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Roberto Vannacci affianca Matteo Salvini: Futuro Nazionale al 5,3% come la Lega. Il sondaggio Swg

15 June 2026 at 19:03

Non solo la cavalcata di Roberto Vannacci non si arresta,ma per Matteo Salvini, adesso, la situazione si complica pesantemente. Il movimento del generale (lanciato in politica proprio dal Carroccio, con tanto di elezione al Parlamento europeo) affianca la Lega. Futuro Nazionale, infatti, guadagna mezzo punto in una settimana e raggiunge il 5,3%. Ed è la stessa identica percentuale del partito di Salvini, che in 7 giorni invece perde lo 0,3%. È questo il quadro che viene fuori dal sondaggio di Swg per il Tg La7.

L’aggancio di Vannacci: i nuovi clamorosi risultati del sondaggio di SWG per il TgLa7 ???? https://t.co/72NFV5pGO0 pic.twitter.com/ldjKzqhGZu

— Tg La7 (@TgLa7) June 15, 2026

A pochi giorni dall’assemblea di Futuro nazionale, tra polemiche e accuse, Vannacci pertanto festeggia l’obiettivo raggiunto, anche se – al momento – solo nelle stime dei sondaggi. Ma nel centrodestra a perdere consensi non è solo la Lega, ma anche Fratelli d’Italia: il partito di Giorgia Meloni segna un meno 0,4% rispetto alla scorsa settimana fermandosi al 27,9%. Unico partito a non perdere nella coalizione di governo è Forza Italia, stimata 7,2% (+0,2%).

Sul fronte delle opposizioni il Partito democratico si conferma seconda forza politica italiana al 22,1% (+0,1%), seguito dal Movimento 5 stelle al 13,3% (+0,2). Stabili Alleanza VerdiSinistra al 6,5% e Italia Viva al 2,4%. Chiudono il quadro Azione al 3,5% (-0,1%), +Europa all’1,6% (+0,1%), Noi Moderati all’1,1% (-0,1%), Ora! all’1% come sette giorni fa. Altri partiti sono indicati al 2,8% (-0,2%) mentre il 27% non si esprime (-1%).

Sommando le stime, pertanto, il campo progressista (Pd, M5s, Avs, Iv e +Europa) si attesterebbe 45,9%. Il centrodestra, invece, si fermerebbe al 41,5%. Discorso diverso con Vannacci in coalizione: in questo caso la destra arriverebbe al 46,8%. Futuro nazionale, pertanto, si conferma potenziale ago della bilancia delle prossime Politiche.

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Cosa manca per poter definire Futuro Nazionale un chiaro progetto di ricostituzione del partito fascista?

15 June 2026 at 16:29

di Massimo Santantonio

Per anni abbiamo assistito a manifestazioni con saluti romani e richiami diretti al fascismo, come quelle di Acca Larenzia, a Roma. Abbiamo preso atto del fatto che la magistratura le abbia la maggior parte delle volte considerate legali, perché – semplifico intenzionalmente senza entrare nel merito della nostra legislazione – quello che non si può fare non è manifestare quel genere di opinioni, bensì ricostituire il partito fascista. Quindi il Presidente del Senato può tranquillamente definire “adulatori” quanti lo apostrofano come fascista, ed esibire orgogliosamente un busto di Mussolini tenuto in casa. Benissimo.

Adesso però mi sembra che le cose siano cambiate. E brutalmente. Vannacci occhieggia chiaramente al fascismo, così come molti (tutti?) i personaggi di un certo rilievo che lo stanno seguendo. Nel programma, a parte gli ovvi richiami nostalgici orgogliosamente rivendicati, scorgo quello che può essere il fascismo nel Terzo Millennio: cose vecchie, come la discriminazione delle minoranze, il razzismo, l’avversione per la stampa libera, l’identità cristiana, e cose che non potevano esistere un secolo fa, come la questione dei migranti e della paventata “sostituzione etnica”.

Cosa manca per poter definire Futuro Nazionale un dichiarato progetto di ricostituzione del Partito Fascista? La camicia nera al posto di giacca e cravatta? Le ronde per bastonare gli immigrati o comunque quanti tra loro, prima, seconda o terza generazione che siano, non appaiano aver “assimilato” la nostra cultura?

Che l’Italia sia, e sia sempre stata, densamente popolata da fascisti o comunque persone non antifasciste (differenza assai tenue) l’abbiamo sempre saputo. Un elettorato disposto a spostarsi da un partito all’altro a seconda del fatto che in questo o quello trovino un leader forte, un “conducator“, che incarni i loro pensieri. È stato Berlusconi, che pur dichiarandosi antifascista ha sdoganato un partito neofascista i cui leader erano freschi dall’aver rievocato, con canti e saluti romani, la marcia su Roma. Poi Salvini, ora Meloni, i cui partiti hanno sempre incluso esponenti di spicco e organizzazioni giovanili con idee razziste e fasciste, dai Bossi e Borghezio a Lollobrigida che onora la tomba del boia Graziani. Il prossimo sarà Vannacci. E Vannacci non ha proprio remore di alcun tipo o facciate “democratiche” da mantenere.

Nel secolo scorso l’Italia si è difesa dalla cosiddetta “minaccia comunista” con la strategia della tensione. Anche con stragi che, a quanto ho potuto leggere, erano spesso orchestrate dai nostri Servizi in ossequio all’Alleanza Atlantica ed eseguite da fascisti, e che hanno causato più vittime del terrorismo estremista. Pagine vergognose, per le quali nessun “servitore dello Stato” ha mai pagato o si è mai scusato con i parenti delle vittime.

Ora, nel 2026, può un cittadino democratico sperare che uno Stato, ricostituito dopo la tragedia del fascismo e della guerra, lo difenda di fronte al crescere di una forza esplicitamente neofascista, anche se dovesse raccogliere un ampio consenso tra i nostri connazionali? Oppure la colpevole – o compiaciuta – tolleranza, stratificatasi negli ultimi decenni, per le idee e le manifestazioni fasciste ha generato un mostro troppo grande? Un mostro che non si ha il coraggio di affrontare temendo conseguenze?

Possono le istituzioni italiane, cioè del Paese che – oltre a propugnare in nome del sovranismo un conflitto mondiale che ha causato decine di milioni di morti – ha “inventato” una dittatura sanguinaria, presto copiata da tanti altri Paesi come la Germania, la Spagna, la Grecia, il Portogallo, non contrastare lo sviluppo di un nuovo Partito Fascista?

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La destra dopo la destra: l’operazione Vannacci e la nuova fascistizzazione

15 June 2026 at 14:18

La destra dopo la destra è ormai processo costituente e avanguardia quotidiana di un rinnovato processo di fascistizzazione. Sdoganate dapprima le parole (remigrazione, feccia, camerati, me ne frego, il femminicidio non può costituire una fattispecie aggravata di omicidio, per dirne solo alcuni di queste parole e pensieri ascoltati durante l’assemblea costituente del partito del generale Vannacci) ora si tratta di provare la connessione sentimentale con il pezzo di società pronto a coagularsi intorno a questo militare duro e puro dalle idee chiarissime: via gli immigrati a qualunque costo, anche deportandoli, ordine e pulizia sessuale nella società, allestimento di un ministero per validare l’assimilazione degli stranieri alla civiltà italiana.

Negli ultimi vent’anni lo spostamento a destra degli equilibri politici segue i grandi fenomeni migratori e si connette ai grandi eventi della politica internazionale. Per prima si sposta a destra la Francia, qualche anno dopo la Germania, in mezzo i Paesi baltici e quelli scandinavi. Ora tocca all’Italia verificare il successo della destra un po’ barbarica, nuda e cruda.

Fu Silvio Berlusconi, con la sua discesa in campo, a sdoganare il Movimento sociale di Gianfranco Fini che il Cavaliere propose come candidato a sindaco di Roma. La destra costuituzionale da allora entra a pieno titolo nell’alleanza seppur con una funzione più ancillare, di appendice. Forza Italia deve tenere a bada la Lega di Bossi che è un movimento già corposo, raccoglie milioni di voti al nord e compete direttamente con B. La fiamma finiana è solo la terza gamba dell’alleanza. Il declino berlusconiano, più di vent’anni ininterrotti di leadership, producono nel centrodestra la prima ricollocazione strategica. Non è più il centro liberale, l’anima laica e quell’odore tardo democristiano a indicare la strada, organizzare la sfida con il centrosinistra. Fini ha perso la guerra con il Cavaliere, il suo partito – Alleanza nazionale – è allo sbando. Giorgia Meloni si mette in proprio mentre la stella leghista splende grazie alla disinvoltura con la quale Matteo Salvini cambia le fattezze del suo movimento, avvicinandolo a un profilo più nettamente xenofogo e nazionale.

La fine del grillismo e il fallimento del governo tecnocratico di Draghi riportano il centrodestra al governo ma con un nuovo assetto interno. È la destra che guida e comanda, è Giorgia Meloni la premier, leader indiscussa della coalizione.

Salvini per far fronte al successo meloniano sterza ancora di più a destra e ingaggia il generale Vannacci per tenere salva dalle onde la propria barca. I fatti di queste settimane spiegano la manovra disperata e perdente di Salvini ma provano la forza, la vitalità e la proiezione verso una destra ancora più a destra di Vannacci.

Futuro nazionale è l’operazione Vannacci, cioè una selezione politica che prova a sintonizzarsi sempre più a destra, nell’infinito mare di una nuova fascistizzazione.

