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Tregua anche in Libano, 300 miliardi Usa per la ricostruzione, il programma nucleare di Teheran: il testo integrale del memorandum Usa-Iran

Stop allo scontro bellico tra Usa e Iran, anche in Libano, graduale eliminazione delle sanzioni e sblocco dei beni congelati alla Repubblica Islamica, un piano per la futura gestione dello Stretto di Hormuz e, ovviamente, la questione del nucleare iraniano ancora da delineare completamente. Sono solo alcuni dei punti contenuti nel Memorandum of understanding che i rappresentanti di Washington e Teheran si apprestano a firmare venerdì. Un’intesa che rappresenta un punto di partenza per arrivare a un accordo di pace che ottenga l’approvazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e che gli Stati Uniti hanno diffuso integralmente. Ecco il testo completo.

Paragrafo 1
Gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran e i loro alleati nell’attuale guerra, con la firma del presente M.O.U. (Memorandum d’Intesa), dichiarano l’immediata e permanente cessazione delle operazioni militari su tutti i fronti, incluso il Libano, e si impegnano sin d’ora a non iniziare alcuna guerra o alcuna operazione militare l’uno contro l’altro e ad astenersi dalla minaccia o dall’uso della forza l’uno contro l’altro e dal garantire l’integrità territoriale e la sovranità del Libano. L’accordo finale confermerà la cessazione permanente della guerra su tutti i fronti, incluso il Libano, e le altre disposizioni del presente paragrafo.

Paragrafo 2
Gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran si impegnano a rispettare reciprocamente la rispettiva sovranità e integrità territoriale e ad astenersi dall’interferire negli affari interni l’uno dell’altro.

Paragrafo 3
Gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran si impegnano a negoziare e a raggiungere l’accordo finale entro un massimo di 60 giorni, prorogabili con mutuo consenso.

Paragrafo 4
Immediatamente dopo la firma del presente M.O.U., gli Stati Uniti d’America inizieranno la rimozione del proprio blocco navale e di qualsiasi disturbo o impedimento contro la Repubblica Islamica dell’Iran e porranno completamente fine al blocco navale entro 30 giorni. Durante questo periodo, il traffico delle navi sarà proporzionato ai livelli di traffico precedenti alla guerra che verranno ripristinati dalla Repubblica Islamica dell’Iran. Gli Stati Uniti d’America si impegnano inoltre a ritirare le proprie forze dalle vicinanze della Repubblica Islamica dell’Iran entro 30 giorni dall’accordo finale.

Paragrafo 5
Con la firma del presente M.O.U., la Repubblica Islamica dell’Iran adotterà, impiegando i propri migliori sforzi, disposizioni per il passaggio sicuro delle navi commerciali, senza alcun addebito, per soli 60 giorni dal Golfo Persico al Mare dell’Oman e viceversa. Il traffico delle navi commerciali inizierà immediatamente e, considerando la necessità di rimuovere gli ostacoli tecnici e militari e di effettuare lo sminamento da parte della Repubblica Islamica dell’Iran, sarà ripristinato entro 30 giorni. La Repubblica Islamica dell’Iran condurrà un dialogo con il Sultanato dell’Oman per definire la futura amministrazione e i servizi marittimi nello Stretto di Hormuz, in discussione con gli altri Stati rivieraschi del Golfo Persico, in conformità al diritto internazionale applicabile e ai diritti sovrani degli Stati costieri dello Stretto di Hormuz.

Paragrafo 6
Gli Stati Uniti d’America si impegnano, insieme ai partner regionali, a sviluppare un piano definitivo e concordato reciprocamente, con almeno 300 miliardi di dollari statunitensi, per la ricostruzione e lo sviluppo economico della Repubblica Islamica dell’Iran. Il meccanismo per l’attuazione di tale piano sarà finalizzato come parte dell’accordo finale entro 60 giorni. Tutte le licenze, deroghe e autorizzazioni necessarie per le pertinenti transazioni finanziarie saranno concesse dagli Stati Uniti d’America.

