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Received — 7 June 2026 Il Fatto Quotidiano

Trump interrompe l’intervista con Nbc: “Siete faziosi e disonesti”. La giornalista: “Sono venuta fin qui dal Wisconsin”

7 June 2026 at 18:26

L’intervista è durata un’ora. Ha dichiarato di considerare Mojtaba Khamenei “più razionale” di suo padre, di auspicare attacchi “più mirati” di Israele su Hezbollah e ha negato di aver mai assicurato di non coinvolgere gli Stati Uniti in nuove guerre, una promessa che però ha costituito un punto centrale della sua campagna per la rielezione nel 2024. Ma dopo sessanta minuti in cui si mostrava visibilmente agitato, Donald Trump ha bruscamente interrotto il colloquio con la giornalista di Kristen Welker, di Nbc news, registrato venerdì in Wisconsin e andato in onda oggi. Dopo che la giornalista ha insistito sul fatto che egli non avesse fornito la minima prova a sostegno delle sue contestate accuse secondo cui le elezioni del 2020 gli sarebbero state “rubate”. “Siete un network fazioso e disonesto”, ha tuonato il presidente. “Chiudiamola qui, perché ne ho abbastanza. Grazie, cara. Buona continuazione”, ha tagliato il tycoon.

WOW — Trump crashes out and cuts his interview with Welker short as she presses him on his lack of evidence for claiming elections are rigged

“You’re either crooked or you’re stupid. Let’s call it quits. Because I’ve had enough. Thank you darling,” he tells her.”

“I traveled… pic.twitter.com/qQaNIDnX4y

— Aaron Rupar (@atrupar) June 7, 2026

Welker ha insistito affinché Trump continuasse, ricordandogli di essersi recata appositamente in Wisconsin per l’intervista, ma il presidente ha rifiutato sostenendo di “essere rimasto seduto sotto la pioggia con te per un’ora”. “Ti ho concesso abbastanza tempo. Dovresti metterti in riga. Un Paese non potrà mai essere grande con una stampa disonesta”, ha attaccato. La giornalista ha poi ha rivelato di aver riparlato con il presidente che ha accettato di concederle una seconda intervista.

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La fabbrica del consenso di Israele: in un bando segreto della Difesa il piano per manipolare l’opinione pubblica globale

7 June 2026 at 16:10

Il Ministero della Difesa israeliano ha messo a punto la creazione di un programma biennale volto a formare militari e funzionari in operazioni psicologiche per influenzare l’opinione pubblica globale. In totale 320 all’anno, selezionati tramite un bando interno, pronti a plasmare l’immagine di Israele e non solo in ambito internazionale. Il corso, aperto anche a non meglio definiti “partner stranieri” e che nella prima edizione pare sia partito nel 2025, include moduli “Black Hat” per aggirare i filtri di social media come Facebook e Google, puntando a manipolare attivamente percezioni e comportamenti. Questo sforzo strutturato si inserisce nel contesto della guerra di propaganda di Israele, mirato in particolare a risollevare i consensi negli Stati Uniti.

Il bando, svelato dalla piattaforma investigativa israeliana The Hottest Place in Hell e ripreso da +972, mostra che la maggior parte dei corsi – scrive InsideOver – “è orientata ad azioni ‘offensive’, definite come interventi mirati a ‘interrompere o manipolare le convinzioni, gli atteggiamenti e i comportamenti dei pubblici bersaglio'”. Nella lista dei corsi, sono due in particolare a colpire: uno, dedicato alle tecniche ‘Black Hat’, che insegna “la distribuzione e la promozione di contenuti illegittimi utilizzando strumenti e soluzioni tecnologiche – un percorso che bypassa Facebook e Google“, mentre “un altro modulo insegna a pianificare ‘operazioni informative allo scopo di influenzare la coscienza pubblica nell’arena locale e internazionale'”, compresa la creazione di testi ad hoc per situazioni e popolazioni specifiche, misurandone l’impatto in tempo reale. Poi ci sono moduli riservati all’intelligence “per l’influenza” e “culturale”, rispettivamente creati per alimentare le campagne psicologiche e per studiare i codici culturali di popolazioni target in modo da aumentare l’efficacia dell’azione. I corsi per gli stranieri – in particolare quelli su operazioni di influenza, intelligence per l’influenza e attivismo online – verranno tenuti in inglese: per quanto non siano classificati, vengono applicate misure di riservatezza per non svelare agli stessi docenti l’identità dei corsisti e il loro ruolo nell’intelligence.

Alla base di questa operazione ci sono i tentativi di Israele per riguadagnare terreno nell’opinione pubblica americana. A questo scopo, il ministero degli Esteri di Netanyahu ha avviato da tempo campagne digitali su Google e YouTube finalizzate a veicolare contenuti pro-Israele. L’acquisizione di Paramount Global da parte di Skydance Media, guidata dall’imprenditore David Ellison – figlio di Larry, multimiliardario fondatore di Oracle e che ha donato milioni di dollari alle forze armate israeliane – ha impresso una svolta fortemente filo-israeliana all’assetto del gruppo, che include anche Cbs. La transizione ha generato tensioni interne e un ampio dibattito mediatico per la gestione dei contenuti e le scelte editoriali, in particolare per la scelta della giornalista filo-israeliana Bari Weiss, diventata direttrice della tv. Peraltro Ellison, scrive il Financial Times, “si prepara a riunificare CBS e CNN sotto il suo controllo attraverso l’ acquisizione di Warner Bros Discovery per 111 miliardi di dollari”. Tra le campagne di influenza – e disinformazione – di Israele, anche quella che ha coinvolto influencer israeliani e stranieri e che si è svolta tra ottobre 2023 e dicembre 2024: l’obiettivo era quello di raccontare la guerra a Gaza promuovendo esclusivamente la narrazione dell’Idf. Israele continua tuttora a bloccare l’ingresso indipendente dei giornalisti internazionali nella Striscia.

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“L’esercito israeliano ha usato munizioni al fosforo bianco in zone densamente popolate in Libano”

7 June 2026 at 14:49

Un video girato il 30 maggio scorso, mentre le forze israeliane prendevano il controllo del castello di Beaufort, in Libano. Ma ci sono anche altre immagini postate sui social e analizzate da esperti e gruppi umanitari che giungono alla stessa conclusione: l’esercito israeliano ha utilizzato munizioni al fosforo bianco in zone densamente popolate in Libano durante il suo nuovo conflitto con Hezbollah. A scriverlo è il New York Times, che ha verificato i video aiutandosi da esperti: le immagini mostrano le caratteristiche scie di fumo prodotte da questa sostanza altamente pericolosa su Nabatieh, cittadina di circa 40mila persone.

Il Times cita altri video verificati che mostrano l’utilizzo del fosforo bianco nella zona di Tiro e nei pressi di tre piccole località, Qlayaa, Khiam and Yohmor, in questi mesi di conflitto. Spesso usato dai militari per creare incendi e cortine di fumo durante i combattimenti, il fosforo bianco non è illegale in sé, ma il suo deliberato utilizzo contro i civili ed in zone abitate da civili costituisce una violazione delle leggi internazionali di guerra. Una volta esposto all’aria, il fosforo bianco prende spontaneamente fuoco ed è estremamente difficile spegnere gli incendi che provoca.

