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“Mentre registravamo 4 Hotel una donna delle pulizie e un cameriere stavano facendo sesso nello sgabuzzino, furono licenziati. Il topper? Sì, ma a una condizione”: Bruno Barbieri racconta

10 June 2026 at 13:46

“In quattro giudici eravamo troppi, con l’ospite arrivavamo a cinque. In tre è il numero giusto, ognuno di noi ha un minutaggio, questo è il trio perfetto: abbiamo caratteri diversi, ci divertiamo molto anche nel backstage. Arrivi alle 8 del mattino e vai a casa alle 8 di sera, è un programma complesso ma 4 Hotel è più duro perché vai in mezzo alla gente e non sei blindato in studio”. Ospite del podcast Tintoria, Bruno Barbieri ha raccontato aneddoti e retroscena della sua lunga carriera televisiva, a partire da MasterChef.

Lo chef ha parlato anche del rapporto con gli altri giudici del cooking show Sky: “Giorgio Locatelli lo chiamiamo l’avvocato, la Regina… io e Antonino (Cannavalcciulo, ndr) lo prendiamo in mezzo. Giochiamo a ping pong tra una scena e l’altra, è tutto vero”.

Se MasterChef gli ha regalato una grande popolarità televisiva, 4 Hotel lo ha invece portato a visitare centinaia di strutture in Italia e all’estero. Un’esperienza che gli ha permesso di accumulare storie di ogni genere. “Ho dormito in circa 650 letti. All’inizio avevamo le telecamere accese nelle stanze, io non mi ricordavo e girai nudo, mi è venuto in mente il giorno dopo: chissà il montatore…”, ha raccontato.

Tra gli episodi più curiosi anche uno avvenuto durante una registrazione in un albergo sul mare: “Mentre dovevo registrare una puntata in un hotel sul mare fummo disturbati da una donna delle pulizie e un cameriere che stavano facendo sesso nello sgabuzzino dei detersivi. Li abbiamo lasciati fare, ce ne siamo andati fuori noi. Loro però furono licenziati, anche la proprietà aveva sentito tutto”.

Non manca poi una precisazione su uno degli elementi che Barbieri considera fondamentali per il comfort degli ospiti: il topper. Lo chef ribadisce infatti che “deve essere solo in piuma d’oca“.

Gli aneddoti, però, risalgono anche a molto prima della televisione. Ripensando agli anni trascorsi in cucina, Barbieri ricorda una vicenda vissuta in un albergo di Verona: “Ora lo posso dire perché l’hotel è chiuso. Lavoravo al ristorante in questo hotel bellissimo a Verona: vennero questi due clienti tedeschi, una coppia giovane, persone molto ricche, proprietarie di supermercati in Austria. Praticamente procacciavano altre coppie. La governante nella loro stanza trovò dei falli di plastica…”.

E tra un ricordo e l’altro emerge anche un dettaglio inatteso sulla sua giovinezza: “Andavo a ballare alla discoteca La Mecca travestito da Renato Zero, ero un sorcino”. E non manca una chicca sul look, sempre ricercato: A Roma mi sono fatto fare le scarpe per la finale di Masterchef dallo stesso artigiano che le fa a Papa Leone. Sono due peruviani che abitano a Roma da 25-30 anni. Ho chiesto inserti dorati, le ho già immaginate con lo smoking che metterò”.

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“Non è vero che non ricorda il nome di mia figlia, hanno fatto un casino”: Ignazio Moser difende il padre Francesco dopo le polemiche

10 June 2026 at 13:42

Ignazio Moser è intervenuto per chiarire le polemiche nate dopo alcune dichiarazioni del padre, Francesco Moser, finite al centro del dibattito per il presunto “vuoto di memoria” sul nome della nipotina Clara Isabel: “Hanno fatto un casino, non molto carino in realtà. Mio papà viene strumentalizzato nelle sue dichiarazioni”, ha spiegato l’ex ciclista in un’intervista a My Personal Trainer.

Le parole del campione trentino avevano infatti fatto discutere. In un’intervista a Oggi aveva raccontato: “Una volta mi ricordo uno, una volta mi ricordo l’altro. Non capisco niente adesso, come la chiamo?”, riferendosi al fatto che la nipote abbia due nomi. Ignazio ha però respinto l’interpretazione circolata online: “Il titolo, diciamo, ovviamente clickbait per tirare su ascolti, è stato: ‘Francesco Moser non sa neanche come si chiama sua nipote’. Mio papà viene sempre un po’ strumentalizzato nelle sue dichiarazioni, perché è uno molto molto diretto, molto burbero nei modi. Lui lo è sempre stato con noi figli e lo è anche con i giornalisti quando poi si trova a fare dichiarazioni o a fare interviste, quindi viene sempre un po’ traviata la sua dichiarazione”.

Sul rapporto familiare, Ignazio ha voluto chiarire: “Abbiamo un bel rapporto, non è di molte parole però ci vogliamo bene”. E ancora: “Ci capiamo, magari anche non parlando tanto. Anche il rapporto con Cecilia Rodriguez non avrebbe mai creato tensioni: “Lui si è fatto questa immagine di cattivo della nostra storia, ormai il suo ruolo viene sempre cavalcato e cercato di far uscire in quel modo”.

Le precedenti dichiarazioni di Francesco Moser

In precedenza lo stesso Francesco Moser aveva commentato il rapporto con i figli: “Bisogna lasciarli liberi”, aveva detto, aggiungendo che “fanno una vita tutta loro”. E sul figlio Ignazio aveva ricordato il percorso sportivo e il cambio di vita: “Ha corso fino ai 23-24 anni… e poi dopo è andato a fare il Grande Fratello e lì è cambiata la sua vita”.

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La classifica dei Paesi più sicuri al mondo dove viaggiare nel 2026: l’Islanda resta sul podio, male l’Italia in calo. Nella top 10 anche Austria e Irlanda

10 June 2026 at 13:28

In un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche crescenti, frammentazioni territoriali e un aumento globale dei conflitti armati, la sicurezza non è più un dettaglio secondario, ma il criterio principe nella scelta della meta delle proprie vacanze. A tracciare la rotta dei luoghi in cui poter esplorare le città, usare i mezzi pubblici e muoversi liberamente a qualsiasi ora del giorno e della notte è l’edizione 2026 del Global Peace Index (GPI). Lo studio, curato dall’Institute for Economics and Peace, analizza 163 territori indipendenti valutando parametri come il tasso di criminalità, la militarizzazione e la stabilità sociale. Registrando un calo globale della pace planetaria dello 0,7%, l’indice offre ai viaggiatori internazionali una bussola fondamentale. Oltre alla tradizionale — e immaginabile — stabilità della Svizzera neutrale, le prime posizioni riservano ascese silenziose e ritorni importanti.

L’Islanda intoccabile al vertice

Per il diciannovesimo anno consecutivo, l’Islanda domina incontrastata la vetta del mondo. Questa magnifica isola vulcanica nordica spicca per la totale assenza di un esercito permanente, indici di microcriminalità quasi inesistenti e una coesione sociale straordinaria basata sulla reciproca fiducia tra i cittadini. Per i viaggiatori, questo si traduce nella totale serenità nell’esplorare sia i vicoli della capitale Reykjavik sia le aree più remote per ammirare geyser, cascate, vulcani e ghiacciai.

