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“Ho trovato strepitoso Bruce Springsteen contro Trump. Non sono d’accordo per niente con De Gregori, anche se lo amo. La Costituzione è il punto più alto della nostra politica”: così Daniele Silvestri

9 June 2026 at 13:03

Si intitola “Canzoni a sdraio (Live in studio)”, il nuovo progetto discografico di Daniele Silvestri, disponibile dal 12 giugno, che raccoglie alcuni brani meno noti della sua ricca discografia, riletti e riarrangiati in trio. Il progetto sarà accompagnato anche da “Canzoni a sdraio Tour 2026”, prodotto e organizzato da OTR Live, al via il 26 giugno da Porto Torres. Ad anticipare il disco è stato l’inedito, unico del disco, “Sana e robusta Costituzione”. E non è un caso.

“Eravamo in studio e ci separavamo pochi giorni dal Referendum sulla Giustizia – ha affermato Silvestri nel presentare il suo ultimo progetto discografico -. Un tema che ci ha appassionato. La Costituzione ha una storia meravigliosa, che va raccontata. Ha tantissimi pregi perché non è solo un insieme di articoletti di leggi è proprio una scoperta. Secondo il mio punto di vista è il momento più alto della nostra storia politica”.

La scelta della sedia a sdraio è precisa: “Quando sono in studio, e le persone che lavorano con me lo sanno bene, gli orari non esistono più. Riesco a lavorare solo con persone che condividono la stessa passione che non è abnegazione è proprio quella roba che ‘finché non sei contento di quello che hai fatto non smetti’. E devo dire che si sono fatte anche le quattro di mattina (ride, ndr). La sdraio si inserisce in questo contenso. Questo è un disco che non ci è stato ordinato da nessuno, c’era però l’urgenza di comunicare, ma di farlo con il giusto relax. Intendiamoci non è il relax vacanziero, ma quello che si toglie dal flusso a cui siamo abituati, che ci impone sempre di correre e andare veloci. Questo disco ha senz’altro un ritmo diverso”.

Nessuna corsa alla performance né ai numeri: “Ci sono tante sfumature di grigio, ma c’è stato il Circo Massimo pure per me e miei due amichetti (Niccolò Fabi e Max Gazzè; ndr). Ci siamo ritrovati dentro la ‘bolla’, ma magari ci torneremo. Comunque è una esperienza che non rinnegherò mai. Sicuramente non ho l’esigenza di rincorrere i numeri, annunciare sold out, insomma non mi interessa, non mi riguarda e ti dirò di più non ho nemmeno i mezzi per arrivarci. Noi artisti abbiamo bisogno di connessione. C’è chi lo fa con show spettacolari che hanno come obbiettivo quello di stupire le persone che vengono ad ascoltarti e poi c’è chi, invece, preferisce una dimensione intima per affascinare la comunità”.

Infine sul dibattito acceso da De Gregori sull’opportunità o meno degli artisti di esporsi e sulla utilità di Springsteen di fare proclama contro Trump, Silvestri ha le idee chiare: “Nonostante io ami De Gregori, credo che abbia perso un’occasione per non dire nulla, forse era meglio nel suo caso. Io sono totalmente contrario a quelle sue parole. A parte che, nello specifico, quando ho sentito quello che aveva scritto Bruce Springsteen e gliel’ho visto cantare un istante dopo, nell’immediatezza delle cose che stavano succedendo (Trump e le guerre, ndr), l’ho trovato strepitoso. Non ci ho visto proprio niente di ridicolo come è sembrato dire Francesco. Ognuno ha le sue opinioni ed è libero di esprimerle”.

E ancora: “La mia storia credo chiarisca abbastanza bene che, dal mio punto di vista, non penso sia un obbligo che ogni artista debba per forza prendere posizione. Ognuno ha il diritto di ritagliarsi un ruolo diverso che può essere altrettanto utile alla società, anche se non c’entra con lo schierarsi. Non penso che si svaluti chi è solo poeta nel senso più lirico del termine, perché anche dentro quello, dal mio punto di vista, c’è una visione dell’essere umano. La politica è quella che cerca di mettere insieme gli esseri umani nel loro essere società e collettività. Però, per come sono fatto io e per quello che ho sempre pensato, non sono capace di descrivere il mondo che vedo intorno senza darne la mia interpretazione. Non lo riesco a fare, perché è l’unico modo in cui poi sento che sia vero quello che scrivo, che nel mio caso ha spesso a che fare con una dimensione sociopolitica. Quindi è molto improbabile che io possa essere d’accordo con quel tipo di posizione, e nello specifico non lo sono per niente. Però amo De Gregori”.

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Projeto artístico em Odemira lança programa para jovens de diferentes culturas

9 June 2026 at 10:44

Teatro, cinema, música e dança são algumas das propostas do programa para jovens de diferentes culturas que o projeto artístico “Novo Bowing” promove, entre os dias 15 e 19 deste mês, em Odemira.

A iniciativa Summer Bowing é promovida pela cooperativa cultural Lavrar o Mar, sediada em Aljezur, e vai decorrer na Casa Novo Bowing – Centro para as Relações Planetárias, em Odemira, destinando-se a jovens dos 10 aos 18 anos.

«A Summer Bowing propõe durante seis dias um espaço de criação, convivência e descoberta, onde jovens de diferentes culturas, línguas e percursos se encontram através da arte e da vida em comum», explicou a cooperativa, em comunicado enviado à agência Lusa.

De acordo com a Lavrar o Mar, «mais do que uma escola de verão convencional, a Summer Bowing procura criar experiências de imaginação, autonomia, criação coletiva e encontro intercultural».

«Num território marcado pela diversidade cultural e pela presença de comunidades migrantes de diferentes partes do mundo”, esta iniciativa “afirma-se como uma experiência de encontro entre jovens com origens, referências e sensibilidades distintas, valorizando a convivência, a escuta e a criação artística enquanto ferramentas de aproximação humana», justificou a cooperativa.

Nesse âmbito, ao longo da semana, os participantes poderão explorar atividades ligadas ao teatro, cinema, música, dança, barro, desenho, cozinha e criação coletiva.

O programa inclui «experiências tão diversas quanto inventar personagens, realizar pequenos filmes, criar playlists para a casa, modelar criaturas fantásticas em barro, cozinhar em conjunto, entrevistar pessoas, construir objetos, dançar, escrever, ouvir música ou simplesmente conversar e partilhar tempo em comum», pode ler-se no comunicado.

A programação vai desenvolver-se «num ambiente aberto e colaborativo, onde cada participante pode encontrar a sua própria forma de participar, seja através do movimento, da palavra, da observação, da construção manual, da música ou da convivência quotidiana», explicou a cooperativa.

A iniciativa termina a 21 de Junho, com o Dia Aberto ao Planeta #9, evento promovido regularmente pela Lavrar o Mar e que reúne comunidade, artistas, famílias e participantes em torno de experiências de encontro, criação e convivência.

Nesta edição, o dia funcionará também como momento de partilha pública desta escola de verão, abrindo a Casa Novo Bowing a amigos, vizinhos e curiosos para conhecerem as experiências e criações desenvolvidas ao longo da semana, adiantou a cooperativa.

O “Novo Bowing” é um projeto artístico e social da Lavrar o Mar, que visa promover a integração através da arte, «fortalecendo os laços entre as comunidades oriental e ocidental do concelho de Odemira».

Apoiado pelo programa operacional Alentejo 2030 e cofinanciado pela União Europeia, pela Fundação Calouste Gulbenkian e pela Câmara de Odemira, o projeto é coordenado por Madalena Victorino.

A iniciativa baseia-se em três eixos de intervenção, visando o desenvolvimento de práticas artísticas como ferramenta de inclusão e aprendizagem no contexto escolar, a dinamização de atividades culturais e colaborativas que promovem o encontro e o diálogo, e a valorização do conhecimento e capacitação para a inclusão laboral e social da população migrante.

«Mais do que um projeto artístico, o ‘Novo Bowing’ é um gesto de futuro: uma proposta de encontro onde a arte serve de linguagem comum para imaginar e construir uma comunidade mais coesa, justa e plural», concluiu a Lavrar o Mar.

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Stop ai concerti di Kanye West e Travis Scott e annullati gli show previsti il 4, 5 e 11 luglio alla RCF Arena di Reggio Emilia. Le modalità di rimborso dei biglietti

9 June 2026 at 09:17

Nulla da fare per i concerti di luglio previsti alla Rcf Arena di Reggio Emilia. “Avendo dovuto constatare che non sussistono le condizioni necessarie per lo svolgimento dei concerti del 4, 5 e 11 luglio 2026, si comunica l’annullamento delle date. I biglietti acquistati in prevendita verranno rimborsati secondo le modalità previste”.

Così in una nota gli organizzatori comunicano l’annullamento dei concerti della Rcf Arena, nota anche come Campovolo, la più grande venue per concerti all’aperto d’Europa. Dopo il divieto da parte del prefetto ai concerti di Travis Scott, previsto per il 17 luglio, e Ye/Kanye West, in programma il 18 luglio, i due eventi di punta del “Pulse of Gaia Festival”, gli organizzatori hanno deciso di annullare anche gli eventi previsti nelle altre tre giornate, quelli del 4, 5 e 11 luglio.

