Reading view

Iran ai Mondiali: arrivano i visti Usa, ma solo per i calciatori. Negato ad almeno 15 membri dello staff

Il caso diplomatico che rischiava di compromettere la partecipazione dell’Iran ai Mondiali di calcio negli Stati Uniti sembra essersi risolto. I calciatori della nazionale iraniana hanno infatti ottenuto i visti necessari per entrare nel territorio americano e prendere parte alla competizione che inizierà tra pochi giorni. La conferma è arrivata da un funzionario della Casa Bianca, che ha riferito la notizia all’agenzia Reuters. La svolta arriva dopo giorni di incertezza e polemiche. Ma solo ai calciatori: Fonti interne hanno riferito ad Al Jazeera che almeno 15 membri dello staff della nazionale iraniana si sono visti negare il visto negli Stati Uniti. Si tratta di allenatori, personale tecnico e dirigenti. Le stesse fonti dicono che alcuni di coloro a cui è stato negato il visto erano ufficialmente riconosciuti dalla FIFA come parte dello staff tecnico e/o di allenatori.

Soltanto nelle scorse ore l’ambasciatore iraniano in Messico, Abolfazl Pasandideh, aveva denunciato pubblicamente il mancato rilascio dei visti ai giocatori, sottolineando come la squadra fosse ancora bloccata a dieci giorni dall’esordio previsto a Los Angeles. Una situazione che aveva alimentato timori sulla possibilità che la nazionale iraniana non riuscisse a raggiungere gli Stati Uniti in tempo per l’inizio del torneo.

Le restrizioni

La vicenda aveva assunto rapidamente una dimensione politica. L’Iran figura infatti tra i Paesi colpiti dalle nuove restrizioni all’ingresso negli Stati Uniti introdotte dall’amministrazione Trump. Sebbene gli eventi sportivi internazionali prevedano generalmente deroghe specifiche per atleti, tecnici e delegazioni ufficiali, il ritardo nell’emissione dei documenti aveva sollevato interrogativi sull’effettiva applicazione di tali eccezioni. Nei giorni scorsi la federazione iraniana aveva scelto di trasferire la squadra in Messico, trasformando il Paese nordamericano in una sorta di base operativa temporanea in attesa dello sblocco della situazione. Una soluzione logistica necessaria per non compromettere la preparazione alla competizione e per consentire alla delegazione di essere pronta a partire non appena fosse arrivato il via libera dalle autorità statunitensi.

L’annuncio della Casa Bianca mette ora fine, almeno sul piano pratico, a una vicenda che aveva suscitato preoccupazione sia nel mondo del calcio sia in quello diplomatico. Con i visti finalmente concessi, la nazionale iraniana potrà raggiungere gli Stati Uniti e preparare regolarmente il proprio debutto mondiale.

Il significato

La partecipazione dell’Iran assume inoltre un significato particolare perché la squadra si prepara a giocare il Mondiale mentre il Paese è coinvolto in un conflitto con una delle nazioni ospitanti, una situazione senza precedenti nella storia della competizione.

Durante il ritiro in Turchia, dove la nazionale ha trascorso oltre due settimane prima di trasferirsi in Messico, alcuni giocatori hanno raccontato all’Associated Press le difficoltà di preparare un appuntamento sportivo di tale portata mentre si seguono quotidianamente le notizie provenienti dal proprio Paese. “Non è facile”, ha spiegato il centrocampista Saeid Ezatolahi, alla sua terza Coppa del Mondo. “La situazione politica può influenzare la mentalità dei giocatori e della gente”.

Nonostante il contesto, i calciatori insistono sulla volontà di rappresentare il Paese e offrire un momento di unità a una popolazione provata dalla guerra. “Sappiamo che il nostro popolo ha sofferto molto e andiamo lì per loro, per ottenere i migliori risultati possibili“, ha dichiarato il 24enne Mohammad Ghorbani. Le prime due partite dell’Iran si giocheranno nell’area di Los Angeles, città che ospita una delle più grandi comunità iraniane all’estero, composta in larga parte da oppositori del regime di Teheran. “Ci aspettiamo molti tifosi allo stadio e molta pressione”, ha detto ancora Ezatolahi. “Il nostro dovere è lottare per il nostro popolo, rappresentare il nostro Paese e dimostrare quanto valiamo”. Un messaggio condiviso anche da Ghorbani: “Vogliamo portare gioia agli iraniani e mostrare al mondo la forza del nostro popo

L'articolo Iran ai Mondiali: arrivano i visti Usa, ma solo per i calciatori. Negato ad almeno 15 membri dello staff proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Calendario Serie A 2026/27: l’Inter fa l’esordio con il Monza. Alla terza il big match con il Napoli e Juventus-Milan

È stato svelato oggi, a Parma, il calendario della Serie A 2026/27, con la prima giornata prevista per il weekend del 22-23 agosto 2026. Una stagione – quella scorsa – che ha visto il trionfo dell’Inter di circa un mese fa, Milan e Juventus fuori dalla Champions (dove invece ci sarà il Como per la prima volta), le retrocessioni di Pisa, Verona e Cremonese, le promozioni dalla Serie B di Venezia, Frosinone e Monza. Tante le novità per il prossimo anno. Intanto, la più sostanziale riguarda l’accorpamento delle finestre Fifa di settembre e ottobre in un’unica sosta con 4 date per le nazionali. Il campionato infatti si interromperà consecutivamente domenica 27 settembre e domenica 4 ottobre 2026.

Giornata 1

  • Atalanta-Sassuolo
  • Bologna-Lazio
  • Frosinone-Juventus
  • Genoa-Napoli
  • Inter-Monza
  • Parma-Cagliari
  • Roma-Fiorentina
  • Torino-Milan
  • Udinese-Como
  • Venezia-Lecce

Giornata 2

  • Atalanta-Bologna
  • Cagliari-Inter
  • Fiorentina-Frosinone
  • Juventus-Parma
  • Lazio-Genoa
  • Lecce-Roma
  • Milan-Venezia
  • Monza-Udinese
  • Napoli-Como
  • Sassuolo-Torino.

Giornata 3

  • Bologna-Sassuolo
  • Cagliari-Lecce
  • Fiorentina-Torino
  • Frosinone-Venezia
  • Genoa-Como
  • Inter-Napoli
  • Juventus-Milan
  • Parma-Monza
  • Roma-Atalanta
  • Udinese-Lazio

Giornata 4

  • Atalanta-Cagliari
  • Como-Parma
  • Genoa-Frosinone
  • Inter-Udinese
  • Lazio-Milan
  • Lecce-Monza
  • Napoli-Bologna
  • Sassuolo-Juventus
  • Torino-Roma
  • Venezia-Fiorentina

Giornata 5

  • Bologna-Torino
  • Fiorentina-Napoli
  • Frosinone-Como
  • Juventus-Atalanta
  • Milan-Lecce
  • Monza-Sassuolo
  • Parma-Genoa
  • Roma-Inter
  • Udinese-Cagliari
  • Venezia-Lazio

Giornata 6

  • Atalanta-Venezia
  • Cagliari-Juventus
  • Como-Roma
  • Genoa-Fiorentina
  • Inter-Parma
  • Lazio-Monza
  • Lecce-Bologna
  • Napoli-Frosinone
  • Sassuolo-Milan
  • Torino-Udinese

Giornata 7

  • Bologna-Inter
  • Fiorentina-Como
  • Frosinone-Sassuolo
  • Juventus-Lazio
  • Milan-Atalanta
  • Monza-Cagliari
  • Parma-Torino
  • Roma-Genoa
  • Udinese-Lecce
  • Venezia-Napoli

Giornata 8

  • Atalanta-Frosinone
  • Cagliari-Bologna
  • Como-Sassuolo
  • Genoa-Venezia
  • Inter-Fiorentina
  • Lazio-Parma
  • Lecce-Juventus
  • Napoli-Roma
  • Torino-Monza
  • Udinese-Milan

Giornata 9

  • Fiorentina-Atalanta
  • Frosinone-Lecce
  • Genoa-Juventus
  • Milan-Bologna
  • Monza-Napoli
  • Parma-Udinese
  • Roma-Cagliari
  • Sassuolo-Lazio
  • Torino-Como
  • Venezia-Inter

Giornata 10

  • Atalanta-Parma
  • Bologna-Monza
  • Como-Venezia
  • Frosinone-Torino
  • Juventus-Napoli
  • Lazio-Cagliari
  • Lecce-Genoa
  • Milan-Inter
  • Sassuolo-Fiorentina
  • Udinese-Roma

Giornata 11

  • Cagliari-Frosinone
  • Fiorentina-Juventus
  • Genoa-Milan
  • Inter-Como
  • Monza-Atalanta
  • Napoli-Lazio
  • Parma-Bologna
  • Roma-Sassuolo
  • Torino-Lecce
  • Venezia-Udinese

Giornata 12

  • Atalanta-Inter
  • Bologna-Udinese
  • Como-Cagliari
  • Juventus-Venezia
  • Lazio-Lecce
  • Milan-Frosinone
  • Monza-Fiorentina
  • Napoli-Torino
  • Parma-Roma
  • Sassuolo-Genoa

