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L’intelligenza artificiale sempre più energivora: entro il 2030 consumerà il 3% dell’elettricità mondiale

L’intelligenza artificiale potrebbe arrivare entro il 2030 a consumare quasi il 3 per cento dell’intera elettricità mondiale, con un’impronta ambientale che va ben oltre le emissioni di carbonio e coinvolge acqua, suolo, risorse minerarie e rifiuti elettronici. È quanto emerge dal nuovo rapporto dell’Istituto per l’Acqua, l’Ambiente e la Salute dell’Università delle Nazioni Unite (UNU-INWEH), coordinato da Kaveh Madani e guidato da Miriam Aczel. Lo studio, intitolato “Environmental Cost of AI’s Energy Use: Carbon, Water and Land Footprints”, offre la più ampia valutazione realizzata finora sull’impatto ambientale dell’intelligenza artificiale e avverte che la rapida crescita del settore rischia di aggravare pressioni già critiche su ecosistemi e risorse naturali.

Secondo il rapporto, la spesa globale per l’intelligenza artificiale dovrebbe superare i 2.500 miliardi di dollari nel 2026, mentre il valore complessivo del mercato potrebbe crescere da 189 miliardi di dollari nel 2023 a quasi 5.000 miliardi entro il 2033. Dietro questa espansione si nasconde una crescente domanda di energia e infrastrutture fisiche che comprende data center, sistemi di raffreddamento, reti elettriche, estrazione di minerali critici e gestione dei rifiuti elettronici. Gli autori sottolineano che l’impatto dell’IA non può essere valutato soltanto attraverso le emissioni di CO₂, ma deve includere anche il consumo di acqua, l’occupazione del suolo e gli effetti sulle comunità che ospitano queste infrastrutture.

Il rapporto evidenzia che i data center, cuore fisico dell’intelligenza artificiale, nel 2025 consumeranno circa 448 terawattora di elettricità. Se fossero uno Stato, si collocherebbero all’undicesimo posto mondiale per consumi energetici, su livelli paragonabili a quelli della Francia. Oggi i carichi di lavoro legati all’IA rappresentano circa il 20 per cento del consumo elettrico dei data center, ma questa quota potrebbe salire al 40 per cento entro il 2030. In questo scenario il fabbisogno energetico dell’intelligenza artificiale raggiungerebbe 945 terawattora annui, pari a quasi il 3 per cento del consumo elettrico globale previsto. Una quantità sufficiente, osservano gli autori, ad alimentare per oltre cinque anni tutti gli 1,3 miliardi di abitanti dell’Africa subsahariana.

Le conseguenze climatiche potrebbero essere altrettanto rilevanti. A seconda delle fonti energetiche utilizzate, le emissioni associate al funzionamento dell’intelligenza artificiale potrebbero raggiungere 400 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, una quantità paragonabile alle emissioni annuali complessive del Regno Unito. Parallelamente, la superficie necessaria per produrre tale energia supererebbe i 14 mila chilometri quadrati, un’estensione simile a quella dell’Irlanda del Nord.

Particolarmente preoccupante è il capitolo dedicato all’acqua. I ricercatori stimano che entro il 2030 i data center potrebbero utilizzare circa 9,3 trilioni di litri d’acqua. Una quantità sufficiente a soddisfare il fabbisogno minimo di acqua potabile dell’intera popolazione mondiale per circa un anno e mezzo. “I prelievi su larga scala possono mettere sotto pressione falde acquifere e sistemi fluviali, soprattutto nelle regioni aride o già caratterizzate da scarsità idrica”, avverte il rapporto.

Lo studio analizza anche l’impatto delle applicazioni di uso quotidiano. L’addestramento di ChatGPT-5 avrebbe richiesto circa 100 gigawattora di elettricità, con un’impronta idrica stimata in un miliardo di litri e un consumo di suolo equivalente a circa 215 campi da calcio. Ma secondo gli autori il problema principale non è l’addestramento dei modelli bensì il loro utilizzo continuo. ChatGPT processerebbe infatti circa 2,5 miliardi di richieste al giorno. Una ricerca generativa basata sull’IA richiede fino a dieci volte più energia rispetto a una ricerca tradizionale sul web.

