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Ucraina, Zelensky: “Un nostro missile Flamingo contro un impianto russo a 1.000 km dal confine”

Zelensky alza il livello dello scontro: missili ucraini contro un impianto militare russo

L’Ucraina ha attaccato nella notte una struttura militare russa situata a diverse centinaia di chilometri a est di Mosca. Lo ha riferito il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, sottolineando un utilizzo insolito di uno dei sistemi d’arma più avanzati a disposizione di Kiev. “Ieri sera i missili ucraini FP-5 Flamingo hanno colpito un impianto militare a Cheboksary che fornisce all’esercito occupante componenti per droni e missili”, ha dichiarato Zelensky. Cheboksary è la città principale della regione centrale russa della Ciuvascia, a 1.000 chilometri dal confine ucraino.

Il governatore della regione russa, Oleg Nikolayev, ha confermato che il centro abitato è stato raggiunto dall’attacco. “Questa mattina presto, Cheboksary è stata colpita da un attacco missilistico. Stiamo lavorando per determinare il numero delle vittime e l’entità dei danni alle infrastrutture”, ha scritto Nikolayev su Telegram. Secondo lo Stato Maggiore ucraino, Kiev avrebbe inoltre preso di mira una raffineria nella regione russa di Samara e una petroliera russa nel Mar Nero.

Dal canto suo, il ministero della Difesa di Mosca ha reso noto che durante la notte le forze ucraine hanno lanciato 326 droni contro 19 regioni della Federazione Russa, inclusa l’area di Mosca, la Crimea occupata e il Mar Nero, precisando che tutti i droni sarebbero stati abbattuti.

Nella regione di Samara, tuttavia, tre persone sono rimaste ferite e alcune “strutture industriali” hanno riportato danni, secondo quanto dichiarato dal governatore Vyacheslav Fedorishchev e riportato dall’agenzia Tass. 

In Crimea, invece, un “attacco mirato” condotto da un drone ucraino ha colpito a Sebastopoli il museo “Difesa del 1854-1855”, dedicato alla Guerra di Crimea, che sarebbe stato quasi completamente devastato da un incendio, secondo il sindaco Mikhail Razvozhaev.

L’attacco non avrebbe provocato vittime né feriti. L’edificio che ospitava il museo fu realizzato agli inizi del Novecento da Franz Roubaud. “È chiaro che il grande capolavoro di Franc Roubaud è stato virtualmente distrutto – ha affermato Razvozhaev -. Questi barbari e mostri hanno preso di mira deliberatamente quello che abbiamo di caro, cercando di distruggere la nostra stessa essenza. Solo dei completi degenerati potrebbero fare una cosa simile, prendere di mira deliberatamente un museo”.

La Russia intraprenderà “misure efficaci e decise” dopo l’ultimo pacchetto di sanzioni dell’Unione Europea. Lo ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, durante un briefing. “La Russia condanna con fermezza qualsiasi misura coercitiva unilaterale illegittima. Sempre più Paesi condividono e sostengono questo approccio“, ha dichiarato la diplomatica, citata da Tass. 

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La mano della Lega nella mozione della maggioranza: scompare la difesa dell’integrità territoriale ucraina

Nessun riferimento alla difesa dell’integrità territoriale ucraina. Ormai è superata dai fatti. E se l’Ucraina procederà con l’ingresso nell’Unione Europea il Parlamento dovrà essere informato sulle sue conseguenze economiche. È quanto ha richiesto la Lega nella risoluzione di maggioranza che sarà votata domani dopo in aula alla Camera e al Senato dopo le comunicazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in vista del consiglio Europeo della prossima settimana.

Sull’Ucraina il passaggio più delicato della risoluzione. Il testo prevede che si debbano coinvolgere gli Stati Uniti, la NATO e il G7 per arrivare alla pace in Ucraina superando quindi il modello E3 (Germania, Francia, Regno Unito) che vede esclusa l’Italia e chiedendo quindi l’intervento del presidente americano Donald Trump. Nel testo della risoluzione rimarrà il riferimento alla “pace giusta e duratura” ma, su richiesta della Lega, è stato tolto il riferimento alla “integrità territoriale di Kiev”. Il partito di Salvini, infatti, ritiene che ormai questa condizione sia superata dai fatti e se si arrivasse a congelare il fronte o a cedere il Donbass alla Russia comunque non sarebbe rispettato il principio dell’integrità territoriale di Kiev.

