O atacante Kylian Mbappé não quer ver Didier Deschamps a serviço de outro país após o fim de seu ciclo à frente da seleção. O treinador, que se despede do comando da seleção francesa após a Copa do Mundo, está no radar da Itália, que busca uma ampla reformulação para voltar a disputar um Mundial.
“Espero que ele não volte a trabalhar por outra equipe. Estou pressionando-o. Vi que falaram da Itália e tudo o mais, mas isso seria terrível. Que os italianos contratem um italiano. Didier é francês e pertence a nós”, afirmou o atacante do Real Madrid em entrevista à emissora M6.
Além da Itália, a Argentina também foi apontada como um possível destino neste campo de especulações sobre o futuro do treinador francês. O reflexo desse interesse, segundo Mbappé, está no trabalho que ele comanda na França. “Várias seleções o querem”, afirmou.
A identificação de Deschamps com a seleção francesa vai além do seu trabalho no banco de reservas. Ele faz parte de um seleto grupo que conquistou uma Copa do Mundo como jogador (fez parte do time que derrotou o Brasil por 3 a 0 em 1998) e também como treinador, quando liderou a equipe no Mundial de 2018 e ficou com o título na final contra a Croácia.
Além dele, apenas Zagallo e Beckenbauer ostentam esse feito. Bicampeão em 1958 e 1962 ao lado de Pelé e Garrincha, o brasileiro ainda ficou com a taça no Mundial de 1970 à frente da seleção como técnico. E teve mais: 24 anos depois, nos Estados Unidos, mas desta vez como auxiliar, o veterano comandante também ajudou o Brasil a levar o tetra.
Já Franz Beckenbauer primeiro se consagrou no Mundial disputado em casa, em 1974, quando superou a Holanda. Em 1990, do banco de reservas, ele comandou os alemães na conquista do tri vencendo a Itália na decisão.
Diante da saída de Deschamps já definida, Mbappé disse que os jogadores vão fazer de tudo para consagrar a sua despedida da melhor maneira. “A forma ideal de homenageá-lo é ganhar a Copa do Mundo, porque ele adora vencer. Então, vamos tentar garantir que ele tenha a melhor Copa do mundo de todos os tempos”, completou.
Intesa-Bper su Mps, dall’incontro segreto di gennaio a Milano al ruolo chiave di Canzonieri
Se è vero che Roma non fu costruita in un giorno, lo stesso si può dire dell’Opas Intesa-Bper su Mps. Solo gli ingenui possono pensare che i due Carlo, Messina e Cimbri, abbiano deciso dall’oggi al domani di orchestrare un’operazione da oltre 30 miliardi di euro. I tempi, come può riferire Affaritaliani, sono ben più lunghi, ovviamente.
A gennaio, infatti, sembra che i due manager si siano incontrati a Milano per parlare della fattibilità dell’operazione. Erano i giorni in cui sembrava che Luigi Lovaglio fosse sempre più lontano da Siena e che il futuro della banca senese, al di là dell’incorporazione di Mediobanca, fosse saldamente in un’ottica stand alone.
Poi, per bocca dello stesso Messina, i dialoghi si sono fermati per qualche mese. Pare, più che altro, perché inizialmente Cimbri non sembrava troppo convinto della fattibilità della cosa. Ad aprile, quando i manager hanno ripreso a parlarsi, lo scenario era totalmente diverso e i due non erano più soli, perché – secondo quanto può riferire Affaritaliani – insieme a loro sedeva anche Francesco Canzionieri, come consulente di Messina.
Il manager ex Mediobanca, fondatore di Nextalia, forte degli ottimi rapporti con il ceo di Intesa avrebbe premuto assai perché i due “Carlo” tornassero a parlarsi. Anche perché stava succedendo di tutto e l’occasione andava colta rapidamente. Nel frattempo, infatti, Lovaglio era stato licenziato per giusta causa da Siena, l’assemblea del Monte sembrava essere indirizzata verso un plebiscito per la lista del cda e per l’incoronazione di Fabrizio Palermo. A quel punto, prima ancora dell’assemblea, Cimbri e Messina sono tornati a sedersi a un tavolo, iniziando a disegnare il futuro del mondo bancario italiano.
Il 15 aprile è una data pivotale: l’assemblea di Mps, a sorpresa, vota la lista di Plt che aveva tra i suoi punti fermi il ritorno di Lovaglio come ceo. Il motivo è facile da comprendere: i voti decisivi sono quelli di BancoBpm che inizia a premere per una fusione paritetica con Siena. È in quei giorni concitati che torna a circolare, insistentemente, il fatto che Andrea Orcel e la sua Unicredit possano tentare in extremis un’operazione su Mps dopo il fallimento delle trattative cinque anni prima. Ma è un fuoco fatuo, non c’è spazio per altri movimenti.
