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In Sicilia l’emergenza idrica è finita, ma l’acqua non lo sa

10 June 2026 at 03:45

«È tutto a posto, è tutto a posto». A sentire il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, l’estate 2026 non sarà quella torrida e assetata dell’anno precedente. Niente allarmi, niente emergenze, niente razionamenti. Si va verso la bella stagione «con serenità».

La rassicurazione arriva accompagnata dai numeri dell’Autorità di bacino: nelle dighe siciliane ci sono circa 580 milioni di metri cubi d’acqua, il 58 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Le piogge hanno aiutato, alcuni interventi sono stati completati, i dissalatori di Trapani, Porto Empedocle e Gela vengono indicati come parte della soluzione. Insomma, il messaggio è chiaro: la Sicilia ha superato la fase critica.

Eppure, come spesso accade da queste parti, esiste una differenza tra la Sicilia raccontata nelle conferenze stampa e quella che esce dal rubinetto.

Perché mentre a Palermo si celebrano i risultati della cabina di regia regionale, in molte parti dell’isola cittadini, agricoltori e amministratori locali continuano a fare i conti con una situazione che assomiglia molto a un’emergenza. O, se si preferisce, a una normalità talmente degradata da essere diventata invisibile.

Basta fare un viaggio a tappe attraverso la Sicilia per accorgersi che la serenità evocata da Schifani non è ancora arrivata nelle case dei siciliani.

A Siracusa, per esempio, cento metri di strada raccontano meglio di qualsiasi relazione tecnica lo stato dell’emergenza idrica nell’isola.

Siamo alla Borgata, uno dei quartieri più popolari della città. Qui un intervento considerato fondamentale per ridurre le perdite della rete idrica è diventato una piccola odissea burocratica. Il tratto interessato è lungo poco più di cento metri, in via Trapani. Doveva essere il simbolo della lotta alle dispersioni d’acqua. È diventato il simbolo delle difficoltà che accompagnano ogni tentativo di mettere mano alle infrastrutture siciliane.

La storia inizia addirittura nel 2020, quando i tecnici del gestore Siam individuano quel tratto come uno dei più degradati dell’intera rete cittadina. Viene predisposto un progetto che tiene conto anche della presenza di possibili reperti archeologici: si prevede di scavare esattamente sopra la vecchia condotta per evitare sorprese. La Soprintendenza approva rapidamente.

Poi arrivano i fondi, gli aggiornamenti progettuali, le modifiche, le convenzioni tra enti, i cambi di tracciato. Il progetto originario viene modificato. Si decide di scavare in un punto diverso rispetto a quello previsto inizialmente.

E succede esattamente ciò che era stato previsto e che si voleva evitare: emergono reperti archeologici, la Soprintendenza blocca tutto e il cantiere si ferma.

Passano mesi. Circa quarantacinque giorni fa arriva il via libera per riprendere i lavori. Ma il cantiere resta fermo. Si parla di interferenze con la rete del gas. I residenti parlano apertamente di “cantiere fantasma”.

Il cartello all’ingresso dell’area indica una data di conclusione fissata al 27 marzo. Siamo a giugno.

È una vicenda locale, certo. Ma racconta molto bene il problema siciliano. Perché l’emergenza idrica non è soltanto una questione di piogge o di invasi pieni. È anche una questione di opere che non partono, lavori che si fermano, competenze che si sovrappongono e infrastrutture che continuano a invecchiare mentre la burocrazia procede con i suoi tempi.

Da Siracusa ci si può spostare dall’altra parte dell’isola, nella Sicilia occidentale, dove il paradosso assume contorni ancora più evidenti.

Qui il problema, denunciano gli agricoltori, non è soltanto la scarsità d’acqua. È che l’acqua disponibile spesso non riesce ad arrivare nei campi.

Ed è forse il caso più interessante per capire la differenza tra una crisi climatica e una crisi amministrativa. La prima dipende dalla mancanza di piogge. La seconda dipende dagli uomini.

Da mesi il mondo agricolo denuncia una situazione che appare difficilmente conciliabile con la narrazione di un’emergenza ormai superata. Le riserve negli invasi ci sono, sostengono gli operatori del settore, ma la rete di distribuzione continua a mostrare tutte le sue fragilità: condotte vecchie, guasti frequenti, manutenzioni giudicate insufficienti, turnazioni contestate e una programmazione che molti agricoltori definiscono inadeguata.

