Reading view

È tempo di chiudere questa legislatura, e di eleggere un nuovo Parlamento

Ieri si è definitivamente capito che ormai questi non sono più dibattiti parlamentari. Sono talk show senza interruzioni pubblicitarie. Tutti contro tutti. Occasioni per riversare antipatia, astio, odio. La volgarità tracima. Non si ragiona più.

Per cui sarebbe meglio chiuderla il prima possibile, questa legislatura sostanzialmente improduttiva dominata da una destra maldestramente contrastata dai suoi oppositori.

Che vuol dire il prima possibile? Un’ipotesi che circola negli ambienti del governo, anche se non la sola, prevede che una volta approvata una burocratica legge di bilancio – che altro non potrà essere – si sciolgano le Camere per andare a votare a marzo-aprile 2027. Tutti vedono che il governo Meloni ha da tempo esaurito la spinta propulsiva. Addirittura ormai siamo entrati, come altre volte nella storia recente, nella fase degli avvisi di garanzia, degli scandali, dei veleni. L’epicentro è il ministero di Matteo Salvini. Dopo gli avvisi di garanzia per il Ponte sullo Stretto, ieri Elisabetta Pellegrini, sua stretta collaboratrice, è stata raggiunta da un avviso per turbativa d’asta e quant’altro. Naturalmente non è una sentenza. Ma quando volano gli uccellacci e uccellini delle Procure è brutto segno: volteggiano quando il quadro politico si è infragilito. Ed è questo il caso: la politica, tutta la politica, è debolissima.

Sempre ieri a Montecitorio è andata in scena una pochade penosa, di quelle dove non ride nessuno. Di questa seduta più che le discussioni sull’Ucraina e sul Medio Oriente si ricorderà la volgare uscita di tal Francesco Silvestri, che è un pezzo abbastanza grosso del Movimento 5 Stelle, sulle «ginocchiere» che la presidente del Consiglio starebbe usando in Europa. Frasi da angiporto. Giustamente, Giorgia Meloni ha replicato con durezza. Sapendo che tutto questo le fa gioco: «Lavorano per me». La presidente di turno Anna Ascani, Partito democratico (ma Elly Schlein non poteva dire una parola?), si è scusata per non essere intervenuta per stigmatizzare il deputato contiano perché non aveva colto il senso delle sue parole. Eppure, non era difficile decodificare il riferimento alle ginocchiere. Questo è il livello.

Poi – e questa è la vera notizia politica – la presidente del Consiglio si è scatenata contro i parafascisti di Roberto Vannacci prendendosela con l’ex Fratello d’Italia e ora “futurista” Emanuele Pozzolo, il pistolero di Capodanno recentemente finito con la macchina in un fossato con un tasso alcolemico sopra il limite. Lite tra post e para fascisti. Si è visto in chiaro quale sarà il problema vero di Giorgia: arginare Vannacci, magari scavalcandolo a destra. Tattiche da anni Venti del secolo scorso, quando Benito Mussolini voleva umiliare i suoi oppositori mostrandosi più fascista di loro. «Avete votato sei volte con la sinistra!», ha tuonato la premier, come a dire la destra vera c’est moi. È il sintomo della grande paura meloniana. Vannacci può farle perdere le elezioni, specie se andrà da solo, cioè in alternativa a Fratelli d’Italia.

Sulle opposizioni c’è poco da dire, anzi niente che non si sia già scritto mille volte. Hanno presentato sei mozioni diverse. Sulla politica estera non solo non hanno un linea comune, ma hanno proprio due linee opposte, cioè inconciliabili. Non si tratta di sfumature ma di valori non mediabili. Sull’Ucraina, su Vladimir Putin. La frattura, col tempo, invece di ricomporsi, si è approfondita, ed è questo che il Pd non capisce o fa finta di non capire. La realtà è che Giuseppe Conte, totalmente ignorato dai dem mentre parlava, si mostra testardamente refrattario a cercare un punto d’incontro: basta e avanza questo dato per dichiarare che il campo largo non esiste.

Questa è la condizione politica del Paese. Il fattore Vannacci, la crisi della Lega, la povertà d’idee di Meloni, la pigrizia del Pd, l’avventurismo di Conte, il girare a vuoto (finora) dell’area riformista, l’amletismo di Forza Italia: il Paese non merita uno sfilacciamento del genere. Prendetevi tutti un po’ di mesi per riordinare le idee e andiamo a chiudere una delle peggiori legislature della storia repubblicana.

L'articolo È tempo di chiudere questa legislatura, e di eleggere un nuovo Parlamento proviene da Linkiesta.it.

  •  

Brindisi, ora Futuro Nazionale è il primo partito della maggioranza: consigliere di FdI passa con Vannacci dopo i 3 di FI

In tre arrivano da Forza Italia, un altro da Fratelli d’Italia. Così, in appena 24 ore, Futuro Nazionale entra nel Consiglio comunale di Brindisi e diventa il primo partito nella maggioranza di centrodestra che sostiene il sindaco Giuseppe Marchionna, eletto da indipendente per volere del deputato forzista Mauro D’Attis e con uno storico passato nel Partito Socialista Italiano. A capovolgere definitivamente gli equilibri ci ha pensato Cesare Mevoli, storico esponente della destra brindisina, che ha lasciato il partito di Giorgia Meloni per aderire a quello di Roberto Vannacci. La mossa è arrivata il giorno dopo lo strappo di tre consiglieri berlusconiani – Nicola Di Donna, Luca Tondi e Maria Ciaccia – che avevano dimezzato il gruppo di FI.

