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Iran, per ora niente Mondiali: la Nazionale vola in Messico ma non ha i visti per entrare negli Usa

L’Iran è arrivato a un passo dal Mondiale 2026, ma il percorso verso il torneo resta ancora pieno di ostacoli. La nazionale di Teheran ha ottenuto i visti per trasferirsi in Messico, dove svolgerà il proprio ritiro a Tijuana, ma non ha ancora ricevuto quelli necessari per entrare negli Stati Uniti, paese nel quale dovrebbe disputare tutte le partite della fase a gironi. Una situazione che riflette le tensioni geopolitiche degli ultimi mesi e che continua a tenere con il fiato sospeso il Team Melli a pochi giorni dall’inizio della Coppa del Mondo.

I visti per il Messico e la partenza da Antalya

La nazionale iraniana si trova dal 18 maggio in ritiro ad Antalya, in Turchia. Nelle scorse ore è arrivata però una notizia positiva: i giocatori hanno ottenuto i visti per il Messico e potranno così raggiungere Tijuana, città scelta come base operativa per il torneo. Secondo quanto riportato da L’Equipe, citando l’ambasciatore iraniano in Turchia, i documenti sarebbero stati rilasciati in appena 48 ore, senza la presenza fisica degli atleti e senza la rilevazione delle impronte digitali presso l’ambasciata messicana. La Federcalcio iraniana ha annunciato che la squadra arriverà in Messico domenica, dove resterà per tutta la durata della manifestazione.

Il vero problema resta l’ingresso negli Stati Uniti

Il nodo principale non è però ancora stato sciolto. I giocatori iraniani attendono infatti il rilascio dei visti statunitensi, indispensabili per disputare le gare del Gruppo G. Le tensioni legate alla guerra in Medio Oriente e un accordo di tregua ancora in sospeso hanno complicato la procedura e costretto la federazione a modificare i propri piani logistici. Già nelle scorse settimane il presidente federale Mehdi Taj aveva annunciato il trasferimento del ritiro da Tucson, in Arizona, a Tijuana, città messicana al confine con gli Stati Uniti. Una scelta dettata proprio dall’incertezza sui permessi d’ingresso. La situazione appare ancora bloccata: la nazionale guidata dal commissario tecnico Amir Ghalenoei resta in attesa di un via libera da Washington, mentre il dialogo politico tra Stati Uniti e Iran resta influenzato dagli sviluppi del conflitto scoppiato il 28 febbraio.

Mondiale alle porte

La Coppa del Mondo, organizzata congiuntamente da Stati Uniti, Messico e Canada, prenderà il via l’11 giugno e si concluderà il 19 luglio. L’Iran esordirà (in teoria) il 16 giugno contro la Nuova Zelanda a Los Angeles, in una fase a gironi che si disputerà interamente negli Stati Uniti. Per il momento il primo ostacolo è stato superato grazie ai visti per il Messico. Ma per poter partecipare regolarmente al torneo manca ancora il passaggio decisivo: l’autorizzazione a entrare negli Stati Uniti. E il tempo, ormai, stringe.

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Incredibile al Roland Garros: Sabalenka serve per il match, poi crolla e perde 10 game consecutivi. “Voglio smettere con il tennis”

Continuano i colpi di scena al Roland Garros: anche la numero 1 al mondo del ranking Wta Aryna Sabalenka è stata eliminata. Sabalenka ha perso ai quarti di finale dello Slam parigino, seconda prova stagionale tra i Major, in rimonta contro la russa Diana Shnaider, numero 23 del ranking Wta, che si è imposta in tre set con il punteggio di 3-6, 7-5, 6-0 in 2 ore e 14 minuti. Sabalenka, finalista lo scorso anno a Parigi, era in vantaggio 6-3, 5-3 prima di accusare un clamoroso blackout che l’ha portata a subire una serie di 10 game persi di fila. Per Shnaider è la prima semifinale in un torneo dello Slam, affronterà ora la polacca Maja Chwalinska.

Una sconfitta che ha dell’incredibile, se si considera che Sabalenka era in totale controllo della partita e stava servendo per il match. Esattamente come Sinner, ma a differenza del numero uno al mondo del ranking Atp, Sabalenka non ha avuto alcun malore o comunque non ha mostrato segni di sofferenza fisica. Di sicuro però la tennista bielorussa ha accusato il colpo e non è più riuscita a esprimersi al meglio sia perché il rendimento di Diana Shnaider è cresciuto nel tempo, sia per le folate di vento che hanno condizionato diversi punti, tant’è che Sabalenka ha commesso ben 57 errori gratuiti, di cui 17 nel terzo set e oltre 10 dal 5-3 del secondo. Vento che ha peraltro anche condizionato soprattutto la prima parte di match tra Flavio Coboli e Felix Auger-Aliassime.

Emblematico il gesto di stizza nel terzo set quando, dopo aver discusso animatamente con il proprio angolo, si è sfogata con una pallina che il raccattapalle le aveva appena passato. Gesto non accolto benissimo dal pubblico del Roland Garros che ha cominciato a fischiarla. Per Sabalenka è uno Slam – quello parigino – indigesto: la bielorussa ha vinto due volte gli Us Open e due volte gli Australian Open, ma mai Wimbledon e il Roland Garros.

