abbracci nemmeno con le mie amiche”. Resta invece ferma la sua posizione sulla maternità, vissuta senza alcun senso di colpa: “Io parlo di libertà. Ho fatto tanta fatica a trovare un equilibrio, ad avere il mio spazio, e non voglio rimettere tutto in discussione. So che sarei una brava madre e so che sarei totalmente dedita a un figlio. Ma so anche di essere molto egoista e non tutti ci sentiamo pronti per questa scelta e non dobbiamo sentirci in colpa”. Infine, uno sguardo al futuro lavorativo e alle ambizioni personali: nonostante il successo in radio (“metterei la firma per continuare così”), l’obiettivo intimo di Ema Stokholma rimane legato all’arte visiva: “Oggi il mio obiettivo è fare la pittrice. Questo è il mio grande sogno”.

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“Mentre registravamo 4 Hotel una donna delle pulizie e un cameriere stavano facendo sesso nello sgabuzzino, furono licenziati. Il topper? Sì, ma a una condizione”: Bruno Barbieri racconta

“In quattro giudici eravamo troppi, con l’ospite arrivavamo a cinque. In tre è il numero giusto, ognuno di noi ha un minutaggio, questo è il trio perfetto: abbiamo caratteri diversi, ci divertiamo molto anche nel backstage. Arrivi alle 8 del mattino e vai a casa alle 8 di sera, è un programma complesso ma 4 Hotel è più duro perché vai in mezzo alla gente e non sei blindato in studio”. Ospite del podcast Tintoria, Bruno Barbieri ha raccontato aneddoti e retroscena della sua lunga carriera televisiva, a partire da MasterChef.

Lo chef ha parlato anche del rapporto con gli altri giudici del cooking show Sky: “Giorgio Locatelli lo chiamiamo l’avvocato, la Regina… io e Antonino (Cannavalcciulo, ndr) lo prendiamo in mezzo. Giochiamo a ping pong tra una scena e l’altra, è tutto vero”.

Se MasterChef gli ha regalato una grande popolarità televisiva, 4 Hotel lo ha invece portato a visitare centinaia di strutture in Italia e all’estero. Un’esperienza che gli ha permesso di accumulare storie di ogni genere. “Ho dormito in circa 650 letti. All’inizio avevamo le telecamere accese nelle stanze, io non mi ricordavo e girai nudo, mi è venuto in mente il giorno dopo: chissà il montatore…”, ha raccontato.

Tra gli episodi più curiosi anche uno avvenuto durante una registrazione in un albergo sul mare: “Mentre dovevo registrare una puntata in un hotel sul mare fummo disturbati da una donna delle pulizie e un cameriere che stavano facendo sesso nello sgabuzzino dei detersivi. Li abbiamo lasciati fare, ce ne siamo andati fuori noi. Loro però furono licenziati, anche la proprietà aveva sentito tutto”.

Non manca poi una precisazione su uno degli elementi che Barbieri considera fondamentali per il comfort degli ospiti: il topper. Lo chef ribadisce infatti che “deve essere solo in piuma d’oca“.

Gli aneddoti, però, risalgono anche a molto prima della televisione. Ripensando agli anni trascorsi in cucina, Barbieri ricorda una vicenda vissuta in un albergo di Verona: “Ora lo posso dire perché l’hotel è chiuso. Lavoravo al ristorante in questo hotel bellissimo a Verona: vennero questi due clienti tedeschi, una coppia giovane, persone molto ricche, proprietarie di supermercati in Austria. Praticamente procacciavano altre coppie. La governante nella loro stanza trovò dei falli di plastica…”.

E tra un ricordo e l’altro emerge anche un dettaglio inatteso sulla sua giovinezza: “Andavo a ballare alla discoteca La Mecca travestito da Renato Zero, ero un sorcino”. E non manca una chicca sul look, sempre ricercato: A Roma mi sono fatto fare le scarpe per la finale di Masterchef dallo stesso artigiano che le fa a Papa Leone. Sono due peruviani che abitano a Roma da 25-30 anni. Ho chiesto inserti dorati, le ho già immaginate con lo smoking che metterò”.

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“Non è vero che non ricorda il nome di mia figlia, hanno fatto un casino”: Ignazio Moser difende il padre Francesco dopo le polemiche

Ignazio Moser è intervenuto per chiarire le polemiche nate dopo alcune dichiarazioni del padre, Francesco Moser, finite al centro del dibattito per il presunto “vuoto di memoria” sul nome della nipotina Clara Isabel: “Hanno fatto un casino, non molto carino in realtà. Mio papà viene strumentalizzato nelle sue dichiarazioni”, ha spiegato l’ex ciclista in un’intervista a My Personal Trainer.

Le parole del campione trentino avevano infatti fatto discutere. In un’intervista a Oggi aveva raccontato: “Una volta mi ricordo uno, una volta mi ricordo l’altro. Non capisco niente adesso, come la chiamo?”, riferendosi al fatto che la nipote abbia due nomi. Ignazio ha però respinto l’interpretazione circolata online: “Il titolo, diciamo, ovviamente clickbait per tirare su ascolti, è stato: ‘Francesco Moser non sa neanche come si chiama sua nipote’. Mio papà viene sempre un po’ strumentalizzato nelle sue dichiarazioni, perché è uno molto molto diretto, molto burbero nei modi. Lui lo è sempre stato con noi figli e lo è anche con i giornalisti quando poi si trova a fare dichiarazioni o a fare interviste, quindi viene sempre un po’ traviata la sua dichiarazione”.

