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Roccella: “Primi sulla tutela dei minori online”. Ma il divieto su pornografia e intelligenza artificiale resta inapplicato

8 June 2026 at 07:05

Mentre negli Usa sono citati in tribunale i giganti di Big Tech per i danni ai più giovani, la ministra della famiglia Eugenia Roccella rivendica i risultati del governo sulla tutela dei minori online. Ma le leggi italiane sono (quasi) lettera morta perché inesistenti i controlli sull’età. Oggi i bambini possono accedere ai siti di pornografia, con un dispositivo e una connessione internet, malgrado il decreto Caivano del 2023 ponga il divieto d’ingresso ai minorenni. E sin dalla tenera età si può usare liberamente l’intelligenza artificiale, sebbene ci sia l’obbligo del consenso dei genitori, grazie alla legge n.132 del 25 settembre 2025. C’è un eccezione: dal 5 giugno ChatGPT inaugura funzioni di verifica dell’età disattivando alcune impostazioni per gli adolescenti. Ma il movente potrebbe essere la causa civile mossa dallo Stato della Florida, più che le leggi italiane in vigore da tempo: il consenso dei genitori infatti non è previsto sulla pagina del sito che informa sui controlli. Del resto, il divieto di accesso ai social da parte dei minori è rimasto congelato a lungo per volontà di palazzo Chigi.

Roccella, il 4 giugno in Parlamento per il question time, ha esultato: “L’Italia è stata tra i primi Paesi a porsi il problema della tutela dei minori in ambiente digitale”. Sì, ma con risultati quantomeno discutibili. “Siamo il primo Paese europeo – ha ricordato la ministra – che si è dotato di una disciplina specifica per impedire ai minori di accedere a siti pornografici attraverso sistemi di verifica dell’età”. Peccato che i controlli siano ancora in alto mare e lo abbia ammesso anche Roccella: “Una recente sentenza del Tar del Lazio, nel marzo 2026 pur confermando la validità dell’impianto elaborato dall’Agcom, è intervenuta con ulteriori e complesse richieste procedurali che dovranno essere espletate prima di rendere la verifica dell’età pienamente efficace”. La ministra omette due dettagli, sul decreto Caivano. Il primo: le “complesse richieste procedurali” sono le notifiche ai Paesi e alla Commissione che ospitano le sedi legali delle piattaforme hard, in omaggio alla direttiva europea “e-commerce”. Dunque, probabilmente, bastava avvisare Cipro e Bruxelles per obbligare Pornhub ad escludere i minori dai video pornografici, disinnescando ricorsi al Tar. Roccella, al question time, non ha neppure spiegato il mancato appello al Consiglio di Stato da parte dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) di fronte alla bocciatura del tribunale amministrativo. In questo modo, l’obbligo della verifica dell’età per le piattaforme pornografiche potrebbe restare in vigore, nell’attesa del pronunciamento definitivo. Invece, ad oggi, Onlyfan ha rispettato il divieto e quasi nessun altro. Con un paradosso: i giganti stranieri con sede in Europa proseguono indisturbati senza controlli sull’età, mentre i piccoli siti italiani sono stati oscurati. Dunque porno sì, ma solo d’importazione.

“La situazione italiana è folcloristica, perseveriamo ad approvare leggi sulla tutela dei minori online che non vengono rispettate”, dice Nicola Bernardi a ilfattoquotidiano.it. Il presidente di Federprivacy ricorda il Gdpr europeo approvato nel 2018: “Stabilisce il limite dei 16 anni per l’accesso autonomo alle piattaforme tecnologiche, prima serve il consenso dei genitori”. Da otto anni tuttavia i vincoli di Bruxelles sono ignorati dai colossi. L’Europa ha lasciato facoltà ai Paesi di abbassare la soglia fino ai 13 anni. L’Italia ha fissato l’asticella a 14, con il decreto legislativo n. 101 del 2018, modificando il codice della privacy risalente al 2003. Dunque la legge per tutelare i minori online c’è già. Eppure ne vengono sfornate altre, parimenti destinate a cadere nel vuoto. “Non è una vittoria ma pura propaganda politica, dovremmo far rispettare le leggi già esistenti senza tirarne fuori altre dal cilindro”, ammonisce il presidente di Federprivacy. “Mi chiedo se ci sia la volontà politica di rafforzare la tutela dei minori, oppure se si strizza l’occhio alle multinazionali tecnologiche”. All’origine dei “divieti fantasma” c’è la mancanza di un sistema collaudato per la verifica dell’età, sino ad oggi un vero rebus, tra rischi per la privacy e di sicurezza. Anche se Bernardi e diversi addetti ai lavori coltivano un dubbio: “Come è possibile che i giganti tecnologici, l’avanguardia globale dell’innovazione con più miliardi in cassa degli Stati, non abbiano strumenti per verificare l’età degli utenti?”.

