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Braccianti uccisi, in tremila al corteo Cgil nel Cosentino. Schlein: “Sequestro preventivo per le aziende che sfruttano”

Circa tremila persone hanno partecipato ad Amendolara, nel Cosentino alla manifestazione organizzata dalla Cgil dopo l’omicidio di quattro braccianti (tre afghani e un pakistano) trovati carbonizzati in un minivan lunedì scorso, e uccisi secondo la Procura di Castrovillari dai loro caporali (che si trovano in custodia cautelare in carcere) per aver protestato contro le condizioni di lavoro. Presenti vari esponenti politici, dalla segretaria Pd Elly Schlein al leader di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, fino ai parlamentari M5s Anna Laura Orrico, Vittoria Baldino, Pasquale Tridico. In testa al corteo il segretario generale del sindacato, Maurizio Landini, e quello della Flai Cgil (il sindacato di categoria dei lavoratori agricoli) Giovanni Minnini. “Questa tragedia rappresenta un sistema sbagliato di fare impresa, fondato sullo sfruttamento e sul caporalato. È il momento che tutti, uscendo dall’ipocrisia, dicano basta a questo sistema che mette in discussione la dignità, l’umanità, la vita stessa delle persone”, ha detto Landini prima dell’inizio della manifestazione. Per questo, ha aggiunto, “c’è bisogno che ci sia una reazione da parte di tutti i soggetti politici e istituzionali, imprenditoriali, perché ci sono tutti gli strumenti legislativi, e non solo, per poter invertire questa tendenza e bloccare questo sfruttamento che sta portando alla morte delle persone”.

In questo senso Schlein ha lanciato una proposta dal corteo: “Bisognerebbe rafforzare la legge sul caporalato non soltanto mettendo più risorse e assicurando che sia attuata fino in fondo, ma anche prevedendo il sequestro preventivo delle aziende che impiegano lavoratori sfruttati e vittime di caporalato”, ha detto la segretaria dem a margine della manifestazione. “Non si può più parlare soltanto di caporalato, ma bisogna parlare di padronato. Spesso, adesso vedremo le indagini che cosa faranno emergere, ci sono dietro delle responsabilità oltre a quelle delle due persone che sono state già fermate e che devono affrontare la giustizia. Parlare di padronato vuol dire guardare anche alle responsabilità delle connivenze delle aziende”, spiega. Quella del caporalato e dello sfruttamento, denuncia Schlein, “è una piaga strutturale, non sono fenomeni episodici, questo ce lo siamo detti davanti ad ogni tragedia, anche quella della morte di Satnam Singh“, il bracciante indiano abbandonato di fronte a casa con un braccio amputato nel 2024 a Latina. “Bisogna rafforzare la tutela delle vittime che denunciano, con percorsi chiari, con soluzioni abitative, una casa, con formazione, assistenza legale, sanitaria e psicologica. Bisogna rendere conveniente e sicuro denunciare lo sfruttamento”.

“Siamo qui per dire basta con l’ipocrisia in questo Paese di chi fa finta di non vedere ciò che vedono tutti. Per dire basta all’idea che il lavoro sia sempre più marginalizzato, sfruttato, umiliato”, ha detto il leader di Sinistra Italiana Fratoianni. “Il governo ogni Primo maggio fa un decreto lavoro e fa un grande scherzo a lavoratori e lavoratrici. In queste ore c’è un emendamento della maggioranza che punta a incentivare e legittimare i contratti pirata, quelli che avevano messo fuori legge con l’ultimo intervento normativo”, denuncia. Per Pasquale Tridico, ex presidente dell’Inps e capodelegazione del M5s al Parlamento europeo, “è tutto un sistema che purtroppo è marcio. È marcio perché non si può permettere a quattro persone, lavoratori, di essere sfruttati fino alla morte. Perché questo è successo, soltanto per aver chiesto i loro elementari e basilari diritti, ovvero il proprio salario”.

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Nordio e il caso Minetti: “Pd caduto nel tranello. Non ce l’avevano con me, il bersaglio era Mattarella”

“L’attacco che ha fatto il Fatto, l’avrebbe capito un bambino, non era contro di me, era contro il capo dello Stato”. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ritorna così sul caso Nicole Minetti e la grazia concessa dal Quirinale. Che non verrà revocata dopo che la procura generale di Milano ha valutato di non avviare una rogatoria per approfondire gli elementi emersi dall’inchiesta giornalistica e dopo che il Colle aveva chiesto approfondimenti urgenti. Alla Festa dell’Innovazione organizzata dal Foglio a Venezia il Guardasigilli tenta un affondo che arriva pochi giorni dopo la chiusura dell’istruttoria sull’ex consigliera regionale lombarda, protagonista delle vicende giudiziarie legate al caso Ruby e alle serate di Arcore, e condannata in via definitiva.

“Mentre l’attacco a un ministro da parte dell’opposizione può essere anche comprensibile e prevedibile, quello che ho trovato indecoroso e intollerabile è stato proprio l’attacco al Capo dello Stato”, ha continuato. “Avevo letto tutti gli atti” e “si capiva benissimo che era tutto regolare. Però bene e doverosamente ha fatto il Quirinale a chiedere a noi un supplemento di istruttoria”, ha continuato Nordio ricordando che “le indagini si fanno attraverso la procura generale. Così è stato e, dopo quasi un mese di intensa e molto competente indagine, i risultati sono quelli che avete visto“.

Per Nordio, la vicenda sarebbe ormai archiviata. “A questo punto la questione è risolta, forse ci sarà qualche piccolo seguito di istruttoria ma credo che sia risolta“, ha affermato. E ha riservato parole particolarmente dure al Partito democratico, che aveva chiesto le dimissioni del ministro sulla gestione della pratica anche se solo dopo la richiesta di chiarimenti del Colle: “Rimane il fatto che è stupefacente come un partito serio come il Pd sia caduto nel tranello di queste sconsiderate accuse che si sono rivelate infondate e che ora penso li stiano coprendo di ridicolo”. Le parole del ministro arrivano al termine di una vicenda che, però, ha avuto una genesi più complessa di quanto oggi lasci intendere il governo.

La grazia a Nicole Minetti era stata concessa da Sergio Mattarella nel febbraio scorso per ragioni umanitarie legate alle condizioni di salute del figlio adottivo della ex consigliera regionale. Successivamente un’inchiesta del Fatto Quotidiano aveva sollevato dubbi su alcuni degli elementi contenuti nell’istanza di clemenza, a partire dalla procedura di adozione del minore in Uruguay e da altri aspetti della situazione personale dell’ex collaboratrice di Silvio Berlusconi.

Le rivelazioni avevano provocato la reazione del Quirinale con la richiesta al ministero della Giustizia e agli uffici competenti ulteriori verifiche sulla fondatezza delle informazioni emerse sulla stampa, per accertare che non vi fossero state falsità o omissioni nella pratica che aveva portato alla concessione della grazia.

Da quel momento la Procura generale di Milano ha svolto accolto le indagini difensive e svolto approfondimenti, ritenendo di aver verificando la regolarità dell’adozione, le condizioni sanitarie del bambino (affetto da una patologia curabile in Italia) e l’assenza di procedimenti giudiziari a carico di Minetti all’estero. Al termine degli accertamenti, i magistrati hanno concluso che non erano emersi elementi tali da mettere in discussione il provvedimento di clemenza. Sulla base di queste conclusioni, il Quirinale ha fatto sapere di non ravvisare motivi per una rivalutazione della grazia e ha confermato la fiducia nell’operato della magistratura.