Il passaggio dell’ex meloniano ha un peso politico non indifferente. Già assessore, Mevoli era infatti vicesegretario provinciale di FdI e componente dell’assemblea nazionale. Da tempo in rotta con il resto del partito sul territorio, tanto da autosospendersi dal gruppo consiliare a marzo, vanta una storia tutta a destra. Il suo testimone di nozze è stato Gianni Alemanno e il nome del consigliere brindisino compare anche – da non indagato – nelle carte con le quali il Tribunale di Sorveglianza confermò il ritorno in carcere dell’ex sindaco di Roma: era ritenuto uno dei “soggetti compiacenti” che avrebbe aiutato Alemanno nella “artata costituzione di documenti giustificativi” degli spostamenti. Nel 2023 inoltre un suo post contro Elena Cecchettin, sorella della 22enne Giulia uccisa dall’ex fidanzato, provocò le proteste del Partito Democratico.

Al momento né i tre ex Forza Italia né Mevoli hanno rivendicato la necessità di riequilibrare gli assetti della giunta. Tuttavia lo spostamento a destra della maggioranza è destinato ad avere delle ripercussioni sulla coalizione. Al momento, per dire, con tre consiglieri in assise Forza Italia esprime tre assessori nella squadra di Marchionna, che governerà anche grazie al sostegno dei quattro esponenti di Futuro Nazionale nonostante la sua storia politica affondi le radici nel Psi.

Negli Anni Novanta, durante il suo primo mandato, il sindaco divenne famoso per la gestione impeccabile dell’esodo di albanesi che nel marzo 1991 si riversarono in città dopo il crollo del regime comunista. In assenza di supporto da parte del governo, riuscì a mobilitare gli abitanti nell’accoglienza di 25mila profughi arrivati in ventiquattr’ore a bordo delle carrette del mare. Da oggi dovrà anche confrontarsi con le idee sulla gestione dei migranti di ben quattro consiglieri di Futuro Nazionale, partito a favore della remigrazione.

L'articolo Brindisi, ora Futuro Nazionale è il primo partito della maggioranza: consigliere di FdI passa con Vannacci dopo i 3 di FI proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Lombardia, più salario e welfare con la contrattazione di secondo livello: via libera in consiglio

Più premi di risultato, maggiore welfare aziendale, formazione collegata ai fabbisogni produttivi e incentivi per le imprese che creano occupazione stabile. È il percorso indicato dalla mozione presentata dalla consigliera regionale di Fratelli d’Italia Chiara Valcepina e approvata dal Consiglio regionale della Lombardia. Il provvedimento impegna la Giunta a predisporre un piano regionale per sostenere la contrattazione di secondo livello, da costruire insieme alle parti sociali, alle organizzazioni dei lavoratori e alle associazioni datoriali.

La Lombardia deve rafforzare la contrattazione di secondo livello come strumento concreto per aumentare l’attrattività del lavoro, sostenere il potere d’acquisto dei salari e aiutare le imprese a reperire competenze qualificate. Per questo chiediamo un piano regionale capace di valorizzare premi di risultato, welfare aziendale e territoriale, formazione continua, stabilità occupazionale e partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese. Un percorso che si inserisce perfettamente in quanto messo in campo dal governo Meloni“, dichiara Valcepina.

Carenza di manodopera e perdita del potere d’acquisto

La mozione parte da due problemi che stanno condizionando il mercato del lavoro lombardo: la difficoltà delle aziende nel trovare personale qualificato e l’aumento del costo della vita, che ha ridotto il valore reale delle retribuzioni. “La nostra regione affronta due emergenze strettamente collegate: la carenza di manodopera e la riduzione del potere d’acquisto dei salari. Circa il 30% delle imprese lombarde segnala difficoltà nel reperire lavoratori qualificati, con un incremento del 15% rispetto all’anno precedente. A questo si aggiunge l’aumento del costo della vita, che rende meno attrattive molte opportunità lavorative”, precisa la consigliera di Fratelli d’Italia. L’obiettivo dichiarato è rendere più conveniente il lavoro stabile e migliorare le condizioni offerte dalle imprese, intervenendo non soltanto sulla retribuzione ma anche sui servizi e sulle prestazioni collegate alla vita quotidiana dei dipendenti.

Il rapporto tra contratto nazionale e secondo livello

Nell’impostazione della mozione, la contrattazione aziendale o territoriale non dovrebbe sostituire il contratto collettivo nazionale, ma adattarne e rafforzarne le tutele sulla base delle caratteristiche dei singoli settori, delle imprese e dei territori. “Il CCNL pone le fondamenta comuni di tutele, garanzie e retribuzioni. La contrattazione di secondo livello consente di costruire su quelle fondamenta risposte più vicine alla singola impresa e al singolo territorio, intervenendo su ciò che incide davvero nella vita quotidiana di chi lavora”, sottolinea Valcepina. Il piano regionale dovrebbe favorire qualità e regolarità del lavoro, sicurezza, continuità occupazionale, premi collegati ai risultati, formazione continua e strumenti di welfare aziendale e territoriale.

