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Received — 11 June 2026 Il Fatto Quotidiano

Renzi scatenato contro Meloni: “Lei è diventata lady tax. Sotto ai suoi video va messa la scritta ‘contiene fake news'”

11 June 2026 at 18:45

Duro intervento di Matteo Renzi in Aula al Senato durante la discussione generale sulle comunicazioni della premier Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo. “Noi siamo d’accordo con la presidente, quando c’è un video che contiene una fake news o un’immagine falsa è giusto dirlo. Ma non sarà il caso di mettere alcune di queste diciture anche su alcune sue dichiarazioni dell’ultimo periodo?”, esordisce il leader di Italia Viva.

La prima “fake” analizzata da Renzi è quella sulla pressione fiscale del governo Meloni, mai così alta dal post governo Monti. “C’è un video che circola, dice che con lei la pressione fiscale scenderà al 40% in Costituzione. La realtà è che oggi con lei è a livelli record. Riprendiamo questo video e ci mettiamo la dicitura ‘questo video contiene fake news’? – attacca Renzi – Perché lei è diventata nel giro di tre anni lady tax?”.

“Quando ci dice che con questo governo ora incidiamo, dobbiamo mettere la dicitura fake news o semplicemente state cercando di barcamenarvi su un posizionamento politico che, orfano del ponte di Trump, non vi fa più trovare a casa?”, affonda ancora Renzi. “Dovete smetterla con questa narrazione per cui da quando ci siete voi è cambiato il mondo”, si infervora l’ex premier, sottolineando infine l’ultima fake news, quella sul discorso fatto alla Camera da Meloni.

Quindi Renzi conclude rimarcando i dissapori interni allo stesso centrodestra. “Chi sta dicendo che lei ha fallito sulla sicurezza non è questa parte politica, è Vannacci – attacca – La novità politica di oggi è che lei è attaccata da destra. E ci sono due mozioni nell’ambito del centrodestra perché questa è la rottura politica”.

Video Youtube Matteo Renzi

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Peter Gomez: “Il Fatto cresce del 19% perché diciamo ai lettori quello che qualcuno non vuole che si sappia”

11 June 2026 at 17:40

Ospite di Battitori liberi, su Radio Cusano, Peter Gomez, direttore de ilfattoquotidiano.it e di Fq Millennium, scatta una fotografia nitida, e per certi versi inquietante, dello stato della stampa in Italia: un’analisi che non riguarda solo i bilanci o le copie vendute, ma tocca le fondamenta stesse del pluralismo e della libertà di critica.

Alla constatazione amara del conduttore Savino Balzano, che esprime stupore nel vedere testate e giornalisti che, dopo la richiesta milionaria di Cipriani e Minetti, fanno quasi il tifo perché qualcuno riesca a far chiudere Il Fatto, Gomez individua due ragioni fondamentali: “Mentre il panorama editoriale arranca, ad aprile il nostro giornale ha registrato un aumento del 19% delle copie, risultando l’unica testata in crescita insieme a Il Giornale di Tommaso Cerno (+1,1%). Il secondo motivo di questo astio sta nel fatto che, per vari motivi, i quotidiani dipendono tutti più o meno dalla politica ormai o dalle istituzioni. Poi probabilmente non saremo simpatici a tutti, però io credo che queste siano le due ragioni principali”.

Secondo il direttore, il segreto di questo successo è banale quanto rivoluzionario: “Il nostro giornale ha aumentato le copie non solo in virtù delle sue prese di posizioni diverse rispetto alla gran parte della stampa sulla Palestina e sulla guerra tra Russia e Ucraina, ma soprattutto in virtù dell’unico segreto per vendere i giornali: dire alle persone qualcosa che non sanno. Qualcosa che qualcuno non vuole che si sappia“. Una missione che oggi sembra diventata un’anomalia in un mercato dove i quotidiani appaiono “generalmente tutti uguali”.

Gomez ricorda che l’autonomia editoriale del Fatto Quotidiano è resa possibile da un modello economico che, con orgoglio, rifiuta il cordone ombelicale dello Stato: nonostante un bilancio complesso dovuto all’incremento dei costi del personale, la società ha scelto di tutelare ogni singolo dipendente. “Al contrario di gran parte dei giornali – sottolinea Gomez – abbiamo deciso di non dichiarare lo stato di crisi, quindi di non mandare via nessuno e di non ridurre l’orario di lavoro”. In un momento di incertezza, la testata aveva inizialmente inoltrato la richiesta per accedere al contributo di 10 centesimi a copia previsto per legge, ma una volta ottenuta l’approvazione ufficiale, è arrivato il rifiuto: “Quando da Palazzo Chigi ci hanno comunicato che eravamo stati ammessi, abbiamo detto di no. È una questione di coerenza“.

Una scelta che Gomez rivendica con forza, lanciando una frecciata ai sedicenti campioni del libero mercato che sopravvivono solo grazie ai sussidi: “In questo Paese, molti di quelli che predicano il neoliberismo e sostengono che il costo del lavoro sia troppo alto vivono di fondi pubblici, fondazioni o cooperative. Sono tutti liberali alle vongole. Noi siamo liberali, ma certamente non siamo alle vongole“.

Tuttavia, il prezzo del dissenso in Italia si paga con la moneta della delegittimazione. A Balzano che ricorda con sarcasmo le inchieste “risibili” volte a dimostrare un fantomatico finanziamento putiniano dietro le posizioni del giornale sulla guerra in Ucraina, Gomez ribadisce che il clima è diventato tossico: “Quello che non si accetta più è che ci sia gente che ha opinioni diverse semplicemente perché la pensa così. Evidentemente c’è tanta di quella gente che è pagata in qualche modo dall’altra parte, che pare impossibile che questo avvenga”.

