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Il Cdm approva la normativa sull’IA. Ecco cosa prevede

Dare organicità. È questo il senso della normativa sull’intelligenza artificiale approvata dal Consiglio dei ministri, che ha dato il lasciapassare – in via preliminare – a due decreti legislativi per concretizzare quanto affermato nella legge n. 132 dello scorso anno. “È un provvedimento complesso, che richiama la competenza di più di metà del governo”, afferma il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, durante la conferenza stampa post consiglio. “L’Italia è la prima nazione che si dota di una disciplina normativa nazionale organica”, rivendica. Sul tema, il resto d’Europa appare “meno avanzato rispetto a noi”. Ora la palla passa alle commissioni parlamentari, alla conferenza delle regioni e ad “alcune autorità di garanzia”. Quindi – sottolinea Mantovano – certamente da questo esame arriverà un ulteriore arricchimento di un quadro che però è già molto particolare e complesso”.

La normativa stabilisce quindi gli ambiti di applicazione a livello nazionale. Da una parte quindi disciplina i poteri delle autorità nazionali, dall’altra segnano un perimetro giuridico entro cui operare. La governance viene affidata all’AgID (Agenzia dell’Italia Digitale), all’Acn (Agenzia per la cybersicurezza nazionale), a cui verranno affiancate altre autorità in base alla materia di competenza. E dunque Banca d’Italia, Consob, Ivass e Garante della privacy. Tutto questo perché il fulcro della normativa è che l’IA deve essere uno strumento di aiuto, grazie ad analisi e previsioni, ma non di sostituzione. Nessuna decisione potrà quindi essere presa senza il via libera dell’essere umano.

L’impatto della normativa riguarda tutti i settori. Per quanto riguarda la formazione, l’IA entra di fatto nel curriculum formativo dei licei, mentre la materia viene accennata nei programmi delle scuole elementari, così da dare un’infarinatura generale ai ragazzi. “Per saper insegnare i rischi legati all’intelligenza artificiale e l’IA come disciplina è evidente che occorre formare i docenti”, aggiunge il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, annunciando una nuova app pensata per la formazione dei docenti. In tutto, il Dicastero ha stanziato un budget di 300 milioni per portare avanti le iniziative nell’Istruzione. Per il Ministero dell’Università e della Ricerca, l’IA dovrà intervenire nel rafforzamento delle competenze e nella formazione e valorizzazione della ricerca.

Sul lavoro, la ministra Marina Calderone assicura che nessun sistema automatizzato potrà prendere decisioni in ambito di “assunzione, modifica delle condizioni contrattuali,  licenziamento e sanzioni disciplinari”. La tutela dell’essere umano è al centro della normativa, riflettendo lo spirito antropocentrico espresso da Papa Leone XIV nella sua enciclica Magnifica Humanitas.

Un aspetto che viene ribadito anche dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. In ambito di sicurezza, “non è previsto alcun sistema di sorveglianza di massa o di Grande fratello generalizzato ed è vietato l’utilizzo di grandi banche dati biometriche”, assicura. Solo di fronte a “casi eccezionali, in casi di pericolo, minacce gravi e specifiche”, le forze dell’ordine si serviranno dei dati biometrici per prevenire i reati. “L’IA applicata ai dati biometrici di soggetti noti potrebbe portare all’identificazione in tempo reale di possibili attentatori”, così come “la ricerca di latitanti, di persone scomparse o di presunti autori di vittime della tratta, sequestro o sfruttamento sessuale”. Tutto però deve passare dal Gip, a cui bisogna chiedere l’autorizzazione. Anche nell’utilizzo ex post del reato, aggiunge Piantedosi, “sono previste garanzie”. Il concetto viene sottolineato poi dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio. “Tutte le attività di rilievo biometrico possono avvenire solo con il controllo della magistratura e su richiesta del pubblico ministero al gip. Solo in caso di urgenza possono essere adottate dal pm, con successiva convalida da parte del gip”. Il Guardasigilli annuncia inoltre l’introduzione “di una nuova fattispecie di reato, ossia la punizione di chi progetta, realizza o omette le necessarie misure di sicurezza dei sistemi di IA quando da tale condotta derivi un concreto pericolo per la sicurezza delle persone o dello Stato”.

