Normal view

In Italia 3mila Paperoni con più di 100 milioni hanno quasi un quinto della ricchezza finanziaria nazionale. Entro il 2030 saliranno a 4.700

10 June 2026 at 09:55

In Italia circa 3.100 ultraricchi con patrimoni superiori ai 100 milioni di dollari possiedono il 18,6% della ricchezza finanziaria nazionale nel 2025. Entro il 2030 i Paperoni con fortune di quella grandezza saliranno a 4.700 e avranno in mano il 22,2% della torta. Nonostante guerre commerciali, dazi e tensioni geopolitiche, la ricchezza globale lo scorso anno ha continuato a crescere, conferma il nuovo Global wealth report del Boston consulting group, registrando anzi l’aumento maggiore dal 2021: +10,7%, per un totale di 333mila miliardi di dollari. Includendo gli asset reali, il patrimonio netto globale supera i 550mila miliardi, in aumento del 9,3% rispetto al 2024.

La ricchezza finanziaria degli italiani ha raggiunto intanto i 7.500 miliardi di dollari con una proiezione a 9.800 miliardi entro il 2030, con un tasso medio annuo di crescita del 5,4%. Il patrimonio netto complessivo, includendo asset reali (8.700 miliardi) e passività (900 miliardi), si attesta a 15.300 miliardi di dollari. I super ricchi con patrimoni superiori ai 100 milioni di dollari sono poco più di 3mila, ma “il cuore del mercato” rimane nelle tasche di altri due segmenti, come dichiarato da Valerio Napolitano, managing director e partner di Bcg. Si tratta degli individui che possiedono tra 250mila e 1 milione di dollari e quelli con un patrimonio tra 1 milione e 20 milioni: insieme sono circa 2,5 milioni di persone e rappresentano oltre un terzo della ricchezza nel Paese.

A livello globale, gli ultra high net worth individuals, ovvero gli individui con un patrimonio netto stimato tra i 100 e i 200 milioni di dollari, sono circa 18mila nel 2025 e diventeranno 26mila nel 2030. La quota di ricchezza passerà dal 9,3% dello scorso anno al 10,5% in 5 anni. C’è poi la clientela mass, con patrimoni fino a 250 milioni di dollari, che tiene per sé il 37,6% della ricchezza finanziaria totale: sono circa 47,9 milioni di individui. Questa categoria calerà leggermente entro il 2030 a 46,7 milioni di persone, registrando anche una diminuzione della quota di patrimonio finanziario a 32,1%. Segue in questa classifica il gruppo dei lower hnw (patrimonio tra uno e 20 milioni di dollari), con il 22,4% di ricchezza totale: nel 2030 saranno 3,2 milioni di persone.

In generale l’Italia riflette una propensione, almeno nel 2025, per azioni e fondi di investimento, in cui è riposto il 43% della ricchezza finanziaria nazionale (la media in Europa occidentale è del 32%). Secondo il report Bcg, la proiezione è del 50% entro il 2030. Depositi e valute pesano invece il 25%, depositi e valute il 25%, polizze vita e pensioni il 18% e infine le obbligazioni l’8%. Nel comparto della gestione patrimoniale indipendente, si registra un tasso di crescita dell’11% annuo. Nel mondo le azioni hanno guidato con un +13,2%, mentre l’oro ha segnato un +44%, sostenuto dagli acquisti delle banche centrali in un contesto di crescente instabilità valutaria. Gli asset reali sono avanzati del 7,4%, frenati dall’elevato livello dei prezzi nei principali mercati sviluppati. Il report poi prevede un’espansione della ricchezza finanziaria globale a un tasso medio annuo del 7% fino al 2030.

L'articolo In Italia 3mila Paperoni con più di 100 milioni hanno quasi un quinto della ricchezza finanziaria nazionale. Entro il 2030 saliranno a 4.700 proviene da Il Fatto Quotidiano.

L’Ue congela il tetto al prezzo del petrolio russo: “La guerra in Iran ha allentato la pressione su Mosca”. Che ha incassato miliardi

9 June 2026 at 13:16

La Ue – a buoi ormai scappati – prende atto che la crisi in Medio Oriente è stato un inatteso assist per le finanze del Cremlino, che ha goduto di un sostanziale aumento degli introiti da vendita di idrocarburi nonostante le sanzioni occidentali varate dopo l’invasione dell’Ucraina. Per questo ora Bruxelles propone di sospendere fino a gennaio 2027 il meccanismo automatico di aggiornamento del tetto al prezzo del petrolio russo. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, presentando il 21esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, ha spiegato: “Il conflitto in Medio Oriente e le interruzioni delle catene di approvvigionamento energetico globali hanno allentato in parte la pressione” su Mosca. Di qui il congelamento del price cap fissato al momento a 44,1 dollari al barile, superato il quale alle compagnie occidentali è vietato fornire servizi di trasporto, assicurazione o finanziamento.

