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“Mia figlia di 13 anni è l’unica della sua classe che non ha telefono. Quella m***a lì che divora il tempo dei bambini”: parla Fabregas

8 June 2026 at 16:38

“Mi piacerebbe che i miei figli provassero quella gioia, quella sensazione di libertà creativa“. Quando parla della sua infanzia, Cesc Fabregas quasi si commuove. L’ex calciatore, oggi allenatore e protagonista dell’impresa del Como qualificato alla prossima Champions League, è convinto che smartphone e social network stiano facendo perdere tempo alle nuove generazioni: “Ora il tempo è occupato dall’iPad, dai social, da tutta quella merda lì che divora il tempo dei bambini“, accusa il tecnico spagnolo, nel corso della sua intervista a Walter Veltroni per il Corriere della Sera.

È una versione inedita di Fabregas, poco conosciuta. Che investe il suo ruolo di allenatore ma anche di padre: “Mia figlia di tredici anni è l’unica della sua classe che non ha telefono. Ma anche se lei si innervosisce per questo, io tengo duro. Fino a sedici o diciassette anni, l’età minima che dovrebbe essere prevista, non lo avrà. No Instagram, no Twitter, cerco di proteggere la sua adolescenza. Voglio che faccia di questo un uso consapevole, non che si faccia mangiare il tempo della sua vita da un telefono”, spiega Fabregas.

L’allenatore del Como racconta il suo tempo da bambino: “D’estate i miei mi lasciavano dai nonni. Davanti alla loro casa c’era un campetto da cinque contro cinque e io, dalla mattina alla sera, stavo lì. Mi bastava sentire dalla finestra il rumore del pallone e scendevo di corsa. Era una magnifica ossessione“. Oggi, invece, a suo dire tutto è occupato dalla società digitale, che considera pericolosa per una ragione: “L’illusione di vivere in un mondo che non è reale, non esiste. Tutta la gente che ti esalta o che ti insulta sui social, non esiste. Spesso sono dei robot, persone frustrate, rancorose, gente che abita dall’altra parte del mondo e dopo cinque minuti neanche si ricorda di essersi occupata di te“.

È un problema che Fabregas riscontra anche sul campo da calcio, confrontandosi con i suoi calciatori: “Non hanno pazienza, non riescono più a concentrarsi per più di due minuti, devono cambiare sempre tema, non riescono a fare una cosa per volta. Se un giocatore sbaglia un passaggio sembra sia la fine del mondo, ma sbagliare è naturale, direi necessario. Chi debutta in prima squadra dovrebbe essere emozionato, legato al collettivo. Invece no, alcuni di loro stanno seduti con il telefonino in mano. Dov’è la gioia?”. Per questo il tecnico spagnolo lavora a un antidoto: “Li faccio festeggiare. Tutto. Un esordio, un compleanno, il primo gol. Devono percepire l’importanza di quello che fanno”. Anche questo fa parte della ricetta vincente del suo Como: “Bisogna vivere la gioia, celebrare ogni piccolo passo della vita”.

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Florentino Perez rieletto presidente del Real Madrid: dal ritorno di Mourinho al colpo da 150 milioni (che “non è Olise”). Cosa cambia adesso

8 June 2026 at 15:50

Non è stata una vittoria netta, schiacciante, come le altre volte. Ma è stata una vittoria. Florentino Perez rimane il presidente del Real Madrid dopo aver ottenuto il 65% dei voti alle elezioni, contro l’avversario 37enne Enrique Riquelme, che il 12 maggio scorso era sconosciuto alla quasi totalità dei soci e che in pochi giorni è stato premiato con il 35% dei voti. Riquelme prometteva Rodri, Haaland e Klopp, mentre Florentino Perez aveva promesso – e così sarà – José Mourinho in panchina, due nuovi acquisti di spessore quali sono Ibrahima Konate dal Liverpool e Denzel Dumfries dall’Inter, ma anche un “colpo da 150 milioni”.

