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"Trump é um manipulador de perceções e nós estamos errados"

O Major-General Arnaut Moreira diz que Trump é um mestre a manipular a realidade. Defende ainda que a visita de Xi Jinping à Coreia foi por ciúmes e para travar a influência de Putin.

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"Trump é um manipulador de perceções e nós estamos errados"

O Major-General Arnaut Moreira diz que Trump é um mestre a manipular a realidade. Defende ainda que a visita de Xi Jinping à Coreia foi por ciúmes e para travar a influência de Putin.

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China likely behind anti-data center campaign in US: OpenAI

OpenAI revealed Wednesday that influence operators, likely based in China, used ChatGPT accounts to push certain narratives about American artificial intelligence and technology policy debates. In a report, published Wednesday, the AI firm said it discovered two clusters of ChatGPT accounts “likely originating” from China, one of which created social media comments and pictures alleging…

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China likely behind anti-data center campaign in US: OpenAI

OpenAI revealed Wednesday that influence operators, likely based in China, used ChatGPT accounts to push certain narratives about American artificial intelligence and technology policy debates. In a report, published Wednesday, the AI firm said it discovered two clusters of ChatGPT accounts “likely originating” from China, one of which created social media comments and pictures alleging…

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L’Ue pensa a nuove restrizioni commerciali per i prodotti cinesi e Pechino reagisce: cancellati due incontri diplomatici con Bruxelles

Sempre più influente dal punto di vista politico, la Cina è intenzionata a difendere in tutti i modi la sua più grande forza: la sua straordinaria proiezione economica e commerciale. Questo spiega l’improvvisa cancellazione unilaterale di due eventi diplomatici previsti a Pechino nei prossimi giorni che avrebbero visto la partecipazione dell’Unione europea e in cui si sarebbe parlato di questioni digitali. La mossa, come riportato per primo dal Financial Times, è legata alla volontà di mettere in guardia Bruxelles in vista del Consiglio Europeo del 18-19 giugno. Ufficialmente, in quel consesso i capi di Stato e di governo dei 27 Paesi aderenti all’Ue parleranno di competitività globale e delle sfide economiche più impellenti. Ma sono già filtrate indiscrezioni secondo le quali uno dei temi trattati sarà la necessità di contenere la Cina dal punto di vista commerciale.

Qualche numero aiuta a capire la portata della partita che si sta giocando. Le esportazioni cinesi verso l’Europa sono aumentate di oltre il 16% dall’inizio dell’anno e il deficit commerciale nei confronti del Dragone – ossia la differenza tra esportazioni Ue verso la Cina e importazioni da quest’ultima – ha raggiunto circa 1 miliardo di euro al giorno. Dati ufficiali dell’Unione europea alla mano, nel 2025 il principale mercato di esportazione delle merci provenienti dalla Repubblica Popolare è stato proprio quello comunitario, con quasi 500 miliardi euro, a differenza dei poco più di 370 miliardi di euro di beni che Pechino ha diretto verso il mercato statunitense. Volendo sintetizzare, per la Cina quello Ue è un mercato irrinunciabile.

La tensione sempre più evidente che corre lungo l’asse est-ovest è legata anche alle contromisure che Bruxelles sta cercando di introdurre per provare a salvaguardare il proprio sistema produttivo e milioni di posti di lavoro. Si parla di nuovi dazi, limitare la partecipazione di alcune aziende cinesi agli appalti pubblici, delineare norme in materia di cybersicurezza che potrebbe escludere i giganti tecnologici cinesi, di indagini antidumping nei confronti dei prodotti provenienti dal gigante asiatico. Mosse o minacce a cui da parte cinese si risponde ufficialmente con nuove leggi per rafforzare il controllo sugli investimenti e proteggere le proprie catene di approvvigionamento da sanzioni e restrizioni straniere. Ufficiosamente, invece, numerose indagini hanno svelato tutte le modalità di elusione dei dazi e delle limitazioni di accesso che le aziende cinesi stanno mettendo in campo, tra passaggi attraverso Paesi terzi e modifiche minime ai prodotti per farli rientrare in categorie doganali differenti da quelle sotto la lente di Bruxelles.