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Vannacci sceglie “Futura” di Dalla come “inno” del partito. I parenti dell’artista: “Lontano dal pensiero di Lucio, uso spiacevole”

15 June 2026 at 13:51

L’ha fatta risuonare all’Auditorium Conciliazione prima del discorso sul programma. “Il grande Lucio Dalla” ha detto, anticipando una canzone che “guarda al futuro, proprio come noi”. Futura, appunto. E l’ha fatta risuonare alla fine del suo intervento di oltre un’ora. Dovrebbe essere il brano delle “avanguardie futuriste”, cioè dei comitati costituenti che nelle intenzioni di chi tiene i fili del partito dovrebbero occuparsi anche di “attività culturali e sportive”. La verità è che, da ciò che sembra, Roberto Vannacci ha scelto il brano di Dalla come colonna sonora di Futuro nazionale.

“Non ci è stata chiesta alcuna autorizzazione, e se quello da parte di un partito politico è sempre un uso improprio delle canzoni di Dalla, è ancora più spiacevole se avviene da chi è così lontano dal pensiero e dal mondo di Lucio”. A dirlo a Repubblica Bologna è la cugina dell’artista, Dea Melotti, vicepresidente della Fondazione Lucio Dalla.

Nel merito è intervenuto anche Daniele Caracchi, anch’egli di Fondazione Lucio Dalla e di PRessing Line, la storica casa discografica del cantautore bolognese: “Siamo rimasti spiazzati e meravigliati” ha detto. “Per tutelare le immagini e l’arte di Lucio non abbiamo mai consentito che di Dalla si facesse un uso in contesto politico, a prescindere dal partito. Dalla è fuori da ogni ragionamento di parte, qualsiasi essa sia; credo sia la prima volta che capita questo tipo di uso e cercheremo di fare chiarezza”.

In Italia, in passato, Vasco Rossi disse esplicitamente di non usare la sua C’è chi dice no nella campagna sul referendum costituzionale del 2016. Una diffida arrivò a Matteo Salvini dagli eredi di Rino Gaetano. Alla Lega arrivarono le proteste anche de La rappresentante di lista per il brano Ciao ciao.

In foto Lucio Dalla e Francesco De Gregori al concerto del Primo maggio del 2011

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Femminicidio, da Avs al Pd fino a FdI: tutti contro Vannacci. Bongiorno (Lega): “Spero non gli manchi il delitto d’onore”

14 June 2026 at 15:40

“Il femminicidio non esiste, non serve alcun reato specifico”. È bufera politica – e non solo, dal momento che nel dibattito è intervenuto anche il padre di Ilaria Sula – dopo le parole di Roberto Vannacci all’assemblea di Futuro nazionale. Per il leader di FnV si tratta di “un omicidio come tutti gli altri”. Dichiarazioni che arrivano nell’affollatissima conferenza stampa della giornata conclusiva dell’incontro di oggi a Roma, e ribadite successivamente, con ancora più enfasi, nell’intervento dal palco dell’auditorium della Conciliazione. “Uomini e donne sono uguali – è il suo ragionamento – non c’è bisogno di proteggere alcuno nei confronti degli altri e quindi devono essere tutti soggetti alle stesse regole. Un reato non è più o meno grave in base al sesso, al colore della pelle o alla religione di chi lo commette o di chi lo subisce: questa è la vera parità”.

Un ragionamento che lo porta a dire pure di essere contrario alle cosiddette quote rosa, alla parità di genere, argomento sul quale il generale ha promesso un emendamento alla legge elettorale per abolirle. Immediate le repliche da parte degli esponenti delle opposizioni. Tra le prime ad accusare Vannacci è Cecilia D’Elia, senatrice del Pd che parla di “negazionismo patriarcale” da parte di chi “non vede l’esistenza della violenza maschile contro le donne, e il carattere proprio dei femminicidi”. Il leader di Fn “è intriso di quella cultura che dobbiamo cambiare e che cambieremo, con buona pace sua e dei suoi sodali”, scrive sui social.

Si alza il livello delle repliche con Michela Di Biase, sempre del Partito democratico: “Solo dalla feccia possono originare le parole gravissime pronunciate da Vannacci sui femminicidi, il femminicidio non è uno slogan ideologico, ma un fenomeno riconosciuto e studiato da istituzioni, magistratura e organismi internazionali. Non serve a stabilire che una vita valga più di un’altra, ma a descrivere delitti che maturano in dinamiche di possesso, controllo e sopraffazione”. Ma è tutto l’arco parlamentare a scagliarsi contro il generale. Lo fa Angelo Bonelli di Avs: “Oggi Giorgia Meloni ha trovato il tempo per attaccare su X una fiera dell’editoria che chiede agli espositori di sottoscrivere i valori antifascisti della nostra Costituzione. Ha parlato di censura. Ha parlato di libertà di pensiero. Ma le chiedo: perché non condanna neanche le parole di Vannacci che oggi ha dichiarato che il femminicidio non esiste? Quello che sta accadendo è chiarissimo. Meloni sa che alle prossime elezioni avrà bisogno dei voti di Vannacci e dell’estrema destra. E per non perderli è disposta a tutto: a tacere sugli slogan neofascisti e razzisti del corteo sulla remigrazione di ieri, a tacere sui ‘camerati’ in sala, a tacere su chi nega il femminicidio”.

Critiche anche da Italia viva. “Le parole di Vannacci sul femminicidio sono gravissime e offensive nei confronti delle tante donne vittime di violenza e delle loro famiglie. Negare la specificità del fenomeno significa ignorare una realtà che continua a colpire il nostro Paese e contro la quale le istituzioni hanno il dovere di intervenire con determinazione”. A dirlo sono le senatrici renziane Daniela Sbrollini, capogruppo in commissione Femminicidio, e Dafne Musolino, vicecapogruppo al Senato. “Ancora più preoccupante è vedere esponenti politici che arrivano a richiamare simboli e linguaggi che pensavamo appartenessero al passato. La cultura del rispetto, della parità e della democrazia non può essere messa in discussione né banalizzata. Sono i valori della nostra Costituzione, quella Carta che Vannacci continua negare sia antifascista”.

Da destra interviene l’avvocata e senatrice della Lega, Giulia Bongiorno, che del disegno di legge sulla violenza sessuale è relatrice. “Il punto non è che la morte di una donna ‘pesa’ più di quella di un uomo, ma la gravità della spinta che porta a uccidere una donna per odio o disprezzo, ritenendola un essere inferiore. Ecco perché la critica del leader di Futuro nazionale è totalmente fuorviante. Spero non ci sia nostalgia per il reato previsto fino al 1981, quando venivano concesse attenuanti a chi uccideva una donna per causa d’onore“. Persino Fratelli d’Italia attacca Vannacci. Per l’assessora lombarda alla Cultura, Francesca Caruso “basta leggere le cronache, troppe donne vengono uccise da uomini che non accettano la fine di una relazione, un rifiuto o la loro libertà. Possiamo discutere delle leggi, ma non dei fatti. E i fatti ci dicono che esiste una forma di violenza che colpisce le donne proprio in quanto donne“. E ancora: “Francamente trovo surreale che oggi ci sia ancora qualcuno che neghi questo fenomeno invece di interrogarsi su come contrastarlo. Il problema non è la parola ‘femminicidio’. Il problema sono le donne che continuano a essere vittime di violenza e di sopraffazione. Se il femminicidio non esiste, come chiamiamo le tante donne uccise semplicemente perché hanno detto ‘no’? Forse il generale dovrebbe iniziare a leggere i giornali del 2026 e non quelli del 1956”. Tra le fila di FdI è anche la senatrice Susanna Donatella Campione a redarguire Vannacci: “Il punto non è che la vita di una donna valga più di quella di un uomo. Il punto è riconoscere la specificità di quei delitti che maturano nell’odio, nel possesso o nel disprezzo nei confronti delle donne. Per questo sostenere che il femminicidio sia ‘un omicidio come tutti gli altri’ è una lettura fuorviante. La frequenza con la quale gli uomini uccidono le donne è diventata tale da indurre il legislatore a introdurre nell’ordinamento una fattispecie specifica. Non per creare vittime di serie A e di serie B, ma per contrastare un fenomeno che presenta caratteristiche proprie e che richiede strumenti adeguati. Mi chiedo infine se le donne che militano nel movimento di Vannacci condividano davvero questa impostazione. Sarebbe interessante sapere se ritengano anche loro che il femminicidio sia semplicemente un omicidio come un altro”.

Per Mariastella Gelmini di Noi Moderati “le dichiarazioni di Vannacci sono gravissime. Giulia Cecchettin, Ilaria Sula, Luciana Ronchi e tante altre non sono nomi astratti né casi isolati: sono donne che hanno perso la vita per mano di un uomo. Negare l’esistenza del femminicidio significa ignorare una violenza che colpisce le donne proprio in quanto donne. Significa voltare le spalle alle vittime, alle loro famiglie e a tutte le persone che ogni giorno si impegnano per contrastare questa piaga. Vannacci, ancora una volta, dimostra una visione arretrata e distante dalla realtà“.

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Il padre di Ilaria Sula risponde a Vannacci: “Femminicidio e omicidio sono ben diversi. Porti rispetto per mia figlia e per le altre donne uccise”

14 June 2026 at 13:50

Il femminicidio non esiste, non serve un reato specifico”. È uno dei cavalli di battaglia di Roberto Vannacci, che all’assemblea di Futuro nazionale, oggi a Roma, ha portato sul palco e alla conoscenza dei media. Ma alle parole dell’europarlamentare, interpellato dall’Ansa, ha risposto Flamur Sula, il papà di Ilaria Sula, la studentessa 22enne uccisa lo scorso anno a Roma dall’ex fidanzato e trovata in una valigia abbandonata in un dirupo a ridosso di una strada provinciale nel comune di Poli: “Nostra figlia ci è stata portata via senza un perché, senza un motivo. Femminicidio e omicidio sono due cose ben diverse. Le leggi devono essere severe per chi fa del male alle donne. Solo chi ci passa può capire cosa vuol dire, parlare per gli altri è troppo facile”.

