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Sé encheu-se para o lançamento de livro de João Baptista e Celso Gomes

Fotos: Rui Marote A Sé do Funchal encheu-se esta tarde de individualidades do nosso meio, para a apresentação do livro “Cabo Girão e Sé do Funchal, dois monumentos unidos pelo mesmo tipo de pedra”, de João Baptista e Celso Gomes, investigadores e professores da Universidade de Aveiro. Na ocasião, entre outras personalidades, estiveram presentes Rubina […]
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How Ukraine uses AI to guide long-range drone strikes through electronic warfare and deep into Russian-controlled rear areas

A Ukrainian Hornet drone spots another Hornet. Photo: Ukraine's 1st Azov Corps

Ukraine’s Ministry of Defense (MoD) says artificial intelligence is increasingly integrated into so-called “middle strike” systems, enabling long-range drones to operate in heavily contested electronic warfare environments and strike targets at operational depth.

Officials say the systems are part of a broader program aimed at disrupting Russian logistics and supply chains, with Ukraine reporting a sharp increase in strikes on transport routes, depots, command posts, and equipment concentrations in recent months.

The MoD explains that the use of AI is intended to overcome two key constraints in this operational zone: heavy electronic warfare interference that disrupts satellite navigation, and dense air defense coverage that limits predictable flight paths.

AI takes over control at target approach phase

According to the ministry, AI systems are not active throughout the entire mission. Drones are initially flown under operator control, but once they reach a designated target grid, onboard systems take over navigation and targeting.

At that stage, onboard computers and optical sensors begin real-time analysis of the surrounding area, switching from manual guidance to autonomous control for the final approach.

Visual navigation without GPS using terrain matching

The ministry says drones equipped with AI systems are able to operate without reliable satellite navigation by using onboard cameras and computer vision models.

These systems continuously scan terrain features such as roads, rivers, and landscape contours, and compare them against preloaded high-resolution satellite imagery. 

This allows the drone to determine its position based on visual correlation rather than GPS signals, which are often degraded or spoofed by electronic warfare.

Automated target recognition and terminal strike adjustment

In the terminal phase, AI systems analyze live video feeds to identify military equipment based on trained visual patterns. The system is designed to distinguish between different types of targets and automatically assign a tracking marker once a valid target is recognized.

Once a target is locked, the AI adjusts flight controls in real time to guide the drone into a final dive trajectory.

The ministry also says the system can reduce misidentification risks by distinguishing between real equipment and decoys using multiple indicators, including geometry, surface texture, and thermal signatures.

Russian forces are increasingly trying to counter these AI-assisted drone targeting systems using methods such as painting military vehicles with high-contrast zebra-like stripes. Experts say the markings are designed to confuse computer vision models trained to identify standard vehicle shapes and camouflage patterns.

Russian military vehicle with zebra-like paint patterns in an attempt to disrupt AI-assisted drone targeting systems. Photo from social media, via RFE/RL.
Russian military vehicle with zebra-like paint patterns in an attempt to disrupt AI-assisted drone targeting systems. Photo from social media, via RFE/RL.

Route planning shaped by electronic warfare conditions

The MoD says AI is also used before launch to optimize flight paths. Planning systems incorporate intelligence on Russian air defense and electronic warfare deployments, selecting routes that minimize exposure.

This includes analysis of radar coverage, identification of terrain masking opportunities, and the use of blind spots in air defense systems. The goal, according to officials, is to ensure drones can reach operational depth targets despite dense electronic warfare and interception layers.

“Logistics Lockdown” program and expanded strike depth

Ukraine says these systems are being deployed as part of a wider “Logistics Lockdown” program aimed at increasing pressure on Russian military supply chains.

Officials say “middle strike” operations are now being scaled to target Russian logistics, infrastructure, and military assets at distances of up to 200 kilometers behind the front line.

The MoD says the approach is designed to combine intelligence, long-range strike capability, and automation to increase the tempo and effectiveness of attacks on Russia’s rear support systems.

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“Aman at Sea”: nova companhia de cruzeiros de luxo virá à Madeira em 2028, diz a APRAM

Os Portos da Madeira, tutelados pela Secretaria Regional da Economia, estiveram presentes esta semana na 68.ª Assembleia Geral da MedCruise, que decorreu em Palermo, Itália, refere uma informação da APRAM. O encontro, que juntou mais de 20 companhias de cruzeiro, agentes de navegação e mais de meia centena de autoridades portuárias do Mediterrâneo e do […]
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Intesa Sanpaolo avvia i Piani di Incentivazione a Lungo Termine 2026-2029

Intesa Sanpaolo: al via ai Piani di Incentivazione a Lungo Termine 2026-2029, oltre 52 mila dipendenti aderiscono al LECOIP

Il Consiglio di Amministrazione di Intesa Sanpaolo, riunitosi oggi, ha deliberato l’avvio dei Piani di Incentivazione a Lungo Termine 2026-2029, basati su strumenti finanziari e approvati dall’Assemblea degli azionisti del 30 aprile 2026. I piani riguardano due principali strumenti: il Performance Share Plan 2026-2029, destinato al management, inclusi il Consigliere Delegato e CEO, i restanti Risk Taker Apicali e gli altri Risk Taker di Gruppo del perimetro italiano ed estero; e il LECOIP 2026-2029, rivolto alla restante popolazione di dipendenti, inclusi i Professional del perimetro italiano del Gruppo.

In esecuzione della delibera, Intesa Sanpaolo procederà il 30 giugno 2026, con riferimento al LECOIP, agli aumenti di capitale posti al servizio del Piano, con l’emissione delle relative azioni. Per quanto riguarda il Performance Share Plan, saranno invece assegnati a ciascun manager i Diritti PSP, ciascuno dei quali attribuisce il diritto a maturare, al termine del Piano, un’azione Intesa Sanpaolo, subordinatamente al verificarsi delle condizioni previste dal regolamento e nel rispetto dei limiti stabiliti dall’Assemblea.