È a questo punto che Nordio ha scelto di trasformare la chiusura dell’istruttoria in una polemica politica. Secondo il ministro, le accuse rivolte alla gestione del dossier si sarebbero rivelate infondate e avrebbero finito per coinvolgere impropriamente il presidente della Repubblica. Senza gli articoli del Fatto Quotidiano e senza i dubbi sollevati dalla stampa, non ci sarebbe stata la richiesta di nuovi accertamenti da parte del Quirinale. Ed è stato proprio Mattarella, non l’opposizione, a ritenere necessario un supplemento di verifiche su una pratica che portava la sua firma. Accertamenti che alla fine avrebbero confermato la correttezza formale della procedura, ma che hanno trasformato una grazia concessa nel più assoluto riserbo in uno dei casi politici più discussi degli ultimi mesi.

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Ecco il rinnovo del taglio delle accise fino al 3 luglio: dimezzato a 5 centesimi lo sconto sul diesel. Invariata la benzina

Il taglio delle accise su benzina e gasolio è stato prorogato fino al 3 luglio. È scritto nel decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale secondo il quale gli sconti scattano il 7 giugno 2026. In dettaglio il taglio delle accise sulla benzina resta di 5 centesimi, mentre lo sconto per il gasolio passa da dieci a 5 centesimi.

Il decreto precisa poi che la copertura della nuova proroga ammonta a poco meno di 150 milioni, derivante dall’extra gettito dell’Iva.
“Alle minori entrate derivanti” dalla proroga si provvede “con quota parte, pari a 149,4 milioni di euro, del maggior gettito conseguito nel periodo dal primo maggio al 31 maggio 2026 in relazione ai versamenti periodici dell’imposta sul valore aggiunto“, spiega la norma.

“C’è quello che era previsto con il decreto legge, cioè che si utilizzassero le risorse per continuare nel tagliare le accise in modo modulare, così che si possa rispondere alle esigenze delle nostre imprese e delle nostre famiglie”, commenta il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, a margine del convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria. “Il prezzo dei carburanti è costantemente in discesa sotto i due euro – dice – Noi proseguiremo con questa politica di responsabilità e anche di cautela per ridurre, per quanto possibile, l’impatto sulle famiglie, sui lavoratori, sulle imprese e l’impatto ovviamente sull’inflazione generale”.

“Una pessima idea. Il governo continua a ridurre lo sconto sulle accise. Questa volta è ritoccato al gasolio, la volta precedente alla benzina. Una decisione assurda considerato che oggi il gasolio si paga ancora 2,072 euro in autostrada. Il che vuol dire che, a prezzi industriali costanti, domani varcherà nuovamente la soglia di 2,1 euro al litro, arrivando a 2,133 euro, pari ad un aggravio di 3 euro e 5 cent per un rifornimento di 50 litri“, è invece il commento del presidente dell’Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona. “Non va molto meglio nelle strade normali dove salirà oltre i 2 euro, da 1,980 di oggi a 2,041 – ha aggiunto – Evidentemente non si rendono conto di quello che ha detto ieri l’Istat, ossia che il forte aumento delle quotazioni delle materie prime energetiche ha già cominciato a traslarsi sui prezzi al consumo… con possibili conseguenze sull’andamento dei consumi. Insomma, è stato un autogol”.

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Crans, le chat di Jessica e Jacques Moretti: “Attenti alle stelline luminose, il Constellation può bruciare” e “L’uscita è bloccata?”

“Se vogliono le stelline luminose, stiano molto attenti. Restate finché non si spengono perché se cadono sul divano o sul pavimento e bruciano la schiuma sul soffitto, il Constel brucia”. È una delle frasi che più hanno colpito investigatori, avvocati e familiari delle vittime durante l’udienza tenutasi venerdì davanti alla procura di Sion sull’incendio del bar Le Constellation di Crans-Montana, la tragedia costata la vita a 41 persone nella notte di Capodanno. A pronunciarla, in una chat WhatsApp con un dipendente, è Jessica Moretti, proprietaria del locale insieme al marito Jacques. Un messaggio che per l’accusa rappresenterebbe un elemento importante per comprendere il livello di consapevolezza dei gestori riguardo al rischio incendio legato alla presenza della schiuma fonoassorbente installata nel locale.

Nel corso dell’interrogatorio è emerso anche un altro messaggio dal contenuto analogo. “Attenzione alle candele perché, se finiscono sulla mousse, possono bruciare il Constellation”, scriveva ancora Jessica ai dipendenti. Per la procura quelle parole sembrano indicare una conoscenza precisa del pericolo rappresentato da fiamme libere, scintille e materiale infiammabile. Una lettura che i due imprenditori francesi hanno però respinto con decisione. “Si trattava semplicemente di un modo di dire”, hanno sostenuto davanti ai magistrati. Anche il riferimento alle fontanelle luminose utilizzate durante le feste sarebbe stato, secondo la loro versione, soltanto una battuta ironica e non il segnale di una reale preoccupazione. Una spiegazione che non ha convinto la procuratrice aggiunta del Cantone Vallese, Catherine Seppey. Durante l’udienza la magistrata ha infatti affermato di non ritenere “credibile” che i proprietari ignorassero il rischio di incendio connesso alla presenza della schiuma utilizzata nel locale.

Ma non sono soltanto i messaggi sul pericolo delle scintille a pesare sulla posizione dei coniugi Moretti. Tra le conversazioni esaminate oggi ce n’è una che riguarda una delle uscite di emergenza del Constellation. Jacques Moretti scrive a un dipendente: “L’uscita di emergenza del Constellation, di fronte ai bagni, è ancora bloccata?“. La risposta arriva poco dopo: “Sì, la porta è ancora bloccata. Ne abbiamo parlato e no, non lasciamo le porte aperte”.

Per gli inquirenti questo scambio potrebbe suggerire che quell’uscita fosse abitualmente tenuta chiusa, un elemento particolarmente delicato alla luce delle modalità con cui si è sviluppato il rogo e delle difficoltà incontrate da molte persone nel tentativo di mettersi in salvo. Anche su questo punto la difesa ha fornito una spiegazione diversa. Jacques Moretti ha sostenuto che il termine “bloccata” venisse utilizzato con un significato opposto rispetto a quello attribuito dall’accusa, ossia per indicare una porta che doveva rimanere aperta.

Successivamente ha aggiunto che alcuni dipendenti residenti nell’edificio soprastante lasciavano spesso aperta quella porta per accedere più facilmente agli appartamenti, provocando le proteste degli altri condomini. Da qui, secondo il gestore, la necessità di controllarne la chiusura. Resta poi aperto il capitolo relativo a un’altra porta, quella di servizio situata al piano superiore. Secondo quanto emerge dai filmati acquisiti dagli investigatori, sarebbe risultata chiusa in più occasioni, compresa la sera del 31 dicembre. Jessica Moretti ha però escluso di aver mai impartito disposizioni in tal senso.

Le chat mostrate in aula rappresentano uno dei passaggi più significativi dell’inchiesta sulla tragedia di Capodanno. Per la procura contribuiscono a delineare un quadro di possibili sottovalutazioni dei rischi all’interno del locale. Per i proprietari, invece, si tratta di conversazioni estrapolate dal contesto e interpretate in modo errato. Sarà ora il prosieguo dell’istruttoria a stabilire quale peso attribuire a quelle parole scritte mesi prima della notte in cui il Constellation venne avvolto dalle fiamme, trasformandosi nel teatro di una delle più gravi tragedie avvenute negli ultimi anni in Svizzera.

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Leone XIV: “Il Papa tifa tutte le squadre, ma Prevost per il Real Madrid”

“Il Papa tifa per tutte le squadre, ma Prevost per il Real Madrid“. È la battuta pronunciata da Papa Leone durante il volo a bordo dell’aereo papale diretto a Madrid, dove prende il via il suo quarto viaggio apostolico. Il Pontefice ha scherzato con i giornalisti presenti a bordo mentre si avvicinava l’arrivo in Spagna.

Nella stessa occasione è stato ricordato che questa sera il Real Madrid scenderà in campo contro il Barcellona, in uno dei match più attesi del calcio spagnolo. “Farò sicuramente il tifo per gli usa ai mondiali di calcio ma non so quante partite avrò modo di vedere” ha poi detto il Papa salutando i giornalisti.