Giornata 13

  • Cagliari-Milan
  • Como-Juventus
  • Frosinone-Parma
  • Inter-Genoa
  • Lecce-Atalanta
  • Roma-Monza
  • Sassuolo-Napoli
  • Torino-Lazio
  • Udinese-Fiorentina
  • Venezia-Bologna

Giornata 14

  • Bologna-Roma
  • Fiorentina-Cagliari
  • Frosinone-Inter
  • Genoa-Torino
  • Juventus-Udinese
  • Lazio-Atalanta
  • Milan-Parma
  • Monza-Como
  • Napoli-Lecce
  • Venezia-Sassuolo

Giornata 15

  • Atalanta-Genoa
  • Cagliari-Venezia
  • Como-Bologna
  • Inter-Torino
  • Juventus-Monza
  • Lazio-Roma
  • Lecce-Sassuolo
  • Napoli-Milan
  • Parma-Fiorentina
  • Udinese-Frosinone

Giornata 16

  • Atalanta-Napoli
  • Fiorentina-Bologna
  • Frosinone-Lazio
  • Genoa-Udinese
  • Lecce-Inter
  • Milan-Como
  • Roma-Juventus
  • Sassuolo-Parma
  • Torino-Cagliari
  • Venezia-Monza

Giornata 17

  • Bologna-Juventus
  • Cagliari-Genoa
  • Como-Lecce
  • Fiorentina-Lazio
  • Inter-Sassuolo
  • Monza-Milan
  • Parma-Napoli
  • Roma-Frosinone
  • Torino-Venezia
  • Udinese-Atalanta

Giornata 18

  • Atalanta-Como
  • Frosinone-Bologna
  • Genoa-Monza
  • Juventus-Torino
  • Lazio-Inter
  • Lecce-Parma
  • Milan-Fiorentina
  • Napoli-Cagliari
  • Sassuolo-Udinese
  • Venezia-Roma

Giornata 19

  • Bologna-Genoa
  • Cagliari-Sassuolo
  • Como-Lazio
  • Fiorentina-Lecce
  • Inter-Juventus
  • Monza-Frosinone
  • Parma-Venezia
  • Roma-Milan
  • Torino-Atalanta
  • Udinese-Napoli

Giornata 20

  • Atalanta-Roma
  • Cagliari-Como
  • Juventus-Genoa
  • Lazio-Bologna
  • Lecce-Udinese
  • Milan-Torino
  • Napoli-Fiorentina
  • Parma-Inter
  • Sassuolo-Monza
  • Venezia-Frosinone

Giornata 21

  • Bologna-Atalanta
  • Como-Napoli
  • Fiorentina-Sassuolo
  • Frosinone-Milan
  • Genoa-Parma
  • Inter-Venezia
  • Juventus-Cagliari
  • Lecce-Torino
  • Monza-Lazio
  • Roma-Udinese

Giornata 22

  • Atalanta-Fiorentina
  • Cagliari-Parma
  • Genoa-Lecce
  • Lazio-Venezia
  • Milan-Juventus
  • Monza-Roma
  • Napoli-Inter
  • Sassuolo-Como
  • Torino-Frosinone
  • Udinese-Bologna

Giornata 23

  • Atalanta-Lazio
  • Bologna-Milan
  • Como-Monza
  • Fiorentina-Udinese
  • Inter-Cagliari
  • Juventus-Sassuolo
  • Lecce-Napoli
  • Parma-Frosinone
  • Roma-Torino
  • Venezia-Genoa

Giornata 24

  • Bologna-Como
  • Cagliari-Lazio
  • Genoa-Atalanta
  • Frosinone-Fiorentina
  • Inter-Milan
  • Monza-Lecce
  • Napoli-Juventus
  • Roma-Parma
  • Torino-Sassuolo
  • Udinese-Venezia

Giornata 25

  • Atalanta-Monza
  • Como-Torino
  • Fiorentina-Inter
  • Juventus-Bologna
  • Lazio-Napoli
  • Lecce-Frosinone
  • Milan-Genoa
  • Sassuolo-Roma
  • Udinese-Parma
  • Venezia-Cagliari

Giornata 26

  • Bologna-Lecce
  • Cagliari-Udinese
  • Como-Milan
  • Frosinone-Napoli
  • Genoa-Lazio
  • Inter-Atalanta
  • Monza-Juventus
  • Parma-Sassuolo
  • Roma-Venezia
  • Torino-Fiorentina

Giornata 27

  • Atalanta-Torino
  • Fiorentina-Venezia
  • Juventus-Roma
  • Lazio-Frosinone
  • Lecce-Como
  • Milan-Cagliari
  • Monza-Genoa
  • Napoli-Parma
  • Sassuolo-Bologna
  • Udinese-Inter

Giornata 28

  • Bologna-Napoli
  • Cagliari-Fiorentina
  • Como-Udinese
  • Frosinone-Monza
  • Genoa-Roma
  • Lazio-Juventus
  • Milan-Sassuolo
  • Parma-Lecce
  • Torino-Inter
  • Udinese-Atalanta

Giornata 29

  • Atalanta-Milan
  • Fiorentina-Genoa
  • Inter-Frosinone
  • Juventus-Como
  • Monza-Bologna
  • Napoli-Venezia
  • Parma-Lazio
  • Roma-Lecce
  • Sassuolo-Cagliari
  • Udinese-Torino

Giornata 30

  • Cagliari-Napoli
  • Como-Fiorentina
  • Frosinone-Udinese
  • Lecce-Lazio
  • Genoa-Inter
  • Milan-Monza
  • Roma-Bologna
  • Sassuolo-Atalanta
  • Torino-Juventus
  • Venezia-Parma

Giornata 31

  • Bologna-Venezia
  • Cagliari-Atalanta
  • Fiorentina-Milan
  • Frosinone-Genoa
  • Inter-Roma
  • Juventus-Lecce
  • Lazio-Torino
  • Napoli-Sassuolo
  • Parma-Como
  • Udinese-Monza

Giornata 32

  • Bologna-Cagliari
  • Atalanta-Udinese
  • Como-Frosinone
  • Fiorentina-Parma
  • Milan-Napoli
  • Monza-Inter
  • Roma-Lazio
  • Sassuolo-Lecce
  • Torino-Genoa
  • Venezia-Juventus

Giornata 33

  • Cagliari-Monza
  • Frosinone-Roma
  • Genoa-Sassuolo
  • Inter-Bologna
  • Juventus-Fiorentina
  • Lazio-Como
  • Lecce-Milan
  • Napoli-Udinese
  • Parma-Atalanta
  • Venezia-Torino

Giornata 34

  • Atalanta-Juventus
  • Bologna-Fiorentina
  • Como-Inter
  • Lecce-Cagliari
  • Milan-Lazio
  • Monza-Venezia
  • Roma-Napoli
  • Sassuolo-Frosinone
  • Torino-Parma
  • Udinese-Genoa

Giornata 35

  • Fiorentina-Roma
  • Frosinone-Atalanta
  • Genoa-Cagliari
  • Inter-Lecce
  • Lazio-Sassuolo
  • Napoli-Monza
  • Parma-Milan
  • Torino-Bologna
  • Udinese-Juventus
  • Venezia-Como

Giornata 36

  • Bologna-Frosinone
  • Cagliari-Torino
  • Como-Atalanta
  • Lazio-Udinese
  • Lecce-Fiorentina
  • Juventus-Inter
  • Lecce-Fiorentina
  • Milan-Roma
  • Monza-Parma
  • Napoli-Genoa
  • Sassuolo-Venezia

Giornata 37

  • Atalanta-Lecce
  • Fiorentina-Monza
  • Frosinone-Cagliari
  • Genoa-Bologna
  • Inter-Lazio
  • Parma-Juventus
  • Roma-Como
  • Torino-Napoli
  • Udinese-Sassuolo
  • Venezia-Milan

Giornata 38

  • Bologna-Parma
  • Cagliari-Roma
  • Como-Genoa
  • Juventus-Frosinone
  • Lazio-Fiorentina
  • Lecce-Venezia
  • Milan-Udinese
  • Monza-Torino
  • Napoli-Atalanta
  • Sassuolo-Inter

L'articolo Calendario Serie A 2026/27: l’Inter fa l’esordio con il Monza. Alla terza il big match con il Napoli e Juventus-Milan proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Non c’è nessuno al comando del Milan, ora che succede? Ibrahimovic al vertice o la rivoluzione di Rangnick

Manca l’allenatore, ancora, e lo si cerca all’estero. Ma manca soprattutto, ancora, una struttura. Ed è questo che preoccupa soprattutto in ambiente Milan. Che si surriscalda. Vedere le immagini che stanno circolando sui social in queste ultime ore – ritraggono striscioni contro Cardinale sparsi in più punti della città – per credere. In casa rossonera la delusione della mancata qualificazione in Champions è tutt’altro che smaltita e le incognite sul futuro continuano a tormentare i tifosi, perché il vuoto di potere che al momento si è creato non è stato ancora colmato.

Ibra, che succede?