Il risultato è che l’acqua esiste, ma non sempre arriva dove serve.

È un paradosso che racconta molto della Sicilia. Per anni si è parlato di siccità come se fosse l’unica causa del problema. Ma quando le dighe si riempiono e i campi restano comunque senz’acqua, diventa difficile attribuire ogni responsabilità al clima.

Gli agricoltori della Sicilia occidentale raccontano una quotidianità fatta di prenotazioni per le irrigazioni, guasti improvvisi e rinvii continui. Se nel giorno assegnato la condotta presenta un problema, l’azienda deve rimettersi in coda e attendere una nuova disponibilità. Se il guasto si ripete, ricomincia da capo. Un sistema che molti descrivono come sorprendentemente arretrato per un comparto che dovrebbe rappresentare una delle eccellenze economiche dell’isola.

Le conseguenze non sono teoriche. Gli uliveti giovani rischiano di non ricevere le irrigazioni necessarie nelle fasi più delicate della crescita. Gli agrumeti entrano in stress idrico. Le colture orticole subiscono rallentamenti e perdite produttive. Alcuni produttori lamentano che perfino lo sviluppo di nuove colture ad alto valore aggiunto venga scoraggiato dall’incertezza sulla disponibilità dell’acqua.

Ogni giorno di ritardo nell’irrigazione significa minore produzione, maggiori costi e minori ricavi.

E qui emerge un’altra domanda che meriterebbe una risposta politica più che tecnica.

Se il governo regionale sostiene che l’emergenza è alle spalle, chi sta verificando che le infrastrutture siano effettivamente in grado di distribuire le risorse disponibili? Chi controlla lo stato delle reti? Chi misura l’efficienza degli investimenti effettuati negli ultimi anni?

Perché il vero indicatore della fine di una crisi non è il livello dell’acqua nelle dighe. È la capacità di portarla dove serve.

Da Siracusa alle campagne della Sicilia occidentale, fino ad arrivare all’Agrigentino. Cambiano le latitudini, ma non la sostanza.

A Canicattì, non si discute soltanto di acqua che manca. Si discute di acqua che arriva contaminata.

L’episodio più recente è finito sulle cronache locali e racconta molto del clima che si respira nei territori più colpiti dall’emergenza. Un autotrasportatore è stato denunciato dai carabinieri per commercio di sostanze alimentari nocive dopo essere stato sorpreso mentre scaricava migliaia di litri d’acqua destinati al consumo umano. Le analisi avrebbero riscontrato la presenza di batteri coliformi, escherichia coli ed enterococchi intestinali, rendendo l’acqua non conforme ai parametri previsti per il consumo.

È il punto di incontro tra due crisi che in Sicilia spesso camminano insieme: la scarsità d’acqua e il mercato parallelo che prospera quando il servizio pubblico non riesce a garantire una distribuzione regolare.

Quando l’acqua non arriva nelle case con continuità, infatti, aumenta inevitabilmente il ricorso alle autobotti private. E quando cresce la domanda in condizioni di emergenza, aumentano anche i rischi di irregolarità, controlli insufficienti e circuiti poco trasparenti.

Non è un caso che la stessa Aica, l’azienda che gestisce il servizio idrico nell’Agrigentino, abbia richiamato la necessità di rafforzare i controlli e di intensificare la collaborazione tra istituzioni, forze dell’ordine e amministrazioni locali. Alcuni Comuni della provincia hanno addirittura chiesto di mettere a disposizione autobotti della Protezione civile per garantire approvvigionamenti sicuri alla popolazione.

Anche qui, però, il punto non è il singolo episodio. Il punto è che un sistema idrico efficiente non dovrebbe costringere migliaia di cittadini a dipendere dalle autobotti per soddisfare un bisogno essenziale.

Perché quando l’acqua arriva attraverso mezzi straordinari anziché attraverso una rete ordinaria, significa che qualcosa si è già rotto molto prima.

L’acqua, quando arriva, costa carissima.

A ricordarlo è l’ultimo report di Federconsumatori Sicilia sulle tariffe del servizio idrico integrato nei capoluoghi dell’isola. Una fotografia impietosa che racconta come, in molti territori, i cittadini paghino cifre superiori alla media nazionale per ottenere un servizio che spesso continua a essere discontinuo e inefficiente.