Il direttore del Fatto online cita gli attacchi scomposti alla testata sul racconto dei massacri a Gaza. Pur ribadendo il diritto di Israele a reagire dopo l’orrore del 7 ottobre, Gomez ha denunciato il superamento di ogni limite umanitario: “Già dopo un mese ci siamo resi conto che quella reazione era spropositata: non era più giustizia, era vendetta“. Per questa analisi, il direttore è stato marchiato con l’infamia di essere “filo-Hamas”, un esempio plastico di una strategia volta a silenziare il dibattito: “Si viene associati a terroristi o dittatori solo perché si hanno opinioni diverse basate su analisi dei fatti differenti. Ma questa non è democrazia, perché la democrazia vive di confronto”

In ultima analisi, Gomez punta il dito contro la crisi d’identità della professione, stigmatizzando i troppi colleghi che passano con disinvoltura dal giornalismo ai ruoli di portavoce politico: “Noi giornalisti, un po’ come si dice dei magistrati, non dobbiamo essere solo indipendenti. Dobbiamo anche apparire tali”. La chiusura è affidata a un monito di Paul Valéry, che fotografa perfettamente la barbarie del dibattito pubblico attuale: “Quando non puoi attaccare il ragionamento, attacchi il ragionatore“.

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Conte attacca Meloni: “Non partecipa più ai summit europei, non può fare una fuga alla Schettino”

11 June 2026 at 16:43

“Meloni non si affaccia più ai summit europei, non si è presentata a quello in Montenegro, perché, cosa doveva fare? Stentavo a crederci: doveva presentare un francobollo. Poi il vertice di Londra con Francia, Germania e Regno Unito non siamo stati invitati. In queste ore adesso si è consumato un incontro degli ambasciatori di questi Paesi in Russia a Mosca, ma dico almeno vi hanno avvertito?”. Così il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, durante le dichiarazioni di voto dopo le comunicazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni prima del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno.

“Ormai non contiamo proprio più, non ci siamo più. Ma cosa fate, gli offesi? Non può fare l’offesa perché fino all’ultimo giorno dovete difendere l’interesse nazionale, non si può permettere una fuga alla Schettino“, attacca ancora Conte.

Il leader pentastellato parla anche di un post Meloni. “Ormai siete in campagna elettorale – dice ancora – FdI in particolare. Ma se questa è la campagna siete messi male, non ci spaventa. Fatevi sotto, non temiamo nulla”. E conclude: “Toccherà a noi rilanciare l’Italia, sappiamo come si fa”

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Polemiche sulle frasi di Silvestri (M5s): “Meloni non si è mai rialzata, ha cambiato ginocchiere”. Lei: “Mancato rispetto delle donne”

11 June 2026 at 15:45

Polemiche per la dichiarazione del deputato M5s Francesco Silvestri che, nel corso del dibattito dopo le comunicazioni di Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo, l’ha accusata “di non aver raddrizzato la schiena nei confronti di Netanyahu e Trump”, ma “di aver semplicemente indossato delle ginocchiere per stare più comoda”. A lui ha replicato direttamente la premier: “Boldrini si è indignata perché il collega si rivolgeva alla sottoscritta dicendo ‘signor presidente’. Mi chiedo se questo sia davvero il punto del rispetto delle donne. O sia piuttosto quello di ascoltare un collega che mi dice che ho indossato delle ginocchiere. Collega Silvestri, quello che voi non riuscite ad accettare è che c’è una donna che è arrivata dove è arrivata senza mai indossare delle ginocchiere, senza favoritismi e senza scorciatoie. Vi dà fastidio che la prima donna presidente del Consiglio sia arrivata dalla destra perché voi non siete stati capaci di proporla”.

Le frasi di Silvestri hanno scatenato le proteste della maggioranza, ma hanno raccolto anche solidarietà tra le opposizioni. La vicepresidente dem della Camera Anna Ascani si è scusata con l’Aula: “Se avessi colto nelle parole di Silvestri il senso che poi è stato descritto sarei intervenuta”, ha detto. “Valuterà il collega se intervenire per chiarire quelle parole. Mi scuso per quello che è stato colto come una mia mancanza. Non ho colto questo senso e di questo mi scuso”.

Silvestri, intercettato in Transatlantico, ha chiesto di “non strumentalizzare le sue parole”: “Sono quattro anni che questo governo è inginocchiato a Trump e alla politica di Netanyahu: ecco spiegato l’arcano delle mie parole”, ha dichiarato. “Se poi qualcuno ha voluto trasformare l’accusa che ho rivolto ad una chiara postura politica in un atteggiamento sessista, allora c’è malafede al solo fine di strumentalizzare e nascondere la verità. Tra l’altro lo ha fatto non avendo nessuna contezza della mia storia politica né di quella del Movimento 5 Stelle. La mia cultura è diversa da quella di qualcun altro: io mi chiamo Silvestri e il mio cognome finisce con la I e non con la O”.

In sua difesa è intervenuto anche il capogruppo M5s Riccardo Ricciardi che ha ricordato l’indagine per violenza sessuale nei confronti del senatore Fi Silvestro. “Tra le fila della maggioranza milita il presidente di una commissione bicamerale, Francesco Silvestro, non Silvestri, accusato di molestie sessuali, il cui primo commento sulla vicenda è stato: io sono carino, lei è normale quindi è impossibile che sia accaduto quello di cui mi si accusa. Oggi, questa maggioranza prende a pretesto una frase del nostro Francesco Silvestri per inscenare un pietoso teatrino vittimistico, accusandolo di sessismo. Noi lo ribadiamo con forza perché detto centinaia di volte: la politica estera della presidente del Consiglio Meloni è stata completamente prona, succube, di Trump e Netanyahu. Avevano espresso la volontà di alzare la testa dopo il referendum, ma tutto ciò non è accaduto. Non sono d’accordo su un passaggio con Silvestri: questo governo non si inginocchia ma striscia“.