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Il Papa: “In Iran una guerra ingiusta”. Appello per la pace in Ucraina e Libano: “Sono preoccupato”

Iran, Libano e Ucraina. A bordo dell’aereo papale diretto a Madrid, Papa Leone XIV è tornato a intervenire con forza sui principali scenari di guerra, partendo dal Medio Oriente e dal dibattito riacceso attorno alla legittimità dei conflitti. Rispondendo ai giornalisti, il pontefice ha messo in discussione il richiamo alla teoria della “guerra giusta” nel caso dell’Iran, osservando come si tratti di un’impostazione che “viene da secoli passati, quando non si immaginavano le armi e la capacità di distruzione che l’uomo ha oggi”, e richiamando i contenuti della sua enciclica Magnifica Humanitas.

Un passaggio che si inserisce nel confronto internazionale anche dopo l’evocazione di quel principio da parte del vicepresidente americano J.D. Vance a sostegno delle azioni militari contro Teheran. “Credo che sia già stato detto molto chiaramente: lì non c’è una guerra giusta. Il problema è che la teoria della guerra giusta proviene dai secoli passati; non contemplava nemmeno le armi e la capacità di distruzione di cui dispone l’essere umano al giorno d’oggi”

Dal volo verso la Spagna, il Papa ha poi allargato lo sguardo agli altri fronti di crisi, a cominciare dall’Ucraina, dove il conflitto prosegue da oltre quattro anni. “Bisogna promuovere il negoziato. Si stava almeno facendo qualche sforzo, ma veramente bisogna spingere perché la violenza abbia una conclusione e finisca la guerra”, ha detto Leone XIV, rispondendo a una domanda sul fallimento dei tentativi di dialogo tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il presidente russo Vladimir Putin.

Prevost ha espresso una preoccupazione crescente per l’evoluzione della guerra in Europa orientale. “Sono preoccupato per l’Ucraina. Ogni volta la situazione peggiora. Occorre trovare una soluzione”, ha aggiunto, ribadendo la necessità di una via d’uscita politica dopo anni di combattimenti e un bilancio sempre più pesante di vittime e distruzioni. Accanto all’Ucraina, Leone XIV ha richiamato anche la situazione del Libano, da anni attraversato da una profonda crisi economica e istituzionale aggravata dalle tensioni regionali. “Sono in contatto con i leader religiosi che ho incontrato. Stiamo cercando una risposta. La situazione è molto complessa”, ha spiegato il Papa, sottolineando il lavoro di dialogo portato avanti dalla Santa Sede con le diverse componenti religiose del Paese dei Cedri.

L’arrivo a Madrid e l’incontro con le vittime di abusi in agenda

L’arrivo nella capitale spagnola è avvenuto in un clima di grande attesa. Sorridente e dall’aria distesa, Leone XIV è sceso dalla scaletta dell’aereo ITA Airways all’aeroporto internazionale Adolfo Suárez Madrid-Barajas con alcuni minuti di anticipo rispetto all’orario previsto. Ad accoglierlo c’erano re Felipe VI e la regina Letizia, che gli hanno riservato il protocollo delle grandi occasioni.

Già dalle prime ore del mattino, migliaia di persone avevano raggiunto il centro della capitale per assicurarsi un posto lungo il percorso del Papa. In Plaza de Oriente, davanti al Palazzo Reale, e nell’area che collega la Cattedrale dell’Almudena alla Plaza de la Armería, fedeli, turisti e curiosi hanno atteso sotto il sole l’arrivo del Pontefice. Sedie pieghevoli, cappellini e bottiglie d’acqua hanno caratterizzato una lunga attesa vissuta con entusiasmo e pazienza. Tra i presenti anche anziani, persone in sedia a rotelle e gruppi provenienti da diverse regioni della Spagna. Alcuni erano arrivati già all’alba per conquistare le posizioni migliori lungo le transenne predisposte dalle autorità.

Ma nell’agenda del Papa c’è anche un incontro delicatissimo. La questione degli abusi sessuali nella Chiesa resta “una ferita ancora aperta” come ha spiegato durante il volo che da Roma confermando l’intenzione di incontrare alcune vittime nel corso della visita in Spagna. “Incontrerò alcune persone che hanno subito abusi – ha spiegato il Pontefice ai giornalisti al seguito – ma purtroppo è impossibile ricevere tutte quelle che lo vorrebbero”. Parole che confermano la volontà del pontefice di mantenere alta l’attenzione su una delle questioni più dolorose per la Chiesa cattolica contemporanea, in un Paese che negli ultimi anni ha vissuto un intenso dibattito pubblico sulle responsabilità ecclesiastiche e sulla tutela delle vittime.

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Raffica di colpi ai bancomat in Puglia: 3 assalti in una notte tra Foggia e Salento

Tre assalti in una notte, uno riuscito e due falliti. In ogni caso, filiali distrutte e danni ingenti. Non si ferma la scia di colpi agli sportelli bancomat in Puglia, fenomeno che sta mettendo in grande difficoltà gli istituti bancari e Poste Italiane. Nelle scorse ore, sono stati colpiti due Atm nel Foggiano, la provincia più colpita negli ultimi mesi, e due nel Salento. A entrare in azione sono state due differenti bancomat con la medesima tecnica, cioè quella “marmotta”.

Cosa è la tecnica della marmotta

La “tecnica della marmotta” è una modalità di assalto agli sportelli automatici per riuscire a far saltare in aria l’Atm riuscendo a distruggere gli apparati di sicurezza e asportare il denaro contenuto all’interno. Le bande impiegano dispositivi metallici o lastre di vetro contenenti sostanze esplosive che vengono inseriti all’interno dei macchinari attraverso le fenditure, quasi sempre quelle dalle quali vengono emesse le banconote. Una volta infila il congegno, viene fatto detonare così da sventrare il bancomat e avere mano libera per arraffare le banconote contenute all’interno.

L’assalto a Cerignola

Nella notte è stato fatto esplodere lo sportello della Banca Popolare di Milano a Cerignola, in provincia di Foggia. Stando a quanto si apprende, due esplosioni hanno svegliato gran parte dei residenti di corso Garibaldi, in pieno centro cittadino, dove c’è stato l’assalto alla filiale della banca. Ad agire, almeno quattro persone a volto coperto, fuggite poi a bordo di un Suv. Il colpo sarebbe riuscito e il denaro asportato è in corso di quantificazione. La struttura ha subito danni. Sul posto sono intervenuti i carabinieri che stanno acquisendo le immagini della videosorveglianza.

Due colpi nel Salento

Nelle stesse ore sono stati tentati altri due colpi nel Salento, molto probabilmente dalla stessa banda. A Muro Leccese, in piazza del Popolo, sei malviventi arrivati a bordo di un’Alfa Romeo Giulietta e con un furgone, hanno fatto esplodere il bancomat UniCredit. Subito dopo, avrebbero raggiunto il limitrofo comune di Scorrano, dove hanno fatto esplodere lo sportello postamat di piazza Vittorio Emanuele. Dalle prime verifiche, sembra che in entrambi i casi non siano riusciti ad impossessarsi del denaro. Danni ingenti ma nessun ferito. La Giulietta usata dalla banda è stata rinvenuta incendiata alla periferia di Scorrano. Indagano i carabinieri, che stanno visionando le immagini estrapolate dalle telecamere di videosorveglianza, per confermare l’ipotesi investigativa che ad agire sia stato lo stesso gruppo di malviventi, per ricostruire la dinamica e individuare gli autori.