Nel suo intervento all’assemblea di Confcommercio, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso le sue preoccupazioni per l’IA. Due, in particolare. Quella dell’impatto sul mercato del lavoro e, più in generale, l’influenza che l’intelligenza artificiale può avere “sulle nostre democrazie”. “Andiamo verso un mondo nel quale diventa difficile distinguere quello che è vero da quello che non lo è”. Da qui un esempio a effetto, ma chiaro. “Se mi vedete mezza nuda sul letto, voglio che ci sia scritto ‘generato con l’IA'”.

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La mano della Lega nella mozione della maggioranza: scompare la difesa dell’integrità territoriale ucraina

Nessun riferimento alla difesa dell’integrità territoriale ucraina. Ormai è superata dai fatti. E se l’Ucraina procederà con l’ingresso nell’Unione Europea il Parlamento dovrà essere informato sulle sue conseguenze economiche. È quanto ha richiesto la Lega nella risoluzione di maggioranza che sarà votata domani dopo in aula alla Camera e al Senato dopo le comunicazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in vista del consiglio Europeo della prossima settimana.

Sull’Ucraina il passaggio più delicato della risoluzione. Il testo prevede che si debbano coinvolgere gli Stati Uniti, la NATO e il G7 per arrivare alla pace in Ucraina superando quindi il modello E3 (Germania, Francia, Regno Unito) che vede esclusa l’Italia e chiedendo quindi l’intervento del presidente americano Donald Trump. Nel testo della risoluzione rimarrà il riferimento alla “pace giusta e duratura” ma, su richiesta della Lega, è stato tolto il riferimento alla “integrità territoriale di Kiev”. Il partito di Salvini, infatti, ritiene che ormai questa condizione sia superata dai fatti e se si arrivasse a congelare il fronte o a cedere il Donbass alla Russia comunque non sarebbe rispettato il principio dell’integrità territoriale di Kiev.

Il Carroccio inoltre ha chiesto di modificare anche un’altra parte della risoluzione che riguarda Kiev: quella dell’ingresso dell’Unione Europea. Se già il testo originale manteneva cautela perché il processo si dovrebbe basare “sul merito individuale e sulla parità di trattamento tra tutti i Paesi candidati e che rimane una priorità geopolitica e strategica complessiva per l’Italia”, la Lega ha chiesto che il Parlamento venga informato sugli effetti economici dell’ingresso di Kiev nell’Unione Europea e sugli aiuti finanziari nazionali per Bruxelles. La Lega ha più volte detto di “no” all’entrata dell’Ucraina nell’Unione.

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No alla patrimoniale. La promessa di Meloni a Confcommercio

“Tassare il patrimonio? No, noi lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad averlo”. Questa la traccia che il presidente del consiglio, Giorgia Meloni, indicata in occasione dell’Assemblea di Confcommercio all’Auditorium della Conciliazione, a Roma. Una promessa ma anche una certezza, perché “non siamo la repubblica delle banane”. La premier ribadisce con convinzione che il taglio delle tasse è uno degli obiettivi più grandi del governo e che la ricchezza la fanno gli imprenditori con i lavoratori.

Un punto che il premier nel suo intervento sottolinea partendo da premesse diverse, ma intrecciate. La prima è che difendere il commercio di vicinato significa difendere molto di più che un settore economico, “significa difendere relazioni, identità, qualità della vita per le nostre comunità”. In questa direzione rivendica ciò che è stato fatto dal Governo, ovvero l’istituzione dell’Albo nazionale dell’attività commerciali, le botteghe artigiane ed esercizi pubblici storici, con l’obiettivo di valorizzare e tutelare le attività storiche, riconoscerne il valore culturale, il valore commerciale, il valore sociale, senza dimenticare il riconoscimento ottenuto dalla Cucina italiana definita Patrimonio immateriale dell’umanità da parte dell’Unesco.

Tavola fa rima con turismo: lo ripete più volte Meloni, quando ricorda che Italia è tornata a scalare la classifica globale dei Paesi più visitati al mondo, è arrivata a essere la seconda Nazione europea per presenze turistiche, superando per la prima volta nella storia la Francia, avvicinandosi ai numeri della Spagna, dato a cui si somma il record decisivo per l’impatto sulla bilancia dei pagamenti e sulla spesa turistica. L’Italia infatti è il Paese europeo nel quale la permanenza media del soggiorno è più lunga: davanti alla Spagna, davanti alla Francia, davanti alla Germania, “perché la ricchezza non la fanno i Governi, non la fanno le leggi, non la fanno i decreti, la ricchezza la fanno gli imprenditori con i loro lavoratori e quello che devono fare le leggi, i decreti e la politica, è cercare di accompagnare e consentire che quelle persone possano lavorare al meglio delle loro potenzialità”, spiega.

