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Acquisti second hand, i trucchi per trovare occasioni vere ed evitare fregature: dalla moda griffata ai profumi, la guida per chi compra e chi vende l’usato

10 June 2026 at 13:53

Sarà che negli ultimi anni sia i brand di lusso sia del fast fashion hanno azionato un rialzo sensibile dei prezzi, sarà che la voglia di rinnovare il proprio armadio con minori sprechi e regalando una nuova vita ai propri vestiti sta trovando sempre più vie possibili, ma piattaforme come Vinted, improntate sull’economia circolare, ottengono sempre più successo. Acquistare second-hand non significa più, come fino a qualche anno fa, vagare per negozietti dell’usato speranzosi che qualcuno non sia già passato a fare incetta di quel maglione tanto bramato, o farsi strada tra la folla di un sabato mattina al mercato più cool del momento -o più nascosto, sperando che non diventi celebre sui social- per ricercare sotto strati di vestiti impilati sulle bancarelle l’affare della vita. La piattaforma lituana ha reso molto più semplice, veloce e conveniente vendere e comprare di tutto, dagli articoli per la casa, all’elettronica, all’abbigliamento, anche se è principalmente conosciuta ed utilizzata per quest’ultima categoria. Anche in vista dell’estate, l’occasione di rinnovare l’armadio può passare da qui. Vinted offre un buon grado di tutela per l’acquirente e ha semplificato notevolmente l’esperienza tradizionale di acquisto sostenibile, ma ciò non significa che non esistano delle accortezze per abbassare ulteriormente il rischio di incappare in spiacevoli contrattempi e per concludere affari da godersi in spiaggia.

Per chi acquista

Più utenti vuol dire più offerta, e più offerta comporta confrontarsi con una vasta gamma di prodotti. Fortunatamente, la piattaforma mette a disposizione filtri che rendono più agevole la ricerca per chi ha già un’idea piuttosto delineata di quello che sta cercando. Invece per i curiosi, per chi vuole lasciarsi ispirare, l’algoritmo diventa il più prezioso alleato, data l’estrema rapidità con cui sa intercettare l’interesse dell’utente per un determinato tipo di articolo. Basta salvarne un paio e l’home page subirà una trasfigurazione nel contenuto proposto. Personalizzare il proprio feed diventa un gioco ad incastro tra ricerche e salvataggi per condizionare quello che il ricettivo algoritmo capterà, e molto spesso ne vale la candela. Articoli che inconsapevolmente si desiderano vengono così alla luce come nessuna ricerca specifica potrà mai fare.

Seguire i venditori giusti può fare la differenza

I venditori stessi diventano dei ricettacoli per scoprire nuovi tesori, nuovi marchi, accedere a inedite ispirazioni: basterà andare sui loro profili per scoprire il loro catalogo. In alcuni casi, vale la pena iniziare a seguirli come su qualsiasi social, in modo da rimanere costantemente aggiornati sulle ultime aggiunte e non lasciarsi sfuggire un potenziale affare, arrivando prima di chi può trovare l’articolo casualmente. Una notifica pop up “Nuovo articolo aggiunto a 80 euro Maglioni e pullover Dries van Noten” a volte diventa più gradita di un like alle storie Instagram. Molti piccoli artigiani, amanti del “do it yourself”, caricano le loro creazioni sulla piattaforma, tra cui spicca uno dei simboli dell’estate 2026: il crochet. Dallo stile rilassato ma ricercato, queste lavorazioni hanno invaso i social, per la versatilità con cui si può sfoggiare dalla gonna alla borsa, per arrivare al top crochet, che su una piattaforma come Wallapop ha registrato un’impennata del 66% nelle ricerche. Su Vinted, venditori amatoriali condividono lo spazio con venditori professionisti, che trattano la piattaforma come un vero e proprio shop online.

Alcuni di essi sono pertanto più incentrati su alcuni marchi, o alcuni prodotti specifici; pertanto se si ha in mente un articolo preciso, come una camicia di lino per i mesi caldi, che la si voglia neutra o colorata, oversize o più strutturata, si può partire da un articolo per poi scorrere sul profilo alla ricerca della variante auspicata. Non è infatti implausibile che dallo stesso venditore si trovino più articoli affini ai propri gusti, e in tal caso spesso vengono offerti sconti facendo un acquisto multiplo. Un motivo in più per adottare come buona pratica individuare e seguire account di venditori. È così che dallo stesso venditore si possono acquistare tre splendide cravatte in seta di Kenzo, Versace e Giorgio Armani, per un prezzo ben più conveniente che se fossero state prese singolarmente.

Come riconoscere un vero affare (ed evitare brutte sorprese)

Per essere maggiormente sicuri che quell’affare non sia troppo bello per essere vero, contattare il venditore per chiedere maggiori informazioni o fotografie per avere una maggiore cognizione delle condizioni effettive è buona prassi. Richiedere la foto dell’etichetta non costa nulla e può evitare un’amara sorpresa ad acquisto ultimato, salvo che Vinted tutela molto i propri acquirenti, dando la possibilità di porgere reclamo e ricevere il rimborso. Un prezzo particolarmente esiguo può essere spiegato da un difetto che solitamente viene segnalato nella descrizione, mentre trovare un articolo in condizioni pressoché perfette, di un marchio prestigioso, senza particolari giustificazioni per il prezzo, inevitabilmente fa sollevare qualche sopracciglio. Un tank top Rick Owens con cartellino ancora attaccato a 60 euro, data la popolarità sia del capo, sia del brand, dovrebbe lasciare pochi dubbi sull’autenticità. Un altro indicatore è il profilo stesso del venditore: molte vendite andate a buon fine con altrettante recensioni positive sono un indizio positivo che chi vende è affidabile. Oltre a quelle che lascia l’utente di sua sponte, Vinted assegna d’ufficio 1 stella al venditore qualora annullasse la vendita senza il consenso dell’acquirente, o in caso di mancato invio entro 5 giorni lavorativi. Se si volesse una maggiore tutela, da un po’ di tempo la piattaforma offre un servizio facoltativo a pagamento per cui l’articolo, una volta acquistato, passa prima tra le mani del centro di verifica: se supera il controllo, l’articolo viene spedito con un’etichetta che ne certifica la verifica; in caso contrario, l’acquirente riceve il rimborso completo di protezione acquisti, spese di spedizione e costo della verifica.

Profumi su Vinted: occasioni, vintage e rischio contraffazioni

Negli ultimi anni si è verificata una crescente popolarità legata al mondo delle fragranze, e i siti di marketplace rispecchiano questa tendenza. Parallelamente alle profumerie, siti come Vinted rappresentano un’opportunità per trovare occasioni a buoni prezzi, ma anche profumi vintage (per gli appassionati) spariti dal mercato o referenze più contemporanee ma sfortunatamente discontinuate. Non avendo ovviamente la possibilità di testare con l’olfatto se l’articolo venduto corrisponda alla fragranza ricercata, bisogna affidarsi ad altre strategie per assicurarsi dell’originalità. Il confronto è fondamentale: si può partire cercando su Internet o anche direttamente in negozio il profumo che si desidera acquistare per equiparare le scritte della confezione, le forme del tappo, dello spruzzino e del flacone. Alcune case, come la popolarissima Nasomatto di Alessandro Gualtieri, hanno sul proprio sito web una guida per identificare le contraffazioni. Inoltre, per quanto possa far storcere il naso a qualcuno, acquistare un profumo già in parte utilizzato è in realtà un buon modo per assicurarsi della genuinità del venditore, che plausibilmente si è stancato della fragranza e per questo se ne vuole liberare.