La posizione dello svedese, formalmente advisor della proprietà, è davvero spartiacque del futuro. Da un lato, c’è un Milan con Ibrahimovic al vertice. Dall’altro no. Ed è qui che si gioca la partita dei piani alti di casa rossonera. Perché nel caso in cui fosse Zlatan a prevalere, allora al Milan mancherebbe ‘solo’ un allenatore, che probabilmente arriverebbe dall’estero. Glasner, ex Crystal Palace, è uno dei candidati principali. C’è anche Pochettino. Mentre la posizione di Slot è sempre più defilata. Per non dire definitivamente tramontata. Ma come si muoverebbe Ibrahimovic? La sua idea sarebbe quella di confermare Kirovsky (attuale sport development della società) come direttore sportivo e mantenere una linea di controllo molto stretta sull’andamento del club. Ma se da giocatore era osannato, da dirigente molto meno. Lo dimostrano anche i commenti sotto i suoi recenti post sui social. E prendersi la responsabilità di rilanciare il Milan non è, al momento, la cosa più semplice.

Rivoluzione Rangnick

Un rilancio che invece Rangnick sarebbe anche disposto a portare avanti, ma alle sue condizioni. La richiesta al Milan? Potere decisionale su tutto. Almeno una ventina di persone da mettere nei punti fondamentali della società: tra direttore sportivo (piace molto Spors, ex Genoa), allenatori dei settori giovanili, osservatori… Un modello Red Bull portato in Italia, insomma. Un modello che i rossoneri avevano già valutato in passato, quando poi prevalse la linea di Paolo Maldini. L’attuale Ct dell’Austria aspetterà ancora qualche giorno, dopodiché si chiamerà fuori. Il suo arrivo sarebbe sinonimo non solo di un rilancio, ma di una vera rivoluzione. Che precluderebbe a Ibrahimovic un ruolo in primo piano.

Iscrizione

E intanto, il vuoto dirigenziale sta portando a ritardare l’iscrizione al campionato. Non è un vero e proprio problema, questo. Perché naturalmente al prossimo campionato di Serie A, il Milan ci sarà regolarmente. Ma con tante figure mancanti, la macchina burocratica si è leggermente inceppata. E più che un problema, questo diventa lo specchio di una situazione delicatissima. Che i tifosi hanno percepito.

L'articolo Non c’è nessuno al comando del Milan, ora che succede? Ibrahimovic al vertice o la rivoluzione di Rangnick proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Figc, Malagò è ineleggibile? Il ministro Abodi chiede un parere a Coni e Anac, ma con due settimane di ritardo

Il ministro Andrea Abodi chiede ufficialmente un parere all’Anac e al Collegio di Garanzia del Coni sull’eleggibilità di Giovanni Malagò alla presidenza della FederCalcio. Ma lo fa con due settimane di ritardo, e a questo punto il via libera o la bocciatura, da cui dipende il futuro del pallone italiano, arriverà proprio a ridosso del voto.

La questione ormai è nota. Su Malagò, grande favorito alla successione di Gravina perché appoggiato da Serie A, B, Calciatori e Allenatori, pende la spada di Damocle del cosiddetto “pantouflage”: potrebbe non essere eleggibile in quanto, da presidente del Coni (carica ricoperta fino a giugno 2025), ha esercitato poteri di vigilanza sulle Federazioni sportive, come la Figc. E non è ancora trascorso il periodo diraffreddamento” di tre anni previsto dalla legge. Il diretto interessato ha sempre liquidato il tutto con una scrollata di spalle ma è evidente che il tema esista, quanto meno in linea di principio; quindi, soltanto gli organi potranno sciogliere i dubbi, in un senso o nell’altro.

A ciò era rivolta l’interrogazione parlamentare del senatore leghista Roberto Marti, che sollecitava il ministro a “promuovere un chiarimento preventivo presso le autorità competenti”. Un atto dal chiaro significato politico, perché conferma l’ostilità di questa maggioranza e questo governo alla scalata di Malagò, ma che se non altro doveva servire a sgombrare il campo dagli equivoci.

Dopo l’interrogazione, Abodi ha effettivamente innescato le due autorità competenti, che sono l’Anac (per quanto riguarda il Dlgs 165/2001) e il Collegio di Garanzia del Coni, sul piano sportivo. Questo sarà anche il contenuto della risposta all’interrogazione, per il momento per forza di cose interlocutoria. Ma la notizia è la tempistica. A quanto risulta al Fatto, la Pec del Ministero con cui viene richiesto il parere ai due organi è arrivata soltanto nella serata di giovedì 4 giugno. L’interrogazione era stata depositata il 20 maggio. Da allora sono passate oltre due settimane: ormai si pensava che il pronunciamento decisivo fosse imminente, e invece è stato appena innescato. Si dovrà attendere ancora, esattamente fino al 15 giugno, data fissata dal ministro per consegnare il parere. Peccato che allora mancheranno appena sette giorni al voto.

Inutile dire che questo ritardo inspiegabile con cui è stata inoltrata la richiesta rischia di creare grossi problemi. Dal Ministero filtra che sarebbe dovuto a ragioni tecniche, ma la Pec è stata ricevuta con stupore e grande fastidio, sia all’Anac che al Coni. Considerando che ci sono due weekend di mezzo, di fatto agli esperti vengono concessi appena 6 giorni di tempo per studiare una questione estremamente complessa dal punto di vista tecnico. E prendersi una responsabilità pesantissima: bocciare Malagò a una settimana dal voto significherebbe terremotare il pallone italiano.

X: @lVendemiale

L'articolo Figc, Malagò è ineleggibile? Il ministro Abodi chiede un parere a Coni e Anac, ma con due settimane di ritardo proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“L’Olanda vincerà i Mondiali”: lo dice il sistema creato per gioco da un economista tedesco, che finora non ha mai sbagliato

Secondo i bookmakers, spesso attendibili, il mondiale Usa-Canada-Messico 2026 finirà nelle mani di una nazionale europea, con Francia e Spagna indicate come le super favorite. L’Inghilterra di Thomas Tuchel è la terza incomoda. Argentina e Brasile sono in quarta e quinta posizione nel listino. Nel 1994, il mondiale statunitense registrò il successo del Brasile nella finale conclusa ai rigori contro l’Italia. Le due edizioni messicane, 1970 e 1986, videro il trionfo della Seleçao di Pelé – sempre contro l’Italia – e dell’Argentina di Maradona. Le indicazioni degli scommettitori sono quindi in controtendenza rispetto alla storia calcistica, in base alla quale nelle Americhe hanno sempre conquistato il titolo le squadre di questa area del mondo, con l’eccezione della Germania a Brasile 2014. C’è però un’altra “pista” e sta circolando in Europa da qualche giorno. In Spagna, è stata rilanciata dal quotidiano sportivo Marca. Si tratta della previsione di un economista-matematico tedesco, Joachim Klement, che ha azzeccato le previsioni degli ultimi tre mondiali: Germania campione nel 2014, Francia trionfatrice di Russia 2018 e Argentina iridata in Qatar nel 2022. Stavolta il sistema elaborato da Klement indica l’Olanda e sarebbe non solo una sorpresa, ma anche un successo che consentirebbe di esorcizzare la maledizione del calcio Orange, sconfitto nelle finali del 1974, 1978 e 2010. L’Olanda conquisterebbe il titolo in un ultimo atto inedito, tra due nazionali che non hanno mai sollevato la coppa del mondo: l’avversario dell’ultimo atto sarebbe infatti il Portogallo di Cristiano Ronaldo.

Klement ha creato questo sistema nel 2014, quasi per provocazione. L’idea originaria era quella di dimostrare l’”arroganza” di coloro che credono che l’economia possa spiegare tutto con una semplice formula. Il modello di Klement combina quattro variabili: economiche, demografiche, climatiche e sportive. Prende in considerazione il PIL pro capite, la popolazione, la tradizione calcistica del paese, la temperatura media, lo status di paese ospitante e il ranking FIFA. La ricchezza di un paese, per esempio, è un fattore determinante del successo sportivo, poiché l’abbondanza di risorse consente di finanziare infrastrutture e accademie giovanili, ma c’è un limite: nei paesi benestanti, i giovani tendono ad abbandonare il calcio per altri sport o per i videogiochi. Sul clima, c’è un’indicazione ben precisa: i 14 gradi sono la temperatura ideale per una competizione di lunga durata come la Coppa del Mondo, che in questa prima edizione a 48 squadre avrà la durata di cinque settimane, per un totale di 104 partite.

Nel sistema elaborato dal matematico tedesco, si sottolinea un fattore che incide in modo determinante: la fortuna. Secondo l’analisi di Klement, il 45% dell’esito di una Coppa del Mondo è determinato dal caso, soprattutto nelle partite a eliminazione diretta. Queste conclusioni, “casualità” e “fortuna”, rendono quindi discutibile qualsiasi sistema di previsione, dai bookmakers al modello-Klement, ma l’economista tedesco è il primo a non prendere sul serio il suo sistema, definendolo “tongue-in-cheek”, espressione inglese che significa “fatta in tono ironico e senza serietà”. Avverte anche che chiunque scommetta denaro basandosi sulle sue previsioni non dovrebbe sorprendersi se finisca per perdere. Ma è proprio qui che sta l’ironia: un sistema creato per deridere le previsioni è finito per diventare un oracolo dei mondiali.