La classifica parla da sola. Per una famiglia tipo che consuma 182 metri cubi d’acqua l’anno, Enna è la città più cara della Sicilia con una spesa annua di oltre 760 euro. Seguono Siracusa con 738 euro e Caltanissetta con 729 euro. Agrigento supera i 630 euro, Palermo i 540. Soltanto Catania e Messina si attestano sotto la media nazionale.

Il paradosso siciliano è tutto qui: si paga molto e si riceve poco. Secondo Federconsumatori, la ragione è strutturale. In Sicilia l’acqua viene pagata due volte. La prima all’ingrosso, attraverso Siciliacque, la società partecipata in larga maggioranza da soggetti privati che vende la risorsa ai gestori locali. La seconda al dettaglio, attraverso le bollette emesse dai singoli gestori del servizio.

Ma il dato più impressionante riguarda le perdite. In alcune aree dell’isola oltre la metà dell’acqua immessa nelle reti non arriva mai ai rubinetti. A Catania, in alcune gestioni, le dispersioni superano addirittura il 75 per cento. A Siracusa si sfiora il 70 per cento. Palermo perde oltre il 54 per cento dell’acqua distribuita, Messina il 54, Agrigento oltre il 50.

In pratica, una parte enorme dell’acqua acquistata, pompata e trasportata si disperde nel sottosuolo attraverso reti vecchie, danneggiate o insufficientemente manutenute.

E qui emerge un altro paradosso tutto siciliano. Mentre il presidente Schifani rivendica l’aumento delle riserve negli invasi, il vero problema continua a essere quello che accade dopo. L’acqua c’è. Il problema è portarla nelle case e nei campi senza perderne metà per strada. È come vantarsi di avere il serbatoio pieno mentre il motore perde carburante da ogni guarnizione.

Federconsumatori parla apertamente di un servizio costoso e di qualità insufficiente. E individua una delle cause anche nei ritardi accumulati nella riorganizzazione del sistema idrico regionale, tra commissariamenti, ricorsi amministrativi, affidamenti bloccati e investimenti rimasti sulla carta.

Così il viaggio attraverso la Sicilia dell’acqua restituisce sempre la stessa immagine. A Siracusa i cantieri si fermano. Nella Sicilia occidentale gli agricoltori aspettano l’acqua che non arriva nonostante gli invasi pieni. A Canicattì si moltiplicano i problemi legati all’approvvigionamento tramite autobotti. E in tutta l’isola i cittadini continuano a pagare bollette tra le più alte d’Italia per reti che disperdono quantità enormi di acqua.

L’emergenza, insomma, potrebbe essere finita nelle statistiche. Molto meno nella vita quotidiana dei siciliani.

A questo punto, dopo aver attraversato una Sicilia fatta di cantieri fermi, condotte che perdono, campagne senz’acqua, autobotti e bollette sempre più pesanti, resta da capire per chi, esattamente, l’emergenza idrica sia davvero finita.

Una risposta, in effetti, c’è.

Per i 918 siciliani che hanno vinto il bonus lavastoviglie.

Sì, esiste davvero. 

Mentre l’isola affrontava la peggiore crisi idrica della sua storia recente, il governo Schifani ha deciso di combatterla anche incentivando l’acquisto di lavastoviglie. Una misura pensata per favorire il risparmio idrico domestico e che oggi ha prodotto una graduatoria ufficiale: 918 cittadini riceveranno fino a 200 euro di contributo per l’acquisto dell’elettrodomestico.

Se c’è una categoria di siciliani che può guardare all’estate 2026 con assoluta serenità, almeno in cucina, è sicuramente la loro.

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Coltivazione piante di papavero da oppio in zona vietata per la frana di Niscemi: due denunciati

9 June 2026 at 13:20

La scoperta ha sorpreso anche i carabinieri. In un’area impervia di Niscemi (Caltanissetta), sottoposta a interdizione dopo la frana del gennaio scorso, c’era una intera piantagione di piante di papavero da oppio. I militari dell’Arma hanno trovato una coltivazione di circa 720 piante di Papaver somniferum.

Il ritrovamento è avvenuto nel corso di un’operazione condotta dai militari dello squadrone eliportato Cacciatori Sicilia, con il supporto dei carabinieri della Stazione locale. La zona, caratterizzata da fitta vegetazione e condizioni di difficile accesso, è risultata completamente isolata e rientra tra quelle interdette per motivi di sicurezza legati al dissesto del terreno.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le piante si trovavano in avanzato stato di maturazione e sarebbero servite alla produzione di sostanze stupefacenti. I carabinieri hanno denunciato alla Procura di Gela un uomo di 57 anni e una donna di 48 anni, entrambi residenti a Niscemi, ritenuti responsabili della coltivazione. Su disposizione dell’autorità giudiziaria, l’intera piantagione è stata sequestrata.