Sul rapporto familiare, Ignazio ha voluto chiarire: “Abbiamo un bel rapporto, non è di molte parole però ci vogliamo bene”. E ancora: “Ci capiamo, magari anche non parlando tanto. Anche il rapporto con Cecilia Rodriguez non avrebbe mai creato tensioni: “Lui si è fatto questa immagine di cattivo della nostra storia, ormai il suo ruolo viene sempre cavalcato e cercato di far uscire in quel modo”.

Le precedenti dichiarazioni di Francesco Moser

In precedenza lo stesso Francesco Moser aveva commentato il rapporto con i figli: “Bisogna lasciarli liberi”, aveva detto, aggiungendo che “fanno una vita tutta loro”. E sul figlio Ignazio aveva ricordato il percorso sportivo e il cambio di vita: “Ha corso fino ai 23-24 anni… e poi dopo è andato a fare il Grande Fratello e lì è cambiata la sua vita”.

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La classifica dei Paesi più sicuri al mondo dove viaggiare nel 2026: l’Islanda resta sul podio, male l’Italia in calo. Nella top 10 anche Austria e Irlanda

In un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche crescenti, frammentazioni territoriali e un aumento globale dei conflitti armati, la sicurezza non è più un dettaglio secondario, ma il criterio principe nella scelta della meta delle proprie vacanze. A tracciare la rotta dei luoghi in cui poter esplorare le città, usare i mezzi pubblici e muoversi liberamente a qualsiasi ora del giorno e della notte è l’edizione 2026 del Global Peace Index (GPI). Lo studio, curato dall’Institute for Economics and Peace, analizza 163 territori indipendenti valutando parametri come il tasso di criminalità, la militarizzazione e la stabilità sociale. Registrando un calo globale della pace planetaria dello 0,7%, l’indice offre ai viaggiatori internazionali una bussola fondamentale. Oltre alla tradizionale — e immaginabile — stabilità della Svizzera neutrale, le prime posizioni riservano ascese silenziose e ritorni importanti.

L’Islanda intoccabile al vertice

Per il diciannovesimo anno consecutivo, l’Islanda domina incontrastata la vetta del mondo. Questa magnifica isola vulcanica nordica spicca per la totale assenza di un esercito permanente, indici di microcriminalità quasi inesistenti e una coesione sociale straordinaria basata sulla reciproca fiducia tra i cittadini. Per i viaggiatori, questo si traduce nella totale serenità nell’esplorare sia i vicoli della capitale Reykjavik sia le aree più remote per ammirare geyser, cascate, vulcani e ghiacciai.

Il Pacifico australe e il rigore di Tokyo

Al secondo posto, scalando una posizione rispetto allo scorso anno, si piazza la Nuova Zelanda. Il Paese dell’Oceania registra il punteggio più basso per le tensioni interne ed esterne dell’intera area Asia-Pacifico, attirando turisti in cerca di grandi spazi incontaminati, fiordi e ritmi di vita rilassati. La vera rinascita asiatica è però rappresentata dal Giappone, che riconquista un posto d’onore nella top 10 planetaria: il drastico abbattimento delle dispute interne sociali, unito al leggendario senso civico e all’organizzazione urbana meticolosa, garantisce metropoli perennemente sicure.

La certezza elvetica e la sorpresa slovena

A occupare il terzo gradino del podio è la Svizzera. Oltre al celebre status di neutralità, città come Zurigo, Ginevra e Berna garantiscono un’infrastruttura logistica impeccabile e tassi di criminalità minimi. Subito dietro l’efficienza elvetica si posiziona la Slovenia, vera rivelazione della classifica: salita di due posizioni fino al quarto posto assoluto, la nazione balcanica si sta affermando silenziosamente come rifugio ideale, attirando chi fugge dal turismo di massa verso oasi naturalistiche come il lago di Bled e centri storici intatti e sicuri. A chiudere la top five c’è l’Irlanda, terra che bilancia paesaggi rurali e coste spettacolari con una solidissima stabilità sociale e una rinomata ospitalità.

Le altre conferme e il calo dell’Italia

Subito fuori dalle prime cinque posizioni, la classifica dei paradisi sicuri prosegue con l’Austria, il Portogallo (meta prediletta degli expat internazionali), la città-Stato di Singapore (famosa per l’intransigenza sull’ordine pubblico) e la Finlandia. Per quanto riguarda l’Italia, il Paese scivola di due gradini, passando dal 33° al 35° posto globale. Dal punto di vista turistico, la Penisola continua a garantire una permanenza serena ai visitatori, ma l’indagine scientifica penalizza la flessione economica strutturale e l’alto debito pubblico, fattori che espongono la nazione agli choc geopolitici derivanti dalle tensioni internazionali. Restano invece in fondo alla graduatoria, come territori meno pacifici e sconsigliati, Russia, Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Ucraina e Israele.

La top 10

  1. Islanda
  2. Nuova Zelanda
  3. Svizzera
  4. Slovenia
  5. Irlanda
  6. Austria
  7. Portogallo
  8. Singapore
  9. Finlandia
  10. Giappone

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“Ho vinto un reality e 100 mila euro di premio ma non ho potuto parlarne pubblicamente per vicende legali”: la rivelazione di Davide Donadei

A quasi due anni di distanza, Davide Donadei è tornato a parlare di The Social Home, reality a cui aveva partecipato e che, a suo dire, aveva vinto. Lo ha fatto con un lungo post pubblicato sui social, spiegando di aver scelto il silenzio fino a oggi per via di questioni legali ancora aperte.