Il 4 luglio erano in cartellone Martin Garrix, Lost Frequencies, Offset, Ice Spice, Ty Dolla $ign, Wiz Khalifa, Poison Beatz e Baby Gang; il 5 luglio The Chainsmokers, Rita Ora, Ozuna, Nicky Jam, Lolita, Afrojack, Dimitri Vegas e Like Mike, DJ Snake, mentre l’11 luglio si sarebbero dovuti esibire invece Swedish House Mafia, Alok, Benny Benassi e Clean Bandit.

“Siamo profondamente dispiaciuti per la decisione che abbiamo dovuto prendere – dichiara Andrea Cattini, Presidente C.Volo S.p.A. – Il nostro obiettivo è sempre stato quello di creare degli eventi di qualità per il pubblico e fino all’ultimo abbiamo cercato una soluzione che ci permettesse di confermare i concerti di queste tre giornate ma, a seguito di una serie di valutazioni complesse, non possiamo procedere. Confidiamo nella comprensione di questa decisione, alla quale siamo giunti spinti da circostanze al di fuori del nostro controllo. Ringraziamo tutti i professionisti coinvolti per il sostegno e l’impegno dimostrati in questi mesi”.

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Câmara Municipal de Lagoa promove 12.ª Carvoeiro Noite Black & White

Inspirado na tradição celta de Litha, este momento do ano em que o Sol permanece por mais tempo no céu será assinalado com performances de dança tribal com fogo e a atuação vibrante da banda de música celta Deira Band, prometendo envolver o público numa atmosfera mágica, marcada pela ancestralidade e pelo espírito festivo.

Desde a sua criação, esta iniciativa da Câmara Municipal de Lagoa tem crescido exponencialmente, deixando de ser apenas a primeira grande festa do verão algarvio para se afirmar como uma das maiores celebrações ao ar livre do país, reunindo, numa só noite, mais de 30 mil visitantes nacionais e estrangeiros.

Como habitual, o evento decorre no coração da Praia do Carvoeiro, com vários cenários de animação distribuídos por diferentes zonas da vila. O programa arranca no dia 20 de junho às 20h30 e prolonga-se até às 03h00, com especial destaque para a grande pista de dança montada no largo e areal da Praia do Carvoeiro, onde serão ouvidos alguns dos maiores êxitos da dance music, num ambiente único de festa e partilha.

O preto e o branco são o dress code obrigatório, refletindo-se também nas múltiplas expressões artísticas que animarão a noite – da música à dança, passando pela magia, o cinema e a animação de rua.

Para facilitar o acesso ao evento, o Município voltará a disponibilizar a linha regular de autocarros gratuitos, que assegurará a ligação contínua entre a Praia do Carvoeiro e os parques de estacionamento localizados no Parque Municipal de Feiras e Exposições de Lagoa (recinto da Fatacil), Intermarché, Apolónia, Aldi e Gramital (em frente ao Aldi), entre as 18h00 e as 04h00. 

A Carvoeiro Noite Black & White é uma celebração da cultura, da música e da energia do verão, e promete, uma vez mais, transformar a Praia do Carvoeiro num palco vibrante de experiências inesquecíveis.

A sugestão do Município de Lagoa é que vá vestido de preto e branco e se junta aos milhares que fazem da Carvoeiro Noite Black & White uma das maiores festas ao ar livre do país, a qual tem entrada livre e transporte gratuito disponível.

Evento em Aracelis junta cultura, inovação e património de Alentejo e Andaluzia

A cultura, tradição e inovação territorial de Alentejo e Andaluzia vão estar em destaque num evento marcado para a Ermida de Nossa Senhora de Aracelis, na fronteira entre os concelhos de Castro Verde e Mértola, na quarta-feira, dia 10 de Junho.

O evento “O Que Move as Pessoas – Aracelis | Evento Satélite NEB Festival 2026” é promovido pela Incubadora de Inovação Social do Baixo Alentejo (IISBA) e pela Comissão de Coordenação e Desenvolvimento Regional do Alentejo.

Integra também a programação oficial do New European Bauhaus Festival 2026, organizado pela Comissão Europeia.

Em comunicado, a IISBA explicou que o evento «convida a refletir sobre aquilo que (…) faz partir, regressar, permanecer, cuidar e criar pertença aos territórios».

Também em comunicado, a Câmara de Castro Verde, parceira da iniciativa, juntamente com o município de Mértola, frisou que esta «procura lançar uma reflexão contemporânea sobre os territórios do interior».

Nesse âmbito, o programa do evento vai cruzar «três grandes dimensões», incluindo uma feira para dar «a conhecer projetos, artesãos, produtores e iniciativas territoriais do Alentejo e da Andaluzia».

Estão igualmente previstos os colóquios “Territórios Vivos”, às 11:00, e “T(i)erras de Futuro”, às 15:30, «dedicados aos desafios dos territórios rurais, à sustentabilidade, à inovação, à cooperação e às novas formas de habitar e valorizar estes lugares», acrescentou a IISB.

O programa inclui também a performance “(L)Leva Aracelis no Coração”, que reunirá artistas, comunidades e expressões culturais do território, e um espetáculo do grupo Bandidos do Cante, ambos com transmissão em direto no âmbito do NEB Festival, em Bruxelas, na Bélgica.

«Esta ligação internacional levará a identidade, a paisagem e a energia de Aracelis até ao palco europeu», lê-se no comunicado da IISBA.

A programação cultural do evento contará também com a atuação de grupos tradicionais de Puebla de Guzmán (Espanha), assim como do grupo coral Os Ganhões de Castro Verde e de alunos dos agrupamentos de escolas de Castro Verde e Mértola que frequentam aulas de cante alentejano.

«Mais do que um evento, ‘O Que Move as Pessoas’ afirma Aracelis como um laboratório vivo de celebração, reflexão e cooperação sobre o futuro dos territórios de baixa densidade», concluiu a IISBA.

Foto de destaque: Elisabete Rodrigues | Sul Informação

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Francesca Michielin: “Che tempi di me**a di finto ordine, ma di vera guerra. La libertà di Emma e la mia danno fastidio. Mi sposo con Davide, che è empatico e vede il buono in ogni cosa”

8 June 2026 at 23:01

Nuovo management (dopo dieci anni con Marta Donà), nuova visione artistica e il coronamento del suo rapporto con il compagno Davide Spigarolo con un matrimonio. In tutto questo c’è il nuovo album dal titolo “Magia Bianca”, in uscita il 12 giugno. Insomma Francesca Michielin sorprende ancora una volta e lo fa trattando temi e figure lontane nel tempo come il Medioevo, la magia bianca e nera, le streghe, per analizzare, criticare anche duramente, la società di oggi. Un lavoro che dal punto di vista produttivo e musicale si attesta come tra i migliori realizzati dalla cantautrice e musicista. I riferimenti sono: dungeon synth, suggestioni fantasy, pop contemporaneo, R&B, Anni 90, casse Anni 80, videogiochi fantasy, Kate Bush, Peter Gabriel, Mike Oldfield e Jethro Tull.

L’album è stato anticipato dai singoli “Una donna non può”, accompagnato dal videoclip diretto da The Rings con la partecipazione di Giovanna Mezzogiorno, e “Strega Comanda”, uscito il 5 giugno insieme al videoclip ufficiale girato durante il Mi Ami Festival. Proprio al festival, Francesca Michielin è apparsa sul palco sotto lo pseudonimo di Costanza D’Este, presentando in anteprima il nuovo progetto attraverso un immaginario sonoro e visivo completamente inedito.

Francesca Michielin tornerà live per l’estate 2026 con Strega comanda Summer Tour. I live estivi, che vedranno in azione due formazioni (trio acustico e full band), anticipano gli appuntamenti nei teatri italiani in programma il prossimo autunno.

“Questo disco è un omaggio alle mie terre (è nata a Bassano del Grappa, ndr). Tutto è iniziato da un viaggio di ricerca sugli elementi magici, folclorici, esoterici che poi mi hanno portato a decidere di scrivere un concept album sulle streghe. Elisa nel 2019 mi ha detto una cosa, che ho realizzata a disco fatto finito e masterizzato. Lei mi disse: ‘Dobbiamo decidere se fare musica con la magia bianca o con quella nera. Se seguire una logica commerciale o vivere questo lavoro come missione’. E questo per me racchiude l’essenza di questo progetto. Chiaro che io avrei potuto fare scelte molto più convenienti, molto più comode, molto più sensate per molti. Però con questo disco volevo prendermi tante libertà sia per il sottotesto politico, ma anche la libertà sonora di giocare”.

Nel brano che apre il disco “1484” non le mandi a dire: che mondo noioso, che tempi di merda di finto ordine ma di vera guerra. Come mai parti subito diretta?
Mi riferisco a un momento storico specifico che è il tardo Medioevo che è proprio l’inizio di quella che è veramente l’epoca oscura. È l’anno della bolla papale che diede avvio alla caccia alle streghe. Quindi di roghi, di caccia, di inquisizioni facendo un parallelismo, chiaramente con la società italiana di oggi.

Come trovi l’Italia?
La nostra è una società che riflette un mondo noioso, perché io, su tante cose, lo trovo estremamente noioso e ripetitivo, dove nessuno ha più voglia di rischiare e lanciare il cuore oltre l’ostacolo. Ma è tutto molto rassicurante perché quando c’è inquietudine, in qualche modo, sentiamo tutti che dobbiamo rassicurare e non stridere. E poi c’è la guerra lì fuori, però sembra tutto molto composto, molto rigoroso, anche se c’è il caos totale, in realtà.