“Non provo emozioni. In questo momento, vorrei solo smettere di giocare a tennis. Tra qualche giorno, spero di essermi ripresa mentalmente”. Con queste parole durissime Sabalenka ha poi spiegato le sue sensazioni in conferenza stampa, senza nascondere lo sconforto per “aver sbagliato tutto“, soprattutto nel secondo set, quando “ho avuto delle ottime opportunità”. “Non ricordo l’ultima volta che ho perso dieci game di fila. Credo che mentalmente sia caduta in un buco nero profondo e non sono riuscita a riprendermi”, ha spiegato la numero 1 al mondo. Non è mancata però la polemica: “Non so perché gli organizzatori abbiano tenuto il tetto aperto con tutto quel vento“, ha sottolineato.

Poi però Sabalenka è tornata critica con se stessa: “Forse ho percepito il vento così forte semplicemente perché non mi sentivo bene mentalmente“. La numero 1 del mondo é riuscita anche a ritrovare il sorriso nel finale della conferenza: “Come penso di riprendermi? Ciò che non ci uccide ci rende più forti, giusto? Prima o poi troverò una soluzione e tornerò più forte. A proposito, ho appena trovato un modo per superare questa sconfitta. Avete presenti quelle stanze in cui entri e puoi distruggere tutto? Probabilmente passerò tutta la giornata di domani in una stanza del genere, a distruggere tutto. Forse mi aiuterà, forse no”.

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Israele arresta la calciatrice Rand Halawani. La Federcalcio palestinese denuncia: “È una persecuzione sistematica”

La Federazione calcistica palestinese (Pfa) ha denunciato l’arresto e la detenzione prolungata di una giocatrice della nazionale di calcio femminile, la 20enne Rand Halawani, trattenuta dalle autorità israeliane da martedì sera, assieme a un’ex calciatrice della nazionale. Secondo quanto riportato da funzionari palestinesi, la calciatrice è stata convocata per un interrogatorio a Gerusalemme con una ex giocatrice della nazionale, Natalie Abu Diyeh. “Non sono un episodio isolato, ma fanno parte di un modello ben documentato di persecuzione sistematica degli atleti palestinesi, che continua impunemente”, ha denunciato la Federazione. Secondo il governatorato palestinese di Gerusalemme, un tribunale israeliano ha prorogato la detenzione di Halawani fino a venerdì. Martedì l’esercito israeliano ha arrestato anche l’ex giocatrice della nazionale Natalie Abu Diyeh, studentessa all’Università di Birzeit, e altre tre giovani donne palestinesi nella Cisgiordania occupata. In una dichiarazione, l’esercito ha affermato che le quattro donne erano sospettate di “promuovere attività terroristiche e altre attività collegate al terrorismo”.

L’Università di Birzeit ha denunciato gli arresti come parte delle “politiche sistematiche di Israele che prendono di mira l’istruzione palestinese e il diritto degli studenti a proseguire il loro percorso accademico”. Il vescovo Imad Haddad della Chiesa evangelica luterana di Giordania e Terra Santa, a cui apparteneva Natalie Abu Diyeh, ha chiesto la sua liberazione. “Siamo profondamente scioccati e inorriditi da questa notizia, così come dal fatto che la sua famiglia non sappia ancora dove sia stata portata“, ha dichiarato Haddad in un comunicato stampa. Secondo il Prisoners Club, la principale associazione per i diritti dei prigionieri nei territori palestinesi, attualmente 89 donne palestinesi sono detenute nelle carceri israeliane, tra cui tre minorenni e tre donne incinte. Il Prisoners Club, affiliato all’Autorità Palestinese, ha annunciato a fine maggio che oltre 9.400 palestinesi si trovavano nelle carceri israeliane, compresi i cittadini palestinesi di Israele, talvolta chiamati arabi israeliani.

Credit photo: pagina Instagram @wafanewsenglish

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Juve-Vlahovic, è finita: niente rinnovo e addio a parametro zero. Da Kolo Muani alla suggestione Salah, tutti i nomi per sostituirlo

Dusan Vlahovic non indosserà più la maglia della Juventus: il 30 giugno – quando finirà la stagione e scadrà il suo contratto – il serbo sarà svincolato e libero di accasarsi dove vuole. Alla Continassa è infatti andato in scena un incontro tra la dirigenza, il padre e Dusan Vlahovic, in cui – durante il faccia a faccia – si è discusso dell’eventuale rinnovo dell’attaccante serbo, il cui attuale contratto andrà in scadenza appunto alla fine di giugno. Le parti però evidentemente non hanno trovato un accordo: la richiesta del giocatore serbo (8 milioni all’anno più ricche commissioni e premi alla firma) era nettamente superiore rispetto alla proposta della Juve (6 milioni più bonus e niente follie per gli oneri accessori). Motivo per cui si è deciso per non prolungare il contratto. Vlahovic lascia il club bianconero dopo quattro anni e mezzo, 168 presenze totali e 68 gol.