Per l’attuazione del LECOIP, il Consiglio ha deliberato di esercitare la delega conferita dall’Assemblea per gli aumenti di capitale a favore dei dipendenti del Gruppo. In particolare, è previsto un aumento di capitale a titolo gratuito, con emissione di massime 76 milioni di azioni ordinarie Intesa Sanpaolo, destinate all’attribuzione delle cosiddette Free Share e Matching Share. È inoltre previsto un aumento di capitale a pagamento, con esclusione del diritto d’opzione a favore dei dipendenti Professional, per un importo massimo complessivo, incluso il sovrapprezzo, di 720 milioni di euro. L’operazione comporterà l’emissione di massime 170 milioni di azioni ordinarie Intesa Sanpaolo, le cosiddette Azioni Scontate, con l’applicazione di uno sconto massimo del 18% sul prezzo di mercato del titolo, calcolato come media dei prezzi osservati nei 30 giorni precedenti alla data di emissione.

Al LECOIP hanno aderito complessivamente 52.863 dipendenti del Gruppo, pari all’83,7% degli aventi diritto. Il controvalore corrispondente alle Free Share e alle Matching Share è pari a circa 167 milioni di euro. Il numero finale di Free Share, Matching Share e Azioni Scontate sarà determinato sulla base della media dei prezzi dell’azione ordinaria Intesa Sanpaolo rilevati nei 30 giorni precedenti il 30 giugno 2026, data di emissione. Per le Azioni Scontate sarà inoltre applicato lo sconto definito nel rispetto del limite massimo previsto.

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Fincantieri premiata agli Italian Hydrogen Technology Awards 2026 per il progetto IPCEI Wave 2 The Future

Fincantieri protagonista agli Italian Hydrogen Technology Awards 2026 con il progetto IPCEI Wave 2 The Future

Fincantieri è stata premiata nell’ambito degli Italian Hydrogen Technology Awards 2026, assegnati in occasione di Hydrogen Expo, la manifestazione dedicata alle tecnologie per lo sviluppo della filiera dell’idrogeno tenutasi a Piacenza. Il riconoscimento è stato attribuito al Gruppo per il progetto IPCEI Wave 2 The Future, iniziativa considerata dalla giuria di carattere pionieristico per l’evoluzione della decarbonizzazione nel settore marittimo. Il premio conferma il ruolo di Fincantieri come protagonista dell’innovazione tecnologica e della sostenibilità nella cantieristica navale. Il progetto si inserisce infatti nel percorso strategico del Gruppo guidato dall’amministratore delegato Pierroberto Folgiero, orientato al raggiungimento dell’obiettivo net-zero entro il 2035.

IPCEI Wave 2 The Future punta allo sviluppo di sistemi di propulsione avanzati basati sull’idrogeno e su soluzioni ibride, con l’obiettivo di accelerare la transizione energetica del comparto navale. Tra le tecnologie previste figurano motori a combustione interna alimentati a idrogeno, fuel cell PEM abbinate a batterie al litio e sistemi di controllo energetico di nuova generazione. Il progetto comprende inoltre lo sviluppo di un ciclo combinato gas-vapore a idrogeno ad alta efficienza per la produzione elettrica. A queste soluzioni si affiancano sistemi innovativi di stoccaggio dell’idrogeno a bordo e l’integrazione di fuel cell PEM e SOFC, Solid Oxide Fuel Cell, ampliando ulteriormente la portata tecnologica dell’iniziativa.

Alcune delle tecnologie sviluppate nell’ambito del progetto trovano applicazione su Viking Libra, la prima nave da crociera a integrare un sistema containerizzato alimentato a idrogeno, la cui consegna è prevista alla fine di quest’anno. Su questa unità, l’idrogeno alimenta fuel cell PEM da 6 MW sviluppate da Isotta Fraschini Motori, società parte del Gruppo Fincantieri, e ottimizzate per il settore crocieristico. Il riconoscimento ottenuto agli Italian Hydrogen Technology Awards sottolinea dunque la capacità di Fincantieri di guidare l’innovazione della cantieristica navale verso una nuova generazione di navi a emissioni ridotte. Una strategia che unisce ricerca, sviluppo industriale e sostenibilità, confermando la visione del Gruppo nella costruzione del futuro del trasporto marittimo.

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Termas Romanas de Aquae Flaviae na corrida às 7 Maravilhas de Portugal

VTM

Esta seleção reforça o reconhecimento nacional de um dos mais importantes símbolos do património flaviense.

A votação pública encontra-se já a decorrer e terá um momento particularmente importante no próximo dia 13 de junho, em Monção, com a realização da semifinal da Região Norte das Novas 7 Maravilhas de Portugal.

A mobilização e apoio da comunidade flaviense, dos visitantes e de todos os que reconhecem a importância da preservação e respetiva promoção do património cultural assume particular relevância neste momento de seleção.

As termas Romanas de Aquae Flaviae são consideradas o maior balneário termal romano da Península Ibérica e constituem um legado excecional da antiga cidade romana. Este marco testemunha a importância que Chaves assumiu ao longo dos séculos, preservando uma parte fundamental da sua identidade histórica e cultural.

Cada voto representa um contributo para reforçar a projeção deste monumento singular e para afirmar, a nível nacional, a riqueza histórica e cultural de Chaves. O número oficial de votação atribuído às Termas Romanas de Aquae Flaviae é o 761 207 009 (1 euro+ IVA).