Il Pacifico australe e il rigore di Tokyo

Al secondo posto, scalando una posizione rispetto allo scorso anno, si piazza la Nuova Zelanda. Il Paese dell’Oceania registra il punteggio più basso per le tensioni interne ed esterne dell’intera area Asia-Pacifico, attirando turisti in cerca di grandi spazi incontaminati, fiordi e ritmi di vita rilassati. La vera rinascita asiatica è però rappresentata dal Giappone, che riconquista un posto d’onore nella top 10 planetaria: il drastico abbattimento delle dispute interne sociali, unito al leggendario senso civico e all’organizzazione urbana meticolosa, garantisce metropoli perennemente sicure.

La certezza elvetica e la sorpresa slovena

A occupare il terzo gradino del podio è la Svizzera. Oltre al celebre status di neutralità, città come Zurigo, Ginevra e Berna garantiscono un’infrastruttura logistica impeccabile e tassi di criminalità minimi. Subito dietro l’efficienza elvetica si posiziona la Slovenia, vera rivelazione della classifica: salita di due posizioni fino al quarto posto assoluto, la nazione balcanica si sta affermando silenziosamente come rifugio ideale, attirando chi fugge dal turismo di massa verso oasi naturalistiche come il lago di Bled e centri storici intatti e sicuri. A chiudere la top five c’è l’Irlanda, terra che bilancia paesaggi rurali e coste spettacolari con una solidissima stabilità sociale e una rinomata ospitalità.

Le altre conferme e il calo dell’Italia

Subito fuori dalle prime cinque posizioni, la classifica dei paradisi sicuri prosegue con l’Austria, il Portogallo (meta prediletta degli expat internazionali), la città-Stato di Singapore (famosa per l’intransigenza sull’ordine pubblico) e la Finlandia. Per quanto riguarda l’Italia, il Paese scivola di due gradini, passando dal 33° al 35° posto globale. Dal punto di vista turistico, la Penisola continua a garantire una permanenza serena ai visitatori, ma l’indagine scientifica penalizza la flessione economica strutturale e l’alto debito pubblico, fattori che espongono la nazione agli choc geopolitici derivanti dalle tensioni internazionali. Restano invece in fondo alla graduatoria, come territori meno pacifici e sconsigliati, Russia, Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Ucraina e Israele.

La top 10

  1. Islanda
  2. Nuova Zelanda
  3. Svizzera
  4. Slovenia
  5. Irlanda
  6. Austria
  7. Portogallo
  8. Singapore
  9. Finlandia
  10. Giappone

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“Ho vinto un reality e 100 mila euro di premio ma non ho potuto parlarne pubblicamente per vicende legali”: la rivelazione di Davide Donadei

10 June 2026 at 13:05

A quasi due anni di distanza, Davide Donadei è tornato a parlare di The Social Home, reality a cui aveva partecipato e che, a suo dire, aveva vinto. Lo ha fatto con un lungo post pubblicato sui social, spiegando di aver scelto il silenzio fino a oggi per via di questioni legali ancora aperte.

“Questa è la foto di quando ho vinto The Social Home“, scrive a corredo di uno scatto che lo ritrae con una coppa. Donadei racconta che il format prevedeva circa venti concorrenti, inizialmente divisi in squadre e poi sottoposti a eliminazioni progressive fino alla finale.

Secondo il suo racconto, però, il reality non avrebbe mai completato il percorso previsto. “Ho vinto il reality e anche un premio di circa 100 mila euro, ma purtroppo non tutte le persone agiscono con correttezza. Io, insieme a molti altri concorrenti e professionisti coinvolti nel progetto, alcuni anche molto conosciuti nel mondo social e televisivo, ci siamo ritrovati con una grande delusione”.

L’ex tronista fa poi riferimento a presunte analogie con The Fifty: “Fa ancora più effetto ripensarci oggi, vedendo format come The Fifty su Amazon, perché le somiglianze sono davvero tante”.

Non manca il riferimento a vicende giudiziarie ancora in corso: “Per molto tempo, per vicende legali ancora in corso, non ho potuto parlarne pubblicamente”. Nonostante tutto, Donadei rivendica con orgoglio quell’esperienza: “Una cosa nessuno potrà mai togliermela: quel programma l’ho vinto io”.

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“Non mi fidanzerò mai più con un atleta, ho fatto una lista di 33 punti non negoziabili con i requisiti necessari”: l’annuncio di Morgan Riddler dopo la rottura con il tennista Taylor Fritz

10 June 2026 at 12:58

Dopo quasi sei anni di relazione e una vita trascorsa a bordo campo per sostenere il tennista Taylor Fritz, l’influencer Morgan Riddle chiude definitivamente il capitolo sentimentale legato agli sportivi professionisti. La rottura tra i due ventottenni, avvenuta ad aprile e confermata in esclusiva dalla rivista People, segna l’inizio di una nuova fase per la creatrice di contenuti, che ha voluto mettere in chiaro una regola imprescindibile per il suo futuro: il prossimo partner non dovrà in alcun modo essere uno sportivo.

Il veto sugli atleti e i requisiti per il futuro

In una recente intervista rilasciata a Elle, Riddle ha tracciato il profilo per le sue prossime relazioni, elencando una serie di caratteristiche specifiche e lontane dalle dinamiche del circuito agonistico. L’influencer ha precisato di essere alla ricerca di un compagno in grado di garantire “allineamento politico, obiettivi di vita condivisi, intimità intellettuale”: “Ho fatto una lista di 33 punti non negoziabili – ha chiarito -. Ci sono cose basilari come la condivisione di idee politiche, obiettivi di vita comuni, intimità intellettuale, niente scommesse sportive o giochi d’azzardo, solo persone che mi rendono felice”. A queste prerogative ha affiancato un’esclusione categorica, dichiarata in modo esplicito alla testata: “Non uscirò mai più con un atleta”.

L’annuncio atipico e i rapporti con l’ex

La fine della storia era emersa pubblicamente in modo inusuale: Riddle aveva pubblicato sui propri canali social un’immagine che la ritraeva con indosso una maglietta con la scritta “World’s Best Ex-Girlfriend” (La migliore ex fidanzata del mondo). Nelle settimane seguenti, ha condiviso vari contenuti legati alla fine dell’amore e alla sua nuova quotidianità, rifiutando però di conformarsi ai comunicati standard utilizzati dai personaggi pubblici in occasione delle rotture.

“Quando finiscono le relazioni pubbliche, è prassi fare una sorta di dichiarazione su Instagram o un video”, ha spiegato l’influencer. “Ho provato a scriverla un paio di volte e mi sono detta: ‘Questa non sono io'”. Nonostante l’assenza di un comunicato congiunto formale, Riddle ha chiarito che lei e l’ex compagno sono rimasti “in buoni rapporti”. Sulle dinamiche dell’allontanamento, però, le informazioni fornite a People presentano versioni divergenti: una fonte sostiene che sia stata la stessa Riddle a chiudere la storia, mentre un’altra definisce la separazione come una decisione reciproca.

La popolarità nel tennis e la difesa di Fritz

Fritz e Riddle avevano iniziato a frequentarsi nel giugno del 2020. L’influencer si era integrata rapidamente nelle logiche del circuito professionistico, guadagnando una forte esposizione mediatica grazie a un video virale su TikTok in cui dichiarava che la sua missione era “rendere il tennis di nuovo cool”. L’iniziativa aveva sollevato le critiche dei tifosi più tradizionalisti, ma Fritz si era esposto pubblicamente per difenderla durante una conferenza stampa al torneo Indian Wells Masters del 2022: “Penso che quello che ha fatto sia stato fantastico per il nostro sport. Ha attirato l’attenzione di un sacco di persone”, dichiarò all’epoca il tennista. “Non capisco come qualcuno possa arrabbiarsi per questo. Sono io il giocatore professionista, sono io che faccio questo per vivere, e sono d’accordo al 100 percento con tutto ciò che c’è in quel video”.

