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PM ‘guarantees’ he will clarify doubts about ‘single social’ PSU benefit
Prime minister Luís Montenegro has ‘guaranteed’ today that he will ‘clarify parties’ doubts’ on the single social benefit (PSU) which the government appears to be trying to bring in at
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Fake news: a verdade está a perder a batalha nas redes sociais?
As questões relacionadas com a desinformação que se vive nas redes sociais estiveram em destaque na Biblioteca Municipal de Portimão.
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President calls out spiralling costs of old people’s homes
President Seguro has called out the spiralling costs of old people’s homes in a country where old people already vastly outnumber the young. Just in the last 12 months, monthly
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Climate Realism fact check May 2026
Climate Realism has published its fact check of the top false climate change claims made last month. The Washington Post claimed carbon pollution was making food less healthy, a US Senator claimed […]
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Notaries/ conservatories/ Citizens’ spaces on major go-slow
Just as people thought it was ‘safe to go back into the fully-functioning world’ (afer the double whammy of a general strike, followed by a national holiday), STRN – the
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- Brunson è inarrestabile, Towns è prezioso: così i Knicks si prendono a sorpresa il fattore campo | NBA Freestyle
Brunson è inarrestabile, Towns è prezioso: così i Knicks si prendono a sorpresa il fattore campo | NBA Freestyle
Implacabile Jalen Brunson
Più che una mano sinistra, ha un cobra incantatore collegato al braccio. Che si piega, si attorciglia, si contorce in entrata per trovare la giusta angolazione di tiro, anche all’interno di fitte selve di braccia protese. Velenoso in palleggio arresto e tiro, velenoso in avvicinamento. In una finale NBA, non si vedeva un go to guy (giocatore a cui passare la palla quando il tiro conta per davvero…) con queste (ridotte) dimensioni dai tempi di Allen Iverson. Solo che The Answer saltava un metro e mezzo da fermo, cambiava direzione in palleggio alla velocità di uno Space Shuttle, correva i 100 metri tipo campione olimpico. Jalen Brunson invece non è particolarmente esplosivo, non ha un grande stacco da terrà, non palleggia come Kyrie Irving.
Eppure, per certi versi, è inarrestabile come marcatore. Ha esordito in finale portando i Knicks a una clamorosa vittoria in trasferta, appropriandosi del fattore campo. Sta tirando così e così in questi playoff da tre, circa 34%, cosa che non gli ha impedito di metterne 30 (con 2 su 9 da tre) in gara 1 e di decidere nei momenti finali la partita. Sa usare il piede perno quasi come un centro degli anni ’90, solo che è dotato di un senso del canestro sovraumano, che gli fa trovare comunque una soluzione accettabile, anche quando è in affanno e il difensore riesce a non farsi confondere dalle finte. Perde un po’ troppi palloni, ma dalle sue mani passa una mole di gioco impressionante. Ha un cuore grande così, per questo New York lo ama alla follia. Pensa se riuscisse a portare davvero il titolo nella Grande Mela dopo 53 anni.
Karl-Anthony Towns, era ora
Quando arrivò a Minnesota, prima scelta nel Draft del 2015, si pensava a un “modesto” incrocio tra il Chris Webber visto a Sacramento e il Brad Dougherty visto purtroppo per poco tempo a Cleveland. Ah, con l’aggiunta di un tiretto da fuori niente male, cosa buona e giusta per un lungo in una NBA già all’epoca ampiamente influenzata dagli “sparatutto” di Golden State. Invece le stagioni passavano, mentre Karl-Anthony Towns rimaneva sempre lì, in mezzo al guado. Troppo forte (e bravo tecnicamente) per essere un semplice secondo violino. Caratterialmente non adatto a fare la superstar e a trainare con sé un’intera franchigia.
Dilemmi ormai superati. Towns non è né l’una né l’altra cosa, dopo oltre dieci anni nella lega si può dire con ragionevole certezza. Towns è semplicemente un centro molto dotato, con una gran mano, che può mettere palla a terra, e che inserito in un sistema vincente, organizzato, con le giuste gerarchie, può fare spesso la differenza. In questi playoff, l’ex giocatore dei Kentucky Wildcats ha giocato un basket davvero molto solido. In gara 1 delle finali, è stato importante per la vittoria tanto quanto Brunson. Con la sua mano da fuori (46,8% in questi playoff), Wembanyama lo ha costantemente marcato faccia a faccia sul perimetro (allontanandosi da canestro). Il centro dei Knicks ha colto così tutte le occasioni che poteva per bruciare il francese in penetrazione, con partenza incrociata o stessa mano stesso piede, e finire quasi sempre al ferro. Ha chiuso la partita con 18 punti e 12 rimbalzi. Molto prezioso.
