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Quando il lavoro pesa sulla salute mentale

9 June 2026 at 07:28

Tra i lavoratori europei aumenta l’ansia, mentre è stabile il rischio di depressione. La salute mentale di chi lavora non riguarda solto il benessere individuale, ma ha ricadute economiche concrete. Tanto più con l’invecchiamento della popolazione.

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“Social battery”, “wellness nacking” e “soft life”: Gen Z e Millennials non tracciano più passi e calorie, ma vogliono misurare stress, energia e tempi di recupero

8 June 2026 at 12:22

Per anni, la cultura del benessere è stata dominata dal controllo ossessivo: conteggio delle calorie, ottimizzazione delle routine e raggiungimento di obiettivi rigorosi. Oggi, questo approccio ultra-performativo e basato sul tracciamento estremo sopravvive solo in una piccola nicchia del 7%. A rivelarlo è la ricerca “The Wellbeing Flow”, condotta da Ipsos Doxa su un campione di 1.000 italiani di età compresa tra i 18 e i 60 anni. L’indagine, commissionata per inquadrare i nuovi stili di vita in occasione del lancio degli smartwatch della serie Huawei Watch Fit 5, evidenzia un cambio di paradigma radicale: l’85% delle persone prende le proprie decisioni in tema di salute psicofisica basandosi puramente sull’umore del momento.

Il nuovo vocabolario del benessere emotivo

Il focus collettivo si è spostato dalla prestazione allo stato mentale. Il 28% degli intervistati dichiara di riconoscersi nella “soft life”, un approccio che privilegia la leggerezza e allontana la pressione costante, mentre il 61% desidera mantenere abitudini sane ma senza che queste diventino un’ossessione. Questo slittamento culturale si riflette anche nel linguaggio quotidiano, che ha sostituito i vecchi parametri fitness con concetti puramente psicologici:

  • La “social battery” indica l’energia relazionale a disposizione per affrontare gli altri.
  • Il “brain fog” descrive il senso di annebbiamento e il sovraccarico mentale.
  • Si diffondono abitudini come il “wellness snacking” (pillole di benessere veloci consumate durante la giornata) e il “bed rot” (l’isolarsi a letto senza fare nulla per potersi ricaricare).

Oggi l’interesse primario è rivolto all’interiorità: gli italiani vorrebbero monitorare la propria stabilità emotiva (41%), misurare la reale energia fisica disponibile (39%) e comprendere la qualità del proprio sonno e recupero (31%).

Millennials: alla ricerca di un equilibrio pragmatico

Analizzando i dati dal punto di vista anagrafico, emerge una frattura netta tra le generazioni. I Millennials affrontano la cura di sé con un approccio intenzionale, strutturato ma adattabile.

  • Il 58% predilige una pianificazione flessibile della propria routine quotidiana.
  • Il 42% cerca principalmente il contatto con la natura per recuperare le energie.
  • Il 20% integra regolarmente pratiche mirate all’equilibrio mentale, come lo yoga, la meditazione o la respirazione profonda.

Questa generazione è la più attenta a difendere la propria “social battery” e la propria concentrazione. Per supportare questa ricerca di stabilità, il 28% dei Millennials richiede strumenti tecnologici in grado di fornire una guida senza però risultare invasivi.

Gen Z: il benessere come pendolo emotivo

Diametralmente opposto è il comportamento della Generazione Z, che vive la gestione delle energie in modo tutt’altro che lineare, oscillando tra estremi compensativi.

  • Il 15% ricorre al “bed rot”, rifugiandosi nel letto per azzerare gli stimoli e recuperare le forze.
  • Il 14%, al contrario, sfrutta gli allenamenti ad altissima intensità come violenta valvola di sfogo mentale.
  • Il 34% preferisce consumare il benessere in modo frammentato tramite piccoli momenti di “wellness snacking”.
  • Il 33% cerca un sollievo emotivo istantaneo attraverso attività ludiche e leggere.
  • Più che affidarsi a una disciplina rigorosa, per i giovanissimi il wellness è un interruttore da accendere e spegnere all’occorrenza. Da qui deriva la richiesta, avanzata dal 37% della Gen Z, di interfacciarsi con tecnologie capaci di mostrare empatia e di adattarsi dinamicamente ai loro sbalzi quotidiani, rifiutando gli schemi fissi.

