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Braccianti uccisi, in tremila al corteo Cgil nel Cosentino. Schlein: “Sequestro preventivo per le aziende che sfruttano”

Circa tremila persone hanno partecipato ad Amendolara, nel Cosentino alla manifestazione organizzata dalla Cgil dopo l’omicidio di quattro braccianti (tre afghani e un pakistano) trovati carbonizzati in un minivan lunedì scorso, e uccisi secondo la Procura di Castrovillari dai loro caporali (che si trovano in custodia cautelare in carcere) per aver protestato contro le condizioni di lavoro. Presenti vari esponenti politici, dalla segretaria Pd Elly Schlein al leader di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, fino ai parlamentari M5s Anna Laura Orrico, Vittoria Baldino, Pasquale Tridico. In testa al corteo il segretario generale del sindacato, Maurizio Landini, e quello della Flai Cgil (il sindacato di categoria dei lavoratori agricoli) Giovanni Minnini. “Questa tragedia rappresenta un sistema sbagliato di fare impresa, fondato sullo sfruttamento e sul caporalato. È il momento che tutti, uscendo dall’ipocrisia, dicano basta a questo sistema che mette in discussione la dignità, l’umanità, la vita stessa delle persone”, ha detto Landini prima dell’inizio della manifestazione. Per questo, ha aggiunto, “c’è bisogno che ci sia una reazione da parte di tutti i soggetti politici e istituzionali, imprenditoriali, perché ci sono tutti gli strumenti legislativi, e non solo, per poter invertire questa tendenza e bloccare questo sfruttamento che sta portando alla morte delle persone”.

In questo senso Schlein ha lanciato una proposta dal corteo: “Bisognerebbe rafforzare la legge sul caporalato non soltanto mettendo più risorse e assicurando che sia attuata fino in fondo, ma anche prevedendo il sequestro preventivo delle aziende che impiegano lavoratori sfruttati e vittime di caporalato”, ha detto la segretaria dem a margine della manifestazione. “Non si può più parlare soltanto di caporalato, ma bisogna parlare di padronato. Spesso, adesso vedremo le indagini che cosa faranno emergere, ci sono dietro delle responsabilità oltre a quelle delle due persone che sono state già fermate e che devono affrontare la giustizia. Parlare di padronato vuol dire guardare anche alle responsabilità delle connivenze delle aziende”, spiega. Quella del caporalato e dello sfruttamento, denuncia Schlein, “è una piaga strutturale, non sono fenomeni episodici, questo ce lo siamo detti davanti ad ogni tragedia, anche quella della morte di Satnam Singh“, il bracciante indiano abbandonato di fronte a casa con un braccio amputato nel 2024 a Latina. “Bisogna rafforzare la tutela delle vittime che denunciano, con percorsi chiari, con soluzioni abitative, una casa, con formazione, assistenza legale, sanitaria e psicologica. Bisogna rendere conveniente e sicuro denunciare lo sfruttamento”.

“Siamo qui per dire basta con l’ipocrisia in questo Paese di chi fa finta di non vedere ciò che vedono tutti. Per dire basta all’idea che il lavoro sia sempre più marginalizzato, sfruttato, umiliato”, ha detto il leader di Sinistra Italiana Fratoianni. “Il governo ogni Primo maggio fa un decreto lavoro e fa un grande scherzo a lavoratori e lavoratrici. In queste ore c’è un emendamento della maggioranza che punta a incentivare e legittimare i contratti pirata, quelli che avevano messo fuori legge con l’ultimo intervento normativo”, denuncia. Per Pasquale Tridico, ex presidente dell’Inps e capodelegazione del M5s al Parlamento europeo, “è tutto un sistema che purtroppo è marcio. È marcio perché non si può permettere a quattro persone, lavoratori, di essere sfruttati fino alla morte. Perché questo è successo, soltanto per aver chiesto i loro elementari e basilari diritti, ovvero il proprio salario”.

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Sedicenne aggredita e violentata in strada: arrestato un 21enne dopo la chiamata di una donna al 112

È stata una donna affacciata al balcone a interrompere quello che stava avvenendo: una violenza sessuale in corso su una ragazza di 16 anni. Ha preso il telefono, ha chiamato il 112 e poi ha iniziato a filmare. Pochi minuti dopo i carabinieri sono arrivati sul posto e hanno arrestato un giovane di 21 anni, accusato di violenza sessuale aggravata.

L’episodio è avvenuto venerdì sera ad Avezzano (L’Aquila), in una zona dell’area nord della città. La residente, osservando la strada dalla finestra, ha notato una ragazza in difficoltà e un giovane che la teneva bloccata. Rendendosi conto della gravità della situazione, ha immediatamente allertato le forze dell’ordine e nel frattempo ha registrato alcune immagini con il cellulare. Quando le pattuglie del Nucleo operativo e radiomobile di Avezzano e della stazione di Trasacco sono intervenute, hanno trovato il giovane ancora sul posto. Per lui sono scattate le manette.

L’arrestato è un cittadino egiziano di 21 anni residente a Tagliacozzo e senza precedenti penali. Secondo la Procura di Avezzano avrebbe approfittato dello stato di alterazione della ragazza, contestazione che costituisce una delle aggravanti dell’accusa insieme alla minore età della vittima. La sedicenne è stata soccorsa e accompagnata al pronto soccorso per gli accertamenti medici. I sanitari hanno riscontrato lesioni ritenute compatibili con l’ipotesi investigativa. Gli indumenti della ragazza e quelli del giovane sono stati sequestrati per gli esami disposti dal pubblico ministero Luigi Sgambati, che coordina le indagini.

Determinante, nella ricostruzione dei fatti, potrebbe rivelarsi proprio il video realizzato dalla testimone. Le immagini sono state acquisite dagli investigatori e saranno utilizzate insieme agli altri elementi raccolti nelle prime ore dell’inchiesta. Il ventunenne si trova ora nel carcere di Avezzano in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto, prevista nei prossimi giorni.

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Trattative in salita alla Natuzzi che ha confermato il trasferimento delle attività pugliesi in Romania. Tavolo l’11

Trattative in corso – e in salita – alla Natuzzi, che il 4 giugno scorso ha confermato il trasferimento in Romania del 15% delle attività oggi svolte tra Puglia e Basilicata. “Quella di Natuzzi è una vertenza complessa, delicata, che coinvolge centinaia di lavoratori e uno dei marchi storici della manifattura pugliese e nazionale. Proprio per questo, pur nella difficoltà del momento e nelle distanze ancora presenti tra le parti, riteniamo importante registrare alcuni segnali di apertura. L’auspicio è che Natuzzi possa arrivare al tavolo dell’11 giugno con un piano industriale capace di tenere insieme sostenibilità aziendale e tutela del lavoro”, dice l’assessore regionale allo Sviluppo economico e lavoro, Eugenio Di Sciascio.

“Il primo spiraglio attiene all’impegno aziendale di convocare d’urgenza, comunque prima del tavolo Mimit, le rappresentanze sindacali aziendali, per l’esclusiva discussione dei calendari dell’ammortizzatore sociale“, spiega l’assessore. Sul fronte dell’incentivazione all’esodo “è stato varato un primo piano sperimentale di esodo per il quale Natuzzi ha messo a disposizione 6 milioni di euro, destinati a un’indennità massima di 50mila euro a favore dei dipendenti che, su base esclusivamente volontaria, sceglieranno di aderire”. Il terzo spiraglio riguarda “invece l’annuncio, dell’azienda, di un accordo raggiunto con una realtà pugliese del settore gomma-plastica per la cessione dello stabilimento dismesso di Ginosa“.