“Questa è la foto di quando ho vinto The Social Home“, scrive a corredo di uno scatto che lo ritrae con una coppa. Donadei racconta che il format prevedeva circa venti concorrenti, inizialmente divisi in squadre e poi sottoposti a eliminazioni progressive fino alla finale.

Secondo il suo racconto, però, il reality non avrebbe mai completato il percorso previsto. “Ho vinto il reality e anche un premio di circa 100 mila euro, ma purtroppo non tutte le persone agiscono con correttezza. Io, insieme a molti altri concorrenti e professionisti coinvolti nel progetto, alcuni anche molto conosciuti nel mondo social e televisivo, ci siamo ritrovati con una grande delusione”.

L’ex tronista fa poi riferimento a presunte analogie con The Fifty: “Fa ancora più effetto ripensarci oggi, vedendo format come The Fifty su Amazon, perché le somiglianze sono davvero tante”.

Non manca il riferimento a vicende giudiziarie ancora in corso: “Per molto tempo, per vicende legali ancora in corso, non ho potuto parlarne pubblicamente”. Nonostante tutto, Donadei rivendica con orgoglio quell’esperienza: “Una cosa nessuno potrà mai togliermela: quel programma l’ho vinto io”.

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“Non mi fidanzerò mai più con un atleta, ho fatto una lista di 33 punti non negoziabili con i requisiti necessari”: l’annuncio di Morgan Riddler dopo la rottura con il tennista Taylor Fritz

Dopo quasi sei anni di relazione e una vita trascorsa a bordo campo per sostenere il tennista Taylor Fritz, l’influencer Morgan Riddle chiude definitivamente il capitolo sentimentale legato agli sportivi professionisti. La rottura tra i due ventottenni, avvenuta ad aprile e confermata in esclusiva dalla rivista People, segna l’inizio di una nuova fase per la creatrice di contenuti, che ha voluto mettere in chiaro una regola imprescindibile per il suo futuro: il prossimo partner non dovrà in alcun modo essere uno sportivo.

Il veto sugli atleti e i requisiti per il futuro

In una recente intervista rilasciata a Elle, Riddle ha tracciato il profilo per le sue prossime relazioni, elencando una serie di caratteristiche specifiche e lontane dalle dinamiche del circuito agonistico. L’influencer ha precisato di essere alla ricerca di un compagno in grado di garantire “allineamento politico, obiettivi di vita condivisi, intimità intellettuale”: “Ho fatto una lista di 33 punti non negoziabili – ha chiarito -. Ci sono cose basilari come la condivisione di idee politiche, obiettivi di vita comuni, intimità intellettuale, niente scommesse sportive o giochi d’azzardo, solo persone che mi rendono felice”. A queste prerogative ha affiancato un’esclusione categorica, dichiarata in modo esplicito alla testata: “Non uscirò mai più con un atleta”.

L’annuncio atipico e i rapporti con l’ex

La fine della storia era emersa pubblicamente in modo inusuale: Riddle aveva pubblicato sui propri canali social un’immagine che la ritraeva con indosso una maglietta con la scritta “World’s Best Ex-Girlfriend” (La migliore ex fidanzata del mondo). Nelle settimane seguenti, ha condiviso vari contenuti legati alla fine dell’amore e alla sua nuova quotidianità, rifiutando però di conformarsi ai comunicati standard utilizzati dai personaggi pubblici in occasione delle rotture.

“Quando finiscono le relazioni pubbliche, è prassi fare una sorta di dichiarazione su Instagram o un video”, ha spiegato l’influencer. “Ho provato a scriverla un paio di volte e mi sono detta: ‘Questa non sono io'”. Nonostante l’assenza di un comunicato congiunto formale, Riddle ha chiarito che lei e l’ex compagno sono rimasti “in buoni rapporti”. Sulle dinamiche dell’allontanamento, però, le informazioni fornite a People presentano versioni divergenti: una fonte sostiene che sia stata la stessa Riddle a chiudere la storia, mentre un’altra definisce la separazione come una decisione reciproca.

La popolarità nel tennis e la difesa di Fritz

Fritz e Riddle avevano iniziato a frequentarsi nel giugno del 2020. L’influencer si era integrata rapidamente nelle logiche del circuito professionistico, guadagnando una forte esposizione mediatica grazie a un video virale su TikTok in cui dichiarava che la sua missione era “rendere il tennis di nuovo cool”. L’iniziativa aveva sollevato le critiche dei tifosi più tradizionalisti, ma Fritz si era esposto pubblicamente per difenderla durante una conferenza stampa al torneo Indian Wells Masters del 2022: “Penso che quello che ha fatto sia stato fantastico per il nostro sport. Ha attirato l’attenzione di un sacco di persone”, dichiarò all’epoca il tennista. “Non capisco come qualcuno possa arrabbiarsi per questo. Sono io il giocatore professionista, sono io che faccio questo per vivere, e sono d’accordo al 100 percento con tutto ciò che c’è in quel video”.