La ratio? Dopo il 18esimo pacchetto di sanzioni, l’Ue aveva introdotto un sistema automatico che aggiorna ogni sei mesi il tetto al prezzo del petrolio russo, mantenendolo del 15% sotto il prezzo medio di mercato. Con il blocco di Hormuz e il balzo delle quotazioni petrolifere, il meccanismo avrebbe però prodotto un effetto paradossale: aumentare il limite, portandolo a oltre 75 dollari. Il meccanismo di adeguamento “non è stato concepito per shock di mercato come quello causato dalla chiusura dello Stretto”, ha ammesso von der Leyen. “Quindi proponiamo di sospendere l’adeguamento fino a gennaio del prossimo anno. Ciò darà ai mercati petroliferi il tempo di stabilizzarsi, mantenendo al contempo la pressione sulle entrate della Russia”. Ma nel frattempo, secondo il centro studi CREA, la crisi mediorientale ha già garantito al Cremlino fino a oltre 730 milioni di euro al giorno come ricavi dalla vendita – anche alla Ue – di combustibili fossili, il livello più elevato degli ultimi due anni e mezzo.

Parallelamente, Bruxelles punta sulla carta a rafforzare il contrasto alla cosiddetta “flotta ombra”, la rete di petroliere utilizzata dalla Russia per aggirare le restrizioni occidentali. La Commissione propone di aggiungere altre 30 navi alla lista delle imbarcazioni sanzionate, che superano già quota 600, e per la prima volta di colpire anche le navi che forniscono servizi di supporto come bunkeraggio e assistenza logistica. Nel mirino finiscono inoltre porti, aeroporti e raffinerie coinvolti nel commercio o nella lavorazione del petrolio russo.

Oltre alle sanzioni nel settore dell’energia, von der Leyen fa sapere che la Ue intende estendere i divieti di transazione ad altre 31 banche russe e a 20 banche, società o piattaforme di criptovalute e operatori petroliferi in paesi terzi, che hanno fornito servizi a entità e individui russi sanzionati o hanno eluso le nostre misure. “Per la prima volta, introdurremo la possibilità di un divieto totale di servizi relativi alle criptovalute in paesi terzi”. Sul commercio, “stiamo introducendo nuove restrizioni all’esportazione di beni e tecnologie utilizzati dall’industria militare russa. Ad esempio, stiamo prendendo di mira un maggior numero di metalli e leghe utilizzati nei settori aerospaziale e della difesa. Per quanto riguarda i droni, proponiamo nuovi divieti di esportazione per le attrezzature di supporto a terra e i sistemi di disturbo e lancio, tra gli altri articoli. Proponiamo anche nuovi divieti di importazione per una serie di beni per un valore di 60 milioni di euro. Ad esempio, ciò riguarda determinati metalli, minerali metalliferi o componenti per auto, perché vogliamo consolidare la diversificazione dell’Europa per ridurre la dipendenza dalle importazioni russe”. Infine, von der Leyen annuncia che la Ue propone per la prima volta di vietare l’ingresso nell’Unione Europea agli ex combattenti russi.

L'articolo L’Ue congela il tetto al prezzo del petrolio russo: “La guerra in Iran ha allentato la pressione su Mosca”. Che ha incassato miliardi proviene da Il Fatto Quotidiano.

OpenAI presenta in via riservata i documenti per quotarsi in borsa a Wall Street. Venerdì il debutto di SpaceX

9 June 2026 at 10:08

OpenAI, la società che ha realizzato ChatGPT, è l’ultima azienda tecnologica statunitense a muoversi verso una potenziale quotazione in borsa a Wall Street. L’azienda ha presentato in via riservata la documentazione per un’offerta pubblica iniziale che completerebbe una serie di mega-quotazioni attese da importanti aziende tecnologiche. Come per la rivale Anthropic, i dettagli della documentazione rimangono per ora riservati. Il timing della quotazione comunque non è stato ancora deciso, ha spiegato la società fondata da Sam Altman, perché rimanere un’azienda privata offre vantaggi commerciali.

SpaceX, la società spaziale di Elon Musk, debutterà in borsa già venerdì, puntando a una valutazione iniziale di quasi 1.800 miliardi di dollari. Con un ricavato previsto di circa 75 miliardi di dollari, si tratterebbe della più grande Ipo della storia. La valutazione target appare insolitamente elevata, considerato che SpaceX ha generato meno di 19 miliardi di dollari di fatturato lo scorso anno e ha registrato perdite. Anthropic ha recentemente concluso un round di finanziamento che l’ha valutata 900 miliardi di dollari, mentre OpenAI è stata valutata leggermente meno nel suo ultimo round di finanziamento.

Il creatore di ChatGPT progetta di investire centinaia di miliardi di dollari in data center e i proventi di un’Ipo potrebbero contribuire a finanziare quei piani. Ma, come per altre aziende del settore, ci sono seri dubbi sulla possibilità di recuperare, a lungo termine, gli ingenti investimenti nelle infrastrutture per l’IA. Le attese quotazioni in borsa delle aziende di IA serviranno quindi anche a mettere alla prova l’interesse degli investitori nel settore.

L'articolo OpenAI presenta in via riservata i documenti per quotarsi in borsa a Wall Street. Venerdì il debutto di SpaceX proviene da Il Fatto Quotidiano.