Unicredit, che cerca con fatica di sbrogliare la matassa Commerzbank, non ha le forze per lanciare un’opa su Mps. Intesa, invece sì. E lo fa nonostante una fuga di notizie convinca BancoBpm, in extremis, a tentare di fondersi con Siena. Troppo tardi anche lì, forse. Perché se si muove il duo Messina-Cimbri, tendenzialmente è difficile che lo faccia a vuoto. E in effetti, al momento sembra che Intesa-Bper siano in vantaggio. Per sapere l’esito finale bisognerà attendere ancora qualche mese. Ma è chiaro che i due “Carlo”, con la complicità di Canzionieri, siano oggi in netto vantaggio sugli altri.
Ultima nota di colore: si è detto di Alberto Nagel come advisor dell’operazione – e qualcuno, buttando la palla ancora più avanti parla di lui come possibile ceo del polo del wealth management tra Mediobanca e Intesa. Il suo profilo sarebbe stato individuato proprio da Carlo Cimbri a bordo della nave che ha portato entrambi, oltre ad altri 500 selezionatissimi ospiti, al matrimonio a Malta di Manfredi Lefebvre. Bene, ieri intanto i bene informati l’hanno intercettato in Corso Buenos Aires. Che cosa ci faceva?
MP Judy Sgro, chair of the Canada-Taiwan Parliamentary Friendship Group, told The Canadian Press Liberal and Conservative MPs will visit the island the week of Oct. 11.
MP Judy Sgro, chair of the Canada-Taiwan Parliamentary Friendship Group, told The Canadian Press Liberal and Conservative MPs will visit the island the week of Oct. 11.
The first time FIFA announced cooling breaks in World Cup matches, in 2014, the matter ended up in court. Players, worried about the heat and humidity in Brazil, did not trust soccer’s world governing body, which left the decision for each match to the discretion of its medical staff. The players went to a labor court and obtained an order that the pauses would be automatic at the 30th minute of each half if temperatures reached 32 degrees Celsius. Twelve years later, FIFA has mandated three-minute hydration breaks at the 22nd minute of every match at the 2026 World Cup, regardless of temperature or humidity. The move, announced as being for the “well-being of the players,” signals a fundamental change in how the game is played: from two 45-minute halves, as it has been since 1897, to four quarters of roughly 22 minutes.
Fa un certo effetto leggere della proposta di acquisizione del Monte dei paschi di Siena da parte di una cordata formata da Intesa e Unipol, dopo tutto quello che gli allora manager di Unipol passarono, esattamente vent’anni fa, per avere solo osato pensare di scalare una banca (la Bnl).
Per certi aspetti, considerando la posizione assunta allora da Mps, il suo ruolo nella guerra finanziaria che si combatté attorno a quella e ad altre operazioni più o meno collegate, e tutto quello che capitò dopo, con l’acquisto dell’Antonveneta e le sue conseguenze sui bilanci di Mps, il risultato somiglia a una grande rivincita, o anche a una nemesi, a seconda dei punti di vista. E lo stesso si potrebbe dire dei vertici dei Democratici di sinistra, perché il Partito democratico non c’era ancora, e anche per questo – per riequilibrare con le cattive i rapporti di forza in vista della fusione Ds-Margherita – Francesco Rutelli e tutto il suo partito appoggiarono senza riserve la violentissima campagna di stampa che sulla scorta di virulente iniziative giudiziarie mise alla gogna la sinistra, ponendo le basi della non-vittoria elettorale del 2006 (la prima di una lunga serie).
Molte cose ci sarebbero da dire, ripensando a tanti indignati editoriali di allora, ai dirigenti di un partito di opposizione messi sotto processo per il reato di «tifo», per avere espresso simpatia per il movimento cooperativo e per la possibilità che acquisisse una banca. Tanto più se si confronta quella sfilza di invettive con il silenzio che ha accompagnato le spericolate manovre finanziarie della destra di oggi, direttamente dal ministero dell’Economia.
Potrei andare avanti così per ore, solo con l’elenco delle cose che ci sarebbero da dire, ma se non le dicono i dirigenti della sinistra, se nemmeno loro si azzardano a dire mezza parola su tutto questo, è possibile che debba sempre far tutto io?
Sono due le operazioni annunciate su Mps negli ultimi giorni, quella di Intesa Sanpaolo e quella di BancoBpm, la prima è in fase più avanzata e ha maggiori chances di successo; la seconda è appesa a una trattativa dagli esiti assai incerti.
Mps, Rinaldi: “Dietro l’Opas non c’è solo una logica industriale”
Mentre il risiko bancario italiano entra in una nuova fase e le grandi manovre della finanza ridisegnano gli equilibri del settore, l’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo su Mps si candida a diventare una delle operazioni più rilevanti degli ultimi anni. Non si tratta soltanto di una partita tra istituti di credito: sul tavolo ci sono asset strategici, rapporti di forza tra i principali gruppi finanziari del Paese e il futuro assetto del sistema bancario nazionale.