Poche ore dopo le sue dichiarazioni sull’offerta da 150 milioni, il nome che si è diffuso è quello di Michael Olise, ma Florentino Perez smentisce. Da capire se per bluffare o se ha in mente un altro top player. Si parla di Kvaratskhelia, ma anche di Vitinha e Joao Neves. Insomma, sono tanti i possibili nomi in ballo. “Abbiamo vinto le elezioni e continueremo a lavorare per continuare a vincere titoli. Abbiamo vinto in tutti i seggi elettorali e abbiamo ottenuto il secondo miglior risultato nella storia delle elezioni del Real Madrid. Il primo lo abbiamo ottenuto sempre noi nel 2004. È un risultato straordinario. E devo dirvi che le cose avrebbero potuto andare meglio, perché quasi mille voti per corrispondenza, voti certificati da un notaio, sono stati annullati a causa di problemi procedurali sui quali faremo ricorso, poiché crediamo di essere nel giusto“, ha dichiarato Florentino Perez.

“Sono ancora qui, e sono qui per difendere il Real Madrid. Continueremo a lavorare affinché il Real Madrid continui a vincere titoli e lotteremo fino alla fine per conquistare la sedicesima Coppa dei Campioni. Avete dimostrato il vostro impegno e la vostra lealtà al club. Il Real Madrid ha vinto. Abbiamo dato al mondo un esempio di democrazia, trasparenza e convivenza. Abbiamo dimostrato di essere una grande famiglia, di amare il Real Madrid e di essere pronti per il futuro”, ha concluso il patron del Real Madrid.

Come ripartirà quindi il Real Madrid? Da una certezza: José Mourinho in panchina. Florentino Perez ha rivoluto l’allenatore che guidò i Blancos dal 2010 al 2013, vincendo La Liga. Con lui due nuovi acquisti: Konate e Dumfries, ma è solo l’inizio. Da capire adesso chi sarà il colpo da 150 milioni promesso dal presidente dei Blancos: da Olise (smentito) a Kvaratskhelia, fino a Vitinha, Joao Neves e Dembele. Sono diversi i nomi che si fanno in queste ore. Manca poco e poi Florentino Perez svelerà anche questo.

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“A Zverev ho sussurrato una frase. Vedendo da vicino Cobolli ho capito il suo grande segreto”: parla Panatta

8 June 2026 at 15:33

L’abbraccio tra Flavio Cobolli e Adriano Panatta prima della consegna del “piatto d’argento” è stato il momento più bello della premiazione del Roland Garros. Traspirava da una parte il rispetto del finalista del Roland Garros per una leggenda del tennis italiano, dall’altra la profonda stima del vincitore dello Slam parigino nel 1976 nei confronti di chi è andato a un soffio dall’emulare la sua impresa esattamente 50 anni dopo. Nel mezzo ci si è messo Alexander Zverev, che però ha dovuto lottare cinque set e oltre quattro ore per conquistare la Coppa dei Moschettieri. Panatta, parlando con Paolo Bertolucci nel corso del loro celebre podcast “La Telefonata“, ha svelato cosa è accaduto nel corso della premiazione e le sue sensazioni sulla finale, vissuta dal vivo sul Philippe-Chatrier.

“Io ero convinto, e credo che anche tu avessi avuto la stessa sensazione, che alla fine del quarto set avrebbe vinto il quinto“, ha spiegato Panatta. Insomma, a suo parere l’inerzia del match sembrava pendere a un certo punto dalla parte di Cobolli. Cosa è successo, quindi? L’ex tennista ha aggiunto: “Durante la premiazione Cobolli mi ha detto ‘Ho avuto un principio di crampi al polpaccio, poi sono andato negli spogliatoi e il problema si è esteso anche al quadricipite. A quel punto non riuscivo più a giocare‘”. Una circostanza confermata poi dallo stesso Cobolli in conferenza stampa: “Nel 6-4 del tie-break ho avvertito crampi al polpaccio. Ho provato il mio meglio al cambio campo, ma poi dopo il secondo game avvertivo qualcosa anche al quadricipite. Il mio corpo mi ha abbandonato. Sentivo che anche luifossestanco, ma forse sa meglio di me nei punti cruciali cosa fare”.