Dici anche che viviamo nella mediocrità perché?
Perché viviamo in una società mediocre che vuole ancora una donna sempre perfetta, composta, pulita tutta, senza una virgola fuori posto, magra, anche lì c’è un un tema che si apre.

Quale?
Perché io non posso essere un po’ sbagliata?

Che risposta ti sei data?
Perché devo essere per forza dotta e sapiente, non sbagliare nulla È impossibile perché poi c’è una mediocrità spesso maschile che viene manifestata serenamente e non so come dire, anzi, è diventata quasi un un valore. Essere basic è, in realtà, un valore.

Qual è il modo per superare ciò?
Dovrebbe essere un valore essere innanzitutto riconoscere che siamo tutti imperfetti, ma soprattutto i valori sono ben altri.

Emma, tu, ma anche altre tue colleghe siete costantemente criticate sui social, perché?
Emma la stimo tantissimo, proprio non gliene frega più niente di certe cose ed è estremamente libera e questa libertà purtroppo a tante persone dà fastidio.

Come mai?
Perché se tu non riesci ‘incasellare’ una persona allora, come le streghe, sei perturbante, crei uno scompiglio. Ci si chiede ‘perché questa si veste così?’ oppure ‘perché si trucca così’. Invece è bene che ci siano queste figure che, in qualche modo, vanno a creare una sorta di frizione, perché questa cosa ci aiuta tantissimo. E credo che il motivo sia perché più andiamo avanti nell’era digitale, più tutto si polarizza e quindi tutto sia assolutizza.

In “Solstizio d’estate” canti “è così bello, sembra un velo da sposa”. Alla fine ti sposerai veramente?
Eh sì. Anche se non ho mai amato parlare della mia vita privata e soprattutto non avrei mai detto del matrimonio, ma sono apparse le pubblicazioni nei nostri Comuni…

Perché hai deciso di sposarti?
Sono felice di sposare Davide, perché comunque è una persona che è vero che fa tutt’altro lavoro, fa l’osteopata, il preparatore atletico. Però lui arriva dal mondo dell’atletica, è stato un atleta e forma atleti, quindi sa che cos’è sacrificio. Sa soprattutto che cosa significhi cadere, farsi male, infortunarsi, vivere anche un rapporto con il proprio corpo che è costantemente di dialogo. Sa che cos’è essere affaticati, perché devi fare un tour, non puoi tornare mai a casa e soprattutto è una persona che ha una grandissima empatia e sa sempre trovare il buono in ogni cosa. Sono molto felice poi, in realtà, non c’è mai un motivo secondo me, perché se ti metti a fare la lista dei pro e contro vuol dire che non è quello giusto ed è meglio essere semplicemente sicuri.

Cosa è cambiato dopo la chiusura dei rapporti con il vecchio management La Tarma. Quanto ha influito nel nuovo processo di creazione?
Io ho lavorato 10 anni con uno dei team manageriali più capaci e importanti in Italia. Avevo 16 anni quando ci siamo incontrate io e Marta (Donà, ndr). Quindi ho assimilato tanto di quel modo di lavorare e vedere le cose. Però Marta mi ha sempre riconosciuto che comunque ho sempre avuto tante idee… Ho una visione, un certo modo di vivere la musica. Sono una stacanovista, cioè non faccio solo ‘l’artista’ ma penso alle grafiche, mi scrivo i videoclip. Cioè sono molto dentro le cose che faccio, quindi semplicemente ad un certo punto, volevo provare a fare questa cosa, sempre con gratitudine nei suoi confronti, volevo provare a prendere proprio le redini della mia visione artistica. Poi io penso che, in generale, gli artisti debbano sempre sentirsi appunto liberi di poter esprimere la propria visione artistica. Io faccio questo lavoro da metà della mia vita, sono 15 anni. Ho imparato un sacco di cose e avevo forse anche il bisogno di sbattere il muso per terra.

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Desfile de 23º aniversário ACREMS – São Brás de Alportel 

8 June 2026 at 20:36

A Associação Cultural e Recreativa Escola de Música Sambrazense – ACREMS – assinala, a 10 de junho, 23 anos de atividade, numa data que a instituição partilha com a comunidade através de um desfile. Após a cerimónia comemorativa do Dia de Portugal e do hastear da bandeira nos Paços do Concelho, será executado o Hino […]

Rock in Rio 2026 abre venda geral de ingressos após pré-venda histórica

Os fãs do Rock in Rio já podem garantir presença na edição de 2026. A venda geral de ingressos começou nesta segunda-feira (8), às 19h, pelo site oficial do festival, após uma pré-venda que bateu recordes e teve todos os lotes disponíveis esgotados em menos de duas horas.

Inicialmente, a compra das entradas foi liberada para membros do Rock in Rio Club e clientes Itaú. Entre os dias mais disputados estavam 6 e 12 de setembro, que contam com apresentações de Calvin Harris e Maroon 5 como atrações principais. As entradas dessas datas acabaram em menos de uma hora. Pouco depois, os ingressos para os dias 5, 7 e 11 também se esgotaram.

A venda geral de ingressos para o Rock in Rio 2026 se inicia nesta segunda-feira (8) | Foto: Divulgação/RockinRio

A próxima edição do festival será realizada nos dias 4, 5, 6, 7, 11, 12 e 13 de setembro de 2026, na Cidade do Rock, no Rio de Janeiro. Os ingressos custam R$ 870 na modalidade inteira e R$ 435 para meia-entrada. Clientes Itaú têm acesso ao valor promocional de R$ 739,50. O pagamento pode ser parcelado em até seis vezes sem juros.

Entre os artistas já confirmados estão Foo Fighters, Avenged Sevenfold, Elton John, Stray Kids, Maroon 5, Twenty One Pilots, Halsey, Demi Lovato, Ivete Sangalo, Alok, Calvin Harris e Gilberto Gil, além de diversos nomes da música nacional e internacional distribuídos entre os palcos Mundo e Sunset.

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Primavera Sound 2026: Addison Rae in intimo e Olivia Rodrigo fanno impazzire la Gen Z, le hit dei The Cure e i Gorillaz lanciano l’appello per la Palestina: “Grazie perché combattete per Gaza”

8 June 2026 at 08:50

Sull’Avinguda diagonal, la strada che porta al Parc del Fòrum di Barcellona, cammina un fiume di gente. Usciti dai tornelli della metro, è impossibile evitare di essere trascinati dalla corrente umana. La direzione è una sola: il Primavera Sound. Un festival contenitore di persone, sorrisi e glitter. Il posto dove scoprire nuova musica e (ri)trovare la propria. Un po’ come il Coachella per l’America e Glastonbury per l’Inghilterra, con differenze di luoghi e organizzazione.

Per chi abita l’Europa mediterranea e vive con gli auricolari alle orecchie, il Primavera è la manifestazione che si sogna da bambini, si vive da adolescenti e adulti e si ricorda da anziani. Non solo per i set, la line-up e i concerti in riva al mare. Ma soprattutto perché in un mondo in cui la soglia di attenzione è sempre più bassa e ci scocciamo in fretta di tutto, la sensazione è che sia capace di restituire l’unione e la solidarietà di un rito collettivo.
E anche quest’anno, per gli appassionati di live, la Catalogna era il posto dove stare dal 3 al 7 giugno. Nei prossimi mesi la rassegna si sposterà a Porto, Buenos Aires e San Paolo, ma è in Spagna che il Primavera è nato e continua a fissare e anticipare le tendenze della musica internazionale.

L’anima indie del Primavera Sound

In pochi giorni, Barcellona ha ospitato più di 330 concerti in otto venue diverse e radunato al festival 287.000 persone, di cui il 62% pubblico internazionale. Dal 2005, quando si è spostata al Fòrum distaccandosi un po’ dalla dimensione underground per non estinguersi, la rassegna è diventata sempre più attraente. Si è fatta un nome, ha attirato investimenti e raggiunto una dimensione globale. Ha avuto sulla città un impatto turistico, sociale ed economico. L’ha piazzata sulla cartina delle realtà musicali, amplificando una cultura già radicata nel jazz e nel canto popolare delle scuole e dei conservatori, da cui è passata anche la star di casa Rosalía. Alcuni parlano di “coachellization” (dal Coachella di Los Angeles), una transizione dei grandi festival musicali verso prezzi meno accessibili, zone vip e sempre più spazio al mainstream. “Chi viene dagli Usa e dal Regno Unito trova il Primavera economico, ma qui siamo in Spagna e ci teniamo a mantenere i biglietti su costi adatti alla nostra vita”, hanno però tenuto a sottolineare gli organizzatori.

E in effetti la tre giorni della kermesse costa 350 euro. Circa la metà del Coachella, che gravita sui 649 dollari. Una tendenza che si rispecchia anche nell’arte: se le proposte locali faticano sempre di più a competere con l’attrattività degli artisti internazionali, dall’altra parte il Primavera sembra in parte riuscire a preservare l’anima indie con cui è nato: lo scouting di future star, l’ammasso di corpi sottopalco, i balli sfrenati. Birra e cibo con gli amici su un prato finto o sulla spiaggia fino a tarda notte, ascoltando con la stessa attenzione emergenti e celebrità mondiali. Anche nel 2026, la manifestazione ha cercato di mantenere questa promessa, intrecciando linguaggi distanti e generazioni diverse.