In un periodo di grande turbolenza commerciale favorita dall’atteggiamento imprevedibile del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per Pechino è fondamentale tenere non aperto, ma spalancato il mercato europeo. D’altronde storicamente la Repubblica Popolare produce molti più beni di quanti l’economia interna sia in grado di assorbirne e quindi la locomotiva guidata dal leader cinese Xi Jinping non può subire battute d’arresto. Oltretutto una parte della produzione della Cina è sempre più avanzata in termini tecnologici – un esempio su tutti è quello del settore automobilistico – e compete con quella europea in modalità sconosciute fino a pochi anni fa. Ecco perché è probabile si verifichino reazioni ancora più aggressive da parte del Dragone – che potrebbero tirare in ballo anche le terre rare di cui la Cina è il primo esportatore al mondo – oltre ad attività di lobbying già in atto nei confronti di alcuni paesi dell’Ue per cercare di far leva sulle divisioni tra il gruppo dei 27.

Questa situazione fa parlare molti analisti di una possibile guerra commerciale tra Bruxelles e Pechino. Le ragioni dell’Ue risiedono nella critica di un modello economico basato su sussidi statali e una spinta strutturale verso le esportazioni che non sarebbe sostenibile per le economie di arrivo. Di contro, la Repubblica Popolare accusa l’Unione europea di protezionismo e di usare la capacità produttiva e l’efficienza cinese come capri espiatori rispetto a un’incapacità d’innovazione che si riscontrerebbe nel sistema industriale europeo. Si tratta di posizioni che a prima vista appaiono molto difficilmente conciliabili.

L'articolo L’Ue pensa a nuove restrizioni commerciali per i prodotti cinesi e Pechino reagisce: cancellati due incontri diplomatici con Bruxelles proviene da Il Fatto Quotidiano.

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Trump’s Sharp Turn on China: Embracing It as a Peer Power

President Trump’s warming with Xi Jinping of China, a leader he admires, has ignited anxieties in Washington and across Asia.

© Kenny Holston/The New York Times

The U.S. and Chinese governments rolled out a new phrase, “constructive strategic stability,” during President Trump’s meeting in Beijing last month with the leader of China, Xi Jinping.
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BYD and Alibaba among big names aiding China’s military, Pentagon says

Updated Pentagon list includes swathe of China’s top technology firms in move that could inflame tensions between the countries

The US added Chinese e-commerce company Alibaba, internet search provider Baidu and carmaker BYD to a list of companies it believes are aiding Beijing’s military, in a move that could inflame tensions between the countries.

The long-awaited update released on Monday supersedes a list from early 2025, and comes less than a month after Donald Trump met China’s Xi Jinping on a visit to Beijing, where the two leaders maintained a delicate trade war truce.

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© Photograph: Zoey Zhang/Reuters

© Photograph: Zoey Zhang/Reuters

© Photograph: Zoey Zhang/Reuters

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La Corea del Nord non vuole essere solo il junior partner della Cina

Xi Jinping è stato accolto a Pyongyang come si accoglie un alleato storico. Ieri, in piazza Kim Il Sung, una folla festante agitava bandiere cinesi e nordcoreane sotto gli slogan che celebravano l’«eterna amicizia» tra i due Paesi. Ad aspettarlo c’erano Kim Jong Un e la moglie Ri Sol Ju, una guardia d’onore dell’Esercito popolare coreano e una coreografia studiata per rappresentare l’unità tra Pechino e Pyongyang. Nei messaggi diffusi dai media di Stato, Xi ha definito le relazioni bilaterali giunte a un «nuovo punto di partenza storico», perché Cina e Corea del Nord condividono le «nuove missioni del nostro tempo».

Dietro la liturgia dell’amicizia di lunga data c’è una relazione stratificata, che non riguarda solo i due Paesi. L’ultima visita di Xi in Corea del Nord risaliva al 2019. Da allora è cambiato molto. La pandemia ha isolato ulteriormente Pyongyang, la guerra in Ucraina ha avvicinato Kim Jong Un a Vladimir Putin e il programma nucleare nordcoreano è diventato ancora più sofisticato. Soprattutto, la Corea del Nord non dipende più dalla Cina come un tempo.