In attesa di un sistema a prova di riservatezza, senza rischi di furto dell’identità, di fatto ogni divieto per i minori sembra un’illusione. Come l’obbligo di accedere ai servizi dell’intelligenza artificiale solo con il consenso dei genitori, fino a 14 anni. Lo stabilisce la legge n. 132 del 25 settembre 2025, nata da un ddl governativo. Ma fino ad ora inapplicata, perché i chatbot sono a disposizione senza vincoli di età, su una miriade di piattaforme e servizi digitali.

Da allora, un cambiamento c’è: il 5 giugno ChatGPT ha avviato nuove procedure per la verifica dell’età. Leggiamo sul sito: “Per aiutare gli adolescenti ad avere un’esperienza adeguata alla loro età, utilizziamo segnali per prevedere se un account possa appartenere a una persona sotto i 18 anni”. Quali segnali? “Ad esempio, argomenti generali di cui parli o i momenti della giornata in cui utilizzi ChatGPT”. Se il sospetto è che l’utente sia minorenne, “alcuni argomenti vengono trattati con maggiore attenzione per ridurre i contenuti sensibili, come la violenza esplicita o scene cruente; sfide virali che potrebbero indurre comportamenti rischiosi o dannosi; giochi che parlano di sesso, amore o violenza, contenuti che spingono a seguire ideali di bellezza impossibili, diete poco sane o a criticare il proprio corpo”. Giova ricordare come OpenIa sia sotto processo penale e civile, contro lo Stato dello Florida negli Usa.

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“Profitti sulla pelle degli adolescenti”: non solo social, anche l’Intelligenza artificiale finisce in tribunale. La Florida accusa Altman e ChatGPT

6 June 2026 at 07:56

Dopo i social network anche l’intelligenza artificiale finisce in tribunale per i possibili nefasti effetti sugli utenti. Mentre Meta accetta per la prima volta di pagare una sanzione, milionaria, lo Stato americano della Florida ha accusato OpenAI di badare più ai miliardi che al benessere di bambini e adolescenti. “Sam Altman e ChatGPT hanno scelto la corsa all’intelligenza artificiale a discapito della sicurezza dei nostri figli. Hanno scelto il profitto a discapito della sicurezza pubblica e noi in Florida non lo tollereremo”, ha dichiarato il primo giugno in conferenza stampa il procuratore generale James Uthmeier. Nel mirino di quest’ultimo c’è il design della tecnologia: ChatGPT “è progettato per comportarsi come un amico, incoraggiando l’utilizzo del chatbot, per poi abbandonare gli adolescenti vulnerabili dinanzi a qualsiasi spaventoso bisogno rivelino al loro ‘confidente’. Nella migliore delle ipotesi, questa caratteristica progettuale è imprudente, nella peggiore è intenzionale”.

L’esperto: “Sotto accusa la progettazione delle tecnologie”

Non solo ChatGPT, ma anche i social network sono sul banco degli accusati per le caratteristiche dell’algoritmo: contro Meta, casa madre di Facebook e Instagram, negli Usa ballano 2400 cause intentate intentate da bambini, famiglie, distretti scolastici, 42 procuratori generali statali. Dunque potrebbe essere solo l’inizio della valanga. “La vera novità, sul piano giuridico, è che si prova a far rispondere il modo in cui il prodotto è progettato, non solo l’uso che ne fa chi lo adopera”, commenta con ilfattoquotidianoi.it Marco Martorana, avvocato, docente all’università di Parma, specializzato in tecnologie digitali. “Che a citare OpenAI sia uno Stato, e non più soltanto le famiglie delle vittime, cambia la natura della partita: l’Ia non è solo un affare tra privati ma può diventare un questione di salute pubblica”, prosegue il legale. Tuttavia appare concreto il rischio che i colossi sfuggano ai tribunali con la scorciatoia delle multe milionarie, per loro leggere come noccioline. “La scelta di Meta di chiudere con una transazione il caso del Kentucky, pochi giorni prima del processo e senza ammettere alcuna responsabilità, mostra il rovescio – avvisa Martorana – pagare diventa il modo per dare un prezzo al rischio ed evitare quel confronto in aula”.

Meta accetta la sanzione: 9 milioni alle scuole del Kentucky per la salute mentale dei più giovani

