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Lula debate com líderes europeus sobre vetos a produtos brasileiros

Logo Agência Brasil

O presidente Luiz Inácio Lula da Silva se reuniu nesta terça-feira (16) com a presidente da Comissão Europeia, Ursula von der Leyen, e com o presidente do Conselho Europeu, António Costa, para pedir a revisão das restrições a produtos brasileiros, incluindo carne e materiais siderúrgicos.

O encontro ocorreu em Évian, na França, onde o presidente do Brasil participa como convidado da Cúpula do G7, grupo formado por Estados Unidos, Japão, Alemanha, França, Reino Unido, Itália, Canadá e União Europeia.

Notícias relacionadas:

Segundo Lula, em postagem nas redes sociais, o Itamaraty vai trabalhar em conjunto com funcionários da Comissão Europeia “para identificar as dificuldades” em relação aos produtos. 

“Nos comprometemos a buscar soluções que contemplem as preocupações europeias, seja de ordem sanitária, fitossanitária e de proteção da sua indústria de aço, bem como os legítimos interesses exportadores do Brasil, em consonância com o acordo Mercosul-União Europeia”, escreveu o presidente. 

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Veto a partir de setembro

A União Europeia decidiu proibir a importação de carnes, tripas, peixe e mel produzidos no Brasil no último dia 6. O veto entraria em vigor a partir do próximo dia 3 de setembro.

A decisão foi anunciada em maio, depois da entrada em vigor do acordo comercial entre Mercosul e União Europeia.

Segundo a Comissão Europeia, o Brasil não conseguiu comprovar que seus produtores atendem às algumas das exigências sanitárias do bloco, especialmente a de não utilizar, ao longo de toda a cadeia produtiva, medicamentos antimicrobianos para tratar e prevenir infecções em animais.

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Lula debate com líderes europeus sobre vetos a produtos brasileiros

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O presidente Luiz Inácio Lula da Silva se reuniu nesta terça-feira (16) com a presidente da Comissão Europeia, Ursula von der Leyen, e com o presidente do Conselho Europeu, António Costa, para pedir a revisão das restrições a produtos brasileiros, incluindo carne e materiais siderúrgicos.

O encontro ocorreu em Évian, na França, onde o presidente do Brasil participa como convidado da Cúpula do G7, grupo formado por Estados Unidos, Japão, Alemanha, França, Reino Unido, Itália, Canadá e União Europeia.

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Segundo Lula, em postagem nas redes sociais, o Itamaraty vai trabalhar em conjunto com funcionários da Comissão Europeia “para identificar as dificuldades” em relação aos produtos. 

“Nos comprometemos a buscar soluções que contemplem as preocupações europeias, seja de ordem sanitária, fitossanitária e de proteção da sua indústria de aço, bem como os legítimos interesses exportadores do Brasil, em consonância com o acordo Mercosul-União Europeia”, escreveu o presidente. 

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Veto a partir de setembro

A União Europeia decidiu proibir a importação de carnes, tripas, peixe e mel produzidos no Brasil no último dia 6. O veto entraria em vigor a partir do próximo dia 3 de setembro.

A decisão foi anunciada em maio, depois da entrada em vigor do acordo comercial entre Mercosul e União Europeia.

Segundo a Comissão Europeia, o Brasil não conseguiu comprovar que seus produtores atendem às algumas das exigências sanitárias do bloco, especialmente a de não utilizar, ao longo de toda a cadeia produtiva, medicamentos antimicrobianos para tratar e prevenir infecções em animais.

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La guerra entre Von der Leyen y Kallas socava la frágil diplomacia de la Unión Europea

Algunos diplomáticos ironizan con que las instituciones de la Unión Europea se parecen cada vez más a Juego de Tronos. En Bruselas se libra una batalla cada vez más dura y abierta por el control de la diplomacia. No hay derramamiento de sangre ni bodas rojas, pero, como en la serie basada en las novelas de fantasía oscura de George R. R. Martin, todo se trata del control de los resortes del poder, de la lucha por la influencia y del relato político. En esa guerra, la rivalidad entre la presidenta de la Comisión Europea, Ursula von der Leyen, y la alta representante para Política Exterior y Seguridad, Kaja Kallas, se ha vuelto más dura. Detrás de esa disputa burocrática, en la que se acumulan roces por el personal, por los anuncios de posiciones políticas o por la agenda, está una guerra institucional más profunda por quién controla la política exterior europea en el momento más turbulento y volátil para Europa desde la II Guerra Mundial.