Premi alle imprese che assumono e investono nel welfare

Un capitolo della mozione riguarda le premialità per le imprese che aumentano il numero dei lavoratori a tempo indeterminato e investono in benefit non monetari, deducibili o defiscalizzati. Gli interventi potrebbero riguardare la mobilità, la sanità integrativa, la conciliazione tra vita privata e lavoro e il costo dell’abitazione. Il testo punta inoltre a valorizzare le aziende che partecipano a programmi formativi costruiti su base territoriale e coerenti con le competenze richieste dal sistema produttivo. Particolare attenzione viene riservata alle Zone di innovazione e sviluppo, nelle quali la Regione dovrebbe sperimentare nuovi modelli di contrattazione territoriale e welfare aziendale, anche attraverso incentivi, interventi di sostegno e forme di fiscalità di vantaggio.

Il tavolo con il Governo per maggiori competenze regionali

La mozione impegna inoltre la Giunta e gli assessorati competenti ad avviare un tavolo tecnico-politico con il Governo nazionale. L’obiettivo è ottenere maggiori competenze regionali nella promozione della contrattazione territoriale di secondo livello.Valcepina sottolinea anche il confronto sviluppato in Aula con le forze di opposizione, che ha permesso di raccogliere consensi trasversali su diversi punti del documento.

“È importante sottolineare come in Aula si sia sviluppato un confronto proficuo con la minoranza, che ha consentito di arrivare a una sintesi positiva, tanto che anche gran parte dell’opposizione ha votato favorevolmente diversi punti della mozione. Consegniamo così alla Giunta un testo forte e ampiamente condiviso, dimostrazione che quando si parla di lavoro e welfare è possibile costruire convergenze serie nell’interesse dei cittadini, dei lavoratori e delle imprese”, evidenzia la consigliera regionale.

Rafforzare i salari, sostenere i consumi interni, migliorare il welfare e rendere più attrattivo il sistema produttivo lombardo: la Lombardia ha sempre saputo anticipare i cambiamenti. Oggi può farlo ancora una volta, costruendo un modello di relazioni industriali fondato su partecipazione, qualità del lavoro e responsabilità, in perfetta sinergia con il governo Meloni”, conclude Valcepina.

La Uil approva: “Ora servono strumenti operativi”

La Uil Lombardia valuta positivamente l’approvazione della mozione, considerandola un primo passo per riportare al centro del dibattito il potere d’acquisto, le retribuzioni e il costo della vita. Per il sindacato, tuttavia, il sostegno regionale dovrà essere accompagnato da condizioni precise. Le risorse pubbliche dovranno favorire le imprese che applicano i contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, creano occupazione stabile e investono nella formazione e nella sicurezza. “La contrattazione di secondo livello – sottolinea il segretario confederale Salvatore Mondedurodeve rafforzare il sistema contrattuale, non indebolirlo. Deve migliorare le condizioni di lavoro, contrastare i contratti pirata e non diventare uno strumento per alimentare il dumping salariale. Il sostegno pubblico, comprese le risorse regionali, europee e gli strumenti collegati alle politiche di sviluppo, deve essere indirizzato a chi investe davvero nel buon lavoro: contratti a tempo indeterminato, applicazione dei CCNL rappresentativi, formazione, welfare, sicurezza, conciliazione vita-lavoro e partecipazione”.

Uil: nelle Zone di sviluppo le risorse non siano un assegno in bianco

Secondo la Uil, i criteri sulla qualità del lavoro dovranno essere applicati con particolare rigore nelle Zone di innovazione e sviluppo. Gli investimenti pubblici non dovranno premiare le imprese che competono riducendo salari e diritti, ma quelle che garantiscono legalità contrattuale, stabilità e relazioni sindacali corrette. “La mozione approvata – conclude Antonio Albrizio, segretario generale UIL Lombardia – è considerata un ottimo primo passo, ma non il punto di arrivo. Ora si apre la fase cruciale: tradurre l’indirizzo politico in strumenti operativi all’interno del Patto per lo Sviluppo. A questo proposito UIL Lombardia ha proposto emendamenti al testo finalizzati a rafforzare il rispetto dei CCNL più rappresentativi, il contrasto ai contratti pirata, la necessità di condizionare l’utilizzo di risorse pubbliche alla qualità del lavoro e la promozione di un Fondo regionale per la contrattazione di qualità. La competitività della Lombardia non si difende comprimendo i costi, ma investendo sul valore e sulla dignità di chi lavora“.

La Cgil: bene il tema, ma no alle scorciatoie fiscali

Più articolato il giudizio della Cgil Lombardia. Il sindacato considera positivo che la Regione voglia favorire una maggiore diffusione della contrattazione di secondo livello, ma esprime contrarietà rispetto ad alcuni strumenti e finalità contenuti nella mozione. Secondo la Cgil, la difficoltà delle imprese nel reperire lavoratori non può essere affrontata attraverso vantaggi fiscali o modificando gli equilibri tra Stato e Regione. Le cause principali sarebbero invece da ricercare nelle basse retribuzioni, nell’aumento del costo della vita e nella difficoltà di sostenere le spese per l’abitazione. Il sindacato contesta in particolare l’apertura di un tavolo con il Governo per ottenere maggiori competenze regionali in materia di contrattazione territoriale e fiscalità. Una strada che, secondo la Cgil, rischierebbe di alterare equilibri istituzionali delicati.

