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Violenza sessuale di gruppo fuori da una discoteca di Milano: la vittima è una studentessa spagnola in Erasmus

La violenza fuori da un locale, poi la corsa in ospedale, infine in Questura. È l’incubo vissuto da una studentessa universitaria spagnola, di 20 anni, a Milano in Erasmus, vittima – secondo l’Ansa – di una violenza sessuale di gruppo. Il fatto si è verificato nella notte tra il 22 e il 23 maggio scorso alla fine di una serata in discoteca in via Corelli, periferia est del capoluogo lombardo.

La Procura di Milano, diretta da Marcello Viola, e la Squadra mobile della polizia stanno indagando per arrivare ad identificare gli aggressori, quattro o cinque, che hanno abusato della giovane fuori dal locale e in un’auto. La ragazza, dopo le violenze, accompagnata da un’amica, è andata in ospedale, dove sono stati accertati gli abusi, e poi in Questura a denunciare.

Da quanto si apprende, la giovane, che frequentava col progetto Erasmus una nota università milanese, era andata in discoteca per passare una serata di divertimento con una sua amica. Lì è stata agganciata da alcune persone che, una volta all’esterno, l’hanno prima trascinata in una via appartata e poi dentro una macchina, dove avrebbe subito le violenze. La studentessa in stato di choc è stata portata, poi, da un’amica in taxi in un ospedale per le visite. Gli abusi sono stati accertati dalla clinica Mangiagalli specializzata in casi di questo genere. Nelle ore successive la denuncia alla polizia. È stato subito attivato il “codice rosso” ed è stato aperto un fascicolo, al momento a carico di ignoti, coordinato dal pool di contrasto ai reati sessuali, guidato dalla pm Letizia Mannella. La ragazza è stata anche ascoltata a verbale per ricostruire le terribili violenze subite e ha cercato di fornire dettagli utili sugli stupratori. Successivamente è rientrata in Spagna dalla sua famiglia. Inquirenti e investigatori stanno lavorando da giorni per arrivare ad individuare gli autori.

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Il blitz di La Russa in consiglio a Milano: “Se ci fosse una giunta di centrodestra, avrebbero già circondato il palazzo…”

Una visita inattesa a Palazzo Marino si trasforma in un nuovo terreno di scontro politico su Milano. Ignazio La Russa, presidente del Senato, ha seguito l’inizio dei lavori del Consiglio comunale dalla zona destinata al pubblico, per poi incontrare il gruppo di Fratelli d’Italia. A margine della seduta, La Russa ha attaccato duramente l’amministrazione di centrosinistra, mettendo in discussione la capacità della Giunta di assumere decisioni e portare avanti l’ultima parte del mandato. “La cosa che non capisco è se questa giunta è ancora in grado di decidere qualcosa. Il sindaco è prigioniero ormai di questa giunta, si capisce. Tra tutti, il migliore è il sindaco, e non voglio dire figuriamoci gli altri, ma il punto è l’ingovernabilità di questa giunta”, ha dichiarato.

“Servirebbe un atto di coraggio: la parola ai cittadini”

Secondo La Russa, dopo le vicende politiche e giudiziarie che hanno investito Palazzo Marino, la maggioranza dovrebbe valutare la possibilità di interrompere anticipatamente l’esperienza amministrativa e restituire la parola agli elettori. “Io mi sarei aspettato, dopo tutto quello che è successo, un atto di coraggio verso la città: la voce ai cittadini. Sarebbe un atto di coraggio. Qui tutti i sondaggi danno la sinistra in vantaggio, non rischiano neanche tanto”, ha affermato il presidente del Senato. La Russa ha descritto quella milanese come “una giunta immobile” che “non decide nulla”, sostenendo che una Giunta di centrodestra sarebbe stata sottoposta a una pressione molto maggiore se fosse stata coinvolta nelle stesse vicende. “Se metà delle cose, anche giudiziarie, fossero capitate a una giunta di centrodestra, a quest’ora qui era circondato il palazzo. Qui sembra che non sia successo assolutamente nulla”, ha aggiunto.

