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Mondiali, caos in Messico a 7 giorni dal match inaugurale: manifestanti abbattono statue dei calciatori e assaltano i palazzi della politica

Ancora caos a Città del Messico a una settimana dall’inizio dei Mondiali di calcio che si svolgeranno tra Usa, Canada e Messico appunto: diverse proteste di insegnanti e giudici in pensione, chiusure stradali e lavori edili dell’ultimo minuto, anche ieri hanno provocato forti disagi a milioni di residenti, costretti a subire lunghi ritardi e complesse deviazioni dei percorsi quotidiani. Con il Paese centroamericano sotto i riflettori internazionali, dato che l’11 giugno si giocherà la partita inaugurale dei Mondiali tra Messico e Sudafrica nel rinnovato stadio Azteca della capitale, sindacati dei docenti e di altri settori hanno organizzato marce e bloccato le principali vie di circolazione.

Nello specifico, un gruppo di manifestanti ha fatto irruzione al Ministero dell’Istruzione di Città del Messico, usando lampioni come ariete, durante una nuova giornata di proteste. Membri di un gruppo dissidente del sindacato degli insegnanti, il Coordinamento nazionale dei lavoratori dell’istruzione (CNTE), hanno vandalizzato una postazione di guardia, sono entrati nel cortile e hanno rotto i vetri dell’ingresso, secondo fonti del ministero. “Vogliono portarci a una repressione in vista della Coppa del Mondo”, ha dichiarato la presidente Claudia Sheinbaum durante la sua conferenza stampa quotidiana. Prima di far irruzione al Ministero, i manifestanti hanno fatto cadere alcune statue alte 5 metri che rappresentano i giocatori di calcio dei paesi partecipanti al torneo. Da alcuni giorni la polizia ha bloccato l’accesso alla piazza dello Zòcalo, dove si trovano il palazzo presidenziale e un’area per seguire in diretta le partite dei Mondiali.

I manifestanti hanno reso noto che le loro azioni, non legate al torneo, potrebbero intensificarsi se il governo della presidente Claudia Sheinbaum non prenderà in considerazione le loro richieste nel brevissimo termine. In particolare, il sindacato di insegnanti CNTE chiede all’esecutivo di mantenere la promessa elettorale di abrogare una legge del 2007 che ha riformato il sistema pensionistico per i dipendenti del settore pubblico, nonché di concedere aumenti salariali. In caso contrario, non sono escluse nuove manifestazioni in occasione della partita inaugurale dei Mondiali, che causerebbe altri e non pochi disagi sotto ogni aspetto.

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Ancelotti testa nova escalação da Seleção para duelo com o Egito

O técnico Carlo Ancelotti começa a testar alternativas na seleção brasileira para a disputa da Copa do Mundo de 2026. Nesta quinta-feira, em atividade realizada no Columbia Park Training, em Nova Jersey (EUA), o comandante italiano observou uma nova formação da equipe, pensando no amistoso de sábado contra o Egito.

Mudanças na defesa

Em relação ao time que iniciou a partida contra o Panamá no final de semana, apenas Wesley seguiu na defesa. Marquinhos, Gabriel Magalhães e Douglas Santos foram a novidades e completaram o setor, nas vagas de Bremer, Léo Pereira e Alex Sandro.

Alterações no meio-campo e ataque

No meio-campo, Lucas Paquetá ganhou uma oportunidade no time ao lado de Casemiro e Bruno Guimarães. No ataque, a novidade ficou com a presença do centroavante Igor Thiago, atuando ao lado de Raphinha e Vinícius Júnior. Com essa nova formação, Luiz Henrique e Matheus Cunha também deixaram o time.

Portanto, a equipe testada por Ancelotti teve: Alisson; Wesley, Marquinhos, Magalhães e Douglas; Casemiro, Guimarães e Paquetá; Raphinha, Vini Júnior e Igor Thiago.