Meno ottimista la segretaria della Cgil Puglia, Gigia Bucci, che chiede l’intervento dello Stato. “Chiediamo alle Istituzioni ancora una volta di svolgere fino in fondo il proprio ruolo di mediazione, nei confronti di un’azienda che ha beneficiato di ingenti contributi pubblici e che, da venti anni, ricorre in modo sistematico alla cassa integrazione“. Per la segretaria si tratta di scelte che “si fanno beffa del ruolo della rappresentanza sindacale e dello stesso lavoro di mediazione di Ministero delle Imprese e Regione Puglia“. Secondo la sindacalista, poi, “l’atteggiamento del management Natuzzi, incapace ancora una volta di mantenere gli accordi paventati ai tavoli istituzionali, è gravissimo. Non si gioca con il lavoro e la vita di migliaia di lavoratori e lavoratrici”.

Dal canto suo il ministro delle imprese, Adolfo Urso, già venerdì 5 giugno aveva ricordato che “quello che non si è fatto in questi 20 anni dobbiamo farlo insieme nei prossimi 20 giorni”. Secondo Urso “il fatto stesso che l’azienda utilizzi la cassa integrazione da vent’anni, vuol dire che da vent’anni vi è un problema industriale. Perché la cassa integrazione non può essere uno strumento per coprire una questione industriale in maniera duratura e continuativa per due decenni, ma deve essere uno strumento che si utilizza temporaneamente per consentire un rilancio industriale”.

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“In 17 contro Gianluca Ibarra Silvera, colpito 30 volte”, il pm di Milano contesta la premeditazione per l’omicidio della stazione Certosa

Un’azione “unitaria e coordinata”, con il gruppo che si dispone lungo le banchine per controllare le vie di fuga, poi l’inseguimento sui binari e infine l’accerchiamento della vittima già a terra. È questa la ricostruzione dell’accusa sull’omicidio di Gianluca Ibarra Silvera, il 22enne ucciso nella notte tra il 26 e il 27 maggio alla stazione di Milano Certosa. Secondo il capo d’imputazione, sarebbero almeno 17 i giovani coinvolti nell’aggressione, oltre a nove persone ancora da identificare. Per due di loro è stato emesso un decreto di fermo: uno, il 19enne originario del Perù Jefferson Smit Echevarra Verano, sarà interrogato domani dalla giudice per le indagini preliminari Sara Cipolla; l’altro risulta invece irreperibile e sarebbe al momento latitante.

Il giovane è accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dal numero degli aggressori. Il pm Elio Ramondini ha chiesto la convalida del fermo e la custodia cautelare in carcere, ritenendo sussistenti gravi indizi e il pericolo di fuga. Tutto, secondo gli investigatori, prende avvio da un primo diverbio avvenuto intorno alle 21.50 nel sottopasso e nelle aree esterne della stazione. Da quel momento il gruppo, che si sarebbe autodefinito appartenente ai “Latin King”, si sarebbe organizzato in modo compatto.

La dinamica dell’aggressione

Gli aggressori si sarebbero disposti lungo la banchina del binario 1, controllando le possibili vie di fuga della vittima, del fratello e di un amico. Poi avrebbero attraversato i binari per raggiungere il binario 5, dove si trovavano i tre giovani. A quel punto sarebbe iniziata una prima fase di intimidazione: sguardi minacciosi, bottiglie di vetro strisciate a terra e gesti che, secondo la ricostruzione, avrebbero avuto lo scopo di incutere paura. Subito dopo, la situazione sarebbe degenerata.

I tre giovani avrebbero tentato la fuga correndo lungo la banchina in direzione Villapizzone e poi sui binari, inseguiti dal gruppo che avrebbe lanciato contro di loro sassi e bottiglie. La corsa di Gianluca Ibarra Silvera si sarebbe interrotta quando il 22enne è caduto a terra. È in quel momento che, secondo la Procura, si sarebbe consumata la fase più violenta: il giovane sarebbe stato accerchiato da più persone mentre si trovava prima in posizione prona e poi supina.

A quel punto sarebbero partiti i colpi: fendenti sferrati con coltelli e cocci di bottiglia, insieme a colpi inferti con pietre. L’aggressione sarebbe durata pochi minuti ma con estrema violenza, con circa trenta colpi al tronco, alla schiena e agli arti. Dopo l’assalto, il corpo sarebbe stato trascinato per alcuni metri e abbandonato in una stretta intercapedine tra i binari e la recinzione della stazione, dove è stato trovato poco dopo le 22.15. I soccorsi si sono rivelati inutili: il decesso è stato dichiarato in ospedale alle 23.30.

Decisiva, per la ricostruzione, la testimonianza del fratello della vittima, che avrebbe assistito nascosto a poca distanza, oltre alle immagini delle telecamere di videosorveglianza e alla geolocalizzazione dei telefoni cellulari degli indagati. Secondo gli inquirenti, il gruppo si sarebbe mosso in modo preordinato, trasformando un diverbio in un’azione di branco culminata nell’accerchiamento e nell’uccisione del 22enne. Ora la parola passa alla gip, che dovrà decidere sulla convalida del fermo per il 19enne e sulla richiesta di custodia cautelare in carcere, mentre proseguono le ricerche del secondo destinatario del provvedimento e degli altri complici non ancora identificati.

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Orso a spasso nel fiume a Castel di Sangro: il bagno rinfrescante del giovane esemplare

A Castel di Sangro, nell’Aquilano, un giovane orso bruno marsicano è stato filmato sabato mattina mentre si rinfrescava nel fiume Zittola. Il plantigrado ha attraversato il centro cittadino fino a raggiungere la stazione della Sangritana e poi scomparire tra la vegetazione.

Di orsi bruni marsicani se ne contano appena una cinquantina, l’incontro con il grande mammifero in questa stagione è una rarità. Si suppone che possa essere il figlio di Bambina, un’orsa nota in zona perché si aggira spesso tra i comuni di Roccaraso e Castel di Sangro.

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Ecco il rinnovo del taglio delle accise fino al 3 luglio: dimezzato a 5 centesimi lo sconto sul diesel. Invariata la benzina

Il taglio delle accise su benzina e gasolio è stato prorogato fino al 3 luglio. È scritto nel decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale secondo il quale gli sconti scattano il 7 giugno 2026. In dettaglio il taglio delle accise sulla benzina resta di 5 centesimi, mentre lo sconto per il gasolio passa da dieci a 5 centesimi.

Il decreto precisa poi che la copertura della nuova proroga ammonta a poco meno di 150 milioni, derivante dall’extra gettito dell’Iva.
“Alle minori entrate derivanti” dalla proroga si provvede “con quota parte, pari a 149,4 milioni di euro, del maggior gettito conseguito nel periodo dal primo maggio al 31 maggio 2026 in relazione ai versamenti periodici dell’imposta sul valore aggiunto“, spiega la norma.

“C’è quello che era previsto con il decreto legge, cioè che si utilizzassero le risorse per continuare nel tagliare le accise in modo modulare, così che si possa rispondere alle esigenze delle nostre imprese e delle nostre famiglie”, commenta il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, a margine del convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria. “Il prezzo dei carburanti è costantemente in discesa sotto i due euro – dice – Noi proseguiremo con questa politica di responsabilità e anche di cautela per ridurre, per quanto possibile, l’impatto sulle famiglie, sui lavoratori, sulle imprese e l’impatto ovviamente sull’inflazione generale”.