La Russa: “Candidato del centrodestra, scelta entro luglio”

La visita a Palazzo Marino è stata anche l’occasione per tornare sulla corsa alle comunali e sulla scelta del candidato che dovrà sfidare il centrosinistra per la successione a Sala. La Russa non ha bocciato l’iniziativa dei gazebo annunciata dalla Lega, ma ha ridimensionato il peso che una consultazione di questo tipo potrà avere nella selezione definitiva. “Di gazebo ne abbiamo fatti tutti a migliaia quindi chi sono io per dire che la Lega non lo può fare? Ma il primo a sapere che non sono decisivi per scegliere il candidato sindaco è sicuramente Matteo Salvini. Ma, capisco, è una buona iniziativa di presenza politica”, ha spiegato. Il presidente del Senato ha auspicato che anche gli altri partiti della coalizione promuovano iniziative sul territorio, ribadendo però che la priorità resta quella di arrivare rapidamente a una decisione condivisa.

“Non siamo in ritardo, ma neppure in anticipo”

La Russa ha riconosciuto che il centrodestra non può ancora essere considerato in ritardo, ma ha invitato la coalizione a non rinviare ulteriormente la scelta. “Il capogruppo a Palazzo Marino Riccardo Truppo ha detto che non siamo in ritardo. È vero non siamo in ritardo, ma non siamo neanche in anticipo, quindi credo che prima delle vacanze una decisione sul candidato nostro, da opporre a un candidato ipotetico della sinistra, che ancora non si conosce, vada trovato”, ha affermato. La scadenza indicata è quella di luglio: “Ritengo, quindi, che entro luglio un’idea chiara bisogna assolutamente averla e non basta più dire o un politico o un civico”.

La Russa: “Lupi? Serve chi ha più possibilità di vincere”

Il presidente del Senato ha anche ridimensionato le ricostruzioni che lo vorrebbero schierato esclusivamente a favore di Maurizio Lupi. La Russa aveva indicato il leader di Noi Moderati durante una manifestazione, ma ha precisato di non avere preclusioni tra un candidato politico e uno proveniente dalla società civile. “Dicono tutte le volte che La Russa vuole Lupi. È vero che a una manifestazione ho detto Lupi, perché era presente Lupi, ma poi ho detto 20 volte che per me è indifferente che sia un civico o un politico, vince quello che ha più chance e che è più bravo. Quindi, deve essere competente e avere chance di vincere”, ha sottolineato.

Majorino (Pd): “Attacco pazzesco e segnale di disperazione”

Alle parole di La Russa ha risposto Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Partito democratico in Consiglio regionale e componente della segreteria nazionale dem. “È davvero pazzesco che il presidente del Senato, cioè la seconda carica dello Stato, occupi il suo tempo attaccando il sindaco Sala e l’amministrazione di centrosinistra. Si tratta di un segno di disprezzo verso le istituzioni e anche, tuttavia, di un clamoroso segnale di disperazione da parte della destra milanese”, ha dichiarato. Majorino ha poi spostato il confronto sulle difficoltà interne al centrodestra e sulla concorrenza rappresentata dalla nuova formazione politica legata a Roberto Vannacci: “La Russa sa che la destra a Milano, tra conflitti interni e concorrenza di Vanacci, è infatti totalmente allo sbando”.

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Party Like a Deejay, Milano fa il pieno: 270mila presenze, 32mila ai concerti e boom sui social

Party Like a Deejay 2026 chiude con 270.000 presenze a Milano e circa 32.000 persone ai concerti. La festa di Radio Deejay ha animato Parco Sempione, Arco della Pace e Castello Sforzesco dal 5 al 7 giugno, con musica, talk, sport, famiglie e un forte seguito sui social.

Arco della Pace pieno per due sere: da Annalisa, Giorgia, Tommaso Paradiso al rap di Fabri Fibra, Madame, Neffa

Party Like a Deejay 2026 chiude con numeri da grande evento popolare. La festa di Radio Deejay, andata in scena a Milano da venerdì 5 a domenica 7 giugno, ha raccolto 270.000 presenze complessive tra Parco Sempione, Arco della Pace e Castello Sforzesco.

Party Like a Deejay, Milano fa il pieno: 270mila presenze, 32mila ai concerti e boom sui social
Party Like a Deejay, Milano fa il pieno: 270mila presenze, 32mila ai concerti e boom sui social
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Party Like a Deejay, Milano fa il pieno: 270mila presenze, 32mila ai concerti e boom sui social
Party Like a Deejay, Milano fa il pieno: 270mila presenze, 32mila ai concerti e boom sui social
Party Like a Deejay, Milano fa il pieno: 270mila presenze, 32mila ai concerti e boom sui social

Il dato segna una crescita rispetto allo scorso anno: 30.000 presenze in più sul 2025, pari a un +8%. Circa 32.000 persone hanno partecipato ai principali stage live. I numeri sono stati rilevati dall’agenzia The Valuehub e confermano il legame tra il pubblico e uno degli appuntamenti più riconoscibili della radio italiana.