Dare a tutti la possibilità di lavorare nelle migliori condizioni possibili: questo l’impegno del capo del governo che ricorda gli sgravi per le assunzioni di under 35 a tempo indeterminato, la detassazione delle mance e dei turni notturni e festivi, le staff house per il personale, gli strumenti studiati per le piccole e medie imprese per migliorare le strutture, le misure per combattere l’abusivismo, l’innalzamento a 85 mila euro di fatturato della soglia per accedere al regime forfettario, l’estensione del concordato preventivo biennale alle piccole e medie imprese e alle partite Iva, il contrasto al fenomeno delle attività apri e chiudi, la Zes unica per il Sud, che potrebbe essere estesa a tutto il territorio nazionale. E ancora, la riforma fiscale, la riduzione delle aliquote Irpef, l’accorpamento dei primi due scaglioni di reddito, il taglio del cuneo, per rimettere nelle tasche dei lavoratori 21 miliardi di euro.

E poi i contratti: “Abbiamo stanziato 20 miliardi per sbloccare stipendi che erano fermi da anni, tanto nel privato, appunto incentivando i rinnovi con la detassazione degli aumenti contrattuali e poi con il decreto lavoro che pure veniva citato abbiamo scelto di puntare come mai era stato fatto in passato sulla contrattazione di qualità”, fino al salario giusto al fine di attuazione a un principio rimasto per anni sulla carta che sarà decisivo per rafforzare le retribuzioni ma anche per contrastare il dumping contrattuale, 2cioè quella odiosa forma di concorrenza sleale che, come veniva ricordato, riduce la qualità dell’occupazione e frena la crescita, fino ad un nuovo modello di sviluppo urbano che sappia rimettere al centro le persone, l’economia di prossimità, i luoghi aggregativi, gli spazi per le famiglie, le strutture per chi è più fragile, che dia un centro a ciascuna periferia, che consideri i luoghi fondamentali della vita e dell’aggregazione importanti tanto quanto la casa stessa e abbiamo uno strumento a portata di mano per farlo insieme, che è il Piano Casa”.

Per poi aggiungere: “Questa non è la repubblica delle banane, qui si rispettano le regole, come ricordava il presidente Sangalli non c’è mercato senza regole, non ci sono imprese sane e non c’è crescita. Non intendiamo fermarci, vogliamo fare di più per ridurre il carico fiscale sul ceto medio”. La risposta di Sangalli: l”Italia ce la può fare ma resta l’incertezza. “Nonostante tutto, i fondamentali dell’economia italiana restano confortanti”.

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Meloni: “L’Italia non è la repubblica delle banane. Abbiamo fermato 24mila imprese ‘apri e chiudi’”

“Questa non è la repubblica delle banane, qui si rispettano le regole, come ricordava il presidente Sangalli non c’è mercato senza regole, non ci sono imprese sane e non c’è crescita”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nel suo intervento all’assemblea di Confcommercio, ricordando con un attento cherry picking una misura non nuova (è stata introdotta con la legge di Bilancio 2023) ma probabilmente gradita ai commercianti come la stretta sulle partite Iva “apri e chiudi” spesso intestate a cittadini extracomunitari. Non una parola invece sul recentissimo e probabilmente meno gradito obbligo, per la platea che la ascoltava, di collegare i registratori di cassa telematici al pos, scattato il quale si è registrata una prevedibile impennata del numero di scontrini e del valore delle transazioni “in chiaro”.

La premier, come detto, ha preferito concentrarsi su uno dei suoi vecchi cavalli di battaglia: il “fenomeno odioso”, delle “attività molto spesso gestite da extracomunitari che eludono il fisco aprendo e chiudendo in breve tempo, non pagando le tasse”. Finora, ha detto sommando apparentemente dati relativi agli ultimi tre anni, “ne abbiamo chiuse d’ufficio 24mila, un risultato secondo me importante per lo Stato, ma certamente più importante per gli imprenditori onesti di questa nazione che pagano le tasse e non meritano di subire la concorrenza sleale di chi, magari dopo essere entrato illegalmente in Italia, si mette pure a farci concorrenza sleale”. Velo pietoso, ca va sans dire, sul fatto che stando agli ultimi dati del dipartimento Finanze del Mef su ricavi e compensi dichiarati dalle partite Iva soggette agli Indici sintetici di affidabilità fiscale i commercianti hanno perlopiù “pagelle” da bocciatura. Il 68% delle panetterie secondo il fisco dichiara troppo poco, come il 65% dei negozi di giochi, il 69% dei commercianti di veicoli, il 65% dei rivenditori al dettaglio di tessuti e filati. La lista è lunga, ma su quei dati Meloni ha preferito tacere.