Il rapporto richiama inoltre l’attenzione sulla crescente produzione di rifiuti elettronici. Entro il 2030 le infrastrutture dell’intelligenza artificiale potrebbero generare fino a 2,5 milioni di tonnellate di e-waste all’anno, equivalenti a circa 250 Torri Eiffel da smaltire ogni anno. Gli autori evidenziano anche una forte asimmetria globale: il 90 per cento della capacità di calcolo avanzata per l’IA è concentrato tra Stati Uniti e Cina, mentre oltre 150 Paesi non dispongono di infrastrutture nazionali dedicate. Nel frattempo, gran parte dell’estrazione mineraria necessaria alla produzione dei componenti elettronici avviene nei Paesi in via di sviluppo, che sopportano gran parte dei costi ambientali senza beneficiare in modo proporzionale dei vantaggi economici e strategici dell’intelligenza artificiale.

“L’impatto ambientale dell’IA non è statico. Dipende dalle infrastrutture, dalle fonti energetiche, dalla progettazione dei modelli ma anche dalla quantità e dalle modalità di utilizzo”, osserva Miriam Aczel, autrice principale del rapporto. Per questo motivo l’Università delle Nazioni Unite propone una serie di raccomandazioni rivolte a governi, industria, gestori di data center, investitori e utenti finali, chiedendo maggiore trasparenza, standard internazionali condivisi e una governance che tenga conto contemporaneamente di carbonio, acqua, territorio e giustizia ambientale.

Tra le indicazioni più insolite figura anche l’invito a ridurre la lunghezza delle interazioni con i sistemi di IA. Secondo il rapporto, una modalità di risposta più concisa potrebbe ridurre del 30 per cento il numero di token elaborati da ChatGPT, con un risparmio stimato tra 87 e 98 gigawattora di elettricità all’anno. “L’intelligenza artificiale offre un potenziale straordinario, ma ogni interazione si basa su risorse limitate”, conclude il rapporto. “Un’intelligenza artificiale responsabile è possibile solo se innovazione e sostenibilità crescono insieme entro i limiti del pianeta”.

Emanuele Perugini

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“Profitti sulla pelle degli adolescenti”: non solo social, anche l’Intelligenza artificiale finisce in tribunale. La Florida accusa Altman e ChatGPT

6 June 2026 at 07:56

Dopo i social network anche l’intelligenza artificiale finisce in tribunale per i possibili nefasti effetti sugli utenti. Mentre Meta accetta per la prima volta di pagare una sanzione, milionaria, lo Stato americano della Florida ha accusato OpenAI di badare più ai miliardi che al benessere di bambini e adolescenti. “Sam Altman e ChatGPT hanno scelto la corsa all’intelligenza artificiale a discapito della sicurezza dei nostri figli. Hanno scelto il profitto a discapito della sicurezza pubblica e noi in Florida non lo tollereremo”, ha dichiarato il primo giugno in conferenza stampa il procuratore generale James Uthmeier. Nel mirino di quest’ultimo c’è il design della tecnologia: ChatGPT “è progettato per comportarsi come un amico, incoraggiando l’utilizzo del chatbot, per poi abbandonare gli adolescenti vulnerabili dinanzi a qualsiasi spaventoso bisogno rivelino al loro ‘confidente’. Nella migliore delle ipotesi, questa caratteristica progettuale è imprudente, nella peggiore è intenzionale”.

L’esperto: “Sotto accusa la progettazione delle tecnologie”

Non solo ChatGPT, ma anche i social network sono sul banco degli accusati per le caratteristiche dell’algoritmo: contro Meta, casa madre di Facebook e Instagram, negli Usa ballano 2400 cause intentate intentate da bambini, famiglie, distretti scolastici, 42 procuratori generali statali. Dunque potrebbe essere solo l’inizio della valanga. “La vera novità, sul piano giuridico, è che si prova a far rispondere il modo in cui il prodotto è progettato, non solo l’uso che ne fa chi lo adopera”, commenta con ilfattoquotidianoi.it Marco Martorana, avvocato, docente all’università di Parma, specializzato in tecnologie digitali. “Che a citare OpenAI sia uno Stato, e non più soltanto le famiglie delle vittime, cambia la natura della partita: l’Ia non è solo un affare tra privati ma può diventare un questione di salute pubblica”, prosegue il legale. Tuttavia appare concreto il rischio che i colossi sfuggano ai tribunali con la scorciatoia delle multe milionarie, per loro leggere come noccioline. “La scelta di Meta di chiudere con una transazione il caso del Kentucky, pochi giorni prima del processo e senza ammettere alcuna responsabilità, mostra il rovescio – avvisa Martorana – pagare diventa il modo per dare un prezzo al rischio ed evitare quel confronto in aula”.