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“Il malanno è andato a colpire proprio quello che è sempre stato un mio motivo di vanto, la capacità polmonare. Ma mi avete dato fiato per continuare”: Claudio Baglioni torna sui social

10 June 2026 at 11:57

“Otto giorni fa ho fatto un annuncio attraverso un videomessaggio, uno dei più difficili della mia intera carriera, sicuramente il più difficile di questa fase così significativa della mia vita: quello di essere costretto a rinviare di un anno il progetto GrandTour La Vita è adesso“. Inizia così il video pubblicato da Claudio Baglioni sui social per ringraziare le tante persone che gli hanno manifestato affetto e vicinanza dopo la notizia dello stop.

Nei giorni scorsi il cantautore aveva annunciato il rinvio del tour a causa dei postumi di una polmonite interstiziale. Seduto al pianoforte, Baglioni spiega le ragioni della scelta: “Perché un anno intero? Perché quelli erano i luoghi giusti per questo itinerario, che non è soltanto artistico ma anche umano e documentaristico. Mi seccava doverlo modificare per una costrizione, per un malanno che andava a colpire proprio quello che è sempre stato uno dei miei motivi di vanto: la capacità polmonare”.

L’artista ricorda quindi un episodio: “Quando studiavo canto mi fecero misurare la capacità respiratoria e risultò superiore ai sette litri, un valore considerevole. Me ne sono sempre vantato. Con i colleghi scherzavamo e facevamo a gara a chi riusciva a tenere le note più lunghe”.

Da qui anche il ricordo di un episodio avvenuto 41 anni fa, durante uno dei concerti del primo tour de La Vita è adesso allo stadio Flaminio di Roma. “L’Istituto di Medicina dello Sport monitorò la mia capacità respiratoria durante lo spettacolo. I medici si meravigliarono perché, pur essendo un cantante, sembravo quasi un atleta di fondo“.

Proprio per questo, ammette Baglioni, la malattia lo ha colpito anche sul piano emotivo: “Essere fermato proprio da ciò che avevo sempre considerato un gioiello da esibire mi ha messo in serio imbarazzo e in grave disagio. Però ho pensato che questo tempo potrà servire anche a rimettere a posto alcune cose, a riprendere tecniche nuove di emissione vocale e di utilizzo del respiro che stavo già sperimentando prima dell’interruzione”.

Il cuore del videomessaggio arriva però nel finale, dedicato ai fan: “In questi otto giorni abbiamo sentito un riscontro straordinario di interesse, attenzione, cura e affetto. Non era scontato. Una situazione del genere può anche prestarsi a essere dileggiata. Invece abbiamo percepito un vento favorevole, un respiro che a volte fa bene quanto le medicine e aiuta perfino i farmaci a fare meglio il loro lavoro”.

Poi il ringraziamento conclusivo, affidato a una citazione della sua canzone più celebre: “C’è un verso de La Vita è adesso che dice: ‘E un altro che ti dia respiro e che si curvi verso te‘. Ecco, io ho visto questo curvarsi. Un po’ come facciamo noi artisti sul palco. Per una volta ho immaginato persone che si inchinavano per comprendere e soccorrere questa situazione, dandomi il fiato necessario per continuare a suonare e cantare. Perché La Vita è adesso”.

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“Chi tocca uno di noi, tocca tutti quanti”: Lele adani si filma mentre sfreccia in motorino cantando Geolier, il video su TikTok fa discutere

10 June 2026 at 11:31

Casco in testa, occhiali scuri e Lele Adani in sella a uno scooter mentre canta Geolier e si filma con lo smartphone. Il video, pubblicato su TikTok, ha fatto rapidamente il giro dei social, tra chi lo ha preso come un contenuto leggero e chi invece ha sollevato qualche perplessità. In accompagnamento al post, Adani ha aggiunto anche una frase piuttosto netta come descrizione: “Chi tocca uno di noi, tocca tutti quanti”. Nel filmato, Adani guida nel traffico urbano con una mano sul manubrio e l’altra impegnata a riprendersi. Un dettaglio che, al di là del tono scherzoso del contenuto, entra in contrasto con quanto previsto dal Codice della Strada.

L’articolo 173 vieta infatti l’uso di dispositivi elettronici durante la guida, quindi non solo telefonate o messaggi, ma anche la semplice registrazione di video mentre il veicolo è in movimento. Le sanzioni possono arrivare fino a 1.697 euro, con la possibilità, nei casi più gravi, della sospensione della patente. Nel video il casco è regolarmente indossato, ma è proprio l’uso del telefono durante la marcia ad aver attirato l’attenzione degli utenti, che hanno fatto notare come la situazione possa rientrare tra le violazioni del codice della strada.

Verso i Mondiali 2026

La pubblicazione del video arriva in un momento di forte visibilità per Lele Adani, che nei prossimi mesi sarà coinvolto nella copertura dei Mondiali 2026. L’evento, tra i più seguiti al mondo, porterà nuovamente l’ex difensore al centro della scena televisiva sportiva con le sue analisi e commenti dedicati alla competizione.

@leleadani Chi tocca uno di noi, tocca tutti quanti @Geolier ♬ audio originale – leleadani

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“Una cascata di liquami ci ha travolto mentre mangiavamo, eravamo bagnati da capo a piedi. I bambini sono rimasti scioccati e in lacrime”: la disavventura in un fast food a La Spezia

10 June 2026 at 11:26

Quello che doveva essere un pranzo informale tra amici si è trasformato in un’esperienza da dimenticare per due coppie della provincia de La Spezia, accompagnate dai rispettivi figli piccoli. Seduti ai tavoli di una nota catena di fast food per consumare hamburger e patatine, si sono ritrovati improvvisamente investiti da una copiosa fuoriuscita di liquido proveniente dall’impianto fognario del locale. L’episodio è avvenuto nel primo pomeriggio di lunedì 8 giugno. In seguito all’accaduto, l’Asl ha disposto la sospensione dell’attività dell’esercizio commerciale, mentre sulla vicenda sono state avviate verifiche da parte delle autorità competenti.

Come riportato da “La Nazione”, alcuni segnali di criticità erano emersi già al momento dell’arrivo delle due famiglie nel locale. “Appena entrati nel locale, abbiamo chiesto di poter accompagnare i bambini ai servizi igenici. Ci è stato risposto che tutti i bagni erano fuori uso senza offrirci ulteriori spiegazioni. Quindi ci siamo accomodati ai tavoli assegnati”, raccontano i clienti coinvolti.

Una volta seduti, il gruppo avrebbe notato la presenza di diversi tecnici impegnati a controllare ripetutamente il controsoffitto nella zona dei tavoli. Un’attività che, in quel momento, non aveva destato particolari sospetti. La situazione è precipitata poco dopo. “Pochi minuti dopo, la pressione nelle tubature ha fatto saltare in aria un pannello del soffitto e si è improvvisamente riversata una grande quantità di liquido fognario che ci ha investiti completamente come una vera e propria cascata. Siamo stati bagnati da capo a piedi, compresi i due bambini presenti che sono rimasti scioccati e in lacrime, mentre gli adulti cercavano di capire come fosse avvenuto. I tecnici hanno confermato che si trattava di acque scure”.