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Frana di Niscemi, Musumeci non risponde ai pm: indagati anche Schifani, Crocetta e Lombardo

9 June 2026 at 10:32

Ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, convocato dalla Procura di Gela nell’ambito dell’inchiesta sulla frana che lo scorso gennaio ha colpito Niscemi, provocando il crollo di un costone roccioso e trascinando a valle abitazioni, mezzi e decine di immobili. L’ex presidente della Regione Siciliana, iscritto nel registro degli indagati insieme ad altre dodici persone, ha depositato una memoria difensiva davanti ai magistrati. La stessa scelta era stata compiuta nei giorni scorsi dall’attuale governatore della Sicilia Renato Schifani e dall’ex presidente Rosario Crocetta. Resta invece ancora da sentire l’altro ex governatore coinvolto nell’inchiesta, Raffaele Lombardo.

L’indagine, coordinata dal procuratore di Gela Salvatore Vella e dalla pm Maddalena Guglielmini, punta a ricostruire una catena di presunte omissioni che si sarebbe protratta per oltre vent’anni. Oltre ai quattro presidenti della Regione che si sono succeduti alla guida dell’isola, risultano indagati anche dirigenti e funzionari della Protezione civile regionale e dell’amministrazione siciliana che, a vario titolo, hanno avuto competenze sulla gestione del rischio idrogeologico nell’area.

Secondo gli investigatori, la prima fase dell’inchiesta riguarda la mancata realizzazione delle opere di mitigazione previste dopo il grande evento franoso del 1997. Interventi che, secondo la Procura, avrebbero potuto impedire o quantomeno ridurre gli effetti del nuovo cedimento verificatosi a gennaio. Al centro degli accertamenti c’è una vicenda amministrativa che affonda le radici alla fine degli anni Novanta. Nel 1999 era stato infatti sottoscritto un appalto da circa 12 milioni di euro per realizzare opere di consolidamento e messa in sicurezza dell’area. Tuttavia quei lavori non sarebbero mai stati eseguiti e il contratto con l’associazione temporanea di imprese aggiudicataria si sarebbe poi risolto nel 2010 senza che gli interventi fossero portati a termine.

La Procura contesta inoltre il mancato mantenimento dei sistemi di monitoraggio che avrebbero dovuto controllare l’evoluzione del fenomeno franoso noto da decenni e garantire una maggiore tutela per i residenti della zona. Ma l’indagine è destinata ad allargarsi ulteriormente. Una seconda fase riguarderà infatti la gestione delle acque meteoriche e reflue, considerate dagli esperti tra le principali cause che avrebbero contribuito all’innesco e all’avanzamento del fronte di frana. Gli investigatori dovranno verificare se siano stati adottati gli interventi necessari per la raccolta e la corretta regimentazione delle acque bianche e nere.

Un terzo filone di accertamenti interesserà invece la cosiddetta “zona rossa”, sia quella già colpita dal dissesto del 1997 sia le aree individuate negli anni successivi come a rischio molto elevato. In questo caso la Procura intende verificare eventuali responsabilità legate ai mancati sgomberi, alle demolizioni non eseguite, all’eventuale rilascio di autorizzazioni edilizie e alla mancata applicazione dei divieti di costruzione nelle aree considerate pericolose. Per gli inquirenti il crollo verificatosi a gennaio non sarebbe quindi soltanto il risultato di un evento naturale, ma il possibile epilogo di una lunga serie di ritardi, omissioni e interventi mai completati. Un quadro che dovrà ora essere verificato attraverso l’acquisizione di documenti, consulenze tecniche e interrogatori.

La presenza tra gli indagati degli ultimi quattro presidenti della Regione Siciliana conferisce all’inchiesta una rilevanza istituzionale particolare. Al momento, tuttavia, l’iscrizione nel registro degli indagati rappresenta un atto dovuto per consentire agli interessati di partecipare agli accertamenti difensivi e far valere le proprie ragioni nel corso delle indagini.