Próximos compromissos

O duelo contra o Egito será realizado no sábado, às 19 horas (de Brasília), no Huntington Park Field, em Cleveland, nos Estados Unidos. A estreia na Copa do Mundo acontece no dia 13 de junho contra Marrocos, em Nova Jersey. (Danilo Lavieri/UOL/FOLHAPRESS)

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Olimpiadi 2026, in Valtellina FdI attacca la Lega. Anzi no. Ecco il comunicato-verità, poi minimizzato

Fratelli d’Italia contro la Lega, in provincia di Sondrio, a causa degli scandali e delle inchieste olimpiche, per smascherare quella Zona Franca che si è creata troppo a lungo attorno al grande evento celebrato tre mesi fa. C’era da strabuzzare gli occhi quando il Coordinamento Provinciale del partito di Giorgia Meloni ha diffuso un comunicato carico di sospetti e censure: “Appalti olimpici e inchiesta Simico: un silenzio che preoccupa”. Bastavano le prime righe per capire che non si trattava di un’allucinazione e si profilava una clamorosa spaccatura. “Le notizie relative all’inchiesta della Procura di Belluno che c

oinvolge i vertici di Simico (Società Infrastrutture Milano Cortina, che dipende dal ministero di Matteo Salvini, ndr) non possono lasciare indifferente il territorio valtellinese, direttamente interessato da importanti opere olimpiche finanziate con ingenti risorse pubbliche”. Già l’appello a non girarsi dall’altra parte di fronte all’indagine per turbativa d’asta riguardante la cabinovia incompiuta di Socrepes a Cortina appariva una novità. Da quando l’Italia ha ottenuto nel 2019 l’assegnazione dei Giochi, dal centrodestra si sono levate solo voci entusiastiche, rassicurazioni che tutto stava procedendo per il meglio, che le Olimpiadi a costo zero sarebbero state un successo.

La linea di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia non è mai mutata in questo lungo arco di tempo, anzi ha visto i rappresentanti politici dei tre partiti (i ministri Andrea Abodi, Matteo Salvini e Antonio Tajani, con i governatori Attilio Fontana, Luca Zaia e Maurizio Fugatti) sempre schierati sul versante dell’ottimismo, a costo di negare l’evidenza. Il comunicato di FdI di Sondrio è nato da una giustificazione locale, dopo che Simico ha dato la disdetta al raggruppamento di imprese condotto dalla bresciana Graffer che aveva ricevuto l’incarico di costruire una cabinovia da 44,8 milioni anche a Bormio, oltre che a Cortina e Livigno. Si tratta di una delle tante eredità olimpiche, annunciate in pompa magna, che subisce uno stop in Valtellina e pone interrogativi anche sullo sviluppo dell’appalto nel Piccolo Tibet.

La denuncia dei meloniani continuava riferendosi all’inchiesta che coinvolge Graffer (indagata anche a Verbania per un impianto non olimpico) e Simico: “Sorprende il totale silenzio della Lega e dell’amministrazione comunale di Bormio, che negli ultimi anni hanno rivendicato come propri i risultati e gli investimenti legati alle Olimpiadi. Se fino a ieri qualcuno si attribuiva il merito delle opere, oggi è doveroso che gli stessi soggetti si assumano la responsabilità politica di spiegare ai cittadini quale sia lo stato effettivo degli interventi, quali procedure siano state adottate e quali garanzie siano state poste a tutela della trasparenza”.

Un attacco frontale. “Bormio rappresenta uno dei principali poli di investimento dell’intero progetto Milano-Cortina. Per questo Fratelli d’Italia chiede che il Sindaco di Bormio riferisca pubblicamente sullo stato delle opere e che venga resa disponibile una relazione aggiornata sugli affidamenti, sui cronoprogrammi e sulle eventuali criticità emerse nel corso della realizzazione degli interventi”. Per la verità il sindaco Silvia Cavazzi non è della Lega, ma di una lista civica. La conclusione della nota pone un problema a lungo trascurato: la rendicontazione della dispendiosissima organizzazione dei grandi eventi pagati con soldi pubblici. “Le Olimpiadi costituiscono un’occasione storica per la Valtellina. Proprio per questo non possono essere trasformate in una zona franca sottratta al confronto politico e al controllo pubblico. Chi ha governato e continua a governare il territorio ha il dovere di rispondere alle domande dei cittadini. Il tempo dei comunicati celebrativi è finito: è arrivato il momento della trasparenza e della responsabilità”.