Da capire adesso come la società si muoverà sul mercato per quanto riguarda l’attaccante, ruolo in cui al momento la Juventus è scopertissima. O meglio: ci sarebbero David e Openda, ma sono già stati ampiamente bocciati da Luciano Spalletti, che al contrario ha stima per Dusan Vlahovic, mai nascosta. “La mancanza di Vlahovic l’abbiamo sofferta come il pane – aveva detto l’allenatore della Juve dopo la vittoria contro il Lecce nelle ultime giornate di campionato -. Non si può giocare a calcio senza uno con le sue caratteristiche, senza un terminale fisico, forte, che fa gol”, diceva Spalletti, lanciando chiari segnali alla società.

Vlahovic via dalla Juve: i nomi per l’attacco bianconero

La prima scelta per sostituirlo è Randal Kolo Muani. Per l’attaccante francese sarebbe un ritorno: segnò 8 gol da gennaio a giugno 2025, lasciando ottimi ricordi a Torino. Il mancato riscatto della scorsa estate aveva creato uno strappo, ma la Juve lo riaccoglierebbe volentieri e lui tornerebbe altrettanto volentieri. Dopo il prestito al Tottenham, Kolo Muani tornerà adesso al Psg che lo rimetterà in vendita. Il problema è però la trattativa con il Psg: il club francese non ha necessità di cedere e il contratto di Kolo Muani scadrà nel 2028. Motivo per cui la richiesta sarà comunque alta. I bianconeri non vorrebbero andare oltre i 35 milioni di euro.

Non è da escludere il nome di Mohamed Salah. Con il suo addio al Liverpool dopo nove anni in cui ha vinto tutto, Mohamed Salah è diventato uno dei pezzi pregiati del mercato estivo, finendo nei radar delle squadre italiane per un ritorno nel campionato in cui la sua carriera è decollata fra il 2015 e il 2017. L’egiziano a Torino ritroverebbe Luciano Spalletti, l’allenatore che, proprio nel biennio alla Roma, lo ha lanciato definitivamente nel calcio europeo, ponendo le basi per il trasferimento ai “Reds”.

Altri nomi sul taccuino della dirigenza bianconera sono quelli di Gonzalo Garcia (che potrebbe arrivare con eventuale recompra a favore del Real Madrid) e Jean-Philippe Mateta, già cercato nella scorsa sessione invernale di mercato. Al momento però sono indietro rispetto ai due citati.

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“Qualche mese fa avrei detto no, ora sarebbe bellissimo allenare Sinner. Ma Alcaraz al 100% è superiore”: la rivelazione di Ferrero

Juan Carlos Ferrero direbbe sì a Jannik Sinner per allenarlo. Lo ha ammesso in un’intervista al Corriere della Sera lo stesso coach spagnolo che ha “costruito” i successi di CarlosAlcaraz, salvo poi separarsi a fine 2025 in maniera non proprio serena. Ferrero ha parlato della possibilità di diventare un giorno il nuovo allenatore dell’azzurro, nonostante sia il primo grande rivale del numero 2 del mondo: “Qualche mese fa, avrei detto di no: la rottura con Carlos era fresca, non sarei stato pronto“, ha rivelato, “ma oggi che mi sento più forte, dico: perché no? Sinner ama lavorare duro ed è disposto a tutto per rimanere numero 1: come atteggiamento, mi piace. Sarebbe bellissimo allenarlo“.

Una candidatura vera e propria, arrivata in un periodo in cui rimangono alcuni dubbi sul futuro di Darren Cahill, che già lo scorso anno aveva pensato di lasciare. Poi il legame con Sinner e la voglia di vincere ancora, hanno fatto la differenza. Per Ferrero però Alcaraz rimane superiore a Sinner, anche se di un “pelo“: “Se la giocano sui dettagli. Carlos è più dinamico, ha più colpi, sa togliere il ritmo a Jannik, che ama giocare soprattutto in un modo: veloce, colpendo alla stessa altezza. Al suo ritmo, è difficilissimo da battere“, ha spiegato l’allenatore spagnolo, “per me, al cento per cento, Alcaraz è un pelo sopra, siamo sul 55-45%. Tra quei due le partite sono state e saranno sempre apertissime. Per anni l’ho allenato con lo scopo di battere Sinner: i miglioramenti erano calibrati specificamente su Jannik”.

Poi sulla sconfitta di Sinner al secondo turno del Roland Garros contro Juan Manuel Cerundolo: “È stato come un risveglio: tutti hanno aperto gli occhi e pensato che questa è l’occasione della vita. Io vedo Zverev più attrezzato per la vittoria, in ogni caso avremo un nuovo vincitore Slam dopo gli ultimi nove dominati da Carlos o Jannik”, ha detto Ferrero, “in prospettiva, è un cambiamento interessante: per almeno un paio d’anni i due manterranno la loro superiorità, ma Parigi 2026 segna un cambio di passo per gli inseguitori, che hanno capito che Sinner non è imbattibile. Sarà motivante per tutti: chi comanda e chi rincorre“.

Sinner e Alcaraz sì, ma per Ferrero ci sono altri due tennisti che potranno vincere uno slam: “Senza dubbio Fonseca e Jodar. Fonseca lo conoscevamo ma Jodar ci ha sorpresi tutti. Mentalmente è molto solido, allenarsi in Davis con Carlos lo ha aiutato a capire in quali aree deve crescere. Ha potuto migliorare nel cono d’ombra di Alcaraz, indisturbato. Ricorda Sinner: dritto da perfezionare, rovescio colpo naturale. Per ora a Rafael basta il padre, nel futuro vedremo”.