“Una pessima idea. Il governo continua a ridurre lo sconto sulle accise. Questa volta è ritoccato al gasolio, la volta precedente alla benzina. Una decisione assurda considerato che oggi il gasolio si paga ancora 2,072 euro in autostrada. Il che vuol dire che, a prezzi industriali costanti, domani varcherà nuovamente la soglia di 2,1 euro al litro, arrivando a 2,133 euro, pari ad un aggravio di 3 euro e 5 cent per un rifornimento di 50 litri“, è invece il commento del presidente dell’Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona. “Non va molto meglio nelle strade normali dove salirà oltre i 2 euro, da 1,980 di oggi a 2,041 – ha aggiunto – Evidentemente non si rendono conto di quello che ha detto ieri l’Istat, ossia che il forte aumento delle quotazioni delle materie prime energetiche ha già cominciato a traslarsi sui prezzi al consumo… con possibili conseguenze sull’andamento dei consumi. Insomma, è stato un autogol”.

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Crans, le chat di Jessica e Jacques Moretti: “Attenti alle stelline luminose, il Constellation può bruciare” e “L’uscita è bloccata?”

“Se vogliono le stelline luminose, stiano molto attenti. Restate finché non si spengono perché se cadono sul divano o sul pavimento e bruciano la schiuma sul soffitto, il Constel brucia”. È una delle frasi che più hanno colpito investigatori, avvocati e familiari delle vittime durante l’udienza tenutasi venerdì davanti alla procura di Sion sull’incendio del bar Le Constellation di Crans-Montana, la tragedia costata la vita a 41 persone nella notte di Capodanno. A pronunciarla, in una chat WhatsApp con un dipendente, è Jessica Moretti, proprietaria del locale insieme al marito Jacques. Un messaggio che per l’accusa rappresenterebbe un elemento importante per comprendere il livello di consapevolezza dei gestori riguardo al rischio incendio legato alla presenza della schiuma fonoassorbente installata nel locale.

Nel corso dell’interrogatorio è emerso anche un altro messaggio dal contenuto analogo. “Attenzione alle candele perché, se finiscono sulla mousse, possono bruciare il Constellation”, scriveva ancora Jessica ai dipendenti. Per la procura quelle parole sembrano indicare una conoscenza precisa del pericolo rappresentato da fiamme libere, scintille e materiale infiammabile. Una lettura che i due imprenditori francesi hanno però respinto con decisione. “Si trattava semplicemente di un modo di dire”, hanno sostenuto davanti ai magistrati. Anche il riferimento alle fontanelle luminose utilizzate durante le feste sarebbe stato, secondo la loro versione, soltanto una battuta ironica e non il segnale di una reale preoccupazione. Una spiegazione che non ha convinto la procuratrice aggiunta del Cantone Vallese, Catherine Seppey. Durante l’udienza la magistrata ha infatti affermato di non ritenere “credibile” che i proprietari ignorassero il rischio di incendio connesso alla presenza della schiuma utilizzata nel locale.

Ma non sono soltanto i messaggi sul pericolo delle scintille a pesare sulla posizione dei coniugi Moretti. Tra le conversazioni esaminate oggi ce n’è una che riguarda una delle uscite di emergenza del Constellation. Jacques Moretti scrive a un dipendente: “L’uscita di emergenza del Constellation, di fronte ai bagni, è ancora bloccata?“. La risposta arriva poco dopo: “Sì, la porta è ancora bloccata. Ne abbiamo parlato e no, non lasciamo le porte aperte”.

Per gli inquirenti questo scambio potrebbe suggerire che quell’uscita fosse abitualmente tenuta chiusa, un elemento particolarmente delicato alla luce delle modalità con cui si è sviluppato il rogo e delle difficoltà incontrate da molte persone nel tentativo di mettersi in salvo. Anche su questo punto la difesa ha fornito una spiegazione diversa. Jacques Moretti ha sostenuto che il termine “bloccata” venisse utilizzato con un significato opposto rispetto a quello attribuito dall’accusa, ossia per indicare una porta che doveva rimanere aperta.

Successivamente ha aggiunto che alcuni dipendenti residenti nell’edificio soprastante lasciavano spesso aperta quella porta per accedere più facilmente agli appartamenti, provocando le proteste degli altri condomini. Da qui, secondo il gestore, la necessità di controllarne la chiusura. Resta poi aperto il capitolo relativo a un’altra porta, quella di servizio situata al piano superiore. Secondo quanto emerge dai filmati acquisiti dagli investigatori, sarebbe risultata chiusa in più occasioni, compresa la sera del 31 dicembre. Jessica Moretti ha però escluso di aver mai impartito disposizioni in tal senso.

Le chat mostrate in aula rappresentano uno dei passaggi più significativi dell’inchiesta sulla tragedia di Capodanno. Per la procura contribuiscono a delineare un quadro di possibili sottovalutazioni dei rischi all’interno del locale. Per i proprietari, invece, si tratta di conversazioni estrapolate dal contesto e interpretate in modo errato. Sarà ora il prosieguo dell’istruttoria a stabilire quale peso attribuire a quelle parole scritte mesi prima della notte in cui il Constellation venne avvolto dalle fiamme, trasformandosi nel teatro di una delle più gravi tragedie avvenute negli ultimi anni in Svizzera.

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Vannacci festeggia i nuovi ingressi: “Siamo a 94mila iscritti, il partito è partito, non ci ferma più nessuno”

“Siamo contenti di avere questi cinque nuovi ingressi in Fn. Non siamo noi che facciamo la questua ma sono loro stessi che si sono rivolti a noi perché credono nel progetto e nel fatto di portare avanti questa novità politica degli ultimi 15 anni in Italia. Ci sono anche tanti sindaci, consiglieri comunali e molti consiglieri regionali che ci hanno contattato e molti quelli che ci hanno già raggiunto. Questo dimostra anche quello che Fn vuol portare avanti”.

Il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, ha così annunciato a Viareggio l’ingresso nel partito di Domenico Furgiuele, Gianangelo Bof, Attilio Pierro e Davide Bergamini, insieme all’ex eurodeputato Antonio Maria Rinaldi. Presenti in sala anche gli altri deputati vannacciani, tra cui Emanuele Pozzuolo.

“Siamo a 94mila iscritti, il partito è partito, non ci ferma più nessuno – ha detto Vannacci – I giornalisti continuano tutti a parlare di noi. Poi ci sono anche i politici che parlano di noi. Addirittura ci siamo guadagnati la prima pagina dell’Espresso: ‘Vannacci sarà il vostro incubo’. Molto bene e quindi andiamo avanti”.

Secondo il generale “oggi c’è una moda nei partiti, si definiscono post ideologici, si sono trasformati da partito a Scuola radio Elettra. Invece un partito si deve basare su valori e principi ai quali noi non rinunciamo e traduciamo nel programma. E poi oggi ‘l’economia guida la politica, noi siamo perché la politica faccia le scelte sull’economia. Deve tornare la primazia della politica sull’economia”.