Dl Lavoro, Calderone non va in commissione a chiarire sull’emendamento che apre ai contratti pirata: le opposizioni se ne vanno

8 June 2026 at 15:32

Il blitz sul decreto Lavoro con cui la maggioranza punta a riaprire la porta ai contratti firmati da sindacati non rappresentativi fa esplodere la protesta delle opposizioni. Che lunedì hanno abbandonato la commissione Lavoro della Camera accusando il governo di “abusare del Parlamento” e di voler riscrivere all’ultimo minuto uno dei punti più delicati del decreto Primo Maggio. A scatenare la reazione è stata l’assenza della ministra Marina Calderone, attesa per spiegare il controverso emendamento con cui i relatori hanno stabilito tra l’altro che per calcolare il trattamento economico complessivo (tec) vanno considerate anche “le prestazioni di welfare contrattuale” e che anche i contratti che prevedono un trattamento “equivalente” soddisfano le condizioni per accedere a sgravi e benefici. Il che ribalta di fatto l’impostazione del decreto presentato poche settimane fa.

“Non ci sono le condizioni per proseguire”, ha dichiarato il capogruppo Pd in commissione Arturo Scotto. “Non parteciperemo a questa pantomima, all’abuso di potere sul Parlamento, ce ne andiamo”. Il M5S ha parlato di “farsa” e di una ministra “scappata dal confronto”, mentre Avs denuncia “totale sprezzo verso il Parlamento”. Il centrosinistra si oppone a riprendere la seduta senza che siano state depositate tutte le riformulazioni. Nell’ufficio di presidenza, riunito in precedenza, è stato fissato l’obiettivo di chiudere con il mandato al relatore entro le 17 di oggi. Il testo è atteso domani in Aula alle 10 con la fiducia.

Lo scontro nasce da una modifica che tocca quasi un miliardo di euro di incentivi alle assunzioni. Il decreto approvato in Consiglio dei ministri disponeva che i bonus sarebbero andati soltanto alle aziende che applicano i contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Una scelta interpretata come un argine contro i contratti pirata e come una vittoria per Confindustria e per Cgil, Cisl e Uil. Ora, però, mentre il provvedimento è in Parlamento, l’esecutivo vuol cambiare le regole.

Con un emendamento presentato dai relatori di maggioranza su indicazione del governo, viene infatti introdotta una clausola che consente di accedere agli sgravi anche applicando contratti firmati da sigle non rappresentative. La condizione è che il trattamento economico complessivo previsto da quei contratti sia giudicato “equivalente” a quello garantito dai contratti leader. L’emendamento ripropone il concetto di “equivalenza” sostenuto per mesi dal sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon. Una tesi osteggiata dai sindacati confederali, che temono di vedere riaperti spazi per sigle minori come Ugl e Cisal.

La novità più rilevante è che il governo stabilisce anche cosa debba intendersi per trattamento economico complessivo. Nel conteggio rientrano non solo stipendio e altre componenti retributive, ma anche le prestazioni di welfare contrattuale. Ma se nel confronto entrano fondi sanitari, assicurazioni, buoni e altre prestazioni di welfare, diventa possibile compensare salari monetari più bassi con benefici non direttamente presenti in busta paga. Per il M5S si tratta dell’invenzione di un “salario teorico”. “Alla cassa del supermercato e per pagare gli affitti servono euro veri in busta paga, non voucher o polizze dentistiche”, ha attaccato il deputato Davide Aiello. “Noi continuiamo a chiedere una soglia minima legale di 9 euro lordi l’ora ancorata al minimale Inps”.

L'articolo Dl Lavoro, Calderone non va in commissione a chiarire sull’emendamento che apre ai contratti pirata: le opposizioni se ne vanno proviene da Il Fatto Quotidiano.

OpenAI verso un nuovo corso: ChatGpt diventerà una super app destinata all’utenza aziendale

8 June 2026 at 14:37

OpenAI potrebbe rilasciare prima del previsto la sua “super app”, una versione aggiornata di ChatGpt, destinata prevalentemente all’utenza aziendale. Secondo le informazioni del Financial Times, l’aggiornamento sarà reso disponibile nelle prossime settimane invece che per la fine dell’anno, e verrà implementato inizialmente attraverso modifiche mirate all’interfaccia del sito web e delle applicazioni mobili. La nuova architettura incoraggerà un utilizzo che va oltre la semplice interazione conversazionale, offrendo l’integrazione di strumenti di programmazione, sistemi per la generazione di immagini e applicazioni sviluppate da partner commerciali esterni, tra cui Canva e Booking.com.

“Secondo quanto riferito da oltre una dozzina di dipendenti ed ex dipendenti”, scrive il Financial Times, “i cambiamenti fanno parte di una più ampia riorganizzazione di OpenAI, che sta spostando le proprie risorse per cercare di acquisire clienti aziendali redditizi e tenere il passo della rivale Anthropic“. Un consolidamento finanziario che diventa centrale nella strategia di espansione di OpenAI, che sta valutando un’offerta pubblica iniziale già per il mese di settembre.

Anthropic, fondata dai fratelli Amodei, ha annunciato l’intenzione di procedere con la quotazione in borsa. I recenti sviluppi confermano e ampliano le dinamiche già evidenziate a marzo dal Wall Street Journal e dalla Cnbc, secondo cui OpenAI era al lavoro per unificare ChatGpt, le estensioni per browser e l’applicazione desktop Codex in un unico ecosistema. L’azienda aveva inoltre già introdotto in passato la possibilità di connettere al suo chatbot servizi e applicazioni di terze parti, come Spotify e Dropbox.