Una scia di furti in tutta la Puglia

Dall’inizio dell’anno sono oltre venti i colpi riusciti o tentati in tutta la Puglia, la maggior parte dei quali localizzata nel Foggiano. Una scia di crimini che non si arresta, nonostante gli arresti. Gli ultimi sono stati eseguiti proprio venerdì, quando 7 persone sono state fermate dalla Procura di Foggia perché ritenute responsabili di almeno due assalti. La distruzione dei bancomat, come raccontato da Ilfattoquotidiano.it, è una piaga soprattutto quando vengono presi di mira gli sportelli nei piccoli paesi del Subappenino Dauno, dove tra Poste Italiane e banche spesso esiste un solo punto per prelievi, versamenti e operazioni nell’intero comune. I danni provocati, spesso, hanno ripercussioni per mesi sulla popolazione, costretta a muoversi verso paesi vicini per avere contanti a disposizione.

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Auto investe due ragazzi in bici a Brescello: morto un 19enne, ferito l’amico

Sono stati centrati in pieno alle 3.30 lungo la strada provinciale 62 Cisa, a Brescello, nel Reggiano, mentre pedalavano sulle loro biciclette. Travolti da una Volkswagen Passat, uno dei due è morto. Le vittime sono entrambe originarie di Pontedera, nel Pisano: a perdere la vita è stato un ragazzo di 19 anni, mentre il secondo giovane – 18 anni – è rimasto ferito. Al momento dei soccorsi era cosciente ed è stato trasporto d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale di Parma. Per il suo amico sono stati inutili i tentativi di rianimazione compiuti dai sanitari del 118.

Alla guida dell’auto un uomo di 43 anni, originario di Napoli e residente a Sorbolo Mezzani, nel Parmense. Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i carabinieri della stazione di Cadelbosco sopra Crostolo per effettuare i rilievi di legge e gestire la viabilità. I veicoli coinvolti nel sinistro sono stati posti sotto sequestro e rimossi dal soccorso stradale. Gli accertamenti da parte dei carabinieri sono tuttora in corso per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto.

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Porto Sant’Elpidio, crolla una palazzina nella notte: un morto e una dispersa. Un uomo estratto vivo

Un botto terribile, all’alba: una palazzina che crolla, diverse persone che restano sotto le macerie. Una, sicuramente, ha perso la vita. Un’altra è stata estratta viva dai vigili del fuoco dopo diverse ore di lavoro mentre si cerca ancora una donna, attualmente dispersa. È accaduto intorno alle 5 di sabato sei giugno a Porto Sant’Elpidio, comune del Fermano. Il palazzo di via Trentino – secondo una prima ricostruzione – sarebbe saltato in aria per lo scoppio di una bombola di gas.

La vittima si chiamava Giuseppe Pieroni, aveva 47 anni ed era un informatico. L’uomo abitava con i genitori, il padre di 89 anni e la madre di 70 anni, rimasti feriti ed entrambi poi trasferiti all’ospedale regionale di Torrette di Ancona. Nell’altro appartamento dello stabile abita Ettorina Paccapelo, la donna di 90 anni che risulta dispersa, alle prese con problemi respiratori e assistita con l’ausilio di bombole d’ossigeno, insieme al figlio 60enne, estratto vivo dalle macerie e rimasto ferito nel crollo.

Sul posto, un complesso che sorge vicino alla statale Adriatica, oltre ai vigili del fuoco, sono presenti i sanitari del 118 e le forze dell’ordine. I pompieri sono al lavoro per cercare eventuali corpi rimasti sotto le macerie con nucleo Usar (Urban Search And Rescue), droni, cinofili ed escavatori per le operazioni di ricerca.

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha espresso profondo cordoglio per la tragica esplosione e la propria vicinanza ai familiari della vittima, alle persone rimaste ferite e a quelle soccorse. Lo riferisce Palazzo Chigi in una nota.

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British Council Italia: nuovo sciopero il 4 giugno a Roma contro i maxi licenziamenti. Arriva il sostegno dai sindacati inglesi

I dipendenti del British Council Italia scioperano ancora. La Federazione Lavoratori della Conoscenza Cgil ha confermato che il 4 giugno i lavoratori e le lavoratrici dell’istituto incroceranno le braccia con una manifestazione a Roma, in piazza SS. Apostoli, dalle ore 14.00. Il presidio segue quello del 21 maggio che ha coinvolto la Capitale, ma anche Milano e Napoli dopo lo sciopero indetto sempre da Flc Cgil contro l’annuncio di una maxi taglio dell’organico nelle sedi italiane. Una scelta che il sindacato definisce “una scelta politica mascherata da crisi industriale”.

“La mobilitazione è la risposta alla volontà di smantellare l’83% dell’organico attraverso un licenziamento collettivo che minaccia ben 108 lavoratrici e lavoratori sui 130 operativi in Italia. Procedura che azzererebbe, di fatto, la storica presenza dell’ente culturale britannico nel nostro Paese”, fa sapere il sindacato. L’11 maggio l’azienda ha infatti inviato alle rappresentanze sindacali una comunicazione formale in cui si annunciava l’apertura di una procedura di licenziamento collettivo. La decisione è stata presa a causa della dura crisi finanziare che dopo il Covid ha colpito l’organizzazione. L’ente ha un deficit di finanziamento e non riesce a colmare il rimborso di un prestito di 197 milioni di sterline concesso dal governo di Londra. La soluzione a questi problemi ha però colpito le sedi italiane.

“Le rappresentanze sindacali aziendali e la Flc Cgil respingono con fermezza l’atteggiamento rigido e speculativo della dirigenza, che continua a trincerarsi dietro la scusa di una finta ‘crisi aziendale’ per avallare una decisione puramente politica del Governo di Londra, calpestando così i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e tradendo l’Accordo Culturale bilaterale tra Italia e Regno Unito in vigore dal 1951″, spiega il sindacato. “Chiederemo ai Ministeri degli Esteri, della Cultura e del Lavoro di adoperarsi affinché il Governo italiano intervenga prontamente a difesa dei posti di lavoro e della dignità del nostro Paese, intimando al Governo inglese il rispetto dei trattati internazionali. I posti di lavoro non si toccano e il British Council non si cancella”, conclude. Flc Cgil fa riferimento a un accordo tra Londra e Roma del 1951, anno di nascita dell’ente, volto a promuovere lo scambio culturale e in materia di educazione fra i due Paesi.

Anche dai sindacati di oltre Manica è arrivata solidarietà per lo sciopero. L’University and College Union (UCU), il principale sindacato britannico dell’università e dell’istruzione superiore, ha inviato una lettera a sostegno delle lavoratrici e dei lavoratori del British Council a firma della Segretaria generale Jo Grady. La UCU sottolinea anche le pesanti conseguenze che tale decisione avrebbe non solo per il personale coinvolto e le loro famiglie, ma anche per gli studenti e per i consolidati rapporti culturali ed educativi tra Italia e Regno Unito. L’iniziativa del sindaco britannico nasce da una mozione votata il 29 maggio nel loro congresso e ha a impegnato l’organizzazione a sostenere concretamente la vertenza, a sensibilizzare il Parlamento britannico e a promuovere iniziative di solidarietà all’interno del movimento sindacale del Regno Unito.

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I mezzi pesanti visti al Circo Massimo? Come non si dovrebbe utilizzare un monumento

Le immagini dei mezzi pesanti parcheggiati all’interno del Circo Massimo, a Roma, hanno fatto il giro del web. Immagini diffuse dai residenti delle aree circostanti e finite su Adnkronos. Ma lo spettacolo goduto anche dai tanti romani di passaggio, come dai molti turisti che visitano la Città.