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Terzo attacco mortale di squalo in quattro settimane in Australia: muore pescatore di 35 anni

Un pescatore subacqueo di 35 anni è morto dopo essere stato attaccato da uno squalo al largo della costa occidentale australiana. L’incidente, avvenuto sabato nei pressi di Michaelmas Island, vicino alla città portuale di Albany, rappresenta il terzo attacco mortale registrato in Australia nelle ultime quattro settimane, una serie di episodi che sta attirando l’attenzione delle autorità e degli esperti.

Secondo quanto riferito dalla polizia, l’uomo stava praticando pesca in apnea insieme ai familiari quando è stato assalito poco prima di mezzogiorno. I presenti hanno immediatamente lanciato l’allarme e la vittima è stata riportata in barca fino ad Albany, dove ad attenderla c’erano già i soccorritori. Nonostante il rapido intervento dei paramedici, le ferite riportate si sono rivelate troppo gravi e per il trentacinquenne non c’è stato nulla da fare. Le prime valutazioni degli esperti indicano che l’attacco sarebbe stato compiuto da un grande squalo bianco lungo circa quattro metri e mezzo. Le autorità hanno avviato accertamenti per ricostruire con precisione la dinamica dell’incidente e monitorare la presenza del predatore nell’area.

L’episodio si inserisce in una sequenza particolarmente insolita per l’Australia, Paese che ospita alcune delle specie di squalo più temute al mondo ma che, nonostante l’enorme estensione delle sue coste e la diffusione delle attività acquatiche, registra mediamente meno di tre vittime all’anno per attacchi di questi animali.

L’ultima tragedia risaliva a poche settimane fa. Il 24 maggio il pescatore subacqueo Michael Jensz, 39 anni, era morto dopo essere stato attaccato nelle acque della Great Barrier Reef, al largo della costa nord-orientale del Paese. In quel caso l’uomo aveva riportato devastanti ferite alla testa e nella zona erano stati segnalati squali toro.

Ancora prima, il 16 maggio, un altro attacco mortale aveva sconvolto la comunità australiana. A perdere la vita era stato il trentottenne Steve Mattabonni, assalito da uno squalo bianco lungo circa quattro metri nelle acque di Rottnest Island, al largo della costa occidentale.

Tre morti in meno di un mese costituiscono una circostanza rara anche per un Paese che convive da sempre con la presenza degli squali. Gli esperti sottolineano che gli attacchi restano eventi eccezionali rispetto ai milioni di persone che ogni anno frequentano spiagge e aree marine australiane. Tuttavia, la concentrazione di episodi avvenuti in un arco di tempo così ristretto ha inevitabilmente alimentato preoccupazioni tra pescatori, subacquei e frequentatori delle coste.

Le autorità locali continuano a monitorare le zone interessate dagli ultimi incidenti e invitano chi pratica attività in mare a seguire con attenzione gli avvisi di sicurezza, soprattutto nelle aree dove sono stati segnalati grandi predatori.

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Omicidio di Milano Certosa, ricercato un 20enne italiano. Tra gli indagati trapper Reyomar

C’è un secondo ragazzo ricercato per l’omicidio di Gianluca Ibarra Silvera, il 22enne accoltellato a morte nella notte tra il 26 e il 27 maggio davanti alla stazione di Milano Certosa. Dopo il fermo di un 19enne eseguito nelle scorse ore, la Procura ha emesso un provvedimento anche nei confronti di un altro giovane, un ventenne italiano con famiglia di origini peruviane che avrebbe lasciato l’Italia e si troverebbe ora all’estero, forse in Spagna. Gli uomini della Squadra Mobile gli stanno dando la caccia mentre l’inchiesta cerca di ricostruire cosa sia accaduto quella notte nella periferia nord di Milano e, soprattutto, perché un ragazzo di 22 anni sia stato ucciso con una violenza che ha colpito gli stessi investigatori.

Il trapper indagato

C’è anche un giovare trapper, che è stato riconosciuto da alcuni testimoni che si trovavano alla stazione Milano Certosa, tra gli indagati. Si tratta di Oma Jair Rey Cordova, 20 anni, popolare sui social come Reyomar su Tiktok e Yo-Rey su Instagram oppure come Reystreetbandana con oltre 10 mila follower. Il ragazzo, raccontano i video delle telecamere, è stato ripreso oltre che notato da persone che hanno assistito in parte all’aggressione.

Oscuro il movente

Il delitto resta infatti avvolto da molti interrogativi. Uno dei principali riguarda il movente. Secondo quanto emerge dagli accertamenti, prima dell’aggressione ci sarebbe stato un confronto tra due gruppi di giovani. Durante il diverbio alcuni degli aggressori si sarebbero presentati come appartenenti ai Latin Kings, una delle più note pandillas latinoamericane. È da qui che parte il lavoro degli investigatori. Bisogna capire se si sia trattato di una semplice rivendicazione o se dietro l’agguato vi sia davvero un collegamento con il mondo delle bande giovanili. Gli approfondimenti sono in corso e al momento non ci sono conferme sull’effettiva appartenenza degli indagati all’organizzazione.

L’interrogatorio

Sarà interrogato domenica dalla giudice per le indagini preliminari, Sara Cipolla, Jefferson Smit Echevarra Verano, fermato venerdì. Il ragazzo è accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dal numero degli aggressori, in tutto 17. Il pm Elio Ramondini ha chiesto la convalida del fermo e la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti del giovane. L’altro presunto accoltellatore per cui è stato disposto il fermo è appunto latitante. Il pubblico ministero ha disposto l‘autopsia che si terrà mercoledì prossimo. Nel pomeriggio i genitori della vittima dovrebbero recarsi in Questura per la notifica dell’avviso di fissazione dell’esame autoptico e il riconoscimento.

Le piste

Tra le piste investigative compare anche quella di un possibile rito di iniziazione. Si tratta, precisano fonti vicine all’inchiesta, soltanto di una delle ipotesi al vaglio e ancora tutta da verificare. Gli inquirenti stanno cercando di capire se l’aggressione possa essere maturata nell’ambito di dinamiche interne alle pandillas o se abbia invece origini differenti. L’inchiesta, coordinata dal procuratore Marcello Viola e seguita dal pm Elio Ramondini e dall’aggiunta Bruna Albertini, ha già portato all’iscrizione di otto giovani residenti tra Milano e l’hinterland. Nei giorni scorsi la Squadra Mobile ha effettuato perquisizioni e sequestri, analizzando immagini delle telecamere, telefoni e altri elementi raccolti durante le indagini.

L’omicidio

Gianluca Ibarra Silvera, nato a Milano da una famiglia originaria dell’Ecuador, era stato colpito da numerosi fendenti. Soccorso in condizioni disperate, era morto poche ore più tardi in ospedale. La stazione di Certosa non è un luogo qualsiasi per chi segue il fenomeno delle pandillas milanesi. Da tempo rappresenta uno dei punti di ritrovo di gruppi giovanili latinoamericani e di compagnie di ragazzi che frequentano la zona. Negli ultimi mesi erano ricomparse anche alcune scritte con la sigla “LK”, acronimo dei Latin Kings, accanto a riferimenti alla MS-13. Finora, però, non si erano registrati episodi di sangue paragonabili a quello costato la vita al ventiduenne. Ora l’attenzione degli investigatori è concentrata sul secondo giovane ricercato. La sua individuazione potrebbe aiutare a chiarire i ruoli dei partecipanti all’aggressione e a dare una risposta alla domanda che resta ancora senza soluzione: cosa ha scatenato l’assalto mortale al 22enne.