L’evoluzione della tecnologia indossabile

Il tramonto del mero conteggio dei passi impone una ridefinizione del mercato dei dispositivi indossabili. Oggi il 37% degli utenti pretende che la tecnologia sia in grado di interpretare lo stress, gli stati emotivi e le reali capacità di recupero dell’organismo.

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“Profitti sulla pelle degli adolescenti”: non solo social, anche l’Intelligenza artificiale finisce in tribunale. La Florida accusa Altman e ChatGPT

6 June 2026 at 07:56

Dopo i social network anche l’intelligenza artificiale finisce in tribunale per i possibili nefasti effetti sugli utenti. Mentre Meta accetta per la prima volta di pagare una sanzione, milionaria, lo Stato americano della Florida ha accusato OpenAI di badare più ai miliardi che al benessere di bambini e adolescenti. “Sam Altman e ChatGPT hanno scelto la corsa all’intelligenza artificiale a discapito della sicurezza dei nostri figli. Hanno scelto il profitto a discapito della sicurezza pubblica e noi in Florida non lo tollereremo”, ha dichiarato il primo giugno in conferenza stampa il procuratore generale James Uthmeier. Nel mirino di quest’ultimo c’è il design della tecnologia: ChatGPT “è progettato per comportarsi come un amico, incoraggiando l’utilizzo del chatbot, per poi abbandonare gli adolescenti vulnerabili dinanzi a qualsiasi spaventoso bisogno rivelino al loro ‘confidente’. Nella migliore delle ipotesi, questa caratteristica progettuale è imprudente, nella peggiore è intenzionale”.

L’esperto: “Sotto accusa la progettazione delle tecnologie”

Non solo ChatGPT, ma anche i social network sono sul banco degli accusati per le caratteristiche dell’algoritmo: contro Meta, casa madre di Facebook e Instagram, negli Usa ballano 2400 cause intentate intentate da bambini, famiglie, distretti scolastici, 42 procuratori generali statali. Dunque potrebbe essere solo l’inizio della valanga. “La vera novità, sul piano giuridico, è che si prova a far rispondere il modo in cui il prodotto è progettato, non solo l’uso che ne fa chi lo adopera”, commenta con ilfattoquotidianoi.it Marco Martorana, avvocato, docente all’università di Parma, specializzato in tecnologie digitali. “Che a citare OpenAI sia uno Stato, e non più soltanto le famiglie delle vittime, cambia la natura della partita: l’Ia non è solo un affare tra privati ma può diventare un questione di salute pubblica”, prosegue il legale. Tuttavia appare concreto il rischio che i colossi sfuggano ai tribunali con la scorciatoia delle multe milionarie, per loro leggere come noccioline. “La scelta di Meta di chiudere con una transazione il caso del Kentucky, pochi giorni prima del processo e senza ammettere alcuna responsabilità, mostra il rovescio – avvisa Martorana – pagare diventa il modo per dare un prezzo al rischio ed evitare quel confronto in aula”.

Meta accetta la sanzione: 9 milioni alle scuole del Kentucky per la salute mentale dei più giovani