Victor Wembanyama: c’è spazio per migliorare
È lungi dall’essere ancora un giocatore completo. Ci mancherebbe, ha appena 22 anni. Ha ampi margini di miglioramento e tanti aspetti del gioco su cui deve lavorare alacramente. Proprio per questo, Victor Wembanyama fa così tanta paura. Attenzione, parliamo sempre di un giocatore che – salvo disgrazie – dominerebbe la lega nel corso dei prossimi dieci anni così com’è. Senza aggiungere una virgola. Ma perché negarsi l’opportunità di dominare anche l’Universo? Nella prima gara persa contro i Knicks, Wembanyama ha segnato 26 punti, tirando non benissimo sia dal campo (6 su 21) che da fuori (2 su 9).
Tra le cose su cui lavorare, emerse anche in questi playoff, potrebbe esserci per esempio il gioco in post basso. Al momento, il francese predilige attaccare da posizione frontale e anche quando riceve spalle a canestro sfrutta il perno per girarsi. Poi cerca di tirare in testa al difensore, fare jab step, oppure penetrare dal palleggio, quando non riceve sull’arresto a due tempi e la spara da fuori. Sviluppare un gioco più solido e meno occasionale in post, gli permetterebbe di aggiungere un’ulteriore dimensione al proprio basket, di essere meno prevedibile, di rifugiarsi (lui, che è 2.26) nei pressi del canestro tutte le volte che magari non trova ritmo al tiro.
Potrebbe studiarsi, per dire, i video di Alonzo Mourning. Capirebbe come l’ex centro di Charlotte e Miami riusciva a prendere posizione, muoversi sul perno in base alle reazioni del difensore, e tirare un semigancio di rara bellezza ed efficacia, dando un punto di riferimento costante ai passatori sul perimetro. Altro aspetto migliorabile? Beh, anche rinforzare la parte bassa del corpo non gli farebbe certo male. Talvolta, infatti, in penetrazione, se l’avversario riesce a limitarlo verticalmente, Wembanyama sembra faticare fisicamente a concludere e sembra che gli manchi un po’ di potenza nelle gambe. Dettagli, eh. Ma questo qui ha la testa, la serietà e l’atteggiamento giusto per andare avanti e non lasciare nulla al caso.
That’s all Folks!
Alla prossima settimana.
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- “L’ex principe Andrea pagava un ‘grano di pepe’ per vivere al Royal Lodge con 30 stanze e in più subaffittava 3 cottage incassando i canoni anche dopo esser stato cacciato”: il nuovo scandalo travolge Re Carlo
“L’ex principe Andrea pagava un ‘grano di pepe’ per vivere al Royal Lodge con 30 stanze e in più subaffittava 3 cottage incassando i canoni anche dopo esser stato cacciato”: il nuovo scandalo travolge Re Carlo
Un recente rapporto della National Audit Office (NAO) ha riportato l’attenzione pubblica sulle modalità con cui vengono gestite le proprietà del Crown Estate, l’ente che amministra i beni della Corona e versa i propri profitti al Tesoro dello Stato. Al centro c’è l’accordo siglato nel 2003 da Andrew Mountbatten-Windsor, allora duca di York, per l’occupazione di Royal Lodge, la storica residenza di circa 30 stanze nel Windsor Great Park. Secondo i documenti analizzati dalla NAO e dal Public Accounts Committee del Parlamento, Andrew ottenne un contratto di locazione della durata di 75 anni versando un premio iniziale di un milione di sterline e impegnandosi a finanziare lavori di ristrutturazione per almeno 7,5 milioni di sterline, costo finale poi lievitato.
In cambio, l’affitto annuale fu fissato a un “peppercorn rent”, un grano di pepe, formula del diritto medievale per indicare un canone puramente simbolico. Grazie a questo meccanismo, per oltre vent’anni ha potuto occupare una proprietà di enorme valore con costi vivi molto contenuti. Il contratto autorizzava il subaffitto di fino a tre cottage presenti all’interno della vasta tenuta. Andrew ha utilizzato questa possibilità fino ad aprile 2026, incassando canoni privati dai locatari, prevalentemente membri del personale di servizio o ex dipendenti, somme mai confluite nelle casse del Crown Estate. Non sono emerse irregolarità di natura penale: tutto era conforme ai termini contrattuali. L’operazione però solleva legittimi interrogativi sul concetto di “value for money” per i contribuenti britannici. Il Crown Estate ha infatti rinunciato a canoni di mercato, stimati intorno alle 260.000 sterline annue, mentre Andrew godeva di un reddito privato parallelo.
I lavori di ristrutturazione del 2003-2005 furono interamente a carico di Andrew, finanziati con risorse private e familiari dell’epoca, in particolare con il sostegno della Regina Elisabetta II. Non, quindi, attigendo a fondi pubblici del Sovereign Grant, ma comunque a condizioni particolarmente vantaggiose nel lungo periodo in cambio di un investimento iniziale. La manutenzione ordinaria e altri costi sono stati in seguito sostenuti anche grazie ad aiuti privati del Re Carlo, mentre la sicurezza ha richiesto, in vario grado, risorse pubbliche.