Meta per la prima volta (il 21 maggio secondo i documenti visionati dall’agenzia Reuters) ha accettato la sanzione, da 9 milioni, per evitare il processo contro il distretto scolastico della Contea di Breathitt, nello Stato del Kentucky. Le scuole otterranno 27 milioni per affrontare i problemi di salute mentale dei più giovani. Anche Snap, Youtube e TikTok sono usciti dal processo previsto a giugno pagando la loro parte della multa. Ma alle porte ci sono le denunce di altri 1200 distretti scolastici. “La condotta degli imputati ha portato a una crisi di salute mentale tra i giovani americani e non è un’iperbole”, scrivono i legali della contea di Breathitt nell’atto di citazione. Anzi, le parole sono da intendersi letteralmente, suffragate dalle società scientifiche di pediatria e psicologia. “Il fatto che sia presente una crisi di salute mentale tra i giovani americani è stato dichiarato dall’American Academy of Pediatrics, dall’American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, dalla Children’s Hospital Association e dal Surgeon General degli Stati Uniti”. Nel mirino ci sono le scelte di progettazione compiute dalle piattaforme per tenere agganciati gli utenti il più a lungo possibile, con il rischio di alimentare dipendenza soprattutto nei più giovani. Lo scopo? “Generare profitti”. Lo strumento? I ragazzi. “Se perdiamo il contatto con gli adolescenti negli Stati Uniti, perdiamo il flusso di clienti”, sosteneva un documento interno di Instagram rivelato dal New York Times nel 2023. Secondo gli accusatori del Kentucky, i colossi dei social network sarebbero consapevoli dei pericoli. E’ la stessa ipotesi del procuratore del New Mexico, dove è corso la seconda fase del processo civile contro Meta, dopo la condanna del marzo al risarcimento da 375 milioni di dollari. Ora il New Mexico ne chiede 10 volte di più: 3,7 miliardi, per risolvere i problemi di salute mentale dei più giovani.

La Florida contro Sam Altman e OpenIA

Lo Stato della Florida rivolge a OpenAi accuse molto simili a quelle piovute sulle piattaforme social. Secondo il procuratore Uthemier la multinazionale e Sam Altman erano a conoscenza dei rischi, soprattutto per i minori. Dunque il Ceo dovrebbe essere ritenuto “personalmente responsabile per il danno causato ai cittadini della Florida”: colpevole di “totale disprezzo per il rischio per la vita umana derivante dalla condotta della sua azienda”. Sulla multinazionale pende una sanzione “potenzialmente da miliardi di dollari”, secondo le dichiarazioni di Uthemier riportate da Cnn.

La causa civile è una costola dell’indagine penale annunciata dal procuratore il 21 aprile scorso, frutto della sparatoria avvenuta il 17 aprile 2025 nel campus dell’università dello Stato, con un bilancio di 2 morti e 6 feriti. L’imputato Phoenix Ikner avrebbe consultato l’intelligenza artificiale per ricevere consigli su armi e munizioni, l’orario e l’area migliore per colpire il maggior numero di persone. “Se quel bot fosse una persona, verrebbe accusato di concorso in omicidio premeditato”, aveva dichiarato Uthmeier in una conferenza stampa. Nell’occasione il procuratore della Florida aveva rammentato il lavoro del suo ufficio per perseguire i crimini legati all’uso dell’intelligenza artificiale: una condanna a 135 anni di carcere per un predatore sessuale; il processo in corso ad un presunto pedofilo, con 46 capi d’accusa relativi a materiale pedopornografico generato dall’IA .

La causa civile presentata il primo giugno invece accusa OpenAI di pratiche commerciali ingannevoli e sleali per accelerare i guadagni in barba ai rischi: “A causa delle false dichiarazioni degli imputati su ChatGPT e della loro negligente introduzione di ChatGPT in Florida e nel mondo, gli omicidi di massa sono stati aiutati (…), le persone vulnerabili sono state incoraggiate al suicidio (…) gli utenti hanno perso capacità di pensiero critico e i minori sono diventati dipendenti da uno strumento che finge compassione umana per raccogliere i propri dati senza la supervisione dei genitori. Lo sscopo del colosso? “Accumulare grandi fortune, nonostante conoscano il pericolo di ChatGPT”. In una dichiarazione, OpenAI ha affermato di ritenere che i minori “necessitino di una protezione significativa” e di aver “messo in atto protezioni e politiche all’avanguardia nel settore”. Anche le piattaforme social come Facebook, Instagram e TikTok ripetono da anni di fare tutto il possibile per tutelare gli utenti, soprattutto i minori. Ma la palla ora passa ai tribunali.

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Arrestata a Dubai l’ex moglie dello sceicco e nipote del sovrano: Zeynab Javadli accusata di avergli sottratto i figli

5 June 2026 at 15:29

La Procura di Dubai ha confermato l’arresto di Zeynab Javadli, ex moglie dello sceicco Saeed bin Maktoum bin Rashid Al Maktoum, nipote del sovrano di Dubai. Come riporta Bbc, la donna è stata fermata dopo una denuncia presentata dall’ex marito e padre dei suoi tre figli. I familiari e gli amici della donna hanno perso i contatti con lei e con i figli il 2 giugno e hanno subito lanciato l’allarme. Per due giorni non si sono avute notizie su dove fossero. Saeed l’ha accusata di aver rapito i bambini durante un incontro di visita autorizzato dal tribunale.