La festa, realizzata con la collaborazione del Comune di Milano, ha trasformato Parco Sempione in un grande villaggio aperto a pubblici diversi. Adulti, giovani e famiglie con bambini si sono mossi tra musica live, talk, sport, giochi e aree tematiche. Nel parco sono state allestite Area Family&Kids, Area Sport, Area Action Sport e Urban Culture, Area Giochi Senza Wi-Fi, Virtual Zone, Casa Deejay e Deejay Café.

L’anteprima è stata affidata a “50 Linetti”, sold out con 2.000 spettatori al Cortile delle Armi del Castello Sforzesco. Sul palco, Linus ha festeggiato i 50 anni di radio con quasi due ore di racconto tra musica, curiosità, ricordi personali, vita vera e aneddoti.

Il cuore musicale dell’evento è stato all’Arco della Pace, dove 30.000 persone hanno seguito le due serate live. Sabato 6 giugno si sono alternati sul palco Annalisa, Carl Brave, Ditonellapiaga, Frah Quintale, Fulminacci, Gaia, Giorgia, J-Ax, Levante, Noemi, Paola Iezzi, Pinguini Tattici Nucleari, Sayf, The Kolors e Tommaso Paradiso.

Domenica 7 giugno spazio a “One Two One Two Celebration”, la serata dedicata al rap organizzata in collaborazione con Radio m2o e presentata da Albertino. Sul palco sono saliti Ele A, Emis Killa, Ernia, Fabri Fibra, Frankie hi-nrg mc, Madame, Nayt, Neffa, Sottotono e TY1.

Al Cortile delle Armi hanno fatto il pieno anche gli Speakers’ Corner. Sabato sono arrivati 7.000 spettatori per incontrare i protagonisti della radio: Linus e Nicola Savino, Il Trio Medusa, Alessandro Cattelan, Fabio Volo e Pinocchio con La Pina, Diego Passoni e La Vale.

Domenica pomeriggio, nella stessa location, Capital Live ha portato circa 2.000 persone al concerto gratuito realizzato in collaborazione con Radio Capital. Sul palco si sono esibiti Arya, Birthh, Bluvertigo, Angelica Bove, Dimartino, Alberto Fortis e Santamarea.

Grande partecipazione anche a Casa Deejay, sulla collinetta della Biblioteca del Parco. Durante le giornate di sabato e domenica si sono alternati alla consolle gli speaker della radio: Andy & Mike, Umberto & Damiano, Danilo Da Fiumicino, Wad, Federico Russo & Francesco Quarna, Nicola Savino, Federico Pecchia & Davide Damiani, Nicola & Gianluca Vitiello, Dj Angelo & Roberto Ferrari, Dj Aladyn & Friends.

Il Deejay Café è stato invece il punto d’incontro più rilassato, con appuntamenti gratuiti e momenti con i talent della radio. Tra gli incontri, “Cartoline dal weekend” con Florencia, Pecchia&Damiani e Annie Mazzola, “SOS Animal House” con Dunia e Paolo Menegatti, “DEEVINO” con Francesco Quarna e Maurizio Rossato, e “Deejay on The Road” con Frank e DJ Aladyn.

Anche i social hanno spinto forte. I primi dati, ancora in crescita, parlano di 30 milioni di views, con un aumento del 43% rispetto al 2025, e 6 milioni di utenti, in crescita del 62%, sui canali ufficiali di Radio Deejay: Facebook, Instagram e TikTok.

Dopo Milano, la festa si sposta al mare con Beach Like a Deejay, il tour estivo di Radio Deejay con musica, concerti live, sport e intrattenimento insieme agli speaker. La prima tappa sarà a Jesolo dal 3 al 5 luglio, poi Viareggio dal 10 al 12 luglio, Alghero dal 17 al 19 luglio e Barletta dal 24 al 26 luglio.

La produzione esecutiva di Party Like a Deejay è stata affidata per il quinto anno consecutivo a Eric Galiani per Videomobile. L’immagine coordinata è stata creata da Chunk Studio.

