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L’ultima frontiera della mala foggiana, le bande dei bancomat: la rete delle giovani leve in azione in tutta Italia

6 June 2026 at 11:53

Neppure il tempo di arrestare una banda, che altre tornano a colpire. Tre assalti in una notte, tra il Salento e il Foggiano, a distanza di neanche ventiquattr’ore dal blitz della Procura di Foggia contro una batteria dedita ai colpi contro gli sportelli bancomat con la tecnica della marmotta. È il paradosso di un’emergenza che sembra non conoscere tregua, una fotografia che racconta più di qualsiasi statistica. Perché dietro i tre colpi consumati nelle ore successive all’operazione dei carabinieri c’è il volto di una criminalità organizzata diffusa, mobile e capace di muoversi dal Tavoliere verso ogni angolo della Penisola. Una rete che, nonostante gli arresti, continua a dimostrare una preoccupante capacità di rigenerazione. Nel Salento, tra Scorrano e Muro Leccese, sei malviventi a bordo di un’Alfa Romeo Giulietta hanno tentato di mettere a segno due azioni. Nel Foggiano, invece, quattro uomini hanno fatto esplodere lo sportello Atm della BPM di Cerignola.

Il sintomo che sono molte le cellule che continuano a muoversi con la stessa rapidità e con identiche modalità operative. Un unico cliché che troviamo anche nell’indagine della Procura di Foggia che ha portato all’arresto di sette persone, con a capo un ragazzo di soli 19 anni, tutte originarie della provincia foggiana, ritenute parte di una struttura criminale dedita agli assalti agli sportelli automatici attraverso la tecnica della “marmotta”, l’ordigno artigianale inserito nelle bocchette dei bancomat per far saltare le casseforti e impossessarsi del denaro. Secondo gli investigatori, si tratta di gruppi capaci di spostarsi per centinaia di chilometri, colpendo in Toscana, Campania e in numerose province del Centro-Sud. Un’organizzazione mobile, con basi logistiche, auto rubate o noleggiate, esplosivi, strumenti da effrazione e ruoli rigidamente definiti. Una criminalità itinerante che parte dal Tavoliere e sceglie obiettivi lontani dai luoghi di residenza per ridurre i rischi investigativi, qualcosa che ricorda l’evoluzione delle bande cerignolane specializzate negli assalti ai portavalori, da anni in azione in tutta Italia.

Nelle carte dell’inchiesta emerge la figura del diciannovenne Ivan Ameri di Borgo Mezzanone (Manfredonia), indicato come “capo, promotore e organizzatore” del gruppo. Ma anche il resto della squadra ha piu o meno la sua età. Oltre ad Ameri, il provvedimento emesso dal gip del Tribunale di Foggia colpisce Enea Dervishi, 19 anni, residente a Orta Nova; Andrea Cordisco, 20 anni, residente a Ordona; Gaetano Lopes, 51 anni, residente a Carapelle; Michele Montesano, 23 anni, residente a Orta Nova; Raffaele Cara, 27 anni, residente a Orta Nova, e Denis Cara, 20 anni, residente a Orta Nova. Le intercettazioni restituiscono la fotografia di una macchina criminale che si muove con metodo quasi militare. Il 16 gennaio, durante il viaggio verso la Toscana per l’assalto all’Atm di Quarrata, Ameri comunica a Lopes: “Ora ci siamo avviati, ci siamo messi sulla Candela (A16, ndr) che abbiamo cambiato la batteria”. Dall’altra parte arriva la risposta: “Vedete un po’ di anticipare, altrimenti dopo è un casino andare girando”. Poco prima dell’assalto, mentre Lopes monitora gli spostamenti di una pattuglia dei carabinieri, informa il gruppo: “Sono andati via, sono andati dritto”. Ameri replica: “E seguili un altro po’, vedi dove vanno”. Poi il via libera definitivo: “Va bene, tu resta in giro, perché qua hai notato com’è? È un po’ brutto”.