La vicenda ha origine dal divorzio avvenuto nel 2019, dopo il quale si è aperto un contenzioso tra le due parti, soprattutto per l’affidamento dei figli. Nel corso degli anni, secondo quanto ricostruito dalla Bbc, entrambi gli ex coniugi si sarebbero accusati a vicenda di aver sottratto i bambini, con i minori più volte al centro di passaggi tra un genitore e l’altro in un clima altamente conflittuale. Per questo motivo, per mesi Javadli non è quasi mai uscita di casa, nella convinzione che gli agenti della sicurezza la stessero aspettando per portarle via i figli e arrestarla.

Entrambi sono stati due star del mondo dello sport. Javadli è un ex ginnasta di livello internazionale, mentre lo sceicco ha avuto una carriera nel tiro al volo, disciplina nella quale ha rappresentato gli Emirati Arabi Uniti in diverse competizioni internazionali e ai Giochi Olimpici. La donna ora rischia l’arresto anche per crimini informatici, perché lo scorso anno ha trasmesso in diretta streaming alcuni scontri per le strade della città. “Sapevo che era l’ultima occasione per stare con i miei figli, perché non mi avrebbero mai più permesso di vederli – ha spiegato all’avvocato britannico per i diritti umani David Haigh -. Credevo sinceramente che fosse la mia ultima possibilità, quindi ho semplicemente avviato una diretta streaming e ho chiesto aiuto”. Per questi motivi l’avvocato ne ha chiesto l’immediato rilascio e di consentirle di contattare il suo legale, il consolato e la famiglia.

Gli avvocati dello sceicco, durante le udienze in tribunale per la causa di affidamento dei figli, hanno accusato Javadli di essere una madre inadatta, che non mandava i figli a scuola e che il luogo in cui viveva con loro, un hotel, non fosse idoneo per dei minori. Alle accuse hanno aggiunto anche che l’ex ginnasta avrebbe messo a rischio la salute della figlia più piccola. Il 4 giugno, la Procura di Dubai ha reso noto che la questione rimane oggetto di indagine e di procedimenti legali in corso. “Continueremo ad adottare le misure legali necessarie in conformità con le leggi applicabili, tutelando al contempo il benessere e il superiore interesse dei minori“, ha concluso.

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Bimba trovata morta in Francia, fermato il padre di un’amica denunciato 5 volte per abusi. Macron: “Inaccettabile disfunzione della giustizia”

5 June 2026 at 15:10

Lyhanna Bernard era scomparsa il 29 maggio in Francia, nel villaggio di Puycasquier, poco lontano da Tolosa. Una settimana dopo il suo corpo senza vita è stato ritrovato in un’azienda agricola: aveva solo 11 anni. Mancano ancora i risultati dell’autopsia, ma secondo il procuratore di Agen, Olivier Naboulet, ci sono pochi dubbi: “In un’azienda agricola è stato rinvenuto il corpo che sembra essere quello di una bambina, con abiti simili a quelli della minorenne scomparsa”. Il principale sospettato del delitto è Jerome B., il padre di un’amica della vittima: si tratta di un uomo con diversi precedenti per accuse di stupro su minori.

La bambina era stata vista l’ultima volta da due testimoni intorno alle 15, mentre era a bordo dell’auto del sospettato vicino alla scuola media Hubert-Reeves. Il 41enne era stato arrestato il giorno dopo, il 30 maggio: inizialmente aveva negato di averla accompagnata in macchina, finché non è stato messo di fronte alle immagini delle telecamere di sicurezza della zona. L’1 giugno è stato formalmente incriminato per sequestro di persona e detenzione illegale, e successivamente incarcerato. Ad aumentare i sospetti nei suoi confronti, si aggiunge il fatto che Jerome B. lavora proprio nella fattoria in cui è stato trovato il cadavere di Lyhanna, come riporta Le Figaro.

I precedenti

A indignare l’opinione pubblica francese sono state le numerose denunce e segnalazioni che già l’uomo aveva avuto in passato: dal 2017 a oggi ci sono ben cinque inchieste per violenze sessuali su minori a suo carico. Come riportato da Le Monde, la prima segnalazione risale al dicembre 2017, quando la polizia fu contattata dalla madre di una ragazza di 17 anni che aveva avuto una relazione di diversi mesi con il sospettato, all’epoca 32enne. Il caso era stato archiviato senza ulteriori provvedimenti nel febbraio 2018, poiché non era stato commesso alcun reato, data l’età della ragazza e la natura consensuale della relazione.

Nel 2021, l’uomo era stato licenziato per “comportamento inappropriato”, spiega il quotidiano francese, quando lavorava come addetto alla manutenzione presso il liceo di Lectoure (Gers). Jerom B. era stato allontanato “a seguito di un procedimento disciplinare dopo una segnalazione di comportamento inappropriato nei confronti di una studentessa “, secondo quanto riferito dalla regione Occitania. In questo caso le autorità hanno fatto sapere che sono in corso accertamenti per verificare se al licenziamento avessero fatto seguito anche eventuali denunce.