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Enorme squalo bianco avvistato nel canale di Sicilia, il sub: “Le mie dita tremavano”

9 June 2026 at 07:51

Durante un’immersione nel Canale di Sicilia, un gruppo di volontari dell’associazione Ghost Diving e di Healty Seas, fondazione non profit che opera per la protezione del mare, ha avvistato uno squalo bianco, specie rara nelle acque del Mediterraneo. I sub stavano bonificando i fondali attraverso la rimozione di attrezzature da pesca abbandonate e impigliate in un relitto.

L’incontro con lo squalo è stato filmato dal subacqueo Derk Remmers che, in un’intervista rilasciata alla Bbc, ha raccontato di aver faticato ad attivare la telecamera a causa dell’emozione del momento: “Le mie dita tremavano, è stato un incontro davvero speciale. Lo squalo nuotava vicino a noi, si allontanava e tornava indietro”. Le immagini sono poi state postate da Pascal van Erp di Ghost Diving sulla propria pagina Facebook.

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Lo que se sabe de la boda de Dua Lipa y Callum Turner en Palermo: palacios, serenata de Elton John y vestidos de Donatella Versace

8 June 2026 at 12:17

Dua Lipa (Londres, 30 años) y Callum Turner (Londres, 36 años) se han adueñado de Palermo (Sicilia) para celebrar su segunda boda este fin de semana. Una celebración que ha tenido como protagonistas lujosos palacios y famosos invitados. La cantante y el actor contrajeron matrimonio el pasado 31 de mayo en una íntima ceremonia celebrada en el Ayuntamiento de Old Marylebone, en Londres, y unos días después llegaba la celebración a lo grande, del que han trascendido algunos detalles.

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© Igor Petyx (REUTERS)

En el centro, la cantante Dua Lipa en la recepción de su fiesta de boda, el 5 de junio de 2026, en Palermo (Sicilia).

Sicilia, chiesto l’arresto per corruzione del deputato regionale Riccardo Gallo (Forza Italia): appalti e incarichi a moglie e uomini di fiducia

4 June 2026 at 12:10

Le assunzioni di mogli, figli, generi e collaboratori di politici del centrodestra nel Centro per la formazione permanente e l’aggiornamento del personale del servizio sanitario (Cefpas) sarebbero state in parte pilotate dal deputato regionale forzista Riccardo Gallo Afflitto. La Procura di Caltanissetta, guidata da Salvatore De Luca, ha chiesto l’arresto per corruzione del politico azzurro nell’inchiesta sul Cefpas, che coinvolge altre sette persone ed è legata all’affidamento di incarichi e di appalti all’interno dell’ente regionale. Dovranno presentarsi davanti al gip di Caltanissetta per gli interrogatori preventivi anche il direttore dell’ente Roberto Sanfilippo, il dirigente generale dell’Asp di Caltanissetta, Giuseppe Capodieci, i funzionari dell’ente Gioacchino Pontillo e Maria Luisa Zoda, il medico in quiescenza Salvatore Enrico Giambelluca, l’imprenditore Pietro Tritone, legale della società Sice Srl, e il funzionario regionale in quiescenza Vincenzo Raitano. Al fattoquotidiano.it risultano 8 richieste di misure cautelari e 12 indagati.

Gli incarichi alla moglie e alle persone di fiducia

Secondo l’indagine della mobile di Caltanissetta e dello Sco di Roma, il deputato forzista avrebbe favorito la nomina al Cefpas di Roberto Sanfilippo da marzo 2023, e per i successivi tre anni, e lo avrebbe mantenuto “in carica sin quando si fosse attenuto” alle sue direttive. In cambio, il manager avrebbe “asservito le funzioni e i poteri connessi al suo ruolo dirigenziale agli interessi e alle indicazioni” del deputato, assegnando “l’incarico dirigenziale per esperto amministrativo giuridico a Pontillo, uomo di fiducia” di Gallo, e alla moglie del deputato Simona Sinagra (per la quale non è stata chiesta nessuna misura cautelare) “quattro incarichi di consulenza e la sottoscrizione di un contratto a tempo pieno e determinato” nell’ente. Sanfilippo, in concorso con il deputato e il dg Asp Agrigento Giuseppe Capodieci, avrebbero sottoscrizione l’accordo quadro tra Cefpas-Asp per le “procedure di distacco del personale fra i due enti”, che avrebbe consentito alla “moglie del deputato” di lavorare nella città dei Templi.