L'articolo “L’Olanda vincerà i Mondiali”: lo dice il sistema creato per gioco da un economista tedesco, che finora non ha mai sbagliato proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Il sindaco di New York Zohran Mamdani ha citato Mario Balotelli per spiegare la sua strategia sui Mondiali

A pochi giorni dall’inizio dei Mondiali di calcio 2026, il sindaco di New York Zohran Mamdani ha scelto un riferimento inatteso per spiegare l’approccio della sua amministrazione all’organizzazione dell’evento: Mario Balotelli. Durante una conferenza stampa dedicata alla mobilità e alla gestione dei trasporti in vista della manifestazione che si svolgerà tra Stati Uniti, Canada e Messico, Mamdani ha citato una delle frasi più celebri dell’ex attaccante della Nazionale italiana, trasformandola in una metafora del lavoro che attende la città. I Mondiali iniziano il prossimo 11 giugno e New York sarà la città in assoluta protagonista dell’evento: la finale è in programma il 19 luglio al MetLife Stadium.

La citazione di Balotelli

Nel passaggio conclusivo del suo intervento, il sindaco Mamdani ha ricordato una dichiarazione diventata famosa negli anni in cui Balotelli era considerato uno dei talenti più brillanti del calcio mondiale. Mamdani lo ha definito “uno degli attaccanti più forti dei tempi recenti” e ha raccontato: “Mario Balotelli una volta parlò delle sue esultanze contenute dopo un gol. Disse: ‘Quando segno non esulto perché sto solo facendo il mio lavoro“. Poi Mamdani ha aggiunto: “Quando un postino consegna le lettere, festeggia forse?’”.

Da lì il parallelo con l’organizzazione dei Mondiali. “Quando New York ospiterà un Mondiale organizzato, sicuro, che funzionerà in modo fluido e senza problemi, festeggeremo? No, perché staremo solo facendo il nostro lavoro”, ha affermato Mamdani. Il sindaco ha poi aggiunto di essere convinto che la città abbia “le persone, la preparazione e l’eccellenza” necessarie per realizzare “un grande Mondiale”.

Un sindaco appassionato di calcio

La citazione può sorprendere chi conosce poco Mamdani, ma non chi segue la sua passione per il calcio. Tifoso dell’Arsenal fin dall’adolescenza, il sindaco ha giocato come difensore in una squadra amatoriale di Brooklyn e ha spesso utilizzato il calcio anche nelle sue iniziative politiche. In passato si è inoltre schierato contro il sistema dei prezzi dinamici adottato dalla FIFA per i biglietti dei Mondiali del 2026.

Nel corso della stessa conferenza stampa, Mamdani ha fatto riferimento anche a José Mourinho, altro personaggio simbolo del calcio internazionale. Il richiamo all’ex allenatore di Inter e Roma conferma quanto il sindaco abbia scelto di utilizzare esempi e citazioni provenienti dal mondo del pallone per comunicare il messaggio principale dell’amministrazione: garantire che l’evento si svolga senza disagi per residenti e tifosi.

Il video del discorso di Mamdani

Video thumbnail

L'articolo Il sindaco di New York Zohran Mamdani ha citato Mario Balotelli per spiegare la sua strategia sui Mondiali proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Ti ricordi… Hugo Sanchez, il bomber del Real Madrid che nel frattempo faceva anche il dentista

E capriola fu. Per la prima volta in un Mondiale. Davanti al pubblico dell’Azteca. Capriola sì, ma stavolta niente rovesciate, niente giocate di classe: un gol di rapina, di testa a due passi dalla linea di porta. Ma per il “Pentapichichi” Hugo Sanchez conta il gol e null’altro, e quel gol quarant’anni fa valeva la vittoria all’esordio nel Mondiale 1986 contro il Belgio. Nato nello storico quartiere di Colonia San Rafael in una famiglia numerosa Hugo cresce tra gli insegnamenti di papà Hector, impiegato e calciatore dilettante e con la rigida alimentazione da atleta imposta da mamma Maria Luisa.

I fratelli maggiori, Hector Junior e Horacio, aprono la strada nel pallone, la sorella Erlinda, ginnasta olimpica gli insegna “la leggerezza”: coordinazione e gesti per sorprendere i difensori avversari. La sua famosa rovesciata parte anche da qui. Fa sul serio Hugo, fin da quando sfida i ragazzi più grandi al “campetto dei matti”: si chiama così il terreno di gioco del Jardin del Arte a Colonia San Rafael, perché da lì escono pittori e scultori, spesso tutti inzaccherati di pittura e colori. Sono artisti, ma per la gente che li vede, negli anni 60 in particolare, sono matti: Hugo attinge anche da loro. Salti e acrobazie gli valgono un provino per i Pumas: l’emozione è grande e gli gioca un brutto tiro, al primo giorno con il club si mette i pantaloncini al contrario, con la tasca sul davanti, l’allenatore glielo fa notare ma Hugo gli offre un saggio di quella malizia che poi dimostrerà in area: “Certo, così i difensori non capiscono se sto andando avanti o indietro”, risponde.

Arriva fino in prima squadra, ma non si sa mai, e per questo accanto al pallone ci mette pure la scuola prima, l’università poi: mica sceglie qualcosa di poco conto? No, Odontoiatria. E tra valanghe di gol in Messico e la chiamata nella nazionale arriva la chiamata dall’Europa: nel 1981 passa all’Atletico Madrid. In realtà era tutto fatto con l’Arsenal, ma il centravanti voleva sì andare in Europa, ma dove capisse anche la lingua, e dunque sceglie i colchoneros. Al netto della comprensione dell’idioma però l’avvio è da incubo: lo status è quello di stella mondiale, i gol però sono pochi e il pubblico prende a fischiarlo, la stampa a dire che è un bluff e qualcuno a metterci sopra pure il carico razzista “Mariachi, vete a tu paìs” gli grida qualcuno.

Finisce spesso in panchina e a un passo dalla rescissione del contratto, finché arriva il gol decisivo all’Hercules e da lì la storia cambia. Cambia soprattutto quando sulla panchina dell’Atletico arriva Luis Aragonès. Don Luis capisce che quel messicano fiero non va imbrigliato: va liberato. Lo ripulisce dai barocchismi sudamericani, lo trasforma in un killer da un solo tocco e lo porta a conquistare il suo primo titolo di Pichichi. Ma Madrid, per un’anima insaziabile come quella di Hugo, è una città troppo grande per essere dominata a metà. Nell’estate del 1985 si consuma il “tradimento del secolo”, o almeno quello che si riteneva tale fino ad allora. Il passaggio diretto dall’Atlético al Real Madrid è un affare di Stato politicamente impossibile; per aggirare il blocco e l’ira dei tifosi colchoneros, si rende necessario un travestimento burocratico. Hugo vola in Messico, si tessera per poche ore con i Pumas e da lì viene ceduto ai Blancos.

Quando si dice la malizia. Al Santiago Bernabéu, Sánchez non trova una squadra, trova una corte reale. È il Real della Quinta del Buitre, la leggendaria generazione di talenti cresciuti in casa – Butragueño, Michel, Sanchís, Martín Vázquez, Pardeza – a cui mancava solo una cosa: un carnefice spietato, un terminale offensivo che tramutasse l’arte in oro colato. Hugo diventa quel terminale. Con la maglia merengue cuce sulla pelle una leggenda fatta di cinque titoli consecutivi della Liga e altri quattro trofei di capocannoniere. Diventa il Pentapichichi.

È qui, all’apice della fama madrilena, che il dottor Sánchez torna a indossare il camice bianco, quasi a voler mantenere un legame saldo con la realtà terrena e con quella tesi sulle patologie della cavità orale discussa alla UNAM. Niente cliniche di lusso o speculazioni: Hugo si diverte a fare il dentista lowcost per gli amici intimi, i membri dello staff e qualche compagno di squadra coraggioso. Nel garage di casa o negli studi di colleghi compiacenti, opera gratis, chiedendo in cambio solo il rimborso dei materiali da otturazione. Un paradosso sublime: l’uomo che la domenica terrorizzava i portieri della Liga divelta-tasselli, in settimana curava i sorrisi con la precisione di un cesellatore.

Eppure, la perfezione di quegli anni spagnoli – culminata nella stagione 1989-90 con 38 gol segnati tutti, rigorosamente, di prima intenzione, un monumento al minimalismo balistico – contrasta drammaticamente con il chiaroscuro del suo rapporto con la patria. Quel Mondiale del 1986, iniziato con la capriola contro il Belgio davanti all’Azteca ribollente, doveva essere la sua apoteosi. Ma il Messico si fermerà ai quarti di finale contro la Germania Ovest, ai calci di rigore. Hugo, sfinito dai crampi e da una pressione disumana, non calcerà nemmeno il suo penalty. Il paese intero, che lo adorava, non glielo perdonerà mai del tutto, accusandolo di essere “più spagnolo che messicano”, una stella da esportazione incapace di compiere il miracolo in patria.

La ferita con la Tricolor si farà ancora più profonda quattro anni dopo, a causa dello scandalo dei Cachirules (la falsificazione delle età di alcuni giocatori delle giovanili) che costerà al Messico la squalifica totale dai Mondiali di Italia90. Nel momento migliore della sua carriera, all’apice del suo regno al Real Madrid, a Hugo viene scippata l’opportunità di giocare il suo Mondiale di maturità. Nel 1994 ormai 36enne c’è: gioca all’esordio con la Norvegia, il Messico perde e contro l’Irlanda Baron lo tiene in panchina: il sostituto Luis Garcia fa due gol e Hugo resterà fuori anche contro l’Italia e contro la Bulgaria agli ottavi. Hugo Sánchez ha smesso di giocare nel ’97, dopo esperienze al Rayo Vallecano, al Linz e a Dallas lasciando in eredità non solo i numeri, ma un’idea estetica di centravanti che non è mai più esistita: un’unione impossibile tra la rigidità scientifica della medicina, la flessibilità della ginnastica artistica e la lucida follia dei pittori del Jardin del Arte.