Interpellato dal Times, l’esercito israeliano ha negato ogni utilizzo delle munizioni di fosforo bianco in violazione delle leggi internazionali. “Le procedure dell’Idf richiedono che queste munizioni non siano usate in zone densamente popolate, fatte salve alcune eccezioni. Ciò è conforme e va oltre i requisiti del diritto internazionale”, recita una dichiarazione in cui si sottolinea che “i principali proiettili fumogeni usati dall’Idf non contengono” questa sostanza. “Come molti eserciti occidentali, l’Idf possiede proiettili fumogeni con fosforo bianco che sono legali rispetto alle leggi internazionali”, conclude la dichiarazione, sottolineando che queste munizioni “non vengono usate per tiri mirati o provocare incendi“.

In passato l’utilizzo da parte di Israele di fosforo bianco in zone densamente popolate è stato oggetto di rapporti come quello pubblicato nel 2024 da Human Rights Watch in cui si documentava il diffuso utilizzo della sostanza in Libano mettendone in discussione la necessità ed indicando l’esistenza di alternative più sicure, come le munizione M150. Il governo libanese dall’ottobre del 2023 ha inviato quattro lettere alle Nazioni Unite sollevando preoccupazione per l’utilizzo di fosforo bianco da parte di Israele. In una di queste lettere, datata 3 luglio 2024, si citano dati governativi secondo i quali oltre 600 incendi sarebbero scoppiati a causa dell’utilizzo di fosforo bianco nel Libano meridionale.

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Alte colonne di fumo dai villaggi del Libano dopo gli attacchi israeliani: le immagini

7 June 2026 at 11:05

Alte colonne di fumo si alzano sui villaggi del Libano meridionale dopo gli attacchi israeliani in diverse località. Israele ha lanciato un’operazione in Libano per sradicare il gruppo armato Hezbollah, sostenuto dall’Iran, che ha trascinato il Libano nella più ampia guerra in Medio Oriente lanciando missili per conto del suo finanziatore. Un cessate il fuoco che avrebbe dovuto porre fine ai combattimenti tra Israele e Hezbollah è entrato in vigore il 17 aprile, ma non è mai stato pienamente rispettato.

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Drone russo colpisce il sito di stoccaggio nucleare di Chernobyl: danni e incendio. Ma i livelli di radiazioni sono nei limiti

7 June 2026 at 10:31

Un drone russo ha colpito nella notte un edificio all’interno del sito dell’impianto centralizzato di stoccaggio del combustibile nucleare esaurito nella zona di Chernobyl, provocando un incendio e danni significativi alla struttura. L’episodio, confermato dalla società statale ucraina Energoatom e notificato all’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), riporta al centro dell’attenzione i rischi per la sicurezza nucleare legati al conflitto in Ucraina.

Secondo Energoatom, l’attacco è avvenuto intorno alle 2.10, ora di Kiev. Il drone avrebbe colpito l’edificio destinato alla ricezione dei contenitori per il combustibile esaurito, che risulta parzialmente distrutto. La società ucraina ha precisato che nel fabbricato danneggiato non era conservato materiale nucleare. L’Aiea, citando le informazioni ricevute da Kiev, ha riferito che l’attacco ha causato danni rilevanti alla facciata, alle finestre e alle porte dell’edificio, mentre anche strutture vicine sono state interessate dall’onda d’urto. I livelli di radiazione, tuttavia, restano entro i limiti previsti.

L’agenzia dell’Onu ha annunciato che un proprio team effettuerà a breve un’ispezione sul posto per valutare l’entità dei danni. Il direttore generale Rafael Grossi ha definito l’incidente “fonte di profonda preoccupazione”, sottolineando che l’attacco è avvenuto in un impianto che custodisce ingenti quantità di materiale nucleare a poca distanza dall’edificio colpito. Grossi ha inoltre ribadito che gli attacchi contro siti nucleari sono “del tutto inaccettabili” e rappresentano una violazione dei principi fondamentali della sicurezza nucleare durante i conflitti armati.

L’episodio si inserisce in una nuova ondata di attacchi russi che ha interessato diverse regioni ucraine. Nella regione di Zaporizhzhia, le autorità locali hanno denunciato bombardamenti notturni e nuovi raid nelle ore successive, che hanno provocato anche blackout parziali. Un uomo di 56 anni è morto durante un attacco con droni nella stessa regione, mentre un’altra vittima, un uomo di 59 anni, è stata registrata nella regione di Dnipropetrovsk. Almeno una persona è rimasta ferita e sono stati segnalati danni alle infrastrutture.

Sul fronte politico, il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha accusato il presidente russo Vladimir Putin di aver respinto l’opportunità di avviare colloqui diretti con il presidente Volodymyr Zelensky per porre fine al conflitto. In un messaggio pubblicato sui social, Sybiha ha sostenuto che il protrarsi della guerra rischia di aggravare ulteriormente le difficoltà economiche e militari della Russia.

Le nuove tensioni arrivano mentre Zelensky è atteso a un confronto con i leader di Francia, Germania e Regno Unito sulle prossime mosse diplomatiche e militari. Secondo recenti analisi basate sui dati dell’Institute for the Study of War, l’Ucraina avrebbe riconquistato più territorio di quanto ne abbia perso nel mese di maggio per il secondo mese consecutivo, mentre l’economia russa continua a fare i conti con inflazione, aumento della pressione fiscale e carenza di manodopera.

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Received — 6 June 2026 Il Fatto Quotidiano

Centinaia di droni ucraini attaccano San Pietroburgo. Zelensky: “Sono le nostre sanzioni a lungo raggio e funzionano”

6 June 2026 at 18:44

Putin raffredda ogni ogni prospettiva di vertice dopo la lettera aperta con cui Zelensky aveva rilanciato l’ipotesi di un incontro diretto. E dall’Ucraina, come ha confermato il suo presidente, è partito un massiccio attacco su vasta scala di droni su San Pietroburgo, dove sono rimaste ferite quattro persone, tra cui un bambino. Un raid avvenuto in coincidenza con la chiusura del Forum economico internazionale di San Pietroburgo (Spief), mentre il governatore della città baltica, Alexander Beglov, ha rivolto un appello senza precedenti alla popolazione perché rimanesse in casa. Un altro bombardamento di droni ucraini era avvenuto nella giornata inaugurale, il 3 giugno. “Stanotte, i nostri droni hanno percorso una distanza di circa mille chilometri fino alla regione di San Pietroburgo, agli arsenali della Marina nemica e a una base a Kronstadt“, ha scritto Zelensky su X, rivendicando il lancio di droni sulla Russia e definendoli “sanzioni”. “È ora di porre fine a questa guerra. Ma il leader della Russia vuole continuare a combattere. È per questo che le sanzioni ucraine contro questa aggressione stanno funzionando”, ha affermato.