Sempre sotto le indicazioni di Gallo Afflitto, il manager Sanfilippo avrebbe affidato l’appalto “per la realizzazione di una biblioteca digitale” a Domenico Reina (per la quale non è stata chiesta nessuna misura cautelare), fratello del cardinale Baldassarre Reina. Gli investigatori ritengono che Reina sia “privo di competenza in materie”. In questa vicenda, rispondono di falso ideologico i due funzionari dell’ente Pontillo e Zoda. Sarebbe stato introdotto sempre dal deputato Gallo Afflitto anche l’imprenditore Pietro Tirone (Sice Srl), accusato di corruzione e che si è aggiudica l’appalto per “lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria del patrimonio Cefpas 2023-2027. In cambio, l’imprenditore si sarebbe messo a disposizione del politico. Infine Raitano risponde di atto contrario ai doveri d’ufficio perché in qualità di componente della commissione di valutazione dell’ente avrebbe favorito Pontillo, accettando “la promessa di futuri incarichi”.

Il Ras agrigentino all’ombra di Dell’Utri e Alfano (e le accuse dei pentiti archiviate)

Chi è Gallo Afflitto? Cresciuto sotto l’ala protettiva dell’ex ministro Angelino Alfano, Gallo Afflitto è ritenuto uno dei ras delle preferenze nell’agrigentino, avendo seguito le orme del co-fondatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri, e diventando poi luogotenente del viceré azzurro Gianfranco Micciché . Nel 2008 è eletto consigliere nella provincia di Agrigento con il PdL, per poi fondare il movimento di fede forzista “Patto per il Territorio di Agrigento”, che grazie all’inciucio con il Partito Democratico, contribuisce all’elezione a sindaco della città della valle dei Templi, di Marco Zambuto, genero di Totò Cuffaro. In seguito, è eletto deputato alla Camera nel 2013, per poi ottenere lo scranno a Palazzo dei Normanni sempre con il centrodestra nel 2017, all’interno della coalizione a sostegno di Nello Musumeci, ottenendo nell’agrigentino 7341 preferenze. Quattro anni dopo, si riconferma all’assemblea regionale siciliana come primo degli eletti nelle fila degli azzurri nella lista “In Sicilia – Renato Schifani Presidente”.

Il cognome del deputato è stato in passato tirato in ballo da due collaboratori di giustizia. Prima dal pentito Daniele Sciabica, che si è auto-accusato di diversi omicidi di mafia tra il 1985 e il 1988, per conto del clan mafioso Grassonelli di Porto Empedocle. Sciabica accusa Gallo Afflitto di concorso in omicidio, ma la Dda di Palermo archivia l’indagine. In seguito è stato l’architetto-massone Giuseppe Tuzzolino a citare il deputato in relazione a presunti intrecci di assunzioni nella Girgenti Acque, società che gestiva l’ato idrico nell’agrigentino. Le dichiarazioni di Tuzzolino però non convincono la Dda di Caltanissetta, che in seguito ha arrestato il pentito per calunnia aggravata.

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Dua Lipa e le nozze da 1,5 milioni con Callum Turner in Sicilia: abiti Versace, il party sul set de “Il Gattopardo” e tra gli invitati vip anche Madonna e Harry Styles

4 June 2026 at 08:33

Dopo il “sì” pronunciato in totale segretezza lo scorso 31 maggio all’Old Marylebone Town Hall di Londra, la popstar trentenne Dua Lipa e l’attore trentaseienne Callum Turner hanno scelto la Sicilia per i festeggiamenti ufficiali delle loro nozze. Un evento curato nei minimi dettagli, dal costo stimato di circa un milione e mezzo di euro, che trasformerà per tre giorni Palermo e Bagheria in un crocevia di star internazionali.

L’arrivo in jet privato e il quartier generale

La coppia è atterrata all’aeroporto internazionale Falcone e Borsellino di Punta Raisi alle 22:36 di mercoledì, viaggiando a bordo di un jet privato Cessna Citation XLS+ decollato dall’aeroporto di London Luton. Il costo per il noleggio del velivolo, operato da VistaJet, si aggira intorno ai 20 mila euro complessivi, pari a circa 3.600 euro l’ora.