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Noemi: ”Ho scoperto la mia femminilità con il tango e Nikita Perotti. Mio marito si è pure ingelosito! Insultare sui social? Ho paura che possa diventare ‘normale’. Tiziano Ferro è un artista meraviglioso e va rispettato”

8 June 2026 at 07:38

Si intitola “Tu cosa fai questa sera”, il nuovo brano inedito di Noemi, che rappresenta un tassello in più nel suo percorso di ricerca e sperimentazione musicale dopo “Non sono io”, “Oh ma!” con Rocco Hunt e “Bianca”. Da fine maggio la cantante è impegnata con Noemi Live 2026, il tour che in giro per l’Italia che culminerà a dicembre il 14 al Teatro Arcimboldi di Milano e il 22 all’Auditorium Parco della Musica di Roma,

“Questa nuova canzone è il frutto di una collaborazione molto bella con Paolo Antonacci e Vito Salamanca – ci ha raccontato Noemi – che hanno questo spirito molto moderno ma allo stesso tempo, mi si perdoni il termine, antico. Mi ricorda un po’ gli Anni 60, la spiaggia, la solitudine, per questo mi sono agganciata a questa dinamica un po’ teatrale. È un brano molto leggero, ma molto consapevole nello stesso tempo. C’è il racconto di questa persona che vuole vivere il rapporto con quest’altra persona con la leggerezza del divertimento e della irrazionalità”.

E ancora: “Ho cercato di fare un passo in avanti verso una dimensione musicale diversa, nuova, però porto anche me stessa perché mantengo la mia natura un po’ blues, dove ho bisogno della poesia e del teatro. Avevo voglia di raccontare con questa canzone la passione di raccontare questa questa voglia di guidare il rapporto a due, attraverso la consapevolezza di quello che siamo, delle nostre volontà e anche della nostra natura. Per esempio il contatto con la sensualità e con la femminilità che poi sono riuscita anche a fare io stessa”.

E come?
Per raccontare questa canzone con un video abbiamo scelto di lavorare con il movimento. E qui la scelta è caduta sul ballerino (vincitore di Ballando con le stelle 2025, ndr) Nikita Perotti, che è bravissimo, con le coreografie di Marcello Sacchetta. È stato bello anche prendere lo spunto dal tango, io che non l’ho mai ballato.

Com’è andata?
Abbiamo cercato attraverso il movimento di raccontare proprio questa dinamica anche di guidare di farsi, guidare, di avvicinarsi e di respingersi. Mi sono preparata per 34 giorni e ho visto che i ballerini sono pazzeschi.

Perché?
Hanno un rapporto con loro corpo molto dinamico, molto vicino a se stessi. Io invece non tocco nessuno (ride, ndr)… Invece ho preso consapevolezza anche del mio movimento. Nikita mi diceva come fare le cose, ad esempio la postura, lo stare dritti, appoggiarsi all’altro. E qui ho scoperto una cosa…

Cosa?
La mia femminilità. A volte, anche nei rapporti, sono anche molto bambina faccio difficoltà a percepirmi come una donna e invece questa cosa che ho fatto mi ha mi ha fatto in qualche modo avvicinare a questa parte di me, anche se un po’ mi faceva paura. È stato bello, divertente e mio marito si è pure un po’ ingelosito (ndr). È stato uno dei video più divertenti che abbiamo fatto.

Che voto ti dai come ballerina? 

Come impegno direi otto! È stato bello perché è stato anche un viaggio dentro me stessa e la mia parte più passionale, più sensuale. Una lezione di tango la consiglio a tutti!

”Forse è meglio andare, forse voglio stare”, canti nel brano. L’amore come contraddizione?
Ci sono quei momenti in cui ti accorgi che hai un dubbio dentro di te, che poi è anche un po’ il sale della vita. Ci si divide spesso tra la tentazione di vivere una passione oppure scappare via, ma con il rimpianto. Sempre in bilico tra la paura della delusione e la paura del rimpianto. Secondo me è sempre meglio la tensione perché è sempre meglio restare e viverle le cose con la consapevolezza di poterle anche superare con più leggerezza.

Questo nuovo percorso musicale potrebbe portati a Sanremo?
Sanremo è sempre bellissimo, è sempre un grande palco. Capisco le persone che hanno paura di quel palco, anche quelli che per anni lo hanno allontanato, ma poi hanno partecipato. Perché è un palco importante, pieno di energie, dove una canzone viene anche raccontata per immagini. Sarei felice di poter portare il mio nuovo progetto. Poi c’è questo direttore artistico, Stefano De Martino, super determinato e mi piace perché moderno e contemporaneo, come tutti i napoletani!

Cosa accadrà per i tuoi due eventi di dicembre a Milano e Roma?
Voglio capire come arriverò a settembre-ottobre. Amo il live, mi piace cantare con le persone e condividere ogni attimo sul palco. Per me è sempre un grande regalo sentire gli altri che cantano le mie canzoni, le nostre canzoni. Sto pensando alla dimensione da dare allo show, che sicuramente sarà teatrale. Insomma ci stiamo pensando.

Si è molto parlato del pensiero di De Gregori e sul fatto che un artista non debba esporsi. Tu sei sempre stata in prima linea, che ne pensi?
Credo profondamente nella democrazia, quindi chi vuole esporsi deve farlo mentre chi non si sente perché magari non ha le idee chiare, può anche evitare. Tutto questo sempre nell’ottica di essere sempre sinceri con le persone che ci seguono e con il pubblico a cui ci rivolgiamo. Insomma ritengo che sia una scelta totalmente personale. Io, nel mio piccolo, lo faccio anche con le iniziative di Una Nessuna Centomila e per la difesa delle donne. Mi sembra un po’ di restituire, a chi è meno fortunata, quella che è la mia fortuna, di vivere la vita che amo.

Sui social donne e uomini dello spettacolo vengono insultati ormai giornalmente. Non ultimo le critiche feroci contro Tiziano Ferro. Che impressioni ne hai?

La mia più grande paura è che la maleducazione sui social arrivi ad essere accettata nella vita di tutti i giorni, quindi diventi ‘normale’. Secondo me è molto importante che ci sia una regolamentazione sull’identità digitale, che tutti siano identificati e forse così le persone si sentono meno libere di sfogarsi online. Noi ci mettiamo la faccia, il nome cognome, abbiamo pure il ‘baffetto’ blu per il profilo verificato, perché non deve valere per tutti? Il problema è che questo modo di sfogarsi è molto becero. Trovo tristissimo che la gente insulti personalità come Tiziano Ferro e mi dispiace tantissimo per lui perché un grande artista con un repertorio meraviglioso. Al di là dell’artista che è un gigante, ci vuole proprio il rispetto per Tiziano Ferro come essere umano.

L'articolo Noemi: ”Ho scoperto la mia femminilità con il tango e Nikita Perotti. Mio marito si è pure ingelosito! Insultare sui social? Ho paura che possa diventare ‘normale’. Tiziano Ferro è un artista meraviglioso e va rispettato” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Convite à tradição dos Santos Populares percorre todo o concelho de Castro Marim

7 June 2026 at 07:06

Manjericos, sardinhadas, marchas, mastros e bailes vão percorrer todo o concelho de Castro Marim entre os dias 9 de junho e 27 de junho, em mais uma edição dos Santos Populares que promete muita música e animação.

Para manter esta tradição mais viva do que nunca, os bailes serão dinamizados um pouco por todo o território, em localidades como Furnazinhas, Castro Marim, Altura, Azinhal, Rio Seco, Monte Francisco, Alta Mora, Junqueira, Barrocal e Odeleite.

O associativismo também está fortemente ligado a esta iniciativa, com os bailes e arraiais a decorrerem nas sedes de várias coletividades que também contribuem anualmente para esta tradição, com a produção dos mastros populares.

As marchas populares são um dos pontos altos dos Santos Populares em Castro Marim, sendo apresentadas na Praça 1.º de Maio, no dia 12 de junho, a partir das 21h00.

O grande destaque decorrerá no dia 23 de junho, em Castro Marim, com o Grande Arraial de São João, com sardinhada para toda a população e o desfile das marchas populares.

Os Santos Populares são organizados pelo Município de Castro Marim e pelas Juntas de Freguesia, em parceria com coletividades.

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Mauro Ermanno Giovanardi: la bellezza di restare fedeli a se stessi

7 June 2026 at 05:50

Mauro Ermanno Giovanardi ha 64 anni e nel corso della sua carriera ha raccolto quattro Targhe Tenco, un Premio Ciampi, un Premio De André, un Premio Lunezia e molti altri riconoscimenti che, nel mondo della canzone d’autore, non arrivano per caso. Se lo conosci già, sai di chi sto parlando. Se non lo conosci ancora, questo è un buon posto da cui cominciare.

Nei consueti nove punti di questo blog – che compie 15 anni in questi giorni – provo a ripercorrere una storia che vale la pena conoscere per intero. Cominciamo!

1. Prima dei La Crus
C’erano i Carnival of Fools, band milanese nata nel 1988 che Giovanardi ha raccontato nel documentario Jesus Loves the Fools, uscito nel 2024, la cui regia è affidata a Filippo D’Angelo, Dimitris Statiris e Giovanardi stesso. Non erano l’ennesimo gruppo che guardava all’estero copiandone le pose. C’era già lì qualcosa di riconoscibile: quella voce da crooner cresciuta con il Post-punk, il gusto per l’atmosfera più che per il riff, l’inquietudine trattata come materia prima. Un seme che aveva bisogno di altri anni per diventare quello che sarebbe arrivato dopo.