“Le nostre sanzioni a lungo raggio hanno raggiunto anche circa 500 chilometri nella regione di Krasnodar e hanno colpito un deposito di petrolio. Questi sono importanti risultati degli sforzi congiunti dei guerrieri delle Forze Armate ucraine, del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina e dell’Intelligence della Difesa dell’Ucraina. La Russia deve porre fine alla sua guerra e fermare i suoi attacchi. Qualsiasi manifestazione di ingiustizia contro l’Ucraina riceverà una risposta giusta”, ha concluso.

Alexander Drozdenko, governatore della regione di Leningrado, di cui San Pietroburgo è capoluogo, ha detto che “in un attacco senza precedenti, sono stati abbattuti 144 droni nemici sopra il territorio della regione”. Drozdenko ha aggiunto che i detriti di uno dei droni, precipitati al suolo, hanno causato un incendio “presso un impianto del ministero della Difesa a Bolshaya Izhora”, provocando il ferimento di 4 persone. Uno solo di questi è stato ricoverato in ospedale, mentre gli altri tre, tra cui un bambino, hanno ricevuto assistenza medica sul posto. Oltre 600 persone sono state evacuate dalla zona.

Intanto, al Forum economico di San Pietroburgo si fatto in larga misura finta che la guerra non esistesse, malgrado le colonne di fumo nero sollevate da un attacco di droni di Kiev sulla città ad accogliere i partecipanti al loro arrivo in città mercoledì mattina. Non palpabile il disagio fra i partecipanti, il ‘gotha’ dell’economia e della finanza del Paese. Nulla è stato detto al Forum su come potrà essere affrontata la crisi in vista che non intaccherà il modello dominante, anche se il cash flow delle grandi imprese ha cominciato a risentirne, e rischia di portare, oltre che allo scontento del mondo dell’impresa, anche aumenti delle tasse e altre misure restrittive per le persone della classe media.

“L’economia russa può sostenere un peso di queste dimensioni quasi indefinitivamente. La questione non è quanto si possa andare avanti. O se l’economia possa sostenere la spesa attuale destinata al comparto militar industriale. La questione è piuttosto come ulteriori aumenti della spesa potranno essere finanziati, quando sarà necessario”, ha spiegato, citato dal Moscow Times, l’economista Dmitry Nekrasov, già direttore del Centro di analisi del servizio federale per il fisco, dichiarato ‘agente stranierò e ora all’estero, sottolineando che il peso della crisi ricadrà su chi al forum non è stato invitato. Nel clima della conferenza, tradizionale occasione per attrarre investimenti, quindi da cui ogni forma di pessimismo è bandita, qualche lapsus nel generale clima di rimozione è stato fatto.

(nella foto: droni su San Pietroburgo il 3 giugno 2026)

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Trump si addormenta nello Studio Ovale mentre si parla di carbone: il video virale

6 June 2026 at 15:33

Commander-in-sleep‘ e ‘sleepy Trump‘ – che rievoca lo “sleepy Joe” con cui il presidente Usa apostrofava il suo predecessore – sono i soprannomi che impazzano sui social media dopo che un nuovo video in cui il presidente americano sembra appisolarsi nello Studio Ovale è diventato virale. Il tycoon stava ascoltando una serie di interventi sul carbone seduto alla sua scrivania e in un paio di momenti sembra chiudere gli occhi, abbandonando la testa da un lato. L’episodio è l’ultimo di una serie per il quasi 80enne presidente e si è verificato proprio all’indomani di un’audizione di Marco Rubio al Congresso durante la quale il segretario di Stato ha smentito che il Trump si sia mai addormentato durante eventi ufficiali.

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“Ad aziende vicine a Trump e ai repubblicani contratti miliardari per costruire il muro anti migranti al confine con Messico”

6 June 2026 at 15:10

Procedure più veloci ma meno trasparenti, che fanno accelerare drasticamente la spesa per la costruzione del muro anti migranti al confine con il Messico assegnando contratti oltre 19,4 miliardi di dollari, i più ingenti nella storia del progetto. E a beneficiarne più di tutti sono due aziende legate alla Casa Bianca e al partito repubblicano. A rivelarlo è un’analisi del Washington Post: l’appalto più recente, relativo a un progetto da 2,6 miliardi di dollari, è stato assegnato solo mercoledì. E, secondo il quotidiano Usa, le informazioni disponibili indicano che in alcuni casi i costi sono già lievitati in modo significativo.

In particolare Fisher Sand & Gravel ha ottenuto contratti per un valore superiore a 7,8 miliardi di dollari. Ed è la stessa azienda che si è aggiudicata il maggior numero di appalti per il muro di confine durante il primo mandato di Trump, ottenendo oltre 2 miliardi di dollari. Non solo, lo stesso presidente avrebbe sollecitato i vertici militari ad affidare incarichi all’impresa del North Dakota il cui amministratore delegato Tommy Fisher, è un noto donatore del partito repubblicano. L’altra azienda che si è aggiudicata la fetta più grande è Barnard Construction, che dalla fine dello scorso anno ha ottenuto contratti per 4,5 miliardi di dollari. Anche in questo caso il presidente, Timothy Barnard, è un importante finanziatore del tycoon. Insieme alla moglie Mary, ha donato complessivamente 1,1 milioni di dollari al Trump 47 Committee per la campagna del 2024.

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Received — 5 June 2026 Il Fatto Quotidiano

Cacciari: “Zelensky e Putin si parlino e si vedano dove vogliono, anche sulla luna”. Poi rifiuta gli auguri di compleanno

5 June 2026 at 17:03

Il caso Erri De Luca? Togliere la parola a chicchessia significa mettersi dalla parte del torto“. Sono le parole pronunciate ai microfoni di Uno, Nessuno, 100Milan (Radio24) dal filosofo Massimo Cacciari, che ribadisce quanto espresso nella sua intervista a Tommaso Rodano sul Fatto Quotidiano in merito alla vicenda dello scrittore napoletano. De Luca era stato invitato a tenere il discorso di apertura della kermesse, prevista dal 13 al 20 giugno, ma la direzione ha deciso di revocare l’incarico dopo le sue recenti dichiarazioni al quotidiano israeliano Israel Hayom, dove De Luca si è definito sionista e ha rifiutato di qualificare come genocidio gli stermini israeliani a Gaza. Cacciari ammette di non conoscere i particolari del caso, ma precisa: “Se Erri De Luca dice che non c’è genocidio a Gaza, la questione può essere anche discussa sotto il profilo giuridico e tecnico. I criminali nazisti a Norimberga non sono stati accusati di genocidio. E non perché non ci avessero pensato, ma perché ritenevano che fosse, da un punto di vista formale e giuridico, un’accusa difficilmente sostenibile. C’è stata però quella di crimini di guerra e crimini contro l’umanità – continua – Se Erri De Luca preferisce accusare Israele di questo, si accomodi pure. Io a quel festival l’avrei fatto parlare lo stesso, perché, come ho detto in tutte le occasioni, la democrazia è forte quando dà la parola a chiunque“.