Al momento della partenza in Inghilterra, i due sono stati immortalati sorridenti dal Daily Mail: Dua Lipa indossava pantaloni bianchi, t-shirt nera, un cappellino rosso e blu e bagagli griffati, mentre Turner ha optato per jeans e polo verde salvia. “Gli sposi sono scesi all’aeroporto londinese da una Range Rover prima di entrare nel terminal dei jet per imbarcarsi sul loro volo”, ha riportato il tabloid britannico descrivendo l’inizio del viaggio. Sulla pista palermitana ad attenderli c’era un van che li ha scortati direttamente al Grand Hotel Villa Igiea, la lussuosa struttura scelta come quartier generale blindatissimo per l’intero weekend.

Il programma: dal set de “Il Gattopardo” a Villa Valguarnera

Le celebrazioni, coordinate dalla wedding planner Alessandra Grillo in collaborazione con l’agenzia milanese “Fasten Seat Belt”, prevedono la gestione di oltre 200 invitati. Gli ospiti alloggeranno tra Villa Igiea, il Grand Hotel et Des Palmes e il Grand Hotel Piazza Borsa. L’itinerario dei festeggiamenti si divide in due tappe principali:

Venerdì a Palermo: Il programma inizia con una visita privata alla Galleria d’Arte Moderna, eccezionalmente chiusa al pubblico dalle ore 14:00. La serata proseguirà con una festa esclusiva a Palazzo Gangi, celebre set della scena del ballo nel film Il Gattopardo di Luchino Visconti. Il catering dell’evento è affidato all’Osteria dei Vespri, locale di piazza Croce dei Vespri dove la coppia aveva già cenato la scorsa estate.

Sabato a Bagheria: Il baricentro delle nozze si sposterà a Villa Valguarnera, storica dimora settecentesca di proprietà della principessa Vittoria Alliata, affittata per oltre 50 mila euro. Per l’allestimento dei saloni, delle terrazze e dei giardini affacciati sul golfo con pouf rossi, tavoli e climatizzatori sono stati impiegati decine di operai, mentre l’area antistante la piazza è stata completamente transennata e liberata dalle automobili per consentire l’arrivo degli ospiti tra le 18:30 e le 19:00. Due tir presidieranno l’ingresso per garantire ulteriore sicurezza.

L’organizzazione ha posto come priorità assoluta la tutela della privacy: l’area è protetta da un imponente servizio di sicurezza privata e sistemi anti-drone per neutralizzare eventuali riprese dall’alto. Inoltre, le maestranze coinvolte e i locali hanno dovuto firmare rigidi accordi di riservatezza con penali che ammontano a migliaia di euro in caso di violazione, e ai curiosi è stato imposto il divieto di scattare foto e registrare video.

Gli abiti, gli ospiti vip e il concerto di Elton John

C’è grande attesa per le scelte stilistiche della sposa. Per la popstar sono previsti oltre venti look differenti nell’arco dei tre giorni, incluse alcune creazioni dell’amico e stilista Simon Porte Jacquemus. L’abito di punta dovrebbe essere una creazione custom Atelier Versace, i cui dettagli finali sono stati oggetto di recenti incontri in Italia e di ultime prove a Villa Igiea direttamente con Donatella Versace.

La lista degli ospiti include personalità in arrivo da Los Angeles, Londra e Parigi. Oltre a Donatella Versace, sono attesi Mark Ronson, Charli XCX, Olivia Dean e Lourdes Leon. Sui media e sui social circolano anche i nomi di Robbie Williams, Pedro Almodóvar, Madonna, Adele, Katy Perry, Harry Styles e Kylie Minogue. Il culmine dell’intrattenimento è fissato per venerdì sera a Palazzo Gangi, dove Elton John si esibirà in un concerto privato dedicato agli sposi e agli invitati.

Il “matrimonio dell’anno” e il menù siciliano

L’eco mediatico dell’evento è globale, con troupe di testate come il Times, The Sun e Daily Mail appostate sull’isola. Gli addetti ai lavori hanno già definito l’evento “il matrimonio dell’anno nel mondo dello spettacolo”, azzardando un parallelismo cinematografico per sottolinearne la portata: “Il matrimonio più importante in Sicilia dai tempi delle nozze tra Michael Corleone, interpretato da Al Pacino, e Apollonia Vitelli nel classico del 1972 Il Padrino”.

A deliziare gli invitati sarà un menù in cui l’alta cucina incontra i sapori del territorio. Accanto a uno chef romano stellato, lavoreranno brigate di cuochi e pasticceri di Palermo e Bagheria. Le portate includeranno specialità locali come anelletti alla Norma, panelle e crocchè, per poi concludersi con i dolci più tipici della tradizione siciliana: cassate e cannoli.

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