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Un pescatore trascina a riva uno squalo bianco e lo libera in pochi secondi: “Non puoi controllare cosa abbocca all’esca” – IL VIDEO

Un episodio tanto spettacolare quanto controverso arriva dalla costa di Nantucket, dove un pescatore esperto ha trascinato a riva uno squalo bianco lungo circa due metri, dopo essersi accorto che l’animale agganciato alla lenza era in evidente difficoltà. Una volta sulla battigia, lo ha immobilizzato per pochi istanti e, dopo averne compreso la situazione, gli ha rimosso l’amo prima di ributtarlo in mare.

Il video, diventato virale e diffuso dal Nantucket Current, mostra il veterano della pesca Elliot Sudal mentre sta praticando surf casting sulla costa sud dell’isola nello stato del Massachusetts. L’uomo, inizialmente convinto di aver agganciato uno dei numerosi squali della zona, si rende conto solo in seguito che si tratta di uno squalo bianco e che l’animale è in difficoltà. È proprio in quel momento che decide di intervenire rapidamente per liberarlo.

Sudal, che pesca da anni in quella zona, ha raccontato a WBZ-TV la sua esperienza: “Ho catturato più di 1000 squali sandbar e centinaia di squali dusky dalla spiaggia, e la maggior parte li ho anche marcati lungo il percorso. Non stavo assolutamente cercando quello squalo bianco, non puoi controllare cosa abbocca all’esca”

Secondo il suo racconto, la decisione di condividere il video nasce dalla convinzione di aver gestito correttamente la situazione: “Credo di aver fatto tutto nel modo giusto in quella situazione. Lo squalo era nella risacca, ho rimosso l’amo e l’ho rimesso in mare in circa 15 secondi. Bisogna capire che la gente ti guarda, rispettare l’animale ed essere prudenti. Ho dovuto liberarlo in modo sicuro e veloce. È una creatura incredibile, mi sento fortunato ad aver potuto interagire con lui”.

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Incendio distrugge il mini-zoo del Jungle Box: poi la scoperta inaspettata tra le macerie dopo il rogo

Una sola sopravvissuta tra le fiamme. È la storia della piccola tartaruga che ha resistito al devastante incendio divampato nel centro giochi con mini-zoo “Jungle Box”, a Buntingford, dove inizialmente si era temuto che tutti gli animali ospitati nella struttura fossero morti.

Il rogo ha colpito nella notte il complesso situato nella zona industriale Watermill Industrial Estate, e ha costretto all’intervento di dieci mezzi dei vigili del fuoco del servizio Hertfordshire Fire and Rescue Service. Le fiamme hanno rapidamente avvolto il centro, un soft play che ospitava anche un’area con animali, tra cui suricati, gufi, iguane, tartarughe e serpenti.

Secondo quanto riportato dal “New York Post” un primo momento, i soccorritori avevano comunicato il peggio, convinti che nessun animale fosse sopravvissuto. Poi, durante le operazioni di bonifica e indagine sulle cause dell’incendio, è arrivata la scoperta inattesa: una piccola tartaruga ancora viva tra le macerie. La stessa squadra dei vigili del fuoco ha voluto condividere la notizia sui social: “Abbiamo alcune notizie confortanti da condividere dopo il devastante incendio al Jungle Box di Buntingford. Le indagini sulle cause dell’incendio sono ancora in corso. Mentre svolgevamo le indagini sull’incendio, abbiamo incredibilmente scoperto una piccola tartaruga ancora viva tra le macerie, nonostante le precedenti paure che tutti gli animali fossero morti. Un momento piccolo ma potente dopo un incidente molto difficile.”

Il rogo era stato segnalato intorno alle 3 del mattino, e una densa colonna di fumo nero era visibile a chilometri di distanza, e ha spinto le autorità a raccomandare ai residenti di tenere chiuse porte e finestre. Alcune strade della zona, tra cui Aspenden Road e London Road, sono state temporaneamente chiuse per motivi di sicurezza.

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Se gli obiettivi del Pnrr non verranno centrati, la colpa non è dei medici

Sono 2 i miliardi, dei 15 stanziati dal Pnrr per la Missione 6 salute, spesi per il restyling e la costruzione delle 1038 Case di Comunità, aumentate a 1717 dal DM 77, sparse su tutto il territorio nazionale. Di queste, al 20 dicembre 2024 (dati Agenas), solo 485 erano attive con almeno un’attività funzionante e solo 66 pienamente operative con tutti i servizi obbligatori.

Ma a cosa servono, o sarebbero dovute servire, almeno sulla carta, le Case di Comunità? Dovrebbero servire a dare una risposta integrata e multiprofessionale a malati cronici, affetti da disabilità, disagio mentale e povertà. Volendo semplificare – me le immaginavo come un luogo fisico – strutture di secondo livello, intermedie tra ospedale e territorio, dove poter inviare pazienti complessi, su mia segnalazione, che non necessitassero di un ricovero ospedaliero ma di una valutazione specialistica piuttosto che di una prestazione infermieristica o di una presa in carico sociale per tutte quelle condizioni di povertà, disabilità o solitudine, senza che gli stessi fossero rimpallati da un servizio all’altro in peregrinazioni infinite, con prestazioni diagnostiche o specialistiche che è ormai diventato impossibile ottenere.

Un esempio per tutti: nel Lazio riesci a fare una TAC del cuore solo se la paghi di tasca tua. Se hai soldi, bene, altrimenti ti arrangi. E così in tutta Italia.

Nella volontà del decisore politico, invece, nella Casa di Comunità è previsto l’autoaccesso. E cosa ci trova il cittadino in questa Casa di Comunità? Gli specialisti? No, perché non ce ne sono. Tant’è che stanno pensando di spostarli dagli ospedali al territorio, cosa che ha sollevato le proteste dei sindacati di categoria, considerato che già i medici ospedalieri sono sotto organico e sottoposti a carichi di lavoro improponibili.