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Intelligenza artificiale, il governo approva due decreti attuativi. Nordio: “Nuovo reato per punire chi omette misure di sicurezza”

Il governo prova a mettere a terra la legge delega sull’Intelligenza artificiale, la n. 132 del 25 settembre 2025, fino ad ora rimasta sulla carta. Il consiglio dei ministri della tarda mattina è il tentativo di palazzo Chigi di cambiare marcia, con due decreti legislativi. La parola “minori” non compare sostanzialmente mai, né in conferenza stampa né all’ordine del giorno del Cdm. Eppure la legge 132 impone ai ragazzi fino a 14 anni l’accesso ai servizi di Ia solo con il consenso dei genitori. Ma ad oggi la norma è inapplicata. Nei decreti, tuttavia, c’è il tema della protezione dei cittadini. Il ministro Nordio ha annunciato la nascita di un nuovo reato: sarà punito chi progetta o realizza sistemi di Ia senza le “necessarie misure di sicurezza”.

I provvedimenti sull’intelligenza artificiale sono arrivati a palazzo Chigi dopo le parole di Giorgia Meloni all’assemblea romana di Confcommercio: “I rischi dell’Ia? In primis l’impatto sul mercato del lavoro”, per la premier “imponderabile”. La presidente del Consiglio tratteggia futuri distopici. “Rischiamo oggettivamente un mondo nel quale sempre più persone non saranno necessarie, un mondo nel quale la ricchezza si concentra e si verticalizza ancora di più”. Dunque l’Ia “va governata”, anche “per l’impatto che può avere sulle nostre democrazie”, poiché diventa difficile distinguere quello che è vero da quello che non lo è”.

Alfredo Mantovano ha esultato in conferenza stampa, dopo l’approvazione dei provvedimenti: “L’Italia in virtù di questi decreti attuativi, insieme con la legge 132, è la prima nazione che si dota di una disciplina normativa nazionale organica in materia di intelligenza artificiale”. Cosa contengono i due decreti? Norme sull’utilizzo dell’algoritmo nel campo della formazione (anche scolastica), sui poteri delle Autorità nazionali nel settore Ia, sull’attività di polizia e sulla responsabilità civile e penale. Mantovano ha precisato come i due decreti “andranno alla valutazione delle commissioni parlamentari, della Conferenza delle Regioni e di alcune autorità di garanzia, prima fra tutte quella sulla trattamento dei dati personali”.

In conferenza stampa ha parlato una nutrita schiera di ministri e sottosegretari: Matteo Piantedosi (Interni), Carlo Nordio (Giustizia), Marina Elvira Calderone (Lavoro), Bernini (Università), Alessio Butti (sottosegretario all’Innovazione. Il filo conduttore degli interventi è la volontà di rassicurare il cittadino: l’Intelligenza artificiale non prenderà decisioni autonome, ma sarà al servizio degli uomini. Il potere di scelta “deve essere sottoposto a una revisione e sorveglianza umana qualificata”, ha ricordato il ministero degli Interni. Che esclude rischi di sorveglianza di massa: “nessun “Grande fratello, perché è vietato l’utilizzo di banche dati biometriche create con raccolta massiva e generalizzata di dati dal web”. “Ci sono delle regole stringenti per l’identificazione biometrica in tempo reale per finalità di polizia, che è ammessa solo in casi eccezionali”, ha rassicurato Piantedosi.

Anche il Guardasigilli resta in tema di ordine pubblico, presentando un nuovo reato penale: “ossia la punizione di chi progetta, realizza e omette le necessarie misure di sicurezza dei sistemi di Intelligenza artificiale, quando da tale condotta derivi un concreto pericolo per la sicurezza delle persone o dello Stato”, ha dichiarato Nordio. Giova ricordare come OpenIA (casa madre di ChatGPT) sia sotto processo civile e penale, negli Usa, per via delle denunce sulla scarsa sicurezza presentate dallo Stato della Florida. Non è chiaro, tuttavia, come sarà declinato il concetto espresso da Nordio. Cosa significa, esattamente, “concreto pericolo per la sicurezza delle persone o dello Stato”?