A Meloni ha risposto anche la dem Laura Boldrini: “La presidente del Consiglio non perde occasione per usare le istanze femministe a proprio uso e consumo, strumentalizzandole, anche nell’aula di Montecitorio. Sì, ho manifestato insofferenza quando il collega di Fdi continuava a dire “signor presidente” rivolgendosi a Giorgia Meloni perché considero ridicolo che una donna si faccia chiamare al maschile. Ridicolo e contrario alla grammatica italiana. Come considero deprecabile dire a una donna che ‘indossa le ginocchiere’ per rappresentarne la subordinazione politica a un uomo. Una frase, per altro, successivamente chiarita dal collega Silvestri. La difesa delle donne, signora Presidente, passa da molte cose”.

Presa di distanza anche dal leader di Azione Carlo Calenda: “Mi faccia dire, immagino anche da parte di tutte le opposizioni, che siamo lontani e indignati dalle cose dette alla Camera su ginocchiere o non ginocchiere”, ha dichiarato. Mentre Fratelli d’Italia chiede “si apra un’istruttoria”: “È vergognoso – ha stigmatizzato nel suo intervento Paolo Trancassini di FdI – dire che qualcuno dovrebbe mettersi le ginocchiere anziché alzare la testa, lo dico alle belle anime della sinistra: sapete perfettamente quando si dice a una donna che si debe mettere le ginocchire davanti a un uomo. Questo è un fatto vergognoso!”. Trancassini ha chiesto alla presidenza di intervenire: “mi auguro che si apra una istruttoria“. “Verificheremo assolutamente”, ha detto il presidente Lorenzo Fontana.

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Laura Ravetto (Futuro Nazionale) contro Meloni: “Questo governo ha tradito la fiducia degli elettori, smentite voi stessi”

11 June 2026 at 15:30

“Noi non votiamo la fiducia al governo, non per fare un favore alla sinistra, ma perché questo governo ha tradito la fiducia degli elettori ed è chi tradisce il programma del centrodestra con cui è stato votato che fa un favore alla sinistra”. Così in Aula Laura Ravetto, deputata di Futuro Nazionale ex deputata leghista, ha attaccato Giorgia Meloni rispondendo alle parole della premier contro i vannacciani che aiuterebbero la sinistra non votando la fiducia al governo. “Il monito lo rivolga ai partiti alleati”, ha aggiunto Ravetto. “Pur di non darci ragione – ha sottolineato – e di non dare ragione a Vannacci state smentendo anche voi stessi”.

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Meloni attacca Fratoianni: “Ha preso contributi da Soros”. Bonelli sbotta: “Bugie inammissibili, ci aspettiamo le scuse”

11 June 2026 at 14:19

Botta e risposta alla Camera tra Nicola Fratoianni di Avs, la premier Giorgia Meloni, e Angelo Bonelli. “Voi la patrimoniale l’avete fatta sul ceto medio, togliendo diritti e opportunità, aumentando il carico fiscale. Il punto sono le scelte politiche”, ha attaccato Fratoianni intervenendo in Aula in occasione delle comunicazioni della premier in vista del Consiglio europeo.

Poco dopo la risposta di Meloni che ha accusato il deputato di aver preso soldi da Soros. “L’unica patrimoniale l’abbiamo messa sui patrimoni altissimi, tassando le banche e anche ultimamente le società energetiche. Se aveste avuto voi lo stesso coraggio negli anni passati le cose sarebbero andate meglio. Ma capisco che non si possa avere quel coraggio quando si accettano contributi finanziari da uno speculatore finanziario del carico di Soros…”, ha attaccato Meloni durante la replica in Aula.

Immediata la replica di Angelo Bonelli, di Avs, che al termine dell’intervento della presidente del Consiglio l’ha accusata di dire bugie “inammissibili”. “Ci aspettiamo delle scuse”, ha aggiunto.

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Olimpiadi Milano-Cortina, dirigente del ministero dei Trasporti indagata nell’inchiesta sulla cabinovia Socrepes

11 June 2026 at 13:41

L’inchiesta sulle Olimpiadi invernali Milano-Cortina arriva nelle stanze del ministero dei Trasporti. La procura di Belluno, guidata da Massimo De Bortoli, ha iscritto nel registro degli indagati Elisabetta Pellegrini, coordinatrice della Struttura Tecnica di Missione e braccio destro di Matteo Salvini.

Nella giornata di mercoledì le autorità le è stato sequestrato il cellulare e oggi è stata raggiunta da un avviso di garanzia. A quanto risulta, si tratta del filone di indagini sull’appalto per la costruzione della cabinovia Socrapes a Cortina d’Ampezzo, che vede indagate altre tre persone tra le quali il commissario straordinario per le opere Fabio Massimo Saldini. L’ipotesi di reato è di turbativa d’asta su presunte irregolarità nell’affidamento della realizzazione.

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Meloni vanta l’aumento delle spese per la Difesa al 2,8% del Pil. Ma poi precisa: “Dovuto soprattutto agli investimenti sulla sicurezza interna”

11 June 2026 at 11:02

Sulle spese per la Difesa Giorgia Meloni cerca di dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Nel corso del suo intervento alla Camera, come su altri temi la presidente del Consiglio si è messa sulla difensiva. Da una parte ha vantato un aumento delle spese in rapporto al Pil dello 0,71%, dall’altra, per il timore di proteste per spese militari eccessive in un momento di piena crisi energetica, ha comunque specificato che questa impennata è dovuta “soprattutto alle spese legate alla sicurezza sul proprio territorio“.