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“Il malanno è andato a colpire proprio quello che è sempre stato un mio motivo di vanto, la capacità polmonare. Ma mi avete dato fiato per continuare”: Claudio Baglioni torna sui social

“Otto giorni fa ho fatto un annuncio attraverso un videomessaggio, uno dei più difficili della mia intera carriera, sicuramente il più difficile di questa fase così significativa della mia vita: quello di essere costretto a rinviare di un anno il progetto GrandTour La Vita è adesso“. Inizia così il video pubblicato da Claudio Baglioni sui social per ringraziare le tante persone che gli hanno manifestato affetto e vicinanza dopo la notizia dello stop.

Nei giorni scorsi il cantautore aveva annunciato il rinvio del tour a causa dei postumi di una polmonite interstiziale. Seduto al pianoforte, Baglioni spiega le ragioni della scelta: “Perché un anno intero? Perché quelli erano i luoghi giusti per questo itinerario, che non è soltanto artistico ma anche umano e documentaristico. Mi seccava doverlo modificare per una costrizione, per un malanno che andava a colpire proprio quello che è sempre stato uno dei miei motivi di vanto: la capacità polmonare”.

L’artista ricorda quindi un episodio: “Quando studiavo canto mi fecero misurare la capacità respiratoria e risultò superiore ai sette litri, un valore considerevole. Me ne sono sempre vantato. Con i colleghi scherzavamo e facevamo a gara a chi riusciva a tenere le note più lunghe”.

Da qui anche il ricordo di un episodio avvenuto 41 anni fa, durante uno dei concerti del primo tour de La Vita è adesso allo stadio Flaminio di Roma. “L’Istituto di Medicina dello Sport monitorò la mia capacità respiratoria durante lo spettacolo. I medici si meravigliarono perché, pur essendo un cantante, sembravo quasi un atleta di fondo“.

Proprio per questo, ammette Baglioni, la malattia lo ha colpito anche sul piano emotivo: “Essere fermato proprio da ciò che avevo sempre considerato un gioiello da esibire mi ha messo in serio imbarazzo e in grave disagio. Però ho pensato che questo tempo potrà servire anche a rimettere a posto alcune cose, a riprendere tecniche nuove di emissione vocale e di utilizzo del respiro che stavo già sperimentando prima dell’interruzione”.

Il cuore del videomessaggio arriva però nel finale, dedicato ai fan: “In questi otto giorni abbiamo sentito un riscontro straordinario di interesse, attenzione, cura e affetto. Non era scontato. Una situazione del genere può anche prestarsi a essere dileggiata. Invece abbiamo percepito un vento favorevole, un respiro che a volte fa bene quanto le medicine e aiuta perfino i farmaci a fare meglio il loro lavoro”.

Poi il ringraziamento conclusivo, affidato a una citazione della sua canzone più celebre: “C’è un verso de La Vita è adesso che dice: ‘E un altro che ti dia respiro e che si curvi verso te‘. Ecco, io ho visto questo curvarsi. Un po’ come facciamo noi artisti sul palco. Per una volta ho immaginato persone che si inchinavano per comprendere e soccorrere questa situazione, dandomi il fiato necessario per continuare a suonare e cantare. Perché La Vita è adesso”.

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“Chi tocca uno di noi, tocca tutti quanti”: Lele adani si filma mentre sfreccia in motorino cantando Geolier, il video su TikTok fa discutere

Casco in testa, occhiali scuri e Lele Adani in sella a uno scooter mentre canta Geolier e si filma con lo smartphone. Il video, pubblicato su TikTok, ha fatto rapidamente il giro dei social, tra chi lo ha preso come un contenuto leggero e chi invece ha sollevato qualche perplessità. In accompagnamento al post, Adani ha aggiunto anche una frase piuttosto netta come descrizione: “Chi tocca uno di noi, tocca tutti quanti”. Nel filmato, Adani guida nel traffico urbano con una mano sul manubrio e l’altra impegnata a riprendersi. Un dettaglio che, al di là del tono scherzoso del contenuto, entra in contrasto con quanto previsto dal Codice della Strada.

L’articolo 173 vieta infatti l’uso di dispositivi elettronici durante la guida, quindi non solo telefonate o messaggi, ma anche la semplice registrazione di video mentre il veicolo è in movimento. Le sanzioni possono arrivare fino a 1.697 euro, con la possibilità, nei casi più gravi, della sospensione della patente. Nel video il casco è regolarmente indossato, ma è proprio l’uso del telefono durante la marcia ad aver attirato l’attenzione degli utenti, che hanno fatto notare come la situazione possa rientrare tra le violazioni del codice della strada.

Verso i Mondiali 2026

La pubblicazione del video arriva in un momento di forte visibilità per Lele Adani, che nei prossimi mesi sarà coinvolto nella copertura dei Mondiali 2026. L’evento, tra i più seguiti al mondo, porterà nuovamente l’ex difensore al centro della scena televisiva sportiva con le sue analisi e commenti dedicati alla competizione.

@leleadani Chi tocca uno di noi, tocca tutti quanti @Geolier ♬ audio originale – leleadani

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“Una cascata di liquami ci ha travolto mentre mangiavamo, eravamo bagnati da capo a piedi. I bambini sono rimasti scioccati e in lacrime”: la disavventura in un fast food a La Spezia

Quello che doveva essere un pranzo informale tra amici si è trasformato in un’esperienza da dimenticare per due coppie della provincia de La Spezia, accompagnate dai rispettivi figli piccoli. Seduti ai tavoli di una nota catena di fast food per consumare hamburger e patatine, si sono ritrovati improvvisamente investiti da una copiosa fuoriuscita di liquido proveniente dall’impianto fognario del locale. L’episodio è avvenuto nel primo pomeriggio di lunedì 8 giugno. In seguito all’accaduto, l’Asl ha disposto la sospensione dell’attività dell’esercizio commerciale, mentre sulla vicenda sono state avviate verifiche da parte delle autorità competenti.