La stessa contrarietà riguarda la previsione di incentivi e fiscalità di vantaggio nelle Zone di innovazione e sviluppo. Per la Cgil, la competitività di queste aree dovrebbe dipendere dalla capacità delle imprese di investire nell’innovazione di processo e di prodotto, non dalla modifica delle regole fiscali.

Il nodo della partecipazione agli utili

Un altro punto contestato riguarda la possibilità di favorire forme di partecipazione dei lavoratori alla gestione, al capitale e agli utili delle imprese, sulla base della legge numero 76 del 2025. Secondo la Cgil, la partecipazione agli utili rischia di trasformarsi in un’alternativa alla redistribuzione salariale negoziata attraverso la contrattazione. Il problema sarebbe particolarmente evidente nelle piccole e medie imprese, dove spesso non esiste una vera contrattazione aziendale e non sono previsti organi di sorveglianza o gestione nei quali garantire la rappresentanza dei lavoratori. Per il sindacato, le risorse pubbliche possono aiutare a diffondere la contrattazione, ma non devono sostituire la responsabilità delle imprese nella distribuzione della ricchezza prodotta.

Cgil: “Serve salario fresco, non soltanto benefit”

La distanza più evidente riguarda il peso attribuito ai benefit non monetari. Secondo la Cgil, welfare aziendale, agevolazioni e prestazioni defiscalizzate non possono rispondere da soli alle difficoltà economiche delle famiglie. “Per rispondere alla pandemia salariale ancora in corso serve salario fresco nella contrattazione. Benefit non monetari, deducibili o defiscalizzati, non rispondono all’urgenza concreta di lavoratrici, lavoratori e famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese.” La richiesta è quindi che qualsiasi intervento regionale abbia come priorità l’aumento delle retribuzioni e la redistribuzione della produttività e della ricchezza generata dalle imprese. “Non servono scorciatoie fiscali né strumenti che rischiano di sostituire il salario contrattato con benefit o partecipazione agli utili.”

L'articolo Lombardia, più salario e welfare con la contrattazione di secondo livello: via libera in consiglio proviene da Affaritaliani.it.

  •  

Legge elettorale, vertice di maggioranza: blitz in aula della destra per evitare l’ostruzionismo. Ancora scontro sulle preferenze

Niente emendamenti e tagliola sui tempi per andare in aula se l’opposizione farà ostruzionismo. La legge elettorale Stabilicum deve proseguire il suo percorso senza modifiche e tensioni interne alla maggioranza. I temi si affronteranno in aula, anche quello delle preferenze. È questa la linea emersa da una riunione di maggioranza a via della Scrofa con i delegati di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega sul tema della legge elettorale.

Giovedì dunque, quando scadranno i termini per presentare gli emendamenti, la maggioranza valuterà il da farsi in base all’atteggiamento delle opposizioni: se il centrosinistra presenterà migliaia di proposte di modifica, la destra ha trovato l’accordo per non presentarne. A quel punto si inizierà a discutere e poi il presidente della commissione Affari Costituzionali Nazario Pagano prenderà atto che non ci sono le condizioni per arrivare in aula entro fine giugno:si voterà il testo base della legge senza dare il mandato al relatore tagliando i tempi della discussione e senza votare gli emendamenti.

Diverso è il caso in cui l’opposizione dovesse essere dialogante e a quel punto le modifiche alla legge si potrebbero fare anche in commissione. La maggioranza, d’altronde, ha già pronte due correzioni: l’introduzione del Trentino Alto Adige all’interno del premio di maggioranza e la denominazione del “premio di governabilità” a cui sarà cambiato il nome in premio di circoscrizione. Due piccoli aggiustamenti obbligati che, a seconda dell’atteggiamento delle opposizioni, saranno presentati in commissione Affari Costituzionali alla Camera o direttamente in aula.

Sicuramente in aula arriverà invece la questione delle preferenze che oggi non sono previste nel testo della legge elettorale e su cui la maggioranza sta litigando. Giorgia Meloni spinge per reintrodurle e Fratelli d’Italia con Giovanni Donzelli sta studiando un modello simile a quello toscano: un sistema con i capilista bloccati e gli altri candidati scelti con le crocette. Ma Lega e Forza Italia continuano a opporsi. Il rischio resta quello che la maggioranza si spacchi a voto segreto. Di questo, comunque, si parlerà a luglio quando il testo arriverà in aula.

L'articolo Legge elettorale, vertice di maggioranza: blitz in aula della destra per evitare l’ostruzionismo. Ancora scontro sulle preferenze proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Responsabilità dei magistrati, Fi insiste per una legge: “Per noi è irrinunciabile”. Ma Nordio fa muro: “Inutile e insensata”

