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How Hoyt Richards, the world’s best-paid male supermodel, was abducted by a brain-washing cult

Glamorama, the fourth novel by Bret Easton Ellis, arrived to U.S. bookstores just in time for Christmas 1998. The book tells the story of Victor Ward, a young, attractive model who becomes involved in an international terrorist group. To critics, Glamorama seemed delirious. To Ellis, it was a satire of ‘90s society, obsessed with consumerism, brands and success. During the same era, Hoyt Richards, who is considered the first male supermodel, was immersed in his own thriller rife with conspiracy and paranoia. At 36 years of age, he was a fashion legend. He had worked for the best designers, walked runways around the world, and earned millions. What no one knew is that he was also trying to escape from an exclusive sect for the hot and rich.

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© Fairchild Archive (Penske Media via Getty Images)

Hoyt Richards poses for the fall 1990 Polo Ralph Lauren collection.
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More than 500 babies and toddlers have been detained by ICE since Trump returned to the presidency

Infants and toddlers are also being targeted by immigration agents. An investigation by The Marshall Project and MS NOW found that at least 500 children under the age of three have passed through Immigration and Customs Enforcement (ICE) detention centers since January 2025, a surge that coincides with Donald Trump’s return to power and the resumption of the detention of migrant families.

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© David Dee Delgado (REUTERS)

A child leaves an immigration hearing surrounded by ICE agents in New York in August 2025.
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EU confirms launch of formal accession talks with Ukraine and Moldova on June 15, Zelensky welcomes move

"We will open the cluster on fundamentals; the backbone of the accession process," European Commission President Ursula von der Leyen said on June 12. "It covers the core values and principles on which the EU is built, from the rule of law to strong democratic institutions."

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Leone d’Oro a Emma Dante tra Beatrice Venezi e spillette ProPal: alla Biennale Teatro è arrivato un po’ di pepe

No, il generale Roberto Vannacci ancora non si è presentato alla Biennale di Venezia, nonostante il suo plauso per la riapertura del padiglione russo, ma potrebbe persino sbarcare presto in Arsenale, chissà. Intanto, ha fatto capolino alla cerimonia ufficiale dei Leoni d’Oro alla Biennale Teatro, nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian – assenti in blocco le autorità politiche e ministeriali – un’elegantissima Beatrice Venezi.

Sì, la direttrice d’orchestra che ora ha intentato causa al Teatro La Fenice e dichiarato chiaro e tondo: ‘Questa destra aveva bisogno della mia faccia pulita e mi ha utilizzata e poi buttata via’. E’ anche salita sulla magnifica terrazza sopra il palazzo e si è seduta proprio al primo tavolo riservato agli ospiti d’onore, per il notevole buffet che segue ogni premiazione: sorridente e ammiratissima, non si è quasi mai mossa dal posto accanto al Presidente Pietrangelo Buttafuoco.

In quanto a smarcarsi dai suoi ex Fratelli d’Italia ormai va via sereno, il giornalista-scrittore d’origine siciliana: ha entusiasticamente partecipato a una premiazione caratterizzata dalla presenza per il Leone d’Oro alla carriera della sua conterranea Emma Dante, alla quale si è rivolto con un amichevole tu. L’illustre regista, peraltro alquanto profilata politicamente sul fronte progressista, è un’orgogliosa donna femminista dichiarata (come ha sottolineato con una battuta anti-patriarcale alla fine del suo discorso), per così dire un po’ agli antipodi della direttrice-vamp che le dava le spalle dal primo tavolo del buffet. Chissà, se non la stessa Dante magari qualcuno della sua pugnace Sud Costa Occidentale avrà pure messo all’occhiello qualche settimana fa la spilletta con la chiave di violino che gli orchestrali della Fenice hanno coniato per la lotta contro la nomina della Venezi.

