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Côte d’Ivoire – Cissé Bacongo : le « monstre » froid aux côtés du président Ouattara

Le déguerpissement du quartier « Zimbabwe » dans la zone de Vridi le 02 Juin dernier restera dans la mémoire collective. De par son ampleur, c’est le plus vaste qui ait jamais eu lieu en Côte d’Ivoire. C’était une ville dans la ville, avec des Églises dont une paroisse catholique, des écoles, des centres de santé dont une FSUCOM, […]
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Le président Ouattara porte-t-il la responsabilité des dramatiques déguerpissements de ces derniers temps ?

La question a tout son sens. Nous sommes dans une république qui a à sa tête un président. Et pour une actualité aussi grave que les déguerpissements de ces derniers temps, on peut se demander si ceux qui les mettent en œuvre ont sa caution. Après tout c’est le  » père de la nation », c’est […]
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Philippines: un ex-haut responsable de la police arrêté dix ans après le meurtre d'un homme d'affaires sud-coréen

Aux Philippines, un ancien haut responsable de la police a été arrêté, mardi 9 juin, pour le meurtre d'un homme d'affaires sud-coréen, commis en 2016, en pleine « guerre anti-drogue » lancée par l'ancien président, Rodrigo Duterte. Cette affaire rappelle l'impunité des responsables politiques philippins lors de cette campagne d'exécutions extra-judiciaires qui a fait plus de 30 000 morts, selon les organisations internationales. 

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Afghanistan : la police afghane disperse violemment une manifestation de soutien aux femmes

La police de l'Afghanistan, pays dirigé par les Taliban, s'en est pris à des manifestants mardi, venus défendre la liberté des femmes afghanes. Une vague d'arrestation a été lancée trois jours plus tôt par la police des mœurs du gouvernement taliban, parce que des habitantes de Herat ne portaient pas le tchador ou la burqa, qui couvrent entièrement le corps, mais juste un voile.

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Mali: indignation et colère après le placement sous mandat de dépôt des journalistes Chahana Takiou et Abdrahamane Keïta

Au Mali, le journaliste Chahana Takiou va passer sa deuxième nuit en prison en prison. Figure de la presse malienne, le directeur de publication du journal 22 Septembre a été placé sous mandat de dépôt le 8 juin par le pôle judiciaire anti-cybercriminalité pour « atteinte au crédit de l'État à travers l'institution judiciaire » après avoir estimé, précisément, que ce pôle spécialisé ne respectait pas la procédure prévue pour les délits de presse. Un autre journaliste, Abdrahamane Keïta du journal Le Témoin, a également été placé sous mandat de dépôt ce mardi 9 juin par le même pôle anti-cybercriminalité, après avoir déploré que Kidal, sous contrôle des jihadistes du Jnim et des rebelles du FLA depuis le 25 avril, était actuellement « administrée » par le chef du Jnim.

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Ebola : un homme abattu lors d'un soulèvement contre un centre de quarantaine pour Américains au Kenya

La police kenyane a abattu un manifestant alors que des centaines de personnes organisaient mardi de nouvelles manifestations contre un centre de quarantaine au Kenya, destiné aux Américains exposés au virus Ebola. Les protestataires estiment que le pays n'est pas "une décharge" pour les Américains malades et préfèrent qu'ils soient soignés aux États-Unis.

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Albuquerque dia 11 na abertura da “Grande Conferência do Jornal da Economia do Mar”

O presidente do Governo Regional, Miguel Albuquerque, estará presente, na próxima quinta-feira, dia 11 de Junho de 2026, pelas 11 horas, na sessão de abertura da XI Grande Conferência do Jornal da Economia do Mar – Edição Madeira, que decorrerá nas instalações do Hotel Pestana Casino Park, informa uma nota oficial. Trata-se da primeira Grande […]
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Russia e Ucraina, l’Ue accelera su sanzioni e allargamento. La sfida a Mosca

Allargamento sì, ma con un occhio ai tempi e ai modi delle richieste già avanzate in passato, nella consapevolezza che il lento e complesso processo deve gioco forza intrecciarsi con una risoluzione del conflitto tra Ucraina e Russia per generare gli effetti politici auspicati. L’Unione Europea gioca la carta della programmazione e mentre da un lato, per bocca della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, annuncia l’intenzione di aprire i negoziati con Ucraina e Moldavia, dall’altro mette nero su bianco la portata delle nuove sanzioni contro Mosca.