Meta per la prima volta (il 21 maggio secondo i documenti visionati dall’agenzia Reuters) ha accettato la sanzione, da 9 milioni, per evitare il processo contro il distretto scolastico della Contea di Breathitt, nello Stato del Kentucky. Le scuole otterranno 27 milioni per affrontare i problemi di salute mentale dei più giovani. Anche Snap, Youtube e TikTok sono usciti dal processo previsto a giugno pagando la loro parte della multa. Ma alle porte ci sono le denunce di altri 1200 distretti scolastici. “La condotta degli imputati ha portato a una crisi di salute mentale tra i giovani americani e non è un’iperbole”, scrivono i legali della contea di Breathitt nell’atto di citazione. Anzi, le parole sono da intendersi letteralmente, suffragate dalle società scientifiche di pediatria e psicologia. “Il fatto che sia presente una crisi di salute mentale tra i giovani americani è stato dichiarato dall’American Academy of Pediatrics, dall’American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, dalla Children’s Hospital Association e dal Surgeon General degli Stati Uniti”. Nel mirino ci sono le scelte di progettazione compiute dalle piattaforme per tenere agganciati gli utenti il più a lungo possibile, con il rischio di alimentare dipendenza soprattutto nei più giovani. Lo scopo? “Generare profitti”. Lo strumento? I ragazzi. “Se perdiamo il contatto con gli adolescenti negli Stati Uniti, perdiamo il flusso di clienti”, sosteneva un documento interno di Instagram rivelato dal New York Times nel 2023. Secondo gli accusatori del Kentucky, i colossi dei social network sarebbero consapevoli dei pericoli. E’ la stessa ipotesi del procuratore del New Mexico, dove è corso la seconda fase del processo civile contro Meta, dopo la condanna del marzo al risarcimento da 375 milioni di dollari. Ora il New Mexico ne chiede 10 volte di più: 3,7 miliardi, per risolvere i problemi di salute mentale dei più giovani.

La Florida contro Sam Altman e OpenIA

Lo Stato della Florida rivolge a OpenAi accuse molto simili a quelle piovute sulle piattaforme social. Secondo il procuratore Uthemier la multinazionale e Sam Altman erano a conoscenza dei rischi, soprattutto per i minori. Dunque il Ceo dovrebbe essere ritenuto “personalmente responsabile per il danno causato ai cittadini della Florida”: colpevole di “totale disprezzo per il rischio per la vita umana derivante dalla condotta della sua azienda”. Sulla multinazionale pende una sanzione “potenzialmente da miliardi di dollari”, secondo le dichiarazioni di Uthemier riportate da Cnn.

La causa civile è una costola dell’indagine penale annunciata dal procuratore il 21 aprile scorso, frutto della sparatoria avvenuta il 17 aprile 2025 nel campus dell’università dello Stato, con un bilancio di 2 morti e 6 feriti. L’imputato Phoenix Ikner avrebbe consultato l’intelligenza artificiale per ricevere consigli su armi e munizioni, l’orario e l’area migliore per colpire il maggior numero di persone. “Se quel bot fosse una persona, verrebbe accusato di concorso in omicidio premeditato”, aveva dichiarato Uthmeier in una conferenza stampa. Nell’occasione il procuratore della Florida aveva rammentato il lavoro del suo ufficio per perseguire i crimini legati all’uso dell’intelligenza artificiale: una condanna a 135 anni di carcere per un predatore sessuale; il processo in corso ad un presunto pedofilo, con 46 capi d’accusa relativi a materiale pedopornografico generato dall’IA .

La causa civile presentata il primo giugno invece accusa OpenAI di pratiche commerciali ingannevoli e sleali per accelerare i guadagni in barba ai rischi: “A causa delle false dichiarazioni degli imputati su ChatGPT e della loro negligente introduzione di ChatGPT in Florida e nel mondo, gli omicidi di massa sono stati aiutati (…), le persone vulnerabili sono state incoraggiate al suicidio (…) gli utenti hanno perso capacità di pensiero critico e i minori sono diventati dipendenti da uno strumento che finge compassione umana per raccogliere i propri dati senza la supervisione dei genitori. Lo sscopo del colosso? “Accumulare grandi fortune, nonostante conoscano il pericolo di ChatGPT”. In una dichiarazione, OpenAI ha affermato di ritenere che i minori “necessitino di una protezione significativa” e di aver “messo in atto protezioni e politiche all’avanguardia nel settore”. Anche le piattaforme social come Facebook, Instagram e TikTok ripetono da anni di fare tutto il possibile per tutelare gli utenti, soprattutto i minori. Ma la palla ora passa ai tribunali.

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