Sulla guerra tra Russia e Ucraina, Cacciari ha commentato la lettera che Zelensky ha inviato a Putin, un’offerta pubblica di dialogo con cui il presidente ucraino propone un incontro diretto in un Paese terzo neutrale (Svizzera, Turchia o uno Stato arabo), un cessate il fuoco durante i negoziati, lo scambio “tutti per tutti” dei prigionieri, il ritorno dei civili e dei bambini deportati e garanzie di sicurezza internazionali. Il Cremlino ha confermato di aver ricevuto la missiva, ma la risposta resta la consueta: Zelensky sarebbe il benvenuto a Mosca, opzione che lo stesso leader ucraino ha già escluso. “Zelensky e Putin sono gli unici che possono risolvere il conflitto – ha affermato Cacciari – Per gli Stati Uniti non è assolutamente una priorità: questa guerra può continuare all’infinito perché le attenzioni di Trump sono rivolte altrove, al confronto globale con la Cina e, per certi versi, con l’Iran. L’Europa politicamente non esiste: non ha difesa comune, non ha esercito comune, non ha politica estera comune. Alla fine devono essere i due protagonisti a trovare un’intesa“. Il filosofo ricorda che neppure l’elezione di Trump ha cambiato le cose, nonostante le aspettative: “Non ce l’ha fatta, non era la sua priorità”. Quando Leonardo Manera gli ha chiesto se, a suo avviso, Zelensky dovrebbe recarsi a Mosca, Cacciari ha risposto con un moto di impazienza: “O Putin a Kiev, ma che ne so io. Si vedano a metà strada, insomma, si trovino sulla luna o dove vogliono“.

Ben diversa, per il filosofo, è la natura della guerra condotta da Netanyahu a Gaza: “Netanyahu, per dirla con Kant, sta conducendo una Ausrottungskrieg, cioè una guerra di sterminio. Quando chiede che per la sicurezza di Israele si debba arrivare al 70% di occupazione della Striscia di Gaza (e già siamo al 60%), vuole cacciare dalle spiagge le tende dell’ultimo milione di palestinesi rimasti. Vuole eliminarli, disperderli per il mondo, continua a occupare territori contro tutte le risoluzioni dell’Onu, colonizza tutto il possibile. Non c’entra nulla con la guerra russo-ucraina, che resta una guerra tra due eserciti, del tutto tradizionale, con l’aggravante di una dimensione civile. Qui non c’è nessun parallelo possibile“.

La conversazione si è conclusa con un siparietto esilarante: i conduttori hanno scoperto che proprio oggi Cacciari compie 82 anni e hanno provato a fargli gli auguri. Ma Cacciarli, davanti alle insistenze di Milan, lo ha gelato in diretta: “Per carità, non celebro anniversari di nessun genere. Ogni forma di anniversario e di ricorrenze è detestata dal sottoscritto, quindi la prego di tenersi i suoi auguri“. Neppure il tentativo di intonare “tanti auguri” in diretta ha avuto successo. “No, no, per carità, auguri a lei”. A conversazione conclusa, Manera ha comunque intonato la canzoncina di auguri per il filosofo, mentre la regia ha riproposto in mix la frase con cui mesi fa Cacciari aveva elegantemente declinato una domanda sul proprio matrimonio. Soundtrack: Che fastidio di Ditonellapiaga. Un commiato ironico e affettuoso per un intellettuale che continua a rifiutare con la stessa coerenza sia le celebrazioni, sia le censure.

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Putin chiude a Zelensky: “Non ci sono motivi per incontrarlo ora. La sua lettera è maleducata”

5 June 2026 at 15:45

All’indomani della lettera aperta di Volodymyr Zelensky, il presidente russo Vladimir Putin chiude gli spiragli di pace ed esclude la possibilità di un faccia a faccia con il leader ucraino in questo momento. “Non vedo il senso di un incontro. Sarebbe di interesse per la parte ucraina solo per fermare l’avanzata delle nostre forze armate”, ha dichiarato Putin intervenendo alla sessione plenaria del Forum economico internazionale di San Pietroburgo (Spief).

Si spengono così quindi le speranze di un’apertura da parte di Mosca, sorte ieri dopo la pubblicazione dell’appello sul sito della Presidenza di Kiev. Pur con un tono poco conciliante, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, aveva risposto: “Zelensky può venire a Mosca in qualsiasi momento”. Si aspettava però un commento più articolato di Putin. Che è arrivato oggi e che chiude la strada a colloqui diretti tra i due leader, almeno in questa fase.

“Ho rifiutato la stessa proposta tre settimane fa” ha raccontato. È necessario, ha aggiunto, “lasciare che gli specialisti lavorino, elaborino soluzioni, e poi potremo incontrarci”, sostenendo quindi che un vertice con Zelensky sarebbe “inutile” fino al raggiungimento di un accordo di pace. Ha inoltre criticato la lettera, alla quale ha dato “una rapida occhiata”, sostenendo che contiene “elementi di maleducazione” che non favoriscono un clima utile per eventuali negoziati.

La Russia metterà fine al conflitto in Ucraina, ha ribadito, quando “avrà raggiunto i suoi obiettivi“, che rimangono “immutati“. Questi obiettivi sono stati delineati all’inizio dell’operazione militare e poi ancora nel giugno del 2024, ha aggiunto il capo del Cremlino. Vale a dire il ritiro delle truppe ucraine dalle regioni rivendicate dalla Russia e la rinuncia di Kiev ad entrare nella Nato.

Durante il suo intervento il presidente russo ha anche citato l’Italia come una tra le peggiori realtà nell’Unione europea per il debito pubblico. Il leader del Cremlino ha fatto riferimento all’ “elevato debito pubblico e agli ingenti deficit di bilancio”, affermando che il debito pubblico dell’eurozona è salito all’81,7% del Pil nel 2025. Putin ha citato in particolare la Grecia al 146%, l’Italia al 137%, la Francia al 115% e il Belgio al 108%. “La Russia, tra l’altro, è al 16,4%”, ha aggiunto, precisando tuttavia che la cifra “fluttua leggermente”.

È tornato poi ad attaccare l’Ue e i suoi leader. “Le élite europee stanno essenzialmente provocando il caos, nel quale cercano di trascinare sempre più Paesi” ha detto. Secondo Putin, le politiche “aggressive” portate avanti dalla burocrazia europea sono “miopi” e stanno contribuendo sia a un ulteriore indebolimento della posizione dell’Ue nell’economia globale sia a un deterioramento della sicurezza internazionale. La Russia, ha aggiunto, ha un’economia ”sovrana” che non è collassata nonostante le sanzioni. “Naturalmente, sentiamo critiche da tutte le parti secondo cui tutto è crollato. Siamo scesi allo stesso livello in cui i paesi dell’Eurozona hanno registrato una crescita negli ultimi anni”, ha affermato Putin.

Intanto, oggi c’è stato il primo incontro tra la commissaria russa per i diritti umani, Yana Lantratova, e il suo omologo ucraino, Dmitry Lubinets, con il quale ha concordato di sviluppare un percorso di cooperazione. L’incontro, scrive l’agenzia russa Tass, si è svolto al confine tra l’Ucraina e la Bielorussia. In particolare, ha sottolineato Lantratova, i due commissari hanno concordato di scambiare liste di cittadini da rimpatriare, di continuare le visite congiunte ai prigionieri di guerra nei due Paesi e consegnare lettere e pacchi dai parenti ai prigionieri di guerra.