Calderone ha rassicurato i lavoratori: l’Ia non prenderà decisioni sul futuro dei lavoratori al posto dei dirigenti in carne ed ossa. Le scelte che “incidono sul rapporto di lavoro come assunzione, modifica delle condizioni contrattuali, licenziamento e sanzioni disciplinari”, non saranno assunte “esclusivamente da un sistema automatizzato”. La ministra ha ripreso i timori di Meloni sull’occupazione. L’Ia sarà “integrata” nei percorsi formativi dei lavoratori con lo scopo di “prevenire l’obsolescenza delle competenze” e “aumentare l’occupabilità”. La ministra del Lavoro ha offerto alcuni numeri sulla piattaforma Edo (Educazione digitale per l’occupazione): “al 30 aprile avevamo già formato 167mila persone e al 9 giugno 180mila sulle competenze digitali”.

Il ministro della Scuola Giuseppe Valditara ha annunciato “la modifica dei programmi scolastici: l’intelligenza artificiale entrerà nel curriculum formativo dei licei”. Ma già alla scuola primaria “saranno introdotti alcuni cenni per abituare i bambini al linguaggio dell’intelligenza artificiale”. Cambieranno le linee guida sull’educazione civica, per “formare i giovani alla consapevolezza dei rischi legati all’Ia, all’utilizzo dei social, dei device”. Valditara ricorda i fondi da 100 milioni di euro per preparare i docenti all’insegnamento dell’intelligenza artificiale come disciplina. Altri 100 milioni di euro saranno destinati alla formazione degli insegnanti sull’educazione e la prevenzione dei rischi connessi all’IA.

Il sottosegretario Alessio Butti ha ricordato l’articolo 26 della legge 132, con l’istituzione del reato di deepfake: ovvero le immagini (quasi) indistinguibili dalla realtà. Chi le produce e diffonde online, senza il consenso dell’interessato, rischia la reclusione da 1 a 5 anni. Butti non esclude carta di identità per i robot dotati di Intelligenza artificiale, sulla scia di alcuni Paesi: “Non lo fanno certamente per un vezzo, ma per avere una tracciabilità dalla ideazione, progettazione, produzione, commercializzazione, impiego dell’umanoide e quindi poter risalire a chi ha effettivamente in quella filiera la responsabilità”. Sulla stessa lunghezza d’onda la ministra dell’Università Anna Maria Bernini: “L’intelligenza artificiale ha bisogno di avere un referente, qualcuno che risponda per lei dei danni che può produrre”.

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Patrimoniale, Meloni attacca Schlein: “Altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo per farlo avere agli italiani”

“Altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad avere patrimonio dopo decenni di sacrifici”. Intervenendo all’assemblea di Confcommercio a Roma, Giorgia Meloni chiama l’applauso facile ribadendo la sua contrarietà a una nuova imposta patrimoniale, in questi giorni oggetto di dibattito nel centrosinistra dopo l’apparente apertura della segretaria Pd Elly Schlein (di fatto rinnegata pochi giorni dopo). La premier rivendica di aver “lavorato molto per rafforzare il potere d’acquisto degli italiani”: “Abbiamo agito su più fronti, il primo dei quali è stato il taglio delle tasse sul costo del lavoro. Siamo partiti ovviamente dai redditi più bassi, via via abbiamo allargato il raggio d’azione, non intendiamo fermarci, vogliamo fare di più, particolarmente per alleggerire il carico fiscale sul ceto medio perché il taglio delle tasse è uno dei grandi obiettivi di questo governo”, afferma. Tra i risultati vantati da Meloni di fronte alla platea dei commercianti c’è la chiusura d’ufficio di 24mila attivitàapri e chiudi“, “ovvero quelle attività molto spesso gestite da extracomunitari che eludono il fisco. Un risultato importante per lo Stato e gli imprenditori onesti che non meritano di subire la concorrenza sleale di chi magari, dopo essere entrato illegalmente in Italia, si mette pure a farci concorrenza sleale. Non si può fare. Il messaggio che vogliamo lanciare a tutti è che questa non è la Repubblica delle banane. Qui si rispettano le regole”, arringa la leader di FdI.