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Roland Garros, l’ucraina Kostyuk contro la russa Andreeva: “Non so come si possa dormire tranquilli sapendo che il tuo Paese uccide altra gente”

“Non so come si possa dormire sonni tranquilli durante la notte quando il tuo paese sta uccidendo altra gente”. A parlare è Marta Kostyuk, tennista ucraina che al Roland Garros ha battuto ieri Elina Svitolina in tre set e in semifinale affronterà la russa Mirra Andreeva. E proprio parlando dell’avversaria russa e di altre connazionali che non hanno mai preso posizione contro la guerra RussiaUcraina, Kostyuk si è sfogata in conferenza stampa. Lo ha fatto dopo una precisa domanda sulle dichiarazioni di alcune russe nelle ultime settimane, tra cui Diana Shnaider e proprio Mirra Andreeva, che hanno sempre dichiarato di non voler entrare in questioni politiche, ma di voler solo giocare a tennis.

“Se non siete d’accordo, c’è una soluzione“, ha detto Kostyuk ai giornalisti. “Conosco persone che hanno lasciato la Russia non appena è iniziata la guerra, che hanno venduto tutte le loro attività, che si sono lasciate tutto alle spalle perché semplicemente non condividono ciò che il loro Paese sta facendo agli altri“. Ha poi citato la collega Daria Kasatkina, che l’anno scorso ha cambiato nazionalità sportiva passando dalla Russia all’Australia, come esempio di qualcuno che si è espresso pubblicamente nonostante le pressioni sulla sua famiglia. “Non credo che viva in Russia, ma la maggior parte delle giocatrici non vive in Russia”, ha detto Kostyuk. “Non c’è niente che te lo impedisca se non ci credi. Dopo quattro anni, credo che abbiano chiarito in modo inequivocabile da che parte stanno”.

Kostyuk ha poi ribadito che non stringerà la mano all’avversaria russa, come fa ormai dal 2022: “Sono tutti adulti. Sanno di cosa parlano. Sanno cosa sta succedendo. Hanno i telefoni. Hanno Instagram. Si informano”, ha detto la tennista ucraina. “Vorrei che ci fosse una posizione più chiara su ciò che sta accadendo, soprattutto quando il tuo Paese sta uccidendo altre persone”. Nei giorni precedenti, l’ucraina aveva dedicato la sua vittoria al “popolo ucraino” dopo aver rivelato di essersi svegliata con la notizia di un’altra notte di attacchi in Ucraina. Kostyuk ha poi anche dichiarato che rappresentare l’Ucraina per lei è diventato più importante dei risultati stessi.

“Con tutto quello che sta succedendo, per me essere qui è una vera benedizione e non penso a vincere”, ha detto. “Sono qui per rappresentare l’Ucraina e per divertirmi“. Intanto al Roland Garros potrebbe trovarsi “da sola” contro tre russee bielorusse: lei e Andreeva sono già in semifinale, mentre nei quarti di oggi sono impegnate Anna Kalinskaya (russa), Aryna Sabalenka (bielorussa), Diana Shnaider (russa) e Maja Chwalinska (polacca).

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Inter, Dumfries al Real Madrid: è fatta. I Blancos pagheranno 20 milioni: perché la clausola è così bassa e non è mai stata tolta

È fatta: Denzel Dumfries lascia l’Inter e si trasferisce in Spagna, al Real Madrid, alla corte di José Mourinho. È questa la prima trattativa importante di calciomercato che coinvolge il calcio italiano e nello specifico la squadra campione d’Italia. I Blancos hanno l’accordo con il giocatore e pagheranno all’Inter la clausola rescissoria di 20 milioni di euro. L’esterno olandese – che giocherà i Mondiali con la propria nazionale – lascia i nerazzurri dopo 207 partite e 27 gol totali, 2 scudetti, 3 Supercoppe nazionali e 3 Coppe Italia. Ora l’Inter andrà dritta su Marco Palestra, cercando di anticipare la concorrenza nel minor tempo possibile per non incappare in un nuovo caso Lookman.

A tenere banco nelle ultime ore però è il prezzo di Dumfries, con diversi tifosi nerazzurri che continuano a chiedersi come mai la clausola rescissoria sia così bassa. Nonostante i problemi fisici e l’età che avanza (Dumfries ha 30 anni, compiuti qualche mese fa), rimane un giocatore di livello internazionale, tra i migliori interpreti del suo ruolo, con anche diversi gol nelle corde. Caratteristica non scontata per un esterno difensivo o comunque da 3-5-2. Dati e qualità che portano a pensare che 20 milioni per un giocatore del suo livello siano pochi visti i prezzi di oggi e le cifre folli che girano sul mercato.

Quella di Dumfries è una clausola rescissoria inserita nel suo contratto rinnovato nel 2024, su richiesta degli agenti: era una condizione necessaria per rinnovare. O il calciatore sarebbe andato via a parametro zero. I nerazzurri hanno cercato di tutelarsi inserendo una serie di condizioni: è valida solo per l’esterno, solo entro il 15 luglio e solo se i 20 milioni vengono pagati in un’unica soluzione. Motivo per cui lo scorso anno – nonostante l’ottimo campionato – nessuno aveva pagato la clausola. Ora c’è il Real Madrid, che dopo la delusione Alexander-Arnold cerca un terzino destro affidabile in questo nuovo corso di José Mourinho.