Ogni settimana, racconta il papà di Ilaria, lui e la moglie tornano nel luogo in cui è stato ritrovato il corpo della figlia. Lì hanno realizzato una lapide con la foto della ragazza e una dedica per lei: “Bisogna portare rispetto a mia figlia e a tutte le altre donne che per colpa di un uomo non ci sono più. Stiamo le ore a piangere e a parlare con lei. Si dice che con il tempo il dolore diminuisce ma non è così, anzi – prosegue – il dolore aumenta, si sente ancora di più la mancanza e si realizza che a casa Ilaria non tornerà mai più. Non c’è notte che mia moglie non chiama Ilaria nel sonno o che la cerca per casa. È un dolore inimmaginabile che non finirà mai”.

Alle dichiarazioni di Vannacci, a poche ore di distanza dal suo intervento dal palco, sono seguite le prese di posizione delle associazioni che si battono per i diritti delle donne. “Vannacci nega il femminicidio perché il suo obiettivo è negare ciò che il femminismo ha svelato: la violenza maschile contro le donne che è paradigma della normalizzazione della disparità di potere e della sottomissione nei privilegi di altri. L’obiettivo è disumanizzare, ritornare alla forza e agli eroi, sdoganare la violenza, confondere le persone, non avere una analisi condivisa legittimare le disparità”. A dirlo è Elisa Ercoli, presidente Differenza donna che considera “la gravità delle sue dichiarazioni totale, pari alla responsabilità di chi nega le vittime di mafia nella loro specificità”. “Un progetto disumano proprio della manosfera a servizio del necrocapitalismo – prosegue – un capitalismo senza limiti, senza mediazioni, senza umanità. Il suo disegno ci è molto chiaro e lo combatteremo tutte e tutti insieme. Donne, giovani, migranti e comunità LGBTQI+ assieme agli uomini che hanno compreso quanto il patriarcato sia orrendo anche per le loro vite, insieme ci contrapporremo a questo disegno di miseria che vuole disintegrare la nostra democrazia. La risposta più utile – conclude – è creare comunità dialoganti in cui rafforzarci e unirci contro un nemico pericoloso che con le nostre pratiche fermeremo”.

A intervenire anche Cristina Carelli, presidente D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza. “Dopo decenni passati a spiegare la natura della violenza maschile alle donne, dobbiamo ancora leggere dichiarazioni come questa. Vannacci è ovviamente libero di pensare quello che vuole. La questione che ci preoccupa è che una fetta della società ascolta le sue parole e le fa proprie. La deriva fascista della società, pericolosa per le libertà di tutte e tutti, è una vera maledizione per la libertà delle donne, per il contrasto alla violenza e per un futuro in cui i diritti siano effettivamente rispettosi delle differenze”.

Carelli prova a spiegare a Vannacci che “definire femminicidio l’uccisione di una donna motivata dal suo essere donna non significa attribuire un valore diverso alla vita delle vittime, né creare gerarchie nel dolore. Significa, al contrario, riconoscere una specifica matrice culturale e sociale della violenza di genere, individuata da studi, organismi internazionali e istituzioni come un fenomeno distinto che richiede strumenti di prevenzione e contrasto adeguati. Per questo la scelta di utilizzare il termine femminicidio rappresenta una decisione politica consapevole: riconoscere che esiste una violenza che colpisce le donne proprio in quanto donne e che tale violenza affonda le proprie radici in rapporti di potere, discriminazioni e stereotipi ancora presenti nella nostra società. Negare l’importanza di questa definizione significa oscurare la natura del fenomeno e indebolire il percorso culturale che negli ultimi anni ha contribuito a portare nel dibattito pubblico e politico una violenza per anni chiusa nel privato”.

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Futuro Nazionale, Vannacci: “Noi già in trincea, non voglio poltrone”

14 June 2026 at 13:36

Si chiude la due giorni dell’Assemblea Costituente di Futuro Nazionale. Il generale non vuole poltrone né alleanze, apre alla Remigrazione e chiarisce la sua collocazione nell’alveo del panorama politico.

Roberto Vannacci affronta diversi temi nella conferenza stampa antecedente al suo intervento sul palco della Costituente Nazionale di Futuro Nazionale. Sul tavolo, diversi argomenti resi ancora più caldi da un weekend romano caratterizzato da quattro cortei, tutti con anime diverse. Il generale mantiene le sue posizioni: non ha ancora aperto a un’alleanza con la coalizione di centrodestra e presenza Futuro Nazionale come partito già pronto a competere in vista delle prossime elezioni. Vannacci, per sua stessa ammissione, non cerca poltrone e apprezza il consenso degli italiani al suo progetto. Apre alla proposta di legge sulla Remigrazione, chiude sulla patrimoniale e non dice no alla possibilità di Matteo Salvini al Viminale.

Vannacci: “Femminicidio non è reato”

Remigrazione, economia e patriarcato e non chiude alla proposta di legge arrivata da Casa Pound: “Non vedo perché una proposta del popolo debba rimanere fuori dal parlamento. Non vedo motivo di chiusura. Il popolo è sovrano. Fra l’altro non mi sembra che ieri, durante il corteo, abbiano assalito la polizia o spaccato vetrine. Non capisco perché non ci sia indignazione verso altri cortei dove non ci si è attenuto al vivere civile”. Sul campo economico, il “no” alla patrimoniale è abbastanza netto: “Il salario deve essere esito di una contrattazione. Tassare ulteriormente il patrimonio è iniquo. Esiste già una patrimoniale”. Sull’uguaglianza di genere e il concetto di patriarcato, il leader di Futuro Nazionale ha idee precise: “La vera parità è quando uomini e donne sono uguali in base al merito. Sono contrario al concetto di femminicidio, non perché non abbia rispetto per le donne, ma perché lo ritengo un omicidio. Non serve una fattispecie. Altrimenti si dovrebbe parlare di anzianicidio”.

Il motto “Me ne Frego” e  le elezioni: “Non voglio poltrone”

Spostando il focus sulla politica interna, Vannacci chiarisce posizioni e finanziamenti legati al partito: “Non mi considero l’uomo della speranza della sinistra, non ho ville in Crimea o sul Mar Nero, ho amici in Russia, ma non sono politici. Tutti i finanziamenti al partito sono trasparenti e riportati così come lo prevede lo legge”. Sulle accuse di fascismo è netto: “Il “Me ne frego” è un motto dannunziano acquisito e assunto dagli Arditi della I Guerra Mondiale. Non è fascismo, proprio per niente. È un verso del poeta della patria. La storia non si cancella, né si censura”. Sulle prossime elezioni: “Non sono un megalomane, non mi interessano poltrone e ministeri. Continuerò a fare l’europarlamentare. Mi riempie di orgoglio essere un punto di riferimento per 100mila italiani. Futuro Nazionale parteciperà alle elezioni, ma non significa che Vannacci richiederà qualcosa. Il presidente scelga la data, Futuro Nazionale è già pronto, anche domani” .

I rapporti con gli altri partiti: “Salvini può fare il Ministro dell’Interno”

Il leader di Futuro Nazionale ha poi chiarito i rapporti con gli altri politici: “Quel che dice Calenda non mi interessa, non lo ritengo un interlocutore. Renzi l’ho visto in visita a una caserma quando ero a capo della Folgore e poi da Fedez. Ho il suo numero come quello di Giorgia Meloni, ma non ci siamo scambiati messaggi”. Inevitabile il passaggio sulla Lega e Matteo Salvini: “Sono entrato da indipendente, ho portato mezzo milione di voti. Ognuno ha avuto il proprio vantaggio da questa esperienza. Non voglio fare implodere il centrodestra perché non ho avanzato alcuna intenzione di aderirci. Matteo Salvini ha già fatto il ministro dell’Interno e ha svolto un buon lavoro, può svolgere il ruolo. Di Zaia penso che sia un leader decennale, altre domande sono da rivolgere a loro”.

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Il vannacciano Sasso: “O con noi o contro di noi. Quando andremo al potere, faremo davvero le cose”. Bagarre a Omnibus

14 June 2026 at 12:38

Tensione alle stelle a Omnibus, su La7, dove va in scena lo scontro tra Rossano Sasso, deputato passato dalla Lega a Futuro Nazionale, e Gino Zavalani, content creator e direttore editoriale di Esperia Italia, progetto media digitale vicino a Fratelli d’Italia. Zavalani, di origine albanese e con cittadinanza italiana da oltre 20 anni, pone una domanda semplice e provocatoria: quali sono i criteri “scientifici” per restare in Italia senza rischiare la remigrazione? Sasso, in collegamento da Roma prima della chiusura dell’assemblea di Futuro Nazionale, parte subito all’attacco con un interrogatorio marziale: “Si è integrato nella nostra società?”, “Ha un lavoro?”, “Ha mai infranto le nostre leggi?”, “È rispettoso del popolo che lo ha accolto?”.
Ogni domanda arriva secca, quasi a mitraglietta. La giornalista Ludovica Ciriello prova a inserirsi: “Ma chi lo decide?”. Sasso la ignora olimpicamente e continua la sua check-list. Quando Zavalani risponde sì a tutto (lavoro, rispetto, gratitudine), Sasso concede magnanimo: ” Allora, lei non solo è il benvenuto, ma rappresenta la stragrande maggioranza di immigrati che è ben accetto qui”. Ciriello commenta ironica: “Il tribunale Sasso”. Risposta piccata del deputato: “No, è il tribunale dei cittadini italiani stanchi dell’immigrazione clandestina fuori controllo”.