Finalmente un po’ di verità attorno alle Olimpiadi? L’epoca dei silenzi politici complici è giunta al capolinea, anche se con colpevole ritardo? Niente di tutto questo. Dopo poche ore il coordinatore provinciale di FdI, Francesco Romualdi, ha fornito l’interpretazione autentica del comunicato emesso dallo stesso Coordinamento Provinciale da lui presieduto. Il dietrofront è plateale. “Fratelli d’Italia ha il massimo rispetto per la Lega e non ha alcun dubbio che le indagini confermeranno il buon lavoro di tutte le forze politiche che hanno insieme lavorato per la buona riuscita delle Olimpiadi. Non esiste alcun caso politico con la Lega”. Strano, sembrava esattamente il contrario. Il diktat di Romualdi non ammette repliche. “Confido che le inutili discussioni e speculazioni scaturite dalla nota di ieri si trasformino in una sana e salda collaborazione che il territorio provinciale richiede”.

La sindaca Cavazzi, da noi interpellata, ha elogiato i benefici di legacy per il territorio, glissando su qualsiasi riflessione critica o autocritica. Gli unici che si sono esercitati in questa funzione necessaria per la buona amministrazione sono stati in questi anni gli ambientalisti, Alleanza Verdi Sinistra e il Movimento Cinquestelle. Tutto il resto, a destra e non solo, compone una desolante Zona Franca che, evidentemente, non è solo una prerogativa economica di Livigno, dove non si pagano Iva e accise, ma comprende un’enorme area grigia delle istituzioni. Vietato parlare di spese folli, opere fatte male, ritardi o incompiute. Un silenzio scaltro, compiacente e compiaciuto, domina nelle vallate del Nord, benedette da una nevicata di miliardi.

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Novo tarifaço é oportunista e mira eleições legislativas dos Estados Unidos, diz professor

As tarifas de importação impostas nesta semana pelo governo dos Estados Unidos a produtos brasileiros são medidas oportunistas e que visam retomar a América Latina como zona direta de influência. O diagnóstico feito pelo professor de Relações Internacionais da PUC-SP Tomaz Paoliello também abarca as eleições legislativas nos EUA neste ano e a pressão de grandes empresas de tecnologia (Big Techs) para operar sem regulamentação no Brasil.

“Qualquer uma dessas coisas, seja o PIX ou o mercado de etanol, são oportunistas. Quer dizer, elas podem ser usadas ou não – nada disso é novo”, afirma Paoliello, que indica como melhor estratégia diplomática a negociação e a atuação dos empresários envolvidos diretamente. Essa foi a estratégia adotada em 2025, quando o governo de Donald Trump impôs uma tarifa de 50% a diversos produtos brasileiros.

No entanto, diferentemente do que ocorreu com as tarifas impostas no último ano e que foram derrubadas pela Suprema Corte Americana, as decisões atuais estão embasadas na Lei de Comércio de 1974 dos EUA e, mais especificamente na Seção 301, que permite retaliação a países cujas políticas sejam consideradas “desleais” a seus interesses. Ou seja, são decisões com respaldo jurídico e mais difíceis de serem anuladas.

O cenário político criado pelo presidente dos Estados Unidos, Donald Trump, é característico de sua estratégia de negociação: criar um contexto que lhe forneça ampla vantagem de barganha, como tem feito nos últimos anos. “Eles têm, até que as tarifas entrem em vigor (em 15 de julho), uma expectativa de que o Brasil faça acenos, que o governo brasileiro ofereça determinadas medidas que seriam favoráveis aos Estados Unidos para que o Trump venda essa imagem de bom negociador”, analisa Paoliello.

Por fim, o pesquisador alerta sobre o poder político e econômico que os Estados Unidos ainda possuem, mesmo diante da ascensão de um outra potência que é a China. “No equilíbrio de forças a nível global, a ascensão da China coloca essa imagem da decadência relativa dos Estados Unidos no jogo de potências. Em termos dos meios de poder que os Estados Unidos têm, [entretanto, eles] são muito poderosos. Ainda é incomparável”, avalia o professor.

Para Tomaz Paoliello as “tragédias humanitárias” em curso no mundo e as guerras por disputa de zonas de influência devem seguir ocorrendo. “A gente precisa ficar de olho no que os Estados Unidos estão pretendendo fazer em Cuba e o que estão pretendendo fazer em termos de eleições na América do Sul. Os Estados Unidos ‘colocaram as asas de fora’ no governo Trump – e a gente vê o alcance que têm de poder”.