L’Inter intanto si è fiondata su Marco Palestra, esterno di proprietà dell’Atalanta che si è messo in evidenza con la maglia del Cagliari nell’ultimo campionato di Serie A. Il 21enne italiano – qualche giorno fa – aveva strizzato l’occhio ai nerazzurri durante la conferenza stampa di Coverciano con la nazionale: “Mi sono sempre sentito pronto per una big”. L’Inter ha offerto 40 milioni più bonus, ma all’Atalanta non basta: la richiesta è di 50.

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Leclerc rinnova il contratto con la Ferrari: “Abbiamo un obiettivo comune: riportare il titolo mondiale a Maranello”

Charles Leclerc e la Ferrari ancora insieme. Per molti anni. Ad annunciarlo è stata la stessa scuderia di Maranello, che ha comunicato ufficialmente il rinnovopluriennalecon il campione monegasco sul proprio sito: “La scuderia Ferrari HP annuncia il rinnovo dell’accordo con Charles Leclerc, che continuerà a vestire i colori della squadra nelle prossime stagioni del Campionato del Mondo di Formula 1“. Soddisfatto dell’accordo anche lo stesso Leclerc: “Insieme abbiamo condiviso momenti incredibili e altri più difficili, ma credo in questa squadra più che mai e sono profondamente grato di poter continuare a lottare fianco a fianco verso il nostro obiettivo comune: riportare il titolo mondiale a Maranello“.

“Il legame tra Charles e Ferrari è iniziato molto prima del suo debutto in Formula 1. Entrato a far parte della Ferrari Driver Academy nel 2016, la Scuderia è sempre stata al centro della carriera del pilota monegasco: dalla conquista del titolo di Formula 2 nel 2017 al debutto in Formula 1 l’anno successivo, fino all’ingresso in Scuderia Ferrari nel 2019″, si legge nella nota diffusa dalla Ferrari. “Da allora, Charles è diventato una figura centrale all’interno del team, distinguendosi per velocità, talento e spirito competitivo. Nel corso degli anni ha regalato ai tifosi Ferrari vittorie memorabili, pole position e podi, diventando una parte sempre più importante della storia della Scuderia. A soli 28 anni è già il secondo pilota Ferrari con il maggior numero di presenze in Formula 1 e occupa anche il secondo posto nella classifica delle pole position, dietro soltanto a Michael Schumacher. Al di là dei risultati, Charles ha costruito un rapporto speciale con la squadra e con i tifosi di tutto il mondo, condividendo le ambizioni della Scuderia, un forte senso di appartenenza e una costante voglia di migliorarsi”.

All’interno del comunicato anche delle dichiarazioni dello stesso pilota monegasco, che nel corso degli anni – pur non vincendo mai il Mondiale – ha comunque entusiasmato i tifosi della scuderia di Maranello. Leclerc infatti tra i diversi risultati conquistati anche in annate difficili, ha vinto due volte il Gp di Monza. Una nel 2019 e una nel 2o24: “Non potrei essere più felice di continuare questo percorso con Scuderia Ferrari HP – ha detto Leclerc -. Per me è sempre stata molto più di una semplice squadra. È il team che ho amato e di cui ho sognato di far parte fin da bambino e, dopo tutti questi anni, è diventato una seconda famiglia. Insieme abbiamo condiviso momenti incredibili e altri più difficili, ma credo in questa squadra più che mai e sono profondamente grato di poter continuare a lottare fianco a fianco verso il nostro obiettivo comune: riportare il titolo mondiale a Maranello. Essere un pilota Ferrari è un sogno, ma è anche una responsabilità che non do mai per scontata. Continuerò a dare tutto me stesso per riportare questa squadra dove merita di stare, al vertice, per tutti coloro che lavorano a Maranello e soprattutto per i tifosi, la cui passione è il cuore pulsante di questa Scuderia”.

Per Leclerc – quella attuale – è l’ottava stagione consecutiva in Formula 1 alla guida della Rossa. Il punto più alto della sua esperienza è quello del 2022, quando Leclerc chiuse il Mondiale piloti al secondo posto. “Charles fa parte della famiglia Ferrari da molti anni ormai e questo rinnovo ci sembra qualcosa di assolutamente naturale – è stato invece il commento della scuderia di Maranello -. In queste stagioni lo abbiamo visto crescere fino a diventare non solo uno dei piloti più forti della Formula 1, ma anche una persona perfettamente in sintonia con la squadra e con tutto ciò che Ferrari rappresenta. Apprezziamo il suo talento, amiamo la sua determinazione e il modo in cui affronta ogni giorno insieme alle persone della Scuderia, sia in pista sia fuori. Sappiamo quanto questo progetto significhi per lui e siamo felici di continuare a lavorare verso i nostri obiettivi comuni“.