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Gianluca Ibarra Silvera “facile bersaglio”, la gip sull’omicidio alla stazione di Milano Certosa: “Gettarono il corpo per disprezzo”

“Hanno cercato ed individuato la vittima”. Volevano “punirli”, hanno trovato un “facile bersaglio“, hanno agito con “lucida e fredda determinazione” e poi si sono disfatti del cadavere con un “significativo gesto di disprezzo”, “manifestando chiaramente le conseguenze per chi si pone in atteggiamento ostile nei loro confronti”. Sono i passaggi più duri contenuti nell’ordinanza con cui la giudice per le indagini preliminari di Milano Sara Cipolla ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere per Jefferson Smit Echevarria Verano, il diciannovenne peruviano appartenente ai Latin Kings, accusato dell’omicidio di Gianluca Ibarra Silvera. La misura è stata emessa anche nei confronti di un ventenne nato in Argentina, attualmente irreperibile e destinatario di un mandato di arresto europeo.

Per la giudice, quanto accaduto la notte del 25 maggio nei pressi della stazione Certosa non è stata una lite degenerata improvvisamente. Dopo “un iniziale allontanamento in treno”, si legge nel provvedimento, il gruppo sarebbe tornato “alla ricerca di coloro con i quali poco prima avevano avuto un alterco allo scopo di ‘punirli'”. Una volta rientrati in zona, gli aggressori avrebbero “cercato ed individuato la vittima, il fratello e l’amico”. La ricostruzione della gip, sulla base delle indagini della Squadra mobile coordinata dal pm Elio Ramondini, delinea quindi una vera e propria spedizione punitiva. Quando Gianluca Ibarra Silvera finisce a terra, i “due indagati, insieme al gruppo”, vedono in lui un “facile bersaglio”. È anche per questo che la giudice riconosce l’aggravante della premeditazione nei confronti dei due principali indagati.

Ma è il passaggio finale dell’ordinanza a colpire maggiormente. Dopo l’omicidio, scrive Cipolla, gli aggressori si sarebbero disfatti del corpo con un “significativo gesto di disprezzo”, gettandolo in una “profonda intercapedine”. Non un semplice tentativo di occultamento, secondo la giudice, ma un gesto dal forte valore simbolico, compiuto “manifestando chiaramente le conseguenze per chi si pone in atteggiamento ostile nei loro confronti”. Una sorta di messaggio rivolto all’esterno, capace di esprimere la logica intimidatoria che avrebbe guidato l’azione del gruppo. Le indagini, tuttavia, sono tutt’altro che concluse. La stessa gip evidenzia che gli accertamenti proseguono per “individuare” tutti i partecipanti all’aggressione e per chiarire il “movente” del delitto. L’ipotesi è lo scambio di persona e che il 22enne sia stato aggredito da 17 persona che lo credevano un rivale. Gli indagati sono attualmente otto, ma il gruppo presente quella notte sarebbe stato composto da diciassette giovani.

Nel corso dell’interrogatorio, Jefferson Smit Echevarria Verano ha ammesso di appartenere ai Latin Kings ma ha negato di aver materialmente ucciso il ventiduenne. Come emerge dal verbale, ha però indicato agli investigatori i nomi di quattro componenti del gruppo che, a suo dire, avevano “il coltello”. Ha inoltre spiegato che all’interno della gang vi sarebbero soggetti che occupano “una posizione importante” e che “ci dicono che cosa fare”. Il diciannovenne ha infine riferito di avere ricevuto, dopo i fatti del 26 maggio, “tante minacce” da parte della banda rivale Ms-13 attraverso TikTok. Un elemento che gli investigatori stanno verificando mentre prosegue la caccia ai complici e la ricostruzione completa della catena di comando e delle responsabilità all’interno del gruppo.

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Notte di musica in Cadorna con i componimenti di Arvo Pärt e Pasquale Corrado

Nella notte tra sabato 6 giugno e domenica 7 giugno la stazione di FERROVIENORD di Milano Cadorna ha ospitato un concerto con le musiche di Arvo Pärt, maestro della musica sacra contemporanea e tra i principali esponenti del minimalismo sacro, e il Requiem di Pasquale Corrado. L’evento gratuito, promosso da FNM in occasione delle celebrazioni ufficiali per gli 800 anni del Cantico delle Creature, ha visto la partecipazione di 200 persone che hanno riempito l’atrio della stazione.