La leader di Fratelli d’Italia ha garantito che sulla Difesa “siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità e lo ribadiremo al vertice Nato, dove l’Italia si presenterà con il 2,8% del Pil investito in difesa e sicurezza”. Un dato che, rispetto agli accordi raggiunti dall’Alleanza, rispetta le aspettative del raggiungimento del 5% entro il 2035. Ma questa celerità nel rispettare standard che lo stesso governo aveva criticato nei mesi scorsi definendoli eccessivi rischiava di attirare sull’esecutivo critiche dalle opposizioni, ma anche dai alcuni sostenitori. Così ha precisato: “Segnalo un aumento dello 0,71%, garantito però soprattutto dalle spese legate alla sicurezza sul proprio territorio”. E ha poi spiegato: “La difesa è importante, certo, ma mettere al riparo le famiglie e le imprese italiane dalla crisi in atto, lo è altrettanto. E queste due priorità sono interconnesse. Senza sicurezza, l’energia finirebbe per costare sempre di più. Senza energia, non rimarrebbe più nulla da difendere con le armi. Abbiamo posto questa questione con chiarezza, scrivendo una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen con la quale chiedevamo di garantire maggiore flessibilità di bilancio agli Stati membri per affrontare la crisi energetica, utilizzando meccanismi finanziari simili a quelli previsti proprio per la difesa. Dopo un negoziato lungo e complesso abbiamo ricevuto la risposta che auspicavamo”.

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Scontro tra Vannacci e Gruber sulla remigrazione. “A lei piacciono i clandestini”. “Non dica sciocchezze”

11 June 2026 at 08:22

Scontro incandescente aOtto e mezzo(La7) tra Lilli Gruber e Roberto Vannacci sulla remigrazione, uno dei cavalli di battaglia della proposta politica del fondatore di Futuro Nazionale.
A una domanda diretta della conduttrice, l’europarlamentare spiega che andrebbero rimpatriati i clandestini, includendo anche coloro ai quali è scaduto il permesso di soggiorno.
Gruber insiste sul piano pratico: “Ma come facciamo a remigrarli? Per rimpatriarli ci vogliono gli accordi bilaterali con i Paesi”.
Vannacci replica che gli accordi esistono già “con quasi tutti i Paesi” di provenienza degli immigrati, ma che non vengono applicati. Quindi, chiama in causa Forza Italia, più volte evocata polemicamente dal politico nel corso della trasmissione: “Il problema è che poi in Europa c’è qualcuno che fa parte di questa alleanza di centrodestra che quando c’è da votare l’implementazione degli accordi di rimpatrio, vota contro“.
Il leader di Futuro Nazionale entra poi nel merito della sua proposta, sostenendo la necessità di realizzare “tantissimi” Cpr (Centri di permanenza per i rimpatri) destinati a chi, dopo ripetuti decreti di espulsione, continua a permanere sul territorio nazionale.

“Quindi li mettiamo in galere a cielo aperto – osserva Gruber – Ma se non abbiamo accordi bilaterali con i Paesi d’origine come facciamo?”.
Vannacci richiama allora il decreto europeo sui Paesi sicuri: “Possiamo portare queste persone in un Paese terzo, considerato sicuro, e da lì potranno essere accompagnate nel Paese di origine. L’importante è che non stiano da noi. Le piace come soluzione?“.
La conduttrice non nasconde il proprio dissenso: “No, guardi, io sono per una soluzione molto rigorosa. Sono per il governo del fenomeno dell’immigrazione, non per gli slogan vuoti con promesse irrealizzabili, come anche la sua remigrazione“.
“Lo dice lei che sono proposte irrealizzabili – ribatte Vannacci – Noi invece così governiamo il fenomeno dell’immigrazione. Il presidente Trump ha remigrato due milioni di persone in due anni, di cui un milione e mezzo volontariamente. Quindi è possibile e fattibile”.
Gruber accoglie con scetticismo i numeri citati dal politico: “Veramente quelli sono dati forniti dall’ex ministra di Trump”. Il riferimento è all’ex segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem, silurata dal presidente degli Stati Uniti nel marzo scorso.
Sono dati ufficiali – replica Vannacci – Lei ha altri dati? Clandestini?”.
“Non ho altri dati perché non sto in America”, risponde la giornalista.
Ma le piacciono i clandestini, quindi magari anche i dati clandestini“, rilancia il politico con tono provocatorio.
La conduttrice reagisce immediatamente: “No, guardi, a me non piacciono i clandestini. Lei non dica delle sciocchezze, per favore, perché io ho sempre detto che il fenomeno dell’immigrazione va governato, non va strumentalizzato, come fa lei e come fanno tanti altri“.
“Governare il problema vuol dire anche riportare nel Paese di origine gli immigrati clandestini”, insiste Vannacci.

Il confronto prosegue per diversi minuti in un crescendo di tensione. Gruber torna sul nodo centrale della discussione: “Mi risponda: con i Paesi con i quali non abbiamo un accordo bilaterale, come facciamo la remigrazione?”.
Vannacci ribadisce la soluzione del trasferimento nei Paesi terzi considerati sicuri.
“Quindi queste persone vanno deportate”, osserva la conduttrice.
“Certo”, replica l’europarlamentare. “Ma lei cosa intende per deportazioni? Movimentazione coatta al di là della loro volontà?”.
“La chiami come vuole”, taglia corto Gruber.

Negli ultimi minuti della trasmissione il confronto si sposta sul terreno dell’identità e dell’appartenenza. In un acceso scambio con la giornalista del Sole 24 Ore Lina Palmerini, che ricordava la presenza in Futuro Nazionale di numerosi esponenti provenienti da altre forze del centrodestra, Vannacci definisce orgogliosamente “rifiuti degli altri” e “sporca dozzina” i suoi nuovi compagni di viaggio, annunciando che vuole fare “solo gli interessi degli italiani”.
Gruber commenta sarcasticamente: “Io ho un passaporto italiano, sono sudtirolese di madrelingua tedesca, mi sento una cittadina del mondo e europea. Quindi pensi un po’ come siamo variegati noi italiani”.
Io no invece, non mi sento europeo ma italiano – ribatte Vannacci – Ho giurato fedeltà alla Repubblica italiana e non alla ‘rinsecchita’ di Bruxelles“.
La conduttrice gli ricorda: “Lei ha giurato sulla Costituzione italiana da generale. E c’è anche l’articolo 3 della Costituzione“.
Visibilmente irritato, l’europarlamentare replica: “Ho giurato sulla Costituzione da militare di leva e poi da ufficiale, non da generale”.
“Sembra che lei lo abbia dimenticato”, osserva Gruber.
“E chi è che ha violato l’articolo 3? Me lo dica lei invece di insinuare“, incalza Vannacci.
La risposta della conduttrice arriva con il punto di Pagliaro ormai imminente: “Per parlare di politica internazionale dovrò invitarla un’altra volta”.