A proposito di simboli esibiti e di compagnie, tutta la comitiva che ha accompagnato davvero festosamente il Leone d’Argento Mario Banushi aveva appuntata sui vestiti la piccola chiave della Nakba palestinese. Ancora, il regista greco d’origine albanese, il più giovane premiato in assoluto nella storia della rassegna, ha voluto ringraziare con una toccante dedica i genitori, raccontando le dure traversie della loro migrazione. Ha accennato pure alla sua stessa condizione d’emarginazione sociale da piccolo, con i professori che lo vedevano già destinato tutt’al più ‘a fare le pulizie’ da grande e i crudeli compagni greci che lo buttavano nel bidone della spazzatura. E ha concluso ringraziando la mamma, presente in prima fila: ‘per tutti gli stracci che hai dovuto passare per terra, oggi puoi prendere in pugno un Leone’.

Gli schiaffi alla destra al potere non stati magari plateali, ma tra spillette ProPal e questa celebrazione del riscatto del migrante, considerando pure il doppio scacco al femminile, è arrivato un po’ di pepe sulla seconda Biennale Teatro affidata all’attore americano Willem Dafoe. Almeno negli intenti questa rassegna si proponeva di trovare soprattutto sul piano internazionale espressioni artistiche ‘allo stato puro’, con un titolo come ‘Alter Native’ – o ‘ALTER NATIVE’ in maiuscolo, o ancora in altre due-tre versioni variamente esibite, segnale già anche solo questo di una linea editoriale forse non così nitida.

Si vede che Dafoe si ritrova nell’evocazione di una certa contro-cultura degli anni Settanta del vecchio Novecento, in cui peraltro s’è formato a New York, come ha voluto far vedere alla sua prima Biennale. A questa sensibilità ha reso omaggio anche la stessa Dante, raccontando l’emozione di essersi trovata, a sorpresa, l’attore già piuttosto celebre in platea come spettatore, vent’anni fa ormai, a Roma, per un suo cult intitolato Il festino.

In questa chiave ‘alter-native’ si spiega, per esempio, la produzione di Promemoria di Davide Iodice, lavoro con gli adorabili anziani veneziani nella casa di riposo San Giobbe. Ma un’alternativa si vedrà se maturerà soprattutto dopo, per le prossime edizioni. Il nuovo Presidente ha ridotto a due anni il mandato dei direttori: ora scadono insieme Dafoe al Teatro, Sir Wayne McGregor alla sua sesta rassegna della Danza e la giovane techno-berlinese d’adozione Caterina Barbieri alla Musica.

Vedremo che cosa succederà, anche perché si tratta di nomine che vengono proposte da Buttafuoco, per ora saldo al comando nonostante la quasi rottura con Giorgia Meloni e le ispezioni ministeriali del suo amico-allievo Alessandro Giuli. E’ il Ministro che poi deve sottoscrivere le indicazioni dei nuovi direttori, e magari approvarle con il timbro ‘eccellente’, come ha fatto nel caso della Venezi alla Fenice, salvo repentinamente trovare ‘giusta e insindacabile’ la scelta di licenziarla. Forse l’ospite più notevole della cerimonia e del buffet per i Leoni non era lì per caso.

© Andrea Avezzù per Biennale

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Cómo detectar y cómo responder si tu hijo padece acoso escolar, según un experto: “El principal predictor de daño es el tiempo”

Cómo detectar y cómo responder si tu hijo padece acoso escolar, según un experto: “El principal predictor de daño es el tiempo”

Enrique Pérez-Carrillo, presidente de la AEPAE, analiza los síntomas derivados de la somatización y la rendición, las dos fases críticas que marca la evolución de este tipo de maltrato

De la extorsión a las apuestas: un psicólogo explica por qué el TDAH multiplica los peligros digitales en la adolescencia

El acoso escolar no siempre se manifiesta de forma clara a través de moratones o libros rotos. Son mayoría los casos en los que solo una mirada atenta y una buena comunicación pueden percibirlo antes de que el daño sea demasiado profundo, todo un reto para las familias.

“El principal predictor de daño es el tiempo, es la detección temprana”, advierte Enrique Pérez-Carrillo, presidente de la Asociación Española para la Prevención del Acoso Escolar (AEPAE), que insiste en la importancia de actuar con rapidez. 