Paragrafo 7
Gli Stati Uniti d’America si impegnano a porre fine a tutti i tipi di sanzioni contro la Repubblica Islamica dell’Iran, comprese le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, le risoluzioni del Consiglio dei Governatori dell’A.I.E.A. e tutte le sanzioni unilaterali statunitensi, primarie e secondarie, secondo un calendario concordato nell’ambito dell’accordo finale. La Repubblica Islamica dell’Iran e gli Stati Uniti d’America riconoscono l’importanza critica della questione della cessazione delle sanzioni sopra menzionata ed esprimono l’intenzione di affrontare immediatamente tali questioni nei negoziati al fine di raggiungere un accordo reciproco su di esse.

Paragrafo 8
La Repubblica Islamica dell’Iran riafferma che non procurerà né svilupperà armi nucleari. Gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran hanno concordato di risolvere la destinazione del materiale arricchito immagazzinato secondo un meccanismo che sarà concordato reciprocamente in conformità con il calendario menzionato nel Paragrafo 7, con la metodologia minima consistente nella diluizione in loco sotto la supervisione dell’A.I.E.A. Le due parti hanno inoltre concordato di discutere la questione dell’arricchimento e altre questioni concordate reciprocamente relative alle esigenze nucleari della Repubblica Islamica dell’Iran, sulla base del quadro normativo che sarà concordato nell’accordo finale. L’accordo finale confermerà le disposizioni del presente paragrafo. Gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran riconoscono l’importanza critica delle questioni nucleari sopra menzionate ed esprimono l’intenzione di affrontarle immediatamente nei negoziati al fine di raggiungere un accordo reciproco su di esse.

Paragrafo 9
In attesa dell’accordo finale, gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran concordano di mantenere lo status quo. La Repubblica Islamica dell’Iran manterrà l’attuale status quo del proprio programma nucleare e gli Stati Uniti d’America non imporranno nuove sanzioni e non dispiegheranno ulteriori forze nella regione.

Paragrafo 10
Gli Stati Uniti d’America si impegnano affinché, immediatamente dopo la firma del presente M.O.U. e fino alla cessazione delle sanzioni, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti emetta deroghe per l’esportazione del petrolio greggio iraniano, dei prodotti petroliferi e dei derivati, nonché di tutti i servizi associati, comprese le transazioni bancarie, le assicurazioni, i trasporti, ecc.

Paragrafo 11
Gli Stati Uniti d’America si impegnano a rendere pienamente disponibili all’uso i fondi e i beni congelati o soggetti a restrizioni della Repubblica Islamica dell’Iran al momento dell’attuazione del presente M.O.U. Gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran concorderanno reciprocamente le procedure relative allo sblocco di tali fondi durante i negoziati. Tali fondi, sia che restino nel conto originario sia che vengano trasferiti, dovranno essere resi pienamente utilizzabili per il pagamento a qualsiasi beneficiario finale designato dalla Banca Centrale della Repubblica Islamica dell’Iran. Gli Stati Uniti d’America si impegnano a rilasciare tutte le licenze e le autorizzazioni necessarie a tal fine.

Paragrafo 12
Gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran concordano che sarà istituito un meccanismo esecutivo per monitorare l’efficace attuazione del presente M.O.U. e il futuro rispetto dell’accordo finale.

Paragrafo 13
Dopo la firma del presente M.O.U. e subordinatamente all’inizio dell’attuazione dei Paragrafi 1, 4, 5, 10 e 11 del presente M.O.U., nonché alla continua attuazione di tali misure, gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran avvieranno negoziati riguardanti l’accordo finale esclusivamente sugli altri paragrafi.

Paragrafo 14
L’accordo finale sarà approvato mediante una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

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G7, Licheri (M5s): “Si conferma l’impalpabilità della Ue, non siamo contemplati nella riconfigurazione dell’ordine mondiale”

“È un vertice che continua a confermare l’impalpabilità dell’Europa. Non riusciamo a uscire da questa condizione di impercettibilità politica, nella consapevolezza che siamo davanti a una riconfigurazione dell’ordine mondiale e l’Europa non è contemplata“. Così il senatore del M5s Ettore Licheri, in una rilasciata a Lanfranco Palazzolo per Radio Radicale, commenta il G7 a Évian-les-Bains, in Francia. Al tavolo siedono i leader di Stati Uniti, Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Canada, Giappone e l’Unione Europea, in un contesto segnato dalle tensioni in Ucraina e dalle recenti evoluzioni nel Medio Oriente.