(Adnkronos) – A pochi giorni dal concerto di Cesare Cremonini al Circo Massimo, esplode la protesta dei residenti dell’Aventino. I comitati di quartiere denunciano che l’area storica è stata trasformata in un maxi parcheggio per tir, des #Cronaca #TopNewhttps://t.co/k4ttpXx0FP

— Notiziaok (@notiziaok) June 3, 2026

E’ in preparazione il concerto del 6 e del 7 giugno di Cremonini. Ma in realtà, accade frequentemente che il Circo Massimo venga trasformato. Anzi, stravolto. Per concerti, appunto. Come quelli che terranno a luglio Riccardo Cocciante, Edoardo Bennato, Patti Smith e poi a settembre Jovanotti e Mobrici. Ma anche lirica e danza, cinema e spettacoli-lezioni. Perfino l’equitazione, grazie al Longines Global Champions Tour, il circuito internazionale di salto a ostacoli soprannominato la “Formula 1 dell’equitazione”. Un villaggio globale per la prevenzione, nell’ambito della Race for the Cure, la più grande maratona al mondo per la lotta ai tumori del seno. Con l’aggiunta di kermesse politiche.

Da un paio di anni si è provveduto a stabilizzare il fondo dell’invaso, così da renderlo pianeggiante e non più soggetto a piccoli allagamenti, in alcune porzioni. Una scelta motivata dagli eventi che vi si svolgono. Esclusivamente dalla possibilità che le strutture mobili che di volta in volta sono necessarie, possano realizzarsi con minori difficoltà. In compenso passeggiarvi è sempre possibile, ma forse un po’ meno suggestivo. Invece è ormai impossibile tirare due calci al pallone. Magari organizzare una partitella tra amici. Con lo stabilizzante è più che evidente che risulti impossibile.

Il Circo Massimo rappresenta un luogo di cultura, evidentemente. Per decenni utilizzato dai romani. Tutti, indistintamente. A differenza di quel che accade da anni. Ed è un peccato. Oltre che una discutibile sottrazione. Alla città, prima di tutto. Senza contare la questione della discutibile scelta di utilizzare un monumento, come si trattasse di una fiera. Di fare di una struttura antica uno spazio per tutte le occasioni. Non è snobismo archeologico. E neppure eliteratismo culturale. Piuttosto l’osservazione di politiche culturali dettate troppo spesso dal profitto. Piuttosto la consapevolezza che a dispetto di sindaci e sovraintendenti, ministri della Cultura e Presidenti del consiglio, sia diventata opinione comune che i Beni culturali siano petrolio. Da consumare. Anzi da s(vendere). A Roma, come in qualsiasi angolo d’Italia.

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L’ingresso col passamontagna, poi la miccia esplosiva: sette arresti a Foggia per gli assalti agli sportelli bancomat – Video

I carabinieri di Foggia hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di sette indagati accusati di assalti con esplosivo ai danni di sportelli bancomat di alcuni istituti bancari.

Gli arrestati hanno tra i 20 e i 51 anni e sono indagati per furto aggravato dall’utilizzo di materiale esplosivo ai danni di sportelli Atm, violazione della legge sulle armi, ricettazione e riciclaggio. L’accusa è di aver compiuto due assalti nelle province di Pistoia e Avellino. Complessivamente gli indagati sono 18, tutti originari della provincia di Foggia.

Le indagini – spiegano gli investigatori dell’Arma – costituiscono la prosecuzione della operazione che lo scorso 26 gennaio ha già consentito di sottoporre a fermo 5 indagati dediti ad assalti a sportelli Atm compiuti in provincia di Foggia e in altre località del territorio nazionale.

Il modus operandi della compagine criminale prevedeva l’impiego di autovetture di grossa cilindrata (provento di furto oppure noleggiate a Cerignola) e l’utilizzo, durante gli assalti, della ‘marmotta‘, un ordigno artigianale ad elevato potere esplosivo che inserito nelle bocchette degli sportelli bancomat o postamat, a causa della forte detonazione, consente l’apertura delle casseforti contenenti denaro, e provoca il danneggiamento delle strutture. L’organizzazione avrebbe beneficiato di specifiche professionalità criminali con ruoli ben definiti: autisti, vedette, staffettisti.

I due assalti contestati nel provvedimento cautelare sono stati compiuti nei mesi di gennaio e marzo 2026, rispettivamente in Toscana, a Quarrata (provincia di Pistoia), e in Campania, a Vallata (provincia di Avellino), per un bottino complessivo stimato in circa 30.000 euro.

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“Senza biglietto non puoi salire”: ragazzino di 11 anni lasciato a piedi dal bus perché ha dimenticato l’abbonamento

“Senza biglietto non puoi salire“: un ragazzino di 11 anni è stato lasciato a piedi dall’autista di un autobus, reo di aver lasciato a casa l’abbonamento. È successo nella tratta da Luserna San Giovanni, dove il ragazzino frequenta la prima media, a Torre Pellice, dove abita. L’11enne doveva rientrare a casa da scuola, ma l’autista, nonostante le giustificazioni, è stato categorico. Lo racconta l’edizione torinese de La Stampa.

“Mi scusi questa mattina mi sono scordato di prendere l’abbonamento sono uscito di corsa”, avrebbe detto lo studente all’autista che, però, gli avrebbe risposto negativamente: “Senza biglietto non puoi salire”. A quel punto il ragazzino ha cercato di farsi riconoscere, frequentando la tratta tutti i giorni, ma il conducente è rimasto della sua idea: non farlo salire. Il bus della linea 901, Pinerolo-Bobbio Pellice, che alle 14.05 si ferma in piazza del municipio a Luserna San Giovanni, è ripartito.

Così lo studente è tornato a casa a piedi, con lo zaino, percorrendo due chilometri e mezzo. “Ho provato ad avvertire mia madre che era al lavoro – ha raccontato – ma mi sono accorto che non avevo più credito sul telefono: potevo solo ricevere chiamate, non farle”.

La società di trasporti Arriva, riporta ancora La Stampa, ha fatto sapere che sono in corso “verifiche interne” per accertare cosa è accaduto.

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Guadagna su OnlyFans oltre 270mila ma non li dichiara e incassa anche la Naspi: creator denunciata a Rovigo, rischia fino a 3 anni

Ha fatturato, senza dichiararli, oltre 270mila euro vendendo contenuti per adulti su OnlyFans ma, contemporaneamente, ha anche incassato l’indennità di disoccupazione, la Naspi, per circa 16mila euro e ora rischia fino a tre anni di carcere. È quanto avvenuto a una “influencer” della provincia di Rovigo, scoperta dalla Guardia di finanza.

La giovane, tra il 2021 e il 2023, avrebbe evaso le tasse senza dichiarare i proventi derivanti dagli abbonamenti pagati dai propri follower sulla piattaforma. Così i militari hanno contestato le violazioni in materia di imposte dirette e Iva, contestando anche la “tassa etica”, ossia l’addizionale introdotta nel 2006 che prevede un aumento del 25% delle imposte sui redditi per chi produce, distribuisce o vende materiale pornografico. Così è stato possibile recuperare 120mila euro, con la presentazione tardiva della dichiarazione dei redditi.

Ma non solo. Tramite gli accertamenti, i militari hanno anche accertato che mentre lavorava sulla piattaforma, incassando soldi “in nero”, la ragazza riceveva anche l’indennità di disoccupazione, cioè la Naspi, per un valore di circa 16mila euro. Per questo la content creator è stata denunciata per indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato, che prevede la reclusione da sei mesi a tre anni, oltre alla revoca del beneficio e la restituzione delle somme già percepite.

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Neonata rimasta invalida totale dopo il parto: l’ospedale Maggiore di Bologna dovrà pagare 700mila euro alla famiglia dopo 10 anni

L’ospedale Maggiore di Bologna dovrà pagare 700mila euro di danni a una famiglia per un parto avvenuto 10 anni fa, il 5 novembre 2016. La giudice della seconda sezione civile del tribunale di Bologna, come riporta il Corriere della Sera infatti, ha dato ragione ai legali dei genitori della piccola che considerano l’ospedale responsabile dell’invalidità totale della bambina, nata dopo un parto difficile.

Già durante il travaglio infatti si era verificata una grave sofferenza fetale, i professionisti sanitari avevano comunque deciso di procedere con un parto naturale indotto con “distocia di spalla”, una emergenza ostetrica in cui, dopo l’uscita della testa, una o entrambe le spalle del bambino rimangono incastrate all’interno del bacino materno.