Come riportato da “La Nazione”, alcuni segnali di criticità erano emersi già al momento dell’arrivo delle due famiglie nel locale. “Appena entrati nel locale, abbiamo chiesto di poter accompagnare i bambini ai servizi igenici. Ci è stato risposto che tutti i bagni erano fuori uso senza offrirci ulteriori spiegazioni. Quindi ci siamo accomodati ai tavoli assegnati”, raccontano i clienti coinvolti.

Una volta seduti, il gruppo avrebbe notato la presenza di diversi tecnici impegnati a controllare ripetutamente il controsoffitto nella zona dei tavoli. Un’attività che, in quel momento, non aveva destato particolari sospetti. La situazione è precipitata poco dopo. “Pochi minuti dopo, la pressione nelle tubature ha fatto saltare in aria un pannello del soffitto e si è improvvisamente riversata una grande quantità di liquido fognario che ci ha investiti completamente come una vera e propria cascata. Siamo stati bagnati da capo a piedi, compresi i due bambini presenti che sono rimasti scioccati e in lacrime, mentre gli adulti cercavano di capire come fosse avvenuto. I tecnici hanno confermato che si trattava di acque scure”.

Al via gli accertamenti sul caso

Oltre allo choc per quanto accaduto, le famiglie hanno manifestato preoccupazione per le possibili conseguenze sotto il profilo igienico-sanitario. Nel mirino anche la gestione dell’emergenza da parte del personale del fast food: “Dopo l’accaduto nessun membro del personale ha prestato assistenza al gruppo, non ci sono stati forniti né fazzoletti né asciugamani o altro per pulirci. E non abbiamo ricevuto neanche le scuse”. Dopo l’intervento della polizia locale e degli altri enti competenti, i clienti hanno deciso di formalizzare un esposto. “Abbiamo sporto denuncia affinché vengano svolte tutte le verifiche necessarie e sia fatta piena chiarezza sull’accaduto”. Sulla vicenda sono ora in corso gli accertamenti delle autorità, chiamate a ricostruire la dinamica dell’incidente e a verificare eventuali responsabilità legate alla manutenzione degli impianti e alle procedure di sicurezza adottate dal locale.

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“Ne ho abbastanza di essere insultato dalle persone quando chiedo loro di non parcheggiare sul nostro terreno”: allevatore imbratta con letame le auto parcheggiate

Le immagini hanno fatto rapidamente il giro del web: decine di automobili parcheggiate in un prato verde, ricoperte da schizzi di liquame. A compiere il gesto è stato un allevatore del Lake District, una delle aree naturalistiche più frequentate della Gran Bretagna, esasperato da anni di comportamenti considerati irrispettosi da parte dei visitatori. Una protesta clamorosa che ha acceso un dibattito ben più ampio sul rapporto, spesso complicato, tra turismo e comunità locali.

Secondo quanto riportato da “Il Dolomiti”, dietro l’episodio non emerge solo la reazione di un singolo agricoltore, ma un disagio più ampio segnalato da chi vive e lavora in aree rurali e montane. Nei periodi di maggiore afflusso turistico, queste zone si trovano spesso a gestire flussi concentrati e comportamenti non sempre compatibili con le attività locali. L’allevatore ha spiegato le ragioni del gesto al Daily Mail e ha sottolineato la crescente frustrazione legata a comportamenti ritenuti problematici da parte dei visitatori: “Non vado fiero di quello che ho fatto. Sono semplicemente stufo di come i turisti trattano il Lake District. Ne ho abbastanza di essere insultato dalle persone quando chiedo loro di non parcheggiare sul nostro terreno”.

Il caso, dunque, rimette al centro il tema del rapporto tra attività turistiche e tutela dei territori. Da un lato c’è la fruizione della natura da parte dei visitatori, spesso concentrata in brevi periodi e nel fine settimana; dall’altro le esigenze di chi in quei luoghi vive stabilmente e vi svolge attività lavorative.

Non solo Lake District: anche in Italia aumenta il malcontento contro il turismo “mordi e fuggi”

Il fenomeno non riguarda soltanto il Regno Unito. Anche in molte località italiane, dalle Alpi agli Appennini, cresce il confronto tra residenti e visitatori. Sentieri affollati, prati trasformati in aree picnic improvvisate, parcheggi selvaggi e abbandono di rifiuti sono criticità che si ripetono ogni stagione. In alcuni casi si è arrivati a misure controverse, come l’installazione di barriere o sistemi di accesso controllato in aree private particolarmente esposte all’afflusso turistico.

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“Ha avuto un malore fatale durante una passeggiata serale, l’hanno trovato privo di sensi e non si è più ripreso”: morto William Hasley, lo sceneggiatore dei Puffi

Un’escursione serale lungo i sentieri del Runyon Canyon, una delle aree naturalistiche più battute e frequentate sulle colline di Hollywood a Los Angeles, si è conclusa in tragedia. Sabato scorso, un uomo di 78 anni è stato rinvenuto privo di sensi lungo il tracciato. L’allarme ha fatto scattare l’intervento immediato dei soccorritori del dipartimento dei vigili del fuoco di Los Angeles, supportati dall’impiego di un elicottero per raggiungere rapidamente la zona impervia. Nonostante le manovre di assistenza medica prestate sul posto, l’escursionista non ha mai ripreso conoscenza ed è stato dichiarato clinicamente morto. Dopo oltre 24 ore di procedure e accertamenti, le autorità hanno confermato ufficialmente l’identità della vittima: si tratta di William Hasley, celebre sceneggiatore televisivo noto a livello globale per aver firmato numerosi episodi del cartone animato cult “I Puffi”.