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Received — 10 June 2026 Il Fatto Quotidiano

L’esordio di Vannacci a Otto e mezzo: “Lega sovranista a giorni alterni, io no”. Gaffe sul dizionario “Zingaretti” e scintille con Gruber sui diritti Lgbt

10 June 2026 at 21:37

Ma quante giravolte avrei fatto? Sono sempre stato coerente con i principi e i valori con i quali mi sono messo in gioco. Se la Lega fa la sovranista a giorni alterni, non fa per me“. Così a Otto e mezzo (La7) Roberto Vannacci, europarlamentare eletto con la Lega e fondatore di Futuro Nazionale, risponde alla conduttrice Lilli Gruber con cui nel corso del confronto ha diversi e accesi botta e risposta.
Sferzanti le critiche di Vannacci alla Lega: “Se vota contro le armi in Ucraina in Europa e invece in Italia vota per il decreto armi, è un problema di coerenza della Lega. Se la Lega si presenta come promotrice della famiglia naturale e poi invita i rappresentanti della comunità Lgbtq alle riunioni di partito non è un problema di Vannacci, rimasto coerentissimo coi propri principi, valori e ideali”.
Insorge la giornalista del Sole 24 Ore, Lina Palmerini: “Ma sulle armi in Ucraina lei lo sapeva, no?”.
Vannacci smentisce: “No, io non lo sapevo, tanto è vero che abbiamo discusso sul decreto armi in Italia fino all’ultimo giorno”.

Gruber rincara: “Quindi, lei mette alla porta i rappresentanti della comunità Lgbtq?”.
“No – risponde il leader di Futuro Nazionale – ma non li invito alle mie riunioni di partito, né mi metto a discutere su determinati paletti, per me estremamente chiari, su quella che è la famiglia naturale, che continuo a promuovere. Da parte della Lega c’è stata una deriva nel legittimare la categoria degli Lgbtq“.
“E questo è un male?”, incalza Gruber.
“Secondo me, sì – ribadisce Vannacci – non fa parte dei miei principi, e io continuo a promuovere la famiglia naturale, senza se e senza ma”.
La conduttrice ricorda che oggi quel concetto di famiglia naturale è obsoleto e superato, ma Vannacci è irremovibile: “Questo lo dice lei, a casa mia quel concetto esiste. E io continuo a promuovere la famiglia naturale”.

Il vis-à-vis si sposta poi sui gay. Gruber osserva: “Lei ha detto che gli omosessuali non sono normali. Poi ha specificato che si riferiva al fatto che fossero una minoranza”.
“No, mi riferivo al significato della parola ‘normalita’, che è quello comunemente accettato”, risponde Vannacci, che incespica in una gaffe citando il dizionario “Zingaretti” anziché il Zingarelli.
“Lei sembra un po’ ossessionato dagli omosessuali e dagli lgbtq”, osserva Gruber.
“Forse lo è lei – ribatte Vannacci – e lo vuole dimostrare pure stasera, visto che ha riportato questo argomento in una discussione di politica”.
“Sì, sono una minoranza – rilancia la conduttrice – ma va tutelata”.
“Va rispettata – obietta il politico – Non capisco perché il frutto di un orientamento sessuale, quindi di un gusto personale, debba poi dare luogo a dei diritti”.
“E se scoprissimo che lei magari è gay?”, chiede Gruber.
“Non accamperei nessun diritto”, risponde Vannacci.

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Bagarre alla Camera, scontro sulla commissione Covid. FdI: “Conte abbia il coraggio di venire a riferire”. M5s: “Onestà, onestà”. Seduta sospesa

10 June 2026 at 19:46

Bagarre in Aula alla Camera tra Fratelli d’Italia e Movimento 5 stelle. Tema dello scontro è la commissione Covid. La deputata meloniana, Alice Buonguerrieri, è tornata ad attaccare il leader M5s, Giuseppe Conte, invitandolo a dimettersi da componente della commissione per farsi ascoltare. “Non accettiamo lezioni di coraggio da chi parla di gestione pandemia in tv ma non è ancora venuto a farsi sentire”.

Immediata la risposta del deputato M5s Alfonso Colucci che ha attaccato la maggioranza denunciando “gravi illegittimità” nello svolgimento dei lavori di commissione e bollando gli interventi del centrodestra come un “disperato tentativo di perseguire un inconsistente teorema accusatorio”.

Dai banchi della maggioranza si sono alzati brusii e voci di protesta, con la pronta risposta del Movimento 5 stelle che ha replicato con il coro “onestà, onestà”. Anche dai banchi di FdI, al termine dell’intervento di Buonguerrieri, i deputati avevano intonato le stesse parole.

Lo scontro è stato interrotto dal vicepresidente di turno, Sergio Costa, che è stato costretto a interrompere la seduta.

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La riforma dei medici di base naufraga: stop anche da pezzi della maggioranza. Ira di Bertolaso

10 June 2026 at 18:39

Non c’è pace per la riforma dei medici di medicina generale, di fatto ‘congelata’ anche se il provvedimento non era ancora stato presentato formalmente dal ministero della Salute. A far detonare la questione, una riunione tra gli assessori regionali alla Salute e il capo di gabinetto del ministero, Marco Mattei, dopo lo stop arrivato nei giorni scorsi all’ipotesi di procedere con un decreto legge. La netta opposizione dei sindacati medici, cui si è sommata quella di parte della maggioranza, avrebbe fatto saltare il banco. I sindacati avevano parlato di “forzatura istituzionale” anche di fronte all’ipotesi circolata lo scorso mese di introdurre le novità in due step, nella speranza di riuscire a riempire le Case di comunità.