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Ebola, la Spagna cancella l’amichevole tra Congo e Cile: “È una questione di prudenza per la salute pubblica”

L’amichevole di calcio tra la Repubblica Democratica del Congo e il Cile non si giocherà. A riportarlo è Abc. Il sindaco di La Línea de la Concepción, città spagnola nella provincia di Cadice, Juan Franco ha appena emesso un decreto che vieta la partita, prevista per martedì 9 giugno. Lo ha fatto per i “potenziali rischi per la salute” derivanti dall’epidemia di Ebola dichiarata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nella Repubblica Democratica del Congo, dove si sono registrati oltre 900 casi e 200 decessi sospetti. L’epidemia sta colpendo anche altri territori limitrofi e l’OMS ha segnalato sette casi e un decesso anche in Uganda. “È una questione di prudenza per la salute pubblica“, ha sottolineato il primo cittadino.

Il sindaco si è detto rammaricato di dover adottare questo provvedimento, ma lo ha giustificato sulla base di una relazione del direttore generale della Sanità pubblica e di un’altra del responsabile del Servizio Sanitario del Comune, in cui lo svolgimento di questa partita è “fortemente sconsigliato” “visti i possibili rischi per la salute che potrebbero sussistere”.

“Ci dispiace dover prendere questa decisione, poiché un evento di questa portata rappresenta un’attrazione per la città, ma comprendiamo che la situazione sanitaria nella Repubblica Democratica del Congo in relazione al virus Ebola e la documentazione fornita ci hanno portati a prendere la decisione più prudente, date le circostanze”, ha spiegato Juan Franco in un messaggio audio inviato ai media. Lunedì, lo stesso Franco aveva minacciato di vietare l’amichevole di preparazione per i Mondiali FIFA del 2026 che vedrà impegnata la nazionale africana, se non gli fossero state fornite garanzie sanitarie per ospitare l’incontro.

Tutto ciò è stato deciso oggi, nonostante il 22 maggio il Segretario di Stato per la Salute, Javier Padilla, avesse assicurato che sarebbero state prese “tutte le misure necessarie” per garantire che non vi fosse “alcun sentore di insicurezza” durante la partita alla Línea de la Concepción, dopo l’epidemia di Ebola dichiarata nel Paese africano. La Repubblica Democratica del Congo affronterà ai Mondiali il Portogallo, la Colombia e l’Uzbekistan.

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Roland Garros, il momento magico dell’Italia continua anche nel doppio: Bolelli e Vavassori volano in semifinale

Non solo i tre nel singolare: al Roland Garros, l’Italia ha qualcosa da dire anche nel doppio. I “soliti” Simone Bolelli e Andrea Vavassori conquistano infatti la semifinale a Parigi, vincendo per 6-7, 6-1, 7-6 contro la coppia formata dal ceco Petr Nouza e l’austriaco Neil Oberleitner. I due italiani tornano in semifinale a Parigi a due anni dall’ultima volta, nel 2024. Gli azzurri ora aspettano di sapere con chi si giocheranno l’accesso alla finale tra Granollers/Zeballos e Nys/RogerVasselin.

Una partita complicatissima per la coppia azzurra, che dopo aver perso il primo set al tie-break, non è uscita dal match e ha trovato un ottimo secondo set, chiuso con un netto 6-1. Il terzo set è stato senza dubbio il più emozionante tra i tre: un parziale combattutissimo, in cui entrambe le coppie hanno giocato con grande attenzione e concentrazione (solo due palle break concesse dalla coppia avversaria, non sfruttate da Bolelli e Vavassori), poi vinto dal duo italiano al super tie-break, dopo aver annullato due match point non consecutivi. Una vittoria che accende i riflettori anche sul doppio, che ormai da anni dà diverse soddisfazioni all’Italia, sia in campo maschile che femminile.

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Jodar può aspettare: Zverev lo spazza via in tre set al Roland Garros e vola in semifinale. Poi lancia la sfida: “Contento di essere tra i primi 4. Per ora”

Un primo set con tantissime difficoltà, in cui è anche stato sotto 5-2. Poi tutto liscio: Alexander Zverev rispetta i pronostici e batte Rafael Jodar per 3-0 (7-6, 6-1, 6-3) in due ore e 28 minuti di partita. Una partita ben giocata dal tedesco, che è partito male, ma dal 5-2 ha concesso solo quattro game alla promessa spagnola, vera rivelazione degli ultimi mesi, che però può ancora aspettare. Dopo l’eliminazione di Jannik Sinner, Zverev è in assoluto il favorito numero uno per la vittoria finale al Roland Garros. Lo sa e lo conferma anche nella classica intervista post partita in mezzo al campo: “Voglio arrivare fino in fondo e vincere gli altri match che ho davanti”.

Una partita iniziata con qualche problema, con Jodar che ha anche servito per il primo set. Poi Zverev ha preso le misure e da quel momento non c’è più stata storia: “Sapevo delle difficoltà di oggi, ma l’ho gestita bene. Sono contento di essere tra i primi quattro, per ora”, ha spiegato scherzando e lasciando intendere che l’obiettivo è chiaramente vincere. Una partita condizionata anche da una tempesta arrivata su Parigi, con il match che si è giocato con il tetto chiuso: “Lui era in ritmo partita, al coperto è tutto totalmente diverso, sia la velocità, sia il rimbalzo della palla. Lui stava giocando meravigliosamente. Poi ho un po’ rimescolato le carte e dopo il primo set è andato tutto liscio. È stata una buona partita per me”.