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Leone XIV: “Il Papa tifa tutte le squadre, ma Prevost per il Real Madrid”

“Il Papa tifa per tutte le squadre, ma Prevost per il Real Madrid“. È la battuta pronunciata da Papa Leone durante il volo a bordo dell’aereo papale diretto a Madrid, dove prende il via il suo quarto viaggio apostolico. Il Pontefice ha scherzato con i giornalisti presenti a bordo mentre si avvicinava l’arrivo in Spagna.

Nella stessa occasione è stato ricordato che questa sera il Real Madrid scenderà in campo contro il Barcellona, in uno dei match più attesi del calcio spagnolo. “Farò sicuramente il tifo per gli usa ai mondiali di calcio ma non so quante partite avrò modo di vedere” ha poi detto il Papa salutando i giornalisti.

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Il Papa: “In Iran una guerra ingiusta”. Appello per la pace in Ucraina e Libano: “Sono preoccupato”

Iran, Libano e Ucraina. A bordo dell’aereo papale diretto a Madrid, Papa Leone XIV è tornato a intervenire con forza sui principali scenari di guerra, partendo dal Medio Oriente e dal dibattito riacceso attorno alla legittimità dei conflitti. Rispondendo ai giornalisti, il pontefice ha messo in discussione il richiamo alla teoria della “guerra giusta” nel caso dell’Iran, osservando come si tratti di un’impostazione che “viene da secoli passati, quando non si immaginavano le armi e la capacità di distruzione che l’uomo ha oggi”, e richiamando i contenuti della sua enciclica Magnifica Humanitas.

Un passaggio che si inserisce nel confronto internazionale anche dopo l’evocazione di quel principio da parte del vicepresidente americano J.D. Vance a sostegno delle azioni militari contro Teheran. “Credo che sia già stato detto molto chiaramente: lì non c’è una guerra giusta. Il problema è che la teoria della guerra giusta proviene dai secoli passati; non contemplava nemmeno le armi e la capacità di distruzione di cui dispone l’essere umano al giorno d’oggi”

Dal volo verso la Spagna, il Papa ha poi allargato lo sguardo agli altri fronti di crisi, a cominciare dall’Ucraina, dove il conflitto prosegue da oltre quattro anni. “Bisogna promuovere il negoziato. Si stava almeno facendo qualche sforzo, ma veramente bisogna spingere perché la violenza abbia una conclusione e finisca la guerra”, ha detto Leone XIV, rispondendo a una domanda sul fallimento dei tentativi di dialogo tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il presidente russo Vladimir Putin.

Prevost ha espresso una preoccupazione crescente per l’evoluzione della guerra in Europa orientale. “Sono preoccupato per l’Ucraina. Ogni volta la situazione peggiora. Occorre trovare una soluzione”, ha aggiunto, ribadendo la necessità di una via d’uscita politica dopo anni di combattimenti e un bilancio sempre più pesante di vittime e distruzioni. Accanto all’Ucraina, Leone XIV ha richiamato anche la situazione del Libano, da anni attraversato da una profonda crisi economica e istituzionale aggravata dalle tensioni regionali. “Sono in contatto con i leader religiosi che ho incontrato. Stiamo cercando una risposta. La situazione è molto complessa”, ha spiegato il Papa, sottolineando il lavoro di dialogo portato avanti dalla Santa Sede con le diverse componenti religiose del Paese dei Cedri.

L’arrivo a Madrid e l’incontro con le vittime di abusi in agenda

L’arrivo nella capitale spagnola è avvenuto in un clima di grande attesa. Sorridente e dall’aria distesa, Leone XIV è sceso dalla scaletta dell’aereo ITA Airways all’aeroporto internazionale Adolfo Suárez Madrid-Barajas con alcuni minuti di anticipo rispetto all’orario previsto. Ad accoglierlo c’erano re Felipe VI e la regina Letizia, che gli hanno riservato il protocollo delle grandi occasioni.

Già dalle prime ore del mattino, migliaia di persone avevano raggiunto il centro della capitale per assicurarsi un posto lungo il percorso del Papa. In Plaza de Oriente, davanti al Palazzo Reale, e nell’area che collega la Cattedrale dell’Almudena alla Plaza de la Armería, fedeli, turisti e curiosi hanno atteso sotto il sole l’arrivo del Pontefice. Sedie pieghevoli, cappellini e bottiglie d’acqua hanno caratterizzato una lunga attesa vissuta con entusiasmo e pazienza. Tra i presenti anche anziani, persone in sedia a rotelle e gruppi provenienti da diverse regioni della Spagna. Alcuni erano arrivati già all’alba per conquistare le posizioni migliori lungo le transenne predisposte dalle autorità.

Ma nell’agenda del Papa c’è anche un incontro delicatissimo. La questione degli abusi sessuali nella Chiesa resta “una ferita ancora aperta” come ha spiegato durante il volo che da Roma confermando l’intenzione di incontrare alcune vittime nel corso della visita in Spagna. “Incontrerò alcune persone che hanno subito abusi – ha spiegato il Pontefice ai giornalisti al seguito – ma purtroppo è impossibile ricevere tutte quelle che lo vorrebbero”. Parole che confermano la volontà del pontefice di mantenere alta l’attenzione su una delle questioni più dolorose per la Chiesa cattolica contemporanea, in un Paese che negli ultimi anni ha vissuto un intenso dibattito pubblico sulle responsabilità ecclesiastiche e sulla tutela delle vittime.

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Raffica di colpi ai bancomat in Puglia: 3 assalti in una notte tra Foggia e Salento

Tre assalti in una notte, uno riuscito e due falliti. In ogni caso, filiali distrutte e danni ingenti. Non si ferma la scia di colpi agli sportelli bancomat in Puglia, fenomeno che sta mettendo in grande difficoltà gli istituti bancari e Poste Italiane. Nelle scorse ore, sono stati colpiti due Atm nel Foggiano, la provincia più colpita negli ultimi mesi, e due nel Salento. A entrare in azione sono state due differenti bancomat con la medesima tecnica, cioè quella “marmotta”.

Cosa è la tecnica della marmotta

La “tecnica della marmotta” è una modalità di assalto agli sportelli automatici per riuscire a far saltare in aria l’Atm riuscendo a distruggere gli apparati di sicurezza e asportare il denaro contenuto all’interno. Le bande impiegano dispositivi metallici o lastre di vetro contenenti sostanze esplosive che vengono inseriti all’interno dei macchinari attraverso le fenditure, quasi sempre quelle dalle quali vengono emesse le banconote. Una volta infila il congegno, viene fatto detonare così da sventrare il bancomat e avere mano libera per arraffare le banconote contenute all’interno.

L’assalto a Cerignola

Nella notte è stato fatto esplodere lo sportello della Banca Popolare di Milano a Cerignola, in provincia di Foggia. Stando a quanto si apprende, due esplosioni hanno svegliato gran parte dei residenti di corso Garibaldi, in pieno centro cittadino, dove c’è stato l’assalto alla filiale della banca. Ad agire, almeno quattro persone a volto coperto, fuggite poi a bordo di un Suv. Il colpo sarebbe riuscito e il denaro asportato è in corso di quantificazione. La struttura ha subito danni. Sul posto sono intervenuti i carabinieri che stanno acquisendo le immagini della videosorveglianza.