Se non ci sono specialisti nelle Case di Comunità, ci saranno almeno gli infermieri? Neanche più di tanti, perché ne mancano all’appello circa 22.000. Allora mettiamoci i medici di famiglia, che tanto lavorano solo tre ore al giorno e guadagnano tanto, così non tocca nemmeno pagarli, soprattutto se diciamo che sono soggetti a un debito orario piuttosto che a prestazioni aggiuntive.

E cosa dovrebbero fare questi medici di famiglia nelle Case di Comunità? In pratica una guardia medica h24: certificazioni mediche per turnisti, prescrizioni farmaceutiche urgenti, invio in ospedale per situazioni di emergenza. Quindi nulla di utile, nulla che aiuterà all’abbattimento delle liste d’attesa, nulla che limiterà l’accesso ai pronto soccorso che, per inciso, sono affollati per riduzione di posti letto e personale, per le condizioni di lavoro impossibili e non perché i medici di famiglia non fanno da filtro.

E sulle tre ore di lavoro, interrogando il mio gestionale, ma questo vale per qualsiasi collega con 1.500 pazienti, in un anno ho registrato circa 16.000 accessi a studio, che sono mediamente circa 70 accessi giornalieri, con tutto il carico clinico e amministrativo che ciò comporta, senza tener conto dei contatti telefonici e della messaggistica varia. Sono circa 750 milioni di visite annue effettuate dai MMG che, al contrario di quello che si dice, evitano il collasso dei pronto soccorso.

Credo che neanche Mandrake, con i suoi superpoteri, riesca ad evadere questa mole di lavoro in sole tre ore.

Stanno chiedendo, anzi imponendo, ai medici di famiglia di lavorare nei loro studi e contemporaneamente nelle Case di Comunità, come Arlecchino servo di due padroni.

Spostare i medici da un punto all’altro non moltiplica le forze disponibili. Certo, sarebbe impopolare, soprattutto in prossimità della prossima tornata elettorale, dire alla cittadinanza che, se vuole il medico di famiglia, non lo trova più nel proprio quartiere o nel proprio paese ma in una struttura dalle caratteristiche ospedalocentriche. Altrettanto impopolare sarebbe ammettere con l’Europa che gli obiettivi del Pnrr non sono stati per niente centrati e che i fondi sono stati spesi solo ed esclusivamente in edilizia sanitaria e non investiti sulla valorizzazione del personale, i cui stipendi sono fermi a trent’anni fa e i cui carichi di lavoro sono triplicati.

Se gli obiettivi del Pnrr non verranno centrati, la colpa non è dei medici e la politica si assuma le proprie responsabilità. Non credo che i medici reggeranno a questo nuovo e incombente debito orario nelle Case di Comunità, soprattutto quando sono a credito di infinite ore di lavoro di back office che non solo non sono valorizzate, ma ritenute invisibili o non influenti.

La riorganizzazione dell’assistenza territoriale si intreccia con il dibattito sullo status giuridico del medico di famiglia, oggi libero professionista ma soggetto a una subordinazione progressiva, senza che della subordinazione o della dipendenza abbia le tutele, come maternità, ferie, malattia, infortunio e possibilità di part-time. E questi, per una professione che sta virando al femminile, sono temi fondamentali per la conciliazione vita-lavoro. Già oggi, l’introduzione del ruolo unico per i giovani medici (obbligo di lavorare 38 ore nelle strutture e aprire propri studi per ricevere i pazienti) sta producendo la desertificazione della medicina generale. Un esempio per tutti: a Bergamo e provincia, su 511 zone carenti messe a bando, hanno risposto in 13 e in 8 hanno accettato. E così dappertutto.

Se si introdurrà anche per i medici già in servizio l’obbligo del doppio lavoro, ci sarà un pensionamento di massa e la situazione, ben lungi dal risolversi, si aggraverà. Saranno ben più di 6 milioni gli italiani senza medico.

Una riforma che si rispetti deve valorizzare le cure primarie territoriali attraverso l’istituzione di una scuola di specializzazione in medicina generale, con l’assunzione dei medici come dipendenti o specialisti a convenzione all’interno delle Case di Comunità, e molti giovani risponderebbero entusiasti. Certo è che non si può ipotizzare una riforma a isorisorse. Chi, invece, ha deciso di lavorare con un’autonoma organizzazione che nel tempo, tramite capillarità e accessibilità, ha prodotto risultati positivi sulla salute dei cittadini di questo Paese, dovrebbe essere lasciato in pace nel proprio studio.

Se siamo i più longevi, secondi solo ai giapponesi, non è un caso, ma il frutto del lavoro di generazioni di medici sul territorio nel corso dei decenni.

La riforma è stata stoppata perché è convenienza di tutti che i medici di medicina generale rimangano in un limbo: liberi professionisti senza tutele, dipendenti di fatto senza diritti, perché con il loro lavoro e i loro contributi devono mantenere in vita, a tutti i costi, la loro cassa previdenziale, ENPAM, ente giuridico privato con finalità pubblica che, per bocca del suo presidente, annuncia il suo sostegno al Paese con investimenti nazionali che ammontano al 53% del patrimonio previdenziale, stimato attualmente in 31 miliardi.

Siamo contenti che la cassa previdenziale goda di buona salute e che aiuti l’Italia, ma a rimetterci le penne saranno i medici e, con essi, i cittadini.

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Fondazione MAIRE presenta in Polonia lo studio “Climate Goals” sulla transizione energetica

Fondazione MAIRE porta Climate Goals al Congresso Polacco della Chimica: focus su competenze, industria e transizione energetica

Fondazione MAIRE – ETS ha presentato a Varsavia i risultati della quarta edizione dello studio “Climate Goals: winning the challenge of climate goals through the creation of skills and competences worldwide”, con un focus dedicato alla Polonia. L’iniziativa si è svolta nell’ambito del XIII Congresso Polacco della Chimica, il principale appuntamento annuale del settore chimico in Polonia e nell’Europa centrale, che riunisce istituzioni, industria, comunità scientifica e imprese della filiera.