In queste ore, Lantratova ha assistito i militari russi che sono arrivati in Bielorussia, in attesa di raggiungere Mosca in seguito allo scambio con l’Ucraina di 185 prigionieri per parte. Lo scambio fa parte di un più ampio accordo che si sviluppa in più tappe: il precedente era avvenuto a metà maggio e aveva coinvolto 205 persone per fronte.

Nella zona della centrale nucleare di Zaporizhzhia è entrato in vigore un “cessate il fuoco localizzato“. Lo ha annunciato l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, anche se poco dopo è stato messo in discussone da Mosca che ha accusato l’Ucraina di averlo violato ferendo cinque militari russi. Secondo il Cremlino, il raid è avvenuto durante i lavori di ingegneria previsti dalla tregua, nei pressi di un pilone di sostegno della linea elettrica. “Questo incidente costituisce una grave violazione delle garanzie fornite dalla parte ucraina in merito alla sicurezza dei lavori, come confermato dalla nota dell’Aiea del 4 giugno”, si legge in un comunicato.

Quello di Zaporizhzhia è il sesto stop temporaneo concordato tra Mosca e Kiev con la mediazione dell’Aiea, dalla fine del 2025. Serve principalmente a effettuare lavori e riparazioni sulle linee elettriche così da prevenire il rischio di un incidente nucleare. L’Aiea ha spiegato che una linea elettrica da 750 kilovolt è danneggiata “da oltre due mesi” a causa di azioni di guerra, il che fa sì che “la più grande centrale nucleare d’Europa dipenda in questo momento “da una sola linea da 330 kV”. Nelle ultime settimane, la centrale ha perso più volte l’accesso anche a questa linea, ed è stata quindi costretta ad avviare i generatori diesel di emergenza come ultima risorsa.

Secondo il direttore generale dell’agenzia, Rafael Grossi, Russia e Ucraina hanno “collaborato in modo costruttivo con l’Aiea durante settimane di colloqui delicati e complessi”, arrivando a concordare un cessare il fuoco “nell’interesse della sicurezza nucleare”.

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Arrestata a Dubai l’ex moglie dello sceicco e nipote del sovrano: Zeynab Javadli accusata di avergli sottratto i figli

5 June 2026 at 15:29

La Procura di Dubai ha confermato l’arresto di Zeynab Javadli, ex moglie dello sceicco Saeed bin Maktoum bin Rashid Al Maktoum, nipote del sovrano di Dubai. Come riporta Bbc, la donna è stata fermata dopo una denuncia presentata dall’ex marito e padre dei suoi tre figli. I familiari e gli amici della donna hanno perso i contatti con lei e con i figli il 2 giugno e hanno subito lanciato l’allarme. Per due giorni non si sono avute notizie su dove fossero. Saeed l’ha accusata di aver rapito i bambini durante un incontro di visita autorizzato dal tribunale.

La vicenda ha origine dal divorzio avvenuto nel 2019, dopo il quale si è aperto un contenzioso tra le due parti, soprattutto per l’affidamento dei figli. Nel corso degli anni, secondo quanto ricostruito dalla Bbc, entrambi gli ex coniugi si sarebbero accusati a vicenda di aver sottratto i bambini, con i minori più volte al centro di passaggi tra un genitore e l’altro in un clima altamente conflittuale. Per questo motivo, per mesi Javadli non è quasi mai uscita di casa, nella convinzione che gli agenti della sicurezza la stessero aspettando per portarle via i figli e arrestarla.

Entrambi sono stati due star del mondo dello sport. Javadli è un ex ginnasta di livello internazionale, mentre lo sceicco ha avuto una carriera nel tiro al volo, disciplina nella quale ha rappresentato gli Emirati Arabi Uniti in diverse competizioni internazionali e ai Giochi Olimpici. La donna ora rischia l’arresto anche per crimini informatici, perché lo scorso anno ha trasmesso in diretta streaming alcuni scontri per le strade della città. “Sapevo che era l’ultima occasione per stare con i miei figli, perché non mi avrebbero mai più permesso di vederli – ha spiegato all’avvocato britannico per i diritti umani David Haigh -. Credevo sinceramente che fosse la mia ultima possibilità, quindi ho semplicemente avviato una diretta streaming e ho chiesto aiuto”. Per questi motivi l’avvocato ne ha chiesto l’immediato rilascio e di consentirle di contattare il suo legale, il consolato e la famiglia.

Gli avvocati dello sceicco, durante le udienze in tribunale per la causa di affidamento dei figli, hanno accusato Javadli di essere una madre inadatta, che non mandava i figli a scuola e che il luogo in cui viveva con loro, un hotel, non fosse idoneo per dei minori. Alle accuse hanno aggiunto anche che l’ex ginnasta avrebbe messo a rischio la salute della figlia più piccola. Il 4 giugno, la Procura di Dubai ha reso noto che la questione rimane oggetto di indagine e di procedimenti legali in corso. “Continueremo ad adottare le misure legali necessarie in conformità con le leggi applicabili, tutelando al contempo il benessere e il superiore interesse dei minori“, ha concluso.

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Da Steven Seagal ai fratelli Tate: alla “Davos Russa” tornano gli occidentali (anche Maga). Ospite fisso l’ex cancelliere Schröder

5 June 2026 at 15:07

Il 3 giugno a San Pietroburgo si è aperto il Forum internazionale economico (Spief), un tempo considerato la “Davos Russa”. Il summit non è iniziato però come sperato da Putin. Kiev ha colpito con i suoi droni la città natale del presidente russo, costringendo lo Zar ad accogliere i suoi ospiti internazionali con una densa nube di fumo nero alle spalle causata dalle bombe. Nonostante ciò, nella tre giorni di incontri, sono attesi oltre 20mila partecipanti: tra loro anche vip e persone note al mondo Maga, oltre a Schröder e alla delegazione Usa, come riporta il Corriere della Sera.

Un tempo il Forum di San Pietroburgo era un evento aperto a tutto l’Occidente. Politici, esperti di economia e imprenditori andavano in Russia pronti a investire miliardi a Mosca, tra contratti energetici e forniture strategiche a basso prezzo. Dopo l’invasione in Ucraina nel 2022 però, l’evento si è svuotato quasi totalmente della presenza di europei o americani, sostituiti con rappresentati dei Paesi del Sud Globale, dalle monarchie del Golfo, passando per India, Sud Africa e Brasile. L’unico rimasto sempre vicino è l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, ex lobbista e amico di Putin, che il presidente russo vorrebbe come mediatore per l’Ucraina. L’ex leader della Germania non si è mai perso un forum dal 2000 a oggi, e anche quest’anno è presente.

All’evento di quest’anno però qualche personaggio noto al grande pubblico ha deciso di rimettere il naso in Russia. Per la prima volta dal 2022, sulla Neva, il fiume che passa per la città, sarà presenta anche una delegazione ufficiale americana guidata da Rodney Mims Cook jr. Si tratta del capo della Commissione per le belle arti degli Stati Uniti, colui che supervisiona la costruzione della Ballroom che Trump sta realizzando alla Casa Bianca, o almeno che sta provando a fare tra un intoppo e l’altro. Oltre ai politici in veste ufficiale, a titolo privato è presente anche l’attore Steven Seagal, amico personale di Putin che nel 2016 ha anche ricevuto il passaporto russo. La star 74enne vanta perfino il titolo di rappresentante speciale del ministero degli Esteri della Russia per i legami umanitari con Usa e Giappone.