2. I La Crus
Nascono come duo con Alessandro Cremonesi, coautore dei testi. Cesare Malfatti arriverà qualche tempo dopo nel ruolo di programmatore, e per buona parte degli anni Novanta occupano uno spazio che nessun altro in Italia sembrava voler abitare: elettronica, canzone d’autore, trip hop, sperimentazione e musica industriale che andavano mano nella mano con Piero Ciampi, le notti milanesi e la fascinazione metropolitana. Dopo otto dischi con Warner il progetto implode, e si riuniscono quindici anni dopo con Proteggimi da ciò che voglio, con Carmen Consoli, Colapesce e Di Martino, Vasco Brondi e il filosofo Slavoj Žižek come ospiti. Poi si fermano di nuovo. Giovanardi dice che difficilmente ci sarà un seguito discografico. Non sembra amarezza, sembra realismo.

3. La voce
La voce di Giovanardi è baritonale, controllata, capace di stare dentro una canzone sublimandone le coordinate. Non ha mai avuto bisogno del virtuosismo né dell’urlo. Funziona per quello che trattiene, non per quello che mostra. Alzare la voce per fare arrivare un messaggio non è nelle sue corde. Speak low, cantava Billie Holiday.

4. La dimensione teatrale
Non è un’estetica di superficie. Ogni pausa ha un peso, ogni silenzio è calcolato. È uno dei pochi artisti italiani capaci di fare di una canzone un piccolo monologo esistenziale senza che suoni come un esercizio di stile. Il percorso teatrale è stato centrale nella sua carriera: lo spettacolo Chelsea Hotel, costruito insieme al giornalista e critico musicale Massimo Cotto, arrivò a 54 repliche. Cotto è morto nell’agosto del 2024. Giovanardi lo ha ricordato riportando in scena quello spettacolo all’inizio del 2026.

5. Ciampi
Ci sono artisti che citano Piero Ciampi per darsi un tono. Giovanardi lo ha restituito al presente e fatto conoscere alla generazione alternativa di quella stagione irripetibile degli anni Novanta. Lo ha fatto con rispetto, senza trasformarlo in santino da nicchia: con la versione de Il vino portata nei concerti dei La Crus, migliaia di ragazzi sono andati a comprare i suoi dischi originali. Lui stesso ricorda l’ultimo concerto agli Arcimboldi, con Nada sul palco e 2500 persone che cantavano il ritornello. In Italia la memoria culturale viene spesso lasciata morire in silenzio. Questo è uno dei casi in cui non è successo.

6. Dentro me, Come ogni volta, Nera signora
Canzoni che sembrano arrivare da un luogo fuori dal tempo e che riescono a dare un nome a pensieri che erano già nostri, ma che non avevamo ancora saputo formulare. Le ascolti una seconda volta e ti sembra chiara una cosa: quelle parole ti appartengono. Hai la sensazione che siano sempre state lì, in attesa di essere riconosciute. È una qualità rarissima. Forse la più rara che una canzone possa avere.

7. Sanremo 2011
Porta a Sanremo Io confesso, ricostituendo i La Crus per quella settimana festivaliera. Struttura perfetta, un testo che guarda in faccia la colpa senza retorica, un arrangiamento costruito attorno alla voce. Un uomo solo davanti a ciò che ha fatto, niente di più. È una di quelle canzoni che ogni artista dovrebbe ascoltare prima di salire sul palco dell’Ariston, per capire cosa significhi scrivere davvero per Sanremo. Il Festival la manda a casa sesta e non si accorge che avrebbe dovuto vincere. A distanza di anni è ancora lì, immune al tempo; un diamante che continua a brillare.

8. Andare avanti
Resta una delle figure più importanti della musica italiana degli ultimi quarant’anni. Non si è trasformato nel sacerdote nostalgico degli anni Novanta, non ha inseguito il revival. Ha continuato a muoversi, collaborare, cercare, anche quando sarebbe stato più comodo vivere di rendita su quello che aveva già costruito.

9. E poi scegliere con cura le parole
Il nuovo album è uscito il 20 marzo per Woodworm. Cominciato prima del Covid, messo in pausa per la reunion dei La Crus, ripreso e chiuso nel 2022, pubblicato adesso. Molti testi sono nati a quattro mani con Francesco Bianconi, Colapesce, Kaballà, Alessandro Cremonesi, Cheope, Giuseppe Anastasi in una sorta di collettivo della parola. Dal vivo lo porta in trio con due postazioni di tastiere, un impianto essenziale che richiama la new wave anglosassone. Lui lo descrive come il disco più esistenzialista che abbia mai fatto, attraversato da quella che chiama, citando Calvino e le sue Lezioni americane, una “leggerezza pensosa”. Da ascoltare subito: Anni Zero, Il buio nella pelle, La coscienza della mia generazione.

Ti aspetto qui sotto nei commenti oppure nella pagina Facebook collegata a questo blog. Come sempre, a seguire, la playlist Spotify connessa all’articolo.

Buon ascolto!

9 Canzoni 9 … di Mauro Ermanno Giovanardi

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Terras sem Sombra em Viana do Alentejo: «Sob as Estrelas», com um dos melhores coros europeus

7 June 2026 at 02:02

O Festival Terras sem Sombra ruma a Viana do Alentejo e Alcáçovas, no fim de semana de 13 e 14 de Junho. No sábado, dia 13, às 21h30, apresenta o concerto «Sob as Estrelas: Confluências Musicais entre o Leste e o Oeste», pelo coro feminino romeno-italiano Arpeggio, sob a direção musical de Gian Luigi Zampieri, com Irene Corgnale na flauta e Sofia Cocco no clarinete.

A tarde de sábado, 13 de junho, será marcada pela atividade de Património, que tem como tema «Ligar o Céu e a Terra: Os Embrechados da Capela e do Jardim do Paço Real».

Será uma tarde em busca de um dos mais singulares conjuntos decorativos do Alentejo e uma das expressões mais raras das artes decorativas portuguesas do Maneirismo e do Barroco.

A manhã de domingo, 14 de junho, dedicada à salvaguarda da biodiversidade, como é hábito. Com o lema «Tesouros Discretos: A Flora e a Fauna da Bacia do Rio Xarrama», será possível conhecer a riqueza ecológica de um dos principais afluentes do Sado, num território onde agricultura, pecuária e conservação ambiental coexistem há séculos.

Todas as atividades são de acesso livre e gratuito.

Fundado em Roma por um excecional conjunto de músicas profissionais romenas, o coro Arpeggio percorreu mais de 150 palcos europeus, de Itália à Áustria, de Espanha à Roménia, da Cripta de Gaudí em Barcelona à Expo Milano 2015.

A 13 de junho, este ensemble, já senhor de um percurso notável, assina um novo capítulo da sua história, desta feita no concelho de Viana do Alentejo.

A igreja matriz de São Salvador, em Alcáçovas, recebe um concerto que junta o madrigal renascentista italiano e a música romena dos séculos XX e XXI, num encontro de geografias e tempos distintos, em mais um fim de semana de atividades do Festival Terras sem Sombra. 

À componente musical junta-se uma leitura do património de embrechados do jardim do Paço Real, em Alcáçovas, e uma incursão pela ecologia da bacia do rio Xarrama. Recorde-se que as atividades em Alcáçovas integram a Semana Cultural desta freguesia.

Na sua presença em Viana do Alentejo, a 13 e 14 de junho, o Terras sem Sombra conta com a parceria do Município local, da Junta de Freguesia de Alcáçovas, do Instituto Cultural Italiano e do Instituto Cultural Romeno em Lisboa.

Conta também com o apoio sustentado da Direção-Geral das Artes, do BPI-Fundação «La Caixa» e da CCDR-Alentejo.

Sul Informação

Do madrigal renascentista à identidade musical romena: confluências de Leste a Oeste

«Sob as Estrelas: Confluências Musicais entre o Leste e o Oeste», assim se intitula o concerto da noite de sábado, 13 de junho (21h30).

O cenário é sublime: a igreja matriz de São Salvador guarda no seu interior, entre outras obras raras, o panteão dos Henriques de Trastâmara, senhores de Alcáçovas. A acústica das três naves de proporções excecionais é o garante de um concerto memorável.

Em palco, o Coro Arpeggio conta com a direção musical de Simona Moldoveanu, o acompanhamento ao piano de Gian Luigi Zampieri e as participações da flautista Irene Corgnale e da clarinetista Sofia Cocco.

O programa percorre vários séculos da música europeia, entretecendo o repertório renascentista italiano com composições romenas dos séculos XX e XXI.

Fundado em Roma em 2014, o ensemble Arpeggio dedica-se à divulgação da música coral romena e italiana no panorama europeu, com um percurso marcado pelo intercâmbio cultural e pela circulação internacional.

O coro mantém estreita ligação às comunidades da diáspora, colaborando regularmente com a Academia da Roménia em Roma, e organiza o Roots Fest – Festival Internacional de Coros.

Sul Informação

Os embrechados do Paço Real: onde a natureza se faz arquitetura e símbolo

A tarde de sábado, dia 13 (15h00), propõe a visita guiada «Ligar o Céu e a Terra: Os Embrechados da Capela e do Jardim do Paço Real», com ponto de encontro no Paço dos Henriques e orientação de Aurora Carapinha, arquiteta paisagista, professora emérita da Universidade de Évora e investigadora do CHAIA – Centro de História de Arte e Investigação Artística.