Che Zverev fosse a sua volta in difficoltà, lo ha confermato anche Panatta: “Zverev, però, aveva un problema al ginocchio, già evidente da tre o quattro game prima. E nonostante questo è riuscito a resistere“. In ogni caso, Panatta ha speso parole molto belle per Cobolli, evidenziando qual è a suo avviso la qualità migliore del 24enne romano. “Quando li vedi da cinque o sei metri di distanza ti rendi davvero conto di tante cose”, ha detto parlando con Bertolucci. “Io non ho mai visto nessuno correre come Cobolli in vita mia. Davvero, una rapidità impressionante. Di giocatori ne avrò visti tantissimi, anche più forti, ma uno così veloce e capace di muoversi in quella maniera non l’avevo mai visto. E questo, secondo me, è il suo grande segreto“.

Nel corso del podcast c’è stato anche spazio per una curiosità legata a Zverev. Bertolucci ha notato infatti che nel corso della premiazione Panatta ha sussurrato qualcosa all’orecchio del tedesco, fresco campione del Roland Garros. Il suo amico e collega non si è sottratto e ha svelato la frase: “Gli ho sussurrato: ‘Welcome to the club‘. Ti è piaciuta questa?”.

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Mondiali, allarme serpenti nei ritiri: la Svizzera si allena accanto alla “Snake Area”, pericoli anche per la Norvegia. “Non provocateli”

8 June 2026 at 15:09

Snake area“. È la scritta che compare nella mappa del ritiro della Svizzera a San Diego, dove la nazionale rossocrociata sta preparando i Mondiali in programma dall’11 giugno. A renderlo noto è stata l’Associazione svizzera di football (ASF), che sui social ha pubblicato una panoramica del centro sportivo indicando campi di allenamento, spogliatoi, palestra e una zona espressamente segnalata come off limits a causa della presenza di serpenti a sonagli. Il messaggio che accompagna il post è breve ma eloquente: “Attenzione ai serpenti“, con due emoji che raffigurano proprio un serpente e degli occhi spalancati.

La contea di San Diego, infatti, è considerata una delle zone statunitensi con la maggiore varietà di rattlesnake, che popolano colline, canyon e aree di vegetazione vicine anche a impianti sportivi e centri abitati. Tra le specie più diffuse figura il Southern Pacific rattlesnake (Crotalus oreganus helleri), un serpente generalmente schivo ma dotato di un morso potenzialmente pericoloso. La sua attività aumenta soprattutto durante i mesi più caldi, dalla primavera all’autunno.

Pur non essendo animali aggressivi, i serpenti a sonagli tendono a segnalare la propria presenza attraverso il caratteristico rumore del sonaglio quando si sentono minacciati. Per questo motivo vengono adottate precise misure di prudenza: restare sui percorsi segnalati, evitare di avvicinarsi a rocce e cespugli e ricorrere immediatamente all’assistenza medica in caso di morso. Per una delegazione europea, poco abituata a questo tipo di fauna, si tratta di un aspetto tutt’altro che secondario.

Secondo quanto riferito da Cronache di Spogliatoio, le autorità locali avrebbero inoltre chiesto alla nazionale svizzera di effettuare gli spostamenti tra il centro sportivo e l’hotel Fairmont Grand Del Mar esclusivamente in autobus, scoraggiando l’utilizzo di mezzi alternativi come le biciclette. Se si avvista un serpente a sonagli, consigliano i siti specializzati, bisogna mantenere una distanza di almeno due metri. Il serpente può colpire a una distanza pari a circa la metà della sua lunghezza corporea.

Anche per la Norvegia c’è il “pericolo serpenti”

La Svizzera, però, non è l’unica squadra ad aver ricevuto raccomandazioni simili. Anche la Norvegia di Erling Haaland, in ritiro a Greensboro, nella Carolina del Nord, è stata avvertita della presenza di serpenti nell’area. Alle persone presenti è stato consigliato di non disturbare né provocare questi animali, particolarmente diffusi nella zona.