L'articolo Ti ricordi… Hugo Sanchez, il bomber del Real Madrid che nel frattempo faceva anche il dentista proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Igli Tare indagato per corruzione e riciclaggio: l’ex ds del Milan coinvolto nell’inchiesta sull’ex vice premier albanese

Possibili guai giudiziari in vista per Igli Tare, ex direttore sportivo del Milan, finito sotto inchiesta nel suo paese d’origine, l’Albania. Secondo fonti presso la Procura speciale albanese contro la criminalità organizzata e la corruzione (Spak), Tare sarebbe sospettato di presuntoriciclaggio“, nell’ambito dell’indagine contro l’ex vice premier albanese Belinda Balluku, accusata inizialmente di “violazioni in gare d’appalto“. Oggi la procura ha fatto sapere di aver iscritto nel registro degli indagati il nome di Tare, in passato anche calciatore e dirigente della Lazio, anche per “corruzione“. Il presunto collegamento tra Tare e Balluku riguarderebbe una villa sulla costa ionica albanese, in un complesso turistico.

L’abitazione sarebbe stata offerta a Balluku, come tangente per un appalto concesso ad un’impresa edile, quando era dirigente della società di controllo del traffico aereo “Albcontrol”. Per far perdere le tracce dell’operazione, la villa è stata registrata a nome di Igli Tare, il quale, secondo gli investigatori, avrebbe stipulato “un fittizio contratto d’affitto con l’ex capogabinetto di Balluku”. La procura sostiene che “de facto” l’abitazione sarebbe di Balluku, la quale ne avrebbe fatto uso insieme alla sua famiglia, in tutti questi anni. Tare è stato sottoposto a un interrogatorio in procura, lasciandola dopo circa sei ore senza rilasciare dichiarazioni ai giornalisti.

L'articolo Igli Tare indagato per corruzione e riciclaggio: l’ex ds del Milan coinvolto nell’inchiesta sull’ex vice premier albanese proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Da Haaland a Mou, la battaglia per il Real Madrid diventa uno show planetario: così Riquelme sfida Florentino Perez

Tempi eroici – si fa per dire – quelli in cui il comandante Achille Lauro, armatore e dirigente sportivo del Novecento, prima consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, poi sostenitore dell’Uomo Qualunque e del Partito Monarchico, infine sindaco di Napoli, consegnava una scarpa sinistra ai potenziali elettori e quella destra solo dopo il voto. Lauro fu anche presidente del Napoli dal 1936 al 1969 e con l’acquisto dello svedese Hasse Jeppson, pagato 105 milioni, nel 1952 fece saltare il banco del mercato. Oggi c’è ben altro: la campagna elettorale del Real Madrid, in vista del voto del 7 giugno, per confermare Florentino Perez o lanciare l’imprenditore di Alicante Enrique Riquelme – magnate delle rinnovabili -, è diventata uno show planetario che sta provocando persino incidenti diplomatici, vedi la reazione furibonda del Manchester City dopo l’annuncio che lo sfidante vorrebbe strappare al club inglese Haaland e Rodri. A quel punto, replica immediata di Florentino: se vinco, squadra affidata a José Mourinho con un contratto triennale – concordato da tempo – e subito un rinforzo in difesa, lo svincolato Konaté, ex Liverpool.

In una Spagna dove traballa la posizione del premier Sànchez, la battaglia per il nuovo boss del Real sta raggiungendo picchi di audience elevati. Tutto è cominciato con l’annuncio a sorpresa del voto anticipato da parte di Florentino Perez, 79 anni, presidente dei Blancos dal 2009, dopo esserlo già stato tra 2000 e 2006 – l’era dei Galàcticos -, patrimonio che lo colloca tra gli uomini più ricchi della patria di Cervantes e 37 trofei conquistati nelle sue gestioni madridiste. La mossa di Perez, dopo una stagione deludente, è stata quella di anticipare il potenziale rivale, Enrique Riquelme, da tempo al lavoro sottotraccia per mettere le mani sul club. Perez dal 2009 a oggi non ha avuto rivali. E’ stato rieletto per cinque volte.

Ora, in un momento di difficoltà e di inevitabili cambiamenti, chiusa la pratica dolorosa e dispendiosa della ristrutturazione dello stadio Santiago Bernabeu – ben 1,76 miliardi di euro il costo del nuovo ingresso principale, dell’intera facciata, dell’aggiunta del tetto retrattile e del nuovo campo in erba -, Perez ha fatto l’ennesimo numero a effetto, ma l’avversario ha risposto annunciando Haaland e Rodri. Il Manchester City, che ha salutato Pep Guardiola e sta incoronando Enzo Maresca, sta valutando gli estremi per un’azione legale. Lo stesso Haaland e chi cura i suoi interessi, l’agente Rafaela Pimenta e il padre Alfie, hanno negato la cosa: “È tutto molto divertente, ma non c’è nulla di vero. Auguriamo a entrambi i candidati il meglio per le elezioni del Real Madrid”.

La partita del voto è aperta. Due settimane fa, Florentino sembrava avviato verso la sesta incoronazione di fila, ma lo sfidante sta recuperando alla grande. I sondaggi lanciati dal giornale sportivo Marca lasciano intendere che il 7 giugno potrebbe addirittura scapparci un clamoroso ribaltone. Il 36% è infatti convinto che Riquelme possa sorprendere il rivale. Il 33% afferma che Florentino vincerà di misura. Il 65% sostiene che l’annuncio di voler strappare Haaland al City potrebbe condizionare le intenzioni di voto. Secondo l’82%, il ritorno di Mourinho non sarà sufficiente a Florentino per imporsi sul rivale. Riquelme sulla scelta del tecnico non si è sbilanciato, ma ha detto di voler “portare l’allenatore che tutti i tifosi sognano alla guida del Real”. Il nome in questione è quello di Jurgen Klopp, il più amato dai madridisti. Se però Riquelme non ha fatto apertamente il nome del tecnico tedesco, dal 2024 coordinatore delle attività calcistiche del gruppo Red Bull, la ragione è molto semplice: non sarà facile convincerlo a tornare in panchina. In Germania sono sicuri che Klopp sia il candidato numero uno per la nazionale, in caso di flop al mondiale.

Haaland, Rodri, Klopp, Mourinho (senza offesa per Konaté): l’universo Real è questo, non c’è da stupirsi. L’unica vera sorpresa, semmai, sarà il trionfo di Riquelme, CEO delle rinnovabili Cox Energy, soprannominato il “Re del Sole”, patrimonio stimato di 460 milioni di euro e ben 187 messi a disposizione nella battaglia per il club. Florentino è un abile imprenditore, ma potrebbe pentirsi di aver sottovalutato il suo avversario.

L'articolo Da Haaland a Mou, la battaglia per il Real Madrid diventa uno show planetario: così Riquelme sfida Florentino Perez proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Mondiali, caos in Messico a 7 giorni dal match inaugurale: manifestanti abbattono statue dei calciatori e assaltano i palazzi della politica

Ancora caos a Città del Messico a una settimana dall’inizio dei Mondiali di calcio che si svolgeranno tra Usa, Canada e Messico appunto: diverse proteste di insegnanti e giudici in pensione, chiusure stradali e lavori edili dell’ultimo minuto, anche ieri hanno provocato forti disagi a milioni di residenti, costretti a subire lunghi ritardi e complesse deviazioni dei percorsi quotidiani. Con il Paese centroamericano sotto i riflettori internazionali, dato che l’11 giugno si giocherà la partita inaugurale dei Mondiali tra Messico e Sudafrica nel rinnovato stadio Azteca della capitale, sindacati dei docenti e di altri settori hanno organizzato marce e bloccato le principali vie di circolazione.

Nello specifico, un gruppo di manifestanti ha fatto irruzione al Ministero dell’Istruzione di Città del Messico, usando lampioni come ariete, durante una nuova giornata di proteste. Membri di un gruppo dissidente del sindacato degli insegnanti, il Coordinamento nazionale dei lavoratori dell’istruzione (CNTE), hanno vandalizzato una postazione di guardia, sono entrati nel cortile e hanno rotto i vetri dell’ingresso, secondo fonti del ministero. “Vogliono portarci a una repressione in vista della Coppa del Mondo”, ha dichiarato la presidente Claudia Sheinbaum durante la sua conferenza stampa quotidiana. Prima di far irruzione al Ministero, i manifestanti hanno fatto cadere alcune statue alte 5 metri che rappresentano i giocatori di calcio dei paesi partecipanti al torneo. Da alcuni giorni la polizia ha bloccato l’accesso alla piazza dello Zòcalo, dove si trovano il palazzo presidenziale e un’area per seguire in diretta le partite dei Mondiali.