La primera señal de alerta suele ser un cambio brusco en la personalidad del menor derivada del punto de inflexión que el experto denomina “somatización”, un tipo de “ansiedad anticipatoria” que surge cuando el niño anticipa el maltrato y que suele generar reacciones físicas y conductuales claras.

Pérez-Carrillo pone como ejemplo un niño introvertido que se vuelva disruptivo o ansioso, o uno más hablador que comience a aislarse, además, “si antes iba al colegio de una forma natural y cómoda y, de pronto, pone excusas para no ir, sería otra señal importante”, añade.

Las primeras señales

El cuerpo, ante esa sensación de miedo o peligro constante, también somatiza y empieza a manifestar dolencias reales que reflejan ese estado de alarma, como cefaleas, problemas estomacales o pesadillas, incluye el experto.

Otro indicador fundamental es la caída del rendimiento académico. “Su foco está puesto más en la ansiedad y obviamente no se concentra”, explica el presidente de AEPAE, que explica que si el menor está poniendo toda su atención en el miedo, es normal que no sea capaz de estudiar.

También es frecuente que aparezcan ataques de ira, añade Pérez-Carrillo: “Puede ser que esté muy reactivo o reactiva y que pueda tener explosiones de ira, por esa frustración que está soportando todo el día y que descarga en casa, que es un espacio seguro, contra su padre, su madre o un hermano”.

La segunda fase de respuesta

Pasada la somatización, el experto alerta de una segunda fase más peligrosa: la rendición. En este punto, el menor siente que el maltrato es inevitable y que nadie puede ayudarlo. “Hablamos ya de señales más graves como el estrés postraumático, las autolesiones o los intentos de suicidio”, advierte Pérez-Carrillo, que insiste en la importancia de actuar con rapidez, basándose en la experiencia de la asociación con 9.000 víctimas severas.

Del mismo modo, el experto desmiente varias afirmaciones que suelen minimizar la situación: no es necesario demostrar intencionalidad ni un desequilibrio de poder visible para que exista acoso. “El daño va a estar siempre en proceso, aunque no sea visible”, explica, insistiendo en que el acoso es “sumatorio e incremental”, por lo que siempre irá a más si no se actúa.

A la hora de diferenciarlo de un episodio esporádico, Pérez-Carrillo es tajante en la definición: “El acoso escolar es un maltrato reiterado entre iguales que ocurre tres o más veces”. A diferencia del conflicto, que es mutuo, o de un maltrato puntual, el acoso es sistemático.

Qué pueden hacer los padres

Ante la más mínima sospecha, la mayor aliada de los padres es la comunicación. El presidente de la AEPAE recomienda propiciar conversaciones con los niños que no solo se ciñan a lo académico: “No dar importancia solo a qué hemos sacado en el examen de matemáticas, sino también interesarse por otros aspectos, preguntar cómo te ha ido hoy, quiénes son tus mejores amigos, has tenido algún conflicto en el colegio. O sea, darle también ese espacio para que pueda hablar de su día a día”.

Si aun así el menor no se abre, los padres disponen de herramientas como el test de incidencia gratuito y anónimo disponible en la web de la asociación, que ayuda a hacer un diagnóstico rápido sobre la gravedad de la situación, apunta Pérez-Carrillo.

Si se confirma la sospecha, el primer paso a seguir es “sentarse con el menor y redactar una cronología de los hechos que incluya qué le ocurre, quién o quiénes se lo hacen, en qué lugares y desde cuándo”, aclara el experto. Después se debe acudir al centro educativo, entregar una copia de ese escrito y solicitar la apertura del protocolo oficial y una reunión con la dirección.

“El centro educativo tiene la guardia y custodia del menor desde que entra hasta que sale y es responsable de su seguridad”, señala Pérez-Carrillo, que, por último, aclara que los padres tienen derecho a ser informados del protocolo de forma ágil, “lo único confidencial son los datos de los menores”. 

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