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© Virginia Mayo (AP)

La presidenta de la Comisión Europea, Ursula von der Leyen, habla con Kaja Kallas, la jefa de la diplomacia europea, en marzo de 2025, en Bruselas.
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Trump arriva al G7: “Se accogli il terzo mondo, poi lo diventi”. Von der Leyen: “Nessuna pace con il Libano in fiamme”

“Non potrà esserci una pace duratura finché il Libano continuerà a essere in fiamme. Chiediamo un vero cessate il fuoco e il pieno rispetto della sovranità libanese”. Dal G7 francese di Évian-les-Bains, in Alta Savoia, Ursula von der Leyen condanna Israele per l’annuncio di voler continuare l’occupazione del Paese confinante, nonostante l’accordo raggiunto tra Usa e Iran preveda la cessazione delle ostilità anche in quel teatro. Alla conferenza stampa che precede l’avvio del vertice, la presidente della Commissione europea fa sapere di accogliere “con favore” l’intesa, specificando che “la priorità ora è l’attuazione: lo stretto di Hormuz deve riaprire e la libertà di navigazione dev’essere ripristinata senza ostacoli. È essenziale per la stabilità regionale e l’economia mondiale”, afferma, sottolineando che l’accordo dovrà “portare alla fine dei programmi nucleari e balistici iraniani”.

Trump: “Se accogli il terzo mondo, poi lo diventi”

Lunedì pomeriggio al vertice è arrivato anche Donald Trump: l’Air Force One del presidente Usa è atterrato alle 15 all’aeroporto di Ginevra – dove è stato accolto dal presidente svizzero Guy Parmelin – con a bordo anche il Segretario di stato Marco Rubio, quello al Commercio Howard Lutnick e il titolare del Tesoro Scott Bessent. Durante il suo viaggio aereo sull’Atlantico, il tycoon ha portato sul suo social Truth un pensiero anti-immigrazione: “Purtroppo, se si accolgono persone provenienti dai Paesi del terzo mondo, si finisce presto per diventare un Paese del terzo mondo e non c’è proprio nulla che si possa fare al riguardo”, ha scritto. Parlando con i giornalisti a Evian, Trump ha espresso il desiderio di “risolvere la questione del Libano”, che “sembra proprio non finire mai”: “Dovremo farci una chiacchierata con Hezbollah“, ha detto.

Macron: “Pronti a schierare navi a Hormuz”

All’Hôtel Royal, sede del vertice, Trump è stato ricevuto per il primo bilaterale dal padrone di casa, il presidente francese Emmanuel Macron. “Ci prenderemo le nostre responsabilità per sostenere l’accordo” tra Teheran e Washington, “che è un passo molto importante per la pace e l’economia globale”, ha detto Macron di fronte alle telecamere. Trump, invece, ha annunciato che “lo stretto di Hormuz sarà completamente aperto venerdì“, giorno della firma dell’intesa, suggerendo agli alleati di mettere a disposizione “una o due navi” per garantire i traffici. Un invito accolto dal capo dell’Eliseo: “Noi siamo pronti ad avere, fin da domani, dei caccia sul posto, che possono aiutare in missioni di ricognizione. Entro 48 ore, possono essere ovviamente dispiegate delle fregate, poi la portaerei. Insomma, siamo pronti”, ha detto Macron.

Von der Leyen: “Sanzioni all’Iran revocabili se c’è un cambiamento reale”

In conferenza stampa, von der Leyen ha parlato anche delle sanzioni europee all’Iran, aprendo a una loro revoca in presenza di “un cambiamento reale sul terreno” da parte del regime di Teheran: “Le sanzioni sono in vigore per cambiare i comportamenti. Quindi, se il comportamento cambia in modo credibile e verificabile, allora le sanzioni possono essere revocate”, ha detto. “Ma vale anche il contrario: finché non c’è un cambiamento di comportamento, non si possono revocare le sanzioni a causa delle violazioni dei diritti umani e della presenza di armi di distruzione di massa“, sottolinea.