L’assalto va a segno e frutta quasi 30mila euro. Ma il rientro viene segnato da un controllo della polizia sull’A1. Parte del denaro viene sequestrato. “Ci hanno tolto tutto, ci hanno tolto”, racconta Ameri a Lopes. La preoccupazione è immediata: “Ma vi hanno chiesto di noi?”. La risposta è rassicurante: “No no, solo a noi ci hanno fermato”. Poco dopo arriva l’ordine più eloquente: “Spegni, butta tutto, io ora butto tutto”. Le conversazioni successive mostrano la compattezza del gruppo e la gestione condivisa delle perdite economiche. “Veramente tutto ci hanno tolto quelli?”, chiede Dervishi. Ameri risponde: “Mi dai 1.000 euro a me, 1.000 euro a lui e ora andiamo da quell’altro e ci deve dare 1.000 euro a me e 1.000 euro a lui, almeno”. Poi il commento che per gli investigatori racconta il clima interno all’organizzazione: “È un bel ragazzo questo, visto? Hai visto non mi ha fatto aprire neanche la bocca”. L’inchiesta coinvolge complessivamente 18 indagati e, secondo i carabinieri, ha consentito di prevenire almeno dieci possibili assalti tra Marche, Lazio, Campania e Puglia. Ma i tre colpi registrati nelle ore successive agli arresti raccontano una realtà che va oltre il singolo gruppo criminale. Raccontano un fenomeno radicato, capace di rigenerarsi rapidamente e di esportare il proprio modello operativo ben oltre i confini della Capitanata. È questo il dato che oggi preoccupa maggiormente gli investigatori: non soltanto la forza delle singole bande, ma l’esistenza di un know-how criminale che continua a viaggiare lungo le autostrade d’Italia, dalla provincia di Foggia fino agli sportelli bancomat di mezza penisola.

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Raffica di colpi ai bancomat in Puglia: 3 assalti in una notte tra Foggia e Salento

6 June 2026 at 09:41

Tre assalti in una notte, uno riuscito e due falliti. In ogni caso, filiali distrutte e danni ingenti. Non si ferma la scia di colpi agli sportelli bancomat in Puglia, fenomeno che sta mettendo in grande difficoltà gli istituti bancari e Poste Italiane. Nelle scorse ore, sono stati colpiti due Atm nel Foggiano, la provincia più colpita negli ultimi mesi, e due nel Salento. A entrare in azione sono state due differenti bancomat con la medesima tecnica, cioè quella “marmotta”.

Cosa è la tecnica della marmotta

La “tecnica della marmotta” è una modalità di assalto agli sportelli automatici per riuscire a far saltare in aria l’Atm riuscendo a distruggere gli apparati di sicurezza e asportare il denaro contenuto all’interno. Le bande impiegano dispositivi metallici o lastre di vetro contenenti sostanze esplosive che vengono inseriti all’interno dei macchinari attraverso le fenditure, quasi sempre quelle dalle quali vengono emesse le banconote. Una volta infila il congegno, viene fatto detonare così da sventrare il bancomat e avere mano libera per arraffare le banconote contenute all’interno.

L’assalto a Cerignola

Nella notte è stato fatto esplodere lo sportello della Banca Popolare di Milano a Cerignola, in provincia di Foggia. Stando a quanto si apprende, due esplosioni hanno svegliato gran parte dei residenti di corso Garibaldi, in pieno centro cittadino, dove c’è stato l’assalto alla filiale della banca. Ad agire, almeno quattro persone a volto coperto, fuggite poi a bordo di un Suv. Il colpo sarebbe riuscito e il denaro asportato è in corso di quantificazione. La struttura ha subito danni. Sul posto sono intervenuti i carabinieri che stanno acquisendo le immagini della videosorveglianza.

Due colpi nel Salento

Nelle stesse ore sono stati tentati altri due colpi nel Salento, molto probabilmente dalla stessa banda. A Muro Leccese, in piazza del Popolo, sei malviventi arrivati a bordo di un’Alfa Romeo Giulietta e con un furgone, hanno fatto esplodere il bancomat UniCredit. Subito dopo, avrebbero raggiunto il limitrofo comune di Scorrano, dove hanno fatto esplodere lo sportello postamat di piazza Vittorio Emanuele. Dalle prime verifiche, sembra che in entrambi i casi non siano riusciti ad impossessarsi del denaro. Danni ingenti ma nessun ferito. La Giulietta usata dalla banda è stata rinvenuta incendiata alla periferia di Scorrano. Indagano i carabinieri, che stanno visionando le immagini estrapolate dalle telecamere di videosorveglianza, per confermare l’ipotesi investigativa che ad agire sia stato lo stesso gruppo di malviventi, per ricostruire la dinamica e individuare gli autori.