Lo studio, realizzato da Fondazione MAIRE con Ipsos Doxa e con il supporto di MAIRE, monitora dal 2023 la consapevolezza pubblica sulla transizione energetica a livello globale. La ricerca ha coinvolto oltre 2.850 persone e 25 esperti in 17 Paesi distribuiti in quattro continenti, analizzando non solo il tema della produzione di energia a basse o zero emissioni, ma anche la trasformazione dei processi industriali, dei modelli di business, dei sistemi di distribuzione e delle competenze necessarie a sostenere il cambiamento.

La presentazione è stata curata da Ilaria Catastini, Direttore Generale di Fondazione MAIRE – ETS, alla presenza del Presidente della Polish Chamber of Chemical Industry, Tomasz Zielinski, e del Primo Segretario e Responsabile degli Affari Economici dell’Ambasciata d’Italia in Polonia, German Carboni. L’intervento ha preceduto il panel “Energy transition in industry: from technologies to implementation”, che ha ampliato il confronto con la partecipazione di rappresentanti di importanti realtà industriali, tra cui ORLEN, Honeywell, Veolia e Nextchem, società del gruppo MAIRE.

L’edizione 2026 della ricerca ha ampliato il perimetro europeo dell’indagine includendo Germania, Polonia e Paesi Bassi. Il focus sulla Polonia restituisce il quadro di un Paese che non respinge la transizione energetica, ma la valuta attraverso una prospettiva fortemente pragmatica, nella quale gli obiettivi climatici devono essere conciliati con la sicurezza energetica, la sostenibilità economica, la stabilità socio-economica e la competitività industriale.

In Polonia, la consapevolezza sulla transizione energetica resta ancora parziale: il 58% degli intervistati afferma di averne una comprensione vaga, mentre solo il 39% si considera molto informato sul tema. La transizione energetica si colloca inoltre all’ultimo posto tra le priorità indicate nei Paesi europei e nell’intero panel dei 17 Paesi analizzati: solo il 20% degli intervistati la considera una priorità assoluta, mentre il 66% la pone sullo stesso piano di altre questioni centrali.

I risultati evidenziano un approccio prudente, segnato dalla necessità di bilanciare benefici ambientali e impatti economici e sociali. Il 25% degli intervistati esprime preoccupazione per la possibile perdita di posti di lavoro nei settori tradizionali, mentre il 31% riconosce il potenziale di nuova occupazione legato alle industrie sostenibili. La responsabilità della transizione viene percepita come condivisa tra imprese, decisori politici e cittadini. Dallo studio emerge anche una richiesta chiara: maggiore innovazione da parte delle imprese, un sostegno istituzionale più forte alle nuove tecnologie e una transizione fondata su evidenze, ben governata e accompagnata dallo sviluppo delle competenze. La formazione viene indicata come il principale fattore abilitante: solo il 4% degli intervistati ritiene che il Paese sia pienamente preparato alla transizione, mentre l’87% considera necessario un forte miglioramento dell’upskilling. Il 79% sottolinea inoltre l’importanza di professionisti ibridi, capaci di combinare competenze tecniche e soft skill, come il pensiero critico.

Per MAIRE, la Polonia rappresenta un Paese strategico all’interno della piattaforma europea di tecnologia e ingegneria del Gruppo, che può contare su una presenza consolidata in sei Paesi del continente: Italia, Paesi Bassi, Germania, Svizzera, Regno Unito e Polonia. Nel mercato polacco, il Gruppo è presente attraverso KTI Poland S.A., società internazionale di EPC costituita nel 2006 su eredità Technip. Con sede a Płock, uno dei principali poli industriali del Paese, e uffici a Varsavia, KTI Poland opera nei settori oil & gas, petrolchimico, chimico ed energetico, offrendo servizi lungo l’intero ciclo di vita dei progetti: dagli studi di fattibilità al Front-End Engineering Design, fino all’ingegneria di dettaglio e al construction management.

La prospettiva polacca conferma che la transizione energetica deve procedere con pragmatismo, responsabilità e una chiara visione industriale”, ha commentato Fabrizio Di Amato, Presidente di MAIRE e di Fondazione MAIRE – ETS. “Con la nostra presenza consolidata in Polonia, che consideriamo una piattaforma strategica per un’ulteriore crescita nell’Europa centrale e orientale, MAIRE vede questo mercato come un hub chiave per lo sviluppo di soluzioni industriali innovative”. Di Amato ha inoltre sottolineato come la Polonia rappresenti “un pilastro strategico” della presenza europea del Gruppo, richiamando la necessità di capacità esecutive, investimenti in innovazione e sviluppo delle competenze adeguate per sostenere una transizione in grado di generare opportunità e benefici superiori ai costi.

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Sorelle scomparse in Abruzzo, il direttore Scotti a Storie Italiane: “La porta che non si chiudeva bene è un punto chiave”

Senza esito le ricerche delle sorelle Alisya Di Giacinto di 16 anni e Sarah di 12, di cui si sono perse le tracce sabato scorso dalla Comunità educativa Ofh Hope di Civitella Alfedena, in provincia de L’Aquila, dove erano ospiti dal 2024. Si accende il dibattito sul caso in studio a Storie Italiane su Rai1. La mamma, Valentina D’Acunto, lancia un appello: “Chiedo solo che Alisya e Sarah vengano ritrovate. Chiedo a chiunque sappia qualcosa di fare la cosa giusta, adesso”. Gli investigatori hanno ascoltato il fidanzato di Alisya, anche lui 16enne, che ha risposto a tutte le domande dei militari senza però fornire elementi ritenuti utili alle indagini.