La riforma, fortemente voluta da Orazio Schillaci, si sarebbe così arenata, almeno rispetto alla bozza articolata che era emersa a fine aprile e che incideva anche sulla formazione dei professionisti e prevedeva il passaggio alla dipendenza per una parte dei medici di base. L’obiettivo “resta quello di dare una medicina territoriale più vicina ai cittadini, con la presenza dei medici di medicina generale nelle Case di comunità”, fanno sapere fonti del ministero. Sul tavolo resterebbero due opzioni: procedere con una norma ad hoc, oppure affidare tutto all’Atto di indirizzo per il rinnovo della convenzione, inserendo l’obbligo per i medici di famiglia di garantire 6 ore settimanali di presenza nelle Case della comunità con l’obiettivo di far partire le strutture realizzate con il Pnrr.

Una strada che avrebbe incontrato la forte contrarietà da parte dell’assessore alla Sanità della Lombardia e vice coordinatore della Commissione Salute delle Regioni, Guido Bertolaso, che invece aveva plaudito alla riforma, vista come un’occasione importante per mettere davvero mano alla riforma della medicina generale. A quanto si apprende, Bertolaso, presente oggi all’incontro tra i tecnici del ministero della Salute e gli assessori regionali alla Sanità, se ne sarebbe andato dal tavolo annunciando le dimissioni dal ruolo ricoperto in Commissione Salute delle Regioni.

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Ad Acqui Terme l’assessora che non esiste: è creata con l’Intelligenza Artificiale e avrà la delega all’umanizzazione

10 June 2026 at 18:09

Si chiama Eva Statiella, sta per diventare assessora ma, in realtà, non esiste. L’Intelligenza Artificiale entra anche nella politica e lo fa a gamba tesa. Ad Acqui Terme, in provincia di Alessandria, sta arrivando la prima “politica” generata con l’AI.

A volerla è stato il sindaco, il civico Danilo Rapetti, in carica dal 2022. Statiella, paradossalmente, con l’imminente rimpasto della giunta, avrà una delega opposta al suo essere, quella all’Umanizzazione, insieme a quelle più in linea con la sua indole, la delega all’intelligenza artificiale e alla transizione digitale.

L’obiettivo, rassicura il primo cittadino, è quello di “comprendere meglio cosa potrà succedere quando queste entità avranno concretamente una parte attiva e decisionale”.

Il nome non è casuale. Eva ricorda la Bibbia e l’antenata di tutte le donne, mentre Statiella, il cognome, contiene un richiamo alle antiche popolazioni che popolavano queste vallate, i Liguri Statielli, e ad ‘Acquae Statiella’, il centro urbano edificato dai Romani su cui oggi è innestata la città termale.

Dopo la teoria, però, viene la pratica. Ancora da chiarire, infatti, come l’assessora potrà prendere provvedimenti e decisioni, e come potrà partecipare alle discussioni insieme agli altri colleghi.

Espresso nel 2022 da una lista civica dopo una lunghissima militanza nel centrodestra, 55enne, già sindaco di Acqui fra il 2002 e il 2012, un curriculum che vanta tre lauree magistrali (scienze della formazione, psicologia ed economia aziendale), il primo cittadino non si limita all’assessora. Rapetti, infatti, intende replicare una copia virtuale di se stesso da dare in pasto alla cittadinanza: un “sindaco avatar” che “risponderà ai turisti o a chi vorrà fare domande sugli uffici, sulle necessità, sulle proposte per la città”. Il tutto sulle sue pagine social.

Ma non solo. Nelle intenzioni del sindaco c’è anche la trasformazione del Comune in “agentico”, con flotte di computer in grado di occuparsi delle relazioni con il pubblico sbrigando alcuni affari su urbanistica, anagrafe, stato civile. A beneficio anche dei dipendenti pubblici, i quali, sgravati da incombenze “ripetitive, lunghe e senza costrutto”, avranno “più tempo per formarsi, incontrare, studiare le pratiche più complesse”. E tutto questo “senza licenziare nessuno”.

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Meloni: “L’Italia non è la repubblica delle banane. Abbiamo fermato 24mila imprese ‘apri e chiudi’”

10 June 2026 at 15:01

“Questa non è la repubblica delle banane, qui si rispettano le regole, come ricordava il presidente Sangalli non c’è mercato senza regole, non ci sono imprese sane e non c’è crescita”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nel suo intervento all’assemblea di Confcommercio, ricordando con un attento cherry picking una misura non nuova (è stata introdotta con la legge di Bilancio 2023) ma probabilmente gradita ai commercianti come la stretta sulle partite Iva “apri e chiudi” spesso intestate a cittadini extracomunitari. Non una parola invece sul recentissimo e probabilmente meno gradito obbligo, per la platea che la ascoltava, di collegare i registratori di cassa telematici al pos, scattato il quale si è registrata una prevedibile impennata del numero di scontrini e del valore delle transazioni “in chiaro”.