Licheri sottolinea che l’Europa resta ai margini del nuovo assetto globale: “Dobbiamo essere consapevoli di questo, l’Europa non fa parte di questo progetto di ricostruzione dell’ordine mondiale”..
Secondo il parlamentare, quando Trump ha ridotto l’attenzione sul conflitto russo-ucraino, anche a causa degli eventi nello Stretto di Hormuz, si è aperta una finestra di opportunità che l’Europa avrebbe potuto cogliere per riprendere un ruolo di protagonista inizialmente negato. “C’è stata una dichiarazione pubblica da parte di Putin che invitava l’Europa a trovare un inviato speciale – ricorda Licheri – Sapete da quanti anni il M5s cerca di sposare questa svolta negoziale, non accettando che la strategia bellicista del gonfiare l’Ucraina di armi e di soldi possa essere una strada che porti a una soluzione”.
Per il senatore serviva indicare un delegato di pace: “Noi non siamo riusciti ancora oggi a nominare come Unione Europea un inviato di pace, questo dà la cifra dell’irrilevanza internazionale che in questo momento ha l’Europa”.

Licheri invita a non illudersi su un appoggio incondizionato agli Stati Uniti, tenendo conto del rapporto tra Trump e Putin: “Se noi non capiamo che Trump è contro l’Occidente e riconosce come interlocutore Putin e se l’Europa invece è contro Putin, allora siamo dentro un fatto paradossale”.
E aggiunge: “Noi non possiamo pensare in questo momento di poter reggere solo ed esclusivamente sull’alleanza atlantica storica che pure deve essere mantenuta, deve essere difesa, deve essere conservata, perché l’America in questo momento è al suo punto più basso di influenza e di prestigio internazionale e siccome la politica estera è una scienza quasi esatta, questa perdita di influenza, questa perdita di prestigio americano la pagheremo anche noi occidentali, nel bene o nel male“.

Sul cambio di rotta di Trump rispetto all’Ucraina, Licheri mantiene cautela: “Vediamo se dura, aspettiamo domani, perché lui ci ha già abituato a questi saliscendi così vertiginosi”.
Ribadisce che non può esserci una pace giusta senza l’Europa al tavolo: “Dobbiamo considerare l’Ucraina parte del continente europeo, il che non significa ovviamente consentirle una procedura accelerata di ingresso all’Unione Europea, perché gli standard democratici valgono per tutti e anche per l’Ucraina. Però certamente, se noi riuscissimo a imboccare quella svolta negoziale, probabilmente potremmo salvare o comunque proteggere l’integrità territoriale dell’Ucraina molto meglio di quanto possa fare Trump“.

Sulla possibile missione italiana per sminare lo Stretto di Hormuz, Licheri esprime sostegno di principio ma invita alla prudenza: “L’iniziativa è sicuramente positiva, va in direzione di una stabilità di quel quadrante, tutto ciò che va in direzione della pace, il M5s lo accoglie con favore, anzi lo sostiene, però prudenza e cautela, perché stiamo andando in una zona di guerra, non abbiamo ancora una tregua, abbiamo semplicemente un’intesa temporale di soli 60 giorni”.
Il senatore pone domande concrete sulle garanzie: “È necessario capire se avremo una copertura internazionale, se saremo dentro una cornice internazionale, se ci sono le Nazioni Unite, se non ci sono, dobbiamo capire quali sono le catene di comando, quali sono le regole d’ingaggio. Tanto per essere chiari, se qualcuno spara contro una nave italiana, noi possiamo rispondere al fuoco? La risposta sarà concertata, a livello collegiale?”.

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Fonti Ue: “Il Consiglio europeo ha avviato canali diplomatici con la Russia per aprire un tavolo negoziale”

I messaggi velati, i tira e molla e gli ammiccamenti delle scorse settimane tra Russia, Unione europea e Ucraina hanno portato a dei risultati. Secondo un alto funzionario Ue, il Consiglio europeo, nella figura del suo presidente Antonio Costa, ha avviato “canali diplomatici” telefonici con il Cremlino nel tentativo di stabilire e mantenere contatti per arrivare alla fine del conflitto. “Nelle scorse settimane – dice – sono stati effettuati brevi contatti a livello diplomatico per aprire canali di comunicazione, ma non si è discusso nulla di sostanziale”.