Il tono sale ulteriormente quando viene evocata la tragedia di Modena. Gaia Tortora ricorda che El Koudri è un cittadino italiano, ma l’ex leghista ribatte: “Non è un cittadino italiano, è marocchino. Marocchino“. Tutto lo studio rumoreggia dissentendo, ma Sasso è irremovibile: “Dovremmo rivedere qualche criterio per revocare la cittadinanza a dei criminali. Le nostre strade e le nostre piazze sono piene di criminali che non dovrebbero restare un giorno in più sul suolo patrio. Chi è contrario è complice. O con noi o contro di noi!“.
Zavalani ironicamente rilancia: “Allora revochiamo la cittadinanza anche agli italiani che guidano ubriachi e rischiano di ammazzare qualcuno”. Sasso, visibilmente infastidito dal contropiede, lo liquida: “Complimenti per l’approfondimento e la satira di questo signore che evidentemente lavora per qualcuno. Chiami i suoi amici parlamentari del centrodestra moderato e avanzi questa proposta”.
Gaia Tortora prova a mediare, ma Sasso è ormai lanciato, chiudendo il suo intervento in modalità “comizio” e con toni decisamente poco eleganti nei confronti di Ludovica Ciriello: “Noi di Futuro Nazionale, quando andremo al potere, le cose le faremo davvero. Con buona pace della “dottoressa Ludovica”, degli influencer e della splendida dottoressa Tortora”.

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Futuro nazionale, Vannacci chiude l’assemblea: “Femminicidio? Non esiste, non serve reato specifico”. Sul palco lotta alla “dittatura Lgbtq” e alla “islamizzazione dell’Italia”

14 June 2026 at 11:08

Dal palco “ne ho per tutti”, e via di attacchi alla stampa, al centrodestra, alla “sinistra”. Ma in sala stampa è più accomodante: prende tutte le domande dei giornalisti, e nel secondo giorno, quello che all’Auditorium Conciliazione di Roma chiude l’assemblea di Futuro nazionale, ammorbidisce i toni anche coi – potenziali – futuri alleati. Dà ragione a Giorgia Meloni sulla polemica di Più libri più liberi e il cosiddetto “patentino di antifascisti”. E ha parole al miele per Matteo Salvini, che ieri non ha mai citato: “Lui al Viminale? Perché no, lo ha già fatto. Ci sono tante persone che potrebbero farlo, Salvini è tra queste”. Per precisare, infine, che “non voglio fare implodere il centrodestra“.

Remigrazione e femminicidio

Roberto Vannacci, anche oggi, parla di sé in terza persona. Come mettere in pratica la remigrazione, il suo cavallo di battaglia? Basta un atto di fede: “Mi chiamo Vannacci, mandateci al governo e ci riusciremo”. Poi aggiunge: “Applicherei la politica di Vannacci rispetto alla remigrazione prevedendo e stipulando accordi bilaterali laddove non ci fossero con gli Stati di origine, ma ce ne sono quasi con tutti”. Naturalmente la retorica bellicista è sempre presente. Per le elezioni del 2027, “siamo già in trincea. Siamo pronti anche domani, Meloni decida la data e noi ci siamo”. In sala stampa, un altro cavallo di battaglia: “Non esiste il femminicidio. Uomini e donne sono uguali, non c’è bisogno di proteggere alcuno nei confronti degli altri. Un reato non è più o meno grave in base al sesso, al colore della pelle o alla religione di chi lo commette o di chi lo subisce: questa è la vera parità”: E ancora: “Una posizione di lavoro la si guadagna in base al merito, non in base a quello che uno ha sotto le mutande, questa è parità. Perché non mettiamo le quote rose per i fabbri o per i muratori e invece le mettiamo per i politici o i dirigenti? Così come c’è la violenza sulle donne c’è quella sugli anziani e non c’è un anzianicidio. Sono contrario al femminicidio, è un omicidio come tutti gli altri“.

Lotta alla “ideologia gender”, “presente” e Almirante

Sul palco, prima di lui, il deputato di FnV, Domenico Furgiuele, ex Lega, che saluta i “camerati che ritornate a casa con me”, che cita Bobby Sands e Sergio Ramelli, al cui nome si avvertono in sala i “presente“. “Continueremo a essere tempesta e assalto” dice. A prendere la parola c’è anche Rossano Sasso, che chiede di mostrare le – nuove – bandiere di Futuro nazionale e fa uso della retorica bellicista per dire che “siamo in lotta contro l’islamizzazione dell’Italia”, contro “l’ideologia gender“, contro la “dittatura Lgbtq”, “Lottiamo contro l’egemonia culturale della sinistra nelle scuole”, tanto che addirittura propone “test psicoattitudinali per gli insegnanti”. Perché “ce ne sono tanti che hanno rovinato i ragazzi”, penalizzando chi “non frequenta i centri sociali o non canta Bella ciao”.

Sul palco sale anche Massimo Arlechino, presidente del Movimento Indipendenza di Gianni Alemanno, che è confluito in FnV. “Lui sta in una cella in condizioni inumane” dice Arlechino, seguito dai cori in platea “Gianni, Gianni”. E legge il messaggio dell’ex sindaco di Roma, commuovendosi: “È l’età”. Lettera che si apre con un “fare politica controcorrente costa caro, e io ho pagato con la libertà”. Poi gli attacchi agli “immigrati che cancellano la nostra identità nazionale. Grazie a Roberto Vannacci che ha il coraggio di combattere”.

Prima di Vannacci, prende la parola il responsabile nazionale per il programma di FnV, Lorenzo Gasperini, già candidato alla Camera per il centrodestra e un passato nella Lega. “Il nostro è un programma in italiano, senza asterischi e senza schwa – dice – Non ci sarà l’interruzione volontaria di gravidanza, ma l’aborto; non ci sarà la gestazione per altri, ma parleremo di utero in affitto; non il suicidio assistito, ma l’omicidio volontario di un consenziente. La politica è la continuazione della guerra e della difesa della patria ma con altri mezzi”, aggiunge Gasperini, parafrasando la massima del generale prussiano Carl von Clausewitz, che affermava che “la guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi”. Gasperini cita più volte Giorgio Almirante: “L’Europa o va a destra o non si fa”. Ma “vale anche per il centrodestra. O si mette in testa di andare a destra, o non si fa”.

Il coordinatore nazionale Massimiliano Simoni anticipa che “il programma di FnV verrà pubblicato domani e sarà composto da 140 pagine” e spiega che i “comitati costituenti andranno avanti e si rafforzeranno. Ci porteranno alle elezioni del 2027, facendo anche attività culturali e sportive” (Vannacci li definisce “avanguardie futuriste”). Qui la citazione di Giovenale (“Mens sana in corpore sano”) e l’attacco alla “cultura della sinistra, pervasiva, che ha distrutto il Paese”. Poi la presentazione della mozione (approvata per acclamazione): “L’assemblea nazionale viene allargata da cento a 120 membri per premiare i territori”. Con l’ampliamento anche dell’esecutivo “da 15 a 30 persone”, coi nuovi 15 nomi che “verranno stabiliti nei prossimi giorni in base al merito”. I coordinatori regionali e locali verranno eletti più avanti.

L’intervento di Vannacci tra Matrix, i longobardi e Lucio Dalla

“Non ha bisogno di presentazioni” dice il deputato Edoardo Ziello prima dell’intervento di Vannacci. E scandisce insieme alla platea “generale, generale”. Vannacci, finalmente dietro al microfono, tira in ballo Via del Campo di Fabrizio De André (“dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”) per nobilitare “la sporca dozzina”, dopodiché attinge ancora dal “campo militare”, paragonando il programma politico al “piano d’azione” e citando di nuovo Carl von Clausewitz. Ancora un riferimento al film Matrix per dire che “non esiste una nazione prospera in cui l’essere umano non fa una mazza dalla mattina alla sera” e “che non possiamo stare seduti sul divano ad aspettare la paghetta di Stato“. “Siamo la speranza dell’Italia vera, del popolo italiano che finalmente si sta svegliando”.

Prima di illustrare il programma “punto per punto”, Vannacci fa ascoltare la colonna sonora scelta per “le nostre avanguardie futuriste”: Futura di Lucio Dalla. Sulla sicurezza e sulla difesa dice che “non ci deve più essere il sentimento della paura. A casa propria ognuno deve essere sicuro. Non c’è spazio in Italia per i criminali. Per uccidere, rubare e stuprare ci saranno carceri e tolleranza zero”. Naturalmente l’elogio delle forze dell’ordine e delle forze armate: “Meritano rispetto”. Parla di “rastrellamenti delle metastasi dell’illegalità nelle nostre città” sulle quali lavoreremo. E infatti arriva la remigrazione: “Non abbiamo un programma di immigrazione, ma di remigrazione. La misura è colma. La criminalità è un effetto strutturale e fisiologico” della presenza di persone straniere.

Sul fronte della cultura “la sinistra ha cercato di convincerci che l’Italia non ci appartiene, poiché da sempre terra di immigrazione”. E allora l’excursus storico per dire che l’immigrazione storica più importante “è stata quella dei longobardi, il 4%, i saraceni erano meno dell’1%, come i normanni”. Mentre “oggi siamo al 12% di stranieri. Noi faremo il massimo perché si torni a una presenza pari a quella dei longobardi, cioè il 4%. Con il rimpatrio, la revoca della cittadinanza per chi commette gravi reati. L’Italia tornerà a essere la casa degli italiani”.