La premier, come detto, ha preferito concentrarsi su uno dei suoi vecchi cavalli di battaglia: il “fenomeno odioso”, delle “attività molto spesso gestite da extracomunitari che eludono il fisco aprendo e chiudendo in breve tempo, non pagando le tasse”. Finora, ha detto sommando apparentemente dati relativi agli ultimi tre anni, “ne abbiamo chiuse d’ufficio 24mila, un risultato secondo me importante per lo Stato, ma certamente più importante per gli imprenditori onesti di questa nazione che pagano le tasse e non meritano di subire la concorrenza sleale di chi, magari dopo essere entrato illegalmente in Italia, si mette pure a farci concorrenza sleale”. Velo pietoso, ca va sans dire, sul fatto che stando agli ultimi dati del dipartimento Finanze del Mef su ricavi e compensi dichiarati dalle partite Iva soggette agli Indici sintetici di affidabilità fiscale i commercianti hanno perlopiù “pagelle” da bocciatura. Il 68% delle panetterie secondo il fisco dichiara troppo poco, come il 65% dei negozi di giochi, il 69% dei commercianti di veicoli, il 65% dei rivenditori al dettaglio di tessuti e filati. La lista è lunga, ma su quei dati Meloni ha preferito tacere.

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Patrimoniale, Meloni attacca Schlein: “Altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo per farlo avere agli italiani”

10 June 2026 at 12:33

“Altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad avere patrimonio dopo decenni di sacrifici”. Intervenendo all’assemblea di Confcommercio a Roma, Giorgia Meloni chiama l’applauso facile ribadendo la sua contrarietà a una nuova imposta patrimoniale, in questi giorni oggetto di dibattito nel centrosinistra dopo l’apparente apertura della segretaria Pd Elly Schlein (di fatto rinnegata pochi giorni dopo). La premier rivendica di aver “lavorato molto per rafforzare il potere d’acquisto degli italiani”: “Abbiamo agito su più fronti, il primo dei quali è stato il taglio delle tasse sul costo del lavoro. Siamo partiti ovviamente dai redditi più bassi, via via abbiamo allargato il raggio d’azione, non intendiamo fermarci, vogliamo fare di più, particolarmente per alleggerire il carico fiscale sul ceto medio perché il taglio delle tasse è uno dei grandi obiettivi di questo governo”, afferma. Tra i risultati vantati da Meloni di fronte alla platea dei commercianti c’è la chiusura d’ufficio di 24mila attivitàapri e chiudi“, “ovvero quelle attività molto spesso gestite da extracomunitari che eludono il fisco. Un risultato importante per lo Stato e gli imprenditori onesti che non meritano di subire la concorrenza sleale di chi magari, dopo essere entrato illegalmente in Italia, si mette pure a farci concorrenza sleale. Non si può fare. Il messaggio che vogliamo lanciare a tutti è che questa non è la Repubblica delle banane. Qui si rispettano le regole”, arringa la leader di FdI.

Prima di salire sul palco dell’Auditorium della Conciliazione, la premier applaude e fa segno di convididere con ampi cenni un passaggio del discorso del presidente Carlo Sangalli, quando dice, in riferimento all’Italia, che “raccontarci peggio di come siamo è un danno per tutti”. “Davvero, presidente, devo ringraziarti per averlo detto”, afferma la premier. “Sarebbe chiaramente intellettualmente disonesto dipingere l’Italia come una nazione nella quale i problemi sono stati risolti. Però io considero ugualmente disonesto dover per forza sminuire il quadro incoraggiante che i dati macroeconomici ci restituiscono. A me dispiace quando questa nazione si dipinge come spacciata, perché il quadro macroeconomico e anche molti osservatori fuori dai nostri confini nazionali raccontano invece una nazione che, pur nella peggiore congiuntura degli ultimi decenni, non solo ha resistito ma ha rilanciato. Nonostante il pessimismo cosmico che domina il racconto, questa nazione non si è fatta spaventare. Ha invece tirato fuori il suo carattere, come sempre accade all’Italia. L’Italia è così. L’Italia è una nazione che tira fuori il carattere quando le cose vanno male”.

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Travaglio a La7: “Dare ragione a Minetti e chiedere scusa? Ma neanche per sogno. La grazia da Mattarella non andava data, punto”

10 June 2026 at 08:17

La grazia a Nicole Minetti non andava data. Questo è il punto di partenza“. Così a Dimartedì (La7) il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, risponde al conduttore Giovanni Floris circa la grazia concessa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Nicole Minetti, ex consigliera regionale della Lombardia coinvolta nell’inchiesta sul caso Ruby e condannata in via definitiva per favoreggiamento della prostituzione minorile e peculato.

Floris suggerisce che, in mancanza di nuovi testimoni, al Fatto Quotidiano non resterebbe che dare ragione a Nicole Minetti, chiedere scusa e archiviare la vicenda.
Il direttore smentisce assolutamente: “Ma nemmeno per sogno. Noi siamo partiti dal fatto che il presidente della Repubblica ha concesso la grazia a una signora pregiudicata per favoreggiamento della prostituzione e per peculato, che non ha scontato un minuto dei tre anni e undici mesi che doveva scontare, non in carcere ma ai servizi sociali“.
La misura di clemenza si basava su due presupposti indicati dalla Procura: che Minetti avesse cambiato vita e che non potesse svolgere i servizi sociali perché costretta a seguire le cure del figlio adottivo in America, visto che in Italia non sarebbe stato possibile curarlo. Travaglio spiega che entrambi i presupposti sono falsi: “La Minetti non ha cambiato vita e i due ospedali tirati in ballo ci hanno detto: “Nessuno ci ha mai chiesto di curarlo”. Peraltro ci sono altri 9 ospedali in Italia che avrebbero potuto curarlo”.

Floris chiede se l’affermazione sul mancato cambiamento di vita si fondi solo sulla testimonianza di Graciela Torres. Travaglio risponde: “No, questo in base a plurimi elementi”. Ricorda il reportage pubblicato dal mensile FQ Millennium nel 2017 in un locale di Ibiza di proprietà di Giuseppe Cipriani, dove Minetti era presente insieme a “signorine allegre a disposizione dei clienti vip”, le stesse scene descritte nelle indagini su casa Berlusconi e poi nella villa di Cipriani in Uruguay.