L'articolo OpenAI verso un nuovo corso: ChatGpt diventerà una super app destinata all’utenza aziendale proviene da Il Fatto Quotidiano.

Intesa lancia l’offerta, oltre 30 miliardi per Montepaschi. Via libera all’acquisto del 3,01% di Generali e accordo con Unipol per acquisire 635 filiali

8 June 2026 at 08:26

Una Opas, cioè un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria dal valore di circa 30,6 miliardi. È l’offerta lanciata da Intesa Sanpaolo per Monte dei Paschi di Siena dopo il cda che si è tenuto nella serata di domenica 7 giugno. Una risposta, annunciata lunedì prima che aprissero i mercati, alla mossa fatta domenica pomeriggio da Banco Bpm che ha proposto a Montepaschi un “matrimonio alla pari” per creare “un nuovo gruppo bancario e finanziario di riferimento in Italia, secondo operatore nazionale per dimensioni”.

L’offerta di Intesa, il cui avvio è subordinato al rilascio delle autorizzazioni preventive, rappresenta, si legge in una nota, un’operazione di “mercato rivolta direttamente a tutti gli azionisti dell’emittente, tale da garantire loro la possibilità di essere gli artefici, con l’adesione all’offerta stessa, di un’aggregazione tra l’offerente e l’emittente che permetta la piena valorizzazione delle potenzialità dei due gruppi”.

L’operazione valorizza anche le azioni della banca senese ed è strutturata con un corrispettivo in azioni: l’offerta prevede 16 azioni di nuova emissione della Ca’ de Sass ogni 10 Mps, con un rapporto quindi di 1,6, più una componente cash di un euro per ogni azione Mps con un premio del 12,5% rispetto al prezzo ufficiale del Monte in Borsa del 5 giugno. Il controvalore complessivo massimo dell’offerta, in caso di integrale adesione, sarà di circa 30,6 miliardi di euro, si legge ancora nella nota di Intesa.

Ma non solo. Nell’operazione del Ceo di Intesa, Carlo Messina, in un’ottica di gestione proattiva di temi di natura antitrust, è prevista anche l’Unipol Assicurazioni che a sua volta ha riunito il Cda: una volta completata l’opas, Unipol acquisirà 635 filiali di Mps. La compagnia presieduta da Carlo Cimbri, si legge ancora in una nota, proporrà a Bper, di cui è azionista di riferimento, una combinazione tra la stessa Bper e la banca ceduta da Intesa, con il gruppo post-fusione che prenderà il nome Banca Monte dei Paschi. Per supportare l’operazione è previsto un aumento di capitale di Unipol assicurazioni fino a 2,5 miliardi di euro. L’accordo prevede che Intesa Sanpaolo mantenga Mediobanca e il suo marchio, circa 625 filiali di Mps e una componente limitata di strutture centrali (con relative attività e passività) di Mps, complessivamente rappresentanti circa l’80% dell’utile netto 2025 di Mps + Mediobanca.

In più, altra novità decisa nella notte, Intesa ha approvato anche l’acquisto del 3,01% di Generali: una operazione “meramente finanziaria” e di “natura temporanea” funzionale ad assicurare che l’offerente possa mantenere, successivamente al buon esito dell’offerta, il trattamento contabile attualmente riservato alla partecipazione di Mediobanca in Generali secondo il metodo del patrimonio netto, scrive ancora Intesa.

L’operazione rappresenta, secondo Intesa Sanpaolo “un’opportunità strategica chiave nel panorama bancario italiano ed europeo grazie al raggiungimento di elevate sinergie che coniugano scala, complementarità e basso rischio di esecuzione”. L’obiettivo è anche quello di consolidare le principali aree di business dei due gruppi, in particolare il “wealth management, protection & advisory, il corporate & investment banking, retail & commercial banking e il consumer finance”.

Secondo le stime, il gruppo risultante dall’operazione tra Intesa e Mps avrà un utile netto al 2029 pari a oltre 16 miliardi di euro rispetto agli oltre 11,5 miliardi attesi nel piano di Impresa 2026-2029 di Intesa Sanpaolo, inoltre potrà distribuire circa 61 miliardi di euro per il 2025-2029 rispetto ai circa 50 miliardi previsti nel Piano di Impresa 2026-2029, con una distribuzione cash straordinaria per il 2026-2027 di 2,7 miliardi di euro.

Il perfezionamento dell’operazione di Intesa Sp su Mps – atteso entro dicembre 2026 e subordinato all’ottenimento delle autorizzazioni da parte delle autorità competenti – permetterà al Gruppo risultante di rafforzare ulteriormente il supporto all’economia reale e sociale da leader europeo, “consolidando il proprio ruolo di prima banca italiana profondamente radicata in tutto il territorio nazionale che in particolare valorizza il risparmio del Paese – e di accrescere la creazione e distribuzione di valore realizzando importanti sinergie senza costi sociali, con un’integrazione agevole dei sistemi IT anche grazie alla piattaforma tecnologica digitale cloud-native isytech di Intesa Sanpaolo”.