Il Carroccio inoltre ha chiesto di modificare anche un’altra parte della risoluzione che riguarda Kiev: quella dell’ingresso dell’Unione Europea. Se già il testo originale manteneva cautela perché il processo si dovrebbe basare “sul merito individuale e sulla parità di trattamento tra tutti i Paesi candidati e che rimane una priorità geopolitica e strategica complessiva per l’Italia”, la Lega ha chiesto che il Parlamento venga informato sugli effetti economici dell’ingresso di Kiev nell’Unione Europea e sugli aiuti finanziari nazionali per Bruxelles. La Lega ha più volte detto di “no” all’entrata dell’Ucraina nell’Unione.

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Pd-M5S, uniti sulla legge elettorale ma in ordine sparso su Kiev

“Dobbiamo fare muro contro questa legge elettorale“. Elly Schlein l’ha ribadito durante la riunione dei gruppi Pd di Camera e Senato questa mattina. Un passaggio che è servito anche a raccontare come sono andati i colloqui avuti ieri con gli altri leader progressisti: Pd, M5S e AvS procederanno insieme. Gli uffici stanno lavorando a una serie di emendamenti soppressivi comuni. Poi ce ne saranno alcuni – sempre comuni – per introdurre parità di genere, voto ai fuorisede e per inserire il Trentino Alto Adige nel computo del premio di maggioranza. Su come garantire la rappresentatività – e questa è una novità che era emersa già ieri sera, ma che nella riunione dem è stata spiegata esplicitamente – ciascun partito sta lavorando a un proprio emendamento. I Cinque Stelle su un proporzionale con preferenze, temperato da qualche aggiustamento (ad esempio sulle soglie di sbarramento) che incentivi ad andare in coalizione; il Pd è orientato a presentare a sua volta un emendamento che preveda i collegi uninominali, sul modello del Mattarellum. Proposte di bandiera, che non intaccheranno la strategia unitaria di non sedersi al tavolo con il centrodestra (tanto è vero che le proposte di modifica – il cui termine scade domani – saranno un migliaio).

In ordine sparso andranno invece i progressisti sulla politica estera. Domani Giorgia Meloni farà le sue comunicazioni in Parlamento sul Consiglio europeo del 18 e 19 giugno. E ogni partito presenterà un proprio testo. Non a caso è Lorenzo Guerini a sottolineare che la riunione di mercoledì mattina per quel che riguarda la risoluzione dem “è andata molto bene”. La destra dem in blocco commenta: “Il lavoro fatto nel gruppo va nella direzione giusta, riaffermando il sostegno pieno all’Ucraina e sottolineando come l’ingresso dell’Ucraina nella Ue sia per il partito una priorità non differibile. Su questo è stato fatto un lavoro comune in questi giorni che ha portato a un risultato apprezzabile”. E poi lanciano la provocazione: “Vedremo in aula le risoluzioni degli altri gruppi politici di opposizione, con l’auspicio che si possa convergere su quelle inequivoche nel sostegno all’Ucraina e sulla necessità urgente di una difesa europea”. Un “auspicio” che non si realizzerà. Ma sta al capogruppo Pd in Senato, Francesco Boccia, non lasciare tutto lo spazio politico alla minoranza: “La nostra risoluzione è per il rilancio dell’Italia e dell’Europa”, con tanto di denuncia dell'”indebolimento” della presenza del governo sul piano internazionale. E poi: “Sull’Ucraina ribadiamo il pieno sostegno alla resistenza contro l’aggressione russa e alla prospettiva dell’adesione all’Unione europea, sostenendo al tempo stesso ogni iniziativa diplomatica volta a costruire una pace giusta e sicura”. Quello di domani è il primo voto sulla politica estera dopo la risoluzione congiunta di Pd, M5S e Avs sul patto di stabilità. Un testo che ha visto inedite convergenze sulle questioni internazionali, ma che a oggi non è ancora stato votato, per difficoltà interne soprattutto alla maggioranza.

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