Os embrechados – composições ornamentais executadas com conchas, seixos, vidro, cerâmica e outros materiais naturais – afirmaram-se entre os séculos XVII e XVIII como uma das linguagens estéticas mais singulares do barroco ibérico, presente em jardins, fontes, grutas artificiais e espaços de devoção, onde criava ambientes de forte dimensão cénica e espiritual.

No Paço Real de Alcáçovas, estes revestimentos atingem uma rara fusão entre natureza, arquitetura e transcendência: a capela e o jardim, também denominado Jardim das Conchinhas, com as suas 28 espécies distintas de conchas identificadas.

Destaque também para a assinatura do protocolo de colaboração entre a Pedra Angular, entidade organizadora do Festival Terras sem Sombra, e a Associação Portuguesa dos Jardins Históricos, a que preside Fernando Guedes.

O acordo abre caminho ao desenvolvimento de iniciativas conjuntas em jardins históricos e outros espaços de elevado interesse paisagístico, acolhendo concertos, atividades culturais e ações de sensibilização.

Sul Informação
Rio Xarrama – Por Xuaxo – Obra do próprio, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=8939794

A bacia do Xarrama: ecologia, paisagem e a urgência de preservar

Na manhã de domingo, 14 de junho (09h30), a atividade «Tesouros Discretos: A Flora e a Fauna da Bacia do Rio Xarrama» convida ao conhecimento de um dos principais afluentes do Sado. O périplo, que decorre nas freguesias de Aguiar, Alcáçovas e Viana do Alentejo, conta com ponto de encontro no Jardim Público de Alcáçovas.

A visita é guiada pelos biólogos Miguel Porto, investigador do CIBIO – Centro de Investigação em Biodiversidade e Recursos Genéticos (Universidade do Porto), e Sara Lobo Dias, investigadora do CE3C – Centro de Ecologia, Evolução e Alterações Ambientais (Universidade de Lisboa).

O Xarrama atravessa zonas de montado, áreas agrícolas, galerias ripícolas e barragens, criando habitats diversificados para aves, peixes, anfíbios e mamíferos e albergando espécies características do ecossistema mediterrânico, como sobreiros, azinheiras, freixos e outras espécies de vegetação ribeirinha, fundamentais para o equilíbrio hídrico e climático da região.

A sua bacia é igualmente um espaço onde agricultura, pecuária e conservação ambiental coexistem há séculos.

As zonas húmidas e as margens do rio funcionam como corredores ecológicos essenciais para espécies vulneráveis e é precisamente nessa articulação entre ciência, conhecimento empírico e conhecimento de base científica que a atividade do TSS se funda.

Sublinhe-se que, pela primeira vez, o festival promove também um bioblitz, iniciativa de ciência cidadã que desafia os participantes a registar fotograficamente a fauna e a flora observadas ao longo do percurso.

A informação recolhida dará origem a um inventário-relâmpago da biodiversidade local, num contributo para um melhor conhecimento dos valores ecológicos deste espaço.

A programação da 22.ª edição do TSS prossegue a 27 e 28 de junho em Gavião, com um concerto pela mão do italiano Duo Baldo-Consonni, no concerto intitulado «Do Romantismo ao Âmago da Modernidade: Essências e Ruturas».

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Cesare Cremonini al Circo Massimo: il cantautore trascina, dedica alla madre “Vorrei”, accoglie Jovanotti, Elisa, Carboni e Valentino Rossi – La scaletta

6 June 2026 at 23:01

Ha voluto metterci un bel punto (e che punto) Cesare Cremonini con CremoniniLive26 al Circo Massimo di Roma davanti a 65mila presenze sabato 6 giugno (si replica il 7 giugno). Cremonini è l’ultimo dei divi della nostra musica italiana: occhiali neri sempre presenti, sempre all’erta contro “il gossip”, meglio parlare degli strumenti come metafora di vita, disponibile sì ma con il giusto distacco, a ricreare l’aurea volutamente “alta” per certificare la patente del cantautore duro e puro. Guardare ma non toccare.

L’artista si è calato nei panni del perfomer per trascinare il suo “popolo”, ancora una volta, in uno dei suoi spettacolari show che hanno caratterizzato l’ultima parte della sua carriera live e musicale. Ma forse sarà l’ultima, prima di un ulteriore cambio di passo, come lui stesso ha preannunciato poco prima del concerto, verso il rock and roll e lontano dagli stadi.

Lo spettacolo – 2 ore e 30 minuti che racchiude oltre venticinque anni di carriera – ricalca in qualche modo il tour dello scorso anno, che si è tenuto nei principali stadi italiani tra giugno e luglio 2025, ma ci sono degli elementi importanti di novità. Soprattutto negli arrangiamenti e nella perfomance di tutto il rinnovato team musicale con Alessandro “Doc” De Crescenzo (chitarra e direzione musicale), Nicola “Ballo” Balestri (basso), Andrea Fontana (batteria), Andrea Morelli (chitarra), Giovanni Boscariol (pianoforte/tastiere), Alessio Natalizia (polistrumentista), Roberta Granà (coro), Yuri “Jury” Magliolo (coro), Daniele D’Alessandro (clarinetto, sax e arrangiamento fiati), Gabriele Polimeni (tromba), Federico Pierantoni (trombone) e Matteo Valentini (sax e arrangiamento fiati).

Sax e tromboni sottolineano diversi momenti dello show e non è un caso perché i fiati avranno parte preponderante nel nuovo album in uscita entro l’anno. Quindi è stata una sorta di anticipazione già subito evidente con il secondo brano in scaletta “Alaska Baby”, dove anche il corpo di ballo si trasforma in angeli serafini con la tromba, disposto ai lati del palco. Piccola chicca per i fan romani, Cremonini prima di “Latin Lover” alla chitarra intona “Roma Capoccia” di Antonello Venditti. Poi la dedica alla madre Carla presente a Roma. “Quando andavamo in vacanza tutti assieme a Maratea d’estate – ha ricordato -, il tempo non passava mai. Così ho scritto questa canzone ‘Vorrei’, a quindici anni che dedico a mia madre, ma anche a tutte le persone che amano”.

Tra i momenti più “caldi” dello show i duetti con Jovanotti su “Mondo” e “L’ombelico del mondo”, dove le percussioni travolgono il Circo Massimo. Se Cremonini definisce il collega “il numero uno”, Jovanotti lo “incorona” con gli occhiali da sole “imperatore” di Roma. A sorpresa tra i due spunta Valentino Rossi, direttamente dalla prima fila della transenna. Poi ancora la magica “Aurore Boreali” dove con un effetto di laser e fumo si ricrea il fenomeno atmosferico che si adagia sulla voce di Cremonini ed Elisa. Applausi ed ovazioni a Luca Carboni apparso per duettare su “San Luca”. E poi ancora la potentissima “Poetica”, il karaoke colletivo su “50 Special” e “Nessuno vuole essere Robin”. Chiusura affidata a “Un giorno migliore”.

Due i punti di forza il progetto e la regia luci di Mamo Pozzoli, lighting designer che collabora con Cremonini da diversi anni, e i contenuti video realizzati dallo studio creativo londinese NorthHouse, assieme alla direzione creativa e lo stage design dello spettacolo che portano la firma di Claudio Santucci, dello studio Giò Forma.

Insomma si chiude un cerchio, adesso c’è da scommettere che Cremonini torni per il prossimo disco e progetto live ad una dimensione più “intima”, forse anche una residency per più serate in una location suggestiva.

A tutto rock and roll.

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“A gennaio ero in una difficoltà personale molto grande, il sax mi ha ‘rubato’ dall’autodistruzione. Sarò rock ‘n’ roll nel nuovo disco. Ho detto basta (per ora) con gli stadi”: così Cesare Cremonini

6 June 2026 at 23:01

Punto e capo, poi nuovo inizio. Così Cesare Cremonini con una battuta ha definito il CremoniniLive26, le cinque tappe, dopo la data zero a Gorizia, al Circo Massimo di Roma (6 e 7 giugno) all’Ippodromo Snai La Maura di Milano (10 giugno), alla nuova area all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari – Music Park Arena di Imola (13 giugno) per chiudere alla Visarno Arena di Firenze (17 giugno). Oltre 350 mila persone attese. Il concerto di Cesare Cremonini al Circo Massimo sarà trasmesso il 2 settembre in prima serata su Rai1. Abbiamo incontrato il cantautore poche ore prima dell’inizio dello show romano.

“Questa è la prima volta per me al circo Massimo. – ha affermato poche ore prima dello show – Mi ha dato subito la sensazione di calma e di tranquillità e di sicurezza in me stesso. Mi sento grato, è un momento molto fortunato anche della mia carriera È tutto frutto di un percorso. Ma poi c’è una comunicazione importante che mi preme fare”. Poi arriva la sorpresa.

Cosa succede?
Ho pronto un album che ho fatto in questo periodo e che uscirà entro l’anno. È stato un lavoro particolarissimo per me. Anche se non credo che venderà 1.800.000 copie. Il presidente di Universal conferma (ride, ndr). Non mi era mai successo di interrompere questa ruota che gira da quando sono ragazzino: pausa, album nuovo tour, pausa, album nuovo tour.