Per l’Opas, Intesa ha convocato l’assemblea straordinaria degli azionisti per il 10 settembre 2026 per discutere e deliberare della proposta di attribuzione al Consiglio di Amministrazione della facoltà, da esercitarsi entro il 10 settembre 2027, di aumentare il capitale sociale in una o più volte, in via scindibile, con emissione di un massimo di 5,7 miliardi di nuove azioni ordinarie.

L'articolo Intesa lancia l’offerta, oltre 30 miliardi per Montepaschi. Via libera all’acquisto del 3,01% di Generali e accordo con Unipol per acquisire 635 filiali proviene da Il Fatto Quotidiano.

Wall Street Journal: “Le sanzioni non hanno fermato gli oligarchi russi: viaggi in jet grazie a una rete di intermediari”

7 June 2026 at 09:04

Sergey Chemezov, amministratore delegato del colosso russo della difesa Rostec, ha utilizzato un jet Bombardier da 75 milioni di dollari per almeno sei viaggi a Dubai, in Turchia e nel Sud-est asiatico tra l’anno scorso e quest’anno. Come lui, la cerchia ristretta di ricchi russi vicini a Vladimir Putin continua a condurre una vita lussuosa nonostante le sanzioni imposte dall’occidente dopo l’invasione dell’Ucraina. A rivelarlo è un’inchiesta del Wall Street Journal secondo la quale gli oligarchi amici dello zar usano jet privati di lusso prodotti in Occidente, grazie a una rete di società intermediarie, registrazioni offshore e triangolazioni in Paesi che non hanno imposto le misure contro Mosca.

Tanti miliardari russi hanno dovuto adattare il loro stile di vita sostituendo mete come Londra, la Costa Azzurra e le Alpi svizzere con nuove destinazioni quali gli Emirati Arabi Uniti, la Turchia e l’Azerbaigian e continuano a viaggiare spesso all’estero con aerei Bombardier e Gulfstream, che operano regolarmente verso destinazioni come Emirati Arabi Uniti, Turchia e Azerbaigian, nonostante le restrizioni introdotte dal 2022. Secondo il Wall Street Journal, una rete di società intermediarie acquista i jet da produttori occidentali – o di seconda mano – e li immatricola in nuove giurisdizioni per renderli disponibili a cittadini russi colpiti da sanzioni. Al centro di questa rete figurerebbe anche la società viennese Avcon Jet con alcune sue controllate, che avrebbero gestito o registrato diversi aeromobili prima del loro passaggio a operatori russi, tra cui una società riconducibile a Chemezov. L’azienda, citata nell’inchiesta, ha dichiarato di rispettare rigorosamente le norme sanzionatorie, mentre altri soggetti coinvolti non hanno risposto alle richieste di commento.

Chemezov, che in passato frequentava regolarmente l’Europa e disponeva di asset immobiliari anche in Spagna, dopo la guerra ha spostato parte delle proprie attività negli Emirati, dove possiede una villa a Palm Jumeirah. Oltre a lui, il Wsj cita Arkady Rotenberg, imprenditore e amico storico di Putin fin dagli anni della gioventù a San Pietroburgo, già sanzionato dal 2014 per il suo ruolo nelle grandi commesse pubbliche russe. Secondo i dati citati dall’inchiesta, avrebbe avuto accesso a due Bombardier Global utilizzati per voli frequenti verso Emirati e Azerbaigian. L’inchiesta cita anche Igor Kasaev, magnate del tabacco, della distribuzione e dell’industria bellica, con un patrimonio stimato in circa 4,8 miliardi di dollari. L’oligarca, sanzionato da Stati Uniti ed Unione Europea dopo l’invasione dell’Ucraina, avrebbe importato nel 2023 un Bombardier Global Express Xrs.

L'articolo Wall Street Journal: “Le sanzioni non hanno fermato gli oligarchi russi: viaggi in jet grazie a una rete di intermediari” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Google compra la potenza dell’IA: maxi accordo da oltre 30 miliardi con SpaceX

5 June 2026 at 21:16

La corsa globale alla potenza di calcolo per l’intelligenza artificiale aggiunge un nuovo capitolo miliardario. A pochi giorni dalla sua quotazione in Borsa, SpaceX ha annunciato un accordo di dimensioni eccezionali con Google per la fornitura di capacità computazionale destinata ai sistemi di intelligenza artificiale e ai servizi cloud.

Secondo quanto emerge da documenti finanziari resi pubblici oggi, la società di Elon Musk metterà a disposizione del colosso di Mountain View una infrastruttura composta da circa 110.000 Gpu prodotte da NVIDIA, oltre a Cpu, memoria e altri componenti necessari all’elaborazione avanzata dei dati.

L’intesa prevede che Google versi a SpaceX circa 920 milioni di dollari al mese a partire da ottobre 2026 fino a giugno 2029. Nell’arco dell’intero contratto, il valore complessivo dell’accordo supera i 30 miliardi di dollari, confermandosi tra i più rilevanti mai siglati nel settore delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale.

L’operazione testimonia come il vero collo di bottiglia della rivoluzione dell’IA non sia più soltanto lo sviluppo di modelli sempre più sofisticati, ma la disponibilità di enormi quantità di potenza di calcolo. Le Gpu Nvidia, considerate lo standard di riferimento per l’addestramento e l’esecuzione dei modelli di intelligenza artificiale generativa, sono diventate una risorsa strategica per le grandi aziende tecnologiche.