Sul sito ufficiale della città si legge infatti che i serpenti Copperhead sono molto comuni nell’est e nel sud-est degli Stati Uniti e particolarmente presenti a Greensboro. L’invito rivolto ai visitatori è chiaro: non tentare di catturarli, non avvicinarli e non interferire in alcun modo con loro, poiché qualsiasi comportamento diverso dal lasciarli indisturbati può risultare estremamente pericoloso. Una situazione che non ha lasciato indifferenti i giocatori norvegesi, tra cui il centrocampista del Sassuolo Kristian Thorstvedt, che avrebbe ammesso di non essere affatto felice di aver scoperto la presenza dei serpenti nei pressi del ritiro.

Campi rovinati, il Giappone cambia due volte sede di allenamento

Serpenti, ma anche fulmini, problemi con i visti e anche campi rovinati. I problemi logistici e organizzativi per le nazionali impegnate ai Mondiali sono diversi e tra quelle coinvolte c’è anche il Giappone che, arrivato in Messico questa settimana per prepararsi al torneo iridato, ha dovuto cambiare campo di allenamento due volte in due giorni a causa delle pessime condizioni del terreno di gioco. Lo riportano i media nipponici, spiegando che inizialmente, i “Samurai Blu” avrebbero dovuto utilizzare il campo del Tigres de Monterrey, ma le sue condizioni sono peggiorate per le piogge dei giorni scorsi, e la squadra si è quindi spostata su una struttura universitaria. Insoddisfatta anche di questa alternativa, la nazionale giapponese ha cambiato ancora, allenandosi infine presso il centro sportivo del CF Monterrey.

“È a causa del maltempo, non possiamo farci nulla. Vogliamo garantire una preparazione ottimale” per i Mondiali, ha dichiarato Masakuni Yamamoto, direttore tecnico della Federcalcio giapponese. Domani la nazionale si trasferirà nel suo ritiro pre-campionato americano a Nashville. “Ci è stato detto che i preparativi stanno procedendo senza intoppi“, ha aggiunto Yamamoto. Il Giappone, inserito nel gruppo F, affronterà l’Olanda nella prima partita il 14 giugno, a seguire Tunisia e Svezia.

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Addio a Stacey King, morto a 59 anni il tre volte campione Nba con i Bulls di Jordan: era la voce simbolo di Chicago

8 June 2026 at 14:52

Stacey King, ex giocatore dei Chicago Bulls campioni Nba nei primi anni Novanta e per oltre vent’anni storico telecronista della franchigia, è morto all’età di 59 anni. La notizia è stata comunicata dai Bulls, che hanno spiegato di essere stati informati da un familiare. Al momento non sono state rese note le cause del decesso.

Per i tifosi di Chicago, King rappresentava molto più di un ex cestista. Era uno dei volti e delle voci più riconoscibili della storia recente della squadra, protagonista prima sul parquet accanto a Michael Jordan e poi dietro al microfono, dove aveva conquistato una nuova generazione di appassionati grazie al suo stile inconfondibile e alle sue celebri esclamazioni.

Scelto dai Bulls con la sesta chiamata assoluta del Draft Nba del 1989 dopo l’esperienza universitaria a Oklahoma, King giocò a Chicago per cinque stagioni. Con la maglia dei Bulls conquistò tre titoli consecutivi tra il 1991 e il 1993, entrando a far parte della squadra che diede il via alla dinastia guidata da Jordan. Nel corso della sua carriera Nba vestì anche le maglie di Minnesota, Miami, Boston e Dallas, chiudendo con medie di 6,4 punti e 3,3 rimbalzi a partita.

Dopo il ritiro tornò nell’universo Bulls in una veste diversa, diventando commentatore delle partite della squadra. Per oltre due decenni fu una presenza costante nelle trasmissioni dedicate al club, tanto da diventare una figura amatissima dal pubblico. Le sue telecronache erano caratterizzate da entusiasmo, ironia e da soprannomi diventati iconici tra i tifosi.

Il proprietario dei Bulls Jerry Reinsdorf lo ha ricordato come “un membro amatissimo della famiglia Bulls e una delle personalità più uniche della storia dell’organizzazione”. Nel messaggio diffuso dalla franchigia ha sottolineato come il legame di King con Chicago e con i tifosi sia durato oltre trent’anni, prima da giocatore e poi come voce capace di portare il basket dei Bulls nelle case di intere generazioni. Anche Michael Reinsdorf, presidente e amministratore delegato del club, ha evidenziato il rapporto speciale che King aveva con il pubblico: “Amava essere un Bull. Lo si percepiva dal modo in cui giocava, raccontava le partite e si relazionava con i tifosi”.