Meta accetta la sanzione: 9 milioni alle scuole del Kentucky per la salute mentale dei più giovani

Meta per la prima volta (il 21 maggio secondo i documenti visionati dall’agenzia Reuters) ha accettato la sanzione, da 9 milioni, per evitare il processo contro il distretto scolastico della Contea di Breathitt, nello Stato del Kentucky. Le scuole otterranno 27 milioni per affrontare i problemi di salute mentale dei più giovani. Anche Snap, Youtube e TikTok sono usciti dal processo previsto a giugno pagando la loro parte della multa. Ma alle porte ci sono le denunce di altri 1200 distretti scolastici. “La condotta degli imputati ha portato a una crisi di salute mentale tra i giovani americani e non è un’iperbole”, scrivono i legali della contea di Breathitt nell’atto di citazione. Anzi, le parole sono da intendersi letteralmente, suffragate dalle società scientifiche di pediatria e psicologia. “Il fatto che sia presente una crisi di salute mentale tra i giovani americani è stato dichiarato dall’American Academy of Pediatrics, dall’American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, dalla Children’s Hospital Association e dal Surgeon General degli Stati Uniti”. Nel mirino ci sono le scelte di progettazione compiute dalle piattaforme per tenere agganciati gli utenti il più a lungo possibile, con il rischio di alimentare dipendenza soprattutto nei più giovani. Lo scopo? “Generare profitti”. Lo strumento? I ragazzi. “Se perdiamo il contatto con gli adolescenti negli Stati Uniti, perdiamo il flusso di clienti”, sosteneva un documento interno di Instagram rivelato dal New York Times nel 2023. Secondo gli accusatori del Kentucky, i colossi dei social network sarebbero consapevoli dei pericoli. E’ la stessa ipotesi del procuratore del New Mexico, dove è corso la seconda fase del processo civile contro Meta, dopo la condanna del marzo al risarcimento da 375 milioni di dollari. Ora il New Mexico ne chiede 10 volte di più: 3,7 miliardi, per risolvere i problemi di salute mentale dei più giovani.

La Florida contro Sam Altman e OpenIA

Lo Stato della Florida rivolge a OpenAi accuse molto simili a quelle piovute sulle piattaforme social. Secondo il procuratore Uthemier la multinazionale e Sam Altman erano a conoscenza dei rischi, soprattutto per i minori. Dunque il Ceo dovrebbe essere ritenuto “personalmente responsabile per il danno causato ai cittadini della Florida”: colpevole di “totale disprezzo per il rischio per la vita umana derivante dalla condotta della sua azienda”. Sulla multinazionale pende una sanzione “potenzialmente da miliardi di dollari”, secondo le dichiarazioni di Uthemier riportate da Cnn.

La causa civile è una costola dell’indagine penale annunciata dal procuratore il 21 aprile scorso, frutto della sparatoria avvenuta il 17 aprile 2025 nel campus dell’università dello Stato, con un bilancio di 2 morti e 6 feriti. L’imputato Phoenix Ikner avrebbe consultato l’intelligenza artificiale per ricevere consigli su armi e munizioni, l’orario e l’area migliore per colpire il maggior numero di persone. “Se quel bot fosse una persona, verrebbe accusato di concorso in omicidio premeditato”, aveva dichiarato Uthmeier in una conferenza stampa. Nell’occasione il procuratore della Florida aveva rammentato il lavoro del suo ufficio per perseguire i crimini legati all’uso dell’intelligenza artificiale: una condanna a 135 anni di carcere per un predatore sessuale; il processo in corso ad un presunto pedofilo, con 46 capi d’accusa relativi a materiale pedopornografico generato dall’IA .