Due colpi nel Salento

Nelle stesse ore sono stati tentati altri due colpi nel Salento, molto probabilmente dalla stessa banda. A Muro Leccese, in piazza del Popolo, sei malviventi arrivati a bordo di un’Alfa Romeo Giulietta e con un furgone, hanno fatto esplodere il bancomat UniCredit. Subito dopo, avrebbero raggiunto il limitrofo comune di Scorrano, dove hanno fatto esplodere lo sportello postamat di piazza Vittorio Emanuele. Dalle prime verifiche, sembra che in entrambi i casi non siano riusciti ad impossessarsi del denaro. Danni ingenti ma nessun ferito. La Giulietta usata dalla banda è stata rinvenuta incendiata alla periferia di Scorrano. Indagano i carabinieri, che stanno visionando le immagini estrapolate dalle telecamere di videosorveglianza, per confermare l’ipotesi investigativa che ad agire sia stato lo stesso gruppo di malviventi, per ricostruire la dinamica e individuare gli autori.

Una scia di furti in tutta la Puglia

Dall’inizio dell’anno sono oltre venti i colpi riusciti o tentati in tutta la Puglia, la maggior parte dei quali localizzata nel Foggiano. Una scia di crimini che non si arresta, nonostante gli arresti. Gli ultimi sono stati eseguiti proprio venerdì, quando 7 persone sono state fermate dalla Procura di Foggia perché ritenute responsabili di almeno due assalti. La distruzione dei bancomat, come raccontato da Ilfattoquotidiano.it, è una piaga soprattutto quando vengono presi di mira gli sportelli nei piccoli paesi del Subappenino Dauno, dove tra Poste Italiane e banche spesso esiste un solo punto per prelievi, versamenti e operazioni nell’intero comune. I danni provocati, spesso, hanno ripercussioni per mesi sulla popolazione, costretta a muoversi verso paesi vicini per avere contanti a disposizione.

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Auto investe due ragazzi in bici a Brescello: morto un 19enne, ferito l’amico

Sono stati centrati in pieno alle 3.30 lungo la strada provinciale 62 Cisa, a Brescello, nel Reggiano, mentre pedalavano sulle loro biciclette. Travolti da una Volkswagen Passat, uno dei due è morto. Le vittime sono entrambe originarie di Pontedera, nel Pisano: a perdere la vita è stato un ragazzo di 19 anni, mentre il secondo giovane – 18 anni – è rimasto ferito. Al momento dei soccorsi era cosciente ed è stato trasporto d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale di Parma. Per il suo amico sono stati inutili i tentativi di rianimazione compiuti dai sanitari del 118.

Alla guida dell’auto un uomo di 43 anni, originario di Napoli e residente a Sorbolo Mezzani, nel Parmense. Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i carabinieri della stazione di Cadelbosco sopra Crostolo per effettuare i rilievi di legge e gestire la viabilità. I veicoli coinvolti nel sinistro sono stati posti sotto sequestro e rimossi dal soccorso stradale. Gli accertamenti da parte dei carabinieri sono tuttora in corso per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto.

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Porto Sant’Elpidio, crolla una palazzina nella notte: un morto e una dispersa. Un uomo estratto vivo

Un botto terribile, all’alba: una palazzina che crolla, diverse persone che restano sotto le macerie. Una, sicuramente, ha perso la vita. Un’altra è stata estratta viva dai vigili del fuoco dopo diverse ore di lavoro mentre si cerca ancora una donna, attualmente dispersa. È accaduto intorno alle 5 di sabato sei giugno a Porto Sant’Elpidio, comune del Fermano. Il palazzo di via Trentino – secondo una prima ricostruzione – sarebbe saltato in aria per lo scoppio di una bombola di gas.

La vittima si chiamava Giuseppe Pieroni, aveva 47 anni ed era un informatico. L’uomo abitava con i genitori, il padre di 89 anni e la madre di 70 anni, rimasti feriti ed entrambi poi trasferiti all’ospedale regionale di Torrette di Ancona. Nell’altro appartamento dello stabile abita Ettorina Paccapelo, la donna di 90 anni che risulta dispersa, alle prese con problemi respiratori e assistita con l’ausilio di bombole d’ossigeno, insieme al figlio 60enne, estratto vivo dalle macerie e rimasto ferito nel crollo.

Sul posto, un complesso che sorge vicino alla statale Adriatica, oltre ai vigili del fuoco, sono presenti i sanitari del 118 e le forze dell’ordine. I pompieri sono al lavoro per cercare eventuali corpi rimasti sotto le macerie con nucleo Usar (Urban Search And Rescue), droni, cinofili ed escavatori per le operazioni di ricerca.

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha espresso profondo cordoglio per la tragica esplosione e la propria vicinanza ai familiari della vittima, alle persone rimaste ferite e a quelle soccorse. Lo riferisce Palazzo Chigi in una nota.

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Omicidio di Milano Certosa, primo fermo per la morte di Gianluca Ibarra Silvera: è un 19enne

A dieci giorni dall’omicidio di Gianluca Ibarra Silvera, il ventiduenne accoltellato a morte nella notte tra il 26 e il 27 maggio vicino alla stazione di Milano Certosa, arriva la prima svolta investigativa. La Procura di Milano ha disposto il fermo di uno dei giovani finiti nel mirino della Squadra Mobile nell’ambito dell’indagine sul delitto che ha sconvolto la periferia nord del capoluogo lombardo. Si tratta di un 19enne, di origine peruviana. Altri sette ragazzi, residenti tra Milano e l’hinterland, sono stati perquisiti e ascoltati dagli investigatori.

Il provvedimento è maturato dopo giorni di accertamenti coordinati dal pubblico ministero Elio Ramondini e dall’aggiunta Bruna Albertini. Gli agenti della Squadra Mobile hanno raccolto testimonianze, effettuato sopralluoghi, analizzato immagini di videosorveglianza e sviluppato una serie di riscontri tecnici che avrebbero consentito di identificare alcuni dei presunti partecipanti all’aggressione.

Secondo quanto emerso finora, il giovane fermato farebbe parte del gruppo che la notte del delitto avrebbe accerchiato e inseguito Gianluca e suo fratello nell’area della stazione ferroviaria. Gli altri sette ragazzi ascoltati dagli investigatori non risultano, al momento, destinatari di misure restrittive, ma la loro posizione resta al vaglio degli inquirenti.

La pista delle pandillas

L’indagine continua a concentrarsi sull’ipotesi di un’aggressione maturata nell’ambiente delle cosiddette “pandillas” latinoamericane. La stazione di Milano Certosa, secondo fonti investigative, sarebbe tornata negli ultimi tempi a essere un luogo di ritrovo di gruppi giovanili riconducibili a diverse bande, tra cui i Latin Kings e la Mara Salvatrucha, nota come MS-13. Nell’area sarebbero state notate più volte scritte con la sigla “LK”, acronimo di Latin Kings. Proprio questo elemento era stato richiamato nei giorni scorsi dal fratello della vittima, testimone diretto dell’aggressione.

Intervistato dalla trasmissione televisiva Fuori dal coro, il giovane aveva raccontato che il gruppo di aggressori si sarebbe presentato gridando “Somos los reyes”, ovvero “Siamo i re”, frase che secondo lui richiamava chiaramente la gang. “Hanno fatto un marchio sulla parete con la scritta LK. È una gang”, aveva dichiarato.