I manifestanti hanno reso noto che le loro azioni, non legate al torneo, potrebbero intensificarsi se il governo della presidente Claudia Sheinbaum non prenderà in considerazione le loro richieste nel brevissimo termine. In particolare, il sindacato di insegnanti CNTE chiede all’esecutivo di mantenere la promessa elettorale di abrogare una legge del 2007 che ha riformato il sistema pensionistico per i dipendenti del settore pubblico, nonché di concedere aumenti salariali. In caso contrario, non sono escluse nuove manifestazioni in occasione della partita inaugurale dei Mondiali, che causerebbe altri e non pochi disagi sotto ogni aspetto.

L'articolo Mondiali, caos in Messico a 7 giorni dal match inaugurale: manifestanti abbattono statue dei calciatori e assaltano i palazzi della politica proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“In un anno al Milan ho speso 350 milioni, non mi è rimasto nulla. I miei figli non mi vogliono vedere, né parlare. Mi piacerebbe spiegargli cosa è successo”: parla Angelo Pagotto

“Entro da Versace e acquisto praticamente tutta la nuova collezione. Vado alla cassa e quasi mi viene un infarto. Il conto era 10 milioni delle vecchie lire. Oggi non mi è rimasto più nulla”. Da promessa del calcio italiano a uomo costretto a ripartire da zero, passando per il Milan, le squalifiche per doping, la depressione e i lavori più disparati per sopravvivere. La storia di Angelo Pagotto è una parabola fatta di cadute e tentativi di risalita. Oggi l’ex numero 1 di Napoli, Sampdoria e Milan vive una seconda vita da allenatore dei portieri, ma i rimpianti continuano ad accompagnarlo. Alcuni riguardano le scelte compiute durante la carriera, altri sono molto più dolorosi e hanno a che fare con la sua famiglia, come confessa in un’intervista a Fanpage.it.

Il Milan, i soldi e le occasioni perdute

Tra i momenti che Pagotto guarda con maggiore rammarico c’è l’approdo al Milan a metà degli anni Novanta. Un’occasione che allora sembrava impossibile da rifiutare, ma che finì per segnare l’inizio di una fase complicata della sua carriera. L’ex portiere ammette di aver vissuto male quel periodo, anche a causa del carattere impulsivo che gli impediva di accettare certe dinamiche all’interno dello spogliatoio. A complicare tutto contribuì anche la vita fuori dal campo. “In quell’anno credo di aver speso 350 milioni delle vecchie lire e ancora non mi spiego come possa avere fatto”, racconta. Tra gli episodi che ricorda con maggiore incredulità c’è una giornata di shopping sfrenato: “Entro da Versace e acquisto praticamente tutta la nuova collezione. Vado alla cassa e quasi mi viene un infarto. Il conto era 10 milioni delle vecchie lire”. Guardando indietro, Pagotto è convinto che con maggiore pazienza la sua carriera avrebbe potuto prendere una strada diversa. “Se avessi avuto la pazienza di Ambrosini, probabilmente avrei vinto il suo stesso numero di Champions League“.

Le squalifiche e la ripartenza

Dopo l’esperienza rossonera arrivarono i problemi più gravi. Prima la vicenda legata a un presunto scambio di provette, poi la seconda squalifica per uso di sostanze proibite, che portò alla radiazione poi ridotta a otto anni. Un colpo durissimo che lo costrinse a reinventarsi lontano dal calcio. Pagotto racconta di aver lavorato come cameriere, cuoco e magazziniere, soprattutto in Germania. Anni complicati, segnati anche dalla depressione e dalla necessità di intraprendere un percorso psicologico. A salvarlo, spiega, è stata anche la moglie, che lo ha aiutato a ricostruire la propria vita.

Il dolore più grande: il rapporto con i figli

Se il calcio gli ha concesso una seconda possibilità, c’è una ferita che continua a restare aperta. Riguarda i figli Alex e Gaja, con i quali oggi non ha rapporti. “Dopo tutto quello che è successo, non ho più alcun rapporto con i miei figli, non mi vogliono vedere, né parlare“, confessa. Il rimpianto più grande è non aver mai avuto l’occasione di spiegare loro cosa sia accaduto negli anni più difficili della sua vita: “Mi piacerebbe potergli spiegare cosa è successo“. Pagotto racconta di continuare a inviare messaggi per compleanni e festività senza ricevere risposta. E immagina un finale semplice per la sua storia: “Ricevere la risposta dei miei figli, in questo momento, mi renderebbe l’uomo più felice del mondo“.

L'articolo “In un anno al Milan ho speso 350 milioni, non mi è rimasto nulla. I miei figli non mi vogliono vedere, né parlare. Mi piacerebbe spiegargli cosa è successo”: parla Angelo Pagotto proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

La Nazionale dei giovani fatica col Lussemburgo: un gol di Pio Esposito basta per la vittoria

Se questa doveva essere la Nazionale dei giovani pronta a dare speranza all’Italia che verrà dopo l’ennesima delusione Mondiale, dal primo test è arrivato il segnale che c’è ancora tantissimo lavoro da fare. L’Italia di Silvio Baldini, alla sua prima da ct ad interim, fatica tremendamente nell’amichevole contro il modesto Lussemburgo, nazionale numero 97 nel ranking mondiale. Serve un gol di Pio Esposito per evitare la figuraccia, che avrebbe avuto conseguenze anche sul ranking degli azzurri in vista dei sorteggi dei prossimi gironi di qualificazione. L’1-0 invece basta e avanza, con molti commentatori e giornali che già parlano di “buona la prima”. La speranza, invece, era di vedere qualcosa di meglio.

Il ct Baldini ha schierato un 4-3-3 speculare rispetto a quello degli avversari affidando il peso dell’attacco al tridente formato da Cherubini, Esposito e Kolesho. In porta l’esperienza del capitano Gigio Donnarumma, a centrocampo l’unico non esordiente è Niccolò Pisilli, fra i più positivi in un match sulla carta semplice ma nel quale il messaggio di fondo contava più del risultato. Perché il ct che verrà dopo l’elezione del nuovo presidente federale dovrà giocoforza rivolgere le proprie attenzioni anche alle più recenti leve del calcio italiano per rilanciare il movimento e costruire basi ben più salde di quelle mostrate negli ultimi anni (Euro 2020 a parte).

Oltre la vittoria, però, è arrivato il segnale che appunto c’è tantissimo lavoro da fare. Non a caso, i più “esperti” Pisilli ed Esposito sono stati anche i più pericolosi e intraprendenti, trovando subito il gol del vantaggio al quarto minuto di gioco: corner del centrocampista della Roma, colpo di testa dell’attaccante dell’Inter. È la rete che decide la partita, nonostante agli azzurri non manchino le occasioni per il raddoppio. Come quella che capita sui piedi di Pisilli, che al 59esimo colpisce il palo. Un po’ poco, di fronte a un avversario davvero modesto.

Il ct Baldini però è soddisfatto al termine del match: “Sapevo che i ragazzi avevano dei valori e che c’erano delle insidie, visto che la maggior parte erano debuttanti – ha detto a RaiSport – Cose da migliorare? Ci sono meccanismi che a volte ci vengono naturali, oggi in tante occasioni non abbiamo fatto questi movimenti ed era difficile andare al tiro. Emozionato per la prima con la Nazionale maggiore? Io sono un tipo un pò strano. Quando ci sono le partite non sento molto l’emozione, sono più preoccupato del fatto di dire cose utili a questi ragazzi”.

L'articolo La Nazionale dei giovani fatica col Lussemburgo: un gol di Pio Esposito basta per la vittoria proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Un tifoso del Psg ha sbagliato città: per vedere la finale è volato a Bucarest | Domeniche Bestiali

L’estate si avvicina, pronta a travolgerci con sogni, speranze, divertimento e spensieratezza. Le Domeniche Bestiali andranno in pausa, a fine giugno, ma sogni, speranze, divertimento e spensieratezza in questo campo non mancano mai, travolgono a prescindere dal periodo dell’anno tutto ciò che si ritrovano davanti. Dagli infortunati in terra sul manto erboso ai timpani altrui, e ovviamente anche i bar, luoghi culto delle Domeniche Bestiali quasi più dei campi da gioco. L’importante è non sbagliare strada.

ASSONANZE
La storia vera o presunta di quelli che dovevano andare a Bali e si ritrovano a Bari e viceversa è arcinota, ma casi simili capitano spesso: qualcuno che doveva andare a Granada in Spagna e si è ritrovato a Grenada nei Caraibi oppure il tifoso del Paris Saint Germain che doveva andare a Budapest per vedere la finale si è invece ritrovato a Bucarest. Dovesse arrivare in finale pure l’anno prossimo il Psg, Luis Enrique è sicuro: gli pagherà di tasca propria il viaggio per andare allo stadio Metropolitano…di Barranquilla.

IL MEME
Avete presente quel meme con la ragazza che cammina davanti, disperata e con le mani sulle orecchie, e il ragazzo dietro di lei con una tromba? Ecco, è stato messo in pratica nel calcio a 5 italiano ai danni di un arbitro. In Toscana, nel campionato di C2, è stata comminata una multa da 1000 euro al Real Calcetto Rapolano perché: “Per avere, proprio sostenitore isolato, nel momento che gli arbitri abbandonavano l’impianto a fine gara, avvicinato gli stessi e mentre li faceva oggetto di offese, iniziava a suonare una trombetta da stadio a distanza ravvicinata dall’orecchio dx dell’arbitro n.2 provocandogli un forte e immediato dolore”.