Sempre a proposito del venditore, dare un’occhiata al suo profilo non è una cattiva idea, perché a meno che sia un rivenditore ufficiale (improbabile su Vinted), difficilmente si troverà con un vasto assortimento di fragranze, se originali. C’è un motivo se una realtà come Nasomatto si è scomodata a fare un video per spiegare ai suoi clienti come evitare i falsi: sebbene appartenente al mondo della nicchia, gode di grande popolarità. Quindi, quando si cerca una fragranza nei marketplace, anche tenere conto della popolarità gioca un peso, in quanto è più probabile che si falsifichi un profumo designer o di una folta nicchia di appassionati piuttosto che referenze con scarso successo commerciale o appartenente a un passato dimenticato. Infine, ancora una volta la protezione di Vinted gioca un ruolo di tutela al consumatore che, spiegate le motivazioni al team di assistenza, potrà ricevere il rimborso nel caso più infausto.

Per chi vende

Chi vende deve aver coscienza di occupare una vetrina digitale, e in quanto tale per attirare gli utenti come si presenta l’articolo fa tutta la differenza del caso: uno sfondo il più neutro possibile e una fotografia a fuoco senza controluce o penombra donano maggiore risalto. Scattare sia visioni d’insieme sia dettagli che possono attirare l’attenzione, come un logo o un’etichetta, danno già modo all’utente di avere una percezione chiara. Molti venditori indossano l’articolo per dare subito un’impressione visiva di come veste e far immedesimare meglio chi osserva. Un utente vuole capire senza prove in camerino come calzerà, perciò venirgli incontro aggiungendo alla descrizione la vestibilità, è un punto a favore, così come aggiungere da subito le misure, dato che il numero di taglia è indicativo.

Tag, parole chiave e tendenze: come aumentare la visibilità

Vendere online significa anche sfruttare uno degli strumenti del digitale più utile per dare più visibilità possibile al proprio articolo: i tag. Oltre a quelli più semplici e descrittivi, (ad es. se si vende un jeans “#jeans #denim”), si possono trovare spunti andando a vedere cosa scrivono altri venditori con prodotti simili. Anche il titolo dev’essere chiaro, meglio indicare fin da subito la tipologia di articolo, il suo stile e, nel caso, il brand, dato che molti utenti per orientarsi nella ricerca si affidano a parole chiavi che si sintonizzano con il loro stile personale, come “Giacca Jeans Distressed Y2K” o “Cintura Dolce e Gabbana”. In ottica estiva, scrivere “Old money”, dato tutto il filone del quiet luxury che si interconnette a scenari vacanzieri, è una scelta sensata se si vogliono attirare visualizzazioni. Solo per fare un esempio, il vestito a pois, con la sua eleganza giocosa e romantica, ha già portato a un aumento delle ricerche del +36% da parte di chi già si immagina tra matrimoni estivi, brunch all’aperto e cene in vacanza. Prima ancora di mettere in vendita, bisogna chiedersi se ha senso che qualcuno possa acquistarlo. Vestiti o oggetti in condizioni scarse, specie se a controbilanciare non ci sono elementi di valore come un marchio importante, difficilmente avranno un riscontro positivo. Un bermuda, per quanto di tendenza per combattere le alte temperature, se in cattivo stato, rimarrà invenduto. Un altro strumento per aumentare le vendite è offrire sconti in caso di acquisti multipli, così come inviare un’offerta ribassata ad un utente che ha salvato nei preferiti l’articolo, magari dichiarandosi disponibili per fornire ulteriori informazioni.

Truffe e rimborsi: come proteggersi nell’era dell’IA

Infine, un’accortezza prima di avviare qualunque spedizione: sempre documentare con foto e video il momento di preparazione del pacco. Sono infatti sempre più i casi di truffe ai danni dei venditori, dove l’AI viene impiegata per modificare le foto e simulare danneggiamenti con il fine di ricevere il rimborso automatico. Per com’è strutturata la piattaforma, ad essere tutelato maggiormente è chi acquista attraverso la Protezione acquisti, perciò diventa fondamentale attuare una strategia preliminare per difendersi.

Articolo di Alessandro Fontana

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Quale costume comprare per l’estate 2026? Tendenze, colori e modelli per lui e per lei da usare anche fuori dalla spiaggia

Quest’anno, l’estate non ha aspettato il 21 giugno per arrivare, ma ha anticipato i tempi. Ed è così che sono già iniziati i primi weekend al mare, tra acque cristalline, sole cocente e puro relax. Con questi primi momenti di vacanza arriva, però, anche il grande dilemma dell’estate: quale costume comprare per essere pratici, a proprio agio e di tendenza? Come ogni anno, il panorama di proposte lanciate dai brand è molto vasto, ognuno può trovare il modello, il colore e la fantasia che più rispecchia le proprie esigenze. Ci sono però dei minimi comuni denominatori che fanno da file rouge alle proposte di stagione, delle vere e proprie tendenze in fatto di costumi donna e uomo, per essere al passo con i tempi in quest’estate 2026.

Le tendenze costumi donna per l’estate 2026: colori e fantasie, non solo sulla spiaggia

Due anime abitano le tendenze costumi donna di quest’estate 2026: una più audace e un’altra più minimale. Infatti, a tagli asimmetrici e costruzioni cut-out si affiancano modelli senza cuciture, top a triangolo o a fascia e bikini con laccetti, per non farsi mancare un po’ di nostalgia degli anni Duemila, che quest’anno si fa sentire più che mai. Se il bikini regna ancora sovrano ed è la scelta più gettonata, anche il costume intero prende sempre più piede, in versione liscia o drappeggiata, così come il due pezzi con slip a vita alta, versione bon ton del classico bikini. La doppia natura audace e minimale delle proposte di quest’anno si trova anche nei colori. Da un lato ci sono tinte vitaminiche come il rosso, l’arancione acceso o il giallo limone, che danno quel tocco di vivacità tipico dell’estate, dall’altro lato invece compaiono tinte neutre come il cloud dancer (il Colore dell’Anno 2026 di Pantone), il sabbia, il marrone o il bronzo, ma anche nuance sofisticate come il giallo burro e i colori pastello. In questo magma di proposte, però, ci sono alcune tendenze che spiccano maggiormente: quella delle stampe, che siano floreali, soprattutto in versione tropicale, a pois o a righe (dal sapore più retrò) e quella del bicolore, tendenza proveniente dalle passerelle primavera/estate 2026 che fa incursione anche nella moda mare. Da aggiungere all’appello i costumi con dettagli gioiello, in grado di far brillare con eleganza riflettendo la luce dei raggi solari. Dalla spiaggia all’aperitivo vista mare, quest’anno il costume, specialmente quello intero, si fa anche parte integrante del look, indossato insieme a gonne o pantaloni, camicie di lino e infradito con kitten heel.