Vannacci poi critica l’energia rinnovabile, elogia “il termico, che contribuisce alla nostra prosperità”, punta sul “nucleare di ultima generazione” e sulle biomasse “vero combustibile autocratico“. Via, ovviamente, la carbon tax. “Pagare le tasse non è bello ma è necessario”, tuttavia “noi vogliamo un fisco giusto e proporzionato, chi fa figli manda avanti il Paese, per questo la tassazione ne deve tenere conto”. E ancora: “La scuola deve essere dura e selettiva. Non perché vogliamo essere cattivi, ma perché la vita è dura e selettiva. La mia vita è stata così. Se i soloni della sinistra parlano di ‘disagio giovanile’ è perché la scuola buonista contribuisce a crearlo”. Ci sono corsi sui “diritti dei migranti, progetti gender”, la scuola è diventata “un laboratorio del Pd. Noi vogliamo tornare a parlare degli italiani. E ai ragazzi dico: se vi piace fare il falegname, fate il falegname. Se vi piace fare l’agricoltore, fate l’agricoltore. Non è obbligatorio fare il liceo, diventare scienziati o architetti”. Ovazione dalla platea. “La nostra proposta è portare il libretto di lavoro a 14 anni. Io sono cresciuto così, e credo anche molti di voi. Perché se un ragazzo d’estate vuole fare il cameriere, o aiutare il padre o la madre in negozio, perché non può farlo? Perché non può essere assunto?”. E il lavoro “non te lo porta a casa lo Stato, te lo devi cercare tu. Devi battere i marciapiedi, mandare i curricula. Bisogna darsi da fare”.

Quando affronta la sanità, avverte che “gli ospedali non devono essere quei posti in cui si praticano falloplastiche o altre amenità simili” o “si iniettano” farmaci “per bloccare la crescita ormonale degli adolescenti”. Perciò “parlare di sanità vuol dire anche parlare di sport, ‘mens sana in corpore sano’. Alla cultura del bivacco preferiamo la cultura dell’azione per la formazione del carattere e del fisico degli italiani“. Per quanto riguarda la demografia, Vannacci fa riferimento al panda del Wwf: “Al suo posto, oggi andrebbe messo il bambino italiano, poiché in estinzione. E non mi venite a dire che dovremmo importare i bambini stranieri, come era stato pianificato dall’Onu, l’immigrazione di sostituzione. La famiglia è la cellula fondamentale della società. Non vi è un solo italiano che non sia stato generato da un padre e da una madre italiani. Vogliamo riattivare il saldo demografico della nazione” e per questo “al reddito improduttivo di cittadinanza vogliamo il reddito produttivo di maternità“. La conclusione del suo intervento: “Oggi i giornalisti hanno capito che Vannacci non parla solo di sicurezza e immigrazione. Vannacci oggi ha fatto il frontman, ma Futuro nazionale non è il mio partito”, e rivolto alla platea, “è il vostro. Questo non sarà il partito dei capibastone, ma dei leader, che avranno il compito di formare altri leader. Sogno un partito in cui Vannacci è l’ultimo dei poveracci, attorniato da persone più brave, più intelligenti e più belle di lui”. Per finire con una citazione, rigorosamente in russo, de L’idiota di Fëdor Dostoevskij: “La bellezza salverà il mondo”. La voce di Dalla chiude l’assemblea.

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Futuro nazionale, Vannacci dice la sua anche sulle “ginocchiere” di Meloni: “Se fossi una donna non la riterrei una frase sessista”

“Io sono una persona di mondo, ho vissuto in caserma, ci sono molte sfumature nelle parole. Un’osservazione” come quella di Francesco Silvestri del Movimento 5 stelle sulle ginocchiere di Giorgia Meloni “non l’avrei recepita come una possibile offesa sessista, e la stessa cosa avrei fatto con ‘cortigiana’. Ma io non sono una donna e quindi non posso rispondere”. Lo dice il leader di Futuro nazionale, Roberto Vannacci, nel punto stampa durante l’assemblea costituente del suo partito.

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Vannacci apre l’assemblea di FnV e attacca il centrodestra: “Porta avanti l’agenda Draghi”. Più di mezz’ora contro la stampa: “Orgogliosi di essere la feccia”. Poi recita una preghiera

13 June 2026 at 11:02

“Allacciate le cinture, oggi ce n’è per tutti, non risparmierò nessuno”. Oltre 30 minuti di attacchi alla stampa, con tanto di nomi e cognomi di giornalisti “che si infiltrano tra di noi come tra i vietcong, come se io fossi il colonnello Kurtz di Apocalipse Now”. La denuncia di quello che definisce “il metodo Formigli“. Che consiste nella “registrazione di nascosto delle vostre conversazioni private, prendono le parole non troppo sveglie di due-tre di voi per estenderle a tutti e dimostrare che siamo la feccia. Bene, vi risparmio il lavoro. Siamo orgogliosi di essere lo scarto, siamo orgogliosi di essere la feccia“. Così Roberto Vannacci ha deciso di aprire il proprio discorso all’Auditorium della Conciliazione, a Roma, nella giornata che segna il debutto ufficiale di Futuro Nazionale, con la propria assemblea costituente, che si chiuderà domani.

“Ringrazio i giornalisti che ci stanno regalando tutta questa notorietà. Migliaia di italiani parlano di Vannacci”, (sì, parla di sé in terza persona). Poi cita Matteo Pucciarelli, Gad Lerner, Sigfrido Ranucci, Giacomo Salvini e Alessandro Mantovani. “Ormai ho cominciato a conoscerli. Carpiscono le vostre conversazioni private”. Poi l’ironia: “I pelati stiano attenti, perché vengono considerati estremisti. Anche chi ha i tatuaggi. E poi chi ha monili strani. Ma ve lo dico, l’ascia bipenne è tornata, eccola qua” e mostra la collanina alle telecamera. E ancora, l’ironia: “Chiedo ai massoni presenti in sala di alzare la mano, così risparmiamo il lavoro di ricerca a Report“. Infine la preghiera: “In piedi”. E comincia a recitare la preghiera del paracadutista francese, scritta nel 1938 da André Zirnheld: “O mio Dio, dammi ciò che ti viene rifiutato. Voglio l’insicurezza e l’inquietudine, la tormenta e la rissa“.

Il generale, presidente di Fn, passa poi all’attacco al centrodestra: “Io mi dovrei alleare con chi porta avanti l’agenda Draghi, il Green Deal e il debito comune?”. Applausi e ovazione. Tutti in piedi anche quando elenca ogni voto di Forza Italia, a Bruxelles, insieme al Pd e al gruppo dei Socialisti. “Si parla di patrimoniale negli ultimi giorni, con la sinistra che la vuole imporre, senza rendersi conto che non funziona e che di patrimoniali ne paghiamo già parecchie. Tajani ha detto: ‘Fintanto che ci sono io al governo, non ci sarà’. Bene. In Europa però ha votato a favore per dare altri soldi all’Ue. E io sarei quello che vota con la sinistra e le fa da stampella? Che aiuta Zan e finanzia il Gay Pride, o aiuta Schlein? Alla prova dei conti c’è un asse tra il Partito popolare europeo e i socialdemocratici in Europa” e questo governo “si allinea totalmente a supportare questa Commissione europea e la rinsecchita von del Leyen. E io sarei quello che parteggia per la sinistra? Poi si invoca il voto utile: secondo questo manicheismo o stai con noi o stai con la sinistra… Io rispondo chiaramente: o con noi, con Futuro Nazionale, guardiani della sovranità, o con von der Leyen, Draghi e il globalismo”.

Ampio passaggio sul suo cavallo di battaglia, la cosiddetta remigrazione. “Sono orgoglioso di aver portato questo termine in Italia”. E poi: “Chissà perché ci dicono che non si può attuare, che è impossibile metterla in pratica”. Dopo un lungo excursus sulla storia dell’ex poliziotto britannico, Mark Bullen, “sposato con una signora russa e al quale è stata tolta la cittadinanza inglese”, la sintesi: “Diciamolo insieme, l’Italia agli italiani. L’Italia agli italiani”. Mantra caro a quello che per tutto il tempo, senza mai citarlo, chiama “Re Mida la contrario”, cioè Matteo Salvini. “Noi non ci sentiamo africani, siamo italiani” ripete il generale più di una volta. “Il nostro progetto politico è radicato nella cultura romana e cristiana”. “La civiltà occidentale rischia di scomparire in pochi decenni, ecco perché combattiamo per il futuro nostro e dei nostri figli”.

L’assemblea si è aperta col saluto del deputato Edoardo Ziello: “Buongiorno, legionari. Se ci sono i facinorosi di sinistra che vi provocano, fate come il grande Dante Alighieri, passate oltre”. Poi il ringraziamento alla sparuta rappresentanza dei partiti di centrodestra, che hanno mandato dirigenti locali. Dopo Ziello, tocca all’inno nazionale – cantato fuori tempo dal tenore – e al braccio destro di Vannacci, il coordinatore nazionale Massimiliano Simoni, che ha ricordato “il rogo di Primavalle, che quando ero bambino mi ha spinto ad approfondire e capire”, e la “cristianità che ci unisce, che ha sempre rispettato tutti, ma che oggi viene calpestata e vilipesa”.

Oltre 1.700 i delegati provenienti da tutta Italia e presenti all’assemblea: in prima fila si vedono Mario Borghezio, Laura Ravetto e l’economista Antonio Maria Rinaldi.