Fino a poche settimane fa King continuava a raccontare il basket con la passione di sempre. Nel suo podcast “Gimme the Hot Sauce”, nome ispirato a una delle sue esclamazioni più famose, spiegava così il suo approccio al lavoro: “Ci divertiamo in quello che facciamo. È un lavoro bellissimo. Non mi sembra mai di lavorare. Ogni sera, che si vinca, si perda o si pareggi, io mi sto divertendo“. Una frase che oggi assume il valore di un ultimo saluto per una delle figure più amate nella storia dello sport a Chicago.

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Come sta oggi Christian Eriksen, il messaggio dall’ospedale: “È di buon umore”. Le condizioni dopo il malore e il ruolo del defibrillatore

8 June 2026 at 14:03

Christian Eriksen sta bene ed è in fase di recupero dopo il malore che lo ha colpito domenica sera durante l’amichevole tra Danimarca e Ucraina. A meno di 24 ore dall’episodio che ha riportato alla mente il dramma degli Europei del 2021, arrivano segnali rassicuranti dall’ospedale dove il centrocampista è stato ricoverato per accertamenti. Restano ancora molti interrogativi sulle cause dell’accaduto, ma le notizie diffuse dalla federazione danese e dal medico della Nazionale hanno contribuito ad allentare la preoccupazione che aveva travolto il mondo del calcio.

Le condizioni di Eriksen: “Sta bene ed è di buon umore”

L’aggiornamento più importante è arrivato lunedì mattina da Morten Boesen, medico della Nazionale danese, che ha parlato direttamente con il giocatore. “Ho parlato con Christian questa mattina e sta bene. Si trova con la sua famiglia ed è di buon umore. L’aspettativa è che venga dimesso presto e possa tornare a casa. Ci stiamo prendendo cura dei giocatori e dello staff e rimaniamo in regolare contatto con loro”.

Parole che confermano come la situazione sia sotto controllo dopo i momenti di paura vissuti a Odense. Eriksen, 34 anni, ha perso conoscenza per alcuni istanti durante il secondo tempo della sfida contro l’Ucraina, provocando l’immediata sospensione della partita. Dopo i primi soccorsi, però, il centrocampista si è ripreso rapidamente ed è stato trasportato in ospedale per ulteriori controlli.

Il ruolo del defibrillatore impiantato dopo Euro 2021

Secondo quanto riferito dai medici, il dispositivo ICD impiantato dopo l’arresto cardiaco subito agli Europei del 2021 ha funzionato correttamente. Già nella serata di domenica Boesen aveva spiegato che “Christian è uscito dal campo camminando da solo” e che “a quanto pare, il pacemaker funziona correttamente. Ha perso conoscenza per un breve periodo, ma si è ripreso subito e gli abbiamo parlato immediatamente”.

Quel defibrillatore sottocutaneo aveva consentito a Eriksen di tornare all’attività agonistica nel 2022, prima con il Brentford e poi con il Manchester United. In Serie A non aveva potuto proseguire la sua carriera con l’Inter proprio a causa delle normative italiane relative agli atleti portatori di ICD, che sono molto più stringenti e non consentono l’attività agonistica.

I messaggi di sostegno da tutto il mondo

Nel frattempo il profilo Instagram del giocatore è stato sommerso da messaggi di affetto provenienti da tifosi di ogni parte del mondo. “Dio sia con te”, “Guarisci presto. Ma credo che adesso basta, fratello”, “Non te lo meriti. Spero che tu stia bene”, sono alcuni dei commenti lasciati dai sostenitori. A quasi cinque anni dalle immagini che sconvolsero gli Europei del 2021, il calcio internazionale ha vissuto un nuovo momento di grande apprensione. Anche questa volta, però, le notizie che arrivano dall’ospedale sono incoraggianti: Eriksen è vigile, sereno, circondato dalla sua famiglia e potrebbe tornare a casa già nelle prossime ore. Il dubbio ora diventerà un altro: è il caso che torni a giocare?