Xi Jinping usa i suoi viaggi all’estero di inizio anno sempre in maniera strategica, come per mandare un messaggio al mondo. Nel 2023 la priorità della diplomazia cinese era la Russia, l’anno dopo l’Europa, mentre nel 2025 era il Sud-est asiatico. Adesso la scelta è caduta sulla Corea del Nord, uno dei fronti più delicati della competizione geopolitica in Asia.

Ai tempi dell’ultima visita a Pyongyang, nel 2019, il negoziato sul nucleare nordcoreano con gli Stati Uniti era ancora vivo, e Cina e Russia sostenevano formalmente il regime di sanzioni internazionali costruito per convincere il leader nordcoreano a rinunciare alle sue ambizioni atomiche. Oggi Kim non parla più di denuclearizzazione. Anzi, continua ad ampliare il proprio arsenale e considera ormai irreversibile lo status della Corea del Nord come potenza nucleare. Anche per Xi la priorità è cambiata. Il leader cinese, scrive l’Economist, sembra ormai più interessato a gestire una Corea del Nord nucleare che a disarmarla – o forse sa che dissuaderla sarebbe un impegno troppo dispendioso. L’obiettivo principale è evitare che Pyongyang scivoli troppo nell’orbita di Mosca, che negli ultimi anni ha accresciuto enormemente la propria influenza grazie alla cooperazione militare nata attorno alla guerra in Ucraina.

Non è una questione secondaria. La Cina resta di gran lunga il principale partner economico della Corea del Nord: la maggior parte del commercio estero nordcoreano passa ancora attraverso il confine cinese e nei primi mesi del 2026 gli scambi tra i due Paesi sono cresciuti di oltre il venti per cento rispetto all’anno precedente. Ma l’invasione russa dell’Ucraina ha modificato gli equilibri. In cambio di munizioni, missili e soldati inviati al fronte, Mosca ha fornito a Pyongyang energia e tecnologia militare, oltre a nuova liquidità e sostegno diplomatico.

Per questo motivo la visita di Xi assume un significato diverso da quello suggerito dalla coreografia dell’accoglienza.

Per anni la Corea del Nord è stata descritta come uno Stato isolato, economicamente dipendente dalla Cina e costretto a muoversi entro limiti ben definiti. In un certo senso è ancora così. Ma diversi osservatori ritengono che questa rappresentazione non sia più sufficiente: per la prima volta da molti anni, Pyongyang ha qualche carta alternativa da mettere sul tavolo nella sua alleanza con Pechino. In una lunga analisi pubblicata sul numero di maggio-giugno di Foreign Affairs, Oriana Skylar Mastro, politologa della Stanford University e studiosa degli equilibri strategici nell’Indo-Pacifico, sostiene che la guerra in Ucraina stia modificando profondamente la posizione internazionale di Pyongyang. I rapporti economici, militari e diplomatici costruiti con Mosca negli ultimi anni hanno «alleviato parte della pressione che per decenni ha mantenuto la Corea del Nord subordinata alla Cina». Il risultato è che Pyongyang «dispone oggi di meno vincoli che mai e può permettersi di giocare su due tavoli, sfruttando contemporaneamente il sostegno della Russia e quello della Cina».

La nuova libertà di manovra della Corea del Nrod arriva anche al culmine di un processo di lunga duranta, che ha portato un profonda trasformazione interna del regime. Ne ha parlato il New York Times in una lunga ricostruzione pubblicata poco prima del viaggio di Xi Jinping: Kim Jong Un ha sfruttato gli anni della pandemia per rafforzare il controllo sulla società e sull’economia nordcoreana, trasformando una fase che sembrava minacciare la sopravvivenza del regime in un’opportunità per consolidare il proprio potere. «Kim ha iniziato la pandemia chiudendo il confine con la Cina, emanando ordini di sparare a vista per impedire ai nordcoreani di fuggire oltre confine. Ha represso il commercio e il contrabbando attraverso il confine, costringendo il suo popolo a dipendere meno dalle importazioni e a produrre più beni a livello nazionale», si legge sul New York Times. La crisi sanitaria è diventata quindi l’occasione per ricostruire il monopolio statale sull’economia e sull’informazione, riportando sotto il controllo del partito gli spazi di autonomia che si erano aperti dopo la grande carestia degli anni Novanta.