I segnali che qualcosa nella postura dei vari attori protagonisti stesse cambiando lo si era capito già dalla lettera aperta di Volodymyr Zelensky con la quale si chiedeva a Vladimir Putin un incontro. La volontà di Kiev è stata messa nero su bianco, mentre rimaneva sospesa quella di Mosca. Che però, il 27 maggio, nel corso della visita di Stato del presidente ad Astana, in Kazakistan, si era esposta col portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. E il messaggio, questa volta, era diretto proprio alle cancellerie europee: “La Russia e il presidente Putin sono aperti ai negoziati con l’Ue, ma gli europei stanno iniziando solo ora a prepararsi”, aveva detto.

Per la fonte, “in qualsiasi scenario futuro l’Ue ha interessi specifici che dovranno essere difesi, pertanto è importante aver stabilito canali diplomatici con la Russia. L’Ue non è un mediatore. Sostiene l’Ucraina nei suoi sforzi per raggiungere una pace giusta e duratura”. Tradotto: l’Unione europea non può limitarsi a fare il padrone di casa in un ipotetico negoziato tra Mosca e Kiev, ma è parte interessata dalle conseguenze del conflitto e dai termini di un futuro accordo. Prima cosa perché si tratta di una guerra combattuta ai suoi confini, secondariamente perché l’Ucraina sta procedendo nel suo percorso di adesione all’Ue.

Zelensky ha capito che la presenza di Bruxelles al tavolo potrebbe facilitare il buon esito di futuri colloqui. Così “ha invitato l’Europa ad assumere un ruolo più attivo nel creare le condizioni per facilitare i negoziati di pace. Nelle scorse settimane, il presidente Antonio Costa si è coordinato strettamente con i leader europei su un possibile coinvolgimento con la Russia e sulle questioni da discutere al momento opportuno”.

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“I am the boss”, “Il capo sono io”: così Trump si presenta alla riunione del G7 di Evian

I am the boss“, “il capo sono io”: così stamattina ha esclamato Donald Trump avvertendo del suo arrivo al tavolo della riunione del G7 di Evian dedicata allo sviluppo internazionale. Il presidente americano, vedendo gli altri collleghi capi di stato e di governo già seduti, si è rivolto a loro con il suo “I’m the boss”, poi sorridendo si è seduto al suo posto. Nell’arrivare al tavolo, ha stretto la mano al presidente francese, Emmanuel Macron, che – in inglese – gli ha chiesto “come va?”. In un altro scambio con i leader, in mattinata, Trump si era lamentato che nella sala delle riunioni faceva troppo caldo.

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Iran-Usa, ecco i 14 punti dell’accordo: per Teheran via tutte le sanzioni, ok all’export del petrolio e fondi per 300 miliardi

L’emittente televisiva saudita Al Arabiya ha ottenuto la bozza del “memorandum d’intesa” raggiunto da Stati Uniti e Iran per porre fine alla guerra. Il testo, sul quale ancora non sono giunte conferme da Washington e Teheran, contiene 14 punti e prevede un cessate il fuoco, la riapertura dello Stretto di Hormuz, l’impegno a non produrre armi nucleari e la revoca delle sanzioni statunitensi con un piano di sostegno economico da 300 miliardi di dollari.

1. La Repubblica Islamica dell’Iran e gli Stati Uniti, insieme ai loro alleati nella guerra in corso, dichiarano, con la firma del presente Memorandum d’intesa, la fine immediata e permanente della guerra su tutti i fronti, Libano compreso, e si impegnano a non intraprendere d’ora in poi alcuna azione ostile l’uno contro l’altro e ad astenersi dalla minaccia o dall’uso della forza reciproca. L’accordo finale confermerà le disposizioni del presente articolo e dei restanti articoli.

2. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti si impegnano a rispettare la sovranità e l’integrità territoriale dell’altro e ad astenersi dall’interferire negli affari interni dell’altro.

3. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti si impegnano a negoziare e raggiungere un accordo definitivo entro un periodo massimo di 60 giorni, prorogabile di comune accordo.

4. Immediatamente dopo la firma del presente Memorandum d’intesa, gli Stati Uniti si impegnano a revocare il blocco navale e ad evitare qualsiasi interferenza o ostruzione nei confronti della Repubblica islamica dell’Iran, ripristinando il traffico entro un massimo di 30 giorni alla sua piena capacità; il traffico navale dovrà essere proporzionale al volume di traffico prebellico da parte della Repubblica islamica dell’Iran. Gli Stati Uniti si impegnano inoltre a ritirare le proprie forze dalle aree circostanti entro 30 giorni dall’accordo definitivo.