DON’T TOUCH MY BAR
Se c’è qualcosa di sacro nei campi teatro delle Domeniche Bestiali e italiane è il bar. Se c’è e pure se non c’è ed è di fronte al campo o giù di lì. In Abruzzo poi ancora di più, e va bene entrare duri su una caviglia o su una tibia, ma guai a far danni al bar, come dimostra la multa da 200 euro per la Santegidiese perché “per avere propri sostenitori danneggiato un vetro del bar dell’impianto situato nell’area loro riservata. Si fa obbligo di risarcimento dei danni se richiesti e documentati”.

TRAVOLGENTE
Lo abbiamo visto praticamente sempre nel corso dell’esistenza di questa sciagurata rubrica: l’equivoco nelle Domeniche Bestiali è sempre dietro l’angolo. A volte però si esagera: se il mezzo per recuperare e curare gli infortunati diventa esso stesso vettore di infortuni c’è qualcosa che non va. In Serie B dell’Ecuador Edison Caicedo era tranquillo in campo mentre un suo compagno infortunato veniva soccorso dalla golf car…che però di gran carriera travolgeva pure il centrocampista lasciandolo in terra. Per fortuna si è alzato senza problemi e ha continuato a giocare.

L'articolo Un tifoso del Psg ha sbagliato città: per vedere la finale è volato a Bucarest | Domeniche Bestiali proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Iran, per ora niente Mondiali: la Nazionale vola in Messico ma non ha i visti per entrare negli Usa

L’Iran è arrivato a un passo dal Mondiale 2026, ma il percorso verso il torneo resta ancora pieno di ostacoli. La nazionale di Teheran ha ottenuto i visti per trasferirsi in Messico, dove svolgerà il proprio ritiro a Tijuana, ma non ha ancora ricevuto quelli necessari per entrare negli Stati Uniti, paese nel quale dovrebbe disputare tutte le partite della fase a gironi. Una situazione che riflette le tensioni geopolitiche degli ultimi mesi e che continua a tenere con il fiato sospeso il Team Melli a pochi giorni dall’inizio della Coppa del Mondo.

I visti per il Messico e la partenza da Antalya

La nazionale iraniana si trova dal 18 maggio in ritiro ad Antalya, in Turchia. Nelle scorse ore è arrivata però una notizia positiva: i giocatori hanno ottenuto i visti per il Messico e potranno così raggiungere Tijuana, città scelta come base operativa per il torneo. Secondo quanto riportato da L’Equipe, citando l’ambasciatore iraniano in Turchia, i documenti sarebbero stati rilasciati in appena 48 ore, senza la presenza fisica degli atleti e senza la rilevazione delle impronte digitali presso l’ambasciata messicana. La Federcalcio iraniana ha annunciato che la squadra arriverà in Messico domenica, dove resterà per tutta la durata della manifestazione.

Il vero problema resta l’ingresso negli Stati Uniti

Il nodo principale non è però ancora stato sciolto. I giocatori iraniani attendono infatti il rilascio dei visti statunitensi, indispensabili per disputare le gare del Gruppo G. Le tensioni legate alla guerra in Medio Oriente e un accordo di tregua ancora in sospeso hanno complicato la procedura e costretto la federazione a modificare i propri piani logistici. Già nelle scorse settimane il presidente federale Mehdi Taj aveva annunciato il trasferimento del ritiro da Tucson, in Arizona, a Tijuana, città messicana al confine con gli Stati Uniti. Una scelta dettata proprio dall’incertezza sui permessi d’ingresso. La situazione appare ancora bloccata: la nazionale guidata dal commissario tecnico Amir Ghalenoei resta in attesa di un via libera da Washington, mentre il dialogo politico tra Stati Uniti e Iran resta influenzato dagli sviluppi del conflitto scoppiato il 28 febbraio.

Mondiale alle porte

La Coppa del Mondo, organizzata congiuntamente da Stati Uniti, Messico e Canada, prenderà il via l’11 giugno e si concluderà il 19 luglio. L’Iran esordirà (in teoria) il 16 giugno contro la Nuova Zelanda a Los Angeles, in una fase a gironi che si disputerà interamente negli Stati Uniti. Per il momento il primo ostacolo è stato superato grazie ai visti per il Messico. Ma per poter partecipare regolarmente al torneo manca ancora il passaggio decisivo: l’autorizzazione a entrare negli Stati Uniti. E il tempo, ormai, stringe.

L'articolo Iran, per ora niente Mondiali: la Nazionale vola in Messico ma non ha i visti per entrare negli Usa proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Israele arresta la calciatrice Rand Halawani. La Federcalcio palestinese denuncia: “È una persecuzione sistematica”

La Federazione calcistica palestinese (Pfa) ha denunciato l’arresto e la detenzione prolungata di una giocatrice della nazionale di calcio femminile, la 20enne Rand Halawani, trattenuta dalle autorità israeliane da martedì sera, assieme a un’ex calciatrice della nazionale. Secondo quanto riportato da funzionari palestinesi, la calciatrice è stata convocata per un interrogatorio a Gerusalemme con una ex giocatrice della nazionale, Natalie Abu Diyeh. “Non sono un episodio isolato, ma fanno parte di un modello ben documentato di persecuzione sistematica degli atleti palestinesi, che continua impunemente”, ha denunciato la Federazione. Secondo il governatorato palestinese di Gerusalemme, un tribunale israeliano ha prorogato la detenzione di Halawani fino a venerdì. Martedì l’esercito israeliano ha arrestato anche l’ex giocatrice della nazionale Natalie Abu Diyeh, studentessa all’Università di Birzeit, e altre tre giovani donne palestinesi nella Cisgiordania occupata. In una dichiarazione, l’esercito ha affermato che le quattro donne erano sospettate di “promuovere attività terroristiche e altre attività collegate al terrorismo”.

L’Università di Birzeit ha denunciato gli arresti come parte delle “politiche sistematiche di Israele che prendono di mira l’istruzione palestinese e il diritto degli studenti a proseguire il loro percorso accademico”. Il vescovo Imad Haddad della Chiesa evangelica luterana di Giordania e Terra Santa, a cui apparteneva Natalie Abu Diyeh, ha chiesto la sua liberazione. “Siamo profondamente scioccati e inorriditi da questa notizia, così come dal fatto che la sua famiglia non sappia ancora dove sia stata portata“, ha dichiarato Haddad in un comunicato stampa. Secondo il Prisoners Club, la principale associazione per i diritti dei prigionieri nei territori palestinesi, attualmente 89 donne palestinesi sono detenute nelle carceri israeliane, tra cui tre minorenni e tre donne incinte. Il Prisoners Club, affiliato all’Autorità Palestinese, ha annunciato a fine maggio che oltre 9.400 palestinesi si trovavano nelle carceri israeliane, compresi i cittadini palestinesi di Israele, talvolta chiamati arabi israeliani.

Credit photo: pagina Instagram @wafanewsenglish

L'articolo Israele arresta la calciatrice Rand Halawani. La Federcalcio palestinese denuncia: “È una persecuzione sistematica” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Juve-Vlahovic, è finita: niente rinnovo e addio a parametro zero. Da Kolo Muani alla suggestione Salah, tutti i nomi per sostituirlo

Dusan Vlahovic non indosserà più la maglia della Juventus: il 30 giugno – quando finirà la stagione e scadrà il suo contratto – il serbo sarà svincolato e libero di accasarsi dove vuole. Alla Continassa è infatti andato in scena un incontro tra la dirigenza, il padre e Dusan Vlahovic, in cui – durante il faccia a faccia – si è discusso dell’eventuale rinnovo dell’attaccante serbo, il cui attuale contratto andrà in scadenza appunto alla fine di giugno. Le parti però evidentemente non hanno trovato un accordo: la richiesta del giocatore serbo (8 milioni all’anno più ricche commissioni e premi alla firma) era nettamente superiore rispetto alla proposta della Juve (6 milioni più bonus e niente follie per gli oneri accessori). Motivo per cui si è deciso per non prolungare il contratto. Vlahovic lascia il club bianconero dopo quattro anni e mezzo, 168 presenze totali e 68 gol.

Da capire adesso come la società si muoverà sul mercato per quanto riguarda l’attaccante, ruolo in cui al momento la Juventus è scopertissima. O meglio: ci sarebbero David e Openda, ma sono già stati ampiamente bocciati da Luciano Spalletti, che al contrario ha stima per Dusan Vlahovic, mai nascosta. “La mancanza di Vlahovic l’abbiamo sofferta come il pane – aveva detto l’allenatore della Juve dopo la vittoria contro il Lecce nelle ultime giornate di campionato -. Non si può giocare a calcio senza uno con le sue caratteristiche, senza un terminale fisico, forte, che fa gol”, diceva Spalletti, lanciando chiari segnali alla società.

Vlahovic via dalla Juve: i nomi per l’attacco bianconero

La prima scelta per sostituirlo è Randal Kolo Muani. Per l’attaccante francese sarebbe un ritorno: segnò 8 gol da gennaio a giugno 2025, lasciando ottimi ricordi a Torino. Il mancato riscatto della scorsa estate aveva creato uno strappo, ma la Juve lo riaccoglierebbe volentieri e lui tornerebbe altrettanto volentieri. Dopo il prestito al Tottenham, Kolo Muani tornerà adesso al Psg che lo rimetterà in vendita. Il problema è però la trattativa con il Psg: il club francese non ha necessità di cedere e il contratto di Kolo Muani scadrà nel 2028. Motivo per cui la richiesta sarà comunque alta. I bianconeri non vorrebbero andare oltre i 35 milioni di euro.