Da Calzedonia a Reina Olga, le proposte beachwear per il 2026

Cut-out e dettagli gioiello sono protagonisti del costume intero firmato Calzedonia, un modello raffinato ma audace in grado di fare la differenza in un look, anche usato come body dopo una giornata sotto il sole. Il beachwear che prende spazio fuori dalla spiaggia è centrale anche nella nuova collezione mare di Fracomina, che accompagna durante ogni momento dell’estate con costumi e capi confortevoli e sensuali dotati di un’eleganza disinvolta, proprio come il due pezzi con slip a vita alta che unisce la delicatezza dei fiori e la grinta dell’animalier. Anche Parfois e Yamamay propongono diverse stampe, il primo con un costume intero a righe bianche e blu e profili bordeaux e il secondo con un bikini dalla stampa audace, un tripudio di fiori tropicali declinati in colori vibranti come il rosa, il rosso, l’arancione e il giallo, con un tocco di menta. Zara segue l’onda dei colori vitaminici con un rosso acceso dal taglio asimmetrico dato da un’unica spallina che si innesta su un taglio a fascia. Color albicocca invece per LATTE The Label, brand di intimo sostenibile e Made in Italy, che propone un due pezzi essenziale nella linea, ma d’impatto per il colore. Oltre a LATTE The Label, spiccano nel panorama attuale anche Festa Foresta, Reina Olga e Clara Aestas, marchi che uniscono la sostenibilità a un design contemporaneo: le loro proposte mare includono un costume intero drappeggiato color burro, un costume intero monospalla con dettaglio gioiello e un bikini bianco con top a fascia e ricami su spallina e slip. Uno sguardo sulle ultime tendenze lo offrono poi Mango, con un bicolore bianco e marrone, ma anche Tezenis, con un modello con laccetti anni Duemila e pois, una reinterpretazione moderna di codici vintage. Colori accesi e bikini con laccetti anche per Gant, che si inserisce nelle tendenze di stagione con un due pezzi fucsia dal fascino di inizio millennio. Infine, un intramontabile bikini nero per Polo Club, con un top insieme elegante e pratico, diverso dal solito triangolo.

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Calzedonia

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Clara Aestas

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Festa Foresta

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Gant

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LATTE The Label

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Mango

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Parfois

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Polo Club

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Reina Olga

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Tezenis

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Yamamay

Le tendenze costumi uomo per l’estate 2026: spazio alle fantasie, ma con discrezione

Anche per l’uomo vale la dicotomia audace-minimale già vista nelle tendenze femminili. A tonalità vitaminiche come l’arancione acceso, il lime, ma anche l’azzurro intenso, si accostano colori neutri come il blu, il sabbia, il verde oliva e il nero, classico intramontabile. Anche qui le stampe sono protagoniste e si declinano in versione sofisticata: micro-stampe geometriche, righe verticali, stampe floreali e tropicali discrete sono le fantasie che dominano questa stagione, senza dimenticare le fantasie dal sapore vintage ispirate all’estetica degli anni Settanta e Ottanta. Per quanto riguarda i modelli, restano in testa alla classifica i classici boxer, affiancati dagli shorts mare a lunghezza media per un look più ricercato, specialmente se dalla linea sartoriale. La parola d’ordine per la moda mare uomo di quest’anno è “lusso rilassato”, un mix tra dettagli e linee eleganti, ma anche di carattere e in linea con la vivacità della stagione. Infine, come per la donna, quest’anno i modelli uomo si prestano per passare direttamente dalla spiaggia all’aperitivo, se abbinati con una camicia in lino e un paio di mocassini in suede.

Da Iuman a MOSSO Sunwear, le proposte beachwear per il 2026

Le stampe sono le vere protagoniste dei costumi uomo di quest’estate, sempre in versione elegante e discreta. Zara propone una fantasia floreale dai toni chiari con sfondo scuro, una versione più chic della classica e variopinta stampa tropicale, mentre Tezenis, sulla stessa linea d’onda, presenta un modello a righe bianche e blu, un classico dell’estate. Un pizzico di creatività in più la mettono MC2 Saint Barth e Peninsula, il primo con un paio di boxer a righe arricchiti da una micro-fantasia a forma di stelle marine e il secondo – brand 100% Made in Italy e a basso impatto ambientale – con un costume con stampa paisley anni Settanta rivisitata in chiave contemporanea, un tuffo nel passato che si ispira alle estati in Sardegna dell’infanzia del fondatore del brand Edoardo Pasolini. Un tocco di vivacità anche per Sundek, con il suo boxer in arancione vitaminico, e un tocco di leggerezza per Iuman e MOSSO Sunwear, che propongono un costume verde oliva con micro-fantasia tono su tono e un boxer utility color sabbia, pratico ma raffinato. Infine, se il boxer non è il vostro prediletto e preferite un look più sportivo, Arena propone diversi modelli di slip, come questo bicolore in verde oliva e blu navy.

1 / 8

Zara

2 / 8

Tezenis

3 / 8

Sundek

4 / 8

Peninsula

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MOSSO Sunwear

6 / 8

MC2 Saint Barth

7 / 8

Arena

8 / 8

Iuman

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Cos’è il “manifesting” e perché sui social tutti vogliono provare il “metodo Dua Lipa” per trovare l’amore

9 June 2026 at 13:23

I matrimoni tra star sono la cosa più vicina alle favole che hanno gli adulti: un’occasione per sognare ad occhi aperti. Le recenti di nozze tra la cantante Dua Lipa e l’attore Callum Turner non fanno eccezione. Non solo perché sono fastidiosamente belli, di successo e innamorati. C’è un dettaglio della loro storia d’amore che ha acceso le speranze dei single di tutto il mondo sui social, che ora guardano all’artista come a una specie di oracolo: è la prova che manifestare i propri desideri funziona?

Disclaimer: quando parliamo di manifestare non parliamo dell’atto di scendere in piazza. O di protestare come hanno fatto i palermitani contrariati dal fatto che la coppia vip abbia noleggiato un’intera città per le nozze. Il termine “manifestare” è l’italianizzazione del termine inglese manifesting, pratica diventata molto popolare negli ultimi anni. A grandi linee consiste nel visualizzare i propri desideri come se fossero già reali. L’idea di fondo è che i pensieri e le emozioni possano influenzare la realtà che ci circonda: se consideriamo i nostri sogni come possibili – anzi, reali – ci metteremo nel giusto stato d’animo per farli avverare.

Ecco: secondo i fan della coppia, gli ottimisti e i romantici irriducibili, Dua Lipa è diventata la prova vivente che questo tipo di pensiero magico funziona. TikTok, Instagram e Threads si sono riempiti di post convinti del fatto che la cantante abbia “manifestatoun grande amore nelle sue canzoni, per trovarlo subito dopo. Una in particolare: Training Season, uscita nel 2024 come estratto dell’album Radical Optimism (appunto).

La prova? Un’intervista di quell’anno con Drew Barrymore, nell’omonimo show televisivo. La cantante raccontò di aver scritto la canzone Training Season quando era single, dopo alcuni appuntamenti andati male: “Sono andata in studio e ho detto: gli allenamenti sono finiti, mi sono stancata di educare questi ragazzi. Mai più. Quella battuta è diventata un verso, e poi un’intera canzone”. Nel famoso brano, scritto nel 2022, la cantante elencava ciò che cercava in una relazione: “Voglio un uomo che mi tenga stretta, un amore più profondo di quanto io abbia mai conosciuto, che sembri un rodeo”. Una sorta di lettera aperta all’universo, o di preghiera laica o una manifestation, per usare le sue parole: “Sto molto attenta alle parole che scrivo, perché penso possano diventare realtà. Diventano il mio mantra, che ripeto di continuo”.