Da dove nasce questa esigenza?
Ho forzato la mano perché la discografia mi chiamava più forte di qualunque altra cosa. A 46 anni è stata una scoperta, nel senso che la vita mi ha portato a vivere qualcosa che mi ha segnato molto.

In che modo?
La musica mi è venuta in soccorso e o forse io sono andato verso di lei. Ho creato questo disco negli ultimi quattro mesi e rappresenta un cambio di passo anche nel live. Quindi questi concerti di questa estate non si possono spiegare, senza parlare anche del futuro. Siamo a un punto a capo per me che ho suonato dal 1999 a oggi praticamente in tutte le location possibili dai club ai teatri, ai palasport piccoli tipo l’Alcatraz fino a quelli grandi, per arrivare ai primi stadi. Poi la pandemia che ha diviso un po’ le acque del mondo del live e poi sette stadi, poi 13, Imola e oggi siamo qua al Circo Massimo, un punto di arrivo dei sogni. Ma c’è un’altra cosa…

Cosa?
C’è una ossessione, quella dei numeri. Nel mio caso devo dire che vince e vincerà la voglia di evolvermi dal punto di vista umano, artistico e dal punto di vista discografico. Cosa che oggi sembra un po’ stramba da dire, ma nel mio caso è un orgoglio. Per il prossimo progetto ho chiesto di non suonare negli stadi perché non c’entrano niente con quello che sto per fare. Credo nella coerenza con quello che fai artisticamente e musicalmente. Chiudo coi lustrini e apro al rock ‘n’ roll.

Il prossimo anno dove ti esibirai?
Di certo non farò un tour piano voce. Mi sono appassionato al sassofono e l’ho portato anche in questi cinque appuntamenti. Queste sono le mie piccole, grandi, sfide personali.

Qual è la tua prospettiva?
Sono poco allineato anche alle discussioni quotidiane sulla discografia, però sento che c’è un po’ di tensione in questi ragazzi. Una certa imprenditoria del live italiano cerca di spingere questi ragazzi a un percorso quasi omologato che è quello di ‘prima fai gli stadi e prima esisterai’, ma non è non è così ovviamente. Io ho fatto il mio primo Forum 12 anni dopo il primo disco e ci ho messo una vita.

Perché ripartire dal sax?
Me lo dicevano anche i miei amici ‘perché ti metti in gioco adesso puoi andartene tranquillamente in vacanza, invece, vai a disturbare le tue ossessioni con uno strumento così complesso?’. Ho cercato di studiare per avere la decenza di portare uno strumento in modo da soffiarci dentro, senza sembrare un deficiente (ride, ndr). E poi il sassofono mi ha soccorso in un momento complesso della mia vita privata, mi ha dato un metodo ed è stata un’ossessione che ha ‘rubato’ le ossessioni negative per molti mesi. Era gennaio ed ero in una difficoltà personale molto grande. Più si cresce e più le difficoltà non è che siano più facili, pesano di più perché hai meno muscoli. Pensavo che questa fase mi avrebbe rubato anche il tempo della scrittura, invece è stato esattamente il contrario.

Cosa è accaduto?
Il sax mi ha rubato la parte ‘autodistruttiva’ perché l’ho messa tutta lì nello studio. Ho iniziato a produrre, come sinceramente credo non mi capitasse da un po’ di tempo, senza più pensare a quale fosse il mio percorso. Queste nuove canzoni sono testimonianza di quello che ho vissuto. Mi hanno tolto dai guai e quindi è un disco molto potente, rock and roll nel senso più letterale del termine. Un ‘incidente’ lo devi fare. Secondo me, l’incidente mi è servito. Se non ci fosse stato, forse non sarei qua.

In che misura studiare musica ti ha salvato?
Il mio sassofonista Matteo aveva smesso di suonare da qualche anno per motivi legati alla sua vita. Siccome il dolore non è un affare privato, è una cosa comune, lo aveva stoppato e non riusciva più a prendere in mano lo strumento. Quando mi sono ritrovato col sax in mano gli ho detto ‘guarda, inizia a darmi lezioni tu, non importa cosa succede l’importante è che ci facciamo del bene a vicenda, vediamo dove arriviamo’.

E dove siete arrivati?
Siamo arrivati che il sassofono sicuramente ha avuto un ruolo molto importante nella mia vita privata al punto da farmi fare un nuovo disco mentre Matteo l’ho portato su questo palco con me ed è tornato a suonare.

Hai parlato di un momento difficile, di un incidente. A cosa ti riferivi?

È preferibile lasciarlo nelle leggende perché è un tema, quello della vita personale, che io preferisco non affrontare in maniera così approfondita. Anche perché tutte le volte che ho provato a farlo, ho sbagliato… Per cui alla fine credo che il disco parlerà molto bene di quello che che ho attraversato. Avrà la stessa forza rock ‘n’ roll di ‘…Squérez?’ anche se non ho più la storia del 17enne, visto che oggi di anni ne ho 46.

Hai paura del futuro?

Ne ho vissute abbastanza di situazioni, anche mediaticamente improvvise, come tanti altri miei colleghi. Se pensi che mi sveglio la mattina e controllo se va tutto bene sui social, no proprio, non lo faccio.

In tutto questo che ruolo ha nella tua vita l’amore?
L’amore si impara tutti i giorni per cui non è una cosa di cui io posso parlare. Ad amare si impara piano piano, giorno dopo giorno, quindi non è una questione di definizione per me, non è un argomento per me.

Cosa vorresti che rimanesse di te?
Mi piacerebbe lasciare di me il ricordo delle persone che vengono non tanto e soltanto per lo spettacolo in quanto grandioso, straordinario e ben curato. Mi piacerebbe che la gente portasse a casa me come anima, come persona con le mie sofferenze, le mie gioie, le mie sfide personali.

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Più che una band, una “Dimensione”. Eccoli i Brama mentre danno ordine al caos

6 June 2026 at 05:50

Nel giro di pochi anni i Dimensione Brama sono passati dai live abusivi sui tetti di Roma durante il Covid-19 ai palchi televisivi di X-Factor, portandosi dietro un immaginario alto in cui convivono Bertolt Brecht, TikTok, David Bowie, Joy Division e i CCCP, la tragedia trasformata in contenuto e la sensazione costante che il mondo stia andando in malora. Qualcuno li ricorderà proprio per il passaggio nel talent di Sky, quando Manuel Agnelli, dopo una loro reinterpretazione degli Smiths, commentò che era come aver costruito un parcheggio sopra la sua adolescenza. Con Teatral Politik la band romana prova a dare una forma al suo caos: dentro ci sono politica-spettacolo, collasso emotivo, desiderio, alienazione digitale e una domanda che torna continuamente durante la conversazione: cosa significa fare arte oggi, in un’epoca in cui tutto sembra diventare immediatamente consumo, estetica, distrazione? Li ho raggiunti poco prima dei loro live tra Roma e Milano.

Vi definite “dimensione”, non band: state creando musica o un luogo in cui rifugiarvi per tempi meno buoni?
Entrambe le cose. L’immagine del rifugio, dell’autarchia, della città che resiste, ci appartiene molto. Stiamo cercando un modo e un senso per fare arte oggi, e questa ricerca si intreccia continuamente con una domanda: a cosa serve fare musica? E a chi serve? Il presagio di tempi più oscuri lo sentiamo tutti. Attorno a noi percepiamo un clima da ‘si salvi chi può’, ma non vogliamo accettarlo come destino. Altrimenti basterebbe cercare un lavoro stabile, una casa, accumulare denaro e chiudersi lì. Noi stiamo provando a costruire qualcosa che abbia una prospettiva più lunga.

Nel vostro immaginario convivono punk e barocco, X-Factor e Brecht: da dove nasce questa necessità di tenere insieme cose che sembrano incompatibili?
Probabilmente dal fatto che siamo un gruppo di persone diverse. Ognuno vive dentro la propria trama e tutte queste necessità finiscono per confluire nello stesso progetto. Al liceo un professore ci disse una cosa che ci è rimasta impressa: esiste una medicina per l’anima e sono le belle parole. Non solo quelle dei libri, ma anche quelle. Da lì nasce un immaginario in cui la cultura cosiddetta alta si mescola con il pop, il trash, TikTok, la psicanalisi e tutto ciò che attraversa il presente. Siamo figli del nostro tempo e passare da Brecht alla cultura pop ci sembra naturale.

Brama deriva da un termine germanico che significa “urlo”: cosa cercavate di urlare quando siete nati nel 2021?
Venivamo dalla pandemia, da un momento storico che ha lasciato un segno molto profondo. Quell’urlo era insieme liberazione, paura, rabbia. Ma dentro c’è anche il significato italiano della parola: desiderio. Un desiderio ostinato, difficile da sradicare. All’inizio eravamo un collettivo enorme, poi il progetto si è trasformato. La necessità però era chiarissima: volevamo fare concerti, stare insieme alle persone. Non siamo partiti pensando a Spotify o a X-Factor. Volevamo riunire corpi e creare comunità in un momento in cui il senso di prossimità tra gli esseri umani sembrava sgretolarsi.

Che ricordo avete del vostro primo concerto?
Il primo concerto fu completamente abusivo: fine 2021, un terrazzo nel centro di Roma, il G7 in città, gli elicotteri sopra la testa. A un certo punto arrivarono i carabinieri per fermarci, ma riuscimmo comunque a concludere il live. Paradossalmente fu proprio quella serata a farci capire la forza di ciò che stavamo costruendo.