Come aprire il cluster negoziale

Gli ucraini “stanno realizzando una riforma dopo l’altra mentre le loro città sono sotto attacco”. Parte da questa premessa Von der Leyen per mettere un accento specifico sul macro tema dell’allargamento europeo a est: ovvero lo sforzo valoriale, sociale ed umano che il popolo di Kyiv sta compiendo e che rappresenta una coccarda da appuntare sul petto. Nonostante tutto questo, “mentre le loro città sono sotto attacco, mentre il cielo sopra di loro è pieno di fumo, mentre le sirene antiaeree risuonano in tutto il Paese” stanno compiendo progressi straordinari nelle loro riforme: quindi si sono meritati un premio da Bruxelles, che aprirà il primo cluster negoziale per l’adesione all’Unione europea di Ucraina. Per cui, è il ragionamento di Von der Leyen, se l’Ucraina ha fatto la sua parte, “è ormai giunto il momento che anche noi facciamo la nostra, e ora abbiamo l’opportunità storica di farlo”. Non solo Ucraina, della partita è anche la Moldavia, altro Paese molto strategico e fortemente a rischio per via della vicinanza russa.

Il ventunesimo pacchetto di sanzioni

Cripto russe e prodotti ittici: si concentra su questi due filoni il ventunesimo pacchetto di sanzioni europee contro Mosca, annunciate oggi dalla presidente della Commissione europea. L’obiettivo della mossa di Bruxelles è “colpire infrastrutture critiche coinvolte nel commercio o nella lavorazione del petrolio russo, come porti, aeroporti e raffinerie” e proporre “di limitare la vendita ai soggetti russi di navi cisterna destinate al trasporto di prodotti energetici, così come abbiamo già fatto per le petroliere”. Sono ricompresi anche il “divieto di transazioni ad altre 31 banche russe e a 20 banche, società di criptovalute, piattaforme finanziarie e operatori del commercio petrolifero con sede in Paesi terzi”.

Ma chi sono i soggetti coinvolti? Si tratta di personaggi che hanno appoggiato entità e individui russi già sanzionati oppure che hanno contribuito ad aggirare le sanzioni restrittive già in essere, precisando che “per la prima volta introdurremo inoltre la possibilità di imporre un divieto totale ai fornitori di servizi legati alle cripto-attività operanti in Paesi terzi. Si tratterà di un forte deterrente nei confronti delle piattaforme che aiutano la Russia a eludere il regime sanzionatorio”.

Non solo cripto, anche i merluzzi sono al centro delle sanzioni europee: il riferimento è a restrizioni sostanziali alle importazioni di alcuni prodotti ittici e un divieto totale su altri, tra cui il merluzzo, ha aggiunto la presidente della Commissione, con l’intenzione di allineare le restrizioni commerciali imposte dalla Bielorussia in modo che non possa fungere da porta d’accesso per il commercio russo. “Proponiamo inoltre nuovi divieti di importazione su una serie di beni per un valore di 60 milioni di euro, ad esempio su alcuni metalli o componenti per auto, perché vogliamo consolidare la diversificazione dell’Europa per ridurre la dipendenza dalle importazioni russe”, ha concluso.

Una svolta verso i negoziati?

La novità si ritrova nella nazionalità dell’eventuale negoziatore: dopo i nomi di Schroeder e Abramovich fatti circolare negli ultimi giorni, secondo il quotidiano russo Vedomosti l’eventuale negoziatore dell’Unione europea nei colloqui con la Russia potrebbe essere francese o italiano. La fonte che ha ispirato la ricostruzione del foglio moscovita aggiunge che qualsiasi negoziato tra Russia e Ue sarà fattibile solo in caso di cessate il fuoco in Ucraina. Pronta la replica del portavoce della presidenza russa, Dmitrij Peskov, secondo cui gli europei sarebbero “ancora lontani dall’essere pronti ad agire come mediatori, avviare gli sforzi di mediazione ponendo delle condizioni alla Russia è probabilmente illogico, è sbagliato. E, naturalmente, è inaccettabile per noi”.