Dopo il lungo percorso di risanamento che ha riportato Monte dei Paschi di Siena al centro dell’interesse del mercato, l’operazione apre interrogativi cruciali. Siamo di fronte a una mossa destinata a rafforzare la competitività del settore o a una partita che va ben oltre la logica industriale? E chi potrebbe trarre i maggiori benefici da un eventuale successo dell’operazione?
A fare il punto è Antonio Maria Rinaldi, economista ed ex europarlamentare della Lega, che ad Affaritaliani analizza le implicazioni economiche, finanziarie e strategiche dell’Opas, tra opportunità, rischi e nuovi equilibri di potere: “Più correttamente, si tratta di una scommessa strategica di grande portata, caratterizzata da potenziali benefici molto elevati ma anche da un grado di complessità non trascurabile”.
L’Opas di Intesa su Mps è una mossa geniale o un’operazione più complessa e rischiosa di quanto appaia?
“Probabilmente entrambe le cose. L’operazione presenta indubbiamente elementi di notevole sofisticazione strategica. Intesa Sanpaolo non sta semplicemente tentando di acquisire una banca commerciale: sta cercando di incorporare un gruppo che, attraverso Mediobanca e la partecipazione in Generali, occupa una posizione centrale negli equilibri della finanza italiana. Sotto questo profilo, l’operazione appare particolarmente ambiziosa.
Tuttavia, proprio l’ampiezza degli obiettivi rende l’operazione estremamente complessa. Non si tratta infatti di una normale acquisizione bancaria, ma di una manovra che coinvolge molteplici centri di potere economico e richiede il via libera di numerose autorità nazionali ed europee. Più correttamente, si tratta di una scommessa strategica di grande portata, caratterizzata da potenziali benefici molto elevati ma anche da un grado di complessità non trascurabile”.
Dopo anni di salvataggi pubblici, Mps è diventata improvvisamente la preda più ambita del sistema bancario italiano. Che cosa è cambiato davvero?
“È cambiata soprattutto la natura dell’asset. Per lungo tempo Monte dei Paschi di Siena è stata percepita come una criticità del sistema bancario. Oggi il quadro è radicalmente diverso. La banca è stata risanata, ricapitalizzata e riportata a livelli di redditività che la rendono nuovamente contendibile.
Ma il vero cambiamento non riguarda soltanto i conti economici. Ciò che rende oggi Mps particolarmente appetibile è la sua collocazione strategica nel sistema finanziario. Con l’integrazione prevista di Mediobanca, Mps non rappresenta più soltanto una rete bancaria tradizionale. Diventa una piattaforma capace di offrire accesso a segmenti ad elevato valore aggiunto quali l’investment banking, il wealth management e, indirettamente, gli equilibri azionari che ruotano attorno a Generali”.
Dietro questa operazione vede soprattutto una logica industriale o una partita di potere tra i grandi gruppi della finanza italiana?
“La risposta più plausibile è che le due dimensioni siano inseparabili. La logica industriale esiste ed è concreta. Le sinergie dichiarate da Intesa riguardano l’integrazione delle reti distributive, le economie di scala, la razionalizzazione tecnologica, il rafforzamento nel risparmio gestito e l’espansione nelle attività di corporate e investment banking.
Tuttavia sarebbe ingenuo ritenere che l’operazione si esaurisca in una semplice valutazione industriale. Quando una transazione coinvolge soggetti come Mediobanca, Generali, Delfin, Caltagirone, Unipol e lo stesso Ministero dell’Economia, il tema della governance e degli equilibri di potere diventa inevitabilmente centrale”.
Se l’operazione andasse in porto, chi sarebbe il vero vincitore: Intesa, Unipol, il governo o gli azionisti di Mps?
“A oggi il candidato più credibile a rivestire il ruolo di principale vincitore strategico è Intesa Sanpaolo. Se l’operazione dovesse essere completata secondo l’impianto attualmente delineato, Intesa rafforzerebbe ulteriormente la propria posizione nel mercato italiano e aumenterebbe il proprio peso competitivo a livello europeo. Anche Unipol potrebbe emergere tra i principali beneficiari dell’operazione. Il governo potrebbe rivendicare un risultato politico di rilievo.
Quanto agli azionisti di Mps, il giudizio richiede maggiore prudenza. L’offerta incorpora un premio rispetto alle quotazioni precedenti all’annuncio, ma il beneficio effettivo dipenderà dall’evoluzione dell’operazione e dalle condizioni definitive con cui verrà eventualmente realizzata. Per questo motivo non è ancora possibile individuare con certezza il vincitore finale della partita. Attendiamo gli sviluppi prima di formulare valutazioni definitive”.