Circa un anno e mezzo dopo aver scritto la canzone, Dua Lipa ha iniziato a frequentare Callum Turner, che oggi è suo marito. A onor del vero, nel 2023 la cantante ha avuto una breve relazione con il regista Romain Gavras. La manifestazione non è andata bene al primo colpo, quindi, ma l’universo ha aggiustato il tiro in un modo estremamente romantico: Callum e Dua stavano leggendo lo stesso libro in un ristorante, coincidenza che li ha spinti a parlarsi. I social hanno visto in questa storia la conferma che manifestare funziona. Almeno per Dua Lipa.

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Kering fa marcia indietro sui licenziamenti Alexander McQueen: accordo raggiunto al Ministero dopo lo sciopero del 20 maggio. I sindacati: “Merito della determinazione dei lavoratori”

8 June 2026 at 14:18

Il colosso del lusso Kering ha ritirato il piano di licenziamenti unilaterali per i siti produttivi italiani del marchio Alexander McQueen, piegandosi alla pressione sindacale. L’intesa è stata raggiunta il 4 giugno al Ministero del Lavoro tra le segreterie nazionali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil e l’azienda ha ribaltato l’impostazione iniziale della società. Il blocco degli esuberi forzati segue il maxi sciopero del 20 maggio scorso a Scandicci, dove quasi mille lavoratori erano scesi in piazza per contestare il piano di riorganizzazione presentato dal Ceo Luca de Meo.

I termini dell’accordo: stop ai licenziamenti e incentivi

L’accordo, votato e approvato all’unanimità dai lavoratori di McQueen in assemblea, ridefinisce le modalità di gestione dell’eccedenza di personale. Il documento stabilisce tre punti formali:

  • Non vi saranno licenziamenti unilaterali da parte dell’azienda.
  • Le eventuali uscite potranno avvenire esclusivamente sulla base della non opposizione al licenziamento e saranno incentivate economicamente.
  • Le scadenze dell’intera procedura di licenziamento vengono rinviate fino a settembre.

Durante le trattative, il numero totale degli esuberi è sceso da 54 a 35, un calo dovuto anche a dimissioni e ricollocazioni già avvenute in itinere. A livello economico, i lavoratori che sceglieranno di aderire all’uscita volontaria entro la prima metà del mese riceveranno un incentivo pari a 20 mensilità (12 mensilità più altre 8). Per le adesioni formalizzate nella seconda metà del mese, gli incentivi decresceranno in base alle tempistiche delle dimissioni.

Le dichiarazioni dei sindacati: “Risultato non scontato”

Le organizzazioni sindacali hanno rivendicato in modo netto l’efficacia della mobilitazione di maggio. In una nota congiunta, le sigle hanno dichiarato: “Grazie alla determinazione delle lavoratrici e dei lavoratori e all’iniziativa sindacale di mobilitazione, che ha visto coinvolto l’intero Gruppo nella giornata del 20 maggio, è stato possibile modificare in modo significativo l’impostazione iniziale dell’azienda, che prevedeva una gestione unilaterale degli esuberi”. I rappresentanti dei lavoratori hanno definito l’intesa “un risultato non scontato che ferma l’impatto immediato dei licenziamenti e restituisce al negoziato un ruolo centrale”.

Il nodo degli ammortizzatori sociali e il piano Reconkering

Nonostante l’accordo, le parti sociali mantengono una riserva specifica sull’assenza degli ammortizzatori sociali, strumento definito come “un grande assente” all’interno dell’intesa. Su questo tema, Filctem, Femca e Uiltec hanno formalizzato la loro linea: “La gestione degli esuberi deve avvenire attraverso strumenti collettivi e non traumatici, a partire proprio dagli ammortizzatori sociali, evitando soluzioni che scarichino sui singoli lavoratori il costo della riorganizzazione”. Le sigle sindacali hanno confermato che, da qui a settembre, monitoreranno attentamente l’andamento delle uscite incentivate e lavoreranno per costruire “le condizioni per una applicazione del piano Reconkering condivisa”.

Il polo di Novara e l’impegno della Regione Piemonte

L’impatto maggiore della vertenza occupazionale si concentra sul sito di Novara, polo produttivo dedicato alla prototipazione di linee di abbigliamento, dove gli esuberi iniziali previsti ammontavano a 38 su un totale di 54. Con il nuovo accordo siglato, le potenziali uscite nella struttura piemontese si fermano a quota 25. Cristian Bertuletti, esponente di Filctem Cgil Novara, ha difeso i lavoratori locali sottolineando che “sono eccellenze e patrimonio della città”, annunciando la volontà di coinvolgere le istituzioni del territorio per favorirne la ricollocazione. I sindacalisti hanno inoltre precisato che terranno sotto stretta osservazione le decisioni del nuovo amministratore delegato di McQueen, Gianfranco D’Attis, subentrato a Luca de Meo: “Monitoreremo i movimenti dell’azienda”. Sulla vertenza è intervenuta anche la Regione Piemonte a livello istituzionale. Il governatore Alberto Cirio, insieme agli assessori Daniela Cameroni e Maurizio Marrone, ha garantito supporto pubblico dichiarando che “la Regione non lascerà soli i lavoratori” e confermando la messa a disposizione dei centri per l’impiego e degli strumenti di politica attiva del lavoro.

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Thun conquista la Gen Z: perché angioletti, presepi e statuette da credenza sono tornati di moda su TikTok

4 June 2026 at 15:14

Chiudete gli occhi e tornate con la mente ai primi anni Duemila. Visualizzate la pesante credenza in legno massello nel salotto della nonna, le vetrinette “da non toccare” oppure le mensole di quella zia che passava i fine settimana a spolverare la sua collezione infinita. Lì, fieri e inamovibili, troneggiavano gli angioletti dalle guance paffute e dai toni caldi della terra, ma anche animaletti serafici, sposini, campanelle, tazze decorate, statuette da battesimo, da comunione, da Natale, da anniversario. Erano il feticcio assoluto della massaia italiana, il Santo Graal del collezionismo casalingo in cui il presepe in ceramica, pezzo dopo pezzo, assumeva le dimensioni di un plastico urbanistico. Thun è stato il grande lessico della casa italiana: amatissimo, accumulato, regalato, esposto con orgoglio e poi, per una certa stagione, liquidato come troppo tenero, troppo decorativo, troppo “massaia con la passione per le bomboniere”. Oggi, aprite TikTok. Quegli stessi angioletti sono diventati l’oggetto del desiderio dei ventenni.