A un certo punto siete finiti a X-Factor: vi sentite adatti a quel mondo o vi siete sentiti degli infiltrati?
Entrambe le cose. Sentivamo che quel contesto poteva appartenerci e allo stesso tempo avevamo la sensazione di essere infiltrati. Ci interessava osservare da vicino il rapporto ambiguo tra autenticità e spettacolarizzazione delle emozioni. La cosa che ci ha colpito davvero è stata scoprire quanto poco controllo abbiano i concorrenti. Più si va avanti e più ci si accorge che esiste un copione implicito, anche se nessuno lo dichiara apertamente. All’inizio ci sentivamo molto più liberi, poi arrivavano indicazioni precise: stare fermi sul palco, incarnare una certa eleganza, non essere troppo punk perché quel ruolo era già occupato, non essere troppo altro perché c’era già qualcuno a rappresentarlo. È interessante perché questa pressione non agisce soltanto sull’estetica, ma finisce per entrare dentro le persone.

E il rapporto con i giudici? Manuel Agnelli, dopo una vostra esibizione, sembrava molto contrariato…
Lì c’è stato soprattutto un equivoco. Poco prima dell’esibizione si stacca il jack della chitarra e siamo costretti a fermarci. Mentre i tecnici lavorano al problema, improvvisiamo un can can delirante in mezzo al pubblico. Per noi era un momento spontaneo, quasi clownesco. Per Manuel fu una mancanza di rispetto verso il brano che stavamo suonando, perché lui ha una concezione molto sacrale della musica. Il paradosso è che quel pezzo lo avevamo scelto per omaggiare il giornalista Ernesto Assante, che ci aveva sempre incoraggiato a partecipare al programma. Dopo la sua scomparsa siamo stati contattati dalla produzione e abbiamo vissuto tutto con un forte coinvolgimento emotivo. Quella cover era dedicata a lui.

Nel nuovo album parlate di un mondo che “va a fuoco e sembra anche bello”: quanto vi spaventa il fatto che siamo capaci di trasformare qualsiasi tragedia in estetica?
La tragedia oggi viene continuamente trasformata in immaginario. Ma nel momento in cui diventa soltanto estetica, smette di essere tragedia. Non si tratta di censurarla, ma di continuare a riconoscerla per quello che è. Il problema è che ormai la tragedia è ovunque: nei telegiornali, nei feed, nelle immagini che scorrono senza sosta. E questa esposizione permanente produce assuefazione. Forse la forma contemporanea della censura consiste proprio nel mostrare tutto, fino a rendere tutto invisibile.

Il disco si intitola Teatral Politik, come a sottolineare che è lo spettacolo ad aver preso il posto della politica…
Per esistere davvero, la politica avrebbe bisogno di capacità, profondità e lungimiranza. Qualità che sembrano rare sia nella vita pubblica sia in quella privata. Oggi i politici assomigliano sempre più a influencer. La politica sembra ormai una serie televisiva, c’è uno scollamento crescente tra rappresentazione e realtà e noi consumiamo tutto questo come intrattenimento.

Tra dieci anni, cosa sperate di non essere diventati?
Avidi. E aridi. Vorremmo soprattutto evitare di diventare la copia di noi stessi. Ci affascinano modelli come i Nomadi o i Gong: esperienze capaci di attraversare il tempo trasformandosi continuamente senza perdere la propria identità. Insomma, preferiremmo lasciare un’eredità che altri possano raccogliere e reinventare.

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🔴AO VIVO: Arraía do Bem 2026 em Goiânia

5 June 2026 at 23:53

Goiânia recebe, entre os dias 5 e 7 de junho, mais uma edição do Arraiá do Bem 2026, no Estádio Serra Dourada. Com abertura dos portões às 15h e shows a partir das 18h, a programação reúne atrações musicais durante os três dias de festa.

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Flávio Bolsonaro lança jingle de pré-campanha para a disputa presidencial de 2026

A equipe de pré-campanha do senador Flávio Bolsonaro (PL) divulgou nesta sexta-feira (5) uma nova peça de comunicação voltada à disputa presidencial de 2026. O material traz a música “Vem com Fé”, apresentada como um dos elementos da estratégia para ampliar a identificação do eleitorado com o parlamentar.

Produzido em ritmo sertanejo, o vídeo reúne imagens de Flávio participando de eventos públicos, encontros com apoiadores e momentos descontraídos, incluindo registros em que aparece dançando. A letra da música aposta em mensagens de esperança e recuperação do país.

Além de destacar a trajetória do senador, o conteúdo também recupera cenas do governo do ex-presidente Jair Bolsonaro. O vídeo exibe imagens de manifestações de apoiadores, eventos políticos e momentos da família Bolsonaro reunida.

Estratégia mira fortalecimento da imagem junto ao eleitorado

O jingle foi desenvolvido pelo marqueteiro Alexandre Oltramari e pelo publicitário Rafael Rizzo, com consultoria de Eduardo Fischer, que atua na área estratégica da pré-campanha. A avaliação da equipe é de que a linguagem musical e os elementos visuais utilizados no vídeo podem ampliar o alcance da mensagem entre apoiadores do campo conservador.

A divulgação ocorre em um momento de movimentação dos possíveis candidatos à corrida presidencial de 2026, mesmo com o calendário eleitoral ainda distante. Nos bastidores, partidos e lideranças políticas já começam a intensificar ações voltadas ao fortalecimento de suas imagens públicas.

Pesquisa aponta Lula à frente em cenário de primeiro turno

Também nesta sexta-feira (5), uma pesquisa do instituto Vox Brasil apresentou um cenário de intenções de voto para a eleição presidencial. De acordo com o levantamento, o presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT) aparece na liderança com 42,1% das intenções de voto em um eventual primeiro turno contra Flávio Bolsonaro, que registra 33,6%.

Os números indicam crescimento do petista em relação ao levantamento anterior realizado em maio. Na comparação entre as pesquisas, Lula passou de 34,3% para 42,1%, avanço de 7,8 pontos percentuais.

Já Flávio Bolsonaro apresentou oscilação negativa no período analisado. Segundo o instituto, o senador saiu de 36,5% para 33,6%, uma queda de 2,9 pontos percentuais.

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Shakira é confirmada na abertura da Copa do Mundo 2026

A Fifa anunciou oficialmente que Shakira estará entre as atrações da cerimônia de abertura da Copa do Mundo de 2026. O evento acontece em 11 de junho, no Estádio Azteca, na Cidade do México, uma das sedes do torneio.

A cantora colombiana dividirá o palco com o astro nigeriano Burna Boy. Os dois artistas lançaram recentemente “Dai Dai”, canção escolhida como música oficial do Mundial.

Esta será a terceira participação de Shakira em eventos ligados à Copa do Mundo. Em 2010, na África do Sul, ela conquistou o público global com o fenômeno “Waka Waka”. Já em 2014, no Brasil, foi uma das atrações da cerimônia de encerramento ao interpretar “La La La”, ao lado de Carlinhos Brown.

A abertura do torneio contará ainda com uma grande programação musical espalhada pelos três países-sede. No México, também estão confirmados nomes como Maná, Tyla, Alejandro Fernández, J Balvin, Belinda, Lila Downs, Danny Ocean e Los Ángeles Azules.

Cantora colombiana participará da cerimônia de abertura no Estádio Azteca, na Cidade do México | Foto: Reprodução

No Canadá, artistas como Michael Bublé, Alanis Morissette e Alessia Cara comandarão as apresentações antes da partida de abertura da seleção canadense. Já nos Estados Unidos, Katy Perry lidera o line-up que também terá Anitta, Future, Lisa, do Blackpink, Marilina Bogado e outros convidados.

A expectativa é que as apresentações celebrem a diversidade cultural dos países anfitriões e marquem o início de uma das maiores edições da história da Copa do Mundo.

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“C’era molto playback. Ma era inevitabile”: Madonna e il concerto a sorpresa a Times Square per il mese del Pride e per promuovere “Confessions on a Dance Floor II”

5 June 2026 at 11:13

C’era grande attesa ieri 4 giugno per l’apparizione di Madonna a Times Square, a New York, dove ha dato il via al mese del Pride. Per qualche fan è rimasto deluso per il playback della superstar della musica. La diva del pop ha cantato alcuni brani per lanciare il prossimo disco in uscita il 3 luglio “Confessions on a Dance Floor II”, come riporta il sito showbiz411.

L’artista ha proposto il nuovo brano “I Feel So Free”, il duetto con Sabrina Carpenter “Bring Your Love”, l’altro inedito del nuovo album “Love Sensation”, mentre da “Confessions on a Dance Floor” del 2005 “Get Together”, “I Love New York” e “Hung Up”.

Ma c’è chi ha storto il naso. “La sua voce suona nasale e più naturale, non così artefatta come nei suoi tanti successi del passato. Questa è la sua voce ‘vera’, nel bene e nel male. Certo, c’era molto playback. Ma era inevitabile, considerando la produzione”, scrive showbiz411.

E ancora: “Ha speso più di quanto guadagnerà? Certo, ma chi se ne importa? Non è questo il punto. Madonna vuole essere rilevante. Si sta appoggiando molto ai suoi fan gay, scegliendo il Pride Month e apparendo nei locali gay. Sembra un piccolo ritorno in termini di vendite, ma chi lo sa? In ogni caso, questo la tiene impegnata e ci regala qualche aneddoto”.

(Video TikTok @holdmymeatpurse)

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