Confira os melhores momento da entrevista:

Professor Tomaz Paoliello
Professor Tomaz Paoliello acredita que tarifas serão usadas como ‘barganha’ pelo presidente dos EUA, Donald Trump

Em poucos dias, os EUA classificaram facções criminosas brasileiras como terroristas, impuseram tarifa de 25% sobre o Brasil alegando práticas comerciais desleais, especialmente em relação ao Pix, afirmaram (Marco Rubio, secretário de Estado) que o Brasil não é um país aliado e, hoje, propuseram tarifa extra de 12,5% devido a suposto trabalho forçado no Brasil. Do ponto de vista das Relações Internacionais, o que significam essas ações?

Acredito que o principal objetivo seja retomar a América Latina como uma esfera de influência dos EUA. Então isso tem sido jogado em cima do Brasil. Tem um contexto específico da Casa Branca, do governo dos EUA, de voltar suas atenções para a América Latina. Isso já vinha acontecendo há algum tempo, é uma marca do segundo governo Trump e, neste momento, [se voltou] para o nosso país.

Tem a ver com as eleições aqui e tem a ver com as eleições lá, mas em termos de relações internacionais, tem uma determinação desse atual governo dos Estados Unidos de transformar ou retomar essa região como esfera de influência dos Estados Unidos, com maior ascendência política. 

Assim, conseguiriam influenciar de maneira mais assertiva, com menos interferência de outros países e outras potências, a política da América Latina. É uma tentativa dos Estados Unidos de amarrar, atrelar o Brasil à esfera de influência deles, forçando a mão para que o Brasil tome uma série de decisões que são favoráveis aos Estados Unidos.

Você vê uma tentativa de interferência nas eleições brasileiras?

Sim, não só as eleições. Eu acho que as eleições são um ponto nessa trajetória, mas [dentro] desse conjunto de medidas. Para mim, não está claro como isso impacta as eleições brasileiras. O Flávio Bolsonaro, por exemplo, deu uma declaração falando que é contra as tarifas, que vai pedir à Casa Branca que as retire. Então, acho que ele próprio também teme as consequências negativas deste tarifaço para sua candidatura.

Visita de Flávio Bolsonaro ao presidente Donald Trump em maio deste ano
Visita de Flávio Bolsonaro ao presidente Donald Trump em maio deste ano

Acho que está muito claro que os Bolsonaro estão muito atrelados ao Trump. Sobre isso não temos dúvida, mas acho que é uma interferência que vai para além das eleições. Então, não está pressionando sobre o que vai acontecer no Brasil no futuro, está pressionando sobre o que acontece no Brasil hoje, no atual governo Lula, antes até de ter uma mudança de governo. É um conjunto de interferências que inclui as eleições, claro, mas que faz parte de um movimento mais amplo.

Tem uma outra eleição que, para eles, é muito mais importante, que é a eleição nos Estados Unidos neste ano. A eleição de um Congresso que pode “terminar” com o governo Trump, entre aspas. Quer dizer: ele vai ter muito mais dificuldade de governar. Então também dá para a gente interpretar o que está sendo feito agora, que é esse governo aproveitando enquanto eles ainda têm maioria congressual para “passar a boiada” deles. Eles vão fazer muita coisa ainda este ano para tentar influenciar nas eleições.

Quais estratégias diplomáticas poderiam ser adotadas neste contexto?

Negociar! Esse é um dos pontos importantes dessas medidas. A gente tende a enxergar, a partir das declarações do [Secretário de Estado dos EUA, Marco] Rubio, que seria um tipo de medida muito focada em aspectos ideológicos. Ele deu uma declaração esses dias falando que o Brasil não é alinhado aos Estados Unidos – e não é mesmo! -, mas que seria alinhado à Venezuela, Cuba, Nicarágua, o que também não é o caso. Ele tende a identificar – e esse é um tipo de visão muito comum em Washington – a região da América Latina dividida entre governos de esquerda e governos de direita. Os governos de direita pró-Estados Unidos, e governos de esquerda anti-Estados Unidos. É uma visão muito esquemática da região, que entende pouco do que se passa por aqui.