Ebbene sì: contro ogni pronostico, sono tornati, rivelandosi più di tendenza che mai. Sui social queste celebri ceramiche hanno ripreso a circolare senza sosta, alimentando video nostalgia e unboxing, scatenando frenetiche cacce all’edizione limitata che rimbalzano tra ricordi d’infanzia e piattaforme di reselling come Vinted ed eBay. Non si tratta di un banale revival nostalgico, ma di un vero e proprio fenomeno generazionale capace di spiazzare anche gli esperti di marketing. In un’epoca in cui le nuove tendenze celebrano estetiche come il coquette o il cottagecore — innalzando la casa a rifugio e archivio emotivo — Thun ha innescato il cortocircuito perfetto: quello che fino a ieri veniva talvolta liquidato come “kitsch familiare” è stato oggi sdoganato, elevandosi a simbolo, memoria condivisa e micro-lusso sentimentale. Per capire meglio la portata e la genesi di questo fenomeno, abbiamo interpellato Simon Thun, Ceo di Thun S.p.A., che preferisce parlare di una “nuova consapevolezza” piuttosto che di un semplice ritorno di fiamma. “Abbiamo osservato un cambiamento culturale profondo: oggi le persone, specialmente i più giovani, cercano autenticità e simboli di appartenenza”. La chiave del successo? Aver tradotto un lessico storico e radicato nel passato in una grammatica spiccatamente contemporanea. Insomma, l’azienda non sta diventando interessante per i giovani nonostante la sua storia, ma proprio grazie alla sua storia. In un mercato saturo di prodotti seriali pensati per essere virali, i piccoli angeli decorati a mano sembrano arrivare da un altro tempo. Per i Millennials significano infanzia e domeniche in famiglia; per la Gen Z, che spesso li scopre attraverso lo schermo, sono oggetti già carichi di racconto, facilmente riconoscibili e familiari.

La febbre dei “drop” e i server presi d’assalto

Per inquadrare la portata del fenomeno, bastano i numeri. L’Angelo del Centenario ha generato dinamiche di vendita paragonabili a quelle delle sneaker in edizione limitatissima o di certe collaborazioni come l’ultima tra Swatch e Audemars Piguet. Creato per celebrare i cento anni dalla nascita della fondatrice Lene Thun, è stato prodotto in 3.499 esemplari, che sono andati esauriti in appena 30 minuti online e nel giro di poche ore all’interno degli store fisici. “L’Angelo del Centenario è nato come una creazione speciale per celebrare i cento anni dalla nascita di mia nonna, Lene Thun. Sapevamo che sarebbe stato amato, ma la risposta ci ha sorpresi”, ammette Simon Thun. “Vedere questo entusiasmo ci ha emozionato perché conferma quanto Thun continui a vivere nel cuore delle persone, attraversando generazioni e geografie diverse”.

Un simile livello di hype ha inevitabilmente attivato il mercato secondario: le ceramiche sono approdate a tempo di record su piattaforme di reselling come Vinted ed eBay a prezzi fortemente maggiorati. Una deriva che il Ceo analizza con lucidità: “Quando un oggetto è numerato e carico di significato, il mercato secondario è una conseguenza quasi fisiologica. Tuttavia, la nostra missione non è alimentare la speculazione, ma creare oggetti che entrino nelle case per restarci. Il vero valore di un pezzo Thun è nella storia che rappresenta per chi lo possiede, non nel suo prezzo di rivendita”. Il collezionismo della casa di Bolzano nasce infatti decenni prima dell’hype culture contemporanea e delle file digitali per accaparrarsi blind box e pupazzi Labubu. Le esclusive del Thun Club esistevano già in un’epoca pre-social: “Certamente osserviamo con interesse i nuovi modelli di consumo globale”, spiega il Ceo, “ma la nostra è una scarsità autentica, legata ai tempi della decorazione a mano e alla celebrazione di ricorrenze uniche. Non imitiamo le mode del momento, ma evolviamo i nostri strumenti per dialogare con una sensibilità contemporanea che apprezza l’esclusività”. Al vecchio collezionismo puramente affettivo si affianca oggi la ricerca del pezzo limitato da mostrare: “L’esclusività può accendere la curiosità iniziale, ma è l’emozione a garantire la durata. La dimensione affettiva resta però il nostro pilastro irrinunciabile”.

L’algoritmo di TikTok e il peso della community

Ed è così che arriviamo al punto, ovvero a come l’identikit dell’acquirente tipo si stia frammentando e ringiovanendo: “Stiamo assistendo a un abbassamento costante dell’età media, spinto soprattutto dal digitale“, conferma Simon Thun. “Se il Thun Club rimane il cuore pulsante e fedele, i nuovi acquirenti hanno spesso tra i 25 e i 35 anni. Più che l’età anagrafica, però, è interessante la trasversalità emotiva: oggi Thun viene acquistato sia per celebrare una tradizione familiare, sia come creazione di design iconica da mostrare sui social”. In questo scenario, TikTok ha funzionato da innesco perfetto. “TikTok è stato un amplificatore straordinario di un fenomeno spontaneo”, osserva il manager. “Ci ha colpito vedere giovani content creator raccontare le nostre creazioni attraverso i loro ricordi d’infanzia o nuovi rituali quotidiani. In un certo senso, ha fatto in modo digitale quello che mia nonna Lene faceva leggendo le lettere dei clienti: ha reso visibile un capitale emotivo che esisteva già. Le piattaforme non hanno creato l’interesse, lo hanno reso virale e partecipativo”.

Tuttavia, il motore economico del brand resta solidamente ancorato alla fedeltà a lungo termine, come il programma Thun Lovers che vanta 1,5 milioni di iscritti. “La nostra community è il motore dell’azienda. Più che il dato economico, per noi conta la qualità del dialogo: i Thun Lovers non sono semplici clienti, ma ambasciatori che ci aiutano a co-creare il futuro del brand“. Un capitale umano che si riflette sui bilanci: “Confermo che la componente fidelizzata incide in modo molto rilevante, con punte che raggiungono il 70%. Questo dimostra che Thun non vive di acquisti impulsivi o occasionali, ma di una relazione continua e di una fiducia costruita nel tempo”.

Le conversazioni nascono spesso nei gruppi Facebook, descritti dal Ceo come “veri e propri salotti digitali. C’è chi cerca il pezzo mancante, certo, ma la maggior parte delle interazioni riguarda storie personali: un dono ricevuto in un momento difficile, la gioia di un nuovo arrivo in famiglia”. Ma, mentre gran parte del mercato tenta di trasformare i follower in una comunità, l’azienda percorre la strada inversa: possedeva già una comunità reale, e i social l’hanno resa visibile. “A Caserta ci hanno raggiunto 5.000 amici, a Bari lo stesso. In un mondo che corre verso il virtuale, ritrovarsi fisicamente attorno a valori semplici ma profondi è la nostra vera forza”. Il baricentro di questo universo resta il Thuniversum di Bolzano, definito “il luogo dove gli Angeli imparano a volare. Ogni anno accogliamo oltre 60.000 visitatori, un’esperienza immersiva dove si può toccare con mano la nostra storia”.

Dalle uova di Pasqua a Frida Kahlo: la potenza dell’imperfezione

Dietro ogni disegno c’è ancora l’impronta di Lene Thun, affettuosamente chiamata “Omi Lene”. “Mia nonna è la nostra bussola”, racconta il nipote. “Non è solo la fondatrice; la sua visione della vita — gioiosa, attenta agli altri e capace di vedere il magico nel quotidiano — ispira ogni nostro nuovo disegno”. Soprannominata la “Contessa degli Angeli”, ha regalato a queste figure una forma rassicurante e laica: “L’Angelo è un simbolo universale che supera i confini della religione per diventare un segno di protezione e vicinanza”. Per preservare questa magia, l’azienda bandisce il lessico della produzione seriale: “Prodotto è un termine industriale, Creazione richiama il tocco umano“, puntualizza Simon Thun. “La decorazione a mano rende ogni pezzo unico: quella piccola imperfezione o sfumatura è la firma dell’artigiano e la garanzia che quell’oggetto ha un’anima”. Ed è proprio questa identità forte a permettere al marchio di giocare con icone pop senza snaturarsi. Dai progetti speciali dedicati a Frida Kahlo o ai Minions, fino alla dirompente collaborazione pasquale, che ha spinto i consumatori a pesare letteralmente le uova di cioccolato tra le corsie dei supermercati pur di accaparrarsi la sorpresa in ceramica. Una “caccia al tesoro” che ha stupito la stessa azienda: “Ci ha divertito e lusingato! Quando le persone si impegnano così tanto per trovare una tua creazione, significa che hai creato qualcosa di veramente desiderabile”.