Come riportato dal quotidiano statunitense New York Post, le cause cliniche del decesso restano al momento ignote e sono in corso gli accertamenti medico-legali per stabilire se a stroncare l’autore sia stato un malore improvviso o una fatale caduta accidentale.

Da Hanna-Barbera a Oliver Stone: la carriera di Hasley

Nato a Pittsburgh, in Pennsylvania, nel 1948, Hasley si era formato alla Marshall University prima di farsi strada nell’industria dell’intrattenimento americano. I suoi primi passi di successo sono avvenuti proprio nel settore dell’animazione, dove ha consolidato collaborazioni continuative con colossi della produzione come Hanna-Barbera e Filmation. Oltre al lavoro dietro le quinte de “I Puffi”, la sua firma è apparsa anche tra i crediti della serie animata “Alberone”.

La sua produzione non si è limitata ai prodotti per l’infanzia, estendendosi alla serialità live-action e a progetti per i network nazionali. Hasley ha infatti sviluppato numerosi episodi pilota per le emittenti statunitensi e scritto sceneggiature per produzioni televisive come “I ragazzi della prateria” e “Swift Justice”. Negli anni, il suo bagaglio tecnico gli ha permesso di collaborare con figure di primo piano del panorama hollywoodiano e culturale, affiancando il regista premio Oscar Oliver Stone e lo scrittore Gerald Green.

L’impegno nella scrittura ha toccato anche il settore dell’editoria: Hasley è stato infatti co-autore di “Chasing the Wind”, l’autobiografia ufficiale del celebre pioniere dell’aviazione Steve Fossett. Alla prolifica attività professionale, l’autore ha affiancato per anni la carriera accademica, trasmettendo le basi della sceneggiatura alle nuove generazioni come docente di scrittura presso l’Università della California di Los Angeles (UCLA).

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Confermato il passaggio di Milo Infante a Mediaset: avrà una prima serata e sarà condirettore di VideoNews

TeleMeloni perde un altro volto di punta“, annuncia Dagospia confermando l’indiscrezione di Davide Maggio: “Milo Infante passa a Mediaset. Infante ha confermato, come già detto lunedì ai vertici Rai, le sue dimissioni da conduttore e vicedirettore degli Approfondimenti”, fa sapere la testata diretta da Roberto D’Agostino. “Faremo di tutto per trattenerlo”, aveva fatto sapere la Rai ma la soluzione, economica e non solo, non è stata trovata. La notizia infiamma il telemercato estivo, con il passaggio al Biscione per il giornalista è in arrivo un doppio ruolo. In primis dirigenziale come condirettore della struttura VideoNews, affiancando Siria Magri, in secundis come conduttore di una prima serata di cronaca. Con modalità e collocazione da definire.

Il tam tam mediatico ha favorito diverse ricostruzioni, rivelatesi errate: non sarebbero mai state sul tavolo delle trattative la conduzione di “Quarto Grado” e “Dentro la notizia“, titoli che saranno condotti da Gianluigi Nuzzi anche il prossimo settembre, e nemmeno l’ipotesi di una striscia quotidiana. Infante è reduce da una stagione record, al pomeriggio “Ore 14” si è avvicinato spesso al 10% di share e in prima serata ha ottenuto lo stesso risultato battendo, a sorpresa, proprio “Quarto Grado” di Nuzzi. “C’è una frase che mi ha sempre accompagnato, io amo molto i libri di Stephen King: ‘Ci sono altri mondi al di fuori di questo’. E quindi vedremo, quello che sarà lo vedremo. Grazie a tutti, grazie di cuore”, aveva detto il giornalista al momento dei saluti nell’ultima puntata.

Negli ultimi mesi, nonostante i numeri positivi, Infante era finito nel mirino di Bruno Vespa che in diretta tv aveva protestato per la messa in onda in contemporanea di “Porta a Porta” e “Ore 14 di Sera. Al pomeriggio aveva accettato l’arrivo di una striscia informativa di Tommaso Cerno, “Due di picche” in onda dopo il Tg2 e prima di “Ore 14”. E per finire lo scontro con Roberta Bruzzone. La rottura tra la criminologa e il giornalista era avvenuta, dopo una lunga collaborazione, lo scorso novembre. Nei giorni scorsi Infante aveva segnalato il comportamento social di Roberta Bruzzone al Comitato etico della Rai oltre che ai direttori Rai di competenza.

E la Rai ha commentato l’avvenuto passaggio del conduttore al Biscione con una nota: “Si conclude la collaborazione professionale con Milo Infante, in seguito alla sua lettera di dimissioni formalizzata questa mattina al capo del personale. Nel ringraziarlo per l’attività svolta nel corso degli anni nelle strutture editoriali e produttive della Rai, l’Azienda gli rivolge i migliori auguri per il prosieguo del proprio percorso professionale”.