Nel 2022 invece c’era stata la prima denuncia per stupro di minore, avvenuto nel 2020. Jerome B. era stato accusato di un presunto stupro nella sua casa a Montestruc-sur-Gers dalla famiglia di una bimba nata nel 2013 e che quindi all’epoca dei fatti aveva 7 anni. La denuncia era stata trasmessa alla procura di Auch solo nel gennaio 2024, ma le indagini pare non avessero sufficientemente comprovato l’accusa che quindi era stata archiviata il 28 maggio 2024.

Una seconda denuncia per stupro di minore era arrivata nell’agosto 2o25, presentata dalla madre di una minorenne nata nel 2014 per presunti stupri commessi tra settembre 2024 e maggio 2025 sempre nell’abitazione del sospettato. La giovane era stata interrogata cinque giorni dopo mentre le perizie forensi e psicologiche sono state effettuate tra settembre e ottobre 2025. Durante quel mese, la procura di Tolosa ha ceduto il caso alla procura di Auch e il 9 gennaio 2026 il fascicolo è stato inviato dalla procura di Auch alla gendarmeria di Lectoure. Il procuratore di Gers ha però specificato che l’ultimo contatto telefonico sulla questione tra il suo ufficio e la polizia risale al 23 gennaio 2026.

Il 3 giugno 2026 una terza denuncia per stupro di minore è arrivata questa volta all’attenzione del pubblico ministero. Le Monde spiega che al momento della conferenza stampa, la procuratrice non disponeva di “informazioni sufficienti” per commentare “il contesto e la natura dei presunti fatti “. Potrebbe però trattarsi, secondo il quotidiano francese, della denuncia presentata dal padre di una bambina di 11 anni al quotidiano locale La Dépêche du Midi, che denuncia azioni compiute dal sospettato durante un pigiama party a casa sua nell’estate del 2025.

Reazioni indignate

Il quadro inquietante di denunce e segnalazioni che riguardano il sospettato ha creato grande indignazione nell’opinione pubblica: “Si è verificata una inaccettabile disfunzione della giustizia. Non è una questione di risorse, ma di responsabilità. Ho parlato con il ministro della Giustizia Gerald Darmanin, il ministro dell’Interno Laurent Nunez e il primo ministro Sebastien Lecornu, chiedendo che le indagini vengano condotte il più rapidamente possibile e che vengano accertate responsabilità collettive, sistemiche e potenzialmente individuali al fine di adottare tutte le misure necessarie”. Così ha commentato il presidente Emmanuel Macron non appena appresa la notizia a margine del summit Ue in Montenegro. L‘ufficio del Primo Ministro ha annunciato che Sébastien Lecornu convocherà venerdì i Ministri dell’Interno e della Giustizia per discutere del caso e delle possibili carenze nella gestione delle denunce di stupro contro l’uomo sospettato del rapimento di Lyhanna.

I pretendenti all’Eliseo, già in pre-campagna elettorale per le presidenziali del 2027, hanno duramente criticato il leader francese. Il presidente del Rassemblement National, Jordan Bardella, ha accusato lo Stato di aver “gravemente fallito”, aggiungendo in un post sui propri canali social che “il popolo francese esige giustizia”. Ha usato toni severi anche Bruno Retailleau, presidente dei Repubblicani: “Il nostro sistema giudiziario è un fallimento e va riformato radicalmente. Una società che non è più in grado nemmeno di proteggere i propri figli è una società i cui membri finiranno per rivoltarsi gli uni contro gli altri”.

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“Insulti, botte e sigarette spente sulle gambe”: madre arrestata per torture sui quattro figli

4 June 2026 at 15:19

Una donna di 38 anni residente in provincia di Bergamo si trova in carcere dal 17 aprile con l’accusa di aver maltrattato e torturato per anni i suoi quattro figli minorenni. Una vicenda, come riporta il Corriere della Sera, che ha portato il gip di Bergamo Riccardo Moreschi a confermare la custodia cautelare in carcere dopo l’interrogatorio di garanzia. Secondo le indagini coordinate dalla procuratrice Annaelena Mencarelli e condotte dai carabinieri, i bambini sarebbero stati sottoposti non soltanto a punizioni e percosse, ma a un sistematico percorso di umiliazione e sopraffazione. Nell’ordinanza si parla di comportamenti finalizzati ad “annichilire lo spirito” dei figli, vittime di vessazioni quotidiane indipendentemente dalla loro condotta.

La vicenda era emersa per la prima volta nel 2019, quando il padre della donna aveva segnalato alle autorità presunte condizioni di trascuratezza nei confronti dei due figli gemelli. Il fascicolo era stato però archiviato dal Tribunale per i minorenni di Brescia nell’agosto del 2020. L’inchiesta è stata riaperta lo scorso novembre dopo una relazione consegnata ai carabinieri dal dirigente scolastico frequentato dai bambini, contenente le confidenze raccolte da un’educatrice. Nei giorni scorsi, in incidente probatorio, è stata affidata a due psicologhe una perizia per valutare la capacità testimoniale dei minori. I racconti raccolti dagli investigatori delineano un quadro particolarmente grave.