La domanda di capacità computazionale è infatti cresciuta a ritmi senza precedenti. Le principali società statunitensi stanno investendo centinaia di miliardi di dollari nella costruzione o nell’affitto di data center specializzati, indispensabili per sostenere chatbot, assistenti virtuali, sistemi di ricerca avanzata e applicazioni aziendali basate sull’intelligenza artificiale.

L’accordo tra SpaceX e Google si inserisce proprio in questa competizione. Il mese scorso anche Anthropic, una delle principali aziende americane attive nell’IA generativa, aveva annunciato un maxi contratto con SpaceX per l’utilizzo di uno dei suoi principali data center.

Per SpaceX, tradizionalmente associata alle attività spaziali, ai lanci orbitali e alla rete satellitare Starlink, il contratto rappresenta anche la conferma della crescente diversificazione del business verso il mercato delle infrastrutture digitali. Per Google, invece, l’intesa garantisce accesso a una riserva di capacità computazionale fondamentale per sostenere la competizione con rivali come Microsoft, Amazon e Meta nella corsa all’intelligenza artificiale.

La battaglia tecnologica si gioca ormai sempre meno sugli algoritmi e sempre più sulla disponibilità di energia, chip e data center. E il maxi accordo tra Google e SpaceX ne è una delle dimostrazioni più evidenti.

L'articolo Google compra la potenza dell’IA: maxi accordo da oltre 30 miliardi con SpaceX proviene da Il Fatto Quotidiano.

Commissione Ue, deroghe al Patto anche l’energia: per l’Italia 14 miliardi. Giorgetti: “Soddisfatto, accolte nostre proposte”

3 June 2026 at 14:27

Possibili deroghe al Patto di stabilità europeo non solo per la Difesa ma anche per l’energia, sull’onda della crisi petrolifera innescata dalla guerra in Iran aperta da Usa e Israele. Lo ha annunciato il commissario Valdis Dombrovskis: “Proponiamo una flessibilità fiscale limitata per affrontare le sfide della crisi energetica. Consiste nell’estendere l’ambito di applicazione della Clausola nazionale di salvaguardia per la difesa, includendo anche misure che accelerino la transizione e l’uscita dalla dipendenza dai combustibili fossili. Nello specifico, proponiamo la possibilità di usare fino allo 0,3% del Pil all’anno nel 2026, 2027 e 2028 per misure che rafforzino la resilienza strutturale del sistema energetico” con “un limite cumulato pari allo 0,6% del Pil nell’arco dei 3 anni”. Per l’Italia si stimano tra 13 e 14 miliardi di euro.

Dombrovskis chiama l’Italia e Giorgetti esulta

Dombrovskis ha subito chiamato in causa l’Italia: “Considerato il forte interesse per questa soluzione di flessibilità fiscale, posso presumere che sarà interessata a utilizzarla”. E infatti è arrivato il commento entusiastico del ministro delle Finanze Giancarlo Giorgetti, a stretto giro: “Sono soddisfatto perché la Commissione, impensabile fino a qualche mese fa, ha recepito le nostre proposte, frutto di un lavoro lungo, serio e riservato”. “Nel momento in cui verranno precisati i limiti di utilizzo – prosegue Giorgetti – il Mef si riserva di fare le proposte più mirate a tutela di imprese e famiglie. Naturalmente la valutazione deve essere fatta complessivamente e dovrà tener conto anche delle ultime stime fornite dalla Commissione e degli elementi contenuti nelle raccomandazioni della Commissione che testimoniano lo sforzo e la serietà nella gestione della finanza pubblica italiana”.

La Commissione tuttavia non intende allargare troppo i cordoni della borsa: lo 0,3 per cento del Pil non si potrà utilizzare tutti e tre gli anni. Nel triennio si può arrivare alla soglia massima, cumulativa, dello 0,6 per cento del prodotto interno lordo. Non solo: la deroga “rimane all’interno del limite esistente dell’1,5% del Pil previsto dalla Clausola nazionale di salvaguardia per la difesa”. Dunque per gli Stati che “hanno già utilizzato l’intera flessibilità dell’1,5% del Pil”, “sarebbe necessaria una valutazione aggiuntiva della sostenibilità del debito“.

La proposta di Meloni e la ramanzina Ue all’Italia: “Costi tra i più alti per la dipendenza mdal gas, accelerare sulle rinnovabili”

Quella del commissario Dombrovskis è la risposta dell’esecutivo Ue alla richiesta recapitata da Giorgia Meloni a Ursula von der Leyen, e anche a quella avanzata dalla Spagna per bocca del ministro dell’Economia Carlos Cuerpo. La proposta iberica, diversamente da quella italiana, era specificamente focalizzata sulle spese ‘green’. La Commissione è “consapevole” delle conseguenze economiche e sociali dell’attuale shock energetico, nonché dell’importanza di sostenere le famiglie e le imprese “vulnerabili”, salvaguardando al contempo la “competitività” e la “resilienza economica” dell’Europa.