“Sosteniamo il sacrosanto diritto del cittadino colpito da malagiustizia a essere risarcito”. Dopo lo scontro con Fratelli d’Italia al vertice di maggioranza di mercoledì, Forza Italia torna a sfidare gli alleati sul tema della responsabilità civile dei magistrati, la bandiera scelta dagli azzurri in tema giustizia per l’ultima parte di legislatura. Nelle scorse settimane, nell’ambito del nuovo corso chiesto da Marina Berlusconi, il capogruppo alla Camera Enrico Costa ha chiesto un provvedimento per ampliare i casi in cui giudici e pm possono essere chiamati a risarcire i danni causati dalle loro decisioni: l’idea è di intervenire sulla norma per cui “non può dar luogo a responsabilità l’attività di interpretazione di norme di diritto né quella di valutazione del fatto e delle prove“, nonché sulla definizione di “colpa grave” che fonda la responsabilità. Il ministro Carlo Nordio – ispirato da FdI – aveva alzato un muro da subito: “Non è nel programma, né all’ordine del giorno e, per quanto mi riguarda, non lo sarà”, ha tagliato corto. Costa, però, non si arrende e rilancia con una nota congiunta firmata insieme all’omologa al Senato, Stefania Craxi: “Rendere effettiva la responsabilità civile del magistrato significa mettere al centro la persona, i suoi diritti e le sue libertà”, si legge. “La centralità della persona è un principio che appartiene al dna di Forza Italia e della sua azione politica, ed è la chiave con cui va affrontato il tema”.

“A scanso di equivoci”, sottolineano i due capigruppo, “non parliamo di censure alla discrezionalità di giudizio delle toghe, ma di errori gravi per i quali le persone hanno perso libertà, lavoro, risparmi e occasioni professionali e imprenditoriali, hanno avuto la reputazione infangata e subìto il tracollo della propria attività e la disgregazione della famiglia. In 15 anni, soltanto 15 vittime di malagiustizia hanno ottenuto il risarcimento del danno: una all’anno, per colpa di una legge inadeguata. È mai possibile? Nell’identità liberale che ci anima, la priorità è la tutela del cittadino e dei suoi diritti, specialmente se a violarli è lo Stato”, incalzano. I berlusconiani replicano anche al mantra di Nordio – ripetuto ancora sabato in un’intervista a Repubblica – secondo cui i magistrati inadeguati “non vanno colpiti nel portafoglio ma nella carriera“, cioè sul piano disciplinare: “La responsabilità civile non è uno strumento per “colpire” nel portafoglio il magistrato che sbaglia, ma un istituto di tutela di fronte alle ingiustizie. Ecco perché il ballottaggio tra responsabilità civile e responsabilità disciplinare a nostro parere non è appropriato: si tratta di istituti giuridici con natura e finalità diverse. E dev’essere chiaro che per Forza Italia la tutela dei diritti del cittadino è una missione irrinunciabile”.

Non passa nemmeno mezza giornata, però, che il Guardasigilli torna a respingere gli alleati usando la stessa argomentazione: “La responsabilità civile dei magistrati secondo me è un provvedimento inutile, perché colpire il magistrato inetto, inadeguato, indegno, impreparato sul portafoglio non ha nessuna deterrenza e non ha neanche nessuna efficacia sanzionatoria, perché sono e siamo tutti ultra-assicurati”, dice alla festa del Foglio a Venezia. “Io capisco il principio “chi sbaglia paga”, e il nostro referendum era fondato su quello, perché avevamo previsto il sorteggio nella sezione disciplinare (del Csm, ndr) proprio per evitare la giustizia domestica. Bocciato questo, l’idea anche di costituire un tavolo tecnico per discutere la responsabilità civile dei magistrati, a parte che in questa legislatura non avremmo il tempo di portarlo in Parlamento, rischia di essere una specie di surrogato – su cui discuteremo – ma che vedo inutile”, ripete. “Non c’è nessun senso nel sanzionare pecuniariamente un magistrato inadeguato. Va invece sanzionato nella carriera, nella promozione o addirittura nel caso di inadeguatezza assoluta con la rimozione. Cioè, o deve cambiare mestiere o magari deve cambiare ufficio”. Nordio frena anche sulle altre riforme spinte da Forza Italia, quelle della prescrizione e del sequestro degli smartphone, già approvate in un ramo del Parlamento ma ferme rispettivamente al Senato e alla Camera: “Il Parlamento è sovrano e deciderà”, si limita a dire. Ma allo stesso tempo pronuncia parole simili a una resa dopo la sconfitta al referendum costituzionale: “È chiaro che di fronte a una manifestazione di volontà popolare, che può essere interpretata in mille modi – politico, emotivo o altro – però è stata manifestata e va rispettata, il cammino delle riforme è molto più difficile“, ammette.

Forza Italia però non ha intenzione di abbandonare la sua crociata. Sull’ampliamento della responsabilità civile Costa ha battuto sabato anche in un’intervista al Corriere: “È falso che metta a rischio l’indipendenza della magistratura. Autonomia non significa immunità. Anche di fronte a macroscopici errori, il magistrato non è mai chiamato a rispondere”. La legge attuale, sostiene il deputato, “prevede limitazioni che non fanno scattare la responsabilità del magistrato neppure di fronte a enormi ingiustizie. Addirittura, gli errori sulla valutazione del fatto e della prova non sono sindacabili. Questo impedisce al cittadino di far valere il proprio diritto al risarcimento del danno”. Sulla stessa linea il viceministro azzurro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto: “Nella riunione di maggioranza abbiamo chiesto un tavolo per discutere della responsabilità civile dei magistrati. È chiaro che non esiste una responsabilità senza sanzioni: un intervento è necessario. Non c’è nessun revanchismo, non c’è voglia di punire nessuno, ma di responsabilizzare tutti. È necessario stabilire delle regole per cui, come per tutti gli altri, i magistrati siano effettivamente chiamati a dare conto degli errori gravi”, ha detto al Quotidiano nazionale.