Non è da escludere il nome di Mohamed Salah. Con il suo addio al Liverpool dopo nove anni in cui ha vinto tutto, Mohamed Salah è diventato uno dei pezzi pregiati del mercato estivo, finendo nei radar delle squadre italiane per un ritorno nel campionato in cui la sua carriera è decollata fra il 2015 e il 2017. L’egiziano a Torino ritroverebbe Luciano Spalletti, l’allenatore che, proprio nel biennio alla Roma, lo ha lanciato definitivamente nel calcio europeo, ponendo le basi per il trasferimento ai “Reds”.

Altri nomi sul taccuino della dirigenza bianconera sono quelli di Gonzalo Garcia (che potrebbe arrivare con eventuale recompra a favore del Real Madrid) e Jean-Philippe Mateta, già cercato nella scorsa sessione invernale di mercato. Al momento però sono indietro rispetto ai due citati.

L'articolo Juve-Vlahovic, è finita: niente rinnovo e addio a parametro zero. Da Kolo Muani alla suggestione Salah, tutti i nomi per sostituirlo proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Inter, Dumfries al Real Madrid: è fatta. I Blancos pagheranno 20 milioni: perché la clausola è così bassa e non è mai stata tolta

È fatta: Denzel Dumfries lascia l’Inter e si trasferisce in Spagna, al Real Madrid, alla corte di José Mourinho. È questa la prima trattativa importante di calciomercato che coinvolge il calcio italiano e nello specifico la squadra campione d’Italia. I Blancos hanno l’accordo con il giocatore e pagheranno all’Inter la clausola rescissoria di 20 milioni di euro. L’esterno olandese – che giocherà i Mondiali con la propria nazionale – lascia i nerazzurri dopo 207 partite e 27 gol totali, 2 scudetti, 3 Supercoppe nazionali e 3 Coppe Italia. Ora l’Inter andrà dritta su Marco Palestra, cercando di anticipare la concorrenza nel minor tempo possibile per non incappare in un nuovo caso Lookman.

A tenere banco nelle ultime ore però è il prezzo di Dumfries, con diversi tifosi nerazzurri che continuano a chiedersi come mai la clausola rescissoria sia così bassa. Nonostante i problemi fisici e l’età che avanza (Dumfries ha 30 anni, compiuti qualche mese fa), rimane un giocatore di livello internazionale, tra i migliori interpreti del suo ruolo, con anche diversi gol nelle corde. Caratteristica non scontata per un esterno difensivo o comunque da 3-5-2. Dati e qualità che portano a pensare che 20 milioni per un giocatore del suo livello siano pochi visti i prezzi di oggi e le cifre folli che girano sul mercato.

Quella di Dumfries è una clausola rescissoria inserita nel suo contratto rinnovato nel 2024, su richiesta degli agenti: era una condizione necessaria per rinnovare. O il calciatore sarebbe andato via a parametro zero. I nerazzurri hanno cercato di tutelarsi inserendo una serie di condizioni: è valida solo per l’esterno, solo entro il 15 luglio e solo se i 20 milioni vengono pagati in un’unica soluzione. Motivo per cui lo scorso anno – nonostante l’ottimo campionato – nessuno aveva pagato la clausola. Ora c’è il Real Madrid, che dopo la delusione Alexander-Arnold cerca un terzino destro affidabile in questo nuovo corso di José Mourinho.

L’Inter intanto si è fiondata su Marco Palestra, esterno di proprietà dell’Atalanta che si è messo in evidenza con la maglia del Cagliari nell’ultimo campionato di Serie A. Il 21enne italiano – qualche giorno fa – aveva strizzato l’occhio ai nerazzurri durante la conferenza stampa di Coverciano con la nazionale: “Mi sono sempre sentito pronto per una big”. L’Inter ha offerto 40 milioni più bonus, ma all’Atalanta non basta: la richiesta è di 50.

L'articolo Inter, Dumfries al Real Madrid: è fatta. I Blancos pagheranno 20 milioni: perché la clausola è così bassa e non è mai stata tolta proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Ebola, la Spagna cancella l’amichevole tra Congo e Cile: “È una questione di prudenza per la salute pubblica”

L’amichevole di calcio tra la Repubblica Democratica del Congo e il Cile non si giocherà. A riportarlo è Abc. Il sindaco di La Línea de la Concepción, città spagnola nella provincia di Cadice, Juan Franco ha appena emesso un decreto che vieta la partita, prevista per martedì 9 giugno. Lo ha fatto per i “potenziali rischi per la salute” derivanti dall’epidemia di Ebola dichiarata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nella Repubblica Democratica del Congo, dove si sono registrati oltre 900 casi e 200 decessi sospetti. L’epidemia sta colpendo anche altri territori limitrofi e l’OMS ha segnalato sette casi e un decesso anche in Uganda. “È una questione di prudenza per la salute pubblica“, ha sottolineato il primo cittadino.

Il sindaco si è detto rammaricato di dover adottare questo provvedimento, ma lo ha giustificato sulla base di una relazione del direttore generale della Sanità pubblica e di un’altra del responsabile del Servizio Sanitario del Comune, in cui lo svolgimento di questa partita è “fortemente sconsigliato” “visti i possibili rischi per la salute che potrebbero sussistere”.

“Ci dispiace dover prendere questa decisione, poiché un evento di questa portata rappresenta un’attrazione per la città, ma comprendiamo che la situazione sanitaria nella Repubblica Democratica del Congo in relazione al virus Ebola e la documentazione fornita ci hanno portati a prendere la decisione più prudente, date le circostanze”, ha spiegato Juan Franco in un messaggio audio inviato ai media. Lunedì, lo stesso Franco aveva minacciato di vietare l’amichevole di preparazione per i Mondiali FIFA del 2026 che vedrà impegnata la nazionale africana, se non gli fossero state fornite garanzie sanitarie per ospitare l’incontro.

Tutto ciò è stato deciso oggi, nonostante il 22 maggio il Segretario di Stato per la Salute, Javier Padilla, avesse assicurato che sarebbero state prese “tutte le misure necessarie” per garantire che non vi fosse “alcun sentore di insicurezza” durante la partita alla Línea de la Concepción, dopo l’epidemia di Ebola dichiarata nel Paese africano. La Repubblica Democratica del Congo affronterà ai Mondiali il Portogallo, la Colombia e l’Uzbekistan.

L'articolo Ebola, la Spagna cancella l’amichevole tra Congo e Cile: “È una questione di prudenza per la salute pubblica” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Mondiali, Embolo bloccato al gate: “Non ha l’autorizzazione, servono altre verifiche”. la Svizzera parte per gli Usa senza di lui

La Svizzera è partita per i Mondiali negli Stati Uniti, ma senza uno dei suoi 26 convocati. L’attaccante Breel Embolo – giocatore di grande importanza per la selezione elvetica – non ha potuto imbarcarsi a causa di problemi con l’autorizzazione ESTA. L’attaccante all’ultimo momento è stato bloccato prima di salire sul volo Swiss LX 40, diretto a Los Angeles. Il motivo? A spiegarlo è la Federazione: “L’autorizzazione ESTA del giocatore – indica l’Associazione svizzera di football – risultava approvata in mattinata, ma alle 10.30 siamo stati informati che per il dossier si sono rese necessarie ulteriori verifiche“. Non è chiaro il motivo di tali approfondimenti. “Siamo in contatto con le autorità competenti e partiamo dal principio che Breel raggiungerà la squadra già oggi o al più tardi domani”, ha spiegato la Federazione.

La Federazione calcistica svizzera (SFV) ha comunicato la notizia, spiegando che l’ingresso del giocatore era stato inizialmente approvato, ma che le autorità statunitensi hanno successivamente comunicato che la richiesta è ancora in fase di valutazione. Il 21 aprile scorso l’attaccante era stato condannato in via definitiva dai tribunali svizzeri, con pena sospesa, per molteplici minacce proferite nel 2018 durante un alterco a Basilea, quando giocava ancora in Svizzera.

Nato in Camerun, l’attaccante del Monaco ha collezionato 85 presenze e segnato 23 gol con la nazionale elvetica. Il Mondiale del 2026 sarà il suo terzo. La Svizzera è inserita nel Gruppo B insieme a Canada, BosniaErzegovina e Qatar e punta a migliorare il suo miglior risultato di sempre, ovvero il raggiungimento dei quarti di finale. Intanto l’account ufficiale della nazionale svizzera ha postato una foto in aereo con tutti i giocatori, scrivendo: “Un posto vuoto, ma non per molto. Ci vediamo presto Breel Embolo”. Anche i suoi compagni hanno deciso di prenderlo in giro, in particolare il difensore dell’Inter Manuel Akanji, che ha pubblicato una foto nelle storie Instagram insieme a Xhaka e Okafor, disegnando a mano un omino e taggando proprio Embolo.

L'articolo Mondiali, Embolo bloccato al gate: “Non ha l’autorizzazione, servono altre verifiche”. la Svizzera parte per gli Usa senza di lui proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  
❌