Tem um outro aspecto desse governo que é menos ideológico, que é muito pragmático. A gente já sabe que uma das estratégias do Trump é, como se fala, “colocar o bode na sala”, colocar um grande incômodo nas relações bilaterais com determinados países para depois vender uma solução. Faz uma estripulia qualquer, pode ser um ataque, pode ser o sequestro de um presidente, como na Venezuela, e depois vende um processo de negociação, um acordo de paz, ou o que quer que seja, como se ele tivesse feito um grande passe de mágica diplomático.

O que significa que eles têm, até que as tarifas entrem em vigor, uma expectativa de que o Brasil faça acenos, que o governo brasileiro ofereça determinadas medidas que seriam favoráveis aos Estados Unidos para que o Trump venda essa imagem de bom negociador. Não sei o que [mais] pode ser. O Lula já esteve na Casa Branca, então o governo brasileiro já está atuando junto ao governo dos Estados Unidos. As medidas a gente já, mais ou menos, sabe o que tem sido discutido: cooperação para combate ao crime organizado, acesso à exploração de terras raras no Brasil. Tem alguns pontos que os Estados Unidos poderiam vender, digamos assim, como benéficos a eles e que, eventualmente, podem servir de instrumentos de barganha em um momento como esse.

Trump busca um pretexto para que consiga adotar novamente tarifas protecionistas a países estrangeiros para fugir da decisão da Suprema Corte, que anulou as tarifas impostas no ano passado. Agora elas são baseadas na Lei de Comércio, de 1974. Existe alguma legitimidade em relação às acusações, mesmo em relação ao PIX ou trabalho forçado? Ou é uma estratégia de negociação?

Acho que várias das coisas que são alegadas não dá para dizer que sejam mentiras. Algumas delas são baseadas em informações incorretas. Agora, eu tendo a enxergar sempre que as questões jurídicas, mais técnicas, estão submetidas sempre a questões políticas. Quem toma a decisão é a política, e não o direito ou os técnicos. O que quer dizer que qualquer uma dessas coisas que a gente está falando aqui, seja o PIX, seja o mercado de etanol, são oportunistas, quer dizer, elas podem ser usadas ou não – nada disso é novo!

A questão, por exemplo, que os Estados Unidos alegam que o Brasil protege seu mercado de etanol para não importar mais para os Estados Unidos, é super antiga, não é deste governo. Agora ela foi reempacotada dentro dessa nova medida, mas já é uma queixa antiga.

Outra questão importante é a das empresas de tecnologia, que estão tendo que cumprir decisões judiciais aqui no Brasil, as big techs. Tem uma questão que é muito oportunista, de fato. Essas empresas estão do lado do governo dos Estados Unidos, a gente sabe que pressionam o governo a tomar decisões que as auxiliem em sua inserção internacional. Principalmente, porque tem determinados mercados que têm, cada vez mais, aprovado regulações na tentativa de colocar algum controle sobre a atuação dessas empresas. Na Europa é mais notável, mas o Brasil também tem tomado algumas medidas nesse sentido.

É mentira que tenham ações judiciais e que o Supremo Tribunal Federal (STF) tenha colocado imposições às Big Techs? Não, é verdade. Agora, essa verdade é usada sempre a partir de uma lógica da política. Pode ser de negociação, como eu falei, pode ser de interferência mais direta, de pressão também, não descarto esse aspecto. 

O governo dos Estados Unidos está forçando a mão, pressionando o Brasil, por exemplo, a deixar as big techs trabalharem de maneira mais livre aqui, com menos regulação. Isso pode ser só usado como barganha, mas acho que também pode ser usado, ou pode ser lido, como um objetivo em si, e as outras eu acredito que são a mesma coisa.

É bem típico de Donald Trump criar um cenário que lhe seja muito mais favorável para negociar, o que tem feito ao longo dos últimos anos. Você acha que tem alguma possibilidade concreta de passar disso e de ser implementada uma tarifa que prejudique as empresas brasileiras? Qual seria o impacto disso, caso venha realmente acontecer na decisão final de 15 de julho?