Ma tra le poche cose che ha detto, sono emersi elementi particolari. “Alisya – dice – voleva dirmi qualcosa ma non riusciva mai a trovare il momento giusto perché è molto timida. Io dico solo che non si sono allontanate da sole di notte, anche perché avevano paura degli animali e poi ci sono le montagne”. Lui crede che qualcuno possa essere intervenuto per portarle via”. Poi svela: “La porta della casa famiglia era rotta“. Un dettaglio che colpisce anche il direttore di Affaritaliani Marco Scotti: “La porta che non si chiudeva bene mi sembra un elemento importante. Come se ci fosse una sorte di via d’uscita nota, magari usata anche in altre occasioni. Anche il fatto che avessero paura di uscire di notte per paura degli animali è un altro aspetto da non sottovalutare. Difficile pensare all’allontanamento volontario così. Sono tutte ipotesi al momento”.

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Open Fiber porta la fibra ultraveloce a Verona e Vicenza: voucher da 100 euro per i nuovi utenti

Open Fiber, la fibra FTTH arriva a Verona e Vicenza: buono da 100 euro per chi attiva una nuova linea

La fibra ottica FTTH di Open Fiber arriva nelle province di Verona e Vicenza, offrendo a famiglie, professionisti e imprese di 23 comuni veneti l’accesso a una connettività ultraveloce e stabile. Il servizio è oggi disponibile in oltre 61mila unità immobiliari e abilita servizi digitali avanzati, dallo smart working alla telemedicina, fino al cloud computing e alle applicazioni per smart city. L’iniziativa si accompagna alla campagna “La fibra che ti premia”, che mette a disposizione un voucher da 100 euro per i nuovi utenti residenziali. Potranno beneficiarne coloro che, dal 4 maggio al 31 dicembre 2026, attiveranno una connessione in fibra ottica tramite uno degli operatori partner di Open Fiber. Il premio potrà essere convertito in un Buono Regalo Amazon.it, in una gift card MediaWorld, in buoni carburante Enilive o Q8 oppure, tra le novità dell’edizione 2026, in buoni spesa Coop e Conad. La richiesta del voucher dovrà essere presentata entro il 31 gennaio 2027.

Per aderire all’iniziativa è necessario verificare la copertura del proprio indirizzo sul sito di Open Fiber, scegliere un operatore partner e procedere con l’attivazione della linea. Una volta completata l’installazione, sarà possibile richiedere il premio compilando l’apposito form online. Ai fini della validazione della partecipazione, è importante che l’installatore applichi sulla borchia ottica l’adesivo con il codice identificativo. La rete realizzata nei comuni interessati utilizza la tecnologia FTTH, Fiber To The Home, che porta la fibra ottica direttamente all’interno degli edifici. Si tratta dell’infrastruttura più performante disponibile sul mercato, in grado di garantire velocità di connessione fino a 10 Gigabit al secondo.

Con la disponibilità della fibra ottica FTTH e con iniziative come ‘La fibra che ti premia’, vogliamo accompagnare cittadini e famiglie nel passaggio verso una connettività più moderna e performante, riducendo concretamente il divario digitale nei territori“, dichiara Maurizio Bua, Regional Manager di Open Fiber. “La rete realizzata in Veneto è un’infrastruttura abilitante per lo sviluppo economico e sociale, capace di sostenere nuovi servizi digitali, lo smart working e l’innovazione delle imprese locali“.

La fibra ultraveloce consente di utilizzare contemporaneamente più dispositivi connessi, garantendo bassa latenza e maggiore stabilità anche nelle attività più complesse. Tra i servizi abilitati rientrano il lavoro ibrido avanzato, le videoconferenze in alta definizione, l’accesso a piattaforme cloud e applicazioni professionali, lo streaming in HD e 4K/8K, il gaming online e l’intrattenimento digitale. La rete FTTH rappresenta inoltre un’infrastruttura strategica per la digitalizzazione delle imprese, grazie a servizi come data backup, cybersecurity e strumenti di collaborazione evoluti. Allo stesso tempo, sostiene lo sviluppo della telemedicina e dei servizi sanitari digitali, dai consulti da remoto al monitoraggio dei pazienti, oltre a favorire l’accesso ai servizi digitali della Pubblica amministrazione, all’identità digitale, alle pratiche online e alle soluzioni per le smart city.

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JAKALA, alla Samsung AI Home il confronto sul futuro del Design & Furniture tra heritage e innovazione

JAKALA, con Samsung il design guarda al futuro tra intelligenza artificiale, dati e nuove esperienze per i consumatori

Si è svolto ieri, presso la Samsung AI Home di Milano, “Design & Furniture Under The Surface”, l’evento organizzato da JAKALA e Samsung dedicato alle trasformazioni che stanno ridisegnando il futuro del settore Design & Furniture. Un confronto tra imprese, manager e mondo accademico per riflettere su come dati, intelligenza artificiale e nuove aspettative dei consumatori stiano modificando le regole della competizione, spingendo i brand a evolvere senza perdere la propria identità.

In un mercato sempre più attraversato dalla digitalizzazione e da percorsi di acquisto complessi, il design si trova oggi davanti a una sfida cruciale: non limitarsi più alla centralità del prodotto, ma costruire relazioni più profonde, continue e riconoscibili con clienti, architetti, progettisti e community di riferimento. Il tema emerso con forza durante l’incontro è quello di una trasformazione che non riguarda soltanto la tecnologia, ma il modo stesso in cui i marchi del settore interpretano il proprio ruolo culturale, commerciale e relazionale.

Ad aprire i lavori sono stati Marco Di Dio Roccazzella, Global Consumer & Retail Leader di JAKALA, e Stefania Saviolo, Tenured Lecturer dell’Università Bocconi, che hanno presentato il framework Connected Signature Experience, sviluppato a partire dall’omonima ricerca condotta con SDA Bocconi e recentemente confluita nel libro Connected Signature Experience.