Una scia di furti in tutta la Puglia

Dall’inizio dell’anno sono oltre venti i colpi riusciti o tentati in tutta la Puglia, la maggior parte dei quali localizzata nel Foggiano. Una scia di crimini che non si arresta, nonostante gli arresti. Gli ultimi sono stati eseguiti proprio venerdì, quando 7 persone sono state fermate dalla Procura di Foggia perché ritenute responsabili di almeno due assalti. La distruzione dei bancomat, come raccontato da Ilfattoquotidiano.it, è una piaga soprattutto quando vengono presi di mira gli sportelli nei piccoli paesi del Subappenino Dauno, dove tra Poste Italiane e banche spesso esiste un solo punto per prelievi, versamenti e operazioni nell’intero comune. I danni provocati, spesso, hanno ripercussioni per mesi sulla popolazione, costretta a muoversi verso paesi vicini per avere contanti a disposizione.

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Diga da 67 milioni di metri cubi e parco eolico nello stesso punto: il paradosso dell’offshore al contrario della Capitanata

6 June 2026 at 07:58

Sembra uno scherzo. Ma è tutto vero. La realizzazione della diga di Palazzo d’Ascoli, ad Ascoli Satriano, nel Foggiano, con 67 milioni di metri cubi stimati per almeno 30mila ettari irrigati, è messa a repentaglio da tre pale di un parco eolico approvato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. Nessuno, nel corso dell’iter, si è accorto dell’interferenza. Dopo oltre un quarantennio di attesa per la diga, ora c’è il problema del parco eolico. “La vicenda degli impianti eolici nel luogo destinato alla costruzione della diga di Palazzo d’Ascoli ha davvero dell’assurdo”, ha dichiarato durante la Commissione Agricoltura, Attività produttive e Turismo il consigliere regionale della lista Per la Puglia Antonio Tutolo. “Sarebbe il primo caso di ‘offshore al contrario’: prima le pale, poi l’acqua. È inaccettabile. Le esigenze del territorio vengono prima degli interessi privati. Quelle torri vanno spostate”.

Durante l’audizione, l’assessore allo Sviluppo economico Eugenio Di Sciascio e i dirigenti della Sezione Transizione energetica hanno spiegato che, si legge in una nota dell’Agenzia di stampa regionale, “nel corso dell’iter autorizzativo del parco eolico di San Potito non era stata rilevata l’interferenza con il progetto della diga”. Aggiungendo che “l’autorizzazione ambientale ministeriale ha reso la procedura ‘dovuta’, mentre per gli impianti ancora in fase istruttoria sarà possibile far valere il conflitto con l’opera pubblica”. Ma una soluzione va trovata. “Apriremo un dialogo con gli sviluppatori del progetto eolico per verificare la possibilità di trovare una diversa posizione ai tre aerogeneratori che si trovano in corrispondenza della diga”, spiega a ilFattoquotidiano.it l’assessore Di Sciascio.

Lo sbarramento sul torrente Carapellotto in località Palazzo d’Ascoli, in agro di Ascoli Satriano, è un’opera strategica per il territorio della Capitanata e per il sistema agricolo del Foggiano. Indubitabilmente. Con una capacità utile di 67 milioni di metri cubi, dei quali 40 destinati agli usi agricoli e la restante parte agli utilizzi industriali, secondo il Consorzio per la Bonifica della Capitanata. L’opera consentirebbe di irrigare un comprensorio di 30.000 ettari che si incunea tra quello del Fortore a nord e quello della Sinistra Ofanto a sud.

Storia di un caso

Se ne parla da oltre quarant’anni. Già nel 1984, su invito della Cassa per il Mezzogiorno, il Consorzio di Bonifica predisponeva un progetto con il quale si prevedeva di costruire l’invaso in località Palazzo d’Ascoli, ottenendo per lo stesso l’approvazione della relativa perizia di progettazione esecutiva, scriveva nel novembre 1984 il gruppo consiliare del PCI in una mozione indirizzata al presidente del Consiglio regionale. Dopo un lungo stallo, il 22 ottobre 2025 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto che assegna, nell’ambito del Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico, il finanziamento di 9,4 milioni di euro per la progettazione esecutiva dell’invaso di Palazzo d’Ascoli, a fronte di una spesa complessiva stimata nel decreto del 22 ottobre 2024 di 460.484.746,45 euro. Il soggetto attuatore è il Consorzio di Bonifica della Capitanata. Come data di ultimazione della progettazione idonea per l’appalto è indicato il 31 dicembre 2025.

“L’intervento per la realizzazione di una diga in terra dell’altezza di circa 35 metri ha come obiettivo il reperimento di fonti di approvvigionamento idrico aggiuntive rispetto a quelle già assicurate dagli invasi in esercizio”, si legge nella descrizione dell’opera nell’elenco degli interventi previsti dal Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza del settore idrico. La capacità totale è di 10,6 milioni di metri cubi “al netto degli interrimenti”. A beneficiarne sarebbe una vasta porzione di territorio, oggi non servita da irrigazione, ricadente nei territori di Ascoli Satriano, Castelluccio dei Sauri, Orta Nova, Carapelle, Cerignola, Ordona, Manfredonia e Foggia, oltre ai comprensori irrigui già realizzati del Sud Fortore e della Sinistra Ofanto.