Prima di salire sul palco dell’Auditorium della Conciliazione, la premier applaude e fa segno di convididere con ampi cenni un passaggio del discorso del presidente Carlo Sangalli, quando dice, in riferimento all’Italia, che “raccontarci peggio di come siamo è un danno per tutti”. “Davvero, presidente, devo ringraziarti per averlo detto”, afferma la premier. “Sarebbe chiaramente intellettualmente disonesto dipingere l’Italia come una nazione nella quale i problemi sono stati risolti. Però io considero ugualmente disonesto dover per forza sminuire il quadro incoraggiante che i dati macroeconomici ci restituiscono. A me dispiace quando questa nazione si dipinge come spacciata, perché il quadro macroeconomico e anche molti osservatori fuori dai nostri confini nazionali raccontano invece una nazione che, pur nella peggiore congiuntura degli ultimi decenni, non solo ha resistito ma ha rilanciato. Nonostante il pessimismo cosmico che domina il racconto, questa nazione non si è fatta spaventare. Ha invece tirato fuori il suo carattere, come sempre accade all’Italia. L’Italia è così. L’Italia è una nazione che tira fuori il carattere quando le cose vanno male”.

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“La mia fidanzata Francesca Verdini gioca a burraco con Giorgia Meloni, io evito, sono due donne troppo competitive per me. Vannacci? Quando do fiducia a volte vengo fregato”: Matteo Salvini si racconta a Monica Setta

Matteo Salvini segreto“, si legge sul led che campeggia dietro il Vicepremier. A “Storie di donne al bivio di sera“, in onda in prime time su Rai2, il leader della Lega parla dell’amore con la compagna Francesca Verdini: “Nonostante i 19 anni di differenza, mi considero fortunato ad avere una compagna come lei, si è scelta un uomo non facile ma con cui c’è tanto amore. Il terzo figlio con Francesca? Se arriva è il benvenuto. Per me che ho già Federico e Mirta i figli sono pura gioia”, le sue parole nel salotto di Monica Setta.

“Se arrivasse un bambino dovrei riprendere confidenza con la paternità, visto che ho un figlio di 23 e una figlia di 13, ma sarebbe bellissimo. I figli sono per me la cosa più importante del mondo”, ha aggiunto il ministro dei Trasporti. Nessun riferimento al matrimonio annunciato dal settimanale “Diva e Donna“, secondo “Chi” non sarebbe imminente e la recente cresima della produttrice sarebbe un indizio di poco conto. Il vicepremier ha sposato in chiesa nel 2003 la giornalista Fabrizia Ieluzzi, le eventuali nuove nozze avverrebbero con il rito civile, dunque senza la necessità di un sacramento religioso.

Il primo appuntamento sette anni fa, nella primavera del 2019: “Portai Francesca a vedere un film, Dumbo, e poi passeggiammo fino a tarda notte per le vie di Roma senza scorta. Come primo regalo scelsi una bottiglia di mirto. Ho molti difetti, Francesca mi dice che a volte sono musone, mi chiudo, se mi attaccano non rispondo, preferisco il silenzio. Ma ho anche il pregio di essere curioso e di dialogare con chi mi è ostile sulla carta”, ha continuato il suo racconto privato Salvini.

Spazio a qualche curiosità su spinta della padrona di casa: “Mi è piaciuto Due spicci di Zerocalcare, amo Vasco Rossi anche se me ne dice di ogni, e quando Fedez, quanto di più distante da me, è stato male, gli ho mandato un sms di buona guarigione”. Il leader della Lega ha poi parlato del suo legame con la Premier: “Io e Giorgia Meloni abbiamo un rapporto di amicizia che si è sviluppato durante l’esperienza di governo. Con Tajani c’è stima e rispetto. Ma con Giorgia c’è qualcosa in più. Abbiamo due bimbe piccole, ci capita di vederci anche oltre la dimensione politica. Giorgia gioca a burraco con Francesca, io evito: sono due donne troppo competitive per me”.

“Vannacci? Quando do fiducia a una persona apro il mio portafoglio, gli do le chiavi di casa o della macchina. A volte vengo fregato, ok, è capitato e capiterà, ma continuerò a fidarmi. Dovrei essere cinico, in politica si fa così, io non lo sono. Ma non sono un rancoroso, tendo a dimenticare e ad andare oltre”, ha concluso Salvini.

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