L'articolo Responsabilità dei magistrati, Fi insiste per una legge: “Per noi è irrinunciabile”. Ma Nordio fa muro: “Inutile e insensata” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Fiumicino, il senatore di FdI Menia attacca una coppia gay all’aeroporto: “Basta effusioni, fatele a casa vostra”

“Niente carezze ed effusioni in pubblico”. Sono passate da poco le 21 e alla lounge Ita dell’aeroporto di Fiumicino, in un attimo, scoppia un battibecco. Protagonista il senatore di Fratelli d’Italia Roberto Menia che nota due ragazzi scambiarsi effusioni al tavolino accanto. Stanno facendo una videochiamata con degli amici scambiandosi qualche carezza, ma questo al senatore meloniano non va bene. Non gli va giù. Non è ammissibile, per lui. Così reagisce: “Ora basta, le effusioni fatele a casa vostra“. Una scena che non passa inosservata.

I due ragazzi protestano, non capiscono cosa hanno fatto di male se non scambiarsi qualche gesto d’amore in pubblico. Ma Menia – storico esponente di Fratelli d’Italia con una lunga militanza nel Msi e in An – non ci sta e i due giovani sono costretti a chiamare gli assistenti della lounge Ita di Fiumicino che però non allontanano il senatore di Fratelli d’Italia. Così a intervenire ci pensa il capogruppo del M5s Luca Pirondini che calma Menia e gli fa capire a brutto muso che non si deve permettere: “Gli ho detto che non doveva azzardarsi a dire cose del genere a una coppia di ragazzi che erano seduti al tavolo e non facevano niente di male, l’omofobia nel nostro Paese non è ammessa”, racconta il senatore pentastellato. Alla fine i due ragazzi restano per un po’, finchè non raggiungono il gate per il loro volo, indignati.

Anche Menia conferma il racconto. Rispondendo al Fatto dall’aereo spiega: “Avevo questi due signori seduti vicino alla lounge ma a me da ragazzino hanno insegnato l’educazione”. Cosa nello specifico? “Che quando sei all’aeroporto o al bar, non ti sbaciucchi non ti tocchi. E invece loro si mostravano a tocchettarsi e a baciarsi a vicenda. Questo non va bene: vale per un uomo e una donna, un uomo e un uomo e donna con un’altra donna. Loro (gli omosessuali, ndr) non sono più uguali degli altri: in un posto pubblico bisogna comportarsi come ci si comporta civilmente in un luogo pubblico“. E loro che le hanno risposto? “Mi hanno insultato: mi hanno detto ‘crepa’, ‘ti venga un tumore’ – continua Menia – ma sono abituati a fare vittime. Lei quando va con il suo ragazzo o la sua ragazza in pubblico cosa fa, si tocca? Erano tocchi continui. Hanno infastidito diversi. In molti mi hanno detto: ‘Bravo hai fatto bene'”.

L'articolo Fiumicino, il senatore di FdI Menia attacca una coppia gay all’aeroporto: “Basta effusioni, fatele a casa vostra” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Legge elettorale, approvato il testo base: tempi compressi sugli emendamenti. Le opposizioni: “Umiliante forzatura”

La Commissione Affari costituzionali della Camera ha adottato la nuova proposta della maggioranza, il cosiddetto “Bignami bis” (dal nome del capogruppo di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami) come testo base per la discussione sulla legge elettorale. Rispetto alla versione licenziata nei mesi scorsi dal Consiglio dei ministri, il premio di maggioranza resta fissato in settanta seggi alla Camera e 35 al Senato, ma verrà assegnato solo se la stessa lista o coalizione arriverà prima in entrambi i rami del Parlamento e supererà la soglia del 42% (non più del 40%). Il tetto massimo dei seggi raggiungibili con il premio, poi, scende da 230 a 220 alla Camera e da 114 a 113 al Senato, così da impedire il raggiungimento del 60% che permetterebbe alla maggioranza del momento di eleggere da sola vari organi di garanzia. “Abbiamo accolto molti elementi emersi dalle audizioni. Le modifiche apportate rendono il premio ragionevole e proporzionato perché arriva al massimo al 13%. Credo e spero ci sia la disponibilità a fare proposte che possano essere accolte e magari oggetto di valutazione”, ha detto in Commissione il relatore del testo, il deputato di Fratelli d’Italia Angelo Rossi.

L’approdo in Aula del provvedimento per la discussione generale è calendarizzato al 26 giugno: dopo le proteste delle opposizioni in Ufficio di Presidenza, il termine per la presentazione di emendamenti in Commissione è stato fissato tra una settimana, giovedì 11 giugno alle 12, mentre la destra avrebbe voluto anticiparlo addirittura a lunedì 8. In base al calendario concordato, il 15 giugno la Presidenza comunicherà le inammissibilità l’esame degli emendamenti è previsto tra il 26 e il 23, mentre il 24 dovrebbe tenersi il voto sul mandato al relatore. “Le continue compressioni dei tempi da parte della maggioranza rappresentano un’umiliante forzatura su una legge elettorale che dovrebbe essere frutto di un confronto ampio tra tutte le forze politiche. Invece si procede con testi definiti fuori dal Parlamento, nei vertici di maggioranza a palazzo Chigi, e poi semplicemente portati in commissione per essere ratificati in fretta e furia“, attaccano in una nota congiunta i capigruppo di opposizione nell’organo, Simona Bonafè (Pd), Filiberto Zaratti (Avs), Alfonso Colucci (M5s), Maria Elena Boschi (Iv) Riccardo Magi (+Europa) e Matteo Richetti (Azione).