“Si tratta di una svolta storica per la Capitanata”, ha dichiarato Giuseppe De Filippo, presidente del Consorzio per la Bonifica della Capitanata. “L’agricoltura della nostra provincia potrà contare su una riserva d’acqua stabile e sicura, a beneficio dell’ambiente, dell’economia e dell’occupazione locale”. Una infrastruttura che contribuirà a potenziare la capacità di accumulo idrico, razionalizzare la distribuzione dell’acqua a uso irriguo e rafforzare la sicurezza idraulica di un’area tra le più produttive del Mezzogiorno. “Il Consorzio”, aggiunge il direttore generale dell’ente Francesco Santoro, “è pronto a procedere con un lavoro di altissimo profilo tecnico, in linea con gli standard più avanzati di efficienza, sostenibilità e trasparenza”.

I conti con l’eolico

Peccato che non si siano fatti i conti con l’eolico. In particolare con l’impianto denominato “San Potito”, che con tre dei dieci aerogeneratori alti 180 metri dei quali è costituito verrà a trovarsi nell’invaso della diga. Un’interferenza della quale nessuno si è accorto, nonostante il lungo iter autorizzativo del progetto. La Winderg San Potito Srl ha presentato istanza di Valutazione di Impatto Ambientale nel dicembre 2018. Ha ottenuto a febbraio 2020 un giudizio negativo di compatibilità ambientale dalla Giunta regionale della Puglia, ma un parere favorevole dalla Commissione tecnica di verifica di impatto ambientale presso il Ministero della Transizione ecologica e, a luglio dello stesso anno, un parere negativo da parte del Ministero della Cultura.

Per superare le contrapposizioni, nel novembre 2021 il dossier è passato al Dipartimento per il coordinamento amministrativo della Presidenza del Consiglio dei ministri, che nell’agosto 2022 ha deliberato di esprimere giudizio positivo di compatibilità ambientale sul progetto. Per la realizzazione sono previsti cinque anni. I lavori non sono ancora iniziati. A maggio 2025 la Winderg ha quindi chiesto e ottenuto una proroga di tre anni, con nuovo termine di inizio lavori fissato al 23 maggio 2029. Alla disattenzione che ha provocato il problema sarebbe necessario rispondere con disponibilità e buon senso. Ne saranno capaci i protagonisti della vicenda?

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L’ingresso col passamontagna, poi la miccia esplosiva: sette arresti a Foggia per gli assalti agli sportelli bancomat – Video

5 June 2026 at 17:12

I carabinieri di Foggia hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di sette indagati accusati di assalti con esplosivo ai danni di sportelli bancomat di alcuni istituti bancari.

Gli arrestati hanno tra i 20 e i 51 anni e sono indagati per furto aggravato dall’utilizzo di materiale esplosivo ai danni di sportelli Atm, violazione della legge sulle armi, ricettazione e riciclaggio. L’accusa è di aver compiuto due assalti nelle province di Pistoia e Avellino. Complessivamente gli indagati sono 18, tutti originari della provincia di Foggia.

Le indagini – spiegano gli investigatori dell’Arma – costituiscono la prosecuzione della operazione che lo scorso 26 gennaio ha già consentito di sottoporre a fermo 5 indagati dediti ad assalti a sportelli Atm compiuti in provincia di Foggia e in altre località del territorio nazionale.

Il modus operandi della compagine criminale prevedeva l’impiego di autovetture di grossa cilindrata (provento di furto oppure noleggiate a Cerignola) e l’utilizzo, durante gli assalti, della ‘marmotta‘, un ordigno artigianale ad elevato potere esplosivo che inserito nelle bocchette degli sportelli bancomat o postamat, a causa della forte detonazione, consente l’apertura delle casseforti contenenti denaro, e provoca il danneggiamento delle strutture. L’organizzazione avrebbe beneficiato di specifiche professionalità criminali con ruoli ben definiti: autisti, vedette, staffettisti.

I due assalti contestati nel provvedimento cautelare sono stati compiuti nei mesi di gennaio e marzo 2026, rispettivamente in Toscana, a Quarrata (provincia di Pistoia), e in Campania, a Vallata (provincia di Avellino), per un bottino complessivo stimato in circa 30.000 euro.

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