Negli ultimi anni il dibattito si è concentrato soprattutto sull’intelligenza artificiale e sulle sue potenzialità. La tecnologia rappresenta certamente un acceleratore straordinario, ma il vero elemento distintivo resta la qualità della relazione che un brand riesce a costruire con le persone”, ha dichiarato Marco Di Dio Roccazzella. Secondo il manager, nel lusso e nel design emerge sempre più spesso il rischio di una distanza crescente tra aziende e consumatori: quando il senso di appartenenza lascia spazio solo a esclusività, prodotto e pricing, il legame con il cliente tende a indebolirsi. La sfida, ha spiegato, è rafforzare la connessione esperienziale in ogni momento della relazione.

L’evento, moderato da Annalisa Lospinuso, giornalista e anchorwoman di Class CNBC, ha alternato momenti di approfondimento e panel di confronto con manager provenienti da alcune delle realtà più significative del design. Al centro del dibattito, la crescente complessità della customer journey e la necessità per i brand di presidiare una molteplicità di touchpoint fisici, digitali e umani, mantenendo al tempo stesso riconoscibilità, coerenza e capacità di creare valore nel lungo periodo.

Antonio Bosio, Head of Product & Solutions di Samsung Electronics Italia, ha aperto la riflessione sul ruolo dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie digitali nella trasformazione della customer experience. “Dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei punti vendita agli ambienti domestici connessi, oggi la tecnologia rende possibile un livello di personalizzazione e di supporto sempre più avanzato”, ha sottolineato. Per i brand del living, ha aggiunto, la sfida consiste nel progettare esperienze sempre più integrate, capaci di accompagnare il cliente lungo l’intero percorso di relazione e generare valore in ogni punto di contatto.

Il primo panel, “Art & Science: The Science of Connection”, ha approfondito il modo in cui dati, AI e tecnologie stanno cambiando la relazione tra brand e clienti. Sono intervenuti Nicola Cavallaro, Chief Digital Officer di Foscarini, Carlo Torrani, Managing Director di WhoIcons London, Emanuele Varva, Head of Digital & Ecommerce di Flos, Tommaso Vincenzetti, CMO & Brand Director del Milano Durini Design District, e Antonio Armenia, Partner di JAKALA e Market Leader Design & Furniture.

Successivamente, Stefania Saviolo ha guidato una riflessione sui parallelismi tra moda e design, due industrie accomunate dalla capacità di costruire valore attraverso identità, desiderabilità e relazione con il consumatore. “Moda e design di alta gamma condividono la capacità di costruire significati, identità e desiderabilità”, ha osservato Saviolo. La differenza, ha spiegato, è che il design si trova oggi in una fase di trasformazione che la moda ha iniziato ad affrontare già molti anni fa: i brand stanno ampliando il proprio ruolo oltre il prodotto, per occupare uno spazio culturale e relazionale più ampio.

Il secondo panel, “Art & Science: The Art of Governance”, si è concentrato invece sulle implicazioni organizzative della trasformazione in atto e sulle modalità con cui le aziende possono evolvere governance, processi e modelli decisionali senza perdere la propria unicità. Al dibattito hanno partecipato Elisabetta Scotti, Group CFO di Flos B&B Italia Group, Laura Favretti, Chief Marketing Officer di Scrigno Group, e Andrea Bernini, Senior Partner di JAKALA.

Dal confronto è emersa una consapevolezza condivisa: il settore Design & Furniture sta vivendo un passaggio strategico che va ben oltre l’adozione di nuove tecnologie. La crescente disponibilità di dati, l’ingresso dell’intelligenza artificiale nei processi aziendali e l’evoluzione delle aspettative dei consumatori stanno spingendo i brand a ripensare il proprio modello di relazione e il proprio posizionamento. Per molte aziende, la sfida consiste nel superare una visione centrata esclusivamente sul prodotto e costruire sistemi di relazione capaci di generare valore lungo tutto il percorso del cliente. Un’evoluzione che coinvolge organizzazione, competenze, processi e cultura aziendale.

In questo scenario, il vero elemento distintivo resta la capacità di preservare ciò che ha reso iconici i grandi marchi del design: visione, qualità progettuale e identità. La sfida è integrare questo patrimonio con nuovi strumenti, nuovi linguaggi e nuove modalità di interazione, senza snaturare l’essenza dei brand. Con Design & Furniture Under The Surface, JAKALA e Samsung hanno quindi acceso i riflettori su un settore chiamato a confrontarsi con una trasformazione profonda: usare dati e intelligenza artificiale non come fine, ma come leva per rafforzare la relazione con le persone, costruire esperienze più significative e accompagnare il design verso una nuova fase della sua evoluzione.

L’intervista di Affaritaliani a Antonio Armenia, Partner di JAKALA e Market Leader Design & Furniture

L’intelligenza artificiale sta diventando uno strumento fondamentale per i brand del design e del furniture, perché consente di generare efficienza lungo tutti i processi di marketing: dalla pianificazione media fino alla creazione dei contenuti. Oggi, però, l’AI offre soprattutto strumenti molto importanti per comprendere l’evoluzione dei progetti, del mondo contract e dei general contractor, permettendo di intercettare ciò che stanno sviluppando. Considerato che il contract rappresenta oggi uno dei principali filoni di crescita per il settore del design, l’intelligenza artificiale diventa una leva di intelligence particolarmente efficace per individuare e presidiare nuove progettualità. In JAKALA siamo in grado di aiutare e supportare i clienti nell’utilizzo di questi strumenti e nella messa a terra di azioni mirate e ad alto impatto“, ha dichiarato Antonio Armenia, Partner di JAKALA e Market Leader Design & Furniture, ai microfon i di Affaritaliani.