Ma non c’è solo l’attore noto per i suoi colpi di arti marziali. Alla tre giorni di San Pietroburgo presenzia anche Candace Owens, l’influencer americana che piace ai suprematisti bianchi, celebre perché ora dovrà rispondere di diffamazione in una causa con Brigitte Macron, dopo aver accusato la first lady francese di essere nata uomo. Altri rappresentanti fieri del mondo Maga sono i fratelli Andrew e Tristan Tate, ex kickboxer. Come Owens, anche loro sono noti per vicende giudiziarie perché a maggio 2025 sono stati incriminati con 21 capi di accusa dalla procura d’Inghilterra e Galles: i reati contestati includono stupro, lesioni personali, tratta di esseri umani e sfruttamento della prostituzione.

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Incontro Zelensky-Putin, il primo ostacolo è la sede: escluse Kiev e Mosca, ecco le altre possibilità

5 June 2026 at 12:59

L’apertura c’è stata, seppur solo a parole. Se lo spiraglio non si richiuderà, saranno molte le questioni da definire prima di cedere concretizzarsi quella che al momento è una possibilità ancora remota, un incontro fra Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin. Il primo problema da risolvere è il luogo dell’ipotetico faccia a faccia. I simboli sono fondamentali e la scelta della sede non sarà soltanto una questione di forma ma di sostanza. E la schermaglia tra le due parti è già iniziata.

Sa benissimo, Zelensky, che chiedere a Putin di volare a Kiev per trattare un cessate il fuoco o una pace è inutile. Anche il presidente russo sa perfettamente che l’avversario non si recherà mai in Russia, eppure non rinuncia alla provocazione: “Putin ha detto che se Zelensky vuole parlare, può venire a Mosca e farlo”, ha fatto sapere maliziosamente il Cremlino. Il che non avverrà mai, a meno che dopo quattro anni e mezzo di strenua resistenza Zelensky non voglia passare alla storia come il leader della nazione invasa che va a Canossa a pietire la fine della guerra lasciando per giunta all’invasore i territori conquistati.

Zero a zero e palla al centro, quindi. “Esistono Paesi che tradizionalmente ospitano leader per risolvere questioni di guerra e di pace – ha scritto il presidente ucraino nella lettera aperta in cui ha proposto il faccia a faccia al nemico per porre fine alla guerra in Ucraina -. La Svizzera, la Turchia, i Paesi del mondo arabo: molti sono in grado e disposti a ospitare un simile incontro”. Il piccolo Stato alpino, neutrale per antonomasia rappresenta lo standard mondiale della diplomazia multilaterale. Nel 1985 Ginevra ospitò lo storico faccia a faccia tra Ronald Reagan e Michail Gorbačëv, tappa fondamentale verso il disgelo tra Usa e Urss e la fine della Guerra Fredda. Nel 2023 la Corte penale internazionale ha emesso un mandato di arresto per Putin con l’accusa di crimini di guerra in Ucraina, ma Berna hanno dichiarato che avrebbero concesso l’immunità al presidente russo qualora si fosse presentato per colloqui di pace.

Grazie alla sua posizione di ponte naturale tra Europa, Asia e Medio Oriente e alla volontà di Tayyip Recep Erdogan di farne un punto di riferimento nella regione, la Turchia si è ritagliata da tempo un ruolo centrale di mediatrice nei dossier eurasiatici: a Istanbul e ad Antalya si tennero i primissimi colloqui di pace diretti tra le delegazioni russa e ucraina nel 2022, culminati successivamente nella firma dell’Iniziativa per il grano del Mar Nero.

Le petro-monarchie del Golfo, dal canto loro, negli ultimi decenni hanno investito nel “soft power” diplomatico, trasformandosi in hub per la ricomposizione dei conflitti in Medio Oriente. Fin dal 2023 l’Arabia Saudita ha promosso importanti vertici internazionali a Gedda nel tentativo di creare le basi per piano di pace per l’Ucraina. Gli Emirati Arabi Uniti hanno già ospitato round di consultazioni trilaterali preliminari tra delegazioni diplomatiche americane, ucraine e russe. Il Qatar è stato la sede dei lunghi colloqui tra Stati Uniti e Talebani culminati con gli accordi del 2020 per il ritiro dall’Afghanistan e ha assunto un ruolo centrale come mediatore nei tavoli negoziali per i cessate il fuoco a Gaza. L’Oman, invece, considerato la “Svizzera d’Arabia” in virtù della sua politica di neutralità, ha avuto un ruolo di facilitatore nell’Accordo sul nucleare iraniano del 2015 e nei mesi scorsi ha ospitato colloqui indiretti tra gli Stati Uniti e l’Iran, prima che l’intelligence statunitense accusasse Mascate di favorire Teheran.

Altre sedi al momento sembrano avere poche possibilità. Donald Trump ha attivamente caldeggiato l’incontro tra i due leader ventilando l’ipotesi di ospitare un vertice tripartito in Alaska (simbolicamente vicina alla Russia e territorio americano neutrale, dove il 15 agosto 2025 aveva ricevuto Putin) o a Washington. Papa Leone XIV ha offerto la Santa Sede come spazio fisico e simbolico per un dialogo e il Vaticano ha già svolto un ruolo concreto nel facilitare lo scambio di prigionieri di guerra e il rimpatrio di bambini ucraini.

L’incognita, d’altronde, è sempre dietro l’angolo. L’11 maggio 2025 a sorpresa Putin aveva proposto di aprire colloqui diretti a Istanbul il successivo 15 maggio. Zelensky aveva raccolto immediatamente il guanto di sfida, confermando la sua partenza per la Turchia: “Ci vediamo a Istanbul – aveva detto -, ma solo se Putin si presenta di persona“. Nonostante al Palazzo Dolmabahçe fosse già tutto pronto, la notte prima del vertice il Cremlino annunciò che lo zar non sarebbe andato.

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L’Albania si ribella al resort di Ivanka Trump e Kushner: proteste e indagini stringono il progetto del maxi-resort da 4 miliardi

5 June 2026 at 12:02

Proteste contro il governo, indagini della Procura e un precedente che insinua l’ipotesi che il progetto immobiliare di Jared Kushner e della moglie Ivanka Trump possa subire uno stop forzato, come successo in Serbia. Il 4 giugno è stato il quinto giorno consecutivo di manifestazioni per fermare la costruzione del resort della figlia del presidente Usa e del marito intenti a costruire un resort di lusso sull’isola di Sazan e sul sito protetto di Zvernec, su una delle spiagge vergini nel sud dell’Albania, a circa 150 chilometri da Tirana. Una enorme folla di cittadini e attivisti della società civile albanese si è riunita, grazie agli appelli sui social, davanti alla sede del governo per protestare contro il progetto. I due – che portano avanti il progetto insieme ai fratelli Moutaz e Ramez Al-Khayyat, del Qatar, i quali gestiscono il conglomerate Power International Holding – hanno già speso circa 200 milioni di dollari per l’acquisto dei terreni i cui proprietari albanesi sono sott’inchiesta e l’intero investimento si aggirerebbe intorno ai 4 miliardi di dollari.