5. A seguito della firma del presente Memorandum d’intesa, la Repubblica islamica dell’Iran adotterà immediatamente le misure necessarie per garantire che il transito delle navi mercantili dal Golfo Persico al Mar d’Oman e viceversa riprenda entro 30 giorni ai livelli prebellici, tenendo conto della necessità di rimuovere gli ostacoli tecnici e di neutralizzare le mine da parte dell’Iran.

6. Gli Stati Uniti si impegnano, insieme ai loro partner regionali, a creare un piano globale concordato da entrambe le parti per la riabilitazione e lo sviluppo economico della Repubblica islamica dell’Iran, garantendo un finanziamento di almeno 300 miliardi di dollari. Il meccanismo di attuazione di questo piano, nell’ambito dell’accordo finale, sarà definito entro 60 giorni.

7. Gli Stati Uniti si impegnano a porre fine, secondo un calendario da concordare nell’ambito dell’accordo finale, a tutte le tipologie di sanzioni attualmente in vigore nei confronti della Repubblica islamica dell’Iran, comprese le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e del Consiglio dei governatori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), nonché a tutte le sanzioni unilaterali statunitensi, sia primarie che secondarie.

8. La Repubblica islamica dell’Iran ribadisce che non produrrà mai armi nucleari. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti hanno concordato che il destino del materiale arricchito e il destino di tutte le altre questioni nucleari di comune accordo, comprese le esigenze nucleari dell’Iran, saranno adeguatamente affrontati in un accordo finale; l’accordo finale confermerà le disposizioni del presente articolo.

9. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti concordano che, in attesa di un accordo definitivo, manterranno lo status quo: l’Iran manterrà lo status quo sul suo programma nucleare e gli Stati Uniti non imporranno nuove sanzioni all’Iran né rafforzeranno le proprie forze nella regione.

10. Gli Stati Uniti si impegnano a rilasciare, immediatamente dopo la firma del presente Memorandum d’intesa e fino alla data di revoca delle sanzioni, deroghe per le esportazioni di petrolio greggio iraniano, prodotti petrolchimici e loro derivati, nonché per tutti i servizi correlati, inclusi quelli bancari, assicurativi, di trasporto e simili.

11. Gli Stati Uniti si impegnano a garantire che, alla luce dei progressi compiuti nei negoziati per raggiungere un accordo definitivo, i fondi e i beni congelati o vincolati della Repubblica Islamica dell’Iran saranno sbloccati e resi pienamente disponibili. Tali fondi, siano essi detenuti nel conto principale o trasferiti, saranno utilizzati per qualsiasi pagamento finale ai beneficiari determinato dalla Banca Centrale della Repubblica Islamica dell’Iran e saranno pienamente disponibili. Gli Stati Uniti si impegnano a rilasciare tutti i permessi e le licenze necessari a tal fine.

12. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti concordano sulla creazione di un meccanismo di attuazione per sovrintendere alla corretta implementazione e al futuro rispetto dell’Accordo finale.

13. A seguito della firma del presente Memorandum d’intesa e dopo aver ricevuto garanzie circa l’avvio dell’attuazione degli articoli 4, 5, 10 e 11 del presente Memorandum d’intesa e la continua attuazione di tali misure, la Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti avvieranno negoziati per un accordo finale esclusivamente in relazione ai restanti articoli.

14. L’accordo finale sarà approvato mediante una risoluzione vincolante del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

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Cisgiordania, coloni israeliani incendiano due moschee a nord di Ramallah: sui muri scritte razziste

Un escalation di violenza senza fine quella dei coloni israeliani nei territori occupati palestinesi. Ieri un gruppo di loro ha dato fuoco all’ingresso di due moschee nei villaggi di Jaljulia e Mazràa al-Nubani, a nord di Ramallah, imbrattando poi i muri con slogan razzisti e incitanti all’odio come “vendetta”. Lo riferiscono i media palestinesi che pubblicano le immagini. Secondo fonti dell’agenzia di stampa palestinese Wafa, i residenti hanno affrontato i coloni mentre questi tentavano di incendiare la moschea, mentre le forze israeliane hanno successivamente fatto irruzione nella città sparando gas lacrimogeni e granate stordenti. A Beita, i coloni hanno anche aggredito i residenti, ferendo quattro persone.

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