Nelle raccomandazioni specifiche per l’Italia pubblicate oggi da palazzo Berlaymont nel pacchetto del Semestre europeo, l’esecutivo Ue bacchetta Roma per i costi eccessivi dell’energia: “L’Italia si trova ad affrontare tra i prezzi dell’elettricità più alti dell’UE a causa della sua dipendenza strutturale dalla costosa produzione di energia da centrali a gas. Questo, e in particolare l’elevato rapporto tra il prezzo dell’elettricità e quello del gas, rappresenta un ostacolo fondamentale all’elettrificazione sia per le famiglie che per l’industria. Nonostante il significativo potenziale non sfruttato, la crescita delle energie rinnovabili è troppo lenta per raggiungere gli obiettivi del 2030: accelerare la diffusione delle energie rinnovabili contribuirebbe a mitigare i prezzi dell’elettricità nel medio termine”.

“Un sostegno continuo attraverso aste per le energie rinnovabili e lo stoccaggio, nonché la piena attuazione della riforma del sistema di autorizzazioni “Testo Unico” anche a livello regionale, sosterrebbero questo obiettivo”, suggerisce la Commissione. “L’integrazione di quote maggiori di energie rinnovabili richiede un’accelerazione degli investimenti per rafforzare la rete elettrica e ridurre le congestioni, limitando al contempo l’impatto sulle bollette dei consumatori. Ciò include investire nelle interconnessioni transfrontaliere e affrontare i ritardi di connessione alla rete di distribuzione. L’Italia dovrebbe inoltre continuare a promuovere la flessibilità non fossile, come lo stoccaggio e i meccanismi di gestione della domanda”. Per tutto questo, l’Ue raccomanda all’Italia di “accelerare l’elettrificazione e intensificare gli sforzi per la diffusione delle energie rinnovabili e dei sistemi di accumulo, anche attraverso la piena attuazione delle riforme in materia di autorizzazioni, in particolare a livello subnazionale, e investendo nella rete elettrica”.

L'articolo Commissione Ue, deroghe al Patto anche l’energia: per l’Italia 14 miliardi. Giorgetti: “Soddisfatto, accolte nostre proposte” proviene da Il Fatto Quotidiano.

L’Ocse stima al +0,5% il Pil dell’Italia nel 2026: “Lo shock sui prezzi dell’energia cancella l’aumento dei salari”

3 June 2026 at 08:31

Il nuovo shock sui prezzi energetici frena la crescita dell’Italia. A causa, tra le altre cose, della dipendenza del nostro Paese ai combustibili fossili. E, dunque, all’evoluzione del conflitto in Medio Oriente. L’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha presentato le Prospettive economiche, oggi a Parigi. La stima è che il Pil italiano si assesti allo 0,5% nel 2026 e cresca soltanto dello 0,6% nel 2027.

Il recente impatto “sui prezzi energetici”, scrive l’Ocse, “pesa sul consumo delle famiglie, sugli investimenti e sulle esportazioni”. La conseguenza è che “l’aumento dei prezzi causerà un aumento dell’inflazione, cancellando la recente progressione dei salari reali“. L’anno prossimo “il ripiegamento dei prezzi energetici e l’attenuazione delle incertezze porteranno la crescita allo 0,6%. Le prospettive dell’Italia sono relativamente esposte all’evoluzione del conflitto in Medio Oriente, vista la quota elevata di energia prodotta a partire da combustibili fossili importati e il peso della produzione manifatturiera esportata”.

Le stime italiane

“I primi segnali di un risanamento progressivo dell’economia si stavano profilando tra fine 2025 e inizio 2026, quando il forte aumento dei prezzi dell’energia e l’instabilità non hanno iniziato ad intaccare la fiducia”. Nel rapporto dedicato all’Italia, l’organizzazione internazionale sottolinea che il Pil italiano è “progredito dello 0,2% nel primo trimestre 2026 rispetto al trimestre precedente, sostenuto dall’aumento degli investimenti e della produzione legato ai prodotti farmaceutici e dalle transizioni energetiche e digitali. Nel 2026 – continua l’Ocse – le imprese hanno indicato un miglioramento dei loro ordini mentre l’aumento delle somme sbloccate nel quadro del Pnrr ha avuto un effetto stimolante sull’attività delle costruzioni e gli incentivi fiscali hanno sostenuto l’investimento residenziale”. Quanto ai Giochi Olimpici di Milano-Cortina “hanno temporaneamente rilanciato l’attività nel settore dei servizi come anche le esportazioni”.

Secondo l’Ocse, l’avvio del conflitto in Medio Oriente ha tuttavia causato un “forte peggioramento della fiducia dei consumatori e delle imprese. L’aumento del prezzo dell’energia ha portato il tasso d’inflazione al 2,8% ad aprile”. Quanto alle esportazioni, “hanno registrato un calo in volume a fine 2025, in particolare quelle verso i mercati di eurozona e Usa, per poi ripartire leggermente a inizio 2026”. “L’Italia – scrive ancora l’Ocse – è più dipendente rispetto ad altri grandi Paesi dell’eurozona dal petrolio raffinato e dal gas naturale (rispettivamente un quarto e l’11% dell’offerta totale) veicolati attraverso lo Stretto di Hormuz“. E ancora: “La ripresa è frenata dalla debole crescita dei redditi, con i salari reali che recuperano solo in parte le perdite subite a causa dell’aumento dei prezzi al consumo, a causa dei limitati rinnovi dei contratti collettivi previsti per il 2027 e della persistente debolezza del mercato del lavoro”.