L'articolo Legge elettorale, approvato il testo base: tempi compressi sugli emendamenti. Le opposizioni: “Umiliante forzatura” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Olimpiadi 2026, in Valtellina FdI attacca la Lega. Anzi no. Ecco il comunicato-verità, poi minimizzato

Fratelli d’Italia contro la Lega, in provincia di Sondrio, a causa degli scandali e delle inchieste olimpiche, per smascherare quella Zona Franca che si è creata troppo a lungo attorno al grande evento celebrato tre mesi fa. C’era da strabuzzare gli occhi quando il Coordinamento Provinciale del partito di Giorgia Meloni ha diffuso un comunicato carico di sospetti e censure: “Appalti olimpici e inchiesta Simico: un silenzio che preoccupa”. Bastavano le prime righe per capire che non si trattava di un’allucinazione e si profilava una clamorosa spaccatura. “Le notizie relative all’inchiesta della Procura di Belluno che c

oinvolge i vertici di Simico (Società Infrastrutture Milano Cortina, che dipende dal ministero di Matteo Salvini, ndr) non possono lasciare indifferente il territorio valtellinese, direttamente interessato da importanti opere olimpiche finanziate con ingenti risorse pubbliche”. Già l’appello a non girarsi dall’altra parte di fronte all’indagine per turbativa d’asta riguardante la cabinovia incompiuta di Socrepes a Cortina appariva una novità. Da quando l’Italia ha ottenuto nel 2019 l’assegnazione dei Giochi, dal centrodestra si sono levate solo voci entusiastiche, rassicurazioni che tutto stava procedendo per il meglio, che le Olimpiadi a costo zero sarebbero state un successo.

La linea di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia non è mai mutata in questo lungo arco di tempo, anzi ha visto i rappresentanti politici dei tre partiti (i ministri Andrea Abodi, Matteo Salvini e Antonio Tajani, con i governatori Attilio Fontana, Luca Zaia e Maurizio Fugatti) sempre schierati sul versante dell’ottimismo, a costo di negare l’evidenza. Il comunicato di FdI di Sondrio è nato da una giustificazione locale, dopo che Simico ha dato la disdetta al raggruppamento di imprese condotto dalla bresciana Graffer che aveva ricevuto l’incarico di costruire una cabinovia da 44,8 milioni anche a Bormio, oltre che a Cortina e Livigno. Si tratta di una delle tante eredità olimpiche, annunciate in pompa magna, che subisce uno stop in Valtellina e pone interrogativi anche sullo sviluppo dell’appalto nel Piccolo Tibet.

La denuncia dei meloniani continuava riferendosi all’inchiesta che coinvolge Graffer (indagata anche a Verbania per un impianto non olimpico) e Simico: “Sorprende il totale silenzio della Lega e dell’amministrazione comunale di Bormio, che negli ultimi anni hanno rivendicato come propri i risultati e gli investimenti legati alle Olimpiadi. Se fino a ieri qualcuno si attribuiva il merito delle opere, oggi è doveroso che gli stessi soggetti si assumano la responsabilità politica di spiegare ai cittadini quale sia lo stato effettivo degli interventi, quali procedure siano state adottate e quali garanzie siano state poste a tutela della trasparenza”.

Un attacco frontale. “Bormio rappresenta uno dei principali poli di investimento dell’intero progetto Milano-Cortina. Per questo Fratelli d’Italia chiede che il Sindaco di Bormio riferisca pubblicamente sullo stato delle opere e che venga resa disponibile una relazione aggiornata sugli affidamenti, sui cronoprogrammi e sulle eventuali criticità emerse nel corso della realizzazione degli interventi”. Per la verità il sindaco Silvia Cavazzi non è della Lega, ma di una lista civica. La conclusione della nota pone un problema a lungo trascurato: la rendicontazione della dispendiosissima organizzazione dei grandi eventi pagati con soldi pubblici. “Le Olimpiadi costituiscono un’occasione storica per la Valtellina. Proprio per questo non possono essere trasformate in una zona franca sottratta al confronto politico e al controllo pubblico. Chi ha governato e continua a governare il territorio ha il dovere di rispondere alle domande dei cittadini. Il tempo dei comunicati celebrativi è finito: è arrivato il momento della trasparenza e della responsabilità”.

Finalmente un po’ di verità attorno alle Olimpiadi? L’epoca dei silenzi politici complici è giunta al capolinea, anche se con colpevole ritardo? Niente di tutto questo. Dopo poche ore il coordinatore provinciale di FdI, Francesco Romualdi, ha fornito l’interpretazione autentica del comunicato emesso dallo stesso Coordinamento Provinciale da lui presieduto. Il dietrofront è plateale. “Fratelli d’Italia ha il massimo rispetto per la Lega e non ha alcun dubbio che le indagini confermeranno il buon lavoro di tutte le forze politiche che hanno insieme lavorato per la buona riuscita delle Olimpiadi. Non esiste alcun caso politico con la Lega”. Strano, sembrava esattamente il contrario. Il diktat di Romualdi non ammette repliche. “Confido che le inutili discussioni e speculazioni scaturite dalla nota di ieri si trasformino in una sana e salda collaborazione che il territorio provinciale richiede”.