Al via gli accertamenti sul caso

Oltre allo choc per quanto accaduto, le famiglie hanno manifestato preoccupazione per le possibili conseguenze sotto il profilo igienico-sanitario. Nel mirino anche la gestione dell’emergenza da parte del personale del fast food: “Dopo l’accaduto nessun membro del personale ha prestato assistenza al gruppo, non ci sono stati forniti né fazzoletti né asciugamani o altro per pulirci. E non abbiamo ricevuto neanche le scuse”. Dopo l’intervento della polizia locale e degli altri enti competenti, i clienti hanno deciso di formalizzare un esposto. “Abbiamo sporto denuncia affinché vengano svolte tutte le verifiche necessarie e sia fatta piena chiarezza sull’accaduto”. Sulla vicenda sono ora in corso gli accertamenti delle autorità, chiamate a ricostruire la dinamica dell’incidente e a verificare eventuali responsabilità legate alla manutenzione degli impianti e alle procedure di sicurezza adottate dal locale.

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“Ne ho abbastanza di essere insultato dalle persone quando chiedo loro di non parcheggiare sul nostro terreno”: allevatore imbratta con letame le auto parcheggiate

10 June 2026 at 11:17

Le immagini hanno fatto rapidamente il giro del web: decine di automobili parcheggiate in un prato verde, ricoperte da schizzi di liquame. A compiere il gesto è stato un allevatore del Lake District, una delle aree naturalistiche più frequentate della Gran Bretagna, esasperato da anni di comportamenti considerati irrispettosi da parte dei visitatori. Una protesta clamorosa che ha acceso un dibattito ben più ampio sul rapporto, spesso complicato, tra turismo e comunità locali.

Secondo quanto riportato da “Il Dolomiti”, dietro l’episodio non emerge solo la reazione di un singolo agricoltore, ma un disagio più ampio segnalato da chi vive e lavora in aree rurali e montane. Nei periodi di maggiore afflusso turistico, queste zone si trovano spesso a gestire flussi concentrati e comportamenti non sempre compatibili con le attività locali. L’allevatore ha spiegato le ragioni del gesto al Daily Mail e ha sottolineato la crescente frustrazione legata a comportamenti ritenuti problematici da parte dei visitatori: “Non vado fiero di quello che ho fatto. Sono semplicemente stufo di come i turisti trattano il Lake District. Ne ho abbastanza di essere insultato dalle persone quando chiedo loro di non parcheggiare sul nostro terreno”.

Il caso, dunque, rimette al centro il tema del rapporto tra attività turistiche e tutela dei territori. Da un lato c’è la fruizione della natura da parte dei visitatori, spesso concentrata in brevi periodi e nel fine settimana; dall’altro le esigenze di chi in quei luoghi vive stabilmente e vi svolge attività lavorative.

Non solo Lake District: anche in Italia aumenta il malcontento contro il turismo “mordi e fuggi”

Il fenomeno non riguarda soltanto il Regno Unito. Anche in molte località italiane, dalle Alpi agli Appennini, cresce il confronto tra residenti e visitatori. Sentieri affollati, prati trasformati in aree picnic improvvisate, parcheggi selvaggi e abbandono di rifiuti sono criticità che si ripetono ogni stagione. In alcuni casi si è arrivati a misure controverse, come l’installazione di barriere o sistemi di accesso controllato in aree private particolarmente esposte all’afflusso turistico.

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“Ha avuto un malore fatale durante una passeggiata serale, l’hanno trovato privo di sensi e non si è più ripreso”: morto William Hasley, lo sceneggiatore dei Puffi

10 June 2026 at 11:14

Un’escursione serale lungo i sentieri del Runyon Canyon, una delle aree naturalistiche più battute e frequentate sulle colline di Hollywood a Los Angeles, si è conclusa in tragedia. Sabato scorso, un uomo di 78 anni è stato rinvenuto privo di sensi lungo il tracciato. L’allarme ha fatto scattare l’intervento immediato dei soccorritori del dipartimento dei vigili del fuoco di Los Angeles, supportati dall’impiego di un elicottero per raggiungere rapidamente la zona impervia. Nonostante le manovre di assistenza medica prestate sul posto, l’escursionista non ha mai ripreso conoscenza ed è stato dichiarato clinicamente morto. Dopo oltre 24 ore di procedure e accertamenti, le autorità hanno confermato ufficialmente l’identità della vittima: si tratta di William Hasley, celebre sceneggiatore televisivo noto a livello globale per aver firmato numerosi episodi del cartone animato cult “I Puffi”.

Come riportato dal quotidiano statunitense New York Post, le cause cliniche del decesso restano al momento ignote e sono in corso gli accertamenti medico-legali per stabilire se a stroncare l’autore sia stato un malore improvviso o una fatale caduta accidentale.

Da Hanna-Barbera a Oliver Stone: la carriera di Hasley

Nato a Pittsburgh, in Pennsylvania, nel 1948, Hasley si era formato alla Marshall University prima di farsi strada nell’industria dell’intrattenimento americano. I suoi primi passi di successo sono avvenuti proprio nel settore dell’animazione, dove ha consolidato collaborazioni continuative con colossi della produzione come Hanna-Barbera e Filmation. Oltre al lavoro dietro le quinte de “I Puffi”, la sua firma è apparsa anche tra i crediti della serie animata “Alberone”.

La sua produzione non si è limitata ai prodotti per l’infanzia, estendendosi alla serialità live-action e a progetti per i network nazionali. Hasley ha infatti sviluppato numerosi episodi pilota per le emittenti statunitensi e scritto sceneggiature per produzioni televisive come “I ragazzi della prateria” e “Swift Justice”. Negli anni, il suo bagaglio tecnico gli ha permesso di collaborare con figure di primo piano del panorama hollywoodiano e culturale, affiancando il regista premio Oscar Oliver Stone e lo scrittore Gerald Green.

L’impegno nella scrittura ha toccato anche il settore dell’editoria: Hasley è stato infatti co-autore di “Chasing the Wind”, l’autobiografia ufficiale del celebre pioniere dell’aviazione Steve Fossett. Alla prolifica attività professionale, l’autore ha affiancato per anni la carriera accademica, trasmettendo le basi della sceneggiatura alle nuove generazioni come docente di scrittura presso l’Università della California di Los Angeles (UCLA).

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Confermato il passaggio di Milo Infante a Mediaset: avrà una prima serata e sarà condirettore di VideoNews

10 June 2026 at 10:59

TeleMeloni perde un altro volto di punta“, annuncia Dagospia confermando l’indiscrezione di Davide Maggio: “Milo Infante passa a Mediaset. Infante ha confermato, come già detto lunedì ai vertici Rai, le sue dimissioni da conduttore e vicedirettore degli Approfondimenti”, fa sapere la testata diretta da Roberto D’Agostino. “Faremo di tutto per trattenerlo”, aveva fatto sapere la Rai ma la soluzione, economica e non solo, non è stata trovata. La notizia infiamma il telemercato estivo, con il passaggio al Biscione per il giornalista è in arrivo un doppio ruolo. In primis dirigenziale come condirettore della struttura VideoNews, affiancando Siria Magri, in secundis come conduttore di una prima serata di cronaca. Con modalità e collocazione da definire.