Il programma, ideato dal Direttore Artistico Francesco D’Orazio, ha messo in scena due visioni diverse ma complementari del sacro e della sua espressione musicale: la ricerca della sottrazione e dell’essenziale nella musica di Arvo Pärt e le dinamiche contrastanti e la stratificazione armonica e la suggestione dei video nel Requiem di Pasquale Corrado. Il Coro Filarmonico “Ruggero Maghini” diretto da Claudio Chiavazza ha interpretato le opere di Arvo Pärt “Solfeggio per coro”, “Da pacem Domine per Coro”, “Magnificat per coro”, “Most Holy Mother of God per coro”, “Bogoroditse Djevo per coro”. Il brano “Fratres per violino e pianoforte” è stato eseguito da Francesco D’Orazio al violino e Anna D’Errico al pianoforte. A seguire il direttore Pasquale Corrado ha diretto Il suo “Requiem per voce. Ensemble, sintetizzatori e video. Introito, Sanctus, Libera me” eseguito da Syntax Ensemble. Lo spettacolo è stato ripetuto in due momenti successivi, alle ore 1.15 e alle ore 2.45, coinvolgendo gli spettatori in un percorso musicale che li ha aiutati a immedesimarsi in un’esperienza spirituale.

Per FNM aderire alle celebrazioni ufficiali per gli 800 anni del Cantico delle Creature significa prendere parte a un anniversario che tocca la storia civile del Paese e una tradizione di bene comune, prossimità e attenzione alle fragilità che l’eredità francescana ha saputo generare nel tempo. La scelta di Milano Cadorna non è casuale: le stazioni non sono soltanto snodi di mobilità, ma possono diventare spazi di incontro, di ricucitura urbana e di nuove relazioni. Luoghi insomma capaci di accogliere storie e fragilità, anche attraverso formule innovative di prossimità e solidarietà.

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“Appartengo ai Latin Kings, ma non l’ho ammazzato io”, il 19enne fermato per l’omicidio di Gianluca Ibarra Silvera nega davanti al gip

“Non ho colpito io, non l’ho ammazzato io, ero sul luogo sì ma non l’ho ucciso io”. Si è difeso così davanti alla giudice per le indagini preliminari Sara Cipolla Jefferson Smit Echevarra Verano, il 19enne peruviano arrestato per l’omicidio di Gianluca Ibarra Silvera, il 22enne morto dopo il brutale pestaggio e accoltellamento avvenuto la sera del 26 maggio nella stazione di Milano Certosa. Vittima di uno scambio di persona. Il giovane indagato, appartenente ai Latin Kings, ha negato di aver inferto le coltellate mortali, sostenendo di avere avuto in mano soltanto una pietra durante gli scontri. Ha però ammesso di fare parte della gang e ha ricostruito una giornata segnata da tensioni e regolamenti di conti con un gruppo rivale, indicato come vicino alla MS-13.

Secondo la sua versione, nel pomeriggio ci sarebbe stato un primo scontro tra le due fazioni, seguito da un secondo confronto in serata. “Non c’è stato alcun rito di iniziazione”, avrebbe spiegato il 19enne, attribuendo agli avversari l’iniziativa delle violenze. Davanti alla gip ha inoltre sostenuto di non sapere se la vittima appartenesse realmente alla gang rivale, pur affermando che si trovava nel gruppo con cui i Latin Kings si erano nuovamente confrontati quella sera.

Una ricostruzione che si scontra con gli elementi raccolti dagli investigatori della Squadra Mobile. A carico del giovane ci sarebbero infatti testimonianze dirette, tra cui quella del fratello della vittima, riconoscimenti fotografici e le immagini delle telecamere di sorveglianza. Per gli inquirenti, insieme a un secondo presunto accoltellatore attualmente irreperibile, sarebbe stato tra i protagonisti dell’aggressione culminata nella morte del 22enne.

Le indagini delineano uno scenario ancora più inquietante: Gianluca Ibarra Silvera sarebbe stato ucciso per errore. Gli aggressori lo avrebbero infatti scambiato per un appartenente alla MS-13, gang rivale dei Latin Kings. Una vendetta maturata dopo un precedente alterco nel quale alcuni membri del gruppo oggi indagato avrebbero avuto la peggio.

Quella sera il 22enne si trovava con il padre, il fratello e un amico. La famiglia ha sempre ribadito che il ragazzo non aveva precedenti penali. né legami con organizzazioni criminali. Eppure sarebbe stato inseguito da un gruppo composto da almeno 17 persone, raggiunto e aggredito con estrema violenza. Secondo la ricostruzione investigativa, gli assalitori avrebbero lanciato bottiglie, pietre e coltelli prima di accanirsi sulla vittima con decine di fendenti. Le ferite, in particolare quella che ha reciso l’arteria femorale, si sono rivelate fatali.