In serata l’altro quarto di finale che lo riguarda indirettamente da vicino: quello tra Jakub Mensik e Joao Fonseca. Chi vince, sfida Zverev in semifinale. “Guarderò l’altra partita in tv, in stanza, con un drink. Ora mi alleno per due giorni”. Infine anche una battuta per chiudere l’intervista: “Ho vinto ed è arrivata la tempesta”. ha dichiarato scatenando le risate del pubblico. Proprio in quel momento infatti a Parigi ha ripreso a piovere in maniera molto intensa.

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Mondiali, Embolo bloccato al gate: “Non ha l’autorizzazione, servono altre verifiche”. la Svizzera parte per gli Usa senza di lui

La Svizzera è partita per i Mondiali negli Stati Uniti, ma senza uno dei suoi 26 convocati. L’attaccante Breel Embolo – giocatore di grande importanza per la selezione elvetica – non ha potuto imbarcarsi a causa di problemi con l’autorizzazione ESTA. L’attaccante all’ultimo momento è stato bloccato prima di salire sul volo Swiss LX 40, diretto a Los Angeles. Il motivo? A spiegarlo è la Federazione: “L’autorizzazione ESTA del giocatore – indica l’Associazione svizzera di football – risultava approvata in mattinata, ma alle 10.30 siamo stati informati che per il dossier si sono rese necessarie ulteriori verifiche“. Non è chiaro il motivo di tali approfondimenti. “Siamo in contatto con le autorità competenti e partiamo dal principio che Breel raggiungerà la squadra già oggi o al più tardi domani”, ha spiegato la Federazione.

La Federazione calcistica svizzera (SFV) ha comunicato la notizia, spiegando che l’ingresso del giocatore era stato inizialmente approvato, ma che le autorità statunitensi hanno successivamente comunicato che la richiesta è ancora in fase di valutazione. Il 21 aprile scorso l’attaccante era stato condannato in via definitiva dai tribunali svizzeri, con pena sospesa, per molteplici minacce proferite nel 2018 durante un alterco a Basilea, quando giocava ancora in Svizzera.

Nato in Camerun, l’attaccante del Monaco ha collezionato 85 presenze e segnato 23 gol con la nazionale elvetica. Il Mondiale del 2026 sarà il suo terzo. La Svizzera è inserita nel Gruppo B insieme a Canada, BosniaErzegovina e Qatar e punta a migliorare il suo miglior risultato di sempre, ovvero il raggiungimento dei quarti di finale. Intanto l’account ufficiale della nazionale svizzera ha postato una foto in aereo con tutti i giocatori, scrivendo: “Un posto vuoto, ma non per molto. Ci vediamo presto Breel Embolo”. Anche i suoi compagni hanno deciso di prenderlo in giro, in particolare il difensore dell’Inter Manuel Akanji, che ha pubblicato una foto nelle storie Instagram insieme a Xhaka e Okafor, disegnando a mano un omino e taggando proprio Embolo.

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McEnroe su Sinner: “È come se Superman fosse colpito dalla kryptonite. Ha la pelle molto chiara, stanno facendo il possibile per risolvere”

Jannik Sinner vincerà Wimbledon 2026, parola di John McEnroe. L’ex tennista americano ha commentato non solo l’eliminazione dell’azzurro dal Roland Garros, arrivata al secondo turno per un colpo di calore, ma anche l’exploit di Berrettini, Cobolli e Arnaldi, tutti ai quarti di finale dello Slam di Parigi. “Non mi sarei aspettato che gli italiani fossero ancora qui”, ha ammesso McEnroe in un’intervista a La Stampa, “d’altra parte Cobolli è la seconda testa di serie più alta in quella parte del tabellone, è un ragazzo che sa quello che fa. È un grande atleta. Poi adoro Berrettini, vederlo tornare dopo tutto quello che ha passato, e potenzialmente contro Flavio potrebbe essere una semifinale“.

Poi McEnroe è tornato sul ko di Sinner, che intanto si rilassa a Montecarlo e si sottoporrà a dei controlli prima di Wimbledon: “È come se Superman fosse colpito dalla kryptonite, non è divertente giocare in quello stato”, ha detto l’ex tennista americano, “io sono stato abbastanza fortunato da non soffrire di crampi, almeno quando giocavo: ora mi capita sempre ed è una sensazione terribile“.

“Jannik ha la pelle molto chiara, so che stanno facendo tutto il possibile per trovare una soluzione e comunque era a un game dalla vittoria”, ha continuato, “un game in più e oggi staremmo parlando di lui. A volte perdi e non è colpa del tuo avversario, ed è una cosa orribile. In qualsiasi sport“. Nessun dubbio però per il prossimo Wimbledon, Slam a cui Sinner arriverà da campione in carica: “Può vincerlo ancora, assolutamente “, ha concluso McEnroe.

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La “maledizione” contro Berrettini in diretta tv: il gesto della sorella di Cerundolo al Roland Garros che fa discutere

Gesto choc contro Matteo Berrettini a Roland Garros 2026. Il tennista azzurro ha raggiunto i quarti di finale dello Slam di Parigi, dove sfiderà Matteo Arnaldi nel derby azzurro che vale un posto in semifinale, battendo l’argentino Juan Manuel Cerundolo agli ottavi. Durante il decisivo terzo set, deciso al tie break, Berrettini ha dovuto superare anche una ‘maledizione‘ lanciata dall’angolo, molto poco sportivo, di Cerundolo, mattatore di Jannik Sinner nel secondo turno.