Uno dei gemelli, oggi dodicenne, ha riferito che la madre lo avrebbe insultato e picchiato continuamente, vietandogli perfino di ridere perché “non meritava di essere felice”. Ha raccontato inoltre di essere stato costretto a dormire nella doccia, mandato a scuola in pigiama o con scarpe femminili per essere umiliato e di essere stato legato a una sedia insieme ai fratelli prima di essere percosso. Tra gli episodi più inquietanti, il ragazzo ha riferito che la madre gli avrebbe spento sigarette sulle gambe.

Lo stesso minore ha ricordato anche un episodio avvenuto nel marzo 2025, quando avrebbe riportato ustioni al volto. La sorella maggiore, oggi tredicenne, ha raccontato agli inquirenti che il fratello stava soffiando sulla minestra perché troppo calda e che la madre, sostenendo il contrario, gli avrebbe afferrato la testa spingendogliela nel piatto. Il giorno successivo, a scuola, il ragazzino avrebbe giustificato le ustioni dicendo di essersi scottato al sole. La ragazza ha inoltre riferito che la madre avrebbe colpito tutti e quattro i figli con il bastone della polenta e con il manico di una scopa, ripetendo ai gemelli che non li voleva.

Anche il più piccolo dei fratelli, oggi decenne, ha raccontato episodi di violenza. In un caso, secondo la sua testimonianza, la madre gli avrebbe lanciato un coltello, ferendolo a una mano; in un’altra occasione glielo avrebbe puntato contro per una gruccia lasciata fuori posto. Il secondo gemello non è stato ancora ascoltato nell’ambito dell’incidente probatorio. Dal luglio 2025 si trova infatti in una comunità terapeutica a causa di gravi difficoltà nella gestione delle emozioni. Gli altri tre fratelli sono ospitati in strutture differenti e sono assistiti da una curatrice speciale nominata dal tribunale.

Alla donna vengono contestati i maltrattamenti aggravati nei confronti della figlia maggiore e del figlio più piccolo, condotte che sarebbero andate avanti dal 2016 fino all’arresto, oltre al reato di tortura.Durante l’interrogatorio di garanzia, assistita dall’avvocato d’ufficio Manuel Ghezzi, la 38enne ha respinto ogni addebito, definendo le accuse “fantasie” e sostenendo che i gemelli avessero già formulato in passato racconti analoghi. Una versione che non ha convinto il giudice. Nell’ordinanza il gip evidenzia infatti come alle dichiarazioni dei gemelli si siano aggiunte quelle degli altri due fratelli, ritenute “perfettamente convergenti” e supportate dalle fotografie delle lesioni riportate dai minori. Per questo il giudice ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere, respingendo la richiesta della difesa di attenuarla. Secondo quanto emerso finora, la donna ha escluso di avere problemi di dipendenza e non sarebbero stati rilevati disturbi psichiatrici. Al momento la difesa non avrebbe chiesto accertamenti specialistici in tal senso.

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Famiglia nel bosco, il ministero della Giustizia archivia il caso: nessun illecito disciplinare per i magistrati

4 June 2026 at 14:44

Attaccati da una parte politica, compresa la premier Giorgia Meloni, poco prima del referendum sulla giustizia, minacciati e insultati, ai magistrati che si sono occupati della famiglia nel bosco nulla va e andava rimproverato. Il ministero della Giustizia, che aveva inviato gli ispettori dopo le dichiarazioni della presidente del Consiglio, ha escluso qualsiasi profilo di illecito disciplinare a carico dei magistrati coinvolti. La nota ufficiale di via Arenula è arrivata con la conclusione degli accertamenti disposti nei mesi scorsi su impulso del ministro Carlo Nordio. “All’esito dell’inchiesta sulla ‘famiglia nel bosco’ disposta dal Ministro della giustizia, non sono emersi profili di illeciti disciplinari da parte dei magistrati”, si legge nel documento diffuso dal Ministero. Nella stessa nota viene ribadito un principio centrale dell’ordinamento: “Le decisioni di merito in ossequio all’indipendenza e all’autonomia della magistratura non sono oggetto di valutazione”.

La vicenda era finita al centro dell’attenzione pubblica dopo una serie di provvedimenti giudiziari che avevano riguardato una famiglia e i minori coinvolti, con conseguenti polemiche sull’intervento dell’autorità giudiziaria e sulle modalità di tutela dei diritti dei bambini. Il caso aveva innescato anche un confronto tra governo e magistratura, con richieste di approfondimenti ispettivi e verifiche sull’operato degli uffici giudiziari competenti. La presidente del Tribunale dell’Aquila aveva scritto al Cms per lamentare le “continue richieste di atti” da parte del ministero e anche l’Anm aveva espresso preoccupazione considerando l’ispezione una “interferenza”.