L’inchiesta della Procura di Milano, coordinata dal pubblico ministero Elio Ramondini, vede al momento due destinatari di fermo, uno dei quali ancora ricercato, e altri sette giovani iscritti nel registro degli indagati. La giudice dovrà ora decidere sulla convalida del fermo e sulla richiesta di custodia cautelare in carcere per il 19enne. La difesa ha già annunciato che, in caso di conferma della misura, presenterà istanza per gli arresti domiciliari.

Intanto proseguono gli accertamenti per identificare tutti i componenti del branco e chiarire nel dettaglio ruoli e responsabilità di una vicenda che, secondo gli investigatori, affonda le radici nella rivalità tra bande giovanili sudamericane attive nell’area della stazione di Milano Certosa, storico punto di ritrovo delle cosiddette “pandillas”.

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“Qui con 1.480 euro non riesco più a vivere”. Carovita, salari bassi e nessun aiuto familiare: continua l’esodo dei docenti dalle grandi città | I nuovi dati

“La Gran Milano non me la posso permettere. Mi dispiace lasciare questa città ma qui con 1.480 euro non riesco più a vivere. Non mi vergogno a dirvi che spesso il cinque del mese, il mio stipendio è già prosciugato. Torno a Battipaglia dove vive la mia famiglia”. Mariangela Bukne, 52 anni, tarantina di nascita ma nomade per lavoro, è una dei 46.826 docenti che hanno ottenuto la mobilità, ovvero che a settembre si trasferiranno in un’altra scuola. Di questi poco più di 11mila hanno chiesto di andare in un’altra provincia, spesso dal Nord al Sud. Il fenomeno si registra ogni anno. È una vera e propria emorragia che colpisce soprattutto le scuole Settentrionali, mettendo in crisi la cosiddetta continuità didattica. In parole povere: chi vive in Campania, Sicilia, Calabria spesso diventa di ruolo a Milano, a Torino, Venezia o Bologna (e zone limitrofe), ma dopo il triennio obbligatorio in quella sede, lascia baracca e burattini perché con uno stipendio netto intorno ai 1.480 euro al mese non ce la fa a sostenere le spese di affitto ma non solo.

I numeri dell’esodo

La vita di queste persone si limita obtorto collo al tragitto casa-scuola-casa. Nulla di più. Diventa proibitivo andare a cena fuori, fare un viaggio, andare al cinema. L’esercito dei maestri e dei professori scappa dalle grandi città del Nord per tornare a casa così da avere il sostegno del welfare famigliare. A parlare sono i dati raccolti dalla Flc Cgil. Sia pur con numeri maggiori per la primaria e la secondaria di secondo grado, ma in percentuale il numero dei docenti che si spostano di provincia si attesta intorno al 20%. Quest’anno nella scuola dell’infanzia ci sono stati 1.444 movimenti verso un’altra provincia su un totale di 6.918 domande. Le province che hanno “ceduto” più docenti sono state Roma (153 movimenti), Milano (140), Firenze (62), Torino (53), Catania (43). Passando alla primaria i trasferimenti territoriali e professionali tra province diverse sono stati 3.358 su 16.363 richieste. Nel dettaglio ci sono in uscita 493 docenti dalla provincia di Roma, 334 da Milano (di cui 101 trasferiti in Sicilia), 110 da Firenze, 108 da Torino, 93 da Modena.

Anche la scuola secondaria di primo grado ha la sua porzione di trasferimenti interprovinciali: sono 2.795 su 13.579 richieste. In questo caso il primato dei docenti in uscita lo conquista Milano (231), Roma è al secondo posto (134), seguono Bergamo (89), Varese (85) e Monza-Brianza (82). Infine, la secondaria di secondo grado che ha il volume più alto di movimenti in assoluto e anche di movimenti interprovinciali. Il primato se lo contendono Roma e Milano che registrano entrambe 238 docenti in uscita, segue Napoli con 116 docenti e ancora un parimerito tra Varese e Torino con 108 docenti in uscita. Entrando nei dettagli sono i grafici forniti al nostro giornale dalla Uil Scuola a far comprendere la questione ancor più in profondità. Nel capoluogo milanese sono quasi 5.500 i docenti che hanno presentato domanda per lasciare Milano e la sua provincia e trasferirsi in altre regioni italiane. Poco meno di mille hanno ottenuto esito positivo: ad andarsene saranno 334 maestri della primaria, 140 dell’infanzia, 231 delle mede e 238 delle superiori. Non cambia la musica nella capitale dove a far le valige sono 1.018 insegnanti: 493 della primaria, 153 dell’infanzia, 134 della secondaria di primo grado e 238 di quella di secondo grado.