La ristrutturazione trasformò una residenza che aveva bisogno di interventi importanti ed urgenti (fino alla sua morte nel 2002 era la residenza della Queen Mother) in una dimora di alto livello. Oltre ai lavori strutturali necessari, gli interventi furono lussuosi: una piscina, campi da tennis, una voliera, vasti giardini su circa 40 ettari di terreno e rilevanti migliorie interne, tra soffitti, impianti, pavimentazioni e sistemi di sicurezza. Interventi che permisero ad Andrew e alla ex moglie Sarah Ferguson, che pur divorziati dal 1996 hanno continuato a convivere a Royal Lodge dal 2008, di condividere uno stile di vita lussuoso in una delle residenze più prestigiose della Corona, con spazi ampi e servizi che andavano ben oltre le esigenze di base.
Un aspetto che rende particolarmente delicato il caso è il profilo reddituale di Andrew. Il suo unico reddito pubblicamente dichiarato e continuativo, oggi, è la pensione della Royal Navy, maturata per i 22 anni di servizio tra il 1979 e il 2001, che ammonta a circa 20.000 sterline annue. Quando era un “working royal” attivo, riceveva un appannaggio significativo ma non sufficiente per un tenore di vita da milioni. L’ultimo dato pubblico, del 2010, parla di 249.000 sterline annue, oltre ai costi per il suo ufficio. Dopo lo scandalo Epstein e l’estromissione dagli impegni ufficiali, nel 2019, questi finanziamenti pubblici sono cessati. Da allora ha ricevuto un sostegno privato dalla Regina Elisabetta prima e dal Re Carlo poi, stimato intorno al milione di sterline annue, poi ridotto e infine interrotto intorno al 2024. Non risultano redditi significativi da attività imprenditoriali o professionali autonome. Una situazione finanziaria che evidenzia il vantaggio dell’accordo su Royal Lodge e dei subaffitti.
Il rapporto NAO si occupa anche delle abitazioni concesse a Beatrice ed Eugenie, figlie di Andrew e non più working royals. Entrambe occupano proprietà all’interno di palazzi reali: Beatrice a St James’s Palace ed Eugenie a Ivy Cottage, all’interno di Kensington Palace: aree fra le più care della già carissima capitale britannica. Entrambe godono di affitti significativamente scontati rispetto al valore di mercato (tra il 55% e il 68% secondo le stime più recenti). Questi canoni ridotti sono coperti dal Privy Purse, cioè dai fondi privati del Re Carlo derivanti principalmente dal Ducato di Lancaster. Si tratta di un meccanismo distinto dal Sovereign Grant, ma che solleva comunque questioni di coerenza e trasparenza.
Sono disposizioni che non violano norme scritte, ma contribuiscono a delineare un quadro complessivo di scarsa trasparenza. Il Public Accounts Committee ha avviato un’inchiesta più ampia sui contratti di locazione del Crown Estate con vari membri della famiglia reale, inclusi quelli del Principe Edward a Bagshot Park. Fra i nodi problematici ci sono la regolarità delle ispezioni di manutenzione, le possibili penali per risoluzione anticipata del contratto e la necessità di regole più uniformi, trasparenti e vicine ai criteri commerciali. Il caso di Royal Lodge non configura uno scandalo giudiziario, ma rappresenta un esempio emblematico di come accordi stipulati decenni fa, in un contesto familiare e istituzionale diverso, possano apparire oggi anacronistici. La monarchia si trova di fronte a una scelta delicata: aumentare la trasparenza finanziaria e adottare regole più common, oppure mantenere una “flessibilità” da privilegiati che oggi rischia di erodere la fiducia pubblica.
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- A Marano dei ragazzini giocano a basket senza canestro: il video simbolo di passione e degrado
A Marano dei ragazzini giocano a basket senza canestro: il video simbolo di passione e degrado
Non c’è il ferro. Non c’è la rete. Del canestro a Marano di Napoli c’è solo la base e il tabellone. Eppure ogni pomeriggio, nel campetto in questione, un gruppo di ragazzi continua a giocare a basket come se nulla mancasse. Palleggiano, costruiscono azioni e tirano verso un bersaglio invisibile, affidando all’immaginazione ciò che il degrado ha portato via. Ha fatto il giro del web il video che mostra 7 ragazzi palleggiare e tirare a canestro, ma senza il ferro: “Abbiamo una regola: per segnare si colpisce la parte interna del quadrato nero”, dice uno de ragazzi. È stato condiviso da “La Giornata Tipo”, pagina social che si occupa di basket.