Il caso

La coppia dal 2021 viveva con tre figli piccoli nel casolare. I fratellini non frequentavano la scuola (i genitori sostenevano l’educazione parentale), non avevano assistenza pediatrica, né completato il ciclo di vaccinazioni e non parlavano italiano. Nel settembre 2024 la famiglia si era intossicata con funghi raccolti dal padre ed è stata soccorsa casualmente da un vicino. In ospedale i genitori avevano rifiutato alcune cure per i figli che rifiutavano il sondino nasogastrico, episodio che aveva fatto partire le segnalazioni alle autorità.

L’allontanamento dei bambini è avvenuto nell’ambito di un percorso seguito dai servizi sociali e disposto dal Tribunale per i minorenni, sulla base di valutazioni relative alle condizioni di vita dei minori. La più grande al momento dell’allontanamento aveva una bronchite non curata. Dopo un periodo di permanenza nella casa, la madre è stata allontanata il 7 marzo dalla struttura per l’atteggiamento “ostile” e “squalificante” nei confronti degli operatori. A seguito della decisioni i giudici erano stati attaccati dalla stessa premier, Giorgia Meloni, e hanno subito una ispezione decisa dal ministro della Giustizia che si è conclusa oggi con l’archiviazione. I coniugi erano stati ricevuti dal presidente del Senato e hanno partecipato anche a una conferenza stampa alla Camera. Oggi invece Michela Vittoria Brambilla, presidente della commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, ha incontrato i bambini nella struttura.

L’ispezione

Nei mesi successivi il ministero della Giustizia aveva disposto accertamenti ispettivi, mentre il Consiglio Superiore della Magistratura aveva acquisito documentazione e informazioni sul caso, nell’ambito delle proprie funzioni di vigilanza e garanzia dell’autonomia dei magistrati. La vicenda aveva avuto anche un forte riflesso politico, con esponenti del governo che avevano criticato alcune decisioni dei giudici, alimentando un dibattito sul confine tra tutela dei minori, intervento dello Stato e indipendenza della magistratura. Le tensioni si erano concentrate in particolare sull’interpretazione dei provvedimenti che avevano disposto la separazione del nucleo familiare, poi al centro di contestazioni e interventi istituzionali.

Con la conclusione dell’inchiesta amministrativa, il ministero ha ora escluso qualsiasi responsabilità disciplinare individuale, chiudendo formalmente il procedimento interno e ribadendo la distinzione tra valutazione disciplinare e merito delle decisioni giudiziarie. Resta invece sul piano politico e giuridico il dibattito più ampio che il caso aveva generato, legato ai limiti dell’intervento dello Stato nelle situazioni familiari complesse e al bilanciamento tra protezione dei minori e autonomia della giurisdizione.

L’Anm

“I magistrati del Tribunale per i minorenni di L’Aquila hanno fatto il proprio lavoro con correttezza e trasparenza, rispettando leggi e procedure. Lo certifica anche il ministero della Giustizia con la relazione degli ispettori. Ne prendiamo atto e rinnoviamo la nostra vicinanza ai colleghi che in questi mesi sono stati oggetto di sistematici attacchi per aver semplicemente fatto il proprio dovere su un caso che era al centro dell’attenzione della politica” sottolinea la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati in una nota.

Gli ultimi sviluppi

Il padre dei piccoli nei giorni scorsi ha detto in una intervista che la moglie ” èsempre stata lucida e oggi è pronta a collaborare per il benessere dei nostri figli”. La coppia vive in una nuova abitazione messa a disposizione dal Comune, mentre i tre figli restano in casa-famiglia a Vasto in attesa della decisione del Tribunale per i minorenni. Gli incontri con la madre avvengono solo alla presenza degli assistenti sociali: “Sta passando momenti molto tristi; non avendo i bambini con lei, è triste per non poterli vedere”.

Il padre ha raccontato anche la difficoltà quotidiana della separazione: “Il momento più difficile della giornata è quando ci svegliamo e non c’è il rumore e l’allegria dei bambini”. E guarda al futuro: “Ricominciamo a vivere”. Resta intanto fermo il progetto della nuova abitazione destinata ai bambini: il casolare agricolo non è ancora stato ristrutturato e servono varianti urbanistiche e interventi sui servizi essenziali.

L’abbraccio

Intanto dopo tre mesi di separazione, la donna ha potuto riabbracciare i suoi tre figli in un incontro protetto. Gli incontri in presenza sono ora ripresi sotto la supervisione dei servizi sociali, mentre si attende la decisione dei giudici sul possibile ricongiungimento familiare. Determinanti saranno la relazione finale della consulente tecnica d’ufficio e le osservazioni presentate dai consulenti di parte. I tre bambini, inoltre, a fine giugno sosterranno gli esami per l’ammissione alla seconda e alla quarta elementare.