Le proteste

I manifestanti contestano la costruzione del complesso in una zona che ritengono sia protetta e chiedono al governo di rinunciarvi, accusandolo peraltro di aver piegato le norme urbanistiche e ambientali agli interessi di un investitore straniero influente. Ma l’esecutivo ha precisato che l’intera area rientra in una categoria che prevede anche costruzioni a scopo turistico. “Il progetto non è giunto alla fase finale, e c’è ancora da concludere lo studio sull’impatto ambientale, quindi non capisco a cosa dovremmo rinunciare”, ha dichiarato Rama, il quale ha sostenuto che dietro la protesta ci sarebbero forze straniere “che sono contro gli interessi economici del Paese. “Sui social, si sta svolgendo una guerra ibrida tesa ad impedire che l’Albania faccia un vero e proprio salto di qualità nel settore del turismo”, ha aggiunto. Alle richieste dei manifestanti per le sue dimissioni, Rama ha risposto secco: “Il mio contratto è con quei 800 mila cittadini che mi hanno votato per cambiare il Paese”. L’indignazione pubblica è ulteriormente cresciuta dopo che un video ha mostrato un attivista che veniva trascinato a forza da una guardia di sicurezza privata mentre manifestava sul luogo del cantiere.

Come sia venuta l’idea ai coniugi Trump-Kushner, l’ha spiegato Ivanka stessa in un’intervista rilasciata questa settimana al podcaster statunitense David Senra. La figlia del tycoon ha dichiarato di avere scoperto il sito per caso, insieme al marito. “Eravamo sulla barca di un amico e ci siamo fermati per fare una nuotata. In pratica, è così che l’abbiamo trovata”, ha raccontato. “Abbiamo nuotato fino all’isola. Abbiamo fatto un’escursione a piedi nudi fino in cima e siamo rimasti semplicemente incantati”, ha aggiunto. Il progetto – che prevede la realizzazione di hotel, ville, appartamenti e un porto turistico – si articola in due parti: una nell’area della Laguna di Narta, riserva naturale sulla costa meridionale albanese, e l’altra sull’isola disabitata di Sazan, ex base militare dell’epoca comunista. Il progetto di sviluppo è previsto all’interno di una riserva naturale e in una delle aree di maggiore biodiversità dell’Albania, nonché una tappa fondamentale per gli uccelli migratori lungo la costa adriatica, cosa che preoccupa gli ambientalisti. Per questo i manifestanti hanno portato ai cortei cartelloni raffiguranti fenicotteri rosa, una delle specie di uccelli migratori protette, durante le manifestazioni a Tirana. Secondo il governo del premier Edi Rama, l’investimento rappresenterebbe un’opportunità strategica per lo sviluppo del turismo di lusso e per il posizionamento internazionale del Paese, che spinge per l’adesione all’Ue. Ma l’iniziativa ha suscitato l’opposizione degli ambientalisti e dei critici del primo ministro. Una società di investimento legata a Kushner ha ottenuto dalle autorità albanesi uno status di investitore speciale. L’Albania ha 450 km di costa rimasti in gran parte sottosviluppati durante decenni di regime comunista. Dalla fine di maggio sono iniziate per il progetto le operazioni preliminari con escavatori e altri macchinari pesanti, che sono entrati nella zona aprendo vie di accesso, scavando nella sabbia, disboscando la zona fra i pini e installando recinzioni. Gruppi ambientalisti albanesi e di altre parti d’Europa hanno condannato i lavori e un importante gruppo locale ha affermato che habitat protetti da tempo vengono “distrutti in modo irreversibile”.

L’inchiesta della Procura

Nello scenario delle proteste, si aggiunge anche il fronte giudiziario. L’agenzia statale anticorruzione albanese ha confermato di aver avviato un’indagine relativa al progetto, ma non ne ha divulgato i dettagli. Il governo afferma che il terreno destinato al progetto sia di proprietà privata. Tuttavia sono emerse rivendicazioni contrastanti che mettono in discussione la privatizzazione, un tipo comune di controversia legale. Rama si è impegnato a portare avanti l’iniziativa, affermando che sarebbe in linea con l’ambizione dell’Albania di diventare una delle principali destinazioni turistiche mondiali. “L’Albania non dovrebbe essere un Paese che teme un progetto straordinario come questo, in cui partner eccezionali si sono uniti per investire 4 miliardi di euro”, ha dichiarato Rama. “Finché sarò qui, non c’è alcuna possibilità che questi investimenti si fermino”, ha aggiunto. Il fallimento di un progetto simile in Serbia offre tuttavia un monito. A novembre il Parlamento di Belgrado ha approvato una legge speciale per consentire la costruzione di un complesso di lusso nella capitale, Belgrado, finanziato da una società di investimento legata a Kushner. Il mese successivo, il procuratore serbo per la criminalità organizzata ha incriminato 4 persone, fra cui un ministro del governo, per abuso d’ufficio e falsificazione di documenti al fine di agevolare lo sviluppo del progetto. In seguito Kushner si è ritirato dal previsto investimento multimilionario che avrebbe sostituito un vasto complesso militare bombardato, un’area designata come patrimonio storico e la cui tutela legale era stata revocata dagli ex funzionari ora sotto processo.

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Drone marino esplode nel porto di Costanza (Romania): “È di quelli usati in Ucraina”. Allerta rossa: “Altre 4 imbarcazioni con esplosivo”

5 June 2026 at 11:48

Nel day after del tentativo di dialogo tra Mosca e Kiev, con la lettera pubblicata dalla Presidenza ucraina e indirizzata al presidente russo, Vladimir Putin, nel dibattito sulla guerra torna la Romania, Paese membro della Nato e dell’Ue. Dopo l’esplosione di un drone su una palazzina civile nella città di confine di Galați, nella mattinata di venerdì un altro drone, questa volta marino, è esploso senza arrecare danni nel porto di Costanza, sul Mar Nero. E secondo il sito Digi24, sono altre quattro le barche cariche di esplosivo ancora al largo delle coste rumene.

L’inizio del dialogo?

Dopo la risposta del portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, che non ha chiuso alla proposta di Volodymyr Zelensky, pur rispondendo provocatoriamente di attenderlo a Mosca, dalla capitale russa arriva la notizia che Putin “ha ricevuto un rapporto” sul messaggio dell’omologo ucraino, pur ricordando che non esistono canali diplomatici diretti tra i due Paesi.