L’inseguimento sui binari

Il racconto del fratello di Gianluca restituisce il quadro di una violenza improvvisa e brutale. I due giovani sarebbero stati circondati da un gruppo numeroso di ragazzi armati di coltelli, bottiglie e pietre. “Hanno iniziato ad accerchiarci, siamo scesi sui binari correndo. Avevamo trenta persone dietro che ci rincorrevano”, aveva raccontato. Nel tentativo di fuggire, i due fratelli si sarebbero separati. Gianluca sarebbe stato raggiunto dal branco e colpito ripetutamente.

“L’hanno preso, sono saltati in massa su di lui. Saranno stati una ventina a picchiarlo e accoltellarlo”, aveva detto il fratello, che ha poi assistito agli ultimi istanti di vita del ventiduenne. “Mi è morto tra le braccia. Gli dicevo di resistere, ma era pieno di ferite”.

Un delitto senza un movente chiaro

Resta ancora da chiarire il movente dell’omicidio. Gli investigatori non escludono che la vittima possa essere stata scambiata per qualcun altro oppure che l’aggressione sia nata da una dinamica di affermazione territoriale tipica delle bande giovanili. “Un vero motivo non c’era”, ha sostenuto il fratello di Gianluca. “L’hanno ucciso solo per il gusto di farlo oppure ci hanno scambiato per qualcuno che non eravamo”.

L’identificazione del primo sospettato rappresenta ora un passaggio cruciale per ricostruire la sequenza dei fatti e individuare le responsabilità degli altri componenti del gruppo che avrebbe preso parte al pestaggio mortale. Gli investigatori attendono gli ultimi riscontri per definire il quadro accusatorio e accertare il ruolo di ciascuno dei giovani coinvolti.

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British Council Italia: nuovo sciopero il 4 giugno a Roma contro i maxi licenziamenti. Arriva il sostegno dai sindacati inglesi

I dipendenti del British Council Italia scioperano ancora. La Federazione Lavoratori della Conoscenza Cgil ha confermato che il 4 giugno i lavoratori e le lavoratrici dell’istituto incroceranno le braccia con una manifestazione a Roma, in piazza SS. Apostoli, dalle ore 14.00. Il presidio segue quello del 21 maggio che ha coinvolto la Capitale, ma anche Milano e Napoli dopo lo sciopero indetto sempre da Flc Cgil contro l’annuncio di una maxi taglio dell’organico nelle sedi italiane. Una scelta che il sindacato definisce “una scelta politica mascherata da crisi industriale”.

“La mobilitazione è la risposta alla volontà di smantellare l’83% dell’organico attraverso un licenziamento collettivo che minaccia ben 108 lavoratrici e lavoratori sui 130 operativi in Italia. Procedura che azzererebbe, di fatto, la storica presenza dell’ente culturale britannico nel nostro Paese”, fa sapere il sindacato. L’11 maggio l’azienda ha infatti inviato alle rappresentanze sindacali una comunicazione formale in cui si annunciava l’apertura di una procedura di licenziamento collettivo. La decisione è stata presa a causa della dura crisi finanziare che dopo il Covid ha colpito l’organizzazione. L’ente ha un deficit di finanziamento e non riesce a colmare il rimborso di un prestito di 197 milioni di sterline concesso dal governo di Londra. La soluzione a questi problemi ha però colpito le sedi italiane.

“Le rappresentanze sindacali aziendali e la Flc Cgil respingono con fermezza l’atteggiamento rigido e speculativo della dirigenza, che continua a trincerarsi dietro la scusa di una finta ‘crisi aziendale’ per avallare una decisione puramente politica del Governo di Londra, calpestando così i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e tradendo l’Accordo Culturale bilaterale tra Italia e Regno Unito in vigore dal 1951″, spiega il sindacato. “Chiederemo ai Ministeri degli Esteri, della Cultura e del Lavoro di adoperarsi affinché il Governo italiano intervenga prontamente a difesa dei posti di lavoro e della dignità del nostro Paese, intimando al Governo inglese il rispetto dei trattati internazionali. I posti di lavoro non si toccano e il British Council non si cancella”, conclude. Flc Cgil fa riferimento a un accordo tra Londra e Roma del 1951, anno di nascita dell’ente, volto a promuovere lo scambio culturale e in materia di educazione fra i due Paesi.

Anche dai sindacati di oltre Manica è arrivata solidarietà per lo sciopero. L’University and College Union (UCU), il principale sindacato britannico dell’università e dell’istruzione superiore, ha inviato una lettera a sostegno delle lavoratrici e dei lavoratori del British Council a firma della Segretaria generale Jo Grady. La UCU sottolinea anche le pesanti conseguenze che tale decisione avrebbe non solo per il personale coinvolto e le loro famiglie, ma anche per gli studenti e per i consolidati rapporti culturali ed educativi tra Italia e Regno Unito. L’iniziativa del sindaco britannico nasce da una mozione votata il 29 maggio nel loro congresso e ha a impegnato l’organizzazione a sostenere concretamente la vertenza, a sensibilizzare il Parlamento britannico e a promuovere iniziative di solidarietà all’interno del movimento sindacale del Regno Unito.

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L’ingresso col passamontagna, poi la miccia esplosiva: sette arresti a Foggia per gli assalti agli sportelli bancomat – Video

I carabinieri di Foggia hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di sette indagati accusati di assalti con esplosivo ai danni di sportelli bancomat di alcuni istituti bancari.

Gli arrestati hanno tra i 20 e i 51 anni e sono indagati per furto aggravato dall’utilizzo di materiale esplosivo ai danni di sportelli Atm, violazione della legge sulle armi, ricettazione e riciclaggio. L’accusa è di aver compiuto due assalti nelle province di Pistoia e Avellino. Complessivamente gli indagati sono 18, tutti originari della provincia di Foggia.

Le indagini – spiegano gli investigatori dell’Arma – costituiscono la prosecuzione della operazione che lo scorso 26 gennaio ha già consentito di sottoporre a fermo 5 indagati dediti ad assalti a sportelli Atm compiuti in provincia di Foggia e in altre località del territorio nazionale.

Il modus operandi della compagine criminale prevedeva l’impiego di autovetture di grossa cilindrata (provento di furto oppure noleggiate a Cerignola) e l’utilizzo, durante gli assalti, della ‘marmotta‘, un ordigno artigianale ad elevato potere esplosivo che inserito nelle bocchette degli sportelli bancomat o postamat, a causa della forte detonazione, consente l’apertura delle casseforti contenenti denaro, e provoca il danneggiamento delle strutture. L’organizzazione avrebbe beneficiato di specifiche professionalità criminali con ruoli ben definiti: autisti, vedette, staffettisti.

I due assalti contestati nel provvedimento cautelare sono stati compiuti nei mesi di gennaio e marzo 2026, rispettivamente in Toscana, a Quarrata (provincia di Pistoia), e in Campania, a Vallata (provincia di Avellino), per un bottino complessivo stimato in circa 30.000 euro.

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Andrea Purgatori, rinviati a giudizio quattro medici per la morte del giornalista: accusati di omicidio colposo

Quattro medici sono stati rinviati a giudizio per la morte di Andrea Purgatori, giornalista e autore tv scomparso nel luglio del 2023. La gup di Roma, Paola Petti, ha preso la decisione dopo una lunga udienza in cui sono state sentite tutte le parti coinvolti. I sanitari sono accusati di omicidio colposo.

La giudice ha anche autorizzato la citazione come responsabili civili delle due strutture sanitarie in cui Purgatori è stato ricoverato prima del decesso.