E a stretto giro, la conferma del Biscione: “Milo Infante entra a far parte del Gruppo Mediaset. Giornalista, autore e conduttore tra i professionisti più autorevoli e apprezzati della televisione italiana, Infante sarà da subito al lavoro con il vertice aziendale per sviluppare nuovi progetti editoriali e televisivi. Il giornalista avrà inoltre un ruolo di vertice nell’area dell’informazione del Gruppo, contribuendo alla definizione delle strategie e allo sviluppo dell’offerta news di Mediaset”.

Poi le parole del giornalista: “Mediaset per me è un punto di arrivo. Ringrazio Pier Silvio Berlusconi per la fiducia e per l’opportunità di entrare a far parte di una realtà che rappresenta da sempre un punto di riferimento per la televisione italiana. Affronto questa sfida con entusiasmo, curiosità e con la voglia di mettere la mia esperienza al servizio di nuovi progetti e nuove idee”.

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“Ho perso 14 kg, una grave forma di depressione mi ha accolto di notte e ha cominciato a mangiarmi da dentro e non se n’è andata per tre interminabili mesi”: la confessione di Gianmarco Pozzoli

“Bisogna toccare il fondo per riemergere, ma toccarlo veramente. E poi scavare fino a quasi arrivare alla Cina. E nel mentre: tanta fatica. In meno di un anno ho perso tutto. Il lavoro, un matrimonio. La Pozzolis Family è solo un ricordo e non è facile. Ero a Roma lontano da tutto, nel periodo più buio della mia vita. Ero ormai indifferente alla gioia. Io la leggerezza non sapevo più che cosa fosse”.

Ammettere il proprio disagio psichico nell’arena semplificatrice e polarizzata dei social network richiede coraggio. Gianmarco Pozzoli, cinquantaquattrenne comico milanese noto al grande pubblico per il progetto “The Pozzolis Family” – chiuso a seguito della separazione dall’ex moglie Alice Mangione, annunciata a luglio 2025 –, lo ha fatto attraverso un video pubblicato sui suoi canali. Il filmato, diventato virale in poche ore, non è solo una confessione intima del punto più basso della sua esistenza, ma un lucido appello ad affrontare senza reticenze la salute mentale.

Il buio e il crollo fisico

Senza l’ironia che ne ha sempre caratterizzato la comunicazione, Pozzoli ha ripercorso i mesi successivi alla fine del matrimonio. Un periodo descritto come una discesa in un abisso emotivo, aggravata da un contesto storico angosciante e incerto. “Ho perso 14 kg, sono sparito dal web e anche per i miei figli ero la brutta copia indebolita del loro padre. Una grave forma di depressione mi ha accolto di notte e ha cominciato a mangiarmi da dentro e non se n’è andata per tre interminabili mesi”. La narrazione scende nel dettaglio dei mesi trascorsi nella Capitale, in uno stato di totale alienazione dalla propria vita e dai propri affetti. Pozzoli ricorda: “Mi aggiravo come uno zombie per Roma, una città che amo profondamente, ma che in quel periodo neanche riuscivo a vedere e a godermi. Ero una foglia morta che rotolava per le strade. Solo il palco mi ridava per qualche ora un’apparente vitalità. Ma fuori da lì ero vuoto, smarrito, finito”.

Il ricovero in clinica

La svolta è arrivata grazie al supporto della rete di amicizie professionali. “Grazie all’insistenza di alcune persone che mi hanno sostenuto e mi sono state fisicamente vicine, parlo di Sara Novarese di Nido di Ragno e Marco Rampoldi, mi sono fatto ricoverare al San Raffaele Turro“, struttura milanese d’eccellenza per la cura della salute mentale. L’attore descrive la degenza come un confronto brutale ma salvifico con il dolore altrui. “Lì ho visto da vicino altre persone che, in maniera anche più seria e da molto più tempo, non riuscivano più a sorridere e a godere della luce del sole, non riconoscevano più il dono della vita. I nostri letti erano le nostre grotte nelle quali rifugiarsi. Alcuni di loro si sono ripresi. Altri continuano la loro battaglia contro la depressione”.

L’appello: “Agite subito, non fate il mio errore”

La lucida ammissione del proprio ritardo diagnostico rappresenta il cuore del messaggio del comico rivolto ai propri follower. “Durante quei tre interminabili mesi ho commesso un grave errore: non ho contattato immediatamente uno specialista per iniziare una terapia. Non fatelo, agite subito”. Pozzoli chiude il video raccontando la risalita, avvenuta grazie al supporto farmacologico e terapeutico, e rivolgendo un monito preciso: “Poi ho preso dei farmaci corretti e sono stato aggiustato da uno specialista che m’ha rimesso in sesto. Più forte di prima, più ottimista, presente con i figli e aperto con le persone. Ora sto bene, sono felice e sono tornato più solido di prima. Non fate l’errore di sottovalutare un malessere mentale, un’idea che si radica nella vostra mente distruggendo giorno dopo giorno la vostra autostima. Intervenite il prima possibile. Fatevi aiutare. Fatelo per voi, i vostri figli e i vostri amici. Non fate il mio errore, non perdete tempo, vi meritate di essere felici subito”.

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Compra una rivista per neogenitori ma il servizio postale gliela consegna con 19 anni di ritardo: “Ben fatto, i miei figli nel frattempo hanno lasciato casa”

Chissà se avrà ancora voglia di sfogliare quelle pagine. Di certo, quando aveva richiesto quella rivista, sperava di trovare consigli utili per crescere due bambini piccoli. Invece la copia di Mother & Baby è arrivata con 19 anni di ritardo, quando quei bambini sono diventati adulti e frequentano già l’università.