Durante il parto la bimba aveva subito quindi una importante “sofferenza anossico-ischemica” che, stando al resoconto processuale, poteva essere evitata con un taglio cesareo. Scelte mediche che, secondo la famiglia e la giudice della seconda sezione civile del tribunale di Bologna, Paola Matteucci, hanno portato all’invalidità con tanto di indennità e accompagnamento da parte dell’Inps.

Per arrivare però alla fine del procedimento ci sono voluti anni. La vicenda, infatti, va avanti dal 2019 quando il legale dei genitori della piccola inoltra all’ospedale di Bologna una richiesta di risarcimento danni per presunte responsabilità mediche dei sanitari. Il 30 settembre 2020, ricostruisce il quotidiano di via Solferino, il Comitato di valutazione sinistri dell’ospedale decide di inviare il fascicolo al Nucleo regionale per acquisire un parere. Parere che arriva a novembre 2020: il Nucleo regionale di valutazione autorizza l’ospedale ad avviare le trattative stragiudiziali per definire il valore economico dell’incidente.

Poco dopo, a dicembre 2020, l’ospedale autorizza le trattative per risolvere “bonariamente” il sinistro a un costo di circa 687mila euro. La battaglia però non finisce. È il 2022 quando i genitori formulano una proposta transattiva per definire la vertenza a saldo e stralcio a fronte di una somma di circa 700mila euro, assicurando di voler rinunciare a intraprendere azioni in sede civile, penale e amministrativa. L’ospedale accetta ma la procedura subisce uno stop: sempre nel 2022 infatti c’è un primo passaggio davanti al giudice tutelare che però nega il consenso, poi arrivato in un secondo passaggio del 2025. Nel frattempo però l’ospedale aveva revocato la proposta transattiva.

Un gesto che, secondo i giudici, non era consentito, visto che attraverso lo “scambio di proposta e accettazione scritta” si era già “costituito un vincolo contrattuale”. Così ora l’ospedale Maggiore dovrà risarcire la famiglia.

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Zurigo, morti sospette dei pazienti di cardiochirurgia: la Procura indaga per omicidio colposo, lesioni e falsificazione di documenti

Quattro pm con competenze mediche. Tutti dedicati al caso. La Procura del Cantone di Zurigo ha reso noto di aver avviato un’indagine penale – al momento non risultano ancora indagati – sul caso delle morti sospette nel reparto di cardiochirurgia dell’Ospedale Universitario di Zurigo. All’epoca dei fatti guidato dal professor Francesco Maisano, oggi al San Raffaele di Milano.

La vicenda penale prende le mosse dal dossier di 216 pagine commissionato dalla stessa Università di Zurigo a un gruppo di esperti indipendenti (il Fatto Quotidiano ne ha dato ampiamente conto). Il documento parla di “un eccesso di mortalità pari a 68-74 decessi nel reparto di cardiochirurgia tra il 2016 e il 2020″. “Undici decessi classificati come ‘inattesi’ su 307 esaminati” nel dettaglio.

Al centro del caso, tra l’altro, l’utilizzo di un presidio medico innovativo utilizzato per curare i disturbi delle valvole cardiache. Un dispositivo – prodotto da una società in cui Maisano ha ricoperto il ruolo di chief medical officer – che non viene più utilizzato. L’ipotesi ora al vaglio della Procura è che il dispositivo possa essere stato utilizzato quando non era necessario. Una vicenda nata dalle ripetute denunce di uno whistleblower, il dottor Andre Plass che oggi non lavora più nell’ospedale universitario.

L’Ospedale Universitario aveva fatto un mea culpa soprattutto nei confronti dei pazienti e delle famiglie. Aveva, però, puntato il dito verso la gestione Maisano e aveva annunciato, appunto, di aver passato gli atti alla Procura cantonale: “Le cause di questi incidenti risiedono principalmente nella nomina affrettata dell’allora primario del reparto di cardiochirurgia nel 2015, nella sua mancanza di capacità di leadership e nei preesistenti conflitti di interesse, ma anche nella gestione inadeguata del reparto stesso”. Ora il caso è approdato in Procura ed è stato aperto un fascicolo. Le autorità elvetiche hanno fatto sapere che sono state presentate tre denunce. Reati ipotizzati sono omicidio colposo, lesioni personali colpose gravi e falsificazione di documenti. Finora, va detto, si indaga a carico di ignoti.

La Procura ha anche fatto sapere che, oltre al lavoro dei pm specializzati in materia sanitaria e degli investigatori, intende avvalersi della consulenza di esperti del settore. Il Fatto ha ripetutamente cercato di contattare il professor Maisano per avere una sua versione dei fatti e un suo commento sulle dichiarazioni dell’Università di Zurigo. Maisano non ha parlato con il cronista, ma ha risposto con un comunicato scritto in cui respingeva ogni addebito: “Fui chiamato a Zurigo nel 2014 come primario in un reparto che richiedeva un profilo scientifico internazionale. Mi trovai, fin da subito, in un contesto difficile: ero un clinico italiano in un ambiente svizzero-tedesco, che non aveva mai accettato che un clinico italiano ricoprisse il ruolo di primario di una unità così importante. Le resistenze culturali e istituzionali che incontrai non erano banali incomprensioni: erano il frutto di dinamiche profonde, che rendevano arduo costruire un’équipe coesa attorno a una visione condivisa dell’innovazione clinica”.

Maisano prosegue: “Lo stesso rapporto prodotto dall’Università smentisce le accuse: la sovra-mortalità era attribuibile agli interventi chirurgici convenzionali (cioè a cuore aperto, ndr). Non alle procedure innovative (che arrivano al cuore attraverso le arterie, ndr). Non al Cardioband. Non alle tecniche transcatetere (cosiddette Tavi, ndr)”.

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Weekend di cultura e sport a Pietrasanta: il 5-6 giugno c’è “Sportcity cult”. Il presidente: “Un modo per parlare alle coscienze di tutti”

Nato per trasformare piazze, teatri e territori in luoghi di incontro tra benessere, arte e partecipazione, “Sportcity cult” arriva anche in Versilia. Il 5 e il 6 giugno va in scena la prima edizione del format pensato da Fondazione Sportcity in collaborazione con il Comune di Pietrasanta. L’evento avrà anche ospiti d’eccezione del mondo dell’arte, della cultura e dello sport.

“Il nostro obiettivo è ‘sportivizzare‘ le città, ma ci siamo resi conto che per farlo occorre parlare anche alle coscienze: è qui che arte e sport si incontrano”. Così Fabio Pagliara, presidente della Fondazione Sportcity, presenta l’evento al Fatto Quotidiano. “Sport significa educazione e formazione ma anche cultura – prosegue -. Noi abbiamo pensato di farlo in strada, per renderlo accessibile a tutti e a tutte. Tra spettacoli, incontri, eventi, film: tutto sul palcoscenico perfetto di Pietrasanta, un museo a cielo aperto”. Per Pagliara Sportcity cult significa “contaminazione” perché “lo sport deve avere la forza e il coraggio di uscire dalla propria auto-referenzialità e la cultura è un ottimo modo per farlo”.

Venerdì mattina ci sarà l’anteprima di questo laboratorio sociale, con partecipazione gratuita. Allo stabilimento Nimbus Surfing Club di Marina di Pietrasanta, si terrà l’iniziativa “Sport in spiaggia“, durante la quale si potrà partecipare a vari sport, tra cui beach volley e bocce, ma anche apprendere qualcosa in più sull’educazione al mare. In parallelo, tra le 9.15 e le 13.00, si terrà l’incontro “Lo sport in Costituzione 3.0 – Un patto fra generazioni“: alla Green House della Versiliana ragazzi e personalità del mondo scolastico, sportivo e giuridico si confronteranno su temi come lo sport a scuola, la figura dello studente-atleta, i mestieri nello sport e i luoghi di pratica sportiva.