“La Russia mai così debole, aumentare gli aiuti a Kiev”

In attesa dell’arrivo al summit di Volodymyr Zelensky, previsto per domani, la capa dell’esecutivo Ue ha affermato che “l’Ucraina si trova oggi in una posizione molto più forte rispetto a un anno fa”, mentre la Russia “subisce gli effetti delle sanzioni occidentali e delle crescenti difficoltà della propria economia di guerra” e “non è mai stata così debole“. Concetti, questi ultimi, ripetuti quasi alla lettera dal cancelliere tedesco Friedrich Merz, in una dichiarazione alla stampa resa all’aeroporto di Berlino prima di partire per la Francia: “Nonostante gli attacchi delle ultime ore l’Ucraina si trova ora in una nuova posizione di forza. La Russia non può vincere militarmente, inoltre la sua economia è indebolita”. Von der Leyen torna anche a chiedere agli Stati membri un maggiore impegno economico nel sostegno a Kiev: “Il nostro pacchetto di prestiti da novanta miliardi di euro copre due terzi del fabbisogno finanziario dell’Ucraina per quest’anno e per il prossimo. Le prime tranche saranno erogate già nel corso di questo mese. Per il terzo restante è necessario che anche gli altri partner aumentino il proprio contributo“.

L'articolo Trump arriva al G7: “Se accogli il terzo mondo, poi lo diventi”. Von der Leyen: “Nessuna pace con il Libano in fiamme” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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With Its Biggest E.U. Opponent Gone, Ukraine Is Advancing in Its Bid to Join

Even though negotiations will begin for Ukraine to join the bloc, the path ahead is a long one.

© Brendan Hoffman for The New York Times

A commemorative display in Mykolaiv, Ukraine, in March, honoring soldiers who have died in the war with Russia.
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EU opens first accession talks cluster for Ukraine and Moldova after years of delays and vetoes

EU summit Ukraine cyprus zelenskyy

Ukraine and Moldova have taken a key step in their EU accession process after all 27 member states agreed to open the first negotiation cluster covering “fundamentals,” marking the formal start of structured membership talks, European Commission President Ursula von der Leyen said.

The opening of the first EU accession negotiation cluster marks a long-delayed breakthrough for Ukraine and Moldova after years of internal EU divisions and vetoes, including from Hungary. It formally starts talks on core governance reforms, following repeated postponements despite earlier candidate status.

EU says accession step reflects wartime reform progress and core EU standards

Von der Leyen said the decision reflects recognition of both countries’ progress on reforms despite wartime conditions and sustained political pressure. 

She said the cluster on fundamentals forms “the backbone of the accession process,” covering rule of law, democratic institutions, and core EU principles. 

“This is a recognition of the determination, courage and hard work shown by both countries in advancing reforms, even in the face of immense challenges,” she said.

She added that enlargement is a “strategic choice,” arguing that bringing new members closer to the bloc strengthens “peace, security and prosperity across our continent,” and said a larger EU is “our best investment in our shared future.”

Today, the European Union took a major step forward.

All Member States agreed to open the first accession negotiations cluster with Ukraine and Moldova.

At the first Intergovernmental Conference on Monday, we will open the cluster on fundamentals; the backbone of the accession… pic.twitter.com/WSPU8CVPpg

— Ursula von der Leyen (@vonderleyen) June 12, 2026

Zelenskyy welcomes opening of first accession cluster as “strong step for Europe”

Ukrainian President Volodymyr Zelenskyy welcomed the decision, thanking EU partners and individual leaders for what he described as a “strong step for Europe.” 

He said Ukraine continues to deliver reforms despite the war and that the EU is now fulfilling its commitments in return. 

Zelenskyy said opening the first cluster is “a significant political and moral support for our state and our people,” and stressed that Ukraine is working to ensure readiness for the next stages of accession talks.

He added that Kyiv is grateful for international support and said the EU’s backing helps Ukraine defend not only itself but “the idea that European nations can live united, free, and in peace.”

🇪🇺🇺🇦Today’s EU member states’ decision to open Cluster 1 negotiations w/ Ukraine marks another milestone on Ukraine’s path to the EU. Enlargement remains a strategic investment in Europe’s security, stability, and prosperity, & 🇺🇦 is committed to contribute & deliver. We are…

— Taras Kachka (@taraskachka) June 12, 2026

Hungary’s veto lifted after minority rights agreement clears path for accession talks to advance

The move follows months of procedural preparation within the EU, after the Cyprus presidency initiated steps to open the first negotiation cluster for Ukraine and Moldova. 

The cluster on fundamentals is the first and most sensitive stage of accession talks, and must be opened unanimously by all member states before negotiations can proceed further.

The breakthrough comes after Hungary’s prolonged veto over the start of accession negotiations with Ukraine was lifted

Budapest had previously blocked progress over disputes including minority rights in Ukraine’s Zakarpattia Oblast, which borders Hungary and contains a number of ethnic Hungarians, stalling the launch of negotiation clusters despite Ukraine receiving candidate status in 2022. 