Il tam tam mediatico ha favorito diverse ricostruzioni, rivelatesi errate: non sarebbero mai state sul tavolo delle trattative la conduzione di “Quarto Grado” e “Dentro la notizia“, titoli che saranno condotti da Gianluigi Nuzzi anche il prossimo settembre, e nemmeno l’ipotesi di una striscia quotidiana. Infante è reduce da una stagione record, al pomeriggio “Ore 14” si è avvicinato spesso al 10% di share e in prima serata ha ottenuto lo stesso risultato battendo, a sorpresa, proprio “Quarto Grado” di Nuzzi. “C’è una frase che mi ha sempre accompagnato, io amo molto i libri di Stephen King: ‘Ci sono altri mondi al di fuori di questo’. E quindi vedremo, quello che sarà lo vedremo. Grazie a tutti, grazie di cuore”, aveva detto il giornalista al momento dei saluti nell’ultima puntata.

Negli ultimi mesi, nonostante i numeri positivi, Infante era finito nel mirino di Bruno Vespa che in diretta tv aveva protestato per la messa in onda in contemporanea di “Porta a Porta” e “Ore 14 di Sera. Al pomeriggio aveva accettato l’arrivo di una striscia informativa di Tommaso Cerno, “Due di picche” in onda dopo il Tg2 e prima di “Ore 14”. E per finire lo scontro con Roberta Bruzzone. La rottura tra la criminologa e il giornalista era avvenuta, dopo una lunga collaborazione, lo scorso novembre. Nei giorni scorsi Infante aveva segnalato il comportamento social di Roberta Bruzzone al Comitato etico della Rai oltre che ai direttori Rai di competenza.

E la Rai ha commentato l’avvenuto passaggio del conduttore al Biscione con una nota: “Si conclude la collaborazione professionale con Milo Infante, in seguito alla sua lettera di dimissioni formalizzata questa mattina al capo del personale. Nel ringraziarlo per l’attività svolta nel corso degli anni nelle strutture editoriali e produttive della Rai, l’Azienda gli rivolge i migliori auguri per il prosieguo del proprio percorso professionale”.

E a stretto giro, la conferma del Biscione: “Milo Infante entra a far parte del Gruppo Mediaset. Giornalista, autore e conduttore tra i professionisti più autorevoli e apprezzati della televisione italiana, Infante sarà da subito al lavoro con il vertice aziendale per sviluppare nuovi progetti editoriali e televisivi. Il giornalista avrà inoltre un ruolo di vertice nell’area dell’informazione del Gruppo, contribuendo alla definizione delle strategie e allo sviluppo dell’offerta news di Mediaset”.

Poi le parole del giornalista: “Mediaset per me è un punto di arrivo. Ringrazio Pier Silvio Berlusconi per la fiducia e per l’opportunità di entrare a far parte di una realtà che rappresenta da sempre un punto di riferimento per la televisione italiana. Affronto questa sfida con entusiasmo, curiosità e con la voglia di mettere la mia esperienza al servizio di nuovi progetti e nuove idee”.

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“Ho perso 14 kg, una grave forma di depressione mi ha accolto di notte e ha cominciato a mangiarmi da dentro e non se n’è andata per tre interminabili mesi”: la confessione di Gianmarco Pozzoli

10 June 2026 at 10:47

“Bisogna toccare il fondo per riemergere, ma toccarlo veramente. E poi scavare fino a quasi arrivare alla Cina. E nel mentre: tanta fatica. In meno di un anno ho perso tutto. Il lavoro, un matrimonio. La Pozzolis Family è solo un ricordo e non è facile. Ero a Roma lontano da tutto, nel periodo più buio della mia vita. Ero ormai indifferente alla gioia. Io la leggerezza non sapevo più che cosa fosse”.

Ammettere il proprio disagio psichico nell’arena semplificatrice e polarizzata dei social network richiede coraggio. Gianmarco Pozzoli, cinquantaquattrenne comico milanese noto al grande pubblico per il progetto “The Pozzolis Family” – chiuso a seguito della separazione dall’ex moglie Alice Mangione, annunciata a luglio 2025 –, lo ha fatto attraverso un video pubblicato sui suoi canali. Il filmato, diventato virale in poche ore, non è solo una confessione intima del punto più basso della sua esistenza, ma un lucido appello ad affrontare senza reticenze la salute mentale.

Il buio e il crollo fisico

Senza l’ironia che ne ha sempre caratterizzato la comunicazione, Pozzoli ha ripercorso i mesi successivi alla fine del matrimonio. Un periodo descritto come una discesa in un abisso emotivo, aggravata da un contesto storico angosciante e incerto. “Ho perso 14 kg, sono sparito dal web e anche per i miei figli ero la brutta copia indebolita del loro padre. Una grave forma di depressione mi ha accolto di notte e ha cominciato a mangiarmi da dentro e non se n’è andata per tre interminabili mesi”. La narrazione scende nel dettaglio dei mesi trascorsi nella Capitale, in uno stato di totale alienazione dalla propria vita e dai propri affetti. Pozzoli ricorda: “Mi aggiravo come uno zombie per Roma, una città che amo profondamente, ma che in quel periodo neanche riuscivo a vedere e a godermi. Ero una foglia morta che rotolava per le strade. Solo il palco mi ridava per qualche ora un’apparente vitalità. Ma fuori da lì ero vuoto, smarrito, finito”.

Il ricovero in clinica

La svolta è arrivata grazie al supporto della rete di amicizie professionali. “Grazie all’insistenza di alcune persone che mi hanno sostenuto e mi sono state fisicamente vicine, parlo di Sara Novarese di Nido di Ragno e Marco Rampoldi, mi sono fatto ricoverare al San Raffaele Turro“, struttura milanese d’eccellenza per la cura della salute mentale. L’attore descrive la degenza come un confronto brutale ma salvifico con il dolore altrui. “Lì ho visto da vicino altre persone che, in maniera anche più seria e da molto più tempo, non riuscivano più a sorridere e a godere della luce del sole, non riconoscevano più il dono della vita. I nostri letti erano le nostre grotte nelle quali rifugiarsi. Alcuni di loro si sono ripresi. Altri continuano la loro battaglia contro la depressione”.

L’appello: “Agite subito, non fate il mio errore”

La lucida ammissione del proprio ritardo diagnostico rappresenta il cuore del messaggio del comico rivolto ai propri follower. “Durante quei tre interminabili mesi ho commesso un grave errore: non ho contattato immediatamente uno specialista per iniziare una terapia. Non fatelo, agite subito”. Pozzoli chiude il video raccontando la risalita, avvenuta grazie al supporto farmacologico e terapeutico, e rivolgendo un monito preciso: “Poi ho preso dei farmaci corretti e sono stato aggiustato da uno specialista che m’ha rimesso in sesto. Più forte di prima, più ottimista, presente con i figli e aperto con le persone. Ora sto bene, sono felice e sono tornato più solido di prima. Non fate l’errore di sottovalutare un malessere mentale, un’idea che si radica nella vostra mente distruggendo giorno dopo giorno la vostra autostima. Intervenite il prima possibile. Fatevi aiutare. Fatelo per voi, i vostri figli e i vostri amici. Non fate il mio errore, non perdete tempo, vi meritate di essere felici subito”.

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Compra una rivista per neogenitori ma il servizio postale gliela consegna con 19 anni di ritardo: “Ben fatto, i miei figli nel frattempo hanno lasciato casa”

10 June 2026 at 10:03

Chissà se avrà ancora voglia di sfogliare quelle pagine. Di certo, quando aveva richiesto quella rivista, sperava di trovare consigli utili per crescere due bambini piccoli. Invece la copia di Mother & Baby è arrivata con 19 anni di ritardo, quando quei bambini sono diventati adulti e frequentano già l’università.