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“Hai perso oggi. E fa un male che non si descrive. Ti dico solo quello che so per certo”: la lettera del fratello Guglielmo a Cobolli

8 June 2026 at 13:32

“Stamattina, quando sei entrato in campo, ho trattenuto il respiro”. Comincia così la lettera dedicata a Flavio Cobolli da sua fratello Guglielmo. Il suo post su Instagram, dopo la finale del Roland Garros persa contro Alexander Zverev, è diventato subito virale. Perché le sue parole descrivono il loro rapporto speciale, cementato vedendo le fatiche del fratello maggiore, quei sacrifici che si notano solo nel dietro le quinte di una carriera. “Ho pensato a tutto in un secondo solo. A quando eravamo piccoli. A tutte le volte che ti ho visto partire con la racchetta e una valigia, senza sapere quando saresti tornato“, scrive Guglielmo Cobolli, oggi appena maggiorenne e pronto all’esame di maturità.

Nella lettera emerge l’emozione di un fratello minore che vede il suo idolo in finale del Roland Garros, dopo aver assistito a tutto il percorso necessario per arrivare fin lì: “Sai cosa ho sentito in quel momento? Non eccitazione. Non ansia. Ho sentito qualcosa di più grande, qualcosa che stringeva forte, una cosa che non sapevo di avere dentro finché non ti ho visto li in mezzo a quel campo. Era amore. Era orgoglio“. Non solo: “Era il peso di tutto quello che so e che non vede nessun altro”.

Guglielmo ha assistito a tutta la scalata verso il successo di Flavio Cobolli, da oggi nuovo numero 10 al mondo. Ora non sarà di certo una sconfitta a intaccare questa straordinaria ascesa : “Non ti dico le cose che dicono tutti. Ti dico solo quello che so per certo. Ti ho guardato oggi e non ho visto una sconfitta. Ho visto mio fratello, in una finale Slam, che lottava fino all’ultimo respiro. Ho visto l’uomo che è diventato il ragazzo con cui sono cresciuto”. Quindi la conclusione: “Sei il mio fratello. Sei il mio esempio. Sei la persona più coraggiosa che conosco“.

La lettera integrale del fratello di Flavio Cobolli

Flavio. Stamattina, quando sei entrato in campo, ho trattenuto il respiro. Ho pensato a tutto in un secondo solo. A quando eravamo piccoli. A tutte le volte che ti ho visto partire con la racchetta e una valigia, senza sapere quando saresti tornato. A tutte le volte che hai perso e non hai detto niente, hai solo abbassato la testa e sei ripartito. A papà accanto a te, sempre, in ogni angolo del mondo. A quanto avete dato entrambi, in silenzio, senza che nessuno capisse davvero il prezzo. lo lo capivo. Perché ero lì. Perché sono tuo fratello. E stamattina eri in finale al Roland Garros. Sai cosa ho sentito in quel momento? Non eccitazione. Non ansia. Ho sentito qualcosa di più grande, qualcosa che stringeva forte, una cosa che non sapevo di avere dentro finché non ti ho visto li in mezzo a quel campo. Era amore. Era orgoglio. Era il peso di tutto quello che so e che non vede nessun altro. Hai perso oggi. E fa un male che non si descrive, lo so. Un male sordo, pesante, che non passa subito. Ma quel dolore è la misura esatta di quanto hai amato questo momento. E tu lo hai amato con tutto quello che avevi. Non ti dico che andrà meglio. Non ti dico le cose che dicono tutti. Ti dico solo quello che so per certo. Ti ho guardato oggi e non ho visto una sconfitta. Ho visto mio fratello, in una finale Slam, che lottava fino all’ultimo respiro. Ho visto l’uomo che è diventato il ragazzo con cui sono cresciuto. Ho visto qualcosa che porterò dentro per tutta la vita. Nessun punteggio esiste che possa toccare quello. Sei il mio fratello. Sei il mio esempio. Sei la persona più coraggiosa che conosco. E ti voglio bene, Flavio. In un modo che non finisce. Grazie

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Martin penalizzato, ma nel paddock è polemica. Di Giannantonio: “Folle, questo può uccidere”. Rivola: “È un errore che non deve fare”