In sala stampa, dopo l’intervento, Vannacci ha risposto per circa un’ora alle domande dei cronisti. Ed è tornato sull’alleanza col centrodestra: “Non ho mai parlato di adesione al centrodestra. Non è una mia istanza, sembra che sia una aspettativa di questo centrodestra e io dovrei ammorbidirmi? Io le mie posizioni non le ammorbidisco e non le cambio. FnV è al 5% ancora prima di nascere grazie a queste posizioni e linee rosse. Eventualmente ho detto che siamo il sestante del centrodestra”. Sul riarmo europeo “io non ho mai votato a favore a Bruxelles”, mentre “la Lega in Italia ha fatto l’esatto opposto”. Spendere “800 miliardi di euro in armamenti non ha senso, è un feticcio per rilanciare le industrie francesi e tedesche, io non ho mai visto cosacchi russi in Italia. Nessuno ci sta minacciando”. L’Unione europea sta “spendendo più del doppio in armi” rispetto alla Russia. Oltre a ciò, “abbiamo tre volte i cittadini della Federazione russa. Non c’è ragione di cui preoccuparsi”.

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Vannacci, Meloni sente Salvini e Tajani: i partiti di maggioranza mandano amministratori locali all’assemblea di Futuro Nazionale

12 June 2026 at 19:11

Segretari cittadini di Roma o dirigenti locali. Nessun esponente nazionale, ma comunque non è una diserzione totale nei confronti del generale Roberto Vannacci. Sarebbe questa la decisione che i leader del centrodestra Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Matteo Salvini avrebbero preso nelle ultime ore su chi mandare all’Assemblea costituente di Futuro Nazionale che si terrà a Roma sabato e domenica. Vannacci aveva invitato tutti i partiti e alla fine, dopo contatti tra i leader, il centrodestra avrebbe deciso di rispondere mandando esponenti locali dei tre partiti, Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. La decisione non è ancora ufficiale ma nelle prossime ore lo diventerà con un comunicato congiunto.

Nel pomeriggio si sono sentiti al telefono Meloni, Salvini e Tajani per coordinarsi ed è stato deciso di non chiudere del tutto la porta al generale. Una mossa sorprendente alla luce dei rapporti ormai ai minimi con la Lega e anche dopo l’attacco – il primo – che mercoledì Meloni ha fatto al generale Vannacci rispondendo al deputato Emanuele Pozzolo: “Fate il gioco della sinistra, altro che vera destra”, ha detto la premier.

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Tutta la politica si sta spostando a destra: un’assemblea pubblica per fermare e invertire questa tendenza

12 June 2026 at 12:44

Il dibattito in Parlamento in vista del vertice europeo del 18 e 19 giugno è stato disarmante, non per qualche coraggiosa iniziativa di pace ma per il pressappochismo e il servilismo del governo, le ipocrisie e le doppiezze dell’opposizione. Tutto si è ridotto alla polemica spicciola preelettorale. Nessuno ha proposto scelte nette e chiare, per la semplice ragione che ogni scelta vera oggi metterebbe in discussione la collocazione internazionale del nostro paese, quella che un tempo veniva definita “euroatlantica”.

Si deve restare nella Nato e non si devono mettere in discussione i trattati dell’Unione Europea; si è contro Trump – Meloni non riesce a nominarlo – ma si resta “ storicamente” alleati degli Usa; si attacca Netanyahu – Meloni si ferma a Ben Gvir – ma non si decide la rottura con Israele. Per Meloni non bisogna isolare lo Stato israeliano e per Schlein bisogna agire in Europa, dove tutti sanno che non si farà nulla.

Siamo di fronte a un teatrino che recita sopra il baratro; e le posizioni pacifiste non contano nulla perché poi vale il principio dell’alleanza coi guerrafondai. Il M5S e AVS si dichiarano contro l’invio di armi in Ucraina, ma poi stanno saldamente assieme al Pd, che invece lo ripropone e anzi lo rilancia, aggiungendo il sì all’entrata dell’Ucraina nella Ue, che non allarga l’Unione Europea ma la guerra alla Russia. Quanto ai brontolamenti della Lega, non ce n’è traccia nelle mozioni e negli atti del governo, come ricordano tutti i ministri.

Ci sono anche i più realisti del re: perché Starmer, che ha una popolarità del 2%, non invita Meloni con Merz e Macron, altri amatissimi nei loro paesi? E Meloni risponde: noi siamo il centro del mondo, forti in particolare delle relazioni con Edi Rama, contro cui è in piazza tutto il popolo albanese.

In questa nullità un solo dato politico è davvero emerso: l’inseguimento a destra delle due leader dei partiti più grandi. Giorgia Meloni ha attaccato frontalmente il partito di Vannacci, accusandolo di fare il gioco della sinistra, copiando così un mantra che avevamo sentito per decenni nel campo avverso: loro sono uniti se non stiamo tutti assieme, facciamo il loro gioco. Per la legge del contrappasso, oggi Giorgia Meloni usa a destra la propaganda tradizionale della sinistra di governo.

Per annullare Vannacci il governo Meloni dovrà spostarsi ancora più a destra contro i migranti, assisteremo nei prossimi mesi a una gara di propaganda tra chi la spara più grossa sulla remigrazione, alimentando quel clima xenofobo i cui effetti stanno esplodendo già in Gran Bretagna.

Elly Schlein non dovrebbe avere di questi problemi, ma invece anche lei deve inseguire. L’uscita dal partito di Pina Picierno e altri centristi magari non avrà rilevanza sul piano elettorale, però ha posto un problema di affidabilità euroatlantica della leadership del Pd. I tanti “riformisti” rimasti nel partito ora pretendono posizioni che tolgano spazio ai centristi. Così nel dibattito parlamentare il Pd di Schlein ha scavalcato a destra Meloni, con l’esaltazione della Difesa Comune Europea, che se presa sul serio costerebbe di più del riarmo Nato. E per il Pd è anche intervenuto Piero Fassino, esponente di quella ossimorica “sinistra per Israele”, che con Delrio al Senato ha votato l’equiparazione per legge dell’antisionismo con l’antisemitismo.

Del resto in Europa il Pd è schierato totalmente con Ursula von der Leyen e nel suo gruppo dirigente ci sono persone di fiducia e di potere referenti della Nato, cosi come dell’industria militare. Conte ha un bel dichiarare che quando sarà al governo taglierà le spese militari, non potrà farlo assieme al Pd.

Ciò che segna il dibattito parlamentare di questi giorni è il trascinamento a destra di entrambi gli schieramenti. Quello di governo per togliere a Vannacci la bandiera della persecuzione ai migranti e della remigrazione. Quello del campo largo per togliere a Picierno e Calenda la bandiera della Nato e pure quella di Israele.

Il tutto nella sempre più diffusa consapevolezza che, qualunque dei due schieramenti governi, nulla di sostanziale è destinato a cambiare, perché oggi la politica estera decide della politica interna, ne delimita i vincoli politici, economici e sociali. Per superare l’economia di guerra bisogna uscire dalla guerra, per far salire i salari devono scendere le armi. Cioè ci vuole un’altra politica internazionale. Ma sulla politica internazionale le posizioni di Meloni e Schlein, polemicamente, coincidono.

Potere al popolo ha convocato un’assemblea il 14 giugno a Roma per mettere in discussione la marcia verso destra di tutto il sistema politico italiano. Vogliamo costruire un campo politico a sinistra che sia indipendente dal centrosinistra, che sia davvero per il ripudio di guerra e imperialismo e per il disarmo, per l’eguaglianza sociale senza distinzioni etniche e razziali, per il sistema pubblico contro quello del profitto. Se ce la faremo, fermeremo e invertiremo l’inseguimento a destra.

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Bersani a La7: “Meloni piange i bambini nel bosco e tace su 17mila bambini ammazzati a Gaza. La sinistra reagisca”

12 June 2026 at 08:14

A distanza di quasi due anni dalla querela subita, Pier Luigi Bersani torna a misurarsi con Roberto Vannacci e con le sue tesi più controverse. L’ex segretario del Pd, ospite di Otto e mezzo (La7), ricostruisce brevemente la vicenda giudiziaria che lo ha visto contrapposto al leader di Futuro Nazionale, trasformando l’intervento in una riflessione più ampia sulla necessità di una “battaglia delle idee” nel Paese.

Vannacci mi querelò – esordisce Bersani – e la magistratura sciolse l’enigma ritenendo che io avessi fatto una similitudine, non una metafora: una sentenza raffinatissima”. La similitudine contestata, e poi giudicata legittima dai giudici, era questa: “Così come sarebbe disdicevole dare del coglione a un generale, altrettanto disdicevole sarebbe dare della normale a un omosessuale”. Una provocazione che, secondo l’ex ministro, metteva in luce l’assurdità di considerare l’omosessualità come una devianza dalla norma.

Vannacci, prosegue Bersani, “come anche ieri, cerca di salvarsi in corner, trovandosi l’alibi del vocabolario, lo “Zingaretti” là”. Il riferimento è ironico e allude alla gaffe commessa da Vannacci la sera precedente nello stesso studio, quando aveva parlato di “dizionario Zingaretti” invece di “Zingarelli”. Bersani non nasconde il sarcasmo: “Io gli consiglio di trovare un alibi più forte parlando di “finocchi”, perché troverà sul dizionario la definizione seguente: “erbaceo di cultura mediterranea”. Lui pensa che siamo tutti qua dei bambini deficienti“. Ma oltre il dettaglio lessicale, Bersani avverte che le parole di Vannacci sui gay non vanno sottovalutate: “Quando uno dice “i gusti degli omosessuali” sta rimuovendo decenni di cultura diffusa che ha portato a dire che l’omosessualità è una condizione, non è un gusto. Perché se tiri la parola gusto, guarda che puoi arrivare lontano”.