Il futuro del brand è quindi tracciato, e guarda ben oltre l’entusiasmo passeggero dei social: “L’obiettivo è trasformare questo revival in un legame duraturo“, conclude il Ceo. “Non vogliamo inseguire la fiammata del momento, ma consolidare una comunità che si riconosce in valori di autenticità e gentilezza. Il Centenario è stato un nuovo inizio: continueremo a evolvere, parlando a nuove generazioni con la stessa passione con cui mia nonna modellò il suo primo angelo”.

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Quando l’“incredibile somiglianza” diventa un business: cos’è e come funziona il trend delle gare di sosia dei vip che riunisce migliaia di persone nelle piazze

4 June 2026 at 10:41

Si dice che tutti, nel mondo, abbiano almeno un sosia. Quelli delle celebrità ora si danno appuntamento nelle piazze: è il fenomeno dei lookalike contest, eventi in cui si cerca chi somiglia di più a Paul Mescal, a Pedro Pascal, a Timothée Chalamet o a John Fitzgerald Kennedy Jr. I social, prevedibilmente, sono impazziti: ma cos’è che ci affascina tanto? E perché i protagonisti sono sempre uomini?

Tutto è iniziato nel 2024 con la ricerca del sosia di Timothée Chalamet. L’evento è stato organizzato dallo Youtuber Anthony Po a New York, e ha riunito migliaia di partecipanti a Washington Square Park. A sorpresa, si è presentato l’attore in persona, mandando in delirio la folla. Prima che intervenisse la polizia, il vincitore Miles Mitchell ha portato a casa una coppa, 50 dollari e l’opportunità di posare insieme al vero Chalamet.

Da quel momento, le gare si sono moltiplicate in tutto il mondo, alla ricerca del sosia di Harry Styles o Dev Patel. George Gountas è stato incoronato per la somiglianza a Pedro Pascal; Abdul Bunny è arrivato a San Francisco dal Messico per dimostrare di essere il doppelgänger di Bad Bunny; Jack Wall O’Reilly a Dublino ha vinto la bellezza di venti euro per la somiglianza con l’attore Paul Mescal. In questo tipo di gare, i concorrenti si vestono come le star in questione e spesso sono chiamati ad esibirsi – cantando o recitando – per dimostrare la loro abilità. Esistono dei premi in denaro, ma tendenzialmente si gioca per la gloria, per la fama e per la possibilità che il loro idolo segua l’esempio di Chalamet e faccia un’apparizione dal vivo.

Il marketing dei sosia

Queste gare, a pensarci bene, sono tra i pochi fenomeni virali degli ultimi anni nati nel mondo reale e non sui social. Le prime gare sono state pubblicizzate tramite volantini, dandosi appuntamento nei parchi o nelle piazze. Considerato che i concorsi per sosia di celebrità esistono almeno da un secolo e hanno prosperato in tv, Instagram qui non ha nessuna colpa – ha, semmai, allargato i confini di qualcosa che già esisteva. Ma perché questo revival? C’è chi lo trova un antidoto alla solitudine, un momento di socialità offline per conoscere nuove persone o, nella migliore delle ipotesi, lasciare il numero di telefono a un ragazzo che somiglia vagamente a un attore hollywoodiano. C’è anche chi ci vede una geniale intuizione di marketing: un evento di promozione completamente gratis. Di solito i lookalike contest vengono organizzati in concomitanza con l’uscita di film, dischi o grandi eventi come il Superbowl.

Oppure, semplicemente, abbiamo tutti bisogno di un po’ di divertimento, di leggerezza e di distrazioni. Ma è impossibile non notare la punta di autentica e innocente vanità nei doppelgänger che provano a godersi i quindici minuti di fama promessi da Andy Warhol. “C’è qualcosa di piuttosto audace nel dire alla gente che assomigli a una persona famosa, soprattutto se il tuo presunto sosia è uno degli idoli più amati al mondo”, ha scritto la reporter della BBC Yasmin Rufo.

Il delirio del doppio

In effetti, i lookalike contest riguardano quasi sempre uomini: l’unica gara al femminile di cui si abbia notizia ha radunato le sosia di Zendaya a Oakland, nel 2024. I social hanno una precisa teoria su questo: solo l’incrollabile autostima del maschio medio può spingere dozzine di ragazzi a paragonarsi, senza remore, a divi del cinema o a figure semi-mitologiche come John Fitzgerald Kennedy jr., lo scapolo più desiderato d’America tragicamente scomparso in un incidente aereo insieme alla moglie Carolyn Bessette.

Ovviamente anche JFK Jr. ha avuto il suo contest. A New York si sono radunati ragazzi in completo con biciclette prestate, la cui unica somiglianza con il figlio del presidente consisteva nel cappellino girato al contrario. Le ragazze di solito partecipano a questi eventi per godersi lo spettacolo: nella migliore delle ipotesi incoraggiano gli amici, nella peggiore commentano l’aspetto degli uomini in gara, approfittano del ribaltamento di ruoli. Il popolo femminile di Internet è stato particolarmente deluso dall’ultima gara, definendo i partecipanti “delulu” (cioé: illusi) per aver pensato che bastasse una giacca e un berretto per potersi avvicinare al fascino di John John. A loro discolpa, probabilmente nessun uomo sulla Terra ci somiglia, tranne Paul Anthony Kelly, l’attore che lo interpreta nella serie tv Love Story (potete verificarlo su Disney+). Ed è già stato difficile abbastanza trovare lui.

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“Non abbiamo ricevuto nulla”. Choupette, la gatta ereditiera di Karl Lagerfeld non ha visto ancora un centesimo dell’eredità da 1,5 milioni dello stilista: ecco perché

4 June 2026 at 08:40

Sette anni dopo la scomparsa di Karl Lagerfeld, la sua amata gatta birmana Choupette, spesso definita dai media internazionali come il “felino più ricco del mondo”, non ha ancora ricevuto un solo centesimo della sua eredità milionaria. I fondi, stimati in circa 1,5 milioni di euro e destinati esclusivamente al mantenimento e alle cure quotidiane dell’animale, sono attualmente bloccati all’interno di una vasta e complessa disputa legale legata al patrimonio complessivo dello stilista.