Deficit e misure contro il caro-energia

Il deficit italiano dovrebbe calare dal 3,1% del 2025, al 2,9 nel 2026 e 2,8% nel 2027. Stando all’analisi, l’Italia “prosegue il graduale risanamento di bilancio”. Ma il debito pubblico dal 137,1 dello scorso anno salirebbe al 138,8% quest’anno pero poi calare lievemente al 138,6 nel 2027, a causa del superbonus. L’aumento delle entrate, in particolare dei contributi previdenziali, ha sostenuto il saldo di bilancio. La spesa primaria netta è aumentata in percentuale del pil, in contrasto con il Piano fiscale-strutturale a medio termine che prevede un calo di tale rapporto. L’accelerazione dell’attuazione del Pnrr ha portato gli investimenti pubblici oltre il 3,8% del pil, il tasso più alto degli ultimi 35 anni. L’Ocse spiega poi che le misure contro il caro energia “sono limitate da date di scadenza o da stanziamenti di finanziamento e sono in parte finanziate attraverso un aumento delle imposte sulle società energetiche, maggiori entrate Iva e proventi del sistema ETS, nonché da una riduzione dei finanziamenti ad alcuni ministeri”.

I consigli

Questa crisi dimostra “che la necessità di liberare le nostre economie dalla dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili sta diventando sempre più urgente”. Lo dice il capoeconomista dell’Ocse, Stefano Scarpetta. “Nel breve termine – continua – i governi dispongono di diverse opzioni per mitigare gli effetti della contrazione dell’offerta energetica, in particolare sulle famiglie e sulle piccole imprese più vulnerabili”.

Per il segretario generale dell’Ocse, Mathias Cormann, “qualsiasi misura di sostegno fiscale adottata dai Paesi in risposta allo shock deve essere temporanea e mirata a coloro che ne hanno più bisogno, per evitare un ulteriore aumento del debito pubblico e per preservare gli incentivi al risparmio energetico”.

Per quanto riguarda il nostro Paese, “il perseguimento del risanamento fiscale, unitamente a un programma globale di riforme strutturali volte ad aumentare la produttività e l’occupazione, contribuirà a ridurre l’onere del debito e a migliorare la resilienza dell’economia agli shock esterni”. Di nuovo, in questo senso, “garantire che le misure di sostegno ai prezzi dell’energia siano temporanee e mirate alle famiglie e alle imprese vulnerabili limiterà i danni causati dallo shock, contenendo al contempo i costi di bilancio. Portare avanti riforme in materia di pianificazione e approvazione per accelerare gli investimenti nella produzione e nella trasmissione di energia rinnovabile può ridurre i costi energetici e la vulnerabilità all’aumento dei prezzi dei combustibili fossili”. Proprio oggi l’Ue dovrebbe ufficializzare la mini-clausola di salvaguardia per gli investimenti sull’energia. Il vincolo è che dovranno essere mirati, temporanei e non aumentare la domanda di combustibili fossili.

Fari sulle pressioni sulla spesa che “stanno aumentando a causa dell’invecchiamento demografico, dei cambiamenti climatici e della difesa” quindi “il raggiungimento del risanamento previsto richiederà un miglioramento dell’efficacia e dell’integrità della spesa pubblica, nonché un contenimento dell’elevata spesa pensionistica”. Inoltre “il miglioramento dell’adempimento fiscale può finanziare riforme volte a rendere il sistema fiscale più favorevole alla crescita, consentendo riduzioni del carico fiscale per i singoli contribuenti, in particolare i lavoratori a basso reddito”, si aggiunge. Anche il perseguimento di un programma globale di riforme strutturali, basato sul Pnrr e sul piano di bilancio strutturale a medio termine volto ad aumentare la produttività e l’occupazione e ad accrescere i redditi, sosterrebbe la sostenibilità di bilancio.

Pil mondiale: due scenari

In questo quadro, la crescita del Pil mondiale dovrebbe contrarsi, passando dal 3,4% nel 2025 al 2,8 % del 2026, prima di risalire al 3,1% nel 2027. Stime precisa l’Ocse, basate su uno scenario a “turbative limitate nel tempo”. Vista l’”eccezionale incertezza” della situazione legata alla guerra in Medio Oriente, l’organismo ha infatti deciso di proporre quest’anno due scenari possibili. Uno scenario, appunto, a “turbative limitate nel tempo”, e l’altra a “turbative prolungate” nel tempo, dalle “conseguenze più vaste e ben più duratura”. Nel caso in cui dovesse verificarsi questo secondo scenario, con l’assenza di un accordo di pace in Medio Oriente per buona parte del 2026, scrive l’Ocse, il Pil mondiale ”dovrebbe rallentare nettamente per stabilirsi a solo 2,1% nel 2026 e 1,8% nel 2027, conducendo così diverse economie ad entrare in recessione o a sfiorarla, facendo aumentare la disoccupazione”.

L'articolo L’Ocse stima al +0,5% il Pil dell’Italia nel 2026: “Lo shock sui prezzi dell’energia cancella l’aumento dei salari” proviene da Il Fatto Quotidiano.

❌