La causa civile presentata il primo giugno invece accusa OpenAI di pratiche commerciali ingannevoli e sleali per accelerare i guadagni in barba ai rischi: “A causa delle false dichiarazioni degli imputati su ChatGPT e della loro negligente introduzione di ChatGPT in Florida e nel mondo, gli omicidi di massa sono stati aiutati (…), le persone vulnerabili sono state incoraggiate al suicidio (…) gli utenti hanno perso capacità di pensiero critico e i minori sono diventati dipendenti da uno strumento che finge compassione umana per raccogliere i propri dati senza la supervisione dei genitori. Lo sscopo del colosso? “Accumulare grandi fortune, nonostante conoscano il pericolo di ChatGPT”. In una dichiarazione, OpenAI ha affermato di ritenere che i minori “necessitino di una protezione significativa” e di aver “messo in atto protezioni e politiche all’avanguardia nel settore”. Anche le piattaforme social come Facebook, Instagram e TikTok ripetono da anni di fare tutto il possibile per tutelare gli utenti, soprattutto i minori. Ma la palla ora passa ai tribunali.

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L’Ai ci rende più soli? Così il Papa lancia l’allarme con la Magnifica humanitas

6 June 2026 at 06:42

Il valore dell’umano nelle nostre società? Basterebbe soltanto questo: i parcheggi dei centri commerciali sono gratuiti, quelli degli ospedali si pagano.

Ma tentiamo di comprendere meglio, alla luce dell’enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica humanitas. Secondo uno studio del 2019, erano centinaia di milioni le persone che le davano quotidianamente il buongiorno. Mezzo milione di uomini le avevano dichiarato il proprio amore e oltre 250mila le avevano fatto una proposta di matrimonio. Non sto parlando di una signorina particolarmente avvenente, bensì di Alexa, il noto chatbot di Amazon.

E dire che il primo robot parlante risale al 1966, si chiamava Eliza ed era stata programmata dallo scienziato Joseph Weizenbaum per fare la psicologa. Peccato che, dopo svariati colloqui con Eliza, si era visto che le condizioni psicologiche degli esseri umani peggioravano vistosamente. Questo condusse lo scienziato tedesco a una vera e propria crociata per denunciare che, nel “dialogo” fra la macchina e l’essere umano, è quest’ultimo a finirci sotto malamente. La denuncia di Weizenbaum rimase perlopiù inascoltata, e si stava parlando di chatbot ancora rudimentali. Oggi sono parecchie le persone, soprattutto giovani, che si rivolgono a psicologi creati con l’Intelligenza artificiale per confrontarsi su questioni assai profonde. Ragazzi pronti ad affermare che l’IA li capisce e non giudica, li tratta meglio degli adulti.

Le poche multinazionali che ottengono profitti esorbitanti da tutto ciò che ruota attorno all’IA, in nome del sacro profitto, non si sono fatte alcuno scrupolo a generare una tossicodipendenza universale. Social network e dimensioni virtuali di vario genere, infatti, sono state metodicamente programmate per creare dipendenza. Chi li utilizza rimane come ipnotizzato e drogato da una produzione massiva di sostanze del benessere (endorfine, dopamina, serotonina). Questo aspetto, che colpisce soprattutto i più giovani – per via del lobo prefrontale scarsamente sviluppato, ossia la parte del cervello in grado di gestire le emozioni – produce un duplice effetto: persone sempre più impegnate a trascorrere ore scrollando i video, da una parte, e una vita reale che risulta sempre più noiosa, priva di senso e di stimoli perché non in grado di “regalare” le sostanze stupefacenti di cui sopra.

Risultati? Tre giovani su quattro dichiarano di aver bisogno di un supporto psicologico per ansia, senso di inadeguatezza, depressione, incapacità di allacciare relazioni profonde. Non era mai successo prima nella Storia, ma questa si sta avviando ad essere la prima generazione di giovani e giovanissimi in cui il suicidio è la principale causa di morte. Del resto, un nuovo e imponente studio longitudinale condotto su oltre 4mila preadolescenti – pubblicato su International Journal of Clinical and Health Psychology – ha rivelato che i ragazzi che più fanno uso degli schermi colorati sono anche quelli con più probabilità di manifestare i sintomi di cui sopra.