L’eredità contesa e le spese legali

Il patrimonio totale lasciato dall’ex direttore creativo di Chanel si aggira intorno ai 200 milioni di euro e prevede sette eredi principali, tra cui figurano collaboratori storici, amici fidati e il modello Baptiste Giabiconi. Poiché la legge francese non riconosce gli animali come soggetti giuridici e vieta di lasciare loro direttamente un’eredità, Lagerfeld aveva predisposto un fondo a nome di Françoise Caçote, la sua stimata governante, incaricandola di prendersi cura della gatta. Tuttavia, le disposizioni testamentarie sono rimaste finora inattuate. A confermare lo stallo burocratico e legale è stata la stessa Caçote in un’intervista rilasciata alla rivista The Atlantic. La governante ha chiarito la situazione senza mezzi termini: “Voglio essere del tutto trasparente: oggi non abbiamo ricevuto assolutamente nulla. Data la complessità della situazione, ho dovuto assumere avvocati costosi per rivendicare l’eredità a mio nome e garantire che i desideri di Karl vengano debitamente rispettati“.

Il lavoro part-time per mantenere la gatta

L’assenza dei fondi previsti dallo stilista non ha comunque intaccato lo stile di vita del felino, grazie ai sacrifici personali della sua custode. Lungi dall’essere la “rich girl” milionaria descritta dai tabloid, Choupette dipende attualmente dalle entrate della donna che si prende cura di lei. “Mentre le cose si stanno sistemando, sto facendo del mio meglio per onorare i suoi desideri, soprattutto affinché a Choupette non manchi nulla”, ha spiegato Caçote. “Questa è la mia priorità assoluta. Oltre a prendermi cura di lei, lavoro part-time per mantenerla. Riceve tutto l’amore, l’attenzione e le cure di cui ha bisogno”.

La vita da “diva” e le regole di Choupette

Nonostante le incertezze finanziarie, la quotidianità di Choupette si svolge in totale serenità, mantenendo intatto quel carattere indipendente e ribelle forgiato negli anni trascorsi accanto all’Imperatore della moda. In una precedente intervista a People, Caçote aveva descritto il temperamento del felino: “Qui è lei il capo. Il suo motto è: ‘Quando voglio, come voglio, e se voglio farmi spazzolare mi faccio spazzolare. Se non voglio farmi spazzolare, non mi faccio spazzolare'”. Una fermezza che l’animale applica a ogni aspetto della giornata: “Ed è così per tutto. Se le dico: ‘No, devi farti spazzolare’, lei ringhia. Se ne andrà senza farmelo fare. Lei è fatta così”.

In attesa che la complessa macchina ereditaria di Lagerfeld trovi un definitivo sblocco giudiziario, la governante ribadisce quale sia il vero obiettivo del suo impegno quotidiano. “La cosa più importante è che sia felice, circondata da amore e affetto, e protetta proprio come avrebbe voluto Karl”, ha concluso Caçote. “Continuiamo a sperare che un giorno la situazione si risolva in modo pacifico”.

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Dua Lipa e le nozze da 1,5 milioni con Callum Turner in Sicilia: abiti Versace, il party sul set de “Il Gattopardo” e tra gli invitati vip anche Madonna e Harry Styles

4 June 2026 at 08:33

Dopo il “sì” pronunciato in totale segretezza lo scorso 31 maggio all’Old Marylebone Town Hall di Londra, la popstar trentenne Dua Lipa e l’attore trentaseienne Callum Turner hanno scelto la Sicilia per i festeggiamenti ufficiali delle loro nozze. Un evento curato nei minimi dettagli, dal costo stimato di circa un milione e mezzo di euro, che trasformerà per tre giorni Palermo e Bagheria in un crocevia di star internazionali.

L’arrivo in jet privato e il quartier generale

La coppia è atterrata all’aeroporto internazionale Falcone e Borsellino di Punta Raisi alle 22:36 di mercoledì, viaggiando a bordo di un jet privato Cessna Citation XLS+ decollato dall’aeroporto di London Luton. Il costo per il noleggio del velivolo, operato da VistaJet, si aggira intorno ai 20 mila euro complessivi, pari a circa 3.600 euro l’ora.

Al momento della partenza in Inghilterra, i due sono stati immortalati sorridenti dal Daily Mail: Dua Lipa indossava pantaloni bianchi, t-shirt nera, un cappellino rosso e blu e bagagli griffati, mentre Turner ha optato per jeans e polo verde salvia. “Gli sposi sono scesi all’aeroporto londinese da una Range Rover prima di entrare nel terminal dei jet per imbarcarsi sul loro volo”, ha riportato il tabloid britannico descrivendo l’inizio del viaggio. Sulla pista palermitana ad attenderli c’era un van che li ha scortati direttamente al Grand Hotel Villa Igiea, la lussuosa struttura scelta come quartier generale blindatissimo per l’intero weekend.

Il programma: dal set de “Il Gattopardo” a Villa Valguarnera

Le celebrazioni, coordinate dalla wedding planner Alessandra Grillo in collaborazione con l’agenzia milanese “Fasten Seat Belt”, prevedono la gestione di oltre 200 invitati. Gli ospiti alloggeranno tra Villa Igiea, il Grand Hotel et Des Palmes e il Grand Hotel Piazza Borsa. L’itinerario dei festeggiamenti si divide in due tappe principali:

Venerdì a Palermo: Il programma inizia con una visita privata alla Galleria d’Arte Moderna, eccezionalmente chiusa al pubblico dalle ore 14:00. La serata proseguirà con una festa esclusiva a Palazzo Gangi, celebre set della scena del ballo nel film Il Gattopardo di Luchino Visconti. Il catering dell’evento è affidato all’Osteria dei Vespri, locale di piazza Croce dei Vespri dove la coppia aveva già cenato la scorsa estate.

Sabato a Bagheria: Il baricentro delle nozze si sposterà a Villa Valguarnera, storica dimora settecentesca di proprietà della principessa Vittoria Alliata, affittata per oltre 50 mila euro. Per l’allestimento dei saloni, delle terrazze e dei giardini affacciati sul golfo con pouf rossi, tavoli e climatizzatori sono stati impiegati decine di operai, mentre l’area antistante la piazza è stata completamente transennata e liberata dalle automobili per consentire l’arrivo degli ospiti tra le 18:30 e le 19:00. Due tir presidieranno l’ingresso per garantire ulteriore sicurezza.

L’organizzazione ha posto come priorità assoluta la tutela della privacy: l’area è protetta da un imponente servizio di sicurezza privata e sistemi anti-drone per neutralizzare eventuali riprese dall’alto. Inoltre, le maestranze coinvolte e i locali hanno dovuto firmare rigidi accordi di riservatezza con penali che ammontano a migliaia di euro in caso di violazione, e ai curiosi è stato imposto il divieto di scattare foto e registrare video.

Gli abiti, gli ospiti vip e il concerto di Elton John

C’è grande attesa per le scelte stilistiche della sposa. Per la popstar sono previsti oltre venti look differenti nell’arco dei tre giorni, incluse alcune creazioni dell’amico e stilista Simon Porte Jacquemus. L’abito di punta dovrebbe essere una creazione custom Atelier Versace, i cui dettagli finali sono stati oggetto di recenti incontri in Italia e di ultime prove a Villa Igiea direttamente con Donatella Versace.

La lista degli ospiti include personalità in arrivo da Los Angeles, Londra e Parigi. Oltre a Donatella Versace, sono attesi Mark Ronson, Charli XCX, Olivia Dean e Lourdes Leon. Sui media e sui social circolano anche i nomi di Robbie Williams, Pedro Almodóvar, Madonna, Adele, Katy Perry, Harry Styles e Kylie Minogue. Il culmine dell’intrattenimento è fissato per venerdì sera a Palazzo Gangi, dove Elton John si esibirà in un concerto privato dedicato agli sposi e agli invitati.