Nel 2022 l’invasione dell’Ucraina gli ha offerto un altro assist. Il sostegno militare fornito a Mosca – dalle munizioni ai missili, fino all’invio di migliaia di soldati – ha permesso alla Corea del Nord di migliorare la sua condizione di junior partner nei rapporti bilaterali. Secondo il New York Times, l’economia nordcoreana è tornata a crescere nel 2024 al ritmo più elevato degli ultimi otto anni, mentre il regime ha ripreso a investire in infrastrutture, edilizia e grandi progetti simbolici. «Negli ultimi anni, Kim Jong-un è passato dall’inferno al paradiso», ha detto al New York Times Jiro Ishimaru, caporedattore dell’agenzia di stampa giapponese Asia Press International.

La nuova realtà della Corea del Nord cambia anche la sua posizione all’interno di quell’asse delle autocrazie che Anne Applebaum nel suo saggio del 2024 aveva definito “Autocrazie S.p.A.”.

Pur dipendendo ancora da Cina e Russia, sul piano globale Pyongyang è riuscita a rilanciare il suo valore strategico e questo le consente di giocare una partita molto più autonoma. Le autocrazie continuano a collaborare e a sostenersi reciprocamente, come scrivevamo anche su Linkiesta Magazine la scorsa estate. Ma la visita di Xi a Pyongyang mostra che all’interno di quella rete esistono anche interessi divergenti e nuove forme di competizione. Putin ha bisogno di Kim per sostenere il proprio sforzo bellico. Xi non vuole perdere influenza sulla penisola coreana. E Kim, forse più di tutti, sta imparando a sfruttare questa situazione a proprio vantaggio.

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China Reasserts Itself, to Contain North Korea’s Tilt Toward Russia

On a rare visit to North Korea, China’s leader, Xi Jinping, projected unity but also sought to remind Kim Jong-un that he is the senior partner in their alliance.

© Pedro Pardo/Agence France-Presse — Getty Images

A giant screen in Beijing displayed news footage on Monday of the meeting between China’s president, Xi Jinping, and North Korea’s leader, Kim Jong-un, in North Korea.
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Xi Jinping arrives in Pyongyang on trip to revitalise China-North Korea ties

Kim Jong-un welcomes Chinese leader on visit to renew relations strained amid Pyongyang’s closeness with Russia

Xi Jinping has arrived in North Korea for a two-day trip, his first in nearly seven years, as China’s leader looks to revitalise ties with his junior ally.

Footage published by China’s Xinhua state news agency showed an Air China plane carrying Xi and his wife, Peng Liyuan, touching down at Pyongyang’s Sunan international airport.

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© Photograph: Xinhua/Shutterstock

© Photograph: Xinhua/Shutterstock

© Photograph: Xinhua/Shutterstock

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Putin in China : Diplomatic Choreography in Response to Trump

Xi Jiping et Vladimir Poutine en 2018 (Kremlin.ru, CC BY 4.0 , via Wikimedia Commons) Xi Jiping et Vladimir Poutine en 2018 (Kremlin.ru, CC BY 4.0 , via Wikimedia Commons)

Xi Jiping et Vladimir Poutine en 2018 (Kremlin.ru, CC BY 4.0 , via Wikimedia Commons), via Wikimedia Commons) Xi Jiping et Vladimir Poutine en 2018 (Kremlin.ru, CC BY 4.0

One week after Donald Trump, Vladimir Putin is traveling to China for a 48-hour official visit aimed at strengthening the comprehensive partnership and strategic cooperation between Russia and China.

A Diplomatic Trip Rich in Geopolitical Symbolism

Putin’s visit to China, expected on Tuesday, May 19, is part of a carefully planned diplomatic strategy. The timing is no coincidence: it coincides with the 25th anniversary of the signing of the Treaty of Good-Neighborliness and Friendly Cooperation, a landmark agreement signed by the two countries in 2001.

This treaty holds major significance in Sino-Russian relations, as it marked the end of decades of mutual mistrust, border disputes, and geopolitical rivalries that characterized the Soviet era.