Poi rivolge un richiamo severo alla sinistra: “In questi anni, quando abbiamo sentito delle enormità al bar, non abbiamo reagito. E prima dei fatti vengono le idee, perché non ci sarebbe Trump se non ci fosse l’ideologia Maga, e non ci sarebbe stato neanche Mussolini se Marinetti dieci anni prima non avesse detto che la guerra è la sola igiene dei popoli“.
Per questo, oggi “ci vuole una battaglia delle idee, e c’è Vannacci che ce le rende chiare”. Idee, sottolinea, “radicate in tantissime parti in questo paese, che propongono la gerarchia fra gli esseri umani, uno sopra l’altro sotto” e che vanno combattute con determinazione.

La riflessione di Bersani si chiude con una stoccata alla presidente del Consiglio e alla destra di governo: “La Meloni si commuove per i bambini nel bosco e non dice nulla di 17mila bambini ammazzati a Gaza”. Per l’ex leader del Pd è arrivato il momento di svegliarsi: “Noi dobbiamo reagire a questa cosa qui, è ora di una battaglia delle idee. Poi il resto lo si vede”.

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Travaglio a La7: “Vannacci? Sui gay parla come il disadattato al quinto grappino al bar. E ci sono boccaloni che gli credono”

12 June 2026 at 08:10

“Le dichiarazioni di Vannacci sui gay? Ti scioccano esattamente come quando vai al bar e c’è il disadattato al quinto grappino che dice le stesse cose, con l’aggravante che questo è europarlamentare e leader di un partito”. Così a Otto e mezzo (La7) il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, risponde alla conduttrice Lilli Gruber che definisce “scioccanti” le frasi pronunciate dal leader di Futuro Nazionale nella puntata precedente del talk show politico (“Se fossi gay, non accamperei diritti. I gay in Italia hanno tutti i diritti: se vanno all’ospedale li curano, possono guidare, se vanno a scuola ricevono insegnamento”).

Travaglio osserva: “Se Vannacci pensa di convincere gli italiani a votarlo perché il loro principale problema è che i gay, oltre a guidare la macchina, vorrebbero anche altri diritti, credo che ne prenderà pochi di voti. I problemi degli italiani in questo momento non sono più nemmeno quelli dell’immigrazione, perché sono stati scavalcati da urgenze sociali e salariali, per quelli che hanno la fortuna di avere un lavoro naturalmente – continua – C’è un problema di redistribuzione e di diseguaglianze. C’è la gente che urla di smetterla di comprare armi e di mandarle all’Ucraina, che vuole che il governo si occupi di sanità, di scuola, di investimenti, di creare posti di lavoro, di opere utili al posto delle opere inutili. E su tutto questo vedo un po’ sguarnito Vannacci“.

Il direttore del Fatto spiega i motivi del successo di Vannacci nella destra: “Intanto, è nuovo, mentre gli altri sono logori. E soprattutto non ha responsabilità di governo, quindi non deve confrontarsi né con le normative europee, né con le leggi italiane, né con la Costituzione italiana. Può parlare come se fosse al bar finché è in questa posizione. La remigrazione? Noi ci spaventiamo di questa parola, ma non è altro che l’espatrio e l’espulsione, previsti dalla nostra legge e da tutte le leggi europee fin dalla Turco-Napolitano“.

Ma sottolinea: “Il problema è che non c’è mai riuscito nessuno, perché è come svuotare il mare col cucchiaino: ci vogliono troppi soldi, troppi charter, troppi agenti, troppi accordi con i paesi d’origine che non vogliono riprendere indietro i migranti. Possibile mai che tutti i governi di centro, di destra, di sinistra, tecnici, non tecnici, di sopra e di sotto, ci hanno provato e non ci sono riusciti e arriva lui che ci riesce? – sottolinea – Vannacci cita Trump, ma non c’è mica il mar Mediterraneo tra gli Stati Uniti e il Messico.I paesi del Centro America hanno un rapporto di vassallaggio col padrone americano, non è certo lo stesso rapporto che c’è fra l’Italia e tutti i paesi da cui provengono i nostri migranti”.

Travaglio ribadisce:. “Il problema è metterlo di fronte alle responsabilità se, mi auguro di no, e quando le avrà. C’è una quota di boccaloni di stomaco piuttosto forte, che sono disposti a pensare che il problema è perché non c’è Vannacci al posto della Meloni. Ma è la remigrazione è come ‘i porti chiusi’ o il blocco navale o i Cpr in Albania. Le abbiamo viste provare tutte, non hanno funzionato. Sarà perché la Meloni è diventata di sinistra e buonista o perché non si può? Questo è il tema. Per cui Vannacci in questo momento è fortunato: non governa. E siamo fortunati anche noi“.

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È tempo di chiudere questa legislatura, e di eleggere un nuovo Parlamento

12 June 2026 at 03:45

Ieri si è definitivamente capito che ormai questi non sono più dibattiti parlamentari. Sono talk show senza interruzioni pubblicitarie. Tutti contro tutti. Occasioni per riversare antipatia, astio, odio. La volgarità tracima. Non si ragiona più.

Per cui sarebbe meglio chiuderla il prima possibile, questa legislatura sostanzialmente improduttiva dominata da una destra maldestramente contrastata dai suoi oppositori.

Che vuol dire il prima possibile? Un’ipotesi che circola negli ambienti del governo, anche se non la sola, prevede che una volta approvata una burocratica legge di bilancio – che altro non potrà essere – si sciolgano le Camere per andare a votare a marzo-aprile 2027. Tutti vedono che il governo Meloni ha da tempo esaurito la spinta propulsiva. Addirittura ormai siamo entrati, come altre volte nella storia recente, nella fase degli avvisi di garanzia, degli scandali, dei veleni. L’epicentro è il ministero di Matteo Salvini. Dopo gli avvisi di garanzia per il Ponte sullo Stretto, ieri Elisabetta Pellegrini, sua stretta collaboratrice, è stata raggiunta da un avviso per turbativa d’asta e quant’altro. Naturalmente non è una sentenza. Ma quando volano gli uccellacci e uccellini delle Procure è brutto segno: volteggiano quando il quadro politico si è infragilito. Ed è questo il caso: la politica, tutta la politica, è debolissima.

Sempre ieri a Montecitorio è andata in scena una pochade penosa, di quelle dove non ride nessuno. Di questa seduta più che le discussioni sull’Ucraina e sul Medio Oriente si ricorderà la volgare uscita di tal Francesco Silvestri, che è un pezzo abbastanza grosso del Movimento 5 Stelle, sulle «ginocchiere» che la presidente del Consiglio starebbe usando in Europa. Frasi da angiporto. Giustamente, Giorgia Meloni ha replicato con durezza. Sapendo che tutto questo le fa gioco: «Lavorano per me». La presidente di turno Anna Ascani, Partito democratico (ma Elly Schlein non poteva dire una parola?), si è scusata per non essere intervenuta per stigmatizzare il deputato contiano perché non aveva colto il senso delle sue parole. Eppure, non era difficile decodificare il riferimento alle ginocchiere. Questo è il livello.

Poi – e questa è la vera notizia politica – la presidente del Consiglio si è scatenata contro i parafascisti di Roberto Vannacci prendendosela con l’ex Fratello d’Italia e ora “futurista” Emanuele Pozzolo, il pistolero di Capodanno recentemente finito con la macchina in un fossato con un tasso alcolemico sopra il limite. Lite tra post e para fascisti. Si è visto in chiaro quale sarà il problema vero di Giorgia: arginare Vannacci, magari scavalcandolo a destra. Tattiche da anni Venti del secolo scorso, quando Benito Mussolini voleva umiliare i suoi oppositori mostrandosi più fascista di loro. «Avete votato sei volte con la sinistra!», ha tuonato la premier, come a dire la destra vera c’est moi. È il sintomo della grande paura meloniana. Vannacci può farle perdere le elezioni, specie se andrà da solo, cioè in alternativa a Fratelli d’Italia.

Sulle opposizioni c’è poco da dire, anzi niente che non si sia già scritto mille volte. Hanno presentato sei mozioni diverse. Sulla politica estera non solo non hanno un linea comune, ma hanno proprio due linee opposte, cioè inconciliabili. Non si tratta di sfumature ma di valori non mediabili. Sull’Ucraina, su Vladimir Putin. La frattura, col tempo, invece di ricomporsi, si è approfondita, ed è questo che il Pd non capisce o fa finta di non capire. La realtà è che Giuseppe Conte, totalmente ignorato dai dem mentre parlava, si mostra testardamente refrattario a cercare un punto d’incontro: basta e avanza questo dato per dichiarare che il campo largo non esiste.

Questa è la condizione politica del Paese. Il fattore Vannacci, la crisi della Lega, la povertà d’idee di Meloni, la pigrizia del Pd, l’avventurismo di Conte, il girare a vuoto (finora) dell’area riformista, l’amletismo di Forza Italia: il Paese non merita uno sfilacciamento del genere. Prendetevi tutti un po’ di mesi per riordinare le idee e andiamo a chiudere una delle peggiori legislature della storia repubblicana.

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Vannacci vs Gruber, l’aperitivo milanese per tifare il generale in tv: applausi agli attacchi a Salvini e difesa della famiglia “naturale”

11 June 2026 at 16:26

Vannacci vs Gruber, come un match sul ring. “Ma non è stato uno scontro pari, erano in due contro uno” dice un sostenitore di Futuro nazionale. A incalzare il generale, in studio, c’è la nota conduttrice del programma di La7, ma anche la collega Lina Palmerini. “Hanno fatto una figura pessima” è il commento dei presenti, “Vannacci ha vinto”. Difficile aspettarsi una sentenza diversa.