La sindaca Cavazzi, da noi interpellata, ha elogiato i benefici di legacy per il territorio, glissando su qualsiasi riflessione critica o autocritica. Gli unici che si sono esercitati in questa funzione necessaria per la buona amministrazione sono stati in questi anni gli ambientalisti, Alleanza Verdi Sinistra e il Movimento Cinquestelle. Tutto il resto, a destra e non solo, compone una desolante Zona Franca che, evidentemente, non è solo una prerogativa economica di Livigno, dove non si pagano Iva e accise, ma comprende un’enorme area grigia delle istituzioni. Vietato parlare di spese folli, opere fatte male, ritardi o incompiute. Un silenzio scaltro, compiacente e compiaciuto, domina nelle vallate del Nord, benedette da una nevicata di miliardi.

L'articolo Olimpiadi 2026, in Valtellina FdI attacca la Lega. Anzi no. Ecco il comunicato-verità, poi minimizzato proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Giustizia, scontro FdI-Fi al vertice con Nordio: gli azzurri chiedono uno sprint sulle riforme, i meloniani fanno muro

Sulla giustizia nel centrodestra è ormai scontro aperto. A oltre due mesi dalla disfatta al referendum, le divergenze tra alleati sono esplose mercoledì mattina nel vertice con i capigruppo di maggioranza al ministero, convocato dal Guardasigilli Carlo Nordio su richiesta di Forza Italia e durato quasi tre ore. Gli azzurri Stefania Craxi ed Enrico Costa, spalleggiati dal viceministro Francesco Paolo Sisto, hanno insistito per portare a termine le riforme della prescrizione e del sequestro degli smartphone, già approvate da un ramo del Parlamento, in modo da “dare risposte” ai 12 milioni di elettori che hanno votato Sì. Una posizione su cui c’è il sostanziale accordo anche della Lega. Fratelli d’Italia, però, ha alzato un muro di gomma: i meloniani, poco entusiasti di aprire nuovi fronti con la magistratura, prendono tempo chiedendo modifiche ai due provvedimenti, che intanto restano congelati in commissione. I due partiti spingono in direzioni opposte anche per quanto riguarda il gip collegiale, la norma – contenuta nella legge Nordio del 2024 – che dal 25 agosto imporrebbe un collegio di tre giudici, invece di uno solo, per decidere sulle richieste di custodia cautelare in carcere. Di fronte agli allarmi delle toghe, che avvertono sul rischio paralisi dei tribunali per le carenze di personale, il ministero ha già deciso di rinviare l’entrata in vigore. I berlusconiani però vorrebbero un differimento di pochi mesi, mentre Nordio e FdI ragionano su un termine più lungo (tra nove mesi e un anno) per scavallare le elezioni, e bocciano la proposta di Forza Italia di prevedere i collegi solo nei grandi tribunali – dove i giudici sono di più – per velocizzare l’applicazione. Uno stallo che ha costretto a convocare una nuova riunione per il 9 giugno, quando il ministro, i suoi vice e i partiti si rivedranno per trovare una quadra.

A Forza Italia sta a cuore soprattutto il ddl sul sequestro degli smartphone, firmato dal senatore azzurro Pierantonio Zanettin e da Giulia Bongiorno, presidente leghista della Commissione Giustizia di palazzo Madama. In base al testo, per sequestrare un dispositivo elettronico e acquisire i suoi contenuti i pm dovranno ottenere più via libera dal gip tramite una complessa procedura, mentre adesso possono farlo in autonomia con un decreto. Dopo l’ok al Senato nell’aprile 2024, il provvedimento è rimasto bloccato alla Camera per il veto di Fratelli d’Italia e in particolare di Chiara Colosimo, presidente della Commissione bicamerale Antimafia, che si è fatta interprete dei timori del procuratore nazionale Giovanni Melillo per i potenziali “effetti disastrosi” delle nuove norme. Colosimo ha presentato una lunga serie di emendamenti alla riforma, che ora Fratelli d’Italia chiede di approvare: nell’ultima conferenza dei capigruppo il ddl è stato calendarizzato in Aula per luglio, ma l’iter in Commissione non sembra vicino a sbloccarsi. I meloniani chiedono modifiche anche alla riforma della prescrizione, e in particolare una norma transitoria per evitare il rischio-amnistia di cui ha parlato in audizione l’Associazione nazionale magistrati. Infine, Nordio ha ribadito la sua contrarietà all’ipotesi di una legge per estendere la responsabilità civile dei magistrati, lanciata dal capogruppo azzurro alla Camera Enrico Costa. Sul tema il ministro si è richiamato alle sue parole dei giorni scorsi: un provvedimento del genere “non è nel programma, né all’ordine del giorno e, per quanto mi riguarda, non lo sarà”, aveva detto.

L'articolo Giustizia, scontro FdI-Fi al vertice con Nordio: gli azzurri chiedono uno sprint sulle riforme, i meloniani fanno muro proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  
❌