The timing of the visit is particularly revealing of current international dynamics. By arriving in China one week after Trump’s departure from Beijing, Putin creates a symbolic succession that deserves close analysis. This diplomatic “passing of the baton” among the world’s three major powers offers a valuable lens through which to observe today’s balance of power and each country’s positioning strategy.

Strengthening the Comprehensive Strategic Partnership Amid Global Turbulence

The official purpose of the visit is clear: to reinforce the comprehensive partnership and strategic cooperation between Russia and China.

Beyond formal statements, however, the trip carries deeper significance for both governments. Moscow is seeking to consolidate its ties with Beijing at a time when the international environment has become highly volatile.

Dmitry Peskov, spokesperson for the Russian presidency, said on Friday that the trip would be “a good opportunity to exchange views on the contacts the Chinese have had with the Americans.”

This statement clearly shows that trilateral diplomacy lies at the heart of the visit. Russia wants to understand how China is negotiating with the United States and ensure that Russian interests are not sidelined in Sino-American discussions.

An “Eternal Friendship” Tested by Geopolitical Realities

The concept of an “eternal friendship” between Russia and China, frequently reaffirmed by both powers, is a central element of their diplomatic rhetoric.

However, this visit demonstrates that both countries are actively seeking to prove the strength of their ties in the face of current global upheavals. The phrase itself is revealing: it implicitly acknowledges that the international order is going through a period of major instability.

For Xi Jinping, the meeting with Putin offers a valuable opportunity to present himself as a world leader committed to geopolitical balance and harmony.

By hosting Trump and Putin in succession, the Chinese leader positions himself as a potential mediator in global conflicts and as a guardian of international stability. This posture significantly enhances China’s prestige and influence on the world stage.

The Dynamics of a Three-Way Geopolitical Rivalry

The triangular relationship among the United States, Russia, and China now shapes global geopolitics as a whole.

Every bilateral meeting between two of these powers is closely watched by the third as an indicator of emerging alliances and growing fractures. Putin’s trip to China must therefore be understood within this three-dimensional strategic framework.

Russia, while a major regional power, remains economically secondary compared with China. As a result, Moscow must continually reaffirm the importance of its partnership with Beijing.

This relative asymmetry helps explain why Russia places such importance on diplomatic rituals and public displays of strategic friendship. Maintaining strong ties despite structural imbalances is essential to preserving international equilibrium.

Toward a New Global Geopolitical Architecture

This visit takes place during a period of profound transformation in the international order.

China’s rise, Russia’s return as a disruptive power, and shifts in American foreign policy have created an environment in which old certainties no longer apply.

Diplomatic exchanges between Beijing and Moscow are therefore strategically crucial to maintaining stability in international relations.

The strengthening of the Sino-Russian partnership is not necessarily intended to form an alliance against the United States. Rather, it aims to establish a balance of power capable of withstanding external pressures and attempts at hegemony.

In this context, strategic cooperation between Russia and China has become an essential stabilizing factor in contemporary global geopolitics.

🚨Putin has arrived in Beijing and received the same “warm welcome” package as Trump: a red carpet, the PLA Tri-Service Honor Guard, and the jumping children…

Xi Jinping can be heard saying “hello” (“你好,” nǐ hǎo) to Putin.

Will Putin be able to achieve his 4 goals mentioned… https://t.co/OxMXG3l3Uq pic.twitter.com/TUENKMajcy

— Inconvenient Truths — Jennifer Zeng Reports (@jenniferzeng97) May 19, 2026

 

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Cheng Li‑wun, leader of the opposition in Taiwan: ‘We do not want to become the next Ukraine’

Cheng Li-wun, chair of the Kuomintang (KMT), at her party’s headquarters on May 21.

Taiwanese politician Cheng Li-wun, who is notably tall, can be heard approaching with the click of her heels and long strides down the corridor of the headquarters of the Kuomintang (KMT), the main opposition party in Taiwan. In April, during a visit to Beijing, she looked the Chinese president, Xi Jinping, in the eye. In the photograph that captured their meeting in the Great Hall of the People they are not smiling; neither do they appear distant. Their expressions are neutral, perhaps waiting to see how the coming years unfold.

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