La singolare vicenda arriva dal Regno Unito e ha per protagonista Paul Edwards, scrittore di fantascienza di Chester. Edwards aveva ordinato la rivista nel 2007: all’epoca sua figlia aveva 18 mesi e il secondo figlio sarebbe nato tre mesi dopo. La pubblicazione, però, non era mai arrivata. Almeno fino a oggi.

Nei giorni scorsi l’uomo si è visto recapitare a casa una busta malconcia contenente proprio quel numero di Mother & Baby, accompagnato da un messaggio di Royal Mail con le “sincere scuse per il disagio arrecato”. Un disagio durato appena diciannove anni.

“Ben fatto Royal Mail, ci sono voluti appena 19 anni per consegnare questa rivista”, ha scherzato Edwards sui social. “I miei figli nel frattempo hanno lasciato casa”. Intervistato dai media britannici, il 52enne ha raccontato di aver trovato la situazione più surreale che irritante. “Probabilmente all’epoca non ci siamo nemmeno accorti che mancava”, ha spiegato. “Poi all’improvviso arriva per posta e ti chiedi cosa stia succedendo”.

Royal Mail ha escluso che la rivista sia rimasta per quasi due decenni in uno dei propri centri di smistamento. Secondo l’azienda, è più probabile che qualcuno l’abbia rimessa nel circuito postale dopo anni. Resta il fatto che il ritardo è diventato il simbolo perfetto dei problemi che negli ultimi anni hanno investito il servizio postale britannico, finito più volte sotto osservazione per il mancato rispetto dei tempi di consegna.

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“A 53 anni preferisco diventare nonno che padre di nuovo. Quando arrivai in Italia mi fischiavano e mi insultavano, oggi lo sguardo è cambiato”: il racconto di Emanuele Filiberto

10 June 2026 at 09:35

Non credo che il Paese debba qualcosa a Casa Savoia, ma penso che, a ottant’anni dalla nascita della Repubblica, sia arrivato il momento di una piena riappacificazione storica”: così Emanuele Filiberto a Vanity Fair. L’occasione dell’intervista è l’uscita del suo libro La Regina di Maggio (Sperling & Kupfer) dedicato alla nonna Maria José e denso di aneddoti e storia. Ed Emanuele Filiberto aggiunge: “Un gesto importante, sul quale mi sembra ci sia ormai una larga convergenza, sarebbe il ritorno delle salme di Umberto II e della regina Maria José al Pantheon. Da quanto mi risulta, manca soltanto l’assenso del Presidente della Repubblica. Mi auguro che questa ricorrenza possa rappresentare l’occasione per chiudere definitivamente una ferita storica”.

La chiacchierata con Vanity è lunga, Emanuele Filiberto, 53 anni, spiega di avere deciso di “riabbracciare” il cognome Savoia quando si è “reso conto che lo sguardo degli italiani era cambiato. Quando ho capito che il pregiudizio stava scomparendo e che ero riuscito a farmi conoscere per quello che sono. Quando arrivai in Italia c’erano persone che mi insultavano o mi fischiavano. Con il tempo, grazie anche alla televisione, gli italiani hanno imparato a conoscermi”.

Poi i ricordi della nonna Maria José: “Era una donna bellissima, con una grande eleganza e una straordinaria intelligenza. Prima di rispondere rifletteva sempre a lungo. Veniva da una famiglia molto diversa dai Savoia: più liberale, più artistica e più aperta culturalmente (…) Aveva capito prima di molti altri che il fascismo avrebbe rappresentato la fine della monarchia e cercò fino all’ultimo di contrastarne gli effetti”. Conferma, Emanuele Filiberto, che a Maria José fu impedito di unirsi ai partigiani perché “troppo pericoloso per gli altri. Tuttavia, dopo l’8 settembre, mentre si trovava in Svizzera con i figli, aiutò concretamente la Resistenza portando denaro, viveri, armi e munizioni ai partigiani che operavano lungo il confine”. E suo nonno, Umberto II? “Era un vero dandy. Amava l’arte, il design, l’eleganza. Seguiva personalmente molti dettagli, dai gioielli di famiglia agli arredi delle residenze reali. Si occupò dell’abito da sposa di mia nonna… Credo di aver ereditato qualcosa di questa sensibilità”.

Poi il racconto si sposta sull’oggi e si parla anche di musica: “Da ragazzo, vivendo all’estero, non avevo accesso alla radio e alla televisione italiane. Gli artisti che arrivavano più facilmente erano Al Bano, Eros Ramazzotti, Zucchero e Laura Pausini. Altri, come Vasco Rossi, li ho scoperti e amati soltanto dopo il mio ritorno in Italia“, spiega Emanuele Filiberto. E sulla sua esposizione mediatica si dice “tranquillo. Ho sempre cercato di mantenere una certa distanza dal mondo del gossip. Non vivendo stabilmente in Italia sono stato anche protetto sotto questo aspetto. Se i giornalisti mi fotografavano, pazienza, ma non ho mai cercato volutamente quell’attenzione”. E sul futuro, una certezza: “Mi vedo bene in quel ruolo (di nonno, ndr). So che può sembrare presto, ma non dipende dall’età. A questo punto della mia vita preferirei diventare nonno piuttosto che padre un’altra volta. Lascio alle mie figlie il compito di rendermi nonno».

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Niente bambini o over 65? Allora l’ombrellone in spiaggia libera è vietato: i folli divieti dell’estate in Sardegna (e non solo)

10 June 2026 at 09:27

Estate che arriva, divieti folli che trovi. La stagione balneare 2026 è ufficialmente partita e, con essa, il consueto corollario di ordinanze municipali pronte a infiammare il dibattito sotto il solleone. Come riportato dal quotidiano Repubblica, quest’anno il fronte più caldo delle polemiche non riguarda unicamente i rincari tariffari, ma il diritto stesso di potersi riparare dal sole. Tra regolamenti a tutela dell’ecosistema e nuovi standard di distanziamento imposti dall’alto, le spiagge italiane si stanno trasformando in veri e propri laboratori normativi.

Il caso Punta Molentis: ombra vietata agli adulti

A far discutere in queste settimane è soprattutto la Sardegna, nello specifico l’incantevole baia di Punta Molentis a Villasimius, nel sud-est dell’isola. La spiaggia, circondata da acque turchesi e reduce da un devastante incendio doloso divampato lo scorso luglio, riapre ai bagnanti con una stretta drastica. L’amministrazione comunale guidata dal sindaco Gianluca Dessì ha varato un’ordinanza entrata in vigore a inizio giugno (valida fino al 31 ottobre) che prevede accessi contingentati dalle 8:00 alle 20:30 e un ticket d’ingresso di 10 euro a persona (gratuito per un massimo di tre persone con disabilità accompagnate).

Il dettaglio che ha scatenato la bufera riguarda però la gestione delle zone d’ombra. Il testo dell’ordinanza impone infatti il “divieto di installare ombrelloni, gazebo, tende e altri sistemi di ombreggio. Consentito 1 ombrellone per famiglie con bambini fino ai 10 anni o persone anziane oltre i 65 anni di età”. La drastica misura, motivata dal Comune con la necessità di “preservare l’habitat e per limitare la pressione antropica sull’equilibrio del già fragile arenile”, ha scatenato l’ira dei turisti. Le bacheche social sono state rapidamente inondate di proteste: “E chi non ha bambini cosa deve fare, abbrustolire sotto il sole?” domanda polemicamente un utente, a cui fa eco un altro bagnante che sottolinea i rischi per la salute: “Si rischia l’insolazione così”. Restano confermati, a corredo della tutela ambientale, i divieti assoluti di transitare sulle dune, danneggiare la flora, asportare sabbia o abbandonare rifiuti.