Quando Berrettini si preparava a giocare al tie-break e a rispondere al servizio dell’argentino, nel corso del terzo set, le telecamere hanno infatti inquadrato l’angolo di Cerundolo, immortalando la sorella che, seduta in prima fila, ha fatto il gesto delle corna verso l’azzurro. Un modo per augurargli sfortuna e che poco si addice al bon ton proprio del tennis.

Non è la prima volta che l’angolo dell’argentino si fa notare per gestipoco sportivi nel corso del torneo. Proprio durante il match con Sinner, l’allenatore di Cerundolo è stato immortalato esultare in maniera smodata di fronte alle difficoltà fisiche dell’azzurro, alle prese con un malore che gli ha provocato sensazione di vomito e un accenno di crampi, ma anche chiedere all’arbitro di accelerare per far tornare Sinner dopo il rientro negli spogliatoi tra un set e l’altro. Durante le fasi finali del match, lo stesso coach ha fatto il segno di ‘andare a dormire‘ proprio verso Sinner, scatenando l’ira social dei tifosi di Sinner. Bisogna anche dire che invece, al contrario, Juan Manuel Cerundolo è sempre rimasto composto e soprattutto molto gentile con Sinner nel match poi vinto.

Il gesto censurabile ancora dall’angolo di #Cerundolo con il tennista argentino del tutto incolpevole (ma che brutta gente che ha attorno).
Comunque il #malocchio ha portato male, rimbalzandole addosso alla grande ????????????
E le #corna chissà dove se le ritrova adesso?????????????… pic.twitter.com/iA6Zmj57Jb

— ???????????????????? ???????? ℙℙℝ (@Frank201410) June 2, 2026

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Arnaldi ha già fatto qualcosa di storico a Parigi: nessuno era mai arrivato ai quarti Slam giocando così tanto

17 ore e 42 minuti. Mai nessun altro nella storia del Roland Garros e degli Slam in generale dal 1991 si era qualificato ai quarti di finale rimanendo così tante ore in campo nei match precedenti. Matteo Arnaldi sì. D’altronde sono forse le battaglie e i match lunghi che gli hanno permesso di raggiungere per la prima volta nella sua carriera i quarti di uno Slam. Arnaldi non lo ha mai nascosto: rimanere in campo per lunghe battaglie è la cosa che lo esalta di più in assoluto. Lo ha dimostrato anche contro Frances Tiafoe, quando sul 4-1 e 40-15 nel quarto set era virtualmente già sotto la doccia. Chiunque probabilmente si sarebbe trovato fuori dal campo dopo un quarto d’ora, lui invece ha giocato ancora, ha recuperato due break, ha esaltato il pubblico presente e si è preso una vittoria storica al Roland Garros.

Ora il derby con Matteo Berrettini, ma per avere l’idea di quello che Arnaldi sta facendo, bisogna citare qualche dato: 4 ore e un minuto contro Tallon Griekspoor, 3 ore e 17 minuti contro Stefanos Tsitsipas, 4 ore e 58 minuti contro Raphael Collignon e 5 ore e 26 contro Frances Tiafoe. Totale: 17 ore e 42 minuti totali in campo. È record per i tornei Major: il precedente apparteneva ad Albert Costa: 15 ore e 2 minuti al Roland Garros 2003. Per capire meglio la portata, Joao Fonseca, che è il secondo giocatore che ha speso più tempo in campo per arrivare ai quarti di finale, ha giocato 14 ore e 29 minuti nelle sue quattro partite. 3 ore e 13 minuti in meno. Tradotto: è come se Arnaldi avesse giocato almeno una partita in più degli altri in tutto il torneo.

Ciò che però stupisce è come questo ragazzo arrivi lucido mentalmente e fisicamente fino alla fine. A volte ha dei blackout all’interno del match, ma non cede mai definitivamente. Contro Tiafoe ha vinto un match praticamente perso, non solo rimanendo sul pezzo da un punto di vista mentale, ma mostrando una condizione fisica pazzesca, come mostrato anche in alcuni recuperi tra quarto e quinto set, quando ha fatto più volte il “tergicristallo”, fino ad arrivare a una vittoria incredibile.

Arnaldi ha vinto 11 partite nell’ultimo mese tra Challenger di Cagliari (vittoria), Roma (eliminato al terzo turno da Jodar in tre set) e Roland Garros. E pensare che fino al 20 aprile ne aveva vinte due nel 2026, perdendone nove (di cui quattro consecutive prima del torneo in Sardegna). A causa di un problema al piede era addirittura uscito dalla top 150, mentre ora sogna di tornare tra i primi 50. “Questa vittoria ha un valore diverso. Dopo mesi difficili e un po’ di tempo lontano dal campo, tornare a vincere così significa davvero tanto”, aveva scritto dopo Cagliari. Quasi consapevole del fatto che da lì sarebbe cambiata la sua stagione. E non è ancora finita.

Roland Garros, tempo in campo per giocatore

  • Arnaldi: 17:42
  • Fonseca: 14:29
  • Auger-Aliassime: 13:14
  • Berrettini: 13:11
  • Mensik: 13:00
  • Jodar: 12:53
  • Cobolli: 9:37
  • Zverev: 9:17

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