L’esclusione di Donald Trump dai colloqui, paventata proprio da Zelensky nella lettera e motivata dal presunto disinteresse americano per il dossier ucraino, sembra aver rialzato il morale in Europa. A proporsi nuovamente come rappresentante delle istanze europee è, di nuovo, il governo tedesco. Il ministro degli Esteri, Johann Wadephul, ha dichiarato, rivolgendosi indirettamente a Putin, che “è giunto il momento di sedersi al tavolo delle trattative. Credo che tutti si rendano conto che il conflitto ha raggiunto una fase che necessita urgentemente di una soluzione”. Una soluzione alla quale si deve arrivare anche grazie al contributo dell’Europa, continente più esposto alle clausole di un eventuale trattato di pace, come sostiene il primo ministro ceco Andrej Babis: “È tempo che l’Europa abbia un ruolo per la pace. Il cancelliere dovrebbe ora prendere la leadership. Ci stiamo preparando al vertice della Nato ad Ankara, quella sarà l’occasione per discutere della pace. Donald Trump vuole che l’Europa abbia un ruolo, è concentrato su Hormuz ora”. Anche Antonio Tajani commenta: “Vogliamo essere ottimisti, l’importante è che Putin dimostri di volersi sedere sul serio al tavolo e che non sia soltanto un bluff. Noi incoraggiamo qualsiasi forma di dialogo, se Putin e Zelensky si parleranno sarà certamente un fatto molto positivo. Bene anche l’idea di Zelensky di avere un ‘cessate il fuoco’ durante il confronto. Noi faremo tutto ciò che è possibile per sostenere un accordo che sia portatore di una pace giusta e che ponga fine ad una guerra che dura fin da troppo tempo”.

La guerra continua

Dopo il raid ucraino su San Pietrioburgo, proprio nelle ore in cui nella città era presente anche Putin, l’esercito russo ha ripreso gli attacchi in Ucraina. Ma a preoccupare per il possibile coinvolgimento della Nato è di nuovo la situazione in Romania. Dopo l’esplosione, il porto di Costanza rimane in stato di allerta, con le autorità che hanno attivato il Piano di Intervento Rosso. Il Ministero della Difesa Nazionale ha annunciato che il drone è “del tipo utilizzato nella guerra in Ucraina” e che il caso è sotto indagine da parte della Procura della Corte d’Appello di Costanza. Il Presidente Nicușor Dan ha dichiarato che le forze dell’ordine e le strutture di sicurezza sono intervenute tempestivamente ed hanno evacuato preventivamente l’area prima dell’esplosione, aggiungendo che, ad oggi, non vi sono indicazioni di vittime.

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Trump mostra in verticale la piscina del Lincoln Memorial: “È più grande dei grattacieli”

5 June 2026 at 09:29

Donald Trump, ha presentato la rinnovata “Reflecting Pool” del Lincoln Memorial a Washington, il celebre specchio d’acqua che si estende davanti al monumento dedicato all’ex presidente americano. Il presidente degli Stati Uniti ha mostrato un cartellone che mette a confronto le dimensioni della piscina con quelle di alcuni iconici grattacieli statunitensi, tra cui il One World Trade Center e l’Empire State Building di New York, e la Willis Tower di Chicago.

(Video tratto dal profilo della Casa Bianca su X)

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Trump annulla tutti i concerti per i 250 anni degli Stati Uniti dopo la defezione di vari artisti: “L’attrazione numero uno al mondo sono io”

5 June 2026 at 09:15

Un evento che non è più la celebrazione dei 250 anni di fondazione degli Stati Uniti, perché aleggia l’idea di un maxi comizio Maga, dopo che molti artisti si sono tirati indietro dai concerti organizzati per la festività. Quello in arrivo il 24 giugno è un anniversario già carico di polemiche: America250, uno degli enti incaricati di organizzare i festeggiamenti, è stato istituito dal Congresso dieci anni fa con l’obiettivo di pianificare eventi apartitici, mentre Freedom 250, l’altra organizzazione coinvolta, è stata creata dal presidente e si configura come una partnership pubblico-privata. Proprio a causa della partecipazione di quest’ultima alcuni artisti che dovevano esibirsi ad un concerto durante la fiera – tra cui Martina McBride, i Commodores, Young MC e Bret Michaels – hanno rinunciato citando come motivazione l’affiliazione dell’evento con la Casa Bianca. Ma Trump non arretra e si scaglia contro le cancellazioni degli artisti, celebrando la grandeur dell’evento: “Sono di terza categoria che nessuno vuole sentire e che non fanno altro che lamentarsi”. “L’attrazione numero uno al mondo sono io”, ha aggiunto Trump. Ha annunciato un grande raduno a Washington, precisando di aver annullato i concerti in programma dopo la defezione di diversi artisti. “Per celebrare i 250 anni di storia del nostro Paese, vi offriremo, IN DIRETTA, il più grande raduno di SEMPRE! Sarà speciale a ogni livello: il raduno definitivo, che supererà ogni altro raduno!”, ha assicurato Trump in un post sul suo social network Truth. Trump ha fissato “il grande appuntamento” per mercoledì 24 giugno, alle ore 19 locali (l’1 del 25 giugno in Italia), “nella magnifica Washington, DC, ormai completamente abbellita e annoverata tra le città più sicure al mondo”.

“Non vogliamo cantanti privi di talento che, a fronte di cachet esorbitanti, finiscano per farvi addormentare; abbiamo detto a tutti loro di restarsene a casa. Tutto ciò che vogliamo siete voi, io, alcuni oratori e la musica più grandiosa mai eseguita: la stessa musica che ascoltate da anni! Avremo il favoloso Lee Greenwood, che mi introdurrà con quello che si è rivelato essere uno dei più grandi successi di tutti i tempi: ‘God Bless the U.S.A'”, ha aggiunto Trump. E poi, “lo straordinario Christopher Macchio, che canterà ‘Nessun Dorma’, ‘Hallelujah’, ‘Ave Maria’, ‘God Bless America’ e altri brani ancora”, ha continuato il tycoon. “Dai tempi del leggendario Luciano Pavarotti, non si sentiva una voce simile! Il comizio vedrà inoltre la partecipazione della meravigliosa U.S. Army Band ‘Pershing’s Own’ con il Coro delle Forze Armate, e della ‘The President’s Own’ United States Marine Band con il Coro Congiunto delle Forze Armate. Verranno eseguiti tutti i vostri successi preferiti, il tutto in compagnia di un distinto e integerrimo gentiluomo noto come… il Presidente DONALD J. TRUMP!”, ha concluso nel post.

Trump ha quindi rivendicato i risultati della sua amministrazione, ricordando come “due anni fa gli Stati Uniti erano morti, mentre oggi sono il Paese più ‘hot’ del mondo” e ha ribadito di non volere “cosiddetti artisti che vengono pagati troppo e non sono felici”, ma soltanto “persone felici, intelligenti, di successo e che sanno come vincere”. Secondo Trump, la manifestazione al National Mall sarà riservata “solo ai grandi patrioti” e sarà “una celebrazione selvaggia e meravigliosa dell’America“. Dall’incontro di Ultimate Fighting Championship alla Casa Bianca, per il quale è stato allestito un mega palco sul prato della residenza, a uno spettacolo di fuochi d’artificio senza precedenti gli eventi in programma sono tanti ed inizieranno nei prossimi giorni. Tra questi una mega fiera che si svolgerà dal 25 giugno al 10 luglio lungo il National Mall alla quale parteciperanno tutti i 56 Stati e territori degli Stati Uniti.

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