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Nessy Guerra vede uno spiraglio in Egitto: “Sono fiduciosa”. Attesa la decisione sull’affidamento della figlia

4 June 2026 at 12:41

Si apre uno spiraglio nella complessa vicenda giudiziaria che da mesi vede coinvolta Nessy Guerra, la donna di Sanremo bloccata in Egitto insieme alla figlia di tre anni. Davanti al tribunale di Hurghada, si è svolta come riporta La Stampa una nuova udienza sull’affidamento della minore, un passaggio che potrebbe rappresentare una svolta nella lunga battaglia legale tra la donna e l’ex marito, cittadino italo-egiziano. Al centro del procedimento c’è il futuro della bambina. Tra le ipotesi al vaglio del tribunale vi sarebbe infatti l’affidamento di alla nonna materna, soluzione che consentirebbe di superare l’attuale situazione di stallo. “Sono fiduciosa”, ha dichiarato Guerra al termine dell’udienza, lasciando trasparire un cauto ottimismo in attesa delle prossime decisioni dei giudici egiziani.

La vicenda si inserisce in un contenzioso che si trascina da tempo e che ha già avuto importanti sviluppi giudiziari. L’ex marito della donna è stato infatti condannato in via definitiva in Italia per violenza e stalking. Nonostante ciò, tra i due continua una battaglia legale che si svolge su più fronti. In Egitto, infatti, l’uomo ha promosso nei confronti dell’ex moglie anche un procedimento per adulterio. Un’accusa che ha portato alla condanna di Guerra a sei mesi di carcere, aggravando ulteriormente una situazione già particolarmente complessa sul piano personale e giudiziario.

A rendere ancora più tesi i rapporti tra le parti è quanto sarebbe accaduto all’esterno del tribunale al termine dell’udienza. Secondo il racconto della donna, l’ex marito avrebbe cercato di avvicinare il suo legale con una proposta economica. “All’uscita dal tribunale, ha fermato il mio avvocato proponendogli un’ingente somma di denaro se lo avesse aiutato a risolvere la situazione; un comportamento delirante”, ha riferito Guerra. Nelle prossime ore potrebbe arrivare un chiarimento decisivo sul futuro della vicenda. A breve il tribunale dovrebbe infatti comunicare se sarà necessario fissare una nuova udienza oppure se il collegio giudicante riterrà di avere già gli elementi sufficienti per pronunciarsi nel merito della causa.

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Abusa per anni la figlia minorenne della compagna: 49enne condannato a quattro anni e mezzo di carcere a Roma

4 June 2026 at 10:17

Palpeggiamenti, abbracci non richiesti e mani che toccano le parti intime della figlia minorenne della compagna. Per anni la giovane ha subito le violenze senza raccontare nulla, fino a quando la madre non ha colto sul fatto l’uomo denunciandolo. Il 3 giugno, come riporta il Messaggero, dopo oltre tre anni di abusi i giudici della V sezione collegiale di piazzale Clodio, hanno condannato a 4 anni e mezzo di carcere F.D.G. con l’accusa di violenza sessuale aggravata.

Il 49enne aveva da diversi anni una relazione con la madre di Maria, nome di fantasia, e i due abitavano insieme. Nel corso del tempo l’uomo aveva iniziato ad assumere atteggiamenti sempre più molesti nei confronti della giovane, interrotti solo nel 2022 quando la compagna lo ha sorpreso mentre metteva la mano destra al di sotto del pigiama della figlia. Maria, che fino a quel momento era riuscita a confidarsi solo con un’amica, racconta ogni cosa. L’imputato, come si legge nelle carte del processo, costringeva la minorenne a “subire atti sessuali subdoli e repentini”. In molti casi, quando si trovavano sul divano, lui le metteva un braccio intorno alle spalle per poi arrivare alle parti intime. O ancora, la palpeggiava in cucina “nonostante lei si spostasse per evitarlo, finché non se ne andava nella propria camera”.

La giovane non aveva mai raccontato le molestie perché, come spiegato, si sarebbe sentita in colpa nei confronti della madre se, per colpa sua, la relazione tra i due fosse finita. Come ha ricostruito la sostituta procuratrice Barbara Trotta nella sua requisitoria, a poco a poco la ragazzina aveva capito che le attenzioni che il 49enne aveva nei suoi confronti non erano affatto normali. Come spiega il Messaggero, a causa delle violenze subite, Maria aveva sviluppato alcuni disturbi alimentari. Per tutti questi motivi, la pm aveva inizialmente chiesto sette anni di carcere per l’imputato. L’avvocata di parte civile, la penalista Patrizia Perugini, all’uscita dell’aula dopo il processo si è detta soddisfatta: “Tutti i bambini dovrebbero avere un’infanzia e un’adolescenza felice e protetta. Oggi può essere molto difficile, ma ancora una volta la giustizia ha riconosciuto una giusta tutela alle fasce più deboli”.

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