Jesolo: più spazio, ma 20mila ombrelloni in meno

Spostandosi in Veneto, la situazione cambia ma genera altrettante preoccupazioni legate alla disponibilità dei posti. A Jesolo, recependo le indicazioni regionali, l’amministrazione ha avviato un piano quinquennale per aumentare il distanziamento tra i bagnanti. I tradizionali moduli da 3×2 metri verranno progressivamente sostituiti da piazzole più ampie, di 4×4 metri. Se da un lato la misura garantirà maggior respiro e privacy ai turisti, dall’altro comporterà un drastico taglio della capienza: le stime parlano di circa 45mila ombrelloni totali installabili, ovvero un taglio di ben 20.000 postazioni rispetto alle stagioni passate. Una riduzione che alimenta già il timore di non riuscire a trovare posto nei periodi di alta stagione.

Bibione: il debutto della postazione per single

Sempre sul litorale veneto, la spiaggia di Bibione sperimenta nuove forme di accoglienza, strizzando l’occhio ai viaggiatori solitari. Nella zona della Pineta fanno il loro debutto 120 piazzole pensate esclusivamente per i single, dotate di un singolo lettino a una piazza e mezzo. L’innovazione passa anche per la tecnologia: alcune di queste postazioni sono equipaggiate con pannelli solari per permettere la ricarica dello smartphone direttamente in spiaggia. Infine, per razionalizzare l’offerta e sradicare la pratica dei posti “prenotati” ma lasciati vuoti, l’occupazione degli ombrelloni sarà monitorabile tramite un’apposita applicazione, introdotta come sistema per “contrastare le occupazioni abusive”.

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Ricercatori scoprono dei nuovi “vermi con le ciglia” e decidono di chiamarli Alberto Angela come tributo al divulgatore: cosa sono questi nuovi organismi marini individuati in Salento

10 June 2026 at 09:04

Nelle acque del mar Ionio, al largo delle coste leccesi, vive un piccolo organismo marino filtratore finora ignoto alla scienza, che da oggi porta il nome di uno dei volti più noti della televisione italiana. Si chiama Myxicola albertoangelai ed è la nuova specie scoperta da un team internazionale guidato dai ricercatori dell’Università del Salento, il cui nome è stato formalizzato in un recente studio tassonomico pubblicato sulla rivista scientifica Zoological Journal of the Linnean Society. L’intitolazione rappresenta un tributo diretto al lavoro del conduttore di Ulisse, capace di segnare il percorso accademico degli stessi autori della scoperta.

Le motivazioni della dedica: l’impatto sulle nuove generazioni di scienziati

La scelta di assegnare il nome di Alberto Angela a una nuova specie animale nasce dal riconoscimento del suo ruolo nella diffusione del sapere scientifico, sulle orme del padre Piero. A spiegarlo sono i ricercatori del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali di UniSalento, tra cui Matteo Putignano, Andrea Toso e Joachim Langeneck, i quali individuano nei programmi televisivi del divulgatore la scintilla che li ha avvicinati alla biologia marina. “Questa specie è stata denominata così come omaggio ad Angela e al suo lavoro, votato alla promozione della conoscenza presso il grande pubblico. I suoi programmi hanno lasciato un’impronta duratura nelle nostre vite e hanno contribuito alle nostre scelte di carriera”, dichiarano congiuntamente gli autori dello studio.
Una posizione ribadita anche in una nota ufficiale dell’Ateneo salentino, che inquadra la decisione come “un riconoscimento al suo straordinario contributo alla diffusione della cultura scientifica e alla sua capacità di avvicinare il grande pubblico alle meraviglie della natura, della storia e della ricerca”.

L’identikit della specie scoperta a Nardò

Dal punto di vista prettamente biologico, la Myxicola albertoangelai è un anellide polichete che rientra nella famiglia dei Sabellidae. Si tratta di un gruppo di organismi marini comunemente definiti nei paesi anglosassoni “eyelash worms” (vermi con le ciglia). La loro caratteristica anatomica principale è un apparato branchiale a forma di ventaglio, che l’animale utilizza per filtrare dall’acqua le particelle alimentari necessarie al proprio sostentamento. L’esemplare che ha permesso l’identificazione, definito “esemplare tipo”, è stato rinvenuto nei fondali di Santa Caterina di Nardò, nel mar Ionio settentrionale. La sua scoperta si inserisce in un quadro di ricerca più ampio: l’anellide leccese è infatti una delle quattro nuove entità biologiche classificate dai ricercatori durante un lavoro di profonda revisione dell’intero genere Myxicola.

Questo risultato è stato ottenuto applicando i principi della tassonomia integrativa, un approccio metodologico moderno che incrocia l’analisi morfologica visiva tradizionale con il sequenziamento e le indagini genetiche. Il ritrovamento della Myxicola albertoangelai conferma un dato scientifico rilevante: persino il Mar Mediterraneo, pur essendo uno dei bacini idrici più perlustrati e studiati al mondo, ospita ancora specie sconosciute o precedentemente confuse e raggruppate in modo errato sotto nomenclature generiche.

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Belén Rodriguez indagata per omissione di soccorso: aperto un fascicolo dalla Procura di Milano

10 June 2026 at 08:48

Belén Rodriguez è iscritta nel registro degli indagati della Procura di Milano per omissione di soccorso. Lo riporta il Corriere della Sera, spiegando che il fascicolo è affidato alla pm Maria Cristina Ria.

L’iscrizione arriva dopo la denuncia della Polizia Locale e il ritiro della patente della showgirl in relazione a due incidenti avvenuti il 23 maggio nel centro di Milano. Secondo quanto ricostruito dagli agenti, Rodriguez non si sarebbe fermata dopo gli impatti e sarebbe stata successivamente rintracciata nella sua abitazione.

La vicenda era emersa nei giorni scorsi, quando la Polizia Locale aveva trasmesso un’informativa alla Procura contestando l’ipotesi di omissione di soccorso. Ora è arrivato il primo passaggio formale dell’indagine con l’iscrizione del nome della conduttrice nel registro degli indagati.

Al momento non risultano dichiarazioni pubbliche di Rodriguez sulla vicenda. L’inchiesta della Procura prosegue per chiarire nel dettaglio la dinamica dei fatti e le eventuali responsabilità.

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“Ho una dislessia molto grave. Quando devo leggere ad alta voce, anche se il testo è davanti a me, a volte vado completamente nel panico”: le parole di Tom Holland

10 June 2026 at 08:20

Condurre il Saturday Night Live? Tom Holland dice no e non perché non sia consapevole che si tratta di uno dei programmi più popolari e prestigiosi della televisione americana, ma per via della sua dislessia. Ne ha parlato ospite del podcast Good Hang di Amy Poehler e lo riporta, tra gli altri, Entertainment Weekly.

Ho una dislessia molto grave. Quando devo leggere ad alta voce, anche se il testo è davanti a me, a volte vado completamente nel panico”, le parole dell’attore. E Holland ha aggiunto che la faccenda si complicherebbe ulteriormente in uno show come il Saturday Night Live perché “cambiano continuamente i testi”, riferendosi ai copioni e alle battute che possono essere modificati anche all’ultimo momento.