Armenia ha concluso: “Durante l’incontro di oggi racconteremo alcune case history significative: da come sia possibile produrre contenuti attraverso l’AI, a come si possano sfruttare i dati per comprendere meglio quali progetti si stanno sviluppando a livello globale e in mercati specifici in forte evoluzione, come Turchia, Polonia e Australia. Anche a distanza, grazie all’intelligenza artificiale, diventa possibile essere presenti, rilevanti ed efficaci“.

L’intervista di Affaritaliani a Stefania Saviolo, Tenured Lecturer dell’Università Bocconi

Il design può imparare molto da settori che, storicamente, hanno lavorato più a lungo sul tema della customer experience e sull’orchestrazione di un sistema realmente orientato al cliente finale. È proprio questo il senso del nostro modello ICE: la customer experience è ciò che il cliente vede, ma dietro ciò che vede esiste una complessità molto più ampia, fatta di processi, dati, tecnologie e persone. Da settori che hanno sviluppato prima una relazione diretta con il cliente, anche perché sono retailer da più tempo, il design può apprendere innanzitutto l’importanza della visione di brand. Il settore del design nasce dal prodotto e da una dimensione artigianale: per questo il brand, inteso come elemento capace di orchestrare molteplici punti di contatto, è ancora un ambito da sviluppare pienamente“, ha commentato Stefania Saviolo, Tenured Lecturer dell’Università Bocconi, ai microfoni di Affaritaliani.

Saviolo ha continuato: “Una seconda dimensione riguarda l’importanza dei dati e delle tecnologie nell’approccio al cliente. Non si tratta soltanto di configuratori o di strumenti legati al prodotto, ma di tecnologie e dati capaci, come già avviene nella moda e nel lusso, di gestire la relazione con il cliente, comprenderne i bisogni e connettersi ai suoi stili di vita. Il terzo tema riguarda l’esperienza delle persone che lavorano all’interno del settore. Se vogliamo offrire un’esperienza coerente e significativa al cliente, è necessario che anche le persone che vivono l’ecosistema aziendale condividano e sperimentino quella stessa visione“.

Il mondo del design è un ecosistema molto frammentato e complesso. Proprio per questo, le aziende leader devono riuscire a orchestrarlo attorno a una visione comune: non limitarsi a offrire una soluzione di prodotto, ma proporre una vera soluzione abitativa, capace di rispondere in modo più ampio e integrato alle esigenze del cliente“, ha concluso Saviolo.

L’intervista di Affaritaliani a Laura Favretti, Chief Marketing Officer di Scrigno Group

L’intelligenza artificiale sta portando i consumatori a essere sempre più specifici nelle loro esigenze e nelle richieste rivolte ai brand. In questo contesto, il ruolo delle aziende è fornire a chi prende le decisioni materiali di qualità, capaci di ispirare e orientare richieste coerenti con ciò che il brand può effettivamente offrire. Cambia molto anche il ruolo dell’interlocutore intermedio, in particolare del rivenditore, nell’educazione del consumatore. Il cliente arriva infatti sempre più convinto e risoluto, spesso con idee e progetti già elaborati. Per questo diventa fondamentale che utilizzi materiali prodotti dal brand, così da creare coerenza e formulare richieste in linea con l’identità e le possibilità dell’azienda“, ha chiosato Laura Favretti, Chief Marketing Officer di Scrigno Group, ai microfoni di Affaritaliani.

Favretti ha concluso: “In un’epoca in cui una parte rilevante della comunicazione è generata da content creator, prescrittori e figure attive lungo il canale, il compito delle aziende non è tanto controllare ciò che viene prodotto, quanto supportare la creazione di contenuti e le decisioni attraverso messaggi chiari, riconoscibili e coerenti con il DNA del brand. Questo richiede un grande lavoro a monte: il messaggio del brand deve essere strutturato in modo semplice, chiaro e soprattutto fedele alla sua identità. Solo così è possibile evitare frammentazioni nei diversi punti di contatto e garantire che, anche nelle comunicazioni più periferiche, emerga una linea coerente e riconoscibile“.

L’intervista di Affaritaliani a Antonio Bosio, Head of Product & Solutions di Samsung Electronics Italia

“Oggi abbiamo affrontato diversi temi, tra cui quello della casa connessa, un ambito che Samsung coltiva ormai da molti anni. Siamo arrivati a un ottimo punto: oggi in Italia contiamo circa 3 milioni di utenti, quindi 3 milioni di famiglie che utilizzano dispositivi connessi. Un prodotto connesso, per come lo intendiamo noi, esprime un grande valore, perché permette all’azienda che lo distribuisce di continuare a interagire con il proprio cliente e con il proprio utente, comprendendo nel tempo come quel prodotto viene utilizzato. La nostra visione è una visione aperta: una piattaforma capace di far dialogare correttamente e in maniera ottimale i dispositivi Samsung, dagli elettrodomestici alle televisioni fino agli smartphone, ma anche i dispositivi connessi di tutti i partner che hanno scelto di compiere questo percorso insieme a noi“, ha dichiarato Antonio Bosio, Head of Product & Solutions di Samsung Electronics Italia, ai microfoni di Affaritaliani.

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Guerra in Iran finita, ecco gli effetti (molto positivi) sui mercati

L’indice azionario giapponese Nikkei è balzato di oltre il 3% venerdì dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ritirato la minaccia di ulteriori attacchi contro l’Iran e ha affermato che un accordo per porre fine alla guerra potrebbe essere firmato nei prossimi giorni. Molto bene anche l’indice di riferimento sudcoreano Kospi, che ha guadagnato oltre il 7,5%.

La Borsa di New York ha chiuso in forte rialzo, sostenuta dalle rinnovate speranze di un accordo in Medio Oriente. Il Dow Jones Industrial Average è salito dell’1,86%, il Nasdaq Composite Index, che monitora i giganti tecnologici, ha guadagnato il 2,54% e l’indice S&P 500 ha registrato un incremento dell’1,75%.

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