Immagini che sono il simbolo della passione e dei campetti degradati, ma che fanno riflettere: si dice spesso che i giovani non giochino più per strada – calcio, basket o qualsiasi altro sport che sia -, ma poi le condizioni in cui sono costretti a giocare sono queste. “La loro passione per lo sport mi ha colpito. Per questo ho deciso di riprenderli e di diffondere il filmato: volevo mandare un messaggio di speranza“, riassume Francesco Calabrese, l’autore del video, in una dichiarazione pubblicata dal Corriere della Sera.
Da quel video, qualcosa si è mosso. Diversi i personaggi del mondo dello sport che si sono fatti avanti per capire se, e come, poter aiutare. Da Giovanni Malagò all’ex cestista Andrea Bargnani, fino alla Federazione Italiana Pallacanestro. E si è mosso anche qualcosa nel Comune, che in una nota ha comunicato “l’accelerazione ai previsti lavori di riqualificazione e ammodernamento“, che cominceranno il 10 giugno con un finanziamento di 200 mila euro.
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- Denuncia la scomparsa dell’anziana madre, ma la sua versione non convince gli investigatori: poi la sconvolgente scoperta
Denuncia la scomparsa dell’anziana madre, ma la sua versione non convince gli investigatori: poi la sconvolgente scoperta
Per settimane avrebbe convissuto con il corpo della madre, per poi trasportarlo e abbandonarlo in un fiume nel tentativo di occultarne le tracce. È l’accusa rivolta a Joshua Cullen, 47 anni, arrestato in Florida nell’ambito di un’indagine avviata dopo la scomparsa della donna. Nei suoi confronti sono stati contestati i reati di negligenza verso una persona anziana e vilipendio di cadavere. A dare il via all’inchiesta è stata proprio la denuncia di scomparsa presentata dall’uomo. Agli agenti avrebbe raccontato di non avere più notizie della madre da mesi, sostenendo che, dopo un ricovero in ospedale a seguito di un ictus, la donna si fosse allontanata insieme a “un uomo ricco non identificato”. Una versione che avrebbe iniziato quasi subito a mostrare diverse incongruenze.
Approfondendo gli accertamenti, gli investigatori hanno scoperto che Cullen aveva avuto accesso ai conti correnti della madre e che nel frattempo avrebbe utilizzato parte del denaro per acquistare un camper. Non solo. All’interno della casa mancavano numerosi effetti personali della donna, compresi alcuni mobili e perfino il letto, circostanze che hanno contribuito ad aumentare i sospetti degli inquirenti.
La scoperta nel fiume
La svolta è arrivata mentre le ricerche della donna risultavano ancora ufficialmente aperte. Alcuni diportisti hanno segnalato alle autorità la presenza di un oggetto sospetto nelle acque del Peace River. Quando gli agenti sono intervenuti sul posto, hanno recuperato un tappeto legato con catene e appesantito da blocchi di cemento. All’interno c’erano resti umani. Gli esami effettuati dal medico legale hanno poi confermato che appartenevano proprio alla madre di Cullen.
Da quel momento l’attenzione degli investigatori si è concentrata interamente sul figlio. Attraverso le immagini delle telecamere e i sistemi di rilevamento targhe, gli agenti sono riusciti a ricostruire alcuni movimenti del quarantasettenne. In particolare, la sua auto sarebbe stata ripresa il 28 marzo mentre si dirigeva verso l‘area di Hunters Creek con una carriola fissata sul tetto del veicolo. Successivamente, gli investigatori hanno scoperto che una carriola era stata ritrovata proprio nei pressi del luogo in cui è stato recuperato il corpo. Un dettaglio considerato particolarmente importante nell’inchiesta e che avrebbe contribuito a collegare Cullen alla scena.
Le parole dello sceriffo
Commentando il caso, lo sceriffo Carmine Marceno ha parlato di una vicenda che ha assunto contorni sempre più inquietanti con il passare dei giorni. “Quella che era iniziata come un’indagine su una persona scomparsa ha presto rivelato una rete di bugie, inganni e uno scioccante disprezzo per la dignità umana”, ha dichiarato annunciando l’arresto del sospettato.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, la donna sarebbe morta all’interno dell’abitazione e il figlio avrebbe continuato a vivere lì per settimane prima di disfarsi del corpo: “Riteniamo che la donna sia morta in casa e che Cullen abbia continuato a vivere accanto al suo cadavere”, ha spiegato Marceno. Lo sceriffo non ha nascosto la propria indignazione, aggiungendo: “Questo spregevole individuo ha abbandonato la donna, lasciandola sola e abbandonata, mentre lui, egoisticamente, continuava la sua vita”. Le indagini proseguono e gli investigatori stanno continuando a raccogliere prove per chiarire ogni aspetto della vicenda. “Al termine, valuteremo se siano necessarie ulteriori accuse”, hanno fatto sapere le autorità.
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