Le proposte dei sindacati

Ad analizzare questi dati è il segretario nazionale della Uil Scuola, Giuseppe D’Aprile: “Quando migliaia di insegnanti chiedono di lasciare le grandi città emerge una questione che merita attenzione – ha spiegato a ilfattoquotidiano.it – il rapporto tra retribuzioni e costo della vita. Un docente a inizio carriera percepisce mediamente circa 1.480 euro netti al mese e nelle grandi aree metropolitane una quota rilevante di questo reddito viene assorbita da affitti, trasporti e spese quotidiane. I dati della mobilità evidenziano che, accanto alle esigenze di ricongiungimento familiare, nella scelta di trasferirsi, cresce il peso delle condizioni economiche. È un tema che riguarda non solo Milano ma interessa, con intensità diverse, anche altre grandi città del Paese. Le risorse stanziate negli ultimi contratti producono un beneficio netto in busta paga solo se si interviene sulla tassazione. Oggi gli aumenti contrattuali sono tassati a volte anche al 35%. Un primo segnale, per il settore privato, è arrivato con la legge di bilancio 2026: è necessario estendere la detassazione anche alle retribuzioni del personale della scuola statale. Si tratta di una misura “non più procrastinabile che richiede un intervento politico”. Il numero uno della Uil Scuola conosce bene lo stato dell’arte del fenomeno.

D’Aprile ha anche una proposta chiara, necessaria: “Accanto agli interventi sulle retribuzioni, è necessario sviluppare strumenti di welfare contrattuale che aiutino concretamente il personale della scuola ad affrontare i costi legati all’abitare, alla mobilità, alla genitorialità e alla formazione. Soprattutto nelle grandi aree urbane, investire nel welfare può rappresentare un supporto importante per migliorare la qualità della vita e del lavoro del personale della scuola”. Anche Vito Castellana, coordinatore nazionale Gilda Scuola punta il dito contro il Governo: “I docenti tendono a trasferirsi dove c’è la famiglia di origine che fa da ammortizzatore sociale. Nella Scuola a parità di titolo di studio si guadagna 30-40% in meno degli altri dipendenti della pubblica amministrazione”. Secondo il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani tra i settori più colpiti da questa fuga dalle cattedre c’è quello del sostegno: “La mancanza di stabilità didattica penalizza duramente gli alunni e le loro famiglie, che avrebbero diritto a figure competenti e presenti in modo continuativo. Ogni cattedra non coperta stabilmente rappresenta una possibile lesione del diritto all’inclusione e un arretramento rispetto agli obblighi costituzionali e internazionali in materia di tutela delle persone con disabilità”, spiegano.

Le storie e il disagio

“Dal 2020 sono entrata in ruolo a Milano dopo una vita trascorsa in un’azienda lasciata dopo la morte di mio marito – spiega Mariangela Bukne a ilfattoquotidiano.it –. I primi tempi sono arrivata a Novate Milanese dove insegno senza figli andando ad abitare in una camera che affittavano le suore per 420 euro. Avevo il bagno privato ma la cucina in comune con molte colleghe. Poi mi son giocata tutto facendo venire i miei figli qui per frequentare l’università. Abitare a Milano o nell’hinterland con uno stipendio come il nostro non è vita – ha aggiunto – Gli affitti di un monolocale sono attorno ai 600-700 euro. Qui se ho bisogno di una visita medica devo pensarci ben due volte. Da anni non viaggio. Le mie vacanze sono a Battipaglia, dalla mia famiglia perché non posso permettermi altro. A Milano nel momento in cui vai in un supermercato ti accorgi che il tuo stipendio non vale nulla. Non potevo più stare in questo luogo…”.