“Leggo senza problemi, ma leggere ad alta voce è qualcosa con cui faccio davvero fatica”, ha spiegato il protagonista di Spider-Man, che non esclude però di rivalutare una proposta del genere in futuro. E come se la cava con i copioni di un film? “Per me il giorno peggiore sul lavoro è la lettura del copione. In quelle occasioni cerco di evidenziare tutto e imparare le battute in anticipo, così più che leggere davvero il testo lo scorro rapidamente, perché lo conosco già”, ha raccontato sempre ad Amy Poehler.

L’attore britannico, oggi 30enne, aveva già parlato pubblicamente della sua dislessia in passato, spiegando di aver imparato negli anni a sviluppare strategie per aggirare le difficoltà legate alla lettura. Nonostante il successo internazionale e una carriera che lo ha portato a diventare uno dei volti più noti di Hollywood, la dislessia continua però ad avere un impatto concreto su alcuni aspetti del suo lavoro.

Per questo motivo, almeno per ora, l’idea di trovarsi in diretta a leggere testi che possono cambiare fino a pochi istanti prima della messa in onda resta una delle poche sfide professionali che Holland preferisce evitare.

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“Ha volato per 17 anni come comandante senza avere la licenza, è come un medico di base che opera al cervello”: arrestato ex pilota di Air Canada

10 June 2026 at 08:20

Un pilota commerciale ha trasportato migliaia di passeggeri per 17 anni con una licenza falsificata, aggirando i rigidi controlli dell’aviazione civile. Secondo quanto riportato dalla rete britannica Bbc, un ex pilota della compagnia Air Canada è stato formalmente accusato di aver operato su voli di linea senza le credenziali obbligatorie per il ruolo ricoperto.

La scoperta della truffa milionaria

La polizia regionale di Peel, forza dell’ordine operativa nell’area di Toronto, ha incriminato Geoffrey Wall, un cinquantanovenne originario dell’Ontario. La carriera dell’uomo all’interno di Air Canada era iniziata regolarmente nel 1998, ma le irregolarità contestate risalgono al 2009, anno in cui ottenne la promozione a comandante (pilot-in-command). Per assumere quel ruolo, le normative richiedono il possesso di una licenza di pilota di linea (Atpl – Airline Transport Pilot Licence), un’abilitazione superiore che si ottiene superando una serie di rigorosi esami scritti. Wall, in possesso di una valida licenza commerciale ma sprovvisto dell’Atpl, ha scelto di falsificare i documenti. La frode è stata scoperta soltanto lo scorso anno durante una valutazione di routine: le incongruenze documentali hanno innescato un’indagine del dipartimento federale Transport Canada, sfociata poi in un’inchiesta penale. Il 1° giugno l’uomo è stato formalmente accusato di sette reati, tra cui frode e falsificazione, in attesa di comparire in tribunale il 29 giugno.

Le dichiarazioni della polizia: “Come un medico di base che opera al cervello”

Nei 17 anni di servizio illecito, Wall ha guidato diverse tipologie di Boeing, accumulando 900 voli tra tratte nazionali e internazionali e percependo un salario complessivo di svariati milioni di dollari. Il vice capo della polizia regionale, Nick Milinovich, ha fatto ricorso a un paragone clinico per inquadrare la condotta dell’accusato: “È molto simile a un medico autorizzato a esercitare la medicina generale, ma che nel suo studio esegue interventi di chirurgia cerebrale“. Alla richiesta di chiarimenti su come una simile falla nel sistema sia potuta durare quasi due decenni, Milinovich ha precisato che i trasgressori sviluppano spesso una notevole abilità nell’inganno: “Non è raro che le frodi continuino per anni e anni. Alla fine i nodi vengono al pettine, ed è allora che interveniamo noi”.

La posizione di Air Canada

Di fronte allo scandalo, la compagnia aerea ha chiarito i passaggi seguiti subito dopo la scoperta, confermando la rimozione immediata del pilota dalle proprie mansioni. “L’azienda ha segnalato volontariamente la questione a Transport Canada”, si legge in una nota ufficiale di Air Canada diffusa alla stampa. I vertici della compagnia hanno voluto rassicurare l’utenza, sottolineando che la sicurezza dei passeggeri non è mai stata messa a rischio: Wall era completamente addestrato per il volo commerciale e, come imposto dai regolamenti interni, veniva sottoposto ogni sei mesi ai test pratici sulle competenze. Sostenendo di “prendere la questione con la massima serietà”, Air Canada ha inoltre confermato di aver completato un audit interno straordinario sui fascicoli di tutti i propri piloti in servizio, senza riscontrare ulteriori anomalie o casi di non conformità.

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Orsi tra le case e vicino alle scuole: in una città giapponese scattano chiusure e misure straordinarie

9 June 2026 at 15:13

È emergenza nella città giapponese di Utsunomiya, a circa 100 chilometri a nord di Tokyo, dove la presenza di orsi nei pressi e all’interno del centro abitato ha portato alla chiusura di 94 scuole elementari e medie. Le autorità locali hanno adottato misure straordinarie dopo una serie di avvistamenti che hanno generato forte preoccupazione tra i residenti. La decisione di sospendere le lezioni è arrivata dopo che diversi esemplari, presumibilmente orsi neri asiatici, sono stati segnalati nelle aree urbane. In un episodio recente, un animale è stato ripreso dalle telecamere di sorveglianza mentre attraversava una strada del centro nelle prime ore del mattino, passando vicino a due giovani visibilmente spaventati.

Misure di sicurezza

Le autorità cittadine hanno invitato la popolazione a mantenere la massima prudenza, raccomandando di tenere porte e finestre chiuse, evitare spostamenti non necessari e rifugiarsi nell’edificio più vicino in caso di avvistamento. Sono stati inoltre attivati veicoli dotati di altoparlanti per diffondere avvisi nelle zone interessate.

Parallelamente, decine di cacciatori, insieme a polizia e funzionari locali, sono stati mobilitati per le operazioni di ricerca e contenimento. Non è ancora chiaro se gli avvistamenti riguardino uno o più esemplari, ma la loro presenza ravvicinata ai quartieri abitati ha spinto le autorità ad agire con urgenza. Le amministrazioni locali stanno valutando anche soluzioni tecnologiche, come sistemi di sorveglianza avanzati e analisi basate sull’intelligenza artificiale, per monitorare gli spostamenti degli animali e prevenire nuovi episodi.

Un fenomeno in crescita

Secondo quanto riportato da Il Messaggero, il fenomeno non è isolato. Negli ultimi mesi il Giappone ha registrato un aumento significativo degli avvistamenti di orsi, con circa 50.000 segnalazioni in tutto il Paese nell’ultimo anno, un dato considerato record e concentrato soprattutto nelle regioni nord-orientali. In alcuni casi recenti, gli animali si sono spinti fino a zone altamente frequentate: nei dintorni dell’area metropolitana di Tokyo un escursionista è rimasto ferito, mentre in altre occasioni gli orsi sono stati avvistati in città satelliti e persino all’interno di edifici industriali.

Secondo le stime, sull’isola principale di Honshu vivrebbero tra i 12.000 e i 42.000 orsi neri asiatici, mentre sull’isola di Hokkaido è presente una popolazione di orsi bruni più grandi, che può raggiungere esemplari di notevole stazza. Gli esperti hanno sottolineato come l’aumento degli avvistamenti possa essere legato a cambiamenti ambientali e alla crescente interazione tra fauna selvatica e aree urbane.

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