Acho que tem uma chance real, sim. O governo brasileiro vai negociar até lá, mas tem sim, uma chance, como da outra vez, de que o tarifaço entre em vigor, agora muito mais respaldado juridicamente, como você lembrou. Da outra vez, o tarifaço do Trump foi vencido na justiça americana. 

Agora eles fizeram de uma maneira que está mais justificada. Eu leio como o governo dos EUA se protegendo da Suprema Corte para que esse novo tarifaço não seja tão facilmente desmontado ou visto como ilegal, como foi da outra vez.

Tem sido bem típico do Trump, sim, mas é isso: ele vai aprendendo também. [Ele] fez de maneira mais [como uma] investida no ano passado, agora ele faz de maneira mais consistente. Então, não duvido que isso entre em vigor. Depois tem uma série de outras pressões que podem fazer diferença. A intermediação de empresários, como foi da outra vez, tanto empresários brasileiros que têm negócios nos EUA, quanto empresários americanos que têm negócios aqui no Brasil, ativem suas redes de contatos, façam conversas de bastidores, para tentar, depois, desmontar isso.

O Brasil também já está mais experiente. E a gente tem uma certa dependência dos EUA, mas relativamente muito menor do que vários outros países da América Latina ou mesmo da Europa, que são muito mais dependentes dos EUA economicamente e comercialmente. A tendência é uma estratégia paralela de tentar abrir novos mercados. O acordo do Mercosul com a União Europeia, por exemplo, só pode ser explicado a partir da pressão comercial que o Trump está fazendo, tanto sobre os países da América do Sul, quanto sobre a União Europeia. Talvez o maior “advogado” do acordo com a União Europeia, neste momento, tenha sido o Donald Trump, que jogou o Brasil em direção à Europa e jogou a Europa em direção ao Brasil. E vai jogar o Brasil em direção a outros sócios também. O Brasil vai ter que ir atrás de achar outros parceiros comerciais para compensar, ou para garantir uma menor dependência dos Estados Unidos.

E principalmente em relação à China também, que é um novo mercado a ser explorado.

Claro. A China é a outra potência. Os Estados Unidos ao mesmo tempo tentam amarrar a América Latina aos seus interesses, transformar a América Latina novamente nessa esfera de influência mais direta. A contrapartida é, para os países que querem de alguma maneira se proteger dessa influência, só tem uma outra alternativa, que é se aproximar da China. Então, uma consequência quase lógica desse tipo de ação do Trump é aproximar vários países que eram antigos parceiros dos Estados Unidos, em parceiros da China.

Agora, a China também tem limites do que pode oferecer. Por exemplo, tem um aspecto que é pouco falado da relação Brasil-EUA. A maior origem de investimentos no Brasil – não estou falando de comércio, mas de fluxos financeiros – vem dos Estados Unidos. A China tem crescido um pouco, mas não é um grande investidor no Brasil. Isso poderia, por exemplo, trazer uma grande mudança de placas tectônicas, caso a origem do investimento externo no Brasil mudasse dos Estados Unidos em direção à China.

É errado pensar nos EUA como um grande império em decadência?

Eu não sou dos que costumam ver os EUA como uma potência em decadência. A gente está vendo exatamente a força dos Estados Unidos, um momento do governo americano que tem menos pudor em usar a força, seja em direção aos países da América Latina, seja o que a gente viu no Oriente Médio. A gente tem visto, na verdade, evidências dessa potência americana.

Relativamente, é claro que está em decadência porque tem a ascensão de uma outra potência. No equilíbrio de forças a nível global, a ascensão da China coloca essa imagem da decadência relativa dos Estados Unidos no jogo de potências. Em termos dos meios de poder que os Estados Unidos têm, [entretanto, eles] são muito poderosos. Ainda é incomparável. A gente viu o que aconteceu no Oriente Médio: Israel, em um espaço curto de alguns anos, venceu todos os seus rivais regionais. Detonou o Hezbollah, o Hamas, acabou com o Irã, tudo a partir de apoio dos Estados Unidos. Isso é o poder dos Estados Unidos de moldar uma região, refazer as relações em um determinado lugar do mundo. É muita potência destrutiva neste caso, uma tragédia humanitária, mas que demonstra muito poder.