“Pietrasanta è, per natura, una città-laboratorio – ha detto l’assessore allo sport Andrea Cosci – non solo per l’artigianato ma per le idee che qui nascono, prendono forma e si perfezionano, fino a diventare eventi consolidati di livello nazionale. La Fondazione Sportcity ha colto questa nostra prerogativa e ci ha scelto come sua fucina ideale: è stato così, lo scorso anno, per ’Sportcity Edu’ e così sarà anche quest’anno con ’Sportcity cult’. Due giorni in cui la nostra città dimostrerà ancora una volta come lo sport sia cultura, incontro e crescita sociale”.

L’evento clou della giornata sarà alle 18 con il taglio del nastro che darà l’avvio ufficiale a “Sportcity cult”. Sul palco di piazza Duomo di Pietrasanta ci sarà l’incontro “Tra sport e cultura”, durante il quale dialogheranno il comico Dario Vergassola, il presidente di “Cultura Italiae” Angelo Argento, Fausto Brizzi, sceneggiatore e regista e i giornalisti sportivi Jacopo Volpi e Simona Rolandi. La due giorni però avrà molti incontri e molti nomi noti al mondo dello sport e non solo. Sono attese Alessia Mesiano, campionessa del mondo di pugilato femminile nei 57 chili, e Cinzia Monteverdi, presidente dell’Accademia di Belle Arti di Carrara e amministratrice delegata di Seif. Monteverdi il 5 giugno riceverà il premio Cultura Italiae, a cura del comune di Pietrasanta. Oltre a loro, anche Massimiliano Finazzer Flory, regista e attore di cinema e teatro, e il professor Marco Macchia, docente dell’Università di Pisa e membro della Commissione Federale Antidoping della Figc. Chiuderà l’evento un ospite di eccezione: il noto pilota di Formula Uno, Giancarlo Fisichella, in un’inedita versione dj che sabato sera farà ballare la piazza della città fino a mezzanotte.

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Torre Annunziata sciolta per camorra per la seconda volta in 4 anni: il sindaco Cuccurullo si era già dimesso dopo le accuse del procuratore Fragliasso

Game over per il comune di Torre Annunziata, sciolto per infiltrazioni camorristiche su decisione del Consiglio dei ministri appena concluso. Finisce male l’esperienza della giunta a trazione Pd guidata dal sindaco Corrado Cuccurullo, che il 25 maggio aveva reso irrevocabili le sue dimissioni in polemica per le parole pronunciate venti giorni prima dal procuratore Nunzio Fragliasso durante la cerimonia di demolizione di Palazzo Fienga, l’ex fortino del clan Gionta, davanti ai ministri Piantedosi e Salvini e al prefetto di Napoli Michele di Bari. Dimissioni diventate definitive dopo 20 giorni attraversati da dimissioni di consiglieri, nuove inchieste (su due consiglieri accusati di una rimborsopoli), revoche assessoriali.

Quello di Fragliasso fu un intervento durissimo, in qualche modo anticipatorio dello scioglimento, edelle sue motivazioni. Il procuratore – che nei giorni successivi era stato ascoltato in commissione parlamentare antimafia e aveva ribadito – parlava in qualità di pm che aveva partecipato alla riunione del 13 aprile del comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico, durante la quale fu discussa la relazione della commissione d’accesso con la proposta di commissariare la città per camorra.

“Ci sono ancora troppe contiguità con la criminalità organizzata, troppe ombre e troppe illegalità nel seno della stessa amministrazione comunale – disse il magistrato durante la cerimonia – ci vogliono meno cerimonie, meno dichiarazioni di principio e più azioni concrete che siano coerenti con le dichiarazioni programmatiche, solo così si potrà cogliere la cifra dell’effettivo cambiamento, solo allora potremo dire di aver voltato pagina”.

Le dimissioni di Cuccurullo sono diventate irrevocabili il 25 maggio. Oggi la decisione del governo, su proposta del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Ed un commissariamento per infiltrazioni malavitose è cosa ben diversa da quello per crisi politica: significa non tornare alle urne per almeno 18 mesi, e l’incandidabilità, per due turni elettorali, per gli amministratori individuati come responsabili delle infiltrazioni. Si leggeranno nelle carte della relazione.

Torre Annunziata viene sciolta per camorra per la seconda volta in quattro anni, circostanza che solleva più di una domanda sulla stratificazione della presenza criminale nella realtà locale. Cuccurullo era un sindaco espressione della società civile, un docente universitario al suo primo incarico politico. Il sabato successivo alle dimissioni, aveva convocato una conferenza stampa per spiegare le sue ragioni, e per ribadire che non avrebbe ritirato le dimissioni “a meno che non avvenga qualcosa di nuovo che bilanci quel che è accaduto”. A domanda del cronista sull’eventuale fatto nuovo, Cuccurullo precisò: “Un confronto con il procuratore”. Che non è avvenuto.

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Il prof della Scuola militare Teuliè arrestato per violenza sessuale: “Mandi una fotina? Ti do 8,5 per dettagli hard”

Scriveva al suo studente in chat: “7,5 meritato, 8,5 per qualche dettaglio hard all’insaputa di Elena (nome di fantasia, ndr)”. Solo una delle centinaia di messaggi che il professore mandava a otto studenti maschi. Seguivano richieste di foto intime, video di rapporti e altro. Il tutto in cambio “dell’aiutino”. Per anni, almeno dal 2024 e fino a pochi giorni fa, ha agito in questo modo un professore di latino che insegna all’interno della notissima Scuola militare Teuliè di Milano con sede in corso Italia nel pieno centro della città. È stato arrestato oggi e messo ai domiciliari con l’accusa di violenza sessuale, maltrattamenti e concussione. Perché “abusando della propria posizione di docente e delle condizioni di inferiorità psichica degli studenti costringeva gli stessi a subire ripetuti atti sessuali (…) chiedendo loro di inviargli materiale fotografico e video ritraente il corpo, il torso nudo, le parti intime”.

A far scattare l’indagine, coordinata dalla sezione di pg dei carabinieri di Palazzo di Giustizia agli ordini del colonnello Alessio Carparelli, è stata una denuncia interna. Secondo il gip con il suo comportamento il docente “ha dimostrato un chiaro spregio delle più elementari regole deontologiche oltre che della legge penale avendo costretto studenti anche minorenni a subire atti sessuali”. Inoltre ha dimostrato “di essere capace di porre in essere condotte sessualmente violente e manipolatorie nei confronti di un significativo numero di studenti”.

Secondo la ricostruzione della Procura di Milano riportata nell’ordinanza del giudice, le attenzioni del docente della Teuliè “si concentravano soprattutto sugli studenti più fragili, con problemi scolastici e quindi maggiormente esposti all’influenza di un professore. Per di più, deve essere tenuto presente che tutte le persone offese sono studenti di una scuola militare dove la gerarchia ha, senza dubbio, un valore ancor più rilevante che negli ordinari percorsi scolastici”. Dalle testimonianze degli studenti emerge poi che il professore “rivolgeva domande sulla vita sentimentale, corporea e intima, chiedendo di riferire particolari di relazioni sessuali con le fidanzate (…). Imponeva rapporti personali riservati e occultati rispetto all’ordinario contesto scolastico, consegnando il proprio numero di telefono, imponendo di non salvarlo con il proprio nominativo, invitando a scaricare Telegram, utilizzando nickname e messaggi effimeri cancellando o facendo cancellare le conversazioni e convocando gli studenti in luoghi appartati (…). Strumentalizzava il proprio potere valutativo e il ruolo di docente e di componente interno della commissione di maturità, richiamando il proprio potere di incidere sul percorso scolastico degli allievi e lasciando intendere possibili conseguenze negative in caso di mancata adesione alle sue richieste”.