8 June 2026 at 12:23

Il maxi-incidente provocato da Jorge Martin alla prima curva del Gp di Ungheria ha lasciato macerie non solo in pista. Il pilota spagnolo della Aprilia è stato ufficialmente sanzionato dai FIM MotoGP Stewards: nel prossimo appuntamento del Motomondiale in Repubblica Ceca il 21 giugno dovrà scontare un doppio Long Lap Penalty. Di fatto, la sua gara a Brno è già compromessa. Il minimo, per una manovra che ha trasformato la sua moto in un proiettile vagante travolgendo il compagno Marco Bezzecchi oltre a Fermín Aldeguer, Raúl Fernández e Fabio Di Giannantonio. I commissari l’hanno giudicato “guida irresponsabile”, applicando il regolamento. Ma in molti ora chiedono sanzioni più severe.

“Sarebbe potuta andare molto peggio. C’erano moto da 150-160 kg che si sono scontrate tra loro, questo può uccidere. Non capisco perché queste cose continuino ad accadere”, ha tuonato Fabio Di Giannantonio ai microfoni di Dazn Spagna. Sottolineando appunto come ormai gli incidenti al via siano sempre più frequenti: “Penso che sia assurdo dover pregare non di fare una bella gara, ma di essere al sicuro dopo la prima curva. Per me è folle“. Il pilota romano del Team VR46 ha aggiunto: “Tanto si decide alla prima curva e alcuni ritengono che valga la pena correre rischi di quel tipo. Ma se queste cose non si capiscono con sanzioni blande, bisognerà pensare di inasprirle”.

Accuse pesanti. Ma questa volta neanche Aprilia ha deciso di difendere il suo pilota. Massimo Rivola, amministratore delegato di Aprilia Racing, sembra anzi dare ragione a Di Giannantonio: “L’errore di Jorge è uno di quegli errori che ahimè non dovrebbero mai accadere, soprattutto quando si parla tanto di sicurezza e poi alla prima curva si arriva un po’ così… arrembanti”, ha detto a Sky Italia. Martin ha forzato eccessivamente la prima staccata: era all’interno, fuori traiettoria e con poco grip, ma ha anche dato una pinzata troppo aggressiva con la moto inclinata. Ha totalmente perso il controllo della sua Aprilia, travolgendo quattro piloti.

“Questo non è un errore da foga, ha sbagliato la frenata, ma non ha frenato troppo dopo gli altri. Ha pinzato di più e aveva la moto inclinata in un punto dove c’è meno grip, perché era tutto all’interno”, il commento di Rivola. Il manager ha poi proseguito: “È un errore che un campione del mondo non deve fare. Evitare quell’errore è molto semplice, bisogna prendersi un po’ più di margine. Non c’è tanto da dire… Lasceremo che prima Jorge guardi i dati, poi parleremo. Oggi siamo stati fortunati che nessuno si sia fatto male, che è la priorità, per il resto sappiamo che abbiamo perso un’occasione, ma va tutto in secondo piano“, ha concluso Rivola.

Le scuse di Martin

Dopo la gara, dopo la penalità e dopo le polemiche, Jorge Martin ha scelto di scusarsi con un post su Instragram: “Vorrei scusarmi con tutti i miei colleghi che sono stati coinvolti nell’incidente di oggi durante il primo giro della gara. Ho perso il controllo della moto e, purtroppo, questo ha provocato una caduta a catena che non sono riuscito ad evitare. La cosa più importante è che, grazie a Dio, stiamo tutti bene. In situazioni come questa, è l’unica cosa che conta davvero”. Poi il pilota spagnolo ha aggiunto: “Mi dispiace molto per le conseguenze che questo incidente può aver avuto per loro, per i loro team e per le loro carriere. Non vorresti mai trovarti coinvolto in una situazione del genere. Grazie per tutti i messaggi di sostegno, per la comprensione e per il rispetto che mi avete dimostrato oggi”.