Secondo l’accusa i quattro medici avrebbero commesso degli errori diagnostici e terapeutici. I medici coinvolti sono il radiologo Gianfranco Gualdi, il suo assistente Claudio Di Biasi e la dottoressa Maria Chiara Colaiacomo, entrambi appartenenti alla sua equipe, e il cardiologo Guido Laudani. Il processo avrà inizio il prossimo 12 gennaio. Il tribunale ha anche ammesso nel processo una compagnia assicurativa e riconosciuto ai familiari del giornalista il diritto di costituirsi parte civile.

Gli inquirenti contestano ai medici “imperizia, negligenza e imprudenza” nelle cure del giornalista morto a causa di una endocardite infettiva. Una sequenza di errori e diagnosi sbagliate iniziata, secondo l’accusa, con l’esame di risonanza magnetica dell’8 maggio 2023, non refertato correttamente.

“Massima soddisfazione per il rinvio a giudizio di tutti gli imputati e delle cliniche private. Una decisione che conferma la convinzione che nella gestione sanitaria di Andrea Purgatori siano stati commessi a diversi livelli gravi errori”, ha commentato l’avvocato Alessandro Gentiloni Silveri, legale dei familiari del giornalista.

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Bimba trovata morta in Francia, fermato il padre di un’amica denunciato 5 volte per abusi. Macron: “Inaccettabile disfunzione della giustizia”

Lyhanna Bernard era scomparsa il 29 maggio in Francia, nel villaggio di Puycasquier, poco lontano da Tolosa. Una settimana dopo il suo corpo senza vita è stato ritrovato in un’azienda agricola: aveva solo 11 anni. Mancano ancora i risultati dell’autopsia, ma secondo il procuratore di Agen, Olivier Naboulet, ci sono pochi dubbi: “In un’azienda agricola è stato rinvenuto il corpo che sembra essere quello di una bambina, con abiti simili a quelli della minorenne scomparsa”. Il principale sospettato del delitto è Jerome B., il padre di un’amica della vittima: si tratta di un uomo con diversi precedenti per accuse di stupro su minori.

La bambina era stata vista l’ultima volta da due testimoni intorno alle 15, mentre era a bordo dell’auto del sospettato vicino alla scuola media Hubert-Reeves. Il 41enne era stato arrestato il giorno dopo, il 30 maggio: inizialmente aveva negato di averla accompagnata in macchina, finché non è stato messo di fronte alle immagini delle telecamere di sicurezza della zona. L’1 giugno è stato formalmente incriminato per sequestro di persona e detenzione illegale, e successivamente incarcerato. Ad aumentare i sospetti nei suoi confronti, si aggiunge il fatto che Jerome B. lavora proprio nella fattoria in cui è stato trovato il cadavere di Lyhanna, come riporta Le Figaro.

I precedenti

A indignare l’opinione pubblica francese sono state le numerose denunce e segnalazioni che già l’uomo aveva avuto in passato: dal 2017 a oggi ci sono ben cinque inchieste per violenze sessuali su minori a suo carico. Come riportato da Le Monde, la prima segnalazione risale al dicembre 2017, quando la polizia fu contattata dalla madre di una ragazza di 17 anni che aveva avuto una relazione di diversi mesi con il sospettato, all’epoca 32enne. Il caso era stato archiviato senza ulteriori provvedimenti nel febbraio 2018, poiché non era stato commesso alcun reato, data l’età della ragazza e la natura consensuale della relazione.

Nel 2021, l’uomo era stato licenziato per “comportamento inappropriato”, spiega il quotidiano francese, quando lavorava come addetto alla manutenzione presso il liceo di Lectoure (Gers). Jerom B. era stato allontanato “a seguito di un procedimento disciplinare dopo una segnalazione di comportamento inappropriato nei confronti di una studentessa “, secondo quanto riferito dalla regione Occitania. In questo caso le autorità hanno fatto sapere che sono in corso accertamenti per verificare se al licenziamento avessero fatto seguito anche eventuali denunce.

Nel 2022 invece c’era stata la prima denuncia per stupro di minore, avvenuto nel 2020. Jerome B. era stato accusato di un presunto stupro nella sua casa a Montestruc-sur-Gers dalla famiglia di una bimba nata nel 2013 e che quindi all’epoca dei fatti aveva 7 anni. La denuncia era stata trasmessa alla procura di Auch solo nel gennaio 2024, ma le indagini pare non avessero sufficientemente comprovato l’accusa che quindi era stata archiviata il 28 maggio 2024.

Una seconda denuncia per stupro di minore era arrivata nell’agosto 2o25, presentata dalla madre di una minorenne nata nel 2014 per presunti stupri commessi tra settembre 2024 e maggio 2025 sempre nell’abitazione del sospettato. La giovane era stata interrogata cinque giorni dopo mentre le perizie forensi e psicologiche sono state effettuate tra settembre e ottobre 2025. Durante quel mese, la procura di Tolosa ha ceduto il caso alla procura di Auch e il 9 gennaio 2026 il fascicolo è stato inviato dalla procura di Auch alla gendarmeria di Lectoure. Il procuratore di Gers ha però specificato che l’ultimo contatto telefonico sulla questione tra il suo ufficio e la polizia risale al 23 gennaio 2026.

Il 3 giugno 2026 una terza denuncia per stupro di minore è arrivata questa volta all’attenzione del pubblico ministero. Le Monde spiega che al momento della conferenza stampa, la procuratrice non disponeva di “informazioni sufficienti” per commentare “il contesto e la natura dei presunti fatti “. Potrebbe però trattarsi, secondo il quotidiano francese, della denuncia presentata dal padre di una bambina di 11 anni al quotidiano locale La Dépêche du Midi, che denuncia azioni compiute dal sospettato durante un pigiama party a casa sua nell’estate del 2025.

Reazioni indignate

Il quadro inquietante di denunce e segnalazioni che riguardano il sospettato ha creato grande indignazione nell’opinione pubblica: “Si è verificata una inaccettabile disfunzione della giustizia. Non è una questione di risorse, ma di responsabilità. Ho parlato con il ministro della Giustizia Gerald Darmanin, il ministro dell’Interno Laurent Nunez e il primo ministro Sebastien Lecornu, chiedendo che le indagini vengano condotte il più rapidamente possibile e che vengano accertate responsabilità collettive, sistemiche e potenzialmente individuali al fine di adottare tutte le misure necessarie”. Così ha commentato il presidente Emmanuel Macron non appena appresa la notizia a margine del summit Ue in Montenegro. L‘ufficio del Primo Ministro ha annunciato che Sébastien Lecornu convocherà venerdì i Ministri dell’Interno e della Giustizia per discutere del caso e delle possibili carenze nella gestione delle denunce di stupro contro l’uomo sospettato del rapimento di Lyhanna.

I pretendenti all’Eliseo, già in pre-campagna elettorale per le presidenziali del 2027, hanno duramente criticato il leader francese. Il presidente del Rassemblement National, Jordan Bardella, ha accusato lo Stato di aver “gravemente fallito”, aggiungendo in un post sui propri canali social che “il popolo francese esige giustizia”. Ha usato toni severi anche Bruno Retailleau, presidente dei Repubblicani: “Il nostro sistema giudiziario è un fallimento e va riformato radicalmente. Una società che non è più in grado nemmeno di proteggere i propri figli è una società i cui membri finiranno per rivoltarsi gli uni contro gli altri”.

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