Basterebbe soltanto un dato per capire che i governanti mondiali sanno tutto ciò: TikTok, il social più famoso e usato fra i giovani, è un prodotto cinese vietato in un solo paese del mondo: la Cina. In nome del progresso tecnologico e del profitto economico, ormai gli unici due parametri con cui si riconosce valore a persone, cose e iniziative, si stanno volutamente trascurando gli effetti deleteri dell’IA sulle persone, ma anche sul pianeta, considerando che questa tecnologia è la più energivora e consumatrice di acqua (le “terre rare” per cui si fanno le guerre sono quelle ricche di minerali indispensabili all’IA).

La Magnifica humanitas di Leone XIV denuncia questo potere assoluto che il sistema tecno-finanziario esercita su democrazie degradate e impotenti, nel silenzio assordante di una politica largamente ignorante e genuflessa. Nonché di una Sinistra ancora una volta agevolmente scavalcata alla sua sinistra (dal Papa!), incapace di difendere le classi subalterne rispetto ad argomenti che hanno un impatto reale sulle persone. Anche a fine Ottocento ci volle un’enciclica, la Rerum novarum di Leone XIII (1891), per denunciare le ingiustizie del mercato e proporre azioni alternative alle tanto velleitarie quanto sanguinose rivoluzioni comuniste.

Il Papa di allora, cui dichiaratamente si ispira l’attuale, rimase inascoltato e questo fece piombare il mondo in due terribili guerre mondiali. Oggi si rischia perfino di più, considerato che la filosofia cui aderiscono tutti i grandi guru dell’IA è quel transumanesimo che si pone come scopo il superamento della magnifica umanità pensante e senziente. Assai meno redditizia della munifica superumanità di docili robot.

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Ogni impresa dovrebbe dotarsi di una policy sull’intelligenza artificiale

6 June 2026 at 03:45

L’utilizzo degli strumenti di intelligenza artificiale nei contesti lavorativi non è più un fenomeno di nicchia. Secondo Bankitalia, il trentadue per cento delle imprese italiane con almeno venti addetti utilizza l’intelligenza artificiale per ottimizzare i processi esistenti e, raramente, per creare nuovi prodotti o servizi. Molte di queste aziende hanno iniziato a usare i large language models senza dotarsi di una specifica policy per regolare i limiti di impiego da parte del personale.

Il punto di partenza di qualsiasi policy sull’IA è la distinzione tra strumenti aziendali e strumenti personali. Avvalersi del supporto di ChatGPT, Claude o Gemini con un profilo privato per svolgere attività lavorativa pone una serie di questioni giuridiche delicate e, pertanto, dovrebbe essere vietato. Gli account consumer non forniscono quasi mai garanzie in tema di riservatezza e tutela dei dati. Inoltre, i dati immessi nei prompt possono essere utilizzati per addestrare i modelli di terze parti, con la conseguenza che informazioni riservate fuoriescono dal perimetro aziendale in modo irreversibile.

L’azienda deve anche stabilire in maniera chiara i confini dei dati che possono essere condivisi con l’intelligenza artificiale. Secondo la normativa privacy, infatti, il trattamento dei dati deve essere fondato su una base giuridica adeguata e compatibile con le misure di sicurezza adottate dall’impresa. Dati sensibili come quelli riguardanti lo stato di salute o l’iscrizione ad un sindacato di un dipendente non dovrebbero essere inseriti in un large language model prima di un attenta valutazione.

L’intelligenza artificiale produce errori, allucinazioni e imprecisioni con una frequenza che la rende inidonea a sostituire il giudizio umano in qualsiasi attività avente rilevanza giuridica o economica. Una policy ben fatta dovrebbe attribuire esplicitamente al lavoratore la responsabilità di verificare gli output più importanti prima di ogni utilizzo.

Regolare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale in azienda è fondamentale per proteggere i dati dell’impresa, la privacy dei dipendenti e la posizione del datore di lavoro in caso di contenzioso. Anche in questo campo, prevenire è sempre meglio che curare.

*La newsletter “Labour Weekly. Una pillola di lavoro una volta alla settimana” è prodotta dallo studio legale Laward e curata dall’avvocato Alessio Amorelli. Linkiesta ne pubblica i contenuti ogni. Qui per iscriversi

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