Quando Floris insiste che il giornale dovrebbe trovare altri testimoni per uscire dall’angolo, il direttore replica deciso: “No,non dobbiamo trovare niente, dobbiamo difenderci nelle due cause che ci fanno portando tutto ciò che abbiamo già portato sul giornale“.
E cita un ulteriore riscontro: mentre Graciela Torres firmava l’atto di ritrattazione davanti al notaio, l’inviato del Fatto in Uruguay individuava tre autisti che facevano la navetta dal ranch di Cipriani al bordello White di Punta del Este, “portando quattro, tre, cinque prostitute per volta: sempre lo stesso contesto”.
“Naturalmente può esserci un complotto mondiale e tutte le persone che tu senti ti raccontano sempre la stessa storia – conclude Travaglio – oppure potrebbe essere che qualcuno certe verità non le abbia volute sentire“.

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Caso Minetti, Travaglio a La7: “Giornali di destra e ‘de sinistra’ festeggiano il tentativo di Cipriani di far chiudere Il Fatto”

10 June 2026 at 08:16

“In questi giorni sembra che tutti i giornali italiani festeggino il fatto che Cipriani e la Minetti cercano non di ottenere dei soldi dal Fatto Quotidiano, ma di farlo chiudere, perché questo ha dichiarato Cipriani: lo scopo delle sue cause, una in America e una in Italia, è far chiudere il nostro giornale“. Sono le parole pronunciate a Dimartedì (La7) dal direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, rispondendo al conduttore Giovanni Floris che snocciola i titoli dei giornali di destra contro la testata sulla richiesta di 250 milioni di dollari di risarcimento avanzata da Giuseppe Cipriani e Nicole Minetti contro Il Fatto Quotidiano e la Rai.
Se fossero solo i giornali di destra mi farei una risata – commenta Travaglio – perché sono quelli che hanno creduto a Ruby nipote di Mubarak, quindi puoi immaginare da quale pulpito possono dare lezioni di verità e di attendibilità a me e al Fatto Quotidiano. Il problema è che ci sono anche i giornali ‘de sinistra’, i giornali corazzieri, che stanno facendo lo stesso identico gioco, con un po’ più di educazione ma anche con un po’ più di malizia”.

Tutto parte dall’intervista alla massaggiatrice uruguayana Graciela Torres: “Questa testimone peraltro è stata intervistata anche da due televisioni uruguayane e dal Corriere della Sera, che se ne è dimenticato. Il Corriere, infatti, continua a dire che Il Fatto è stato smentito. Ma se è così, dato che Il Fatto ha sentito la stessa testimone che poi è stata ascoltata anche dal Corriere, vuol dire che è smentito anche il Corriere”.
Il direttore sottolinea: “Quindi, mettiamoci d’accordo: o Il Fatto ha fabbricato una verità, oppure Il Fatto, come è realmente avvenuto, ha sentito una persona con nome e cognome, che per tre mesi ha detto la stessa cosa a quattro giornalisti, di cui uno del Fatto e l’altro del Corriere della Sera, ha portato in settecento e passa messaggi in chat, foto, ore e ore di conversazioni, tutti elementi per raccontare quello che aveva visto. Successivamente la testimone ha sperato che almeno la magistratura italiana la volesse ascoltare”.
Travaglio conclude: “La magistratura italiana le ha fatto sapere che non intendeva ascoltarla perché preferiva ascoltare quelli che la smentivano, ovvero i testimoni della difesa di Cipriani e Minetti. E quindi, disperata e spaventata, ha firmato quella che tutti chiamano ritrattazione. Ma poi, se uno la legge per davvero, scopre che è riuscita anche a non ritrattare quasi niente di quello che aveva detto“.

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Received — 9 June 2026 Il Fatto Quotidiano

Il senatore Silvestro (FI) indagato per violenza sessuale, La Russa: “Ai questori gli accertamenti su telecamere e orari di ingresso e uscita”

9 June 2026 at 17:55

“Non vogliamo sottovalutare questa vicenda. L’auspicio è che non infici il buon nome e l’immagine di un’istituzione”, il Senato, “che tendiamo tutti a considerare al di sopra dei singoli interessi di ognuno di noi”. Sono le parole del presidente di Palazzo Madama, Ignazio La Russa, al termine dell’incontro coi senatori questori sul caso che ha coinvolto il parlamentare di Forza Italia, Francesco Silvestro, indagato con l’ipotesi di violenza sessuale all’interno del suo studio nel palazzo di San Luigi de’ Francesi.

La Russa ha affidato l’istruttoria ai tre senatori questori, vale a dire Gaetano Nastri (FdI), Antonio De Poli (Udc) e Marco Meloni (Pd), a cui si sono aggiunti per assistere alla riunione anche Gian Marco Centinaio (Lega), Mariolina Castellone (M5S), Licia Ronzulli (FI) e Anna Rossomando (Pd).

Sull’ipotesi di poter ascoltare il senatore Silvestro, La Russa ha precisato: “Non credo che nei compiti dei questori vi sia quello di ascoltare minimamente l’interessato, né tanto meno l’interessata la cui identità, peraltro, è protetta dalla legge nella maniera più tassativa, né noi abbiamo motivo o interesse a fare diversamente”. E ancora: “Certamente non possiamo interrogare la persona offesa, certamente non abbiamo l’accesso neanche al testo della denuncia, certamente non sarebbe corretto sentire noi di nostra iniziativa il parlamentare prima che decida di sentirlo la magistratura. Quindi in questa condizione escludo che noi si possa assumere decisioni prima, se non della decisione definitiva, quantomeno della piena conoscenza degli atti”.

Il punto importante è che il presidente del Senato “convocherà in settimana” un ufficio di presidenza per proporre “che sia data la delega ai questori, a compiere tutti gli accertamenti irripetibili“, con riferimento a “telecamere, stato dei luoghi, orario di ingresso, orario di uscita, cose che magari fra sei mesi o fra un anno sarebbe difficile fare”.

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