A scaldare gli animi sono soprattutto due momenti. Il primo è quando Gruber accusa Vannacci, più o meno velatamente, di aver approfittato del “taxi” della Lega per avere visibilità – le elezioni europee del 2024, la nomina a vicesegretario del partito – e da lì, poi, aver fondato il proprio partito. Quando il generale fa notare che è vero il contrario, vale a dire che è stato Matteo Salvini ad aver beneficiato della sua candidatura (Vannacci portò a casa oltre 550mila preferenze), è scattato l’applauso.

Insulti alla giornalista, invece, quando lei fa notare, dopo lo scontro col generale sulla comunità Lgbtq+, che “la famiglia naturale non esiste più da un po’ di tempo”. E qui tanto i delegati di Futuro nazionale quanto i sostenitori la pensano come il generale. Cioè “le coppie gay rappresentano una piccola percentuale della popolazione, per questo, come dice Vannacci, non sono normali, perché non sono la normalità”. Qui il racconto della serata.

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“Vannacci fascista? È un complimento”: all’aperitivo per il generale c’è il “Barone nero” Jonghi Lavarini. I sostenitori di Futuro nazionale: “Meloni e Salvini hanno fallito”

11 June 2026 at 16:15

“Il mio cuore era per il Capitone. Sì, Matteo Salvini, proprio lui. Ma dopo l’esperienza Draghi mi sono sentito tradito. Da lui e da tutta la destra. Io, per esempio, non mi sono mai vaccinato“. Amedeo ha 26 anni, polo nera, eloquio rapido. È uno dei pochi sostenitori di Roberto Vannacci che si presenta alla serata organizzata al parco Verga, periferia Nord di Milano: è l’aperi-Vannacci, cioè ritrovo, visione comune di Otto e mezzo, col generale ospite di Lilli Gruber, poi dibattito. Quasi tutti gli altri, infatti, sono delegati che sabato e domenica saranno a Roma per la nascita ufficiale di Futuro nazionale. Vale a dire: persone che politica l’hanno già fatta. Amedeo, si capisce, viene dall’estrema destra – nonostante una piccola parentesi in Forza Italia ma “solo per costituire le liste elettorali per un amico”, spiega – e vorrebbe vedere “dissanguati” da Fn “gli attuali partiti che sostengono il governo”. Giorgia Meloni e quello che lui chiama “Capitone” non li può più vedere.

Deluso è anche Emanuele Ajello, 36 anni. Lui sì totalmente a digiuno di politica, eppure dice chiaro e tondo che “la presidente del Consiglio ha fallito”. Perciò ha fondato un comitato di Fn a Milano – uno dei 13 per ora presenti – e sabato sarà a Roma per l’assemblea costituente. L’uomo di punta – e di riferimento per Vannacci nel capoluogo lombardo – è Massimiliano Bastoni, ex consigliere regionale della Lega, ora eletto nel “parlamentino” composto da cento persone che contribuirà a redigere le linee guida per la nascita di Futuro nazionale. Il suo nome è stato indicato come possibile candidato di Fn alle amministrative di Milano del prossimo anno. Ma è lui, in prima persona, a smentire: “Se il centrodestra continua a mantenere certe posizioni, andremo da soli con un nostro candidato, ma non sarò io. Si stanno valutando diversi profili”. Lo stesso ragionamento vale per il nazionale. Continua Bastoni: “Un entusiasmo così è forse paragonabile a quando Silvio Berlusconi aprì i circoli di Forza Italia. Nell’arco di pochi mesi siamo arrivati a 100mila iscritti, è un risultato incredibile. Nel nostro comitato ci sono persone provenienti da tutti i partiti, dalla Lega a Fratelli d’Italia, ma anche dal Movimento 5 stelle. Ci sono poi tante persone che si erano astenute, non è vero che Vannacci attira solo elettorato di estrema destra. La definizione è sbagliata, il nostro partito è trasversale“.

A movimentare la serata ci pensa Roberto Jonghi Lavarini, detto il “Barone nero“, volto noto nella galassia nera di Milano (con una condanna, nel 2020, per apologia di fascismo). “Vannacci fascista? Ma è un complimento, a me lo dicono sempre e li ringrazio” ci dice. Poi aggiunge: “Ma il fascismo purtroppo non esiste più. Noi di estrema destra? Se vuol dire che siamo estremamente coerenti, estremamente chiari ed estremamente patriottici, allora sì, siamo di estrema destra”. Jonghi Lavarini, peraltro, non ha dubbi: “Vannacci è destinato a diventare presidente del Consiglio. Non l’anno prossimo, ma al giro successivo sì”. Ma quando arriva Sylvie Lubamba, showgirl ed ex modella di origini congolesi dal passato giudiziario turbolento, si defila (rivolgendole, non sentito, un epiteto non proprio da gentiluomo). “Sono qui per dimostrare che Vannacci non è razzista” dice lei, che qualche anno fa tentò di entrare nelle grazie di Salvini. Intanto Renato Maturo, altro delegato di Fn, mostra i messaggi sul telefono: “Guardi, mi contattano ogni giorno sconosciuti per entrare nel partito”.

Il refrain tra i tavoli, prima che inizi il dibattito televisivo, è lo stesso: “Meloni e Salvini hanno fallito, ora serve una destra più pura, più capace”. E perché dovrebbe riuscire Vannacci dove gli altri hanno fallito? Curiosamente rispondono tutti la stessa cosa. Lo fa Sergio Flores, bossiano della prima ora, poi salviniano, ora fondatore di un comitato e delegato a Roma: “Vannacci dice le cose che pensiamo tutti noi. Ha un passato da militare, da generale, è abituato a mantenere la parola data”. E lo fa Luigi Stracuzzi, ex Forza Italia, delegato di Bergamo: “È un generale, ogni tanto ci vogliono i generali”. Lo pensa anche Ajello: “Il generale è l’unico leader che può farcela. Ma non solo in Italia, ha la caratura per essere un leader internazionale”. Intanto i numeri del partito corrono: 100mila iscritti, 11mila solo in Lombardia. L’obiettivo, nemmeno troppo celato, è la doppia cifra alle elezioni politiche del 2027.

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Laura Ravetto (Futuro Nazionale) contro Meloni: “Questo governo ha tradito la fiducia degli elettori, smentite voi stessi”

11 June 2026 at 15:30

“Noi non votiamo la fiducia al governo, non per fare un favore alla sinistra, ma perché questo governo ha tradito la fiducia degli elettori ed è chi tradisce il programma del centrodestra con cui è stato votato che fa un favore alla sinistra”. Così in Aula Laura Ravetto, deputata di Futuro Nazionale ex deputata leghista, ha attaccato Giorgia Meloni rispondendo alle parole della premier contro i vannacciani che aiuterebbero la sinistra non votando la fiducia al governo. “Il monito lo rivolga ai partiti alleati”, ha aggiunto Ravetto. “Pur di non darci ragione – ha sottolineato – e di non dare ragione a Vannacci state smentendo anche voi stessi”.

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Vannacci che giustifica tutto col consenso? Anche Hitler aveva vinto le elezioni

11 June 2026 at 14:26

di Massimo Santantonio

Ho assistito alla partecipazione di Roberto Vannacci al programma della Gruber. Due cose in particolare mi hanno colpito.
La prima è la sua bizzarra e pericolosa definizione di “estrema destra”. Il generale sostiene che non si possa definire come tale un partito, un gruppo, che abbia consenso ampio. Cita in proposito la tedesca AFD, accreditata dai sondaggi al 30% se non vado errato. Secondo questo ragionamento, il consenso giustifica tutto: come se Hitler non fosse andato al potere vincendo le elezioni. E giustifica il fatto che, se accompagnato dal consenso, un leader possa ispirarsi apertamente al nazismo, o da noi al fascismo, del quale Vannacci è un dichiarato sostenitore. E, in caso di successo elettorale, possa conseguentemente cercare di metterne in atto i principi, pur cambiandone un secolo dopo le forme esteriori (avete mai visto La Russa indossare la camicia nera e brandire un manganello?).

È il famoso, nefasto, concetto secondo il quale Berlusconi giustificava tutti i suoi osceni tentativi di piegare la Giustizia ai suoi interessi col fatto di avere il consenso del “popolo” e di averne la certificazione attraverso la sua elezione. Stessa cosa con Salvini, che in costume da bagno invocava “pieni poteri”.

L’altro argomento che mi ha disgustato è quello riguardante i diritti delle persone con orientamento sessuale che lui giudica “anormale”. Il generale, nell’affermare che non toglierebbe alcun diritto civile quale il voto a questi suoi connazionali – bontà sua – dimentica un fatto fondamentale. La sua dichiarata omofobia, suffragata da espressioni quali “anormali” e da battute idiote come quando disse beffardo “ma che in caso di guerra ci mandiamo quelli del Gay Pride?”, è quella che definisce l’ambiente tossico nel quale spesso si trovano queste minoranze. Ambiente in cui può prosperare impunito il bullismo a scuola, la discriminazione anche all’interno della stessa famiglia, la vergogna. Con situazioni che possono anche indurre le persone più fragili a gesti estremi.

Essere fascisti vuole anche dire perpetuare queste discriminazioni, in nome del maschio virile e guerriero.

Che pena, e che disgusto per quanti – e in Italia sappiamo essere numerosissimi – stanno entusiasticamente arruolandosi nel miserabile esercito di Vannacci.

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