Lo sa bene Federico Blanco, docente di scuola secondaria di secondo grado prossimo ai 50 anni che ha richiesto e ottenuto la mobilità. Originario di Catania, vive e lavora in provincia di Cuneo da nove anni. “Mi sono trasferito al Nord, a Savigliano, per la quasi impossibilità di trovare – racconta – una posizione stabile in Sicilia. Anche la mia compagna mi ha seguito e entrambi abbiamo ottenuto il ruolo. In quest’ultimi anni l’aumento esponenziale del costo di affitti e case a Savigliano ha reso la situazione economica difficile. L’affitto per un piccolo appartamento (camera da letto e servizio) supera i 600 euro mensili, escluse le bollette, a fronte di uno stipendio da docente di circa 1600 euro. Ad incidere sono anche le spese di riscaldamento. Se poi hai i genitori al Sud devi calcolare che almeno due-tre volte l’anno devi scendere…”. Blanco ha la valigia pronta ma la sua compagna dovrà restare in Piemonte perché non ha ottenuto la mobilità: “Speriamo in un’assegnazione provvisoria per il ricongiungimento in Sicilia ma è un “salto nel buio”.

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Auto fuori controllo sul lago Maggiore: quattro giovani travolti, muore una 17enne

Un pomeriggio trascorso sulle rive del Lago Maggiore si è trasformato in tragedia per un gruppo di ragazzi travolto da un’auto lungo la statale 394 del Verbano. Nell’incidente, avvenuto domenica 7 giugno a Maccagno con Pino e Veddasca, ha perso la vita Sara Vetrano, residente a Cugliate Fabiasco. La giovane avrebbe compiuto 17 anni il prossimo 19 giugno. Lo schianto si è verificato intorno alle 15.30 nel tratto compreso tra Ronco delle Monache e la centrale idroelettrica di Roncovalgrande. Secondo i primi accertamenti, i ragazzi avevano raggiunto la zona in automobile con l’intenzione di trascorrere alcune ore su una delle spiagge del lago.

Dopo essere scesi dalla vettura e avere attraversato la strada, stavano camminando in fila indiana lungo il margine della carreggiata quando è sopraggiunta una Fiat Punto guidata da un trentenne.

L’auto contro il guardrail e poi sui ragazzi

Per ragioni ancora da chiarire, il conducente avrebbe perso il controllo della macchina all’uscita di una curva. La Punto avrebbe prima urtato il guardrail e successivamente investito il gruppo di giovani. L’impatto è stato violentissimo. Sara Vetrano è stata colpita in pieno ed è morta sul posto nonostante l’arrivo dei soccorritori. Dopo avere travolto i ragazzi, l’auto ha proseguito la propria corsa, abbattendo un cartello e schiantandosi contro la parete rocciosa sul lato opposto della strada. Tra i primi a raggiungere il luogo dell’incidente anche il padre della vittima, che si è disteso sull’asfalto accanto al corpo della figlia, già coperto da un telo.

Tre amici e il conducente in codice rosso

Nell’incidente sono rimasti gravemente feriti anche tre amici della diciassettenne: un ragazzo di 15 anni e due ragazze di 20. Inizialmente il gruppo era stato indicato come composto da cinque pedoni, ma tra le persone soccorse in condizioni critiche figura anche il conducente della Fiat Punto. Tutti i feriti sono stati trasportati in ospedale in codice rosso. La centrale operativa Soreu dei Laghi ha mobilitato un vasto dispositivo di emergenza, facendo intervenire elicotteri decollati da Como, Sondrio e Milano, oltre a diverse ambulanze e a un’automedica.

Esami tossicologici per l’automobilista

I rilievi sono stati affidati ai carabinieri della Compagnia di Luino, chiamati a ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente e ad accertare le cause della perdita di controllo della vettura. Il trentenne alla guida sarà sottoposto agli esami alcolemici e tossicologici per verificare l’eventuale assunzione di alcol o sostanze stupefacenti prima dello schianto. La statale 394 è rimasta chiusa durante le operazioni di soccorso, i rilievi e la messa in sicurezza della carreggiata, provocando pesanti conseguenze sulla circolazione della zona.

Chi era Sara Vetrano, la vittima dell’incidente

Sara Vetrano viveva a Cugliate Fabiasco e aveva ancora 16 anni: avrebbe festeggiato il suo diciassettesimo compleanno il prossimo 19 giugno. Domenica pomeriggio aveva raggiunto il Lago Maggiore insieme a quattro amici, tutti giovani residenti nella zona, per trascorrere alcune ore su una delle spiagge della riva. Un momento di svago interrotto dalla sbandata della Fiat Punto che ha travolto il gruppo mentre camminava lungo il margine della statale. Sara, investita in pieno, è morta sul colpo. Il padre è arrivato sul luogo della tragedia mentre erano ancora in corso i soccorsi e si è steso accanto al corpo della figlia, già coperto da un telo.

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