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Jannik Sinner è all’ospedale San Raffaele di Milano: previsti oggi degli esami clinici

8 June 2026 at 12:03

Jannik Sinner ha scelto di sostenere i controlli sul suo corpo oggi all’ospedale San Raffaele di Milano. Dopo il crollo accusato al secondo turno del Roland Garros, che gli è costato la sconfitta contro Juan Manuel Cerundolo, il tennista numero 1 del mondo aveva annunciato che avrebbe svolto degli accertamenti per capire le ragioni di quel malore. Gli accertamenti erano inizialmente previsti al JMedical di Torino. Poi però c’è stato un cambio di programma.

Sinner infatti dopo la delusione di Parigi è tornato a Montecarlo e poi si è concesso un periodo di vacanza al mare in Sardegna. Dalla Gallura ha deciso di fare rotta verso Milano, per affidarsi agli esperti del San Raffaele: in ospedale sono previsti oggi alcuni esami clinici. L’obiettivo è appunto capire cosa sia accaduto al suo corpo mentre giocava sotto il sole di Parigi. Perché, all’improvviso, Sinner si è ritrovato senza energie? A cosa può essere attribuito il malessere accusato fin dalla notte precedente al match? Come mai soffre così tanto a giocare quando fa caldo? Sono alcune delle risposte che l’altoatesino spera di avere da questi esami.

L’obiettivo, ovviamente, è già fissato verso Wimbledon. A Londra Sinner arriverà molto più riposato, pronto a lottare per confermare lo storico titolo conquistato un anno fa. Nel frattempo, però, lavora per evitare che gli possano accadere altri imprevisti. Ha sempre detto di voler dare priorità alla cura del fisico, per avere una carriera lunga e sana. E ha sempre voluto imparare qualcosa da ogni sconfitta. Per questo ha scelto di indagare a fondo su stesso, anche da un punto di vista medico.

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Un tuffo nel porto con papà Marco e un occhio al trofeo vinto: così Antonelli ha festeggiato dopo Montecarlo

8 June 2026 at 10:03

Un dominio per tutta la gara, poi un tuffo nel porto di Montecarlo. Per rinfrescarsi dopo una giornata caldissima e movimentatissima e per rispettare la tradizione. Come successo spesso negli ultimi anni, Kimi Antonelli ha vinto – dominando – sulla sua Mercedes il Gp nel Principato e poi ha chiuso i festeggiamenti tuffandosi in acqua nel porto. La quinta vittoria in sei gare – solo a Melbourne ha ceduto al compagno di squadra Russell – leader indiscusso del Mondiale e una vittoria, quella di Montecarlo, che certifica la sua forza. Ha praticamente fatto gara in solitaria, doppiando anche Russell e dominando anche dopo la safety car.

Kimi Antonelli ha poi voluto festeggiare per bene il successo. E lo ha fatto tuffandosi nel porto di Monte Carlo, seguendo la tradizione che negli ultimi anni ha visto diversi piloti fare qualcosa di molto simile. Un tuffo insieme all’inseparabile papà, Marco, che dopo la bandiera a scacchi è corso dai box per andare ad abbracciarlo, in preda alla gioia per il successo ottenuto. Poi Antonelli ha invitato anche diversi altri membri del team a fare lo stesso – chiedendo un occhio al trofeo della vittoria, poggiato con cura per terra -, dando il via a una festa che l’ha visto protagonista.

Della gara dominata sul circuito cittadino di Montecarlo “mi ha sorpreso il ritmo, ma mi sentivo davvero in sintonia con la macchina. Oggi (ieri, ndr) l’unica persona che poteva fermarmi era me stesso. Una di quelle giornate in cui tutto funziona alla perfezione. Compresa la partenza, forse la mia migliore, e anche la ripartenza”, ha dichiarato Kimi Antonelli a Repubblica. “Sono maturato molto, il 2025 è stato un grande apprendistato soprattutto per i momenti negativi. Sono ripartito da zero. Anche la mia mentalità è cambiata, cerco di rimanere il più possibile nel presente”. Ora il Gp di Barcellona: “Sarà un altro weekend completamente diverso e ogni fine settimana sarà un’esperienza diversa, quindi ovviamente adesso mi godrò il momento, poi sarà importante ricordarsi di focalizzarsi sulle cose che contano e metterci tanta grinta e determinazione“.

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