Então eu acho que agora, para a nossa região, a gente precisa ficar de olho. O que os Estados Unidos estão pretendendo fazer em Cuba, o que estão pretendendo fazer em termos das eleições na América do Sul, onde eles têm menos alcance do ponto de vista da influência direta. São todas coisas para a gente ficar de olho porque os Estados Unidos “colocaram as asas de fora” no governo Trump – e a gente vê o alcance que eles têm de poder.

Podemos dizer que o principal interesse norte-americano no Brasil seriam as terras raras e os minerais para fazer a transição energética, que é um mercado dominado pela China? Neste contexto, principalmente caso a direita não vença as eleições, haveria algum risco de alguma intervenção direta no Brasil ou isso ainda está distante?

Eu acho que não. Os Estados Unidos não têm uma tradição de fazer intervenções diretas na América do Sul, como a gente viu, recentemente, na Venezuela. Acho que Venezuela e Colômbia talvez sejam a exceção, que são países mais caribenhos, mais ligados ao sistema de poder americano do que os [outros] países sul-americanos. Claro que geograficamente são sul-americanos, mas compuseram mais esse sistema de estados caribenhos. Agora, Brasil, Argentina, Chile, Uruguai, claro que os Estados Unidos têm muita ascendência, participaram de eventos políticos aqui, mas, raramente, senão nunca de maneira direta, com intervenções diretas, desembarque de tropas. Não acredito que isso seja o caso, pelo menos, para o que está no momento.

O Brasil também é um país poderoso, a gente às vezes menospreza a [nossa] capacidade, mas fazer uma intervenção no Brasil não é qualquer coisa. A questão das terras raras é uma questão importante! A gente pensa que se a direita vencer a eleição, principalmente o candidato viável da direita sendo o Flávio Bolsonaro, não tenho dúvida que ele vai fazer um aceno neste sentido para os Estados Unidos. 

Mas o governo Lula também não tem se colocado de maneira muito contrária à comercialização dessas terras raras para os Estados Unidos, não se opõe a isso. O Brasil não tem hoje um plano estratégico para exploração e comércio de terras raras. O Brasil vê as terras raras como um patrimônio mineral, como vários outros que a gente tem, um recurso natural. E hoje não tem impedimento de que uma empresa americana explore e comercialize as terras raras no Brasil. O governo do Brasil vê mais royalties do que estratégias.

De maneira mais ampla, para encerrar, o momento geopolítico global é delicado: há guerra na Ucrânia, uma postura agressiva dos EUA, há o genocídio na Palestina. Como enxerga esse momento global? Vê alguma possibilidade de uma guerra em maior escala?

O que a gente tem visto é o que deve continuar acontecendo. A gente viu uma profusão de guerras que não são pequenas. A guerra da Ucrânia, em uma trajetória mais longa, uma guerra que vai ser lembrada e estudada por muito tempo. O genocídio em Gaza vai também ser lembrado para sempre, uma tragédia humanitária muito documentada, que gerou muita comoção, mesmo fora da região. O bombardeio atual do Irã, com o bloqueio do Estreito de Ormuz, quer dizer: são todas guerras já muito importantes com impactos globais.

Uma guerra entre potências, a gente não vai ver, isso continua tão improvável quanto foi na época da Guerra Fria. As potências são potências nucleares. Uma guerra entre Estados Unidos e China, Estados Unidos e Rússia, acho muito pouco provável. Agora, essas outras guerras, de disputas por áreas de influência, a gente vai continuar vendo acontecer, acredito eu.

Por exemplo: a gente tem um risco relativamente grande de algum evento, inclusive militar, em Cuba. Seria uma tragédia para a nossa região e para o mundo, mas, principalmente, para os cubanos. Há uma chance de acontecer, não posso dizer que vai acontecer, mas eu vejo que, pelo menos num período próximo, a gente vai continuar vendo a eclosão de conflitos. Tentativas de interferência em assuntos internos de países, a política de potências de maneira mais explícita, que já tem consequências trágicas. A gente já está vendo isso. 

Já nem precisamos esperar uma guerra mundial, como a gente fala, para ver a tragédia do momento, dessa disputa de potências que a gente está vivendo agora, principalmente a partir da atuação dos Estados Unidos e, em menor medida, da Rússia. A China age de maneira diferente nesse aspecto, mas sobre a China a gente precisaria falar em uma outra entrevista!

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