Uno dei ragazzi, infatti, riferirà ai carabinieri: “Posso dire che durante le ore di lezione è solito toccare e appoggiarsi proprio fisicamente sui ragazzi e inizia a palpare, anche stamattina mi è successo. Mi si è appoggiato addosso e ha iniziato a toccare il petto e la gola”. Un altro studente dopo aver ricevuto dai lui il compito: “Dopo avermi dato chiarimenti sul mio elaborato mi diceva di essere sempre disponibile per aiuti scolastici, come persona, per chiarimenti o altro, ma in cambio mi chiedeva l’invio di foto o video di me e di quello che stavo facendo. Foto anche esplicite, di parti intime”. In un’altra testimonianza uno studente racconta: “Mi ricordo una volta, in un compito meritavo un voto molto basso, tipo 4, e io gli chiedevo di alzarmi il voto perché altrimenti non sarei potuto uscire. In quell’occasione lui mi ha chiesto esplicitamente una mia foto intima e io gliela mandavo. Mi scriveva su Telegram ‘mi mandi una fotina?’ accompagnata da una emoji di una melanzana per farmi capire cosa volesse. Quando mi serviva qualcosa gli mandavo quello che mi chiedeva”. Il professore, probabilmente ben consapevole di quello che stava facendo, in più occasioni ha chiesto ai suoi studenti di cancellare messaggi e foto anche distruggendo i telefoni.

Annotano i carabinieri: “Il 29 aprile 2026, mentre si trovava con un compagno di scuola fuori dalla caserma, veniva avvicinato dal docente che, dopo avergli offerto un lecca-lecca, gli proponeva di distruggere il suo telefono dietro il pagamento di 400/500 euro dicendogli di aver lui stesso provveduto a cambiare dispositivo dopo aver cancellato tutto. Dato il netto rifiuto del ragazzo, l’indagato insisteva affinché cancellasse almeno il contenuto”. Inquietante il fatto che solo poche settimane fa lo stesso professore sia venuto a conoscenza dell’indagine a suo carico e per questo ha iniziato a fare pressione sugli studenti casomai questi fossero stati convocati in Procura.

Intercettato dice: “È importante, so tutto, qualcuno mi ha informato”, dopodichè aggiunge “di essere venuto a conoscenza tramite sue fonti che uno dei ragazzi era dai magistrati per testimoniare”. Anche per questo il gip scrive che i motivi per i quali il docente è stato informato sulle indagini in corso “dovranno necessariamente essere oggetto di accertamento”. L’indagato inoltre pagava gli studenti non solo per cancellare le tracce delle loro comunicazioni, ma anche, secondo i pm, per ingrazziarseli. Spiega uno studente che dopo un corso di recupero il professore di latino “mi regalò un buono Amazon di 100 euro, lui mi rispondeva che era un regalo per il mio compleanno. Dopo il corso mi ha portato 350 euro in contanti dicendomi di divertirmi. Mi ripeteva di tenere a me e che per me avrebbe fatto qualsiasi cosa. Inizialmente mi diceva che i soldi erano un prestito, ma poi mi diceva che il denaro non era un problema”.

Insomma l’obiettivo del professore della Teuliè, secondo la Procura, era sempre lo stesso: ottenere sotto la minaccia anche della bocciatura agli esami di maturità. “Se non vieni a a casa mia concretizzando, la maturità la sostieni con le tue sole forze”. E ancora: “ Alla fine, chi ti ha aiutato in maniera molto concreta in questo anno sono io, sono solo io e mi sono dovuto pure sorbire quella classaccia di merda. Quindi io non voglio ogni volta, diciamo, ribadire e sottolineare questo, però un po’ di gratitudine la potresti concretamente mostrare ogni tanto, perché poi ti ricordo, che c’è sempre la maturità e la maturità non c’è il generale che ti ascolta eh, perché li ci sono tutti i vari professori capito?”.

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Milano, arrestato un insegnante della scuola militare Teuliè: violenza sessuale, concussione e maltrattamenti sugli allievi

Violenza sessuale, concussione e maltrattamenti nei confronti di “diversi allievi della Scuola” (almeno 7): l’accusa è infamante ed è rivolta a un insegnante della scuola militare Teuliè di Milano. Il professionista ha 48 anni ed è stato arrestato (ai domiciliari). L’indagine delle pm Letizia Mannella e Alessia Menegazzo, condotta dai carabinieri della sezione di Polizia giudiziaria, ha ricostruito anche la “condizione di assoggettamento psichico degli studenti”, oltre a sopraffazioni, umiliazioni e vessazioni e agli abusi sessuali.

Le indagini della Procura di Milano, in particolare dei dipartimenti di contrasto ai reati ai danni delle ‘fasce deboli” e nella pubblica amministrazione, come si legge in una nota del procuratore Marcello Viola, “svolte dai Carabinieri della Sezione di Polizia Giudiziaria” hanno portato “all’applicazione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un insegnante della Scuola Militare Teuliè”, molto nota in città e frequentata da ragazzi che hanno l’età degli ultimi tre anni delle superiori. L’arresto è “per i reati di violenza sessuale, concussione e maltrattamenti, commessi nei confronti di diversi allievi della Scuola”. Le contestazioni, stando alle indagini, “rappresentano un quadro di costanti pressioni svolte dall’insegnante, il quale, abusando della posizione educativa ricoperta“, e in particolare del ruolo “di componente interno della Commissione al prossimo esame di maturità”, e della condizione “di assoggettamento psichico degli studenti, sottoposti a un regime di sopraffazione, vessazione, umiliazione e manipolazione, costringeva i giovani allievi a subire abusi sessuali, a condividere particolari della vita intime”. Da quanto si apprende la pm Menegazzo, che coordina l’inchiesta, sta sentendo in queste ore professori e ufficiali dell’istituto militare di corso Italia, colleghi del docente arrestato.

Che, stando a quanto si legge nell’ordinanza del gip, anche “dopo aver saputo di essere sottoposto a indagine ed essendo perfettamente conscio dell’illegittimità del suo comportamento, ha cercato di inquinare le prove arrivando a chiedere a degli studenti” di “mentire ai magistrati requirenti“. Tra le condotte contestate, come emerge dalle oltre 20 pagine del provvedimento emesso su richiesta della Procura diretta da Marcello Viola, c’è anche il fatto che gli studenti – alunni liceali a cavallo della maggiore età – erano “costretti” a subire abusi, perché altrimenti il 48enne li avrebbe “ostacolati“, così gli diceva, “nell’esame e nel conseguimento della maturità” di quest’anno. L’inchiesta è scattata dopo le dichiarazioni rese lo scorso marzo da uno degli allievi “ai suoi superiori”.

Uno studente ha raccontato a verbale di aver “percepito” una “richiesta” del docente come “una velata minaccia” e il fatto che poteva “venire meno il suo sostegno scolastico”. E ancora: “Io non vado molto bene a scuola – ha detto il ragazzo – e quindi potrei rischiare la bocciatura“. Un altro ha spiegato che il prof avrebbe potuto “assumere un atteggiamento ostile“, se non sottostava alle sue richieste. L’insegnante dava anche soldi ai ragazzi, dai 100 ai 300 euro, sempre stando agli atti, e chiedeva in alcuni casi anche di inviargli “fotografie erotiche“. Su Telegram scriveva: “Mi mandi una fotina?”. Un alunno ha raccontato di essere rimasto “pietrificato” durante un abuso. Due studentesse hanno messo a verbale che, “pur non avendo mai assistito direttamente” alle violenze “nei confronti dei compagni maschi” sapevano dei “netti favoritismi” nei confronti di alcuni allievi. La giudice mette in rilievo tutte le “condotte sessualmente violente e manipolatorie nei confronti di un significativo numero di studenti“. E oggi le pm Mannella e Menegazzo, coi carabinieri, stanno ascoltando una serie di testimoni, tra cui altri docenti della scuola.

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