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Coloni violenti in Cisgiordania, sanzioni da Paesi Ue e non solo. Insorge Israele: “Misure vergognose”

Coloni violenti in Cisgiordania, arrivano nuove sanzioni

Un nuovo pacchetto coordinato congiuntamente tra Francia, Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Norvegia è stato adottato per “nuove sanzioni contro i responsabili dell’intensificarsi delle attività di insediamento e della violenza in Cisgiordania”. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri francese Jean Noel Barrot.

Londra: “Le aziende Uk cessino le attività nelle colonie israeliane in Cisgiordania”

Il governo britannico ha invitato le aziende del Paese a cessare ogni attività negli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata. Lo ha annunciato la ministra degli Esteri Yvette Cooper. “Ho rafforzato le nostre linee guida sui rischi aziendali affinché siano chiare e inequivocabili: se siete cittadini britannici o aziende britanniche, non dovete svolgere alcuna attività economica o finanziaria negli insediamenti israeliani illegali”, ha dichiarato la ministra al Parlamento. “Riteniamo che i gruppi di coloni violenti non debbano trarre profitto dalle terre che hanno sottratto ai palestinesi”, ha aggiunto, affermando che le condanne di alcune di queste violenze da parte del governo israeliano “suonano vuote” in assenza di misure concrete per punirle.

Israele: “Vergognose le misure di governi stranieri contro di noi”

“Israele respinge con fermezza le vergognose misure adottate da governi stranieri contro cittadini israeliani, entità israeliane e un ministro del governo”. Lo si legge sull’account X del ministero degli Esteri israeliano in riferimento alle misure adottate da diversi Paesi occidentali nei confronti di coloni e al divieto di ingresso imposto dalla Francia al ministro delle Finanze Bezalel Smotrich. “La vera essenza di questi provvedimenti è il tentativo di imporre una posizione politica riguardo al diritto degli ebrei di vivere nella Terra d’Israele e in merito al conflitto israelo-palestinese, mascherandolo da misura contro la violenza”, scrive il ministero.

“Ciò che questi governi hanno in comune è il loro clamoroso fallimento nel contrastare l’antisemitismo dilagante nei propri Paesi. Politiche anti-israeliane del tipo adottato oggi non fanno altro che alimentare tale antisemitismo”, prosegue il ministero degli Esteri israeliano. “Sorprendentemente, questi governi hanno anche omesso di imporre sanzioni o di adottare misure contro i fenomeni che, secondo Israele, alimentano realmente la violenza: la politica dell’Autorità Palestinese di corrispondere stipendi ai terroristi (“pay-for-slay”, ovvero “pagare per uccidere”) e l’incitamento all’odio”, conclude il post.

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«Pas d’Ebola chez nous»: au Kenya, nouvelle manifestation contre un futur centre américain de quarantaine

Des centaines de personnes ont de nouveau manifesté ce mardi 9 juin à Nanyuki, une ville située à environ 200 km de Nairobi, la capitale, contre le projet d'installation d'un centre de quarantaine destiné à des Américains présentant des risques de contamination à la fièvre hémorragique Ebola. Des affrontements entre la police et les manifestants ont fait un mort.

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Arlindo Chissale, une disparition dans l’ombre des services de sécurité mozambicains

Le 7 janvier 2025, Arlindo Chissale, journaliste et activiste engagé en politique, disparaissait sans laisser de traces dans la région du Cabo Delgado, en proie à une insurrection islamiste. Ses prises de position publiques et les signes inquiétants survenus durant les jours précédant sa disparition poussent ses proches à soupçonner un enlèvement orchestré par les forces de sécurité.

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