Il “matrimonio dell’anno” e il menù siciliano

L’eco mediatico dell’evento è globale, con troupe di testate come il Times, The Sun e Daily Mail appostate sull’isola. Gli addetti ai lavori hanno già definito l’evento “il matrimonio dell’anno nel mondo dello spettacolo”, azzardando un parallelismo cinematografico per sottolinearne la portata: “Il matrimonio più importante in Sicilia dai tempi delle nozze tra Michael Corleone, interpretato da Al Pacino, e Apollonia Vitelli nel classico del 1972 Il Padrino”.

A deliziare gli invitati sarà un menù in cui l’alta cucina incontra i sapori del territorio. Accanto a uno chef romano stellato, lavoreranno brigate di cuochi e pasticceri di Palermo e Bagheria. Le portate includeranno specialità locali come anelletti alla Norma, panelle e crocchè, per poi concludersi con i dolci più tipici della tradizione siciliana: cassate e cannoli.

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Sposarsi prima dei 30 anni torna di moda: da Dua Lipa a Brooklyn Beckham, perché la Gen Z riscopre matrimonio, figli e promesse d’amore

3 June 2026 at 15:41

Potremmo parlare d’amore (cuoricini, cuoricini) e invece parliamo di numeri. Ci si sposa meno (un calo medio del 6%) ma le cose potrebbero cambiare. Paradossalmente, meno sacro e più festaiolo diventa il rito, più si dice con leggerezza “lo voglio”. Almeno per un po’. E, a guardare bene negli intricati rendiconti dell’Istat di fine 2025, se le buone intenzioni diventassero fatti, avremmo risolto in una generazione o due il problema della crescita zero (lasciamo il calcolo esatto agli attuari). Siamo decisamente in controtendenza. Il 74,5% dei giovanissimi pensa che da grande vivrà in coppia, con o senza matrimonio. E il report dell’Istat sugli undici-diciannovenni fa sperare. Appena il 5,1% si immagina senza un compagno/a, e gli indecisi superano di poco il 20%. La quota di chi si vede single è leggermente più alta per le ragazze (dato interessante in termini di indipendenza: meglio sole che male accompagnate). Anche se l’età del primo sì è ferma sui 34 anni per gli uomini e 32 per le donne, la maggioranza (76,9%) dei giovanissimi vorrebbe sposarsi entro i 30, e il 21% prima dei 26. Le ragazze puntano ad anticipare ulteriormente (80,7%) e il 23,2 è decisa a sposarsi poco dopo i 25. Anche sul fronte figli ci sono novità: con l’età aumenta il desiderio di averne, che passa dal 63,3% della fascia 11-13 anni al 73,1% di quella 17-19. Il 61,5% dei giovanissimi che pensa di avere bambini ne vorrebbe due, l’8,8% si accontenta di uno, il 18,2% tre o anche più. Alcuni/e prudentemente non sanno. Del resto, uno studio della Fondazione Cariplo fotografa i problemi della genitorialità nel Nord Italia, un problema di sistema per le giovani coppie: servizi troppo cari in città e lontani in provincia.

Prima ancora, bisogna fare i conti con il lavoro, i soldi, la fluidità e la materia prima: lui, lei, l’amore. Eppure le nuove generazioni (in particolare la Z) si stanno riavvicinando all’idea del matrimonio, a condizione di ridefinirlo come gesto personale, inclusivo ed estetico (il che spiega i dei tre giorni festa, come fossimo in India, i due-tre cambi d’abito per la sposa, le location insolite, gli addii al celibato e al nubilato importati dagli USA.) C’è anche un grande ritorno alla tradizione, racconta il designer Antonio Riva, che ha appena presentato a Milano la collezione White Sublime, un bouquet di elegantissimi abiti in mikado di seta quasi architettonici visti alla Barcelona Bridal Fashion Week: “C’è tanta voglia di sognare!”. Concordano Marta De Vivo, 24 anni, consulente di comunicazione strategica ( “sposarsi è credere in qualcosa di bello” ) e Carolina Capria scrittrice, sceneggiatrice, podcaster, che ne hanno parlato su Sky Tg 24. E, da non sottovalutare, c’è l’esempio dello star system: ok, divi e divette, piloti e d ereditiere non hanno problemi budget, ma la questione economica non è l’unico ostacolo. L’adorata Taylor Swfit, 36 anni, ha dovuto baciare molti ranocchi (una dozzina quelli conosciuti) prima di trovare il principe suo coetaneo, il giocatore di football americano Travis Kelce. Forse per questo, tante celebs trovato l’amore, si precipitano all’altare o in una qualunque istituzione per legalizzarlo. La cantante Dua Lipa, trent’anni, e Callum Turner (famoso per gli spin-off di Harry Potter), 26, si sono appena sposati al Londra dopo due anni insieme. Mille Bobby Brown ( Stranger Things ed Enola Holmes) ha detto un entusiasta sì a Jake Bongiovi, figlio di Jon, nel 2024 (20 anni lei, 21 lui) nonostante gli appelli social le chiedessero di ripensarci ( “Ti prego Millie, non farlo!”). Sembrano innamoratissimi Brooklyn Beckham, oggi 27 anni, e Nicola Pelz, 31, sposi nel 2022. Mamma Victoria era contraria a nozze tanto precoci nonostante la ragazza fosse di ottima famiglia (papà miliardario).

Dureranno queste coppie? O mettono in conto la possibilità di lasciarsi magari con un gioioso divorce party? Khaby Lame, uno dei tiktoker più seguiti al mondo per ii divertenti sketch muti (il suo patrimonio è valutato tra 1,3 e 2,7 milioni di dollari), nel novembre 2023, a 23 anni, si è lanciato senza paracadute in un matrimonio flash, rito religioso musulmano, con la modella danese-sudafricana Wendy Thembelihle Juel, ma la coppia non ha funzionato. “Inaspettata e insanabile incompatibilità caratteriale“, recita il comunicato ufficiale: il divorzio è arrivato nel maggio 2024, pochi mesi dopo.

In effetti, la chiave di tutto è la domanda che aleggia nella serie Netflix “Beef 2” (la prima stagione è stata molto premiata): sappiamo davvero cosa significa sposarsi? Assistiamo a un litigio estremo fra marito (Oscar Isaac) e moglie (Carey Mulligan) asfissiati dal lavoro condiviso in un lussuoso country club, che non hanno mai un reale momento insieme, non riescono a concludere i lavori in casa o a fare sesso, poveri loro. Hanno puntato troppo sull’immagine della relazione perfetta e ne pagano il prezzo. Ma anche i giovani e innamoratissimi dipendenti del club (Charles Melton e Cailee Spaeny) scoprono il possibile, rapido decadimento della loro passione…Eppure si moltiplicano i post di ventenni con tanto di anello di fidanzamento e la scritta, in inglese “I am engaged!”, perché ormai si fa tutto come nei film, lei estasiata, lui in ginocchio con l’astuccio in mano che rivelerà una piccola scheggia di luce. Un diamante è per sempre. Un matrimonio forse no, ma a quanto pare, con un po’ di incoscienza è bello provarci.

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