La singolare vicenda arriva dal Regno Unito e ha per protagonista Paul Edwards, scrittore di fantascienza di Chester. Edwards aveva ordinato la rivista nel 2007: all’epoca sua figlia aveva 18 mesi e il secondo figlio sarebbe nato tre mesi dopo. La pubblicazione, però, non era mai arrivata. Almeno fino a oggi.

Nei giorni scorsi l’uomo si è visto recapitare a casa una busta malconcia contenente proprio quel numero di Mother & Baby, accompagnato da un messaggio di Royal Mail con le “sincere scuse per il disagio arrecato”. Un disagio durato appena diciannove anni.

“Ben fatto Royal Mail, ci sono voluti appena 19 anni per consegnare questa rivista”, ha scherzato Edwards sui social. “I miei figli nel frattempo hanno lasciato casa”. Intervistato dai media britannici, il 52enne ha raccontato di aver trovato la situazione più surreale che irritante. “Probabilmente all’epoca non ci siamo nemmeno accorti che mancava”, ha spiegato. “Poi all’improvviso arriva per posta e ti chiedi cosa stia succedendo”.

Royal Mail ha escluso che la rivista sia rimasta per quasi due decenni in uno dei propri centri di smistamento. Secondo l’azienda, è più probabile che qualcuno l’abbia rimessa nel circuito postale dopo anni. Resta il fatto che il ritardo è diventato il simbolo perfetto dei problemi che negli ultimi anni hanno investito il servizio postale britannico, finito più volte sotto osservazione per il mancato rispetto dei tempi di consegna.

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“A 53 anni preferisco diventare nonno che padre di nuovo. Quando arrivai in Italia mi fischiavano e mi insultavano, oggi lo sguardo è cambiato”: il racconto di Emanuele Filiberto

Non credo che il Paese debba qualcosa a Casa Savoia, ma penso che, a ottant’anni dalla nascita della Repubblica, sia arrivato il momento di una piena riappacificazione storica”: così Emanuele Filiberto a Vanity Fair. L’occasione dell’intervista è l’uscita del suo libro La Regina di Maggio (Sperling & Kupfer) dedicato alla nonna Maria José e denso di aneddoti e storia. Ed Emanuele Filiberto aggiunge: “Un gesto importante, sul quale mi sembra ci sia ormai una larga convergenza, sarebbe il ritorno delle salme di Umberto II e della regina Maria José al Pantheon. Da quanto mi risulta, manca soltanto l’assenso del Presidente della Repubblica. Mi auguro che questa ricorrenza possa rappresentare l’occasione per chiudere definitivamente una ferita storica”.

La chiacchierata con Vanity è lunga, Emanuele Filiberto, 53 anni, spiega di avere deciso di “riabbracciare” il cognome Savoia quando si è “reso conto che lo sguardo degli italiani era cambiato. Quando ho capito che il pregiudizio stava scomparendo e che ero riuscito a farmi conoscere per quello che sono. Quando arrivai in Italia c’erano persone che mi insultavano o mi fischiavano. Con il tempo, grazie anche alla televisione, gli italiani hanno imparato a conoscermi”.

Poi i ricordi della nonna Maria José: “Era una donna bellissima, con una grande eleganza e una straordinaria intelligenza. Prima di rispondere rifletteva sempre a lungo. Veniva da una famiglia molto diversa dai Savoia: più liberale, più artistica e più aperta culturalmente (…) Aveva capito prima di molti altri che il fascismo avrebbe rappresentato la fine della monarchia e cercò fino all’ultimo di contrastarne gli effetti”. Conferma, Emanuele Filiberto, che a Maria José fu impedito di unirsi ai partigiani perché “troppo pericoloso per gli altri. Tuttavia, dopo l’8 settembre, mentre si trovava in Svizzera con i figli, aiutò concretamente la Resistenza portando denaro, viveri, armi e munizioni ai partigiani che operavano lungo il confine”. E suo nonno, Umberto II? “Era un vero dandy. Amava l’arte, il design, l’eleganza. Seguiva personalmente molti dettagli, dai gioielli di famiglia agli arredi delle residenze reali. Si occupò dell’abito da sposa di mia nonna… Credo di aver ereditato qualcosa di questa sensibilità”.

Poi il racconto si sposta sull’oggi e si parla anche di musica: “Da ragazzo, vivendo all’estero, non avevo accesso alla radio e alla televisione italiane. Gli artisti che arrivavano più facilmente erano Al Bano, Eros Ramazzotti, Zucchero e Laura Pausini. Altri, come Vasco Rossi, li ho scoperti e amati soltanto dopo il mio ritorno in Italia“, spiega Emanuele Filiberto. E sulla sua esposizione mediatica si dice “tranquillo. Ho sempre cercato di mantenere una certa distanza dal mondo del gossip. Non vivendo stabilmente in Italia sono stato anche protetto sotto questo aspetto. Se i giornalisti mi fotografavano, pazienza, ma non ho mai cercato volutamente quell’attenzione”. E sul futuro, una certezza: “Mi vedo bene in quel ruolo (di nonno, ndr). So che può sembrare presto, ma non dipende dall’età. A questo punto della mia vita preferirei diventare nonno piuttosto che padre un’altra volta. Lascio alle mie figlie il compito di rendermi nonno».

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