The recent shift followed a change in Hungary’s political leadership and an agreement on minority rights, removing a key obstacle to advancing the accession framework.

EU enlargement process slowed for years by internal divisions despite technical preparations continuing

Enlargement talks remained stalled for years due to internal divisions, including Hungary’s veto, even as broader momentum built across the bloc. 

While technical preparations for “clusters” were advancing, the formal opening required unanimous agreement and had been repeatedly delayed despite Ukraine’s expectation that talks could begin sooner. 

Enlargement remains a long-term process requiring sustained reforms across governance, judiciary, and economic policy before membership is possible. No country has completed the process since Croatia joined in 2013.

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L’Armenia guarda all’Europa: il filo-Ue Pashinyan vince le elezioni parlamentari

L’Armenia compie un passo verso l’Europa. Il partito del primo ministro, Nikol Pashinyan, ha vinto con ampio margine le elezioni parlamentari di ieri, un esito che rafforza la politica di avvicinamento del governo all’Ue e agli Stati Uniti. La Commissione elettorale centrale ha annunciato la vittoria del partito di governo Contratto Civico con il 49,81%. Molto distanziati i due partiti dell’opposizione favorevoli a mantenere le tradizionali buone relazioni con Mosca: Armenia Forte, del miliardario russo-armeno Samvel Karapetyan, ha ottenuto il 23,29% e Alleanza Armena dell’ex presidente Robert Kocharyan il 9,94%.

“Caro Nikol Pashinyan, congratulazioni per la tua vittoria elettorale – ha scritto su X la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen -. Lo spirito della Rivoluzione di Velluto che hai guidato nel 2018 è vivo e forte. Apprezziamo profondamente la nostra partnership con l’Armenia democratica, che si sta avvicinando sempre più all’Europa. Siamo al fianco dell’Armenia”.

Recandosi al seggio a votare, Pashinyan ha fatto capire di volere continuare sulla strada verso l’Unione europea, ma evitando strappi pericolosi con la Russia. A Vladimir Putin, secondo il quale Erevan dovrebbe chiedere attraverso un referendum il parere dei cittadini sull’eventuale ingresso nella Ue, il premier ha risposto che per ora il problema non si pone, perché l’Armenia non è ancora pronta per ottenere lo status di Paese candidato. Ma ciò non significa che Erevan rinuncerà al suo obiettivo: “Continueremo con calma sul cammino delle riforme“, ha dichiarato Pashinyan.

Le autorità di Erevan insistono comunque nel dire che il processo di avvicinamento in corso con l’Occidente non esclude la cooperazione con il blocco di Paesi a trazione russa riuniti nell’Unione economica euroasiatica (Russia, Bielorussia, Kazakhstan, Kirghizistan e Armenia, appunto). Il governo di Erevan cerca dunque di non aggravare le tensioni con Mosca, dopo un recente monito di Putin. Riferendosi al conflitto russo-ucraino, il leader del Cremlino ha sottolineato che “tutto è cominciato” con “l’ingresso, o il tentativo di ingresso, dell’Ucraina nella Ue”.

Pashinyan ha cercato di rassicurare gli armeni. I rapporti con Mosca “sono basati sul rispetto reciproco” e le relazioni con Putin “sono molto strette”, ha assicurato il primo ministro, al quale il presidente russo ha telefonato questa settimana per fargli gli auguri di buon compleanno. Ma Mosca non rinuncia a fare pressioni su Erevan. In un’intervista alla televisione, il vice primo ministro russo Alexei Overchuk ha fatto sapere che il suo governo ha più volte detto all’Armenia, in colloqui “a porte chiuse”, dei pericoli che comporta entrare nella Ue, considerata da Mosca “non più un’organizzazione per l’integrazione economica”, ma una unione “militare-politica” che “annuncia apertamente la sua ostilità” verso la Russia. Gli armeni, dunque, dovrebbero “pensare a quello che stanno facendo”.

La consultazione, che ha visto un affluenza del 59%, dieci punti in più rispetto alle ultime elezioni del 2021, sembrano essersi svolte tutto sommato nella calma. Tranne una denuncia di Karapetyan, secondo il quale un centinaio di sostenitori di Armenia Forte sono stati arrestati tra sabato e domenica. Sabato media statali avevano anche riferito degli arresti di sei candidati del partito dell’opposizione filorussa, senza fornire dettagli sulle accuse.

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